Natale in casa Cupiello

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Un uomo,la sua famiglia,le tradizioni,gli affetti;l’essere un candido,rendersi conto che la vita in famiglia in realtà significa anche ferite e lacerazioni,
dolori e invidie,gelosie ecc. e contemporaneamente il capire che la vita non è un “preseppio”,che puoi isolarti nel tuo mondo fatto di ideale bontà e purezza ma che non puoi purtroppo isolarti perchè gli altri sono vicini a te,pronti a ferirti nelle cose a cui tieni di più,a colpire i tuoi sentimenti,volontariamente o no.
Queste sono alcune delle chiavi di lettura dell’opera più intimista di Eduardo De Filippo,trasportata dal teatro sullo schermo nel 1977,a ben 46 anni dalla sua uscita nei teatri.
Correva l’anno 1931 e De Filippo,che aveva esattamente 31 anni essendo nato nel 1900,rappresenta teatralmente il 25 dicembre di quell’anno la sua opera probabilmente più complessa e più densa di significato,la più tormentata se vogliamo,visto che negli anni successivi lo stesso De Filippo la modificò più volte.
Proprio nel 1977,dopo innumerevoli passaggi teatrali e riduzioni televisive ottenute da rappresentazioni a teatro,De Filippo porta sullo schermo l’ennesima variante di quella che è, a tutti gli efetti,una commedia a sfondo tragico.

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Commedia per alcune situazioni farsesche,per alcuni dialoghi che alle volte appaiono surrealmente divertenti o semplicemente ridanciani,tragedia per il suo epilogo,perfettamente in linea però con il fiabesco personaggio di Luca Cupiello, il “Lucariello” che con la sua presenza dolente e indolente,seria e scherzosa,farsesca e tragica scorazza per tutto il film,divertendo e infine lasciando l’amaro in bocca allo spettatore.
Perchè Lucariello è il buono che c’è in noi,la fiducia nel prossimo e nella vita,l’ideale utopistico.
Non è un santo,Lucariello, “tiene e difiett
Ma è convinto che gli altri,pur con i difetti inevitabili,siano un’umanità degna di essere conosciuta,con cui convivere anche se alle volte questa convivenza va stretta.
Il presepio è la naturale conseguenza di questa visione,molto ingenua,che Lucariello ha della vita;è contemporaneamente un modo per sfuggire ad un presente opprimente con il carico quotidiano di noia, di amarezze,di delusioni (come il tormentato rapporto con suo figlio) e dall’altro lato l’evasione in un mondo suggestivo e pulito,quello della natività.
Che a Napoli è la tradizione,un continuum con il passato ma anche con il futuro,qualcosa da tramandare perchè pulito,pieno di speranza.
La realtà delle cose è ben diversa,naturalmente.

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Nel quodiano della famiglia Cupiello convivono le anime speculari dell’umanità.
C’ è la moglie Concetta,la vera anima pratica della famiglia,costretta a districarsi nelle difficoltà del quotidiano,con un figlio impudente e fanullone,un cognato mal sopportato,un marito quasi etereo,una figlia fonte di continue preoccupazioni.
C’è Tommasino,il rampollo dei coniugi Cupiello,ladro,fannullone,quello che oggi qualcuno chiamerebbe “bamboccione”,viziato un po troppo dalla madre e in perenne conflitto con il padre.
Ancora,c’è Ninuccia,la primogenita,una donna in bilico tra un matrimonio praticamente fallito (con il benestante Nicolino) e l’amore impossibile nutrito per Vittorio,più giovane e fascinoso di Nicolino benchè decisamente più povero,che ama però teneramente Ninuccia.
Infine due personaggi quasi di contorno,ovvero Pasqualino,fratello di Luca,domiciliato in casa di quest’ultimo e Nicolino,marito di Ninuccia,un parvenu arricchito che è in realtà solo un greve e rozzo popolano arricchito,che considera la moglie una proprietà intangibile.
Questo microcosmo,che sembra una proiezione di un piccolo paese,vive il giorno prima della vigilia una commedia che si trasformerà,nei passi successivi,in una tragedia.
Dalle difficoltà di Luca di adeguarsi al suo squallido presente,alleviato solo dalla costruzione dell’opera alla quale tiene veramente,la costruzione del presepe,ai lamenti del fratello che si lamenta per non aver trovato più al risveglio il cappotto e le scarpe

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(sottratte dal diabolico Tommasino e vendute) alla rassegnata presenza di Concetta,costretta a dover mediare fra quelle persone così poco rispettose della sua presenza all’arrivo di Ninuccia,che distrugge il presepe in una crisi isterica,pronta a lasciare finalmente
suo marito,perdendo sbadatamente la lettera in cui confessa il tradimento e la sua decisione di scappare con Vittorio, alla crisi di Concetta che sviene,tutta la prima parte del film sembra mostrare un quadro tipico del proletariato urbano,in fondo non dissimile da quello di un’altra famiglia dello stesso ceto.
La commedia inizia a mutare pelle nella parte centrale,ovvero nel giorno della vigilia,quando alcune pure casualità si trasformeranno in casus belli e sfoceranno nella tragedia finale.
L’arrivo di Tommasino con Vittorio,suo amico,del quale ignora la relazione con la sorella e la consegna della lettera di Ninuccia,raccolta dall’inconsapevole Luca e consegnata a Nicolino avviano la commedia alla sua parte finale,attraverso equivoci,incomprensioni e situazioni paradossali e comiche.
La scoperta dell’adulterio avviene nel momento culmine della storia;Luca, Pasqualino e Tommasino,che ignorano quello che è accaduto,vestiti da Magi trovano Concetta svenuta dopo che Nicolino ha scoperto Vittorio e Ninuccia abbracciati.
L’ultima parte è quella liricamente più dolente.
Luca è colto da un colpo apoplettico alla scoperta della relazione di sua figlia.

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Il mondo perfetto in cui credeva,l’oasi di pace e tranquillità relativa,il suo mito della famiglia unita si è dissolto.
Nel suo letto di dolore,Luca vede ormai altro;delira,vaneggia,confonde il mondo reale e quello fantastico che ha costruito.
E mentre vicini,la moglie,il figlio ed altri protagonisti lo assistono affettuosamente lui vagheggia un fantastico presepe,paradigma di una vita semplice,sperata e che per lungo tempo si è illuso quasi essere reale.
Le ultime scene del film sono le più commoventi:Luca chiede a Tommasino se gli piace il presepe e il ragazzo,finalmente,lo accontenta dicendogli si.
La trasposizione tv è molto fedele al testo teatrale:
“Ottenuto il sospirato “si”, Luca disperde lo sguardo lontano, come per inseguire una visione incantevole: un Presepe grande come il mondo, sul quale scorge il brulichio festoso di uomini veri, ma piccoli piccoli,
che si danno un dà fare incredibile per giungere in fretta alla capanna, dove un vero asinello e una vera mucca, piccoli anch’essi come gli uomini, stanno riscaldando con i loro fiati un Gesù bambino grande grande che palpita e piange,
come piangerebbe un qualunque neonato piccolo piccolo…
Luca (perduto dietro quella visione, annuncia a se stesso il privilegio) Ma che bellu Presebbio! Quanto è bello!
Cala la tela.”
Con la morte di Luca è come se si spegnesse la luce.
Non c’è spazio per i sogni.
La realtà è ben crudele e gli esseri umani altro non sono che barche alla deriva.

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Luca ha avuto la fortuna,il privilegio come dice Eduardo,di vedere il mondo come dovrebbe essere,in speculare e opposto modo nel quale è realmente.
Il successo dell’opera di Eduardo è rimasto sempre inalterato,fin dalla sua uscita.
L’indubbia bravura di Eduardo nel tratteggiare le figure umane più popolari,il tema stesso della piccola saga familiare,i personaggi oltre modo riusciti dei vari Tommasino,Luca,Concetta eccetera sono da sempre dei totem per il teatro
così come Natale in casa Cupiello è tradizionalmente una delle opere più importanti della storia del nostro teatro del novecento.
La versione tv (poi passata anche nei cinema) del 1977 è,stilisticamente ineccepibile.
Bravi gli attori,dallo stesso Eduardo a Luca De Filippo,alla bravissima Pupella Maggio a Gino Maringola a Lina Sastri; tuttavia la presenza del colore toglie più che aggiungere qualcosa a quella insuperata qualitativamente del 1962,
che in un vivido bianco e nero,più adatto alla tragicommedia rappresentata,affascina sicuramente di più.
Per i pochi che non avessero mai visto quest’opera imprescindibile per la nostra cultura contemporanea,suggerisco la visione dello stesso su:
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d5a1a3da-053a-4762-9422-dc5fe1618ec7.html.
Per chi volesse vederlo off line,quindi in download basta incollare questo indirizzo nel sito www.http://pasty.link/

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Natale in casa Cupiello
Un film di Eduardo De Filippo. Con Eduardo De Filippo, Pupella Maggio, Luca De Filippo, Lina Sastri, Angelica Ippolito .Riduzione teatrale – Italia 1977.

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natale-in-casa-cupiello-banner-protagonisti

Pupella Maggio … Concetta
Eduardo De Filippo … Luca Cupiello
Luca De Filippo … Tommasino
Gino Maringola … Pasquale
Lina Sastri … Ninuccia
Luigi Uzzo … Nicola
Franco Folli … Raffaele
Marzio Honorato … Vittorio
Linda Moretti … Carmela
Marina Confalone … Olga Pastorello
Marisa Laurito … Rita
Lidia Ferrara … Maria
Bruno Marinelli … Alberto
Maria Facciolà … Armida
Sergio Solli … Luigi

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“Lucariè…Lucariè…scetate,song’ e nove”

“Luca Dove siamo arrivati? Oramai sei un giovanotto, non sei più un bambino. Io non sono eterno. I soldi ci vogliono. Dopo Natale, viene il sarto, porta i campioni e ti fai un bel vestito di stoffa pesante, questo che tieni addosso ormai è partito. Ti faccio pure due camicie. Un vestito e due camicie. (indica il presepio, ammiccando) Te piace, eh? Te piace!
Tommasino (annodandosi la cravatta) No
Luca Bè, certo adesso è abbozzato, non si può dare un giudizio, è giusto. Ti compro pure due cravatte, E per Natale ti regalo dieci lire, così se ti trovi con gli amici, puoi offrire pure tu qualche cosa, e fai bella figura. (indicando un altro punto del presepe) Qua faccio il laghetto e dalla montagna faccio l’acqua vera!
Tommasino (scettico) Già, l’acqua vera!
Luca Sì, l’acqua vera. Metto l’interoclisemo dietro, apro la chiavetta e scende l’acqua. Te piace, eh?
Tommasino No
Luca E’ questione che tu vuoi fare il giovane moderno… ti vuoi sentire superiore. Come si può dire: “non mi piace”, se quello non è finito ancora?
Tommasino Ma pure quando è finito non mi piace”
” E a chi aspettate? Fatelo! Uccidetemi pure… (imprecando contro il suo destino) ma perché sono stata così disgraziata? Però ricordatevi che io non sono più stupida come una volta…. Adesso non potete fare di me tutto quello che volete. I nervi so’ nervi e io non li controllo più comme stongo mo cu ‘e nierve, scasso tutte cose!”

“Certo. E voi fate sempre ricevimenti. Tu hai diritto. Ma vedi un padre che si vede toglire la figlia femmina che si sposa e se ne va…. (si commuove al pensiero) Che vuoi sapere…. Che vuoi sapere…. (fissando Tommasino, considera ed ammette il caso paradossale) Ti potevi sposare a quello. (indica Tommasino) Ti facevo una statua d’oro! (ne ride con gli altri).”

“Tommasino “cara madre, da oggi in poi voglio diventare un bravo giovane. Ho deciso: mi voglio cambiare. Prepararmi…”
Pasquale (interviene pronto e ironico) … ‘a cammisa, ‘a maglia e ‘e cazettine. (come tutta risposta Tommasino lancia violentemente un piatto che va a frantumarsi in mille pezzi ai piedi di Pasqualino; questi si alza di scatto e guarda esterrefatto i cocci sparsi intorno a lui, spaventato di quello che gli poteva capitare se il piatto l’avesse preso in pieno) Neh, Lucarie’, chilo m’ha menato nu piatto!”

Erna Schurer

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Negli anni sessanta, nel cinema italiano, c’era un’abitudine diffusa: quella di assumere pseudonimi stranieri.
Questo fenomeno si diffuse anche a causa di una spiccata esterofilia degli spettatori e dei produttori i quali preferivano
lanciare nel campo cinematografico personaggi provenienti dai floridi mercati americani, inglesi ecc.
In virtù di questo, attori come Massimo Girotti,Carlo Pedersoli,Erika Colombatti ecc. si trasformarono in Terence Hill, Bud Spencer e Erika Blanc.Una moda,potremmo definirla così,alla quale non sfuggirono nemmeno i registi: anche Sergio Leone scelse di chiamarsi Bob Robertson e Barboni si trasformò in Clucher.
Così l’italianissima,napoletana, Emma Costantino divenne Erna Schurer,nome con il quale girerà 39 pellicole e parteciperà a qualche
format tv.
Bionda,molto carina,fisico da modella, la Schurer entrò da subito nel mondo dello spettacolo,lavorando con il più prestigioso dei registi teatrali,quel Giorgio Strehler che formerà molti prestigiosi nomi dello stesso teatro.
Contemporaneamente Erna lavorò come fotomodella per Harper’s Bazaar e Vogue,dove il suo fisico longilineo e la sua bellezza le spalancarono le porte verso un lusinghiero successo nel campo della moda.

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Carnalità

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Insolitamente bruna nel film Che notte quella notte!

Alla ricerca di emozioni e di avventura,Erna finirà per trasferirsi a Londra, in attesa del momento giusto per entrare nel mondo del cinema.
Nel 1960 arriverà il suo primo film,Il rossetto di Damiano Damiani e in seguito Wanted Johnny Texas di Emimmo Salvi,28 minuti per 3 milioni di dollari di Maurizio Pradaux,Lola Colt di Siro Marcellini e La battaglia dell’ultimo panzer di José Luis Merin.
Si tratta di piccoli ruoli che costituiscono finalmente l’attesa occasione per mettersi in mostra;come racconta,per poter andare avanti,in un mondo competitivo, devi accettare tutto:

“I distributori ti chiedevano,quà la scena di sesso,là la scena di sangue,questo e quell’altro…
E tante volte non avevano nemmeno letto magari la sceneggiatura che gli presentavi.Se facevi una cosa tutta intellettuale,la distribuzione insomma
non ti dava una lira.I registi come gli attori erano quindi costretti a scendere a questi compromessi,a meno che non avessero i mezzi per prodursi da soli.Molte volte,diventando amica dei registi,mi rendevo conto delle loro problematiche,della loro necessità di restare legati ad un certo tipo di cinema,nonostante avessero tutti i numeri per fare cose diverse…”.

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Erotissimo

Nel 1969 Alberto Cavallone la sceglie per il ruolo da protagonista accanto a Beryl Cunningham nel thriller con sfumature erotiche
Le salamandre.
Il ruolo di Ursula le fruisce una vasta visibilità;il suo fisico praticamente perfetto,messo a nudo quel tanto che era possibile mostrare in un
periodo di forte moralismo,in estremo contrasto con quello della Beryl Cunningham, diametralmente diversa, finisce per applicarle l’etichetta di reginetta dell’erotismo.
In una intervista concessa a Davide Pulici apparsa sul mensile specializzato Nocturno,la Schurer ricorda tra l’altro di aver scelto lo pseudonimo
utilizzato come omaggio ad una sciatrice tedesca,Erna Scheurer e di aver poi modificato in Schurer il cognome per gli errori di scrittura sui manifesti cinematografici.

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Il castello dalle porte di fuoco

A proposito di Le salamandre racconta:”Era una sceneggiatura che all’inizio non era stata giudicata abbastanza interessante.I distributori poi inserirono la storia di questo rapporto lesbico tra me che facevo la fotografa e la modella di colore…intendiamoci,rivisto con gli occhi di oggi,era una cosa da educande. Insomma,finalmente si riuscì a distribuirlo bene,anche perchè nel film entrò Aldo Adobbati,il quale mise giganteschi manifesti ovunque,lo lanciò e il film incassò uno sproposito.” (oltre un miliardo di lire ndr.)
Il successo di Le salamndre la porta ad un contratto per il film Erotissimo di Gerard Pires,nel cui cast c’è Annie Girardot;nel frattempo studia per diventare regista,la sua passione.
Come racconta, “mio zio era regista di documentari,quindi volevo un pò seguire questa strada.Anche perchè mi sembrava mi permettesse come donna di dare qualcosa di più. Allora non era come oggi;la donna doveva essere bella e basta.A me invece sarebbe interessato fare qualcosa di diverso,tanto di belle ce n’erano trecentomila…”
Nel 1969 gira un altro film che amplia notevolmente la sua popolarità.
Si tratta di La bambola di Satana,diretto da Ferruccio Casapinta nel quale è Elisabeth,una ricchissima ereditiera che verrà coinvolta in un complotto per assassinarla e che sopravviverà grazie ad una investigatrice che smaschererà i colpevoli.
Il film,pur essendo a tutti gli effetti un B movie,ottiene un discreto successo tanto da essere scritturata,nuovamente come protagonista,per il pruriginoso Le altre di Renzo Maietto,storia di un amore lesbico nella quale due compagne decidono di procreare un figlio.
Un film scandalo che dipinge ancora di più la fama di Erna come attrice trasgressiva.

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Il cineromanzo del film Le tue mani sul mio corpo

In realtà, come racconta nell’intervista a Pulici, l’attrice non si sentiva tale e non amava le scene di nudo.
“Non amavo le scene di nudo gratuito anche se sembra scontato dirlo.Però nel momento in cui il nudo era giustificato,non avevo problemi…
Come si sa,si metteva sempre un cerotto che copriva le intimità,sia per gli uomini sia per le donne per cui non era mai un nudo.”
Nel 1970 interpreta tre film con un buon riscontro di pubblico;si tratta di Le Mans scorciatoia per l’inferno di Osvaldo Civirani accanto ad una giovane ed emergente Edwige Fenech,Il castello dalle porte di fuoco di José Luis Merino,un gotico horror nel quale ha il ruolo di protagonista mentre un’altra giovanissima destinata ad un lusinghiero successo,Agostina Belli,è relegata in un ruolo secondario,quello della cameriera Cristiana.
Nell’ultimo film di questo trittico lavora con Brunello Rondi,nell’erotico thriller Le tue mani sul mio corpo,accanto a Lino Capolicchio.
Sembra quindi lanciata verso un futuro scintillante,eppure resta sempre confinata in film di secondo piano.
Nel 1971 lavora in un ottimo film di Avallone,il thriller con connotazioni sovrannaturali Un gioco per Eveline.
Un aneddoto rivelato da Erna nella sua intervista:

“Il film era finanziato da un mafioso!Era uno che ci pagava mettendo i soldi dentro un giornale,me lo ricordo che veniva ogni fine settimana
con i soldi in questi cartoccetti.Una volta ebbi mal di denti e andai dal dentista con un taxi;raccontai al taxista che stavo girando un film a Mondello e che c’era questo signore che ci dava i soldi.
Scendendo dal taxi gli dico “quanto le devo” e lui ” ah no,no!Io non prendo i soldi,questo è un mafioso,che scherza?Mi fanno un cappotto di cemento e io sparisco…”.

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Il tuo piacere è il mio

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Le tue mani sul mio corpo

Il 1972 è per lei un anno intenso;lavora in I leoni di Pietroburgo di Siciliano,in un film con modesti mezzi e dagli esiti ancor più modesti,nel pretenzioso e irrisolto film di Rondi Valeria dentro e fuori,nel quale la protagonista è Barbara Bouchet,nel modestissimo La grande avventura di Scaramouche di Piero Pierotti ed infine fa il suo esordio sul piccolo schermo,nella riduzione televisiva Sorelle Materassi tratto dal famoso romanzo di Palazzeschi.
Da questo momento in poi la sua parabola cinematografica inverte il trend;lavora ancora con buona lena,ma non raggiunge mai la piena notorietà,restando confinata in un limbo in cui i lavori che le propongono appartengono,irrimediabilmente,a film di secondo piano.
Il tuo piacere è il mio di Claudio Racca (1973),un decamerotico scadente nonostante la presenza nel cast di Eva Aulin,Femi Benussi,Barbara Bouchet,Sylvia Koscina seguito nello stesso anno da Tecnica di un amore, film sibillino ed enigmatico di Rondi (accanto a Janet Agren) e La notte dell’ultimo giorno di Adimaro Sala non lasciano praticamente traccia e rappresentano solo numeri nel suo curriculum.
Nel 1974 è ancora Brunello Rondi a scritturarla per il Wip Women in prison Prigione di donne,nel quale ha una breve parte,un pò schiacciata dalla presenza di un nutrito cast femminile che include Martine Brochard e Marilu Tolo,Katia Christine e Cristina Galbó;il ruolo di Gianna è però interpretato con stile e bravura.

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Il suo film più importante,Le salamandre

Dello stesso anno è il cinematograficamente invisibile Scusi, si potrebbe evitare il servizio militare?… No! di Luigi Petrini,accanto ad un’altra affascinante presenza del cinema sexy italiano,Orchidea De Santis.
Nel 1975 torna ad essere protagonista principale nel film di Imperoli Istantanea di un delitto,con discreti risultati al box office,mentre passa praticamente inosservato Furia nera di Demofilo Fidani;discreto successo invece per  Carnalità, di Alfredo Rizzo,dove ruba la scena alla più famosa Femi Benussi.
Nel 1975 la troviamo ancora accanto alla Fenech nel thriller Nude per l’assassino,in una piccola parte,nel 1976 nel nazisploitation Le deportate della sezione speciale SS.
Sono ormai le sue ultime prove di un certo rilievo;Erna lavora sempre meno,stanca di un cinema che non offre più alcun appagamento alle sue ambizioni e che,d’altro canto,è in fase declinante.La crisi morde,e se è vero che i suoi due lavori successivi,ovvero La vergine, il toro e il capricorno e Che notte quella notte! di Ghigo De Chiara hanno buone ambizioni,in realtà
la lasciano abbastanza in ombra,relegata in ruoli di contorno.

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Nude per l’assassino

Due apparizioni in tv,qualche lavoro con lo stesso mezzo in cui tenta di riciclarsi,ma null’altro.
Dopo il pessimo Baila guapa,di Adriano Tagliavia del 1979 che monta una storiella per sfruttare il successo televisivo della trasmissione Disco ring e sopratutto della bellissima Gloria Piedimonte che ballava la sigla dei Bus Connection,Erna abbandona praticamente lo schermo.Tornerà nel 1987 in una piccola parte,quella di una guida delle catacombe nel film Spettri,diretto da colui che l’aveva in pratica fatta scoprire,Avallone.
Una carriera decisamente in chiaro scuro,quella di Erna Schurer;qualche buona prova,ma limitata al cinema bis;che,beninteso,aveva un pubblico numericamente non indifferente ma che in pratica limitava pesantemente la carriera di un’artista, condannandola ad una fama effimera.
Ma a sentire lei la cosa non le ha creato alcun problema; il teatro con Ugo Gregoretti, Garinei & Giovannini, Mario Missiroli le ha dato qualche soddisfazione,cosi come la partecipazione a trasmissioni tv come Sereno variabile e Domenica insieme.

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Con Janet Agren in Tecnica di un amore

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Wanted Johnny Texas

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Valeria dentro e fuori

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Un gioco per Eveline

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Nel suo ultimo film,Spettri

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Sortilegio

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Prigione di donne

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Panzer division

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Nude per l’assassino

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Lola Colt

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Le tue mani sul mio corpo

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Le Mans scorciatoia per l’inferno

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Le deportate della sezione speciale SS

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Le altre

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La grande avventura di Scaramouche

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La battaglia dell’ultimo panzer

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La bambola di satana

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Ancora da La bambola di satana

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Nel fotoromanzo Satanik

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Nel fotoromanzo Jacques Douglas della casa editrice Lancio

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Due sequenze del fumetto fotoromanzo Killing

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1987 Spettri
1979 Baila guapa
1979 Bactron 317 ou L’espionne qui venait du show
1978 Giorno segreto (Serie Tv)
1977 Reporter’s Story (Serie Tv)
1977 Che notte quella notte!
1977 La vergine, il toro e il capricorno
1976 Lo sceicco la vede così’
1976 Le deportate della sezione speciale SS
1975 Les lesbiennes
1975 Due Magnum .38 per una città di carogne
1975 Nude per l’assassino
1975 Furia nera
1975 Istantanea per un delitto
1974 Carnalità
1974 Scusi, si potrebbe evitare il servizio militare?… No!
1974 Prigione di donne
1974 Il romanzo di un giovane povero
1973 La notte dell’ultimo giorno
1973 Tecnica di un amore
1973 Il tuo piacere è il mio
1972 La grande avventura di Scaramouche
1972 Sorelle Materassi (Serie tv)
1972 Valeria dentro e fuori
1972 I leoni di Pietroburgo
1971 Un gioco per Eveline
1970 Le tue mani sul mio corpo
1970 Il castello dalle porte di fuoco
1970 Le Mans scorciatoia per l’inferno
1969 Le altre
1969 La bambola di Satana
1969 Erotissimo
1969 Le salamandre
1969 La battaglia dell’ultimo panzer
1967 Lola Colt
1967 28 minuti per 3 milioni di dollari
1967 Wanted Johnny Texas
1960 Il rossetto

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Thriller gallery

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Una carrellata fotografica che documenta,attraverso fotogrammi e locandine,lobby card e flani oltre alle copertine delle soundtrack,un genere fra i più amati degli anni sessanta e settanta,il thriller.Molte locandine o alcuni flani sono degli autentici capolavori di creatività.

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L’assassino ha le mani pulite (o Omicidio per vocazione)

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Nude…si muore

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La coda dello scorpione

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La vittima designata

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Una farfalla con le ali insanguinate

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Giornata nera per l’ariete

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Una lucertola con la pelle di donna

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Lo strano vizio della signora Wardh

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La volpe dalla coda di velluto

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Tutti i colori del buio

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Mio caro assassino

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Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?

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Non si sevizia un paperino

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La corta notte delle bambole di vetro

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La morte accarezza a mezzanotte

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La notte che Evelyn usci dalla tomba

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La tarantola dal ventre nero

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Sette orchidee macchiate di rosso

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Chi l’ha vista morire

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Cosa avete fatto a Solange?

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3-1-lassassino-ha-le-mani-pulite-1968-di-vittorio-sindoni

3-2-nude-si-muore

3-3-la-coda-dello-scorpione

3-4-la-vittima-designata

3-5-una-farfalla-con-le-ali-insanguinate

3-6-giornata-nera-per-lariete

3-7-una-lucertola-con-la-pelle-di-donna

3-8-lo-strano-vizio-della-signora-wardh

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6-1-lassassino-ha-le-mani-pulite-1968-di-vittorio-sindoni

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5-3-la-coda-dello-scorpione

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5-6-giornata-nera-per-lariete

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5-12-perche-quelle-strane-gocce-di-sangue-sul-corpo-di-jennifer

5-13-non-si-sevizia-un-paperino

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5-16-la-notte-che-evelyn-usci-dalla-tomba

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Andavamo al cinema-Parte 15

Edizione numero quindici per Andavamo al cinema,una serie di post essenzialmente fotografici che documentano la storia delle sale cinematografiche del nostro paese,dagli albori alla fine degli anni novanta.Ancora una volta la scelta è quella di mostrare immagini in un rigoroso e affascinante bianco e nero,immagini che appaiono cristallizzate nel tempo.Dalle Alpi agli Appennini fin giù alle isole,cinema di città e di periferia;città molto differenti dalle attuali,almeno dal punto di vista architettonico,ma non solo.Auto e passanti sembrano tratte da dipinti appartenenti ad epoche preistoriche,tanto sono differenti da come appaiono oggi.

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Atrio del cinema Ambrosio di Torino

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Atrio del Cinema Oratorio di Stezzano,Bergamo

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Il Supercinema di Roma

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Il Supercinema di Caltanisetta alle spalle della fontana

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Atrio del cinema Perla di Genova

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Il Cine Teatro Corso di Mestre in un’altra veduta d’epoca

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La biglietteria del cinema Italia a Mira (Venezia)

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Veduta notturna del cinema Manzoni di Monza

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Il Cine Teatro di Riccione

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Il Cine Teatro Rosati di Camerino (Ancona)

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La sala parrocchiale Monsignor Farina a Foggia

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Sala del cinema Politeama Lucioli di Terni

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Cinema Pitigliano di San Giustino Umbro (Perugia)

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Sala Cinema non identificata di Fiumicino,Roma

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Sala Cinema Artemisio di Velletri (Roma)

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Sala Cine Teatro Adua,Torino

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Sala cinema Odeon di Firenze

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Cinema Savoia,Savona

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Cinema Elios di Vigliano Biellese (Biella)

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Gran Cinema Galleria,Foggia

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Cinema Vittoria,Torino

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Cinema Vittoria,Milano

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Cinema Astor,Agrigento

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Cinema Ariston,Torino

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Cinema Ariston,Ponte Buggianese (Pistoia)

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Cinema Ariston,Bologna

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Cinema Arcobaleno,Genova

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Cinema Apollo,Bellaria

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Cinema Admiral,Roma

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Cine Teatro Sardo,Siracusa

I flani del 1975

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Una nuova selezione di flani,riguardanti l’anno 1975,uno degli ultimi,se non l’ultimo,dell’età dell’oro del cinema.Anche i flani intanto sono evoluti,sono diventati più professionali,meno artigianali.Si può cogliere in alcuni di essi l’estrema cura nella realizzazione grafica,una creatività che andrà di pari passo con la crisi del cinema,che da questo momento in poi diverrà irreversibile.

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Perchè si uccide un magistrato di Damiani,un flano semplice e lineare

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Il volto di Oliver Reed campeggia sul flano di … E poi non ne rimase nessuno

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Bellissimo il flano di Le orme,film di gran fascino di Bazzoni

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Ancora un flano molto sobrio per Il colpo della metropolitana

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Flano di Colpo in canna di Di Leo,con in primo piano Ursula Andress

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Memorabile film di Dino Risi,da segnalare la presenza dello sfortunato Momo

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Flano sopra le righe per un film per lo più appena discreto,Il saprofita

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Insolitamente parco di aggettivi urlati il flano di L’ossessa

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Divertente la definizione di film “polluction” per Spogliati,protesta,uccidi

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Lo 007 dell’anno,L’uomo dalla pistola d’oro

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Ineffabile la presentazione del film La sbandata

117

Rigoroso il flano di 5 donne per l’assassino di Stelvio Massi

108

Davvero bello il flano di Storie di vita e malavita,che riprende la locandina ufficiale del film

103

Ottimi attori nel film La città gioca d’azzardo,davvero ben fatto il flano

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La parodia dell’esorcista,L’esorciccio

78

Uno dei tanti flani del grande successo dell’anno,Profondo rosso di Dario Argento

71

Dalla tv al cinema:il flano di Spazio 1999

61

L’ambizioso

55

Bello ed elegante il flano del thriller Dossier Odessa

53

Ancora una versione in flano del film Il colpo della metropolitana

47

Mirabolanti effetti promessi per il film horror Chi sei?

30

Una ripresa dagli anni sessanta,Ondata di calore riproposto nel 1975

14

L’uomo della strada fa giustizia,con degli incappucciati che sembrano appartenere al Ku Klux Klan

13

Un flano ripetitivo,con cadaveri allineati:Un cadavere di troppo

9

La casa dell’esorcismo di Mario Bava

6

Divertimento forse poco ma tanto da riflettere nel film Finchè c’è guerra c’è speranza

4

Cosa sono le 72 risate del film Amore mio non farmi male?

2

Raffinato il flano del film di Visconti Gruppo di famiglia in un interno

1

Film bruttissimo,esaltato oltre misura nel flano,Codice d’amore orientale