Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto


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Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano.”
Una frase estratta da “Il processo” di Franz Kafka, emblema di un film e, sostanzialmente, del suo personaggio principale, “il Dottore“, dirigente
della sezione “Omicidi“, chiamato soltanto con “il titolo” per simboleggiare il volto del potere, che non ha nome, ma facce diverse.
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” è un film su un uomo, sull’autorità, sulla politica, sulla violenza… e potrei continuare a lungo
sviando, però, il lettore da questo primo film della cosiddetta “Trilogia della nevrosi“, la quale include anche i successivi “La classe operaia va in paradiso” del 1971 e “La proprietà non è più un furto” del 1973.
Un film amaro, cinico, spietato, che necessita, tuttavia, di una contestualizzazione in un periodo storico ben preciso, quello che fa seguito alla Strage di Piazza Fontana, l’attentato terroristico avvenuto il 12 dicembre 1969. Infatti, è cosa nota che il citato evento segnò in maniera profonda, indelebile, la fine degli anni sessanta, del boom economico e l’inizio della strategia della tensione. Fu delineato, così, un vero spartiacque per il nostro paese uscito dalla sbornia del benessere acquisito a caro prezzo ed il principio di un incubo durato più di un decennio, quello degli anni di piombo.
Inoltre, la morte dell’anarchico Pinelli avvenuta dopo la strage, costituì un altro episodio storico, che parte della sinistra extraparlamentare vide come un delitto di stato. Com’è noto, il commissario Luigi Calabresi, nella cui stanza avvenne il misterioso suicidio, venne accusato apertamente di essere stato l’esecutore materiale del “suicidio” e fu oggetto di una violentissima campagna di odio che si concluse, tragicamente, con il suo omicidio avvenuto a Milano il 17 maggio 1972.

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Ci fu, infatti, un “tutti contro tutti”, politico.

Parte della sinistra contestò violentemente il film accusandolo di essere solo una mera operazione commerciale voluta da Petri.
Un quadro complesso, un autentico ginepraio, oggi difficilmente comprensibile per coloro che non hanno vissuto il clima rovente di quei giorni; così come difficilmente comprensibili possono essere le code e le risse ai botteghini, frutto di alcuni fattori concomitanti che travalicano il film.
Invero, accade che il tema scottante affrontato e la situazione politica incandescente creassero attorno alla pellicola un’attesa spasmodica.
Poi, la notizia del suo imminente sequestro portò a fenomeni assolutamente straordinari: resse ai botteghini, strade bloccate dalle auto incolonnate per andare nei cinema dove veniva proiettato il film ecc.
Il potere, la classe dirigente, è il corpo deputato al controllo e alla repressione dei fenomeni delinquenziali ma anche un organismo capace di deviazioni, gestito da menti con obiettivi ben precisi. Ecco, quindi, il quadro d’assieme sintetico del principale tema affrontato da Petri. Il regista schierato politicamente (inequivocabilmente a sinistra) divenne, pertanto, bersaglio della critica poco oggettiva. Si trattò, infatti, di un giudizio espresso da reazionari politicamente avversi.
Il personaggio principale, “il Dottore“, è un paranoico, uno psicopatico, o almeno mostra caratteristiche ben marcate di queste patologie. E’ un uomo del potere, un’emanazione della stessa autorità occulta che lo utilizza per i propri fini; è convinto di essere un uomo particolare. In verità, lui è un elemento dell’apparato repressivo dello stato.

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Il Dottore” asserisce di professare idee politiche di sinistra: “Che cos’è questa democrazia? E diciamocelo: è l’anticamera del socialismo. Io, per esempio, voto socialista.” Tuttavia, stando ai suoi comportamenti, si tratta, all’evidenza, di un’eresia.
Un altro discorso, al contrario, delinea il reale aspetto delle sue idee: “L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite… L’uso della libertà, che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni. Noi siamo a guardia della legge che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città è malata; ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!
I discorsi sopra riportati altro non sono che monologhi tipici degli uomini di potere. Difatti, “il Dottore” è convinto di essere un discendente dell’autorità stessa. In realtà è un fantoccio, un burattino. Un individuo di paglia, per dirla tutta. Un uomo che ad un certo punto si scolla mentalmente: crede di essere lui stesso “il potere” e uccide la propria amante Aurelia, convinto della propria impunità.

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In effetti, è ciò che accade.
Il Dottore” non solo non copre le tracce del crimine, ma fa in modo che vengano ricondotte a lui.
Però, l’autorità non ha alcuna intenzione di andare a fondo sulla oscura storia. Infatti, quando “il Dottore” omicida si reca dal Questore per raccontargli l’accaduto, trova dall’altra parte non condanna o costernazione, ma assoluzione:
-In quel momento ero combattuto tra il confessare la mia colpa e mettervi sulle mie tracce, oppure usare il mio piccolo potere per coprirle.
Una scissione, una dissociazione. Una nevrosi…
-Comunque una malattia contratta? durante l’uso permanente e prolungato del potere. Una malattia professionale, comune diciamo a molte personalità che hanno in pugno le redini della nostra piccola società.
Il Dottore” ha quindi ben chiara la sua nevrosi, la sua personalità disturbata, e cerca di giustificarla in qualche modo: a contatto con una malattia,si è ammalato, come un dottore vero, quelli in medicina, che curano un virus per scoprire poi di essersi contaminati inguaribilmente.

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Gian Maria Volontè, il dottore protagonista, esaspera i toni della sua recitazione, portando il personaggio ad un parossismo in cui tutti i suoi vizi, la personalità disturbata, emergono con prepotenza, urlati contro lo spettatore.
Un’interpretazione maiuscola, senza alcun dubbio, la quale però al termine, a causa dell’eccessiva caratterizzazione, finisce per stancare.
Un pò come il film che, sposata la sua tesi, corre come un treno in discesa, senza freni.
Il limite assoluto della pellicola sta qui, a mio giudizio.
Il furore iconoclasta di Petri, alla fine, travolge anche il film, che nella seconda parte diventa ripetitivo, pur restando opera di assoluto rilievo.
Ma, appunto, la bontà di una pellicola sta anche nel non lasciare lo spettatore inappagato. Il regista, difatti, assolve parzialmente a quanto intendeva realizzare.
Troppo Volontè e anche troppo Morricone, se vogliamo. In egual misura, il bel tema del film pervade eccessivamente.
C’è una oltranza di tutto quindi.
A vederlo oggi, infatti, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” tradisce appieno la sua volontà provocatoria.
E’ decisamente un film polveroso, invecchiato male proprio perché quell’autorità suprema descritta nella pellicola si è trasformata, si è mimetizzata come un camaleonte tra le mille strade del labirinto dell’economia globale, del mondo della finanza, delle stanze dei bottoni o in quelle in cui un gruppo di pochi eletti detiene la metà delle risorse del potere economico del pianeta, mentre il settanta per cento dell’umanità possiede il minimo per sopravvivere o nemmeno quello.

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La critica mondiale accolse entusiasticamente la pellicola, attribuendole riconoscimenti di ogni genere: l’Oscar per il miglior film straniero, Grand Prix Speciale della Giuria di Cannes a Elio Petri, il David di Donatello a Gian Maria Volonté come miglior attore protagonista, il Nastro d’argento sia a Petri che a Volontè, così come il Globo d’oro.
Una messe di premi importanti per un film che resta comunque, aldilà di tutti i suoi difetti, una pietra miliare del cinema italiano, quello”dell’impegno” che segnò una tappa fondamentale nella cultura italiana, impronta indelebile su una stagione assolutamente irripetibile.
Poche note su tutto il resto del film.
Ottima la prova del cast, ben assortito, nel quale spicca la Bolkan, ancora una volta protagonista di un film importante, cosi come vanno segnalate le prove di Salvo Randone e Orazio Orlando.
Belle sicuramente le musiche di Morricone, equlibrato il montaggio di Ruggero Mastroianni.
Il film è disponibile su Youtube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=zC-TWgHY6nE

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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Orazio Orlando, Gianni Santuccio, Salvo Randone,Vittorio Duse, Arturo Dominici, Ugo Adinolfi, Sergio Tramonti, Massimo Foschi, Aldo Rendine, Aleka Paizi, Pino Patti, Giuseppe Licastro, Filippo Degara, Fulvio Grimaldi Poliziesco, durata 118 min. – Italia 1970.

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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto banner protagonisti

Gian Maria Volonté: il Dottore
Florinda Bolkan: Augusta Terzi
Gianni Santuccio: questore
Salvo Randone: idraulico
Orazio Orlando: brigadiere Biglia
Arturo Dominici: dott. Mangani
Aldo Rendine: dott. Panunzio
Sergio Tramonti: anarchico Antonio Pace
Vittorio Duse: Canes
Massimo Foschi: marito di Augusta Terzi
Fulvio Grimaldi: Patanè, giornalista di Paese Sera

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Ileana Zezza: Augusta Terzi
Corrado Gaipa: idraulico
Giampiero Albertini: Canes
Gianni Marzocchi: anarchico Antonio Pace

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Regia Elio Petri
Soggetto Elio Petri, Ugo Pirro
Sceneggiatura Elio Petri, Ugo Pirro
Produttore Marina Cicogna, Daniele Senatore
Casa di produzione Vera Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Egidi

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L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite… L’uso della libertà, che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni. Noi siamo a guardia della legge che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città è malata; ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!

Sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo, sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale.

Tu puoi essere marxista, anarchico, situazionista, Mao, Lin Biao, tu puoi leggere il libretto rosso, ma tu puoi fare tutto quello che vuoi! Tu non sei un cavallo!

Tu sei un cittadino democratico, e io ti devo rispettare… Ma i botti terroristici, le intimidazioni, le bombe, che minchia c’entrano con la democrazia?!?

Lo sai chi sono io?
Per me, tu eri l’amante della signora del piano di sotto, quella che hanno assassinato.
Da chi e quando?
Per me le signora l’hai ammazzata TU il pomeriggio di domenica 24 agosto.
A che ora?
Per me puoi averla ammazzata tra le 17 e… e le 19, l’ora in cui ci siamo incontrati al cancello, come sai.
Visto che per te è tutto così chiaro, denunciami.
Ti piacerebbe.
Denunciami!
Qui ci sei e qui ci rimani, un criminale a dirigere la repressione è PER-FET-TO, è PER-FET-TO, è PER-FET-TO, è PER-FET-TO!
Denunciami, tu mi devi denunciare, tu mi devi denunciare, io ho sbagliato, ma io voglio pagare capisci? E non gridare, non gridare!
Fai il tuo lavoro!
Tu mi devi denunciare, perché io sono una persona p…
Aprite! E alla prossima azione, ti telefono! Ti tengo in pugno, tiè!

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto banner recensioni
L’opinione di Paride86 dal sito http://www.mymovies.it

Stupendo, uno dei capolavori del cinema italiano. “Indagine su un cittadino…” è un film che innanzi tutto parla della società italiana in pieno periodo sessantottino, e lo fa senza schierarsi ipocritamente; in secondo luogo è la storia di un uomo di potere
e del suo ambiguo rapporto con esso: da una parte è spinto ad usarlo onestamente, dall’altra sente di popterne approfittare oltre ogni misura, anche morale. In ultimo è l’analisi dettagliata di un uomo mediocre che non può vivere senza il potere perché ormai
si è identificato con esso, al punto di essere come un bambino inerme al di fuori del suo ruolo; l’amante glielo rinfaccia spudoratamente e lui non può fare altro che ucciderla.Dimenticavo di citare Gian Maria Volontè, che a mio parere è il migliore attore
e caratterista che il cinema italiano abbia mai avuto. E anche le musiche di Morricone, che hanno contribuito a rendere indimenticabile questo film.
L’opinione di Stuntman Miglio dal sito http://www.filmtv.it

La vicenda del borioso e squilibrato capo della sezione omicidi (e poi politica) che uccide la propria amante quasi per capriccio e che poi fa di tutto per farsi scoprire onde dimostrare la propria insospettabilità e l’ importanza del potere, a distanza di ben quarant’ anni,
è il più esemplificativo ed attuale ritratto di società contemporanea che si potesse concepire. Scritto e diretto senza fronzoli da un Petri in stato di grazia, “Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” è un affresco di un’ Italia che non è mai cambiata,
è una parabola sugli effetti del potere ed una critica feroce alla cecità e all’ egoismo della classe dirigente. Incommensurabile la prova di Volontè, i suoi primi piani sono ipnotici ed il suo personaggio passa di diritto alla storia come una delle più sentite e migliori
caratterizzazioni della sua carriera (e non solo della sua). Micidiale la bellezza di Florinda Bolkan e leggendarie le musiche di Ennio Morricone. Un film che andrebbe trasmesso a settimane alterne non solo in televisione ma direttamente in Parlamento, giusto a mò di monito.
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Capolavoro di Elio Petri. Film che si può non amare politicamente, ma che difficilmente si può non apprezzare. Pellicola dominata da uno straordinario Volonté che inventa un eloquio centro-meridionale (accanto a lui la Bolkan, per quanto bellissima, quasi scompare),
circondato da fenomenali caratteristi, tra i quali il fantastico Randone, e gli ammirevoli Santuccio, Orlando, Dominici, Foschi e (specialmente) Rendine, il cui cognome (“Panunzio!”) diventa un tormentone pure divertente. Tramonti e Grimaldi convincono un po’ di meno.
Giustamente celebrata la musica di Morricone.

Galbo

Bel film di Elio Petri (giustamente premiato con l Oscar come miglior film straniero) che parte dall assunto dell impunibilità dei poteri forti, in questo caso la Polizia. Frutto dell ottima sceneggiatura di Ugo Pirro, il film si muove in ambito strettamente realista,
con momenti e dialoghi assolutamente verosimili e aspetti pirandelliani molto italiani della vicenda. Caratterizzato da una bella colonna sonora di Ennio Morricone, il film si avvale della grande interpretazione di Gian Maria Volontè.

Undying

Girato nel 1970, sembra fotografare la situazione “sociale” attuale del nostro paese. La visione del film (incentrata sulle malefatte di un commissario omicida e reazionario) rimanda alla cronaca degli anni ’90 e pare collegarsi con la triste vicenda già portata (brillantemente)
sul piccolo schermo da Michele Soavi: la Uno Bianca. Un finale surreale e volutamente confuso induce nello spettatore il sentore di essere di fronte ad un’opera di pura fantasia, ma il film denuncia un sistema politico, economico e legislativo in anni non sospetti.

Il Gobbo

Capolavoro di Petri, insuperato campione di thriller metafisico e politico, di travolgente forza espressiva, grazie a una regia che se ne infischia dei rigorismi e a un attore superlativo e mai così grande: Volontè, truccato (col senno di poi, un po’ maldestramente)
in modo da apparire identico al povero commissario Calabresi, non ha un momento, un’espressione, una battuta che non sian memorabili. Le kafkiane figurine di contorno gli fanno da coorte, la Bolkan è magnifica, e Morricone indovina una delle sue più ossessive marcette. Fondamentale.

Pigro

Capo della Squadra Omicidi compie un delitto e fa di tutto, inutilmente, per farsi scoprire. Eccezionale su tutti i fronti: bellissima, e ben sceneggiata, la storia; eccellente la regia, tra verismo e teatralità; forti i piani ravvicinati dei personaggi; perfetti gli attori,
a cominciare da un superlativo Volonté. E notevole il paradosso della verità impastato con una feroce critica all’esercizio “anarchico” del potere, in relazione all’ideologia dello stato di polizia durante gli anni caldi della storia italiana. Imperdibile.

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3 Risposte

  1. Rivisto e rivisto non ne ho mai abbastanza.
    Volontè nel ruolo della vita, di una potenza eccezionale

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