American graffiti


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Una staffetta generazionale tra i giovani del rock and roll e di Elvis Presley,dell’America di Dwight Eisenhower e della guerra di Corea
e i giovani dell’America di Kennedy e dell’impegno in Vietnam e in seguito di Martin Luther King e dei figli dei fiori.
L’ideale testimone passato tra una generazione forse non ancora completamente disillusa ma ancorata alle tradizioni del mito della frontiera e del capitalismo dal volto buono e quello rappresentato da giovani profondamente disillusi,contestatori ma anche loro costretti poi ad integrarsi nella società o restarne fatalmente al margine.
American graffiti racconta questo e altro.
Principalmente parla del passaggio all’età adulta,quel superamento del confine invisibile che lega l’adolescenza alla maturità.
Che può cambiare anche di parecchio,ma che in America era scandita da tappe inesorabilmente poste davanti ai giovani;il college o il servizio militare.
Guerra di Corea,guerra del Vietnam o in seguito una delle tante,piccole o grandi guerre a cui gli Usa hanno partecipato,Iraq,Afghanistan ecc.
Ecco,American Graffiti racconta questo rito,malinconicamente,con nostalgia.
Attraverso le vicende scanzonate o tragicomiche,tristi o allegre di quattro giovani,alle prese proprio con quel filo invisibile che in una notte li traghetterà verso il futuro.
Il tutto scandito dalle note di alcuni brani che rendono il film un’opera delicata e struggente,un inno alla giovinezza che sfugge e all’età adulta che si presenta con il suo carico di incognite e e di paure,di incertezze.

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Sono tanti i personaggi che affollano il film di Lucas,dai quali però emergono i quattro che caratterizzano il film stesso,una pellicola dal sapore autenticamente e fortemente autobiografica.
Dov’eri nel 1962?” chiede uno dei manifesti pubblicitari del film.
E Lucas risponde raccontando la sua giovinezza e probabilmente frammenti del suo passato,scanditi dalla colonna sonora che accompagnò lui e i suoi coetanei in quelli che retoricamente verranno chiamati “i favolosi anni sessanta
Rock Around the Clock di Bill Haley e Runaway di Del Shannon,Surfin’ Safari dei Beach Boys e Smoke Gets in Your Eyes dei Platters oltre a moltissimi brani famosi di quel periodo fanno da sottofondo alle vicende “notturne” di tutti i protagonisti,che usano dragster o maxi auto in un tripudio ossequiante ad un’epoca che il regista omaggia apertamente.
I quattro personaggi principali hanno caratteristiche del tutto peculiari e personali,com’è ovvio che sia;non sono anonimi o intruppati nella massa,come accadrà ai loro figli che vivranno negli anni ottanta.
Curt,il ribelle e Terry il secchione,Steve il posato e tranquillo americano medio e John il vagabondo sono aspetti riflessi di buona parte dei giovani americani,quasi una rappresentazione allegorica della società incerta e confusa dell’America.
Sono personaggi,però che hanno un limite raffigurativo non paragonabile ai coetanei italiani dell’epoca.
Nel nostro paese la situazione socio economica era ben diversa,i miti americani erano decisamente  lontani da quelli molto più modesti dei nostri ragazzi.

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E questo è un grosso limite culturale di approccio alla pellicola di Lucas.
Le scorribande in auto,le smargiassate,le bevute e i night dalle luci ammiccanti non sono esperienze comuni con le nostre.
I nostri fratelli maggiori avevano altre aspirazioni e ben altri problemi.
Unica grande fortuna,a favore dei nostri,il clima di pace almeno dal punto di vista geo politico in cui viveva l’Italia.
Dal 1945,infatti,il nostro paese non ha vissuto le devastanti esperienze americane della guerra di Corea e del Vietnam;vero è che la situazione interna,a livello politico,era molto più drammatica (ed esploderà sul finire degli anni sessanta e sopratutto negli anni settanta) di quella americana.
Per questo motivo aldilà della simpatia o dell’affetto che si prova rispettivamente per i personaggi e per la musica di American graffiti il film stesso può non coinvolgere appieno il nostro spettatore.
Troppo diverso il vissuto.
E’ vero,i giovani sono uguali in qualsiasi angolo della terra.
Hanno tutti le stesse aspirazioni e gli stessi sogni.
Ma hanno un vissuto assolutamente differente.
A livello strettamente personale,pur avendo grande considerazione per il film di Lucas,trovo molto più intimista e poetico il film di
Bogdanovich L’ultimo spettacolo,spaccato più intenso e più sofferto,meno “appariscente” di American graffiti.
E’ inutile raccontare la trama del film, che vive praticamente sulla lunga notte dei protagonisti,in particolare dei quattro menzionati.
Entrano in ballo,nel film,altre figure che però sono meno delineate e più omologate alla massa di giovani che si agita in quella che sembra l’ultima notte agitata prima della quiete.

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A parte la colonna sonora,splendida,si segnala la presenza nel film di un cast di grande livello,che include tra gli altri,in un ruolo minore Harrison Ford ma anche Richard Dreyfuss,bravissimo e Ron Howard.
Lucas dirige con bravura un film di buon livello,con la dovuta misura e con garbo;le reazioni del pubblico americano,all’uscita del film,furono entusiastiche,tanto che lo stesso Lucas trovò finalmente i finanziamenti per realizzare il suo sogno,portare sullo schermo Guerre stellari.
Che ovviamente sarà un altro trionfo.
Anche la critica accolse positivamente il film,che infatti è incluso nella lista dei cento film più importanti girati e prodotti in America.

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American Graffiti

Un film di George Lucas. Con Richard Dreyfuss, Ron Howard, Paul Le Mat, Charles Martin Smith, Cindy Williams,
Candy Clark, Mackenzie Phillips, Wolfman Jack, Bo Hopkins, Manuel Padilla jr, Beau Gentry, Harrison Ford, Jim Bohan,
Jana Bellan, Deby Celiz Commedia,durata 110 min. – USA 1973

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American graffiti banner protagonisti

Richard Dreyfuss: Curt Henderson
Ron Howard: Steve Bolander
Paul Le Mat: John Milner
Charles Martin Smith: Terry ‘Il rospo’ Fields
Cindy Williams: Laurie Henderson
Harrison Ford: Bob Falfa
Robert Weston Smith: Lupo Solitario
Candy Clark: Debbie
Suzanne Somers: La donna bionda
Mackenzie Phillips: Carol
Bo Hopkins: Joe
Kathleen Quinlan: Peg

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Claudio Capone: Curt Henderson
Luca Dal Fabbro: Steve Bolander
Emilio Bonucci: John Milner
Piero Tiberi: Terry ‘Il rospo’ Fields
Roberta Paladini: Laurie Henderson
Willy Moser: Bob Falfa
Nino Dal Fabbro: Lupo Solitario
Emanuela Fallini: Debbie
Emanuela Rossi: Carol

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Regia George Lucas
Soggetto George Lucas, Gloria Katz, Willard Huyck
Sceneggiatura George Lucas, Gloria Katz, Willard Huyck
Produttore Francis Ford Coppola
Casa di produzione Lucasfilm
Distribuzione (Italia) Universal Studios
Fotografia Jan D’Alquen, Ron Eveslage
Montaggio Verna Fields, Marcia Lucas
Scenografia Dennis Clark
Costumi Aggie Guerard Rodgers
Trucco Bette Iverson

American graffiti banner soundtrack

Rock Around the Clock (Bill Haley and the Comets)
Sixteen Candles (The Crests)
Runaway (Del Shannon)
Why Do Fools Fall in Love (Frankie Lymon and the Teenagers)
That’ll Be the Day (Buddy Holly)
Fannie Mae (Buster Brown)
At the Hop (Flash Cadillac & The Continental Kids)
She’s So Fine (Flash Cadillac & The Continental Kids)
The Stroll (The Diamonds)
See You in September (The Tempos)
Surfin’ Safari (The Beach Boys)
He’s the Great Imposter (The Fleetwoods)
Almost Grown (Chuck Berry)
Smoke Gets in Your Eyes (The Platters)
Little Darlin’ (The Diamonds)[7]
Peppermint Twist (Joey Dee & The Starliters)
Barbara Ann (The Regents)
Book of Love (The Monotones)
Maybe Baby (Buddy Holly)
Ya Ya (Lee Dorsey)
The Great Pretender (The Platters)
Ain’t That a Shame (Fats Domino)
Johnny B. Goode (Chuck Berry)
I Only Have Eyes for You (The Flamingos)
Get a Job (The Silhouettes)
To the Aisle (The Five Satins)
Do You Wanna Dance (Bobby Freeman)
Party Doll (Buddy Knox)
Come Go with Me (Del Vikings)
You’re Sixteen (Johnny Burnette)
Love Potion No. 9 (The Clovers)
Since I Don’t Have You (The Skyliners)
Chantilly Lace (The Big Bopper)
Teen Angel (Mark Dinning)
Crying in the Chapel (Sonny Till & The Orioles)
A Thousand Miles Away (The Heartbeats)
Heart and Soul (The Cleftones)
Green Onions (Booker T. & The M.G.’s)
Only You (And You Alone) (The Platters)
Goodnight, Well It’s Time to Go (The Spaniels)
All Summer Long (The Beach Boys)

American graffiti banner recensioni

L’opinione di Decks dal sito http://www.filmtv.it

(…) Adolescenza è spesso sinonimo di sogni, amori platonici, automobili e atti più o meno sconsiderati. Ed è così che George Lucas decide di raffigurare i giovani protagonisti di questo film. Ragazzi che vogliono sembrare grandi,
ma in realtà non lo sono, non appartenendo però neppure all’infanzia ormai trascorsa. Quel limbo dove si comincia a pensare al proprio futuro rammaricandosi delle prime vere difficoltà.
La regia di George Lucas è sicuramente buona, nel suo seguire i differenti personaggi, fatta di numerosi stacchi, ferma, ma comunque precisa. Sono però il montaggio e la colonna sonora che spiccano in questo lungometraggio.
Il primo riesce a creare uno specifico percorso dei numerosi protagonisti, un’analisi precisa del loro ingresso nell’età adulta grazie a numerose situazioni, che sia una tavola calda
(unico punto luminoso e accogliente nella città notturna) o una zona più abbandonata. La colonna sonora, unica materia invisibile che accomuna tutti grazie alle radio sintonizzate sulla medesima stazione,
con le sue canzoni di fine anni ’50 è trasportante e nostalgica, grazie anche al repertorio di brani degli ottimi Beach Boys.(…)
L’opinione di Filippo Brunamonti dal sito http://www.repubblica.it

(…) Il capolavoro di George Lucas ha lasciato il marchio anche nella titolazione di alcune opere “american” che hanno influenzato la storia del cinema più recente. C’è l’american dal sapore agrodolce di American Beauty (1999)
di Sam Mendes e quello che suona come un pugno di American Gangster (2007), per la regia di Ridley Scott. E ancora, l’infantile e ormonale American Pie, il perverso American Horror Story (per la tv), il narcisistico e letale American Psycho
dal libro di Bret Easton Ellis, il politico American History X con Edward Norton e American Gigolo con Richard Gere in versione escort.(…)

L’opinione di Pigna System dal sito http://www.filmscoop.it

C’è chi , oggi, lo definirà un pò datato, ma “American Graffiti”, primo grande successo di George Lucas, e unico suo lavoro da regista fuori dal genere fantascienza, resta uno dei non moltissimi film che sanno esprimere qualcosa di onestamente vero sulla giovinezza
e sul suo aspetto irripetibile ; cronaca di una nottata prima di un momento importante per quattro ragazzi, il film racconta, incrocia, tergiversa, per collegare in un’alba che rischierà di divenire tragica le storie che presenta. Lucas , e questa è la forza della sua pellicola,
rende bene la grande potenzialità di un adolescente, che sommando le proprie aspirazioni ai propri sogni e al peso del tempo a relativa disposizione, potrebbe sentirsi invincibile, nonostante la sfortuna e la ristrettezza degli ambienti che rappresentano il suo mondo: una colonna sonora-capolavoro,
composta da molte delle più belle canzoni pop degli anni Cinquanta punteggia la scorribanda dei quattro giovani di provincia, tra disavventure amorose, gare in auto, la scoperta che un Mito radiofonico è solo un omone goloso di gelati che all’occorrenza abbandona la propria disillusione
per fornire uno sprazzo di filosofia, e il passo d’avvio per il futuro. Le didascalie che chiudono la proiezione , come rilevò Kezich, giustamente, stanno lì a ricordare la perdita delle illusioni, a confermare che “American Graffiti” è un film cui ci si può impudicamente affezionare.

Dai graffiti di Lucas ai prati verdi e finti in cui Kevin Spacey e Annette Bening annegano il perfetto ritratto della famiglia americana, il sogno/incubo americano è servito. Per mantenerlo vivo, basta riascoltare la potente colonna sonora di American Graffiti (Buster Brown, The Crows, Frankie Lymon and the Teenagers, Flash Cadillac, The Platters, Buddy Holly, Richard Rodgers…), note e suoni nella notte legati da uno straordinario Walter Murch che, ancora oggi, ricorda il film come l’esperimento di montaggio sonoro più importante della sua carriera.

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“Potremo finalmente evadere da questa città di merda e tu vuoi restare in cella,è questo che vuoi?”

Una Risposta

  1. Con molta sincerita’ non mi è piaciuto.Troppe auto troppo tutto.Vi auguro un ottimo fine settimana.

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