Filmscoop su Facebook

Ciao a tutti.

Da oggi anche Filmscoop ha una pagina su Facebook, con la quale sarà finalmente possibile interagire con voi, vista la scarsa e inspiegabile voglia di usare lo spazio commenti disponibile su WordPress. a questo indirizzo:

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

sarà possibile scrivere tutto ciò che volete sul cinema di genere, richiedere informazioni o semplicemente proporre dei film da recensire, proporre collaborazioni ecc. Chiunque voglia diventare mio amico mi mandi una richiesta di amicizia via Facebook tramite i messaggi privati. E’ tutto, vi aspetto sul social network, buon week end bollente con Caronte 🙂

La tua presenza nuda

Denise ha sposato in seconde nozze Paul, vedovo con un figlio, Marcus; la prima moglie di Paul è morta per un incidente provocato ad arte mentre faceva il bagno in una vasca.
Gli ottimi rapporti di Denise con il coniuge iniziano a deteriorarsi per colpa di Marcus; il ragazzo è intelligente ma anche perfido e sadico e nasconde dietro il volto angelico una personalità contorta.
Chiamata dal preside della scuola che frequenta il ragazzino, Denise apprende che il figliastro è stato espulso dal college per alcune avance erotiche nei confronti di ragazzine. Da Sophie, amica di vecchia data della prima moglie di Paul, Sara, apprende alcuni particolari preoccupanti sulla morte della stessa (la donna che si vede morire in apertura del film).


Ben presto Denise ha la certezza che la morte di Sara è opera del diabolico ragazzino; in cambio di uno strip integrale (di qui il titolo del film) Denise otterrà la confessione del ragazzo e prenderà provvedimenti, non prima però…..
Un film che non ti aspetti, La tua presenza nuda (Night child), che deve il suo titolo italiano ad una frase che pronuncia il diabolico e malato Marcus alla matrigna, quando costei chiede al ragazzino cosa vuole in cambio della confessione su quello che è veramente accaduto a Sara.
Dicevo, un film inaspettatamente bello e affascinante, in primis perchè è l’opera d’esordio di Andrea Bianchi, un regista che da allora in poi non mostrerà più la freschezza e l’inventiva mostrata in questo film, poi perchè si tratta di un film che si avvale di una buona sceneggiatura, di una storia che tiene e intriga immersa com’è in un’atmosfera malsana e ambigua.
Il film è per lunghissimi tratti un duello a due fra i due protagonisti principali, la dolce e innamorata Denise e il diabolico e sadico figliastro Marcus;

sono proprio le scene in cui il terribile dodicenne porta avanti con ostinata pervicacia il suo complotto personale per attirare l’incolpevole matrigna nella sua ragnatela quelle più intriganti e che danno un’aria di suspence che per tutto il film non mancherà mai.
Il film è principalmente una partita a scacchi tra personalità differenti, fra le quali spicca quella disturbata di Marcus, il ragazzo che ha ucciso sua madre e che ama infierire su animali e amiche di college.
Sarà proprio Denise a scoprire con orrore la verità sulla morte di Sara, incontrando nel corso di un drammatico colloquio con il marito l’ostilità e l’incredulità di quest’ultimo, nonostante Denise mostri a Paul il punto da cui il ragazzino spia le effusioni amorose della coppia e nonostante la stessa Denise riveli l’accaduto nel college dal quale è stato espulso Marcus.


Per tutto il film la cosa più intrigante è l’atmosfera del film; anche se non accade praticamente nulla, il regista riesce a tener desta l’attenzione immergendo la storia in una palude nella quale Denise finisce per sprofondare, stretta da un lato dal figliastro sadico e dall’altro dall’incredulità del marito.
Va detto, per onor di cronaca, che James Kelley (co regista del film) probabilmente mise ben più di una mano nel film stesso, e che la produzione ebbe la fulminante idea di chiamare per la parte di Denise l’attrice britannica Britt Ekland, grande professionista che in questo film recita in maniera impeccabile, grazie alla sua aria ingenua e candida; la ex signora Sellers si conferma attrice di razza cosi come molto bravo è Mark Lester che tre anni dopo avrebbe girato La prima volta sull’erba; l’attore inglese all’epoca in cui venne girato il film aveva 14 anni e interpretò in modo impeccabile il ruolo del dodicenne perfido e malsano.


Per quanto riguarda la versione italiana del film, è mutila della scena in cui Denise si spoglia davanti a Markus, presente invece nella versione internazionale, un episodio che ricorda l’odissea del film Non si sevizia un paperino, sequestrato proprio per la presenza di quello che si credeva un minore davanti allo splendido corpo nudo di Barbara Bouchet. Un film davvero interessante, ma molto difficile da reperire che vale sicuramente una visione.

La tua presenza nuda
Un film di James Kelly, Andrea Bianchi. Con Britt Ekland, Lilli Palmer, Hardy Krüger, Mark Lester, Harry Andrews Drammatico, durata 95 min. – Italia 1972.

Mark Lester … Marcus
Britt Ekland … Denise
Hardy Krüger …Paul
Lilli Palmer …Dottoressa Viorne
Harry Andrews …Il preside
Conchita Montes …Sophie
Colette Giacobine … Sara

Regia: James Kelley, Andrea Bianchi
Sceneggiatura: Andrea Bianchi,Erich Kröhnke,Bautista Lacasa,Trevor Preston
Produzione: Andrés Vicente Gómez,Graham Harris
Musiche: Stelvio Cipriani
Fotografia: Luis Cuadrado,Harry Waxman
Montaggio: Nicholas Wentworth

La casa della paura

La casa della paura locandina

Una ragazza scende le scale in penombra di una casa; appena varcato il portone della stessa, mentre sta incamminandosi lungo un marciapiede, viene aggredita e trascinata a bordo di un auto, nella quale viene drogata.
Cambio di scena: Margaret Bradley sta varcando anch’essa una soglia, quella della prigione dov’è stata rinchiusa per qualche tempo sotto l’accusa di aver detenuto droga. Nonostante la ragazza si sia professata innocente, è stata rinchiusa nel carcere dal quale finalmente sta per uscire.
Grazie all’interessamento di Alicia Songbird, assistente sociale che ha preso a cuore la sua odissea, Margaret trova alloggio presso la casa della signora Grant.
Qui Margaret si trova ben presto a fare i conti con l’aria minacciosa che la casa stessa possiede; nella camera nella quale alloggia la ragazza scopre una misteriosa macchia rossa semi nascosta da un tappeto. Ma non è l’unico fatto inquietante che accade, perchè Margaret avverte distintamente dei passi misteriosi che provengono dalla parte esterna della casa.
Uscita per prendere aria e sopratutto per calmarsi, la ragazza viene avvicinata dal figlio della signora Grant, che le propone un sonnifero per prendere sonno.

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Daniela Giordano

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Karin Schubert

Ma durante la notte arriva anche una strana visione a perseguitare Margaret, quella di una minacciosa figura con un cappuccio e un mantello rosso che sembra volerla aggredire; è un incubo o qualcosa di strano sta accadendo nella casa?
Un altro cambio di scena ci porta presso un gruppo di persone, fra cui ci sono la signora Grant e suo figlio intente a sacrificare una ragazza, la stessa che abbiamo visto aggredire all’inizio del film. La ragazza viene uccisa e il suo corpo scaraventato giù per un dirupo.
Cosa accade in quella casa? A scoprirlo saranno proprio Margaret e il fratello della ragazza uccisa, che giungeranno a smascherare il diabolico gruppo e sopratutto il vero capo dello stesso, la misteriosa figura ammantata di rosso.

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La casa della paura (The girl in room 2 A) è un fiacco e inoffensivo thriller-horror diretto nel 1974 da William Rose, regista assolutamente sconosciuto da noi qui alla sua quinta e ultima prova come regista.
E verrebbe da dire per fortuna, vista l’approssimazione grossolana che coinvolge tutte le componenti del film, dalla sceneggiatura alla direzione tecnica, con l’unica nota di merito rappresentata dalla presenza di Daniela Giordano, che fa quello che può pur in presenza di un copione di serie z e delle parimenti belle Rosalba Neri e Karin Schubert che però hanno delle parti limitatissime e che quindi restano in scena davvero poco.
Cosa non funziona nel film?

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Praticamente tutto.
Dopo un promettente inizio, con la ragazza rapita e uccisa, il film va gradatamente ammosciandosi con conseguente trascinamento stanchissimo verso la parte finale, quando qualche scena di sevizie e sopratutto la scoperta del misterioso capo della combriccola riporta la pellicola ad un minimo sindacale di interesse per la stessa.
Il cast, a parte le citate attrici, presenta attori di qualche richiamo che però alla fine si segnalano soltanto per la prova incolore offerta.

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Si parte con Raf Vallone che sembra interessato più a rimpinguare il proprio conto in banca che a mostrare un minimo di decoro recitativo per passare ad Angelo Infanti, anche lui molto al di sotto del suo standard recitativo. Da dimenticare anche Richard Harris, adattissimo ai peplum ma assolutamente privo di espressività il che conferisce ad una sceneggiatura penosa un’aria da film parrocchiale che marchia indelebilmente la pellicola.
Girato don due lire, quasi tutte assorbite dal cachet degli attori, La casa della paura va consegnato agli archivi del cinema ( e possibilmente anche sepolto) come un prodotto povero e brutto.

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Più che un film, sembra una trasposizione del celebre Killing, un fumetto fotoromanzo che ebbe un certo seguito negli anni sessanta; a favore di quest’ultimo gioca la staticità delle immagini, che nel film sono in movimento ma che provocano il mal di mare vista l’assolta imperizia del regista.
Fotogrammi sovra e sotto esposti, ondeggiamenti della macchina da presa e altro costituiscono il biglietto da visita di un film da dimenticare in cui si può salvare solo il finale, con la soluzione e la scoperta del misterioso incappucciato, prevedibile ma non in maniera lampante.
Il film è stato proposto, raramente, nella vecchia versione ricavata dalle VHS con la fatale conseguenza di sembrare ancora più brutto di quello che è in realtà; per gli amanti del genere segnalo la versione digitalizzata, che quantomeno restituisce un minimo di decoro ad una pellicola altrimenti degna di essere sepolta negli archivi.

Il film è ora disponibile in streaming, in un’ottima versione all’indirizzo http://www.nowvideo.sx/video/b21a80e2e5b3e

La casa della paura (The girl in room 2 A),

di William Rose, con Daniela Giordano, Rosalba Neri, Raf Vallone, Karin Schubert, Angelo Infanti, Brad Harris, Frank Latimore, Giovanna Galletti, Nuccia Cardinali, Dada Gallotti, Marian Fulop, Annamaria Liberati, James Saturno, Salvatore Billa, Carla Mancini- Thriller-Horror Italia 1974

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La casa della paura banner personaggi

Daniela Giordano … Margaret Bradley
Raf Vallone … Dreese
John Scanlon … Jack Whitman
Angelo Infanti … Frank Grant
Karin Schubert … Maria
Rosalba Neri … Alicia Songbird
Brad Harris … Charlie
Giovanna Galletti … Mrs. Grant
Nuccia Cardinali … La signora Craig
Dada Gallotti … Claire

La casa della paura banner cast

Regia: William Rose
Sceneggiatura: William Rose e Gianfranco Baldanello
Produzione: William Rose e Dick Randall
Musiche: Berto Pisano
Fotografia: Mario Mancini
Montaggio:Piera Bruni,Gianfranco Simoncelli

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La preda

Drammone a quattro ambientato in Sud America, per l’esattezza in Colombia.
Daniel vive alla giornata, senza il becco di un quattrino e con un matrimonio che fa acqua; sua moglie Betsy infatti è ormai irrimediabilmente un’alcolista persa.
Casualmente Daniel incontra una splendida ragazza di colore, Nagaina; deciso a piantare sua moglie e a dare alla bella ragazza una vita migliore, l’uomo organizza una rapina ai danni di un usuraio.
Il colpo riesce, ma Daniel non riesce a nascondere la refurtiva perchè viene arrestato e imprigionato.
In prigione Daniel conosce un detenuto, Francis, che lo aiuta ad evadere; i due fuggono assieme e ben presto Daniel decide di ritrovare la sua giovane compagna.

Zeudi Araya e Franco Gasparri

E’ proprio Francis a mettersi sulle tracce di Nagaina e a rintracciarla in una piantagione di cotone.
Ma galeotto fu l’amore; i due si innamorano perdutamente e…
Estremamente sintetica la trama di La preda, film girato nel 1974 da Domenico Paolella.
Non è che ci sia molto da raccontare, perchè il film non ha una linea di sceneggiatura univoca; anzi, ondeggia indecisa tra il giallo, il sentimentale e a sprazzi sfora nell’erotico molto blando.
Girato a tempo di record per sfruttare lo straordinario successo ottenuto dalla futura signora Cristaldi, Zeudi Araya, con il film di Scattini La ragazza dalla pelle di luna, La preda è un dramma abbastanza prevedibile in cui quello che conta è un epidermico interesse per le vicende sentimentali dei due protagonisti maschili, che ruotano attorno alla figura della bellissima e volubile Nagaina, che indecisa tra i due uomini alla fine sceglie la via più semplice ( e naturalmente prevedibile)


Zeudy Araya, bellissima e sensuale,subito dopo il grande successo del film di Scattini aveva lavorato in La ragazza fuoristrada, ancora una volta con il compianto regista di origini piemontesi; in quel film, datato 1973, aveva avuto modo di mostrare una certa predisposizione alla recitazione drammatica così Paolella unisce l’utile al dilettevole e le affianca la star dei fotoromanzi Franco Gasparri, popolarissimo sopratutto fra il pubblico femminile per le sue partecipazioni alle edizioni Lancio e Renzo Montagnani, non ancora coinvolto nei numerosi e ripetitivi ruoli della commedia sexy che avrebbe interpretato in seguito.
A ben guardare la cosa migliore sono proprio loro tre, i protagonisti di un dramma con molti coni d’ombra e poco incisivo sopratutto perchè estremamente superficiale nel descrivere le emozioni e i sentimenti dei protagonisti in gioco.
Così se si escludono alcune sequenze e se si esclude la bellissima Araya, del film non resta traccia nè ricordo anche perchè nello stesso anno l’attrice eritrea girerà un film in carta carbone, quel Il corpo (ancora una volta con il suo mentore Scattini) ben più interessante e incisivo.


Il tandem Gasparri-Araya si ricostituirà poi nel 1975 in La peccatrice, diretto da Pier Ludovico Pavoni, un film drammatico di un certo spessore e valore.
La preda invece resta abbastanza anonimo, anche se va detto che Renzo Montagnani, gran talento sacrificato poi in dozzine di film di dubbio livello, mostra una decisa attitudine e physique du role nel ruolo a lui assegnato.
Non resta davvero molto altro da dire, se non elogiare la discreta fotografia di Armando Nannuzzi e le musiche passabili di Franco Bixio e Fabio Frizzi ; il doppiaggio di Zeudi Araya è opera della bravissima Micaela Esdra. Film trasmesso più volte in tv, in orari però assolutamente da dimenticare per colpa delle sequenze di nudo della Araya che in verità sono una delle rare cose apprezzabili di un film molto, molto modesto.


La preda
Un film di Domenico Paolella. Con Micheline Presle, Renzo Montagnani, Zeudi Araya, Franco Gasparri,Carla Mancini Giallo-drammatico, durata 95′ min. – Italia 1974.

Zeudi Araya: Nagaina
Franco Gasparri: Francis
Renzo Montagnani: Daniel
Micheline Presle: Betsy

Regia: Domenico Paolella
Sceneggiatura: Mario Bregni,Remigio Del Grosso,Domenico Paolella
Musiche: Franco Bixio e Fabio Frizzi
Fotografia: Armando Nannuzzi
Montaggio:Amedeo Giomini
Art direction: Oscar Capponi

Doppiatori:
Micaela Esdra: Nagaina
Roberto Chevalier: Daniel

Violentata davanti al marito

Willy Harris è un piccolo delinquente comune, uno spacciatore di droga che, arrestato, si vede rifilare una condanna a 6 mesi di galera da scontare presso un bagno penale in Georgia, ai lavori forzati.
Nel campo vige la legge dei secondini e ben presto Willy deve fare i conti con l’arroganza degli stessi; così quando Mike Wedd, che è nel campo a scontare una condanna all’ergastolo per omicidio organizza un’evasione di massa, Willy evade con lui pur dovendo scontare una pena mite.
Purtroppo per lui quando è stato portato nel bagno penale è stato legato a Mike così è gioco forza dover fuggire con lui.
Willy decide quindi di rifugiarsi dalla sua donna, Ann, che ovviamente lo accoglie; quello che Willy non sa è che il violento Mike, che li ha spiati mentre facevano l’amore, approfitta della ragazza.


I due quindi decidono di cambiare nascondiglio, portando con loro Ann.
Il rifugio ideale per loro si presenta all’improvviso; una vecchia fattoria isolata, dove abitano un fattore (Tom) avanti negli anni con la sua giovane e bella moglie.
Willy prudentemente rimanda indietro Ann e in compagnia di Mike prendono in ostaggio la coppia.
La giovane moglie, che mal sopporta l’anziano marito, si lega immediatamente a Willy, ma deve subire le avance di Mike che alla fine la violenta su un divano davanti all’anziano fattore legato ad una poltrona e quindi impotente ad agire.
E’ arrivato il momento di riprendere la fuga, così i due evasi decidono di portare con loro la moglie del fattore.
Ma lungo la strada finiscono per incappare in un posto di blocco della polizia che non ha mai smesso di braccarli.
Dopo una rocambolesca fuga, il terzetto ritorna sui propri passi alla fattoria della donna.


Qui però avranno una brutta sorpresa: Tom si è liberato delle funi che lo tenevano legato e …..
Lee Frost, onesto mestierante specializzato in film con abbondanti sfumature erotiche innestate su trame che spaziano tra i nazisploitation, i thriller e le spy story dirige questo Violentata davanti al marito nel 1971.
Un film che mescola con astuzia elementi classici del cinema di avventura (la fuga dei galeotti legati, le condizioni disumane del bagno penale), del thriller (l’arrivo nella fattoria isolata), del rape and revenge classico (lo stupro della moglie del fattore) il tutto condito con qualche inserto blandamente erotico, quel tanto da evitare il famigerato X rated che destinava il film al solo pubblico adulto e ai circuiti secondari.
Il tutto ha una sua dignità, la storia anche se già vista altre volte regge il confronto almeno dal punto di vista della tensione con film più famosi con una trama del tutto simile a questa.


Classico prodotto b movie a bassissimo costo, Chain Gang Women tradotto in italiano con il titolo molto furbo di Violentata davanti al marito può valere una visione nell’ottica del puro passatempo senza impegno.
Del resto Frost si arrangia con quello che ha, ovvero con pochi dollari che utilizza esclusivamente per assemblare un cast di comprimari; i ruoli principali sono affidati ad autentici caratteristi come Michael Stearns, William B. Martin e le due bellezze inevitabilmente inserite non solo per ragioni di sceneggiatura, ma per meri motivi fisici.
Barbara Mills, attrice dalle alterne fortune specializzatasi prima e dopo in B movies è la bella moglie del fattore mentre Linda York (da noi pressochè sconosciuta) è Ann, la fidanzata di Willy.


Il cast lavora con decoro guadagnandosi la sufficienza aiutato anche dal clima nettamente da B movies che il film emana dopo pochi minuti dal suo inizio.
Tuttavia, come dicevo prima, può valere una visione non fosse altro che per respirare l’aria campagnola dell’America primi anni settanta, in un trionfo di oggetti vintage, auto d’epoca e vestiti di serie come poi ne abbiamo visti a bizzeffe in altre produzioni clone.

Violentata davanti al marito
Un film di Lee Frost. Con Michael Stern, Robert Lott, Barbara Mills, Linda York Titolo originale Chain Gang Women. Erotico, durata 90 min. – USA 1971.

Michael Stearns .. Mike
Barbara Mills ..La moglie del fattore.
Linda York … Ann
Ralph Campbell …Tom il fattore
Wes Bishop … Coleman
William B. Martin … Willy
Bruce Kimball … Sam
Phil Hoover … Gentry
Chuck Wells … Jones
Duke Wilmoth …Un prigioniero
E. ‘Red’ Schryver … Larson
Colin Male …Un prigioniero
Henry Fusco …Un prigioniero
Jim Stemme …Un prigioniero
James E. McLarty …Sergente di polizia

Regia: Lee Frost
Sceneggiatura: Lee Frost, Wes Bishop
Produzione: Wes Bishop,Jeffrey Kruger
Musiche: Porter Jordan
Montaggio: Lee Frost
Editing: Lee Frost, E. ‘Red’ Schryver

5 donne per l’assassino

Giorgio è uno scrittore di successo sposato con Erica, in attesa di partorire.
Al ritorno da un viaggio, l’uomo viene avvisato da una parente che la moglie ha le doglie; ma appena arrivato nella sua villa di Pavia, Giorgio apprende con dolore da Lidia, un’amica di famiglia che è anche la dottoressa che ha assistito Erica durante il travaglio,che la moglie è morta per i postumi del parto.
Il bambino però è nato, e Giorgio, pur affranto, organizza i funerali della moglie.
Lidia informa Giorgio che è sterile, gettando l’uomo nella costernazione; il dubbio sulla fedeltà della moglie inizia a serpeggiare in lui.
Mentre Giorgio è in preda ai suoi dubbi, il bambino appena nato è affidato alle cure di sua zia e del professor Aldo Betti, rinomato pediatra dalla doppia vita ; Betti infatti, pur sposato, non si fa scrupolo nel tradire sua moglie che dal canto suo non sembra essere particolarmente interessata alla vita del marito.


Intanto in città, in curiosa concomitanza con questi avvenimenti, un misterioso serial killer semina il terrore tra le donne in stato di gravidanza, alcune delle quali vengono orrendamente uccise con un taglio che va dal pube all’ombellico.
Lo stesso killer lascia sui corpi delle sventurate vittime un misterioso segno di riconoscimento, un simbolo raffigurante la fertilità.
Una dopo l’altra vengono uccise Tiffany, Oriana e Sofia, tutte in qualche modo legate alla clinica dov’è avvenuta la tragica moglie di Giorgio.
Il quale, dal canto suo, diventa il primo sospettato dei delitti. Ma ben presto si capisce che Giorgio è estraneo alla storia, anche perchè è il primo a soccorrere Lidia, anch’essa vittima di una aggressione.


Ma la vicenda sta per ingarbugliarsi; il commissario che segue le indagini decide di tendere una trappola al killer, usando la collaborazione di Giorgio e scoprendo che Erica non è morta di parto, ma è stata uccisa e che anche sul suo pube il misterioso assassino ha tracciato un rudimentale simbolo di fertilità.
L’assassino sarà scoperto grazie anche a questo particolare, ma le sorprese non sono finite…
Il genere thriller non è nelle corde di Stelvio Massi, uno dei migliori registi di genere del cinema italiano, autore di discreti prodotti riconducibili al poliziesco all’italiana come La legge violenta della squadra anticrimine ,Mark il poliziotto spara per primo,Mark il poliziotto, Un poliziotto scomodo, Poliziotto senza paura,Il commissario di ferro.

Ilona Staller

Pur dotato di una buona sceneggiatura, 5 donne per l’assassino è un thriller modesto penalizzato da un’incredibile mancanza di tensione e da una recitazione estremamente approssimativa, nonostante nel cast figuri nientemeno che Giorgio Albertazzi.
Un vero peccato, perchè in mano ad uno specialista questo film avrebbe potuto avere ben altro risultato e sopratutto ben altro esito ai botteghini.
Siamo nel 1974, e il genere thriller, pur abbondantemente sfruttato continua a tirare anche se di li a poco il filone si sarebbe andato lentamente esaurendo; Massi, reduce dal discreto successo di Squadra volante, allestisce alla bene e meglio un cast fatto essenzialmente di comprimari, in cui l’unico nome di sicuro spicco è proprio quello di Albertazzi .
La miscela scelta da Massi privilegia più la brutalità delle scene, peraltro girate in maniera approssimativa, con abbondanti scene di nudo, facendo spogliare a turno Ilona Staller, che nelle poche sequenze in cui resta in vita il suo personaggio sembra essere allergica ai tessuti e le altre starlet che compongono il cast.


Si spogliano tutte, da Pascale Rivault (la dottoressa amica di Erica e Giorgio) e Gabriella Lepori cosi come Catherine Diamant; inutile dire che le attricette appaiono espressive solo senza vestiti, perchè la recitazione latita in maniera preoccupante contribuendo non poco alla scarsa credibilità della pellicola stessa.
Stelvio Massi non riesce in nessun momento a creare tensione, limitandosi a snocciolare sequenza da sbadigli, intervallate dagli omicidi abbastanza feroci ma racchiusi in pochi minuti di proiezione, lasciando il resto del film a galleggiare nell’anonimato; il finale riscatta in qualche modo il film, riuscendo a salvare dalla bocciatura totale il prodotto stesso.

Howard Ross

Pascale Rivault

In quanto alle varie componenti del film, le musiche sono imbarazzanti, la fotografia appena sufficiente e tutto il resto assolutamente dimenticabile.
Fra i tanti thriller del periodo d’oro, questo è uno dei più anonimi e deludenti; agli amanti del cinema anni settanta ricordo che la pellicola è di difficile reperibilità e che le uniche versione ridotte dal 35 mm sono riconducibili a vecchie VHS, mentre non sono riuscito a trovare versioni digitali o ricavate da rippaggi via satellite. Il che è attribuibile anche alla presenza nel film, come già accennato, di scene abbastanza forti anche per il genere thriller.

 Cinque donne per l’assassino

Un film di Stelvio Massi. Con Giorgio Albertazzi, Howard Ross, Ilona Staller, Katia Christine,Francis Matthews, Pascale Rivault, Lorenzo Piani, Catherine Diamant, Gabriella Lepori, Carla Mancini, Edmondo Sannazzaro Giallo, durata 95′ min. – Italia 1974.

Francis Matthews …Giorgio Pisani
Pascale Rivault … Dottoressa. Lidia Franzi
Giorgio Albertazzi … Professor Aldo Betti
Howard Ross …Commissario
Katia Christine … Alba Galli
Catherine Diamant … Oriana
Gabriella Lepori … Sophia
Maria Cumani Quasimodo …Zia Marta
Tom Felleghy …Editore
Ilona Staller … Tiffany

Regia Stelvio Massi
Soggetto Roberto Gianviti, Gianfranco Clerici
Sceneggiatura Roberto Gianviti, Gianfranco Clerici, Vincenzo Mannino
Produttore Carlo Maietto
Casa di produzione Thounsand Cin.ca (Roma); Les Film La Boétie (Paris)
Distribuzione (Italia) Alpherat
Montaggio Maurizio Bonanni
Musiche Giorgio Gaslini
Scenografia Sergio Palmieri
Costumi Sergio Palmieri
Trucco Bianca Verdirosi

Una ragazza piuttosto complicata

Alberto è un giovane bohemien, seduttore ma anche voyeur; un giorno intercetta casualmente una telefonata bollente tra due amanti lesbiche e decide di conoscere personalmente Claudia,una delle  protagoniste della telefonata.
Claudia è una ragazza che fa la pittrice a tempo perso; è una borghese enigmatica e sessualmente disinibita, fidanzata con Pietro che però frequenta poco.
Tra i due nasce una relazione; Alberto sembra stregato dalla strana ed enigmatica personalità di Claudia, che sembra riuscire a convivere senza problemi dividendosi tra Pietro e il suo nuovo amante.
Casualmente un giorno Alberto scopre che la donna porta con se una pistola; chieste spiegazioni in merito riceve da Claudia una risposta ambigua.

Florinda Bolkan

La donna racconta di aver dovuto subire le attenzioni particolari di Greta, la seconda moglie di suo padre e che la pistola le serve perchè ha intenzione di usarla su di se, perchè è arrivata al punto di disprezzarsi e odiarsi.
Alberto conosce Greta e poco tempo dopo matura il desiderio di liberare Claudia dal suo personale tormento; così un giorno incontratola per strada mentre è alla guida di una bicicletta la investe e la uccide.
Ma Claudia sembra più sconvolta che rallegrata dalla notizia dell’omicidio e tronca la relazione con Alberto.
Quando costui tenterà di rivederla……


Classico melodramma intriso di motivazioni filosofiche-sociali,Una ragazza piuttosto complicata è la riduzione cinematografica di un romanzo di Alberto Moravia; lo scrittore, che nel 1959 aveva scritto La marcia indietro, il romanzo da cui il film è tratto, è stato utilizzato spesso per edizioni cinematografiche, quasi sempre con risultati discutibili se non pessimi.
In questo caso, anche se non siamo di fronte ad una riduzione malvagia, assistiamo al solito esercizio di stile in classica metafora anti borghese con intenti moralizzatori e di denuncia inerenti il dorato mondo medio borghese italiano della fine degli anni sessanta.
Diretto da Damiano Damiani nel 1969, che l’anno precedente aveva viceversa trasposto con grande bravura il classico di Sciascia Il giorno della civetta, Una ragazza piuttosto complicata è un film a corrente alternata, in cui convivono alcune parti felici (la descrizione del mondo pop in cui vive la pittrice Claudia) e altre decisamente meno (dialoghi spesso astrusi e improbabili), con un finale abbastanza sorprendente ma allo stesso tempo irrisolto e enigmatico.


Probabilmente il regista friulano nelle intenzioni voleva riproporre Moravia in una nuova veste, dopo aver presentato nel 1963 La noia, sempre tratto da un romanzo dello scrittore romano; non a caso sceglie per il ruolo di Claudia Catherine Spaak che nel 1963 aveva interpretato Cecilia.
Ma questa volta l’alchimia non c’è e non per colpa della bella attrice francese; a non funzionare è la storia in se, ricca di pause e di dialoghi spesso artificiosi quando non pretestuosi.
In più nel ruolo di Alberto viene scelto Jean Sorel, che misteriosamente appare impacciato e goffo; il ruolo a metà strada tra l’intellettuale e il frivolo che sono l’ossatura del personaggio di Alberto sono resi in maniera dilettantesca dall’attore francese.

Catherine Spaak e Jean Sorel

Un altro errore della sceneggiatura del film consiste nell’aver sacrificato il personaggio di Greta, che poteva essere reso ricco di sfumature abbandonandolo al suo destino; non viene spiegata infatti la natura del rapporto tra Claudia e Greta così come relegato in un angolo è il personaggio di Pietro, il fidanzato di Claudia interpretato da un Proietti in palese disagio.

Molto meglio la Bolkan nel ruolo di Greta, ma come già detto, il suo personaggio manca di spessore, profondità.
Bene invece la parte visiva che riguardano la descrizione dell’avanguardia body art (c’è una ricercatezza di inquadrature davvero encomiabile); il film quindi mantiene un equilibrio davvero precario fra scene e dialoghi a tratti narcotizzanti e una storia dei personaggi che la popolano mai eviscerata e viceversa piuttosto sacrificata.
Prodotto che avrebbe potuto avere un’altra resa se solo si fosse osato arricchire la psicologia dei personaggi sacrificando dialoghi verbosi e pretenziosità delle solite tirate anti borghesi.
Damiani ha fatto di meglio nel corso della sua carriera, ma va anche detto che non siamo di fronte ad un prodotto invedibile quanto piuttosto pesantemente datato. Non certo un b-movies, che può valere una visione.

A tal riguardo segnalo il link per la visione in streaming del film, in una buona qualità:http://www.nowvideo.sx/video/e39470fb4d429

Una ragazza piuttosto complicata
Un film di Damiano Damiani. Con Florinda Bolkan, Catherine Spaak, Jean Sorel, Luigi Proietti,Gabriella Grimaldi, Gaetano Imbrò, Gino Lavagetto, Franco Giornelli, Luigi Casellato, Luciano Catenacci, Franco Leo, Sergio Graziani Drammatico, durata 112′ min. – Italia 1969

Jean Sorel: Alberto
Catherine Spaak: Claudia
Florinda Bolkan: Greta
Gigi Proietti: Pietro

Regia Damiano Damiani
Sceneggiatura Damiano Damiani, Alberto Silvestri, Franco Verucci
Casa di produzione Filmena, Fono Roma
Distribuzione (Italia) La Florida Cinematografica
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Antonietta Zita
Musiche Fabio Fabor

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