Mio Dio, come sono caduta in basso

La giovane e bellissima marchesa Eugenia di Maqueda sta per sposare Raimondo Corrao, plebeo; lei probabilmente è anche innamorata di lui, Raimondo ha bisogno di un titolo nobiliare. La ragazza, allevata dalle suore, è completamente a digiuno delle cose del sesso, così attende con curiosità la prima notte di nozze. Ma, durante l’approccio del marito, i due vengono interrotti da un telegramma.

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Chi scrive è il padre della ragazza, che racconta ai due stupefatti coniugi di essere il padre di entrambi. Come rivelato da un diario nascosto in un cassetto della specchiera della camera da letto, il padre, rimasto privo di parte della virilità durante la guerra d’Africa, tornato a casa si fa sostituire nel talamo dal suo fedele attendente, in modo da poter dare un erede maschio alla sua casata, sopratutto per non perdere un’ingente eredità.

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Il trucco funziona parzialmente, perchè la moglie del barone resta incinta, ma scopre l’inganno e poco dopo aver dato alla luce Raimondo, muore. Mentre il barone, da quel momento, si da alla bella vita, per Eugenia inizia una vita lontana dalle tentazioni del mondo tra le suore di un collegio.

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La scoperta del rapporto di parentela costringe i due ad una vita casta; ma Eugenia è giovane e vogliosa, così, dopo essersi offerta ad un barone francese, seduttore impenitente, viene da questi rifiutata perchè vergine. Disperata, Eugenia rivolge le sue attenzioni su Silvano, focoso autista della famiglia. Mentre Raimondo si immerge nei piaceri della lettura di D’Annunzio, Eugenia sperimenta i piaceri della carne con il giovane Silvano. La storia finisce perchè Silvano viene arrestato per furto.

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Così, mentre Raimondo parte per la guerra d’Africa, Eugenia si dedica alle opere pie, sempre sospirando l’amore e le gioie della carne. Durante la guerra si imbatterà proprio in Silvano, rimasto gravemente ferito al fronte. Dopo una breve avventura saffica con una sua libertina conoscente, Eugenia, rimasta vedova, si rifugia a Parigi, meditando il suicidio. Ma qui verrà raggiunta da Silvano, che non l’ha dimenticata, e i due ritroveranno l’amore.

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Diretto da Luigi Comencini, Mio Dio come sono caduta in basso è una commedia con intenti satirici; la diversa interpretazione dei ruoli maschili e femminili nell’Italia di inizio secolo, nel meridione, per l’esattezza, è una delle chiavi di lettura del film. Che resta sospeso tra la commedia, a tratti graffiante, e la pochade, quasi un romanzo d’appendice di Liala. Grazie a costumi raffinati e ad una splendida fotografia, Comencini ritrae una Sicilia peccaminosa dietro la parvenza di moralità, simboleggiata dal tradimento boccaccesco del barone,

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che sacrifica la virtù della moglie per i soldi, dall’atteggiamento del gattopardesco Raimondo, dalle pulsioni erotiche di Eugenia, personaggio in bilico tra la morale imposta da un’educazione assolutamente repressiva e le pulsioni della carne e dei sentimenti. Il tutto si dipana attraverso una storia che si lascia guardare con piacere, a tratti beffarda, a tratti ironica e sarcastica.Sicuramente all’altezza i personaggi, con Alberto Lionello un po sulle  righe nell’interpretazione di Raimondo Corrao,

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di Laura Antonelli, deliziosamente sexy e ingenua in una delle sue migliori interpretazioni. Bene Pagliai, il barone di Maqueda, viveur dedito ad una vita di agi e mollezze, bello il cameo di Rochefort, il barone che rifiuterà le avance di eugenia, perchè attratto solo da donne vissute. E un bravo anche al giovane Michele Placido, che interpreta perfettamente il ruolo dell’autista, futuro amore proibito di Eugenia.

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Cameo per la futura porno star Karin Schubert, nella parte di una disinibita amica di Eugenia. Memorabili le scene della prima notte di nozze, e sopratutto quella della seduzione di eugenia da parte di Silvano, in un casolare; l’uomo si troverà a fare i conti con mutandoni, corpetti, guepiere, una massa di vesti capaci di spegnere sul nascere qualsiasi desiderio sessuale.

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La prima avventura saffica con l’amica, Karin Schubert

Mio Dio, come sono caduta in basso, un film di Luigi Comencini. Con Michele Placido, Laura Antonelli, Alberto Lionello, Rosemarie Dexter, Ugo Pagliai, Lorenzo Piani, Jean Rochefort, Karin Schubert, Carla Mancini
Commedia, durata 110 min. – Italia 1974.

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Laura Antonelli: Eugenia Di Maqueda
Alberto Lionello: Raimondo Corrao, marchese Di Maqueda
Michele Placido: Silvano Pennacchini, autista
Jean Rochefort: Barone Henri De Sarcey
Ugo Pagliai: Ruggero Di Maqueda
Rosemarie Dexter: Florida, madre di Eugenia
Karin Schubert: Evelyn
Michele Abruzzo: Don Pacifico

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Regia Luigi Comencini
Soggetto Ivo Perilli, Luigi Comencini
Sceneggiatura Ivo Perilli, Luigi Comencini
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Casa di produzione Dean Film
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Nino Baragli
Musiche Fiorenzo Carpi
Scenografia Dante Ferretti
Costumi Dante Ferretti

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Lorraine De Selle

Lorraine De Selle foto

Lorraine De Selle

Lorraine De Selle, attrice francese nata a Parigi nel 1951, è stata un’ottima caratterista nei ruoli che ha interpretato nel periodo che va dal 1976, anno in cui girò il film di Giulio Berruti Noi siam come le lucciole fino al 1984, anno in cui girò Wild beast-Belve feroci per la regia di Franco Prosperi, ultima sua parte come attrice in un film, prima di dedicarsi alle serie tv e alla produzione televisiva. Ha girato, per il cinema, 20 film nell’arco di otto anni, alcuni dei quali con ruoli da co-protagonista; alcuni di essi sono film di buon livello, e mostrano come l’attrice abbia selezionato, nel corso della sua carriera, i film a cui partecipare.

Lorraine De Selle Viaggio con Anita

Lorraine De Selle in Viaggio con Anita

Dopo l’esordio, interpreta nel 1977 il film di Joe D’Amato Il ginecologo della mutua, discreto prodotto con qualche ambizione satirica imperneato sulle vicende di un ginecologo, interpretato da Renzo Montagnani, che rileva uno studio e che dorà vedersela con uno stuolo di clienti decisamente attraenti. Un film in cui Lorraine interpreta il ruolo della compagna della moglie del ginecologo, ed è affiancata da un cast di livello, fra cui spiccano  Aldo Fabrizi, Mario Carotenuto, Massimo Serato, e tra le donne Paola Senatore, Daniela Doria e Isabella Biagini.

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Lorraine De Selle in Cannibal ferox di Lenzi

Lorraine De Selle Una donna di notte

 Una donna di notte

Lo steso D’Amato la vuole nel cast di Emanuelle in America, in una piccola particina; sempre nel 1977 è nel film KZ9 – Lager di Sterminio , di Bruno Mattei, film del filone nazi exploitation, con qualche ambizione, in cui vengono descritte le condizioni di vita di alcune detenute sottoposte a crudeli esperimenti. Sono davvero piccole parti, ma nel cinema l’importante è sempre fari notare: così nel 1978 arriva ancora una piccola partecipazione a Dove vai in vacanza? film a episodi diretto da Bolognini e Salce.

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Lorraine in Vacanze per un massacro

Lorraine De Selle Violenza in un carcere femminile
Violenza in un carcere femminile

Una parte leggermente più ampia le è riservata nel successivo Nero veneziano, inusuale thriller gotico diretto dal bravo Ugo Liberatore; in questo film Lorraine è una delle adepte di Christine, la protagonista, che sta per mettere al mondo il figlio del demonio. La prima parte principale arriva con Rossati in Una donna di notte, strano connubio di thriller e dramma incentrato su uno scrittore che per sopravvivere è costretto a scrivere romanzi porno e idea così il personaggio di Bianca Maria, impersonato proprio dalla De Selle, che in realtà è la sua dirimpettaia, che immagina come una crudele sadica che alla fine, immaginariamente, lo evira.

Lorraine De Selle Black Emmanuelle
Con Laura Gemser in Black Emmanuelle

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Lorraine in Vacanze per un massacro

I contrabbandieri di Santa Lucia , lavoro successivo del 1979, diretto da Alfonso Brescia, la vede lavorare interpretando un personaggio con il suo stesso nome; il film appartiene al genere poliziesco, così come il successivo Gardenia, giustiziere della mala, di Paolella, che vede nel ruolo principale il cantante Franco Califano. Nel 1979 Lorraine interpreta tre ruoli completamente differenti in tre film di diversa tipologia. In Viaggio con Anita di Comencini, interpreta Jennifer amante del protagonista Giancarlo Giannini, in La liceale seduce i professori di Mariano Laurenti è Fedora, amica della liceale protagonista, Gloria Guida, mentre in Tre sotto il lenzuolo ,film diretto dal tandem Paolo Dominici, Michele Massimo Tarantini è Giulia, la moglie di Antonio, che vorrebbe spassarsela con lei e invece è costretto ad assistere alle interminabili telefonate della donna, con conseguenti corna finali.

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Lorraine De Selle in Vacanze per un massacro

Lorraine De Selle Violenza in un carcere femminile 2Violenza in un carcere femminile

Tre personaggi che mettono in mostra anche la sua verve comica, e che ne fanno un ottimo personaggio di contorno. Vacanze per un massacro, del 1980, regia di Fernando Di Leo la vede nuovamente protagonista, questa volta in un ruolo conturbante, quello della bella Paola, che trascorre un week end morboso con la sorella e il compagno di questa. Il film successivo è il violento La casa sperduta nel parco, di Deodato: film claustrofobico, tutto girato in una villa, nella quale irrompono due delinquenti che brutalizzeranno i protagonisti, fra i quali c’è anche Gloria, il personaggio interpretato da Lorraine. Storia senza parole, di Biagio Proietti, del 1981, un confuso mistery, non ottiene alcun successo,

La casa sperduta nel parco
Lorraine De Selle La liceale seduce i professori
Lorraine De Selle nel film La liceale seduce i professori

ma nel 1981 arriva un lusinghiero successo personale con Cannibal ferox, ottimo cannibal movie di Umberto Lenzi, in cui Lorraine ha una parte di primo piano, quella di Gloria Davis, la studentessa prossima alla laurea che scopre la violenza dei bianchi ai danni delle popolazioni indigene dell’Amazzonia, e che alla fine sarà anche l’unica a uscire viva dalla terribile avventura.Violenza in un carcere femminile, di Mattei, il lavoro successivo, la vede questa volta protagonista in un ruolo negativo, quello di una guardiana del carcere in cui è rinchiusa Emanuelle, la fotografa eroina della serie interpretata da Laura Gemser.

Lorraine De Selle Nero veneziano
Nero veneziano

Lorraine, nel frattempo, ha alternato con intelligenza le parti cinematografiche con presenze in alcuni serial televisivi, come il popolare Il ritorno del Santo oppure Sam e Sally e Ophiria. Questo le permetterà, una volta chiusa la carriera cinematografica, di restare nel mondo televisivo, ponendo così le basi per la sua successiva carriera.Nel 1983 lavora ancora con Mattei e la Gemser in Emanuelle fuga dall’inferno prima di interpretare l’ultimo ruolo cinematografico, quello di Laura Schwarz in Wild beast-Belve feroci di Prosperi.

Lorraine De Selle Cannibal ferox
Lorraine con Zora Kerova in Cannibal ferox

Lorraine De Selle Dove vai in vacanza

Dove vai in vacanza?

Lorraine De Selle, pur non essendo una vamp, una di quelle bellezze indimenticabili, dal fisico prosperoso, ha saputo comunque ritagliarsi un suo spazio cinematografico ben definito, rifuggendo sopratutto film spinti e commedie scollacciate, cosa capitata a molte sue colleghe dal cognome anche più illustre; in un momento davvero difficile per il cinema, la seconda metà degli anni settanta, è riuscita a ritagliarsi un angolino, con interpretazioni misurate. Un vero peccato che abbia scelto di lasciare il cinema a 30 anni, età in cui le attrici danno il meglio di se stesse.

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Il santo

I contrabbandieri di Santa Lucia

Gardenia

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Dove vai in vacanza?

Blade violent-I violenti

Tre sotto il lenzuolo

Lorraine De Selle KZ9 – Lager di Sterminio

K9 lager di sterminio

Lorraine De Selle gardenia

Gardenia il giustiziere della mala

Lorraine De Selle I contrabbandieri di santa Lucia

I contrabbandieri di Santa Lucia

Lorraine De Selle- Viaggio con Anita

Viaggio con Anita

Lorraine De Selle- Wild beast

Wild beast

Lorraine De Selle banner filmografia

1985 Caccia al ladro d’autore (serie TV )
1984 Il santo (TV mini-serie)
1984 Wild beasts – Belve feroci
1983 Blade violent – I violenti
1983 Ophiria (TV mini-serie)
1982 Violenza in un carcere femminile
1981 Cannibal ferox
1981 Storia senza parole
1980 La casa sperduta nel parco
1980 Sam et Sally (TV serie)
1980 Vacanze per un massacro
1979 Tre sotto il lenzuolo
1979 I contrabbandieri di Santa Lucia
1979 La liceale seduce i professori
1979 Una donna di notte
1979 Gardenia, il giustiziere della mala
1979 Viaggio con Anita
1979 Il ritorno di Simon Templar (TV serie)
1978 Dove vai in vacanza?
1978 Nero veneziano
1977 KZ9 – Lager di Sterminio
1977 Il ginecologo della mutua
1977 Emanuelle in America
1976 Noi siam come le lucciole

Cuore di mamma

Cuore di mamma locandina

Provo ad usare una sola definizione per giudicare Cuore di mamma, film di Salvatore Samperi targato 1968, quindi uscito in piena epoca di contestazione: presuntuoso.
Un film che mette a cuocere mille argomenti, che alla fine non ne concretizza nemmeno uno, Storia slegata, paradossale, giocata su troppi livelli, eccessivamente fumosi e intellettualoidi, con una trama scoordinata e paradossale, un film, insomma, che ha pochi pregi e una marea di difetti.

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Storia che racconta la personale vicenda di Lorenza, impiegata di una libreria, pressochè sempre occupata a seguire i suoi tre figlioli, dei quali il più grande è un autentico teppista, vagamente somigliante ad un nazistello, l’enfant terrible, per esempio, fissato con la superiorità della razza italica (un bambino!), che tenta di lanciare con un razzo rudimentale prima il fratellino in orbita, poi, non riuscendoci, prova con il gatto con il bel risultato di fare esplodere il razzo con dentro la povera bestiola.

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Non solo: il ragazzino terribile incide con un punteruolo le natiche di una giovane domestica, rinchiude in un armadio l’anziana governante, costringendola a denudarsi per uscire dallo stesso. Un campionario di assurdità, che trovano il culmine nell’omicidio del piccolo Sebastiano, affogato nella vasca del bagno. Nel frattempo Lorenza, svagata e preda di un mutismo assoluto (non dirà mai una sola parola nel corso del film), segue un gruppo di terroristi, decisa a saperne di più; conosciutili meglio, ne sposerà la causa, accettando  loro attentati contro il potere borghese.

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Nel frattempo il piccolo nazista di casa uccide la sorellina; non pago, grazie ad una serie di registrazioni, monta su un accusa poco credibile nei confronti della madre. che, dal canto suo, accetta passivamente la presenza dell’ex marito, della sua nuova compagna, la corte della ambigua cognata. Quando l’apatica Lorenza si rende conto del potenziale devastante del figlio, ne provoca la morte, facendolo esplodere con uno dei razzi che il giovinastro aveva assemblato. Dopo di che, incurante del dolore che una madre dovrebbe quantomeno provare di fronte alla perdita di tre figli, va a far esplodere la fabbrica dell’ex marito.

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Apologo confuso, cialtrone e furbetto, Cuore di mamma lascia inespresse tutte le sue eventuali potenzialità, attraverso una narrazione spezzettata, tesa più all’esposizione delle teorie di Samperi sui mali della società che alla costruzione di un modello di riferimento di valori, attraverso una denuncia non fumosa dei famosi mali, ma realistica, obiettiva e oggettiva. Tutto ciò nel film rimane clamorosamente inespresso, e a nulla vale la presenza di una grande Carla Gravina che rende al meglio il pur assurdo personaggio di Lorenza,

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guerrigliera radical chic la cui famiglia finisce per autodistruggersi, quasi un olocausto propugnato da un Samperi che mostra, una volta di più, di essere uno dei registi più insopportabilmente sopravalutati della storia dl cinema. Bene anche Beba Loncar, nei panni dell’ambigua, anche sessualmente, cognata di Lorenza, e bene Leroy, anche se un tantino spaesato, nei panni dell’industriale marito della donna. Un cenno al piccolo protagonista della pellicola, il bambino terribile: riesce ad essere così odioso da meritare un oscar. Un oscar per un film così eccessivo, banale e mal costruito, in effetti, mi sembra un pò troppo.

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Cuore di mamma, un film di Salvatore Samperi. Con Philippe Leroy, Beba Loncar, Carla Gravina, Yorgo Voyagis, Rina Franchetti, Roberto Bruni, Paolo Graziosi, Nicoletta Rizzi, Mauro Gravina, Monica Gravina, Massimiliano Ferendeles, Valentino Orfeo, Sara Di Nepi, Massimo Monaci, Rossano Jalenti, Claudio Dani
Drammatico, durata 92 min. – Italia 1968

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Cuore di mamma banner protagonisti

Philippe Leroy: Andrea Franti
Beba Loncar: Magda Franti
Carla Gravina: Lorenza Garroni
Yorgo Voyagis: Carlo
Rina Franchetti: Berta
Nicoletta Rizzi: Eleonora
Monica Gravina: Anna
Mauro Gravina: Massimo
Paolo Graziosi: Mariano
Sara Di Nepi: Rosa

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Regia Salvatore Samperi
Soggetto Sergio Bazzini, Salvatore Samperi
Sceneggiatura Salvatore Samperi
Produttore Doria Cinematografica
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Aldo Scavarda
Montaggio Roberto Perpignani
Musiche Ennio Morricone

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La bestia

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Il Marchese Pierre de L’Esperance ha un figlio, Mathurin, che vuol dare in sposo alla giovane Lucy Broadhurst, ricca ereditiera americana; Mathurin è un giovane strano, attratto solo dai suoi cavalli, timido e impacciato; il padre, il nobile Pierre, conta su di lui per rinforzare le sue esauste finanze. Il Marchese si mobilita per dare un tocco di nobiltà al matrimonio, e per fare ciò contatta il cardinale  de Balo per celebrare il matrimonio. Ma la sua decisione viene osteggiata dal fratello del porporato, Remondello de Balo, deciso ad opporsi alle nozze con tutte le sue forze. Remondello, costretto a vivere su una sedia a rotelle, viene però dapprima ricattato da Pierre, e dopo aver fatto una telefonata al porporato, per convincerlo a venire a celebrare le nozze, viene ucciso da Pierre.

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Nel frattempo nel castello dei L’Esperance arriva Lucy con la sua governante; la ragazza, di notte, inizia a sognare Romilda, antenata dei L’Esperance vissuta due secoli prima. La donna un giorno era stata violentata ( con molta partecipazione personale) da una mostruosa creatura, e la giovane Lucy rivive tutte le scene dell’avventura. Al suo risveglio, eccitata, Lucy si reca nuda da Mathurin, e scopre che il giovane è morto.

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Il cadavere di Mathurin viene composto in sala da pranzo, ma la governante di Lucy, curiosa, si avvicina, lo denuda e scopre con orrore che Mathurin aveva la cosa e parte del corpo coperto di peli. In preda al terrore, le due done, scarmigliate, fuggono dal castello. La trama di La bestia, film di Walerian Borowczyk alla fine è solo un pretesto per un attacco ironico, e allo stesso tempo sarcastico, alle convenzioni sociali, alla religione e perchè no, alle fobie del sesso. Le frequenti inquadrature degli accoppiamenti tra cavalli, le scene di zoofilia tra la bestia e la nobile Romilda, dapprima spaventata e in seguito partecipe dell’accoppiamento, altro non sono che una demitizzazione del sesso.

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Così come evidente è l’attacco anticlericale del regista, che sottolinea perfidamente la tendenza pedofila del sacerdote che arriva nel castello di L’Esperance, oltre che porre in una luce decisamente squallida sia il cardinale che il suo accompagnatore, attraverso dialoghi che ad un certo punto diventano surreali. Al solito Borowczik privilegia l’atmosfera e la fotografia, immergendo il film in un’atmosfera sospesa tra realtà e sogno: è sogno quello di Lucy, il vedere come nella realtà gli accoppiamenti tra la bestia e Romilda, che causeranno la morte della bestia stessa, consumata dai troppi orgasmi, o è un rivivere le scene avvenute 200 anni prima, questa volta con l’erede dei L’Esperance, il giovane e malinconico, oltre che tendenzialmente stupido Mathurin?

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Le musiche di Scarlatti, che sottolineano i passaggi cruciali del film suonano beffarde, scandiscono i momenti salienti del film, ironiche e quasi barocche, dando al tutto un tocco di lievità in contrasto stridente con l’atmosfera del film. Le scene erotiche, davvero forti, si contrappongono in maniera determinante all’atmosfera di cupo perbenismo dei protagonisti, con il loro carico gioioso di lussuria, opposta, per esempio, alla fozata castità del sacerdote ( solo teorica, perchè il regista lascia capire che è solo una facciata).

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L’eros opposto al perbenismo, la promiscuità sessuale come liberazione, l’istinto profondamente animale che alberga in noi, come evidenziato dal compiacimento erotico di Romilda, e in qualche modo anche di lucy, che risvegliandosi dal sogno si masturberà vogliosamente con una rosa rossa. Sono alcune delle chiavi di lettura del film, una storia che potremmo condensare come una moderna rielaborazione del classico La bella e la bestia, alla sua uscita suscitò scandalo, tanto da essere vietato in diverse nazioni. Un errore colossale, perchè siamo di fronte ad un film che non ha nulla di morboso, ma anzi, al contrario, è un inno alla liberazione sessuale.

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Quello che probabilmente scandalizzò, all’epoca, non furono tanto gli amplessi di romilda o le scene erotiche di Lucy, quanto il messaggio, apertamente scomodo e anticlericale, del regista. Un atteggiamento che Borowczyk ha replicato in tutti i suoi film, da Tre donne immorali ai Racconti immorali, da Immagini di un convento a Storia di un peccato. La critica riservò un’accoglienza assolutamente variegata alla pellicola: vituperato, condannato, ma allo stesso tempo esaltato e indicato come un genio, Borowczyk si vide sottoposto a processi di ogni genere, e non soltanto metaforicamente.

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Per quanto riguarda il resto del film, da sottolineare, al solito, la cura del regista per i dettagli, per la fotografia e per le musiche. La parte di Romilda venne ricoperta dalla giovane Sirpa Lane, bravissima, che purtroppo in seguito non ebbe molta fortuna, finendo per morire nel 1999 di Aids.La parte di Lucy è interpretata da Lisbeth Hummel, attrice danese, che non combinò più nulla di buono in carriera, anzi, finì sul set di un film che trattava il tema della bestialità, La bella e la bestia, con l’evidente intento di sfruttare l’onda lunga del successo del film di Borowczyk.

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Da segnalare anche Pascale Rivault:, nel ruolo di Clarissa, parente dei L’Esperance, figura minore che nel film si trastulla, senza riuscire a consumare, con un dotato servitore di colore.

La bestia, un film di Walerian Borowczyk. Con Lisbeth Hummel, Sirpa Lane, Elizabeth Kaza, Pierre Benedetti, Guy Tréjan Titolo originale La bête. Erotico, durata 104 (96) min. – Francia 1975.

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La bestia banner personaggi

Sirpa Lane: Romilda de l’Espérance
Pierre Benedetti: Mathurin de l’Espérance
Guy Tréjan: Marchese Pierre de l’Espérance
Marcel Dalio: Duca Rammendelo De Balo
Lisbeth Hummel: Lucy Broadhurst
Elisabeth Kaza: Virginia Broadhurst
Jean Martinelli: Cardinale Giuseppe de Balo
Pascale Rivault: Clarissa de l’Espérance
Hassan Falle: Ifany
Roland Armontel: Il curato
Robert Capia: Roberto Capia
Marie Testanière: Marie
Stéphane Testanière: Stéphane

La bestia banner cast

Regia Walerian Borowczyk
Soggetto Walerian Borowczyk
Sceneggiatura Walerian Borowczyk
Produttore Anatole Dauman
Casa di produzione Argos Films
Fotografia Bernard Daillencourt, Marcel Grignon
Montaggio Walerian Borowczyk, Henri Colpi
Musiche Domenico Scarlatti
Scenografia Jacques D’Ovidio
Costumi Piet Bolscher
Trucco Odette Berroyer

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La sanguisuga conduce la danza

Ci sono film così brutti che inducono quasi ad un sentimento di commozione, mentre i fotogrammi si succedono sullo schermo; è il caso di questo pseudo thriller di Alfredo Rizzo, girato nel 1975. Rizzo, un passato da caratterista nel cinema italiano, con qualche discreta prova in buoni film come Pane amore e fantasia, passò alla regia dirigendo alcune sciagurate pellicole dai titoli anche imbarazzanti, come Carnalità; La sanguisuga conduce la danza nelle pie intenzioni di Rizzo, rimaste alla fine tali, doveva essere un thriller con qualche suggestione erotica.

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Giacomo Rossi Stuart

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Femi Benussi

Doveva, appunto; il risultato finale è talmente piatto e sciatto da permettere a quest’opera di contendersi il poco ambito titolo di film più brutto del decennio settanta, grazie ad una trama praticamente inesistente, ad una recitazione a dir poco imbarazzante e ad uno svolgimento che si presta più al canovaccio di un film comico che del genere thriller.

La storia, di una pochezza disarmante, inizia con un ricco gentiluomo che si reca a visitare una scadente compagnia teatrale, impegnata in chissà quale rappresentazione. L’uomo si è invaghito di una delle protagoniste, che ricorda tanto sua moglie, scomparsa anni addietro. Così il gentleman (uno smarrito Rossi Stuart) invita la compagnia, nella quale lavorano alcune elle figliole, sulla sua isola, nel suo castello.

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Il gruppo ovviamente accetta, ma all’arrivo ben presto accadono fatti strani. A parte l’ostilità del personale, iniziano strane morti, tutte consumate tramite decapitazione delle malcapitate, con tanto di sorpresa finale, durante un ridicolo confronto tra i sospettati, con un solerte ( e anche purtroppo imbarazzante) funzionario di polizia che smaschera il colpevole.

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Patrizia Webley

A parte la già citata inconsistenza della trama, quello che sorprende di più nel film è la penosa ricostruzione ambientale; ridicola, per esempio, la scena del trasporto in barca della compagnia teatrale, con tanto di fumo proveniente dalla barca del regista che investe per qualche istante il gruppo di teatranti. Effetto nebbia? Mai vista una nebbia di pochi secondi in una splendida giornata di sole. Imbarazzanti le sequenze in bianco e nero rappresentanti tempeste inserite, senza alcuna logica, nella pellicola.

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Forse Rizzo voleva far riferimento alla tempesta di Shakespeare, per nobilitare in qualche modo il film. Tra gli attori, a parte un imbarazzato Rossi Stuart, che sembra quasi divertirsi, tutti sulle righe gli altri attori; la povera Benussi sembra capitata per errore nel film, mentre le altre attrici si segnalano più che altro per la gradevolezza dei loro seni.

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Insomma, una pellicola da evitare con cura, inconsistente, vuota e mal recitata. Uno dei pochi esempi di thriller italiano di bassa, bassissima lega.

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La sanguisuga conduce la danza, un film di Alfredo Rizzo. Con Femi Benussi, Krista Nell, Giacomo Rossi Stuart, Luciano Pigozzi, Leo Valeriano, Barbara Marzano, Alfredo Rizzo,Patricia Webley
Giallo, durata 87 min. – Italia 1975.

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Femi Benussi: Sybil
Giacomo Rossi-Stuart: Conte Richard Marnack
Krista Nell: Cora
Patrizia Webley: Evelyn
Luciano Pigozzi: Gregory
Mario De Rosa: Jeffrey, il maggiordomo
Barbara Marzano: Mary, la cameriera
Marzia Damon: Rosalind
Lidia Olizzi: Penny
Leo Valeriano: Samuel
Luigi Batzella: ispettore di Polizia (non accreditato)
Rita Silva: Margaret (non accreditato)

La sanguisuga conduce la danza banner cast

Regia Alfredo Rizzo
Soggetto Alfredo Rizzo
Sceneggiatura Alfredo Rizzo
Casa di produzione TO. RO. Cin.ca
Fotografia Aldo Greci
Montaggio Piera Bruni
Musiche Marcello Giombini
Scenografia Vanni Castellani
Costumi Maria Luisa Panaro
Trucco Sergio Angeloni

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La Venexiana

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Ennesimo film con  ambientazione veneziana, come del resto recita il titolo, preso alla lettera da un romanzo scritto in dialetto veneziano nel 1500, non ancora attribuito con certezza. Un romanzo allegro, ridanciano e divertito, scopertamente erotico sia come tematica sia come situazioni. Jules, gentiluomo straniero, approda nella città lagunare durante la locale festa del Ringraziamento; qui conosce Bernardo, gondoliere, che scarrozza l’affascinante ospite attraverso una Venezia che appare da dubito sotto una luce libertina. Il gondoliere, oltre ad illustrare le meraviglie di Venezia, decanta la bellezza delle donne locali, prospettando al giovane la possibilità di avere molte avventure galanti.

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Laura Antonelli

Il giovane viene immediatamente notato da due donne; la prima, Angela, è una vedova, ancora piacente e affascinante, mentre l’altra, Valeria, è una donna dai robusti appetiti sessuali, essendo giovane e maritata ad un uomo che è sempre assente per lavoro. La furba Valeria sguinzaglia la sua cameriera personale Oria sulle tracce del giovane, riuscendo a carpire al giovane la promessa di u incontro notturno con la sua padrona. Così, la sera, Jules accompagnato da Bernardo conosce Angela, e bruciato da cocente passione la ama per tutta la notte, mentre il buon Bernardo si consola tra le braccia di una corpulenta fantesca.

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Monica Guerritore

Il tour de force di Jules continua, perchè Valeria, incapricciata del giovane, non demorde, riesce a convocarlo a casa sua, dopo essere andata personalmente di notte in giro per le calli veneziane vestita da cavaliere a cercarlo. Così il fortunato Jules si gode anche le grazie della bella Valeria; il tutto però arriva alla fine con il rientro in città del marito della donna, così Jules, appagato e soddisfatto, probabilmente anche un tantino sollevato, può ripartire dalla città lagunare.

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Jason Connery e Laura Antonelli

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Del romanzo libertino e ridanciano dell’anonimo veneziano resta poco;  l’atmosfera di peccato, di erotismo diffuso rimane, nelle intenzioni del regista Bolognini, tutto nelle intenzioni, e si trasforma quasi in un dramma, quindi lontano anni luce dall’atmosfera pagana e divertita del romanzo stesso. Il regista, pur usando la sua patinata fotografia, la sua classica ambientazione curata, cerca di puntare qualcosa sulle psicologie dei personaggi, ma incappa prima di tutto in un errore clamoroso, scritturando per il film Jason Connery, figlio del grande Sean, assolutamente inespressivo e assolutamente inadatto alla recitazione.

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Si salvano le due protagoniste femminili, Laura Antonelli, ormai avviata al tramonto, comunque in grado di tenere dignitosamente la scena e la giovane Monica Guerritore, forse più a suo agio nei panni (svestiti) della moglie insoddisfatta. Da ricordare anche la presenza di Claudio Amendola nei panni del gaudente Bernardo, il gondoliere. Un film francamente deludente, immerso in un erotismo patinato, con fosche tinte e colori, quasi più vicino al drammatico  che al godereccio leif motiv del romanzo, che alla fine toglie al tutto quel sapore di festa pagana dell’Eros che Bolognini non ha voluto riprendere.

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La Venexiana, un film di Mauro Bolognini. Con Jason Connery, Laura Antonelli, Monica Guerritore, Annie Belle, Stefano Davanzati, Claudio Amendola, Clelia Rondinella, Monica Guerritore
Erotico, durata 125 min. – Italia 1985.

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Laura Antonelli: Angela
Monica Guerritore: Valeria
Jason Connery: Jules
Clelia Rondinella: Nena
Claudio Amendola: Bernardo
Cristina Noci: Oria

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Regia Mauro Bolognini
Soggetto dalla commedia di anonimo La Venexiana
Sceneggiatura Massimo Franciosa
Produttore Ciro Ippolito
Casa di produzione Lux International
Musiche Ennio Morricone

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La cicala

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Virna Lisi è Wilma nel film La cicala

Lei non ha un nome, tutti la conoscono come “la cicala”, perchè è sempre allegra e ha sempre voglia di cantare. Un giorno il suo destino si lega inesorabilmente  a quello di Wilma Malinverni, una cantante in declino con un passato oscuro, fafto di prostituzione. Wilma arriva nel paese dove abita Cicala, e ne diventa l’amica, subito dopo che la sfortunata cantante viene cacciata dal locale dove si esibisce, perchè il suo repertorio non è più di moda.

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Clio Goldsmith ( a sinistra) è Cicala

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Barbara De Rossi è Saveria

Cicala e Wilma lasciano il paese, con destinazione incerta; tuttavia, mentre sono in un locale notturno, vengono avvicinate da Ulisse, un uomo che possiede una stazione di servizio con annesso bar albergo. Le due donne vanno a lavorare con Ulisse, contribuendo in maniera determinante al successo della stazione di servizio. Così Ulisse, pur venuto a conoscenza del passato turbolento di Wilma, le propone di sposarlo; la donna accetta e i due diventano marito e moglie, mentre la fedele Cicale lavora felice nella stazione. Un giorno, a complicare irrimediabilmente le cose, arriva la figlia di Wilma, Saveria,

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una diciottenne all’apparenza tranquilla. Ben presto la ragazza mostrerà il vero lato oscuro di se stessa; dopo aver assistito ad un breve convegno amoroso della madre con un vecchio spasimante, si concede ad un amico di Ulisse, avventore della stazione di servizio e della sala biliardo Carburo e poi a Cipria, amico anche lui di Wilma. Tra Wilma e Saveria scoppia, improvvisa, la competizione. La madre, dopo aver scoperto la tresca tra Saveria e Cipria, uccide quest’ultimo,e aiutata da Ulisse ne occulta il corpo.

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Ma la situazione è destinata a precipitare; dopo aver notato le occhiate che il marito riserva alla figlia e gli sguardi ammiccanti con cui Saveria ricambia le attenzioni, Wilma decide di uccidersi. Dopo aver scritto una lettera nella quale confessa l’omicidio, si tuffa nelle acque del fiume, e nonostante il disperato tentativo di salvarla di Cicala, annega, proprio mentre un bambino urta involontariamente la scarpa nella quale Wilma aveva deposto la confessione scritta.  Saveria a questo punto, dopo aver sedotto Ulisse, diventa la reale proprietaria della stazione di servizio, che d’ora in poi si chiamerà La regina.

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Saveria seduce Cipria….

La tragedia scoppia improvvisa quando Cicala e Carburo decidono di vendicare la morte di Wilma; sfidato ad una partita di biliardo il pavido Ulisse, Carburo vince la posta, Saveria ; la donna segue Carburo, nel suo camion, mentre Ulisse, riscossosi dal torpore iniziale, insegue la coppia. In un drammatico incidente, Saveria vola fuori dal parabrezza del camion, restando uccisa sul colpo. Cicala decide di lasciare tutto e riprendere la sua vita errabonda.

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La cicala, film del 1980 diretto da Alberto Lattuada, è un film drammatico che ad un certo punto vira decisamente verso il noir; un film in cui si fatica a trovare un personaggio con connotazioni positive, se si esclude il personaggio solare della cicala. Tutti gli altri, a cominciare da Wilma, per finire ai suoi amanti Carburo e Cipria, passando per il marito Ulisse, o peggio, sua figlia Saveria, appaiono come anime quasi nere di una tragedia in cui non ci sono buoni, ma soltanto anime perse.

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Un film immerso in un’atmosfera abbastanza tetra, che lascia presagire, sin dall’inizio, un finale a tinte forti. Sopratutto durante la prima chiacchierata tra Cicala e Wilma, lungo un ponte, durante la quale la ragazza legge la mano di Wilma, e turbata rifiuta di dire cosa vi ha letto. Uno dei tanti simboli di una storia che è una sorta di drammone famigliare, con tanto di rivalità mortale tra madre e figlia, con il regista, il sapiente Lattuada, pronto a descrivere con colori scuri le varie psicologie dei personaggi, aiutato dalla verve degli attori.

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Brava Virna Lisi, una splendida Wilma, brava l’ex attrice di fotoromanzi Barbara De Rossi, fresca e disinibita, assolutamente a suo agio nel descrivere l’angelo dall’anima nera Saveria; bene anche l’ esordiente Clio Goldsmith, unico personaggio in chiaro del film. Forse un po azzardata la scelta di Anthony Franciosa, troppo legato e ingessato per interpretare il personaggio di Ulisse, mentre è sicuramente bravo Renato Salvatori nel ruolo di Carburo. Film molto interessante, da riscoprire. Il film è presente su You tube, in una versione ottenuta dalla tv all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=zS4L6pohOyw

La cicala, un film di Alberto Lattuada. Con Virna Lisi, Anthony Franciosa, Renato Salvatori, Barbara De Rossi, Michael Coby, Clio Goldsmith, Riccardo Garrone, Loris Bazzocchi, Corrado Olmi, Mario Novelli, Mario Maranzana, Antonello Fassari, Serena Grandi Drammatico, durata 100 min. – Italia 1980

Virna Lisi: Wilma Malinverni
Anthony Franciosa: Annibale
Renato Salvatori: Carburo
Clio Goldsmith: Cicala
Barbara De Rossi: Saveria
Aristide Caporale: Bretella
Riccardo Garrone: Ermete

 

Regia Alberto Lattuada
Soggetto Marina Di Leo, Natale Prinetto
Sceneggiatura Alberto Lattuada, Franco Ferrini
Produttore Ibrahim Moussa
Produttore esecutivo Manolo Bolognini; produttore associato: Bianca Lattuada
Casa di produzione NIR Film
Distribuzione (Italia) PIC Distribuzione
Fotografia Danilo Desideri
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Fred Bongusto

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