Buon anno

A tutti gli amici, auguro un buon 2014

 

Janet Agren

 

 

 

 

 

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Gli Oscar del 1970

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Il 7 aprile 1970 l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences assegna come di consuetudine i premi Oscar per il cinema.
La serata è organizzata presso la Dorothy Chandler Pavilion, a Los Angeles; ad aggiudicarsi la più ambita delle statuette, il premio per il miglior film è lo splendido Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy) di John Schlesinger, con protagonisti Jon Voight e Dustin Hoffman.
La vittoria è molto risicata: il film di Schlesinger batte di misura gli altri quattro finalisti, ovvero Anna dei mille giorni (Anne of the Thousand Days), regia di Charles Jarrott, Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid), regia di George Roy Hill,Hello, Dolly! (Hello, Dolly!), regia di Gene Kelly e infine
Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras.
Lo stesso Schelsinger batte tutti nella corsa alla statuetta che designa il miglior regista, precedendo Arthur Penn con Alice’s Restaurant (Alice’s Restaurant),George Roy Hill – Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid),Sydney Pollack – Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horses, Don’t They?) e infine Costa-Gavras – Z – L’orgia del potere (Z).
A prevalere nella lotta per l’Oscar al miglior attore è John Wayne, che con Il grinta, diretto da Henry Hathaway precede Richard Burton interprete di Anna dei mille giorni (Anne of the Thousand Days),il duo Dustin Hoffman e Jon Voight di Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy) e Peter O’Toole protagonista di Goodbye, Mr. Chips (Goodbye, Mr. Chips).
Il premio a Wayne sembra però un tardivo riconoscimento di Hollywood al grande attore di tanti western, a totale discapito della grande interpretazione del duo Voight-Hoffman di Un uomo da marciapiede.
A sorpresa,il premio per la miglior attrice protagonista va a Maggie Smith protagonista di La strana voglia di Jean (The Prime of Miss Jean Brodie), che trionfa su un lotto di attrici che erano decisamente agguerrite forti delle loro interpretazioni in film più celebrati, come la Genevieve Bujold di Anna dei mille giorni,la Jane Fonda di Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horses, Don’t They?),la Liza Minnelli interprete di Pookie (The Sterile Cuckoo) e infine la Jean Simmons di Lieto fine (The Happy Ending)
Non si uccidono così anche i cavalli? di Sidney Pollack vede aggiudicarsi il premio per Gig Young,che si aggiudica la statuetta per il miglior attore non protagonista; in finale con lui c’erano Rupert Crosse con Boon il saccheggiatore (The Reivers),Elliott Gould con Bob & Carol & Ted & Alice,
Jack Nicholson con Easy Rider e Anthony Quayle con Anna dei mille giorni (Anne of the Thousand Days)
La giovanissima Goldie Hawn con Fiore di cactus (Cactus Flower) trionfa nella sezione miglior attrice non protagonista; sul filo di lana precede Catherine Burns in Brevi giorni selvaggi (Last Summer),Dyan Cannon in Bob & Carol & Ted & Alice ,Sylvia Miles in Un uomo da marciapiede
e Susannah York in Non si uccidono così anche i cavalli?

Dorothy Chandler Pavilion

Il Dorothy Chandler Pavilion, sede degli Oscar 1970

Miglior film straniero è Z – L’orgia del potere (Z) per la regia di Costa-Gavras che si aggiudica così la seconda delle statuette su 5 nomination;il film di Gavras precede La battaglia della Neretva (Bitka na neretvi) per l regia di Veljko Bulajić (Jugoslavia),I fratelli Karamazov (Bratya Karamazovy),per la regia di Ivan Pyriev e Mikhail Ulyanov (Unione Sovietica),La mia notte con Maud (Ma nuit chez Maud), regia di Eric Rohmer (Francia)
e Adalen 31 (Ådalen ’31), regia di Bo Widerberg (Svezia).
La miglior canzone è Raindrops Keep Fallin’ on My Head, musica di Burt Bacharach, testo di Hal David dal Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid).
Il premio alla carriera va a Cary Grant.
Grandi sconfitti, perchè non inclusi a volte nemmeno nelle nomination o sconfitti sul filo di lana, ci sono film storici come Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah,La caduta degli dei di Visconti,Donne in amore di Ken Russell.

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Miglior film

1-Un uomo da marciapiede

Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy), regia di John Schlesinger

Le altre nomination

1-Anna dei mille giorni
Anna dei mille giorni (Anne of the Thousand Days), regia di Charles Jarrott

1-Butch Cassidy and the Sundance Kid
Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid), regia di George Roy Hill

1-Hello, Dolly
Hello, Dolly! (Hello, Dolly!), regia di Gene Kelly

1-Z - L'orgia del potere
Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras

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Miglior regia

John Schlesinger – Un uomo da marciapiede
Arthur Penn – Alice’s Restaurant (Alice’s Restaurant)
George Roy Hill – Butch Cassidy
Sydney Pollack – Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horses, Don’t They?)
Costa-Gavras – Z – L’orgia del potere (Z)

Miglior attore protagonista

2-John Wayne - Il grinta

John Wayne – Il grinta (True Grit)

Le altre nomination

2-Richard Burton - Anna dei mille giorni (Anne of the Thousand Days)
Richard Burton – Anna dei mille giorni (Anne of the Thousand Days)

2-Jon Voight - Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy)
Dustin Hoffman – Un uomo da marciapiede

2-Peter O'Toole - Goodbye, Mr. Chips
Peter O’Toole – Goodbye, Mr. Chips (Goodbye, Mr. Chips)

2-Jon Voight - Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy)
Jon Voight – Un uomo da marciapiede

Migliore attrice protagonista

3-Maggie Smith The Prime of Miss Jean Brodie

Maggie Smith – La strana voglia di Jean (The Prime of Miss Jean Brodie)

Le altre nomination

3-Genevieve Bujold - Anna dei mille giorni
Genevieve Bujold – Anna dei mille giorni

3-Jane Fonda - Non si uccidono così anche i cavalli
Jane Fonda – Non si uccidono così anche i cavalli?

3-Liza Minnelli-Poochie
Liza Minnelli – Pookie (The Sterile Cuckoo)

3-Jean Simmons - Lieto fine
Jean Simmons – Lieto fine (The Happy Ending)

Miglior attore non protagonista

4-Gig Young - Non si uccidono così anche i cavalli

Gig Young – Non si uccidono così anche i cavalli?

Le altre nomination

4-Rupert Crosse - Boon il saccheggiatore
Rupert Crosse – Boon il saccheggiatore (The Reivers)

4-Elliott Gould - Bob & Carol & Ted & Alice
Elliott Gould – Bob & Carol & Ted & Alice

4-Jack Nicholson - Easy Rider
Jack Nicholson – Easy Rider (Easy Rider)

4-Anthony Quayle - Anna dei mille giorni
Anthony Quayle – Anna dei mille giorni

Migliore attrice non protagonista

5-Goldie Hawn - Fiore di cactus

Goldie Hawn – Fiore di cactus (Cactus Flower)

Le altre nomination

5-Catherine Burns Last summer
Catherine Burns – Brevi giorni selvaggi (Last Summer)

5-Dyan Cannon Bob & Carol & Ted & Alice
Dyan Cannon – Bob & Carol & Ted & Alice

5-Sylvia miles Un uomo da marciapiede
Sylvia Miles – Un uomo da marciapiede

5-Susannah York - Non si uccidono così anche i cavalli
Susannah York – Non si uccidono così anche i cavalli?

Miglior sceneggiatura originale

6 William Goldman

William Goldman – Butch Cassidy

Le altre nomination

Paul Mazursky e Larry Tucker – Bob & Carol & Ted & Alice
Nicola Badalucco, Enrico Medioli e Luchino Visconti – La caduta degli dei
Peter Fonda, Dennis Hopper e Terry Southern – Easy Rider
Walon Green, Roy N. Sickner e Sam Peckinpah – Il mucchio selvaggio

Miglior sceneggiatura non originale

7-Waldo Salt

Waldo Salt – Un uomo da marciapiede

Le altre nomination

John Hale, Bridget Boland e Richard Sokolove – Anna dei mille giorni
Arnold Schulman – La ragazza di Tony (Goodbye, Columbus)
James Poe e Robert E. Thompson – Non si uccidono così anche i cavalli?
Jorge Semprun e Costa-Gavras – Z – L’orgia del potere

Miglior film straniero

Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras
La battaglia della Neretva (Bitka na neretvi), regia di Veljko Bulajić
I fratelli Karamazov (Bratya Karamazovy), regia di Ivan Pyriev e Mikhail Ulyanov
La mia notte con Maud (Ma nuit chez Maud), regia di Eric Rohmer
Adalen 31 (Ådalen ’31), regia di Bo Widerberg

Miglior fotografia

8 Conrad Hall

Conrad Hall – Butch Cassidy

Le altre nomination

Arthur Ibbetson – Anna dei mille giorni
Charles B. Lang – Bob & Carol & Ted & Alice
Harry Stradling – Hello, Dolly!
Daniel L. Fapp – Abbandonati nello spazio

Miglior montaggio

9 Françoise Bonnot

Françoise Bonnot – Z – L’orgia del potere

Le altre nomination

William Reynolds – Hello, Dolly!
Hugh A. Robertson – Un uomo da marciapiede
William Lyon e Earle Herdan – Il segreto di Santa Vittoria
Fredric Steinkamp – Non si uccidono così anche i cavalli?

Miglior scenografia

John DeCuir, Jack Martin Smith, Herman Blumenthal, Walter M. Scott, George Hopkins e Raphael Bretton – Hello, Dolly!
Maurice Carter, Lionel Couch e Patrick McLoughlin – Anna dei mille giorni
Robert Boyle, George B. Chan, Edward Boyle e Carl Biddiscombe – Chicago Chicago
Alexander Golitzen, George C. Webb e Jack D. Moore – Sweet Charity
Harry Horner e Frank McKelvy – Non si uccidono così anche i cavalli

Migliori costumi

Margaret Furse – Anna dei mille giorni
Ray Aghayan – Chicago Chicago
Irene Sharaff – Hello, Dolly!
Edith Head – Sweet Charity – Una ragazza che voleva essere amata
Donfeld – Non si uccidono così anche i cavalli?

Migliori effetti speciali

Robbie Robertson – Abbandonati nello spazio
Eugene Lourie e Alex Weldon – Krakatoa, est di Giava

Migliore colonna sonora

Burt Bacharach – Butch Cassidy
Georges Delerue – Anna dei mille giorni
John Williams – Boon il saccheggiatore
Ernest Gold – Il segreto di Santa Vittoria
Jerry Fielding – Il mucchio selvaggio

Adattamento con canzoni originali

Lennie Hayton e Lionel Newman – Hello, Dolly!
Leslie Bricusse e John Williams – Goodbye, Mr. Chips
Nelson Riddle – La ballata della città senza nome
Cy Coleman – Sweet Charity – Una ragazza che voleva essere amata
John Green e Albert Woodbury – Non si uccidono così anche i cavalli?

Miglior canzone

Raindrops Keep Fallin’ on My Head, musica di Burt Bacharach, testo di Hal David – Butch Cassidy
Come Saturday Morning, musica di Fred Karlin, testo di Dory Previn – Pookie
Jean, musica e testo di Rod McKuen – La strana voglia di Jean
True Grit, musica di Elmer Bernstein, testo di Don Black – Il grinta
What Are You Doing the Rest of Your Life?, musica di Michel Legrand, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Lieto fine

Miglior sonoro

Jack Solomon e Murray Spivack – Hello, Dolly!
John Aldred – Anna dei mille giorni
William Edmondson e David Dockendorf – Butch Cassidy
Robert Martin e Clem Portman – Chicago Chicago
Les Fresholtz e Arthur Piantadosi – Abbandonati nello spazio

Miglior documentario

Arthur Rubinstein – The Love of Life (Artur Rubinstein – L’amour de la vie), regia di Gérard Patris e François Reichenbach
Before the Mountain Was Moved (Before the Mountain Was Moved), regia di Robert K. Sharpe
In the Year of the Pig (In the Year of the Pig), regia di Emile de Antonio
Giochi olimpici (Olimpiada en México), regia di Alberto Isaac
The Wolf Men (The Wolf Men), regia di Irwin Rosten

Miglior cortometraggio

The Magic Machines (The Magic Machines), regia di Bob Curtis
Blake (Blake), regia di Bill Mason
People Soup (People Soup), regia di Alan Arkin

Miglior cortometraggio documentario

Czechoslovakia, 1968 (Czechoslovakia, 1968), regia di Robert M. Fresco e Denis Sanders
An Impression of John Steinbeck: Writer (An Impression of John Steinbeck: Writer), regia di Donald Wrye
Jenny Is a Good Thing (Jenny Is a Good Thing), regia di Joan Horvath
Leo Beuerman (Leo Beuerman), regia di Herk Harvey
The Magic Machines (The Magic Machines), regia di Bob Curtis

Miglior cortometraggio d’animazione

It’s Tough to Be a Bird (It’s Tough to Be a Bird), regia di Ward Kimball
Of Men and Demons (Of Men and Demons), regia di John Hubley
Walking (En marchant), regia di Ryan Larkin

I magnifici cinque

Un uomo da marciapiede locandina

Anna dei mille giorni

Hello, Dolly

Butch Cassidy

Z - L'orgia del potere

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Beati i ricchi

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Un contrabbandiere di sigarette e suo cognato vigile urbano; due personaggi del popolo, che sognano qualche lira in più e poco altro.
Geremia, il contrabbandiere, accetta più per fare un piacere ad Augusto, suo cognato, di far passare il confine italo svizzero ad un tipo misterioso che per tale “favore” sborsa un milione di lire.
Ma il tipo incappa in una squadra di finanzieri e si lascia prendere dal panico, sparando addosso ai militari; nel conflitto a fuoco che ne segue l’uomo resta ucciso.

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I due cognati scoprono così che l’uomo portava con se delle borse cariche di denaro, oltre due miliardi di lire.
Ovviamente decidono di tenerselo, senza sapere che i soldi appartengono ad un gruppo di notabili, fra i quali un industriale, un banchiere e il sindaco di un paese che avevano deciso di contrabbandare in una banca svizzera il frutto di attività illecite o poco pulite.
Quasi certi che gli autori della sparizione del denaro siano proprio Geremia e Augusto, gli uomini tentano in tutti i modi di riprendersi il malloppo, ma alla fine di alterne vicende, sarà Geremia a beffare tutti…
Beati i ricchi è un film del 1972, diretto da Salvatore Samperi che passa direttamente dal cinema dell’impegno con il quale aveva esordito con pellicole come Grazie zia, Cuore di mamma e Uccidete il vitello grasso e arrostitelo alla commedia all’italiana, dopo la discreta prova fornita con la commedia leggera Un’anguilla da trecento milioni.

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Per farlo sceglie una storia abbastanza lineare, sfruttando una sceneggiatura alla quale mette mano anche Aldo Lado; il risultato finale è una commedia garbata, dal ritmo discreto che riesce a strappare qualche risata anche se il tema dei vizietti del mondo borghese, dei suoi affari sporchi e di certi traffici illeciti del mondo industriale e politico potevano sicuramente essere stigmatizzati con più nerbo ed efficacia.
Samperi invece sceglie la strada più semplice, lasciando sullo sfondo la denuncia a favore della commedia, con esiti tutto sommato nemmeno disprezzabili, alla luce delle future regie del cineasta veneto, che l’anno successivo avrebbe diretto il cult Malizia.
Il film gioca le sue carte oltre che sulla storiella del malloppo del quale vengono in possesso i due cognati, sul contrasto fra le loro figure e marginalmente sullo sfondo dei tentativi dei tre notabili di recuperare il denaro perso inopinatamente.
geremia e Augusto appaiono sideralmente differenti come personalità;il primo è fondamentalmente onesto ma anche furbo, il secondo è vanaglorioso, pavido e al tempo stesso avido.

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Sarà davvero un miracolo quello che compirà Geremia, nonostante i tentativi dei tre di rientrare in possesso del denaro e la stupidità di suo cognato.
Quest’ultimo, infatti, si lascerà condizionare dai tre furfanti e tenterà di beffare Geremia che a sua volta, da uomo furbo e scaltro, dopo aver messo alla prova sia Augusto sia la ragazza che ama, scoprirà che è meglio non fidarsi di nessuno e ritornerà in Svizzera con il denaro che ha saggiamente nascosto non prima di un piccolo colpo di scena finale.
Una commedia leggera, senza grosse pretese, ma alla fine gustosa; grazie anche all’ottimo cast che Samperi allestisce per il film e grazie anche alla presenza di Lino Toffolo che riesce a rendere il personaggio dello scaltro Geremia al meglio delle sue capacità.

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Sempre a suo agio quando deve interpretare popolani e personaggi umili, Toffolo conquista lo spettatore con la sua enorme carica di simpatia.
Viceversa l’altro protagonista, Paolo Villaggio,non ancora diventato Fantozzi, personaggio con cui alla fine diverrà si famoso ma anche simbiotico al punto tale da essere indistinguibile dalla creatura di Salce, è decisamente su uno standard qualitativo meno apprezzabile, in virtù probabilmente dell’estrema antipatia che il personaggio di Augusto suscita.
Bene anche le tre belle protagoniste femminili del film, a cominciare da Sylvia Koscina (la moglie dell’industriale), di Olga Bisera (quella del sindaco) e di Neda Arneric, la bella Lucia amata da Geremia.
Film, in definitiva, non disprezzabile per passare un paio d’ore in totale disimpegno.
E’ possibile visionare il film, in una versione completa e molto buona qualitativamente, all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=EhCNP-I0E_E

Beati i ricchi
Un film di Salvatore Samperi. Con Paolo Villaggio, Sylva Koscina, Lino Toffolo, Enzo Robutti, Piero Vida, Eugene Walter, Gigi Ballista, Olga Bisera, Neda Arneric, Enrica Bonaccorti Commedia, durata 98′ min. – Italia 1972.

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Paolo Villaggio: Augusto
Sylva Koscina: La contessa
Lino Toffolo: Geremia
Piero Vida: Il prete
Eugene Walter: Il sindaco
Enzo Robutti: Direttore di banca
Gigi Ballista: Il commendatore
Neda Arneric: La signorina Barti
Enrica Bonaccorti: Adele

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Regia Salvatore Samperi
Soggetto Aldo Lado
Salvatore Samperi
Sceneggiatura Alessandro Continenza
Aldo Lado
Salvatore Samperi
Produttore Silvio Clementelli
Fotografia Claudio Cirillo
Angelo Samperi
Montaggio Franco Arcalli
Olga Pedrini
Musiche Luis Bacalov
Scenografia Luciano Spadoni
Costumi Mariolina Bono

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L’opinione di Mark 70 dal sito http://www.davinotti.com
Mentre tante boiate ricevono lo status di film di culto dispiace che opere ben più godibili vengano completamente dimenticate: questo è un film che andrebbe riscoperto. Per carità, non c’è da gridare al capolavoro, ma si tratta di un film divertente, con un Villaggio che fa le prove per Fantozzi (nel film il suo personaggio effettivamente è una “merdaccia”) e un Toffolo che regge bene il suo ruolo di protagonista. La parte debole è la satira sociale, con troppi stereotipie luoghi comuni (grottesca la festa con i cattivi in camicia nera).

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Commediola senza grandi idee, basata su una storiella semplice e su personaggi abbastanza trasparenti, forti soltanto delle rispettive interpretazioni. E’ un’opera leggera e nel complesso piuttosto scontata, con qualche accenno di volgarità lieve lieve, tutte caratteristiche che aiutano a capire il momento che sta vivendo i cinema (popolare) italiano; la polemica sociale, sottilissima, sfiora appena il concetto di classe per farne più burletta che riflessione. Villaggio qui è quasi agli esordi nel cinema, ma presto il sodalizio con Salce lo porterà ai fantozziani trionfi; il ruolo principale è però quello di Toffolo, non un cattivo attore, ma sempre un po’ limitato. C’è pure una giovane Enrica Bonaccorti, provocante camerierina sexy (!). Ivano Fossati canta la canzone-tema del film.

L’opinione del sito http://www.filmxtutti.org
Due miliardi di lire in contanti finiscono nelle mani di un contrabbandiere di sigarette _ scarpe grosse e cervello fino _ e di suo cognato, vigile urbano ignobile e leccone. Il primo va in Svizzera col malloppo. Scritto con A. Lade e S. Continenza, montato da F. Arcalli. Buffonesca satira dell’avida e ipocrita borghesia di provincia contrapposta alla sana furbizia degli umili. Samperi e C. lavorano d’accetta, mescolando l’aggressività sessantottina col qualunquismo e un acre anticlericalismo di taglio veneto, esterni in Valgrande

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Una poltrona per due

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Louis Winthorpe III e Billy Ray Valentine sono due persone che non hanno nulla in comune.
Il primo è bianco, lavora come agente di cambio, ha una vita brillante, è ricco e frequenta i salotti della Filadelfia bene, ha una fidanzata, una bella casa con tanto di maggiordomo; il secondo è di colore,non ha una fissa dimora e vive per strada dove chiede l’elemosina, fingendo di non avere le gambe perse, a suo dire, in guerra
In comune i due hanno solo il posto in cui le loro vite si intrecceranno, dando il via ad una esilarante e incredibile vicenda che li vedrà coinvolti entrambi con uno scambio di vite completo.
Louis,che lavora per i terribili e avarissimi fratelli Mortimer e Randolph Duke, per un puro caso crede di essere aggredito da Billy Ray;chiama i poliziotti che arrestano quest’ultimo.

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Alla scena assistono i due fratelli Duke i quali iniziano una discussione sulle motivazioni che possono portare una persona a delinquere.
Mortimer è infatti convinto che esista una predisposizione genetica alla fortuna o alla tendenza alla vita ai margini della società mentre Randolph ritiene che sia la società a decidere il posto che compete ad ognuno, attraverso le esperienze fatte nell’ambiente in cui si vive.
I due,così, per verificare la bontà delle proprie convinzioni decidono di scommettere un dollaro coinvolgendo gli ignari Louis e Billy Ray.
Louis viene rovinato e vede la sua vita andare in frantumi quando a casa sua viene ritrovata della droga,opportunamente nascosta da un corrotto funzionario al soldo dei Duke; perde così la casa, la fidanzata, il lavoro e tutto quanto aveva costruito mentre Billy Ray ottiene la possibilità di inserirsi nel mondo degli affari.
Qui mostra talento e capacità di adattamento, diventando ben presto una vera celebrità, ma non solo; restituisce una grossa somma di denaro ai fratelli Duke,che per metterlo alla prova avevano finto di perdere.

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I ruoli così sono ora capovolti;i due hanno cambiato posto e vita.
L’unica a soccorrere lo sventurato Louis è una candida prostituta,Ofelia, che raccoglie i cocci di quello che era il brillante broker.
Sarà durante una festa che i nodi verranno al pettine;Billy Ray ascolta una conversazione tra i fratelli Duke e capisce di essere stato oggetto di un crudele esperimento.
Rintraccia Louis, che ormai lo odia a morte convinto che l’uomo di colore sia l’artefice della sua rovina e lo convince a passare al contrattacco, costruendo una geniale beffa ai danni dei due avvoltoi della finanza.
Dopo una serie di avventure, i due con l’aiuto di Ophelie e del maggiordomo di Louis riusciranno nel loro intento, rovinando i due uomini e godendosi una meritata vacanza ai Caraibi…
Scritto da Timothy Harris Herschel Weingrod e diretto da John Landis, Trading places ovvero Una poltrona per due nella versione italiana è una commedia brillante del 1983 divenuta in brevissimo tempo un vero e proprio cult.
Grazie ai tempi serrati che Landis assegna alla storia, alla girandola di situazioni al limite del surreale o del paradossale in cui i vari protagonisti della storia vengono a trovarsi, alle esilaranti scene a cui si assiste (memorabile quella del gorilla nel treno prima e al porto poi) e sopratutto allo stato di grazia degli interpreti assistiamo ad una commedia brillante e leggera che a buon diritto può essere inserita fra le più divertenti di sempre.

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Bandita la volgarità, Landis suscita il riso coinvolgendo il vero protagonista, il dapprima arrivista e cinico oltre che egoista Louis in un percorso di redenzione che gli farà cambiare vita ma non solo.
In fondo, grazie all’esperimento dei Duke,Louis riprende contatto con una vita più vera e meno frivola, oltre che trovare l’amore nella candida Ofelia, l’unica che si muove a compassione e che sarà il primo tassello della rivincita di Louis.
Memorabile anche il personaggio di Billy Ray, che passa dalle stalle alle stelle, ma che mostrerà il suo vero volto di uomo generoso che solo la vita ha messo ai margini della società fornendo a Louis l’arma per il riscatto, la favolosa beffa giocata ai danni dei Duke.
Che sono i personaggi negativi del film, che può essere definito una favola dall’happy end politicamente corretta con tanto di buoni che sconfiggono i cattivi, in un ribaltamento di ruoli che forse potrà apparire ingenuo ma che ha tutte le premesse e la conclusione proprio nell’evolversi della storia.
Che è praticamente una commedia con visibili riferimenti al cinema di Blake Edwards, ma anche originale e sopratutto irresistibile nei tempi comici.
Landis, reduce dallo straordinario successo dell’ancor più straordinario Un lupo mannaro americano a Londra (An American Werewolf in London) del 1981 e dopo l’esperimento di Coming soon, il documentario che montava i trailer di vecchi film gialli e thriller del passato, dirige una commedia beffarda, esilarante, politicamente scorretta almeno fino al finale, dai tempi praticamente sincroni come un orologio svizzero.
Il colpo di genio assoluto poi lo ha quando chiama due attori assolutamente irresistibili ad interpretare Louis e Billy Ray, ovvero Dan Aykroyd e Biilly Murphy.
Dan Aykroyd era diventato in pochissimo tempo un’autentica star; grazie allo straordinario successo di film come The Blues Brothers dello stesso John Landis (1980), di I vicini di casa (Neighbors) per la regia di John G. Avildsen (1981) e sopratutto grazie anche alla sua partecipazione allo sfortunato 1941 – Allarme a Hollywood (1941) per la regia di Steven Spielberg (1979).
Nel film si ritrova a prestare il volto ad un personaggio double face, quel Louis che compie un percorso di redenzione passando da uno pseudo paradiso ad un autentico inferno, prima di ritrovare un senso alla sua vita grazie al provvidenziale aiuto di Billy Ray.

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Aykroyd, faccia da schiaffi tenera e duttile ricambia Landis con un’altra prestazione magnifica.
Cosa che del resto fa Eddie Murphy,il Billy Ray del film, ovvero il mendicante dal cuore tenero ma dal cervello formidabile che non solo dimostra come non sia l’abito a fare il monaco, ma che si può mantenere una coerenza e una purezza di sentimenti anche quando all’improvviso la tua vita cambia trasportandoti in alto.
Murphy era reduce dallo straordinario successo del personaggio interpretato nel suo film d’esordio del 1982, quel Reggie Hammond che Hill gli aveva assegnato nel bellissimo 48 ore che di colpo aveva proiettato l’attore di Brooklin nel firmamento delle stelle hollywoodiane.
Murphy ha la faccia da schiaffi, è tenero e cinico al tempo stesso, conosce a menadito i tempi della comicità e li presta completamente a Landis che così riesce ad imbastire la commedia perfetta.
Quella che fa ridere, commuovere e perchè no, anche sognare.

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Non vanno dimenticati, nel cast, i personaggi di contorno che poi in realtà tali non sono, importanti nella misura in cui dterminano i tempi del film e sopratutto l’andamento della storia, ovvero una seducente Jamie Lee Curtis nel ruolo di Ofelia,due grandi dello schermo come Ralph Bellamy e Don Ameche, rispettivamente nei ruoli di Randolph e Mortimer Duke, i due squali della finanza che giocano con le vite degli altri dall’alto della loro favolosa ricchezza e che di colpo verranno sbattuti sul lastrico a meditare sui danni che la cupidigia e l’arroganza possono provocare.
Una poltrona per due è quindi una commedia perfetta; i piccoli errori, le sbavature sono assolutamente fisiologiche e non influiscono in maniera alcuna nel film per cui non è il caso di analizzarli.
Inutile dire che è un film trasmesso praticamente ogni anno, quasi sempre in concomitanza con le feste di natale.E’ comunque visibile in streaming all’indirizzo http://www.cineblog01.net/una-poltrona-per-due-1983/
Una poltrona per due
Un film di John Landis. Con Dan Aykroyd, Ralph Bellamy, Don Ameche, Eddie Murphy, James Belushi, Jamie Lee Curtis, Paul Gleason, Philip Bosco, Denholm Elliott, Alfred Drake, Kristin Holby, Bo Diddley, Giancarlo Esposito, Maurice Woods, Richard D. Fisher Jr, Jim Gallagher, Anthony DiSabatino, Bonnie Behrend, Sunnie Merrill, James Newell, Mary St. John, Bonnie Tremena, David Schwartz, Tom Degidon Titolo originale Trading Places. Commedia, durata 116′ min. – USA 1983.

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Una poltrona per due banner protagonsiti

Dan Aykroyd: Louis Winthorpe III
Eddie Murphy: Billy Ray Valentine
Ralph Bellamy: Randolph Duke
Don Ameche: Mortimer Duke
Denholm Elliott: Coleman
Jamie Lee Curtis: Ophelia
Paul Gleason: Clarence Beeks
Frank Oz: poliziotto corrotto
James Belushi: Harvey (l’uomo travestito da gorilla)
Bo Diddley: proprietario di un monte dei pegni

Una poltrona per due banner cast

Regia John Landis
Soggetto Timothy Harris, Herschel Weingrod
Sceneggiatura Timothy Harris, Herschel Weingrod
Fotografia Robert Paynter
Montaggio Malcolm Campbell
Musiche Elmer Bernstein

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Mauro Gravina: Louis Winthorpe III
Tonino Accolla: Billy Ray Valentine
Sergio Fiorentini: Randolph Duke
Carlo Reali: Mortimer Duke
Paolo Buglioni: Coleman
Simona Izzo: Ophelia
Paolo Poiret: Clarence Beeks
Renato Cortesi: Harvey
Ludovica Modugno: Penelope

Una poltrona per due banner citazioni

Se la merda avesse un valore i poveri nascerebbero senza buco nel culo (Billy Ray Valentine)
Siamo davanti al maiale che dà del porco alla colomba. (Louis rivolto a Ray)
Randolph… come Randolpho Valentino! (Billie Ray Valentine)
Quando ero piccolo, per fare l’idromassaggio sparavo certe bombe dentro la vasca! (Billie Ray Valentine)
Pensa alla grande, sii ottimista! Non dare mai segni di debolezza, mira sempre dritto alla gola. Compra a poco e vendi a molto. La paura è un problema che non ti riguarda! (Louis Winthorpe III)
Non puoi andare in giro a gambizzare la gente con un fucile a canne mozze solo perché sei incazzato con loro. (Billy Ray Valentine)
Voglio che il mercato venga riaperto adesso, ritrascini qui dentro tutti gli agenti! Rimetta subito in funzione quelle macchine! Rimetta subito in funzione quelle macchine! (Mortimer Duke)
Tu entri avendo mezzo milione in germogli di soia e un attimo dopo i tuoi figli non hanno nemmeno le scarpe! (Louis Winthorpe III)
Voglio un avvocato! C’è un avvocato qui dentro?”. “Volete che vi rompa qualcos’altro?”. “…e tutto questo per via di un terribile orrendo negro!” (Louis Winthorpe III)

Una poltrona per due banner recensioni
L’opinione di Supadany dal sito http://www.filmtv.it
Commedia esemplare, un cult che non perde minimamente smalto anche a distanza di anni e dopo tante visioni (rimane un must in televisione ogni volta che arriva Natale).
Un meccanismo perfetto generato da una regia che sa imprimere un ritmo vincente scandito da una valanga d’idee brillanti e da un cast che si muove con preziosa dimestichezza producendo un’alchimia tra le parti (rampolli e vecchi mestieranti) assolutamente fulminante in tutte le sue connotazioni.
I fratelli Duke (Don Ameche e Ralph Bellamy) sono due avari riccacci senza tanti scrupoli tanto da mettere sulla strada il loro rampollo Louis (Dan Aikroyd) per sostituirlo col barbone Billy Ray Valentine (Eddie Murphy) per una semplice scommessa tra i due (per giunta di un misero dollaro, d’altronde tanto son ricchi quanto avari).
L’obiettivo è vedere quanto conta l’abito, ma il perdente designato non ci sta e con l’aiuto della prostituta Ophelia (Jamie Lee Curtis), ma dopo un po’ anche dello stesso Valentine, farò di tutto per rovesciare il gioco contro i due sadici finanzieri.
Un gioco al massacro in salsa estremamente comica,servito su di un piatto d’argento da un John Landis in formissima (per chi scrive trattasi del suo capolavoro) ed apparecchiato da un cast che si muove con grande brillantezza, all’interno del quale è arduo scegliere tra gli sfavillanti giovani ed i beffardi anzianotti.
Le battute sono molteplici (cadono come pioggia battente) e spesso sono vere e proprie gemme fulminanti, tanto che si ride tantissimo e senza sosta.
In più il film si avvale, oggi come ieri di un tessuto sociale riuscito ed interessante, insomma i ricconi manipolatori di vite e destini (nel film direttamente su due uomini, ma indirettamente anche sui risparmiatori, arrivando ad oggi vi ricorda qualcosa?) hanno sempre giostrato a loro piacimento i fili della società, certo quelli di ieri non riescono, neppure con tutto l’impegno, ad assomigliare agli squali di oggi.
Insomma questa commedia è un vero e proprio gioiello di comicità sempre in bilico col demenziale, ma troppo intelligente per arrivarci completamente, sbeffeggiando anzi un mondo che se la ride sempre.
Imperdibile (anche perché è impossibile non vederlo dato che passa in televisione tutti gli anni), per una comicità con pochissimi eguali, ieri o oggi che sia.
L’opinione di chry 2403 dal sito http://www.filmscoop.it
Eccellente film che apparentemente vuole solo far riflettere sulla differenza tra un ricco ed un povero, infatti non è solo nei soldi che si possiede, ma anche dal background culturale in cui si è vissuti, ed è vero perchè chi ha avuto la fortuna di avere una vita piena di occasioni per crescere culturalmente ha molte più possibilità di avere successo.
Il film però dà un altro messaggio, meno appariscente ma altrettanto valido, ovvero mette in risalto il passaggio di consegne, proprio negli anni Ottanta in cui il film è stato girato, tra la vecchia filosofia WASP-centrica (rappresentata dai due Duke) a quella multirazza-centrica (impersonificata dai due giovani Murphy ed Aykroyd).
Da tenere in debito conto anche il messaggio economico finale, ovvero coi derivati si possono fare tanti soldi, ma ci si può anche rovinare, quindi attenzione.
Se parliamo degli attori si arriva all’apoteosi, Eddie Murphy è semplicemente perfetto, non fa una sbavatura che sia una, si cala perfettamente nella parte, semplicemente questi sono i suoi film, se li prende e ci regala interpretazioni stupefacenti.
Purtroppo Dan Aykroyd non è così bravo, ma c’è anche da dire che contro un Murphy così chiunque sfigurerebbe, ma in più di un’occasione è troppo passivo, doveva essere più presente, cosa che ha fatto, ma in poche scene.
Buoni i fratelli Duke Bellamy-Ameche ed il maggiordomo Elliott (perchè non c’è tra gli attori?), mi ha invece deluso Gleason nell’agente corrotto, anche lui come Dan è un pò troppo passivo. Da un cattivo mi aspettavo ben altro.
Nel settore femminile completamente inutile la fidanzata di Winthorpe, mentre la Curtis offre una prestazione decisamente positiva. Quando un’attrice è brava si vede.
Putroppo la trama non è perfetta, ci sono delle imperfezioni che stonano ed una maggiore cura avrebbe potuto rendere il film ancora più memorabile di quello che è.
In ogni caso è un ottimo film, che non stanca mai la visione: passare il Natale/capodanno senza vederlo ormai non è possibile, è fatto esattamente per essere visto per questo periodo dell’anno, anno dopo anno.

L’opinione di Magnetti dal sito http://www.davinotti.com
Questo film ha tutti gli elementi che una commedia dovrebbe avere: è divertente, leggero, scorre senza cadute di tono e con una trama in crescendo fino al lieto fine (ma senza troppe “smielature”). Anche graffiante (pochino, in realtà) nel mettere alla berlina tutto lo spocchioso mondo che gravita intorno agli operatori di borsa (che in questo film speculano sui beni di consumo) paragonati da Billy Rey Valentine (Eddy Murphy) ad allibratori. Belle le immagini di Philadelphia. Atmosfere natalizie.

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Violette Noziere

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Violette Noziere è una giovane parigina diciottenne, che vive la sua esistenza in una famiglia borghese e tranquilla.
Lei però tranquilla non lo è affatto.
Ad onta dell’affetto che sua madre Germaine nutre per lei e nonostante la figura rassicurante di suo padre Baptiste,Violette sente di voler ben altro dalla vita.
In realtà Baptiste non è suo padre, perchè sua madre Germaine l’ha concepita in una relazione extra coniugale con un banchiere e questo Violette lo sa.
Difatti ricatta suo padre e con il denaro che raccoglie si da alla bella vita nel quartiere latino.
Ha anche diversi amanti ai quali si concede per soldi salvo poi mantenere un gigolo, Jean Davin, che a lei piace e che è perennemente senza denaro.

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Ma i soldi non bastano mai e poichè Violette è anche una ragazza quasi amorale, che detesta la figura del padre surrogato Baptiste,che invece le vuole bene e appare forse troppo debole nei suoi confronti,decide di passare all’azione per eliminare i suoi genitori e ereditare i loro beni.
Violette utilizza un sonnifero per uccidere i genitori, ma a morire è il solo Baptiste;Germaine sopravvive e Violette, incolpata dell’omicidio del padre finisce in galera e processata.
Il processo diventa un avvenimento nazionale e poichè la ragazza risulta anche particolarmente antipatica sia per il carattere sia per la condotta di vita scandalosa finisce per essere condannata a morte.
Siamo nei primi anni trenta e la ghigliottina, strumento di giustizia risalene alla rivoluzione francese non viene usata per giustiziare le donne.
Il presidente francese Lebrun commuta la pena in un ergastolo, poi il maresciallo Petain la riduce a 12 anni mentre dopo la liberazione De Gaulle la fa scarcerare rimuovendo anche il divieto di soggiornare in carcere.
Dopo la detenzione, durata 12 anni, quindi avendo scontato la pena, Violette sposa una guardia carceraria e dal matrimonio avrà 5 figli.

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Basandosi sulla vera storia di Violette Noziere e sul romanzo a lei dedicato da Jean-Marie Fritère,Claude Chabrol ricava, nel 1978, un film sobrio ed elegante che ripercorre la vita di Violette Noziere, che tanto scalpore sollevò nell Francia degli anni trenta sopratutto per quello che emerse durante il processo che subì per aver tentato di avvelenare i genitori, riuscendo solo in parte nel suo scopo.
Il regista francese evita di prendere posizione sulla controversa figura della giovane omicida,limitandosi ad esporre i fatti e senza emettere giudizi morali.
Ne vien fuori così un film quasi documentaristico,che rispecchia la figura di Violette così come emerse in tutta la sua drammaticità nel corso del processo a cui fu sottoposta la ragazza nel 1933, quando aveva appena 18 anni.
Nella realtà storica il processo si concluse nel 1934 e appassionò la Francia per i torbidi retroscena che mersero durante la fase dibattimentale;Violette infatti accusò il suo defunto padre Baptiste di averla violentata sistematicamente da quando aveva 12 anni e accusò di conseguenza sua madre di aver sempre saputo cosa accadeva tra le mura domestiche ma di aver sempre taciuto per viltà e quieto vivere.

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La relazione con Davin, la sua condotta scandalosa, la sua antipatia e la reputazione dubbia che la accompagnarono durante il processo non le giovarono.
La ragazza infatti fu accusata di aver tentato il duplice omicidio solo per impossessarsi dei beni dei genitori e di conseguenza condannata a morte, condanna che non venne applicata per i motivi che ho raccontato prima.
Chabrol quindi ripercorre l’ultimo periodo della vita di Violette prima dei tragici fatti che la videro coinvolta, raccontando la sua relazione con Davin, gli squallidi incontri a pagamento e mostrando Baptiste come un uomo debole e sottomesso che per lei aveva un debole ma non certo di natura sessuale.
Quale che fosse la verità nella torbida storia,il film sembra non volerla o quanto meno non poterla appurare.
Le versioni antitetiche emerse nel processo non permettono un giudizio definitivo e quindi Chabrol resta sul vago, limitandosi ad esporre i fatti con un film elegante ma forse alla fine privo di una sua vera anima.
Ma a mantenere alto l’interesse c’è in primis la storia di Violette e sopratutto la splendida interpretazione della sua figura fornita da Isabelle Hupert, un’attrice capace di dare enorme spessore a tutti i personaggi che ha interpretato nel corso della sua lunga carriera.Candida e allo stesso tempo torbida,finta ingenua e al tempo stesso diabolicamente perversa,la Hupper fornisce una versione della figura della Noziere in perfetta linea con quanto richiestole da Chabrol.
Alla fine Violette resta un personaggio indecifrabile, così come quello reale, storico emerso dal processo.
Il finale del film rispecchia perfettamente la realtà dei fatti e,colpevole o no, Violette Noziere espiata la sua pena finirà per diventare una moglie ed una madre esemplare.
Fino al termine della sua vita, cessata all’età di 51 anni.
Film elegante, con una splendida fotografia e scorrevole, nonotante le oltre due ore di durata; Chabrol bada all’essenziale e il suo film si trasforma di riflesso in una descrizione ambientale molto accurata della Parigi degli anni trenta, della vita affascinante e sordida allo stesso tempo del quartiere latino, della morale imperante all’epoca; ottimi anche i protagonisti di contorno, come la bravissima Stephane Audran che interpreta Germaine e Jean Carmet che interpreta il padre della ragazza.

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Per la cronaca, la figura di Violette Noziere divise nettamente in due l’opinione pubblica francese;la parte intellettuale della società la vide come un esempio di ribellione alle regole borghesi e ne fece un emblema della liberazione sessuale e della liberazione dalla morale considerata ipocrita della famiglia tradizionale.
Poeti come Eluard o Breton le dedicarono scritti e poesie e numerose furono le biografie che tentarono di portare alla luce la vera figura della giovane parigina.
Non mi risultano esistere versioni in italiano disponibile del film mentre su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=P0aCx_qp8zk c’è la versione in lingua francese dello stesso.

Violette Nozière

Un film di Claude Chabrol. Con Isabelle Huppert, Stéphane Audran, Jean Carmet, Isabelle Huppert Drammatico, durata 130′ min. – Francia, Canada 1978

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Isabelle Huppert: Violette Nozière
Stéphane Audran: Germaine Nozière
Jean Carmet: Baptiste Nozière
Jean-François Garreaud: Jean Dabin

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Regia Claude Chabrol
Sceneggiatura Frédéric Grendel, Jean-Marie Fritere, Odile Barski e Hervé Bromberger e Claude Chabrol
Fotografia Jean Rabier
Montaggio Yves Langlois
Musiche Pierre Jansen
Scenografia Jacques Brizzio

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Opinione tratta dal sito http://www.forum.tntvillage.scambioetico.org
La storia di Violette Nozière è emblematica della condizione della donna nella pur civilissima (per gli standard contemporanei, si intende) Francia di inizio ‘900. Ma anche di quella delle giovani generazioni, ancora fortemente soggiogate dalla famiglia e costrette a vivere schizofrenicamente, fra timidi impulsi individualisti e una doverosa, cieca obbedienza alle convenzioni e ai dettami parentali. Chabrol, con una sceneggiatura di Odile Barski (per la prima volta: i due collaboreranno molto spesso, in seguito), Hervè Bromberger e Frederic Grendel, dalla biografia scritta da Jean-Marie Fritère, mette in scena questa triste vicenda di una vittima esasperata e divenuta carnefice dei suoi stessi persecutori, senza calcare la mano sulle emozioni o sulla spettacolarità dei fatti. C’è pur sempre un omicidio di mezzo: ma viene raccontato con cura cronachistica soltanto tramite un flashback nel finale, al momento della confessione; parimenti il regista non si sofferma più di tanto sulle accuse di violenza portate da Violette nei confronti del padre, quando ella era poco più che bambina: ciò che interessa alla pellicola non è lo scandalo suscitato dalla storia raccontata, ma l’esemplarità della stessa. Anche perchè la stampa le diede fortissimo risalto, generando da subito un partito di ‘sostenitori’ e uno di ‘detrattori’ della ragazza; forse un limite del copione può essere indicato nello scarso interesse verso il riflesso mediatico delle vicende, determinante — lo dice, sbrigativamente, la didascalia finale — anche per creare un precedente giudiziario molto importante. Isabelle Huppert è un’ottima protagonista: sarà premiata a Cannes; analogamente ai Cesar verrà riconosciuta la bella prestazione di Stephane Audran. Nello stesso 1978, curiosamente, gli Area pubblicarono un brano intitolato Hommage a Violette Nozières

L’opinione del Morandini
Nel 1933 una piccoloborghese di dubbia moralità avvelenò i genitori, procurando la morte del patrigno; rea confessa, fu condannata alla ghigliottina, pena commutata nell’ergastolo. Uscita dal carcere nel ’45, si sposò, ebbe cinque figli, morì nel 1963. Ispirandosi a una storia vera, Chabrol e i suoi 3 sceneggiatori evitano di prendere partito pro o contro l’avvelenatrice, sbattuta come un mostro in prima pagina, ma anche difesa dagli intellettuali di sinistra, specialmente surrealisti, come vessillo della polemica contro la famiglia borghese. Puntano sul resoconto dei fatti, la descrizione dei comportamenti, la cura dei particolari, ma non riescono a illuminare l’enigma: la storia rimane impenetrabile come un fatto di cronaca. In bilico tra l’eleganza puntigliosa e la squisita inutilità, il film ha nella Huppert, premiata a Cannes, la sua vera ragion d’essere.

L’opinione del sito http://www.iridenonevadibile.wordpress.com
Claude Chabrol, noto regista della Nouvelle Vague francese, accostato grazie a film come questo al genere thriller, evita di innalzare un personaggio già fin troppo idolatrato.
Rendere avvincente e privo di psicologismi stereotipati un fatto di cronaca non è poi una impresa così semplice. Nella storia del cinema e della letteratura la tendenza a romanzare, marcando una opinione diretta dell’autore sulle vicende, è un rischio piuttosto comune.
Chabrol evita tutto questo. Dà al personaggio Violette quella profondità psicologica e enigmatica che traspare dal conosciuto senza aggiungere altro e lasciando quindi i punti interrogativi aperti ad interpretazione. L’accusa di stupro da parte di Violette nei confronti del padre è l’unico elemento a essere in parte giustificato da una rivalità da manuale freudiano nei confronti della madre. Stupro che non viene mai esplicitamente negato e che rimane quindi, come già detto, un enigma aperto.
Le inquadrature risultano in alcuni casi caratterizzanti. Il continuo uso degli specchi, oltre a produrre in alcuni momenti un leggero senso di disorientamento da parte dello spettatore, sottolinea l’idea di Violette come di un personaggio doppio e innamorato del suo riflesso e quindi della sua ipocrisia. Concetto che traspare nel gesto del bacio dello specchio.

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Le foto che seguono sono quelle della vera Violette Noziere

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