E’ nata una stella

Storia di un amore che supera tutte le difficoltà,tutti i problemi ma che deve arrendersi,alla fine,alla fatalità.
In estrema sintesi è questa la storia raccontata da E’ nata una stella,film del 1976 diretto da Frank Pierson,sceneggiatore, regista e produttore televisivo nativo di Chappaqua negli States e autore (come regista) di buone produzioni come Cat Ballou,Nick mano fredda,Rapina record a New York e sopratutto Quel pomeriggio di un giorno da cani.
Questo è il terzo remake del film,i precedenti sono stati È nata una stella del 1937,diretto da William A. Wellman e È nata una stella del 1954,diretto da George Cukor ed interpretato da una strepitosa Judy Garland.
Un film che racconta due vite che finiscono per incrociare i propri destini molto casualmente;John Norman Howard,noto cantante rock ha ormai iniziato professionalmente e umanamente un declino inarrestabile.


Le colpe sono l’alcool e la droga,oltre che la tendenza di John all’auto commiserazione.
Una sera,mentre è in giro a sbronzarsi,John capita casualmente in un night dove ascolta la giovane Esther Hoffmann cantare in maniera divina.
Colpito,John fa in modo di conoscerla e ben presto inizia ad apprezzarla non solo professionalmente;Eshter ha carattere,ma al tempo stesso è una donna intuitiva, con grandi doti interiori.
Tra i due alla fine nasce l’amore e John e Eshter decidono di sposarsi.
Grazie all’aiuto di John,la donna acquista consapevolezza e diventa sempre più famosa;i consigli del marito l’aiutano molto ma poco alla volta la fama che Eshter acquisisce rende John geloso.
Cosi’ l’uomo trova nuovamente rifugio nell’alcool e in un tentativo di auto distruzione provoca una crisi matrimoniale con la moglie facendosi prima cacciare completamente ubriaco da una festa e infine facendosi trovare a letto con una bella giornalista.


Ma Eshter è innamorata di lui e John sa che non può fare a meno di lei,della sua presenza equilibratrice,della sua dolcezza.
I due riprendono a vivere assieme ma il destino è dietro l’angolo:in un terribile incidente d’auto,John muore e a Eshter non resterà altro da fare che ricordare il suo grande amore nelle canzoni.
Una storia d’amore non banale,impreziosita da una colonna sonora da urlo e da interpretazioni strepitose di Barbara Streisand,una delle voci più belle della musica.
Sostanzialmente,è questo il principale fattore che rende E’ nata una stella un film di ottima fattura;una rivisitazione “dark” del Pigmalione di Shaw o se vogliamo di quello di Ovidio,al quale si ispirò il drammaturgo inglese.
Henry Higgins non perde la vita mentre Eliza va via;la conclusione del Pigmalione è aperta a tutte le soluzioni.
Per John e Esther non c’è il lieto fine;il tradizionale “happy end“,il “e vissero felici e contenti” si trasforma in un finale drammatico,
con una inconsolabile Eshter che vivrà solo di ricordi,quelli di un grande amore a cui potrà aggrapparsi solo cantando i pezzi del marito,struggenti.
Ed interpretati con la sua magnifica voce.


Può sembrare una trama banale,ma come dicevo prima non lo è;l’amore non è mai banale,perchè ogni storia ha una sua vita,un suo percorso e alle volte una sua fine.
In questo caso scritta dal fato,che toglie a John il grande amore della sua vita e a Eshter una figura che di volta in volta è quella del padre,del fratello,dellamico e dell’amante.
Un film bello e intenso,con due attori in stato di grazia,la citata Streisand,che trasuda fascino e canta in maniera tale da far venire i brividi ogni volta che intona Everything o Lost Inside of You o ancora Evergreen (Love Theme from A Star Is Born),
il brano composto da Paul Williams che trionfò alla notte degli Oscar 1977 e anche grazie ad un intenso Kris Kristofferson,grande cantante country ma anche fine attore.


Una coppia ben amalgamata,che si completa perfettamente anche se va detto che incredibilmente Krsitofferson,che all’epoca del film aveva 40 anni in realtà anagraficamente era più grande della Streisand di soli 6 anni.
Da segnalare l’ottimo lavoro dei doppiatori,Pino Colizzi per John Norman Howard e Maria Pia Di Meo per Esther Hoffman.

È nata una stella
Un film di Frank Pierson. Con Gary Busey, Kris Kristofferson, Barbra Streisand, Paul Mazursky, Oliver Clark Titolo originale A Star is Born. Drammatico, durata 140 min. – USA 1976.

Barbra Streisand: Esther Hoffman
Kris Kristofferson: John Norman Howard
Gary Busey: Bobbie Ritchie
Paul Mazursky: Brian
Marha Heflin: Quentin
M.G. Kelly: Bebe Jesus
Tony Orlando: Se stesso
Robert Englund: Marty
Maidie Norman: Giudice di pace

Maria Pia Di Meo: Esther Hoffman
Pino Colizzi: John Norman Howard
Piero Tiberi: Bobbie Ritchie
Sergio Fiorentini: Brian
Rossella Izzo: Quentin
Massimo Giuliani: Bebe Jesus
Michele Gammino: Tony Orlando
Paolo Poiret: Marty
Dhia Cristiani: Giudice di pace

Regia Frank Pierson
Fotografia Robert Surtees
Montaggio Peter Zinner
Musiche Kenny Ascher, Rupert Holmes, Rupert Holmes, Roger Kellaway, Kenny Loggins, Leon Russell,
Barbra Streisand, Barbra Streisand, Donna Weiss, Paul Williams

Cagliostro

Studiando presso un erudito monaco naturalista e alchimista,Alessando di Cagliostro apprende molti segreti sulla natura,sulle erbe e in genere
sul corpo umano e sulla sua mente.
Grazie a queste conoscenze,seguito dalla fedele compagna Serafina,Alessandro prende a girare dapprima per città approdando poi presso corti e infine
dal papa,Clemente XIII.
E’ proprio grazie alla protezione e benevolenza di quest’ultimo che Cagliostro accresce la sua fama,aiutato anche dalla guarigione operata a favore del Cardinale che diverrà il futuro papa PioVI.
Nel frattempo però la sua opera di “evangelizzazione” presso le corti a favore del credo massonico gli crea potenti nemici proprio presso la chiesa;la contemporanea morte di Clemente XIII ucciso da sicari gesuiti per aver osato sciogliere la Compagnia del Gesù (in realtà il papa morì per un ictus) e la successiva elezione di Pio VI segnano l’inizio della sua fine.


Prima di abbattere il Conte di Cagliostro dovremo averlo costruito noi:noi,con le nostre mani“,dice Pio VI.
Ed è quello che avviene.
Una coppia di avventurieri e imbroglioni,Giuseppe Balsamo e sua moglie Lorenza viene spinta ad impersonare il Conte e sua moglie Serafina;spacciandosi per lui Balsamo inizia a girare per le campagne compiendo quelli,che agli occhi dei creduloni popolari appaiono piccoli miracoli,ma anche dequalificando il vero Conte che nel frattempo è intento a creare logge massoniche e a propugnare le sue idee liberali e in parte rivoluzionarie.
Cagliostro infatti viene ricevuto dalla corte francese,dove alla presenza della regina Maria Antonietta predice la prossima caduta della monarchia e la fine sul patibolo dei regnanti.
Per il papa arriva il momento di agire;si libera dei due impostori,Balsamo e Lorenza e fa catturare il Conte e sua moglie Serafina;condotto davanti al tribunale della Santa Inquisizione Cagliostro viene condannato a morte e sua moglie rinchiusa in un convento.
Il papa,per non farne un martire,converte la condanna in prigione a vita;quando Napoleone (che Cagliostro ha conosciuto nella Massoneria) arriva a San Leo per visitare il conte nella sua prigione trova sul suo giaciglio solo una spada….


Cagliostro,diretto da Daniele Pettinari alla sua prima e unica regia esce nelle sale nel 1975 preceduto da roventi polemiche fra lo stesso regista e Pier Carpi,che aveva scritto il romanzo  Cagliostro, il taumaturgo e che avrebbe dovuto collaborare alla sceneggiatura.
Polemiche riguardanti l’uso,da parte del regista,di alcune scene di nudo mal sopportate da Pier Carpi e che in verità sono assolutamente funzionali al film non essendo in alcun modo fini a se stesse e non avendo alcuna valenza erotica.Il film è molto aderente al romanzo e tende a mostrare Cagliostro come una vittima del potere della chiesa che,in opposizione alla sua vocazione liberale e repubblicana in odore di eresia per la sua appartenenza alla Massoneria,creò ad arte le figure di Balsamo e Lorenza per screditarlo.
Tesi propugnata dal massone Pier Carpi (il suo nome figura tra le liste della famigerata Loggia P2) che in tal modo intendeva esaltare la figura nobile del Conte,perseguitato solo per le sue idee.
Tesi in aperto contrasto con buona parte della storiografia ufficiale,che identifica Cagliostro con Giuseppe Balsamo,che di guaritore e uomo illuminato aveva ben poco.


Balsamo infatti girovagò per l’Europa truffando la nobità e spacciando per antico sapere trucchetti da imbonitore,aiutato in questo dalle doti della moglie Lorenza,che lo stesso Balsamo fece in pratica prostituire per perseguire i suoi scopi.
Il film,come del resto il romanzo,non ha una valenza storica precisa;troppe le tesi sostenute da Carpi ( e di conseguenza da Pettinari) che non hanno riscontri storici.
A parte la citata morte di Clemente XIII,la visita di Bonaparte a Cagliostro con la scoperta della mancanza del Conte e del rinvenimento di una spada è pura fantasia.
Dal momento della sua condanna,nel 1790 al giorno della sua morte,avvenuta nel 1795,Cagliostro visse in una lugubre e angusta cella alla quale si accedeva solo dall’alto.
Il suo corpo non è mai stato rinvenuto perchè,come tutti gli eretici,non venne sepolto in terra consacrata.
Per quanto riguarda il film in se,si tratta di un’opera abbastanza lineare e di buona fattura se vista come creazione di fantasia.
La trama è abbastanza organica anche se i dialoghi risentono troppo del linguaggio verboso usato nella sceneggiatura;viceversa ottimi gli attori,fra i quali troviamo un ispirato Bekim Fehmiu nel doppi ruolo di Cagliostro/Balsamo,


una splendida Evelyn Stewart in quello di Serafina e il suo doppio,Rosanna Schiaffino (altrettanto splendida) in quello di Lorenza.
Nel cast figurano anche Curd Jürgens,Luigi Pistilli e Mario Girotti.
Un film di discreta fattura,da guardarsi nell’ottica del film fantasy più che in quella della biografia,proprio per i troppi voli pindarici
del regista e del romanziere,poco confortati dalla storicità della vicenda.
Il film è presente su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=foW2K6ONw_M in una versione accettabile.

Cagliostro
Un film di Daniele Pettinari. Con Luigi Pistilli, Rosanna Schiaffino, Evelyn Stewart, Curd Jürgens, Massimo Girotti, Robert Alda, Bekim Fehmiu, Corrado Annicelli, Andrea Scotti, Franco Ressel, Anna Orso, Alessandro Haber, Adolfo Lastretti, Luigi Montini, Renzo Rinaldi Drammatico, durata 105 min. – Italia 1975

Bekim Fehmiu: Cagliostro
Rosanna Schiaffino: Lorenza Balsamo
Curd Jürgens: Il cardinale Braschi
Luigi Pistilli: Il cardinale Louis-René-Édouard de Rohan-Guéménée
Evelyn Stewart: Serafina Cagliostro
Robert Alda: Papa Clemente XIII
Massimo Girotti: Giacomo Casanova
Adolfo Lastretti: Il camerlengo
Anna Orso: La regina

Regia Daniele Pettinari
Soggetto Pier Carpi
Sceneggiatura Pier Carpi, Enrica Bonaccorti, Daniele Pettinari
Produttore Rodolfo Putignani
Fotografia Giuseppe Pinori
Montaggio Daniele Pettinari
Musiche Manuel De Sica
Scenografia Nino Lembo
Costumi Cantini & C.

Testo della condanna del Sant’Uffizio

« Giuseppe Balsamo reo confesso e respettivamente convinto di più delitti, è incorso nelle censure e pene tutte promulgate contro gli eretici formali, dommatizzanti, eresiarchi, maestri e seguaci della magia superstiziosa, come pur nelle censure e pene stabilite tanto nelle Costituzioni Apostoliche di Clemente XII e Benedetto XIV contro quelli che in qualunque modo favoriscono e promuovono le società e conventicole de’ Liberi Muratori, quanto nell’Editto di Segreteria di Stato contro quelli che di ciò si rendano debitori in Roma o in alcun luogo del Dominio Pontificio.
A titolo però di grazia speciale, gli si commuta la pena della consegna al braccio secolare nel carcere perpetuo in una qualche fortezza, ove dovrà essere strettamente custodito, senza speranza di grazia. E fatta da lui l’abjura come eretico formale nel luogo della sua attual detenzione, venga assoluto dalle censure, ingiungendogli le dovute salutari penitenze.
Il libro manoscritto che ha per titolo Maçonnerie Égyptienne sia solennemente condannato come contenente riti, proposizioni, dottrina e sistema che spiana una larga strada alla sedizione, ed è distruttivo della religion cristiana, superstizioso, blasfemo, empio ed ereticale. E questo libro stesso sia pubblicamente bruciato dal ministro di giustizia insieme cogl’istromenti appartenenti alla medesima setta. Con una nuova Costituzione Apostolica si confermeranno e rimuoveranno non meno le Costituzioni de’ Pontefici Predecessori, quanto anche l’accennato Editto di Segreteria di Stato proibitivi delle Società e Conventicole de’ Liberi Muratori, facendosi nominatamente menzione della Setta Egiziana, e dell’altra volgarmente chiamata degli Illuminati, con stabilirsi contro tutte le più gravi pene corporali e segnatamente quelle degli eretici contro chiunque o si ascriverà o presterà a favore di tali sette. »

Testo della supplica di Balsamo al Papa

« Beatissimo Padre,
Giuseppe Balsamo, proteso ai piedi della S. V., reo di essere fondatore di una società massonica (senza però che sapesse che sì fatte società fossero proibite dalla Santa Sede) alla quale società diede una Costituzione non composta da lui, ma cavata da un libro manoscritto che gli venne alle mani in Inghilterra, sotto il nome di Giorgio Cofton, purgato da lui, come credette da tutto ciò che vi era di cattivo, e ben si persuadeva di averlo fatto quanto bastasse perché, data da leggere la detta costituzione al cardinal di Rohan e all’arcivescovo di Bourges, non fu da essi avvertito che vi fosse dentro qualche cosa di male, ma fu soltanto dal secondo consigliato a levarvi le due quarantene per la rigenerazione fisica e morale come due inezie, delle quali due pratiche perciò non ne ha mai fatto uso.
Ora, istruito dal P. Contarini che nella costituzione suddetta vi sono cose cattive e contrarie alla S. Fede Cattolica, da lui ritenuta mai sempre fermamente nel cuore, egli le detesta e si protesta disposto ad abiurarle tutte nella maniera che gli sarà imposta dal S. Tribunale, ed a subire quelle pene che merita il suo gravissimo fallo; e pentito di vero cuore ne domanda umilmente perdono al Signore e lo spera dalla sua infinita misericordia, benché se ne riconosca indegno.
Indi, rivolto alla Paterna clemenza della Santità Vostra, implora con calde lagrime pietà solamente per l’anima sua, supplicandola di dar rimedio allo scandalo gravissimo da lui dato al Mondo, ancorché questo si debba fare con lo strazio più crudele e pubblico della sua persona.
Della Santità Vostra indegnissimo figlio Giuseppe Balsamo peccatore pentito. »

Busto marmoreo di Giuseppe Balsamo

Lorenza Feliciani (in arte Serafina Cagliostro) in un ritratto d’epoca

La cella in cui Balsamo visse gli ultimi anni della sua vita (in realtà l’accesso era dall’alto)

La rocca di San Leo

Baciamo le mani

Stefano Ferrante,figlio del capo clan mafioso Don Angelino Ferrante,viene ucciso di sera in una campagna.
A organizzare l’agguato è Gaspare Ardizzone,boss emergente.
Spietato,cinico e senza scrupoli Gaspare ha assassinato personalmente Stefano per la sua opposizione a cedergli un suolo sul quale il boss
aveva delle mire.
Sapendo di non poter competere con il sanguinario Gaspare,Don Angelino si rivolge a Santino Billeci,capoclan americano rispettato e temuto,
sperando di poter in qualche modo contrastare lo strapotere di Ardizzone.
Ma il boss fa uccidere Billeci e da quel momento praticamente più nessuno osa opporsi al suo clan.


Nel frattempo Mariuccia,la giovane vedova di Stefano,allaccia una pericolosa relazione con Masino,figlio del braccio destro di Don Angelino;la donna resta incinta e a quel punto il loro destino è segnato.Poichè Mariuccia ha venduto il terreno oggetto della disputa e ha violato il codice della mafia osando avere una relazione con Masino,viene affogata in una vasca da bagno e lo stesso Masino costretto al suicidio.
La guerra tra i clan diventa sempre più spietata:sarà Luca,il cugino di Stefano a vendicare la morte del giovane uccidendo Ardizzone ma…
Baciamo le mani è l’opera prima e unica di Vittorio Schiraldi,giornalista,scrittore e sceneggiatore che riduce per il grande schermo il suo romanzo omonimo,curandone anche la sceneggiatura.
Mossa vincente,perchè chi meglio dello scrittore può trasportare sullo schermo la sua creatura?
E Schiraldi lo fa in maniera egregia,usando un linguaggio e immagini davvero forti,tanto che all’epoca dell’uscita del film,nel 1973,furono in molti a puntare il dito sull’eccessiva violenza contenuta nella pellicola.


Cosa che,pochi anni dopo,verrà purtroppo confermata dai fatti reali,che mostrarono come il film in realtà avesse solo avvicinato il problema.
Che era molto più terribile e complicato di quanto ipotizzato fino ad allora.
Con un linguaggio duro,con una storia complessa vista la ricchezza di personaggi ma con le idee chiare e sopratutto con buona tecnica Schiraldi disegna una storia in cui,alla fine,non ci saranno vincenti,ma solo tanti cadaveri.
E anche in questo il regista bergamasco mostra di essere un anticipatore della realtà storica.
Ancora una volta sorprende il fatto che un regista dalle indubbie qualità come Schiraldi non abbia poi avuto più possibilità di dirigere altre pellicole;si dedicherà,infatti,a scrivere sceneggiature cinematografiche alcune delle quali di buon livello,come Il gatto dagli occhi di giada e Sono stato un agente C.I.A


Probabilmente la scelta di dirigere un film fu una decisione presa solo per sperimentare nuovi mezzi di espressione;Schiraldi infatti continuò,dopo il suo fortunato esordio a scrivere romanzi di lusinghiero successo come Sii bella, sii triste,La mafia dagli occhi blu ecc.
Pellicola riuscita,quindi,grazie alla mano forse un tantino rozza ma sicuramente efficace del regista,a cui di deve ascrivere anche l’intuizione di aver assemblato un cast pieno di caratteristi di lusso oltre ad un bravissimo Arthur Kennedy,a un diabolico John Saxon e una splendida Agostina Belli.
Comprimari che si chiamano Corrado Gaipa,Daniele Vargas,Pino Colizzi.
Ancora un buon film che vi consiglio caldamente,teso,essenziale.
La pellicola è presente su You tube in buona qualità all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Q1MUF41ZafA

Baciamo le mani
Un film di Vittorio Schiraldi. Con Paolo Turco, Daniele Vargas, John Saxon, Corrado Gaipa,Agostina Belli, Arthur Kennedy, Pino Colizzi, Giuseppe Addobbati, Tino Bianchi, Spiros Focas, Anna Orso, Massimo Sarchielli, Giorgio Dolfin, Marino Masé, Jane Avril Drammatico, durata 110 min. – Italia 1973

Arthur Kennedy: Don Angelino Ferrante
Agostina Belli: Mariuccia
John Saxon: Gaspare Ardizzone
Spiros Focás: Luca Ferrante
Joshua Sinclair: Stefano Ferrante
Paolo Turco: Massimo Ferrante
Pino Colizzi: Masino D’Amico
Giuseppe Addobbati: Nicola D’Amico
Marino Masé: Luciano Ferrante
Corrado Gaipa: Don Emilio Grisanti
Daniele Vargas: Don Santino Villeci

Regia Vittorio Schiraldi
Soggetto Vittorio Schiraldi
Sceneggiatura Vittorio Schiraldi
Casa di produzione Aquila Cinematografica
Fotografia Marcello Gatti
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Enrico Simonetti
Scenografia Enrico Sabbatini
Costumi Enrico Sabbatini

“Li piccioli fottono le donne ed il popolo ignorante: da sempre si copre l’immobilità assoluta a vantaggio esclusivo di “pochi” con sole belle e fatue parole  con “politichese” gira il cetriolo e… “gira..gira lu’ citrulo pegghi’ n’culo all’ortolano””

Fango bollente

Ovidio,Giacomo e Pepe.
Tre giovani,con un impiego tranquillo in un’azienda che produce calcolatori elettronici.
Ma che genera,nella loro psiche,un’alienazione dovuta ad una molteplicità di fattori.
Sopratutto in Ovidio,il più inserito socialmente,ma anche il più nevrotico dei tre amici;ha una famiglia,ma la moglie è più
un fantasma (spocchioso e supponente fra l’altro) troppo preoccupata nel fare carriera mentre sul lavoro il giovane è costretto a subire le angherie del suo capufficio.
Ben presto la mente del giovane raggiunge un punto di saturazione che esplode in comportamenti sociopatici;i tre in seguito ad un incidente stradale uccidono a coltellate un camionista.
E’ l’inizio di un’escalation del terrore che coinvolge innocenti vittime,mentre la polizia,che non riesce a trovare un legame nella serie di omicidi dei quali i tre si rendono responsabili,brancola nel buio.


Sarà il commissario Santaga a capire il nesso casuale delle cose e a indagare nella giusta direzione…
Diretto da Vittorio Salerno nel 1975,Fango bollente è un ottimo noir,bollato spregiativamente e frettolosamente come “poliziottesco” da buona parte della critica dell’epoca.
Un film teso e ottimamente diretto da Salerno,regista capace e invece inspiegabilmente autore di sole quattro regie,peraltro tutte di livello superiore come Libido (1965),No il caso è felicemente risolto (1973),Fango bollente e Notturno con grida (1981).
Incentrato sulla disumanizzazione della società dei consumi,sull’alienazione lavorativa,capace di creare nevrosi estreme nell’individuo,Fango bollente riprende la tematica di Arancia meccanica di Kubrick portandola in un’area metropolitana,quella di Milano,che per certi versi è l’emblema della società estraneante,quella che isola l’individuo rendendolo un automa sul lavoro e un essere invisibile fuori.


Attraverso una regia lucida,rigorosa,Salerno segue le imprese criminali dei tre giovani,che sembrano agire irrazionalmente,spinti solo da un confuso malessere che genera una violenza cieca e incontrollabile.
Che è poi quella che spingeva Alex De Large.
Ma le similitudini tra i due film finiscono quà.
Alle spalle di Fango bollente non c’è un robusto,splendido romanzo come A clockwork orange e ovviamente Salerno non è Kubrick;tuttavia il risultato è un film equilibrato,senza fronzoli e che centra perfettamente gli obiettivi che si era prefisso.
Ottima la prova attoriale,sopratutto quella di Enrico Maria Salerno,fratello del regista impegnato ancora una volta nel ruolo del commissario disilluso,ma anche lucido e intelligente.


Bene Joe Dalessandro,attore forse poco espressivo ma capace,in questo caso,di rendere perfettamente il personaggio dello psicotico Ovidio.
Ottima la Brochard e tutti gli altri attori del cast.
Film sottovalutato alla sua uscita,è oggi diventato un cult tanto da essere ricordato come uno dei prodotti migliori degli anni settanta.
Per chi volesse visionare il film,in rete c’è una riduzione dvix di discreta qualità (solo download) agli indirizzi http://fboom.me/file/5a5158739f917/S7v5ge.part1.rar
e http://fboom.me/file/18fd874a5d186/S7v5ge.part2.rar

Fango bollente

Un film di Vittorio Salerno. Con Enrico Maria Salerno, Carmen Scarpitta, Joe Dallesandro, Martine Brochard, Gianfranco De Grassi. Drammatico, durata 93 min. – Italia 1975.

Enrico Maria Salerno: Commissario Santagà
Carmen Scarpitta: Moglie del politico
Joe Dallesandro: Ovidio Mainardi
Martine Brochard: Alba
Gianfranco De Grassi: Giacomo
Guido De Carli: Pepe
Enzo Garinei: Direttore del Centro Ricerche
Sal Borgese: Il custode
Luigi Casellato: Questore di Torino
Umberto Ceriani: Commissario Tamaroglio
Claudio Nicastro:Primario clinica privata

Regia Vittorio Salerno
Soggetto Vittorio Salerno, Ernesto Gastaldi
Sceneggiatura Giovanni Balestrini, Ernesto Gastaldi, Lucille Laks, Vittorio Salerno
Produttore esecutivo Angelo Iacono
Casa di produzione La Comma 9
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Giulio Albonico
Montaggio Enzo Meniconi
Musiche Franco Campanino
Scenografia Emilio Baldelli

Milano rovente

Il calabrese Salvatore Cangemi si è fatto strada nella malavita milanese inserendosi con successo nel racket della prostituzione;tutto sembra filare liscio fino al giorno in cui scopre in una piscina il cadavere di una delle prostitute che lavorano per lui.
A ucciderla è stato Roger Daverti,un francese che invece è nel ramo del traffico di droga.
L’uomo propone a Cangemi di usare le sue prostitute per spacciare droga,ottenendo in cambio un netto rifiuto da parte di Salvatore.
Che però sa benissimo che in uno scontro tra bande avrebbe la peggio,per cui chiede aiuto a Billy Barone,chiedendo armi e uomini.
Da uomo di “affari“,Barone non si schiera con Cangemi,ben sapendo che in un scontro tra bande a rimetterci sarebbero tutti;ottiene così una tregua tra i due litiganti.
Nel frattempo Salvatore ha conosciuto la bellissima Jasmine,per la quale perde la testa.


La donna infatti lo porta sull’orlo della rovina economica,costringendo Salvatore ad attingere dai proventi del malaffare destinati a Roger e Barone.
Ma i “soci” non ci stanno e Salvatore,tradito da Jasmine che in realtà era una complice di Roger,dal suo fidato braccio destro e sopratutto da Barone,che ha orchestrato tutto per liberarsi dagli scomodi soci,riesce a uccidere Roger e il suo braccio destro prima di cadere crivellato di colpi
dagli uomini di Barone.
Noir che attinge a piene mani da Milano calibro 9,a cui paga tributo praticamente in quasi tutta la sua durata,Milano rovente è diretto da Umberto Lenzi nel 1973,qui al suo primo “poliziesco” dopo i grandi successi ottenuti nel thriller nostrano con Orgasmo,Paranoia e Così dolce così perversa.
Ammiratore della trilogia del milieu di Di Leo,Lenzi usa le atmosfere di quest’ultimo unendole a quelle descritte da Scerbanenco nei suoi romanzi,ottenendo così un film che se non brilla per originalità della trama riesce tuttavia a convincere con una regia asciutta e una trama godibile.
La descrizione del “milieu” milanese non ha la forza d’impatto di quella di Di Leo,ma ha nell’asciuttezza del racconto,senza eccessivi fronzoli, sicuramente la sua forza.


Buono il ritmo,calibrato su interpreti misurati come Antonio Sabato e Philippe Leroy a cui si aggiungono Carla Romanelli e Marisa Mell,l’infida Jasmine che tradisce Salvatore consegnandolo alla vendetta dei suo soci.
All’altezza la colonna sonora di Carlo Rustichelli,buona la fotografia di Lamberto Caimi,che aveva già partecipato al film di Duccio Tessari La morte risale a ieri sera,tratto proprio da un romanzo di Scerbanenco e che era stato uno dei primi veri noir all’italiana.
Un film sicuramente da vedere,disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Cp8YzuZVzrM con sottotitoli in inglese o all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Cp8YzuZVzrM nella versione priva di sottotitoli,entrambi di qualità più che buona.

Milano rovente

Un film di Umberto Lenzi. Con Philippe Leroy, Antonio Sabato, Marisa Mell, Tano Cimarosa, Franco Fantasia,
Antonio Casagrande, Carla Romanelli Poliziesco, durata 101 min. – Italia 1973.

Antonio Sabàto: Salvatore Cangemi
Philippe Leroy: Roger Daverty
Marisa Mell: Jasmina
Antonio Casagrande: Lino Caruso
Carla Romanelli: Virginia
Alessandro Sperli: Billy Barone
Tano Cimarosa: Nino Balsamo
Vittorio Joderi: Giorgio
Ugo Bologna: Giudice

 

Pino Colizzi: Salvatore Cangemi
Sergio Graziani: Roger Daverty
Fiorella Betti: Jasmina
Michele Gammino: Lino Caruso
Rita Savagnone: Virginia
Sergio Fiorentini: Giudice

Regia Umberto Lenzi
Soggetto Ombretta Lanza
Sceneggiatura Umberto Lenzi, Franco Enna
Fotografia Lamberto Caimi
Montaggio Jolanda Benvenuti
Musiche Carlo Rustichelli

Carla Romanelli

Marisa Mell

Antonio Sabato

Philippe Leroy

Il sesso del diavolo-Trittico

In una splendida villa di Istanbul,direttamente affacciata sul Bosforo,arrivano Andrea,un chirurgo,la di lui moglie Barbara e l’assistente personale dell’uomo,Silvia.
Nella villa vive Fatma,una donna turca che assisteva la proprietaria della casa,Claudine,morta suicida;una strana atmosfera accoglie i tre,tra accadimenti che sembrano di origine paranormale e le attenzioni che Fatma riserva a Barbara e Silvia.
Attenzioni che sfociano in approccio sentimental/sessuale,mentre nel frattempo Andrea,che è in rapporti problematici con sua moglie,cerca
di far luce su quello che accade nella villa.
Un misterioso attentatore cerca più volte di uccidere il chirurgo,che alla fine,grazie a Silvia,riuscirà a salvarsi la vita e scoprire quello che è realmente accaduto nella casa.


Il sesso del diavolo,distribuito anche come Trittico o con tutti e due i titoli assieme,diretto da Oscar Brazzi è un’amalgama di più generi cinematografici che spaziano dal thriller al paranormale per sfociare alla fine in un mistery,senza però appartenere ne come situazioni ne come soluzione finale a nessuno di essi.
Un film confuso,con pochissima tensione,girato in modo spartano da Brazzi che si ripropone in coppia con Rossano,suo fratello,in una pellicola
in cui mancano le suggestioni che avrebbero potuto dare ben altro impulso ad un film che invece scivola molto lentamente,facendosi apprezzare
più per la splendida location che per doti narrative quasi assenti.
La trama è incerta,alcuni personaggi aggiungono ancor più confusione (la bimba che si introduce nella villa) e la parte paranormale del film,che sarebbe dovuto essere l’asse portante della pellicola finisce per essere svilita e lasciata in disparte,quasi fosse un orpello necessario ad una non meglio identificata svolta psicologica del film.
Che è infarcito di dialoghi esistenziali,interrogativi, e tanto,troppo fumo.


Oscar Brazzi,regista di film dai titoli eloquenti come Il diario segreto di una minorenne (è nata una donna),Vita segreta di una diciottenne,Intimità proibita di una giovane sposa questa volta non spinge l’acceleratore sul pruriginoso,preferendo dare spazio ad una atmosfera rarefatta e esoterica che però,a conti fatti,delude clamorosamente per l’incapacità da parte del regista di ricreare i topos e le situazioni tipiche dei film con ambientazioni paranormali.
Rossano Brazzi si aggira nel film con un’aria torva ma monocorde,la Koscina è sensuale e brava come sempre ma palesemente spiazzata mentre Maitena Galli,qui al suo esordio cinematografico,appare acerba e poco espressiva.
Da segnalare le musiche di Stelvio Cipriani,che riprende In-a-Gadda-Da-Vida degli iron Butterfly e poi prosegue allegramente riproponendo lo stessa tema modificato ad ogni occasione che si presenta.
Film,in definitiva,molto noioso e di scarso appeal,che era letteralmente sparito e che è ricomparso grazie alla CSC che ha recuperato la pellicola e l’ha restaurata in una discreta versione che potrete visionare
all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=715JiS2mcbM

Il sesso del diavolo – Trittico
Un film di Oscar Brazzi. Con Rossano Brazzi, Sylva Koscina, Maltena Galli, Fikret Hakan Drammatico, durata 92 min. – Italia 1971

 

Rossano Brazzi …Andrea
Sylva Koscina …Sylvia
Maitena Galli …Barbara
Fikret Hakan …Omar
Güzin Özipek …Fatma
Aydin Tezel …Leonid Oblomov

Regia: Oscar Brazzi
Soggetto: Sergio Civinini, Paolo Giordano
Sceneggiatura: Sergio Civinini, Paolo Giordano
Fotografia: Luciano Trasatti
Musica: Stelvio Cipriani
Montaggio: Attilio Vincioni
Produzione: Chiara Films Internazionali

Escalation

Luca Lambertenghi,figlio di Augusto,un industriale nel campo degli oli,ha scelto il totale disimpegno dagli affari della famiglia,vivendo da hippy
più per un atteggiamento anticonformista che per scelta di vita.
La sua vita si svolge pigramente a Londra,tra ozi,concerti di musica alternativa;vive vestito all’indiana,gira in bici con tanto di sitar sulle spalle
e con occhialini da intellettuale.
Il padre,stanco del suo disinteresse nei confronti del lavoro,lo riporta a casa e per cercare di ricondurlo sulla retta via gli affianca la psicologa Maria Carla.
La donna,con cinismo e freddezza,decide di perseguire un suo piano:far innamorare di lei Luca,farlo diventare socio del padre ed entrare nella famiglia Lambertenghi e assumerne con il tempo il controllo.


Augusto però fiuta il pericolo e mette in guardia il figlio sulle reali intenzioni della donna,rivelandogli di essere stato proprio lui a fare in modo che la donna lo seducesse.
Luca con freddezza avvelena sua moglie con dei funghi poi,denudato il suo corpo,la dipinge come un quadro di Warhol e alla fine
alla maniera indiana ne brucia il corpo.
Chiamato dalla polizia,riconosce in un corpo martoriato e sfigurato quello della moglie e prende il suo posto alla direzione dell’azienda di famiglia.
La recensione di Segnalazioni cinematografiche del 1968 esprime in maniera compiuta,perfetta la sintesi del film:””Il film sembra satireggiare una società che, integrandolo nel suo sistema senza anima, spersonalizza l’individuo e vanifica le sue più nobili aspirazioni. Alquanto fragile nella schematizzazione psicologica dei personaggi, il lavoro amalgama il sarcasmo e l’ironia fino a raggiungere formule
grottesche e paradossali, con un linguaggio estroso e agile, funzionale nel colore e nell’ambientazione. Tuttavia non riesce dl tutto convincente, per l’artificiosità e l’intonazione astratta delle motivazioni, le incertezze e i salti di tono tra la feroce caricatura realistica del padre e le nebulose aspirazioni del protagonista, dando troppo sovente l’impressione di risolversi in un puro gioco intellettualistico.


Un gioco intellettualistico;è vero in assoluto.Roberto Faenza esordisce nella regia,a soli 25 anni,con questo Escalation,film pesantemente datato uscito in quel 68 denso di pellicole anticonformiste che esprimevano compiutamente un bisogno di linguaggi anche cinematografici alternativi a quelli correnti.
Quello di Faenza non fa eccezione.
Il personaggio di Luca sembra essere quello di un anticonformista che rivolge la contestazione verso un mondo ipocrita e paludato,ma in realtà è solo quello di un imbelle,di un figlio di papà che non ha alcuna voglia di assumersi responsabilità non per scelta “ideologica” ma solo perchè così la vita è più comoda.
Ed è questo che Faenza intende stigmatizzare,la capacità cioè della società di amalgamare,omologare e alla fine irrigimentare chiunque tenti di opporsi al cambiamento.
Ma il linguaggio è,sia figurativamente che nel parlato,confuso e farraginoso.


Così dopo 15 minuti di sproloqui,immagini quasi dadaistiche,la noia prende il sopravvento e non lascia più lo spettatore.
Indubbiamente il film di Faenza è coraggioso,ma questo non basta a renderlo anche interessante.
Il finale è indubbiamente in bilico tra l’amaro e il grottesco (il potere,il successo e il denaro trionfano) ma è fine a se stesso.
Escalation è un film pesantemente datato;va visto,oggi nell’ottica del documento d’epoca,ma nient’altro.
Un festival anche del vintage,della noia,del deja vu.


Per quanto riguarda gli interpreti,bene Capolicchio alle prese con un personaggio odioso che rende al di là delle aspettative,bene una gelida e algida Claudine Auger,meno bene un isolito Ferzetti con un’acconciatura improbabile e per una volta sopra le righe.
Film di assoluta rarità,è presente in rete in una bellissima versione all’indirizzo https://fboom.me/file/df6135fbe0a90/Escalation.1968.mkv

Escalation

Un film di Roberto Faenza. Con Gabriele Ferzetti, Leopoldo Trieste, Claudine Auger, Lino Capolicchio, Didi Perego, Dada Gallotti Drammatico, durata 95 min. – Italia 1968

Gabriele Ferzetti: Augusto Lambertenghi
Lino Capolicchio: Luca Lambertenghi
Leopoldo Trieste: Il sacerdote; il santone
Claudine Auger: Carla Maria Manini
Didi Perego: L’investigatrice privata
Dada Gallotti: L’infermiera

Regia Roberto Faenza
Soggetto Roberto Faenza
Sceneggiatura Roberto Faenza
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giorgio Giovannini