Pane e tulipani


La felicità è nelle piccole cose,quelle piccole cose che possono cambiarti la vita da un momento all’altro;basta un incidente di percorso,esemplarmente semplice,banalissimo,che però ti trasporta lontano dal quotidiano e ti costringe a fare i conti con te stessa,a reinventarti,a interrogarti.
E sopratutto a ricominciare,con la voglia pazza di lasciare alle spalle un quotidiano fatto di gesti ripetuti fino alla noia.
E’ il sunto iniziale,ma anche finale,di Pane e tulipani,primo grande successo cinematografico di Silvio Soldini.
Un film fresco e delizioso,girato quasi in stile favolistico,con un finale in esemplare continuum con la storia di Rosalba,anonima e inappagata casalinga pescarese,moglie di un piccolo imprenditore di successo nel campo dell’idraulica dal quale la donna è trattata poco meglio di una domestica e madre di due figli adulti che la considerano allo stesso modo.


Durante una vacanza in pullman a Paestum,Rosalba viene completamente “dimenticata” in un autogrill.
Con un improvviso “coup de tete“,Rosalba decide di andare a Venezia,uno dei suoi sogni nel cassetto,  lasciando per qualche giorno la routine quotidiana dei panni da lavare e della casa da rassettare.
Qui trova un impiego temporaneo presso Fermo, un fioraio anarchico e poeta,un alloggio in una piccola pensione e sopratutto stringe amicizia con una stravagante massaggiatrice,Grazia e un cameriere di una trattoria,Fernando.
Saranno incontri decisivi sia per lei che per loro;la vita cambierà,travolta dall’inaspettata entrata di freschezza,di allegria,di spontaneità che Rosalba porterà nelle loro esistenze e di riflesso nella sua.
Così come involontariamente cambierà la vita di Costantino,un dipendente di suo marito Mimmo costretto dallo stesso a improvvisarsi investigatore per rintracciare la fuggiasca Rosalba.


Pane e tulipani ha nella sua semplicità,nella sua freschezza la vera forza intrinseca.
Su un soggetto  esile,Soldini costruisce un film davvero intrigante,che dietro l’aspetto leggero impartisce bonarie lezioni sul saper vivere,sopratutto sul saper vivere bene.
La metamorfosi della frustrata Rosalba è mostrata per tutto il film con cadenze leggere,quasi impalpabili;perchè in fondo Rosalba altro non è che una crisalide in attesa di diventare una farfalla, una donna con un mondo interiore luminoso in attesa di uno squarcio di luce.
In una Venezia finalmente non da cartolina,ma vista nella sua quotidianità delle piccole piazze,cosi lontane dai fasti di Piazza San Marco o di Rialto,del canal Grande e della massa di turisti che,informi, popolano la città lagunare,Venezia dicevo appare finalmente in una luce “umana”.
Una lezione di buon cinema,quella di Soldini.
Agevolata anche da un cast assolutamente ideale;una bravissima,quasi soave Licia Maglietta,irresistibile nella sua iniziale goffaggine e via via sempre più conscia del suo nuovo ruolo a Bruno Ganz,umanissimo nel personaggio malinconico e dolce di Fernando passando per una splendida Marina Massironi,che è Grazia,strampalata massaggiatrice al tempo stesso candida sognatrice in attesa dell’amore.


E ancora un ottimo Felice Andreasi,all’apparenza burbero fioraio-poeta passando per Antonio Catania,il meschino e fedifrago marito di Rosalba.
Infine l’ottimo Giuseppe Battiston,impagabile nel ruolo dell’improvvisato investigatore Costantino.
Un film tutto da gustare,un ritorno alla commedia italiana gloriosa degli anni sessanta,quella realizzata con pochi soldi ma tante idee.
E sentimenti.Quelli giusti.
Premiato con 9 David di Donatello,5 nastri d’Argento,Globo d’oro e 7 Ciak d’oro;disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=uyEC0imYm_0
Il film è in lingua italiana.

Pane e tulipani

Un film di Silvio Soldini. Con Licia Maglietta, Bruno Ganz, Giuseppe Battiston, Marina Massironi, Antonio Catania,
Felice Andreasi, Don Backy, Silvana Bosi, Mauro Marino, Manrico Gammarota Commedia,durata 105 min. – Italia 2000

Licia Maglietta: Rosalba Barletta
Bruno Ganz: Fernando Girasole
Giuseppe Battiston: Costantino Caponangeli
Antonio Catania: Mimmo Barletta
Marina Massironi: Grazia Reginella
Felice Andreasi: Fermo
Don Backy: il cantante
Vitalba Andrea: Ketty
Tatiana Lepore: Adele
Tiziano Cucchiarelli: Nic
Matteo Febo: Salvo
Lina Bernardi: Nancy
Mauro Marino: Lello
Antonia Miccoli: Sami
Ludovico Paladin: Eliseo
Silvana Bosi: La madre di Costantino
Manrico Gammarota: uomo alla stazione
Massimiliano Speziani: Goran
Fausto Russo Alesi: l’Uomo dell’auto
Paola Brolati: cliente del negozio dei fiori
Giselda Volodi: cameriera della pensione
Nunzio Daniele: guida di Paestum (sé stesso)
Pierantonio Micciarelli: il venditore di pentole
Daniela Piperno: donna dell’auto

Regia Silvio Soldini
Soggetto Doriana Leondeff, Silvio Soldini
Sceneggiatura Doriana Leondeff, Silvio Soldini
Casa di produzione Mogatari, Istituto Luce, RAI
Distribuzione (Italia) Istituto Luce
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Carlotta Cristiani
Musiche Giovanni Venosta
Scenografia Paola Bizzarri, Alessandra Mura, Stafania Pasinato

“Non mi aveva detto che lei aveva fatto un corso di grafologia? Poi ho parlato col commesso di una merceria che sostiene che l’altro ieri
sua moglie stava a fianco di sua madre sotto il casco di un parrucchiere a Chioggia. Questo mi fa dedurre che con ogni probabilità la signora Rosalba non si trova più a Venezia.
E questo spiegherebbe anche il motivo per cui non l’ho ancora rinvenuta…”

“Caponangeli, le dico solo una cosa: se fra tre giorni “n’è escito” (non è uscito fuori) niente, non solo ha chiuso con la Barletta Saniplus, ma con tutte le ditte di sanitari della costa adriatica!”

“Intendo calare negli Abruzzi e ricondurre qui Rosalba. Due compagni mi seguiranno nell’impresa.”

“Apparteneva al nonno di mia moglie, l’ultima volta ha sparato a Caporetto, ma come può notare è stato accuratamente preservato dalle insidie della ruggine e dall’usura del tempo; al suo posto eviterei qualsiasi azione che possa indurmi
a mostrare l’efficienza della sua meccanica.”

“Non vorrei sembrarle precipitosa, ma… se ci dessimo del tu?”

“Grazia guardami: ho passato con te i momenti più belli della mia vita, io sapevo che c’eri ma non sapevo dov’eri;
adesso ti ho trovata e adesso so cos’è la felicità, devi credermi, ti scongiuro.”

“Ancora una volta la felicità ha battuto invano alla mia porta.”

“Rosalba, da quando lei è partita la vita è una palude
la notte mi tormenta e il giorno mi delude
se ho fatto questo viaggio vi è un’unica cagione
che lei torni ad illuminar la mia magione.”

“Le canne non so’ droga, so’ canne.”

“Ma tu lo conosci l’Orlando furioso?-
-Ma chi è, quello che impazzisce e gli schizza il cervello sulla luna?”

Licia Maglietta

Felice Andreasi

Giuseppe Battiston

Bruno Ganz

Marina Massironi

Antonio Catania

8 Risposte

  1. L’ho conosciuto grazie a “Venezia nel cinema” e l’ho apprezzato dopo pochi minuti di visione: coinvolgente, commovente, intriso di dolcezza.
    Assolutamente da vedere!
    Barletta Sanitari 🙂 🙂

    • Pensa che ci sono alcune critiche malevole,lo definiscono sdolcinato e melenso.Certo che accontentare tutti è davvero impossibile.Penso che sia stata una delle cose migliori degli ultimi vent’anni,un film fresco e coinvolgente.E il cast è assolutamente perfetto.Ciao 🙂

      • Non discuto sul vostro giudizio, anche se a me – visto anni fa in TV, e di cui non mi è praticamente rimasto alcun ricordo, cosa in sé sempre significativa – non ha “detto” niente di particolare; tuttavia, colgo l’occasione per chiedervi: cosa successe, nel cinema italiano, tra la fine degli anni ottanta e i primi del nuovo millennio, perché da “spesso” (sia quello d’autore che quello commerciale) divenne così “sottile” (sia quello d’autore sia quello commerciale)?

      • La tua è una domanda con risposte difficilissime da dare.Uno dei motivi,a mio giudizio,è la fine del Rinascimento cinematografico;tutti i grandi registi smettono,quasi all’improvviso,di fare opere significative.Qualche perla quà e là,ma nulla di paragonabile alla fertile stagione che va dal dopoguerra alla metà degli anni settanta.Un altro motivo va ricercato nella crisi delle sale;entrano meno soldi e di conseguenza ci sono meno produzioni di qualità.Contemporaneamente spariscono gran parte dei finanziamenti pubblici e la tv propone una overdose di film con la conseguenza logica di un massiccio esodo dalle sale degli spettatori.C’è poi una vera e propria crisi creativa,tant’è vero che spariscono tantissimi registi che avevano dato il via a filoni popolari come il peplum,il thriller all’italiana,il western spaghetti ecc.Queste sono a mio giudizio alcune delle cause;certo ce ne sono molteplici altre.Tuttavia la stessa cosa accadde anche con la musica,dopo la straordinaria stagione degli anni 60 e 70.Sparirono il pop,il rock mutò pelle,il beat ecc lasciarono il posto alla stagione del metal o del punk.Altre forme creative ma non più paragonabili a quelle precedenti.E se ci facciamo caso,anche la letteratura e la pittura subirono profonde trasformazioni.Del resto l’edonistica stagione degli ottanta nasce proprio dal disimpegno totale,quasi che ci fosse una ripulsa per tutto quello che era stata la splendida stagione dell’impegno.Non sono uno storico del costume,probabilmente è un’analisi semplicistica.Oggi poi mancano i grandi nomi:non ci sono più De Sica e Fellini,Antonioni e Leone,Comencini e Monicelli.Sono scomparsi Mastroianni,Gassman,Manfredi,Tognazzi e Sordi.E francamente non c’è nessuno che possa paragonarsi a loro.Almeno al momento.Ciao

  2. Ti ringrazio per aver condiviso il tuo punto di vista.

    • P.S.: Sul consueto rammarico circa l’apparente assenza di Grandi Nomi contemporanei, bisognerebbe iniziare a distinguere l’eventuale assenza in sé (ritengo che ogni epoca produca “grandi nomi”) dalla Risonanza che questi hanno nel nostro immaginario. Perché tu credi che Mastroianni o Antonioni oggi avrebbero la stessa Risonanza? E, limitandomi agli attori, ti faccio presente che “oggi” ci stanno Favino, Rossi Stuart, Scamarcio (se questa ti pare una provocazione, vattelo a vedere in Pericle Il Nero), Germano, D’Amore; attori che coniugano carisma a bravura, esattamente come i nomi da te citati. P.P.S.: l’ho fatto anch”io, ma bisognerebbe inizare a chiedersi ANCHE perché, quando si citano i Grandi Attori della nostra commedia, non si fanno quelli femminili (un esempio: Monica Vitti).

      • Non ho abbastanza conoscenza del cinema contemporaneo,in particolare quello italiano,per risponderti in modo esaustivo.Da anni mi limito a vedere qualche titolo e null’altro.
        Credo,come già detto,che l’epoca dell’oro sia tramontata e che ormai ci restino solo “le guide del tramonto”.Il cinema,in generale,è agonizzante,con qualche sporadica eccezione.
        E’ una forma di intrattenimento che versa in stato comatoso e lo dimostrano le produzioni più recenti,sopratutto internazionali.Poi,è tutto ovviamente opinabile.
        Da tempo ormai seguo qualche serie tv e poco altro,prediligendo film del passato;chiamami nostalgico o “vecchio” ma trovo i film anni 50e 60 fino alla metà del 70 creativi e affascinanti 🙂

  3. Su questo, siamo in due – o quasi -: io mi ritengo un nostalgico. In ogni senso… Mi interesso quasi esclusivamente di cinema italiano dall’inizio del sonoro alla fine dei ’70. Per completismo, e per studiare l’involuzione di tale cinema, ho di recente iniziato ad interessarmi ai film italiani e alle serie TV di genere più recenti. Sono un nostalgico, ma ritengo di aver conservato un discreto grado di lucidità, quando analizzo il Presente. Diciamo che la retorica antimoderna mi pare un po’ ridicola… Saluti.

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