L’uomo della pioggia


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All’epoca in cui avevo letto L’uomo della pioggia, ancora ai tempi della scuola, non immaginavo che un romanzo che mi era tanto piaciuto, in seguito, si sarebbe iscritto nella lunga ed impressionante lista dei libri di Grisham divenuti film di successo.
Parlo di una vera e propria lista, perché dal 1993, anno in cui uscirono nelle sale Il socio diretto da Sydney Pollack con protagonisti Tom Cruise e Gene Hackman, ed Il rapporto Pelican diretto da Alan J. Pakula, con protagonisti Denzel Washington e Julia Roberts, proseguendo nel 1994, anno in cui fu proiettato sul grande schermo Il cliente, diretto da Joel Schumacher, con protagonisti Susan Sarandon e Tommy Lee Jones, ed ancora 1996, anno in cui uscì nelle sale Il momento di uccidere diretto da Joel Schumacher, con protagonisti Mattew McConaughey, Sanda Bullock e Samuel L. Jackson, proseguendo con L’ultimo appello (1996) diretto da James Foley, L’uomo della pioggia (1997), Conflitto d’interessi (1998) regia Robert Altman, La giuria (2003) diretto da Garry Felder, concludendo con Mickey e Fuga da Natale (2004), i titoli dei romanzi di uno dei miei scrittori preferiti finirono stampati su memorabili locandine sparse nei cinema di tutto il mondo.
L’uomo della pioggia è stato il primo volume che “mi ha messo in contatto” con Grisham. Nonostante siano passati un bel po’ di anni da allora, ricordo di essermi immersa nella lettura al punto di averla finita in pochi giorni. Inoltre, ricordo come mi sia dispiaciuto averlo letto troppo in fretta…

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L’anziana signorina Birdie Birdsong, un personaggio memorabile di questo romanzo, mi è rimasta nel cuore grazie al brillante umorismo dell’autore, il quale la descriveva attraverso la spontaneità del giovane avvocato Baylor.

Forse sono in tanti a domandarsi qual’è il motivo per cui tanti dei romanzi di John Grisham sono tramutati in pellicole?
A mia opinione, le ragioni delle scelte sono: i contenuti facilmente convertibili in sceneggiature, il ritmo e lo scorrere dell’azione e la naturalezza dei personaggi.
Tornando a bomba, L’uomo della pioggia (The Rainmaker), film “giuridico processuale”, diretto abilmente da Francis Ford Coppola, uscì nelle sale cinematografiche americane nel 1997, riscontrando un ottimo successo di critica e di pubblico.
Il film, come anticipato, trae origine dal romanzo scritto nel 1995 dal principale autore di gialli giudiziari dei nostri tempi, John Grisham.
Ora, prima di andare oltre con il racconto della pellicola, vorrei proporre una succinta analisi della terminologia usata per definire i concetti su cui si fonda la trama:
-assicurare significa rendere sicuro, proteggere da un danno o pericolo.
-contratto di assicurazione è il contratto con cui l’assicuratore, verso pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno a esso prodotto da un sinistro (assicurazione contro i danni), ovvero a pagare un capitale o una rendita (vitalizia o temporanea) al verificarsi di un evento attinente alla vita umana (assicurazione sulla vita).
-polizza (di assicurazione) è definito il documento contenente indicazioni di vario genere, che serve da ricevuta, da contrassegno, o che attesta un’obbligazione da parte dello scrivente. La polizza di assicurazione, in pratica, è il documento di prova del contratto di assicurazione, che riproduce le condizioni che lo regolano, predisposte dall’assicuratore e accettate dall’assicurato.

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-truffa è l’ottenimento di un vantaggio a scapito di un altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri.
-leucemia è un tumore delle cellule del sangue.
-alcolismo è una sindrome patologica determinata dall’assunzione acuta o cronica di grandi quantità di alcol. I danni dall’abuso di alcol colpiscono quasi ogni organo del corpo, compreso il cervello, causando una serie di disturbi fisici e psichici.
-maltrattamento – l’azione del maltrattare o dell’essere maltrattato; comportamento che è per altri causa di danni fisici o morali.
-violenza domestica – comprende tutte le forme di maltrattamento – sia fisico che psichico e sessuale – nei confronti di un componente familiare, in particolare contro una donna, compiute da altre persone familiari (in maggioranza uomini).
-omicidio – consiste nella soppressione di una vita umana per opera di un altro essere umano.
-morte – cessazione delle funzioni vitali nell’uomo, negli animali e in ogni altro organismo vivente o elemento costitutivo di esso.

Letto quanto sopra, il gentile lettore potrebbe pensare di essere edotto riguardo al contenuto di un convenzionale court-movie, ovvero di un film che mette al centro barbose questioni legali. Orbene, fortunatamente, così non è.
L’uomo della pioggia propone un’incursione nell’ambiente dei tribunali, ma, al contempo presenta la professione legale illustrandola attraverso una dimensione umana delle vicende raccontate: difficoltà quotidiane, ingiustizie e battaglie per la sopravvivenza, affari “sporchi”, in sostanza, i drammi di tutti noi. Visionando la pellicola, ci rendiamo conto che l’obbiettivo di Coppola non era quello di criticare o di elogiare i giudici, e nemmeno di presentare i scontri che avvengono davanti ai magistrati. Al contrario, qui abbaiamo a che fare con una rappresentazione del tutto particolare del “mondo degli avvocati”.

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Dietro la macchina da presa c’è il celebre e stimatissimo regista Francis Ford Coppola, sceneggiatore di Patton generale d’acciaio (1971), per cui vinse l’Oscar, e regista di capolavori quali Il padrino (1972), Il padrino – Parte II (1974), Apocalypse Now (1979), I ragazzi della 56ª strada (1983), Cotton Club (1984) e Dracula di Bram Stoker (1992).

Il protagonista della storia è Rudy Baylor (Matt Damon), un giovane laureato presso la Facoltà di Giurisprudenza, il quale riceve un duro colpo dalla vita: lo studio legale presso cui avrebbe dovuto lavorare subito dopo la laurea è stato assorbito da uno studio di fama, che non ha bisogno dei suoi servigi. Fresco di laurea, senza esperienza nell’ambito giuridico e completamente al verde, Rudy è costretto ad accettare l’impiego presso uno studio legale di periferia, il cui stravagante titolare, Bruiser Stone (Mickey Rourke) è coinvolto in affari “sporchi”. Tuttavia, il giovane avvocato ha un asso nella manica: ha ricevuto l’incarico da una famiglia proletaria al fine di citare in giudizio una grossa compagnia assicurativa, che si era rifiutata di pagare una polizza al figlio affetto da leucemia.
Rudy Baylor proviene da una famiglia povera; lavora in un bar locale per finanziare i suoi studi e accetta di professare l’avvocatura nello studio del losco Bruiser, solo in quanto costretto. Siccome il famoso Studio Bruiser, viene posto sotto sequestro dal FBI, Rudy getta le basi di un piccolo ufficio legale, associandosi con Deck Shifflet (Danny DeVito), di professione “paralegale” ed abile inseguitore di ambulanze

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Tuttavia, Rudy non diverrà mai “l’uomo della pioggia”, ossia l’avvocato che vanta la brillante capacità di guadagnare denaro “a pioggia” nell’ambiente ove lavora. La ragione del mancato acquisto di detto “titolo” o “sopranome”, sta nelle cause che Rudy assume: stesura del testamento dell’anziana signora Birdie (Teresa Wright), una difficile battaglia contro una grossa compagnia di assicurazioni, Great Benefit, assistita dallo Studio “mille dollari l’ora” del corrotto avvocato Leo F. Drumond (John Voight) e una storia d’amore con la bella e fragile Kelly Riker (Claire Danes), vittima di violenze domestiche messe in atto da un marito alcolizzato.
Attraverso il protagonista, Coppola non solo riesce ad uscire dagli schermi dei film del genere, bensì ottiene una pellicola di ottimo ritmo, che né annoia, né cede ai buoni sentimenti. Seppur giovanissimo, 27enne all’epoca in cui veniva girato il film, Matt Damon riesce sin da subito a dare prova della sua bravura, calandosi abilmente nella parte da bravo ragazzo “dal viso pulito”.

“Credo proprio che in “The Rainmaker” ci sia, oltre che l’anima idealista e ribelle di Coppola, anche una parte della sua storia.” è quanto dichiarato dall’attore John Voight, che nella pellicola interpreta la parte del venerabile e titanico Leo F. Drummond, il togato principe della compagnia corrotta.
Oltre alle eccellenti prove recitative e alla regia, una menzione particolare per la responsabile dei costumi, Aggie Guerard Roggers, la quale veste un giovane ragazzo affetto da leucemia con un scolorito giubbotto Top Gun, rendendo dolorosamente realistica l’immagine di un’aquila dalle ali spezzate. Complimenti, altresì, per la scelta dei completi da uomo e delle cravatte abbinate, che partono dal modello grandi magazzini anni ‘ 80 (“paralegale”), passano per il look stravagante del proprietario di nightclub e arrivano sino ai modelli “giacca doppiopetto, elegantissima, nonché costosissima”!
Fortunatamente, la pellicola passa qualche volta in tv e penso sia di facile reperibilità.

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L’uomo della pioggia

un film di Francis Ford Coppola. Con Matt Damon, Danny DeVito, Claire Danes, Jon Voight, Mary Kay Place, Dean Stockwell, Teresa Wright, Virginia Madsen, Mickey Rourke, Andrew Shue, Red West, Johnny Whitworth, Wayne Emmons, Adrian Roberts, Roy Scheider, Alexis Brigham, Danny Glover, Marshall Taylor Titolo originale The Rainmaker. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 135 min. – USA 1997.

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Matt Damon: Rudy Baylor
Danny DeVito: Deck Shifflet
Claire Danes: Kelly Riker
Jon Voight: Leo F. Drummond
Mary Kay Place: Dot Blake
Danny Glover: Tyrone Kipler
Teresa Wright: Colleen ‘Miss Birdie’ Birdsong
Virginia Madsen: Jackie Lemancyzk
Mickey Rourke: Bruiser Stone
Red West: Buddy Blake
Johnny Whitworth: Donny Ray Blake
Andrew Shue: Cliff Riker
Roy Scheider: Wilfred Keeley
Dean Stockwell: Harvey Hale
Adrian Roberts: Butch
Sonny Shroyer: Delbert Birdsong

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Regia Francis Ford Coppola
Soggetto John Grisham (romanzo)
Sceneggiatura Francis Ford Coppola
Produttore Michael Douglas, Fred Fuchs, Steven Reuther
Fotografia John Toll
Montaggio Melissa Kent, Barry Malkin
Musiche Elmer Bernstein

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Massimiliano Manfredi: Rudy Baylor
Giorgio Lopez: Deck Shifflet
Valentina Mari: Kelly Riker
Oreste Rizzini: Leo F. Drummond
Melina Martello: Dot Blake
Maurizio Mattioli: Tyrone Kipler
Micaela Giustiniani: Colleen ‘Miss Birdie’ Birdsong
Cristiana Lionello: Jackie Lemancyzk
Ennio Coltorti: Bruiser Stone
Simone Mori: Cliff Riker
Gerolamo Alchieri: Wilfred Keeley
Franco Zucca: Harvey Hale
Sandro Pellegrini: Butch
Gianluca Tusco: Delbert Birdsong

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“Il primo anno di Giurisprudenza tutti volevano bene a tutti. Perché studiavamo la legge, e la legge è una cosa nobile. Il terzo anno, eri fortunato se non venivi ucciso nel sonno. Gli studenti compravano esami, rubavano materiale di ricerca dalla biblioteca e mentivano ai professori. È questa la natura della professione?”
“Incaricato da un idiota con la garanzia di un mascalzone, finalmente sono avvocato.”
“Come si fa a sapere quando un avvocato mente? Semplice: gli si muovono le labbra.”
“Che differenza c’è tra un avvocato ed una prostituta? Quando sei morto la prostituta smette di fotterti.”

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Francis Ford Coppola, in riferimento all’ambiente legale che si era proposto di dipingere nella pellicola:
“Si trattava di un mondo interessante di cui non sapevo molto, e cioè il mondo degli avvocati di Memphis, il suo lato losco, gli avvocati che si approfittano delle cause per lesioni personali. Non credo di aver mai letto niente, o visto film, che trattano in questo modo il ventre molle della legge. Vedevo Rudy come un cavaliere, un puro che si prodigava per dare conforto a tutte queste damigelle addolorate. Per me c’era una relazione con l’altra forma del cavaliere americano, quella presente nel racconto poliziesco: il tizio nel suo ufficio, in un quartiere poco raccomandabile, che cerca di aiutare la gente, conservando tuttavia un punto di vista leggermente cinico. Mi sembra anche un po’ una storia da film noir. Non è un thriller. Ha più a che fare con tematiche sociali e l’oppressione dei poveri da parte delle grandi istituzioni corporative, viste attraverso la metafora di una compagnia di assicurazioni. Credo che molte persone provino qualcosa nei confronti delle compagnie assicurative. Spesso si ha la sensazione che uno paghi le quote del premio e poi, quando hai bisogno del loro aiuto, ti raggirano con la storia degli scoperti e altre scappatoie, oppure non soddisfano la tua richiesta di risarcimento. E, a quel punto, a chi ti rivolgi? Fondamentalmente c’è qualcosa d’ingiusto nel modo in cui vengono condotte le attività assicurative al contrario di ciò che, secondo noi, dovrebbero essere in realtà, e cioè una sorta di protezione.”
Matt Damon, in riferimento alle caratteristiche dei personaggi presenti nel film:

“Rudy è un buono, viene sopraffatto ma non molla. Penso che sia confuso sulla natura della professione d’avvocato; è sorprendentemente ingenuo per uno che ha passato tre anni alla Facoltà di Legge. Quello che mi piace di lui è che vuole veramente la verità, e si sforza di fare quello che è giusto. Nulla che abbia a che fare con la giustizia o la legalità o i dettagli tecnici. Si tratta del giusto e dell’ingiusto. Continua a sbattere la testa contro un muro, ma non cambia atteggiamento. Vede qualcuno e lo vuole aiutare. La sua ingenuità si dissolve lentamente mentre si trova a interagire con persone e mondi diversi. Comincia a crescere e a comprendere cosa sia veramente la vita. Alla fine si trova a dover prendere una difficile decisione, e stabilire se la professione di avvocato sia qualcosa con cui può convivere, oppure no. Danny DeVito è l’avvocato bocciato cinque volte all’esame di abilitazione, un personaggio singolare e pieno di sentimento. Fra lui e Rudy c’è grande simpatia. Deck è uno che si preoccupa di fare del bene e pensa che fare del bene consista nel guadagnarsi da vivere, nell’essere in grado di sbarcare il lunario. John Voight è l’avvocato Drummond, un mercenario, ma crede di non esserlo. Probabilmente lui direbbe di essere un idealista, di avere una passione per la verità. Cogliamo questo tizio all’apice della sua arroganza. Penso anche che ci sia un qualcosa di meschino che forse deriva dalle sue insicurezze e paure. Credo che siamo tutti interessati ai problemi insiti al sistema giuridico. Ciò che mi piace è che Rudy è qualcuno per cui tifare, è uno che rappresenta quello che tutti noi vorremmo vedere: una persona che, a discapito del proprio benessere, insegue la giustizia nella società per la causa dei bisognosi e di quelli che non possono difendersi. Bruiser Stone è l’avvocato di fama alquanto dubbia, patrocinatore di cause di vittime d’incidenti e proprietario di topless bar, con possibili legami con i criminali che difende. Ha modellato se stesso sui loschi personaggi di successo che si trova a frequentare nei casinò e nei locali di striptease.”

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La mia decisione di fare l’avvocato diventò irrevocabile quando mi resi conto che mio padre odiava gli avvocati. Ero un adolescente goffo, imbarazzato dalla mia goffaggine, frustrato nei confronti della vita, terrorizzato dalla pubertà e in procinto di venire spedito da mio padre in una scuola militare per insubordinazione. Era un ex marine, convinto che i ragazzi andassero tirati su a frustate. Io avevo dimostrato di avere la lingua svelta e una certa avversione per la disciplina, e la sua soluzione fu mandarmi via. Passarono anni prima che lo perdonassi.

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3 Risposte

  1. Bel film davvero, piaciuto molto, trama semplice ma efficace

    • Lieta il film ti sia piaciuto. Anche se è uscito vent’anni fa, tratta argomenti di attualità e, nonostante i temi gravosi, riesce a far sorridere, trasmette un sentimento positivo.

    • I legal thriller di Grisham si prestano facilmente a riduzioni cinematografiche;lo stile di questo scrittore permette di ricavarne ottime sceneggiature.
      L’uomo della pioggia si avvale di ottimi attori fra i quali Damon e De Vito su tutti e di una regia di prim’ordine.Il socio,La giuria,Il rapporto Pelican ecc.sono davvero egregie riduzioni,del resto lo scrittore americano ha scritto molti romanzi,tutti best sellers

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