L’isola delle salamandre

La giovane Sugar cade in un tranello organizzato da un uomo che collabora con una organizzazione che recluta forzatamente giovani per le piantagioni di zucchero.
Alla donna viene offerto uno spinello e mentre si appresta a fumarlo è arrestata dalla polizia locale.
Siamo in un imprecisato paese dell’America latina e la donna viene così tradotta davanti ad una specie di giudice, che dapprima le propone il condono della pena in cambio di favori sessuali, poi di fronte al diniego della ragazza la condanna ad un periodo di lavoro forzato di due anni da scontare nelle piantagioni di zucchero dell’Isola delle salamandre.
Tradotta nell’isola la ragazza scopre di essere capitata in un luogo che è peggio di un inferno; Burgos il capo delle guardie è un tipaccio crudele e sadico e collabora con il dottor John, un tipo strambo dedito ad ancora più strani esperimenti.
La ragazza deve fare i conti anche con l’ostilità di una detenuta di colore, Simone mentre diventa amica della bionda Dolores; il carattere ribelle di Sugar si scontra subito sia con la brutalità di Burgos sia con il temibile dottor John che non esita a praticare terribili esperimenti sulle detenute.

Sugar seduce il carceriere Max

Il gruppo delle detenute quindi deve fare i conti con la brutalità delle guardie e ben presto alcune recluse scendono a compromessi pur di assicurarsi un trattamento migliore.
Intanto Simone, che ha conosciuto Moyo, un recluso che pratica il voodoo, ha con lui una storia d’amore;  l’uomo porta sia Simone sia Sugar ad una sepoltura collettiva in cui giacciono gli scheletri delle sventurate ex detenute del campo di prigionia che il folle dottor John ha immolato per i suoi esperimenti.

Momenti d’amore tra Moyo e Simone

Dopo aver tentato inutilmente di ricattare Burgos e John con la minaccia di rivelare alle autorità quanto scoperto, Moyo assecondato da Sugar e Simone organizza la fuga.
Ma il gruppo viene ripreso e Moyo viene incatenato e bruciato vivo.
La fuga è solo rimandata. Dopo aver ucciso il brutale Burgos le due ragazze accompagnate da Dolores riescono a fuggire.
Nella fuga Simone è colpita a morte e John muore.
Sugar e Dolores riescono così a riguadagnare la libertà.
Raccontata così la trama di L’isola delle salamandre sembra abbastanza scorrevole anche se molto ingenua.
In realtà  la sceneggiatura di questo film mostra più buchi di uno scolapasta.

Le detenute nascondo Moyo

Già l’idea di partenza, ovvero l’espediente della ragazza deportata per uno spinello è di per se ridicola; man mano che ci si inoltra nel film le cose peggiorano sensibilmente ed assumono aspetti ancor più grotteschi.
I carcerieri dell’isola sembrano un gruppo di scout impegnati in una escursione e non perdono occasione per lasciarsi irretire dalle belle prigioniere, che approfittano biecamente di loro.
Uno di essi verrà ucciso da Burgos per aver rifiutato di frustare Sugar, un altro si invaghirà di Dolores facendosi sottrarre la pistola come un bambino del nido.

Il bagno notturno delle deportate

In quanto agli esperimenti del dottor John appiono più comici che folli.
Il buon dottore infatti studia un siero che ridia agli animali la primitiva ferocia e per far ciò somministra il suo siero alle prigioniere con risultati grotteschi.
Il finale poi è all’insegna della più assoluta illogicità, con le ragazze che scappano dal campo massacrando le guardie a colpi di mitra, quasi fossero delle guerriere addestrate nella giungla.
Taccio, per amor di patria sulla recitazione degli attori, che è quanto di più amatoriale si possa immaginare, con la bella e prosperosa Phyllis Davis che fa un figurone in rapporto al resto del cast che è desolantemente sotto la soglia minima di credibilità.
Si possono anche salvare parzialmente Ella Edward e la sventurata Pamela Collins che morirà suicida l’anno dopo l’uscita del film a soli 24 anni.
Tutto il resto del film è dilettantismo allo stato puro, eppure questo film ebbe una minima importanza quando venne distribuito nelle nostre sale.
Si tratta infatti di un primo e pallido tentativo di imitazione del più famoso Sesso in gabbia di Roger Corman uscito l’anno precedente e che aveva avuto un lusinghiero successo.
Il genere di riferimento di L’isola delle salamandre è il WIP o Woman in prison, donne in prigione, un genere di nicchia che ebbe qualche fortuna nel nostro paese e poichè questo film esce nel 1972, in un periodo cinematografico in cui nel nostro paese la censura sta allentando molto lentamente le maglie, si può citare il film diretto da Michel Levesque come uno dei primissimi esempi di WIP.
Il regista americano non era totalmente uno sconosciuto nel nostro paese, l’anno precedente era arrivato in Italia il suo La notte dei demoni, che però era passato quasi inosservato.
Levesque gira L’isola delle salamandre con mano maldestra, puntando le sue pochissime chance sull’aspetto erotico della vicenda, che poi sarà una delle caratteristiche del WIP.

Il lettino del dottor John

Poichè la base di partenza ovvero la sceneggiatura è decisamente balzana, Levesque aggiunge il leggendario “carico da 11” dirigendo un film in cui anche la mancanza di denaro gioca la sua parte.
Costretto a fare i conti con il low budget, il regista si ingegna in qualche modo appesantendo il tutto con dialoghi piatti e con lunghe sequenze soporifere in cui cerca di dare una giustificazione al tutto raccontando brandelli delle vite delle protagoniste.
L’unica sequenza degna di menzione resta quella in cui nella gabbia delle prigioniere vengono lanciati dei gatti a cui il dottor John ha inoculato il suo siero; vediamo i felini avventarsi sulle malcapitate graffiandole senza pietà. Cosa poi permetta alle ragazze di tornare in perfetta forma il giorno dopo resta un mistero assoluto.

Gli scheletri delle deportate uccise dal dottor John

La morte di Simone

… e quella del sadico Burgos

Filmetto senza pretese, quindi, il cui titolo originale (Sweet sugar) ossia dolce zucchero, palese riferimento al nome della ragazza e al campo di lavoro al quale viene condannata venne trasformato in L’isola delle salamandre in modo da giocare con il titolo del film di Cavallone Le salamandre, che ebbe un inatteso successo nel 1969.
L’isola delle salamandre
Un film di Michel Levesque. Con Cliff Osmond, Timothy Brown, Phyllis Davis, Ella Edwards, Pamela Collins Titolo originale Sweet Sugar. Drammatico, durata 92 min. – USA 1972.

L’aggressione dei gatti del dottor John

Burgos minaccia Sugar

Il sadico Burgos uccide Max

Il dottor John sperimenta il suo siero su Sugar

Phyllis Davis interpreta Sugar

Phyllis Davis     …     Sugar
Ella Edwards          …     Simone
Timothy Brown          …     Mojo
Pamela Collins          …     Dolores
Cliff Osmond         …     Burgos
Angus Duncan          …     Dottor John
Jacqueline Giroux         …Fara
Darl Severns         …     Carlos
Albert Cole          …     Max
James Whitworth          … Mario

Regia: Michel Levesque
Sceneggiatura: Don Spencer
Storia originale: R.Z. Samuel
Musiche: Don Gere
Fotografia: Gabriel Torres

Lobby card americane del film

Copertina della VHS del film

Serie di lobby card italiane del film

Satan’s slave

Satan's slave locandina 1

Una passeggiata in auto con suo padre e sua madre si trasforma per la giovane Catherine Yorke nell’inizio di un incubo senza fine.
I tre sono in viaggio per raggiungere la casa di Alexander Yorke, fratello del padre di Catherine, quando improvvisamente proprio davanti alla depandance della casa di Alexander il padre della ragazza, colto da un’improvviso mal di testa perde il controllo dell’auto che si schianta contro un albero.
Nell’impatto muore la madre della ragazza, che scende dall’auto proprio mentre sta arrivando suo zio Alexander; improvvisamente l’auto esplode uccidendo anche il padre della ragazza.
Accolta dalla famiglia Yorke, Catherine in preda allo shock impiega qualche giorno a riprendersi consolata dal cugino Stephen.

Satan's slave 2

Quest’ultimo lo abbiamo visto all’inizio del film tentare di usare violenza su una ragazza, che gli ha resistito e che lui ha ucciso brutalmente a pugnalate.
Catherine sembra in possesso di facoltà medianiche e da quel momento sembra rivivere frammenti di un passato lontano; mentre passeggia nel bosco vede una ragazza marchiata con il fuoco da un prete e da due aguzzini che la frustano selvaggiamente. La ragazza che Catherine ha visto è una sua antenata, Camilla Yorke la cui tomba è nel bosco, nascosta tra la vegetazione.

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La strega Camilla Yorke…

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… marchiata con il segno della croce…

Ben presto Catherine si rende conto che la casa di suo zio racchiude qualche segreto innominabile.Alexander infatti è a capo di una setta satanica che sta cercando di far tornare in vita proprio Camilla Yorke, bruciata come strega con validi motivi; durante le sue visioni Catherine ha visto infatti il supplizio della donna, che invitata dal prete a pentirsi per tutta risposta ha sputato sul crocefisso.

Sia lo zio che il cugino sono quindi cultori e adoratori di Satana.
La vittima predestinata per il ritorno della strega Camilla è quindi Catherine, che però scopre quel che accade e fugge dalla casa.
Ma durante la fuga viene soccorsa da un uomo, che la convince che tutto ciò che sta vedendo in realtà è frutto della fantasia.
Tornata alla villa dello zio, trova quest’ultimo tranquillamente seduto, mentre nella casa tutto sembra ordinato.
Ma Catherine scopre anche che suo cugino Stephen è morto…

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Satan’ slave è un horror britannico uscito nelle sale inglesi nel 1976, ma non in quelle italiane.
Diretto da Norman J. Warren, regista londinese, è un onesto prodotto senza grosse pretese, low budget e caratterizzato principalmente da una cospicua presenza di scene di nudo ( ma senza amplessi o erotismo diffuso) e da sequenze blandamente splatter.
Sceneggiato da David McGillivray, il film non ha alcun merito particolare, per cui resta un vero mistero l’alone da cult che si è creato attorno ad esso.
Una delle ragioni potrebbe essere la riscoperta di Warren come regista, sopratutto dopo il successo di Inseminoid così come hanno sicuramente giocato le loro carte i due fattori segnalati precedentemente, ovvero la presenza di diversi nudi femminili, abbastanza inconsueti negli horror d’oltremanica e le scene splatter.
Che tuttavia sono abbastanza ingenue e comunque ampiamente sorpassate da film italiani sia horror che thriller antecedenti all’uscita del film di Warren.
La trama è abbastanza elementare.

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Satan's slave 6

Dopo pochi minuti il regista scopre le sue carte, mostrandoci dapprima un sacrificio satanico, con tanto di caprone e ragazza nuda a fare da vittima e subito dopo facendoci assistere all’omicidio di una giovane uccisa a coltellate da uno sconosciuto che resterà tale solo per pochi minuti.
Ritroviamo infatti il giovane nei panni del cugino della protagonista del film, Catherine, così come capiamo subito che l’ispiratore della vicenda nonchè capo della setta è lo zio Alexander.
Trama quindi abbastanza banale ed esile, che però tutto sommato riesce ad incuriosire anche se la prima mezzora del film è troppo lenta e senza accadimenti di rilievo fatto salvo l’incidente mortale.
Warren mostra comunque una discreta padronanza della MDP, buone capacità di regia ed è assecondato da un cast di comprimari che si guadagnano la sufficienza.

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Non c’è di certo da gridare al miracolo, ma tenendo conto che stiamo parlando di un B movie bisogna accontentarsi.
Satan’s slave, come accenavo all’inizio, non è mai stato editato in italiano, per cui coloro che volessero visionarlo dovranno accontentarsi di qualche riduzione in Divx o riversaggio da VHS; i sottotitoli che ho trovato io sono abbastanza confusi, per cui alcuni dialoghi appaiono surreali mentre nella realtà sono lineari. Chiunque sia in grado di ascoltarlo in lingua originale farà bene a scansare i sottotitoli come la peste.
Conosciuto anche come Evil Heritage.

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Satan’s Slave.Un film di Norman J. Warren. Con Michael Gough, Martin Potter, Candace Glendenning,  Barbara Kellerman Horror, Inghilterra 1976.Durata 89 min.

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Satan's slave banner personaggi

Michael Gough     …  Alexander Yorke
Martin Potter          …     Stephen Yorke
Candace Glendenning         …     Catherine Yorke
Barbara Kellerman          …     Frances
Michael Craze          …     John
Gloria Maley         …     Janice
James Bree         …     Malcolm Yorke
Celia Hewitt          …     Elizabeth Yorke
David McGillivray          … Prete

Satan's slave banner cast

Regia:Norman J. Warren
Scritto da David McGillivray
Prodotto da : Richard Crafter,Les Young,Moira Young
Musiche: John Scott

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Lobby card di Satan’s slave

I pilastri della terra

I pilastri della terra locandina 1

Tratta dal romanzo omonimo di Ken Follett, questa serie Tv è stata girata negli Usa nel 2010 e nel mese di ottobre 2011 è approdata in Italia.
Fedele al romanzo di Follett almeno per tre quarti della rappresentazione visiva, se ne discosta nella parte finale (vedremo perchè) e non include nella narrazione il personaggio di Thomas Beckett.
Il romanzo di Follett è diviso in sei archi temporali, mentre nello sceneggiato questa divisione è presso che impercettibile.

I pilastri della terra 1
Enrico I re d’Inghilterra

La vicenda inizia nel 1135, in Inghilterra durante l’ultimo anno di regno di Enrico I d’Inghilterra.
Il re sta per morire in seguito ad un complotto di palazzo, mentre suo figlio Guglielmo è morto con sua moglie durante un viaggio in Francia.
A contendersi il trono si ritrovano quindi il nipote del re Stefano e la figlia di Guglielmo, la principessa Matilde.
La nobiltà è divisa tra i due contendenti e sta per iniziare una lunga guerra tra la fazione che sorregge Stefano e quella che auspica la salita al trono di Matilde.
E’ un’epoca buia, in cui il popolo conta pochissimo, non è difeso da leggi adeguate ed è ostaggio di potenti e del clero.
Per vivere occorre arrangiarsi e difendersi dalla tirannia dei nobili, che dal loro canto sono impegnati in intrighi di palazzo.

I pilastri della terra 2
Aliena salva Alfred dall’annegamento

Tom, un mastro muratore, sta cercando affannosamente un lavoro e nel frattempo si muove attraverso le campagne inglesi con la sua famiglia, composta da suo figlio maggiore Albert, da sua figlia Martha e da sua moglie Agnes che è in attesa di partorire.

I pilastri della terra 3
L’incendio della vecchia cattedrale ad opera di Jack

Mentre attraversano la foresta, Tom e la sua famiglia conoscono Ellen e suo figlio Jack, che vivono in una grotta; la donna ha fama di essere una strega e Tom ne resta incantato.
Rimessisi in viaggio verso Kingsbridge, dove c’è un’abbazia in fase di restauro, Tom è la famiglia sono costretti a fermarsi perchè Agnes sta per dare alla luce un figlio.
La donna muore dopo il parto e Tom con la disperazione nel cuore è costretto a lasciare il figlio appena nato sulla tomba della madre, non potendo garantire la sua sopravvivenza.

I pilastri della terra 4
La bellissima Aliena spiata da Alfred nel bosco

Il piccolo viene salvato da morte certa da Johnny Ottopence (Francis nel romanzo) che lo porta con se al priorato di Kingsbridge.

Anche Tom e i suoi due figli farebbero una brutta fine non fosse per Ellen e Jack, che li salvano e li nutrono; fra Tom e Ellen nasce una fortissima passione e assieme le due famiglie decidono di spostarsi verso Kingsbridge.
Qui è in corso la successione al ruolo di priore e in lotta ci sono Philip e Remigius; a spuntarla è Philip grazie al determinante apporto dell’ambizioso vescovo Waleran Bigod.
Quest’ultimo sta appoggiando presso re Stefano (che è riuscito a vincere la prima battaglia contro Matilde) le richieste di Percy Hamleigh, di sua moglie Regan e di suo figlio William sulla contea di Bartolomew di Shiring.
Nel frattempo Tom e Ellen sono arrivati a Kingsbridge, dove chiedono al nuovo priore Philip un lavoro; ma il priore rifiuta così Jack di notte incendia la cattedrale.
L’indomani davanti alle macerie Phlip decide di ricostruirla più bella e più grande e assume quindi Tom.
Il costruttore scopre anche che suo figlio, lasciato sulla tomba della madre è vivo, ma decide di non dire nulla a nessuno, con l’eccezione del priore Philip.

I pilastri della terra 5
Anche per Aliena è amore

William Hamleigh intanto, spronato da sua madre (con la quale ha un ambiguo rapporto ai limiti dell’incesto) e con l’appoggio di Waleran, attacca il conte di Sharing e lo fa prigioniero; subito dopo violenta Aliena (figlia del conte) davanti a suo fratello Richard. Il conte di Sharing verrà portato al cospetto di Stefano che lo condannerà alla decapitazione, mentre Aliena e Richard, sfuggiti alla caccia di William riusciranno a recuperare parte dei soldi che il padre aveva lasciato loro con i quali Aliena tenterà di comprare un cavallo e un armatura per Richard per farlo entrare come cavaliere al servizio del Re.
Aliena arriva quindi a Kingsbridge, dove si trasforma in un’abile commerciante di lana.
Quin, nel priorato per qualche tempo le cose sembrano scivolare tranquille.
Tom, Ellen e il resto della famiglia vivono guadagnandosi la pagnotta partecipando alla costruzione della cattedrale; ma è destino che le cose cambino in fretta.
La guerra tra Stefano e Matilde è in una fase di attesa; William decide di assestare le finanze della sua contea tiranneggiando i poveri contadini e così arriverà a distruggere tutto ciò che Aliena e gli altri avevano costruito.
Tom verrà ucciso dagli uomini di William, Aliena sarà costretta a sposare Alfred (il figlio di tom) mentre Jack decide di partire per la Francia, nonostante sia innamorato perdutamente di Aliena…
La storia a questo punto diventa parecchio complicata e svelare la trama significa togliere allo spettatore molta parte del fascino del serial.
Mi limito quindi ad alcune osservazioni sullo sceneggiato Tv.
Prodotta da Ridley e Tony Scott e diversi altri producers, la serie I pilastri della terra (The Pillars of the Earth) si caratterizza per una serie di apprezzabili cose, tra le quali segnalo:
– la fedeltà al romanzo originale di Ken Follett (con la trasposizione letterale del titolo) almeno per buona parte della fiction, fatta salva la parte finale che però non intacca minimamente lo spirito del romanzo,aggiungendo anzi un elemento di novità che non mancherà però di suscitare qualche critica;
– la perfetta resa ambientale e visiva dell’atmosfera gotica del romanzo, che appare potentemente illustrato grazie anche al massiccio uso della computer grafica che crea ad arte paesaggi oggi assolutamente inesistenti.
– la scelta vincente di non affidare la recitazione ad attori di primissimo piano (eccezion fatta per il cameo di Donald Sutherland), ma ad un cast di comprimari anche se conosciuti che alla fine renderanno splendidamente i loro personaggi, contribuendo in maniera determinante alla riuscita del serial.

I pilastri della terra 20
Sono solo tre caratteristiche della fiction, ma assolutamente fondamentali; lo spettatore si trova immerso in un momento storico che precede di pochissimo il medioevo in cui le guerre tra ricchi avvenivano tutte sulla pelle dei poveri contadini, costretti a una vita davvero miserabile alla mercè com’erano dei nobili e delle loro armate.
Anche gli intrighi di corte sono descritti molto bene, così come l’arrivismo e l’ambizione di molti personaggi; si parte dalla spietata lotta tra Stefano e Matilde (nessuno dei due riesce simpatico allo spettatore, visto che ad entrambi interessa solo il potere) per passare alle anime dannate della vicenda, ovvero l’ambiziosa e incestuosa Regan Hamleigh, il suo psicopatico e  succube figlio William (fino a poco prima della fine) fino al vescovo corrotto Walerian.
Anche i personaggi positivi dello sceneggiato come il priore Philip o il mastro costruttore Tom, o Richard di Sharing suscitano qualche perplessità con il loro comportamento mentre lo spettatore parteggia apertamente per Aliena e per Jack, la cui storia d’amore sarà uno dei temi fondamentali della storia, assieme al ruolo avuto dalla mamma di Jack, Ellen che custodisce un segreto che renderà chiari i comportamenti di alcuni dei personaggi del racconto.
Come dicevo all’inizio la sceneggiatura della fiction esclude completamente la figura storica di Thomas Becket, di quella di Enrico II (salito al trono nel 1154) e di qualche personaggio minore.
La scelta è dovuta probabilmente alla difficoltà di integrare le vicende di questi due personaggi nella sceneggiatura, cosa che avrebbe portato gli autori a dover ampliare e di molto i tempi della fiction; inoltre si sarebbe dovuto trasferire parte del racconto nella capitale inglese per descrivere la lotta che si scatenò con protagonisti il futuro San Tommaso Beckett da una parte e Enrico II e parte della sua corte dall’altra.
Storicamente Beckett venne ucciso nella Cattedrale di Canterbury in seguito a una congiura dei nobili, ma pare senza l’assenso di re Enrico; il fatto sucitò uno sdegno senza precedenti e Enrico venne interdetto da papa Alessandro. Per rientrare nel gregge cattolico Enrico fu costretto ad umiliarsi pubblicamente a Avranches, dove subì l’onta della fustigazione pubblica.

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Il Conte di Sharing sale sul patibolo

Non è questa una mancanza di poco conto, sopratutto per coloro che hanno letto il romanzo; tuttavia il telaio del racconto è praticamente intatto.
Non dimentichiamo che il romanzo di Follett è lungo oltre mille e ducento pagine e che per ovvi motivi contiene avvenimenti e ritratti che la fiction non può contenere.
Precedentemente accennavo ai personaggi dellla fiction, citando l’ottima prestazione degli attori chiamati a ricoprire i vari ruoli.

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Il crollo della volta della Cattedrale progettata da Alfred

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La Madonna miracolosa scolpita da Jack

Un’autentica sorpresa è costituita da Hayley Atwell che interpreta Aliena di Sharing, che nel romanzo è descritta come una ragazza fascinosa e sensuale; la ventinovenne attrice inglese che abbiamo ammirato in La duchessa e in Capitan America pur non essendo bellissima ha un fascino sensuale che sembra rendere visivamente il suo personaggio quasi fosse tratto di peso dal romanzo di Follett, così come bravissima è Nathalia Warner, conosciuta principalmente dal pubbllico tedesco in quanto protagonista di numerosi serial tv.
La quarantaquattrenne attrice tedesca è impeccabile nel sensuale personaggio di Ellen, uno dei più importanti del racconto, in quanto compagna di Tom, madre del protagonista Jack e sopratutto vedova del padre di Jack, un cantastorie la cui vicenda sarà determinante ai fini della soluzione finale.
Nel romanzo di Ken Follett, molto descrittivo, le condizioni miserabili dei villaggi inglesi tiranneggiati dai feudatari è resa ampliamente; la produzione è riuscita a ricreare le condizioni di vita dei contadini al meglio, il che rende lo sceneggiato particolarmente credibile.

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L’atto di accusa di Ellen

Se la vicenda è infatti totalmente inventata, i personaggi sono molto verosimili tanto che alla fine si stenta a credere che il tutto sia opera di pura fantasia.
Attorno alle vicende di Stefano e Matilde, i personaggi di Ellen e Jack, Philip e Aliena e tutti gli altri sembrano uscire dalla polvere dei secoli per restituirci il racconto di un medioevo dei primordi carico di violenza e passioni, di fulgidi esempi di abnegazione d’animo accanto a turpitudini di ogni genere.
Ultimo appunto sulle sequenze girate a sfondo guerresco o d’amore.

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La morte di Waleran

La violenza c’è e alcune scene sono davvero forti anche se non più della media, così come contenuto è l’erotismo che nel romanzo di Follett è più accentuato.
Memorabile nel romanzo la descrizione di Ellen che orina su una Bibbia, mentre nel serial lo fa davanti al vescovo Waleran.
Consiglio caldamente ai lettori del mio blog la visione di questo bel serial che è in onda questa settimana su Rete 4.

 

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Philip, Tom e Alfred guardano le rovine della vecchia Cattedrale

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Re Stefano, travestito da monaco sotto il castello di Matilde

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Philip e Jack si recano a corte da Re Stefano

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La morte di Tom ad opera di William

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Il fallito attacco di William a Kingsbridge

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Richard di Sharing parte per le Crociate

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Enrico, figlio di Matilde uccide in battaglia suo cugino Eustachio, figlio di Stefano

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La cattedrale è ultimata

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Aliena e Jack finalmente felici

I pilastri della terra banner personaggi

Ian McShane  – Waleran Bigod
Matthew Macfadyen  – Priore Philip
Hayley Atwell  – Aliena di Sharing
Eddie Redmayne  – Jack Jackson
Rufus Sewell  – Tom il costruttore
Donald Sutherland – Earl Bartholomew
Tony Curran  – Re Stefano d’Inghilterra
Sarah Parish – Regan Hamleigh
David Oakes  – William Hamleigh
Robert Bathurst – Percy Hamleigh
Sam Claflin – – Richard di Sharing
Liam Garrigan  – Alfred
Skye Bennett – Martha (da ragazza)
Emilie Holt- Martha (da grande)
Gordon Pinsent – Arcivescovo Waleran
Natalia Wörner  – Ellen
Anatole Taubman  – Remigius
Götz Otto – Walter
Jody Halse – Johnny Eightpence
David Bark Jones – Francis
Alison Pill  – Principessa Maude
Freddie Boath – Re Enrico II d’Inghilterra
Michael Mehlman- il Priore James

I pilastri della terra banner cast

Regia     Sergio Mimica-Gezzan
Soggetto     Ken Follett
Sceneggiatura     Ken Follett, John Pielmeier
Fotografia     Attila Szalay
Montaggio     Sylvain Lebel, Richard Comeau
Musiche     Trevor Morris
Scenografia     Lóránt Jávor, Tibor Lázár
Casa di produzione     Tandem Communications, Muse Entertainment, Scott Free Films

I pilastri della terra banner doppiatori

Ian McShane (doppiato da Rodolfo Bianchi)
Matthew Macfadyen (doppiato da Alessio Cigliano)
Hayley Atwell (doppiata da Chiara Gioncardi)
Eddie Redmayne (doppiato da Flavio Aquilone)
Rufus Sewell (doppiato da Pasquale Anselmo)
Donald Sutherland (doppiato da Dario Penne)
David Oakes (doppiato da Francesco Pezzulli)
Sam Claflin -(doppiato da Stefano Crescentini)
Liam Garrigan (doppiato da Emiliano Coltorti)
Natalia Wörner (doppiata da Anna Cesareni)
Anatole Taubman (doppiato da Christian Iansante)
Alison Pill (doppiata da Letizia Scifoni)

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Ayley Atwell è Aliena di Sharing

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Eddie Redmayne è Jack

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Ian Mc Shane è il Vescovo Waleran

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Matthew Macfadyen è il Priore Philip

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Tony Curran è Re Stefano

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Sarah Parrish è Reagan Hamleigh

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Rufus Sewell è Mastro Tom

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David Oakes è William Hamleigh

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Alison Pill è la regina Matilde

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Donald Sutherland è il Conte di Sharing

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Anatole Taubman è il monaco Remigius

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Skye Lourie interpreta Elisabeth moglie di William

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Disegni preparatori della fiction

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I pilastri della terra banner citazioni

I bambini vennero presto per assistere all’impiccagione.
Era ancora buio quando i primi tre o quattro uscirono furtivamente dai casolari, silenziosi come gatti nei loro stivali di feltro.
Uno strato di neve fresca copriva il paese come una nuova mano di colore e le loro ombre furono le prime a intaccarne la superficie immacolata. Passarono tra le casupole di legno camminando sul fango ghiacciato delle viuzze e raggiunsero la piazza del mercato dove attendeva la forca.
I bambini disprezzavano tutto ciò che gli adulti tenevano in considerazione. Spregiavano la bellezza e schernivano la bontà. Ridevano fragorosamente alla vista di uno storpio e se vedevano un animale sofferente lo uccidevano a sassate. Si vantavano delle loro ferite e ostentavano le cicatrici con orgolglio, e riservavano il massimo rispetto alle mutilazioni: un ragazzetto privo di un dito poteva essere il loro re. Amavano la violenza; erano capaci di percorrere miglia e miglia per vedere il sangue, e non mancavano mai a un’impiccagione.

Avere fede in Dio non significa restare inerti: significa credere nella possibilità di avere successo se si fa del proprio meglio onestamente e con impegno.
Un uomo guadagna sempre se comprende qualcosa!
Un’allodola presa nella rete cantava soavemente più che mai, come se il canto suo potesse ancora separare le ali dalla rete. A sera il cacciatore ebbe la sua preda, l’allodola non ebbe la libertà. Tutti gli uccelli e gli uomini muoino ma il canto in eterno resterà.
“Un uomo che perde una battaglia contro il suo re può essere perdonato; ma un uomo che la vince è spacciato.”
“La morte di Thomas aveva rivelato che, in un conflitto tra la Chiesa e la Corona, il monarca poteva prevalere solo ricorrendo alla forza bruta. Ma il culto di San Thomas provava che sarebbe stata sempre una vittoria vana. Il potere di un re non era assoluto, dopotutto: poteva essere limitato dalla volontà del popolo.”(dal romanzo di Ken Follett, non presente nello sceneggiato)

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1     Anarchy ,Anarchia trasmessa in data     1º ottobre 2010
2     Master Builder ,    Il Mastro Costruttore     1º ottobre 2010
3     Redemption, Redenzione      8 ottobre 2010
4     Battlefield Campo Di Battaglia          8 ottobre 2010
5     Legacy     Eredità          15 ottobre 2010
6     Witchcraft, Stregoneria          15 ottobre 2010
7     New Beginnings ,Nuovi Inizi          22 ottobre 2010
8     The Work of Angels ,Il Lavoro Degli Angeli     22 ottobre 2010

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Il vero re Stefano (1096-1154)

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La regina Matilde (1102-1167)

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Lo scrittore Ken Follett

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Il romanzo da cui è tratto il serial televisivo

La caduta degli dei

La caduta degli dei locandina

Oberhausen, Germania, 27 febbraio del 1933.
A casa von Essenbeck si riunisce la famiglia al gran completo per festeggiare il compleanno del patriarca della famiglia, Barone Joachim von Essenbeck.
L’uomo è uno dei più importanti industriali di Germania nel campo dell’acciaio, forse il materiale più ambito nella nazione tedesca pre bellica.
Joachim von Essenbeck, da capitano d’industria furbo e lungimirante, è riuscito fino a questo momento attraverso una rete di relazioni importanti a mantenere la sua azienda ai vertici della produzione industriale.
Mentre stanno per sedersi a tavola, gli Essenbeck sono raggiunti dalla notizia dell’incendio del Reichstag, la sede del parlamento tedesco.
Il Barone, che era in procinto di nominare il suo successore alla guida dell’impero industriale decide di escludere dalla corsa il marito della nipote Elisabeth, Herbert Thallman a tutto favore di Konstantin von Essenbeck (l’altro suo nipote), che gode dell’alta protezione del potentissimo capo delle SA (le Sturmabteilung i battaglioni di assalto) Ernest Rohm che in quel periodo storico era praticamente il braccio destro del Furher Adolf Hitler.
La decisione provoca l’ira di Herbert, fervente antinazista che dopo aver litigato con il patriarca per la decisione che di fatto consegna le aziende sotto il controllo del regime decide di preparare la partenza dal paese, nella convinzione fondata che di li a poco gli eventi sarebbero precipitati.
La decisione di Herbert risulterà fatale per la storia della famiglia.

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Umberto Orsini interpreta Herbert Thallman

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Charlotte Rampling interpreta Elisabeth von Essenbeck, moglie di Herbert

Alla cena infatti è presente anche Friedrich Bruckmann, dirigente della società e amante della moglie del figlio di Joachim von Essenbeck, Sophie; la donna è anche madre del cinico e opportunista Martin, che prima della cena si era esibito in uno spettacolo travestendosi da donna, suscitando lo scandalo del resto della famiglia.
Con Bruckman c’è anche Aschenbach, importante ufficiale delle SS (nemiche giurate delle SA di Rohm), le Schutzstaffel (reparti di difesa) che costituivano il corpo d’elite al servizio del Fuhrer.
L’ufficiale convince l’ambizioso Bruckman ad uccidere il Barone, in modo da permettere al giovane Martin (controllato dalla madre Sophie) di ereditare l’impero di Joachim von Essenbeck.
Così accade e Martin diventa presidente.

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Helmut Berger interpreta Martin von Essenbeck

Ma Konstantin, che doveva diventare presidente come stabilito da Joachim von Essenbeck intuisce i piani di Frederick Bruckman e ne ottiene conferma durante una riunione con i capi dello Stato maggiore tedesco; è infatti in corso una vera e propria guerra interna tra le SA di Rohm e l’esercito, che mal sopporta la presenza di un corpo paramilitare divenuto ormai potente come l’esercito. Lo stesso Hitler teme Rohm perchè si rende conto di correre il rischio di essere oscurato dal suo braccio destro e in più il Fuhrer ha bisogno dell’appoggio incondizionato dell’esercito.
Un avvenimento tuttavia aggrava la posizione della famiglia Essenbeck; Martin, che possiede una personalità paranoica e deviata, mentre è in attesa di Olga,una prostituta che frequenta abitualmente, incontra una bambina e la violenta.
La piccola, per la vergogna si uccide, mentre Martin fugge lasciando però nell’appartamento il suo portasigarette.
E’ Konstantin a salvare dallo scandalo sia la famiglia che Martin; grazie ai buoni uffici e alle conoscenze nella polizia, mette tutto a tacere, chiedendo però in cambio a Friedrich e a Sophie di diventare il nuovo presidente in luogo di Martin.
Sophie, come in occasione della morte di Joachim, convince Friedrich della necessità di uccidere anche Konstantin e l’uomo, sempre più succube della donna e del suo sfrenato arrivismo, accondiscende confidando nel matrimonio con Sophie e nella posizione di capo assoluto dell’azienda per mantenere comunque il suo status di controllore degli eventi.
Ma una serie di accadimenti porta la storia verso un drammatico epilogo.

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Ingrid Thulin interpreta Sophie von Essenbeck

Elisabeth e le sue due figlie vengono arrestate per costringere Herbert a ritornare in patria,proprio mentre sta per arrivare la notte del 30 giugno 1934.
Quella sera le SA di Rohm vengono sterminate dalle SS di Heydrich e si compie anche il destino di Konstantin che viene ucciso da Friedrich.
Aschenbach, onnipresente e diabolico ispiratore convince Martin a sciogliere finalmente il suo legame con la madre Sophie e a rendersi  indipendente.

Così, mentre arriva Herbert che vuol salvare la moglie e le figlie dalla deportazione nel campo di sterminio di Dachau, si compie la tragedia finale in casa Essenbeck; Martin rivela a Gunther,il figlio di Konstantin il ruolo avuto da Friedrich nell’assassino del padre e subito dopo stupra sua madre, che invano ha tentato di metterlo in guardia dalla nefasta influenza di Aschenbach.
Mentre Friedrich si rende conto che non avrà mai il potere tanto agognato e mentre Sophie precipita nella follia attraverso uno stato di completa catatonia, Martin li costringe al suicidio dopo averli costretti ad un matrimonio farsa.
Morti i due, per Martin non ci sono più avversari e da questo momento è libero di guidare le industrie Essenbeck.
Un’illusione, in realtà, perchè da quel momento consegna l’azienda e l’acciaio nelle mani di Hitler.
La caduta degli dei è un grande affresco diretto da Luchino Visconti nel 1969; più che un affresco, il termine esatto sarebbe una tragica saga familiare ma affresco serve a rendere l’idea del quadro d’assieme in cui si mescolano sicuramente i peggiori sentimenti dell’animo umano.

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La cena con la famiglia Essenbeck al completo

L’arrivismo, la meschinità e la gelosia, l’odio e l’orgoglio, la follia e la corruzione, la dissolutezza e quant’altro si mescolano in un’opera nichilista e senza speranza, come del resto annunciato dall’argomento, ovvero il ritratto di una famiglia coinvolta totalmente in quell’abominio che fu il nazismo.
Il quadro storico si mescola quindi al dramma familiare, attraverso la costruzione di ritratti di gente meschina il cui unico credo è il potere e il denaro, proprio mentre attorno si stanno creando le premesse per l’orrore nazista.
I personaggi del film sono moralmente abietti, a cominciare da Martin, pedofilo e più o meno consciamente propenso all’incesto, per passare all’ambizioso e senza scrupoli Friedrich per finire con Aschenbach, vera incarnazione dell’inferno nazista raffigurato potentemente quasi fosse una malefica e sinistra incarnazione del peggio degli esseri umani.
Il nichilismo di Visconti si esprime in una serie di ritratti al vetriolo, quindi; tutti i personaggi della tragedia, che assomiglia tanto al Machbeth di Shakespeare sono preda dei propri istinti, dominati dalle proprie debolezze.
A parte Martin e Friedrich, non appaiono di certo migliori la ambiziosa Sophie o l’ambiguo Konstantin; tutti appartengono all’aristocrazia tedesca, responsabile in primis dell’appoggio dato ad Hitler e al nazismo.
Dal punto di vista storico il film è abbastanza fedele agli avvenimenti narrati; dall’incendio del Reichstag (provocato dai nazisti) alla notte dei lunghi coltelli (che provocò l’epurazione delle SA) fino al massacro delle SA stesse, tutto è ripreso dagli avvenimenti reali. La sequenza del massacro delle SA dopo orge notturne forse è esagerata, ma è di sicuro impatto.

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Florinda Bolkan interpreta Olga

Questa sequenza si aggiunge ad altre che sono rimaste nell’immaginario collettivo, come quella in cui Martin violenta la bambina o quella con protagonista sempre Martin in cui assistiamo all’incesto-stupro verso sua madre Sophie.
Visconti per questo film si avvale di un cast di attori molto bravi; sicuramente degni di menzione sono Helmut Berger, qui nel ruolo più convincente della sua carriera, Dirk Bogarde che rende alla perfezione l’ambiguo personaggio di Friedrich Bruckmann, Ingrid Thulin nel difficile ruolo di Sophie e poi ancora Charlotte Rampling (Elisabeth Thallman), una giovanissima e quasi sconosciuta Florinda Bolkan nel ruolo della prostituta Olga,Umberto Orsini nella parte di uno dei pochissimi personaggi positivi della storia ovvero Herbert Thallman e via via tutti gli altri.

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La caduta degli dei dura 160 minuti, che cinematograficamente sono un’eternità per un film drammatico; ma mentre si assiste alle tragiche vicende della famiglia Essenbeck il tempo sembra scorrere velocemente, nonostante per lunghi tratti sia principalmente composto da dialoghi.
Ma l’aria da tragedia incombente che si respira contribuisce a rendere palpabile l’atmosfera di tensione del film mentre la colonna sonora di Jarre avvolge come una spirale alcune sequenze del film stesso.

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L’ultima orgia delle SA prima del loro massacro

La critica accolse in maniera discorde il film; alcuni rimproverarono al regista un’eccessivo catastrofismo virato al negativo, paragonando il film ad un clone cocktail di I demoni di Dostoevskij contaminato da influenze wagneriane e di Thomas Mann. Altri puntarono l’indice sulla citata eccessiva lunghezza del film, altri ancora sul nichilismo disperato che avvolge il film attraverso la descrizione di un mondo senza speranza teso com’era al culto di valori negativi.
Personalmente trovo La caduta degli dei affascinante proprio in quelle che vengono segnalate come debolezze del film; il nichilismo è giustificato proprio dalla storia, da quegli anni in cui si posero le premesse per la più grande tragedia della storia dell’umanità, il nazismo e tutte le sue nefaste conseguenze come la morte di oltre 50 milioni di esseri umani inclusa la aberrante esperienza della Shoah.

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Mai, nemmeno nel medioevo, l’uomo era sceso così in basso e Visconti racconta proprio questo, le premesse al nazismo e alla guerra attraverso la descrizione dell’atmosfera di dissoluzione morale che precedette la seconda guerra mondiale.
Un film molto bello, che andrebbe proiettato nelle scuole come esempio di grande cinematografia unita al rigore della regia e alla fedeltà storica.

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La caduta degli dei, un film di Lucino Visconti, con Helmut Berger, Albrecht Schoenhals, Umberto Orsini, Ingrid Thulin, Renè Koldehoff, Karl Otto, Richard Beach, Dirk Bogarde, Florinda Bolkan, Ester Carloni, Peter Dane, Jessica Dublin, Wolfgang Ehrlich, Antonietta Fiorito, John Frederick, Helmut Griem, Werner Hasselmann, Wolfgang Hillinger, Klaus Hohne, Reinhard Kolldehoff, Ernst Kuhr, Karin Mittendorf, Piero Morgia, Charlotte Rampling, Nora Ricci, Valentina Ricci, Nelson H. Rubien, Mark Salvage, Bill Vanders, Irina Vanka, Renaud Verley.Drammatico, Italia 1969 Durata 160 minuti.

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La caduta degli dei banner personaggi

Dirk Bogarde: Friedrich Bruckmann
Ingrid Thulin: Sophie von Essenbeck
Helmut Griem: Aschenbach
Helmut Berger: Martin von Essenbeck
Renaud Verley: Gunther von Essenbeck
Umberto Orsini: Herbert Thallman
Reinhard Kolldehoff: Konstantin von Essenbeck
Albrecht Schoenhals: Joachim von Essenbeck
Florinda Bolkan: Olga
Nora Ricci: Governante
Charlotte Rampling: Elisabeth Thallman
Irina Wanka: Lisa
Karin Mittendorf: Thilde Thallman
Valentina Ricci: Erika Thallman
Wolfgang Hillinger: Janek
Ester Carloni: Madeline

La caduta degli dei banner cast

Regia     Luchino Visconti
Soggetto     Nicola Badalucco, Enrico Medioli, Luchino Visconti
Sceneggiatura     Nicola Badalucco, Enrico Medioli, Luchino Visconti
Fotografia     Pasqualino De Santis, Armando Nannuzzi
Montaggio     Ruggero Mastroianni
Musiche     Maurice Jarre, Walter Kollo, Willy Kollo
Scenografia     Vincenzo Del Prato

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“Siamo vicini alle elezioni, Friedrich. E dobbiamo vincerle a tutti i costi se vogliamo che siano le ultime.
“Vedi, Gunther, tu questa notte hai conquistato qualcosa di veramente straordinario. La brutalità di tuo padre, l’ambizione di Friedrich, la stessa crudeltà di Martin, non sono assolutamente nulla a confronto di quello che tu adesso possiedi: l’odio, Gunther. Tu possiedi l’odio, un odio giovane, puro, assoluto. Ma sta’ attento: questo potenziale d’energia e furore è troppo importante per farne la ragione di una personale vendetta: sarebbe un lusso, uno spreco inutile. […] Tu verrai con me: noi ti insegneremo ad amministrare questa tua immensa ricchezza, ad investirla nel modo giusto.

La caduta degli dei banner foto di scena

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Helmut Berger

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Florinda Bolkan e Helmut Berger

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Helmut Berger con il regista Luchino Visconti

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Charlotte Rampling

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Ingrid Thulin

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Charlotte Rampling

 

Simona

Simona locandina

Il diciottenne George conosce su una spiaggia la bellissima e disinibita Simona, che lo inizia ai piaceri del sesso. Tra i due nasce così anche una relazione sentimentale assolutamente anticonformista; un giorno, mentre scorazzano in auto, investono una bici con su la giovane marchesina Marcelle de Paille che perde i sensi nell’impatto.
Al risveglio, la ragazza fugge via, per poi tornare l’indomani sulla spiaggia, nascosta dietro le dune per spiare George e Simona che fanno l’amore. Scoperta dai due, viene coinvolta in un gioco amoroso a tre, ma dopo aver assaporato la libertà con i due, camminando completamente nuda e coperta di alghe sulla spiaggia, Marcelle fugge ancora.
La ragazza vive in una grande casa con il padre e lo zio, dei quali è amante incestuosa dopo la morte della madre, avvenuta in un incidente stradale e nel corso del quale suo zio ha deliberatamente ucciso la donna per sottrarla a suo padre. Nella grande casa l’atmosfera è opprimente; la ragazza è circondata dai corpi imbalsamati di innumerevoli animali, resi così da suo padre che è un esperto tassidermista.

Simona 6Simona, George e Marcelle verso il mare, in cerca della libertà

La mente di Marcelle vacilla così come la sua personalità, che anelita di sfuggire all’angosciosa atmosfera della casa per unirsi ai suoi amanti.
Inutilmente George e Simona tentano di strapparla a quel luogo infernale.
George, penetrato nella casa, viene ucciso dal padre di Marcelle, che subito dopo uccide lo zio e la ragazza stessa. Nello stesso istante in cui la ragazza muore, tutti gli animali presenti nella casa quasi fossero resi liberi da un sortilegio, riprendono a vivere.
A Simona, restata sola, non rimane che ricordare i momenti felici e andare via.

Simona 9
Dissolvenza sui tre giovani che si abbracciano felici…

La ritroviamo mentre assiste ad una corrida (così come nelle scene iniziali), con gli occhi bagnati di lacrime, mentre una voce fuoricampo recita: ” Nel momento stesso in cui si esaltava la crudele inutilità della morte, l’anima di Marcelle unita al ricordo di George si rimetteva a vivere in Simona. Si compiva così quella sofferta comunione erotica tanto desiderata e tanto temuta che li liberava finalmente da quel mondo di fantasmi che aveva dato loro l’illusione della vita
Si può essere santi sia in senso religioso che in senso erotico“, recita la didascalia finale del film, con la firma di Alberto Moravia, a sugellare una pellicola molto particolare e decisamente ostica.
Tratto dal romanzo Histoire de l’oeil di Georges Bataille, romanzo edito a fine degli anni 20 e a lungo osteggiato in Italia tanto da essere stato pubblicato solo negli anni 80, Simona è un film decisamente anticonvenzionale diretto dal regista belga Patrick Longchamps alla sua prima e unica direzione cinematografica.

Simona 8Laura Antonelli

Simona 1Margot Saint Ange

Film dalla struttura tipicamente circolare (l’inizio e la fine del film coincidono), ricco di simbolismi spesso oscuri e di dialoghi a tratti metaforici a tratti confusi, Simona è opera fascinosa ma al tempo stesso di difficile comprensione.
Non ho letto il romanzo da cui il film è tratto, per cui per forza di cose devo limitarmi a quello che ho visto sullo schermo (peraltro in tempi recentissimi).
Un’opera che alcuni sprovveduti hanno catalogato come erotica; il che è assolutamente fuorviante per coloro che intendano avvicinarsi ad un film che proprio in virtù di questa errata catalogazione ha finito per essere bandita dai circuiti cinematografici e televisivi.
In realtà l’erotismo, poco presente, è solo uno degli aspetti della storia o quantomeno è solo il collante fra le storie personali di Simona, George e Marcelle che lo utilizzano un pò come liberazione personale un pò perchè con esso trasgrediscono la vita in contrasto con la morte che sembra aleggiare su tutto il film.
Come del resto evidenziato nel monologo finale della voce fuori campo.
Se i personaggi sono appena abbozzati, in nome di un discorso globale e collettivo dei tre visti quasi come una personalità e un corpo unico, la storia scorre su binari divergenti; a tratti le vicende di Simona si incrociano con i destini di George e Marcelle, per poi assumere un indirizzo univoco in seguito alle drammatiche morti di George e Marcelle.
Il vero fulcro della storia diventa così la casa-mausoleo in cui la sventurata Marcelle vive con gli incestuosi padre e zio.
Una casa in cui domina la morte, simboleggiata non solo dai corpi dei numerosi animali imbalsamati ma anche dall’oscurità dell’ambiente e dalle presenza dei due folli parenti della ragazza che la trattengono in un mondo in cui a farla da padrona è la pazzia.
Marcelle si illude di evadere dalla prigione in cui anche la sua mente vacilla rifugiandosi nel legame erotico con i due giovani ma la sua è solo un’illusione.
Sarà il padre a stroncare defintivamente la sua vita subito dopo aver ucciso l’incolpevole George, venuto nella casa per aiutare la ragazza e dopo aver ucciso l’odiato fratello reo di aver amato prima sua moglie e poi Marcelle.
Se la descrizione del film può sembrare tutto sommato come esplicativa di scene abbastanza comprensibili, affrontando la pellicola ci si rende conto che la realtà è ben diversa.
Dopo i primi minuti, durante i quali seguiamo la nascita e l’evolversi del rapporto tra il giovanissimo George e Simona, il film ci trasporta in una dimensione decisamente più complessa.

Simona 14Il bacio tra Simona e Marcelle, illusione di libertà

Il simbolismo inizia a prendere corpo, diventando alternativo ma allo stesso tempo complementare alla storia che seguiamo.
Un esempio è la sequenza in cui Simona e George stanno facendo l’amore mentre il ragazzo fa scendere un uovo sulla pancia di Simona; una vecchia si aggira smarrita nella stanza e Simona dice a George che si tratta di sua madre. La solita voce fuori campo ci racconta che “una volta la madre di Simona era una donna estremamente buona e dolce, che viveva nell’eco del suo passato; si diceva che fosse stata una grande artista che aveva già da tempo intuito i giochi amorosi di sua figlia, ma quando la sorprese si accontentò di assistere sbalordita senza fiatare, perchè non apparteneva più a questo mondo
Un’ altra sequenza estremamente ostica è quella in cui i due amanti riescono a portare Marcelle nel cimitero monumentale di famiglia, adorno di statue umane pronte ad animarsi sotto gli occhi terrorizzati di Marcelle, inutilmente rassicurata da George e Simona che le dicono che si tratta di normali ragazzi.
Ecco, proprio il simbolismo, unito alla tecnica della dissolvenza e del mosaico tra immagini è alla fine la caratteristica portante del film, che in questo modo sembra sospeso tra realtà e sogno, fra la fantasia e quello che i ragazzi sembrano vivere realmente.

Simona 16

L’effetto flou della fotografia amplifica ancor più il tutto dando alla pellicola momenti di rarefatta bellezza.
Tuttavia il film di Longchamps è eccessivamente criptico in troppe sequenze e alle volte appare slegato, nonostante il regista si sforzi di seminare indizi per la decifrazione dello stesso.
E’ questo il principale limite del film stesso, che resta però opera oscura ma dal fascino irresistibile.

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Simona 3

La protagonista principale ovvero Simona è interpretata da Laura Antonelli, alle prese con un ruolo estremamente difficile e ricco di sfumature; la bellissima attrice ci mette impegno e alla fine dimostra come avesse anche talento drammatico e che se fosse stata sfruttata meglio dai registi dell’epoca avrebbe avuto ben altra sorte cinematografica.
Una volta tanto infatti quello che conta in lei non sono i metri di epidermide mostrata ma la capacità di rendere visivamente un personaggio così complesso come quello di Simona.

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Nel ruolo di George c’è Maurizio Degli Esposti, che nella sua carriera ha avuto a che fare con film molto particolari; i titoli da lui interpretati ovvero Uccidete il vitello grasso e arrostitelo, La ragazza di nome Giulio e Arcana dimostrano la sua volontà di non interpretare ruoli consueti in film di routine. In questo film se la cava egregiamente così come molto brava è l’efebica Margot Saint Ange, anche lei alla sua prima e ultima apparizione cinematografica. Un mistero, questo, perchè l’attrice mostra buone doti, decisamente superiori a quelle di tante soubrettine dell’epoca. Citazioni per Raf Vallone (lo zio incestuoso) e per Patrick Magee (il padre).
Simona ebbe accoglienze discrete dalla critica mentre il pubblico non ebbe grandi modi per vedere il film, vista la pesante censura applicata.

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E probabile che nella versione che ho visionato manchino alcune scene, altrimenti non si spiegherebbe il motivo dell’accanimento censorio nei confronti del film; data la difficilissima reperibilità dello stesso, sarei grato ai lettori del blog su qualsiasi delucidazione in merito.
In ultimo, un appunto su alcune parti della colonna sonora che ondeggia tra il vaudeville e il jazz; la scelta frammenta la tensione del film ed è davvero una cosa poco riuscita mentre la fotografia è discreta.
Un film che mi sento di consigliare a patto di volersi scervellare un pò più del necessario.

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Simona
Un film di Patrick Longchamps. Con Laura Antonelli, Raf Vallone, Patrick Magee, Maurizio Degli Esposti,Margot Saint’Ange
Titolo originale Histoire de l’oeil. Drammatico, durata 91 min. – Italia 1974.

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Laura Antonelli: Simona
Maurizio Degli Esposti: George
Matrick Magee: padre di Marcelle
Margot Sainte Ange: Marcelle
Raf Vallone: zio di Marcelle
Maxane: madre di Simona

Regia     Patrick Longchamps
Soggetto     Georges Bataille (dal racconto omonimo)
Sceneggiatura     Patrick Longchamps
Produttore     Bruno Dreossi, Roland Perault
Casa di produzione     Rolfilm, Les Films de l’Oeil
Distribuzione (Italia)     Dear Film
Fotografia     Aiace Parolin
Montaggio     Franco Arcalli, Pina Rigitano
Effetti speciali     Joseph Natanson
Musiche     Fiorenzo Carpi
Scenografia     Pasquale Grossi
Costumi     Pasquale Grossi

Ludovica Modugno: Simona
Claudio Sorrentino: George
Antonio Guidi: padre di Marcelle
Rossella Izzo: Marcelle
Mario Bardella: zio di Marcelle
Antonio Colonnello: voce narrante

Simona locandina 1

Dimenticare Venezia

Dimenticare venezia locandina

Una comunità tutta al femminile vive in una fattoria veneta; ci sono due giovani donne , Claudia e Anna, zia Marta e la balia/servitrice della casa l’anziana Caterina.
Le quattro donne convivono senza grossi problemi.
Anna è in pratica colei che si occupa della fattoria, dei raccolti e della gestione vera e propria della casa che è di proprietà di Marta una ex cantante lirica a riposo dal bel passato e dal carattere gioviale.
Claudia invece è un’orfana accolta nella casa e che lavora come maestra insegnando ai bambini del vicinato e gestendo anch’essa la fattoria alla quale presta  la sua opera.

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Marta ha un fratello, che ha vissuto con lei per molto tempo, prima di trasferirsi a Milano per impiantare un’attività di vendita di auto d’epoca.
L’uomo, Nicky, arriva nella fattoria con il compagno Picchio, che è un suo meccanico e che è legato a lui da un legame sentimentale.
L’arrivo dei due uomini porta una ventata di novità nella vita abitudinaria delle donne che abitano la fattoria e porta sopratutto a Nicky un malinconico “amarcord” della sua vita passata, quando da bambino scorazzava felice per i campi.
L’uomo ricorda quindi le sue prime pulsioni sessuali, l’amichetto assatanato che spiava le contadine che facevano il bagno nel fiume, tutta un’infanzia in fondo felice trascorsa in un posto ameno e vissuta con l’ingenuità tipica del bambino prima e adolescente poi.

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Durante una festa matrimoniale a cui partecipano tutti gli abitanti della fattoria, Nicky incontra proprio il vecchio amico Rossino, quel bambino che gli aveva in qualche modo rivelato il mondo della sessualità, oggi sposato e padre di cinque figli.
Durante la festa, Rossino chiede a Marta di cantare arie del suo passato canoro, ma lo sforzo evidentemente (unito all’emozione) si rivela fatale per la donna; appena tornata alla fattoria la donna è colpita da un infarto e muore.
E’ come se l’incanto e la magia del passato venissero di colpo cancellati, lasciando il posto all’amara consapevolezza che il tempo è irrimediabilmente passato.
Privi del punto di riferimento di Marta, il vero collante che univa tutti, gli occupanti della casa decidono di trasferirsi.
Picchio, che è ormai in profonda crisi sentimentale con Nicky, porta con se Claudia e Anna (con la quale ha tentato di avere invano un rapporto sia sentimentale che sessuale), la vecchia balia Caterina decide di trasferirsi da un parente e l’ormai solo Nicky resta nella fattoria, indeciso sul da farsi, forse ancora legato a quel mondo ormai completamente dissolto che lo àncora al passato…

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L’infanzia e l’adolescenza sono periodi bellissimi, indimenticabili e purtroppo irripetibili; se il ricordare i bei tempi passati può significare tuffarsi in un mondo ingenuo e incantato e conseguentemente guardare ad essi con un vena di sottile rimpianto, vivere in funzione di essi, rifiutarsi di crescere o peggio, pensare che si possa vivere in una specie di limbo incantato è un qualcosa che rischia di trasformarsi in una prigione di ricordi dalla quale si può uscire solo a prezzo di scelte dolorose e dell’obbligatorio passaggio all’età adulta.
I quattro personaggi principali di Dimenticare Venezia sono omosessuali, quindi vivono una situazione che già di per se tende ad allontanarli da quella che è la comunità dei “normali”, anche se poi in fondo la loro omosessualità è colpevolizzata solo dai soggetti che la vivono come una condizione in cui predomina il disagio.
Claudia e Anna, Nicky e Picchio in qualche modo si assomigliano sopratutto perchè tendono a rifugiarsi nel mondo dell’infanzia a scapito di un’età anagrafica ben lontana da quella dell’adolescenza
Forse non accettano la loro condizione di gay e lesbiche, forse sentono su di loro il peso di un rapporto che la società considera contro natura.
Non dimentichiamo che siamo sul finire degli anna settanta e che se la società ha fatto passi da gigante nel campo delle conquiste sociali (divorzio e aborto, pari dignità fra uomo e donna), i pregiudizi sull’omosessualità sono ancora profondamente radicati.
Colpa di tabù atavici, colpa anche dell’educazione religiosa repressiva della sessualità intesa già nella sua forma “normale” come sporca e moralmente discutibile, colpa di una società che non accetta il diverso in nessuna forma, che sia una diversità fisica (handicap di tutti i generi) o che sia una diversità sessuale.
Franco Brusati racconta tutto questo in un film che si sposta impercettibilmente su vari fronti, portando in scena i ricordi e il disagio, l’infanzia e l’età adulta, l’amicizia e l’amore; lo fa adottando uno stile narrativo che sembra rifarsi al cinema di Visconti o a quello di Bergman, quanto meno nelle atmosfere, nella scelta della lentezza dei dialoghi introducendo anche il meccanismo della ripresa dei ricordi con il personaggio fisicamente presente sulla scena, in una specie di sdoppiamento tra l’io presente e quello del passato.
Emblematica è la sequenza dei ricordi di una festa di compleanno di Marta, in cui Nicky è seduto sulla scala e guarda passare sua sorella Marta a cui è stata preparata una bellissima e intensa festa a sorpresa.

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Eleonora Giorgi

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Mariangela Melato

Lo snodo principale del film è probabilmente questo, il momento cruciale in cui il peso dei ricordi deve fare i conti con il presente, con l’età adulta dei protagonisti che oscuramente sentono di dovere un pesante tributo proprio alla loro adolescenza.
Il tempo però non lo si ferma, i ricordi devono restare tali per poter vivere il presente.
Un presente che è la somma algebrica di ciò che abbiamo fatto e di ciò che eravamo a cui va obbligatoriamente aggiunto il carico delle esperienze presenti; e che deve tener conto che, per dirla alla Rossella O’Hara “dopotutto domani è un altro giorno”, ovvero il chiudere una porta e aprirne un’altra, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo se vogliamo.
Il film di Brusati è molto intenso, intriso di momenti di malinconia alternati a momenti di gioia prima del finale che riporta tutti i personaggi alla loro dimensione giornaliera.
Un quotidiano che tutti sentono di dover affrontare spogliati dal peso (anche se dolce) dei ricordi e simboleggiato dall’abbandono della vecchia casa fattoria in cui tutto si era fermato, incluso il tempo e in cui la presenza di Marta fungeva da cordone ombellicale con il passato.
Dimenticare Venezia è quindi un film nostalgico, un film malinconico, un film a tratti commovente a tratti leggero e sottilmente ironico.

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Erland Josephson

E’ anche un film che ha subito un ipocrita e ingiustificato ostracismo, principalmente a causa dell’argomento trattato, quell’omosessualità che ha sempre spaventato registi e produttori (almeno nel passato).
Brusati, regista nato a Milano e morto nel 1993 all’eta di settanta anni ha diretto come regista solo 8 film, tra i quali l’ottimo Pane e cioccolata; per Dimenticare Venezia, uscito nel 1979 nelle sale cinematografiche sceglie un cast di notevole spessore e assolutamente consono alla storia raccontata.

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Hella Petri

Mariangela Melato interpreta Anna, personaggio tormentato e spigoloso, che tenterà di uscire dalla sua personalissima condizione concedendosi a Picchio, con risultati nulli; la Melato, una delle attrici più brave e preparate del nostro cinema (oltre che del nostro teatro) disegna un personaggio pressochè perfetto, mentre Eleonora Giorgi che interpreta Claudia, pur essendo un filino sotto la Melato se la cava con bravura.
Bene anche il cast maschile con Erland Josephson che alterna momenti lirici a momenti di malinconia, caratterizzando con bravura il difficile personaggio di Nicky.

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David Pontremoli e Mariangela Melato

Bravo anche David Pontremoli nel ruolo di Picchio, mentre Nerina Montagnani è la solita sicurezza.
In ultimo, elogio per la fotografia e per le belle musiche di Benedetto Ghiglia. Il film ha vinto il David di Donatello 1979 come miglior film e 2 Nastri d’Argento 1979 per la migliore attrice protagonista (Mariangela Melato) e per la migliore scenografia.
Un film programmato pochissimo e che purtroppo non risulta disponibile in versione Dvd.

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Dimenticare Venezia
Un film di Franco Brusati. Con Mariangela Melato, Erland Josephson, Eleonora Giorgi, Hella Petri, Nerina Montagnani,Armando Brancia, Alessandro Doria, David Pontremoli, Fred Personne, Anne Caudry, Domenico Tittone, Patrizia Rubeo, Daniela Guzzi, Pia Hella Elliot, Peter Boom
Drammatico, durata 103 min. – Italia 1979.

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Dimenticare venezia personaggi

Mariangela Melato: Anna
Eleonora Giorgi: Claudia
Erland Josephson: Nicky
Nerina Montagnani: Caterina
David Pontremoli: Picchio
Hella Petri: Marta

Dimenticare venezia cast

Regia     Franco Brusati
Soggetto     Franco Brusati
Sceneggiatura     Jaja Fiastri
Casa di produzione     Action Films
Distribuzione (Italia)     Rizzoli Film
Fotografia     Romano Albani
Montaggio     Ruggero Mastroianni
Musiche     Benedetto Ghiglia
Scenografia     Luigi Scaccianoce

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Lobby card del film

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I vivi con i vivi e i morti con i morti; non facciamo casino.
Mamma è a casa che piange perché papà è un porco e va con le altre anche se lei è ancora bella e piacente: guarda che petto.
Quando è morto suo papà, ha voluto il cane vicino! Mai una volta che vogliano il prete!

Le recensioni qui sotto sono prese dal sito http://www.davinotti.com

Tutti i diritti riservati.

Opera di rara raffinatezza, ma anche di non comune tedio. Mi pare più che altro un esercizio di stile, di alto stile, ma dai contenuti non proprio ben articolati. Resta troppo spesso un senso di pesantezza, come nei flashback, e di sottolineature non necessarie (coma nella “vanitas” del pendolo, richiamata da altri oggetti oblugnhi e dondolanti). Notevoli le prestazioni degli attori, ma è troppo poco per cento interminabili minuti.

Quattro personaggi (due uomini e due donne) si riuniscono in una casa della campagna trevigiana per assistere la sorella di uno di loro, nei suoi ultimi giorni di vita. L’opera più celebrata di Franco Brusati ha un titolo che si riferisce al tentativo di dimenticare l’infanzia e la spensieratezza, accettando la fine delle cose e della vita. Il film presenta una grande raffinatezza formale che talvolta va a scapito della sostanza, a causa di una sceneggiatura dall’andamento vago e non sempre incisiva. Buona la prova degli attori.

Fellini, Bergman, Visconti: del primo si richiamano l’amarcord (c’è Brancia) e gli squarci onirici e circensi; del secondo, la dimensione femminile, il pacato intimismo, la presenza di Josephson; del terzo, la ricerca del pregio estetico di provenienza artistico-letteraria. Nonostante questi nobili riferimenti, si ha da subito l’impressione di assistere più ad un vuoto e ridondante esercizio di stile che ad un saggio di reali doti d’autore: e l’impressione diventa presto certezza. Purtroppo.

Ho trovato il film estrememente interessante, indipendentemente dalle analogie con gli stili di altri registi. Una delle scene erotiche, che giudico molto forte e credibile rispetto al panorama italiano (se si esclude Tinto Brass) è stata ben messa in scena. All’epoca il film ebbe molti giudizi positivi e allo stesso tempo molti che cercarono di ridimensionarlo. Secondo me resta l’opera di Brusati. Splendida e raffinata la colonna sonora.

Difficile rintracciare una qualche originalità in questa ricerca del tempo perduto di Brusati: l’eterno ritorno alla casa paterna che è nido accogliente e tana del lupo, ove assistiamo a un lungo faccia a faccia dei protagonisti con i fantasmi del passato, al termine del quale Nicky e Anna si scoprono essi stessi fantasmi, ansiosi di tornare in vita. Lascia perplessi il modo in cui viene rappresentata l’omosessualità, quasi un retaggio di mala-adolescenza. Venezia, la lirica, la vecchia governante, le festicciole… già visto, debole e fioco come la luce di un crepuscolo, di una candelina…

L’estetismo c’è ma non è sterilmente compiaciuto di se stesso (alla Bolognini) e se sono indubbi i continui riferimenti cinematografici, Brusati li sublima con uno stile personale che evita vacuità citazionistiche, riuscendo a colpire il cuore dello spettatore. Certo, non tutto è perfetto (alcune lungaggini, soprattutto nei flashback, potevano essere evitate e certe figure macchiettistiche spezzano l’atmosfera incantata e atemporale) ma il film resta un’opera d’autore viva e pulsante. Splendidamente sensuale la Melato, bravi tutti gli altri.

 

I Borgia

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Ascesa e caduta di una dinastia discussa che dette alla chiesa 2 Papi raccontata in un serial televisivo di produzione francese composto da 12 puntate a cui presumibilmente si aggiungerà una seconda stagione.
I Borgia racconta gli avvenimenti storici avvenuti tra il 1492 e il  1497 partendo dagli ultimi giorni di pontificato di Papa Innocenzo VIII, uno dei pontefici più discussi della storia della chiesa, papa simoniaco e nepotista che si segnalò principalmente per lo scandaloso favoreggiamento operato a favore di tutto il suo numeroso entourage di parenti e che spogliò di conseguenza le casse vaticane.

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Vannozza Cattanei colpita dalla peste

Il serial parte proprio dalla malattia di Innocenzo VIII e dai preparativi per la sua successione al trono di Pietro seguendo le vicende e le macchinazioni del Cardinale Rodrigo Borgia per diventare successore di Pietro; con la sua storia, seguiamo anche quella dei suoi figli Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo.
Parallelamente, scopriamo le storie di personaggi che ebbero un ruolo fondamentale sia nell’elezione a Papa di Rodrigo sia di quelli che entrarono a vario titolo nelle vite di tutti i Borgia, attraverso un complesso sistema di matrimoni, unioni, alleanze e ferocissime rivalità che segnarono indelebilmente sia gli ultimi anni del 1400 sia l’intero 1500.

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Subito dopo la morte di Innocenzo VIII viene indetto il conclave che dovrà eleggere il suo successore; fra i candidati più potenti e autorevoli al soglio di Pietro ci sono Giuliano della Rovere (sostenuto dal re di Francia Carlo VIII) e nemico mortale dei Borgia, Giovanni Colonna e Giovanni Battista Orsini, anch’essi rivali e nemici di Rodrigo.
Subito dopo l’extra omnes, seguiamo gli intrighi che si sviluppano tra i vari Cardinali al fine di suggellare alleanze e ottenere il massimo possibile in cambio del voto decisivo.
A spuntarla sarà proprio Rodrigo, che non esitera’ a donare ingenti somme e possedimenti terrieri ai suoi potenziali elettori, giungendo anche a sacrificare sua figlia per ottenere l’alleanza decisiva di Ascanio Maria Sforza Visconti a cui prometterà la mano di Lucrezia per il nipote di quest’ultimo, Giovanni Sforza.

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L’11 agosto 1492 con 15 voti Rodrigo Borgia viene eletto Papa con il nome di Alessandro VI, evidente tributo ad Alessandro Magno il Macedone; è l’inizio delle fortune dei Borgia che da quel momento influenzeranno in maniera decisiva la storia della penisola italiana e delle corti europee più importanti.
Con le minacce e le lusinghe, con il ricatto e con un’abile strategia politica, corrompendo e ove necessario usando la violenza, Alessandro VI riuscirà a portare lo stato pontificio ad essere nuovamente il centro della cristianità ma sopratutto riuscirà a dare straordinario vigore al prestigio del papato.
Contemporaneamente, lo sceneggiato segue la sua scandalosa vita privata; vediamo infatti il Pontefice stringere un legame carnale con la bellissima Giulia Farnese moglie di Orso Orsini dalla quale avrà Laura che verrà riconosciuta come i figli che Alessandro VI aveva avuto da Vannozza Cattanei.

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In ultimo, largo spazio è dato al legame con i vari figli che assencoderanno la brama di potere del Pontefice, a partire dal discusso Giovanni duca di Gandia per finire con Lucrezia e Cesare.
Il serial è avvincente e ben curato, realizzato con grandi mezzi e con un uso superbo della grafica al computer; è ben recitato e ricostruito dal punto di vista ambientale con molta ricercatezza.

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Ma contemporaneamente, dal punto di vista storico mostra gravi pecche e sopratutto sposa delle tesi storiche poco convincenti se non false del tutto.
E’ vero per esempio che Alessandro VI avesse un affetto speciale per Giovanni, duca di Gandia giovane vanesio e tronfio come un pavone che si segnalò principalmente per la sua incompetenza sia militare sia politica, mentre divenne famoso per le sue imprese sotto le lenzuola, seguendo in questo il padre, che gli storici considerano affetto da un’autentica patologia compulsiva legata ad una sessualità esasperata.
Che è testimoniata dai numerosi figli avuti da diverse donne; oltre ai citati Giovanni, Lucrezia, Cesare e Goffredo Alessandro VI ebbe la figlia Laura dall’unione con Giulia Farnese e un’altra figlia da un altro legame, oltre a qualche figlio da donne varie non riconosciuti però come legittimi.

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E’ falsa viceversa la tesi sposata dallo sceneggiatore secondo cui ad organizzare la morte di Giovanni e ad eseguirne materialmente l’omicidio sia stata Lucrezia; storicamente la morte del duca di Gandia rimase un mistero, anche se subito dopo il suo omicidio vennero formulate delle ipotesi che vedevano come mandante Cesare o comunque uno o più dei tanti acerrimi nemici dei Borgia.
La figura di Lucrezia è un altro degli aspetti discutibili della sceneggiatura; vista come una ragazzina viziata preda di esaltazioni mistico-religiose e di una sessualità prorompente, Lucrezia fu viceversa una donna molto intelligente e sfortunata.
Denigrata come incestuosa e avvelenatrice dalla storiografia contemporanea alle vicende storiche raccontate, Lucrezia probabilmente non ebbe mai a che fare con sporche storie di sesso nè con suo padre nè con suo fratello.
L’odio per i Borgia era così diffuso che queste voci circolarono da subito, alimentando la diffidenza delle varie corti italiane ed europee verso la famiglia Borgia; uno dei responsabili delle calunnie nei confronti di Lucrezia fu il suo ex marito Giovanni Sforza, costretto ad annullare il suo matrimonio con la ragazza per presunta impotenza (Lucrezia venne visitata da un medico e trovata vergine, un evidente falso).

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Giovanni così si vendicò dell’affronto subito e come lui dovettero pensarla alcuni storici del periodo, che rincararono la dose dipingendo la futura duchessa di Ferrara come donna degenerata e indegna moralmente.
In realtà Lucrezia fu solo vittima della sete di potere di suo padre prima e di Cesare dopo, oltre che essere vittima della morale dell’epoca che voleva la donna succube in toto dei desideri del capo famiglia.
Ancor meno riuscita la caratterizzazione del personaggio di Cesare, il futuro Valentino, poco riuscita dal punto di vista sia storico che della fiction in senso stretto; dipinto come un uomo in preda a pulsioni mistiche e geloso in maniera patologica del fratello oltre che sacrificato dal padre in ruoli marginali, Cesare in realtà rese succube il papa in virtù della sua fortissima personalità.
Quasi tutte le mosse di Rodrigo furono influenzate dal figlio, che aveva un ascendente sul padre di gran lunga superiore a quanto mostrato.
Queste pecche non influenzano comunque la narrazione dello sceneggiato che è fluente nonostante la catena di intrighi e i numerosissimi personaggi che si muovono all’interno della vicenda, mentre abbastanza cruente sono le scene di violenza a cui assistiamo, mostrate con crudo realismo.

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Basta vedere per esempio la sorte terribile che capita a due assassini che vengono giustiziati in pubblico; i due, responsabili di un tentativo di avvelenamento delle acque della capitale (intrigo ordito da un Colonna che baratta la sua eredità con l’esclusione della sua figura dalle indagini) vengono segati vivi con un realismo che lascia davvero impressionati.

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Ruoli importanti vengono attribuiti a Giulia Farnese (detta la Bella), la donna che visse con il Papa dopo la sua elezione al soglio pontificio e che contribuì non poco ad alcune sue decisioni politiche, a Vannozza Cattanei, ex amante di Rodrigo Borgia a cui dette 4 figli (forse anche un quinto ovvero quell’Ottaviano ucciso dalla peste), donna dipinta dai suoi contemporanei come furba e incestuosa ed infine ad Alessandro Farnese, fratello della bella Giulia e ondivago amico di Cesare, che tradirà e con il quale non riuscirà più a stabilire i rapporti di fraterna amicizia che li avevano legati sin da piccoli.
Come dicevo all’inzio, questo serial descrive principalmente le lotte di potere e gli intrighi sia religiosi che politici delle principali famiglie italiane ed europee per assicurarsi territori ed alleanze che permettessero di stabilire zone di influenza sempre più ampie.
Alcuni Cardinali, come Giuliano Della Rovere (il futuro Giulio II), sono dipinti come arrivisti senza scrupoli, pronti a tutto pur di assicurarsi privilegi e potere; Della Rovere appare gretto e meschino oltre che sodomita e principale responsabile della discesa in Italia di Carlo VIII che concluse la sua campagna ingloriosamente a Fornovo, con conseguente aumento a dismisura del prestigio e della potenza di Alessandro VI.

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Altri, come Francesco Nanni Todeschini Piccolomini (il futuro Pio III) come intriganti meschini; Piccolomini divenne in seguito Papa alla morte di Alessandro VI, ma regnò per soli 26 giorni. Morì probabilmente avvelenato, come del resto Rodrigo Borgia.
Da segnalare qualche vistosa inesattezza storica a livello di personaggi minori; la più appariscente è quella legata al marito di Giulia Franese ovvero Orso Orsini.
Quest’ultimo è interpretato da un attore bello e aitante; nella realtà Orso (chiamato Orsino) era bruttissimo, con un volto sfigurato dall’acne e privo di un occhio, cosa che gli era valsa l’appellativo di Monoculus Orsinus.
La bella Giulia ha i capelli castani, mentre storicamente era bionda, così come appare nel celebre ritratto che Raffaello Sanzio le fece.
Lo stesso Rodrigo aveva un aspetto poco piacevole, in netto contrasto con la figura interpretata da John Doman, mentre Cesare aveva i capelli neri e dei lineamenti marcati e virili che lo rendevano una figura magnetica ed affascinante.
Ma aldilà di questi errori di documentazione, il serial è affascinante e ricco di colpi di scena, con sequenze quasi splatter e un erotismo non diffuso ma abbastanza forte nelle sue scene principali.
Memorabile la sequenza in cui una donna che ha appena partorito porge il suo seno al pontefice morente (Innocenzo VIII) che succhia avidamente per molti secondi oppure quella relativa alla reazione di Rodrigo Borgia alla notizia della morte del figlio prediletto Giovanni.
La serie è stata trasmessa dal canale satellitare Sky, in 12 puntate nel mese di settembre del 2011.

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I Borgia banner personaggi

John Doman    …     Rodrigo Borgia, Papa Alessandro VI
Isolda Dychauk    …     Lucrezia Borgia
Art Malik    …     Francesco Gacet
Diarmuid Noyes    …     Alessandro Farnese
Mark Ryder    …     Cesare Borgia
Marta Gastini    …     Giulia Farnese
Assumpta Serna    …     Vannozza Catanei
Stanley Weber    …     Giovanni Borgia duca di Gandia
Andrea Sawatzki    …     Adriana De Mila Orsini
Victor Schefé    …     Johann Burchard
Nicolás Belmonte    …     Shahzadeh Djem, il principe arabo
Dejan Cukic    …     Guiliano Della Rovere
Christian McKay    …     Cardinale Sforza
Miroslav Táborský    …     Gianbattista Orsini
John Bradley    …     Giovanni De Medici
Karel Dobrý    …     Giovanni Colonna
Predrag Bjelac    …     Francesco Piccolomini
Sean Campion    …     Virginio Orsini
Vincent Carmichael    …     Ambasciatore Diego De Haro
Vadim Glowna    …     Jorge Da Costa
Monica Lopera    …     Maria Enriques de Luna
Elisa Mouliaá    …     Pantisilea
Manuel Rubey    …     Giovanni Sforza
Richard Southgate    …     Marcantonio Colonna
Erika Guntherová    …     Madre Superiora
Michael Billington    …     Orsino Orsini Migliorati
Paul Brennen    …     Agapito Geraldini
Michael Fitzgerald    …     Cardinale Oliviero Carafa
Andrew Hawley    …     Alfonso D’Este
Peter Hosking    …     Cardinale Giovanni Savelli
Josef Jelínek    …     Frederigo San Severino
Udo Kier    …     Papa Innocenzo VIII
Dave Legeno    …     Guidobaldo De Montefeltro
Adam Misík    …     Goffredo Borgia
Jirí Mádl    …     Francesco Remolino d’Ilerda
Jirí Ornest    …     Ardicino Della Porta
Robert Polo    …     Carlo Canale
Amber Rose Revah    …     Maacah Bat-Talmai
Matej Stropnický    …     Don Gaspare Da Procida
Raimund Wallisch    …     Alfonso D’Aragona
Scott William Winters    …     Cardinale Raffaele Riario-Sansoni
David Atrakchi    …     Yves D’Allegre
Dan Cade    …     Galeotto Sclafenatus
Marco Calvani    …     Christoforo Castanea
Scott Cleverdon    …     Gonzalo Fernandez de Cordoba
James Greene    …     Maffeo Gherardo
Frédéric Guignot    …     Peron De Basche
Benjamin Gur    …     Petronio
Tereza Vorísková    …     Fiametta Michaelis

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Rodolfo Bianchi: Rodrigo Borgia/Alessandro VI
Anna Cesareni: Vannozza Cattanei
Edoardo Stoppacciaro: Cesare Borgia
Marco Vivio: Giovanni Borgia
Chiara Gioncardi: Lucrezia Borgia
Marta Gastini: Giulia Farnese
Lorenzo De Angelis: Alessandro Farnese
Monica Gravina: Adriana de Mila
Gerolamo Alchieri: Gianbattista Orsini
Stefano Brusa: Giovanni de’ Medici

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Il Cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI

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Giulia Farnese

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Giovanni Borgia

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Vannozza Cattanei

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Il futuro Cardinale Giovanni De Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico

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Il Cardinale Della Rovere, il futuro Papa Giulio II

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Papa Innocenzo VIII

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Cesare Borgia

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Carlo VIII Re di Francia

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Giovanni Sforza duca di Pesaro, ex marito di Lucrezia Borgia

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Il Cardinale Giovanni Colonna

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Adriana De Mila, madre di Orso Orsini e suocera di Giulia Farnese

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Alfonso D’Aragona, suocero di Goffredo Borgia e padre di Sancha D’Aragona

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Il Cardinale Orsini

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Il Cardinale Della Porta

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Il Cardinale Carafa

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Il Cardinale Riario

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Il Cardinale Sanseverino

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Il Cardinale Sforza

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Il futuro Cardinale Alessandro Farnese, fratello di Giulia

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Presunto ritratto di Cesare Borgia, il Valentino

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La bella Giulia Farnese in un ritratto di Raffaello

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Un dipinto raffigurante Lucrezia Borgia

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Rodrigo Borgia, Papa Alessandro VI

Il conclave che elesse Rodrigo Borgia era composto dai seguenti Cardinali:

Giuliano della Rovere, O.F.M. vescovo di Ostia e Velletri, arcivescovo di Bologna, amministratore dell’arcidiocesi di Avignone, (eletto papa con il nome di Giulio II nel Conclave del 1503)
Rodrigo Lanzol-Borja y Borja (divenuto poi papa Alessandro VI), vescovo di Porto e Santa Rufina, arcivescovo di Valencia, Decano del Sacro Collegio
Oliviero Carafa, vescovo di Albano
Giovanni Battista Zeno, vescovo di Frascati
Giovanni Michiel, vescovo di Palestrina
Jorge da Costa, vescovo di Albano, arcivescovo di Lisbona
Francesco Nanni Todeschini-Piccolomini, cardinale diacono di Sant’Eustachio, arcivescovo di Siena (Eletto papa con il nome di Pio III nel Conclave del 1503)
Girolamo Basso della Rovere, O.F.M., del titolo di San Crisogono, vescovo di Recanati e Macerata
Raffaele Riario, O.F.M., del titolo di San Lorenzo in Damaso
Domenico della Rovere, titolare di San Clemente, arcivescovo di Torino
Paolo Fregoso (o Campofregoso), del titolo di San Sisto, arcivescovo di Genova
Giovanni Battista Savelli, cardinale diacono di San Nicola in Carcere
Giovanni Colonna, cardinale diacono di Santa Maria in Aquiro
Giovanni de’ Conti, del titolo di San Vitale
Giovanni Giacomo Sclafenati, del titolo di Santa Cecilia, vescovo di Parma
Giovanni Battista Orsini, cardinale diacono di Santa Maria Nuova
Ascanio Maria Sforza Visconti, cardinale diacono di Santi Vito e Modesto
Lorenzo Cybo de Mari, del titolo di San Marco, arcivescovo di Benevento
Ardicino della Porta, del titolo di Santi Giovanni e Paolo, vescovo di Aleria
Antoniotto Pallavicini, del titolo di Santa Prassede, vescovo di Orense
Maffeo Gherardo, O.S.B.Cam., del titolo di Santi Nereo e Achilleo, Patriarca di Venezia
Giovanni de’ Medici, cardinale diacono di Santa Maria in Domnica (eletto papa con il nome di Leone X nel Conclave del 1513)
Federico Sanseverino, cardinale diacono di San Teodoro