L’assoluto naturale


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Un aggettivo qualificante per indicare L’assoluto naturale:estenuante.
Un film ridotto da una piece teatrale di Goffredo Parise e diretto da Mauro Bolognini che non sembra affatto opera del regista di Pistoia,ma non solo.
Un film che arriva prima di tre grandi successi popolari del decennio settanta,Metello,Bubu e Imputazione di omicidio per uno studente e che rappresenta un’opera presso che unica nella produzione del Maestro toscano.
Opera controversa,che cerca di parlare d’amore stravolgendo i ruoli tipici del rapporto amoroso e che si trasforma nel corso dello svolgimento del film
in un irrisolto confronto a due,verboso e a tratti noiosissimo dialogo tra due posizioni inconciliabili.
Che sono quelle tra Peter,studioso inglese in vacanza in Italia e Elle,bella,ricca e viziatissima signora delle borghesia medio/alta.
I due si incontrano,si amano (o meglio si accoppiano per usare un’espressione cara alla donna) ma alla fine si lasciano incapaci di mediare le mille sfumature del sentimento più complesso,irriducibili nelle loro posizioni.
Peter ha una concezione dell’amore romantica,poetica;parte dal presupposto che amare sia la cosa più importante,considera proprio l’amore la sublimazione del proprio essere,dei propri sentimenti.

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Ella è molto più pragmatica,quasi gelida nelle sue convinzioni;l’amore non esiste,è fatto solo da attrazione fisica,è solo soddisfazione del proprio istinto,è un “accoppiamento“,quindi è appagamento dei sensi e non prevede altri coinvolgimenti se non quello del corpo.
Le due posizioni sono inconciliabili e difatti ben presto le differenze tra i due esplodono in una serie di tentativi,da parte della donna di mostrare al romantico inglese l’altra faccia dell’amore.
Ella si concede a due uomini sotto gli occhi di lui,ferendolo dolorosamente,ne distrugge un opera scritta di stampo prettamente romantico,a simboleggiare l’inutile attaccamento di lui ad un sentimento inesistente e infine gli fa conoscere la sua famiglia,amorale e depravata.
A questo punto finalmente Peter apre gli occhi e decide di troncare il suo inutile rapporto con la donna,dalla quale non può ricavare altro che momenti di appagamento fisico senza nessun futuro.
Finirà in tragedia…
Nel romanzo Parise fa dire ad Ella “Questo è il senso. Me l’hai anche dimostrato e del resto te l’ho dimostrato io stessa, con la mia lunga, struggente confessione anatomica. E tu con le tue metafore. Dicendo che ami i miei capelli perché metaforici mi hai tradito. E io per amore, per vero amore e oscuramento di tutto, della realtà, ho creduto…ho creduto…ma perché? Perché?…
Posso io vivere, amare, fondere il mio corpo con il tuo in mezzo a una selva di metafore? Posso io dividere il mio amore per te con mille e mille immagini che affollano il mio letto, la mia mente e soprattutto la tua mente da cui escono come nugoli di nere farfalle: presenze ideali, poetiche, come tu le chiami, che io non so vedere, toccare, cacciare, ma devo solo subire?”
Una posizione netta e inequivocabile quella di Ella che si scontra frontalmente con la filosofia morbida e sentimentale dell’uomo e che produce,nel corso del film,un’estenuante corsa a dialoghi spesso pretenziosi tra i due,spesso fini a se stessi e che mettono a dura prova la pazienza dello spettatore.

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L’amore,considerato probabilmente l’unico sentimento umano fuori da qualsiasi contestazione finisce qui per diventare materia di scontro tra due visioni antitetiche con un cambio di ruoli decisamente netto;non è la donna ad essere sentimentale
e traboccante amore,bensì l’uomo;la donna rivendica un suo ruolo ben preciso,rivendica il diritto ad avere l’appagamento dei propri sensi e del proprio corpo mentre l’uomo rivendica il diritto ai sentimenti.
Un ribaltamento di posizioni che nel film si traduce in un linguaggio espressivo a tratti insopportabile nella sua pretenziosità.
L’assoluto naturale è uno di quei film pesantemente datati figli “naturali” di un’epoca storica ricca di contraddizioni,dibattiti su tutto e tutti,un’epoca nella quale si tentava di rimettere in discussione ruoli e punti fermi.
Solo che in questo caso il ribaltamento dei ruoli ha risultati quasi comici,mentre la storia stessa alla fine sfianca e rimane sostanzialmente irrisolta.
Come aveva avvertito Parise,”“L’assoluto naturale” è consigliabile a tutti coloro che hanno avuto modo di discutere con qualcuno, e soprattutto con sé stessi, sul tema “che cos’è l’amore?”, ma in particolare a chi quasi gode nel cavillare su tale questione insolubile. Scritto in forma dialogica, con evidente possibilità di trasposizione teatrale, il testo è un’ironica indagine svolta da un uomo e una donna,
i quali dichiarano di amarsi ma lo fanno partendo da presupposti opposti. Ciascun lettore potrà riconoscersi maggiormente nelle tesi dell’uno o dell’altro, o ancora in un miscuglio delle diverse opinioni, com’è più logico che sia. La scelta di assegnare all’uomo e alla donna determinati ruoli, non è, almeno a mio avviso, così decisiva, nel senso che potrebbero benissimo recitare le stesse battute a parti invertite  (questo perché ritengo la divisione in generi alquanto banalizzante, soprattutto quando si afferma che “tutti gli uomini sono…” o “tutte le donne sono…”).

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L’ironia agognata da Parise resta meramente sulla carta:nel film è completamente assente,metabolizzata da dialoghi a tratti surreali.
La Koscina,interprete del ruolo di Ella,si concede qualche nudo assolutamente in anticipo sui tempi sfidando la censura;per il resto si limita a sfoggiare dei brutti occhialoni in stile fanali molto in voga in quel periodo e gli arredamenti risentono di un periodo di profonda trasformazione del design.
Per il resto ben poco da segnalare se non la discreta colonna sonora firmata da Ennio Morricone.
Oggi un’opera del genere non avrebbe nessun finanziatore e meno che mai spettatori.
E’ passata,irrimediabilmente,l’epoca delle disquisizioni filosofiche sul sesso degli angeli.
Dopo quasi cinquant’anni di assoluto oblio,il film è stato recuperato dal Centro sperimentale di cinematografia ed è oggi presente in rete,su You tube,in una versione accettabile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=EQy7VkqT70w

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L’assoluto naturale

Un film di Mauro Bolognini. Con Laurence Harvey, Sylva Koscina, Isa Miranda, Guido Mannari, Felicity Mason Drammatico, durata 90 min. – Italia 1969.

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Laurence Harvey: Lui
Sylva Koscina: Lei
Isa Miranda: Madre
Felicity Mason: Zia
Isabella Cini: Nonna
Nella Tessieri-Frediani: Bisnonna
Amalia Carrara: Bis-bisnonna
Franca Sciutto: Ragazza nell’incidente
Guido Mannari: primo meccanico
Giorgio Tavaroli: secondo meccanico
Vanni Castellani: veterinario

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Regia Mauro Bolognini
Soggetto Goffredo Parise
Sceneggiatura Mauro Bolognini, Ottavio Jemma, Vittorio Schiraldi
Produttore Laurence Harvey
Casa di produzione Cinecenta, Tirenia
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Giovanni Baragli
Costumi Vanni Castellani

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