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L’amante di mia madre

L'amante di mia madre locandina

Titolo furbetto e ammiccante,come del resto si usava tantissimo negli anni settanta; in origine questo film di George Zervoulakos si intitolava Naked in the snow, ovvero Nudo nella neve e allude ad una scena cruciale del film.
Un film di taglio drammatico, incentrato sulla figura di una donna che attraverso il flashback rivive parte del suo recente passato; George Zervoulakos, regista assolutamente sconosciuto da noi dirige un film che non è un thriller, nonostante la tensione latente ma un viaggio nella memoria e nelle gesta di una donna che trova l’amore e lo perde,drammaticamente, tradita dall’uomo che ama e da sua figlia.
Un film dall’andamento narcolettico, con lunghe pause e scene di immobilità girato in una location particolare e selvaggia, in cui predomina il bianco assoluto e abbacinante della neve che è la protagonista degli esterni del film.
La trama:
Sofia è in carcere.

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Attraverso l’uso del flashback vediamo il perchè, ovvero l’omicidio di un giovane che la donna ha colpito con un colpo di fucile mentre correva nudo sulla neve, scappando probabilmente da lei.Sempre attraverso l’onnipresente flashback scopriamo che la donna è una scrittrice rimasta vedova che si è ritirata in una baita assolutamente sperduta in compagnia di un cane.Qui, un giorno, richiamata dai guaiti del suo cane scopre il corpo di un giovane sepolto dalla neve.Sofia soccorre il giovane, lo cura e alla fine ne diventa l’amante; l’uomo è un evaso ed è ricercato dalla polizia ma nonostante questo la donna lo protegge e lo nasconde.
Le cose cambiano drammaticamente il giorno in cui arriva, a casa di Sofia, sua figlia.Giovane e bella, ben presto rimpiazza la madre nel cuore (e nel letto) del giovane fino a quando la stessa non scopre in una stalla i due giovani che fanno l’amore.Imbracciato il fucile la donna spara all’uomo mentre questi cerca una disperata fuga completamente nudo tra la neve e lo abbatte.

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Arrestata, la donna ivive gli avvenimenti e alla fine, sconvolta, si taglia le vene.
Drammone con finale tragico quindi.
Film non di certo originale, giocato su un triangolo visto altre volte (la madre,la figlia e l’amante delle due) caratterizzato da una staticità delle immagini assolutamente unica.
Diverse sequenze vengono dilatate nel tempo, quasi che il regista voglia imprimere nella memoria dello spettatore gli sguardi, i sottintesi, gli scarni discorsi che intercorrono tra i protagonisti.Alcune scene presentano nudi ieratici, quasi subliminati, che di erotico non hanno assolutamente nulla così come le scene di sesso peraltro molto pudiche nulla hanno di pruriginoso.
Su tutto neve, tanta neve, che dona al film un senso di gelo accentuato, che avvolge il tutto rendendo la storia una tragedia dai tempi spaventosamente dilatati.
Non un brutto film, intendiamoci, ma un film abbastanza monotono.

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Bene però i protagonisti, su tutto una intensa Emilia Ipsilanti, autentica rivelazione così come brava è anche Aliki Zanou che interpreta Elisa.L’oggetto del contendere tra madre e figlia è l’attore Christo Spyropoulos che l’anno successivo, dopo La mia carne brucia di desiderio (1975) chiuderà la sua brevissima carriera.
Film assolutamente invisibile in tv, che del resto è passato come una meteora nel 1974 alla sua uscita sugli schermi:tuttavia seguendo questo link http://wipfiles.net/wl9x5sszd61h.html troverete il film in un’ottima riduzione e sottotitolato in italiano ( o in doppio audio)

L’amante di mia madre
di George Zervoulakos con Emilia Ipsilanti,Christo Spyropoulos,Aliki Zanou Drammatico Grecia 1974

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Emilia Ipsilanti …Sofia
Christo Spyropoulos …Il giovane
Aliki Zanou …Elisa

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Regia: George Zervoulakos
Sceneggiatura:George Zervoulakos
Musiche:Linos Kokotos
Montaggio:Aris Stavrou

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Un urlo nelle tenebre

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Francoise Prevost,Sonia Viviani,Richard Conte e Patrizia Gori.
Con questi nomi, tutti professionisti dalla discreta caratura artistica, ti attendi un film di livello decoroso.
Anche se il titolo e il trailer, Un urlo nelle tenebre e la presentazione con immagini che ricordano molto da vicino (troppo) L’esorcista di Friedkin dovrebbero mettere sull’avviso.
Ancor di più dovrebbero farlo le due firme registiche, Franco Lo Cascio e Angelo Pannacciò: il primo noto principalmente per film dai titoli inequivocabili come La ninfomane, il trans, lo stallone o anche Le due bocche… di Marina e il secondo noto per aver diretto uno dei film più brutti della storia del cinema, quel Il sesso della strega che aveva fatto sghignazzare critica e pubblico nel 1973, anno della sua uscita.

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Inutile dire che lo spettatore a digiuno di retroscena “artistici” di tal levatura, attratto dalla trama “satanica” e che ha da poco visto il capolavoro di Friedkin si siede in attesa di gustarsi emozioni forti.
Il film parte e dopo pochi minuti lo sventurato spettatore si chiede cosa diavolo stia succedendo e sopratutto cosa significhino i balzi temporali, i flash back, l’orgia iniziale con tanto di ostie consegnate ad un gruppo di svestitissime adepte di un misterioso rito e la breve sequenza che mostra donne evidentemente rinchiuse in un manicomio che si accapigliano per chissà che cosa.
Poi un barlume di storia sembra snodarsi all’improvviso, con la concomitante presenza di uno straccio di storia.
Apprendiamo così che Barbara e suo figlio Piero vivono in una casa solitaria e che il giovane, durante un’escursione, ha trovato uno strano medaglione e che da quel momento ha iniziato a comportarsi in maniera strana.Ha anche visto una splendida donna dai capelli rossi (rossa naturale, visto che anche le parti intime sono di quel colore (sic) ), l’ha fotografata ma della donna sulla pellicola non esiste più traccia.

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Piero diventa strano, tanto da comportarsi sgradevolmente anche con la bella fidanzata, così ad un certo punto ecco rientrare dall’Africa dove vive come missionaria sua sorella Elena.
La quale incomincia a capire che suo fratello è preda di qualche strana malattia e di conseguenza chiama il dottor Ferri a visitare suo fratello; il dottore sottopone il giovane ad accurati esami senza però riscontrare problemi.
La situazione precipita quando Sherry, la fidanzata di Piero, muore sgozzata da una mano invisibile durante una festa e la signora Barbara cade dalle scale spezzandosi il collo per sfuggire al misterioso demone dai capelli rossi, che tenta un’improbabile violenza carnale sulla donna (sic)
Sarà con l’aiuto di un esorcista esperto chiamato appositamente dall’America latina che il demone verrà cacciato, ma a venir posseduta sarà proprio Suor Elena che per liberarsi dal demone si ucciderà.
Un urlo nelle tenebre ( o anche dalle tenebre) è un guazzabuglio incredibile, brutto e becero come pochi altri film della storia del cinema italiano.

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Sconclusionato, con una trama che svacca ogni quarto d’ora in maniera labirintica tra flash back incomprensibili e riferimenti ad avvenimenti che solo lo sceneggiatore capisce appieno, il film ondeggia senza alcun senso logico alternando, di quando in quando, scene di orge o seduzioni improbabili del demone dai capelli rossi.Come quella che propone la relazione saffica tra il demone e una suora, che però resta incinta in maniera anche abbastanza grottesca, visto che il rapporto si verifica tra due donne (sic)

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A nulla vale a questo punto la presenza degli attori citati all’inizio, perchè con una trama del genere lo sghignazzo e il riso sono ormai una costante della visione.
Nudi a volontà, scene saffiche e sopratutto l’imbarazzante volto di Jean-Claude Vernè che interpreta Piero sono la caratteristica peculiare estremamente negativa del film, talmente brutto e farraginoso da non poter nemmeno muovere al riso di scherno.

Un urlo nelle tenebre
Un film di Elio Pannacciò. Con Françoise Prévost, Richard Conte, Jean-Richard Verné, Sonia Viviani,Franco Garofalo, Patrizia Gori, Mimma Monticelli Horror, durata 93 min. – Italia 1975.

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Richard Conte …il prete esorcista
Françoise Prévost … Barbara, madre di Piero
Patrizia Gori … Elena Forti
Jean-Claude Vernè … Piero Forti
Sonia Viviani … Sherry, la ragazza di Piero
Mimma Monticelli … Succubus
Franco Garofalo …I cerimoniere del Sabba
Filippo Perego …Dottor Ferri

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Regia: Franco Lo Cascio, Angelo Pannacciò
Sceneggiatura:Giulio Albonico,Franco Brocani,Aldo Crudo ,Angelo Pannacciò
Produzione:Luigi Fedeli
Musiche:Giuliano Sorgini
Fotografia:Maurizio Centini,Franco Villa
Montaggio:Fernanda Papa
Design costumi:Elisabetta Lo Cascio

Un urlo dalle tenebre banner recensioni

La recensione del sito http://www.exxagon.it

Im-perdibile esorcistico di casa nostra diretto da Lo Cascio – regista di tanti porno di casa nostra – ma firmato da Pannacciò per non perdere la faccia, anche se poi la storia ha ragione dei giusti e i nodi vengono al pettine. Se fosse stato un po’ meno noioso e pretenzioso nel voler cercare di essere un serio tentativo di esorcistico, Un Urlo dalle Tenebre* sarebbe potuto essere anche uno godibile e perfetto esempio di film trash, mentre siamo solo davanti ad uno Z-movie. Molto eros saffico, con Sonia Viviani al meglio, e presenze meteoriche di Francoise Prévost e Richard Conte che chiude indegnamente una carriera. Il gioco, dato che siamo all’ombra de L’Esorcista (1973), è prevedibilmente quello del posseduto (nota originale, non è una donna) che sclera, prende a male parole credenti e non credenti e vomita. Poi c’è il sesso veicolato da belle donne e scene anche spinte (se avete la versione uncut!). Il risultato è uno sgangheratissimo tentativo di erotico all’italiana però horror, però mal girato, mal montato e peggio recitato. Parlano da sole la scena iniziale a San Pietro con la gente che guarda in camera e le folli zoomate del regista sul volto del protagonista, un Luis Miguel ante litteram. Uno dei peggiori se non il peggiore epigono dei possession-movies in circolazione ma anche Malabimba non scherza; con malcelato orgoglio mi dico che è tutta roba di casa nostra. Occhio alla “Bestia in Calore” Baccaro, garanzia di ogni trash DOC, nascosto tra gli adepti della messa nera officiata da Garofalo. Da vedere per chi ama il brutto (e il noioso) tenendo conto anche dell’altro pazzesco titolo con cui fu distribuito: L’Esorcista n°2: e il mio grido giunga a te. Per gli altri, assolutamente sconsigliato.

La recensione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Sgangheratissimo film esorcistico, semi dilettantesco, con incredibile presenza di Françoise Prévost (muore in fretta) e di Richard Conte (avrà lavorato mezza giornata). Incipit davanti a San Pietro con la gente che guarda in macchina e, poi, vicenda pazzesca. Patrizia Gori, carina coi capelli a zero, e Sonia Viviani, sensualissima, sono fra i pochi motivi del film, girato pure alle cascate di Monte Gelato e a Calcata. Poverissimo, misero, quasi incredibile. Imperdibile, pertanto…

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Nelle mani di Assonitis e De Martino il demoniaco italiano aveva prodotto risultati brillanti ed originali, ma in quelle degli sventurati Lo Cascio-Pannacciò è solo uno squallido clone de L’esorcista al cui repertorio classico di urla, turpiloquio e vomito verde si unisce una buona dose di sesso. La Prévost e la Viviani escono presto di scena, Vernè è un ridicolo sosia maschile di Linda Blair, mentre il povero Conte non poteva chiudere la sua gloriosa carriera in modo peggiore. La figura della suora e il finale preludono a Malabimba.

L’opinione di Caesars dal sito http://www.davinotti.com

Definire pessima questa cialtronata italica, nata per sfruttare il successo del film di Friedkin, è farle un complimento immeritato; la regia non esiste e gli interpreti, così come la storia raccontata, sono da dimenticare. Purtroppo non ci si riesce neanche a divertire, perché la noia regna sovrana per tutta la durata della pellicola. Richard Conte è l’esorcista chiamato a salvare l’indemoniato di turno (unica nota originale: non è una donna a finire sotto le grinfie del demonio); fa tristezza vederlo coinvolto in questa operazione.

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Sul far della notte

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Charles Masson è un dirigente di un’azienda che si occupa di pubblicità;ha una bella famiglia, una bellissima moglie ma sopratutto ha un’amante, Laura Tellier che è sposata però con il miglior amico di Charles, Francois.
I due si incontrano in un appartamento, come clandestini e non rifuggono da rapporti sessuali estremi, masochistici.
Durante uno di questi rapporti, Charles arriva a strangolare la donna.
Da quel momento l’uomo è costretto a costruire attorno a se un muro di difesa, che però lo ingabbia a tal punto da soffocarlo.

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Così decide di raccontare tutto alla moglie, che per difendere lo status sociale, fa finta di ignorare l’accaduto.
Dal romanzo Sul far della notte di Edward Atiyah, Claude Chabrol trae il film omonimo dirigendolo su un binario di fredda tecnica e creando un prodotto che viaggia glacialmente sull’indagine della vita di un uomo, il protagonista, che è costretto, per difendere la sua vita irreprensibile, a nascondersi, a mimetizzarsi, protetto in qualche modo dall’aria di rispettabilità che ha lui e il suo ruolo sociale.
La polizia non sospetta di lui, ma la cattiva coscienza fa vedere il pericolo anche dove non c’è: così la vita di Charles si complica maledettamente tanto da spingerlo, forse preda del rimorso, forse in cerca di un appoggio a confidare l’accaduto a sua moglie.
Che è preda anch’essa delle convenzioni borghesi e che vuol difendere la sua famiglia da uno scandalo.
Così tutto viene nascosto, taciuto.
E la vita può riprendere regolarmente.
O quasi.

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Chabrol indaga con discrezione sulle convenzioni, sfiorando il senso del rimorso dell’uomo che evidentemente cova in se ma non può esprimere.
Un’altra scena importante in questo senso è quella in cui mima la sua confessione,di ritorno sulla strada che lo porta indietro dal funerale di Laura. Charles parla ma nessun suono esce dalla sua bocca. Ci sono emozioni e sentimenti che non osano e non possono essere espressi. Hélène è più fredda e calma nel controllare i suoi sentimenti. La sua reazione alla confessione del marito – il sesso, omicidio,il tradimento – è fredda e estremamente razionale. Lei sceglie con calma di perdonarlo e prosegue la recita di facciata di quella vita tranquilla che in fondo ha e che non intende mettere a repentaglio.
Un film che usa il bisturi per sezionare le personalità che man mano affollano la vicenda, tutte quasi rinchiuse in se stesse:come la giovane donna che lo riconosce da lontano come l’amante di Laura, lo guarda ma tiene per se la cosa, disinteressandosi di tutto presa com’è a farsi i fatti propri.
Su tutto la sequenza notturna della confessione di Charles: la scena cruciale si verifica di notte, è diretta con pochissima luce e si può a malapena a vedere i volti degli attori. Ma per chi guarda la pellicola la cosa non è importante, così come non è importante.l’espressione dei protagonisti.Le loro parole valgono per tutto, come quella confessione, agghiacciante di Charles che dice “Se tu sapessi quello che ho fatto, se solo tu sapessi..” mentre la moglie lo rassicura, quasi complice di un gesto così efferato.

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Il cast scelto da Chabrol sposa alla perfezione le intenzioni del regista:bravissimi tutti, in particolare la sempre bellissima Stephane Audran che interpreta la moglie di Charles,Michel Bouquet che interpreta Charles, Anna Douking (Laura) che resta in scena pochissimo ma con gran mestiere e François Périer, che riveste il ruolo di Francois, l’amico di Charles.
Un film molto bello, freddo e elegante al tempo stesso e che purtroppo è pressochè introvabile nella versione italiana.
Chi volesse vederne la versione originale può farlo seguendo questo link su You tube: http://www.youtube.com/watch?v=F3ugdFqcfr4

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Sul far della notte
Un film di Claude Chabrol, con Stéphane Audran,François Périer,Michel Bouquet,Jean Carmet,Dominique Zardi,Anna Douking Drammatico, Francia-Ucraina 1971 Titolo originale Just avant la nuit

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Stéphane Audran Hélène Masson
François Périer François Tellier
Michel Bouquet Charles Masson
Jean Carmet Jeannot
Henri Attal Cavanna
Dominique Zardi Prince
Celia Jacqueline
Marina Ninchi Gina Mallardi
Anna Douking Laura Tellier

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Regia Claude Chabrol
Soggetto-romanzo Edouard Atiyah
Sceneggiatura Claude Chabrol
Fotografia Jean Rabier
Montaggio Jacques Gaillard
Musiche Pierre Jansen

L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com

Laura Tellier (Anna Douking) ha una relazione con Charles Masson (Michel Bouquet) nonostante quest’ultimo sia felicemente coniugato. L’omicidio di Laura potrebbe intaccare la rispettabilità della famiglia e sarà dunque la moglie a punire il “reo confesso”, in virtù dell’apparenza (il decoro civile) che surclassa la sostanza (la relazione extraconiugale e il delitto). Notevole dramma dai risvolti tragici, orientato alla denuncia sociale. Chabrol rifugge dal sensazionalismo per concentrarsi invece sui pensieri di una mente borghese (la moglie) adagiata sulla rispettabilità e sull’appar(ten)enza.

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