Avviso ai naviganti,aggiornamento 1 agosto 2014

AGGIORNAMENTO 1 AGOSTO 2014

Molti sono convinti che su Internet non ci sia nessuna censura.

In realtà la censura esiste e questo sito è la prova di una vergognosa censura messa in atto da Yahoo e da Flickr;come ormai saprete Flickr.com ha cancellato il mio account e dopo aver scritto per la seconda volta al sito sul quale avevo in hosting gran parte del mio archivio, ho avuto una risposta,questa:

Il tuo account è stato sottoposto alla nostra attenzione
tramite Segnala un abuso. In seguito a verifica, abbiamo
stabilito che il tuo contenuto e/o comportamento violava le
condizioni, di conseguenza il tuo account è stato
disattivato.Grazie ancora per averci contattato. Se hai delle domande,
puoi rispondere a questa e-mail.

Si accorgono dopo 6 anni che ho violato le linee guida del loro sito? O piuttosto qualcuno li ha minacciati di azioni legali perchè avevo rifiutato, come nel mio diritto,di eliminare alcun i fotogrammi peraltro risalenti ad oltre 30 anni addietro e quindi di dominio pubblico?

Vi chiedo solo una cosa:ho intenzione di inviare una mail di protesta degli utenti del sito. Se collaborerete,riuscirò ad avere indietro il mio archivio.Se qualcuno intende seguire la protesta che invierò a Yahoo e Flickr, vi prego di commentare questo post.In caso contrario penso che abbandonerò tutto, perchè francamente non beccare un cent, lavorare gratis anche se per passione senza avere alcun aiuto da nessuno, nemmeno in un caso di difficoltà,sarebbe davvero un colpo letale per il mio morale

Un saluto a tutti

Paul Templar

 

 

 Aggiornamento

Ho iniziato a ricaricare immagini e aggiornare gli articoli presenti sul sito.Vi darò comunicazione degli stessi in questo topic.Buona giornata.

Aggiornamento 23 luglio 2014

Yahoo mi ha cancellato l’account perchè, a loro dire, ho superato le 4 settimane di inattività con l’account stesso. Naturalmente non è vero, ma questa è una battaglia persa. Purtroppo l’intero archivio caricato su Flickr, oltre 12000 foto è irrimediabilmente perduto.Ho deciso, nonostante tutto, di proseguire il lavoro sul blog.Questo perchè non intendo abbandonare un lavoro a cui ho dedicato sei anni e tanta fatica.Per cui, con pazienza, ricaricherò le foto che posso recuperare un po alla volta.Ci vorrà oltre un anno ad un ritmo di correzione di due articoli al giorno, ma spero per l’estate prossima di aver finito.Ovviamente mi scuso con tutti ma come capirete la colpa non è mia.Ricaricherò l’archivio su WordPress, sperando naturalmente che non finisca come con Splinder, che mi ha cancellato un blog (misteriemisteri) al quale avevo dedicato tanto tempo e passione.

Purtroppo su WordPress l’hosting delle foto non è gratuito (dopo i 3 giga) per cui avrò anche la beffa di dover pagare 20 euro per conservarle. Ovviamente il sito sarà navigabile sempre e comunque gratuitamente e senza banner pubblcitari.

Un saluto a tutti

Paul Templar

 

La novizia indemoniata (Satanico pandemonium)

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La novizia indemoniata, uscito in originale con il titolo emblematico di Satanico Pandemonium è un film ormai dimenticato e ritornato in auge grazie a Quentin Tarantino che nel suo Dal tramonto all’alba ha omaggiato il film diretto nel 1975 da Gilbert Martin Soarez ha dato alla protagonista del film il nome di Satanico Pandemonium.
Film che possiamo inserire nel filone del cinema conventuale, il nunsploitation, sottogenere cinematografico che aveva come ambientazione gli angusti confini di monasteri o luoghi religiosi, per la quasi totalità abitati da religiose.
La protagonista, una novizia di nome Maria,è una giovane che vive in un monastero sperduto fra i monti, dove ha una condotta esemplare, tanto da essere portata ad esempio di virtù e morigeratezza dalle consorelle.

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Suor Maria però si sente in pericolo, preda delle tentazioni del demonio,tanto da cedergli una notte in cui una suorina si reca nella sua cella per farle delle confidenze;è proprio con la consorella che Suor Maria cede al peccato allacciando una relazione saffica con la stessa.
Durante l’amplesso a suo Maria compare la figura di un uomo, che le rivela essere nientemeno che Satana in persona.
Il comportamento irreprensibile di Suor Maria diventa diametralmente l’opposto, da quel momento.
La religiosa commette una serie di nefandezze,aiutando tra l’altro una consorella a suicidarsi e arrivando a corrompere un povero contadinello che la ragazza farà bruciare vivo assieme a sua madre.
Nonostante il comportamento libertino, in seguito alla morte della badessa che Suor Maria ha provveduto ad eliminare, viene nominata superiora del convento, che ben presto trasforma in un luogo di perdizione.
Ma la realtà è ben diversa…

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Gilbert Martin Soarez, regista messicano con all’attivo un numero sterminato di pellicole, oltre 160 delle quali solo La novizia indemoniata è stato doppiato in italiano dirige con mano felice un horror in puro stile demoniaco usando un taglio asciutto e senza sbavature.
Grazie ad un’ambientazione molto felice, Soarez ricostruisce l’atmosfera malsana che viene a crearsi in un convento in cui il diavolo riesce a far breccia arrivando a prenderne possesso grazie all’influenza nefasta che esercita sulla sventurata suor Maria, preda scelta dal re dei demoni per sconvolgere e dannare la vita delle pie consorelle che abitano il convento stesso.
Giova al film la bella location che permette un’integrazione molto realistica fra la gente e i villici dei villaggi vicino al convento e il convento stesso, che diverrà in breve tempo un bordello, cambiando radicalmente stile di vita e passando dalla religiosità all’empietà.

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satanico pandemonium è uno dei migliori esempi di nunsploitation:la componente erotica, pur accentuata, non sorpassa i limiti del buon gusto tanto che il film scorre sul doppio binario della possessione diabolica con il rituale espletarsi di manifestazioni sessuali di ogni genere che però non vengono mai portate agli estremi.
La storia ricorda un po quella di Alucarda, altro film a metà strada tra l’horror e il nunsploitation, ma in questo film tutto è più sfumato, più morbido.
Bravissima e molto credibile, oltre che bella e seducente è la protagonista principale del film Cecilia Pezet, bene sicuramente il resto del cast.
Un film da recuperare,anche se purtroppo la versione presente in rete è in lingua spagnola.

 La novizia indemoniata

Un film di Gilbert Martin. Con Cecilia Pezet,Clementine Collins, Rock Hendrison, Delia Mangano Titolo originale Satanico Pandemonium. Drammatico, durata 91 min. – USA 1973.

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Enrique Rocha: il diavolo

Cecilia Pezet : Suor Maria

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Regia Gilberto Martínez Solares
Soggetto Jorge Barragán
Sceneggiatura Adolfo Martínez Solares, Gilberto Martínez Solares
Produttore Jorge Barragán
Fotografia Jorge Stahl Jr.
Montaggio José W. Bustos
Musiche Gustavo César Carrión
Scenografia Alberto Ladrón de Guevara

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L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Prodotto messicano d’indiscutibile efficacia, piuttosto sgarbato e contrario alle regole del buon gusto. Conventi in odore di maledizione e suorine facilmente accostabili dal maligno ne fanno uno dei primi nun(horror)exploitation, genere che verrà poi cavalcato piuttosto ruffianamente dai cineasti italiani (ma non solo). La morale del film (solo vagamente erotico, ma siamo a metà anni Settanta) sembra essere quella eterna già enunciata da Hoebbes, ovvero il patto umano che si esprime semplicemente come homo homini lupus. In tal caso, più appropriato pur se paritetico, foemina foemines lupus.

L’opinione di Trivex dal sito http://www.davinotti.com

La vita serena di un convento è sconvolta dai tentativi del diavolo di far breccia nell’anima delle suore. Tali malefici hanno la meglio sulla sorella più rappresentativa della comunità, aspirante a divenire la madre superiora del convento. Inizia quindi, tra violenze e sesso, il percorso che porterà alla dannazione della religiosa. Versione al femminile de “Il monaco”, condita dai canoni classici del nunexploitation, anche se l’aspetto horror prevale su quello erotico.
Pellicola ben fatta, che delude però ampiamente nel discutibile finale.

L’opinione di Juan dal sito http://www.davinotti.com

La prima sensazione scaturita dalla visione è che il caro Don Luis non abbia calcato invano per lustri il suolo mexicano, tanto questa exorcistica pellicola sembra eredità diretta della lezione di Susana (la dualità bene/male, ulteriormente splittata nella personalità femminile e infine deflagrata nella figura della suora) e satura di venefiche esalazioni surrealiste (l’ambiguità e la potenza disturbante del sogno, lo stile naif delle riprese). Sorprendente la interpretazione di Cecilia Pezet, perfetta posseduta, accattivante lo scenario rural-popolare.

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Col cuore in gola

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Girato nel 1967, Col cuore in gola appartiene al periodo più creativo e fertile di Tinto Brass, un periodo in cui la sperimentazione, unita ad una grande capacità visiva facevano pensare al regista veneziano come uno dei prossimi maestri della cinematografia.
Sappiamo com’è andata a finire, la svolta erotica di Caligola e La chiave e il conseguente ridimensionamento proprio di quella carica trasgressiva che il regista possedeva e che aveva messo in mostra con L’urlo,Nerosubianco e con questo Col cuore in gola.
Che è anche l’unico thriller, del resto molto anomalo, diretto da Brass che per l’occasione può contare su un’attrice giovane ma capace come Eva Aulin e su uno dei nomi più importanti del cinema francese,Jean Louis Trintignant.
La storia ha come protagonisti un attore francese, Bernard e una ragazza,Jane che Bernard trova casualmente una sera vicino ad un cadavere, quello di Prescott, proprietario di un locale notturno.

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Immediatamente affascinato dalla bella ragazza,Bernard decide di aiutarla e si introduce in casa di prescott dove però viene sorpreso da un sicario.Bernard riesce a sbarazzarsi dell’uomo e a recuperare la foto compromettente che ritrae il fratello di Jane e Prescott stesso.
Inizia così un’avventura estremamente pericolosa che si concluderà tragicamente quando Bernard…
Ispirato alla lontana dal romanzo “Il sepolcro di carta” di Sergio Donati Brass dirige un thriller di buona fattura, in cui unisce temi a lui cari, come l’amore per la pop art, per la musica e per il fumetto, tanto da chiamare il grande Guido Crepax a illustrare le tavole per il film.
Pur nel contraddittorio svolgersi della trama, a tratti molto confusa, Brass mette a segno alcuni buoni colpi, con il risultato che il film non delude.

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Funziona bene la strana coppia Aulin-Trintignant, che un biennio dopo avremmo rivisto nell’enigmatico la morte ha fatto l’uovo di Questi,così come attraente è l’atmosfera quasi beatlesiana, da swinging london della capitale albionica.
Un neo è sicuramente la tendenza di Brass a sperimentare ad ogni costo, a volte infischiandosene della trama e della necessità dello spettatore di farsi largo nel delirio visivo tipico del primo Tinto Brass, quello dei citati L’urlo o Nerosubianco.Gli inserimenti del bianco e nero, le scene a tratti frenetiche a tratti narcolettiche, lisergiche sono davvero ostiche anche se alla fine il risultato resta di buon livello.
Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.nowvideo.at/video/70b0209178777 o anche su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=KoBIAbZ9b9E

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Col cuore in gola
Un film di Tinto Brass. Con Jean-Louis Trintignant, Roberto Bisacco, Ewa Aulin, Vira Silenti Giallo/thriller, durata 107′ min. – Italia 1967.

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Jean-Louis Trintignant: Bernard
Ewa Aulin: Jane
Vira Silenti: Martha
Roberto Bisacco: David
Charles Kohler: Jerome
Luigi Bellini: Jelly-Roll
Enzo Consoli: un barista
Monique Scoazec: Veronica

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Regia Tinto Brass
Soggetto Tinto Brass
Sceneggiatura Tinto Brass, Francesco Longo, Pierre Levy Corti
Casa di produzione Panda Cinematografica
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Tinto Brass
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Carmelo Patrono
Costumi Bice Brichetto

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L’opinione del sito http://www.bmoviezone.wordpress.com

Sebbene Col cuore in gola venga spesso considerato dalla critica appartenente al filone del giallo all’italiana, è in realtà un film molto più vicino al noir. L’azione infatti gioca infatti un ruolo preponderante all’interno della vicenda (per esempio i protagonisti vengono continuamente pedinati e rincorsi da sicari ignoti, Bernard impugna una pistola non appena se la trova sottomano e non esita ad usarla quando ne ha l’occasione, e via dicendo). Gli omicidi inoltre non vengono mostrati e la mdp si sofferma solo per pochi secondi sui cadaveri delle vittime – esiste forse un giallo all’italiana che non indugi sui particolari più efferati dei delitti e in particolare sulla loro messa in atto? In ogni caso per tutta la durata del film non c’è una vera tensione: spesso si rischia anche di dimenticare perché i protagonisti fuggano o perché si trovino in un luogo – appare evidente che i motivi che li muovono da una parte all’altra della città sono sono un contorno delle scene d’azione su cui si fonda il film ed una pretesa per moltiplicare i primi piani sui Jane e Bernard.
La pellicola infatti, più che sulla scarsa complessità della trama, si esalta dal punto di vista dell’impatto visivo. La fotografia di Silvano Ippoliti è di prima classe, la sua mdp cambia continuamente angolazione, vengono inserite anche parecchie scene in bianco e nero per richiamare l’atmosfera tipica dei noir americani. Talvolta lo schermo si divide anche in due o tre quadranti nei quali vengono mostrate riprese differenti della stessa scena da angolazioni diverse per rendere meglio l’idea della frenetica velocità d’azione. Inoltre, svolgendosi la vicenda nella Swinging London, il regista abusa di immagini a sfondo psichedelico (locandine di eventi musicali, di film della cultura beat, di pubblicità variopinte) e di opere d’arte contemporanee riconducibili alle correnti della pop-art e della op-art. Anche la colonna sonora (a cura di Armando Trovajoli), sebbene non convinca nella sua interezza, vanta la ballata romantica tipicamente sixties “Love Girl” ed alcune jam di blues-rock psichedelico in grado di competere con quelle di The Trip e di Psych-Out.
L’opinione di Ezio dal sito http://www.filmtv.it

Giallino infarcito di sperimentazioni varie e filmati di repertorio.Il Tinto Brass pre-erotico era questo-Prendere o lasciare.La coppia Trintignant-Aulin io la preferivo in un’alto film prodotto un paio di anni dopo e cioe'” La Morte Ha Fatto L’uovo,”almeno li’ c’era una trama ben piu’ precisa.

L’opinione di The Gaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Brass rilegge la Swinging London dell’Antonioni di Blow up usando l’esile struttura di un giallo evidenziandone le venature noir in uno stile variopinto e folle tipico delle storie a fumetti. Dell’intreccio a Brass non importa molto, ciò che è importante è l’esperienza lisergica dei protagonisti in un delirio visivo che giunge al suo culmine nella fase finale. Non è certo un film adatto per coloro a cui piacciono i gialli classici o con una messinscena accurata degli omicidi. In questo film non troverà nulla di tutto ciò, giacchè i momenti di pausa sono eccessivi e la trama è farraginosa. E’ interessante comunque da un punto di vista visivo, quasi sfrontato nel suo sperimentalismo.

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Italia a mano armata

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Con Italia a mano armata, per la regia di Franco Martinelli (Marino Girolami) (1976) si conclude la trilogia ideale dedicata alle imprese del commissario Betti, inaugurata da Roma violenta dello stesso Martinelli e proseguita da Umberto Lenzi con Napoli violenta.
La trilogia, comunemente definita del “commissario” termina bruscamente, senza ripensamenti: il commissario Betti, che aveva scansato la morte in varie occasioni viene freddato in un agguato mentre  sta per avere un colloquio con una donna, in un clima apparentemente tranquillo e che verrà infranto dalla raffica di mitra dei killer.
Il terzo e ultimo capitolo delle avventure del commissario Betti si apre con il commissario stesso alla ricerca di un gruppo di quattro balordi che ha rapito dei bambini a bordo di uno scuola bus,subito dopo una rapina fallita. Il gruppo con gli ostaggi si rifugia in un casolare.

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Vengono scoperti per l’imprudenza di uno dei componenti la banda, che ferma una ragazza in bici e successivamente tenta di stuprarla.
Grazie alla denuncia della ragazza, la polizia arresta tutti i componenti della banda salvando così i giovani ostaggi tranne uno che viene ucciso dai banditi.
Betti però si mette alla ricerca di colui che secondo una sua intuizione è la vera anima del sequestro,Jean Albertelli, un uomo d’affari milanese che dietro la maschera della rispettabilità dell’uomo d’affari nasconde invece losche attività legate al traffico di droga e di armi.
Dopo una serie di vicissitudini, durante le quali il commissario finirà anche dietro le sbarre, come conseguenza di un complotto messo su proprio da Albertelli,il commissario Betti riuscirà a fare giustizia.
Ma l’appuntamento con la sorella del bambino morto durante il rapimento gli sarà fatale…
Italia a mano armata è il più tradizionale dei polizieschi all’italiana, i cosiddetti poliziotteschi,girato con ritmo e senso del colpo di scena da Marino Girolami,che riprende come già detto la figura di Betti, uomo dallo spiccato senso d’onore e dai metodi spicci se non brutali.

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Dopo aver diretto Lo sgarbo, Roma violenta e Roma, l’altra faccia della violenza Girolami chiude con Italia a mano armata le sue regie nel genere poliziesco con questo film di grana grossa ma di buona fattura, caratterizzato da un ritmo molto veloce e dall’uso insistito della violenza.
Memorabile la scena dello stupro, estremamente realistica mentre di sicuro effetto è la sequenza finale, girata negli ultimi secondi in bianco e nero, quasi a stigmatizzare il clima di odio e di violenza che si respirava in quegli anni.
Siamo nello stretto ambito dei film polizieschi e questo indubbiamente nuoce al fascino esercitato dal film verso larghi settori della critica;i recensori dell’epoca amavano davvero poco prodotti come questo dedicati ad una larga parte di pubblico.
Popolari, spesso violenti e nichilisti, i polizieschi erano film in cui l’azione predominava su tutto, erano film in cui frequentemente mancava una trama lineare a tutto vantaggio della velocità d’azione.
Italia a mano armata, pur rispettando i clichè del genere, si distingue proprio per l’impianto narrativo e per la scorrevolezza del film stesso, che tiene avvinti fino alla fine.

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Il cast comprende Maurizio Merli, un abituè dei film polizieschi, che incide a suo modo nell’economia del film e un gruppo di validi partner fra i quali si segnalano John Saxon e Raymond Pellegrin.
Il film è disponibile su Youtube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=TmjVwsZWAp0 in una eccellente versione.
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Un film di Franco Martinelli. Con Maurizio Merli,John Saxon, Toni Ucci, Raymond Pellegrin,Mirella D’Angelo, Daniele Dublino, Fortunato Arena, Sergio Fiorentini, Carlo Valli Poliziesco, durata 100′ min. – Italia 1976

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 Maurizio Merli: commissario Betti

John Saxon: Jean Albertelli
Raymond Pellegrin: commissario Arpino
Toni Ucci: Raffaele Cacace
Mirella D’Angelo: Luisa: la sorella del ragazzino ucciso
Sergio Fiorentini: Salvatore Mancuso
Aldo Barberito: maresciallo Ferrari
Massimo Vanni: Massimo Fabbri, l’agente infiltrato
Enzo Andronico: Antonio Boretti, il “palo” all’interno della banca
Nello Pazzafini: un carcerato
Maurizio Mattioli: un carcerato
Carlo Valli: Rocchi, il deliquente che scappa dai tetti
Fortunato Arena: Carlo Morel
Daniele Dublino: Luzzi, il deliquente con l’accento francese
Franco Borelli: Bertoli
Dino Mattieli: Attardi
Marcello Monti: Torri
Giovanni Vannini: Il magistrato che arresta Betti
Philip Dallas: Il direttore del carcere
Costantino Carrozza: un uomo nella banca
Cesare Di Vito: Il dottore
Adolfo Lastretti: Lazzari
Antonio Maimone: L’avvocato di Abertelli
Attilio Dottesio: uno dei deliquenti
Sergio Smacchi: uno dei deliquenti

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Regia: Franco Martinelli
Sceneggiatura:Leila Buongiorno,Gianfranco Clerici,Vincenzo Mannino
Musiche: Franco Micalizzi
Scenografia: Antonio Visone
Fotografia:Fausto Zuccoli
Montaggio:Vincenzo Tomassi
Costumi:Silvana Scandariato

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L’opinione del sito http://www.pollanetsquad.it/

Una rapina al Banco di Torino, un pulmino con a bordo una scolaresca freddamente sequestrato, è questa l’aria che si respira in Italia, un paese colpito quotidianamente da aggressioni violentissime atte a destabilizzarne l’apparato sociale, politico ed economico. Il film del ’76 si sviluppa dapprima a Torino, poi a Milano, e quindi a Genova, triste e bellissima, dove Jean Albertelli (John Saxon) dirige e controlla loschi traffici, dal contrabbando alle rapine fino ai sequestri più spietati. Per combattere il crimine il commissario Betti, interpretato da Maurizio Merli, efficacissimo come sempre nel rappresentare la giustizia e la legalità con il suo personaggio, è un uomo disposto a tutto per ristabilire l’ordine. In questa pellicola è affiancato dal commissario Arpino (Raymond Pellegrin) di Milano, dai modi meno violenti e apparentemente più rassegnati. Il film è agile e snello, tenendo lo spettatore sempre sulla corda, con il fiato sospeso, dall’inizio alla fine, senza nessuna pausa. Il commissario Arpino rimarrà paralizzato per il resto dei suoi giorni, costretto allo scoiattolo per salire le scale, e alla carrozzina elettrica per muoversi nella sua “prigione dorata”. Il commissario Belli invece morirà, freddato da una scarica di mitra esplosa da una Fiat 127, ucciso dalla malavita, impersonale e distruttiva. Geniale la sequenza finale, in cui il regista usa tre fermoimmagini riducendo la faccia spettrale del commissario, il viso terrorizzata della bella Luisa e il bandito a mitra spianato sulla utilitaria, a fotografie sgranate e in bianco e nero tipiche dei quotidiani, fornendo così la scena di un taglio giornalistico scarno ed essenziale.

La recensione apparsa sul Messaggero

“L’obiettivo del poliziesco all’italiana si allarga. Esaurita ormai la serie dedicata alle grandi città il campo d’azione abbraccia questa volta mezza Italia spostandosi rapidamente fra le grandi metropoli del nord con relativi hinterland. Protagonista il solito aitante, spregiudicato commissario cui presta le sue sembianze il non meno solito Maurizio Merli, al quale diede gloria il Garibaldi televisivo. Sceso da cavallo Merli si è specializzato nel ruolo del poliziotto americaneggiante sia pure in una cornice tipicamente nostrana. […] Violenza e ritmo concitato sono gli accorgimenti ai quali ricorre il regista Franco Martinelli per nascondere le incongruenze della incredibile vicenda […]”

L’opinione di Undijng dal sito http://www.davinotti.com

Diretto da Marino Girolami, regista di Roma violenta (campione d’incassi nelle sale italiane), ovvero del film che lanciò l’icona del poliziotto superattivo rappresentato dal bravo Merli. Il film ha una pregevole struttura -quasi episodica- in grado di carpire l’attenzione dello spettatore, posto di fronte ad immagini spesso forti (l’uomo trascinato dall’auto, sino all’impatto con un macigno) e spesso disperate (i pianti delle madri dello scuolabus sequestrato). La sceneggiatura è supportata dall’ottima messa in scena e da un finale inatteso.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Pur nella stretta aderenza ai canoni dei polizieschi coevi, la fitta trama si apre spazi di autonomia nella ricerca di una genuina drammaticità (il rapimento dei bambini e la morte di uno di essi; la solitudine di Merli e della D’Angelo; il ménage familiare del malavitoso Arena), nella scelta di tre diverse “città violente” (Torino, Milano e Genova) e di un epilogo inatteso che fa avverare i sinistri presagi de La polizia incrimina, la legge assolve e Roma violenta. Più noto come doppiatore, l’ottimo Sergio Fiorentini presta il volto ad un criminale ferino e nevrotico.

L’opinione di Cangaceiro dal sito http://www.davinotti.com

Ancora Betti nella sua lotta contro la criminalità. Merli granitico come si conviene, stavolta è anche più umano e sfortunato. Girolami dimostra di conoscere al meglio i meccanismi del poliziottesco e sorretto da una sceneggiatura zeppa di spunti interessanti ci regala un film coi fiocchi, pieno di scene di forte impatto tra inseguimenti e uccisioni. Tutto il cast gira a mille con un Saxon iperstrafottente e un Fiorentini delinquente schizzato. Esaltanti le musiche di Micalizzi. Il finale è un triste e duro colpo sotto la cintura. Spietato e nichilista.

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