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Le calde notti di Lady Hamilton

Una bellissima ragazza inglese, una contadinella, Emma Lyon, coltiva il segreto sogno di andare a vivere in città, a Londra. Così quando un pittore, George Romney, colpito dalla sua bellezza decide di farne la sua modella, Emma coglie l’occasione e si trasferisce in città.

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Michele Mercier è Emma Lyon-Lady Hamilton

L’opportunità le permette anche di conoscere le persone più in vista, aristocratici e nobili, così Emma ben presto lascia il suo protettore per le case dei ricchi. La sua bellezza fa strage di cuori, ed un nobile inglese le propone il matrimonio; ma Emma, ambiziosa, sceglie invece di sposare lo zio di questi, un anziano ambasciatore, che diverrà il diplomatico in carica presso il regno di Napoli.

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Qui la vita della giovane Emma prosegue tranquilla, fino al giorno in cui arriva a corte il giovane ammiraglio Oratio Nelson; è un colpo di fulmine, e i due diventano amanti. Scoppia la rivoluzione, a Napoli, così i coniugi Hamilton ritornano a Londra, dove l’anziano ambasciatore muore. Subito dopo ad Emma nasce una bimba, figlia della relazione con l’ammiraglio inglese: la loro felicità durerà poco, perchè l’ammiraglio, inviato a fermare la flotta francese, morirà gloriosamente nella battaglia di Trafalgar.

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Diretto da Christian Jaque nel 1968, il film è assolutamente meno malizioso di quanto il titolo infelice lascerebbe presupporre; siamo di fronte ad un dramma in costume, chiaramente ispirato al romanzo Emma Lyona di Alexandre Dumas. Film scorrevole, con una trama abbastanza semplice e ottimi costumi, il tutto immerso in un’atmosfera che sembra abbastanza reale. Un film in cui spicca la prorompente bellezza di Michele Mercier, finalmente libera dai panni dell’eroina che l’aveva resa famosa, Angelica Marchesa degli angeli.

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In qualche scena la splendida attrice compare in fugaci nudi, che però bastano per lasciar intravedere le sue grazie assolutamente di prim’ordine. Nel cast figurano anche la nostra Gabriella Giorgelli e Venantino Venantini, oltre all’inossidabile Gigi Ballista.

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Le calde notti di Lady Hamilton, un film di Christian-Jaque. Con John Mills, Mario Pisu, Nadia Tiller, Michèlle Mercier, Richard Johnson, Venantino Venantini, Mirko Ellis, Dieter Borsche, Gabriella Giorgelli, Harald Leipnitz, Boy Gobert, Gigi Ballista, Gisela Uhlen
Titolo originale Les amours de Lady Hamilton. Storico, durata 95 min. – Francia 1968.

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Le calde notti di Lady Hamilton banner protagonisti

Michèle Mercier è Emma Lyon-Hamilton

Richard Johnson è Horatio Nelson

John Mills è Lord William Hamilton

Harald Leipnitz è Harry Featherstone

Claudio Undari è il Capitano Hardy

Mirko Ellis è John Payne

Lorenzo Terzon è Lord Charles Greville

Howard Ross è Dick Strong

Gabriella Giorgelli è Laurie Strong

Gisela Uhlen è Mrs Love

Venantino Venantini è il principe Carraciolo

Mario Pisu è Re Ferdinando

Boy Gobert è George Romney

Gigi Ballista è il Cardinale Ruffo

Dieter Borsche è il Dr. Graham

Nadia Tiller è La regina Carolina

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Regista: Christian-Jaque
Romanzo:Alexandre Dumas padre
Sceneggiatura:Jameson Brewer,Valeria Bonamano,Werner P. Zibaso,Christian-Jaque
Produzione:Alberto Grimaldi,Wolf C. Hartwig,Peer J. Oppenheimer
Musiche:Riz Ortolani
Fotografia:Pierre Petit
Montaggio:Eugenio Alabiso,Herbert Taschner

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luglio 10, 2009 Posted by | Commedia | , | 4 commenti

Liberi, armati, pericolosi

Liberi,armati,pericolosi locandina

La giovane Lea si reca in commissariato per denunciare la probabile rapina di tre suoi amici, il biondo, Giò e Luis (quest’ultimo è il suo ragazzo) ai danni di un distributore di benzina nel centro di Milano. Il commissario decide di ascoltare la ragazza, che ha assicurato che i tre non sono pericolosi, e che hanno intenzione di fare la rapina con un’arma giocattolo; così si apposta con i suoi uomini davanti alla stazione di servizio.

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Eleonora Giorgi è Lea

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Thomas Milian

Ma le cose vanno diversamente; il biondo spara sul benzinaio, e nel conflitto a fuoco che segue vengono uccise altre tr persone. I tre riescono a  fuggire, e da quel momento ha inizio una drammatica corsa contro il tempo per fermare i tre giovani delinquenti, che si lasciano alle spalle una lunga scia di sangue. Giò e il biondo rapinano una banca, uccidendo una guardia, e subito dopo si recano da un loro amico, a capo di una gang di giovinastri e assieme progettano un colpo ad un supermercato.

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A sinistra:Max Delys è Luis

Liberi,armati,pericolosi 2Stefano Patrizi è Il biondo

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Qui, subito dopo la rapina, Giò e il biondo massacrano i loro compagni di malefatte, e fuggono verso la campagna, dopo aver prelevato da casa la giovane Lea. Ma la loro fuga termina in un boschetto, dove, dopo aver ucciso una coppia di turisti e un guardiacaccia, vengono circondati dalla polizia, con prevedibile dramma finale.

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Liberi,armati, pericolosi non è un film poliziesco, quanto piuttosto un noir con evidenti intenti moralistici. Ed è quest’ultima prerogativa quella che urta di più nell’economia di un film che già di per se è infarcito di luoghi comuni da vendere. A parte l’assoluta improponibilità della trama, con i tre teppistelli che seminano sangue senza che la polizia possa in qualche modo fermarli, che rapinano una banca gettando poi i soldi della rapina dai finestrini dell’auto in mezzo ad un mercato, quello che urta ancor più sono alcuni dialoghi da far accapponare la pelle.

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Come quello tra il commissario (un Thomas Milian a disagio) e i tre genitori dei ragazzi, ai quali ammanisce una ramanzina degna di miglior causa; altra ridicolaggini del film sono evidenti anche in presa diretta, come la sequenza dell’elicottero che intercetta i giovani in un campo; Luis e Giò sono visibilissimi nella ripresa dall’alto, visto che sono all’interno di una capanna senza pareti. Ebbene, l’elicottero si lascia sviare dal biondo che simula un amplesso con Lea…mentre i due rimangono tranquillamente in bella vista nella capanna.

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Dialoghi surreali a parte, e improbabilità della trama anche, quanto meno ci si consola con le sparatorie a go go, con gli inseguimenti, ben girati, e con il ritmo della pellicola. Perchè, per il resto, tutto è davvero poca cosa. I tre attori, Max Delys (il solito divetto dei fotoromanzi diventato attore), Stefano Patrizi e Benjamin Lev sono davvero espressivi come cariatidi del Partenone. si salva Eleonora Giorgi, sicuramente di ben altro livello rispetto ai tre, e in qualche modo un imbarazzatissimo Thomas Milian, che recita la famosa paternale in modo tanto irruento da renderla ancora più surreale.

Diretto da Romolo Guerrieri, Liberi armati pericolosi è un prodotto tipico del B movie italiano degli anni settanta, pieno di predicozzi, situazioni accennanti alla realtà violenta di quegli anni, sparatorie a volontà, polizia inefficiente, violenza gratuita e tutto il corollario di denunce sulla società degli anni di piombo, viste però con intenti moraleggianti, poco concreti e sopratutto con un linguaggio a tratti becero, a tratti improbabile e sguaiato.

Liberi, armati, pericolosi un film di Romolo Guerrieri. Con Eleonora Giorgi, Benjamin Lev, Thomas Milian, Stefano Patrizi, Max Delys, Venantino Venantini, Salvatore Billa, Gloria Piedimonte, Diego Abatantuono, Giorgio Locuratolo
Poliziesco, durata 91 min. – Italia 1976

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Stefano Patrizi: Mario “il biondo”
Max Delys: Luis
Benjamin Lev: Giò
Eleonora Giorgi: Lea
Tomás Milián: Commissario
Diego Abatantuono: Lucio

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Regia Romolo Guerrieri
Soggetto Giorgio Scerbanenco, Fernando Di Leo
Sceneggiatura Nico Ducci, Fernando Di Leo
Produttore Marcello Partinie, Ermanno Curti
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Enrico Pieranunzi, Gianfranco Plenizio
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Giulia Mafai

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luglio 3, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , | 1 commento

Il ladrone

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Divertente commedia ambientata durante i tempi della predicazione di Gesù in Galilea; Caleb, un simpatico furfante che vive di espedienti e trucchi, gira in lungo e in largo la regione, truffando e gabbando il prossimo, rubando bestiame, o ingannando i gonzi nei vari mercati nei quali si imbatte. Un giorno, autoinvitatosi ad un banchetto di nozze, assiste al miracolo di gesù che trasforma l’acqua in vino. Incuriosito da quello che ritiene a tutti gli effetti un trucco, Caleb cerca ad ogni modo di scoprire come abbia fatto Gesù a praticarlo.

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Edwige Fenech è Debora

Il problema principale, per Caleb, è rappresentato dalla potenziale concorrenza che l’uomo potrebbe fargli, rubandogli la scena e il mestiere. per cui l’uomo si ingegna per capirne i trucchi. Nei suoi vagabondaggi, Caleb incontra Debora, una prostituta che ben presto si innamora di lui; la donna, guarita proprio da Gesù dalla lebbra, finisce per diventare una specie di grillo parlante per Caleb, la cui indole fondamentalmente è buona.

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Debora e Caleb

Dopo numerose peripezie, dopo essere anche diventato l’amante del governatore Rufo, e aver tentato inutilmente di carpire i segreti della presunta magia di Gesù, Caleb finisce per essere arrestato per un vecchio furto, e condannato in concomitanza con il processo di Gesù, ne condivide la condanna alla crocefissione. Inchiodato sulla croce (legato, secondo la versione personale di Pasquale Festa Campanile) , quando ascolterà l’altro ladrone insultare Gesù, lo dfuenderà, dicendo “lascialo stare, lui non ha fatto nulla di male”.

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Divertente la chiusura del film; Gesù, ascoltate le parole di Caleb, gli dice  “Caleb, tu oggi sarai con me nel regno dei cieli ” e Caleb, con un ultimo guizzo di ironia gli risponde “vai avanti tu, Signore”

La trasposizione del romanzo appuntamento in cielo, scritto da Pasquale Festa Campanile viene proposto dallo stesso scrittore e regista in una versione scanzonata, di buon livello, che spicca anche per la sua visione ironica della storia di esù, mai blasfema, nemmeno dissacrante. E’ una commedia che basa tutto il ritmo narrativo sulle grottesche vicende di caleb, il buon ladrone figlio di una prostituta che ha una visione utilitaristica della vita, ma non fino al punto di essere cinicamente opportunista. Lo dimostra la storia d’amore con Debora e sopratutto il finale sulla croce, che redime il buon ladrone da tutti i torti passati.

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Il film si avvale della divertente sceneggiatura del regista, che ha avuto anche il merito di aver scelto l’attore migliore per il ruolo di Caleb, quel Enrico Montesano bravissimo nel delinearne le peculiarità, aiutato da una splendida Edwige Fenech, nei panni di Debora, uno dei ruoli meglio interpretati in carriera. Il cast è arricchito anche dalla presenza di Daniele Vargas nei panni del governatore Rufo, da Claudio Cassinelli, che interpreta in maniera in verità un tantino stralunata Gesù,

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da Bernadette Lafont, che interpreta il ruolo della moglie di Rufo, da Enzo Robutti, il romano beffato da Caleb con il presunto filtro dell’invisibilità. Un bel film, allegro e scanzonato, pieno di trovate e sopratutto scevro da volgarità gratuite; un film che Pasquale Festa Campanile, regista lucano, dirige con allegria, e si vede. A tratti la mimica di Montesano sembra ispirare allo spettatore un senso di complicità, dovuta all’evidente calo nella parte dell’attore, che sembra divertirsi un mondo nel dispensare beffe e inganni.

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Il Novella 2000 del cinema, il Morandini, ne riporta un giudizio poco lusinghiero. Evidentemente la comicità è un concetto che i soloni della critica affrontano mal volentieri, limitandosi a ridere davanti alle avventure dei soliti registi mongoli o della Corea, quelli che loro amano tanto.

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Il ladrone, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Enrico Montesano, Bernadette Lafont, Edwige Fenech, Claudio Cassinelli, Enzo Robutti, Daniele Vargas, Anna Orso, Susanna Martinkova
Drammatico, durata 112 min. – Italia 1980.

 

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Edwige Fenech: Deborah
Enrico Montesano: Caleb
Bernadette Lafont: Appula
Claudio Cassinelli: Gesù
Enzo Robutti: centurione
Susanna Martinková: Marta
Anna Orso: Maria
Daniele Vargas: Rufo, Governatore
Sara Franchetti: Maddalena
Auretta Gay: ragazza del lupanare
Stefania D’Amario: moglie del riccone

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Pasquale Festa Campanile (dal suo romanzo omonimo)
Sceneggiatura Renato Ghiotto
Ottavio Jemma
Santino Spartà
Stefano Ubezio
Scenografia Enrico Fiorentini

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giugno 17, 2009 Posted by | Commedia | , , | Lascia un commento

Anima persa

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Cupo, tetro dramma famigliare diretto da Dino Risi nel 1976; Tino, un diciannovenne pittore poco convinto dei suoi mezzi, si reca a Venezia, ospite di un cugino di suo padre, Fabio, per frequentare una scuola di pittura. L’ingegner Fabio è una persona severa, colta, mentre sua moglie Elisa è una donna molto insicura, fragile e probabilmente anche dedita di nascosto all’alcool.

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Catherine Deneuve è Elisa

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Vittorio Gasmann è l’Ingegner Bruno

Immediatamente Tino si rende conto dell’atmosfera claustrofobica della casa; una sera sente distintamente suonare un pianoforte, altre volte sente un calpestare di passi provenienti dalla soffitta. Chieste spiegazioni a sua zia, ne riceve in cambio vaghe risposte, così un giorno, grazie all’anziana servitrice di casa, apprende che in soffitta è rinchiuso Berto, un dottore esperto in scienze naturali che è fratello dell’ingegner Bruno, che vive segregato da tutto e isolato dopo aver perso il senno.

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Poco alla volta Tino si rende conto che nella casa aleggia un mistero, terribile, sospeso nell’aria; tra mezze ammissioni, confessioni, Tino apprende da Elisa la storia di Berto: l’uomo è impazzito dopo aver causato la morte di Beba, la figlia di dieci anni del primo matrimonio di Elisa. L’uomo, che provava una passione morbosa per la bambina, aveva tentato di insidiarla, così un giorno Beba, scappando era caduta in un canale, affogando. Sorpreso da suo zio a rovistare con una sua amica modella di nudo in una stanza piena di ricordi della bimba, Tino aggiunge un tassello alla fosca storia; secondo la versione dell’ingegner Fabio, Beba è morta a causa di sua madre, che non aveva curato una sua polmonite, perchè gelosa dell’affetto che la bambina provava per lui.

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Poco convinto dalle due versioni, Tino indaga e scopre che nella tomba di famiglia dell’ingegnere in realtà la bambina non è sepolta. Non solo: scopre anche che suo zio ha mentito sul lavoro, che non è più dipendente dell’azienda del gas da oltre 15 anni e che passa molto del suo tempo libero dilapidando il patrimonio della moglie al gioco. Sempre più turbato, Tino decide di conoscere il famoso Berto, rinchiuso in soffitta, e quando entrerà nella stanza, tutto il quadro della situazione diventerà chiaro all’improvviso, provocando la sua fuga da quella casa opprimente, con i suoi segreti e le sue bugie, immersa in un’aria di fosca pazzia.

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“Perché i pazzi, come i bambini, conoscono la verità”

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Sospeso tra il thriller, il dramma e il giallo, Anima persa regge benissimo fin quasi alla fine il suo copione; atmosfera opprimente, decadente, amplificata da una casa che sembra un museo settecentesco pieno di mistero e ombre. Fin quasi alla fine, dicevo, perchè proprio il finale lascia aperte le porte a una serie di domande, perchè spiazza lo spettatore con la sua soluzione imprevista, lasciando dubbi sui racconti dei protagonisti. Forse non è nemmeno questo il punto debole, quanto l’illogicità della situazione che si verrà a creare, con Beba che da figlia si trasforma in moglie, aprendo una voragine nella sceneggiatura.

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Però, al di là di questo, il film si lascia guardare quasi come un thriller, pur nell’eccesso della recitazione di Vittorio Gasmann, troppo tesa al teatro e poco al cinema, pur al solito eccezionale per espressività. Brava anche Catherine Deneuve, che tratteggia benissimo il carattere docile, quasi succube di Elisa, una donna con molte ombre, assolutamente incomprensibile nel gioco che sosterrà fino alla fine. Bene anche Danilo Mattei, che forse alla fine risulta il migliore, con quella sua aria spersa di giovane candido messo di fronte ad una storia troppo grande per lui. Molti i dialoghi di rilievo, come quello tra Bruno ed Elisa: ““A volte penso che mi piacerebbe vivere in un rebus (Bruno)”. “Perchè, non è così? Non viviamo tutti dentro un rebus?/Elisa) ” , oppure la confessione di Elisa al nipote, preludio del drammatico finale: “Gli anni sono come una gomma che tutto cancella. Leggera, invisibile. Piano piano passa sugli occhi, sul naso, sulla bocca e rende tutto sfumato, incerto, confuso. Questa gomma la sento passare e ripassare ogni istante“. O ancora le parole che l’ingegner Bruno dice a Tino passando davanti al manicomio: “”Povere creature, colpevoli soltanto di non aver accettato il buon senso e le sue regole infami. Lo sai perché li tengono rinchiusi? Perché i pazzi, come i bambini, conoscono la verità. E la gente ha paura della verità“. Pazzia, claustrofobia, aria malsana, malata; questo si respira nel film prima della ventata di aria fresca rappresentata dalla partenza di Tino da Venezia, quando dice al gondoliere che lo trasporta ” I miei disegni valgono meno delle tele su cui sono stati fatti ” Un bel film, da riscoprire.

Anima persa, un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Catherine Deneuve, Danilo Mattei, Ester Carloni, Anicée Alvina, Gino Cavalieri, Michele Capuist, Ester Canoni
Thriller, b/n durata 100 min. – Italia 1977.

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Vittorio Gassman: Fabio Stolz
Catherine Deneuve: Elisa Stolz
Danilo Mattei: Tino
Anicée Alvina: Lucia
Ester Carloni: Annetta
Michele Capnist: Il duca
Gino Cavalieri: professor Sattin

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Regia Dino Risi
Soggetto Giovanni Arpino
Sceneggiatura Dino Risi, Bernardino Zapponi
Produttore Pio Angeletti Adriano De Micheli
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Alberto Galliti
Musiche Francis Lai
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Luciano Ricceri

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giugno 14, 2009 Posted by | Thriller | , , | 6 commenti

La moglie di mio padre

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Un ricco industriale e vedovo lombardo, Antonio, convola a nozze con una donna parecchio più giovane di lui; l’uomo va in crisi ilgiorno in cui si rende conto di non poter appagare sessualmente la moglie, iniziando così una relazione adulterina, anche se passeggera, con una giovanissima. La situazione si complica notevolmente con l’arrivo di Claudio, figlio dell’industriale, giovane playboy che ben presto scopre di essere attratto, ricambiato, dalla giovane matrigna.

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Luigi Pistilli

La donna, Laura, nutre dubbi su se stessa, incolpandosi in qualche modo dei problemi del marito, finendo per ingaggiare una prostituta per prendere lezioni di seduzione. Tutto finisce in tragedia quando la donna, andato via il giovane Claudio, rifiuta di tornare con il marito, preferendo la sua nuova vita indipendente; Antonio non accetta la cosa e l’uccide.

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Carroll Baker

Immerso in un’atmosfera opprimente, decadente, La moglie di mio padre è un film con qualche pregio e moltissime pecche; se riesce, in qualche modo, ad essere una visione del disfacimento della famiglia (siamo negli anni settanta, nel 1976 per la precisione), dei suoi valori ormai in crisi, non sfugge alla logica di una sceneggiatura semplicistica  e piena di pecche.

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Femi Benussi

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A parte il triangolo ormai abusato marito-moglie-figlio, appare evidentissima la distonia tra la storia e le scene di erotismo, nelle quali c’è anche, insolitamente, il bravo Adolfo Celi, che non riesce con il mestiere a coprire l’evidente imbarazzo. Bene invece Carroll Baker, sempre capace di ricoprire il ruolo assegnato con grazia e bravura. Un film in tono minore, nonostante il cast fosse di buon livello; vanno citati anche Cesare Barro, nel ruolo del giovane Claudio, Luigi Pistilli in quello dello psicanalista dell’industriale,

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Gabriella Giorgelli

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la solita bellissima Femi Benussi nel ruolo di una moglie fin troppo disponibile e quello della giovane e sfortunata Jenny Tamburi in quello di un’amica della Baker. Il film è diretto da Andrea Bianchi, che in passato aveva diretto diligentemente Nude per l’assassino, con taglio molto pesante, forse troppo per una pellicola con molte pretese assolutamente ridimensionabili dopo la sua visione.

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Adolfo Celi

La moglie di mio padre, un film di Andrea Bianchi. Con Adolfo Celi, Carroll Baker, Jenny Tamburi, Cesare Barro,Luigi Pistilli, Femi Benussi, Gabriella Giorgelli
Erotico, durata 92 min. – Italia 1976.

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Carroll Baker: Laura
Adolfo Celi: Antonio
Cesare Barro: Claudio
Luigi Pistilli: Carlo
Gabriella Giorgelli: Prostituta
Dada Gallotti: amica di Patrizia
Caterina Barbero: Gabriella
Carla Spessato: Magda
Femi Benussi: Patrizia
Jenny Tamburi: Diana

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Regia Andrea Bianchi
Soggetto Andrea Bianchi, Massimo Felisatti
Sceneggiatura Andrea Bianchi, Massimo Felisatti
Produttore Enzo Doria
Casa di produzione Capitol International, Koala Cinematografica
Fotografia Franco Delli Colli, Franco Villa
Montaggio Mariano Arditi
Musiche Guido De Angelis, Maurizio De Angelis
Trucco Romana Piolanti

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giugno 11, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , | Lascia un commento

Oh, mia bella matrigna!

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Luigi, un professore universitario, resta vedovo dopo un incidente stradale, nel quale muore la giovane moglie. L’uomo ha un figlio, Claudio, che si gode la vita, tra donne e bisbocce varie. Un giorno Luigi, colto da improvvisa passione per la bella e seducente Laila, la corteggia e la sposa. La coppia si installa ovviamente nell’appartamento di lui, nel quale abita il giovane Claudio.

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Sabina Ciuffini, la bella matrigna

Ben presto tra la giovane matrigna e Claudio, complici le continue assenze del professore, scoppia la fatidica scintilla. I due prendono ad amarsi, ma la presenza di Luigi diventa ben presto troppo ingombrante. Così i due amanti decidono di eliminarlo fisicamente, simulando un incidente, ma durante le prove generali dell’omicidio, qualcosa non funziona, e Laila rimarrà folgorata nella vasca da bagno.

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Filmetto senza pretese, diretto da Guido Leoni nel 1976, Oh mia bella matrigna nelle intenzioni dei produttori e del regista avrebbe dovuto lanciare la carriera cinematografica di Sabina Ciuffini, all’epoca valletta del popolare Mike Bongiorno e del suo seguitissimo Rischiatutto. Scommessa persa per due motivi: Sabina Ciuffini, pur carina e simpatica, non possedeva le necessarie doti d’attrice, e nel film, una commediola erotica con qualche pretesa di essere un thriler o quanto meno un dramma famigliare, aldilà dei seni esposti con generosità, altro non mostra.

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Il secondo, sicuramente più valido motivo, consiste nell’estrema insulsaggine della trama, trita e ritrita, nell’ambientazione quasi sempre casalinga del film, con scene ripetute degli amori tra Claudio e Laila, peraltro non condite dal solito erotismo sfacciato, ma limitato a qualche inquadratura del bel corpo della Ciuffini. Probabilmente per evitare fatidiosi problemi con la Rai, della quale era dipendente, forse anche per non guastare quella ua fama di ragazza libera ma non troppo, di fidanzatina degli italiani, la Ciuffini non girò nemmeno una scena senza slip, con risultati anche paradossali e divertenti; in una scena in cui fa la doccia, mostrando scarso senso per l’igiene, non si toglie gli slip!!!

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Aldilà della battuta, Oh mia bella matrigna non si segnala per nessun merito particolare; film abbastanza noioso, dalla trama scontata, giocato sul rapporto peraltro visivamente molto casto tra Claudio e Laila, non ha dalla sua nemmeno una recitazione di livello. A parte il povero Ronet, che sembra capitato sul set di un film con soggetto fantascientifico, nulla resta nella memoria dello spettatore. Forse un senso di liberazione alla comparsa della fatidica scritta Fine

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Oh, mia bella matrigna!, un film di Guido Leoni. Con Maurice Ronet, Sabina Ciuffini, Gianfranco De Angelis, Gloria Piedimonte, Crippy Yocard
Drammatico, durata 94 min. – Italia 1976.

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Maurice Ronet: Luigi
Sabina Ciuffini: Lalla
Gianfranco De Angelis: Claudio
Gloria Piedimonte: Elvira, la domestica
Crippy Yocard: Cochi

Regia Guido Leoni
Soggetto Luigi Angelo
Sceneggiatura Guido Leoni,Sandro Leoni
Fotografia Romolo Garroni,Claudio Carradori
Montaggio Angelo Curi,Maria Pia Appetito
Musiche Renato Serio,Guido Leoni,Carol Hill
Scenografia Giacomo Calò Carducci

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maggio 29, 2009 Posted by | Erotico | , , | 1 commento

Evelyn Stewart

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Evelyn Stewart

Sono oltre sessanta i film interpretati dalla italianissima Ida Galli, che nel corso della sua trentennale carriera, iniziata nel 1960 all’età di 18 anni ( è nata a Sestola nell’aprile del 1942) ha più volte cambiato il suo nome, passando dall’italianissimo nome di battesimo di Ida a Arianna Galli, passando in seguito all’iberico Isli Oberon, all’anglo sassone Priscilla Steele per giungere infine a Evelyn Stewart, che è lo pseudonimo, il nome d’arte che ha in effetti usato maggiormente, con tutte le varianti del nome, Eveline, Evelin,Ewelyn, Evelyne e via dicendo.

Evelyn Stewart Il gattopardo
Evelyn Stewart in una scena di Il Gattopardo

Evelyn Stewart Concerto per pistola solista
Concerto per pistola solista

60 film sono un bel patrimonio, in effetti, per una donna bella ma lontana dai canoni estetici della vamp tutta curve e sorrisi, dalla pin up o dalla fatalona. Ida, o Evlyn, ha basato il successo della sua carriera sulle spiccate doti interpretative, che l’hanno portata a passare attraverso vari generi cinematografici, come il peplum, il thriller all’italiana, la commedia e anche svariati western, oltre a piccole partecipazioni in film importanti, quali La dolce vita di Fellini, con la particina della debuttante dell’anno o Il gattopardo di Visconti, nel quale era Carolina.

Evelyn Stewart Il medaglione insanguinato 1

Evelyn Stewart Il medaglione insanguinato 2
Due fotogrammi da Il medaglione insanguinato

Evelyn Stewart Quel maledetto giorno di fuoco
Quel maledetto giorno di fuoco

Evelyn esordisce nel 1960 nel film Messalina venere imperatrice, di Cottafavi, con lo pseudonimo Arianna Galli, girando successivamente  nel breve arco di 5 anni, 10 film, alcuni dei quali molto noti, come Fantasmi a Roma di Pietrangeli, film molto bello costruito attorno ad un cast fantastico, che comprendeva Mastroianni, Eduardo de Filippo, Gassman, Sandra Milo e Tino Buazzelli, o come il citato Gattopardo.

Evelyn Stewart Il dolce corpo di deborah
Nel film Il dolce corpo di Deborah

Di questo periodo sono Une fille pour l’etè, Le italiane e l’amore di Baldi, i due peplum Ercole al centro della terra, per la regia di Mario Bava, nel quale Evelyn è la dea Persefone e Il crollo di Roma, di Margheriti, accanto ad un’altra stellina nascente, Maria Grazia Buccella. Nel 1963 la troviamo sul set di La frusta e il corpo, di Mario Bava, con lo pseudonimo Isli Oberon; nel 1964 è nel cast del peplum Roma contro Roma, prima di interpretare alcuni western di buona fattura, come Un dollaro bucato, nel ruolo di Judy, moglie di Giuliano Gemma, girato per la prima volta con quello che sarà il suo nome d’arte più conosciuto, Stewart, seguito da Gli eroi di fort Worth, questa volta con lo pseudonimo Priscilla Steele.

Evelyn Stewart La coda dello scorpione
Evelyn è Lisa Baumer in La coda dello scorpione

Evelyn Stewart La battaglia d'Inghilterra
La battaglia d’Inghilterra

Altri western di questo periodo sono Adios gringo e Sette magnifiche pistole, che propongono una Stewart in possesso di un’ottima padronanza della mimica facciale, che la rende adatta, duttile a qualsiasi interpretazione. Non ha quasi mai un ruolo da protagonista, è vero, forse perchè non è una bellezza selvaggia, vistosa. Ma è una buona caratterista, impiegabile in qualsiasi ruolo, e lo dimostra nel film Le piacevoli notti, di Armando Crispino, nel ruolo di Angelica e al fianco di un ottimo cast: Gassman,Tognazzi, la Lollobrigida, Proietti, sono solo alcuni degli attori di questo piacevole lavoro.

Evelyn Stewart Le piacevoli notti
Le piacevoli notti

Evelyn Stewart Sette note in nero
Evelyn Stewart con Jennifer O’Neil nello splendido Sette note in nero

L’estrema duttilità di Evelyn si concretizza in una serie di comparsate in film di diversa fattura e tematica: arrivano così le partecipazioni a Missione speciale Lady Chaplin, il western Django spara per primo, Rififi ad Amsterdam, Il giardino delle delizie, Assasination, Il suo nome gridava vendetta. Nel 1969, quindi alle soglie dei fatidici anni settanta, epoca d’oro per il cinema italiano, la Stewart allarga ancora di più le sue partecipazioni a film di generi diversi, entrando nel cast di Il medico della mutua, grande successo di cassetta realizzato da Zampa grazie ad un grandissimo Alberto Sordi, mentre interpreta il ruolo di Suzanne nel film Il dolce corpo di Deborah, nel quale per la prima volta lavora accanto a Carroll Baker, di Romolo Guerrieri.

Evelyn Stewart Un bianco vestito per Mariale
Nel film Un bianco vestito per Marialè

Evelyn Stewart Una farfalla con le ali insanguinate 11
Una farfalla con le ali insanguinate

In un solo anno entra nei cast di film diversi tra loro: i western Tre croci per non morire, Quel maledetto giorno di fuoco, il drammatico Strada senza uscita, i film di guerra La battaglia d’Inghilterra, La battaglia del deserto e Il prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, altro grande successo personale di Alberto Sordi. Gli anni settanta vedono Evelyn impegnata in molte produzioni, legate sopratutto al genere western e a quello che diverrà il genere portante di tutto il decennio, il thriller all’italiana. Oltre a Ciakmull, Concerto per pistola solista, Le regine, I quattro pistoleri di Santa Trinità, Evelyn recita in alcuni tra i più importanti thriller del decennio. Guardiamoli in dettaglio:

Evelyn Stewart Un dollaro bucato
Un dollaro bucato

Una farfalla dalle ali insanguinate, di Diccio Tessari, costruito attorno alla figura di un misterioso killer che alla fine sarà il solito insospettabile, in cui Evelyn è Maria, l’affascinante moglie di un giornalista accusato degli omicidi.

La coda dello scorpione, di Sergio Martino, ottimo thriller in cui è la signora Baumer, la presunta vedova di un uomo d’affari che intasca una grossa somma dall’assicurazione sulla vita del marito, morto in un incidente aereo, e che verrà uccisa proprio per quei soldi. Nel film è nuovamente accanto a Anita Strindberg;

Quando Marta urlò dalla tomba, di Francisco Lara Polop, produzione italo-spagnola nel quale interpreta Martha, nipote di una donna morta in un incidente automobilistico e che sarà la chiave di una storia abbastanza confusa, che terminerà con il solito bagno di sangue finale;

Il coltello di ghiaccio, di Umberto Lenzi, nel ruolo di Jenny, una giovane e bella cantante lirica uccisa in circostanze misteriose

Evelyn Stewart Il coltello di ghiaccio
Evelyn nel film Il coltello di ghiaccio

Un bianco vestito per Marialè, di Romano Scavolini, nel ruolo di Marialè, una donna prigioniera di suo marito, in un film gotico/giallo in cui l’unica cosa davvero buona è la sua superba interpretazione;

Evelyn Stewart Una farfalla con le ali insanguinate
Ancora da Una farfalla con le ali insanguinate

Il medaglione insanguinato, di Massimo Dallamano, buon giallo in cui è Jill, tata di una bambina traumatizzata dalla morte in un incendio della madre, segretamente innamorata del padre della bambina, e che, ancora una volta, finirà uccisa.

Sette note in nero, di Lucio Fulci, splendido noir, uno dei migliori del decennio, nel ruolo di contorno di Gloria, sorella del marito della protagonista, Jennifer O’Neil

Tutti lavori in cui la professionalità di Evelyn emerge a dispetto della qualità delle pellicole, e che la portano a girare un mucchio di film, come Il giustiziere sfida la città e Napoli spara, del filone poliziottesco, lo storico La badessa di Castro, il western Lo chiamavano tressette, l’insipido Povero Cristo, il futurista e misconosciuto Le orme, di Luigi Bazzoni, una delle opere più visionarie e interessanti del cinema italiano, penalizzato da una distribuzione assurda. Un caleidoscopio cinematografico, in cui l’attrice mostra sempre più le sue sorprendenti doti da camaleonte della recitazione.

Evelyn Stewart Adios gringo
Nel film Adios gringo

Tuttavia siamo anche nel periodo in cui la crisi del cinema inizia a farsi sentire,e in cui le produzioni italiane sono sempre più orientate al nuovo genere che va imponendosi nelle sale, la commedia sexy. Evelyn, poco incline a mostrarsi nuda, sceglie di stare lontana da queste produzioni, con il risultato di veder diradare le chiamate dei registi. Dal 1976 in poi, infatti, lavorerà ancora in Le due orfanelle, Il grande attacco, con una lunga pausa che durerà fino al 1982, con il ritorno sul set nel film Una di troppo, di Pino Tosini, al fianco di Dalila Di Lazzaro.

Evelyn Stewart Django spara per primo
Django spara per primo

E’ in pratica la fine della carriera cinematografica di Evelyn, che ricomparirà sugli schermi nel pessimo Fratelli d’Italia, nel 1989, film diretto dall’ineffabile duo  fratelli Vanzina, in Arabella l’angelo nero, di Stelvio Massi e negli anni novanta in Con i piedi per aria e nel suo ultimo film ufficiale, Baby on board del 1991, che chiude di fatto la sua lunga ed esemplare carriera.

Evelyn Stewart Il delitto del diavolo

Evelyn Stewart  in Il delitto del diavolo-Le regine

Se dovessi definire con una sola parola la carriera di Evelyn Stewart userei il termine professionale; lungi dal puntare sulle comunque indubbie doti fisiche, l’attrice ha privilegiato sempre la recitazione, la personalità, la preparazione, cosa che le ha permesso di resistere alle varie mode cinematografiche e sopratutto a lasciare davvero un bel ricordo di se; lontana dai riflettori, dagli scandali, dalle copertine con le foto nude ammiccanti, dai paginoni centrali di Playmen o Playboy, Evelyn ha puntato, vincendo, sulla professionalità e la discrezione.

Evelyn Stewart Ciakmull - L'uomo Della Vendetta
Ciakmull

Un non personaggio, quindi, che ha lasciato cinematograficamente davvero molti rimpianti.

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Evelyn Stewart- Sette magnifiche pistole

Sette magnifiche pistole

Evelyn Stewart- Quel maledetto giorno di fuoco

Quel maledetto giorno di fuoco

Evelyn Stewart- Povero Cristo

Povero Cristo

Evelyn Stewart- Napoli spara

Napoli spara

Evelyn Stewart- La frusta e il corpo

La frusta e il corpo

Evelyn Stewart- Il suo nome gridava vendetta

Il suo nome gridava vendetta

Evelyn Stewart- Il grande attacco

Il grande attacco

Evelyn Stewart- Il giustiziere sfida la città

Il giustiziere sfida la città

Evelyn Stewart-Roma contro Roma

Roma contro Roma

Evelyn Stewart Ercole al centro della terra

Ercole al centro della terra

Evelyn Stewart Caglostro
Cagliostro

Evelyn Stewart La frusta e il corpo
La frusta e il corpo

Evelyn Stewart Il giardino delle delizie

Il giardino delle delizie

Evelyn Stewart- Fantasmi a Roma

Fantasmi a Roma

Evelyn Stewart- Assassination

Assassination

Evelyn Stewart- Le orme

Le orme

Evelyn Stewart- Il medico della mutua

Il medico della mutua

Evelyn Stewart Sette magnifiche pistole

Sette magnifiche pistole

Evelyn Stewart Missione speciale Lady Chaplin

Missione speciale Lady Chaplin

Evelyn Stewart I quattro pistoleri di santa trinità

I quattro pistoleri di Santa Trinità

Evelyn Stewart Rififi ad Amsterdam

Rififi ad Amsterdam

Evelyn Stewart Le due orfanelle

Le due orfanelle

Evelyn Stewart La badessa di castro

La badessa di Castro

Evelyn Stewart Gli eroi di Fort Worth

Gli eroi di Fort Worth

Evelyn Stewart Roma contro Roma

Roma contro Roma

Evelyn Stewart Il crollo di Roma

Il crollo di Roma

Grazie Signore p.

Evelyn Stewart Quando Marta urlò dalla tomba

Quando Marta urlò dalla tomba

Perchè uccidi ancora

Evelyn Stewart La battaglia del deserto

La battaglia del deserto

Evelyn Stewart Il professor Guido Tersilli

Il professor Guido Tersilli

Evelyn Stewart Arabella l'angelo nero

Arabella l’angelo nero

evelyn-stewart-messalina-venere-imperatrice

Messalina venere imperatrice

La dolce vita

                                                                                                          Nel blu dipinto di blu

Evelyn Stewart- Banner filmografia

Baby on Board (1991)
Arabella l’angelo nero (1989)
Fratelli d’Italia (1989)
Una di troppo (1982)
Il grande attacco (1978)
Sette note in nero (1977)
Napoli spara (1977)
Le due orfanelle (1976)
Per amore (1976) (uncredited)
Il giustiziere sfida la città (1975)
Il medaglione insanguinato (1975)
Le orme (1975)
Povero Cristo (1975)
Cagliostro (1974)
La badessa di Castro (1974)
Lo chiamavano Tresette… giocava sempre col morto (1973)
Küçük kovboy (1973)
Un bianco vestito per Marialé (1972)
Il coltello di ghiaccio (1972)
Quando Marta urlò dalla tomba (1972)
Grazie signore p… (1972)
La coda dello scorpione (1971)
I quattro pistoleri di Santa Trinità (1971)
Una farfalla con le ali insanguinate (1971)
Le regine (1970)
Concerto per pistola solista (1970)
Ciakmull – L’uomo della vendetta (1970)
La battaglia del deserto (1969)
Il prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue (1969)
La battaglia d’Inghilterra (1969)
Strada senza uscità (1969)
Quel caldo maledetto giorno di fuoco (1968)
Tre croci per non morire (1968)
Il dolce corpo di Deborah (1968)
Il medico della mutua (1968)
Il suo nome gridava vendetta (1968)
Assassination (1967)
Moresque: obiettivo allucinante (1967)
Il giardino delle delizie (1967)
Rififí ad Amsterdam (1967)
Django spara per primo (1966)
Missione speciale Lady Chaplin (1966)
Le piacevoli notti (1966)
Sette magnifiche pistole (1966)
Adiós gringo (1965)
Gli eroi di Fort Worth (1965) (come Priscila Steele)
Perché uccidi ancora (1965)
Un dollaro bucato (1965)
Roma contro Roma (1964)
La frusta e il corpo (1963) (come Isli Oberon)
Il gattopardo (1963)
Madame Sans-Gêne (1962)
Il crollo di Roma (1962)
Ercole al centro della terra (1961)
Legge di guerra (1961)
Fantasmi a Roma (1961)
Le italiane e l’amore (1961)
Une fille pour l’été (1960) (come Arianna Galli)
La dolce vita (1960)
Messalina Venere imperatrice (1960) (come Arianna Galli) )

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maggio 13, 2009 Posted by | Biografie | | 12 commenti

Il caso Venere privata

Il caso Venere privata locandina 3

Il giovane rampollo di una famiglia bene, David, incontra una ragazza; lei, Alberta, dopo la fugace avventura, chiede la giovane di portarla con se, perchè sente di essere in pericolo. Ma David, appagato da quella che per lui è una semplice avventura, la scarica.

Il caso venere privata 5
Raffaella Carrà è Alberta

Il giorno dopo il cadavere della ragazza viene ritrovato in un campo, e da quel momento il giovane si lascia andare, preda dei rimorsi, convinto anche di essere in qualche modo responsabile della morte di Alberta. Diventa così dipendente dall’alcool, tanto che un medico, Lamberti, decide di aiutarlo ad uscire dal tunnel nel quale David si è infilato.

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Il caso venere privata 2

Contemporaneamente Lamberti svolge delle indagini per suo conto, scoprendo che la giovane morta aveva accettato di farsi fotografare nuda d un misterioso personaggio. Aiutato da Livia, una delle amiche di Alberta, Lamberti riesce ad identificare il misterioso maniaco, salvando grazie anche a David, la giovane Livia dalla stessa sorte capitata ad Alberta.

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Il maniaco morirà per mano di Davide. Tratto da un romanzo di Giorgio Scerbanenco Venere privata, scritto nel 1966, Il caso Venere privata diretto dal regista francese Yves Boisset è un giallo abbastanza tradizionale, girato con mestiere e indubbia abilità, anche se difetta di profondità e pathos. Prodotto in Francia nel 1970, presenta una deliziosa Raffaella Carrà, non ancora diventata soubrette di fama in un ruolo abbastanza scabroso, una giovanissima Agostina Belli in una particina e la splendida futura conduttrice di Discoring, Vanna Brosio, in una piccola parte ambientata in discoteca.

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Bravo Bruno Cremer, futuro Maigret, circondato però da attori mediocri, per un film che non lascia tracce profonde, perchè si limita ad essere un noir d’ambiente, senza spessore psicologico nei personaggi. Da sottolineare la bella prestazione del solito Adorf, anche se limitata a pochi minuti d’apparizione.

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C’è grossa discrepanza tra il romanzo di Scerbanenco e il film, e non poteva essere altrimenti; tutta la carica feroce, la scabrosità del romanzo risultano nel film ammorbidite , colpa probabilmente della sceneggiatura, mirata ad aveitare possibili problemi con la censura. Curiosa la parte con la Carrà, in evidente imbarazzo nel posare nuda davanti al fotografo maniaco, incatenata.

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Il libro di Scerbanenco

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Il caso Venere privata,un film di Yves Boisset. Con Renaud Verley, Bruno Cremer, Marianne Comtell, Raffaella Carrà, Claudio Gora,Marina Berti, Agostina Belli, Vanna Brosio
Titolo originale Cran d’arrêt. Giallo, durata 90 min. – Francia 1970.

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Il caso Venere privata 8

 

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Il caso Venere privata banner personaggi

Bruno Cremer: Duca Lamberti
Renaud Verley: Davide Auseri
Marianne Comtell: Livia Ussaro
Mario Adorf: il fotografo
Raffaella Carrà: Alberta Radelli
Marina Berti: sorella di Alberta
Claudio Gora: questore Luigi Càrrua
Jean Martin: il maggiordomo
Rufus: l’assistente del fotografo
Vanna Brosio: Marilina
Agostina Belli: Mara

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Regia Yves Boisset
Soggetto Giorgio Scerbanenco (romanzo)
Sceneggiatura Antoine Blondin, Francis Cosne, Yves Boisset
Produttore Francis Cosne
Fotografia Jean-Marc Ripert
Montaggio Paul Cayatte
Musiche Michel Magne
Costumi John De Vernant
Trucco Vergottini

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aprile 30, 2009 Posted by | Thriller | , , , | 2 commenti

Il vizio di famiglia

Il vizio di famiglia locandina

Appena uscito di prigione, dopo un anno, Giacomo viene avvicinato da una donna, Magda; la donna gli propone un patto. Lui seduce una sua vecchia fiamma, Ines, che ha sposato un ricco industriale,un conte invalido, e la donna gli darà 10 milioni. Giacomo, fingendosi un maggiordomo gay, riesce a farsi assumere dall’industriale, che vive in una magnifica villa.

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Orchidea De Santis (Marisa) mentre attende l’uscita di Giacomo dalla prigione

Nella casa, oltre all’industriale, di salute cagionevole e costretto a vivere su una sedia a rotelle, ci sono, nell’ordine: Magda, sorella dell’industriale e suo figlio, un ragazzo con l’hobby delle foto erotiche, sua moglie Ines, una donna dal passato molto equivoco.

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Juliette Maynel (Magda) propone a Renzo Montagnani (Giacomo) un patto ambiguo

A loro si aggiungerà Susy, figlia del conte-industriale, frutto della relazione dello stesso con una fiamma giovanile. L’arrivo della ragazza scompiglia i piani di Magda e Ines, intente a farsi la guerra per diventare eredi del patrimonio dell’uomo. La nuova nemica sembra infatti molto temibile, e sopratutto molto scaltra.

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Susan Scott (Ines)

Tra i vari componenti della famiglia si intrecciano relazioni pericolose: il maggiordomo Giacomo dapprima seduce la sua vecchia fiamma, Ines, subito dopo la giovane Susy, che si concede anche una scappatella con una cameriera della villa. Ines ha una relazione con il figlio di Magda, mentre quest’ultima, ingannata da Giacomo che finge di non riuscire ad attrarre Ines nella trappola preparata, decide di simulare il rapimento del figlio per costringere il fratello a pagare un riscatto. Il trucco però viene scoperto.

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Renzo Montagnani (Giacomo) seduce la sua vecchia fiamma Susan Scott (Ines)

Nel frattempo nella villa arriva una nuova domestica: è Marisa, una prostituta, che è segretamente la donna di Giacomo. Sarà proprio quest’ultima a scompaginare i piani delle tre donne, troppo occupate a farsi la guerra, senza risparmio di colpi bassi di ogni genere.

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Edwige Fenech (Susy)

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La prova che Susy è figlia del conte, il neo

Inaspettatamente, Il vizio di famiglia, diretto da Mariano Laurenti nel 1975, si rivela una commedia di discreta fattura; commedia sexy si, ma girata con intelligenza, con una trama godibile e con battute una volta tanto all’altezza della situazione. Sicuramente giova all’impianto narrativo l’ottimo cast messo su dal regista.

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A parte il solito Renzo Montagnani, abile come sempre nel ruolo di Giacomo, il furbo maggiordomo fintamente gay, si segnalano, e non solo per le scene di nudo Nieves Navarro, che ormai era diventata famosa come Susan Scott nel ruolo di Ines, la solita splendida Edwige Fenech in quella di Susy, la figlia ritrovata troppo furba, e che finirà gabbata come gli altri, e sopratutto una splendida Orchidea De Santis, nel ruolo di Marisa, colei che scompaginerà i piani delle tre donne seducendo il vecchio conte e facendosi nominare sua erede universale.

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Regge bene l’impianto narrativo, basato sulla girandola dei doppi e tripli giochi dei protagonisti, fino al beffardo finale. Da segnalare anche la bella prova di Gigi Ballista, nei panni dell’industriale gaudente, che muore per  un accesso di risa durante il pranzo in cui si fa beffe della moglie, della cognata e della figlia.

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In definitiva, una buona prova d’orchestra per una commedia sexy strutturata quasi come un giallo, con qualche scena d’erotismo ardita (celebre la sequenza con la Fenech, in bagno, seduta mentre mostra parte delle sue grazie al nipote del conte), e con i nudi della splendida Scott, caratterista molto brava ed espressiva.

Il vizio di famiglia, un film di Mariano Laurenti 1975, con Renzo Montagnani, Gigi Ballista,Orchidea De Santis,Juliette Maynel,Susan Scott,Edwige Fenech

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Renzo Montagnani: Giacomo
Edwige Fenech: Suzie
Gigi Ballista: il conte
Nieves Navarro: Ines
Anna Melita: Noemi
Roberto Cenci: Marco
Enzo Andronico: Felice
Orchidea De Santis : Marisa

Il vizio di famiglia banner cast

Regia Mariano Laurenti
Soggetto Marino Onorati, Cesare Frugoni, Gianfranco Couyoumdjian
Sceneggiatura Marino Onorati, Cesare Frugoni, Gianfranco Couyoumdjian
Produttore Gianfranco Couyoumdjian
Casa di produzione Flora
Distribuzione (Italia) Flora
Fotografia Federico Zanni
Musiche Gianni Ferrio

aprile 28, 2009 Posted by | Erotico | , , , | 6 commenti

Marilù Tolo

Una carriera cinematografica di tutto rispetto quella di Maria Lucia Tolo, in arte Marilù Tolo, attrice romana nata nella capitale il 16 gennaio del 1944, composta da quasi 70 film e da altre partecipazioni a serie televisive. Alta, bella, dal fisico armonico, un volto in cui splendono due occhi affascinanti e profondi, Marilù ha sicuramente approfittato delle sue doti fisiche per imporsi all’attenzione del mondo dello spettacolo, e grazie ad esse ha potuto esordire come modella in sfilate di moda;

Marilu Tolo Viva la muerte tua

Marilu Tolo in Viva la muerte tua

un’attrazione fatale, perchè proprio sulle passerelle nacque la sua relazione giovanile più importante, quella con lo stilista Valentino Garavani, che la ricorda così: “un grande amore l’ho avuto. L’attrice Marilù Tolo. Ero molto innamorato di lei: era veramente bellissima, bruna, con questi occhi incredibili. Lei aveva solo 17 anni, e io 27. Le ho anche regalato un anello, che ebbi indietro. Sono rimasto molto male. Ora vive fra il Messico e Los Angeles, si è sposata benissimo, con un uomo adorabile, molto molto molto ricco. Ogni tanto la sento ancora. Ci facciamo gli auguri a Natale“.


Nel film Barbablu

Siamo tutti in libertà provvisoria

Una carriera che inizia subito, a soli 16 anni, con il film Urlatori alla sbarra, nella quale recita con il suo nome, Marilù, al fianco di Celentano e Mina; notata anche dalla televisione, raggiunge vasta popolarità al fianco del grande Mario Riva nel programma culto di inizi sessanta, Il musichiere.

In tre anni gira altri dieci film, il più importante dei quali è Adultero lui, adultera lei, di Raffaele Matarazzo, nei panni di Lina. Il genere di voga, a inizi anni sessanta, è il peplum, o sandalo, i famosi film storici ambientati nell’antica Roma o comunque in costume; gira Il trionfo di Ercole,Maciste gladiatore di Sparta, nel quale è l’affascinante Olympia, L’ultimo gladiatore,Il magnifico gladiatore. Pellicole di valore non eccelso, ma che ne costruiscono la fama, che se non decollerà mai, per la mancanza di veri ruoli da protagonista, le permettono comunque di diventare molto popolare. Nel 1964 partecipa, nel ruolo di Diana, al film di De Sica Matrimonio all’italiana, tratto dalla pieces teatrale di De Filippo Filomena Marturano.

Mio caro assassino

Recita quindi accanto a due mostri sacri del cinema,la Loren e Mastroianni, e non sfigura affatto. Dopo una brevissima apparizione in Giulietta degli Spiriti,di Fellini, Marilù accetta praticamente tutto quello che le offrono, e finisce per comparire in pellicole mediocri, come Catherine Carnet alias per un morto,Un colpo da mille miliardi,077 intrigo a Lisbona,Una raffica di piombo.


Uno dei suoi ultimi film, Il tassinaro

La carriera quindi sembra prendere una strada ben definita, attribuendole ruoli di comprimaria, quando non anche di semplice comparsa. Fino al 1967 gira altri film, nessuno di quali merita davvero una citazione. Nel frattempo, esauritasi la vena dei peplum, in Italia arriva come un ciclone lo spaghetti western, genere nato all’indomani del clamoroso, e per molti versi imprevisto successo di Per un pugno di dollari.Nel 1967 è nel cast di Se sei vivo spara, che segna il suo esordio nel genere,nel ruolo di Lori, a cui seguiranno altre partecipazioni come non protagonista, prima di interpretare Candy e il suo pazzo mondo al fianco della emergente Ewa Aulin.

Abuso di potere

Con disinvoltura, la Tolo passa attraverso diversi generi; al drammatico Uccidete il vitello grasso e arrostitelo di Samperi alterna Roy Colt e Winchester Jack, un western canonico,la commedia Gradiva, di Albertazzi,il semi erotico I caldi amori di una minorenne, accanto ad una giovanissima Romina Power,un altro western, molto popolare, Viva la muerte…tua, diretto da Tessari, nel quale è Lupita, al fianco di Franco Nero e di Eli Wallach

Marilu è Venerata in Jus primae noctis

Marilu ha una buona fama; nel mondo del cinema è conosciuta, ma non è una protagonista. Sembra accettare il suo ruolo, quasi da precursore del genere cinematografico in voga al momento in cui si apresta a girare un film. Così interpreta uno dei primi film del genere decamerotico, Jus primae noctis, finalmente in un ruolo da protagonista, nelle vesti di Venerata, la donna amata da Gandolfo e concupita dal signore Ariberto da Ficulle.

La paura dietro la porta

Interpreta Meo Patacca, con Proietti e subio dopo è la dottoressa Anna Borgese in Mio caro assassino, di Tonino Valerii, uno dei thriller all’italiana meglio congegnati di sempre. é una piccola parte, nel ruolo della compagna trascurata del commissario Peretti. Il 1972 la vede nella produzione di Barbablu, un thriller mal riuscito in cui spicca solo il cast, formato da Burton, dalla Belli, da Raquel Welch, dalla Schubert e da Nathalie Delon. Segue un film davvero particolare, Themroc,una amro apologo sulla civiltà moderna prima dell’incontro fatale con Dario Argento, avvenuto sul set di Le cinque giornate di Milano, nel quale recita accanto a Celentano.

Marilu Tolo Le 5 giornate

Due fotogrammi tratti da Le 5 giornate di Milano

Nasce l’amore con il regista, ed una relazione turbolenta che finirà prima della realizzazione di Profondo rosso; in questo film si vede Gianna,la reporter interpretata da Daria Nicolodi, gettare nel cestino una foto di Marilu, mntre pronunzia un canzonatorio “Bye bye”

Nel 1974 gira Il trafficone, con Maccione, la Aumont e altri e subito dopo il controverso Prigione di donne; sono due film smaccatamente a sfondo erotico, e sembrano essere anche il canto del cigno dell’attrice. Nel 1975, infatti, conosce il ricco produttore Robert Velin, si trasferisce in America e da quel momento dirada di molto le sue apparizioni cinematografiche, che di fatto si limiteranno ad alcune partecipazioni in film minori, come Paura, Il magnate greco, al fianco di Quinn, Il sonno della morte e Assassinio al cimitero etrusco.Le sue ultime apparizioni sono nel film di sordi Il tassinaro e nel primo dei cine panettoni, Vacanze di Natale.

Meo Patacca

Marilu Tolo Sept hommes et une garce

Sept homme et une garce

Se solo MarilùTolo avesse creduto nei propri mezzi, avrebbe avuto una carriera cinematografica di ben altro livello; non che abbia fatto solo film anonimi, ma è sempre mancato l’acuto, il film che la imponesse come brava e capace attrice, quale indubbiamente è sempre stata. Ritiratasi dagli schermi, l’attrice, che oggi ha 65 anni, vive in qualche parte degli Stati Uniti, lontana da quel mondo che le ha dato comunque una certa popolarità.

Marilu Tolo gallery

Ossessione nuda

Prigione di donne

Sciarada per 4 spie

Uccidete il vitello grasso

Il trionfo di Ercole

Sherazade

Themroc

Se sei vivo,spara

Matrimonio all’italiana

Marilu Tolo Candy

Candy

Il magnate greco

Marilu Tolo L'amore attraverso i secoli

L’amore attraverso i secoli

Maciste gladiatore di Sparta

La saga dei Forrest

Marilu Tolo Assassinio al cimitero etrusco

Assassinio al cimitero etrusco

Marilu Tolo Anatomia di un adulterio
Anatomia di un adulterio

Marilu Tolo Operazione Baleari
Operazione Baleari

Marilu Tolo At the earth core
At the earth core

Marilu Tolo Matrimonio all'italiana

Con Mastroianni in Matrimonio all’italiana

Marilu Tolo Avec la peaux des autres

Avec la peaux des autres

Marilu Tolo Confessione di un commissario

Confessione di un commissario

Marilu Tolo Corrimi dietro che t'acchiappo

Corrimi dietro che t’acchiappo

Marilu Tolo Dimenticare Lisa

Dimenticare Lisa

Marilu Tolo Django kill

Django kill

Marilu Tolo Il papavero è anche un fiore

Il papavero è anche un fiore

Marilu Tolo La bufera

La bufera

Marilu Tolo La primula rossa

La primula rossa

Marilu Tolo Un killer per sua maestà

Un killer per sua maestà

Marilu Tolo Se tutte le donne del mondo

Se tutte le donne del mondo

Marilu Tolo Le brigate del tigre

Le brigate del tigre

Marilu Tolo La primula rossa

La primula rossa

Marilu Tolo La paura dietro la porta

La paura dietro la porta

Marilu Tolo La controfigura

La controfigura

Marilu Tolo La bufera

La bufera

Marilu Tolo Il trionfo di ercole

Il trionfo di Ercole

Marilu Tolo I Caldi Amori di una Minorenne

I caldi amori di una minorenne

Marilu Tolo Gli ultim i giorni di Pompei

Gli ultimi giorni di Pompei

Marilu Tolo Baleari operazione d'oro

Baleari operazione d’oro

Marilu Tolo Avec la peaux des autres

Avec la peaux des autres

Marilu Tolo Vacanze di Natale

Vacanze di Natale

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Perry Grant agente di ferro

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Matrimonio all’italiana

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La bufera (Sceneggiato Tv)

La bourse et la vie

La Celestina P.R.

Le Judoka Agent Secret

L’ultimo gladiatore

Marilu Tolo filmografia

1960 – Urlatori alla sbarra
1960 – I piaceri del sabato notte
1960 – La regina delle amazzoni
1960 – I dolci inganni
1963 – Adultero lui, adultera lei
1963 – Shéhérazade – La schiava di Bagdad
1964 – Il gladiatore di Messalina
1964 – Il magnifico gladiatore
1964 – Il trionfo di Ercole
1964 – L’ultimo gladiatore
1964 – La Celestina P.R.
1964 – Maciste gladiatore di Sparta
1964 – Matrimonio all’italiana
1965 – Le chant du monde
1965 – Giulietta degli spiriti
1965 – Da 077: intrigo a Lisbona
1965 – Le notti della violenza
1966 – Perry Grant, agente di ferro
1966 – Le judoka, agent secret
1966 – Un colpo da mille miliardi
1966 – Baleari operazione Oro
1966 – Carnet per un morto
1966 – La bourse et la vie
1966 – La Primula rosa
1966 – Sciarada per quattro spie
1966 – Se tutte le donne del mondo…- Operazione paradiso
1966 – Una raffica di piombo
1966 – Poppies Are Also Flowers
1966 – Retour à Bacoli (film tv)
1966 – Avec la peau des autres
1967 – Le streghe (episodio La strega bruciata viva)
1967 – Ore violente
1967 – L’amore attraverso i secoli
1967 – Se sei vivo spara
1967 – I dannati della terra
1968 – Commandos
1968 – La saga dei Forrest
1968 – Un killer per Sua Maestà
1968 – Candy e il suo pazzo mondo
1969 – I caldi amori di una minorenne
1970 – L’età selvaggia
1970 – Roy Colt e Winchester Jack
1970 – Gradiva
1970 – Uccidete il vitello grasso e arrostitelo
1971 – Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica
1971 – Siamo tutti in libertà provvisoria
1971 – La controfigura
1971 – Romance of a Horsethief
1971 – Viva la muerte… tua!
1972 – Jus primae noctis
1972 – Abuso di potere
1972 – Bluebeard – Barbablù
1972 – Meo Patacca
1972 – Mio caro assassino
1973 – Il mangiaguardie
1973 – Le cinque giornate
1973 – Themroc
1974 – Il trafficone
1974 – Prigione di donne
1975 – Au-delà de la peur
1976 – Corrimi dietro che t’acchiappo
1978 – Il magnate greco
1981 – The Sleep of Death
1982 – Assassinio al cimitero etrusco
1983 – Il tassinaro
1983 – Vacanze di Natale

febbraio 24, 2009 Posted by | Biografie | | 7 commenti