La domenica del diavolo

La domenica del diavolo locandina

Rita,Elena e Francesca,tre belle ragazze con l’hobby dell’atletica, decidono di passare un week al mare nella villa di Elena.
Sulla spiaggia, le tre ragazze conoscono casualmente Mario,Bruno e Pierluigi,tre balordi che malauguratamente le donne invitano nella villa.
Sarà l’inizio di un incubo, che vedrà però le ragazze riuscire a liberarsi dei tre, uno dei quali ucciso improvvidamente con un giavellotto (sic).
Finale a sorpresa…
Trama esilissima, ricalcata pari pari dal più famoso dei rape and revenge, L’ultima casa a sinistra, La domenica del diavolo è un thriller insipido e noioso, caratterizzato solo dai numerosi nudi delle tre attrici protagoniste, che non lesinano centimetri, anzi metri di pelle.

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Film giocato tutto sui soprusi che il trio canagliesco esercita sulle tre ragazze, che alla fine si riveleranno meno sprovvedute di quel che sembra; a parte le doti fisiche, nessuna delle tre attrici protagoniste, ovvero Christiana Borghi, Elisabetta Valgiusti e Monica Como mette in mostra qualcosa oltre il fisico mentre tra i maschi l’unico credibile è Antonio Cantafora mentre decisamente ai limiti della fantascienza è la partecipazione dell’attore comico Crocitti nei panni di uno dei tre compari.
Crocitti, scomparso due anni fa, ha un volto grassoccio e simpatico agli antipodi quindi dal carognone che dovrebbe interpretare.
E in fondo è questo il limite di un film uscito nel 1979, ovvero nel periodo in cui la crisi del cinema è ormai irrimediabile, con una contrazione consistente di biglietti staccati e di spettatori.

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Il regista, Raimondo Del Balzo,è qua al suo quarto lavoro dei sei globalmente diretti, due dei quali avevano avuto un discreto successo;si tratta dei lagrima movie L’ultima neve di primavera e Bianchi cavalli d’agosto.Se però Del Balzo era sembrato a suo agio con i due film strappalacrime, dimostra di non avere il polso adatto alla direzione di un thriller, oltre ad essere penalizzato abbastanza chiaramente dal budget risicato messogli a disposizione dalla produzione.
Il regista si spegnerà poi nel 1995 a soli 56 anni.
Del film è scomparsa la versione presente su You tube, mentre è presente sui p2p in una accettabile qualità.

La domenica del diavolo
un film di Raimondo del Balzo,con Antonio Cantafora,Vincenzo Crocitti,Christiana Borghi,Elisabetta Valgiusti,Monica Como,Dirce Funari Drammatico, Italia 1979

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Antonio Cantafora …Pier Luigi
Vincenzo Crocitti … Mario
Christiana Borghi … Rita
Elisabetta Valgiusti … Elena
Monica Como … Francesca
Giancarlo Prete … Bruno
Dirce Funari … Silvia

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Regia:Raimondo Del Balzo
Sceneggiatura:Raimondo Del Balzo,Candido Simeone
Produzione:Candido Simeone
Musiche:Stelvio Cipriani
Fotografia:Maurizio Gennaro
Montaggio:Cleofe Conversi e Marcello Malvestito
Makeup Department :Emilio Trani

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L’opinione del sito http://www.nocturno.it

Conosciuto anche col quantomai incomprensibile titolo Midnight Blue, è diretto proprio da quel Raimondo Del Balzo famoso per il lacrima-movie L’ultima neve di primavera che qui però si scatena nell’erotismo e in un bel festival dell’ovvio e del già visto.
Cosa succede a tre atlete (Cristiana Borghi, Elisabetta Valgiusti e Monica Como) che decidono di passare il week end nella villa al mare di una di loro prima che il pullman della polisportiva le riporti sui campi da gioco? Succede che vengono abbordate da tre individui che non promettono nulla di buono, che prima si mostrano gentili e poi si rivelano quello che sono: pericolosi ricercati evasi. Certo che Crocitti, con quella faccia da gnocco fritto, è abbastanza improbabile come maniaco, la fuga delle ragazze dagli aguzzini è girata coi piedi e il colpo di scena finale involontariamente ridicolo.
Il tutto è condito con dialoghi da brivido e con una musica lounge di Stelvio Cipriani che non c’entra niente.
Da vedere probabilmente solo per la massiccia dose di nudi generosi e per la discreta violenza con cui le ragazze si vendicano delle tre canaglie. C’è anche Dirce Funari.
L’opinione del sito http://www.bmoviezone.wordpress.com

La domenica del diavolo è un classico filmetto thriller imbastito sulla struttura classica del rape & revenge: tre avvenenti ragazze, con la passione dell’atletica, decidono di passare qualche giorno di relax al mare nella villa di una di loro; l’arrivo improvviso di tre uomini sconvolgerà tutti i loro piani. La presenza di Christiana Borghi, Elisabetta Valgiusti e Monica Como giustifica la visione di questa pellicola debole, con dialoghi ridicoli e situazioni assurde: oltre ai loro numerosi nudi, mostrati di buon grado da Del Balzo (regista famoso per i suoi “Lacrima-movie”, melodrammi altamente drammatici e strappalacrime), rimane ben poco: una fotografia a volte sopra la media, un’atmosfera soleggiata che ricorda alcuni gialli “marittimi” di inizio anni Settanta, e qualche scena memorabile per la sua inverosimiglianza (il giavellotto come arma d’offesa). Dei tre bruti si salva il solo Antonio Cantafora, perfettamente a suo agio nel ruolo, mentre il caratterista romano Vincenzo Crocitti è alquanto improbabile nei panni del criminale. Le musiche lounge di Stelvio Cipriani, spesso ciliegina sulla torta per alcuni gialli usciti nei Settanta, qui – seppure non disprezzabili – sono del tutto sconclusionate per le atmosfere della pellicola in questione. L’anno successivo Ruggero Deodato farà uscire La casa sperduta nel parco, praticamente uguale sia dal punto di vista del plot che da quello – ahimè – del risultato stilistico.

L’opinione del sito http://www.bizzarrocinema.it

Se idee riuscite come l’anomala ambientazione solare, l’originale evoluzione narrativa (che inizia da un’ottica reazionaria per divenire velatamente femminista nella parte finale) e l’inclusione nel cast delle splendide presenze femminili di Christiana Borghi, Elisabetta Valgiusti e Monica Como facevano presagire il meglio, a conti fatti il prodotto finale non si discosta molto da rape’n’revenge ben più imprevedibili come L’ultimo treno della notte (1975) o Non violentate Jennifer (1978). Sul versante erotico, l’estetica di fondo degrada astutamente verso le concessioni del prossimo cinema hard (senza tuttavia osare l’esplicito), mentre tecnicamente si alternano ottime soluzioni visive a strafalcioni a dir poco ingiustificati: come conciliare l’ispirata sequenza del giavellotto finale con continui errori di montaggio e fotografia, spesso virata con un effetto notte inguardabile? Complice forse la fretta, l’interessante idea di partenza si dissolve in nulla minuto dopo minuto, portando i circa 80′ minuti di girato verso una conclusione frettolosa ed impropria, talmente paradossale da apparire persino comica. Restano nello spettatore il ricordo dei corpi e i volti magnifici delle tre protagoniste, e la musica ipnotico/straniante del maestro Stelvio Cipriani. Non memorabile, ma piacevole.

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Doppio delitto

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Con più di un occhio al protagonista del film di Luigi Comencini La donna della domenica, il commissario Santamaria, Stefano Vanzina alias Steno dirige nel 1977 Doppio delitto, usando come protagonista principale proprio Marcello Mastroianni, che nel 1975 era stato brillante interprete del film tratto dal romanzo di Fruttero e Lucentini.
Il film è una contaminazione di diversi generi: giallo,venature thriller e commedia all’italiana,leggero e gustoso, senza essere nulla di trascendentale.
Una pellicola che non si propone altra ambizione se non quella di rendere piacevoli le due ore esatte di girato, attraverso la narrazione di una vicenda gialla in cui i delitti che vengono compiuti non hanno nulla di sanguinolento, anzi.
Protagonista del film è Bruno Baldassarre, un commissario relegato nell’ufficio dei corpi di reato per aver involontariamente contribuito (anche comicamente) alla fuga di un assassino.

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Peter Ustinov e Marcello Mastroianni

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                                                                                                   Ursula Andress

Un uomo rassegnato ormai al suo destino di poliziotto fuori dalle indagini, con una vita privata deprimente,con una mgolie che vive separata da lui e con un figlio adolescente,Daniele, con il quale per fortuna ha un buon rapporto.
Un mezzogiorno, mentre è a pranzo nella trattoria nella quale è solito consumare il tradizionale pasto da single,Baldassarre ode delle grida provenire dallo stabile posto sulla trattoria.Quando il poliziotto giunge all’interno del palazzo patrizio si trova davanti una scena drammatica.
Sulle scale sono riversi il principe Prospero Dell’Orso, e l’elettrotecnico Romolo Colasanti, fulminati da una scarica elettrica che ha inspiegabilmente ucciso i due.
Incaricato delle indagini, Baldassarre inizia ad interrogare gli inquilini dello stabile, scoprendo che tutti avevano in realtà un motivo per volere la morte del principe, il vero bersaglio dell’ignoto assassino.

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Agostina Belli

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A partire da Anna Dell’Orso, la bella principessa moglie del defunto, attrice ambiziosa e sopratutto beneficiaria di un’ingente assicurazione legata alla vita del marito, per proseguire poi con Henry Hermann, uno scrittore amico di Anna in procinto di realizzare un film proprio sulla vita del principe.
Ancora, Alex, il debosciato, entrambi legati da vincoli di parentela con il defunto principe e infine la bella Teresa,nipote dell’elettrotecnico Colasanti morto accanto al Principe.
Proprio con Teresa il commissario stringe amicizia, finendo per scoprire che la ragazza altri non è che la figlia naturale del principe, quindi erede di tutte le sue sostanze.Le indagini portano Baldassarre a scoprire la verità che si nasconde dietro il doppio delitto…
Un film ingenerosamente bollato come minore nella filmografia del grande Steno,considerato quasi un passo falso dopo il travolgente successo di Febbre da cavallo del 1976 e coevo di Tre tigri contro tre tigri che realmente era un film medicore; in realtà la sceneggiatura,opera dello stesso Steno con la collaborazione dell’inossidabile coppia Age e Scarpelli funziona benissimo, con la creazione di un giallo che porta a spasso lo spettatore fra dubbi e falsi indizi, fino alla sorpresa finale, con nel mezzo siparietti gustosi nel pieno spirito di Vanzina.

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Gran cast, quello assemblato da Steno:a parte il citato Mastroianni, che interpreta a modo suo il simpatico personaggio di Baldassarre, c’è uno strepitoso,ironico Peter Ustinov, la sempre bellissima Ursula Andress,una bella e simpatica Agostina Belli e l’attore preferito di Godard e di Rivette, quel Jean Claude Brialy che in questo film sembra recuperare quello stile umoristico troppo a lungo trascurato dai registi con i quali lavorava.
Ottimo anche Pino Scaccia,in un film dalla gradevole colonna sonora composta da Riz Ortolani.
Due ore che passano in fretta,come avrà modo di verificare chiunque guardi il film, che è disponibile su Youtube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=yLEl7Yl92sI in una versione ricavata da un passaggio televisivo recente, con ottima definizione e un ottimo audio.

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Doppio delitto
Un film di Steno. Con Peter Ustinov, Marcello Mastroianni, Ursula Andress, Agostina Belli, Mario Scaccia, Giuseppe Anatrelli, Jean-Claude Brialy, Gianfranco Barra, Nando Paone Giallo, durata 111′ min. – Italia 1977.

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Ursula Andress: Principessa Dell’Orso
Gianfranco Barra: Cantalamessa
Agostina Belli: Teresa Colasanti
Mario Scaccia: Marino Cianciarelli
Peter Ustinov: Henry Hellman
Jean-Claude Brialy: Van Nijlen
Marcello Mastroianni: Bruno Baldassarre

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Regia Steno
Soggetto Ugo Moretti (romanzo “Doppia morte al governo vecchio”)
Sceneggiatura Steno, Age e Scarpelli
Casa di produzione Primex
Distribuzione (Italia) P.I.C.
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Riz Ortolani
Costumi Mario Ambrosino

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L’opinione di mmciak dal sito http://www.filmtv.it

In conclusione un buon Film,dove Steno miscela in maniera sublime il filone della nostra”Commedia all’Italiana” con il giallo e ci coinvolge grazie a
un buon personaggio accomodante,che si trova un indagine per togliersi dall’archivio dov’era finito per uningenuità che aveva fatto,con un
Cast affiatato e che gira come un orologio mischiando le carte e mandandoti fuori strada,e rappresenta uno dei lavori migliori di Steno e durantela visione hai nostalgia diquel Cinema dell’epoca.

L’opinione di foxycleo dal sito http://www.filmscoop.it

Tratto dal romanzo “Doppia morte al Governo Vecchio” di Ugo Moretti questo poliziesco diretto da Steno non è del tutto convincente. Le atmosfere non sono particolarmente suggestive sebbene il film si lascia guardare tranquillamente. Il cast è composto da grandi nomi in primis Mastr.oianni, qui un po’ sottotono, poi una giovane Agostina Belli e un’affascinante Ursula Andress, leggermente stucchevole il personaggio interpretato da Ustinov.

L’opinione del sito http://www.ilgiallo.wordpress.com

Non un capolavoro, sia chiaro, ma nemmeno un mezzo bidone come vogliono far credere. Personalmente l’ho seguito dall’inizio alla fine senza sbadigliare e senza desiderare finisse troppo alla svelta, segno che qualche qualità la pellicola ce la deve pur avere.
Da un romanzo di Ugo Moretti gli sceneggiatori Age & Scarpelli hanno estratto un giallo ambientato a Romam un po’ troppo stereotipato, che per certi versi strizza troppo l’occhio ai classici francesi, con un cast di tutto rispetto. Da buon melomane, segnalo l’ottima colonna sonora di Ritz Ortolani.

L’opinione di Tomastich dal sito http://www.davinotti.com

Similare al successivo Giallo napoletano (nelle intenzioni soprattutto), questo Doppio Delitto vanta un’ambientazione romana deluxe e un cast di caratteristi/attori che hanno fatto grande il cinema di genere italiano. Il thriller funziona bene (paradossalmente anche più di tanti italian-thriller da due spiccioli) e la scena finale è argentiana più che mai.

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La dottoressa sotto il lenzuolo

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Nel 1976 siamo nel pieno del boom della commedia sexy all’italiana; grazie al film La dottoressa del distretto militare di Nando Cicero, interpretato dalla maggior interprete del genere (quantitativamente e se vogliamo, qualitativamente) ovvero la Edwige nazionale, la stessa commedia sexy si sposta dalla scuola (La liceale) negli ospedali, che siano militari, di casa di cura o semplicemente ancora legate all’università.
E’ proprio l’università il teatro delle avventure di tre giovinastri propensi più alla goliardia e alle avventure sessuali che allo studio;Benito, Alvaro e Sandro passano il tempo in tutti i modi tranne che applicandosi agli studi.
Benito, studente fuoricorso,vive alle spalle di sua zia in una pensione nella quale è costretto a subire le avance della proprietaria,mentre Alvaro, figlio di una famiglia di noti baristi perde il suo tempo cercando in tutti i modi di portarsi a letto la fidanzata Leila.

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Alvaro Vitali

L’ultimo dei tre, Sandro, sembra invece molto più interessato alle grazie della cameriera di sua madre che dagli studi.
Benito, Alvaro e Sandro si divertono alle spalle del dottor Paolo Cicchirini,assistente del professor Ciotti, fino al giorno in cui arriva nell’università la splendida fidanzata di Cicchirini,la dottoressa Laura Bonetti della quale si innamora sciaguratamente Sandro.
Non va meglio ad Alvaro, che scopre che la sua puritana fidanzata Leila altro non è che una escort che si è messa con lui mirando ai soldi dei suoi genitori;di qua inizierà una serie di equivoci e avventure che porteranno Benito fin sulla soglia dell’altare mentre Sandro riuscirà a conquistare la bella Laura…
Uno dei più brutti film del florido filone della commedia sexy, questo La dottoressa sotto il lenzuolo,diretto da Gianni Martucci sul finire del 1976; brutto e pochissimo divertente, fra l’altro, con gag sgangherate e poco incisive.
Il film si salva dal naufragio grazie alla simpatia degli attori protagonisti,

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Orchidea De Santis

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Karin Schubert

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Elizabeth Turner

 

fra i quali l’abitueè Alvaro Vitali,Gigi Ballista ed Enzo Andronico mentre la parte più interessante è sicuramente rappresentata dal gineceo femminile, vero e proprio volano di traino di questi film.
Karin Schubert,Orchidea De Santis,Ely Galleani,Rita Forzano,Gabriella Lepori e Elizabeth Turner si mostrano in desabillee con buona lena e frequenza, il che rappresenta l’unica nota di qualche interesse del film.
Perchè,diciamolo chiaramente, a parte qualche titolo particolarmente riuscito se non altro dal punto di vista comico, molti di questi prodotti si giravano solo per raccattare qualche soldo mostrando più seni e natiche che recitazione e sceneggiatura.
Film povero di idee, di comicità, di tutto, se vogliamo.
Per averne un’idea, basta guardarselo su You tube, dove è presente in una buona versione all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=wG5Moo9_GZg

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Ely Galleani

La dottoressa sotto il lenzuolo

Un film di Gianni Martucci. Con Orchidea De Santis, Gigi Ballista, Karin Schubert, Fiorella Masselli, Gastone Pescucci, Enzo Andronico, Rita Forzano, Gabriella Lepori, Alvaro Vitali, Ely Galleani, Angelo Pellegrino, Eligio Zamara Commedia, durata 92 min. – Italia 1976.

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Karin Schubert: Dott.ssa Laura Bonetti
Alvaro Vitali: Alvaro
Gastone Pescucci: Prof. Paolo Cicchirini
Angelo Pellegrino: Benito Moroni
Eligio Zamara: Sandro Santarelli
Orchidea De Santis: Infermiera Italia
Gigi Ballista: Prof. Ciotti
Ely Galleani: Lella

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Regia Gianni Martucci
Soggetto Marino Onorati
Sceneggiatura Giorgio Mariuzzo
Casa di produzione Flora Film – National Cinematografica
Distribuzione (Italia) Regionale – General Video
Fotografia Romano Scavolini
Montaggio Alberto Moriani
Musiche Alessandro Alessandroni
Scenografia Gianfrancesco Fantacci
Costumi Adriana Spadaro

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L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Non c’è storia (solo storielle che NON fanno ridere), non c’è protagonista, non c’è regìa. Unica risata: la Galleani, fidanzata di Alvaro, non gliela dà, ma si prostituisce in appartamento con una socia. Lui, ignaro, va lì per fare pace, scopre l’arcano e se ne va. Dopo un minuto suona il campanello, chiede la tariffa e si porta a letto lei e socia. Da sopportare perché ci sono la Schubert, Gastone Pescucci e (specialmente) perché vale sempre la pena di guardare il grande Gigi Ballista, che appare ogni tanto nei panni del primario-dittatore.

L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com

Ignobillima farsaccia, d’interesse solo per l’ambientazione pisana, e per la presenza sempre piacevole del grande Gigi Ballista (fantastico mentre si appresta a operare di cistifellea un vecchino con problemi di emorroidi). Per il resto idee sottozero, comicità idem, donne belle ma con scarso carisma. A proposito di Ballista (e della De Santis e Pescucci), il film che Vitali va a “vedere” al cinema con la Galleani è Il vizio di famiglia: altro livello…

L’opinione di Deepred89 dal sito http://www.davinotti.com

Fiacchissima commedia sexy, resa particolarmente pesante dall’assenza di un protagonista vero e proprio (la macchietta di Alvaro Vitali non basta) e (ma questo già si sapeva) di una trama che non si riduca a qualche barzelletta di infimo livello. Divertenti le scene con Gigi Ballista, ma il resto si segue controvoglia e la piattissima regia non aiuta. Un paio di nudi integrali (Galleani e Schubert) fecero guadagnare al film un divieto ai 18, ma l’erotismo nel complesso scarseggia. Piacevoli le musichette di Alessandroni.

L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com

Più sghembo della Torre di Pisa, città ove è ambientato, il film casca giù a pochi minuti dall’inizio, quando capiamo che, anche a volerlo giudicare solo con gli indulgenti parametri della commedia sexy più casareccia (“si ride?”, “c’è pelo?”), è fallimentare comunque. Perché l’umorismo è proprio squallido, puerile, senza un briciolo di fantasia o di vera malizia, e il “pelo” è quello una Schubert già inspessita e una Galleani il cui unico sex appeal è l’essere… graziosa. Vitali frenatissimo, Ballista fa la voce grossa ma soccombe nello strame. Meglio cambiare corsia e reparto!

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Yellow Le cugine

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La morte di suo nonno permette a Marta, una giovane e disinibita ragazza di entrare in possesso di una arte della cospicua eredità che l’anziano ha lasciato a lei e a sua cugina Valentina.
Marta, in compagnia di suo marito Pierre, si reca quindi nella grande casa dove vive sua cugina, con l’intenzione di stabilirsi per un po di tempo;la cosa crea non pochi problemi a Valentina, che, al contrario di Marta, è una donna dai principi morali ferrei laddove Marta appare decisamente più spregiudicata.Marta l dimostra il giorno dei funerali, arrivando alla cerimonia di sepoltura con la radio dell’auto ad alto volume.
La coabitazione tra i tre diventa molto complicata, ma Valentina finisce per adeguarsi alla cosa ignorando la cugina;ma fatalmente le cose cambiano quando Marta improvvisamente muore assassinata.
I sospetti ricadono sia su suo marito Pierre sia sulle amicizie equivoche della morta.
La convivenza tra Pierre e Valentina finisce inevitabilmente con il portare i due ad avere una relazione, ma intanto la polizia sta indagando e alla fine si scopre che è stata proprio Valentina ad assassinare la cugina, sia per ereditare l’intero patrimonio sia per sedurre l’affascinante vedovo.

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Scoperta dal poliziotto che indaga sulla morte di Marta, Valentina, per non essere arrestata, sceglie di suicidarsi mentre Pierre, rimasto nuovamente solo, finisce per agganciare una nuova e bella preda….
Yellow-Le cugine è un film divenuto in qualche modo famoso più per la sua assoluta irreperibilità che per meriti intrinseci, vista la sua scarsissima consistenza.
Diretto nel 1969 da Gianfranco Baldanello, è un thriller-giallo modestissimo in tutte le sue componenti;l’ambientazione casalinga della storia, i dialoghi prevedibili, la stessa sceneggiatura piatta e la scarsa consistenza del cast rendono Yellow-Le cugine un film di modestissimo valore e di scarso appeal per coloro che amano nei thriller i colpi di scena o le trame elaborate.
Al contrario, in questo film tutto appare prevedibile e scontato, così verso la parte finale, quando cioè interviene in scena l’inquirente deputato alla risoluzione dell’enigma, tutto è già chiaro o perlomeno senza sorprese con il tradizionale finale del colpevole svelato che per una volta sceglie volontariamente la morte per non finire in galera.

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Opache le prove dei protagonisti: per quanto belle, le due principali protagoniste,Lisa Seagram e Caterina Barbero, non riescono a reggere credibilmente una storia scialba solo con la loro presenza.Il film non punta nemmeno sull’erotismo, facilmente utilizzabile in una storia di avidità e corna, forse anche perchè siamo sul finire degli anni sessanta, con una censura che vigila in modo spietato.
Così anche le poche sequenze a sfondo erotico sono assolutamente castigate; probabilmente la pubblicità dell’epoca presentò la pellicola di Baldanello in ben altro modo, contribuendo in qualche modo alla fama ristretta del film.
Che in realtà è davvero ben poca cosa.
Riemerso dal lunghissimo oblio è ora visionabile, in una riduzione mediocre a livello qualitativo su You tube.

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 Yellow-Le cugine

un film di Gianfranco Baldanello, con Lisa Seagram,Maurizio Bonuglia,Caterina Barbero,Franco Ricci,Renato De Carmine,Attilio Dottesio,Thriller,Italia 1969 durata 89 minuti

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Lisa Seagram: Marta Garbini
Maurizio Bonuglia: Pierre
Caterina Barbero: Valentina
Franco Ricci: maresciallo Fiore
Renato De Carmine: comm. Saccara
Attilio Dottesio: Romolo

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Regia Gianfranco Baldanello
Soggetto Augusto Finocchi, Vittorio Metz
Sceneggiatura Augusto Finocchi
Casa di produzione Cinematografica Associati
Fotografia Luciano Trasatti
Montaggio Bruno Mattei
Musiche Lallo Gori

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L’opinione di fauno dal sito http://www.davinotti.com

Unico neo: un piccolo calo d’intensità fra il recupero della salma e l’entrata in scena di De Carmine. L’omicidio non è così goffo, ma discretamente congegnato e c’è anche un notevole crescendo erotico, fantasia e creatività a pacchi sia nell’ambientazione che nell’erotismo stesso; inoltre ben cinque attori che recitano al meglio. Vi dirò di più… se siete osservatori non ci metterete molto a capire perché è stato murato. La Barbero cattura per il suo modo di fare la bambola, ma anche la Seagram si dereprime niente male. Un film da rieditare a tutti i costi…

L’opinione di uomoocchio dal sito http://www.davinotti.com

Proiettato al Joe D’amato Horror Festival dopo 35 anni, deve la propria leggenda appunto all’invisibilità, ma è un tipico gialletto dell’epoca, a sfondo testamentario. Ambientato in Toscana vede la rivalità e lo scontro tra due richissime cugine: l’una è una rigida conservatrice del buon nome familiare, l’altra una sfavillante hippie, finché non avviene un delitto nella villa. Forse migliore, ad esempio, di Vergogna schifosi, ma certo lontanissimo dai livelli dei Lenzi. Una testimonianza del clima dell’epoca, ma come giallo è risibile.

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Il potere di Satana

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La giovane Lori,sposata con Frank,viene dimessa da un’ospedale;vi è stata ricoverata per qualche tempo in seguito al profondo trauma subito per aver dato alla luce un bambino morto.
In accordo con Frank,Lori decide di allontanarsi dalla città per riprendere le forze e assieme si recano nel villaggio di Lilith.
Su Lilith aleggia una sinistra leggenda, che racconta di una strega che appare casualmente minacciando i bambini,una strega che ha il nome dato al villaggio.
E’ proprio durante il viaggio che Frank e Lori si trovano ad essere testimoni della tragica morte di una ragazza, inseguita dalla strega Lilith e subito dopo ad un rito arcano presieduto da un uomo di grossa mole, un rito nel quale è evocato il principe delle tenebre ed altri demoni.

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Lilith appare come un villaggio pervaso da un’atmosfera ambigua e sinistra;Frank conosce il suo nuovo datore di lavoro,Cato e Lori, che lo conosce subito dopo, inizia a guardare con diffidenza l’uomo.
La donna infatti è certa che il misterioso individuo che stava officiando il rito satanico altro non sia che Cato.
Oltretutto la donna percepisce nettamente l’atmosfera insana che aleggia sul villaggio,diffida della strana gente che lo abita e poco dopo il suo arrivo scopre anche che Cato ha perso un figlio e che il rito che l’uomo stava compiendo ad altro non serviva che a riportarlo in vita.
Cato ha bisogno di Lori perchè la donna, sin dalla nascita, possiede arcani e misteriosi poteri soprannaturali e conta sul suo aiuto per riportare in vita il figlio; ma ecco che Lori….
Il potere di Satana,produzione americana del 1972 diretto dal regista Bert Gordon, distribuito con vari titoli oltre all’originale The Witching o anche Necromancy o Le streghe della luna nera o ancora Magia nera è un horror sciapo e abbastanza monotono che propone per l’ennesima volta la trama trita del villaggio che nasconde il tradizionale segreto mescolato all’espediente delle messe nere celebrate dallo stregone demoniaco.

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Lo stregone, il grande Orson Welles e la brava Pamela Franklin che interpreta Lori sono in realtà l’unica nota positiva del film, che scorre senza grossi sussulti verso l’unico colpo di scena, peraltro più volte utilizzato, del finale che lascia aperta ogni possibilità.
Finale che non solo non riscatta un film debole e soporifero, ma che confonde ancor più le acque dimostrando una volta in più che non basta la presenza di un grandissimo del cinema come Welles a riscattare o quantomeno rendere interessante una pellicola.
L’attore americano infatti appare per pochi minuti e comunque probabilmente solo per ragioni alimentari, ovvero per l’assegno staccato dal produttore per assicurarsi la sua presenza, vista l’irrilevanza del soggetto e della sceneggiatura del film.

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Poco altro da salvare, forse le musiche incalzanti; ma la recitazione del cast è ai livelli minimi, mentre la Franklin per l meno fa il suo dovere.
Film tranquillamente trascurabile, anche perchè di difficilissima reperibilità nella versione italiana.

Il potere di Satana
di Bert I. Gordon, con Orson Welles,Pamela Franklin,Lee Purcell,Michael Ontkean,Harvey Jason,Lisa James,Sue Bernard.Horror,Usa 1972 Titolo originale The Witching

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Il potere di Satana banner protagonisti

Orson Welles: Mr. Cato
Pamela Franklin: Lorie Brandon
Lee Purcell: Priscilla
Michael Ontkean: Frank Brandon
Harvey Jason: Dr. Jay
Lisa James: Georgette
Sue Bernard: Nancy

Il potere di Satana banner cast

Regia: Bert I. Gordon
Sceneggiatura Bert I. Gordon, Gail March
Produttore Sidney L. Caplan, Jeffrey M. Sneller, Bert I. Gordon, Gail March, Robert J. Stone
Fotografia Winton C. Hoch
Montaggio John B. Woelz
Musiche Fred Karger, Robert J. Walsh
Scenografia Frank Paul Sylos

Il potere di Satana banner recensioni

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Intruglio occultistico che emana l’aria malsana del villaggio immobile e omertoso, raggrumandosi in videoclips di orge e messe nere e improvvisi lampi di visionarietà al suono delle musiche elettroniche di Rob Walsh. Dai tempi di Suspense Pamela Franklin è cresciuta parecchio ma continua a vedere fantasmi, mentre l’illustre richiamo di Orson Welles si riduce a qualche fugace apparizione e alla sua imponente voce che risuona durante il prologo, purché visto in lingua originale.

L’opinione di Olotiv dal sito http://www.davinotti.com

Un insipido polpettone che si colloca nel filone dell’horror satanico. L’inizio lascerebbe ben sperare, ma la storia – una coppia di giovani sposi, lei possiede poteri speciali, si trasferisce nel villaggio di Lilith, dove il dottor Cato è un personaggio molto influente dedito alla stregoneria – prosegue senza troppi sussulti, colpa anche di una recitazione poco convinta. Si salvano le musiche. Che c’azzecca Orson Welles? Visto in una versione (tagliata?) di 76 minuti.

L’opinione di paulesway dal sito http://www.filmtv.it

Horror satanico con poche novità malgrado una discreta atmosfera: la trama è confusa, la tensione latita assai e gli interpreti raramente sono stati così sprecati, difficile trovare una sola sequenza apprezzabile.

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