Bari,una città e i suoi cinema nel passato-Seconda parte

I cinema di seconda visione e quelli di visione successiva hanno avuto un’importanza fondamentale nella infanzia e adolescenza di diverse generazioni.
Il cinema di sabato o di domenica era una tappa importante che scandiva i pomeriggi e le sere di giovani che avevano poche o nessuna alternativa ad esso.
In tempi in cui la tv aveva un solo canale,spesso monopolizzato dalla famiglia e con un’offerta striminzita,in cui i locali da ballo erano riservati solo agli over 21 e sopratutto in tempi in cui di denaro ne circolava pochissimo il cinema di visione successiva erano una valida alternativa alla noia.
Erano anche posti di socializzazione,una delle pochissime attrattive dei quartieri periferici,dove sorgevano a dispetto delle orgogliose sale di prima visione,quasi sempre collocate nei centri della città.
Grazie al passa parola,i giovani sapevano quasi tutto del film che l’Odeon o il Palazzo,l’Adratico o il Lucciola proiettavano,evitando così di incorrere nel temuto “bidone
Ma di sicuro l’importanza maggiore l’aveva il cinema parrocchiale,sia per la sua collocazione sia perchè rappresentava spesso il fulcro della vita sociale del quartiere.
Era il caso,nella mia città,del cinema Redentore.

Cinema Redentore 2

L’interno del cinema Redentore negli anni 60

Cinema Redentore 3

Il Redentore oggi

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C’era una volta il cinema dell’oratorio Don Bosco

Cinema Redentore

La galleria del cinema Redentore

Sorgeva sulla parte esterna del grande oratorio Don Bosco,situato nel quartiere Libertà,molto distante dal centro.
L’oratorio Don Bosco era una struttura fondamentale per l’educazione dei ragazzi;disponeva di due campi da calcio,uno da basket e di molte stanze utilizzate per giochi collettivi o singoli,come il ping pong o il calcio balilla.
Il cinema Redentore era l’ideale completamento della struttura,capace di contenere centinaia di persone,una sala molto grande con galleria e platea,utilizzata la domenica a tempo pieno.
La domenica infatti c’era la tanto attesa proiezione mattutina,riservata ai ragazzi che assistevano alla messa.
Un sistema forse coercitivo,ma che contribuiva in maniera fondamentale all’equilibrio sociale;tra calcio,sport e cinema i ragazzi vivevano a tempo pieno nella struttura,evitando così di passare per strada in un quartiere senza alcuna attrattiva per loro il tempo libero a disposizione.
Il film veniva proiettato alle 10,30 ed era ovviamente quasi sempre un peplum con protagonisti Maciste,Ursus Sansone ed Ercole oppure
uno dei tantissimi film del duo Franchi Ingrassia o un film comunque adatto alla fascia d’età che andava dai 10 ai 14 anni.
La sera il cinema Redentore era invece aperto al pubblico,che accedeva ad esso dall’esterno della struttura.
Il quartiere Libertà era in effetti il più ricco di sale cinematografiche;oltre al Redentore vi sorgevano il Supercinema,l’Arena giardino,
l’Arena Moderno,l’Ariston,il Jolly e il Lucciola.
Un’offerta ampia,che si estendeva su una vasta superficie per quello che era il quartiere più popoloso (e più turbolento) della città.
Per anni quindi il cinema Redentore ha rappresentato un fulcro importantissimo di socializzazione,di conoscenza e di svago,funzione che ha conservato anche per buona parte degli anni settanta,con l’apertura del cinema stesso a spettacoli di altro genere,come i concerti musicali.
memorabile quello tenuto dagli Area di Demetrio Stratos a meta degli anni settanta.

Supercinema

Il mitico Supercinema

Supercinema demolizione

I lavori di demolizione del Supercinema

Supercinema Bari

Un palazzo ha preso il posto del glorioso Supercinema

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Supercinema 2

Con il passare del tempo e con l’incedere della crisi il cinema fatalmente perse il suo ruolo fondamentale mentre l’oratorio mantenne
la sua funzione sociale,cosa che ha ancora oggi.
Chiuso a cavallo del finire degli anni settanta e inizi degli anni ottanta,il Redentore venne completamente abbandonato a se stesso e ancora oggi,
a distanza di un trentennio,è desolatamente vuoto.
Ultimamente il regista Gennaro Nunziante ha annunciato il suo impegno per la ristrutturazione del glorioso cinema,ma al momento non c’è ancora nulla di concreto.
A meno di un chilometro di distanza da esso sorgeva il Supercinema,grande struttura situata sull’arteria principale del quartiere Libertà,via Ravanas.
Proiettava film di visione successiva,ma disponeva di un’apparecchio di proiezione di elevato livello motivo per il quale le pellicole si guardavano
quasi sempre in condizioni ottimali.Disponeva di platea e galleria e ciliegina sulla torta aveva il tetto apribile.
Che dava l’illusione di guardare il film all’aperto,oltre che di funzionare come aspiratore per la massa impressionante di fumo che si produceva al suo interno.
Sul finire degli anni sessanta e per buona parte dei settanta la mancanza di una legge anti fumo creò devastanti problemi di salute in molti adolescenti.
A parte la libertà di fumare lontano da occhi indiscreti,i giovani respiravano per almeno due ore fumo passivo concentrato in quantità impressionanti.
Quando si usciva dal cinema e si tornava a casa i genitori sapevano immediatamente dove eri stato dall’odore fortissimo che impregnava i vestiti.
Il Supercinema disponeva di un mitico servizio fra le panche di legno che ordinavano platea e galleria;un uomo con frigo passava vendendo gelati,sussurrando”Lola gelati” come una sirena incantatrice.
Dopo decenni di attività,il Supercinema chiuse e alla fine venne abbattuto per lasciare posto ad un garage multipiano.
Una sorte triste per quello che era stato con il Redentore il cinema più importante per generazioni di ragazzi con pochi soldi in tasca e tanta voglia di
cinema.

Supercinema Arena

L’ingresso all’Arena Giardino,oggi.La struttura è ancora in piedi a 30 anni dalla chiusura

Arena Moderno

L’ingresso all’Arena Moderno.La struttura esiste e c’è ancora parte degll’arredo

L’Arena Giardino era uno dei tre cinema all’aperto della città,unitamente all’Arena Moderno e all’Arena Quattro palme.
Sorgeva anch’esso su via Ravanas,spostato verso la ferrovia e incluso nel complesso dell’ex manifattura dei tabacchi,una struttura gigantesca lunga diversi isolati che divenne poi,in parte,l’aula super bunker tristemente famosa per aver ospitato processi importanti della nostra storia recente,come quello sulla strage di Piazza Fontana.
Era un cinema comodo,con sedie ovviamente in legno,molto frequentato d’estate sopratutto nelle sere calde che la nostra città dispensa con ottima continuità.
Proiettava film di seconda visione,ma aveva prezzi accessibili;nel 1970 il biglietto costava 500 lire,non un’inezia ma alla portata di quasi tutte le tasche.
All’uscita del cinema stazionava un carretto che vendeva di tutto,dai pop corn ai semi di zucca,passando per caramelle e patate fritte.
chiuse sul finire degli anni settanta,penalizzato sia dalla crisi sia dal fatto di lavorare solo per il periodo maggio-settembre.
Oggi esiste ancora la struttura dello schermo,mentre il resto del gigantesco complesso è adibito in parte a mercato rionale mentre una buona fetta dell’ex Manifattura dei tabacchi è completamente vuota.
Sempre nel quartiere Libertà,ma dal lato opposto quindi sulla via Napoli,parallela del Lungomare di Bari che porta allo stadio del nuoto,alla fiera del Levante e allo stadio della Vittoria c’era la seconda delle Arene cittadine,l’Arena Moderno.

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Il cinema Lucciola

Cinema Lucciola 1921

Cinema Lucciola

L’atrio dell’ingresso alla sala del cinema Lucciola

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Due foto dell’elegante trasformazione subita dal Lucciola,divenuto Royal

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Suggestiva foto notturna del Royal,che sorge sul sottopasso di via Quintino Sella

Royal

Una foto del Royal prima dei lavori di ammodernamento

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Il Royal oggi

Cinema molto piccolo,ma facilmente raggiungibile e con grande disponibilità di parcheggio era un cinema di visione successiva economico e come tale era spesso stracolmo.
Chiuse anch’esso agli inizi degli anni ottanta ed è ancora oggi esistente.Accanto ad esso sorge il palazzetto dello Sport,che guarda orgogliosamente dall’alto il piccolo e glorioso Arena Moderno,il nostro cinema all’aperto nelle serate afose di luglio e agosto…
A circa 100 metri di distanza dall’Arena Moderno,a due passi dalla chiesa dei Carmelitani,in una posizione infelice ovvero all’interno di un cortile condominiale sorgeva il cinema Ariston,divenuto in seguito Santelia.
Un cinema piccolo ed economico e per questo dall’importanza addirittura fondamentale per i ragazzini.
Lo si poteva definire un cinema parrocchiale,anche se non godeva dei privilegi (per noi ragazzi) di cui godevano il Redentore e il Felix (poi Capitol e infine Esedra),quello di permettere visioni gratuite delle pellicole.
L’Ariston era frequentato da una marea di ragazzini vocianti e scalmanati,che spesso vedevano due volte lo stesso film,creando in sala un’atmosfera chiassosa che certo non favoriva l’afflusso di adulti.
C’era una lotta perenne tra la maschera e i ragazzi che avrebbero voluto godersi il film anche per ore;lotta che finiva ovviamente con l’allontanamento dalla sala.
Un appellativo poco dignitoso e ingeneroso dell’Ariston era quello di cinema “pidocchietto“,dovuto al basso prezzo della pellicola,alla qualità spesso ai limiti della decenza della pellicola stessa,che arrivava in sala dopo aver fatto una trafila lunghissima in tutti i cinema della provincia e per la presenza di anziani che bivaccavano in attesa di giorni migliori.

Ariston

Il glorioso Ariston,divenuto Santelia come appare oggi

Eppure all’Ariston abbiamo visto decine di film di serie z,spesso commentando ad alta voce le sequenze sullo schermo,accompagnando con risate e urla gli avvenimenti che si susseguivano.
L’Ariston passò di grado a fine anni sessanta diventando Santelia;venne rimodernato e diventò un cinema più elegante,sancendo di fatto la fine della gloriosa epoca degli anni sessanta stessi.
In realtà i ragazzini crescevano,l’aria attorno stava cambiando e il ricambio generazionale stava orientando i ragazzi stessi verso altre scelte.
Oggi l’ex Ariston Santelia è un locale a disposizione della parrocchia dei carmelitani.
Ultimo dei cinema di cui parlo in questa seconda parte ma non certo per importanza è il cinema Lucciola divenuto in seguito Royal.
Era il cinema del dopolavoro delle ferrovie dello stato ma era aperto al pubblico.
Una sala molto bella,con galleria e platea,elegante e pulita e caratterizzata da una programmazione di qualità.
Sorgeva all’imbocco del sotto passaggio di via Quintino Sella,uno dei due punti di accesso ai quartieri oltre la ferrovia prima della costruzione dei ponti di Corso Cavour e di Japigia; una posizione molto scomoda,anche perchè il Lucciola era parecchio distante dal centro.
Rimesso a nuovo,cambiò la storica denominazione in Royal e si trasformò in un elegante cinema di prima visione.
Ha tenuto duro anche durante la crisi per poi cedere definitivamente.Oggi è stato rimesso a nuovo ed è diventato un teatro che
si occuperà anche di cinema ma non più con cadenza giornaliera.

Flani di alcuni film proiettati nelle sale di Bari negli anni settanta

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Supercinema 1

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L’ossessa

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La bella Daniela è una giovane che frequenta l’Accademia di belle arti;durante una ricognizione in una vecchia chiesa con alcuni restauratori,viene incaricata di rimettere a nuovo una delle due statue lignee custodite nella chiesa stessa.
La sera del trasporto del crocefisso nel suo laboratorio,la ragazza scopre con sgomento che sua madre ha un amante e che ama in particolare i giochi sadomaso.
Sconvolta,si rifugia in laboratorio dove si dedica al restauro di un dipinto.
Mentre è assorta in questa occupazione,la statua crocefissa subisce una trasformazione,si anima e assume sembianze umane.
E’ il diavolo che ha scelto questo mezzo decisamente inconsueto per manifestarsi alla donna.
Così incarnato,l’entità diabolica possiede carnalmente la ragazza e subito dopo,mentre la ragazza non si è ancora riavuta dallo choc,torna ad essere una statua.
Quando Daniela si riprende crede di aver sognato;ma la notte inizia a manifestare sintomi di ninfomania estrema.

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Tanto che i suoi genitori decidono di chiamare uno psichiatra che però non riesce a guarirla;dopo un orribile incubo durante il quale
Daniela sogna di partecipare ad un sabba sacrilego nel quale viene nuovamente posseduta dal diavolo.
Il risveglio della ragazza è traumatico;il corpo porta i segni della crocefissione che ha sognato.
A questo punto Mario e Luisa,genitori di Daniela,decidono misure drastiche;chiamano frate Antonio al capezzale di Daniela.
Il prete capisce immediatamente che la ragazza è vittima di una possessione demoniaca e consiglia loro di farla esorcizzare
da padre Xeno.
Così la ragazza viene trasportata in un convento,dove però la situazione precipita.
Preda di una crisi,sfascia la cella in cui è ricoverata e fugge in paese…
Servirà l’intervento di padre Xeno a guarire la ragazza?
Finale ovviamente tragico con tanto di premuta di piselli,un classico.
L’ossessa è un film del 1974,diretto da Mario Gariazzo.
Uno stravagante clone dell’Esorcista di Friedkin capostipite del filone demoniaco uscito nel 1973.
Il successo del film di Friedkin portò alcuni registi italiani a rifare pedissequamente film ispirati al personaggio di Regan,senza però
riuscire a ricreare la cupa,sinistra atmosfera del film americano.

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Tra essi possiamo citare L’anticristo di Alberto De Martino,Chi sei? di Ovidio G. Assonitis e proprio l’Ossessa,il più debole dei tre.
Il film parte bene,con la scoperta dei due crocefissi e la descrizione della festa a cui partecipa Daniela.
Ma ben presto tutto svanisce,a partire dalla sequenza in cui l’amante di Luisa,madre di Daniela,frusta la donna stessa con un mazzo di rose
sul letto della donna,nudo ma con tanto di scarpe ai piedi.
Da li in poi il film scivola e poi rotola verso il banale,in una fiera del kitsch che non risparmia più nulla.
Un vero peccato non tanto perchè il film potesse dire nulla di originale,quanto per il buon cast reclutato per lo stesso.
Luigi Pistilli,Gabriele Tinti,Lucretia Love,Cris Avram,Ivan Rassimov e Umberto Raho,oltre alla protagonista Stella Carnacina meritavano
ben altro trattamento.
Manca tensione nel film e le scene di possessione si limitano ad alcune espressioni terrorizzate della Carnacina,in palese imbarazzo e a qualche
trucco di make up davvero sconfortanti.

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Non è certo uno z movie, ma un film anonimo e francamente bolso.
Mario Gariazzo farà di molto peggio 4 anni dopo,girando l’allucinante Incontri molto… ravvicinati del quarto tipo;in quanto a L’ossessa vanno
segnalati solo i nudi di Lucretia Love,come al solito molto generosa nell’esposizione del suo corpo e qualche nudità di Stella Carnacina.
Davvero poco per salvare un film da dimenticare

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L’ossessa

Un film di Mario Gariazzo. Con Luigi Pistilli, Gabriele Tinti, Stella Carnacina, Lucretia Love, Ivan Rassimov,
Chris Avram, Umberto Raho, Giuseppe Addobbati, Edoardo Toniolo, Andrea Scotti, Piero Gerlini,
Valentino Macchi, Bruna Beani Horror, durata 92 min. – Italia 1974.

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L'ossessa banner protagonisti

Stella Carnacina… Daniela
Chris Avram … Mario
Lucretia Love … Luisa
Ivan Rassimov … Il diavolo
Gabriele Tinti … L’amante di Luisa
Luigi Pistilli … Padre Xeno,l’esorcista
Gianrico Tondinelli … Carlo
Umberto Raho … Lo psichiatra
Piero Gerlini … Padre Antonio

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Regia: Mario Gariazzo
Sceneggiatura: Mario Gariazzo,Ambrogio Molteni,Ted Rusoff
Produzione: Paolo Azzoni,Riccardo Romano
Musiche: Marcello Giombini
Fotografia: Carlo Carlini
Montaggio: Roberto Colangeli

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Recensioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Homesick

Esponente del filone esorcistico italiano, in cui il Maligno agisce tipicamente attraverso l’arte (un Crocifisso ligneo da restaurare).
Predomina tuttavia l’aspetto erotico: dalla fresca bellezza della Carnacina – motore dell’azione e della possessione demoniaca – agli incontri sadomaso della coppia adulterina Tinti-Love, con lei che si fa frustare con un mazzo di rose. Il Bene è incarnato dall’eremita Pistilli, il Male da un Rassimov più luciferino che mai e dalla sua sacerdotessa Beani. Molto scarsa la confezione; buone le musiche di Giombini.
Cotola

Pessimo clone italiano de L’esorcista, si perde, dopo un inizio per nulla malvagio, in scene a dir poco ridicole che riciclano goffamente quelle della pellicola di Friedklin.
La regia e la sceneggiatura che sono sotto il livello di guardia. Poco altro da dire se non che sarebbe molto meglio evitarlo.

Undying

Uno dei primi film italiani nati sulla scia dell’Esorcista. L’inizio non è nemmeno malvagio, soprattutto grazie alla bizzarra idea di partenza e al dinamico montaggio, ma ciò che viene dopo non è altro che una fiacca copia del film di Friedkin con un po’ di sesso e di sangue in più e soprattutto con noia e trash ad alti livelli.
Mediocre la protagonista Stella Carnacina, ridicolo Ivan Rassimov nei panni del Diavolo, mentre il povero Luigi Pistilli fa quel che può. Musiche orecchiabili.
C’è di peggio, ma il film è comuque evitabilissimo.
L’opinione di The gaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Una bella ciofeca, copia e incolla dell’Esorcista con una Stella Carnacina che più che un’ossessa è costretta a recitare una ninfomane all’ultimo stadio, visti i numerosi pruriti sessuali.
Bassisimo budget e si vede fin troppo bene. Divertenti e briose le scene dell’esorcismo, peccato che avrebbero dovuto far spaventare. Da recuperare forse per gli amanti del trash, materia in abbondanza che caratterizza questa, diciamo, pellicola penosa.

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I flani del 1972-Prima parte

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Molto elegante il flano di In nome del popolo italiano,ottimo film del 1972

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Un collage di immagini per la pubblicità di Giù la testa di Sergio Leone

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Non certo un capolavoro;si noti il termine proibito

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Una scena del film ripresa dal flano del film L’uccello migratore

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Elegante e celebre quello di Arancia meccanica di Kubrick

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Il flano del decamerotico Una cavalla tutta nuda

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L’incubo della Fenech nel film ripreso nella pubblicità di Tutti i colori del buio

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Molto bello il flano di Il decamerone proibito

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Dalla tv al cinema:Le avventure di Pinocchio

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Ancora un decamerotico:Le calde notti del decameron

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Un western:Uomo avvisato mezzo ammazzato.Parola di Spirito Santo

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La casa delle ombre maledette

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La scena del primo omicidio scelta per L’etrusco uccide ancora

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Bellissimo il flano di Bronte,cronaca di un massacro

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Ripreso dalla lobby card del film:Imputazione di omicidio per uno studente

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Il flano dell’horror La notte dei diavoli

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Molto ben fatto il flano di Cosa avete fatto a Solange

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Decameron 3

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Un giallo non esaltante…Alla ricerca del piacere

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Un brutto film…Valeria dentro e fuori

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Il flano del bellissimo La mala ordina di Di Leo

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Molto bella la pubblicità di Beati i ricchi

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Ennesimo decamerotico della stagione:Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno

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Forse non il più eccitante ma un buon film:Rivelazioni di un maniaco sessuale

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Ancora un thriller:Sette scialli di seta gialla

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Un grande successo dell’anno,Lo scopone scientifico

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L’inquietante Arcana

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I flani del 1971-Prima parte

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Ripreso dalla locandina,il Flano di Nini Tirabusciò è elegante e sobrio

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Western di successo,con tre ottimi attori:Vamos a matar companeros

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Semplice e schematico,il flano di La notte brava del soldato Jonathan

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Magniloquente e allusivo il flano del bel thriller Lo strano vizio della signora Wardh

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Molto bello il flano di Morire d’amore

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Il flano dello scabroso (e oggi introvabile) Erika

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Uno dei tanti “migliori film dell’anno”:L’altra faccia dell’amore

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Un flano semplicissimo quello di Una messa per Dracula

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Molto bello il flano di Jane Eyre

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Flano in stile fumetto per il film “divorzista” Scusi lei è favorevole o contrario?

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Il flano del western Deserto di fuoco

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Il flano del poco noto film bellico 6 dannati in cerca di gloria

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Trionfo di aggettivi iperbolici per il film Una stagione all’inferno

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Molto bello il flano del Decameron di Pasolini

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Un flano furbo ( e bugiardo) quello di La notte dei dannati

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Affascinante il flano del thriller La notte che Evelyn usci dalla tomba

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Sobrio il flano del film La controfigura

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Ancora un flano di un thriller,Giornata nera per l’ariete

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Bellissimo il flano di Nella stretta morsa del ragno

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Flano del fiasco cinematografico Il barone rosso

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Il mondo movie Addio zio Tom

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Semplice e schematico il flano di Homo eroticus

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Il flano di un film introvabile,Incontro

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Cavalieri selvaggi

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Grande successo per il film di Damiani,L’istruttoria è chiusa:dimentichi

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Il film più visto del 1971,Per grazia ricevuta

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Un insolito Delon baffuto nel flano di L’evaso

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Tanti bravi attori per un film mediocre,Nel giorno del signore

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Molto bello il flano di I girasoli

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Mini flani 3

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L’immoralità

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Incredibile pellicola diretta da Massimo Pirri, uno dei registi più coraggiosi e controversi del panorama italiano degli anni ’70. Se è vero come è vero che gli italiani hanno spesso osato mostrare l’ inosabile qui i temi trattati sono davvero belli pesanti! Si passa con disinvoltura dalla violenza sessuale alla pedofilia e la sequenza iniziale è uno di quei cazzotti nello stomaco che fanno subito capire in che razza di incubo il regista vuole precipitare lo spettatore: un serial killer col vizietto di stuprare e uccidere giovanissime adolescenti tiene tra le braccia la sua ultima vittima esanime, la getta in una buca e poi la ricopre di terreno con estrema freddezza e nonchalance… E non sono ancora partiti i titoli di testa!

La storia è di quelle morbose e malsane tanto spesso rappresentate dal nostro cinema di genere, ambientata nella tranquilla e opulenta provincia del Nord Italia (stavolta siamo a Vigevano) che molto spesso, dietro la sua ipocrita facciata di perbenismo, nasconde torbidi segreti. Mentre tutti in città si affannano per catturare il mostro pluriomicida nessuno può immaginare che il suddetto trovi ospitalità e rifugio in casa di una signora bene di mezza età e che, nonostante si conoscano gli atroci ed efferati crimini di cui si è macchiato, diventi oggetto di desiderio sessuale sia della padrona di casa sia di sua figlia dodicenne! Francamente mi stupisco che un film simile sia scampato alle forbici spietate della censura, anche perchè lo shock è garantito:

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Howard Ross impersona magnificamente il suo orribile personaggio e anche l’ ottima Lisa Gastoni, già protagonista di notevoli pellicole ad alto tasso erotico, è perfetta nel ruolo di donna matura e ninfomane già visto altre volte. Ciò che invece nessuno si aspetta è la performance della giovanissima Karin Trentephol, piccola lolita (e autentica meteora poi sparita nel nulla) che in una scena malatissima e disturbante si mostra dapprima in topless per poi regalare la sua verginità al maniaco pedofilo… Roba da non credere! Oggi una scena simile nessuno avrebbe mai il coraggio di girarla…

Insomma dopo il singolare “Càlamo” (del quale si vede nel film una piccola sequenza trasmessa da una tv) Massimo Pirri si conferma un autore interessante, purtroppo poco prolifico. Buona anche la colonna sonora di Ennio Morricone, forse un po’ ripetitiva in alcuni passaggi ma comunque sempre di livello. Un film che non dimenticherete.
Federico Anselmi (Howard Ross) sta fuggendo dopo aver sepolto in una buca una bambina di circa 10 anni che ha stuprato e strangolato: si tratta della sua quarta vittima. Il pulmino azzurro su cui viaggia, già avvistato e segnalato da alcuni genitori nei pressi di una scuola, è ormai nel mirino di polizia e carabinieri e, dopo un inseguimento, l’ uomo viene ferito ad un braccio da un colpo di arma da fuoco. Tuttavia, fuggendo a piedi, riesce a dileguarsi nella fitta vegetazione circostante. A soccorrerlo è Simona (Karin Trentephol), una bambina di 12 anni che vive in una enorme villa isolata con sua madre Vera (Lisa Gastoni) e suo padre paralitico (Mel Ferrer). La ragazzina nasconde l’ orco in una mansarda dove è solita giocare sola e dove nessuno viene mai a cercarla. Intanto alle forze dell’ ordine si aggiungono anche alcuni cittadini armati di fucili e intenzionati a farsi giustizia da soli ma il mostro cui tutti danno la caccia sembra però svanito nel nulla…

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Vera, che è una piacente donna di mezza età, ricca, borghese e annoiata, tradisce continuamente l’ anziano marito con amanti occasionali ma lui sembra non accorgersi di nulla, intento a coltivare ossessivamente la sua passione per orologi e fucili da caccia. La donna non tarda a scoprire la presenza particolare del nuovo “ospite” e, pur sapendo perfettamente chi ha di fronte e cosa ha fatto (radio e tv non parlano d’ altro), diventa la sua amante e tenta di sfruttare la cosa a suo vantaggio: vuole fargli uccidere il suo vecchio e malconcio consorte e uscirne così con le mani pulite. Il rapporto carnale tra i due scatenerà la gelosia della piccola Simona con conseguenze tragiche…

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Un film di Massimo Pirri. Con Mel Ferrer, Lisa Gastoni, Howard Ross, Ida Meda,Wolfango Soldati, Andrea Franchetti Drammatico, durata 93 min. – Italia 1978

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Lisa Gastoni: Vera
Howard Ross: Federico Anselmi
Karin Trentepohl: Simona
Andrea Franchetti: commissario
Mel Ferrer: marito di Vera
Wolfango Soldati: Antonio

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Regia Massimo Pirri
Soggetto Morando Morandini Jr.,Massimo Pirri,Federico Tofi
Sceneggiatura Morando Morandini Jr.,Massimo Pirri,Federico Tofi
Produttore Benedetto Conversi
Casa di produzione Una Cinecooperativa Ducale Film
Fotografia Riccardo Pallottini
Montaggio Cleofe Conversi
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Sergio Palmieri
Costumi Sergio Palmieri
Trucco Stefano Trani

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L’opinione di libertàdiparola75 dal sito http://www.filmtv.it

Malvivente in fuga capita nella casa di una donna e della di lei figlioletta. La signora è ninfomane e con l’uomo inizierà una torbida relazione. La ragazzina però finirà per sedurlo finchè non eplode la violenza e le pareti si tingono di sangue…Il film più famoso di Massimo Pirri è anche uno dei massimi capolavori del cinema scandaloso italiano. Già il menage a tre dove c’è una scena di sesso pseudo pedofila (la ragazzina ha 12 anni! Interpreta il ruolo Karin Trentephol, dal visino molto infantile…) merita l’applauso per il coraggio di mostrare (non fraintendete le mie parole, questa è tutta finzione e comunque le storie così sono contro la violenza ai minori. Sono coraggiose opere di denuncia!). Avvincente (da autentico noir classico) la sceneggiatura! Questo è il cinema che in Italia non esiste più, ormai rovinato dalle Mocciate…ma perchè non le “Bocciate”???

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Intricato garbuglio di poliziesco, thriller, erotismo, romanzo psicologico in cui ogni componente del lavoro è trattata in maniera tanto grossolana e superficiale da suscitare perfino più risate che sbadigli. C’è perfino – la prima cosa che sicuramente colpisce lo spettatore – una scena a ridosso del soft-porno pedofilo, il che non volge a favore delle capacità mentali del regista e dei suoi sceneggiatori (Morando Morandini jr. e Federico Tofi, ma c’è anche la firma dello stesso Pirri sul copione); per fortuna si tratta di pochi secondi, ma realmente disturbanti poichè trattati come fosse una scena di sesso qualunque, mentre nei fatti uno dei due partner ha 12 anni e quanto sta accadendo è completamente gratuito, sia l’atto in sè che le inquadrature morbose. In tutto ciò abbiamo pure una trama sgangherata, delirante e piena di falle logiche ed una recitazione approssimativa da parte di tre quarti del cast; dinanzi a tanto canile, Lisa Gastoni e Mel Ferrer che ci azzeccano? Probabilmente solo una questione economica può averli convinti a prendere parte ad un simile lavoraccio, come si spera sia avvenuto per il buon vecchio Morricone, che elabora una colonna sonora nemmeno tanto ispirata (e un po’ va biasimato). Un sottoprodotto del cinema nostrano che non ha nulla da dire, e lo dice pure male

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Fauno

Un ambiente tetro, ove odio, violenza interiore e disperato spirito di rivalsa fanno implodere i suoi eroi… come introspettore Pirri ne ha veramente pochi al suo livello. Le falle inevitabili dello scarso budget e dei limitati mezzi tecnici sono tappate dal disprezzo e dalla spregiudicatezza della Gastoni, nonchè dalla faccia d’angelo e dal fisico da spaccapietra di un Ross pervaso da morbosità maniacali. Tanti personaggi, tutti negativi, ma per non cadere nella banalità o nell’ovvio bisogna essere davvero bravi e Pirri lo è, eccome se lo è…

Lucius

L’immoralità è nella mente di chi giudica, di chi considera “eccessivo” lo stile di vita altrui, di una donna, la protagonista del film, che non sa vivere, che non sa più come sfuggire a una situazione che le sta troppo stretta e di una ragazzina, sua figlia, che non ha mai avuto attenzioni e che per questo ha fretta di crescere. Un film in grado di coniugare il thrilling con l’erotismo senza mai perdere il proprio realismo pur sovvertendo le regole della logica. Incentrato su una grandiosa performance attoriale delle Gastoni. E’ un crimine amare?

Trivex

Dolcemente accompagnato da uno struggente motivo musicale, si fa strada un film inguaribilmente malato e moderatamente disturbante. Non siamo nell’exploitation fisico, ma la masturbazione sostituita precomente dal rapporto sessuale, con il criminale pedofilo di turno, porta la traccia verso la patologia. Poi, lo stabilire se c’è l’arte o solo il commerciale gusto del perverso, spetta a soggetti dotati di maggiore dimestichezza con la filosofia. Resta inevitabilmente un film scandaloso, dotato di una discreta tecnica e con un doppiaggio molto discutibile.

Undying

Lontano da atmosfere poliziesche (Italia: Ultimo Atto?) Pirri dirige una pellicola in bilico tra erotismo esplicito/veniale (garantito dalla presenza della Gastoni e dalla sensuale Karin Trentephol) e cifra stilistica autoriale (impostata sull’analisi della incomunicabilità generazionale). Il film s’inserisce nel (de)genere familiare, narrando d’un maniaco sessuale macchiatosi di atroci delitti e recluso nella mansarda da una assatanata, sposata con un anziano paralitico. Sarà, però, la figlia della ninfomane a condurre il gioco, che mira all’inevitabile eredità. Ottimo lo score di Morricone.

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Bari,una città e i suoi cinema nel passato-Prima parte

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La mia città,Bari,è oggi molto diversa a quella che racconto attraverso le sue sale cinematografiche in un arco di tempo che va dalla fine degli anni sessanta agli inizi degli anni ottanta.Per molti versi è inaspettatamente una città molto migliorata dal punto di vista dell’arredo urbano e dei servizi.Certo,i problemi delle periferie sono praticamente rimasti inalterati,vista anche l’impetuosa crescita della città stessa,ma il suo cuore vitale,il centro cittadino e le zone immediatamente limitrofe sono decisamente migliorati.
Dai giardini alla viabilità,dalla pulizia al decoro degli arredi urbani tutto appare in uno stato di salute ottimale;
sono stati recuperati alla città il patrimonio storico della città vecchia e due autentci monumenti della cultura,il teatro Petruzzelli e il Margherita.Il Lungomare,fiore all’occhiello di Bari,è oggi interamente percorribile per almeno 15 chilometri,dopo anni di abbandono e incuria.Da San Girolamo a San Giorgio tutto appare più pulito e meno degradato.Ai primi degli anni settanta la situazione era assolutamente inversa;anni di amministrazioni comunali ai limiti della decenza avevano portato la città ad essere un ricettacolo di sporcizia e delinquenza.
Ovviamente molti problemi sono rimasti irrisolti,ma credo che essi siano strettamente connaturati all’indole meridionale,per certi aspetti troppo incline alla filosofia borbonica del “lascia fare a Dio” che per secoli ha governato subdolamente portando il meridionale stesso ad una accettazione fatalista del proprio destino.

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Storico biglietto del cinema Impero;da notare la dizione Primi posti,la più ambita (e la più costosa)

Ma è un discorso che non compete una trattazione sintetica del vero tema che vorrei raccontare,il rapporto della città con i suoi cinema.
La sala cinematografica,il luogo deputato per almeno 80 anni alle proiezioni delle pellicole.
Posto ormai leggendario,in cui si assisteva alla magia chiamata cinema.
E che oggi non ha più nulla o quasi a che vedere con quel luogo pionieristico,in cui si sognava e si rideva,ci si commuoveva e si partecipava ad uno spettacolo corale,in cui l’attore e l’attrice era quasi un’estensione della personalità,una proiezione dell’eroe o dell’anti eroe che ognuno di noi sognava di essere.
Poi,negli ultimi trent’anni,il cambiamento.
Repentino.
E negli ultimi venti a passi da gigante.
Le sale chiudono,per vari motivi di cui ho abbondamente parlato in passato.
E quelle che nascono non assomigliano quasi più alle sale fumose e con sedili di legno alle quali decine di generazioni avevano fatto l’abitudine.
Oggi si prenota il biglietto da casa,si va nella multisala preferita e ci si accomoda;non si fuma più da ormai trent’anni (purtroppo però si mangia e si telefona) e si guardano film in 3D,con audio e vista praticamente perfetti.

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Lo splendido Teatro Petruzzelli (ex Politeama Petruzzelli) completamente restaurato e restituito alla città

Un mondo nuovo,tecnologico,che ha cancellato quello delle pellicole graffiate e saltellanti,dei dialoghi interrotti e delle scene
monche.
Cosa è successo in questo tempo? Che fine hanno fatto le vecchie sale in cui siamo cresciuti,ammaliati e catturati visivamente e con gli altri sensi?
Sensi? Si,perchè la sala cinematografica era un’estensione della casa;accogliente,zeppa di odori e di umori,dai suoni cortesi o prepotenti,
dai colori vividi o in due dimensioni,il bianco e il nero.
Sono quasi del tutto scomparse,come i dinosauri;dei quali oggi esistono i discendenti,dalle forme completamente diverse dai loro progenitori.
In questo articolo parlerò delle sale cinematografiche della mia città,delle loro denominazioni antiche e di quelle che avevano prima di chiudere,
di come erano fatte mostrando le foto di ciò che oggi sono o di come erano prima di chiudere.
Un viaggio in un passato recente che non riguarda solo i miei concittadini,ma credo possa interessare anche l’abitante di Milano o Venezia o di qualsiasi piccolo borgo,che potrà riconoscere sensazioni,ricordi e nomi che spesso erano comuni a utte le latitudini.

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Quale città non aveva un cinema Capitol o Splendor,Rex o Supercinema?Corso o Impero?
Spero che questo piccolo viaggio,che ripercorre sommariamente una piccola parte della storia di Bari possa interessarvi,quasi quanto ha divertito e in qualche modo commosso me nello scriverlo.
L’elenco che segue riguarda i cinema presenti nella città dopo il 1 gennaio del 1960.

Fino alla metà inoltrata degli anni settanta le sale cinematografiche erano divise in sale di prima visione,seconda visione,visione successiva.
Esistevano poi sale di visione successiva di tipo parrocchiale (spesso gestite però da laici) e sale dopo lavoriste (Enel,Forze armate e altri)
Le sale di prima visione proiettavano film appena immessi sul mercato;generalmente erano le più eleganti della città,avevano un costo piuttosto elevato e sempre fino alla metà dei primi anni settanta,erano le più ambite ma anche quelle frequentate sopratutto dagli adulti.
Nel 1971 il costo del biglietto era mediamente oscillante fra le 700 e le 1000 lire,che non erano propriamente alla portata
dei ragazzi under 18.
A Bari c’erano,nell’ordine fino al 1975 come prime visioni:

-Il cine teatro Petruzzelli (nato come Politeama Petruzzelli);
-Il cinema Oriente;
-Il cine teatro Margherita;
-Il cinema Galleria (successivamente divenuto di seconda visione)
-Il cinema Kursaal Santalucia

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Interno dell’ex cinema Petruzzelli

Successivamente divennero di prima visione (dopo il 1970)

-Il cinema Ambasciatori;
-Il cinema Orfeo;
-Il cine teatro Royal;

I cinema di seconda visione erano:

-Il cinema Odeon;
-Il cinema Armenise;
-Il cine Palazzo (successivamente King e poi Nuovo Palazzo)

I cinema di visione successiva erano:

-Il Supercinema
-Il cinema Marilon
-Il cinema Jolly
-Il cinema Ariston

I cinema dopolavoristi

-Cinema Manzoni
-Il cinema Lucciola (successivamente Royal)

I cinema parrocchiali

-Cinema Splendor
-Cinema Felix (successivamente Capitol,infine Esedra)
-Cine Teatro Redentore

I cinema all’aperto:

-Arena 4 palme
-Arena Giardino
-Arena Moderno

I cinema dell’immediata periferia:

-Cine Impero (Palese)
-Arena (Palese)
-Cine Vittoria (Quartiere San Paolo)
-Cinema Ariston (Santo Spirito)

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Cine teatro Petruzzelli

Il cine teatro Petruzzelli era nato principalmente come luogo deputato alle rappresentazioni liriche e in seguito anche teatrali.Non so in che periodo venne allestito lo schermo cinematografico,ma presumibilmente ciò avvenne sul finire degli anni 50 o al più tardi nei primi anni sessanta.
Situato nella centralissima Corso Cavour,era il cinema più elegante della città.Aveva una platea con poltrone di velluto rosso scuro,moquette dello stesso colore e palchi con sedie di legno.
In più aveva un loggione,nel quale generalmente durante le opere liriche andava la gente con meno mezzi economici;quando c’erano proiezioni di film importanti e tutti i posti erano esauriti,ci si accomodava sulle scomode panche del loggione pur di assistere al film preferito.
Ricordo nitidamente di aver assistito alla prima di Cassandra Crossing con il teatro stipato fino all’inverosimile;in seguito ho assistito anche a dei concerti,uno su tutti quello di Riccardo Cocciante.
Nel 1971 ho visto tra i trenta e i quaranta film in quel cinema,grazie alla tessera AGIS;ho assistito alle riprese del film di Sordi Polvere di stelle,agitavo una bandierina a stelle e strisce confuso tra la folla…
Era un posto bellissimo e affascinante;si pensi ai nomi che hanno calcato il palcoscenico splendido del Petruzzelli:Herbert von Karajan, Rudolf Nureyev, Frank Sinatra, Ray Charles, Liza Minnelli, Juliette Greco, Eduardo De Filippo,Dario Fo, Riccardo Muti, Carla Fracci, Luciano Pavarotti, Plácido Domingo, José Carreras…
Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991 la storia ormai centenaria del teatro si interruppe brutalmente;un incendio doloso lo distrusse quasi per intero.
Ci sono voluti 16 anni e decine di miliardi di vecchie lire per riportarlo all’antico splendore.
Oggi non è più un cinema ed è stato restituito alle sue funzioni originali.

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L’interno del cine teatro Margherita in una foto d’epoca

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Il Margherita in costruzione

Cine teatro Margherita

Il Margherita è una struttura singolare;nata ormai un secolo fa come teatro e costruita su palafitte,domina la parte centrale del Lungomare della città.
Agli inizi degli anni cinquanta divenne anche cinema,un salotto buono per la città con un foyer elegante e le caratteristiche colonne decorate.
Disponeva di due ordini di posti,galleria e platea con sedie rigorosamente in legno;alcuni dei film più importanti li ho visti quà,
come Il padrino e infine l’ultima proiezione,Alien di Ridley Scott che chiuse,nel 1979,le programmazioni cinematografiche della sala che da allora
venne dismessa.
Per lunghi anni le amministrazioni comunali hanno trascurato quello che ormai era diventato un monumento cittadino,per poi finalmente ristrutturarlo.
Oggi è adibito a contenitore di manifestazioni artistiche,in attesa di diventare un museo dell’arte.

Cinema Margherita

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Due bellissime immagini del rinnovato Margherita,destinato a diventare un museo

Cinema Oriente

Situato a poche decine di metri dal teatro Petruzzelli,sulla centralissima Corso Cavour,l’Oriente era un’altra sala prestigiosa della città.
Concepita come un piccolo teatro,negli anni ottanta ospitò qualche edizione della rassegna canora Azzurro;era un cinema elegante anche se arredato con le tradizionali sedie in legno e disponeva di platea e galleria.Il ricordo più netto che ho è quello della sera del 23 novembre 1980.Una violenta scossa di terremoto sconvolse l’Irpinia,portando la sua onda di rimbalzo fin nella mia città.Stavamo guardando un film di Fantozzi e le urla sostituirono le risate.Ricordo ancora l’impressionante grido di “il terremoto” che qualcuno urlò e la fuga verso le uscite di sicurezza,che erano sbarrate.Poi la corsa a casa,per sentire le notizie del TG…

Anche l’Oriente non sopravvisse alla crisi e negli anni ottanta chiuse definitivamente i battenti e si trasformò in una sala bingo.Rilevata poi da una società si trasformò prima in un pensionato di lusso e in seguito in un albergo.
Negli anni quaranta disponeva di una sala da the e di una sala da ballo;venne inaugurato nel 1928,in piena epoca fascista.

Cinema Oriente

La storica sede del cinema Oriente,oggi scomparso

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Cinema Orfeo

L’apripista delle sale di nuova concenzione;disponeva di poltrone imbottite,di un’ampia sala acusticamente perfetta e moquette sui pavimenti
il tutto rigorosamente color oro.
La crisi della fine degli anni ottanta segnò la fine della bella e elegante sala,che divenne una sala Bingo.
La successiva crisi delle sale Bingo portò alla chiusura della stessa;oggi i locali sono desolatamente vuoti da tempo.

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L’ex cinema Orfeo,oggi completamente vuoto dopo essere stato destinato a sala Bingo

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Gran Cinema Galleria

Due sale situate nella centralissima Piazza Umberto,a due passi dall’Università.
La prima era una sala coperta,con sedie in legno,molto vasta e dall’ottima acustica,mentre la seconda,situata subito dopo l’ingresso sulla strada
era un cinema all’aperto,denominata Arena quattro palme.
Quest’ultima non era molto grande ed era molto frequentata visto che era uno dei tre cinema all’aperto della città.
Attualmente il cinema Galleria è un multisala;chiuso l’ingresso su via Crisanzio,si accede ad esso da Corso Italia.

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L’ex cinema Galleria,oggi multisala;l’ingresso è oggi su Corso Italia mentre prima era su via Crisanzio di fronte all’Università

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Cinema Ambasciatori

Cinema periferico,situato in via Toma, a pochi metri dal parco di Largo 2 Giugno era in origine un cinema di visione successiva,l’Adriatico,costruito nel 1961.Sotto questo nome ha avuto una vasta frequentazione da parte di coloro che non potevano permettersi il prezzo del biglietto dei cinema di prima visione.Il 21 dicembre 1973 venne completamente rimesso a nuovo e trasformato in un cinema di prima visione,con eleganti poltrone imbottite,con una prima visione prestigiosa,il Rugantino interpretato da Celentano.E’ stata l’ultima sala ad arrendersi alla crisi (escludendo quelle d’essai,di cui parlerò prossimamente) nel 2013.Oggi i locali sono vuoti.

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Esterno ed interno del cinema Ambasciatori,l’ultimo ad arrendersi in città

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Questi invece sono altri cinema presenti in città prima del 1960:

Cinema Cavour, via Cognetti angolo via Bozzi
Cinema Popolare, corso Cavour, 69-71
Arena Eden, corso Cavour
Cinema Arena Enotria, piazza Aldo Moro (ex via Martiri Fascisti)
Cinema Arena Italia, Lungomare Nazario Sauro, 45
Cinema Sociale (detto Monopolio di Stato), via Nicolai, 268
Cinema Umberto, via Sparano 123/125
Cinema Umberto, piazza Umberto angolo via Niccolò dell’Arca
Cinema-teatro Mondiale, via San Benedetto, 25
Cinematografo Lux, via Calefati, 38
Cinematografo parlante, via Sparano
Sala Italia, corso Cavour
Sala Iride, via Argiro, 20/22 angolo via Piccinni
Cinema Pro mutilati (ex Savoia), corso Cavour angolo via Putignani
Cinema Savoia, corso Benedetto Croce (ex via XXVIII Ottobre, 241)
Arena Valentino, via Municipio 76/A

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Cristiana monaca indemoniata

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La licenziosa Cristiana,mentre è in viaggio in aereo,fa l’amore per scommessa con il suo boy friend Luca.
Spaventata da una turbolenza,la ragazza giura che se uscirà viva dalla disavventura si farà monaca;così scampata a quella che lei crede la sua fine,Cristiana mantiene la promessa ed entra in convento.
Qui però non resiste ai richiami della carne e dopo aver concesso le sue grazie ad un giovane e allaccia una ambigua amicizia con un’altra suorina dalla vocazione traballante,Eleonora.
Rintracciata dal suo ex amante Luca,che entra nel convento in cui vive per sfuggire alla polizia,Cristiana scopre una notte il suo uomo a letto con suor Eleonora.
Dopo alcune vicissitudini,che la porteranno a diventare una prostituta,Cristiana troverà pace ai suoi tormenti nel peggior modo possibile.
Cristiana monaca indemoniata è un film diretto dal solito Sergio Bergonzelli nel 1973.

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Incautamente accostato al filone conventuale,del quale riprende solo la tematica della suora per caso,il film è chiaro espediente per contrabbandare scene erotiche ad uso e consumo del pubblico guardone.
A parte la trama assolutamente inconsistente,il film ha una sceneggiatura lacunosa e rabberciata alla bene e meglio,con incongruenze di ogni tipo,senza tener conto del sottile ma forse involontario anticlericalismo che lo pervade.
Dopo le discrete prove di Nelle pieghe della carne e Io Cristiana studentessa degli scandali il regista di Alba mostra di gradire molto più l’interesse della platea più infima che quello dei critici,con risultati visibili in questa e nelle opere successive,come Il compromesso… erotico (Menage a quattro) e La trombata – quattro ladroni a caccia di milioni  opere se vogliamo di livello ancora più basso.

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Film da evitare come la peste,con attori ai minimi storici della recitazione, a partire da una pessima Magda Konopka per finire alla protagonista
Toti Achilli.
Brutto in modo patologico,è praticamente scomparso e oggi circola solo una coppia quasi inguardabile ricavata da una VHS.

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Cristiana monaca indemoniata – La vocazione

Un film di Sergio Bergonzelli. Con Vassili Karis, Magda Konopka, Toti Achilli, Jerry Ross, Marco Guglielmi, Bruno Boschetti, Carla Mancini,
Eva Czemerys Erotico, durata 90 min. – Italia 1973.

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Cristiana monaca indemoniata banner protagonisti

Toti Achilli … Cristiana
Magda Konopka … Suor Eleonora
Vassili Karis …Massimo Raggi
Gerardo Rossi … Luca
Maria Virginia Benati … Madre Superiora
Marco Guglielmi … Prof. Paolo
Eva Czemerys … Madre di Cristiana

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Regia:Sergio Bergonzelli
Sceneggiatura: Sergio Bergonzelli
Musiche:Nevil Cameron e Elvio Monti
Fotografia: Antonio Maccoppi
Montaggio:Vincenzo Vanni

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L’opinione di Ezio dal sito http://www.filmtv.it

Uno dei peggiori trash della storia del cinema.Una ragazza sopravvissuta da una disgrazia aerea si fa suora e poi …..
giu’ alla grande con il sesso e con chi capiti a tiro ,dentro al convento.Trama zero,erotismo zero noiosita’
a mille.Uno dei tonaca-movie piu’ brutti che il cinema abbia realizzato.Quasi inguardabile.

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Scritto e diretto da Sergio Bergonzelli, garanzia di modestissimi mezzi e ancor meno mestiere, questo Cristiana monaca indemoniata
si pone, sia pur di poco, sopra alla media delle produzioni trash/erotico/demenziali (anche involontariamente) del periodo per due caratteristiche,
essenzialmente. La prima è quella di rappresentare in sè una sorta di parabola a tutti gli effetti cristiana (peccato, mancata redenzione, inferno):
ma difficilmente un film del genere, in cui orge, perdizione, carnalità trionfano con compiaciuto gusto dall’inizio alla fine della storia,
senza traccia alcuna di pentimento o di senso di colpa, potrebbe essere apprezzato da uno spettatore di profondo spirito religioso.
La seconda particolarità è invece l’eterogeneità dello sviluppo della trama: la pellicola comincia quasi come un porno, poi si butta nel filone conventuale
(parallelo al decamerotico, in quel momento popolarissimo) e infine degenera nel trash più assurdo, illogico e tirato via, aperto e chiuso da due scene
d’azione girate in maniera – a voler essere gentili – approssimativa. Ai limiti di Bergonzelli si aggiungono comunque quelle dei suoi attori,
non eccelsi (Magda Konopka è il nome maggiore), in un prodotto che accosta con giustezza forma e contenuto: mediocri entrambi.

L’opinione di deepred89 dal sito http://www.davinotti.com

Forse ci starebbe il pallino singolo, ma sarebbe un peccato far inabissare nell’oceano delle vaccate tale assurdo, dozzinale e a suo modo imprevedibile
miscuglio di generi e umori, peraltro recitato neanche malissimo e con curiose musiche tra il liturgico e il progressive. Forma grezzissima (e la marcia copia
circolante non aiuta), con palesi riempitivi (l’interminabile striptease) e ampie cadute nel ridicolo, ma resta la forte sensazione di una premeditata presa in giro,
verso la chiesa, gli hippies e gli spettatori.

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