Le figlie di Dracula (Twins of evil)

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Con Le figlie di Dracula (Twins of evil nell’edizione inglese) si chiude l’ideale trilogia ispirata alle vicende di Carmilla (o anche Mircalla), la vampira creata da Sheridan Le Fanu.
Un personaggio complesso,la vampira più famosa della letteratura,creata dallo scrittore di Dublino, erede della fortunata tradizione vampiresca;una creatura morbosa e lesbica,capace di reincarnarsi e di trascinare nel gorgo del peccato e della dannazione chiunque incontri nel suo cammino.
Così,dopo Vampiri amanti, uscito nel 1970 per la regia di Roy Ward Baker e Mircalla, l’amante immortale uscito nel 1970 per la regia di Jimmy Sangster ecco chiudersi la trilogia con Le figlie di Dracula, opera di John Hough e prodotta dalla Hammer,la casa di produzione che realizzò la trilogia.
Un film che a differenza dei primi due accantona il personaggio di Mircalla privilegiando quello del conte Karnstein e sopratutto quello delle due gemelle Maria e Frieda Gellhorn,vere protagoniste del racconto.

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Che parte con l’inquietante rogo di una giovane ragazza condannata a morte da Gustav Veil, un duro e implacabile difensore della fede che,a capo di un gruppo di fanatici, perseguita con tutti i mezzi donne accusate di stregoneria,spesso condannandole a morte e qualche volta agendo ingiustamente.
E’ proprio presso la dimora di Veil che arrivano due affascinanti gemelle,Maria e Frieda Gellhorn in seguito alla morte dei loro genitori; sul villaggio dove andranno ad abitare le due orfane aleggia però l’ombra inquietante del Conte Karnstein, un uomo dalla fama sinistra,del quale si vocifera sotto voce.
L’uomo infatti è un dissoluto, che nasconde sotto le spoglie della nobiltà la sua natura di vampiro.
Ben presto le due gemelle prendono strade antitetiche,dovute alle loro differenti psicologie; mentre Maria è una creatura dolce e impressionabile, che ben presto si mostra terrorizzata da quello che accade nel villaggio,Frieda mostra di essere incline al fascino del male e di subirne il fascino.

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Infatti accetterà di farsi sedurre dal conte, diventando in questo modo una vampira.
Mandate a scuola dai fratelli Ingrid e Anton,Maria e Frieda proseguono le loro vite su binari opposti.
Mentre Maria e Anton scoprono di provare attrazione l’una per l’altra, Frieda inizia la caccia al sangue, di cui non può più fare a meno.
Proprio Frieda verrà scoperta mentre succhia una vittima e, scoperta da suo zio, viene condannata al rogo.
Il Conte interviene, sostituendo la sua allieva con la sorella.
La sfortunata Maria sembra quindi destinata ad una fine orribile, ma…
Caratterizzato da una cura quasi maniacale dei dettagli, con una splendida atmosfera gotica esaltata da una fotografia Inappuntabile, Le figlie di Dracula ,brutta traduzione del ben più azzeccato Twins of evil (Le gemelle del male) è un prodotto Hammer del periodo meno felice,dal punto di vista degli incassi,della grande casa inglese.
Nel cast accanto alle gemelle Collinson (che in coppia gireranno sette film per sparire poi nel nulla) troviamo il grande Peter Cushing, che nella storia incarna Gustav Weil, uomo puritano e inflessibile; un personaggio che Cushing rende perfettamente,grazie a quel suo particolare volto scavato, dai tratti ascetici e a occhi che sembrano esprimere con forza un’implacabile fede delle proprie convinzioni.

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Il resto del cast fa ampiamente il suo dovere, a cominciare da Damien Thomas,un misurato e inquietante conte Karnstein per finire con David Warbeck,l’Anton che salverà da morte certa la sua amata Marie.
Del film è presente su you tube, all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=qUbHk3iWSOA una splendida riduzione in divx, che permette una visione, una volta tanto,in grado di far apprezzare dettagli e dialoghi.

Le figlie di Dracula
Un film di John Hough. Con Dennis Price, Peter Cushing, Mary e Madeleine Collinson, Damien Thomas,David Warbeck.Titolo originale Twins of Evie. Horror, durata 87 min. – Gran Bretagna 1971

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Peter Cushing: Gustav Weil
Dennis Price: Dietrich
Mary Collinson: Maria Gellhorn
Madeleine Collinson: Frieda Gellhorn
Isobel Black: Ingrid Hoffer
Kathleen Byron: Katy Weil
Damien Thomas: Conte Karnstein
David Warbeck: Anton Hoffer
Harvey Hall: Franz
Alex Scott: Hermann
Luan Peters: Gerta
Katya Wyeth: Contessa Mircalla
Roy Stewart: Joachim
Maggie Wright: Alexa

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Doppiatori

Gianni Bonagura: Gustav Weil
Melina Martello: Maria Gellhorn
Alida Cappellini: Frieda Gellhorn
Valeria Valeri: Ingrid Hoffer
Luigi La Monica: Anton Hoffer
Ludovica Modugno: Mircalla

Regia John Hough
Soggetto Sheridan Le Fanu
Sceneggiatura Tudor Gates
Fotografia Dick Bush
Montaggio Spencer Reeve
Musiche Harry Robertson
Scenografia Roy Stannard

Recensione tratta dal sito http://www.exxagon.it
(…)John Hough, meglio ricordato per Dopo la vita (The Legend of Hell House, 1973), mescola con capacità due filoni cinematografici differenti: quello vampiresco e quello, più prettamente exploitation, relativo alla caccia alle streghe (Il Grande Inquisitore, 1968; La Tortura delle Vergini, 1970). Hough mantiene in discreto equilibrio l’erotismo che sprigiona di continuo dalle due protagoniste e l’atmosfera gotica in cui si giocano le dinamiche demonologiche e vampiresche. Alla fine però si fa una certa confusione. Prima la Confraternita di inquisitori viene presentata come una manica di sadici matti, quindi, alla fine, assurge a club di eroi eliminando la minaccia rappresentata dal Conte e da Frieda, attribuendo quindi retroattivamente una sorta di placet alle malefatte bigotte precedentemente compiute. Non sensatissimo. Inoltre, come fa Frieda ad andare a trovare il Conte se dovrebbe essere a scuola? Al di là dei buchi logici, Le Figlie di Dracula offre un discreto diletto offrendo però poca o nulla originalità in ambito draculesco. Non il migliore prodotto Hammer, ma le due Collins valgono bene una messa nera.(…)

Recensione tratta dal sito http://www.filmhorror.com
Una decapitazione memorabile, sangue, sesso e un Peter Cushing come al solito straordinario, rendono LE FIGLIE DI DRACULA uno dei migliori prodotti della Hammer, tanto da essere stato una delle principali fonti di ispirazione per le atmosfere di Sleepy Hollow di Tim Burton.
Da non sottovalutare poi la sceneggiatura tutt’altro che banale e la regia decisamente coraggiosa per l’epoca.
Terzo film del Ciclo Karnestein prodotto dalla Hammer, LE FIGLIE DI DRACULA venne girato nel 1971 da John Hough, che portò sullo schermo una sceneggiatura originale di Tudor Gates. Il film risultò piuttosto fallimentare al botteghino, aggravando ulteriormente la già difficile situazione economica della casa di produzione inglese che, di lì a poco, decise di abbandonare il gotico per tentare la fortuna con la contaminazione dei generi.

recensione dal sito http://www.latelanera.com
(…)Le figlie di Dracula, diretto da John Hough, è leggermente inferiore al primo episodio della serie ma conclude in bellezza il ciclo “Karnstein”, dando ragione quindi alla Hammer che nonostante il flop del capitolo precedente aveva intuito che le potenzialità di questo filone avrebbero potuto ancora essere sfruttate.
Tudor Gates scrisse la sceneggiatura anche di un quarto capitolo che avrebbe dovuto intitolarsi The vampire virgins con protagonista ancora Peter Cushing nei panni a lui inusuali del vampiro Conte Karnstein, ma il progetto non fu mai realizzato.
Una doverosa precisazione: il titolo italiano, come sovente accade, è uno specchietto per le allodole, nel film di Dracula non c’è neanche l’ombra.(…)

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L’amica

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In una Milano borghese e annoiata si intreccia una storia fatta di tradimenti e vendette.
Lisa, ricca borghese sposata con il designer Paolo, scopre che quest’ultimo la tradisce.
Ferita più nell’orgoglio che nell’animo,la donna crea ad arte una relazione con un amante,Franco Raimondi.
Il gioco continua coinvolgendo la migliore amica di Lisa, Carla, che è sposata con un chirurgo; Lisa inventa sempre nuovi particolari che racconta all’amica, ignara del fatto che Carla è davvero l’amante di Raimondi.
Quando Carla inizia a raccontare le storie inventate dall’amica,nel gruppo frequentato dalle due donne tutte iniziano a ridere della cosa, coprendo di ridicolo Lisa.

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 Lisa Gastoni

Che decide di vendicarsi seducendo e abbandonando prima l’amante di carla, poi suo marito e infine il figlio;poi, soddisfatta della raggiunta vendetta, torna a casa tentando di riallacciare i rapporti con il marito.
L’amica esce nelle sale nel 1969, per la regia di Alberto Lattuada; è il momento d’oro del cinema italiano e in primis della commedia, che sia satirica o a sfondo sociale.
Lattuada prende di mira il mondo dorato e pigro della buona borghesia lombarda, raccontando le vicende di una sua appartenente, la viziata e per certi versi amorale Lisa.
Ad una ricostruzione tutto sommato abbastanza puntuale di un mondo molto ipocrita e perbenista dietro la facciata di rispettabilità non corrisponde però un altrettanto riuscito tentativo di delineare i moventi e le psicologie che spingono i vari personaggi della storia alle azioni che compiono.

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Il regista appare molto più interessato ad una descrizione ambientale che ad una personale, che riguardi cioè le motivazioni personali che spingono i diversi protagonisti della storia a fare ciò che fanno.
Così ne risente in qualche modo anche il ritmo del film, che dopo una buona partenza diventa blando prima di accelerare nel finale.
Lo stesso contesto borghese analizzato da Lattuada appare più frivolo e vacuo che immorale; i personaggi sembrano mossi più dall’inerzia che dalla propria volontà, appaiono prigionieri delle convenzioni e le stesse passioni, che dovrebbero risultare violente alla fine sono annacquate sino all’estremo.
Lisa appare come una borghese ansiosa di salvare più l’orgoglio che la sua vita personale; il tradimento dell’amica diventa l’occasione per vendicarsi ristabilendo le regole, assaporando i tradimenti come una sfida a se stessa.
Così, alla fine, tutti ottengono qualcosa perdendo poco o nulla;la mantide Lisa circuisce tutti gli uomini dell’amica, ma non crea nessun danno, perchè alla fine ognuno ritorna a ricoprire il proprio ruolo.

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Non c’è tragedia e non c’è dramma; i personaggi riprendono la vita di tutti i giorni, nascondendosi dietro la rispettabilità e ritornando in ordine alla commedia umana che è in fondo la loro ragione di vita.
In mezzo, una discrezione d’ambiente che alla fine risulta la parte migliore del film; musiche adeguate, arredamenti e acconciature, vestiti e orpelli vari che trionfano su tutto.
L’estetica predomina e travalica il contenuto.
Siamo alla fine degli anni sessanta, c’è stato il 68 ma sembra davvero che sia passato in superficie, senza scalfire minimamente l’inossidabile muro dietro il quale la borghesia sembra trincerata.
Se vogliamo trovare quindi qualcosa di interessante nel film, dovremo accontentarci di quello che diventa a tutti gli effetti un documentario sullo stile di vita di una Milano che ritroveremo pari pari negli anni 80, quando il rampantismo e la Milano da bere sostituiranno di sana pianta l’atmosfera plumbea degli anni settanta, riportando quindi in qualche modo alle atmosfere del film, ad un mondo vacuo e fondamentalmente inoffensivo, in cui la luce delle idee, le stesse ideologie sono quasi un quadro poco interessante destinato ad essere relegato in una soffitta.
Film quindi più d’apparenza che di sostanza.

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Molto interessante invece il cast, che include una brava e affascinante Lisa Gastoni nei panni della borghese Lisa,la ex top model Elsa Martinelli, perfetto esempio di donna borghese e snob nel ruolo di Carla, l’allora star dei fotoromanzi Lancio Marina Coffa recentemente scomparsa a soli 50 anni e un cast maschile di tutto rispetto, che ruota attorno alla figura dell’ape regina Lisa con la quale dovranno fare i conti ( in fondo ben remunerati) e che include Jean Sorel (Franco Raimondi), ovvero l’amante inventato destinato a diventare reale, Gabriele Ferzetti )Paolo Marchesi, marito di Lisa),Frank Wolff (Guido Nervi, marito di Carla) e infine Ray Lovelock (il figlio di Carla)
Decisamente in tema le musiche di Luis Bacalov, destinato nel corso della sua carriera a comporre oltre 150 temi per film e menzione anche per l’ottima fotografia di Sante Achilli.
Il film è passato molto raramente in tv, tuttavia è presente in una versione streaming, peraltro abbastanza mediocre,su un noto sito che potrete reperire facilmente con Google.

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Un film di Alberto Lattuada. Con Lisa Gastoni,Gabriele Ferzetti, Frank Wolff, Elsa Martinelli,Jean Sorel, Raymond Lovelock, Marina Coffa, Mita Cattaneo, Sergio Serafini Commedia, durata 105′ min. – Italia 1969.

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Lisa Gastoni: Lisa Marchesi
Gabriele Ferzetti: Mario Marchesi
Elsa Martinelli: Carla Nervi
Jean Sorel: Franco Raimondi
Frank Wolff: Guido Nervi
Ray Lovelock: Claudio Nervi
Marina Coffa: Giovanna

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Regia Alberto Lattuada
Sceneggiatura Alberto Lattuada, Mario Cecchi Gori, Gianni Vernuccio
Fotografia Sante Achilli
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Luis Enríquez Bacalov

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L’opinione di sasso67 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Storia di un’ingenua moglie borghese, che si fa malandrina per reagire ad una umiliazione subita dalla “migliore amica”. È un film d’altri tempi – oggi nessuno si sognerebbe più di proclamare, come fa il giovane Claudio, che «l’amore è bello con il sole, sotto il cielo!» – ed oggi non fa né caldo né freddo, nonostante che il regista cerchi di far vivere allo spettatore qualche brivido morboso.

L’opinione di mm40 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Alla faccia dell’amicizia. Fine, non viene in mente altro, al termine della visione di questo film: centodieci minuti di una piatta storia di adulterio dichiaratamente femministeggiante. Già dal titolo si capisce che si sta parlando al femminile, già dalle prime scene si intuisce che la pellicola non farà altro che rivendicare il ruolo della donna come conquistatrice, tutt’altro che, come ormai in maniera obsoleta inteso, vittima e sottomessa. Ma siamo nel 1969 e tutto ciò non è più una novità: la sceneggiatura firmata dal regista e da Alberto Silvestri e Franco Verucci, da un soggetto di Giovanna Gagliardo e del produttore Mario Cecchi Gori, nasce sorpassata, inattuale, ormai ridondante. Anche l’idea di affidare il ruolo da protagonista a Lisa Gastoni, esperta di simili figure di donne fatali e determinate, non è molto originale: ma perlomeno si può definire perfettamente in parte; fra gli altri interpreti ci sono il sempre piacevole Jean Sorel e altri divi del calibro di Gabriele Ferzetti, Ray Lovelock, Elsa Martinelli e Frank Wolff (in quel periodo quotatissimo nel genere western e appena uscito dall’avventura di C’era una volta il west). L’amica è sicuramente un prodotto figlio del suo tempo: ricorda qualcosa a cavallo fra il primo, psicologico approccio alla lettura della società contemporanea di un Salvatore Samperi (Grazie zia, mica per caso con protagonista la Gastoni, l’anno precedente) e l’imminente invasione del cinema pruriginoso, incastonato di turbe adolescenziali fino all’implosione nel trash di un Mauro Ivaldi (per assonanza, quantomeno, L’amica di mia madre, del 1975). Va infine ricordato che si tratta di un film girato malvolentieri da Lattuada, che non gradì l’imposizione della produzione di ambientare la storia negli ambienti dell’alta borghesia

L’opinione di Galbo tratta dal sito http://www.davinotti.com
Come per molte opere dello stesso genere e realizzate nel medesimo periodo, l’impressione generale è quella di una pellicola un pò invecchiata. La storia è particolarmente anacronistica anche se è apprezzabile (ed abbastanza riuscito) il tentativo del regista di ricostruire l’ambiente borghese nel quale si svolge la vicenda. L’andamento è alquanto noioso, solo in parte ravvivato dalla incisiva prova di parte del cast (la Gastoni in particolare). Buona la colonna sonora.

L’opinione di Giuan tratta dal sito http://www.davinotti.com
C’è qualcosa in questo rarefatto e dimenticato film, qualcosa che ha a che vedere con certo spirito del tempo (gli anni ’60), una specifica classe sociale (la borghesia milanese) e un cinema da noi poco praticato (vengono in mente Godard e Truffaut). La gnomica impassibilità di Lattuada pare far tutt’uno con la vacuità del contesto rappresentato, un milieu (etico ma anche “architettonico”) dal quale Lisa Gastoni (di liquida, inesorabile venustà), sfidata, cerca di emergere, per esserne solo definitivamente fagocitata, infangata e sommersa. Non conciliato.

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Frenzy

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Dalle acque del Tamigi ,mentre è in corso un comizio, emerge il corpo nudo di una donna.
E’ stata evidentemente strangolata perchè al collo ha una cravatta annodata.
L’esame autoptico rivela che la donna è stata violentata prima di essere barbaramente uccisa;si tratta di Brenda Blaney, che gestiva una agenzia matrimoniale ed era divorziata da Richard Blaney, ex pilota della Raf oggi affetto da problemi di varia natura.
L’uomo infatti non si è più inserito nel contesto sociale, vive lavorando saltuariamente e beve moltissimo; l’unico punto fermo della sua attuale vita sembra essere rappresentato da Barbara Jane Milligan detta Babs, la donna che ha incontrato in un pub è che rappresenta ormai per lui una scialuppa di salvataggio.

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Una serie di sciagurate circostanze porta la polizia sulle sue tracce;Richard infatti è stato visto incontrare l’ex moglie con la quale ha avuto un violento litigio;inoltre ha lasciato l’agenzia di Brenda per ultimo.
Arrestato dal Capo Ispettore Oxford,Richard è costretto a cercare da solo il misterioso assassino, anche perchè l’uomo ha ucciso Barbara…
Diretto da Alfred Hitchcock nel 1972, Frenzy è il penultimo lavoro del grande maestro britannico, che avrà come seguito quattro anni dopo l’ultima fatica di Hitchcock,Complotto di famiglia.
Frenzy è un thriller dalla sceneggiatura molto curata, in perfetta linea con lo stile del regista; riprendendo i temi del passato Hitchcock bada all’essenziale costruendo una trama scorrevole, in cui l’elemento di novità è rappresentato dal fatto che l’assassino è noto sin dall’inizio.

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In una Londra soleggiata e spesso ripresa dall’alto, assistiamo alla corsa del protagonista, l’ex pilota Blaney attraverso la tela tessuta dall’implacabile e psicopatico assassino deciso ad addossargli la responsabilità dei crimini commessi.
Hitchcok vaga nella Londra a lui cara, mostrandoci Covent Garden e il suo mercato, che due anni dopo sarebbe stato demolito oppure il tribunale dell’Old Bailey che in altri film aveva celebrato ambientandoci le scene dei processi penali o ancora L’Hilton, la nuova Scotland Yard e i pub che erano stati i luoghi preferiti della sua vita privata.
All’ombra di questo scenario ecco muoversi un film che in qualche modo rappresenta per Hitchcock il tentativo di “modernizzare” il suo cinema; elemento di novità è per esempio l’utilizzo del nudo femminile, fino ad allora assolutamente assente dai suoi film o anche l’utilizzo voluto di un cast definibile minore a fronte delle tante star da lui valorizzate come Kim Novak, Grace kelly e Cary Grant, James Stewart,Julie Andrews ecc.
Una scelta vincente perchè il film fa respirare aria di normalità; l’utilizzo di personaggi quasi anonimi rende il film più arioso, più reale e quindi meno artefatto.

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Alcune scene vanno segnalate come esempio classico del cinema del regista:il suo umorismo nero è degnamente rappresentato dalla sequenza iniziale, nel quale il politico impegnato nel comizio denuncia il degrado del Tamigi, poco prima che i bobby londinesi recuperino il cadavere nudo della donna con al collo la cravatta che l’ha uccisa.Proprio in quella sequenza Hitchcock si nasconde tra la folla, con la sua classica bombetta nera…
Frenzy, pur essendo riconosciuto quasi unanimemente come un ottimo film tuttavia non entusiasmò la critica e il pubblico; probabilmente l’espediente cinematografico dell’assassino noto dopo pochi minuti smontò parte della suspence di cui il cinema thriller vive.

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O ancora, la scelta stessa del cast, priva di grossi nomi deluse in qualche modo sia la critica che il pubblico; tuttavia il film resta un esempio di cinema tecnicamente perfetto, in cui si fondono mirabilmente storia, intreccio e location.
Londra appare solare, priva della tradizionale nebbia che accompagnava quasi tutti i lavori in essa girati, che spaziavano dal cinema gotico al thriller al giallo per finire con l’horror.
Hitchcock tributa alla sua città un affettuoso omaggio, quasi presago del fatto che non ci sarebbe più tornato da vivo; il grande regista si spense infatti a Bel Air, a poca distanza da Beverly Hills 8 anni più tardi.
Frenzy è un film che è stato trasmesso saltuariamente dalle tv commerciali; in rete è facilmente rintracciabile e su You tube c’è una splendida riduzione in lingua originale che consiglio vivamente per apprezzare i dialoghi tipici del grande maestro londinese.

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Frenzy

Un film di Alfred Hitchcock. Con Billie Whitelaw, Alec McCowen, Jon Finch, Barry Foster, Barbara Leigh-Hunt, Anna Massey, Bernard Cribbins, Vivien Merchant, Michael Bates, Jean Marsh, Clive Swift, John Boxer, Madge Ryan, George Tovey, Elsie Randolph Giallo, durata 116′ min. – Gran Bretagna 1972.

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Jon Finch: Richard Ian Blaney
Alec McCowen: Capo Ispettore Oxford
Barry Foster: Robert “Bob” Rusk
Billie Whitelaw: Hetty Porter
Anna Massey: Barbara Jane (‘Babs’) Milligan
Barbara Leigh-Hunt: Brenda Margaret Blaney
Bernard Cribbins: Felix Forsythe
Vivien Merchant: Mrs. Oxford
Michael Bates: Sergente Spearman
Clive Swift: Johnny Porter
Jean Marsh: Monica Barling
John Boxer: Sir George
Madge Ryan: Mrs. Davison
George Tovey: Mr. Salt
Elsie Randolph: Gladys

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Pino Colizzi: Richard Ian Blaney
Stefano Sibaldi: Capo Ispettore Oxford
Sergio Graziani: Robert Rusk
Anna Miserocchi: Brenda Margaret Blaney
Sergio Tedesco: Felix Forsythe
Lydia Simoneschi: Mrs. Oxford
Ferruccio Amendola: Johnny Porter
Fiorella Betti: Monica Barling
Vinicio Sofia: portiere
Vittoria Febbi: Babs Milligan
Gianfranco Bellini: uomo al bar
Franca Dominici: Mrs. Davison
Dhia Cristiani: Gladys

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Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Arthur La Bern
Sceneggiatura Anthony Shaffer
Fotografia Gilbert Taylor
Montaggio John Jympson
Musiche Ron Goodwin
Scenografia Robert W. Laing

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L’opinione di dedo dal sito http://www.filmtv.it
“Frenzy, penultima creazione di Hitckocock, ha un sapore diverso dalle sue precedenti opere, forse influenzato indirettamente da una sua lunga attività per la Tv. Il Regista sostenne che rendere il comportamento umano visibile è difficile ed in Frenzy lo rende molto difficile, quasi insopportabile. Vorremmo urlare per mettere in guardia le vittime del killer della cravatta. Dopo una luminosa carrellata aerea del Tamigi, scende nella descrizione ambientale, grigio plumbea della Londra in cui ambienta questo thriller mozzafiato, con personaggi comuni, ma ben definiti. Richard Blaney è ex capitano d’aviazione, incapace di ritrovarsi, dopo la sua attività bellica e privato del prestigio cui si era abituato, orgoglioso, bevitore, irragionevolmente iracondo, drammaticamente consapevole di essere precipitato nel nulla, un fallito, costretto a lavori saltuari, semplici.(…) E questa sua convinzione traspare evidente nel film. Particolarmente esperto nella tecnica di ripresa, con tutto il copione già scritto , corredato da disegni, prima di cominciare le riprese, mostra gli avvenimenti come possono immaginarli i personaggi. Riesce a inculcare nello spettatore quel senso di minaccia che traspare dalle immagini, inducendone un’ansia, una suspense intensa e costante. Ed in questo risiede la sua maestria.”

L’opinione del sito http://www.claudiocolombo.net
Per darvi un’idea del livello del mio inglese, per anni ho creduto che “Frenzy” fosse il nome del protagonista del film. Finché non l’ho visto, continuando però a chiedermi quale dei personaggi si chiamasse Frenzy. Bene, ora se per voi ho conservato un minimo di credibilità potete seguitare a leggere. Nella filmografia di Hitchcock Frenzy si distingue per la durezza di alcune immagini e di alcuni dialoghi, tanto che è stato vietato ai minori di 14 anni. E’ inutile chiedersi se il ricorso a certi espedienti fosse proprio necessario: la crudezza della sequenza del primo omicidio crea le premesse grazie alle quali la sequenza del secondo omicidio, la celebre retrocessione giù per le scale che fu fra l’altro parodiata da Mel Brooks in Alta tensione, sortisce un effetto così potente. Lo schema narrativo è un classico: c’è un uomo sospettato di numerosi omicidi, è anzi l’unico sospettato, tutte le prove sono contro di lui, e continuano ad accumularsi. Gli unici a sapere con certezza che l’assassino non è lui siamo noi spettatori, e l’unico cuscinetto fra noi e i personaggi è rappresentato dagli amici del sospettato, che gli credono sulla fiducia, e dalla moglie dell’ispettore, che ignorando tutte le prove preconfezionate suggerisce una logica che lo scagiona, restando inizialmente inascoltata (si è giocata la reputazione affliggendo il marito con i suoi audaci esperimenti di cucina francese, che rappresentano altresì un gustosissimo angolo del buonumore). Nei film come questo, in cui i ruoli sono dichiarati in partenza, la tensione non s’indebolisce nelle visioni ulteriori, e anzi le repliche offrono la possibilità di apprezzare meglio i meccanismi che la destano, quando questi – ed è il caso di Frenzy – sono perfettamente congegnati. L’ultima battuta, “Mister Rusk, vedo che non porta la cravatta”, è un modo geniale per calare il sipario su una vicenda di morti violente con un sorriso.

L’opinione di Pinehead80 dal sito http://www.davinotti.com
Ennesimo film di altissimo livello sfornato dal grande Alfred Hitchcock. Come al solito il regista inglese riesce a trasmetterci, via via che scorrono le immagini del film, una tensione unica e continua. Innumerevoli sono i momenti da citare e che rimangono indelebilmente nella memoria dello spettatore (su tutti l’assassinio dell’ex moglie del protagonista e il viaggio di Rusk nel camion di patate). Un film d’altissimo livello che dimostra come Hitchcock riesca in ogni singola inquadratura a emozionare.

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Frenzy location Old Bailey

Il tribunale dell’Old Bayley a Londra in una foto d’epoca

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L’ormai demolito Covent Garden, sede del mercato ortofrutticolo a Londra

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Il restaurant Simpson

Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti

Sollazzevoli storie locandina 2

Tre storie boccaccesche introdotte da un corteo di frati che si recano in un convento femminile dove vengono accolti da un gruppo di novizie smaniose di incontri “particolari”

Sollazzevoli storie 11
La prima delle tre storie,intitolata Le cognate, racconta della relazione tra lo scultore Raffaello e Madonna Lucrezia, il cui marito parte per un viaggio di lavoro;la donna ovviamente fa entrare in casa sua l’amante e si congiunge con lui, non sapendo che il marito sta rientrando improvvisamente.
Nascosto l’uomo sotto il letto,la donna distrae il marito, ma nel frattempo ecco arrivare sua cognata che improvvidamente va in camera da letto ed inizia a spogliarsi.Scoperto l’amante di Madonna Lucrezia sotto il letto, si congiunge bramosa con lui; intanto il marito della donna riparte e le due donne decidono di dividersi Raffaello.Il quale, però, dopo un pò non regge al super lavoro con il risultato che le due donne dopo averlo fatto rivestire, lo scaraventano fuori dalla porta di casa.

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Il secondo episodio, intitolato Fra Giovanni, narra la vicenda di un frate, Giovanni, che ascolta in confessione i turbamenti di Madonna Tonia;Fra Giovanni si incapriccia della donna e tenta di sedurla.La donna accetta in cambio di una somma di denaro, che il frate recupera derubando la propria chiesa delle offerte dei fedeli.Così ottiene i favori della donna che però gli ha teso una trappola:subito dopo l’amplesso, infatti, compare sulla porta di casa il marito, seguito da un brutto ceffo.L’uomo applica al frate un curioso meccanismo sui genitali, lasciandolo prigioniero legato ad un tavolo sul quale c’è un coltello.L’unica alternativa per liberarsi per il frate, nudo come un verme, è auto castrarsi, cosa che fra Giovanni farà.

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Nel terzo episodio,Lavinia e Lucia, il protagonista è un giovane che si incapriccia di Madonna Lucia, sposata ad un uomo talmente avaro da trascurare la moglie Lucia nel talamo nuziale per non sciuparle la pelle.
Il giovane così si traveste da donna ed entra al servizio della famiglia.
Quando l’avaro parte per un viaggio, il giovane si mostra a Lucia per quello che è, un uomo,con la conseguenza che lui e Lucia diventano amanti.
Al ritorno, l’avaro scopre che la moglie non vuol più fare sesso con lui; così tenta di concedersi una scappatella insidiando la cameriera.

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Scopre quindi la verità ma il giovane si salva dicendogli che il sesso maschile è comparso all’improvviso in seguito allo spavento riportato.
Benchè dubbioso, l’uomo consulta un medico che gli racconta una verità stravagante:Lavinia è un ermafrodito e qualsiasi donna che abbia rapporti con lui metterà al mondo un figlio maschio…
Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti (distribuito anche con il sotto titolo Decameron nº 69) è un tradizionale decamerotico che segna l’esordio alla regia di Aristide Massaccesi, che però sceglie di far firmare al suo collaboratore Romano Gastaldi la regia del film,ritenendo il film immeritevole di un impegno in prima persona come regista.
Pur non essendo certo un prodotto di cui andare fieri,Sollazzevoli storie non è da gettare in toto; realizzato con pochissimi spiccioli, sia come ambientazioni sia per la scelta del cast fatto di onesti comprimari, il film ha dalla sua qualche buona trovata ed un’eccellente fotografia.

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Tre storie prevedibili corredate da una sfilza di nudi femminili esposti però con un certo decoro costituiscono l’ossatura di un film che è senza infamia e senza lode.
Poco più che un esercizio di stile per il regista romano, che firma la sceneggiatura e che si cimenta anche come direttore della fotografia.
Null’altro da segnalare, visto che al cast non è richiesto praticamente nessun impegno;si segnala comunque la presenza di Marzia Damon, non fosse altro che per l’avvenenza fisica.
Curiosamente il film è stato uno dei primi del genere decamerotico ad essere digitalizzato; una sua versione di ottima fattura è presente su you tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=ySQGcX_t4OI

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Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e di mariti penitenti
Un film di Romano Gastaldi – (Aristide Massaccesi non accreditato). Con Marzia Damon, Attilio Dottesio, Monica Audras, Stefano Oppedisano.Commedia erotica durata 92 min. – Italia 1972.

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Monica Audras: Madonna Lucrezia
Marzia Damon: Madonna Lavinia
Francesca R. Davila: Tonia
Attilio Dottesio: Raffaello
Ari Hanow: Fra’ Giovanni

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Regia Romano Gastaldi, Joe D’Amato (non accreditato)
Soggetto Aristide Massaccesi
Sceneggiatura Aristide Massaccesi
Casa di produzione Transglobe Italia
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Gianfranco Simoncelli, Piera Bruni
Musiche Franco Salina
Costumi Osanna Guardini

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Classifica al botteghino, 1983

1) Flashdance di Adrian Lyne

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con Jennifer Beals, Michael Nouri, Lilia Skala, Belinda Bauer, Sunny Johnson, Cynthia Rhodes

2) La chiave di Tinto Brass

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con Stefania Sandrelli, Frank Finlay, Franco Branciaroli, Barbara Cupisti

3) The Day After – Il giorno dopo di Nicholas Meyer

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con Jason Robards, JoBeth Williams, John Cullum, Steve Guttenberg, John Lithgow, Amy Madigan

4) Staying alive di Sylvester Stallone

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con John Travolta, Cynthia Rhodes, Finola Hughes, Steve Inwood, Frank Stallone

5) Segni particolari: bellissimo di Castellano & Pipolo

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con Adriano Celentano, Federica Moro, Gianni Bonagura, Simona Mariani, Tiberio Murgia, Silvio Spaccesi

6) Il ritorno dello Jedi di Richard Marquand

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con Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Alec Guinness, Billy Dee Williams, Dave Prowse, Anthony Daniels, Kenny Baker, Peter Mayhew, Warwick Davis

7) Wargames – Giochi di guerra di John Badham

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con Matthew Broderick, John Wood, Ally Sheedy, Dabney Coleman, Barry Corbin, Michael Madsen

8) Il tassinaro di Alberto Sordi

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con Alberto Sordi, Anna Longhi, Marilù Tolo, Alessandra Mussolini, Silvana Pampanini

9) Vacanze di Natale di Carlo Vanzina

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con Jerry Calà, Karina Huff, Christian De Sica, Stefania Sandrelli, Claudio Amendola, Antonella Interlenghi, Marilù Tolo, Rossella Como, Riccardo Garrone, Mario Brega, Paolo Baroni

10) Voglia di tenerezza di James L. Brooks

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con Shirley MacLaine, Debra Winger, Jack Nicholson, Jeff Daniels, John Lithgow, Lisa Hart Carroll, Danny DeVito

11) Agente 007 – Mai dire mai (Never Say Never Again) di Irvin Kerschner

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con Sean Connery, Kim Basinger, Klaus Maria Brandauer, Max von Sydow, Barbara Carrera, Alec McCowen, Edward Fox

12) Mi manda Picone di Nanni Loy

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con Giancarlo Giannini, Lina Sastri, Aldo Giuffré, Clelia Rondinella, Leo Gullotta

13) Lo squalo 3 (Jaws 3) di Joe Alves

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con Dennis Quaid, Bess Armstrong, Simon MacCorkindale, Louis Gossett Jr., Lea Thompson

14) Una poltrona per due (Trading Places) di John Landis

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con Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Ralph Bellamy, Don Ameche, Jamie Lee Curtis, Paul Gleason, James Belushi

15) Agente 007 – Octopussy – Operazione Piovra di John Glen

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con Roger Moore, Maud Adams, Louis Jourdan, Kristina Wayborn, Kabir Bedi, Desmond Llewelyn, Lois Maxwell

16) Sing Sing di Sergio Corbucci

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con Enrico Montesano, Vanessa Redgrave, Adriano Celentano, Marina Suma

17) Zelig di Woody Allen

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con Woody Allen, Mia Farrow, Stephanie Farrow, John Buckwalter, Marvin Chatinover, Garret Brown

18) I ragazzi della 56a strada di Francis Ford Coppola

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Con Thomas Howell, Matt Dillon, Ralph Macchio, Patrick Swayze, Rob Lowe, Diane Lane, Emilio Estevez, Tom Cruise, Tom Waits

19) Scarface di Brian De Palma

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con Al Pacino, Michelle Pfeiffer, Steven Bauer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, F. Murray Abraham

20) Acqua e sapone di Carlo Verdone

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con Carlo Verdone, Natasha Hovey

Canterbury n. 2 nuove storie d’amore del ‘300

Canterbury No. 2 - nuove storie d'amore del '300 locandina 1

La vicenda è ambientata in Inghilterra, dopo la prima metà del 1300.
Geoffrey Chaucer, lo scrittore dei Racconti di Canterbury è in viaggio verso Canterbury, nell’Inghilterra meridionale.
Ad accompagnarlo c’è il cavaliere Quick, che è con lui per fargli da scorta visti i tempi molto pericolosi per i viandanti.
I due giungono in una locanda dove incontrano altre persone li convenute per svariati motivi e complice il maltempo che inizia a imperversare nella zona, non potendo ripartire,i presenti decidono di raccontarsi delle novelle.
Così, a turno, ecco presentate le storie di Dorigen,una bellissima donna che è rimasta sola dopo la partenza di Avergardus per la guerra, che per sfuggire alla corte di Aurelius decide di chiedergli una cosa decisamente inusuale, quella di Federico, che pur di compiacere una bellissima e ricca vedova non esita a procurare a quest’ultima un gruppo di cani che dovrebbero sollazzarla e compiacere la sua tendenza alla zoofilia, con risultati disastrosi perchè la donna verrà alla fine sbranata dai cani stessi.

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Ancora, la storia di un tesoro che significherà la morte per Giovanni, Oddo e Carlotta che,preda della cupidigia,invece di accordarsi per la spartizione dello stesso si ammazzeranno fra loro e la storia di un re greco che è attratto carnalmente dalla figliastra; quando questa viene rapita il re tenta di riaverla pagando il riscatto richiesto ma…
Canterbury n. 2 nuove storie d’amore del ‘300 è l’ennesimo decamerotico uscito nel 1973 nel pieno del fenomeno del genere e che sfrutta l’altro filone inaugurato con ben altre motivazioni e sopratutto risultati da Pier Paolo Pasolini,che nel 1972 aveva ripreso i The Canterbury Tales di Chaucer contenenti storie (120) aventi come tema l’amore cortese, l’avarizia e il tradimento.

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Anche in questo caso Pasolini aveva involontariamente inaugurato un sotto genere che ben si prestava a storie a sfondo erotico/moralistico; è davvero esercizio inutile cercare in questa nuova pletora di film un qualsiasi riferimento all’atmosfera caucheriana, visto che l’unico elemento in comune risulta alla fine essere l’ambientazione storica.
E poichè lo scopo principale di questo decamerotico è la sfilata ormai tradizionale di bellezze discinte e in second’ordine la presentazione di una sceneggiatura dignitosa, eccoci di fronte ad un prodotto finale che non si discosta da tantissimi altri prodotti del genere.
Erroneamente attribuito a Joe D’Amato (che però dovrebbe averne curato la sceneggiatura), il film è ascrivibile al regista inglese John Shadow (autore di Microscopic Liquid Subway to Oblivion), che all’epoca era marito dell’attrice Eva Aulin e presenta come unici elementi positivi una fotografia curata, alcune belle co protagoniste e l’ormai immancabile location del castello di Balsorano.

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Le storie non sono particolarmente originali così come la recitazione del cast non brilla di certo per espressività;tuttavia nel cast compare a sorpresa una giovanissima Dalila Di Lazzaro in una delle sue prime apparizioni cinematografiche.
Nei crediti finali del film la bellissima attrice friulana non compare e il motivo è facilmente comprensibile;la Di Lazzaro è presente solo nella scena del nudo colettivo in riva al fiume ed è distinguibile solo perchè la mdp indugia per qualche secondo sul suo corpo.
Le due attrici più conosciute del film sono Patrizia Adiutori e Shirlery Corrigan e a ben guardare ecco un altro motivo di interesse per il film:due bellezze che ammaliano per la loro esuberanza fisica.

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Per il resto, un prodotto che rasenta la sufficienza nel suo complesso,ovviamente nel ristretto ambito del genere che rappresenta.
A lungo introvabile, il film è stato trasmesso negli ultimi due anni due o tre volte dalle private, ragion per cui è oggi più facilmente rintracciabile.

Canterbury N. 2: nuove storie d’amore del ‘300
Un film di John Shadow . Con Rick Battaglia, Patrizia Adiutori, Shirley Corrigan, Claudio Ruffini, Dada Gallotti, Franco Mazzieri, Alex Rebar Erotico, durata 95 min. – Italia 1973.

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Patrizia Adiutori … Carlotta
Rik Battaglia … Averagus
Shirley Corrigan … Dorigen
Federico Boido … Aldo
Dada Gallotti … Widow
Franco Mazzieri … Geoffrey Chaucer
Alex Rebar … Riccardo II
Claudio Ruffini … Hercules
Greta Vayan … Lady Charlotte
Dalila di Lazzaro (non accreditata)La ragazza al fiume

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Regia John Shadow
Sceneggiatura Aristide Massaccesi
Produttore Roberto Loyola
Fotografia Roberto Girometti
Montaggio Enzo Meniconi
Musiche Maurizio De Angelis, Guido De Angelis
Scenografia Cloudia
Costumi Cloudia

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1968,Un anno di cinema

Un anno di cinema 1968

Anno cruciale come pochi, il 1968.
Accadono avvenimenti straordinari, si spengono vite illustri, vittime della violenza, quella cieca che travolge uomini colpevoli soltanto di aver portato avanti con coraggio le loro idee.
Il 4 aprile a Memphis negli Stati Uniti Martin Luther King viene assassinato a colpi di pistola sparati dal bianco James Earl Ray;è la fine di un sogno, quello dell’ I have a dream, ma l’insegnamento di King durerà nel tempo.
Il 5 giugno a Los Angeles,sempre negli Stati Uniti, viene assassinato il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti Robert Kennedy, fratello di John.
Sono due avvenimenti drammatici,che oscurano gli altri; anche se il 1968 verrà ricordato per il maggio francese, che darà il via ad una rivoluzione culturale e sociale dalla portata enorme.
Il cinema vive un’annata straordinaria, come quasi tutte quelle post 1965; i botteghini staccano biglietti su biglietti e il cinema è ormai fenomeno di massa.

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2001 odissea nello spazio di Kubrick,uno dei film più importanti di sempre

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Il pianeta delle scimmie,campione d’incassi 1968

Il film più visto dell’anno, campione d’incasso al box office con oltre tre miliardi di vecchie lire (un biglietto di prima visione costava 350 lire) è Serafino di Pietro Germi, interpretato da Adriano Celentano.Nel cast del film, che racconta la storia tragi comica di un contadino che si ritrova ad esser ricco e che sperpera la fortuna ereditata, un contadino forse ingenuo ma anche idealista ed ecologista, ritroviamo una serie di ottimi caratteristi, a cominciare da Saro Urzì per passare a Francesca Romana Coluzzi, Ottavia Piccolo, Amedeo Trilli, Nerina Montagnani, Vittorio Fanfoni.
Il film più importante dell’anno però, uno dei primi dieci di sempre è 2001 odissea nello spazio di Stanley Kubrick, capolavoro metafisico tratto dal romanzo di Clarke del quale riprende integralmente la struttura rispettandone completamente il senso e le motivazioni.Il film fa incetta di premi, raccoglie critiche lusinghiere quando non entusiastiche.
Accanto al capolavoro di Kubrick c’è da segnalare un altro film immortale, quel C’era una volta il West diretto dal maestro Sergio Leone;l’epopea sul West,sul suo tramonto e sulla fine della frontiera è un film in cui praticamente non manca nulla per diventare un prototipo di come si gira un film.

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Gian Maria Volontè in Banditi a Milano di Carlo Lizzani

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Un classico di Russ Meyer, Vixen

Un altro grande successo della stagione e ancora una volta un capolavoro: Rosemary’s baby-Nastro rosso a New York, di Roman Polanskj, un horror in cui non c’è sangue ma c’è una tensione assolutamente straordinaria.Una grande Mia Farrow interpreta Rosemary, la donna che alla fine darà alla luce il figlio del diavolo, che noi spettatori immaginiamo ma che non vedremo mai nel film.
Franco Zeffirelli presenta l’immortale tragedia di Shakespeare Romeo e Giulietta, una riduzione sontuosa che diventerà con il passare degli anni un esempio di come si possa coniugare alla perfezione il dramma teatrale el linguaggio cinematografico,mentre un altro grande successo della stagione è Grazie zia di Salvatore Samperi,torbida storia di una relazione sado masochistica tra una zia e suo nipote, interpretato da una magnifica Lisa Gastoni.
Nel mondo esplode il fenomeno Romero, regista di La notte dei morti viventi, uno dei primissimi film a parlare di Zombie, girato in un bianco e nero dall’atmosfera cupissima mentre un altro campione al box office è Il pianeta delle scimmie, di Franklin J. Schaffner un film di fantascienza che mescola con indubbio equilibrio filosofia e riflessioni politiche e sociologiche sull’uomo.Il film parla dell’avventura di tre scienziati americani che in viaggio su un astronave precipitano su un pianeta popolato da scimmie intelligenti, che usano gli uomini come schiavi.

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Lo splendido Rosemary’s baby

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Romeo e Giulietta, di Franco Zeffirelli

In Italia un gruppo di ottimi film ottiene risultati eccellenti sia come critiche sia come incassi; si tratta di Il giorno della civetta, di Damiano Damiani tratto dall’omonimo romanzo di Sciascia e interpretato da Franco Nero e Claudia Cardinale, storia di mafia siciliana con finale emblematico, di Il medico della mutua di Luigi Zampa interpretato da Alberto Sordi, film amarissimo sul rampantismo ante litteram che due decenni dopo sarebbe stato un modus vivendi degli anni da bere e infine di Banditi a Milano, di Lizzani, che riprende le gesta criminali della banda Cavallero, in un connubio riuscito tra il noir e il neo poliziesco.
Nel 1968 non manca la tradizionale consegna degli Oscar cinematografici, giunti in quell’anno alla quarantesima edizione:nella serata condotta dal comico Bob Hope che vedono il trionfo come miglior film di La calda notte dell’ispettore Tibbs (In the Heat of the Night)per la regia di Norman Jewison, interpretato da due grandi attori come Sidney Poitier e Rod Steiger mentre la miglior regia va a Mike Nichols per Il laureato.

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Un tranquillo posto di campagna, di Elio Petri

Steiger vince il premio come miglior attore per La calda notte dell’ispettore Tibbs, mentre Katharine Hepburn per Indovina chi viene a cena? vince meritatamente l’oscar come interprete femminile.

Il grande sconfitto è Gangster story di Arthur Penn, che in lizza in quasi tutte le principali categorie finisce per vincere solo il premio per la migliore attrice non protagonista con Estelle Parsons.
Il miglior film straniero è Treni strettamente sorvegliati (Ostre sledované vlaky)per la regia di Jirí Menzel, film praticamente sconosciuto al grande pubblico.
A Cannes, viceversa, non vengono assegnati premi:il maggio francese spazza via tutti i buoni propositi e destabilizza anche la giuria (nella quale figurava la nostra Monica Vitti) che alla fine sceglie di non scegliere.
I David di Donatello vedono il trionfo di Lizzani con Banditi a Milano come miglior regista,mentre il duo Nero-Cardinale vincono i premi come miglior attori per Il giorno della civetta.Ganster story si prende la rivincita con il duo Beatty-Dunaway che trionfano tra gli attori.

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Teorema, di P.P.Pasolini

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Il film più visto, in Italia del 1968: Serafino

Tra i tanti film dell’anno meritano una citazione:
La ragazza con la pistola, di Mario Monicelli, con Monica Vitti e Carlo Giuffrè,storia di una mancata vendetta di una donna siciliana nei confronti dell’uomo che l’ha sedotta e che lei ha inseguito fino in Inghilterra;
Straziami, ma di baci saziami, di Dino Risi, interpretato da due dei moschettieri del nostro cinema, Manfredi e Tognazzi, storia di un amore complicato tra una coppia che alla fine vedrà finalmente trionfare l’amore.Nel film anche una seducente Pamela Tiffin.
Teorema, di Pier Paolo Pasolini, che racconta la strana storia di un giovane che seduce tutti i componenti di una famiglia borghese inclusa la cameriera, film interpretato da Silvana Mangano,Massimo Girotti, Terence Stamp, Laura Betti, Ninetto Davoli Silvana Mangano;

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Svezia,inferno e paradiso di Luigi Scattini

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Straziami, ma di baci saziami, con la bellissima Pamela Tiffin

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Stephane Audran, protagonista del film Una moglie infedele

La sposa in nero di Truffaut, stupendo noir francese che racconta la vendetta di una giovane moglie che perde il marito ucciso da un colpo di fucile sparato per uno stupido scherzo da quattro importanti uomini d’affari mentre l’uomo è sui gradini della chiesa.Grandissima protagonista Jeanne Moreau.
Il caso Thomas Crown di Norman Jewison, con Steve Mc Queen e Faye Dunaway,giallo poliziesco che narra la bizzarra storia di una rapina organizzata da un miliardario, che terminerà con una love story tra l’uomo e l’investigatrice incaricata di recuperare il bottino.
Sono ancora tanti i film che meritano una citazione in quest’anno denso di buoni prodotti, segno di una vitalità straordinaria del cinema, nel quale si continua a investire a piene mani.
Ottimi risultati li ottiene il film di Scola, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, che vede coinvolti altri due grandi attori del cinema italiano, Sordi e Manfredi.
La storia racconta l’odissea vissuta da un editore che si inoltra in un pericoloso viaggio in Africa per ritrovare suo cognato, un uomo stravagante che incontrerà dopo innumerevoli peripezie alla guida di un piccolo gruppo di nativi, che sceglierà comunque di restare a vivere in compagnia di quella gente che lo rispetta.

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Lo splendido Se…(If) di L.Anderson

Due western si impongono grazie alla presenza, nel cast, di una coppia d’attori destinata nel giro di tre anni a diventare un’inossidabile duo campione al box office;si tratta di Bud Spencer e Terence Hill, protagonisti di due western all’italiana diretti da Pino Colizzi, Dio perdona io no e I quattro dell’Ave Maria.
Buon successo per La piscina di Jacques Deray, torbido dramma incentrato su relazioni che si allacciano tra uno scrittore e una giornalista, tra un playboy che era stato l’amante della donna e la figlia di quest’ultimo.Nel cast figura una coppia amatissima dai francesi, l’ex principessa Sissi Romy Schneider ed Alain Delon.Nel cast figura anche una giovane e deliziosa Jane Birkin.

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Le biches,Le cerbiatte: protagonista, ancora una volta, Stephane Audran

Grande successo di pubblico e solenni stroncature della critica (ingiustificate) per il dramma erotico di Ugo Liberatore Bora Bora;con protagonisti Corrado Pani e Haydee Politoff,il film si snoda sulle vicende di un uomo che arriva in Polinesia nel tentativo di riallacciare i rapporti con la moglie, ormai legata sentimentalmente ad un polinesiano.Il film fa scandalo e viene sequestrato per la presenza nella pellicola di qualche scena di nudo della bella Politoff.
Un altro film scandalo è quello presentato da Lindsay Anderson, Se… (If), racconto/denuncia al vetriolo sui metodi di insegnamento nei college inglesi ce più in generale sferza la morale comune dei borghesi (ma non solo) inglesi.
Successo di critica (parzialmente di pubblico) per un’opera inusuale di Elio Petri, Un tranquillo posto di campagna, interpretato da Franco Nero e Vanessa Redgrave mentre fa ancora scandalo un altro film di Lizzani, L’amante di Gramigna, un drammone interpretato da Stefania Sandrelli che compare nel film in un ardito nudo.

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Magda Konopka in Satanik di Vivarelli

Buon successo lo riscuote un’altra pellicola che sdogana il nudo della bella attrice e cantante Catherine Spaak;si tratta di La matriarca di Pasquale Festa Campanile,divertente commedia sulle avventure di una donna che scopre, alla morte del marito, che quest’ultimo aveva una vita sessuale molto intensa e che decide quindi di rendere all’ormai defunto coniuge la pariglia, prima di essere riportata su tranquilli sentieri borghesi da un medico.
Grande successo internazionale per il film di Chabrol Les biches – Le cerbiatte, ardita storia di un amore lesbico tra una ricca borghese e una giovane del popolo, che la ricca sedurrà con conseguenze imprevedibili.
Da segnalare ancora La rivoluzione sessuale, film di Riccardo Ghione che ha come unico merito quello di aver lanciato il fascino di una delle protagoniste del cinema italiano anni 70, Laura Antonelli mentre Tinto Brass, non ancora convertito all’eros propone un film di ottimo livello, L’urlo, protagonista la splendida Tina Aumont.

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Quella notte inventarono lo spogliarello

Buon successo per la riduzione cinematografica del fumetto per adulti di Magnus e Bunker Satanik; purtroppo il regista Vivarelli crea una pellicola assolutamente anonima, nonostante la presenza di un’attrice,Magda Konopka, che volenterosamente tenta di identificarsi con la rossa Marny Bannister, la donna sfregiata sul volto da un’orribile angioma che si trasformerà grazie ad un siero in una meravigliosa ( e altrettanto letale) vamp,Satanik.
Clamoroso fiasco invece per Candy e il suo pazzo mondo, un bizzarro film diretto da Marquand con un cast stellare che include Enrico Maria Salerno, James Coburn, Marilù Tolo, Ringo Starr, Richard Burton, Charles Aznavour, Marlon Brando, Ewa Aulin, Sugar Ray Robinson, Walter Matthau, Lea Padovani, Enzo Fiermonte, Christian Marquand, Elsa Martinelli, Umberto Orsini, Micaela Pignatelli, Peter Dane, John Huston, Florinda Bolkan, John Astin, Anita Pallenberg, Nicoletta Machiavelli e che sarà probabilmente l’evento i negativo degli ultimi anni per il grande dispendio di denaro e nomi di grandi attori utilizzati in un film dagli esiti disastrosi sotto tutti i punti di vista.

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L’assassinio di Sister George

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Stefania Sandrelli in L’amante di Gramigna

Le cose vanno bene invece al botteghino a Giulio Questi, che presenta il thriller La morte ha fatto l’uovo, protagonista una splendida Gina Lollobrigida, mentre un grandissimo successo riscuote la commedia ironica e graffiante di Blake Edward Hollywood Party, con un grandissimo Peter Sellers.
Segnalo ancora,nel 1968 alla rinfusa: la commedia musicale Funny girl di William Wyler, conWalter Pidgeon, Anne Francis, Barbra Streisand, Omar Sharif,il poliziesco L’uomo dalla cravatta di cuoio di don Siegel con Lee J. Cobb, Susan Clark, Clint Eastwood, Betty Field, l’horror Il grande inquisitore,per la regia di Michael Reeves con Vincent Price e Rupert Davies,i bellici La battaglia di El Alamein con la regia di Giorgio Ferroni e la partecipazione di George Hilton, Ettore Manni, Frederick Stafford, Robert Hossein e La brigata del diavolo,regia di Andrew V. McLaglen con William Holden, Andrew Prine, Vince Edwards,l’avventuroso Corri uomo corri per la regia di Sergio Sollima, con Tomas Milian, Marco Guglielmi, Donald O’Brien, Linda Veras, Attilio Dottesio, l’ottimo, sensualissimo L’assassinio di Sister George per la regia di Robert Aldrich con Susannah York, Beryl Reid, Coral Browne, Patricia Medina.

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La via lattea, di Luis Bunuel

Fiasco clamoroso per Amanti di Vittorio De Sica,un film con grandi interpreti come Marcello Mastroianni, Faye Dunaway, Caroline Mortimer,bocciato sia dalla critica che da pubblico.
Un’annata in grande spolvero, in definitiva.Che apre le porte all’ultimo anno del decennio e all’epoca d’oro del cinema.

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Jack Lemmon e Walter Matthau in La strana coppia

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Romy Schneider in La piscina

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La notte dei morti viventi

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Catherine Spaak,La matriarca

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Honor Blackman,La calata dei barbari

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Alberto Sordi,Il medico della mutua

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Bud Spencer e Terence Hill in I quattro dell’Ave Maria

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Peter Sellers,Hollywood party

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Lisa Gastoni in Grazie zia

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Barbra Streisand in Funny girl

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Terence Hill in Dio perdona io no

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Ciao America

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La Cardinale e Bronson in C’era una volta il west

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Totò in Capriccio all’italiana

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Eva Aulin in Candy e il suo pazzo mondo

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Mc Queen in Bullitt

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Haydee Politoff in Bora Bora

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John Wayne in Berretti verdi

Un anno di cinema oscar 1968

Miglior film:La calda notte dell’ispettore Tibbs (In the Heat of the Night), regia di Norman Jewison
Miglior regia:Mike Nichols – Il laureato
Miglior attore protagonista: Rod Steiger – La calda notte dell’ispettore Tibbs
Migliore attrice protagonista: Katharine Hepburn – Indovina chi viene a cena?
Miglior attore non protagonista: George Kennedy – Nick mano fredda
Migliore attrice non protagonista:Estelle Parsons – Gangster Story
Miglior film straniero:Treni strettamente sorvegliati, regia di Jirí Menzel (Cecoslovacchia)

Un anno di cinema palma d'oro 1968

Non assegnata

Un anno di cinema david donatello 1968

Miglior regista Carlo Lizzani – Banditi a Milano
Migliore produttore Dino De Laurentiis – Banditi a Milano (ex aequo)
Luigi Carpentieri ed Ermanno Donati – Il giorno della civetta (ex aequo)
Migliore attrice protagonista Claudia Cardinale – Il giorno della civetta
Migliore attore protagonista Franco Nero – Il giorno della civetta
Miglior regista straniero Richard Brooks – A sangue freddo (In Cold Blood)
Miglior produttore straniero Stanley Kramer – Indovina chi viene a cena?
Migliore attrice straniera Faye Dunaway – Gangster Story (Bonnie and Clyde) (ex aequo)
Katharine Hepburn – Indovina chi viene a cena? (ex aequo)
Migliore attore straniero Warren Beatty – Gangster Story (Bonnie and Clyde) (ex aequo)
Spencer Tracy – Indovina chi viene a cena?

Un anno di cinema orso d'oro 1968

Jan Troell (Orso d’oro per Ole Dole Doff)
Enzo Muzii (Premio speciale della giuria per Come l’amore)
Dusan Makavejev (Premio speciale della giuria per Verginità indifesa)
Jean-Louis Trintignant (Miglior attore per L’uomo che mente)
Stéphane Audran (Miglior attrice per Les biches – Le cerbiatte)

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