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Fiorella Icardi ( Adriana Falco) , figlia sedicenne di un barone della medicina, il professor Icardi (Gabriele Ferzetti) ammanigliato con politici e affarista senza scrupoli, scompare di casa misteriosamente. Il padre,il professor Icardi, coinvolge immediatamente le sue conoscenze, e alla polizia arriva l’ordine di impegnare tutte le forze nella ricerca della ragazza. Carraro (Enrico Maria Salerno), il capo della squadra mobile, delega alle stesse il commissario Solmi (Antonio Sabato), uomo burbero ma ligio al dovere e l’ispettrice Giovanna Nunziante (Luciana Paluzzi);

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seguendo la flebile pista lasciata dalla ragazza, che è andata via di casa senza soldi e con il motorino, con l’aiuto di cani addestrati, i due riescono a individuare il posto in cui giace il cadavere della povera Fiorella; è a pochi metri dalla riva, nel lago, legata al suo motorino. L’assassino le ha sparato un colpo alla nuca.

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Il motivo diventa chiaro durante l’autopsia; la ragazza infatti era incinta di tre mesi. Grazie ad una soffiata involontaria, Solmi rintraccia Tummolo, un guardone che si apposta tra gli alberi nel bosco che circonda il lago per spiare le coppiette e apprende così, nonostante l’evidente reticenza dell’uomo, che la ragazza una volta a settimana si recava sul posto per amoreggiare con un uomo in possesso di un auto bianca con targa straniera.

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Ma è l’ispettrice Giovanna a determinare la svolta nelle indagini: seguendo Carla (Gloria Piedimonte), un’amica di Fiorella, arriva a scoprire un giro di prostituzione minorile capeggiato da Franz Hekker, un losco individuo già implicato in precedenza in traffici del genere. Durante l’irruzione alla villa di Hekker, la polizia trova foto compromettenti delle ragazze e una lunga lista di nomi di personaggi in vista, fa cui un ex ministro. La polizia sospetta sia di Hekker che di Tummolo, ma quest’ultimo vine ucciso dal misterioso assassino.

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La stessa fine fa dapprima il ginecologo che aveva visitato Fiorella, poi Carla, che si era rifugiata in casa di Hekker. Il misterioso killer sta eliminando una ad una tutte le tracce che potrebbero portare alla sua identificazione, ma una brillante trappola, preparata da Solmi, porterà alla scoperta della sua identità, con colpo di scena finale.

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A tutte le auto della polizia, diretto da Mario Caiano nel 1975, è un ibrido che potrebbe tranquillamente appartenere alla categoria thriller così come a quella, di gran fortuna in quegli anni, del poliziesco all’italiana. La trama è ben congegnata, e non manca la suspence per tutta la durata del film, grazie anche allo stuolo di bravi attori che fanno parte del cast, a partire da Gabriele Ferzetti, nei panni dell’arrogante professor Icardi, del sempre bravo Enrico Maria Salerno, il capo della mobile Carraro, di Antonio Sabato, un cinico e disincantato ispettore Solmi e della sempre bella Luciana Paluzzi. Bene anche Gloria Piedimonte, che ha una buona parte nel film; l’attrice avrà il suo momento di celebrità ballando nella sigla della trasmissione musicale televisiva Discoring.

Nel film compare, per pochi istanti, e nuda come suo solito il futuro onorevole Ilona Staller, nel ruolo di una prostituta che lavorava nella villa. Tutto sommato un buon lavoro, come al solito stroncato dai critici poco propensi a riconoscere una qualche dignità ai film di produzione italiana, definiti sprezzantemente B movie. Solo qua in patria, però, visto che negli Usa furono molti i registi che si ispirarono al cinema italiano per prendere idee.

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A tutte le auto della polizia.Un film di Mario Caiano. Con Gabriele Ferzetti, Enrico Maria Salerno, Antonio Sabato, Luciana Paluzzi,Elio Zamuto, Ettore Manni, Marino Masé, Bedy Moratti, Benedetto Benedetti, Ida Di Benedetto, Leila Ducci, Ilona Staller, Attilio Dottesio, Tino Bianchi, Fernando Cerulli, Andrea Scotti, Valentino Macchi, Franco Ressel, Fulvio Mingozzi, Gloria Piedimonte Poliziesco, durata 100 min. – Italia 1975

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* Antonio Sabàto: Fernando Solmi
* Enrico Maria Salerno: Capo della squadra mobile Carraro
* Gabriele Ferzetti: Professor Icardi
* Elio Zamuto: Professor Giacometti
* Ettore Manni: Enrico Tummoli
* Luciana Paluzzi: Ispettore Giovanna Nunziante
* Bedy Moratti: Signora Icardi
* Gloria Piedimonte:Carla
* Margherita Horowitz: Antonietta
* Franco Ressel: Ginecologo

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Regia Mario Caiano
Soggetto Fabio Pittorru, Massimo Felisatti
Sceneggiatura Fabio Pittorru, Massimo Felisatti
Casa di produzione Capitol Jarama
Distribuzione (Italia) Capitol
Fotografia Pier Luigi Santi
Montaggio Romeo Ciatti
Musiche Coriolano Gori
Scenografia Renato Postiglione

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Una farfalla con le ali insanguinate

Il titolo, come al solito, riecheggia il classico di Argento L’uccello dalle piume di cristallo; in realtà questo film non è da annoverare tra i thriller, e difficilmente lo si può inserire in una categoria ben definita. Anche se ci sono tre omicidi, anche se c’è l’assassino, siamo di fronte ad un’opera non schematizzabile. L’impianto è più quello del giallo, con tempi lunghi, dialoghi spesso dilatati con conseguente dilatazione anche dei tempi d’azione.

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Evelyn Stewart è Maria

Siamo di fronte ad una curiosa mescolanza di più generi, incluso il tentativo da parte del regista, Duccio Tessari, di mescolare la denuncia del basso livello morale della alta borghesia con una storia che porti lo spettatore, attraverso la visione di questo degrado, ad un finale tipico del giallo, che però sia in linea con quanto denunciato nel film. Non c’è sangue, o almeno è limitato al massimo; c’è qualche fugace nudo, peraltro molto casto. Ci sono invece dialoghi, primi piani, atmosfera quasi grigia, e una colonna sonora che spazia nel classico, dall’iniziale Ciaikovskj a Beethoven.

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L’omicidio di Francoise (Carole Andrè)

Il film inizia con il brutale assassinio di una diciassettenne studentessa francese, Francoise Pigault (Carole Andrè), accoltellata in un parco. La ragazza aveva appuntamento con qualcuno, che la accoltella; il suo corpo rotola giù per un pendio e l’assassino, visto di sfuggita da una donna che amoreggia in auto, riesce a sfuggire, complice un furibondo temporale che si scatena sul parco.

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La testimonianza della donna è decisiva; viene arrestato Alessandro Marchi (Giancarlo Sbragia), un noto cronista sportivo televisivo, che è il padre di un’amica di Francoise, Sarah (Wendy D’Olive). Le impronte dell’uomo vengono trovate sul coltello a serramanico che ha ucciso la ragazza, in casa sua viene ritrovata una camicia con una macchia di sangue, il suo cappotto, sporco di fango è finito in lavanderia.

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Wendy D’Olive

L’uomo viene arrestato e mandato sotto processo, e viene difeso dall’avvocato Cordaro, che è anche l’amante della moglie di Alessandro, Maria (Evelyn Stewart). Alessandro non si difende, così viene condannato all’ergastolo, nonostante la deposizione di Giorgio (Helmut Berger), che ha dichiarato di aver visto scavalcare il muro del parco un giovane, e non il Marchi. La situazione però muta quando viene uccisa, con le stesse modalità, una giovane prostituta e subito dopo una donna che passaggiava nel parco. Marchi viene rilasciato, e a questo punto la storia si avvia verso un finale a sorpresa.

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La trama c’è, indubbiamente; anche una certa atmosfera. In realtà appare debole solo il finale, troppo tirato per i capelli. Di buono ci sono anche le interpretazioni, misurate, degli attori, fra i quali spiccano anche Silvano Tranquilli nel ruolo dell’ispettore, di Helmut Berger e di Sbragia, oltre che della Stewart. Una nota a margine: alle volte c’è da chiedersi se i recensori vedano o no i film che stroncano; nel Morandini questa è la critica al film : “Come giallo zoppica. D. Tessari punta tutto sugli effettacci di erotismo e violenza e ha mano pesante nella critica della corruzione borghese.

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Dove il recensore abbia visto effettacci di violenza resta un mistero, visto che l’unico sangue appare su una camicia, e i delitti non vengono mostrati; in quanto all’erotismo, si intravedono dei nudi di spalle, e in confronto ai decamerotici che iniziavano a popolare gli schermi, questo è un film per educande. Un’opera comunque non totalmente riuscita, anche se tutto sommato, si può vedere.

Un film di Duccio Tessari. Con Helmut Berger, Evelyn Stewart, Giancarlo Sbragia, Silvano Tranquilli.
Wolfgang Preiss, Stefano Oppedisano, Dana Ghia, Carole André, Günther Stoll
Giallo, durata 105 min. – Italia 1971.

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Helmut Berger -Giorgio
Giancarlo Sbragia -Alessandro Marchi
Evelyn Stewart -Maria Marchi
Wendy D’Olive-Sarah Marchi
Silvano Tranquilli-Commissario Berardi
Carole André -Françoise Pigaut
Lorella De Luca -Marta Clerici
Günther Stoll -Avv. Giulio Cordaro
Wolfgang Preiss-La pubblica accusa
Dana Ghia-Diamante
Anna Zinnemann-Commessa al negozio di vestiti

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Regia Duccio Tessari
Sceneggiatura Gianfranco Clerici, Duccio Tessari, Edgar Wallace (non accreditato)
Fotografia Carlo Carlini
Musiche Gianni Ferrio
Costumi Paola Comencini

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La Califfa

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Irene Corsini e Annibale Doberdò sono due personaggi agli antipodi, sia per livello sociale, sia per il posto che occupano nella società; la prima è la vedova di un operaio ucciso dalla polizia mentre manifestava a Parma, il secondo è dall’altro lato della barricata.

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Romy Schneider è Irene Corsini, la Califfa

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E’ un padrone, un industriale, il nemico di classe di irene, soprannominata la Califfa per la sua autorità, per la sua determinazione e per il suo coraggio. Tutto divide i due protagonisti della storia; lei è un’operaia, umile e coraggiosa, lui è ricco, ha cultura; ma è anche un industriale fuori dagli schemi, uno che conosce le problematiche del mondo del lavoro, e che vorrebbe riconoscere agli operai i loro diritti.

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Ovviamente è osteggiato proprio da quel mondo gretto e chiuso che annovera fra se capitani d’industria rinchiusi dietro i loro meschini interessi di bottega. Sembrerebbe che tra i due mondi, quello di Doberdò e quello di irene non  ci sia spazio per il dialogo; e in effetti il primo atteggiamento di Irene nei confronti di Annibale è di completa chiusura, composto com’è da un insieme di pregiudizi antichi.

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Ugo Tognazzi è Annibale Doberdò

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Ma un giorno l’atteggiamento della donna cambia, quando, durante un acceso dibattito, vede Doberdò tenere testa, con spavalderia, ai suoi stessi amici di lavoro, difendendo posizioni assolutamente impopolari. L’uomo contesta agli altri industriali l’atteggiamento tenuto verso un imprenditore, costretto a fallire e quindi a porre termine alla sua vita suicidandosi. Irene inizia a interessarsi all’uomo, e cminia con lui un dialogo quasi impossibile, burrascoso. Tuttavia, con il tempo, la donna capisce che Doberdò ha davvero degli ideali, anche se non applicabile, e poco alla volta se ne innamora e ne diventa l’amante.

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E’ un amore impossibile, tra due mondi inconciliabili. Eppure Doberdò fa u esto eclatante, che però segnerà la sua fine; rileva la fabbrica dell’industriale suicida, e la affida in gestione agli operai. E’ una mossa che il mondo imprenditoriale non può accettare, in alcun modo, perchè segnerebbe un pericoloso precedente e l’inizio di qualcosa dalla portata incalcolabile. Così il potere costituito corre ai ripari e un giorno, all’uscita da un convegno, Doberdò, che è in compagnia della sua amata Califfa, viene ucciso.

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La Califfa, diretto da Alberto Bevilacqua , scrittore e girnalista, nel 1971, affronta tematiche molto attuali all’epoca; il conflitto tra calssi sociali, aprticolarmente aspro dopo l’autunno caldo, le rivendicazioni operaie, sposando la causa di questi ultimi, la grezza e miope visione del mondo che ta cambiando irreversibilmente da parte di una classe industriale che non vuol vedere oltre l’uscio della porta.

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Ma questo film è anche una storia d’amore impossibile, quell’amore  che però può anche vincere distanze siderali, avvicinando due mondi molto distanti grazie alla forza di sentimenti, in grado di abbattere barriere e pregiudizi. Il film è una straordinaria prova di bravura di due grandi artisti,Romy Schneider, bellissima e dolene, e Ugo Tognazzi, assolutamente credibile nei panni dell’onesto industriale. Il commento sono è di quelli da ricordare; il tema del film, di ennio Morricone, è struggente e appropriato.

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Un film di Alberto Bevilacqua. Con Ugo Tognazzi, Enzo Fiermonte, Romy Schneider, Marina Berti.
Roberto Bisacco, Massimo Serato, Gianni Rizzo, Gigi Reder, Guido Alberti, Franco Ressel, Nerina Montagnani, Ernesto Colli, Luigi Casellato, Massimo Farinelli, Giancarlo Prete, Gigi Ballista
Drammatico, durata 99 min. – Italia 1970.

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* Romy Schneider: Irene Corsini, La “Califfa”
* Ugo Tognazzi: Annibale Doberdò
* Marina Berti: Clementine, moglie di Doberdò
* Roberto Bisacco: Bisacco
* Gigi Ballista: Il Principe Industriale
* Guido Alberti: Il monsignore
* Massimo Serato: L’industriale fallito
* Franco Ressel: Un industriale
* Massimo Farinelli: Giampiero Doberdò
* Giancarlo Prete: Amante di Irene
* Stefano Satta Flores: Un operaio
* Gigi Reder: Cameriere
* Gianni Rizzo: Un industriale
* Nerina Montagnani: Domestica dei Doberdò
* Eva Brun: Moglie dell’industriale fallito
* Luigi Casellato: Questore
* Enzo Fiermonte: Operaio sindacalista

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Fotografia:     Roberto Gerardi
Montaggio:     Sergio Montanari
Effetti speciali:
Musiche:     Ennio Morricone
Tema musicale:
Scenografia:     Giantito Burchiellaro
Costumi:     Luciana Marinucci

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Si fa presto a dire: quella è una slandra, una donna di rifiuti. Ti mettono la croce addosso e addio, poi fanno le orecchie del sordo. Insomma, non ti ripulisci più perché, l’onestà di andare in fondo alle cose, chi ce l’ha in questa Italia lazzarona, dove tutti, i loro peccati, li nascondono come beni di contrabbando, solo per puntare il dito contro le debolezze degli altri? Questa è la cristiana carità che io conosco, questo il volersi bene dei fratelli…
Io, invece, una di quelle che badano all’apparenza e poi fanno i comodi allo scuro, non lo sono stata mai: l’Irene Corsini, detta Califfa, quello che ha dentro ce l’ha in faccia e costi quel che costi!
Per questo, chi m’incontrava in quei giorni amari, evitava persino di guardarmi, tanto mi si leggeva in faccia quanto mi accanivo sulla tragedia della mia vita:
“Califfa mia,” mi dicevo “sei proprio arrivata in fondo, peggio di così, solo la galera e la morte!…” E pensare, invece, che ancora tanto dovevo aspettarmi dalla vita.

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Mio caro assassino

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Nelle vicinanze di uno stagno si consuma un orribile delitto; un uomo viene agganciato da una benna per la testa, e viene orribilmente decapitato. Sul posto, per indagare su quella che sembra una sciagura colposa, ad opera del manovratore della benna stessa, arriva l’ispettore Luca Peretti (George Hilton) , che sin dall’inizio sembra titubante.

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Quando viene rintracciato il corpo del manovratore, trovato impiccato ad una trave, Peretti ha la conferma che si tratta di un duplice omicidio; la messa in scena del finto suicidio viene immediatamente svelata dall’intuizione dell’inquirente. Indagando sul passato della prima vittima, Paradisi, un ex investigatore di assicurazioni, Peretti si imbatte nella compagna dell’uomo ( una bellissima Helga Linè), che trova, all’interno di una giacca, delle chiavi di una cassetta postale. La donna si reca, dietro consiglio dell’ispettore, a controllarne il contenuto, ma all’interno dell’ufficio postale viene assassinata dal misterioso killer.

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Monica Randall

Che però commette un errore fatale;  riesce a strappare solo un brandello della busta che la povera donna stringeva tra le mani. Grazie all’analisi della busta, che contiene un foglio di quaderno con un disegno, Pieretti arriva a collegare i delitti ad una brutta storia avvenuta anni prima, quella del rapimento di Stefania, figlia di un facoltoso industriale, scomparsa con il padre dopo il pagamento del riscatto e rinvenuta morta con lo stesso in un bunker su una collina. Con l’aiuto della signorina Rossi ( Patty Shepard), insegnante della bambina, Luca Pieretti ricostruisce il ruolo del Paradisi nella vicenda; ma il misterioso kller torna in azione e la povera signorina Rossi viene brutalmente fatta a pezzi con una fresatrice, unica scena splatter del film.

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Marilu Tolo e George Hilton

Pieretti, che ha un legame tormentato con la dottoressa Borgese ( una splendida e affascinante  Marilu Tolo), sacrifica anche la sua vita privata pur di assicurare il killer alla giustizia; si dedica anima e corpo alle indagini, coadiuvato al fido maresciallo Marò (Salvo Randone); scopre così che il Paradisi aveva scoperto qualcosa sul rapimento, e che ricattava i componenti della famiglia di Alessandra, i Moroni, della quale fanno parte la moglie del defunto, Eleonora ( Diana Ghia), la cognata Carla (Monica Randall), Oliviero, il fratello (Tullio Valli), Giorgio Canavese (William Berger). A poco a poco l’ispettore, nonostante il kller elimini ogni volta tutte le tracce dell’accaduto, riesce a ricostruire l’accaduto, e durante un drammatico interrogatorio collettivo, a smascherare l’insospettabile colpevole.

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Lara Wendel

Più che un thriller, il film di Tonino Valerii, girato nel 1972, è un noir, con i tempi tipici del film di genere; grande attenzione viene data ai dettagli, e la trama sembra reggere bene, congegnata com’è attorno al rapimento di Alessandra ,una giovanissima Lara Wendel; niente sangue a profusione, se non nella scena gore dell’assassinio della maestra Rossi, fatta a pezzi con una fresatrice; il resto è solo atmosfera, con l’inseguimento implacabile di Pieretti, sulle tracce dell’inafferrabile killer. C’è nel film una scena assolutamente fuori luogo, e che oggi sarebbe impensabile; durante l’interrogatorio di uno dei componenti della famiglia, c’è un nudo di una bambina di dieci- undici anni, spacciato per quello di una modella in erba. Una scena e una scelta assolutamente discutibile.

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Helga Linè

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Un film bello, intenso, tutta atmosfera, ben diretto da Valerii, e assolutamente ben recitato da tutti i protagonisti. Bella la Tolo, intensa, nel breve ruolo della compagna di Pieretti. Credo che Mio caro assassino possa essere considerato come una delle produzioni migliori dell’intero decennio settanta e che ancora oggi possa essere visto con interesse.

Un film di Tonino Valerii. Con George Hilton, Marilù Tolo, Dante Maggio, William Berger.
Salvo Randone, Enzo Fiermonte, Piero Lulli, Andrea Scotti, Elisa Mainardi, Alfredo Mayo, Helga Liné, Corrado Gaipa, Monica Randall, Dana Ghia, Pietro Ceccarelli, Patty Shepard
Giallo, durata 92 min. – Italia 1972.

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 George Hilton: Ispettore Peretti
Salvo Randone: Marò
William Berger: Giorgio Canavese
Manuel Zarzo (aka Manolo Zarzo): Brigadier Bozzi
Patty Shepard: la mestra Paola Rossi
 Piero Lulli: Alessandro Moroni
Helga Linè: compagna di Paradisi
 Dante Maggio: Mattia Guardapelle
Alfredo Mayo: Beniamino
 Corrado Gaipa: capo dell’agenzia assicurativa
* Marilù Tolo: Dottoressa Anna Borgese
Tullio Valli: Oliviero Moroni
 Dana Ghia: Eleonora Moroni
Monica Randall: Carla Moroni
Lara Wendel (aka Daniela Rachele Barnes): Stefania Moroni
 Lola Gaos: Adele

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Regia Tonino Valerii
Soggetto Franco Bucceri, Roberto Leoni
Sceneggiatura Franco Bucceri, Roberto Leoni, José Gutiérrez Maesso, Tonino Valerii
Produttore Roberto Cocco
Fotografia Manuel Rojas
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Claudio Cinini, Francesco Canet
Costumi Fiorenzo Senese
Trucco Vittorio Biseo

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Marilù Tolo

Una carriera cinematografica di tutto rispetto quella di Maria Lucia Tolo, in arte Marilù Tolo, attrice romana nata nella capitale il 16 gennaio del 1944, composta da quasi 70 film e da altre partecipazioni a serie televisive. Alta, bella, dal fisico armonico, un volto in cui splendono due occhi affascinanti e profondi, Marilù ha sicuramente approfittato delle sue doti fisiche per imporsi all’attenzione del mondo dello spettacolo, e grazie ad esse ha potuto esordire come modella in sfilate di moda;

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Marilu Tolo in Viva la muerte tua

un’attrazione fatale, perchè proprio sulle passerelle nacque la sua relazione giovanile più importante, quella con lo stilista Valentino Garavani, che la ricorda così: “un grande amore l’ho avuto. L’attrice Marilù Tolo. Ero molto innamorato di lei: era veramente bellissima, bruna, con questi occhi incredibili. Lei aveva solo 17 anni, e io 27. Le ho anche regalato un anello, che ebbi indietro. Sono rimasto molto male. Ora vive fra il Messico e Los Angeles, si è sposata benissimo, con un uomo adorabile, molto molto molto ricco. Ogni tanto la sento ancora. Ci facciamo gli auguri a Natale“.


Nel film Barbablu

Siamo tutti in libertà provvisoria

Una carriera che inizia subito, a soli 16 anni, con il film Urlatori alla sbarra, nella quale recita con il suo nome, Marilù, al fianco di Celentano e Mina; notata anche dalla televisione, raggiunge vasta popolarità al fianco del grande Mario Riva nel programma culto di inizi sessanta, Il musichiere.

In tre anni gira altri dieci film, il più importante dei quali è Adultero lui, adultera lei, di Raffaele Matarazzo, nei panni di Lina. Il genere di voga, a inizi anni sessanta, è il peplum, o sandalo, i famosi film storici ambientati nell’antica Roma o comunque in costume; gira Il trionfo di Ercole,Maciste gladiatore di Sparta, nel quale è l’affascinante Olympia, L’ultimo gladiatore,Il magnifico gladiatore. Pellicole di valore non eccelso, ma che ne costruiscono la fama, che se non decollerà mai, per la mancanza di veri ruoli da protagonista, le permettono comunque di diventare molto popolare. Nel 1964 partecipa, nel ruolo di Diana, al film di De Sica Matrimonio all’italiana, tratto dalla pieces teatrale di De Filippo Filomena Marturano.

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Recita quindi accanto a due mostri sacri del cinema,la Loren e Mastroianni, e non sfigura affatto. Dopo una brevissima apparizione in Giulietta degli Spiriti,di Fellini, Marilù accetta praticamente tutto quello che le offrono, e finisce per comparire in pellicole mediocri, come Catherine Carnet alias per un morto,Un colpo da mille miliardi,077 intrigo a Lisbona,Una raffica di piombo.


Uno dei suoi ultimi film, Il tassinaro

La carriera quindi sembra prendere una strada ben definita, attribuendole ruoli di comprimaria, quando non anche di semplice comparsa. Fino al 1967 gira altri film, nessuno di quali merita davvero una citazione. Nel frattempo, esauritasi la vena dei peplum, in Italia arriva come un ciclone lo spaghetti western, genere nato all’indomani del clamoroso, e per molti versi imprevisto successo di Per un pugno di dollari.Nel 1967 è nel cast di Se sei vivo spara, che segna il suo esordio nel genere,nel ruolo di Lori, a cui seguiranno altre partecipazioni come non protagonista, prima di interpretare Candy e il suo pazzo mondo al fianco della emergente Ewa Aulin.

Abuso di potere

Con disinvoltura, la Tolo passa attraverso diversi generi; al drammatico Uccidete il vitello grasso e arrostitelo di Samperi alterna Roy Colt e Winchester Jack, un western canonico,la commedia Gradiva, di Albertazzi,il semi erotico I caldi amori di una minorenne, accanto ad una giovanissima Romina Power,un altro western, molto popolare, Viva la muerte…tua, diretto da Tessari, nel quale è Lupita, al fianco di Franco Nero e di Eli Wallach

Marilu è Venerata in Jus primae noctis

Marilu ha una buona fama; nel mondo del cinema è conosciuta, ma non è una protagonista. Sembra accettare il suo ruolo, quasi da precursore del genere cinematografico in voga al momento in cui si apresta a girare un film. Così interpreta uno dei primi film del genere decamerotico, Jus primae noctis, finalmente in un ruolo da protagonista, nelle vesti di Venerata, la donna amata da Gandolfo e concupita dal signore Ariberto da Ficulle.

La paura dietro la porta

Interpreta Meo Patacca, con Proietti e subio dopo è la dottoressa Anna Borgese in Mio caro assassino, di Tonino Valerii, uno dei thriller all’italiana meglio congegnati di sempre. é una piccola parte, nel ruolo della compagna trascurata del commissario Peretti. Il 1972 la vede nella produzione di Barbablu, un thriller mal riuscito in cui spicca solo il cast, formato da Burton, dalla Belli, da Raquel Welch, dalla Schubert e da Nathalie Delon. Segue un film davvero particolare, Themroc,una amro apologo sulla civiltà moderna prima dell’incontro fatale con Dario Argento, avvenuto sul set di Le cinque giornate di Milano, nel quale recita accanto a Celentano.

Marilu Tolo Le 5 giornate

Due fotogrammi tratti da Le 5 giornate di Milano

Nasce l’amore con il regista, ed una relazione turbolenta che finirà prima della realizzazione di Profondo rosso; in questo film si vede Gianna,la reporter interpretata da Daria Nicolodi, gettare nel cestino una foto di Marilu, mntre pronunzia un canzonatorio “Bye bye”

Nel 1974 gira Il trafficone, con Maccione, la Aumont e altri e subito dopo il controverso Prigione di donne; sono due film smaccatamente a sfondo erotico, e sembrano essere anche il canto del cigno dell’attrice. Nel 1975, infatti, conosce il ricco produttore Robert Velin, si trasferisce in America e da quel momento dirada di molto le sue apparizioni cinematografiche, che di fatto si limiteranno ad alcune partecipazioni in film minori, come Paura, Il magnate greco, al fianco di Quinn, Il sonno della morte e Assassinio al cimitero etrusco.Le sue ultime apparizioni sono nel film di sordi Il tassinaro e nel primo dei cine panettoni, Vacanze di Natale.

Meo Patacca

Marilu Tolo Sept hommes et une garce

Sept homme et une garce

Se solo MarilùTolo avesse creduto nei propri mezzi, avrebbe avuto una carriera cinematografica di ben altro livello; non che abbia fatto solo film anonimi, ma è sempre mancato l’acuto, il film che la imponesse come brava e capace attrice, quale indubbiamente è sempre stata. Ritiratasi dagli schermi, l’attrice, che oggi ha 65 anni, vive in qualche parte degli Stati Uniti, lontana da quel mondo che le ha dato comunque una certa popolarità.

Marilu Tolo gallery

Ossessione nuda

Prigione di donne

Sciarada per 4 spie

Uccidete il vitello grasso

Il trionfo di Ercole

Sherazade

Themroc

Se sei vivo,spara

Matrimonio all’italiana

Marilu Tolo Candy

Candy

Il magnate greco

Marilu Tolo L'amore attraverso i secoli

L’amore attraverso i secoli

Maciste gladiatore di Sparta

La saga dei Forrest

Marilu Tolo Assassinio al cimitero etrusco

Assassinio al cimitero etrusco

Marilu Tolo Anatomia di un adulterio
Anatomia di un adulterio

Marilu Tolo Operazione Baleari
Operazione Baleari

Marilu Tolo At the earth core
At the earth core

Marilu Tolo Matrimonio all'italiana

Con Mastroianni in Matrimonio all’italiana

Marilu Tolo Avec la peaux des autres

Avec la peaux des autres

Marilu Tolo Confessione di un commissario

Confessione di un commissario

Marilu Tolo Corrimi dietro che t'acchiappo

Corrimi dietro che t’acchiappo

Marilu Tolo Dimenticare Lisa

Dimenticare Lisa

Marilu Tolo Django kill

Django kill

Marilu Tolo Il papavero è anche un fiore

Il papavero è anche un fiore

Marilu Tolo La bufera

La bufera

Marilu Tolo La primula rossa

La primula rossa

Marilu Tolo Un killer per sua maestà

Un killer per sua maestà

Marilu Tolo Se tutte le donne del mondo

Se tutte le donne del mondo

Marilu Tolo Le brigate del tigre

Le brigate del tigre

Marilu Tolo La primula rossa

La primula rossa

Marilu Tolo La paura dietro la porta

La paura dietro la porta

Marilu Tolo La controfigura

La controfigura

Marilu Tolo La bufera

La bufera

Marilu Tolo Il trionfo di ercole

Il trionfo di Ercole

Marilu Tolo I Caldi Amori di una Minorenne

I caldi amori di una minorenne

Marilu Tolo Gli ultim i giorni di Pompei

Gli ultimi giorni di Pompei

Marilu Tolo Baleari operazione d'oro

Baleari operazione d’oro

Marilu Tolo Avec la peaux des autres

Avec la peaux des autres

Marilu Tolo Vacanze di Natale

Vacanze di Natale

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Perry Grant agente di ferro

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Matrimonio all’italiana

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La bufera (Sceneggiato Tv)

Marilu Tolo filmografia

1960 – Urlatori alla sbarra
1960 – I piaceri del sabato notte
1960 – La regina delle amazzoni
1960 – I dolci inganni
1963 – Adultero lui, adultera lei
1963 – Shéhérazade – La schiava di Bagdad
1964 – Il gladiatore di Messalina
1964 – Il magnifico gladiatore
1964 – Il trionfo di Ercole
1964 – L’ultimo gladiatore
1964 – La Celestina P.R.
1964 – Maciste gladiatore di Sparta
1964 – Matrimonio all’italiana
1965 – Le chant du monde
1965 – Giulietta degli spiriti
1965 – Da 077: intrigo a Lisbona
1965 – Le notti della violenza
1966 – Perry Grant, agente di ferro
1966 – Le judoka, agent secret
1966 – Un colpo da mille miliardi
1966 – Baleari operazione Oro
1966 – Carnet per un morto
1966 – La bourse et la vie
1966 – La Primula rosa
1966 – Sciarada per quattro spie
1966 – Se tutte le donne del mondo…- Operazione paradiso
1966 – Una raffica di piombo
1966 – Poppies Are Also Flowers
1966 – Retour à Bacoli (film tv)
1966 – Avec la peau des autres
1967 – Le streghe (episodio La strega bruciata viva)
1967 – Ore violente
1967 – L’amore attraverso i secoli
1967 – Se sei vivo spara
1967 – I dannati della terra
1968 – Commandos
1968 – La saga dei Forrest
1968 – Un killer per Sua Maestà
1968 – Candy e il suo pazzo mondo
1969 – I caldi amori di una minorenne
1970 – L’età selvaggia
1970 – Roy Colt e Winchester Jack
1970 – Gradiva
1970 – Uccidete il vitello grasso e arrostitelo
1971 – Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica
1971 – Siamo tutti in libertà provvisoria
1971 – La controfigura
1971 – Romance of a Horsethief
1971 – Viva la muerte… tua!
1972 – Jus primae noctis
1972 – Abuso di potere
1972 – Bluebeard – Barbablù
1972 – Meo Patacca
1972 – Mio caro assassino
1973 – Il mangiaguardie
1973 – Le cinque giornate
1973 – Themroc
1974 – Il trafficone
1974 – Prigione di donne
1975 – Au-delà de la peur
1976 – Corrimi dietro che t’acchiappo
1978 – Il magnate greco
1981 – The Sleep of Death
1982 – Assassinio al cimitero etrusco
1983 – Il tassinaro
1983 – Vacanze di Natale

Nelle pieghe della carne

Bretagna,Francia.

In una bellissima villa vivono Falaise (Annamaria Pietrangeli),la domestica Lucille (Eleonora Rossi Drago) e il nipote di Lucille, Colin, giovane perditempo e gaudente. La vita dei tre viene sconvolta dall’arrivo di Michael, accolto con inspiegabile ostilità da Falaise.

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Questa ostilità si tramuta in odio feroce, che sfocia nell’assassinio del giovane, compiuto a colpi di pugnale dalla ragazza. E’ il primo di una serie di delitti, come quello avvenuto ai danni di un amico di Michael, che sapeva che il giovane si sarebbe recato in quella villa. Lucille, con l’aiuto di Colin occulta le prove dei due omicidi, ma la situazione si complica con l’arrivo,

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nella villa, di Pascal, uno psicopatico omicida, che ben presto si installa nella casa, tenendo sotto la minaccia delle armi i tre; naturalmente ne approfitta per usare violenza su Lucille, che riesce, grazie al provvidenziale aiuto di Colin, a sbarazzarsi dell’uomo uccidendolo. La pace sembrerebbe ritornata nella casa, ma ecco che arriva un misterioso personaggio, Alfredo, che afferma di essere il padre della giovane Falaise. In realtà l’uomo è…….

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Diretto da Sergio Bergonzelli nel 1970, Nelle pieghe della carne (uscito in Usa con il titolo In the folds of the flesh è un thriller che si basa esclusivamente sull’atmosfera; un’atmosfera inquietante, quella della villa, con i tre protagonisti che sembrano nascondere un segreto comune che li lega, ben aldilà della complicità negli omicidi. Thriller canonico, quindi, in cui ci sono le buone interpretazioni di Eleonora Rossi Drago, della bellissima e sfortunata Annamaria Pietrangeli e il cameo di Fernando Sancho, uno dei cattivi più convincenti dello schermo, una volta tanto lontano dal genere western. Buona tensione, quindi, ma un finale forse troppo accademico.

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Un film di Sergio Bergonzelli. Con Anna Maria Pierangeli, Fernando Sancho, Eleonora Rossi Drago, Alfredo Mayo.
Gaetano Imbrò, Giancarlo Sisti, Luciano Lorcas, Victor Alcazar
Giallo, durata 90 min. – Italia 1970.

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Nelle pieghe della carne banner personaggi

Eleonora Rossi Drago: Lucille
Anna Maria Pierangeli: Esther (falsa Falaise)
Emilio Gutiérrez Caba: Colin
Luciano Catenacci: Antoine
Maria Rosa Sclauzero: Falaise
Alfredo Majo: Andrè
Fernando Sancho: il brigante
Victor Alcazar: Michel
Giancarlo Sisti: giovane Andrè

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Regia Sergio Bergonzelli
Soggetto Mario Cajano, Fabio De Agostini
Sceneggiatura Fabio De Agostini, Sergio Bergonzelli
Produttore Sergio Bergonzelli
Casa di produzione Talia Film
Distribuzione (Italia) M. G. B. Cinematografica
Fotografia Mario Pacheco
Montaggio Sergio Bergonzelli
Musiche Jesus Villa Rojo
Scenografia Eduardo Torre De La Fuente
Costumi Cesare Mondello
Trucco Fernanda De Rossi, Alfredo Tiberi

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Femina ridens

Femina ridens locandina

Un uomo cresciuto con la convinzione che le donne siano simili alle mantidi religiose, abituate a divorare il maschio dopo l’accoppiamento; una donna che accetterà supinamente il ruolo di vittima sacrificale delle deviazioni di lui, e che si rivelerà essere ben altro. Questo lo schema, l’impianto di Femina ridens, un thriller anomalo targato Pietro Schivazappa, girato nel 1969 con due attori non particolarmente conosciuti, all’epoca: la bellissima Dagmar Lassander e un insolitamente biondo Philippe Leroy.

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Philippe Leroy

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Lorenza Guerrieri

Sayer, il dottore traumatizzato, ha sviluppato una sessualità contorta, che lo porta a cercare, nei rapporti sessuali, un ruolo contemplativo, in cui si presenta come aguzzino e torturatore sia fisico che psicologco; la sua morbosità lo porta a cercare un ruolo dominante, e per appagare i suoi istinti, non esita ad assoldare, una volta alla settimana, delle donne che accettino il ruolo supino delle vittime. Per caso ( ma scopriremo che il caso non c’entra nulla), un giorno appare una nuova vittima, Marie, segretaria del dottore. Su di lei la follia contorta dell’uomo trova la massima espressione: le torture psicologiche si sommano a quelle fisiche. La donna viene messa in una piscina e colpita con violenti getti d’acqua, costretta a simulare di avere un rapporto sessuale con un uomo/totem in gomma, sotto gli occhi del dottore e via dicendo.

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Dagmar Lassander

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Maria sembra accettare in qualche modo il suo ruolo, e questo porta il dottore a provare per lei un sentimento diverso dai precedenti; forse si sta innamorando di lei, e dopo aver spinto la donna fin quasi sull’orlo del suiìcidio, le confessa che nei giochi precedenti ha sempre portato il gioco stesso fino alle estreme consguenze, senza però uccidere mai la propria vittima. Per la prima volta il dottore è innamorato e sembra che Marie lo ricambi. Ma la realtà è diversa…..

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Film più psicologico che d’effetto, Femina ridens è un curioso melange di vari generi; dal cinema psicologico al thriller, dall’erotico, peraltro assolutamente castigato, all’horror. Ma in realtà non appartiene a nessun genere ben definito, e si distingue per la morbosa aria di peccato, mai esplicitata nemmeno nei dialoghi, che pervade la pellicola. I due attori sono molto bravi neld elineare i due personaggi; da un lato c’è un Leroy quasi satanico agli inizi, dall’altro una Lassander ingenua al punto giusto

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Il capovolgimento dei ruoli sorprenderà lo spettatore proprio per l’abilità dei due protagonisti nel mascherare, ognuno, le vere motivazioni di quello che vedremo avvenire nel film. Buone le atmosfere, tra il gotico e il dark al punto giusto, buona la musica, d’effetto.

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Femina ridens,un film di Piero Schivazappa. Con Philippe Leroy, Dagmar Lassander, Lorenza Guerrieri, Mirella Pamphili
Drammatico, durata 88 min. – Italia 1969.

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Femina ridens banner protagonisti

Philippe Leroy: dottor Sayer
Dagmar Lassander: Mary
Lorenza Guerrieri: Gida
Varo Soleri: amministratore
Maria Cumani Quasimodo: segretaria
Mirella Pamphili: prostituta

Femina ridens banner cast

Regia Piero Schivazappa
Sceneggiatura Piero Schivazappa
Produttore Giuseppe Zaccariello
Casa di produzione Cemo Film
Fotografia Sante Achilli
Montaggio Carlo Reali
Effetti speciali Carlo Rambaldi
Musiche Stelvio Cipriani
Tema musicale Femina ridens di Giulia De Mutiis-Schivazappa-Cipriani, cantata da Olympia
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Enrico Sabbatini
Trucco Franco Freda

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