Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino


Mentre un predicatore tuona contro le vanità del mondo,additando le donne come esempio in negativo,incapaci di fare il loro dovere di madri e casalinghe, la cortigiana Longobarda lo incrocia mentre sta per recarsi nella campane ciociare per prelevare sua figlia,affidata a contadini amici
per portarla a Roma e avviarla alla professione che peraltro pratica con successo.
Sarà l’occasione,per madre e figlia,di incontrare personaggi strambi e surreali,mentre Longobarda istruisce sua figlia sulle arti della seduzione,raccontandole novelle e passando attraverso incontri con un frate che finirà sul rogo solo per aver predicato costumi più morigerati,la truffa di un asino capace di defecare oro,un matrimonio tra due villici costretti a fare il loro “dovere” coniugale in campagna sotto gli occhi dei campagnoli mentre l’immancabile peste minaccia i borghi.


Durante il viaggio la giovane Prudenza confessa alla madre di aver già conosciuto i piaceri della carne e Longobarda,preso atto della cosa,la erudisce comunque su come sfruttare le indubbie doti che la ragazza possiede.
Cosa centri il povero Pietro l’Aretino in questo ignobile filmaccio ancora una volta ispirato al Decameron pasoliniano non è affatto chiaro ma tant’è…
Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino diretto da Manlio Scarpelli,alla sua seconda esperienza cinematografica come regista seguita al buon esordio con Siamo tutti in libertà provvisoria;datato 1972, è un film di una pochezza imbarazzante,nobilitato solo dalla presenza di Adriana Asti che spicca in un cast raccogliticcio come una rosa in una discarica.
Un film bruttissimo,stigmatizzato senza pietà anche da Segnalazioni cinematografiche con un lapidario commento:”Con il duplice filo conduttore del viaggio delle due protagoniste e di un matrimonio tra campagnoli cui assistono, il film lega alcuni raccontini boccacceschi che in comune hanno solamente la volgarità e la procacità più sfacciate. Costumi e ambienti medievali, reperiti fra l’altro con faciloneria, non bastano a conferire eleganza a questo basso prodotto di consumo.”

Comicità zero,maschere grottesche che sono l’unico punto in comune con il Decameron,novelle sboccate e senza alcun valore sono l’impianto del film,che non strappa nemmeno sorrisi,trasformandosi ben presto
in un insignificante ensemble di scenette scadenti,con qualche nudo messo qua e la per giustificare un’operazione commerciale davvero di bassa lega.
Il decamerotico tocca ancora una volta il fondo e questo film segna uno dei punti più bassi della pur scadente produzione del genere.
Oltre alla Asti sono presenti Salvatore Baccaro e Luciana Turina,quasi a rimarcare il tono volutamente grottesco dei personaggi,brutti sporchi e anche cattivi.


Non esiste una versione digitale del film,l’unica disponibile è quella davvero mediocre che circola in rete;a questo indirizzo è disponibile
una copia quasi inguardabile ricavata da una vhs https://oload.download/f/WKy3fVslqQo/Le.Notti.Peccaminose.di.Pietro.L.Aretino.Manlio.Scarpelli.-.Joe.D.Amato.mp4
La fotografia è curata da Aristide Massacesi.

Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino
Un film di Manlio Scarpelli. Con Adriana Asti, Luciana Turina, Giuseppe Alotta, Franco Ferrini, Ignazio Leone. Erotico, durata 91 min. – Italia 1972.

Adriana Asti: Longobarda
Franco Fragalà: Giannetto
Elena Veronese: Prudenza
Melù Valente: Angelica
Piero Vida: Cuor Contento
Luciana Turina: fattucchiera
Giacomo Rizzo: Polonio
Renato Pinciroli: l’invocatore di Satanasso
Lucia Modugno: Margherita
Gianni Musy: pittore
Belinda Bron: Giulia
Giuseppe Alotta: un frate
Salvatore Baccaro: Satanasso
Carla Mancini: una suora
Pasquale Fasciano: boia
Ignazio Leone: un cieco

Regia Manlio Scarpelli
Soggetto Manlio Scarpelli, Marcello Coscia
Sceneggiatura Manlio Scarpelli, Marcello Coscia
Casa di produzione Cineproduzione PEG
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Mauro Bonanni
Musiche Gianfranco Plenizio

 

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