Un urlo nelle tenebre


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Francoise Prevost,Sonia Viviani,Richard Conte e Patrizia Gori.
Con questi nomi, tutti professionisti dalla discreta caratura artistica, ti attendi un film di livello decoroso.
Anche se il titolo e il trailer, Un urlo nelle tenebre e la presentazione con immagini che ricordano molto da vicino (troppo) L’esorcista di Friedkin dovrebbero mettere sull’avviso.
Ancor di più dovrebbero farlo le due firme registiche, Franco Lo Cascio e Angelo Pannacciò: il primo noto principalmente per film dai titoli inequivocabili come La ninfomane, il trans, lo stallone o anche Le due bocche… di Marina e il secondo noto per aver diretto uno dei film più brutti della storia del cinema, quel Il sesso della strega che aveva fatto sghignazzare critica e pubblico nel 1973, anno della sua uscita.

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Inutile dire che lo spettatore a digiuno di retroscena “artistici” di tal levatura, attratto dalla trama “satanica” e che ha da poco visto il capolavoro di Friedkin si siede in attesa di gustarsi emozioni forti.
Il film parte e dopo pochi minuti lo sventurato spettatore si chiede cosa diavolo stia succedendo e sopratutto cosa significhino i balzi temporali, i flash back, l’orgia iniziale con tanto di ostie consegnate ad un gruppo di svestitissime adepte di un misterioso rito e la breve sequenza che mostra donne evidentemente rinchiuse in un manicomio che si accapigliano per chissà che cosa.
Poi un barlume di storia sembra snodarsi all’improvviso, con la concomitante presenza di uno straccio di storia.
Apprendiamo così che Barbara e suo figlio Piero vivono in una casa solitaria e che il giovane, durante un’escursione, ha trovato uno strano medaglione e che da quel momento ha iniziato a comportarsi in maniera strana.Ha anche visto una splendida donna dai capelli rossi (rossa naturale, visto che anche le parti intime sono di quel colore (sic) ), l’ha fotografata ma della donna sulla pellicola non esiste più traccia.

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Piero diventa strano, tanto da comportarsi sgradevolmente anche con la bella fidanzata, così ad un certo punto ecco rientrare dall’Africa dove vive come missionaria sua sorella Elena.
La quale incomincia a capire che suo fratello è preda di qualche strana malattia e di conseguenza chiama il dottor Ferri a visitare suo fratello; il dottore sottopone il giovane ad accurati esami senza però riscontrare problemi.
La situazione precipita quando Sherry, la fidanzata di Piero, muore sgozzata da una mano invisibile durante una festa e la signora Barbara cade dalle scale spezzandosi il collo per sfuggire al misterioso demone dai capelli rossi, che tenta un’improbabile violenza carnale sulla donna (sic)
Sarà con l’aiuto di un esorcista esperto chiamato appositamente dall’America latina che il demone verrà cacciato, ma a venir posseduta sarà proprio Suor Elena che per liberarsi dal demone si ucciderà.
Un urlo nelle tenebre ( o anche dalle tenebre) è un guazzabuglio incredibile, brutto e becero come pochi altri film della storia del cinema italiano.

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Sconclusionato, con una trama che svacca ogni quarto d’ora in maniera labirintica tra flash back incomprensibili e riferimenti ad avvenimenti che solo lo sceneggiatore capisce appieno, il film ondeggia senza alcun senso logico alternando, di quando in quando, scene di orge o seduzioni improbabili del demone dai capelli rossi.Come quella che propone la relazione saffica tra il demone e una suora, che però resta incinta in maniera anche abbastanza grottesca, visto che il rapporto si verifica tra due donne (sic)

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A nulla vale a questo punto la presenza degli attori citati all’inizio, perchè con una trama del genere lo sghignazzo e il riso sono ormai una costante della visione.
Nudi a volontà, scene saffiche e sopratutto l’imbarazzante volto di Jean-Claude Vernè che interpreta Piero sono la caratteristica peculiare estremamente negativa del film, talmente brutto e farraginoso da non poter nemmeno muovere al riso di scherno.

Un urlo nelle tenebre
Un film di Elio Pannacciò. Con Françoise Prévost, Richard Conte, Jean-Richard Verné, Sonia Viviani,Franco Garofalo, Patrizia Gori, Mimma Monticelli Horror, durata 93 min. – Italia 1975.

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Un urlo dalle tenebre banner protagonisti

Richard Conte …il prete esorcista
Françoise Prévost … Barbara, madre di Piero
Patrizia Gori … Elena Forti
Jean-Claude Vernè … Piero Forti
Sonia Viviani … Sherry, la ragazza di Piero
Mimma Monticelli … Succubus
Franco Garofalo …I cerimoniere del Sabba
Filippo Perego …Dottor Ferri

Un urlo dalle tenebre banner CAST

Regia: Franco Lo Cascio, Angelo Pannacciò
Sceneggiatura:Giulio Albonico,Franco Brocani,Aldo Crudo ,Angelo Pannacciò
Produzione:Luigi Fedeli
Musiche:Giuliano Sorgini
Fotografia:Maurizio Centini,Franco Villa
Montaggio:Fernanda Papa
Design costumi:Elisabetta Lo Cascio

Un urlo dalle tenebre banner recensioni

La recensione del sito http://www.exxagon.it

Im-perdibile esorcistico di casa nostra diretto da Lo Cascio – regista di tanti porno di casa nostra – ma firmato da Pannacciò per non perdere la faccia, anche se poi la storia ha ragione dei giusti e i nodi vengono al pettine. Se fosse stato un po’ meno noioso e pretenzioso nel voler cercare di essere un serio tentativo di esorcistico, Un Urlo dalle Tenebre* sarebbe potuto essere anche uno godibile e perfetto esempio di film trash, mentre siamo solo davanti ad uno Z-movie. Molto eros saffico, con Sonia Viviani al meglio, e presenze meteoriche di Francoise Prévost e Richard Conte che chiude indegnamente una carriera. Il gioco, dato che siamo all’ombra de L’Esorcista (1973), è prevedibilmente quello del posseduto (nota originale, non è una donna) che sclera, prende a male parole credenti e non credenti e vomita. Poi c’è il sesso veicolato da belle donne e scene anche spinte (se avete la versione uncut!). Il risultato è uno sgangheratissimo tentativo di erotico all’italiana però horror, però mal girato, mal montato e peggio recitato. Parlano da sole la scena iniziale a San Pietro con la gente che guarda in camera e le folli zoomate del regista sul volto del protagonista, un Luis Miguel ante litteram. Uno dei peggiori se non il peggiore epigono dei possession-movies in circolazione ma anche Malabimba non scherza; con malcelato orgoglio mi dico che è tutta roba di casa nostra. Occhio alla “Bestia in Calore” Baccaro, garanzia di ogni trash DOC, nascosto tra gli adepti della messa nera officiata da Garofalo. Da vedere per chi ama il brutto (e il noioso) tenendo conto anche dell’altro pazzesco titolo con cui fu distribuito: L’Esorcista n°2: e il mio grido giunga a te. Per gli altri, assolutamente sconsigliato.

La recensione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Sgangheratissimo film esorcistico, semi dilettantesco, con incredibile presenza di Françoise Prévost (muore in fretta) e di Richard Conte (avrà lavorato mezza giornata). Incipit davanti a San Pietro con la gente che guarda in macchina e, poi, vicenda pazzesca. Patrizia Gori, carina coi capelli a zero, e Sonia Viviani, sensualissima, sono fra i pochi motivi del film, girato pure alle cascate di Monte Gelato e a Calcata. Poverissimo, misero, quasi incredibile. Imperdibile, pertanto…

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Nelle mani di Assonitis e De Martino il demoniaco italiano aveva prodotto risultati brillanti ed originali, ma in quelle degli sventurati Lo Cascio-Pannacciò è solo uno squallido clone de L’esorcista al cui repertorio classico di urla, turpiloquio e vomito verde si unisce una buona dose di sesso. La Prévost e la Viviani escono presto di scena, Vernè è un ridicolo sosia maschile di Linda Blair, mentre il povero Conte non poteva chiudere la sua gloriosa carriera in modo peggiore. La figura della suora e il finale preludono a Malabimba.

L’opinione di Caesars dal sito http://www.davinotti.com

Definire pessima questa cialtronata italica, nata per sfruttare il successo del film di Friedkin, è farle un complimento immeritato; la regia non esiste e gli interpreti, così come la storia raccontata, sono da dimenticare. Purtroppo non ci si riesce neanche a divertire, perché la noia regna sovrana per tutta la durata della pellicola. Richard Conte è l’esorcista chiamato a salvare l’indemoniato di turno (unica nota originale: non è una donna a finire sotto le grinfie del demonio); fa tristezza vederlo coinvolto in questa operazione.

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