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ottobre 31, 2019 Posted by | I registi | | Lascia un commento

Gli Argonauti

Nella Tessaglia,una regione della Grecia, Pelia sale sul trono uccidendo il legittimo re Aristo e assassinando le sue figlie; a scampare all’eccidio è l’erede al trono, il figlio maschio Giasone.
Egli è destinato a salire sul trono e compiere così la profezia di un indovino; vent’anni dopo Giasone, diventato nel frattempo un giovane coraggioso, audace ha la possibilità di uccidere Pelia ma non lo fa,salvandogli al contrario la vita.
Costui,per togliersi dai piedi il giovane e impedire il compimento della profezia lo spedisce in capo al mondo alla ricerca del vello d’oro, una pelliccia di montone capace di fare prodigi, custodita però dalla micidiale Idra, una serpe gigantesca con sette teste.
Giasone accetta e costituisce un equipaggio fatto da coraggiosi, che recluta in tutta la Tessaglia e si appresta a partire per quella che sembra un’impresa impossibile.


Ma è grazie agli dei che riceve preziosi aiuti: il giorno che precede la partenza viene convocato da Giunone che gli promette tre aiuti per superare le insidie che lo aspettano.
Tra gli eroi che compongono l’equipaggio, gli Argonauti, c’è anche Ercole, il mitico semidio dalla forza sovrumana.
Il primo aiuto che Giasone riceve da Giunone è l’indicazione del posto dove cercare il vello d’oro,ovvero nella Colchide.ma prima di arrivarci gli Argonauti sono costretti ad affrontare nemici all’apparenza invincibili, come la gigantesca statua di bronzo Talo.
In questa avventura c’è la prima defezione importante, quella di Ercole,che rinuncia a proseguire per andare alla ricerca di un suo amico disperso durante lo scontro con Talo.


Il viaggio continua, affrontando nemici sempre più temibili come le Arpie, tre donne uccello dall’aspetto orrido e dagli artigli letali, poi lo stretto che si richiude quando le navi tentano di attraversarlo, aiutati in questo dal dio Nettuno che sorge dal mare per tenere distanti le rocce e infine
l’Idra, che Giasone uccide dopo un epico combattimento. Ma non è finita,perchè Eeta,il re della Colchide per vendicarsi del furto del vello fa sorgere dai denti dell’Idra un gruppo di scheletri che uccidono i compagni di Giasone, che all’ultimo momento riesce ad allontanarsi sulla nave Argo.
Qui si ricongiunge ai superstiti della spedizione e alla sacerdotessa Medea, che ha salvato da un naufragio durante il passaggio dallo stretto che si richiude su se stesso.


Con la donna (innamorata di lui,ricambiata) e i suoi amici torna a casa,benedetto dagli dei che hanno ammirato il suo coraggio.
Kolossal mitologico diretto da Don Chaffey nel 1962, Gli Argonauti è uno dei film più belli in assoluto nel campo delle pellicole mitologiche; avventure a getto continuo, bellissimi e sorprendenti effetti speciali fanno di questo film un’opera godibile che scorre con agilità verso la fine che lascia sicuramente appagato lo spettatore.
Da Ercole a Talo,dalle Arpie all’Idra agli Dei, tutte le componenti di parte della florida mitologia greca non sono certo risparmiate anche come effetti visivi, curati da Ray Harryhausen,un autentico mago che grazie alla tecnica dello slow motion crea la famosa sequenza finale del combattimento con gli scheletri, che tanto lasciò ammirati gli spettatori dei primi anni sessanta,effetti speciali ancor oggi sorprendenti.


100 minuti di divertimento in cui la noia è bandita;un film ancor oggi sorprendentemente avvincente e divenuto un classico nel campo dei film storico/mitologici.
Bravi tutti gli attori,in particolare Todd Armstrong (Giasone), Nancy Kovack (Medea) e Honor Blackman (Giunone); su Youtube c’è una discreta versione del film all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=xau_Mc6WfsE

Gli argonauti
Un film di Don Chaffey. Con Honor Blackman, Nigel Green, Todd Armstrong, Nancy Kovack, Gary Raymond. Titolo originale Jason and the Argonauts. Avventura, durata 104 min. – Gran Bretagna 1963

Todd Armstrong: Giasone
Nancy Kovack: Medea
Gary Raymond: Acasto
Laurence Naismith: Argo
Niall MacGinnis: Zeus
Honor Blackman: Era
Michael Gwynn: Ermes
John Cairney: Ila
Nigel Green: Ercole
Douglas Wilmer: Pelia
Jack Gwillim: re Eeta
Patrick Troughton: Fineo
Andrew Faulds: Faleo

Pino Locchi: Giasone
Fiorella Betti: Medea
Cesare Barbetti: Acasto
Gualtiero De Angelis: Argo
Giorgio Capecchi: Zeus
Rosetta Calavetta: Era
Gianfranco Bellini: Ermes
Massimo Turci: Ila
Arturo Dominici: Ercole
Emilio Cigoli: Pelia
Renato Turi: re Eeta
Bruno Persa: Fineo
Manlio Busoni: Faleo
Lauro Gazzolo: Oracolo

Regia Don Chaffey
Soggetto Beverley Cross dalle Argonautiche di Apollonio Rodio
Produttore Charles H. Schneer
Fotografia Wilkie Cooper
Effetti speciali Ray Harryhausen
Musiche Bernard Herrmann

ottobre 28, 2019 Posted by | Storico | , , , , | 2 commenti

I flani del 1966-Parte 2

ottobre 26, 2019 Posted by | Flani | | Lascia un commento

Andavamo al cinema-Parte 54

In questa edizione,la 54 di Andavamo al cinema ci sono alcune sale delle quali non ho il nome o l’ubicazione; se qualcuno le identifica gentilmente posti il nome nei commenti.Vi ricordo che per inviare foto l’indirizzo Mail è: paolobari@email.it

Cinema Garibaldi,Rubiera (Reggio Emilia) (un grazie a Sara)

Cinema Mannelli,Campiglia Marittima (Livorno) Grazie a Gaspare

Cinema Sangallo località non identificata

Atrio cinema Ariel,Milano

Atrio cinema Odeon,Molfetta (Bari)

Cinema Capitol,Monza

Cinema Corso,Brescia

Cinema Eliseo,Bologna

Cinema Hesperia,Treviso

Cinema Iris, Benevento (un grazie a Dana)

Cinema Lanteri,Pisa

Cinema Lux, Torino (Grazie a Giampaolo)

Cinema Marraccini,Grosseto

Cinema Modernissimo,Bologna

Cinema non identificato,Pistoia

Cinema Eden e Piccolo Eden,Milano

Sala cinema Redentore,Bari

Cinema Regina,Genova

Cinema Regina,Milano

Cinema Rex,Ancona

Cinema San Pietro,Milano

Cinema Scala,Vado di Monzugno (Bologna)

Cinema Verdi,Lizzano (Taranto)

Politeama Ruzzi,Vasto

Sala Cine Teatro Gianduia,Torino

Sala Cinema 2000,Curno (Bergamo)

Sala Cinema Italia,Cesena

Arena Lucciola,Ladispoli (un grazie a Gaspare)

Cinema Impero,Trani

 

ottobre 22, 2019 Posted by | Vecchie sale cinematografiche italiane | | 8 commenti

Le chat, l’implacabile uomo di Saint-Germain

Parigi,sobborgo di Courbevoie,nelle Banlieu.
In una palazzina che sembra resistere come un fantasma urbano alla modernizzazione del quartiere,dove ruspe e operai lavorano
incessantemente alla demolizione di case fatiscenti, vivono i coniugi Julien e Clemence Boulin.
Sono anziani, sposati da più di venticinque anni.
Ma il loro non è il tradizionale matrimonio tra anziani che dividono con amore gli scampoli della vita dopo aver diviso il quotidiano con affetto, anzi.
Lui, un ex tipografo e lei, ex trapezista rimasta zoppa dopo una caduta sembrano separati da un astio che giorno dopo giorno mina un rapporto ormai logoro.
Attraverso flashback, apprendiamo frammenti della loro vita, con il mutare dell’affetto trasformatosi in indifferenza prima, in mal sopportazione poi.
Non hanno figli e quindi è venuto anche a mancare uno dei fondamentali della vita di coppia; certo, le coppie sterili riescono a costruire alternative ma nel caso dei Boulin con lo scorrere degli anni si è creata una cortina fumogena spessa, soffocante, nella quale le due vite sembrano essersi scisse a tal punto da diventare incompatibili.


In realtà non sarebbe così, basterebbe parlare, discutere.
Ma per Julien e Clemence è davvero troppo tardi.
C’è una tensione inespressa tra loro che sembra sempre in procinto di esplodere; alla fine il punto di rottura viene raggiunto e l’elemento scatenante è Joseph.
Non un essere umano ma un banale gatto, che Julien porta a casa e che con il passare dei giorni si trasforma in un oggetto di adorazione per Julien, che dimentica del tutto la moglie.
Che non ha praticamente più nulla a cui attaccarsi, nemmeno ai residui di quell’affetto che, segretamente e senza confessarlo al marito nutre ancora per lui.
La gelosia finisce per avere la meglio e Clemence uccide il gatto.


E lui va via di casa, rifugiandosi dalla proprietaria di un albergo che in passato frequentava accompagnandosi sporadicamente con prostitute.
Tracce dell’antico affetto, il sapere che sua moglie sta male lo riportano a casa. Ma adesso il baratro scavato tra loro è un abisso: “Sono tornato, Clemence. Ma non ti parlerò mai più. Mai,mi senti !?
Il dialogo delle piccole cose quotidiane è scomparso, sostituito da pezzettini di carta con i quali Julien comunica con sua moglie.
Che una sera li legge,quasi fossero l’unico modo per riempire il vuoto totale della sua esistenza,che si spegne di colpo; Clemence,colpita da un infarto si accascia sul pavimento.
Ora Julien è solo, neanche più l’ombra della moglie accoglie il suo muoversi smarrito…
Da un romanzo nero e pessimista di George Simenon, Le chat, Pierre Granier-Deferre trae il film omonimo, Le chat,malamente riportato in italiano con l’assurdo titolo L’implacabile uomo di Saint Germain.
Un film gelido,come il romanzo.


Un’analisi spietata di un matrimonio, che, sinistramente, sembra simboleggiare altri matrimoni (o forse tutti?).
L’amore, la complicità, l’affetto possono (o devono necessariamente?) svanire, lasciando all’interno dl matrimonio solo macerie.
Quelle stesse che circondano la casa dei protagonisti della storia, ombre di un passato che non ha avuto neanche felicità come base e che ha finito per diventare una prigione, nella quale Julien e Clemence si muovono smarriti. Ma mentre Julien riesce a trovare in un semplice gatto un interesse, un affetto, Clemence vaga preda di una delusione e di un’abitudine che hanno scavato,in lei, un baratro che non c’è modo di superare o colmare, neanche parzialmente.
I due protagonisti finiscono per assurgere ad emblemi di matrimoni trappola, in cui esistenze si spengono lentamente per poi estinguersi.
Una fine con orrore? Un orrore senza fine?


Non ha importanza. Le esistenze arrivano al limite della vita consumandosi lentamente e la morte sembra essere davvero una liberazione.
E la scena finale,con l’infermiera che sbaglia anche il cognome di Julien la dice lunga sul pessimismo cosmico del film.
Che non è cattivo, ma analitico e senza speranze.
Un film da non vedere in momenti di tristezza, perchè aggiunge dolore a disagio.
Due grandi attori sublimano i due personaggi sconfitti del film: Jean Gabin e Simone Signoret, ormai capaci di interpretazioni eccezionali dall’alto di carriere in cui hanno fatto sfoggio di abilità nel tratteggiare psicologie anche complesse
rendono se possibile ancor più tetra e disperata l’atmosfera del film. I due attori ottennero due meritati Orsi d’argento al festival di Berlino per le loro interpretazioni.
Un film che si dipana freddamente, senza speranza, senza illusioni.
Davvero bravo il regista Pierre Granier-Deferre,che modificando a tratti il romanzo di Simenon riesce a non snaturarlo aggiungendo una sua visione, evidentemente nichilista al romanzo stesso.
Purtroppo L’implacabile uomo di saint Germain è un film raramente trasmesso in tv: tuttavia su You tube è comparsa una discreta versione all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=kEEe_3v_G8U

Le chat, l’implacabile uomo di Saint-Germain

Un film di Pierre Granier-Deferre. Con Jean Gabin, Simone Signoret, Jacques Rispal, Harry Max, André Rouyer, Yves Barsacq, Isabel Del Rio Titolo originale Le chat. Drammatico, durata 86 min. – Francia 1972

Jean Gabin … Julien Bouin
Simone Signoret … Clémence Bouin
Annie Cordy … Nelly
Jacques Rispal … Il dottore
Nicole Desailly … L’infermiera
Harry-Max … Il pensionato
André Rouyer … Il delegato
Carlo Nell Carlo Nell … L’agente immobiliare
Yves Barsacq … L’architetto
Florence Haguenauer…Germaine
Ermanno Casanova … Il padrone del bar
Georges Mansart … Il giovane in moto
Isabel del Río … La ragazza in moto

Regia Pierre Granier-Deferre
Soggetto Georges Simenon
Sceneggiatura Pierre Granier-Deferre, Pascal Jardin
Fotografia Walter Wottitz
Montaggio Nino Baragli, Jean Ravel
Musiche Philippe Sarde
Scenografia Jacques Saulnier

ottobre 17, 2019 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Yesterday

Il mondo sarebbe un posto peggiore senza i Beatles
La frase pronunciata da una delle uniche tre persone al mondo a ricordarsi dei Fab Four (e vedremo perchè) sintetizza il film,una gradevolissima e surreale commedia diretta nel 2019 da Danny Boyle,autore che molti stimano e conoscono per film come Transpotting,The beach,The millionaire.

Jack Malik vive in una cittadina del Suffolk,con la non tanto segreta ambizione di diventare un cantante.
Ma nella vita quotidiana deve scontrarsi con il totale disinteresse della gente verso le sue canzoni,l’unico supporto entusiastico viene dall’insegnante di matematica Ellie che continua a supportarlo e spronarlo.Ma Jack è sul punto di rinunciare al sogno della sua vita quando accade qualcosa di incredibile; una sera,mentre torna a casa in bici,un black out coinvolge l’intero pianeta e in particolare lui,investito da un autobus che in piena oscurità lo travolge.


Dopo la degenza in ospedale e l’inevitabile affettuosa assistenza di Ellie (innamorata di lui),il gruppetto di amici di Jack regala al giovane una nuova chitarra.
Lui intona Yesterday,scoprendo che gli amici non l’hanno mai ascoltata.Convinto che sia uno scherzo degli amici,cerca in Internet i Beatles scoprendo che non sono mai esistiti; per incanto non c’è traccia del quartetto di Liverpool,come del resto della Coca Cola,di Harry Potter e degli Oasis…
Un produttore di musica del Suffolk permette di registrare alcune delle canzoni che Jack inizia a cantare e le mette in rete; è addirittura Ed Sheeran ad ascoltarle e a permettergli di aprire il suo concerto,dove Jack utilizza le canzoni storiche che i Betales cantarono davanti alla folla impazzita di Mosca,ottenendo lo stesso successo.
Arriva anche una convocazione dalla più grande industria discografica americana (la stessa di Sheeran) che vuole diffondere le sue canzoni in America,e Jack accetta,perdendo però l’amore di Ellie. Seguiranno altre gustose avventure prima dell’happy end.


Yesterday è una commediola,ma girata con grande garbo; una favola che parte da una premessa fantascientifica e che sviluppa una storia con personaggi simpatici,senza utilizzare mai una sola parola fuori posto o le immancabili scene di nudo.
Un mondo senza Beatles,qualcosa di impensabile alla luce dell’importanza capitale della loro musica nell’evoluzione della cultura ma non solo;anche il costume e la morale sono state profondamente influenzate dalle canzoni dei Beatles,conosciute in ogni angolo della terra.
John Lennon,scandalizzando il pensiero corrente,disse “Siamo più popolari di Gesù Cristo“.
In realtà non era stato un paradosso assoluto,visto che la fama,la musica dei Beatles era sparsa nei posti più sperduti del pianeta.
Boyle utilizza un linguaggio semplice e diretto per mostrare come la buona musica non ha tempo ne confini; un assioma che se vogliamo può essere assunto anche come un teorema dimostrabile.


Molte delle canzoni dei Fab Four,dalla meravigliosa Yestreday a The long and winding road passando per Love me do fino a Hey Jude (…è bellissima ma secondo me suona meglio Hey Dude,Jude sa di antico,dice la produttrice americana),molte canzoni dicevo
scorrono come colonna sonora,riportandoci ad un passato se vogliamo glorioso.
Per quanto riguarda il cast,davvero bravi e simpatici i protagonisti,dall’inglese Himesh Patel ( Jack Malik) al suo primo ruolo da protagonista a Lily James (Ellie) che abbiamo visto nei recentissimi L’ora più buia e Mamma mia ci risiamo fino a Ed Sheeran che interpreta se stesso;un cast tutto giovane ma non poteva essere altrimenti.
Segnalo un’altro espediente, la presenza di un redivivo John Lennon; non è morto ucciso da un folle,anzi ha vissuto una vita lunga e felice.
Sicuramente non un film da gridare la miracolo, ma in tempi di dura carestia un panino alla mortadella assume il sapore di un lauto cenone di Capodanno.

Yesterday
Regia di Danny Boyle. Un film con Himesh Patel, Lily James, Ed Sheeran, Kate McKinnon, Joel Fry, James Corden. Titolo originale: Yesterday. Genere Commedia, Fantasy – Gran Bretagna, Russia, Cina, 2019, durata 116 minuti.

Himesh Patel: Jack Malik
Lily James: Ellie Appleton
Joel Fry: Rocky
Kate McKinnon: Debra Hammer
Ed Sheeran: se stesso
Sophia Di Martino: Carol
Ellise Chappell: Lucy
Harry Michell: Nick
Vincent Franklin: Brian
Camille Chen: Wendy
Alexander Arnold: Gavin
James Corden: se stesso
Sanjeev Bhaskar: Jed Malik
Meera Syal: Sheila Malik
Karma Sood: Jack Malik bambino
Lamorne Morris: capo del marketing
Sarah Lancashire: Liz
Michael Kiwanuka: se stesso
Robert Carlyle: John Lennon
Ana de Armas: Roxanne

Marco Giansante: Jack Malik
Benedetta Degli Innocenti: Ellie Appleton
Jacopo Venturiero: Rocky
Domitilla D’Amico: Debra Hammer
Manuel Meli: Ed Sheeran
Sophia De Pietro: Carol
Mattea Serpelloni: Lucy
Gianfranco Miranda: Nick
Massimo Lopez: Brian
Franco Mannella: Jed Malik
Franca D’Amato: Sheila Malik

Regia Danny Boyle
Soggetto storia di Jack Barth
Sceneggiatura Richard Curtis
Produttore Bernard Bellew, Tim Bevan, Danny Boyle, Richard Curtis, Eric Fellner, Matthew James Wilkinson
Produttore esecutivo Nick Angel, Lee Brazier
Casa di produzione Decibel Films, Etalon Film, Perfect World Pictures, Working Title Films
Distribuzione in italiano Universal Pictures
Fotografia Christopher Ross
Montaggio Jon Harris
Effetti speciali Adam Gascoyne
Scenografia Patrick Rolfe
Trucco Suzanne Jansen, Ivana Primorac

ottobre 15, 2019 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento

Anna dei mille giorni

Inghilterra,1527
Il regno inglese è retto dal volubile Enrico VIII, sposato con Caterina d’Aragona,figlia del Re Ferdinando II.
Re Enrico ha da tempo numerose relazione adulterine,l’ultima delle quali l’ha intrecciata con Mary Boleyn (Bolena);ma anche questa relazione entra in crisi il giorno che Enrico conosce la sorella di Mary, Anna. La donna è fidanzata con Henry e attende solo il tradizionale permesso reale per sposarsi.
Nonostante l’intercessione del Lord Cancelliere Wosley, il re rifiuta il permesso provocando l’ira della giovane Anna che tuttavia,a poco a poco,sedotta più dal fascino della posizione del re che dall’amore, inizia a cedere alla sua corte serrata.
Ma la donna ha una segreta ambizione, sposare il Re e diventarne la legittima consorte, cosa ovviamente impossibile sia per il matrimonio del re (in vigore) con la legittima sovrana Caterina sia perchè essendo Enrico di fede cattolica non può ottenere in alcun modo
da Roma,cui la chiesa inglese è legata, il divorzio.

Ma Enrico è deciso a liberarsi dei vincoli con cui Roma impedisce mosse politiche ( e personali) al re; così nonostante il parere contrario di Wosley (che è cardinale) e il vano tentativo di quest’ultimo di intercedere presso Papa Clemente VII,Enrico VIII sposa Anna Bolena decretando di fatto lo scisma della chiesa inglese da quella cattolica romana.
Dopo poco tempo dal matrimonio e sopratutto in seguito alla nascita di una figlia, Elisabetta (la futra regina vergine) ,Enrico come suo solito inizia a trascurare la moglie rivolgendo le sue attenzioni su altre dame della corte;Anna,furibonda,cerca di sbarazzarsi anche dei suoi numerosi nemici a corte,commettendo un errore fatale.
In primis perchè essendo incinta,non riesce a dare a Enrico l’agognato erede maschio,poi perchè si attira l’odio del nuovo primo ministro,Thomas Cromwell,di tempra ben più dura del cardinale Wosley.
Cromwell riceve l’ordine,da parte di Enrico,di trovare il sistema di sbarazzarsi della seconda moglie.
Ha infatti una nuova relazione con Jane Seymour e intende sposarla.
Imbastendo una serie di false accuse,fra cui quella di incesto,Cromwell ottiene dal tribunale inglese la condanna a morte di Anna,accusata anche di adulterio.


Il re le promette salva la vita se ammetterà i fatti contestati (incluso il disconoscimento di paternità di Elisabetta) ma Anna preferisce salire sul patibolo piuttosto che ammettere cose non vere,così viene decapitata mentre Enrico è libero di correre dalla sua nuova fiamma.
Se dal punto scenografico e della storia romanzata Anna dei mille giorni,regia di Charles Jarrott, può dirsi un film riuscito,dal punto di vista storico è infarcito di grossolani errori tale da trasformarsi più in un feuilleton rosa/nero che in un film storico aderente alla vera natura dei fatti che racconta.
E’ vero, il cinema è finzione, è spettacolo.
Ma quando travisa le verità storiche rende un cattivo servigio a se stesso,ed è quello che accade alla pellicola,pur mantenendo l’ossatura della vera storia, quella che portò Anna Bolena a pagare un prezzo altissimo sull’altare dell’ambizione.
Tuttavia lo spettacolo è salvo e da questo punto di vista ben poco da eccepire; i tradimenti,gli intrighi di corte,gli odi e gli amori sono descritti vividamente,corredati da splendide scenografie da bellissimi costumi. Infatti il film ottenne ben 10 nomination agli Oscar.


Ma per una volta la giuria vide bene, attribuendo al film una sola statuetta, quella per i migliori costumi ed evitando di attribuire per esempio quella come miglior film che andò meritatamente a Un uomo da marciapiede.Non andò meglio ne a Richard Burton,autore di una pregevole interpretazione ma certo non indimenticabile ne a Geneviève Bujold ,molto brava nel ruolo di Anna Bolena.Ad entrambi furono preferiti John Wayne per il grinta e Maggie Smith per La strana voglia di Jean.
Parziale riscatto il film lo ebbe ai Golden Globe dove ottenne quattro premi,fra i quali quelli per il miglior film drammatico e per la miglior regia.
In definitiva un film discreto da vedersi nell’ottica del film in costume; purtroppo il film stesso non ha mai avuto molta diffusione in tv e fino a qualche anno fa mancava addirittura una versione su nastro o dvd con il doppiaggio italiano,ragion per cui il film stesso è di difficile reperibilità.

Anna dei mille giorni

Un film di Charles Jarrott. Con Irene Papas, Anthony Quayle, Richard Burton, Geneviève Bujold, John Colicos, Vernon Dobtcheff, Michael Hordern, Katharine Blake, Valerie Gearon, Michael Johnson, Peter Jeffrey, Joseph O’Conor, William Squire, Esmond Knight, Nora Swinburne Titolo originale Anne of the Thousand Days. Storico, durata 145 min. – Gran Bretagna 1969.

Richard Burton: Re Enrico VIII
Geneviève Bujold: Anna Bolena
Irene Papas: Caterina d’Aragona
Anthony Quayle: Cardinale Wolsey
John Colicos: Thomas Cromwell
Michael Hordern: Conte Thomas Boleyn
Katharine Blake: Elizabeth Boleyn
Valerie Gearon: Mary Boleyn
Michael Johnson: George Boleyn
Peter Jeffrey: Duca di Norfolk
Joseph O’Conor: Vescovo Fisher
William Squire: Tommaso Moro
Esmond Knight: Kingston
Nora Swinburne: Lady Kingston
Vernon Dobtcheff: Mendoza
Brook Williams: Breareton
Gary Bond: Smeaton
T.P. McKenna: Norris
Denis Quilley: Weston
Terence Wilton: Lord Percy
Lesley Paterson: Jane Seymour
Nicola Pagett: Principessa Mary
June Ellis: Bess
Kynaston Reeves: Willoughby
Marne Maitland: Campeggio
Cyril Luckham: Priore Houghton
Amanda Walker: Dama di Anna
Charlotte Selwyn: Dama di Anna
Elizabeth Counsell: Dama di Anna
Juliet Kempson: Dama di Caterina
Fiona Hartford: Dama di Caterina
Lilian Hutchins: Dama spagnola di Caterina
Anne Tirard: Dama spagnola di Caterina
Amanda Jane Smythe: Elisabetta bambina

Regia Charles Jarrott
Soggetto Maxwell Anderson
Sceneggiatura Bridget Boland, John Hale e Richard Sokolove
Produttore Hal B. Wallis
Casa di produzione Hal Wallis Productions
Fotografia Arthur Ibbetson
Montaggio Richard Marden
Musiche Georges Delerue
Scenografia Maurice Carter
Costumi Margaret Furse

ottobre 13, 2019 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Fratello sole sorella luna

Francesco, rampollo viziato figlio del ricco mercante Pedro Bernardone e di madonna de Pica, passa le sue giornate nell’ozio e nei divertimenti.
Lo scoppio della guerra con Perugia lo porta in battaglia, dove la visione delle efferatezze, della morte e delle sofferenze,complice anche una malattia che lo coglie, lo porta a vedere le cose differentemente.
Il ritorno a casa lo vede profondamente cambiato; ben presto il giovane viziato lascia posto ad una persona nuova,sempre più immersa nella contemplazione della natura e sempre più sensibile alle sofferenze dell’umanità.
Tutto ciò,unita alla repulsione che ora Francesco prova nei confronti della bramosia di ricchezza che suo padre coltiva spasmodicamente porta Francesco stesso ad una lite con i suoi. Dopo essere stato umiliato davanti ai notabili della sua città, Assisi, Francesco prende una decisione coraggiosa e estrema.
Si spoglia completamente di tutto ,rinuncia a tutte le ricchezze della sua famiglia e parte da Assisi per vivere una nuova vita, più consona a quello che ora prova.


Pieno d’amore per il prossimo, deciso a seguire l’esempio di Gesù Cristo, Francesco si reca a San Damiano, una chiesa in rovina; qui, sentendo la voce di Dio che lo invita a ridare dignità a quel posto sacro, Francesco raduna alcune persone che hanno deciso di seguire il suo insegnamento, come la nobile e bellissima Chiara Scifi,che abbandonerà anch’essa la propria famiglia e che fonderà l’ordine delle Clarisse.
L’incendio della cappella appena restaurata, la morte di un suo amico e discepolo lo portano ad interrogarsi sul suo presente, sulle sue scelte, sul futuro. Decide così di andare a Roma con il duplice scopo di parlare con il Papa e di chiedere il riconoscimento di quella che è, a tutti gli effetti,una nuova congregazione.
A Roma l’evidente contrasto tra la semplicità di Francesco e dei suoi seguaci e il lusso sfrenato della corte papale porta Papa Innocenzo III a riflettere sull’insegnamento di quell’uomo che con poche, dignitose parole invita la chiesa a recuperare l’insegnamento di Gesù; il film termina con Innocenzo III che si inchina ai piedi di Francesco e glieli bacia, in segno di umiltà.


Fratello sole sorella luna,film di Franco Zeffirelli del 1972 è un commosso omaggio del grande regista toscano verso un uomo, Francesco d’Assisi che ha avuto un’importanza assolutamente fondamentale nella storia del cattolicesimo, finendo per diventare l’esempio della dottrina di Gesù Cristo sulla terra, troppo spesso dimenticata,nel corso dei secoli, dalla chiesa.
La realizzazione del film è tecnicamente ineccepibile, priva com’è di retorica e basata su una realtà storica che copre alcuni anni della purtroppo breve vita di un uomo straordinario, Francesco d’Assisi, visto nell’evoluzione che lo porterà da essere un giovane scapestrato a uomo maturo e consapevole delle sofferenze, del vuoto in cui si muove un’umanità troppo spesso vessata
dalla prepotenza, dalla sopraffazione. Gli umili, i poveri diventano il centro della vita di Francesco e Zeffirelli indica il suo percorso senza sbavature, evitando luoghi comuni e scene ad effetto,utilizzando una scenografia molto ricercata prima in netto contrasto con i costumi semplici di Francesco poi,quando cioè il percorso umano e morale del futuro santo sarà compiuto per riprendere il fasto
nel finale, mostrando lo stridente contrasto tra i porporati, il Papa e San Pietro e i laceri seguaci di Francesco, cosa che porterà il Papa a riflettere sul vero significato del cristianesimo.


Sorprendente la performance dell’attore inglese Graham Faulkner,venticinquenne all’epoca del film che rappresentò il suo esordio che sembrava il preludio ad una grande carriera e che invece rimase inespressa,brava anche Judi Bowker,la Chiara del film,anche lei all’esordio e che quanto meno ebbe in seguito una lusinghiera carriera televisiva; più defilate le star del film,come Valentina Cortese (la mamma di Francesco),Adolfo Celi (il console)
e Alec Guinness nei panni di papa Innocenzo III.
Davvero bella la colonna sonora del film,che vede tre canzoni di Claudio Baglioni (una musicata da Donovan) e le musiche di Riz Ortolani; la sceneggiatura,scritta a tre mani vede oltre Zeffirelli la presenza di due grandi donne dello schermo,Suso Cecchi D’Amico e Lina Wertmüller, per un film molto amato dal pubblico e che ebbe una nomination agli Oscar come miglior scenografia mentre vinse il Nastro d’argento
per la miglior fotografia (Ennio Guarnieri) e il David di Donatello come miglior regia.
In rete c’è una discreta versione streaming all’indirizzo https://www.altadefinizione01.cc/7480-fratello-sole-sorella-luna.html (selezionare player Supervideo)

Fratello sole, sorella luna

Un film di Franco Zeffirelli. Con Graham Faulkner, Adolfo Celi, Valentina Cortese, Alec Guinness, Judi Bowker, Carlo Pisacane, Carlo Hinterman, Lee Montague, Nerina Montagnani, Sandro Dori, Fortunato Arena, Guido Lollobrigida, John Sharp, Massimo Foschi, Peter Firth, Leigh Lawson, Kenneth Cranham, Spartaco Conversi Biografico, durata 137 min. – Italia 1972.

Graham Faulkner: Francesco
Judi Bowker: Chiara
Leigh Lawson: Bernardo
Kenneth Cranham: Paolo
Michael Feast: Silvestro
Nicholas Willat: Giocondo
Valentina Cortese: Pica
Lee Montague: Pietro di Bernardone
John Sharp: il vescovo Guido
Adolfo Celi: il console
Francesco Guerrieri: Deodato
Alec Guinness: papa Innocenzo III

Giancarlo Giannini: Francesco
Anna Maria Guarnieri: Chiara
Adalberto Maria Merli: Bernardo
Mario Feliciani: Pietro di Bernardone
Gianni Bonagura: il vescovo Guido
Renato Turi: il console
Gino Cervi: papa Innocenzo III

Regia Franco Zeffirelli
Soggetto Suso Cecchi D’Amico, Franco Zeffirelli, Lina Wertmüller
Sceneggiatura Suso Cecchi D’Amico, Franco Zeffirelli, Lina Wertmüller
Fotografia Ennio Guarnieri
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Lorenzo Mongiardino, Gianni Quaranta (Direttore realizzazione scenica)
Costumi Danilo Donati

ottobre 11, 2019 Posted by | Drammatico | , , , , , | 2 commenti

Andavamo al cinema-Parte 53

Chiunque abbia notizie su sale non identificate o voglia inviare foto può contattare la mail paolobari@email.it

Cine Teatro Progresso,Venezia

Cinema Rouge et Noire,Palermo

Cinema San Paolo,Torino

Cinema Verdi,Cordenons (Pordenone)

Sala Cine Teatro Junior,Sarnico (Bergamo)

Cinema Pellegrini,Luino (Varese)

Cinema Olimpia,Messina

Cinema Nettuno,Taranto

Sala Cinema Arcivescovile,Saronno (Milano)

Cinema Moderno,Livorno

Cinema Margherita,Napoli

Sala Cinema Maestoso,Milano

Cinema Iride,Fossano (Cuneo)

Cinema Grumolo,Abbadesse (Vicenza)

Cinema Garibaldi,Padova

Cinema Eldorado,Casamicciola Ischia

Cinema Albese,Alba (Cuneo)

Cinema Dante,Palermo

Cinema Corso,Rovigo

Cinema City Square,Milano

Cinema Astra,Chiusi (Siena)

Cinema Peter,Carignano (Torino) (grazie a Valentino per la segnalazione)

Cinema Carcano,Milano

Cinema Astra,Cassano Magnago (Varese)

Cinema Arena Diana,Petilia Policastro (Crotone)

Cinema Alfieri,Genova)

Cine Teatro Rex,Bibbiena (Arezzo)

Cine Teatro Giotto,Borgo San Lorenzo (Firenze)

Atrio Cinema Poliziano,Milano

ottobre 10, 2019 Posted by | Vecchie sale cinematografiche italiane | | 2 commenti

L’apparizione

Noto reporter specializzato in affari del medio oriente, Jacques Mayano ha dovuto affrontare una terribile prova,dalla quale è uscito profondamente
segnato, nel fisico e nella mente, l’esplosione di una bomba che gli ha creato problemi ad un orecchio e che ha causato la morte di un suo amico e collega.
Tornato in Francia,Jacques viene contattato dal Vaticano con l’offerta di un reportage, senza però alcuna indicazione sul genere di argomento da trattare.
A Roma il reporter conosce un importante prelato francese,che gli offre di indagare, con la massima libertà d’azione su un evento che ha avuto luogo nel sud est della Francia,l’apparizione della Madonna ad un’umile ragazzina del posto.
Con lui, che rappresenterà la parte gnostica ci sarà una commissione composta da un prelato esperto in materia, una psicologa e un vaticanista.
Inizia per lo scettico in materia religiosa Jacques un viaggio complicato in terra francese,accolto dall’aperta ostilità del sacerdote che protegge la ragazza da un lato e dalla diffidenza dei suoi colleghi inquisitori dall’altra.

Con pazienza,stringendo un bel rapporto di amicizia con la dolce Anne, la veggente, Jacques farà un viaggio tra il possibile miracolo e i preconcetti dei suoi colleghi, scoprendo cose alla fine che gli faranno dubitare di tutto,indeciso fra fede e inganno…
L’apparizione è un film complesso e articolato su un tema sicuramente scomodo e dalle opinioni divergenti come il rapporto fra fede e individuo, fra miracolo e realtà, fra ciò che si vede e ciò che si sente nell’intimo.
Un tema all’apparenza banale,non per il contenuto quanto per essere uno dei più antichi dilemmi dell’uomo ma che Xavier Giannoli,regista di questo recente film (2018) affronta senza alcuna partigianeria, limitandosi ad un racconto che ha dei momenti davvero interessanti e che
esplora con delicatezza, senza retorica, l’amletico dubbio sul credere/non credere.
Negazionisti e credenti oppongono vicendevolmente le proprie tesi,senza giungere mai ad una conclusione; la cosa alla fine si trascina stucchevolmente come il dibattito sul sia nato prima l’uovo o la gallina.
Il film, come già detto,non prende posizione; il viaggio di Jacques si articola su vari fronti. Quando è quasi certo che si tratti di un inganno ecco che qualcosa lo porta nuovamente a dubitare. Evito di citare situazioni e finale del film proprio per evitare sia una “sorpresa rovinata“, sia perchè
in materia di fede le proprie convinzioni non devono mai prevaricare le idee dell’altro.Che è poi quanto Giannoli fa; illuminante quanto detto in un’intervista, “Volevo parlare di fede senza dogmatismi o pregiudizi, dal punto di vista di un uomo normale, non di un filosofo o di un teologo, che peraltro non sono, ma di un cineasta animato dal desiderio di esplorare una verità umana.


È così che mi è venuta l’idea del personaggio del giornalista che parte per investigare su un fatto di per sé incredibile: un’apparizione della Vergine Maria, ai giorni nostri, in Francia. Non è né un bigotto, né un ateo cinico, è solo un uomo libero che vorrebbe districare il vero dal falso.
E mi è molto piaciuto rendermi conto che l’inchiesta mi sfuggiva di mano e prendeva una forma autonoma, si muoveva in altre direzioni.
La sintesi del percorso di Jacques è essenzialmente questa, quella di un uomo disilluso, abituato alla violenza e che in Medio Oriente ha assistito a cose raccapriccianti ma che ha conservato, nonostante le ferite nel corpo e nell’anima, una capacità di giudizio, di ricerca,assolutamente invidiabile.
L’altro personaggio fondamentale del film è Anna,la veggente.
Una ragazza quasi spaventata dal clamore che c’è attorno a lei, consapevole dello scetticismo ma anche della speranza che suscita negli altri.
Si muove quasi con candore, quello stesso che finirà per spingere Jacques a indagare a fondo,alla ricerca di una verità impossibile da cercare,ma che comunque è il viaggio di ogni uomo, alle prese con l’insondabile mistero della fede.


Anche in questo caso le parole di Giannoli integrano perfettamente il racconto cinematografico :”Provavo l’esigenza di riappropriarmi di queste tematiche allontanandomi dai cliché delle rappresentazioni mediatiche, dei dibattiti sullo scontro tra le civiltà, sul ritorno della religiosità,
sulla deriva fondamentalista e integralista o ancora della Chiesa e suoi scandali, dal momento che per me si trattava soprattutto di una ricerca personale e segreta… Ciascuno affronta questi temi come vuole, come può, oppure rimane come me in uno stato di turbamento.
Non riusciremo mai a rispondere al quesito sul senso della nostra vita attraverso algoritmi, smart phone, promesse economiche o illusioni politiche.
Un film bello e intenso che tuttavia almeno in Italia,è stato visto da pochissime persone visto che in tutta la programmazione ha incassato 45.000 euro. Una cifra ridicola, vergognosa più che altro alla luce di incassi stratosferici di film allucinanti come bruttezza e pochezza che il cinema attuale propone.
Per quanto riguarda il cast,grandissime prove di Vincent Lindon (Jacques) e Galatea Bellugi (Anna): intensi,misurati i due protagonisti accrescono di credibilità il racconto.

L’apparizione, di Xavier Giannoli.Con Vincent Lindon,Galatéa Bellugi, Patrick d’Assumçao,Anatole Taubman, Elina Löwensohn Drammatico,Francia 2018.Durata 144 minuti

 

 

Vincent Lindon … Jacques Mayano
Galatéa Bellugi … Anna
Patrick d’Assumçao … Padre Borrodine
Anatole Taubman … Anton Meyer
Elina Löwensohn … Dottor de Villeneuve
Gérard Dessalles … Stéphane Mornay
Bruno Georis … Padre Ezéradot
Claude Lévèque … Padre Gallois
Alicia Hava … Mériem
Candice Bouchet … Valérie
Natalia Dontcheva … Céline

Regia: Xavier Giannoli
Produzione esecutica: Conchita Airoldi
Fotografia: Eric Gautier
Montaggio: Cyril Nakache
Casting: Coralie Amedeo e Michael Laguens

ottobre 7, 2019 Posted by | Drammatico | , , | 1 commento