Carmen Villani

Carmen Villani Foto

Una carriera dai due volti, quella di Carmen Villani, nata in provincia di Modena, a Ravarino, comune abitato da 6000 anime il 21 maggio 1944; una come cantante, con discreto successo e una come attrice di punta del florido filone della commedia sexy all’italiana, anche se limitata a pochi film, girati prevalentemente tra il 1974 e il 1979, con qualche eccezione prima e dopo questo periodo.
Appassionata di musica, la Villani esordi molto giovane nell’ambito musicale, a 15 anni, con un repertorio che includeva brani ripresi dalla tradizione swing; era il 1959, la musica italiana non era ancora stata scossa dalle fondamenta dai cicloni Modugno e Celentano, che portarono novità sostanziali nel panorama musicale italiano.
Carmen Villani si mette in mostra proprio come attrice, grazie al film Un uomo da bruciare,  di Valentino Orsini e dei fratelli Taviani , girato quando aveva 18 anni, nel 1962 , film nel quale canta in maniera eccellente il brano Un domani per noi,le cui musiche sono composte da Enrico Intra, futuro jazzista e musicista di valore e da Federico Monti Arduini, che avrà una buona fama con il soprannome di Guardiano del faro.

Carmen Villani La signora ha fatto il pieno 1

Carmen Villani La signora ha fatto il pieno 2

Carmen Villani in due fotogrammi tratti da La signora ha fatto il pieno

Per tre anni la cantante si fa le ossa, cantando un po dappertutto, prima di ottenere un grande successo con quella che sarà la sua hit più conosciuta, Bada Caterina, colonna sonora inserita nel film Adulterio all’italiana con Nino Manfredi e Catherine Spaak, diretto dal regista Pasquale Festa Campanile, bissato poi da Piccola piccola, un altro brano che le darà fama anche all’estero.
Per qualche anno la cantante gode di buona fama, anche se non diverrà mai una star della musica, nonostante il buon impianto vocale; così, agli inizi degli anni settanta, inizia a valutare meglio le possibilità di una carriera cinematografica, spinta in questo anche dal marito, il regista Mauro Ivaldi, che la lancia proprio come attrice in Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia, una commedia velata di nero che narra le vicende di un playboy convertito al matrimonio dalla bella Francesca, interpretata proprio dalla Villani, che rischierà la vita per colpa di quella che crede una sua ex amante e che invece si rivelerà essere un suo amico troppo invidioso del successo che l’uomo ha con le donne.

Carmen Villani Lettomania
La Villani nel film Lettomania

Il discreto successo riscontrato dal film e dalla sua interpretazione la convince a ripresentarsi sul set nel 1975, nella commedia sexy L’amica di mia madre, nuovamente diretta da Mauro Ivaldi; il film è davvero brutto, ma riscuote ancora un discreto successo, nonostante l’esile trama del film; la Villani è Andrea, che fa girare la testa al giovane Billy, che finirà per consolarsi con un’amica di sua madre, interpretata da Barbara Bouchet.

Carmen Villani Ecco lingua d'argento
Ecco lingua d’argento

Nello stesso anno ecco il grande successo, anche se limitato ovviamente dall’appartenenza al filone della commedia sexy, del film La supplente: il suo ruolo principale, quello della affascinante professoressa Loredana, che fa girare la testa ai ragazzi della classe in cui è chiamata a sostituire l’insegnante di ruolo, ottiene grande successo, principalmente perchè la bionda attrice si mostra generosamente senza veli.

Carmen Villani L'amica di mia madre
Nel film L’amica di mia madre

Di gran carriera viene girato da Vincenzo Rigo il film Lettomania, proprio per sfruttare la popolarità dell’attrice; nel film Carmen interpreta Dora, una donna sposata ad un anziano scrittore che tornerà dal marito dopo aver tentato inutilmente di avere una relazione stabile con il giovane protagonista del film. Nel 1976 Rigo ripresenta la Villani nel film Passi furtivi in una notte boia – Zelmaide, discreta commedia in cui la Villani è affiancata da uno dei grandi comici del cinema italiano, Valter Chiari. Carmen vi interpreta il ruolo di Ida ( Zelmaide),una cameriera decisa a diventare proprietaria di un bar, che non esita a coinvolgere il suo amante in un goffo tentativo di furto che insperatamente avrà esiti positivi.

Carmen Villani Polvos magicos
Polvos magicos (Lady Lucifera)

La commedia riscuote un tiepido successo, anche se va detto che la Villani se la cava in maniera sufficiente; l’anno successivo lavora in La signora ha fatto il pieno , di Juan Bosch, commedia sexy in cui è Lola, una escort ingaggiata per sedurre un politico.
Il film è davvero poca cosa, e ancora una volta si fa apprezzare solo per le nudità della belle attrice, che replica in maniera standard il suo ruolo in Ecco lingua d’argento, ancora su direzione del marito Ivaldi, che riprende in qualche modo la trama di L’amica di mia madre, con gli stessi protagonisti; questa volta il giovane Billy riuscirà alla fine a sedurre l’ambita preda.

Carmen Villani Passi furtivi in una notte boia
Passi furtivi in una notte boia

Ormai musa del marito, la Villani recita in Grazie tante arrivederci (1977), interpretando il ruolo di Monica, una disinibita fotomodella che riuscirà a sedurre un giovane destinato a prendere i voti, titubante però sul suo futuro.
La stella di Carmen Villani però sta arrivando velocemente al declino; il finire degli anni settanta, con la conseguente morte della commedia sexy, non la vede pronta ad un cambio di passo: intrappolata nel clichè della bellona sexy, la Villani non riesce ad ottenere parti che la stacchino dal clichè che ormai le si è cucito addosso.

Carmen Villani La supplente
La supplente

Così arrivano film come L’anello matrimoniale (1979), in cui stancamente ripete il personaggio della donna affascinante, questa volta attratta da un vicino di casa, che arriva a chiedere al marito il permesso di poterlo tradire proprio con l’uomo di cui è infatuata, ricevendone in cambio un poco credibile nulla osta.
Dopo aver tentato senza successo di esportarsi a livello internazionale con Polvos mágicos (1979), diretto da José Ramón Larraz, arrivato in sordina in Italia con il titolo di Lady Lucifera, la Villani tentò il rilancio in Italia con La supplente va in città, sempre nel 1979, film  diretto da Vittorio De Sisti;

Carmen Villani La supplente va in città
La supplente va in città

lei è Rubina, una giovane maestrina veneta ( la Villani era poco credibile, a 35 anni, in quel ruolo) che con astuzia e arti erotiche sedurrà una famiglia intera presso la quale andrà a servizio.
E’ l’ultimo film di discreto successo dell’attrice; i successivi La sposa allegra (1981), I flirts di Stefania (1982) e Una spia innamorata diretti tutti e tre da Augusto Fenollar, girati in Spagna, non ottengono nessun successo e l’attrice abbandona le scene.
Una carriera che si è evoluta in due distinti binari, quindi; se dal punto di vista musicale si può dire che abbia lasciato una traccia, sia perchè interprete di buon livello, sia perchè dotata di una voce ben impostata, non altrettanto si può dire dal punto di vista cinematografico.

Carmen Villani La supplente va in città 2
La supplente va in città

Carmen Villani L'anello matrimoniale
L’anello matrimoniale

Va detto che l’attrice Carmen Villani è stata sfruttata male, confinata sopratutto in ruoli tipici della commedia sexy, senza avere la possibilità di mostare le doti che indubbiamente aveva in ruoli diversi da quelli standard della bellona fatale.
In Passi furtivi in una notte boia Carmen mise in mostra un talento che poteva essere sicuramente sfruttato meglio; purtroppo per lei la sua carriera iniziò a metà anni settanta, quando il genere commedia sexy era si al massimo dello splendore, ma era ormai completamente inflazionato; erano tante, troppe le starlette di un genere che mostrava già le prime crepe.

Carmen Villani Los lios de Estefania
Los lios de estefania

Va anche detto che per fortuna la Villani evitò l’errore di voler ad ogni costo restare sulla breccia; non partecipò quindi all’ultima fase della trasformazione della commedia sexy in commedia softcore prima e hard poi; l’attrice tentò un rilancio come cantante prima nel 1984, poi nel 1988, ma la distanza temporale tra le sue interpretazioni di fine anni sessanta e il nuovo panorama musicale di metà anni ottanta era troppo ampia, con la conseguenza che passò quasi inosservata.

Carmen Villani L'amica di mia madre 2
L’amica di mia madre

Resta oggi oggetto di culto di un nutrito gruppo di fans che non hanno dimenticato la sua carica sensuale e la sua bellezza; c’è anche un folto gruppo di persone che la ricorda sopratutto come cantante di buone doti e di buone possibilità, probabilmente non compiutamente espresse.

Carmen Villani La supplente 2

La supplente

Carmen Villani Le chiamo tutte anima mia

Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia

Un uomo da bruciare (1962)
Per una valigia piena di donne (1965)
Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia, regia di Mauro Ivaldi (1974)
L’amica di mia madre (1975)
La supplente (1975)
Lettomania (1976)
Passi furtivi in una notte boia (1976)
Ecco lingua d’argento (1976)
La signora ha fatto il pieno (1977)
Grazie tante arrivederci (1977)
L’anello matrimoniale (1979)
Polvos mágicos (1979)
La supplente va in città (1979)
La sposa allegra (1981)
I flirts di Stefania (1982)
Una spia innamorata (1984)

Porca vacca

Porca vacca locandina

Primo Baffo detto Barbasini è un cantante da balera, pavido e un po vigliacco; siamo nel periodo della prima guerra mondiale, è l’uomo tenta disperatamente di sottrarsi al servizio di leva; nonostante si finga omosessuale, viene inviato al fronte. Qui viene derubato da due furbi contadini, che vivono alla giornata rubando quello che possono. I due, Tomo secondo e Marianna, lo lasciano completamente al verde; ma la guerra è lunga, e Primo Baffo finisce per reincontrare i due. Sarà proprio Tomo a tirarlo fuori dai guai, il giorno che Primo Baffo, inviato in trincea per tagliare dei reticolati, finirà impigliato in uno di essi.

Porca vacca 12
                        Renato Pozzetto Primo Baffo

Per ringraziamento l’uomo fa arrestare Tomo, che viene cosi coscritto con la forza. Ma tra i due, nonostante tutto, nasce un sentimento di amicizia; il pavido Primo baffo e il simpatico mariuolo Tomo si completano a vicenda, e da quel momento divideranno i pericoli che la guerra quotidianamente offre, entrambi alla ricerca di Marianna, della quale ormai sono entrambi innamorati.

Porca vacca 14
                   Laura Antonelli Marianna

La ritroveranno dopo una serie di avventure, quando dopo aver tentato di disertare, verranno ripresi e mandati incontro alla morte, per una missione suicida, far saltare una diga.
La furbissima Marianna, che si è rifugiata in montagna, pagherà però per tutti; violentata da una pattuglia tedesca, si vendicherà facendo saltare la diga, salvando così la pelle ai due amici che avevano deciso di farlo entrambi.
I due assistono impotenti al suicidio di Marianna, convinti, in cuor loro, che la ragazza abbia comunque trovato il modo di sopravvivere.

Porca vacca 5
Adriana Russo

Gustosa commedia venata di umorismo e di malinconia, Porca vacca, di Pasquale Festa Campanile, è un riuscito tentativo di ridicolizzare luoghi comuni e miti sulla guerra; i due amici, che incarnano l’italiano medio, hanno tutti i difetti tipici della gente italica. Sono furbi, opportunisti, pavidi e vigliacchi, ma anche generosi e di cuore, sentimentali e romantici.
Lo dimostrano le varie situazioni in cui vengono coinvolti, mentre tentano di scappare da quella cosa illogica, terribile che è la guerra; non hanno sentimento patrio, perchè sanno che non c’è nessun onore o nessun vantaggio a morire in guerra, una guerra che si combatte in trincea, con i capi nascosti al sicuro che mandano al macello i poveri fanti.

Porca vacca 1

Ma al momento buono tirano fuori il coraggio, mostrando di essere capaci di morire per vendetta ma sopratutto per amore.
Porca vacca è una storia di amicizia, è una storia d’amore, ed è anche un film sottilmente satirico; non perfettamente riuscito, ma godibile per molti motivi.
Il principale è la simpatia che ispirano i due improbabili alleati, che scopriranno proprio nell’amicizia una delle poche cose buone da salvare, per cui vivere; in questo Pozzetto, che è Primo Baffo, mostra particolare talento, grazie anche alla sua abilità di cabarettista e cantante.

Porca vacca 6

Porca vacca 7

Il suo personaggio, quello del cantante comico di balera, alla fine è convincente proprio perchè l’attore riesce a dare spessore e credibilità al suo personaggio.
Molto bravo è Aldo Maccione, alias Tomo Secondo, un simpatico furfante che della vita ha capito tutto, ma che finirà, suo malgrado, per provare sulla sua pelle gli orrori della guerra.
Bravissima e Laura Antonelli, in uno dei ruoli meglio interpretati nella sua carriera, quello della opportunista, cinica e disincantata Marianna, che finirà per provare uno scatto d’orgoglio quando anche lei proverà sulla sua pelle gli orrori della guerra, illustrati alla perfezione nella sequenza drammatica dello stupro di gruppo, forse la parte più coraggiosa e dolente del film.

Porca vacca 8
Il bordello per soldati

In ultima analisi, si tratta di un buon film, che ha motivi d’interesse, ben aldilà delle solite critiche negative dei critici ottusi: Morandini, uno dei più discutibili tra essi, ne da questa visione: “Guerra 1915-18. Balordo cantante di balera fa di tutto per farsi riformare, ma viene inviato al fronte. Più che gli austriaci sono suoi nemici due contadini che, sfruttando la situazione, arraffano. È il tentativo, soltanto in parte riuscito, di buttare in farsa la tematica dell’antimilitarismo. Festa Campanile era un intelligente che si buttava via. Qua e là pecoreccio. L. Antonelli in forma, R. Pozzetto un po’ meno.”

Porca vacca 10
Aldo Maccione

Una visione davvero singolare di un film che non è un capolavoro, ma che ha momenti di grande cinema, grazie anche alla attenta regia di Festa Campanile, uno dei registi più intelligenti e sensibili del cinema italiano.
Quello che non appare chiaro ai detrattori del film è che non siamo di fronte a La grande guerra, che Pozzetto e Maccione non vogliono rifare il verso a Gasmann e Sordi; la trivialità del film ha una sua giustificazione, perchè in guerra ci vanno i poveracci, non di certo i nobili o i ricconi.
Per cui qualsiasi lettura in termini saccenti del film è falsa e fuorviante; questo è un divertissement, ben fatto e a tratti davvero simpatico.

Porca vacca 13

Porca vacca, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Laura Antonelli, Aldo Maccione, Adriana Russo, Toni Ucci, Gino Pernice, Raymond Bussières, Raymond Pellegrin, Massimo Sarchielli, Antonio Marsina, Enzo Robutti, Edoardo Sala, Antonio Orlando, Consuelo Ferrara, Lucio Salis
Commedia, durata 113 min. – Italia 1980

Porca vacca 15

Porca vacca 11

Porca vacca 9

Porca vacca 4

Porca vacca 3

Porca vacca 2

Renato Pozzetto: Primo Baffo detto Barbasini
Laura Antonelli: Marianna
Aldo Maccione: Tomo Secondo

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Pasquale Festa Campanile
Marcello Coscia
Sceneggiatura Massimo De Rita
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Ennio Morricone
Riz Ortolani
Scenografia Gualtiero Caprara
Guido Josia
Costumi Ugo Pericoli
Luca Sabatelli

Il nudo femminile nel cinema italiano

FILMSCOOP

Il rapporto tra il cinema e il corpo nudo femminile, o peggio, maschile, non è mai stato molto facile; tutta una serie di problematiche, legate ai tabu, alla moralità ed altre questioni hanno da sempre limitato l’esposizione del corpo nudo dell’attrice o dell’attore, sopratutto nel lontano passato.
Lasciando da parte il cinema straniero, perchè il discorso ci porterebbe troppo lontano e focalizzando il tutto su quello nostrano, và detto che il nudo in Italia ha avuto da sempre vita difficile.
I motivi sono svariati, legati sopratutto ad una serie di fattori concomitanti; una morale di derivazione cattolica, che ha sempre visto l’esposizione del corpo nudo come peccaminosa, una morale comune, legata a fattori storici e sociali, e buon ultima anche la presenza del comune senso del pudore, una gabbia creata ad arte per limitare tutto ciò che sfuggiva alla morale corrente, e che di fatto limitava non solo l’esposizione del corpo nudo, ma anche di parti anatomiche e esposte oltre un limite invalicabile.

Due notti con cleopatra
Uno storico nudo: Sophia Loren in Due notti per Cleopatra

Basti pensare alla censura applicata in tv agli inizi degli anni sessanta, con ballerine e artiste ingabbiate in pesanti calzamaglie nere, che di fatto impedivano qualsiasi pensiero che non fosse pudico sulle stesse artiste.
Naturalmente la cosa va letta in senso ironico; il bigottismo imperante, il famoso senso comune del pudore erano un qualcosa di artefatto, che si limitava semplicemente a vietare ciò che era sotto gli occhi di tutto, mantenendosi in superficie; sotto, viceversa, le pulsioni erano ben altre, come del resto logico quando si entra nella sfera della sessualità.

Bora Bora
Haidee Politoff in Bora Bora di Ugo Liberatore, 1968

Tornando a bomba sul discorso cinema, nel passato cinematografico italiano i nudi femminili si potevano davvero contare sulle dita di una mano sola; celebre il seno nudo di Clara Calamai nel film La cena delle beffe, girato nel 1941 quini in piena epoca fascista, che valse alla Calamai rimbrotti a non finire da parte del Vaticano e al film il divieto ai minori di anni 16.

Grazie zia
Lisa Gastoni in Grazie zia, di Samperi, sul tema incesto

Con gli anni sessanta prima in maniera soft, poi sempre maggiore, la tendenza a rendere esplicite situazioni in cui venivano mostrati, naturalmente in maniera graduale, nudi femminili, si accentuò fino ad entrare a regime proprio sul finire del decennio.
Saranno gli anni settanta a sdoganare tutto, dai nudi integrali ai rapporti sessuali, passando tra le mille situazioni eortiche possibili e immaginabili, abbattendo tutti i tabù che di fatto avevano limitato l’esposizione stessa dei corpi maschili e femminili nei decenni precedenti.
L’evoluzione della morale, i cambiamenti del costume alla fine produssero un mutamento copernicano anche nel cinema; le barriere vennero abbattute, tutte, con una liberalizzazione totale, avvenuta gradualmente, che portò alla fine sullo schermo tutto ciò che era proibito.

Cuore di mamma
Carla Gravina in Cuore di mamma, di Samperi, 1969

I primi film a mostrare timidamente furono i mondo movie, così denominati perchè mostravano quello che avveniva nel resto del mondo; più che film erano documentari, con spezzoni in cui erano inserite sequenze di nudo decisamente ardite per l’epoca.
L’antesignano di questo genere è considerato Europa di notte di Alessandro Blasetti, film del 1959, che contiene le prime sequenze di uno spogliarello; era l’inizio di una rivoluzione, che avrebbe sdoganato il corpo femminile, anche se per il momento il tutto si limitava a sequenze di stampo documentaristico, come testimoniato da altri film dello stesso genere, come Mondo di notte (1960) di Gianni Proia,Mondo caldo di notte (1961) di Renzo Russo, Le città proibite (1962) di Giuseppe Maria Scotese,I piaceri nel mondo (1962) di Vinicio Marinucci,La donna nel mondo (1963), di Franco Prosperi, Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti,Mondo nudo (1963) di Giuseppe Marotta.

Blow up
Blow up di Michelangelo Antonioni

A questi film, come già detto più simili a documentari che a film strutturati come tali, si aggiunsero sul finire degli anni sessanta tutta una serie di pellicole ambientate nei vari paesi d’Europa, che testimoniavano come posti come la Svezia, per esempio, fossero anni luce avanti sia nei costumi sessuali che nelle rappresentazioni visive del nudo.
Il nudo entra così timidamente nel cinema legandosi ben presto all’erotismo, come naturale che sia, anche se non è un discorso automatico.
Alcune pellicole vengono girate con inserti contenenti scene di nudo, che però almeno agli inizi finiranno per essere viste solo nel mercato estero; e in alcune di queste sequenze compaiono anche attrici che in seguito rifiuteranno categoricamente di esporsi senza veli in pellicole.

Justine
Un altro film importante: Justine, di Jess Franco, con Romina Power

E’ il caso di Sophia Loren, che girò delle sequenze a seni nudi in 2 notti per Cleopatra, ma anche di moltre altre dive del cinema;in Italia dapprima le sequenze incriminate vengono prudentemente eliminate in fase di montaggio, in seguito, con molta furbizia, si aspetterà l’intervento del censore per vedere se la pellicola supera l’esame. In caso contrario, si sfrutterà il clamore suscitato dalla “sforbiciata” alla pellicola per veicolarla pubblicitariamente.
Così ben presto i registi e i produttori, sfidando le ire dei censori, iniziano a proporre scene osè, con conseguenze spesso spiacevoli; non di rado la pellicola viene sequestrata, editata dalle scene incriminate, mentre il regista e il produttore finiscono sotto processo.

L'uomo dal pennello d'oro
Uno dei film con protagonista Edwige Fenech, L’uomo dal pennello d’oro

E’ il 1968 l’anno del giro di boa; appaiono le prime pellicole italiane con scene di nudo esplicite, anche se limitate sia nell’esposizione sia nelle parti del corpo rappresentate; film come Bora Bora di Liberatore, Grazie zia di Samperi mostrano i primi timidi nudi, inquadrati velocemente, che riescono a passare sotto le maglie della censura.
Anche i grandi del cinema non rifuggono dall’inserire scene ardite nei film, anche se va detto che esse sono organiche alla trama, quindi non appaiono, generalmente, come decontestualizzate.
E’ il caso di Blow up, di Michelangelo Antonioni, girato nel 1966, e di altri film definiti in seguito “artistici”, ovvero degni di contenere scene che non offendano il senso del pudore.

La calata dei barbari
Uno dei peplum con un nudo femminile: La calata dei barbari, con Honor Blackman

Questa sottile linea che demarca il film “artistico” dal prodotto “normale”, alla fine verrà superata di slancio, e il nudo dilagherà sullo schermo, senza più freni ne censure.
Anche dall’estero inizIano a comparire pellicole con scene di nudo, unite a temi scabrosi e a divagazioni sessuali; è il caso di Justine, di Jesus Franco, con protagonista una giovanissima Romina Power, film che ebbe una serie interminabile di grane giudiziarie, di filmetti come Desideri e voglie pazze di tre insaziabili ragazze, L’uomo dal pennello d’oro, Top sensation, I peccati di madame Bovary, Mia nipote la vergine  in cui cadeva un altro tabu, l’utilizzo del corpo completamente nudo dell’attrice di turno, in questo caso la giovanissima futura sexy star Edwige Fenech.

Blindman
Anche nei western compare un nudo: il film è Blindman, il pistolero cieco

Il 1969 vede già un’esplosione di film contenenti nudi femminili, sopratutto vede l’inizio del florido filone del film erotico; lentamente, ma inesorabilmente, le trame quasi scompaiono a tutto vantaggio dell’esposizione dell’epidermide femminile, che diventa protagonista assoluta, lanciando di volta in volta la starlette di turno, spesso destinata ad una effimera gloria.Il nudo inizia ad apparire in tutti i generi cinematografici, arrivando anche nei peplum, o meglio, in quello che ne rimane, nei western, nei film di fantascienza e nei thriller, dove sarà abbondantemente usato, passando per l’horror e la commedia, che sia sexy che sia all’italiana.
Un peplum di successo, La calata dei barbari, film del 1968, porta sullo schermo le nudità parziali di Honor Blackman (una delle Bond girl) e di Sylva Koscina, cosi come l’incredibile Blindman, il pistolero cieco, western assolutamente improbabile, proprone la bella Magda Konopka, L’età del consenso vede una giovanissima Helen Mirren esposta in nudità totali.

L'età del consenso
Una giovanissima Helen Mirren in L’età del consenso (1969)

Molti registi italiani ricorrono a sequenze di nudo, moltiplicando il lavoro dei censori; che ben presto allentano la scure, consentendo maggior libertà ai registi; da Bava a Lenzi a Fulci, passando poi per i grandi del cinema italiano, come Monicelli e Comencini, Antonioni o Ferreri, Fellini e De Sica, tutti utilizzano il nudo femminile nei film, e ben presto la cosa cessa di essere un tabu.
L’interesse dei produttori e dei registi si rivolge quindi alla sfera della sessualità, contestualizzata più o meno a ragione in svariate pellicole; molti film portano sullo schermo storie inerenti prettamente la sfera della sessualità e delle problematiche ad essa collegate.

Amarcord
Maria Antonietta Beluzzi, la tabaccaia di Amarcord, regia di Fellini

Si affronta il tabu dell’incesto, come nel caso di Addio fratello crudele, dapprima in maniera abbastanza seria, per poi scivolare nel grottesco e nel pecoreccio con l’interminabile sequenza di zie, nipoti e anche nonne impegnate in rapporti incestuosi; alcuni film origiano veri e propri cambiamenti di costume, epocali se vogliamo.
E’ il caso di Ultimo tango a Parigi, di Bertolucci, che fa del sesso e dell’erotismo l’ultima frontiera della comunicazione o meglio, dell’incomunicabilità; la storia dei due amanti che si incontrano, si amano solo con i corpi e che finisce tragicamente, diventa per vari motivi un emblema e contemporaneamente un casus belli.
Bertolucci esplicita il nudo e il sesso; la scena della sodomizazzione di Maria Schneider da parte di Marlon Brando diviene fonte di scandalo. Il film, caso più unico che raro, viene addirittura condannato al rogo e procura guai a non finire al regista, così come Decameron, di Pasolini, basato tutto sulla comunicazione sessuale come unica fonte di svago per il popolo, che origina il floridissimo filone dei decamerotici.

Una donna come me
Brigitte Bardot e Jane Birkin, una scena saffica da Una donna come me

I primi anni settanta sono un periodo di cambiamenti storici per il paese; la nascita e lo sviluppo del movimento femminista, che rivendica un ruolo più attivo e partecipe delle donne nella vita sociale, culturale e lavorativa del paese, contribuisce in maniera determinante ad una nuova morale.
Si abbattono tabu, cambiano leggi storiche, in Italia arrivano aborto, divorzio ed altre conquiste sociali assolutamente impensabili a inizio degli anni sessanta.
Il cambiamento massiccio del costume sdogana tutto; il cinema ne usufruisce in maniera massiccia, ne approfitta ed evolve definitivamente.
L’omosessualità nei film non è più un tabù, anzi, a dire il vero, i tabù spariscono progressivamente.
Le pellicole, che siano gialli o thriller, polizieschi o commedie, presentano situazioni legate alla sessualità sempre più esplicite.

Il gatto a 9 code
Il nudo nel thriller: Catherine Spaak in Il gatto a nove code

Il mostro è in tavolaIl nudo nell’horror: Dalila Di Lazzaro in Il mostro è in tavola barone Frankenstein

Da Dario Argento nel settore thriller (L’uccello dalle piume di cristallo,Il gatto a nove code), a Fulci (Una lucertola con la pelle di donna), da Steno (La polizia ringrazia) a Pasquale Festa Campanile, da Bolognini a Lizzani, la regia inizia a proporre sempre più frequentemente il nudo femminile.
Che sia il Monicelli di Brancaleone alle crociate o Ettore Scola, che sia Fellini o altri, il regista in genere non disdegna il nudo femminile, anzi: ne esalta spesso le qualità, le rotondità, facendole diventare virtù, come nel caso di Amarcord di Fellini, in cui compaiono i seni giganteschi della beluzzi, vero totem del regista, inseriti e contestualizzati in quell’atto d’amore che è il film verso la sua città natale, Rimini.

La cugina
Dayle Haddon nella commedia La cugina

Il che produce, come effetto, anche la sovraesposizione del nudo stesso, che alla fine diventa in molti casi solo un pretesto; sono centinaia e centinaia le pellicole che vengono girate a basso costo, spesso con cast altamente scadenti, in cui l’unico obiettivo diventa quello di esporre nudità femminili.
Un’evoluzione che porterà ben presto alla nascita di un florido filone dapprima definito softcore, quindi con la presenza di nudità e amplessi, simulati, ma ancora con una trama più o meno decente, in seguito con una serie di pellicole portate aldilà dei confini stessi tracciati involontariamente dagli stessi registi, ovvero il non rendere esplicitamente la visione dell’amplesso.

La casa dell'esorcismo
Elke Sommer in La casa dell’esorcismo, di Bava

Che alla fine verrà mostrato per intero, andando ad allargare a macchia d’olio il genere hard core, dove la trama alla fine non ha più nessuna importanza.
Qualche parola anche sulle protagoniste del cinema, da quelle che si sono spogliate a quelle che per vari motivi hanno sempre rifiutato di farlo, pur apparendo comunque in pellicole a volte scabrose o comunque appartenenti ai filoni della commedia sexy e via dicendo.
Sono pochissime le attrici italiane che hanno sempre rifiutato un qualsiasi nudo, anche parziale, nei loro film.
Tra queste va citata Monica Vitti, grande interprete di tanti film di diverso genere, la stessa Loren che in seguito ha rifiutato sempre ruoli senza veli, passando per Claudia Cardinale ecc.

Il fiore delle mille e una notte
Ines Pellegrini, interprete di Il fiore delle mille e una notte di Pasolini

Le altre si sono adeguate a quello che veniva loro offerto, facendo anzi, del proprio corpo, una specie di marchio di fabbrica che testimoniava, in anticipo, il successo del film.
Dalla Fenech alla Bouchet, dalla Guida alla Rizzoli, le star e le stelline degli anni sessanta e settanta non hanno esitato a mostrarsi nude, mantenendo però un profilo professionale di un certo livello, evitando cioè pellicole o situazioni imbarazzanti.

L'infermiera
Uno dei rarissimi nudi di Luciana Paluzzi: il film è L’infermiera

Altre invece, per motivi legati al decadimento fisico o a vicende personali, hanno disceso la china fino ad accettare parti e ruoli in un cinema particolare, quello hard; è il caso di Lilli Carati, di Karin Schubert, di paola Senatore, tutte attrici con talento costrette da vicende personali ad accettare ruoli e situazioni poco gratificanti, sia professionalmente che umanamente.
Il nudo, quindi, è diventato nel corso degli anni un valore aggiunto, che ha permesso maggior spazio di manovra ai registi, con tutte le doverose eccezioni del caso, ovvero la nascita di pellicole di scarso valore oppure legate contestualmente solo alla presenza di nudi femminili al loro interno.
Passata la grande sbornia degli anni settanta, il nudo ha finito per essere una componente non più ammiccante e seduttrice per il pubblico, ma una maniera di rendere la storia stessa verosimile ed esplicata.

Basta guardarla
Maria Grazia Buccella in Basta guardarla

Lontanissimi quindi i tempi in cui un seno nudo scatenava nell’ordine, interesse, scandalo, curiosità; il nudo femminile diventa organico al film, mentre spesso l’amplesso, simulato o no, non funziona più da discriminante per bollare un film come hard o pornografico.
Oggi, un film come L’impero dei sensi di Oshima o il più recente 9 songs di Michael Winterbottom, solo per citare due esempi, pur presentando rapporti sessuali espliciti non sono più discriminati e confinati nel cinema pornografico, ma vengono inquadrati in un’ottica più generale, come film che mostrano un aspetto della realtà, che sono specchio della vita di tutti i giorni.
Altri tempi quelli delle sforbiciate alle pellicole, quelli dei tagli e del rogo di Ultimo tango a Parigi; il cinema è diventato globale come strumento di comunicazione, di incontro di culture, di dinamiche sociali e artistiche; un coacervo che può contenere amore, dramma o fantasia, sesso o aspetti ad esso legati.

900
Stefania Casini tra De Niro e Depardieu nella sequenza choc di Novecento

Uno sviluppo probabilmente imprevedibile a fine anni sessanta, come del resto erano imprevedibili l’avvento del computer e di altri strumenti tecnologici oggi d’uso quotidiano.
Certo, fa un pochino tenerezza pensare alle docce delle attrici anni sessanta, riprese con le pareti delle stesse assolutamente impermeabili, così come fanno tenerezza le scene con i seni coperti per tre quarti, le guepiere e i reggiseni, strumenti in seguito diventati obsoleti come una lampada a petrolio.

Cosa è successo
Juliet Mills nella commedia di Wilder Cosa è successo tra tuo padre e mia madre, girato a Ischia

Il nudo è stato definitvamente sdoganato e per certi versi va detto che oggi se ne fa un uso molto più limitato; alla fine il vero tabù è quello del corpo che si svela e non si mostra del tutto, piuttosto che la sua esposizione integrale.
Un ritorno al passato,quasi un revival di un cinema pudico e romantico, ma anche un tantino ipocrita.

Dimenticare Venezia

La Melato e la Giorgi in Dimenticare Venezia, di Franco Brusati

Eyes wide shut
Nicole Kidman
nell’ultimo film di Kubrick, Eyes wide shut

IlCasanovaIl Casanova di Fellini

Io e CaterinaUn classico del nudo, la doccia; Edwige Fenech in Io e Caterina

LibidineVerso i confini con l’hard: Cinzia De Carolis in Libidine

Identificazione di una donnaNudo d’autore: Antonioni in Identificazione di una donna

Ultimo tango a ParigiUn celebre fotogramma tratto da Ultimo tango a Parigi

Il padrino
S
imonetta Stefanelli
in Il padrino, di Francis Ford Coppola

Annie Belle

Annie Brilland, in arte Annie Belle, è un’attrice francese che ha conosciuto in Italia un discreto successo, anche se limitatamente a film considerati b movies, appartenenti in larga parte al genere erotico, con qualche doverosa eccezione come Il mondo nuovo di Scola.
Nata a Parigi il 10 dicembre del 1956, ha esordito nel mondo del cinema a 18 anni, nel 1974 con il film Bacchanales sexuelles del regista francese Jean Rollin, con il quale lavorerà ancora in seguito.

Annie Belle Bacchanales sexuales

Annie Belle in Baccanales sexuelles

Il film, un erotico molto spinto, ampliato poi dalla distribuzione con scene hard, ottiene un discreto successo,che le vale la scrittura nello stesso anno per il film Le rallye des joyeuses di Alain Nauroy, pellicola assolutamente dimenticata anche per il cast di illustri sconosciuti che presentava. In entrambi i film citati Annie utilizza il suo cognome da ragazza, Brilland, cosa che farà anche nel film successivo, datato 1975 nuovamente diretto da Rollin. Si tratta del famoso Levres de sang, o anche Lips of blood, nel quale Annie Briand (come si fa chiamare questa volta) è Jennifer, una donna coinvolta in una storia sanguinosa di vampiri.

Annie Belle Lips of blood
Nel film Levres de sang, o anche Lips of blood di Rollin

L’anno successivo ecco Annie utilizzare il suo pseudonimo definitivo, Belle; lo fa con il film Laure, diretto dalla scrittrice francese Emanuelle Arsan, che aveva creato l’eroina del cinema e della letteratura erotica Emmanuelle. La sua è la parte principale, quella di Laure, una splendida ragazza che vive nelle Filippine, e che farà una straordinaria esperienza proprio nella giungla. Ormai abbastanza nota nel circolo degli amanti del cinema erotico, Annie Belle ottiene la scrittura per La fine dell’innocenza, diretto da Massimo Dallamano.

Annie Belle La fine dell'innocenza
Annie Belle in La fine dell’innocenza…..

Annie Belle Laure
… e in Laure, di Emmanuelle Arsan

La sua interpretazione del personaggio omonimo, che nel film si chiama Annie Belle, diviene famosa anche per le numerose scene di nudo dell’attrice, che con il suo look dai capelli biondo cenere, seduce e ammalia. Grazie anche al successo della colonna sonora del film, anche questa chiamata Annie Belle, la giovane attrice, adesso ventunenne, ottiene nuove scritture.
Lavora in Velluto nero, di Brunello Rondi, al fianco della star Laura Gemser e con Susan Scott, che per una volta si ritrova ad essere madre in maniera improponibile proprio di Pina, il personaggio interpretato da Annie Belle nel film. Subito dopo eccola sul set di Un giorno alla fine di ottobre, al fianco del suo boy friend di allora, l’attore Al Cliver. Il film non ottiene alcun successo, ma la Belle imperturbabile inanella un altro film erotico nel suo curriculum. Si tratta di Climax, diretto da Francisco Lara Polop, con al fianco un cast di illustri sconosciuti.

Annie Belle Velluto nero
Con Susan Scott nel film Velluto nero

Una buona opportunità le viene data da Luigi Scattini, che la scrittura per La notte dell’alta marea, che riduce per lo schermo il romanzo “Il Corpo” di Alfredo Todisco e le affida il ruolo di Diana, una giovane modella ambiziosa che farà innamorare di se un maturo direttore di un’agenzia pubblicitaria.
La recitazione di Annie Belle è decisamente monocorde, ma la sua bellezza intrigante e il suo fascino ambiguo le permettono ancora altri lavori; è Clara nel film Moglieamante di Marco Vicario, dove finalmente lavora in un prodotto di livello accanto ad attori che possono definirsi tali, come Mastroianni, William Berger,Laura Antonelli e Gastone Moschin.

Annie Belle La notte dell'alta marea
Annie Belle in La notte dell’alta marea

Poi è costretta ad uno stop di due anni; i film in cui ha recitato la Belle erano generalmente softcore o comunque blandamente erotici, mentre il cinema di genere di fine anni settanta sta lentamente e progressivamente scivolando verso l’hard.
Nel 1979 è sul set di Switch, una commedia di basso profilo diretta da Giuseppe Colizzi,mentre nel 1980 lavora nella commedia sexy La compagna di viaggio, di Ferdinando Baldi; un film che mette insieme un cast di attrici ormai al tramonto, come Marisa Mell, di giovani emergenti e future star dell’hard come Moana Pozzi e Marina Hedman, attrici emergenti della commedia sexy come Annamaria Rizzoli e sopratutto Serena Grandi.

Annie Belle L'alcova
Nel torrido L’alcova, di Joe D’Amato

Nel 1980 eccola in Molto di più, di Mario Lenzi, dove ritrova l’ex compagno di vita Al Cliver; anche questo è un film poco fortunato, mentre di ben altro successo è il seguente La casa sperduta nel parco, di Deodato, un thriller ben fatto che vede proprio l’attrice francese tra le protagoniste; lei è Lisa, una delle ragazze costrette ad una notte da incubo in una villa, segregate da due maniaci omicidi.
Il film successivo, Rosso sangue, di Joe D’Amato, è uno slasher famoso tra i “cultisti” del genere; lei è la protagonista, Emily, alle prese con un mostro sanguinario; poi arrivano due produzioni francesi, la prima Nana tratta da un romanzo di Emile Zola, nel quale l’attrice è Rennée de Chéselles, poi il citato Il mondo nuovo, di Scola, nel quale è una prostituta.

Annie Belle La compagna di viaggio
La compagna di viaggio

Nel 1982 l’attrice francese lavora in Fuga dall’archipelago maledetto di Antonio Margheriti, mediocre film conosciuto anche come Tiger Joe, in cui lei è l’unica attore di rilievo, in seguito in una piccola parte in
Liar’s moon di David Fisher, con la futura star Matt Dillon.
Nel 1982 Ciro Ippolito, che ha inaugurato la fortunata serie dei film girati a Napoli, eredi delle sceneggiate e con un folto pubblico di seguaci fedelissimi la scrittura per Pronto Lucia, un film a metà strada proprio tra la sceneggiata e il musicarello anni 60; la trama di questi film è spesso molto labile, e ruotano attorno al protagonista maschile, spesso un cantante con una vasta eco principalmente in Campania.

Annie Belle Mogliamante
Con Laura Antonelli in Mogliamante

In questo caso il protagonista è il cantante Carmelo Zappulla, in auge proprio agli inizi degli anni ottanta,come del resto lo saranno altri due fortunati protagonisti di questo filone secondario del cinema made in Italy, ovvero Nino D’Angelo e Mario Merola.
Il discreto successo ottenuto porta Ippolito a replicare il film l’anno successivo; questa volta il titolo è Zampognaro innamorato, accanto ad Annie c’è nuovamente Carmelo Zappulla, oltre a Angela Luce; accanto a Nino D’Angelo invece gira L’ammiratrice, per la regia di Romano Scandariato e con Nini Grassia O’ surdato ‘nnammurato, accanto alla star meteora Franco Cipriani.

Annie Belle Pronto Lucia
Pronto, Lucia

Buono il successo riportato da Al bar dello sport, una commedia gradevole interpretata da Annie al fianco di Lino Banfi, che nel film è uno sfigato che ha un colpo di fortuna, imbrocca una schedina miliardaria.
La Belle compare anche in qualche fiction tv, di relativo successo, come “Storia d’amore e d’amicizia” (1982), “Il passo falso (1983”), “Quei 36 gradini” (1984) TV mini-series,”Quo Vadis?” (1985), ma subito dopo aver partecipato al rovente L’alcova, di Joe D’Amato, in cui compaiono al suo fianco Laura Gemser e Lilli Carati, l’attrice va incontro ad un rapido declino cinematografico, confermato dal pessimo Uccelli d’Italia, di Ciro Ippolito, dall’inconsistente La venexiana, una pruderia di Bolognini, che si segnala solo per aver portato sullo schermo una Laura Antonelli in disarmo e un pessimo figlio d’arte come Jason Connery.

Annie Belle Al bar dello sport
Al bar dello sport

La stellina Belle si eclissa, dopo aver partecipato al terrificante La croce dalle sette pietre,di Marco Antonio Andolfi, conosciuto anche come Il lupo mannaro contro la camorra, uno dei film più ridicoli della storia del cinema italiano, girato con attori pressochè improvvisati e con effetti speciali degni di un film amatoriale.
L’ultimo film che vede impegnata Annie Belle è Fuga dalla morte, di Enzo Milioni, nel cui cast compaiono anche Pamela Prati, destinata ad una discreta carriera televisiva, Jessica Moore e Zora Kerova, un’altra attrice con un passato cinematografico altalenante tra b movie e film di cassetta.

Annie Belle La casa sperduta nel parco
La casa sperduta nel parco

Da quel momento la Belle sparisce del tutto dai set televisivi e di lei si perdono le tracce.
Attrice che ha basato larga parte della sua carriera sulle doti fisiche, peraltro non accentuate, tenendo conto che aveva un fisico esile e aggraziato, Annie Belle è ormai un’attrice di culto solo per gli appassionati di cinema anni settanta, che la ricordano biondo platino in La fine dell’innocenza, con i capelli scuri in Levres de sang, sempre pronta a spogliarsi per esigenze di copione, starlette di quel particolare genere cinematografico ornato di erotismo soft che fece le sue fortune proprio ai margini del cinema di serie A.

Annie Belle Rosso sangue
Rosso sangue

Una trentina di film non di certo memorabili, che però le hanno permesso quanto meno di avere, ancora oggi, una serie di fan che l’adorano ancora, come testimoniato da alcuni blog che ne ricordano il passato cinematografico.

Il mondo nuovo

Annie Belle Fuga dall'arcipelago maledetto
Fuga dall’arcipelago maledetto

Annie Belle-Molto di più

Molto di più

Annie Belle Uccelli d'Italia

Uccelli d’Italia

Annie Belle O surdato innamorato

O’surdato ‘nnammurato

Annie Belle Mogliamante

Mogliamante

Annie Belle L'ammiratrice

L’ammiratrice

Annie Belle La croce dalle sette pietre

La croce dalle sette pietre

Annie Belle Zampognaro innamorato

Zampognaro innamorato

Annie Belle Climax

Climax

Annie Belle La Venexiana

La venexiana

Annie Belle Un giorno alla fine di ottobre

Un giorno alla fine di ottobre

 

Fuga dalla morte (1989)
La croce dalle sette pietre (1987)
La venexiana (1986)
L’alcova (1984)
Uccelli d’Italia (1984)
O’ surdato ‘nnammurato (1983)
Al bar dello sport (1983)
L’ammiratrice (1983)
Zampognaro innamorato (1983)
Pronto… Lucia (1982)
Liar’s Moon (1982)
Fuga dall’archipelago maledetto (1982)
Il mondo nuovo (1982)
Nana (1982)
Rosso sangue (1981)
La casa sperduta nel parco (1980)
Molto di più (1980)
La compagna di viaggio (1980)
Switch (1979)
Mogliamante (1977)
La notte dell’alta marea (1977)
Climax (1977)
Un giorno alla fine di ottobre (1977)
Velluto nero (1976)
La fine dell’innocenza (1976)
Laure (1976)
Lèvres de sang (1975)
Le rallye des joyeuses collégiennes (1974)
Bacchanales sexuelles (1974)

Roma bene

Roma bene locandina

Lo squallido mondo che ruota attorno ai salotti della Roma che conta, la Roma bene, visto da Lizzani in questo film del 1971. Uno sguardo cattivo, crudele, sopratutto impietoso.
I vizi e le debolezze, le brutture dei Vip sono l’altra faccia della Roma bene, tratteggiata attraverso una galleria di personaggi assolutamente deprimente, radunata attorno al salotto di Silvia Santi, di origini aristocratiche, moglie di giorgio industriale con le mani in molteplici attività; i due coniugi sono la parte terminale di un iceberg composto, secondo Lizzani, da uomini e donne senza scrupoli o valori morali.

Roma bene 3
Nino Manfredi e Enzo Cannavale

Roma bene 2

Irene Papas

Come il titolato De Vittis, barone senza denaro che scrocca feste e inviti, e che durante una delle tante festicciole organizzate dalla Santi, la invita a ballare e riesce a rubarle un orecchino, che ingoia, e che sarà costretto poi a “depositare” dopo aver ingurgitato un purgante.
O anche come Nino Rappi, che cerca finanziamenti per una sua impresa e che perciò non esita a servirsi di sua moglie, una donna cinica e furba; Wilma, questo è il suo nome, arrotonda le sue entrate con il lavoro più antico del mondo, ha un’amante donna e anche lei non si fa nessuno scrupolo pur di mantenere il proprio status.

Roma bene 7
Franco Fabrizi, Michele Mercier, Gigi Ballista

Roma bene 5
Senta Berger

Non c’è un personaggio che abbia un benchè minimo senso morale, oppure che possa definirsi retto o onesto, in questo serraglio indecoroso.
La stessa Silvia Santi non esita a fingere un rapimento pur di estorcere denaro a suo marito, rapimento organizzato con la complicità dei suoi due figli,Vivi e Lando.
C’è poi Dedè Marescalchi,nobiltà pura, che va a letto con chiunque pur di agevolare gli interessi del marito, che ovviamente è consapevole della cosa e ne trae profitto, c’è Elena Teopulos, che uccide il marito simulando un incidente….

Roma bene 6
Virna Lisi

Agnello sacrificale in mezzo al branco dei lupi, ecco Il commissario Quintilio Tartamella, chiamato dapprima a indagare sullo strano furto dell’orecchino, poi sul finto rapimento e infine sull’assassinio simulato; il cmmissari, cinico e disincantato, verrà a capo di tutti e tre gli enigmi e involontariamente riceverà una promozione; il suo capo infatti, per timore che le vicende suscitino scandalo nel dorato mondo dell’aristocrazia e del mondo degli affari romano, dopo averlo promosso lo trasferirà.

Roma bene 11
Senta Berger

Quasi tutti i personaggi della storia, con l’eccezione di Giorgio e del Monsignore, eminenza grigia dall’animo nero, esempio di quel clero affarista e spregiudicato presente purtroppo anch’esso nella melma della Roma bene, periranno in un bagno purificatore, simboleggiato da un avvenimento che porterà i loro destini a confluire nella stessa tragica sorte.
Mentre Rappi morirà d’infarto in seguito a un cocktail di donne, alcool e stress da troppo sport, Silvia, Dedè, Elena e De Vittis e altri moriranno affogati mentre navigano con il loro yacht al largo; infatti tutti si caleranno in acqua, lasciando lo yacht senza nessuno a bordo, scordandosi anche di calare la scaletta prima di tuffarsi.

Roma bene 4

Pia Giancaro

Un rogo simbolico, con cui Lizzani fa perire tutti gli osceni personaggi della storia; saranno loro le vittime di un possibile progrom che sia di buon auspicio per una classe sociale migliore.
Ma il fatto che si salvino i due uomini più importanti, il Monsignore e l’industriale, mostra che non c’è speranza; come un serpente a più teste, la buona borghesia ha sempre la possibilità di mordere da un’altra parte.
Lizzani usa le maniere forti, gettando acido solforico ovunque, usando l’accetta per tagliare i profili dei protagonisti;ne viene fuori un ritratto a tinte cupissime, senza speranza di una classe sociale allo sbando morale.
Alle volte l’accanimento è tale da rendere i personaggi troppo caratterizzati; tuttavia è indubbio il valore dell’operazione del film, teso a mostrare l’altro lato della medaglia, ovvero le paludi che si nascondono dietro il dorato mondo della noiltà, dei ricchi parvenue e di coloro che fanno dell’interesse, del denaro e del successo la fonte primaria di interesse.

Roma bene 1

Un film da rivedere, a distanza di quasi quarant’anni, anche per la presenza di un cast sontuoso, che spazia da Virna Lisi a Philippe Leroy, passando per Manfredi, le bellissime Mercier e Senta Berger, tra Gastone Moschin e Irene Papas, Vittorio Caprioli e Ely Galleani, film arricchito anche da una galleria di caratteristi, come Cannavale, Ballista, Tarascio…..
Per una volta sono in disaccordo con il grande Kezich, che scrisse del film:
Molto abile nella ricostruzione naturalistica della cronaca, Lizzani appare meno a suo agio nell’affresco di costume: questo Roma bene sta alla realtà odierna della capitale come La Celestina P.R. stava alla Milano del miracolo economico. Nessuno dei numerosi attori di un cast affollato si conquista una menzione al merito: neppure Nino Manfredi nella parte di un commissario disgustato e ostinato, che dovrebbe rappresentare nel quadro una specie di personaggio positivo

Roma bene 10
Philippe Leroy

Roma bene 8

Gastone Moschin

Roma bene, un film di Carlo Lizzani. Con Nino Manfredi, Irene Papas, Umberto Orsini, Philippe Leroy, Vittorio Caprioli, Virna Lisi, Michèlle Mercier, Mario Feliciani, Senta Berger, Gastone Moschin, Evi Maltagliati, Vittorio Sanipoli, Carlo Hintermann, Franco Fabrizi, Nora Ricci, Enzo Tarascio, Annabella Incontrera, Enzo Cannavale, Peter Baldwin, George Wang, Gigi Ballista, Giancarlo Badessi, Gigi Rizzi, Carla Mancini, Minnie Minoprio, Dado Crostarosa, Luigi Leoni, Pupo De Luca
Drammatico, durata 113 min. – Italia 1971.

Roma bene banner gallery

Roma bene 16

Roma bene 15

Roma bene 14

Roma bene 13

Roma bene 12

Roma bene 9

Roma bene banner protagonisti

Senta Berger …      Dede Marescalli
Vittorio Caprioli …     Il barone Maurizio Di Vittis
Franco Fabrizi …     Nino Rappi
Mario Feliciani …     Teo Teopoulos
Philippe Leroy …     Giorgio Santi
Virna Lisi …     Silvia Santi
Nino Manfredi …     Il Commissario Quintilio Tartamella
Michèle Mercier …     Wilma Rappi
Gastone Moschin …     Il monsignore
Umberto Orsini …     Prince Rubio Marescalli
Irene Papas …     Elena Teopoulos
Gigi Ballista …     Vitozzi
Dado Crostarosa …     Lando Santi
Ely Galleani …     Vivi Santi
Annabella Incontrera …     La Lesbica
Evi Maltagliati …     La madre di Elena
Minnie Minoprio …     Minnie
Nora Ricci …     donna Serena
Gigi Rizzi …     Un playboy
Vittorio Sanipoli …     Il Questore
Giancarlo Badessi …     Rossi
Peter Baldwin …     Michele Vismara
Enzo Cannavale …     Tognon
Pia Giancaro …     L’invitata in nude-look
Margaret Rose Keil …     Suzy
Pupo De Luca …     Amante di Dede Marescalli
Enzo Tarascio …     L’avvocato di Elena
Carlo Hinterman …     Secondo avvocato di Elena
Luigi Leoni …     Altro amante di Dede Marescalli

Roma bene banner cast

Regia:     Carlo Lizzani
Soggetto:     Luigi Bruno Di Belmonte
Sceneggiatura:     Luciano Vincenzoni,Nicola Badalucco,Carlo Lizzani
Fotografia:     Giuseppe Ruzzolini,Alfonso Avincola
Montaggio:     Franco Fraticelli,Sergio Fraticelli,Alessandro Gabriele
Effetti speciali:     Italo Cameracanna
Musiche:     Luis Enriquez Bacalov
Scenografia:     Flavio Mogherini,Francesco Pietropolli
Costumi:     Adriana Berselli,Marina De Laurentiis,Rosalba Menichelli

Roma bene locandina 2

Roma bene locandina 1

Roma bene lobby card 2

 

Roma bene lobby card 1

Roma bene foto 2

Roma bene foto 1

Roma bene locandina sound

L’affittacamere

Le sorelle Giorgia (Gloria Guida)  e Angela Mainardi (Fran Fullenwider) alla dipartita della loro amata zia, si ritrovano ad aver ereditato una villa nei dintorni di Bologna; la costruzione, fatiscente, richiede cure e investimento di denaro.
Giorgia, bella e intraprendente tanto quanto la sorella Angela è goffa e svampita, decidono di trasformare la costruzione in una pensione, confidando anche nell’aiuto del fidanzato di Angela, Lillino (Lino Banfi), un meridionale dotato di un appetito degno di Pantagruel.

L'affittacamere 13

E’ Giorgia a darsi da fare per attirare clienti nella pensione; giocando sulla sua bellezza fisica, la ragazza riesce a dirottare nella pensione alcuni professionisti.
Così, alla rinfusa, arrivano prima il maresciallo Pasquale Esposito (Enzo Cannavale), che ben presto si trasforma in un tutto fare, l’avvocato Mandelli (Gianfranco Dettori), accalappiato in maniera involontaria da Giorgia, che va a rifugiarsi in macchina dell’uomo dopo essere rimasta in slip e reggiseno per strada, l’onorevole Vincenzi (Vittorio Caprioli), a cui si aggiungeranno altri personaggi.

L'affittacamere 4

L'affittacamere 3

Nel frattempo il giudice Damiani, un tipo rigido, moralista e inflessibile, venuto a conoscenza dell’esistenza della pensione, decide di indagare sulla stessa; in contemporanea alla storia si aggiungono altri personaggi, ovvero il Prof. Eduardo Settebeni (Luciano Salce), amico del Mandelli, anch’egli incuriosito da quella struttura sopratutto dopo aver incontrato l’amico reduce da una nottata insonne e Anselmo Bresci (Beppe Pambieri), un tipografo che è l’amante di Rosaria (Marilda Donà), moglie del giudice Damiani.

L'affittacamere 1

Ogni personaggio ha le sue manie e i suoi tic; la stessa Angela è affetta da sonnanbulismo, erra infatti di notte per la pensione alla ricerca di cibo, e in stato di incoscienza finisce per andare in camera di Mandelli, mentre l’onorevole Vincenzi si appaga autografando le parti intime della disponibile Giorgia, concupita anche dagli altri protagonisti della storia.

L'affittacamere 2
Gloria Guida è Giorgia Mainardi

In un crescendo boccacesco, le vicende si intrecciano quando la moglie del professor Settebeni, insospettita dal comportamento del marito, decide di seguirlo e lo vede entrare nella pensione; contemporaneamente il giudice Damiani decide di vederci chiaro e si reca anche lui sul posto.
Qui in un altalenarsi di situazioni curiose, verranno tutti a trovarsi nella stessa stanza, incluso il giudice e sua moglie, scoperta con le mani nel sacco, ovvero a convegno con il suo amante.

L'affittacamere 8
Vittorio Caprioli è l’Onorevole Vincenzi

L’arrivo della signora Settebeni costringe tutti ad un patto di mutuo soccorso per evitare lo scandalo; Settebeni annuncia alla moglie di essere sul posto per acquistare la pensione e trasformarla in una clinica.
Così la furba Giorgia riesce a vendere la struttura al professore e con la sorella e il cognato, finalmente sposi, si trasferisce in Puglia dove l’uomo ha appena ereditato una villa con molte stanze. A Giorgia viene un’idea…

L'affittacamere 5

Commedia innocua e senza pretese, questa L’affittacamere, diretta da uno specialista del genere, il regista Mariano Laurenti, che l’anno precedente aveva proposto Il vizio di famiglia , forse la sua commedia sexy più riuscita; anche in questo caso utilizza un cast notevole, in cui compaiono grossi nomi del cinema, come quello di Adolfo Celi, di Luciano Salce, di Lino Banfi e Enzo Cannavale, oltre all’onnipresente Caprioli, a Pambieri e Dettori.

L'affittacamere 6
Giancarlo Dettori è  L’avvocato Mandelli

Il cast femminile è composto da Gloria Guida, dalla sfortunata Fran Fullenwider, morta nel 1997 e dalla bella Marilda Donà; la Guida e la Donà rivaleggiano più in bellezza e sex appeal, piuttosto che in bravura, ma assolvono discretamente il loro ruolo, visto che a loro era rihiesto solo l’essere belle e fisicamente apprezzabili.
Qualche risata quà e là, qualche situazione buffa, alcuni nudi davvero notevoli, qualche incredibile gaffe nella sceneggiatura, come quella che vede la Guida entrare seminuda nell’auto di Dettori e lo stesso utilizzare la chiave per aprire la porta.

L'affittacamere 7

In un film che si propone solo come passatempo per stimolare due risate sono cose ampiamente giustificabili; per fortuna manca la solita componente scurrile, davvero molto limitata o inesistente, il che rende questo prodotto, se non memorabile, almeno degno di essere visto.
La recensione del Morandini, ancora una volta, porta fuori strada: “Ereditata da una zia contessa una villa malridotta vicino a Bologna, due intraprendenti sorelle la trasformano in una pensione molto, molto ospitale che attira i maschi della zona. Nell’orto del cinema erotico-pornografico Laurenti si è fatto un nome. Non manca il sale dell’umorismo”
Se, come detto, “non manca il sale dell’umorismo” allora perchè bollare con il voto minimo il film?

L’affittacamere, un film di Mariano Laurenti. Con Vittorio Caprioli, Gloria Guida, Giancarlo Dettori, Luciano Salce, Lino Banfi, Adolfo Celi, Enzo Cannavale, Vincenzo Crocitti, Fran Fullenwider, Giuseppe Pambieri, Giuliana Calandra, Dino Emanuelli, Marilda Donà
Erotico, durata 100 min. – Italia 1976.

 

L'affittacamere banner gallery

L'affittacamere 12

L'affittacamere 11

L'affittacamere 10

L'affittacamere 9

L'affittacamere banner protagonisti

Gloria Guida     …     Giorgia Mainardi
Lino Banfi    …     Lillino
Enzo Cannavale    …     Pasquale Esposito
Vittorio Caprioli    …     Onorevole Vincenzi
Adolfo Celi    …     Giudice Damiani
Giancarlo Dettori    L’avvocato Mandelli
Fran Fullenwider    …     Angela Mainardi
Giuseppe Pambieri    …     Anselmo Bresci
Luciano Salce    …     Prof. Eduardo Settebeni
Marilda Donà    …     Rosaria la moglie di Damiani
Giuliana Calandra    Adele Bazziconi – moglie di Settebeni
Dino Emanuelli    …     Notaio
Francesco D’Adda    Orazio
Vincenzo Crocitti    Paziente di Settebeni

L'affittacamere foto 5

L'affittacamere foto 4

L'affittacamere foto 3

L'affittacamere foto 2

L'affittacamere foto 1

Casotto

Casotto locandina

Una calda domenica d’estate, litorale romano.
Sulla spiaggia di Ostia convergono persone disparate, venute a godersi la giornata al mare.
Il punto obbligatorio d’incontro è il casotto, una costruzione in legno adibita a spogliatoio comune; qui arrivano alla rinfusa i protagonisti della storia.
Le prime ad arrivare sono due sorelle ,Giulia e Bice, che praticheranno le loro arti seduttive su Alfredo Cerquetti, funzionario di una agenzia di assicurazioni;

Casotto 17

Ninetto Davoli

Casotto 13

Ugo Tognazzi

seguite alla spicciolata da uno strano sacerdote, custode di un segreto “intimo” davvero particolare, da due soldati appassionati di culturismo assolutamente narcisisti e poco interessati all’umanità che è a loro accanto, da due giovani benzinai, Gigi e Nando, che hanno rimorchiato due ragazze e che sperano nelle loro grazie, da una squadra di pallacanestro femminile, che dovrà necessariamente trovare un’altra sistemazione, da una coppia di fidanzati, con lui molto più grande di lei che cerca disperatamente un posto dove poter fare l’amore, da una famiglia con nipote giovanissima al seguito, incinta, che tenteranno di affibbiare ad un ingenuo ragazzotto,il tutto sotto gli occhi di un innocuo voyeur, che spia le mosse di tutti.

Casotto 15
Jodie Foster

Casotto 4
Le due amiche rimorchiate dai benzinai

La giornata scorre tra le vite dei protagonisti alle prese con situazioni mutuate dalla vita di tutti i giorni, quasi che la domenica mettesse in risalto le loro manie, le loro piccolezze, le loro debolezze, mescolate alla vita degli altri vicini.
Quando la giornata sarà conclusa, i vari personaggi avranno fatto esperienze diverse; la coppia di innamorati non sarà riuscita a ritagliarsi un solo attimo per dare sfogo alla loro passione, la famiglia con la nipote incinta riuscirà a dirottare e ad affibbiare a Gigi, uno dei due benzinai, la loro nipotina incinta, le due sorelle riusciranno a strappare una valigetta con il denaro all’agente delle assicurazioni, le due ragazze rimorchiate dai benzinai rimarranno a secco, perchè rivolti i loro sguardi sui due soldati culturisti verranno da questi bellamente ignorate.

Casotto 2
Paolo Stoppa

Casotto 3

Michele Placido

Il campionario assortito di varia umanità è lo specchio fedele dell’umanità quotidiano, con vizi e virtù, sfigata o fortunata, allegra e becera, sguaiata e furba, ironica e dolente; tutti i personaggi si muovono, agiscono per un fine ultimo, e in conclusione forse gli unici ad ottenere quanto si erano prefissi saranno la coppia di anziani coniugi che riesce a mollare il “peso” della nipotina incinta, sedotta e abbandonata, al fesso di turno e le due sorelle che pervicacemente riusciranno a derubare l’agente delle assicurazioni.

Casotto 1

Sono quindi i più furbi, come al solito, a vincere la guerra tra poveri, anche se l’aggettivo poveri in questo caso è fuorviante; la popolazione del casotto non è di estrazione prevalentemente borgatara, ma popolare in senso stretto.
Franco Citti, braccio destro di Pasolini, getta uno sguardo ironico, a metà strada tra il divertito e il cinico, sulla gente di tutti i giorni; ne evidenzia virtù (poche), difetti e manie; lo fa senza mai alzare i toni, con una regia asciutta, mai volgare, senza mai eccedere con il romanesco, uscendo quindi dalla palude della commedia “burina”; in questo è agevolato, oltre che dalla sua personale bravura e da una sceneggiatura di prim’ordine, dal cast eccellente che mette su.

Casotto 5

Ugo Tognazzi, una giovanissima Jodie Foster, Catherine Deneuve (in una piccolissima parte), Gigi Proietti, Mariangela Melato, Carlo Croccolo, Paolo Stoppa,Michele Placido, lavorano in perfetta armonia, aiutati anche dalla sceneggiatura solare, divincolati come sono da vestiti, da pose innaturali e da tutto ciò che funziona da pastoia nel film tradizionale.

Casotto 6
Mariangela Melato

Siamo al mare, in una baracca decente, ma siamo comunque nella spiaggia libera e in uno spogliatoio, non a Saint Tropez e tra gente fighetta; per cui c’è spazio per la candida e naturale predisposizione dell’attore a esprimere compiutamente la sua arte, svincolata dai formalismi.
Alla fine il film piace, per certi versi incanta, non annoia mai, sopratutto nelle parti in cui Citti divaga, come nel caso del sogno ad occhi aperti di Gigi; alla fine il prodotto risulta gradevole, ben confezionato e sopratutto ottimamente recitato.

Casotto 7

Sergio Citti, che veniva dall’ottimo risultato conseguito con Storie scellerate, si conferma regista capace, attento; gli anni passati come aiuto regista e sceneggiatore di Pasolini, si vedono.

Casotto 10

Franco Citti e Gigi Proietti

Casotto,un film di Sergio Citti. Con Paolo Stoppa, Jodie Foster, Ugo Tognazzi, Michele Placido, Mariangela Melato, Luigi Proietti, Carlo Croccolo, Gianni Rizzo, Franco Citti, Ninetto Davoli, Catherine Deneuve, Clara Algranti, Massimo Bonetti, Anna Melato
Commedia, durata 100 min. – Italia 1977

Casotto banner gallery

Casotto 8

Casotto 9

Casotto 11

Casotto 12

Casotto 14

Casotto 16

Casotto banner protagonisti

Ugo Tognazzi: Alfredo Cerquetti
Paolo Stoppa: Il nonno
Mariangela Melato: Giulia
Gigi Proietti: Gigi
Jodie Foster: Teresina Fedeli
Catherine Deneuve: Donna del sogno
Michele Placido: Vincenzino
Franco Citti: Nando
Carlo Croccolo: Carlo
Ninetto Davoli: Guardone
Clara Algranti: Iole
McKenzie Bailey: Il prete
Gino Barzacchi: Il fusto
Massimo Bonetti: Soldato culturista
Flora Mastroianni: La nonna
Katy Marchand: Ketty
Marco Marsili: Il nipotino
Anna Melato: Bice
Gianni Rizzo: L’allenatore
Franca Scagnetti: Donna grassa
Julie Sebestyen: Gloria
Gianrico Tondinelli: Paracadutista

Casotto banner cast

Regia:     Sergio Citti
Soggetto:     Vincenzo Cerami
Sceneggiatura:     Vincenzo Cerami e Sergio Citti
Fotografia:     Tonino Delli Colli
Montaggio:     Nino Baragli
Musiche:     Gianni Mazza
Prodotto da:      Mauro Berardi, Gianfranco Piccioli
Costumi: Mauro Ambrosino

Casotto banner recensioni


Personaggi diversi si incrociano in una cabina balneare collettiva: un film corale, dunque, che rappresenta uno spaccato affabulatorio e grottesco della società, ma visto in una particolare condizione, quella dello spazio intimo (o presunto tale) nel quale far emergere la propria natura (anche in senso fisico e sessuale) e nel quale tramare le proprie mosse all’esterno. Il casotto è dunque luogo interiore e osceno che rivela le reali pulsioni e i segreti, che un acquazzone finale cercherà apocalitticamente e inutilmente di spazzare via. Acuto.

Estroso, disincantato, esplicito, interpretato da un cast tanto eterogeneo quanto compatto che entra ed esce da una cabina balneare relegando la spiaggia ostiense a semplice sfondo. Il focus sono le pulsioni umane più primitive (sesso, cibo, denaro) che Citti racconta con toni ora tipicamente borgatari (spacconerie balneari e “magnate” in compagnia), ora squallidi e trash (escrementi canini, genitali maschili al vento), ora persino soffici e onirici: ma tutto scorre perfettamente. Mazza procura uno score all’uopo tribale e percussivo.

Citti elabora un racconto particolare che si estrinseca nella quattro pareti di un casotto di spiaggia: vi transitano i problemi e le grettezze di una varia umanità. Ci sono pretese autoriali, giustificate anche dal livello dei collaboratori, che, però, non sempre si traducono in situazioni riuscite. Domina un linguaggio tragicomico di stampo popolare, alcuni attori lo interpretano alla grande, altri sembrano soltanto ospiti.

Splendido film grottesco dove Citti mescola divi di diverse altezze e stili per la sua idea di vita, dove le differenze si mescolano ma forse non si incontrano. Paradossale, a diversi registri. Notevole la coppia Proietti-Citti: ogni loro uscita (compreso il sogno di Proietti con Denevue) fa sbellicare e rimanda alla fame atavica. Una giovane Jodie Foster tra Placido e Stoppa non può non incuriosire.

Come riunire in un colpo solo film di genere (commedia) e film sperimentale. Al di là della riuscita del film, che comunque è molto godibile (ad ogni passaggio tv lo guardo sempre!) è interessante notare come questo film sia l’antesignano del Grande Fratello televisivo o di Camera Cafè. Un film molto avanti per i suoi tempi, di cui l’unico precedente è Chelsea Girls di Warhol (non a caso). Stramega cast di lusso (c’è pure una giovanissima Jodie Foster) su cui svettano Tognazzi, Stoppa, Proietti. Caustico, acido e grottesco. Quando trash e film d’autore convivono!

Questa è la vita: un casotto, tante persone con tante storie (e perversioni?) diverse, disgraziate, drammatiche il più delle volte, ma storie che vengono abilmente raccontate in commedia: tutto all’interno del grosso camerino protagonista. Citti riesce bene far abituare lo spettatore a questa impostazione, quindi a fronteggiare le limitazioni del budget; il merito è anche di un cast eccezionale (sono pochi i personaggi principali, di più quelli riempitivi) che fornisce meritevolissime interpretazioni. C’è una strana perversione di fondo. Meritevole.

Casotto banner foto

Casotto foto 4

 

Casotto foto 3

 

Casotto foto 2

 

Casotto foto 1

 

Casotto foto 5