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A tutte le auto della polizia

 

Fiorella Icardi ( Adriana Falco) , figlia sedicenne di un barone della medicina, il professor Icardi (Gabriele Ferzetti) ammanigliato con politici e affarista senza scrupoli, scompare di casa misteriosamente. Il padre,il professor Icardi, coinvolge immediatamente le sue conoscenze, e alla polizia arriva l’ordine di impegnare tutte le forze nella ricerca della ragazza. Carraro (Enrico Maria Salerno), il capo della squadra mobile, delega alle stesse il commissario Solmi (Antonio Sabato), uomo burbero ma ligio al dovere e l’ispettrice Giovanna Nunziante (Luciana Paluzzi);

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seguendo la flebile pista lasciata dalla ragazza, che è andata via di casa senza soldi e con il motorino, con l’aiuto di cani addestrati, i due riescono a individuare il posto in cui giace il cadavere della povera Fiorella; è a pochi metri dalla riva, nel lago, legata al suo motorino. L’assassino le ha sparato un colpo alla nuca.

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Il motivo diventa chiaro durante l’autopsia; la ragazza infatti era incinta di tre mesi. Grazie ad una soffiata involontaria, Solmi rintraccia Tummolo, un guardone che si apposta tra gli alberi nel bosco che circonda il lago per spiare le coppiette e apprende così, nonostante l’evidente reticenza dell’uomo, che la ragazza una volta a settimana si recava sul posto per amoreggiare con un uomo in possesso di un auto bianca con targa straniera.

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Ma è l’ispettrice Giovanna a determinare la svolta nelle indagini: seguendo Carla (Gloria Piedimonte), un’amica di Fiorella, arriva a scoprire un giro di prostituzione minorile capeggiato da Franz Hekker, un losco individuo già implicato in precedenza in traffici del genere. Durante l’irruzione alla villa di Hekker, la polizia trova foto compromettenti delle ragazze e una lunga lista di nomi di personaggi in vista, fa cui un ex ministro. La polizia sospetta sia di Hekker che di Tummolo, ma quest’ultimo vine ucciso dal misterioso assassino.

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La stessa fine fa dapprima il ginecologo che aveva visitato Fiorella, poi Carla, che si era rifugiata in casa di Hekker. Il misterioso killer sta eliminando una ad una tutte le tracce che potrebbero portare alla sua identificazione, ma una brillante trappola, preparata da Solmi, porterà alla scoperta della sua identità, con colpo di scena finale.

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A tutte le auto della polizia, diretto da Mario Caiano nel 1975, è un ibrido che potrebbe tranquillamente appartenere alla categoria thriller così come a quella, di gran fortuna in quegli anni, del poliziesco all’italiana. La trama è ben congegnata, e non manca la suspence per tutta la durata del film, grazie anche allo stuolo di bravi attori che fanno parte del cast, a partire da Gabriele Ferzetti, nei panni dell’arrogante professor Icardi, del sempre bravo Enrico Maria Salerno, il capo della mobile Carraro, di Antonio Sabato, un cinico e disincantato ispettore Solmi e della sempre bella Luciana Paluzzi. Bene anche Gloria Piedimonte, che ha una buona parte nel film; l’attrice avrà il suo momento di celebrità ballando nella sigla della trasmissione musicale televisiva Discoring.

Nel film compare, per pochi istanti, e nuda come suo solito il futuro onorevole Ilona Staller, nel ruolo di una prostituta che lavorava nella villa. Tutto sommato un buon lavoro, come al solito stroncato dai critici poco propensi a riconoscere una qualche dignità ai film di produzione italiana, definiti sprezzantemente B movie. Solo qua in patria, però, visto che negli Usa furono molti i registi che si ispirarono al cinema italiano per prendere idee.

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A tutte le auto della polizia.Un film di Mario Caiano. Con Gabriele Ferzetti, Enrico Maria Salerno, Antonio Sabato, Luciana Paluzzi,Elio Zamuto, Ettore Manni, Marino Masé, Bedy Moratti, Benedetto Benedetti, Ida Di Benedetto, Leila Ducci, Ilona Staller, Attilio Dottesio, Tino Bianchi, Fernando Cerulli, Andrea Scotti, Valentino Macchi, Franco Ressel, Fulvio Mingozzi, Gloria Piedimonte Poliziesco, durata 100 min. – Italia 1975

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* Antonio Sabàto: Fernando Solmi
* Enrico Maria Salerno: Capo della squadra mobile Carraro
* Gabriele Ferzetti: Professor Icardi
* Elio Zamuto: Professor Giacometti
* Ettore Manni: Enrico Tummoli
* Luciana Paluzzi: Ispettore Giovanna Nunziante
* Bedy Moratti: Signora Icardi
* Gloria Piedimonte:Carla
* Margherita Horowitz: Antonietta
* Franco Ressel: Ginecologo

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Regia Mario Caiano
Soggetto Fabio Pittorru, Massimo Felisatti
Sceneggiatura Fabio Pittorru, Massimo Felisatti
Casa di produzione Capitol Jarama
Distribuzione (Italia) Capitol
Fotografia Pier Luigi Santi
Montaggio Romeo Ciatti
Musiche Coriolano Gori
Scenografia Renato Postiglione

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febbraio 28, 2009 Posted by | Thriller | , , , , , , , | Lascia un commento

Così come sei

Giulio è un architetto attempato,vicino alla sessantina. Una vita tranquilla,una moglie,una figlia.

Un giorno,mentre è in visita a Firenze per lavoro,gli viene presentata una ragazza,Francesca,figlia di una sua ex. Tra i due inizia una relazione,passionale e torrida,fatta di incontri clandestini;la differenza di età tra i due e notevole,ed un giorno un amico di Giulio resosi conto della relazione tra i due,rende palese un suo sospetto;che Francesca possa essere figlia di Giulio,essendo nata subito dopo la fine della relazione tra l’architetto e la mamma della ragazza,che non ha mai reso noto il nome del padre di Francesca.

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Nastassja Kinski

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Giulio è scosso dalla rivelazione,ma più del timore dell’incesto,gioca la passione autentica che ormai prova per la ragazza;cerca di indagare sulla verità,ma alla fine lascia perdere tutto e continua la sua seconda giovinezza al fianco di Francesca.

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Barbara De Rossi

I due,infatti,vanno in vacanza in Spagna,dove si abbandonano al delirio dei sensi;al ritorno Francesca si rende conto che l’esperienza potrebbe bruciarsi nella clandestinità,che hanno vissuto qualcosa di unico e irripetibile,ma che la relazione deve terminare;così,come aveva fatto sua madre,un giorno lo lascia,proprio all’uscita dalla proiezione di un film.

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Marcello Mastroianni e Nastassja Kinski

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Così come sei affronta un tema scottante,l’incesto,senza però affondare i colpi veramente;per il regista conta più lo scontro generazionale,la morale,l’amore e la passione,la confusa ribellione di anziani e giovani ad un mondo in cui è difficile essere.

Ma alla fine il tutto appare sfumato,senza incidere veramente;Mastroianni appare a disagio,soprattutto nelle scene erotiche del film,mentre la Kinskj è decisamente a suo agio nel ruolo della lolita seduttrice,capace di sfidare le convenzioni per quella che crede sia un’occasione per sfuggire al vuoto che confusamente avverte nella sua esistenza.

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Bella la fotografia,con sullo sfondo Firenze,che appare sonnolenta e indolente,come l’erotismo della pellicola e come la passione che lentamente svanisce in Francesca.

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Ania Pieroni

Cosi come sei, un film di Alberto Lattuada. Con Francisco Rabal, Nastassja Kinski, Marcello Mastroianni, Giuliana Calandra, Ania Pieroni,Alberto Lattuada, Mario Cecchi, Massimo Bonetti, Claudio Aliotti, Rodolfo Bigotti. Genere Drammatico, colore 109 minuti. – Produzione Italia 1978.

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Marcello Mastroianni: Giulio Marengo
Nastassja Kinski: Francesca
Francisco Rabal: Lorenzo
Mónica Randall: Luisa Marengo
Ania Pieroni: Cecilia
Barbara De Rossi: Ilaria Marengo
José María Caffarel: Bartolo
Giuliana Calandra: Teresa
Maria Pia Attanasio: Contessa Archi
Raimondo Penne: Notaio
Claudio Aliotti:
Massimo Bonetti: Allenatore cavalli
Mario Cecchi: Il giardiniere
Adriana Falco: Segretaria di giulio
Rodolfo Bigotti:

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Regia Alberto Lattuada
Soggetto Paolo Cavara, Enrico Oldoini
Sceneggiatura Alberto Lattuada, Enrico Oldoini
Produttore Giovanni Bertolucci
Casa di produzione P.C. Ales
Fotografia José Luis Alcaine
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Louis Ducreux, Ennio Morricone, Marc Perrone
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Bona Nasalli-Rocca
Trucco Giuseppe Banchelli

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maggio 11, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , , | 1 commento

Amarcord

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Amarcord, io mi ricordo.
Per dirla all’emiliana o alla riminese,a m’arcord.
Un passato che rivive tra nostalgia e rimpianto,tipici sentimenti di chi sa che il passato irrimediabilmente non c’è più che si fonde
magicamente,liricamente,con immagini di rara bellezza.
Tutte in galleria,come un percorso ideale intrapreso nei meandri della memoria,alla ricerca di sensazioni visive,da risvegliare.
Quelle sensazioni che ti fanno pulsare il cuore e ritornare ad un passato irripetibile,come tutto quello che appartiene
alla vita e alla storia.
Che è personale ma che si fonde mirabilmente con la storia collettiva,attraverso volti e personaggi,più o meno sfumati,più o meno importanti
ma tutti impressi come una ruga sul volto nei ricordi.
Amarcord è il film più autobiografico,più sentito di Federico Fellini.
E non poteva essere altrimenti.
Perchè quando metti mano alla tua storia personale vai a smuovere qualcosa che credi di aver messo da parte,che ti accompagna ma che
man mano esplode proprio nel momento in cui li riporti alla vita,o meglio,a nuova vita.
Così il film si trasforma in una serie ininterrotta di emozioni visive sull’onda del passato vissuto nella natia Rimini,quella degli anni trenta.
Così diversa dalla Rimini degli anni settanta proprio come è differente il grande Federico nella maturità,com’è ovvio che sia.

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Amarcord è un percorso a ritroso,ideale.
Un viaggio nella Rimini degli anni 30,probabilmente il 1933,visto che ci sono sequenze con la Mille Miglia e il passaggio del Rex,atteso dalla folla con ansia spasmodica;un percorso di un anno,di primavera in primavera,che però segna profondamente la vita del protagonista del film e lo trasporta nell’età adulta.
Una carrellata di personaggi si susseguono sullo schermo;tristi,allegri,goliardici,meschini.
Tutte le categorie umane sfilano senza soluzione di continuità,tanto che in ognuno di essi lo spettatore sembra riconoscere qualcuno deja vu.
Infatti Fellini disse “« Mi sembra che i personaggi di Amarcord, i personaggi di questo piccolo borgo, proprio perché sono così, limitati a quel borgo,
e quel borgo è un borgo che io ho conosciuto molto bene, e quei personaggi, inventati o conosciuti, in ogni caso li ho conosciuti o inventati molto bene, diventano improvvisamente non più tuoi, ma anche degli altri »
Acuta l’osservazione di Valter Veltroni:”Basterebbe il Rex,, la sequenza dell’arrivo del Rex per vedere Amarcord di Fellini. Viaggio e conquista, speranza e realizzazione, povertà e riscatto sono nel sogno di quella nave, scura e maestosa.
Il film è il Rex della memoria. È una traversata in un mondo di poesia, di frammenti di reale, di schiette furbizie dei ricordi di un tempo. Con Fellini, e con lo stupore di Tonino Guerra, guardiamo, in quella Romagna fascista, una terra carnosa e irriverente, surreale e sognatrice. Lo zio matto che dalla cima di un albero grida: «Voglio una donna» e viene salvato da una monaca nana, il volto di lince della Gradisca,
le «bombardone» della tabaccaia che inizia al sesso gli adolescenti, l’apparire del mito delle Mille Miglia, la neve che scende copiosa, il vecchietto che non smette più di fischiare e muovere il braccio per testimoniare la virilità difesa.”

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Protagonista del film è Titta Benzi,storico amico d’infanzia del regista,così come l’altra protagonista è la Rimini tanto amata e detestata;una Rimini ricostruita negli studios di Cinecittà e ad Ostia,una cittadina pigra e indolente,goliardica e provinciale.
Lo sfondo è quello dell’Italia fascista,preda di un regime menzognero e prevaricatore,un’Italia quasi infantile che subisce le angherie del regime,dalle divise dei balilla alle adunate oceaniche,dalla retorica del Duce ha sempre ragione alle sue magniloquenti quanto effimere manifestazioni di grandezza.
Titta è figlio di Aurelio e Miranda;il primo è un piccolo costruttore,la seconda una tranquilla donna di casa.
I due sono perennemente preda di bisticci familiari,mentre nella famiglia ci sono anche zio Teo,dalla salute mentale precaria e spesso ricoverato in manicomio e zio Pataca,dalla vocazione parassitaria,che vegeta alle spalle della famiglia.
Il microcosmo esterno pullula di personaggi di ogni genere;quello femminile,che provoca in Titta i primi pruriti adolescenziali ha in Gradisca la figura più potente.
La donna è una procace parrucchiera,protagonista dei sogni erotici del giovane e dei suoi amici;c’è la tabaccaia dai seni monumentali,che in qualche modo “svezzerà” Titta e Volpina,che ad onta del suo nome è una scemacchiotta ai limiti della ninfomania.
Il piccolo universo si popola anche di grottesche o tenere figure maschili,come Giudizio il matto o Biscein,il patologico bugiardo,il suonatore cieco di Cantarel e tanti,tanti altri volti che costuiscono l’humus nel quale il giovane Titta forma il suo carattere e sperimenta delusioni e alimenta speranze.
Amarcord quindi vive di questo perenne ricordo di una stagione,forse la più importante nella vita di ognuno,quella che ti strappa dalla condizione di adolescente e ti trasporta nel mondo contraddittorio,pericoloso e schizofrenico degli adulti.

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Fellini va alla ricerca delle sue radici,con nostalgia ed evidente rimpianto.
Il suo percorso negli archivi della memoria riporta a galla un periodo storico irrimediabilmente cancellato dalla storia,non certo dai ricordi personali.
Come dimenticare tuo padre antifascista costretto a bere l’olio di ricino?
Ricordi impressi come un marchio di fuoco,in cui si risveglia la tenerezza per le prime pulsioni sessuali e per le esperienze maturate con il gruppo di amici con cui ha condiviso una stagione importante della vita.
Un’esperienza visiva potente,tutta da gustare.
Che vive anche si una sonorità assolutamente straordinaria,sottolineata dalle splendide musiche di Nino Rota che accompagnano il film.
Due ore di cinema di altissimo livello.
Popolato da una galleria di attori straordinari.
Dalla sempre intensa Pupella Maggio,che interpreta la madre di Titta a Armando Brancia che interpreta il padre a Magali Noel,la conturbante Gradisca a Ciccio Ingrassia che è Teo,fino a Bruno Zanin che interpreta Titta,gli attori guidati dalla maniacale mano di Fellini danno il meglio di se.
Tra le molte sequenze memorabili del film,cito il volo del pavone nella neve,il passaggio del transatlantico Rex,la giunonica tabaccaia che soffoca Titta con i seni,Teo sull’albero,la morte della madre di Titta,episodio chiave per la crescita e l’ingresso nell’età adulta.

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L’accoglienza ad Amarcord,uscito nelle sale italiane il 18 dicembre 1973 fu da subito unanimemente entusiasta;per la prima volta un film di Fellini sbancò il botteghino e ben presto il film venne candidato agli Oscar,con la vittoria del 1975 come miglior film straniero,dopo una strenua lotta con un altro splendido film,Cognome e nome: Lacombe Lucien (Lacombe Lucien), regia di Louis Malle.
In definitiva,un film che coniuga in maniera pressochè perfetta la poesia con l’immagine;uno dei capolavori assoluti del cinema,capace di portare nel linguaggio comune un altro termine diventato un neologismo nazionale,mutuato dal titolo del film,Amarcord,come Dolce vita per indicare un’epoca storica della vita sociale italiana.
Vi segnalo la presenza su You tube di un rarissimo dietro le quinte del film,con scene riprese durante le riprese del film;https://www.youtube.com/watch?v=ptXUjMNNALc
Per quanto riguarda lo streaming (e il download del film) una bella versione è presente a questo indirizzo:https://openload.co/f/bGVOD01axmw/Federico_Fellini-Amarcord__1973.mp4

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Amarcord

Un film di Federico Fellini. Con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Giuseppe Ianigro, Gianfilippo Carcano, Ciccio Ingrassia, Magali Noël, Nandino Orfei, Alvaro Vitali, Josiane Tanzili, Mario Liberate, Maria Antonietta Beluzzi, Antonino Faa Di Bruno, Francesco Maselli, Lino Patruno, Nando Orfei, Aristide Caporale Commedia, , durata 127 min. – Italia 1973.

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Bruno Zanin: Titta
Armando Brancia: Aurelio, il padre di Titta
Pupella Maggio: Miranda, la madre di Titta
Giuseppe Ianigro: Il nonno di Titta
Nando Orfei: Lallo, detto “Il Pataca”, lo zio di Titta
Stefano Proietti: Oliva, il fratello di Titta
Magali Noël (con il nome Magali’ Noel): Ninola “La Gradisca”
Donatella Gambini: Aldina Cordini
Gianfranco Marrocco: Il figlio del conte
Antonino Faà di Bruno: Il conte di Lovignano
Fernando De Felice: Cicco
Bruno Lenzi: Gigliozzi
Bruno Scagnetti: Ovo
Alvaro Vitali: Naso
Ciccio Ingrassia: Teo, lo zio matto
Francesco Vona: Candela
Aristide Caporale: Giudizio
Luigi Rossi: L’avvocato
Gennaro Ombra: Biscein
Domenico Pertica: Il cieco di Cantarel
Ferruccio Brembilla: Il leader fascista
Marcella Di Folco (con il nome Marcello Di Falco): Il Principe
Antonio Spaccatini: Il federale
Maria Antonietta Beluzzi: La tabaccaia
Josiane Tanzilli: La Volpina
Gianfilippo Carcano: Don Balosa
Mauro Misul: Il professore di filosofia
Armando Villella: Fighetta, il professore di greco
Mario Liberati: Ronald Coleman, proprietario del teatro Fulgor

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Piero Tiberi: Titta Biondi
Corrado Gaipa: Aurelio, il padre di Titta; Oste
Ave Ninchi: Miranda, la madre di Titta
Fausto Tommei: Il nonno di Titta
Romolo Valli: Lallo, lo zio di Titta
Paola Dapino: Gina, la cameriera
Enzo Robutti: Teo, lo zio matto
Adriana Asti: La Gradisca; La Volpina
Oreste Lionello: Giudizio; Il federale; Fighetta, il professore di greco; Muratore poeta
Solvejg D’Assunta: La tabaccaia
Enzo Robutti: Il cieco di Cantarel
Renato Cortesi: Fascista pelato dal barbiere; Uomo in strada; Ragazzo con le occhiaie; Il fascista dell’olio di ricino
Isa Bellini: Prof.ssa di matematica
Carlo Baccarini: Il fotografo; Il barbiere; Uomo che corteggia Gradisca; Operaio al cantiere; Uomo con paglietta
Gigi Reder: Prof. di scienze; Fascista sulla sedia a rotelle
Pietro Biondi: Il carabiniere Matteo, marito di Gradisca; Padrone del caffè commercio
Roberto Bertea: Madonna, il vetturino
Marcello Tusco: Il proprietario del Fulgor
Mario Feliciani: Zeus, il preside
Mario Maranzana: Un cliente del barbiere; Fascista che urla nel buio
Silvio Spaccesi: il vecchio preso in giro
Enrico Lazzareschi: Il fascista toscano
Mario Maldesi: L’emiro nano; L’infermiere del manicomio; Parole sussurrate
Enzo Liberti: Medico dell’ospedale
Laura Carli: La monaca nana
Moira Orfei: Donna sulla barca
Federico Fellini: Le pernacchie

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Regia Federico Fellini
Soggetto Federico Fellini, Tonino Guerra
Sceneggiatura Federico Fellini, Tonino Guerra
Produttore Franco Cristaldi
Casa di produzione F.C. Produzioni
Distribuzione (Italia) Dear International
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Ruggero Mastroianni
Effetti speciali Adriano Pischiutta
Musiche Nino Rota
Scenografia Danilo Donati
Costumi Danilo Donati
Trucco Rino Carboni

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1 Amarcord 2:07
2 La fogaraccia 2:14
3 Le Manine di Primavera 3:10
4 Lo Struscio: Quel Motivetto che mi piace tanto / Stormy Weather / La cucaracha 3:54
5 L’emiro e le sue odalische: Solomè abat jour 2:30
6 Gary Cooper 1:23
7 La gradisca e il principe 2:29
8 Siboney 2:09
9 Danzando nella nebbia 1:49
10 Tutti a vedere il rex 2:27
11 Quanto mi piace la gradisca 3:08
12 La Gradisca si Sposa e se ne và 2:16

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“Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me’, ma la casa mia n’dov’è?”

“Le manine scoincidono nel nostro paese con la primavera. Sono delle manine di cui che girano, vagano qua e vagano anche là.
Sorvolano il cimitero di cui tutti riposano in pace. Sorvolano il lungomare come i tedeschi… datesi che il freddo non lo sentono loro.
Ai… Al… Vagano, vagano. Girolanz… Gironzano… Gironzalon… Vagano, vagano, vagano!”

“Commetti atti impuri? Ti tocchi? Lo sai che San Luigi piange quando ti tocchi? “

Guarda quante ce ne sono, oh. Milioni di milioni di milioni di stelle. Ostia ragazzi, io mi domando come cavolo fa a reggersi tutta sta baracca.
Perché per noi, così per dire, in fondo è abbastanza facile, devo fare un palazzo: tot mattoni, tot quintali di calce, ma lassù, viva la Madonna,
dove le metto le fondamenta, eh? Non son mica coriandoli.”

“Qual gentil donzella, tu mi appari Aldina bella, e in tutto il tuo folgore (DANG!), mi fai battere forte il cuore (DANG, DANG!).”

“E bà de mi bà diceva così: Per campè sèn bsegna pisé spes com’i chen. Per campar sano bisogna pisciar spesso come il cano.”

“Un babbo fa per cento figlioli e cento figlioli non fanno per un babbo, questa è la verità.”

“È l’inverno che muore, sai, e arriva la primavera. Me la sento già addosso io, la primavera!”

“Eh, sono ancora qui che aspetto! Vorrei un incontro di quelli lunghi, che durano tutta una vita… Vorrei avere una famiglia, io: dei bambini, un marito per scambiare due parole la sera…
magari bevendo il caffelatte… e poi qualche volta fare anche l’amore, perché quando ci vuole ci vuole! Ma più che l’amore contano i sentimenti, e io ne ho tanto di sentimento dentro di me…
Ma a chi lo do? Chi è che lo vuole?”

“Camerati, hanno detto pane e lavoro; ma non è meglio pane e un bicchiere di vino?”

“Ma come si fa a non toccarsi quando si vede la tabaccala con tutta quella roba, che ti dice “Esportazione?”!? E la professoressa di matematica che sembra un leone…
Madonna, ma come si fa a non toccarsi quando ti guarda così?”

“Le manine coincidono nel nostro paese con la primavera. Sono delle manine di cui che girano, vagano qua e vagano anche là. Sorvolano il cimitero di cui tutti riposano in pace.
Sorvolano il lungomare come i tedeschi… datesi che il freddo non lo sentono loro. Ai… Al… Vagano, vagano. Girolanz… Gironzano… Gironzalon… Vagano, vagano, vagano!”

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Oscar 1975 per il miglior film straniero
David di Donatello 1974 per il miglior film a Federico Fellini e Franco Cristaldi
per la miglior regia a Federico Fellini
Nastro d’argento 1974 per il miglior regista del miglior film a Federico Fellini
Miglior soggetto originale a Federico Fellini
Miglior sceneggiatura a Federico Fellini e Tonino Guerra
Miglior attore esordiente a Gianfilippo Carcano
Globo d’oro 1975 per il miglior film a Federico Fellini e Franco Cristaldi
National Board of Review Awards 1974 per il miglior film straniero

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febbraio 14, 2017 Posted by | Capolavori, Commedia | , , , , , , , , , , | 1 commento

La meglio gioventù


Si può restare incollati alla poltrona,per sei ore di fila,a gustarsi un film.

E’ quello che succede guardandosi,anzi,gustandosi,La meglio gioventù,di Marco Tullio Giordana, un film che è un affresco storico dal grande fascino,trattato con delicatezza e un pizzico di commozione da un regista che conosce bene l’arte cinematografica.

Quaranta anni di storia italiana,raccontati attraverso le vicende di due fratelli e di una famiglia,attraverso la storia di Nicola,giovane idealista,e di suo fratello Matteo,alter ego in senso opposto,tormentato e insicuro,dall’incerta sessualità,in opposizione violenta alla solarità del fratello.

Storia d’Italia vera,quella che parte dai primi ricordi visivi di Nicola,dalle sue prime esperienze all’interno di una società in veloce evoluzione;l’incontro con Giorgia,una ragazza difficile,in ritardo cognitivo,eppure dagli occhi pieni di saggezza,quella saggezza che sconfina nella follia,in un gioco di luci e ombre che ne esalta l’umanità.

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Luigi Lo Cascio è Nicola

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Alessio Boni è Matteo

E il rapporto tormentato e difficile con quel fratello strano,che sembra vivere galleggiando,senza grossi voli,senza stimoli apparenti. Le due storie si separano,e assistiamo alla loro evoluzione:Nicola parte per un lungo viaggio verso il nord Europa,dal quale tornerà solo per andare a fare l’angelo del fango,durante l’alluvione di Firenze.Qui incontrerà la donna del futuro,il grande amore,che diventerà la pietra miliare della sua esistenza,Giulia,amore tormentato dapprima,disperato dopo.

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Jasmine Trinca è Giorgia

In mezzo alla storia dei protagonisti,scorre la storia dell’Italia,con il suo sessantotto,con le Brigate Rosse,passando per la tragica epopea di tangentopoli per chiudersi con la morte di falcone e con l’arrivo delle storie dei protagonisti ai giorni nostri.

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Sonia Bergamasco è Giulia

In mezzo le vite qualsiasi di Nicola,Matteo,Giulia,Giorgia,con il loro carico di angosce e delusione,di amori e dolore,di vita e di morte. Assistiamo ai vari processi della vita dei protagonisti:l’adolescenza,con il carico di sogni,di voglia di libertà,di giustizia,di ideali forti,il passaggio all’età adulta,con il conseguente scontro con regole sociali dettate dalla cultura del periodo,fino alla quieta accettazione del futuro,che nel caso di Nicola,sarà il riscoprire di un sentimento perduto,quello dell’amore,vissuto a metà,con la sola compagnia della figlia avuta da Giulia.

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Maya Sansa

In mezzo,rabbia e amore,contestazione e problemi,morte e violenza.Tutto quello che la società,in evoluzione,ha prodotto nel corso della sua storia,fatta di persone,certo,ma fatta anche di tragedie,grandi e piccole.La meglio gioventù racconta le persone,racconta sogni,li rapporta al sociale.Senza volerne fare un’epopea,senza voler fare processi storici agli avvenimenti.

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Adriana Asti

Semplicemente guardando,con occhio commosso,triste e malinconico,allegro e spensierato,a quello che ha rappresentato per la meglio gioventù,quella post bellica ricca di valori e voglia di vivere,la storia di un paese che è cresciuto tra mille contraddizioni,preda di un vortice in cui si mescolano,fatalmente,le vite dei suoi protagonisti.La gente comune,alla ricerca di una sua identità.

 

Guardare questo film significa commuoversi,intenerirsi,indignarsi,provare nostalgia e rimpianto.La verità arriva alla fine,quando i protagonisti,ognuno in modo diverso,ha finito per svolgere il ruolo che era destinato a svolgere:la vita la vivi con le sue contraddizioni,passi attraverso il dolore per accettare,con filosofia,il carico che hai portato addosso.Anche dalla notte di avvenimenti terribili può spuntare un giorno,se non radioso,di pallido sole,che ti fa sperare che il domani sia migliore.La tela è completa,il quadro è impressionista.

La meglio gioventù 2

Nicola ritrova l’amore,la speranza,il sorriso,persi nel rincorrere i fantasmi del passato;la moglie,la morte di Matteo,della quale si sentirà in qualche modo responsabile,l’abbandono di Giorgia,misti alla vita di tutti i giorni,i problemi sul lavoro,le piccole o grandi vittorie,le piccole o grandi sconfitte. La meglio gioventù è tutto questo:una storia d’amore,anzi,più storie d’amore;amicizia,illusione,disillusione,speranza.E altro ancora.

La meglio gioventù 4

E’ il cammino di vita di giovani che hanno fatto la storia,anche se non sempre da protagonisti. Ma,in fondo,chi l’ha detto che essere protagonista significhi sempre e soltanto avere un ruolo primario? La storia erano loro,le migliaia di vite che hanno calcato le scene.La storia della meglio gioventù,quella che ha vissuto una vita degna di essere chiamata tale.

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La meglio gioventù, Un film di Marco Tullio Giordana. Con Luigi Lo Cascio, Adriana Asti, Sonia Bergamasco, Maya Sansa, Fabrizio Gifuni.Jasmine Trinca, Alessio Boni, Camilla Filippi, Valentina Carnelutti, Andrea Tidona, Lidia Vitale, Greta Cavuoti, Riccardo Scamarcio, Claudio Gioé Drammatico, durata 360 min.

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* Luigi Lo Cascio: Nicola Carati
* Alessio Boni: Matteo Carati
* Adriana Asti: Adriana Carati
* Sonia Bergamasco: Giulia Monfalco
* Fabrizio Gifuni: Carlo Tommasi
* Maya Sansa: Mirella Utano
* Valentina Carnelutti: Francesca Carati
* Jasmine Trinca: Giorgia
* Andrea Tidona: Angelo Carati
* Lidia Vitale: Giovanna Carati
* Claudio Gioè: Vitale Micavi
* Giovanni Scifoni: Berto
* Paolo Bonanni: Luigino
* Mario Schiano: Il professore di medicina

Regia Marco Tullio Giordana
Soggetto Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Sceneggiatura Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Casa di produzione BiBi Film
Fotografia Roberto Forza
Montaggio Roberto Missiroli
Musiche Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, The Animals, Astor Piazzolla
Scenografia Franco Ceraolo, Cristiana Amendola

The Animals – The House of Rising Sun
Fausto Leali – A chi ?
Astor Piazzolla – Oblivion
Astor Piazzolla – Remembrance
Cesária Évora – Sodade
Cesária Évora – Fruto Proibido
Georges Delerue il tema Catherine et Jim dal film Jules et Jim
Amado mio déformato in Anatomia da Carlo e Vitale
Something’s new
Blue moon
Fascination
Mina – Ora o mai più
Mozart – L’Allegro Maestoso della Sonata per piano n° 8
Mozart – Clarinet concert
Queen – Who wants to live forever
Fernando Sor – Studio 5 (numerazione di Segovia)
Fernando Sor – Studio 17 (numerazione di Segovia)
Fats Domino – Ain’t That a Shame
Four Tops – Reach out I’ll be there
Creedence Clearwater Revival – I Heard It Through The Grapevine
Dinah Washington – I’m Through With Love
Dinah Washington – Time After Time
Benjamin Britten – Sentimento Sarabanda
Giovanni Sollima – Aria
Johann Sebastian Bach – Singet dem Herren ein neues Lied

Note:

Una delle accuse,peraltro risibili e poco intelligenti mosse al film è quella di essere superficiale.

Il film è profondo,tutt’altro che superficiale.
Il mezzo cinematografico non permette la descrizione temporale,se non in sequenza veloce.
Il regista ha puntato più sulla descrizione dei personaggi,sui vari fatti con cui vengono a contatto,che al periodo storico lungo quasi 40 anni.
La storia si dipana bene,raccontando con occhio quasi commosso,le vicende di gente qualunque,alle prese con la quotidianità che potrebbe benissimo essere la nostra.
Sono storie di persone qualsiasi,che vivono la loro vita facendosi anche scorrere addosso gli avvenimenti,alle volte attraversandoli senza la piena cognizione della loro vera portata.
Del resto,quanti di noi si sono resi conto veramente di quel che ci succedeva attorno?
Non avevamo anche noi problemi di cuore,di quotidiano con genitori e amici,con il primo lavoro?
La forza del film è nella capacità di attrarre l’attenzione per un arco temporale molto lungo.
Francamente non ricordo altri film che durino,in versione integrale,oltre sei ore,se non la corazzata Potemkin

Parti deboli?
Qualche intreccio forzato,come la storia tra Francesca e Carlo,oppure qualche battuta di troppo,tipo quella tra Nicola e l’indagato per tangentopoli,dove,francamente,c’è un tono lezioso che irrita.
Ma sono piccolissimi dettagli,che non inficiano il risultato finale,che fanno di La meglio gioventù una delle cose migliori apparse negli ultimi anni

“Perché, si fa tanta fatica a credere alle cose belle mentre a quelle brutte ci si crede subito?” (Nicola)

Lei ha una qualche ambizione?
Ma… Non…
E Allora vada via… Se ne vada dall’Italia. Lasci l’Italia finché è in tempo. Cosa vuole fare, il chirurgo?
Non lo so, non ho ancora deciso…
Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi… Vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire.
Cioè, secondo lei tra poco ci sarà un’apocalisse?
E magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire… Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via…
E lei, allora, professore, perché rimane?
Come perché?!? Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere!”

(Il docente a Nicola)

Nicola: Ha segnato la Corea.
Matteo: Chissenefrega.
Nicola: Effettivamente a noi non ce ne frega niente, ma niente dè niente dè niente. Anzi, sai che ti dico, io tifo Corea. Corea, Corea, Corea, Corea!

Carlo: Diciamo in pratica che ogni tre laureati uno resta a spasso. Sostanzialmente il più stronzo dei tre.
Luigino: O ma vedete tutti quanti di andare… neh?

Don Vito: Se volete vi posso ospitare da me. Io c’ho una specie di, non una stalla, una rimessa, eh. Potete dormire lì. Meglio di un pugno in bocca, no? Di un calcio in faccia… o no?


Le musiche del film:

* The Animals The House of Rising Sun
* Fausto Leali A chi ?
* Astor Piazzolla Oblivion e Remembrance
* Cesária Évora Sodade e Fruto Proibido
* Georges Delerue il tema « Catherine et Jim » dal film Jules et Jim
* Amado mio déformato in Anatomia da Carlo e Vitale
* Mina Ora o mai più
* L’Allegro Maestoso della Sonata per piano n° 8 di Mozart
* The Queen “Who wants to live forever”






aprile 7, 2008 Posted by | Drammatico | | Lascia un commento