I film della C.I.C. Cinema International Corporation

Chinatown, 1974

Duel, 1971

Terremoto, 1974

La fuga di Logan, 1976

Jesus Christ Superstar, 1973

La febbre del sabato sera, 1977

Generazione Proteus, 1977

Fratello sole sorella luna, 1972

Il maratoneta, 1976

Attacco a Rommel, 1971

Batte il tamburo lentamente, 1973

Brivido nella notte, 1971

Pane e cioccolata, 1973

Il giorno dello sciacallo, 1973

Il padrino, 1971

Rollercoaster, 1977

La spia che vide il suo cadavere, 1972

Lo straniero senza nome, 1973

Nessuna pietà per Ulzana, 1972

Quella sporca ultima meta, 1974

Lo strangolatore di Vienna

Vienna,1930
Otto Lehman,di professione macellaio,viene dimesso dal manicomio in cui era rinchiuso “per aver colpito con una coscia di vitello” una sua cliente.
A casa lo attende la sua bottega,che nel frattempo è stata mandata avanti da suo cognato Brunner e sua moglie Hanna;Otto,pur di non dover
nuovamente condividere il letto con la insopportabile donna,attrezza una camera sulla bottega nella quale va a vivere.
Una sera,mentre guarda distrattamente fuori dalla finestra,scopre la dirimpettaia Berta mentre si spoglia.
La sera dopo lo spettacolo si ripete,ma mentre è intento a spiare,Otto viene sorpreso dalla bisbetica moglie,che lo minaccia di rimandarlo in manicomio e lo insulta chiamandolo mostro.
Otto perde il lume della ragione e strangola la moglie.


Resosi conto troppo tardi del suo gesto,Otto decide di far sparire il cadavere di Hanna facendolo a pezzi e usandolo per fabbricare salsicce.
Che incontrano il gusto della gente,che affolla la sua bottega per accaparrarsi la prelibata carne.
Una sera il macellaio scopre suo cognato Brunner con una prostituta e la uccide;anche la donna finisce nel tritacarne dell’ormai fuori controllo Otto,che uccide anche suo cognato.
Sarà Berta a smascherare il macellaio,grazie anche alla fortuita scoperta di un anello in un pezzo di carne da parte di un inconsapevole cliente…
Lo strangolatore di Vienna è un film diretto dal regista aretino Guido Zurli,che in questo caso si firma John Zurli;con un budget risicato all’osso,Zurli,onesto artigiano autore di una dozzina di pellicole di vario genere fra il 1963 e il 1980,riesce a fare con i fichi secchi un banchetto quanto meno decoroso.
Il film infatti ha dei buoni spunti,muovendosi con buona lena tra i binari del giallo e quelli dell’horror,aiutato principalmente da una sottile vena di humour nero che è sicuramente un valore aggiunto per la pellicola.


Prendendo spunto dalla storia di un efferato serial killer di inizi del secolo,Fritz Haarmann detto il mostro di Hannover che dal 1919 al 1924 commise almeno 25 omicidi di adolescenti,alcuni dei quali finirono per diventare pasto per inconsapevoli clienti,Zurli imbastisce una storia senza grosse pecche che si trasforma in immagini visive equilibrate.
Utilizzando delle marcette allegre,che rendono surreali anche le sequenze degli strangolamenti,Zurli conferisce un’aura particolare al film che così esce dal classico binario dell’horror per trasformarsi in una commedia nera sicuramente godibile.
Merito anche del corpulento Victor Buono,che interpreta perfettamente il personaggio del folle Lehman,faccia quasi simpatica che maschera una mente squilibrata,che esplode nella follia in seguito all’ennesima angheria della moglie.
Il volto pacioccone di Buono,quello laido di Brunner,la bella Franca Polesello e Karin Field sono l’ossatura di un film sicuramente ben diretto e con una trama originale;girato quasi tutto in studio (Vienna appare o in cartolina o in sequenze senza attori,quindi con materiale di repertorio),Lo strangolatore di Vienna rende il massimo con il minimo investimento.


Scomparso completamente dai circuiti cinematografici e televisivi,da qualche anno è stato editato in digitale,operazione che ha reso bene i vividi colori usati dal regista nelle riprese ed è oggi disponibile in una versione molto buona disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=k93wawWeFUk&t=621s

Lo strangolatore di Vienna
Un film di Guido Zurli. Con Franca Polesello, Brad Harris, Victor Buono, Dario Michaelis, Luca Sportelli, Karin Field Horror, durata 92 min. – Italia, Germania 1971

 

Victor Buono …Otto Lehman
Franca Polesello …Berta Hensel
Brad Harris …Mike Lawrence
Dario Michaelis …Ispettore Klaus
Karin Field …Hanna Lehman
Luca Sportelli …Karl Brunner
Hansi Linder …Frieda Ulm

Regia … Guido Zurli
Sceneggiatura … Dag Molin,Dick Randall,Karl Ross
Musiche …Alessandro Alessandroni
Fotografia … Augusto Tiezzi
Montaggio … Enzo Alabiso,Graham Lee Mahin

Trastevere

Irriverente e a tratti goliardico,sottilmente anticlericale e a volte blasfemo,pieno di difetti che però alla lunga diventano pregi.
Trastevere,opera prima ed unica di Fausto Tozzi, comprimario di buona caratura,è il sogno di un attore che si realizza e diventa realtà,un film
in cui non mancano certo idee originali e una ridanciana visione del proletariato del più celebre dei quartieri romani,Trastevere.
L’attore romano,che negli anni 50 recitò in film di largo successo come Casta diva e Casa Ricordi o Beatrice Cenci per anni aveva coltivato il sogno di dirigere un film scopertamente popolare.
L’occasione arrivò finalmente nel 1971,quando riuscì a convincere il produttore Alberto Grimaldi ad affidargli la direzione di Trastevere,del quale scrisse anche la sceneggiatura.
Un film che ebbe una gestazione travagliata e che quando uscì nelle sale dovette subire tagli della censura (assolutamente immotivati)
oltre che un rimaneggiamento in alcune sequenze girate e che furono tagliate in fase di montaggio,principalmente per volontà del produttore.


Tagli e mutilazioni che però non compromettono l’equilibrio del film,che per sua natura e per sceneggiatura non contempla un andamento univoco,essendo principalmente una raccolta di storie legate ad un comune filo conduttore,quello delle vicissitudini della cagnetta Mao che,smarrita improvvidamente da un cantante lirico,finirà per passare di mano in mano attraverso un viaggio nel popolare quartiere romano,in cui vivono personaggi stravaganti ed eccessivi,eppure così vicini all’autentico spirito popolare romanesco.
Il viaggio di Mao è l’occasione per conoscere lo spirito autenticamente popolare di alcuni personaggi,chiaramente ispirati al vero;il contrabbandiere che per non finire in galera ci manda in sua vece una povera vecchia,l’usuraia che muore durante un pellegrinaggio,l’hippie suicida dopo una relazione omosessuale con un ricco e laido aristocratico,il vedovo che insegue implacabilmente l’uomo che gli aveva ucciso la moglie prostituta,
il vizioso che fa si che la moglie abbia una relazione sessuale con un macellaio ecc.
Una galleria di personaggi forse troppo caricaturati,grotteschi nella loro mancanza di morale e di pudore,ma che in qualche modo sono riconoscibili nei vizi e virtù di un proletariato che anni dopo un altro regista,Scola,avrebbe descritto spietatamente usando l’ambientazione delle baraccopoli romane in Brutti sporchi e cattivi.


Come dicevo,il film subì alcuni rimaneggiamenti;uno riguarda una sequenza che inquadra due pescatori,uno dei quali tira su un preservativo;la battuta “questa è tutta colpa del Papa,che se non si opponeva alla pillola stò schifo nun se vedeva
venne giudicata irriguardosa e censurata,così come venne tagliata l’innocente sequenza girata a piazza Navona in cui la Schiaffino,vestita da hippy viene apostrofata da un gruppo di giovinastri,uno dei quali dice “ammazzala quant’è bona,c’ha un culo che parla“mentre un altro chiede “ma che è indiana?” e l’ultimo,con il solito sarcasmo romanesco di fronte alla noncuranza della donna,risponde “no,è stronza
Come si può leggere,battute che in seguito sarebbero divenute la norma,ma che a inizi del 1971 facevano scandalizzare i moralisti benpensanti della commissione censura.
Fausto Tozzi morì nel 1978,quindi solo sette anni dopo aver realizzato questo film,senza più avere la possibilità di esprimere un talento registico che indubbiamente possedeva;
lo si può notare nella freschezza dei dialoghi,nella vena autenticamente popolana dei dialoghi,nell’irriverenza con cui tratta argomenti delicati e sopratutto nella genuina rappresentazione di un mondo,quello trasteverino,che oggi è indissolubilmente scomparso, avendo lasciato il posto ad un quartiere meno spontaneo e folkloristico,in cui tutto sembra ormai artefatto,ad uso e consumo degli immancabili turisti che popolano la capitale.
Un film oggi assolutamente non più proponibile come tematica;un certo tipo di cinema è scomparso quando il dio denaro ha definitivamente spento le velleità di tanti cineasti coraggiosi che sfidavano la morale,il costume e le stesse produzioni proponendo opere coraggiose,spesso non equilibrate,confuse,ma assolutamente spontanee.


Nel cast di Trastevere figurano numerosi grandi nomi,che vanno da quello di Nino Manfredi a quello di Vittorio De Sica,dalla splendida e indimenticabile Rosanna Schiaffino (qui nel suo unico nudo cinematografico) ad un elenco impressionante di bravi attori,che compaiono in parti molto piccole ma significative,come Vittorio Caprioli e Ottavia Piccolo,Leopoldo Trieste e Milena Vukotic,Gigi Ballista e Rossella Como fino a Enzo Cannavale,napoletano doc che interpreta un popolano trasteverino.
Tagliate invece in fase di distribuzione le parti di Martine Brochard , Riccardo Garrone e Umberto Orsini.
Trastevere è un film che va recuperato,perchè mostra con spirito autentico uno spaccato borgataro di Roma com’era ormai quasi mezzo secolo addietro;un viaggio non solo nello spirito della borgata,ma un percorso quasi archeologico,in una Roma assolata e autentica,
tra personaggi di ogni tipo.Un viaggio tra viuzze e osterie,condite da un linguaggio sicuramente colorito,ma specchio fedele dell’anima autenticamente popolare della borgata.
Venne accolto con diffidenza da molti critici,poco avvezzi alla spontaneità e molto più alle atmosfere costruite,false come un euro cinese.
Bello il tema iniziale,malinconico e cantato sull’onda del rimpianto,testimoniato dalla frase “se er monno va come va,che ce voi fa?“,opera dei fratelli Labionda (Oliver Onions)
Il film è disponibile in una versione discreta all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=JW7fHTso3Zk&t=25s.
Vi consiglio caldamente la sua visione.

Trastevere

Un film di Fausto Tozzi. Con Nino Manfredi, Leopoldo Trieste, Rosanna Schiaffino, Vittorio De Sica, Milena Vukotic, Umberto Orsini, Vittorio Caprioli, Ottavia Piccolo, Nino Musco, Enrico Formichi, Rossella Como, Gina Mascetti, Luciano Pigozzi,
Stefano Oppedisano, Marcella Valeri, Fiammetta Baralla, Enzo Cannavale, Carlo Gaddi, Nerina Montagnani,
Vittorio Fanfoni, Gigi Ballista, Don Powell, Giorgio Maulini, Lino Coletta Commedia, durata 104 min. – Italia 1971.

Scene censurate

Nino Manfredi: Carmelo Mazzullo
Rosanna Schiaffino: Caterina Peretti, detta Rama
Vittorio Caprioli: Don Ernesto
Ottavia Piccolo: Nanda
Vittorio De Sica: Enrico Formichi
Leopoldo Trieste: Il professore
Mickey Fox: Sora Regina
Milena Vukotic: Delia
Gigi Ballista: Il conte
Ronald K. Pennigton: Kerry
Luigi Uzzo: Cesare
Lino Coletta: Alvaro Diotallevi
Don Powell: John
Rossella Como: Teresa
Fiammetta Baralla: Gigliola
Enzo Cannavale: Straccaletto
Nino Musco: Il brigadiere
Luigi Valanzano: Sor Alfredo, il barista
Stefano Colazingari: Il figlio di Straccaletto
Marcella Valeri: Sora Nicolina
Lino Murolo: Il poliziotto
Goffredo Pistoni: Sor Toto
Luciano Pigozzi: Righetto
Vittoria Di Silverio: sora Amalia
Ada Passari: Sora Filomena
Olga De Marco: Sora Cesira[1]
Gérard Boucaron: Checco
Alberto Ciaffone: Settimio Rotoletti
Gina Mascetti: Sora Gertrude
Bruno Ciangola: Andrea
Franca Scagnetti: Sora Maria
Enrico Formichi: Il sagrestano
Carlo Gaddi: Parente di Righetto
Annarosa Garatti: Una donna alla finestra
Vittorio Fanfoni: Pierre
Stefano Oppedisano: Gaston
Leonardo Benvenuti: Il finanziere

Regia Fausto Tozzi
Sceneggiatura Fausto Tozzi
Produttore Alberto Grimaldi, Enzo Provenzale
Casa di produzione PEA
Fotografia Arturo Zavattini
Montaggio Nino Baragli, Carlo Reali
Musiche Oliver Onions
Scenografia Giantito Burchiellaro

 

“Quello che nun ho capito è se tu ar posto del cervello hai il peperone in umido o una manciata di segatura bagnata de piscio”
“Credete che dopo l’ultima enciclica der Papa se possa pija er cafè?”
“Come sei bello! Hai un viso da bambina su un corpo di gigante spirituale!”
“La guida tedesca: “Meno due,uno…fuoco…(il cannone del Giancolo tarda tre secondi)…Ecco,i soliti italiani…”

 

 

I film della Titanus

Le quattro giornate di Napoli,1962

Catene,1949

47 morto che parla,1950

I sequestrati di Altona,1962

La battaglia di Maratona,1959

Totò diabolicus,1962

Un sorriso,uno schiaffo,un bacio in bocca,1975

Signori e signore,buonanotte- 1976

Ti Koyo e il suo pescecane,1962

A cavallo della tigre,1961

Orgasmo,1968

Chi si ferma è perduto,1960

I malamondo,1964

Cronaca familiare,1962

Il ladro di Bagdad,1961

Giorno per giorno disperatamente,1961

I dolci inganni,1960

Il gattopardo,1963

In pieno sole,1960

I due colonnelli,1963

 

La sede della Titanus

 

 

 

Tre gocce di sangue per una rosa

I francesi non hanno mai avuto dimestichezza con gli horror,salvo qualche eccezione.
E anche questo scadente Tre gocce di sangue per una rosa del 1972 non si salva dal grigiore generale della massa di produzioni horror d’oltralpe.
Regista del film è Claude Mulot,scomparso a soli 44 anni e autore di una ventina di produzioni per la massima parte non editate in italiano.
Con un occhio alla fotografia e alle intelaiature di Jesus Franco e più di uno alle atmosfere di Jean Rollin,Mulot scrive e dirige un horror
convenzionale,in cui sembra di assistere ad un assemblaggio di vari film,con personaggi presi di petto come il mad doctor,la donna sfigurata per gelosia e le immancabili nudità sparse casualmente nel film senza una vera logica.
Quello che vien fuori è una pellicola debole e poco interessante,fragile non solo nella narrazione ma anche in quelli che sono i topos del cinema di genere; manca persino l’atmosfera e il film naviga in maniera sonnacchiosa tra gli immancabili fenomeni atmosferici (tuoni e fulmini) ma con un pathos uguale a zero.


La trama:
Frederic di Lansac,barone,è un appassionato di botanica;ha una splendida serra e grazie all’aiuto del dottor Rohmer crea anche nuove specie vegetali.
Il dottor Rohmer è un professionista cacciato in malo modo dall’ordine medico per aver eseguito un disastroso intervento di chirurgia facciale.
Frederic vive con il dottore e con una donna,Moira,innamorata di lui: la quale, un giorno, ha la sventura di far conoscere al barone la bella Anna,della quale Frederic si innamora.
Gelosa di Anna,Moira,proprio durante il banchetto nuziale sfigura la sventurata donna con il fuoco.
A tentar di porre riparo alle ustioni di Anna c’è Rohmer,ma le cose si complicano;finale apocalittico e assolutamente insulso.
Letteralmente scomparso dopo pochi giorni di programmazione dalle sale e lungamente ignorato anche dalle tv,Tre gocce di sangue per una rosa (La rose ecorchee ovvero la rosa rosea nella versione originale del titolo) è ricomparso qualche anno addietro nel quadro della rivisitazione che il cinema bis ha avuto in seguito all’aumento esponenziale degli amanti del cinema horror.


Che però,nel caso specifico,hanno ben poco da star allegri.
Il cast fa quello che può (poco) ed essendo composto da comprimari finisce per naufragare nella pochezza della pellicola,che rimane opera rarissima da reperire.
In rete c’è una versione pessima in lingua a questo indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=_XXOt8cFtDo&t=1681s in discreta qualità.

Tre gocce di sangue per una rosa

Un film di Claude Mulot. Con Philippe Lemaire, Annie Duferey, Elisabeth Teissier, Anny Duperey Titolo originale La rose écorchée. Horror, durata 91 min. – Francia 1972

Philippe Lemaire …Il Barone Frédéric
Anny Duperey … Anne
Elizabeth Teissier … Moira
Olivia Robin … Barbara
Michèle Perello … Agnès (as Michelle Perello)
Valérie Boisgel … Catherine
Jean-Pierre Honoré … Paul Bertin
Gérard-Antoine Huar …Wilfried
Jacques Seiler … Il poliziotto
Michel Charrel … L’uomo ombroso
Johnny Cacao … Olaf
Howard Vernon …Professor Rhömer

Regia: Claude Mulot
Sceneggiatura: Claude Mulot,Jean Larriaga,Edgar Oppenheimer
Produzione: Edgar Oppenheimer
Musiche: Jean-Pierre Dorsay
Fotografia: Roger Fellous
Montaggio: Monique Kirsanoff

Andavamo al cinema-Parte 25

In questo numero una serie di cinema non identificati come denominazione.Chiedo l’aiuto dei lettori per attribuire l’esatto nome delle varie sale.Grazie a tutti

Cine Teatro Antares,Ceccano (Frosinone)

Cine Teatro Cristallo,Trissino (Vicenza)

Sala cinema non identificata,Abano terme (Padova)

Sala cinema non identificata,Agropoli (Salerno)

Sala cinema non identificata (Odeon?) Bitonto (Bari)

Sala cinema non identificata,Bordighera (Imperia)

Sala cinema non identificata (Moderno?) Borgo a Buggiano (Pistoia)

Sala cinema non identificata,Borgo Ticino (Novara)

 

Sala cinema non identificata,Campobasso

Sala cinema non identificata,Campodolcino (Sondrio)

Sala cinema non identificata,Casale Monferrato (Alessandria)

Cinema Italia,Castenaso (Bologna) (grazie ad Anonimo)

Sala cinema non identificata,Città di Castello (Perugia)

Sala cinema non identificata,Condove (Torino)

Sala cinema non identificata,Cornuda (Padova)

Sala cinema non identificata,Germignaga (Varese)

Sala cinema non identificata,Isernia

Sala cinema non identificata,località ignota

Sala cinema non identificata,Salerno

Sala cinema non identificata,Terni

Sala cinema non identificata,zona Pistoia

Sala cinema non identificata,Ravenna

Sala cinema Aureo,Roma (grazie a Mario)

Sala cinema non identificata,Sassari

Sala cinema non identificata,Serravalle Sesia (Vercelli)

Sala cinema non identificata,Sovico (Monza)

Sala cinema non identificata,Termoli

Sala cinema non identificata,Torino

Sala cinema non identificata,Brisoni (Brescia)

Supercinema,Agrigento

 

Ercole e il cinema

Ercole e la regina di Lidia (1959)

Ercole alla conquista di Atlantide (1961)

La vendetta di Ercole (1960)

Ercole contro i tiranni di Babilonia (1964)

Ercole contro Moloch (1963)

Gli amori di Ercole (1962)

Ercole contro Roma (1964)

Ercole sfida Sansone (1963)

Ercole al centro della terra (1961)

Ercole contro i figli del sole (1964)

Ulisse contro Ercole (1962)

Le fatiche di Ercole (1958)

La furia di Ercole (1962)

Il trionfo di Ercole (1964)

Ercole l’invincibile (1964)