Il prode Anselmo e il suo scudiero

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Anselmo di Montebello, definito prode per arcani motivi, disputa una singolar tenzone con il cavaliere teutonico Ottone; grazie ad un volgare trucco, messo in scena da suo zio il Vescovo, batte il povero tedesco e si prepara a viaggiare in direzione di Roma, dove è incaricato di portare la mano sinistra del santo Mancinello.

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Alighiero Noschese è il prode Anselmo

Al termine della missione, potrà quindi partire come crociato per la Terrasanta e impalmare la bellissima Leonzia, nipote del vescovo e sua promessa sposa. Ma Ottone capisce l’inganno in cui è caduto e vuole vendicarsi di Anselmo. Il prode in realtà altro non è che uno sbruffone bigotto, si traveste da contadino e accompagnato dallo zio e dalla bella Leonzia, entrambi travestiti da contadini, fuggono verso Roma.

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Marie Sophie è Leonzia

Si rifugiano, per la notte, presso Gianpuccio Senzaterra, un villico furbissimo quanto squattrinato; qui il giovane seduce la bella Leonzia, ma deve fare i conti con il furibondo Ottone. Con una beffa, lo rende cieco da un occhio, scappa con Anselmo che deve dividersi dalla sua promessa sposa e da suo zio.

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Enrico Montesano è Gianpuccio Senzaterra

Inizia cosi una caccia assolutamente irresistibile condotta da Ottone con i due occasionali compagni di viaggio a fare da lepre. Durante la fuga, Anselmo e il suo scudiero si imbattono in Frà Prosdocimo Zatterin da’ San Donà di Piave, un religioso dedito ad uno strano mestiere, quello del castratore, che ha già sperimentato sul suo compagno di viaggio. Dopo una notte passata in un cimitero, in cui i due compagni si imbattono in uno strano tipo di fantasma, una donna che fa becco il marito facendogli credere di essere sonnambula, i due compagni di avventura si rifugiano in una locanda, sempre inseguiti dal furibondo tedesco.

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Renzo Montagnani

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Lino Banfi e Erminio Macario

Qui i due conoscono Laura e Fiammetta, le due splendide locandiere, che si fanno sedurre senza molte resistenze. Nella locanda alloggia anche fra Prosdocimo e sempre nella locanda arriva il vendicativo Ottone; i due compagni riescono a sfuggire, ma Gianpuccio perde sventuratamente la reliquia. Imbattutisi per l’ennesima volta in Ottone, che ha ucciso per rabbia tutti i suoi compagni d’arme, privano lo sventurato tedesco della mano destra, involontariamente; la mano dovrà sostituire la reliquia finita in fondo al fiume. Anselmo e Gianpuccio arrivano così a Roma, con la falsa reliquia; ma nella fretta di sostituirla,

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Femi Benussi

Gianpuccio ha tagliato allo sfortunato tedesco la mano sbagliata.Scoperto l’inganno, Anselmo viene condannato ad essere castrato dall’ineffabile Frà Prosdocimo Zatterin; riesce a sottrarsi con l’inganno al suo destino, convincendo Gianpuccio con le lusinghe a prendere il suo posto. Conosciuto il suo vero destino , quello che lo attende a Roma, Gianpuccio, incarcerato, riesce a convincere con un trucco a far prendere il suo posto al solito sfortunato Ottone, che oltre all’occhio e alla mano destra, perderà anche la virilità.

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Maria Baxa e Femi Benussi

Gianpuccio, fingendosi eunuco, raggiunge il prode Anselmo al suo villaggio, e lo convince ad entrare come servitore e paggio al servizio della bella Leonzia. Spassosa commedia degli equivoci, diretta con ritmo da Bruno Corbucci, Il prode Anselmo e il suo scudiero è una commedia farsesca che ricalca, naturalmente con meno originalità, lo storico Brancaleone di Comencini; la dove il maestro aveva puntato tutto sul linguaggio, sull’espressione e sulla comicità involontaria delle cialtronesche gesta di Brancaleone da Norcia,

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Corbucci sostituisce l’irresistibile idioma  di Brancaleone con un linguaggio forse troppo triviale, ma ugualmente spassoso. Il film ha ritmo, in alcune parti è assolutamente irresistibile, anche se Noschese non è Gassman, e in Il prode Anselmo predomina, la scurrilità e il doppio senso, elargito con abbondanza. Girato come se fosse un decamerotico, quindi con la consueta aggiunta di mariti cornuti e di beffe varie, tuttavia questo film si distacca nettamente dalla produzione del genere per la sua carica umoristica molto forte. Noschese e Montesano sono assolutamente irresistibili, e disegnano ottimamente i personaggi del pavido Anselmo e del bifolco dal cervello fino, Gianpuccio.

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Il cast è completato dall’ineffabile Erminio Macario, con il suo sorriso ironico e la sua carica magnetica nei panni di Frà Prosdocimo Zatterin, da Mrio carotenuto, autentica istituzione di film a ispirazione decamerotico-medioevale, e dalla presenza di alcune bellezze, come Maria Baxa, Femi Benussi, Tamara Baroni e Marie Sophie. Una lode a parte per il solito grande Renzo Montagnani, che da vita allo spassoso personaggio di Ottone, lo sventurato cavaliere teutonico vittima dei due compagni di avventura, Anselmo e Gianpuccio e per Lino Banfi, irresistibile nei panni del compagno di viaggio di Fra Prosdocimo, da lui reso eunuco. Un film da riscoprire, allegro divertente e senza pretese.

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Il prode Anselmo e il suo scudiero, di Sergio Corbucci, con Lino Banfi, Tamara Baroni, María Baxa, Femi Benussi, Mario Carotenuto, Sandro Dori, Erminio Macario, Renzo Montagnani, Enrico Montesano, Rosalba Neri, Alighiero Noschese, Marie Sophie

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Lino Banfi Il compagno di viaggio di Fra Prosdocimo
María Baxa Fiammetta
Femi Benussi Laura
Mario Carotenuto Il Vescovo zio di Leonzia
Sandro Dori
Erminio Macario Frà Prosdocimo Zatterin da’ San Donà di Piave
Renzo Montagnani Ottone
Enrico Montesano Gianpuccio Senzaterra
Alighiero Noschese Prode Anselmo di Montebello
Mimmo Poli Oste
Marie Sophie Leonzia
Tamara Baroni Fantasma
Ignazio Leone Un Vescovo (non accreditato)
Marcello Martana    Marcozzo il becchino (non accreditato)
Franca Sciutto    (non accreditato)

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Regia Bruno Corbucci
Soggetto Castellano e Pipolo
Sceneggiatura Mario Amendola
Bruno Corbucci
Castellano e Pipolo
Giuseppe Moccia
Scenografia Guido Josia

Homo eroticus

Il siciliano Michele è in fuga dal suo paese della Sicilia: il motivo è da ricercarsi nei problemi creati dall’uomo alle donne del posto. Arrivato a Bergamo, si reca dal barbiere Tano con tanto di raccomandazione di un pezzo grosso locale. L’uomo riesce a farlo assumere da un suo cliente, l’ingegner Achille, sposato alla bellissima Coco.

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Rosanna Podestà

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Adriana Asti

L’ingegnere fa visitare il nuovo assunto, destinato a diventare un cameriere, dal suo amico medico, il dottor Mezzini, che durante la visita di controllo scopre che Michele ha non solo un apparato genitale fuori dal comune, ma è anche affetto da triorchismo, ovvero possiede tre testicoli. Con poco tatto, il medico informa della cosa l’ingegner Achille, che ne parla alla moglie: ben presto la notizia fa il giro della città, divertendo ma anche incuriosendo tutte le donne della buona borghesia. Le stesse signore iniziano a contendersi il giovane, che passa ben presto da un letto all’altro, non disdegnando nemmeno le cameriere delle donne.

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Simonetta Stefanelli

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Lando Buzzanca

Ma tanto super lavoro ha come risultato il nascere della gelosia di Coco, poco disposta a dividere l’uomo con le amiche. Nel frattempo Michele ne combina una delle sue: seduce la giovanissima figlia di Tano, non ancora maggiorenne, suscitando le ire del padre. Licenziato da Coco, Michele passa alle dipendenze di una affascinante ma dura capitano d’industria, Carla, che presto lo scarica per lo stesso motivo di Coco.

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Sylva Koscina

Michele viene assunto allora da una nobildonna, Agnese Tresconi, ma fatalmente una sera, durante un amplesso, la donna muore tra le braccia dell’amante.A questo punto Michele, con la coda tra le gambe, torna dall’ingegner Achille, che lo riassume al suo servizio, mettendo a tacere con dei soldi anche Tano, che cercava il siciliano per vendicare l’onore della figlia. Ma è destino che per Michele le cose debbano essere cambiate per sempre: il trauma subito durante l’episodio della morte di Agnese, lo ha reso impotente. Per Michele sembra esserci solo una alternativa: il ritorno in Sicilia.

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Luciano Salce

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Brigitte Skay

Ma Tano gli offre la soluzione: lui sposa la ragazza che ha sedotto e in cambio i due lavoreranno assieme nella bottega da barbiere di Tano.
Diretto da Marco Vicario nel 1971, Homo eroticus è una discreta commedia; una festa per gli occhi, principalmente, visto il favoloso cast al femminile allestito dal regista. Dalla Koscina alla moglie dello stesso Vicario, la bellissima Podestà, passando per Femi Benussi, Paola Tedesco, Brigitte Skay, Ira Furstemberg,Adriana Asti,Giancaro,Angela Luce. Ottime anche le performance di Lando Buzzanca, Luciano Salce e Bernard Blier. Film godibile, sorretto da una discreta trama  e sopratutto privo di volgarità e di nudi fini a se stessi: nel film l’unico topless è della splendida Sylva Koscina.

Il film è disponibile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=2BXOifvpUa4 in una versione passabile.

Homo eroticus,,un film di Marco Vicario. Con Ira Fürstenberg, Femi Benussi, Adriana Asti, Rossana Podestà.Luciano Salce, Sylva Koscina, Lando Buzzanca, Angela Luce, Bernard Blier, Alberto Plebani, Evi Marandi, Sergio Serafini, Sandro Dori, Ugo Fangareggi, Jacques Herlin, Bruno Boschetti, Brigitte Skay, Fulvio Mingozzi, Catherine Diamant, Lino Patruno, Simonetta Stefanelli, Paola Tedesco, Michele Cimarosa, Shirley Corrigan, Nanni Svampa, Piero Chiara
Commedia, durata 111 min. – Italia 1971.

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Rossana Podestà Cocò Lampugnani
Lando Buzzanca Michele Cannaritta
Luciano Salce Achille Lampugnani
Adriana Asti Agnese Trescori
Ira von Fürstenberg Moglie del dottor Mezzini
Evi Marandi        Giusy
Brigitte Skay Cameriera
Angela Luce         Cameriera
Femi Benussi Ersilia
Simonetta Stefanelli Figlia di Tano
Michele Cimarosa Tano Fichera
Paola Tedesco Amica di
Ugo Fangareggi        Conducente del Taxi
Jacques Herlin        Prof. Godé
Pia Giancaro Amica di Cocò
Federico Pietrabruna
Bernard Blier Dr. Mezzini
Sylva Koscina Carla
Piero Chiara           Giudice
Nanni Svampa         Bestetti
Lino Patruno         Il cantante

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Regia Marco Vicario
Soggetto Marco Vicario, Piero Chiara
Sceneggiatura Marco Vicario, Piero Chiara
Casa di produzione Atlantica Cinematografica (Roma) – Productions Roitfeld (Paris) – Optimax Film (Paris)
Distribuzione (Italia) Cidif
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Flavio Mogherini
Costumi Lucia Mirisola
Trucco Grazia De Rossi, Renzo Francioni, Maria Miccinilli, Michele Trimarchi

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La patata bollente

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Il Gandhi (il cui vero nome è Bernardo), è un operaio verniciatore con la passione per il pugilato e per la politica; infatti è un attivo sindacalista, iscritto al Pci. L’altra sua passione è la splendida fidanzata Maria; una sera, rientrando a casa, assiste casualmente ad una brutale aggressione nei confronti di un giovane da parte di alcuni militanti dell’estrema destra. Grazie all’intervento di Gandhi, Claudio, il giovane pestato a sangue, riesce ad uscire dalla brutta avventura con qualche livido e tanto spavento.

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Edwige Fenech è Maria

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Massimo Ranieri è Claudio

Il giovane è un omosessuale, e Gandhi, che lo ha portato a casa, si sente in imbarazzo sia con i colleghi che con i compagni di partito. Nasconde l’amicizia per il giovane anche a Maria,e ben presto la situazione degenera. I suoi compagni, assolutamente contrari all’omosessualità,lo deridono, e anche con Maria le cose si mettono male. Sarà proprio

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Claudio a sistemare le cose: dopo aver detto a Gandhi di essere un fascista, il giovane verrà pestato da quest’ultimo, e la situazione tra Gandhi e la fidanzata, con i compagni di partito e i colleghi di lavoro si appianerà. Durante le nozze tra Maria e Gandhi arriva una lettera di claudio, che si è trasferito in Olanda: racconta di avere un compagno e sopratutto ringrazia Gandhi dell’amicizia mostratagli. I due neo coniugi passeranno il viaggio di nozze da lui.
La patata bollente è un film di Steno, diretto nel 1979 dal bravissimo regista romano; commedia gradevole e con gag irresistibili, questo film si segnala anche per i dialoghi frizzanti, ben lontani dalle banalità della commedia sexy ancora imperante nei cinema italiani.

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Massimo Ranieri e Renato Pozzetto

Ben sorretto da una sceneggiatura robusta, il film si avvale anche di un cast di ottimo livello, nel quale fa un figurone Renato Pozzetto nella parte di Gandhi, il cantante Massimo Ranieri, ancora una volta in un ruolo cinematografico ben recitato nella parte dell’omosessuale Claudio, la splendida Edwige Fenech nei panni di Maria, fidanzata dapprima sconcertata, poi divertita del buon Gandhi.

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Piccole partecipazioni anche per Adriana Russo e Clara Colosimo. Va anche segnalata la benevola presa in giro dell’apparato comunista, assolutamente chiuso al dialogo con la diversità sessuale. Steno non calca mai la mano, evitando di far scendere la commedia a livello di farsa.

La patata bollente,un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Edwige Fenech, Massimo Ranieri, Mario Scarpetta, Adriana Russo, Loris Bazzocchi, Umberto Raho, Clara Colosimo, Luca Sportelli, Nazzareno Natale, Dario Ghirardi, Alberto Squillante. Commedia, durata 100 min. – Italia 1979.

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La patata bollente banner protagonisti

Renato Pozzetto: Bernardo Mambelli, “il Gandhi”
Massimo Ranieri: Claudio
Edwige Fenech: Maria
Mario Scarpetta: Walter
Clara Colosimo: Elvira
Sergio Ciulli: Maravigli
Adriana Russo: amica di Maria
Loris Bazzocchi: operaio
Umberto Raho: il dottore

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Regia Steno
Soggetto Giorgio Arlorio
Sceneggiatura Steno, Giorgio Arlorio, Enrico Vanzina
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Emilio Loffredo
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Totò Savio
Costumi Silvio Laurenzi

Romy Schneider

Romy Schneider-Foto 2

Uno dei suoi film più famosi si intitola, Sissi, destino di un’imperatrice; verrebbe voglia, allora, di parafrasare il titolo del film e trasformarlo in Sissi, destino di un’attrice. Anche perchè la simbiosi tra Sissi, il suo personaggio più noto e lei, Rosemarie Magdalena Albach, in arte Romy Schneider è rimasta una delle costanti del grande schermo. Sono passati più di 50 anni, da quel debutto nei panni della giovane imperatrice d’Austria, ma quel ruolo, e sopratutto lei così fresca e bella negli abiti imperiali, sono uno dei passaggi obbligati di tutte le televisioni, che ne perpetuano il mito, che la ricordano anche a tantissimi spettatori che non hanno avuto la possibilità di vedere altri suoi film, ugualmente interessanti, ma meno famosi.

Romy Scheider Sissi destino di un'imperatrice
Sissi,destino di un’imperatrice

Romy Scheider Sissi la giovane imperatrice 2
Romy
con sua madre Magda Schneider in Sissi la giovane imperatrice

Anche perchè Romy ,proprio in virtù di quel destino  cui accennavo all’inizio, è morta 27 anni addietro, a soli 44 anni, mentre era nel pieno della sua maturità artistica, affinata da oltre 60 film interpretati nel corso della sua comunque lunga carriera. Lunga perchè Romy esordi giovanissima, appena 15 enne, agevolata anche dal fatto che i suoi genitori erano due attori. E con la madre lavorò anche, nella trilogia dedicata a Sissi; Magda Schneider (della quale assunse il cognome) era infatti sua madre nelle pellicole girate quando aveva solo 17 anni, essendo nata a Vienna nel settembre del 1938.

Romy Scheider Boccaccio 70,1

Romy Scheider Boccaccio 70,2
Due scene tratte dal film Boccaccio 70

Non capita tutti i giorni di diventare una star a soli 17 anni, sopratutto di avere immediatamente fama mondiale; ma la sua bellezza, assolutamente straordinaria, la sua grazia e le naturali doti recitative le agevolarono di sicuro la carriera. Tre sono i film dedicati all’imperatrice d’Austria Sissi, ovvero Elisabetta di Baviera; La principessa Sissi (1955), Sissi, la giovane imperatrice,(1956) e Sissi – il destino di un’imperatrice (1957) tutti e tre per la regia di Ernst Marischka. Tre film in cui la giovane Romy assurge al rango di star e che le valgono scritture a valanga; tra il 1957 e il 1959 gira infatti ben 11 film, tra i quali si segnalano Un amore a Parigi (Monpti), regia di Helmut Käutner al fianco di Horst Buchholz,

Romy Scheider Gli innocenti dalle mani sporche
Gli innocenti dalle mani sporche

Romy Scheider Katia
Romy Schneider è Katia

Scampolo, regia di Alfred Weidenmann, Ragazze in uniforme per la regia di Géza von Radványi ,accanto a Lilli Palmer e L’amante pura (Christine), regia di Pierre Gaspard-Huit, sul set del quale conosce un attore che avrà una parte importante nella sua vita, il bel tenebroso Alain Delon.Ha solo 20 anni, Romy, ma è bellissima, cosi’ come il 23 enne attore francese è un sex symbol; insieme sono una coppia bellissima, e i due vanno a vivere assieme a Parigi. Il lavoro la porta a viaggiare molto: arriva in Italia per girare Boccaccio ’70 di Luchino Visconti  nell’episodio “Il lavoro”  (1962); nel film interpreta Pupe, moglie di un dongiovanni che è anche impelagato in un giro di prostitute. Un altro film importante del 1962 lo gira con il grande Orson Wells: si tratta di Il processo, nel quale è Leni. Il film tratto dal romanzo di Kafka, mette in risalto le sue doti drammatiche, confermate l’anno successivo dal ruolo di Regine nel film bellico I vincitori, un film di Foreman con un cast all star, nel quale figurano George Peppard,  George Hamilton, Albert Finney, Melina Mercouri, Eli Wallach, Elke Sommer, Jeanne Moreau, Vince Edwards, Senta Berger, Rosanna Schiaffino e Peter Fonda.

Romy Scheider il montone infuriato
Con Jean Louis Trintignant in Il montone infuriato

Romy Scheider L'amante
Romy Schneider con Michel Piccoli in L’amante

Un altro film importante è Il cardinale (The Cardinal), regia di Otto Preminger,nel quale è Annemarie von Hartman una studentessa amata nientmeno che da un futuro cardinale. Star affermata, lavora a getto continuo: è nei cast di Scusa, me lo presti tuo marito? regia di David Swift (1964), in Alle 10:30 di una sera d’estate regia di Jules Dassin (1966),in Agli ordini del Fuhrer e al servizio di Sua Maestà regia di Terence Young (1966), film basato sulla storia vera di Eddy Chapman, spia doppiogiochista, nel quale la Schneider è una splendida Contessa. Nel 1969 è nel film La piscina, diretto da Deray, accanto a quello che era il suo grande amore Delon; lei è Marianne, una giornalista moglie di uno scrittore fallito, che si troverà al centro di un intrigo amoroso con il suo ex amante. Nel 1970 interpreta un ruolo stupendo in La califfa, film di Alberto Bevilacqua; lei è la bellissima e volitiva Irene Corsini, detta la Califfa, che riuscirà a far innamorare di se l’industriale Doberdò, conquistandolo alle idee socialiste. Un ruolo drammatico che mostra come la ormai trentaduenne Romy sia un’attrice con i fiocchi.

Romy Scheider L'importante è amare
L’importante è amare

Romy Scheider Il treno
Il treno

Romy Scheider Le vieux fusil
Le vieux fucil

Ma la sua vita privata diventa ben presto una collezione di fallimenti: dopo il fallimento del suo legame con Delon, divorzia dal marito,Harry Meyen, per poi risposarsi Iniziano i suoi problemi con l’alcool, che le causeranno frequenti crisi depressive. Ma è nel lavoro che la Schneider trova una parziale consolazione. Dal 1970 al 1972 gira altri otto film, fra i quali L’amante regia di Claude Sautet (1970),Uccidi uccidi, ma con dolcezza regia di John Newland (1970),Il commissario Pellissier ancora per la regia di Claude Sautet (1971),L’assassinio di Trotsky regia di Joseph Losey (1972), nel quale è Guita, la militante comunista che sarà la causa involontaria dell’omicidio del politico russo, interpretato da Richard Burton.

Romy Scheider Ludwig
Ludwig

Romy Scheider Max
La Schneider nel film Max

Come già detto, la vita privata di Romy è un naufragio continuo, mentre la sua carriera cinematografica si arriccihisce di splendide interpretazioni; Ludwig, regia di Luchino Visconti (1972), in cui ancora una volta è Elisabetta d’Austria. Ma un’Elisabetta-Sissi matura, madre del folle principe Ludwig. Gira Noi due senza domani (Le train), regia di Pierre Granier-Deferre (1973) il divertente Il montone infuriato regia di Michel Deville (1974) al fianco di Trintignant,, Trio infernale regia di Francis Girod (1974), in cui è la satanica moglie di Michel Piccoli, L’importante è amare regia di Andrzej Zulawski (1975),il controverso Gli innocenti dalle mani sporche, per regia di Claude Chabrol (1975), in cui è una moglie che ha una relazione adulterina con un uomo conosciuto casualmente,e che si troverà coinvolta in una storia a tinte nere.

Romy Scheider Una donna alla finestra
Nel film Una donna alla finestra

Romy Scheider Trio infernale
Trio infernale

A colpire ancor più duramente il fragile equilibrio dell’attrice, arrivano due fatti personali diversi, ma legati: il fallimento del suo secondo matrimonio e sopratutto la tragica morte del giovane David, di soli 15 anni, morto accidentalmente infilzato dalla protezione di un cancello. E’ il 1981, l’attrice ha appena girato Chiaro di donna di Costa Gavras (1979), l’ottimo La morte in diretta di Bertrand Tavernier (1980) e sopratutto lo struggente Fantasma d’amore, regia di Dino Risi (1981), al fianco di Mastroianni, in cui interpreta una donna morta e che si materializza come un fantasma vivendo nel ricordo del suo uomo.

Romy Scheider What's new Pussycat
Whats new Pussycat

A fine 1981 interpreta il suo penultimo film, Guardato a vista ,regia di Claude Miller (1981) accanto a Lino Ventura e Michel Serrault. Nel 1981 si lega a Laurent Petin, ma subito dopo aver ultimato La signora è di passaggio titolo originale La passante du Sans-Souci, regia di Jacques Rouffio (1982) al fianco di Michel Piccoli, il 29 maggio 1982 Romy Schneider, forse stroncata da un infarto, muore improvvisamente a soli 44 anni. Il suo corpo, privo di vita, viene trovato proprio a casa di Petin; per alcuni la morte della Schneider è da attribuirsi ad un suicidio, ma la versione ufficiale sarà quella di morte per infarto.

Romy Scheider La califfa
Romy nel ruolo di Irene in La califfa, una sua splendida interpretazione

Scompare così, a sole 44 anni, una delle attrici più affascinanti dello schermo; bella, affascinante, ma dal sorriso triste. Un sorriso che non era più quello della leggendaria Sissi, ma quello di una donna con il male di vivere, quel male che divora dentro e che porta nella spirale terribile della depressione, che Romy tento di scacciare con l’alcool, finendo per pagare un prezzo altissimo alla fama e alla fortuna avuta per qualche anno.

Romy Scheider L'assassinio di Trotskji
L’assassinio di Trotsky

Romy Scheider Noi due senza domani
Noi due senza domani

Poco prima di morire tragicamente, la Schneider concesse un’intervista alla Tv francese (che potrete trovare in rete su Youtube o Dailymotion); è una donna stanca, quella che si concede al giornalista che la intervista: ha il volto bellissimo affaticato, sembra quasi spenta. Parla con fatica, quasi le pesasse quel doversi concedere alla tv dopo la terrificante morte del figlio. Una donna stanca, triste, che sembra accettare il suo ruolo di star solo perchè le è cucito addosso come una seconda pelle. Una volta aveva detto “« Je risque toujours le tout pour le tout. Je vais jusqu’au bout des choses. Je me donne sans compter. J’aime de tout mon coeur. C’est ainsi ” , “rischio sempre tutto per tutto, vado sempre a fondo nelle cose. Mi dono senza fare conti: seguo sempre il mio cuore, sono fatta così”

Romy Scheider La morte in diretta
La morte in diretta

Romy Scheider Chiaro di donna
Chiaro di donna

In questa intervista con poco tatto il giornalista le chiese, brutalmente, come avesse fatto a superare lo choc della morte di David; rispose con uno sguardo di una tristezza infinita, dicendo ““Life must go on.  My work gives me strength.””, “la vita deve andare avanti, il mio lavoro mi da la forza di proseguire”

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Romy Scheider La piscina
Con Alain Delon in La piscina

Romy Scheider Fantasma d'amore
Uno splendido primo piano tratto da Fantasma d’amore

Romy Scheider Agli ordini del fuhrer e al servizio di sua maestà
Agli ordini del Fuhrer e al servizio di sua maestà

Romy Scheider Sissi la favorita dello zar
Sissi,la favorita sello Zar

Romy Scheider Mademoiselle Ange
Mademoiselle Ange

Romy Scheider La signora è di passaggio

La signora è di passaggio

Romy Scheider Alle 10,30 di una sera d'estate

Alle 10,30 di una sera d’estate

Romy Schneider-Sissi la giovane imperatrice

Sissi la giovane imperatrice

Romy Schneider-Scusa me lo presti tuo marito

Scusa, me lo presti tuo marito?

Romy Schneider-Portrait de groupe avec dame

Portrait de groupe avec dame

Romy Schneider-Mon premier amour

Mon premier amour

Romy Schneider-Mam'zelle Cricri

Mademoiselle Cricri

Romy Schneider-Male d'amore

Male d’amore

Romy Schneider-Mado

Mado

Romy Schneider-L'amore di una grande regina

L’amore di una grande regina

Romy Schneider-L'amante pura

L’amante pura

Romy Schneider-La voleuse

La voleuse

Romy Schneider-La signora è di passaggio

La signora è di passaggio

Romy Schneider-Katia regina senza corona

Katia regina senza corona

Romy Schneider-Il processo

Il processo

Romy Schneider-Il commissario Pelissier

Il commissario Pellissier

Romy Schneider-Il cardinale

Il cardinale

Romy Schneider-Guardato a vista

Guardato a vista

Romy Schneider-Gli amanti dell'isola

Gli amanti dell’isola

Romy Schneider-Delitto in pieno sole

Delitto in pieno sole

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Gruppenbild mit Dame

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Jeune filles en uniforme

Romy Scheider La principessa Sissi

La principessa Sissi

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L’enfer

Romy Scheider Les choses de la vie

Les choses de la vie

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Annie

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Eva confidenze di una minorenne

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Gruppenbild mit dame

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Le avventure di Robinson

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L’incredibile affare Kopchenko

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Linea di sangue

Romy Schneider-Banner filmografia

1982 La signora è di passaggio
1981 Guardato a vista
1981 Fantasma d’amore
1980 La banchiera
1980 La morte in diretta
1979 Chiaro di donna
1979 Linea di sangue
1978 Una donna semplice
1977 Gruppenbild mit Dame
1977 Tausend Lieder ohne Ton (TV movie)
1976 Una donna alla finestra
1976 Mado
1975 Frau Marlene
1975 Gli innocenti dalle mani sporche
1975 L’importante è amare
1974 Trio infernale
1974 Male d’amore
1974 Il montone infuriato
1973 Noi due senza domani
1972 Ludwig
1972 É simpatico, ma gli romperei il muso
1972 L’assassinio di Trotsky
1971 Un uomo in vendita
1971 Il commissario Pelissier
1970 La califfa
1970 Il cadavere dagli artigli d’acciaio
1970 Uccidi uccidi, ma con dolcezza
1970 L’amante
1969 La piscina
1968 L’incredibile affare Kopcenko
1966 Agli ordini del fuhrer e al servizio di sua maestà
1966 Alle 10:30 di una sera d’estate
1966 La voleuse
1965 Ciao Pussycat
1964 Scusa me lo presti tuo marito
1964 L’amour à la mer
1964 L’enfer
1963 Il cardinale
1963 I vincitori
1962 Il processo
1962 Gli amanti dell’isola
1962 Boccaccio ’70
1961 La rivolta di Lysistrata (TV movie)
1960 Delitto in pieno sole
1959 Katia regina senza corona
1959 Sissi la favorita dello zar
1959 Angelica ragazza jet
1959 Eva confidenze di una minorenne
1958 L’amante pura
1958 Ragazze in uniforme
1958 Sissi a Ischia
1957 Sissi – Il destino di una Imperatrice
1957 Un amore a Parigi
1957 Le avventure di Robinson
1956 Sissi – la giovane imperatrice
1956 Kitty
1955 La principessa Sissi
1955 Der letzte Mann
1955 4 fanteria
1954 L’amore di una grande regina
1954 Annie
1953 Wenn der weiße Flieder wieder blüht

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Nazisploitation

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Un  genere cinematografico di nicchia, che ebbe un successo di spettatori davvero limitato, è stato quello del nazisploitation, ovvero quel genere di pellicole a basso costo imperneate sulle crudeli gesta di torturatori nazisti e feroci kapo che agivano nei campi di concentramento.
Il genere mescolava alcuni temi cari al B movie molto diffusi verso la metà degli anni settanta: il classico women in prison, una spruzzatina di sesso, violenza e crudeltà, torture.


La bestia in calore

Due scene tratte da L’ultima orgia del Terzo Reich

Nacquero così un mucchio di pellicole certo non memorabili, tutte basate su un festival di sadiche torture ai danni di prigioniere generalmente detenute nei lager. Uno dei pù famosi di questi film fu Ilsa la belva delle SS, uscito in Europa nel 1975, per la regia di Don Edmonds e con la partecipazione della prosperosa Dyanne Thorne, attrice dalle scarsissime doti cinematografiche, nemmeno bella, se vogliamo, ma dotata di due robustissimi seni che la portarono ad una certa celebrità, ovviamente limitata al sotto genere nazi.

SS Lager, l’inferno delle donne locandina

Fu proprio Ilsa, la belva delle SS a fissare, in qualche modo, i canoni del nazisploitation: torture sadiche con dovizia di particolari, quasi esclusivamente riservate ad uno stuolo di belle fanculle, carneficine di massa, nudi a gogo, vendetta finale da parte delle prigioniere.
Tra i film del genere si segnalano, ma solo per dovere di cronaca, non certo per il livello dei film, assolutamente scadente, il film di Luigi Batzella La bestia in calore, uscito nelle sale nel 1977, forse l’esempio più esplicativo del cinema a basso costo, con attori scadenti e con parti di film prese di petto da produzioni precedenti. In particolare, La bestia in calore si segnala per alcune scene gore come quella in cui il povero Salvatore Baccaro strappa il pube a morsi ad una vittima.

Le deportate della sezione speciale SS
Le deportate della sezione speciale SS

Casa privata per SS
Casa privata per SS


Ilsa la belva delle SS

L’unica attrice che si può definire tale, in questo Z movie è Macha Magall; il resto del cast venne reclutato tra le comparse e il risultato finale si vede.
Altro film abbastanza famoso del genere è L’ultima orgia del terzo Reich, uno dei pochi ad avere una trama un tantino più complessa, ricalcata da Portiere di notte della Cavani; una giovane prigioniera, dopo aver assecondato il comandante del suo campo pur di salvarsi la vita, anni dopo, liberata, compie la sua vendetta sull’uomo. La star del film è una giovane e bellissima Daniela Poggi.

SS Lager, l’inferno delle donne
SS Lager, l’inferno delle donne

Love camp 7
Love camp 7

Camp 7 lager femminile, diretto da Lee Frost nel 1975, racconta invece l’odissea di Martha, collaboratrice di uno scienziato che ha messo a punto una nuova arma micidiale, e che finisce per essere detenuta in un bordello nazista.
Il tema del postribolo è anche quello dominante di Casa privata per le SS, film del 1977 diretto da Bruno Mattei, interpretato dalla ineffabile Macha Magall, dal solito Baccaro e dalla giovane Marina Daunia; in questo caso la trama ricalca il fortunato Salon Kitty di Brass, ovvero ragazze giovanissime cooptate per diventare spie attraverso la prostituzione nel solito bordello nazista.

La svastica nel ventre.locandina

Le deportate della sezione speciale SS , film di Rino De Silvestro, racconta invece la storia di una giovane detenuta in un castello e in attesa di essere deportata nel solito lager; la donna rifiuta le avance del comandante delle SS, che farà una brutta fine. L’unica attrice di una certa fama della pellicola è Erna Schurer.

Casa privata per SS locandina

E’ una costante del filone nazisploitation quella di non avere, nei vari cast, attrici di fama; i bassi budget a disposizione dei registi impediva, di fatto la possibilità di ingaggiare attori e attrici con esperienza, e i registi spesso erano costretti a puntare o su attricette in cerca di un’effimera fama oppure su personaggi ormai in piena decadenza.
Il solito Batzella gira nel 1977 Kaput Lager – Gli ultimi giorni delle SS , scritturando Richard Harrison e Gordon Mitchell oltre a Lea Lander; il risultato è modesto, così come non sfugge a questa regola KZ9 – Lager di Sterminio, di Bruno Mattei, in cui compare una giovane Sonia Viviani, in un film che racconta le vicissitudini di una ragazza costretta ad amori lesbici e tormentata dalle kapo del lager.

Lager SSadis Kastrat Kommandantur
Lager SSadis kastrat kommandtur

Women camp 119
Women camp 119

Uno dei pochi esempi di film con un barlume di trama è Le lunghe notti della Gestapo, di Fabio D’Agostino, incentrato sulla storia di un gruppo di oppositori di Hitler che viene invitato ad una festa a base di sesso durante la quale verranno sterminati senza pietà. Cast striminzito, con in evidenza la bella Rosita Toros e Paola Maiolini.
Un cast di illustri sconosciuti è protagonista di SS Lager L’inferno delle donne , diretto sempre nel fatidico 1977 da Sergio Garrone; il film racconta al solito delle solite disgraziate deportate costrette a prostituirsi e dei soliti aberranti esperimenti fatti ai danni delle detenute.

Fraulein Kitty
Fraulein Kitty

Un cast di migliore levatura, se non altro a livello squisitamente visivo è la caratteristica di La svastica nel ventre; la bella Sirpa Lane è un’affascinante detenuta che fa innamorare il solito comandante nazista, diventando alla fine il suo braccio destro. Nel cast figurano anche Gloria Piedimonte e Cristiana Borghi.
Uno dei punti più bassi del genere nazisploitation lo si raggiunge con Lager SSadis kastrat kommandtur, già nel titolo ridicolo e trash; a dirigerlo è Garrone, con l’ausilio dello sventurato Mircha Carven, unico attore degno di menzione in un film trash oltre l’immaginabile, con scene che vanno da improbabili castrazioni a crocefissioni di detenute a testa in giù.

Ilsa la belva del deserto

Ilsa la belva del deserto

Il filone ebbe vita effimera: gli spettatori ben presto si stancarono di questa monotona e insulsa ripetizione di violenze e sesso soft; solo la serie di Ilsa ebbe dei sequel, che si incentrarono sulla figura della crudele aguzzina delle SS, nonostante la stessa finisse uccisa nel primo film della serie. Dyanne Thorne girò altre quattro pellicole con protagonista Ilsa, per poi sparire nel nulla.

La svastica nel ventre
La svastica nel ventre

Il cinema nazi simise di essere fonte di guadagni, anche se relativi e scomparve nel nulla, per riapparire in pellicole di ben altro livello, che denunciavano davvero l’orrore della shoah e dei lager.
Delle “eroine” del filone non rimase invece alcuna traccia, fatta accezione per la Poggi e Sonia Viviani; il nazisploitation fini assolutamente dimenticato da tutti, e senza alcun rimpianto.

Le lunghe notti della Gestapo

Le lunghe notti della Gestapo

Liebes lager 2

Liebes lager

Kaputt lager-Gli ultimi giorni delle SS

Kaputt lager

Fraulein Kitty

Liebes lager

Blue jeans

Blue jeans è lo pseudonimo utilizzato da Daniela, una ragazza con poco meno di diciotto anni, nel suo lavoro di giovane prostituta. Il nomignolo le deriva dall’utilizzo di hot pants in jeans, il suo abbigliamento usuale. Durante un incontro a pagamento con un maturo cliente, la ragazza viene fermata dalla polizia mentre è appartata in un auto, identificata e portata in commissariato.

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Qui racconta al funzionario di polizia che la interroga di essere figlia naturale di un noto e ricco restauratore, Carlo Anselmi, che ancor prima della nascita di Daniela aveva avuto una relazione con la madre. Convocato in questura, Carlo si vede affibbiato la custodia di questa ragazza assolutamente disinibita, ed è costretto a portarla a casa con se. Carlo vive con Marisa, che ben presto è costretta a dover fare i conti con l’intrigante ragazza, che interrompe l’idilio con il suo compagno, rendendole ben presto la vita un vero inferno.

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Ma non solo: la ragazza porta scompiglio anche nella tranquilla vita borghese dell’uomo, creando imbarazzo anche durante le riunioni con gli amici.Un giorno, mentre la tensione è al massimo, e Marisa ha dovuto lasciare la casa, stanca delle continue intrusioni di Daniela, compare uno strano individuo nella vita di Daniela e Carlo: è Stefano, un giovane muto che riesce a farsi ospitare nella bellissima residenza del restauratore.

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Il giovane in realtà non è affatto muto, e in accordo con Daniela ha studiato un piano per far attribuire all’uomo la paternità di Daniela, ucciderlo e quindi permettere alla ragazza di ereditare i cospicui beni dell’uomo. Sedotto dalla bellezza e dalla freschezza di Daniela, Carlo cede e inizia una appassionata relazione con la ragazza. Che alla fine decide di non assecondare più il piano di Stefano: quando sta per scattare la trappola che dovrebbe portare alla morte Carlo, Daniela interviene, ma troppo tardi.

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Il giovane uccide l’antiquario/restauratore, ma Daniela vendica l’amante facendo precipitare Stefano da una passerella, la trappola che avevano preparato assieme per uccidere Carlo.Rinunciando a proseguire nella sua rivendicazione dei beni di carlo, Daniela torna alla vita squallida della prostituzione.
Giallo abbastanza convenzionale, con piccole e timide concessioni ai nudi sempre apprezzabili di Gloria Guida, Blue jeans non si segnala per nessun merito particolare.

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Anzi, i primi venti minuti, con l’interrogatorio della ragazza sono di una noia senza pari. Il film non decolla mai, e per tre quarti si limita a mostrare i tentativi i Daniela di distruggere la tranquillità della vittima predestinata, anche se va rimarcato il lodevole tentativo di Imperoli di non concedere tanto all’occhio lubrico dello spettatore, spingendo invece il film verso la connotazione thriller. Il finale riesce a salvare in qualche modo il film, con il classico delitto-castigo-espiazione.

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La Guida, che interpreta la disinibita Daniela, è almeno convincente nella sua parte, cosa che invece non si può dire di Gianluigi Chirizzi, molto a disagio nei panni di Stefano. Paolo Carlini, personaggio centrale nei panni di Carlo, se la cava senza infamia e senza lode.

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Blue jeans, un film di Mario Imperoli, con Gloria Guida, Paolo Carlini, Annie Carol Edel, Gianluigi Chirizzi, Mario Pisu, Rino Bolognesi, genere drammatico, Italia 1975

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Gloria Guida … Daniela ‘Blue Jeans’ Anselmi
Paolo Carlini … Dr. Carlo Anselmi
Annie Carol Edel Marisa – amante di Carlo
Gianluigi Chirizzi … Sergio Prandi
Mario Pisu … Mario Mauri
Marco Tulli … Cliente di Daniela

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Regia: Mario Imperoli
Sceneggiatori:Mario Imperoli, Piero Regnoli
Musiche originali:Nico Fidenco
Fotografia:Romano Albani
Montaggio:Sandro Lena
Costumi:Claudia Schiff

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Emanuelle e gli ultimi cannibali

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Ennesima variazione delle avventure dell’affascinante Emanuelle, la reporter di colore con l’hobby della fotografia; questa volta l’eroina interpretata da Laura Gemser si reca in un istituto per malattie mentali,per scoprire in che modo i pazienti vengano trattati da dottori e infermiere.
Durante il suo soggiorno nella clinica, Emanuelle assiste ad una scena agghiacciante: una paziente strappa a morsi il seno ad una infermiera. Emanuelle indaga sui perchè dello strano comportamento della donna,e grazie ad un tatuaggio sul corpo della ragazza, risale fino al

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Laura Gemser è Emanuelle

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professor Lester, che dapprima la erudisce sul fenomeno del cannibalismo, e poi, divenuto l’ennesimo amante della donna, decide di accompagnarla alla ricerca della verità sul conto della ragazza.
La coppia giunge in Amazzonia, e incontra alcuni personaggi ambigui:Donald  e Maggie  McKenzie,che fanno credere di essere una coppia di cacciatori,  Suor Angela  e Isabelle .

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Laura Gemser e Monica Zanchi

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Susan Scott è Maggie

Tra i vari personaggi si stabiliranno relazioni equivoche, puramente erotiche.In realtà i Mc Kenzie sono sulle tracce di un tesoro; ma quella caccia sarà loro fatale, perchè saranno i primi a cadere preda dei cannibali che vivono nella regione.
Donald viene fatto a pezzi, la moglie, dopo essere stata stuprata a turno,finisce per fare da pranzo alla tribù. Isabelle, catturata, viene stuprata a sua volta dagli indigeni,  viene salvata provvidenzialmente da Emanuelle con uno stratagemma: la donna sorge dalle acque, nuda come Venere, mentre alle sue spalle esplodono alcuni fuochi artificiali.

Mentre i superstiziosi indigeni restano ammutoliti, la donna prende per mano l’amica e si allontana nell’acqua.
Aristide Massaccesi, firmandosi Joe D’Amato, dirige Emanuelle e gli ultimi cannibali nel 1977, nello stesso anno in cui esce il controverso Ultimo mondo cannibale;ma, a differenza del film di Deodato, Massaccesi spinge l’acceleratore sull’erotismo,

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Monica Zanchi è Isabelle

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riempiendo il film di scene ad alta tensione erotica: a parte i coniugi Tinti, Gabriele e Laura Gemser, il regista romano chiama nel cast la bella Susan Scott,facendole interpretare il ruolo di
Maggie, e rendendola protagonista di una delle scene più calde del film, l’atto auto erotico in cui la bellissima attrice spagnola sembra girare senza l’ausilio di controfigure; chiama nel film la svizzera Monica Zanchi, nel ruolo di Isabelle,
e infine seleziona due attrici decisamente belle, Dirce Funari e Annamaria Clementi, affidando loro rispettivamente i ruoli della ragazza della clinica e di suor Angela.
Il film tutto sommato non è nemmeno malaccio, anche se D’Amato gioca, come al solito, tutte le sue carte sull’erotismo.
Ma un minimo di trama c’è, così come l’indubbio mestiere del regista romano.

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Emanuelle e gli ultimi cannibali, un film di Joe D’Amato, con Laura Gemser, Gabriele Tinti, Susan Scott, Donald O’Brien, Monica Zanchi, Percy Hogan, Dirce Funari, Annamaria Clementi 1977

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Emanuelle banner protagonisti

Laura Gemser: Emanuelle
Gabriele Tinti: professor Mark Lester
Monica Zanchi: Isabelle Wilkes
Nieves Navarro: Maggie McKenzie
Donald O’Brien: Donald McKenzie
Percy Hogan: Salvatore
Annamaria Clementi: Suor Angela
Dirce Funari: ragazza all’istituto mentale
Geoffrey Copleston: Wilkes

Germana Dominici: Emanuelle
Michele Gammino: professor Mark Lester
Serena Verdirosi: Isabelle Wilkes
Paila Pavese: Maggie McKenzie
Sergio Fiorentini: Donald McKenzie
Antonio Guidi: Wilkes

 Emanuelle banner cast

Regia Joe D’Amato
Soggetto Joe D’Amato
Sceneggiatura Aristide Massaccesi, Romano Scandariato
Produttore Fabrizio De Angelis
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Amedeo Moriani
Musiche Nico Fidenco
Scenografia Carlo Ferri
Costumi Carlo Ferri

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