Son de mar


Son de mar locandina

Prologo:

un piccolo alligatore giace spiaggiato, mosso blandamente dalle onde, mentre il corpo in smoking di un uomo, dal viso coperto dai fluenti capelli, galleggia a pelo d’acqua. Su tutto ciò che vedremo, da ora, incomberà la tragedia: il suono del mare è un omerico richiamo esiziale. Introdotto dagli immortali versi dell’Eneide virgiliana, Ulyses un giovane insegnante di lettere, bello e dall’aria stazzonata, arriva in una mediterranea cittadina della costa spagnola. Qui, prende posto in una pensione dove fa conoscenza con Martina, la figlia del proprietario. Ed è subito attrazione ed è subito amore, nonostante le continue avances che il ricco palazzinaro Sierra le rivolge. Ma i sentimenti tra i due giovani sono puri come il cristallo, tanto da farli convolare a nozze e avere un figlio.

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Tutto si sviluppa serenamente: lui le legge l’Odissea, lei cura la casa.L’invito ad una festa da parte di Sierra, incrociato casualmente da Martina per strada, sarà la causa del tracollo. Durante il party, il ricco ospite tenterà nuovamente un approccio con la ragazza, ma ne verrà respinto. Dal canto suo, il bel professore, non esita a flirtare con una sconosciuta.Tornati a casa, lui giocherella malinconicamente con la fede che forse si è appesa al dito troppo frettolosamente. Che il mondo dorato e libertino dell’ex rivale lo abbia messo di fronte alle sue reali inclinazioni? O è scosso da uno strano luttuoso presagio? Lei gli chiede conferma del suo amore. La risposta è sibillina: “Ti pescherò un tonno…” per provarglielo.Ma dal mare Ulyses non tornerà mai. La barca s’infrangerà sugli scogli ed il suo corpo non verrà più ritrovato.Quattro anni dopo Martina è la donna di Sierra. Questi è, si, uomo spregevole, ma anche mosso da sentimenti profondi e tratta il bambino ormai cresciuto, teneramente, come fosse suo.Lei trascorre il suo tempo oziando, tra un tuffo in piscina, un tailleurs griffato, centri estetici e palestra.

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Una misteriosa telefonata, però, scuote ancora una volta la vita della donna. Ulyses, novello Odisseo, dopo un lungo peregrinare per i mari del mondo è tornato e vuole rivederla. Ha finto la sua morte per scappare dal giogo di una vita che non gli corrispondeva più, ma ora non riesce a fare a meno della sua Penelope. I due diventano amanti, anche se adesso tutto è diverso: nulla sembra rimanere dell’amore semplice e puro di un tempo, null’altro che sesso consumato in una serie di fugaci incontri.

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Come in una favola, lei lo nasconde in una torre segreta, all’ultimo piano di un palazzo vuoto, requisito dalla magistratura, di proprietà del suo nuovo compagno. Lui l’attende, sempre più insofferente alla clandestinità, per poi unirsi a lei. E l’altro, amaramente, fiuta il tradimento e soffre le pene d’amore. Non senza, però, meditare vendetta.La triangolazione non può che far trascendere gli eventi ed una volta saliti sulla barca, luogo di uno dei loro primi incontri, il (melo)dramma non può che compiersi puntualmente.

E’ l’ultimo film di Luna, tratto dall’omonimo romanzo di Manuel Vicent, ad essere stato distribuito in Italia e inteso comunemente come erotico, più per il curriculum del suo autore che non per ciò che realmente mostra. Se per erotico s’intende, infatti, un cinema che ricerca la sublimazione dell’ appagamento dei sensi o che affronta lo spettatore usando la provocazione come strumento d’elezione, allora è ai primi lavori del regista catalano che bisogna risalire. Qui tutto è raggelato, distante, impalpabile, anche le sequenze più ardite. Ed anche in quel caso tutto è più suggerito che mostrato realmente. Qualche nudo e un quid realistico, non riescono a rompere l’atmosfera sempre ovattata che pervade il film.

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Un film imperfetto, che vacilla e frana in più di un’occasione, sotto il peso della sua ingombrante pretenziosità. La storia tra i due protagonisti, interpretata come ideale Odissea dell’amore e della morte (binomio classico della poetica del regista), pur essendo molto intrigante, non riesce ad essere espressa adeguatamente. Lieve all’inizio, anche sensibile, accesa da tocchi sensuali; torbida in seguito, ma non abbastanza però, sottilmente malata, quando l’unico mezzo per ristabilire una relazione tra i due protagonisti resta solo il corpo. In realtà in entrambi i casi le psicologie dei personaggi non si muovono dalla superficie; i loro atteggiamenti, le loro scelte, non sono sufficientemente supportate da una scrittura adeguata. Ciò a scapito della drammaticità e della tensione. E ancora, aldilà dell’indiscussa avvenenza di entrambi, cosa terrebbe insieme Martina e Ulyses? Quale profondo sentimento li legherebbe così indissolubilmente fin oltre la soglia della vita? Cosa porta Martina ad abbandonare le sue ritrovate sicurezze e, soprattutto, il figlio, per un uomo che le ha fatto credere di esser morto per sfuggire alle sue responsabilità e che le si ripresenta davanti dopo tanto tempo senza addurre alcuna valida spiegazione? Niente, sembrerebbe.

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I passi dell’Eneide e dell’Odissea che la voce di Ulyses recita fuori campo, hanno valore prolettico e scandiscono l’avvicendarsi degli eventi. Ma col trascorrere dei minuti perdono peso e recitati a Martina, come motore dell’estasi amorosa, scadono in nient’altro che un giochetto di coppia. Un vezzo intellettuale. Anche certi espedienti simbolici ed allusivi, come gli slip gocciolanti o i colori accesi (rosso, viola, verde) che risaltano il corpo della ragazza sulla neutralità degli sfondi, sono, se non grossolani, incapaci comunque di andare oltre il semplice estetismo.Si direbbe un disastro, ma Luna ha mestiere e stile da vendere, anche nei suoi eccessi peggiori. I buoni propositi, molti, si arenano ma alla pellicola non si può negare un fascino particolare. Certi momenti sono resi esteticamente in modo eccellente. Le scene, invero alquanto sensuali, nella caverna o l’affondamento della barca, sono molto suggestive e ben realizzate. Il personaggio di Martina, come si rivela nella prima parte del film, è schietto e pulito e crea una certa empatia con lo spettatore. Le sue corse in bicicletta ed i primi approcci col futuro marito/amante, sono i momenti migliori dell’intero film, resi con una partecipazione malinconica e quasi commossa. In seguito la sua personalità diventa incomprensibile… ma tant’è: nel bene e nel male è lei a catalizzare l’intera narrazione. La figura della ragazza semplice, travolta e corrotta dagli eventi è un cliché Luniano; vedi, non ultimo, lo scellerato “Bambola” che ha messo a serio rischio la carriera del regista. Così come lo sguardo sulla società iberica, qui rivolto al problema della speculazione edilizia.

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Leonor Watling è carina (anche se a volte a me ricorda Debora Serracchiani), è la ragazza in coma di Parla con me di Almodovar, fa un buon lavoro e come risoluta giovane di provincia è molto credibile. Tutto l’interesse di Luna sembra rivolto a lei. Forse unicamente a lei.

Jordi Molla è, come sempre, totalmente imbalsamato. Fernandez ha un’unica espressione, ma funziona, tanto da ricevere uno dei due premi Goya vinti dal film (l’altro è andato alla sceneggiatura), malgrado il suo personaggio, che pure è centrale nella vicenda, sia davvero una figurina bidimensionale.La fotografia di José Luis Alcaine, tecnico preferito dal regista, è incantevole e supporta magistralmente la rarefazione che avvolge il racconto, con i suoi colori tenui e chiari, freddissimi ma molto contrastati. Il suo occhio rende il mare una sorta di personaggio aggiuntivo e i paesaggi profondi e tangibili. Per non dire di quell’immagine di Martina, di estrema pacatezza e sottilissima sensualità, che la ritrae distesa seminuda sul letto, intenta a mordicchiare un’arancia: rimane impressa nella mente come un’icona.Insomma, un racconto complicato, dagli equilibri lievissimi, che avrebbe necessitato di una maggiore attenzione e nel quale Luna, ad anni luce di distanza dalle aggressioni visive dei suoi esordi e lontano anche dai suoi lavori più riusciti, mostra un’incertezza di grande suggestione.Da segnalare, infine, la colonna sonora curata della band inglese dei Piano Magic: straniante, avvolgente, perfetta.

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di Alessio Bosco

Son de mar
Un film di Bigas Luna. Con Leonor Watling, Jordi Mollà, Eduard Fernández, Sergio Caballero, Neus Agulló,Pep Cortés, Juan Muñoz- Drammatico, durata 102 min. – Spagna 2001

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Son de mar banner personaggi

Jordi Mollà: Ulises
Leonor Watling: Martina
Eduard Fernández: Sierra
Neus Agulló: Roseta
Ricky Colomer: Abel
Pep Cortés: Basilio
Sergio Caballero: Xavier
Carla Collado: donna in rosso
Juan Muñoz: preside

Son de mar banner cast

Regia Bigas Luna
Soggetto Manuel Vicent (romanzo)
Sceneggiatura Rafael Azcona
Produttore Andrés Vicente Gómez
Casa di produzione Lola Films
Fotografia José Luis Alcaine
Montaggio Ernest Blasi
Effetti speciali Reyes Abades
Musiche Piano Magic
Scenografia Pierre Thévenet
Costumi Macarena Soto
Trucco Mariló Osuna

2 Risposte

  1. non ho capito se ti è piaciuto o no

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