Rita Calderoni

Rita Calderoni foto

Rita Calderoni

Ligure di nascita, friulana di adozione, Rita Calderoni è una delle meteore cinematografiche che ha legato indissolubilmente il suo nome a quello di un regista, Renato Polselli o Ralph Brown, come si faceva chiamare negli anni settanta, precursore di un cinema dai confini incerti, fatto di un miscuglio di horror, sesso e trash. La biografia di Rita è avvolta nel mistero, nel senso che di lei si sa veramente poco;  da ragazza praticava lo sport agonistico, in particolar modo la pallacanestro, tanto da arrivare fino alla massima serie. Nata nel 1951, Rita esordisce nel modo cinematografico nel 1969, girando tre pellicole:

Rita Calderoni Delirio caldo 1Rita Calderoni nel film Delirio caldo, nel ruolo di Marcia

Oh dolci baci,languide carezze, di Mino Guerini, al fianco di Luciano Salce, Isabella Rey e una giovane Gioia Desideri. Il film, una confusa storia che narra dell’infatuazione di un professionista per una hippy, è debole, ma lei ha la prima occasione per farsi notare;

La monaca di Monza, di Eriprando Visconti, che riprendeva la storia di Suor Virginia e del suo amante, con occhio piuttosto malizioso e morboso;

Un tranquillo posto di campagna, diretto da Elio Petri, con un ottimo cast, nel quale figuravano anche Franco Nero e Vanessa Redgrave.

Rita Calderoni Delirio caldo 2

Rita Calderoni Delirio caldo 3

Rita Calderoni Delirio caldo 4Fotogrammi tratti dal film Delirio caldo di Polselli

Sono tre particine, che permettono però alla giovane Rita di ambire a qualche spazio più ampio. Così entra nel cast dell’ottimo Il commisario Pepe, film del 1969 diretto da Ettore Scola, con un grande Ugo Tognazzi. Il film riscuote un notevole successo, grazie anche alla maiuscola prestazione di Tognazzi, un commissario che indaga sui peccati nascosti della provincia italiana. Confinata comunque in ruoli marginali, Rita Calderoni accetta altre parti in film non eccelsi, come Un gioco per Evelyn, di Avallone e Questa libertà di avere le ali bagnate, durante le riprese del quale ha l’incontro fatidico con Renato Polselli, del quale diverrà la musa.

Rita Calderoni Riti, magie nere e segrete orge nel trecento 1Rita Calderoni in Riti, magie nere e segrete orge nel trecento

Il regista le affida il ruolo principale in La verità secondo Satana, film pretenzioso che mescola il genere horror alle consuete fantasie allucinate, psichedeliche del regista. Il film, mutilato dalla censura, alla fine risulta un pastrocchio incomprensibile, tanto da diventare un’icona del trash. Lei, Rita, mette in mostra il suo bellissimo corpo, ma è penalizzata da dialoghi surreali, e da una recitazione approssimativa. Sempre con Polselli, lavora in Delirio caldo (Delirium), nel quale è Marcia, la moglie di un dottore impotente, assassino e maniaco, coperto dalla moglie nei suoi assassini. Rita è l’unica cosa rilevante del film, anche se, ancora una volta, la sua recitazione non è memorabile. Colpa anche dei soggetti strambi dei film di Polselli.Dopo una comparsata nel film Quando le donne si chiamavano madonne, forse il più scadente dei decamerotici d’autore, in cui è presente il povero Vittorio Caprioli, capitato sul set per chissà quale motivo, ecco il capolavoro trash di Polselli, con Rita protagonista. Si tratta di Riti, magie nere e segrete orge nel trecento, nel quale Rita interpreta il doppio ruolo di Laureen e di Isabella. La storia strampalata della strega bruciata viva nel passato sarebbe insostenibile per chiunque, ma Rita riesce a dare un minimo di credibilità alla sua parte, risultando alla fine l’unica cosa decente del film.

Rita Calderoni Riti, magie nere e segrete orge nel trecento 2

Riti, magie nere e segrete orge nel trecento

Nello stesso anno partecipa, in un ruolo minore, allo semi sconosciuto Number one, e successivamente alla commedia Il trafficone, parata di stelle e di stelline, film del 1974 diretto da Corbucci, con Giuffrè, Banfi, la Aumont e Adriana Asti. L’ultimo film di una certa rilevanza è Nuda per Satana, thriller sconclusionato diretto da Solvay/Batzella nel 1974, una specie di gotico erotico in cui l’attrice interpreta ancora il doppio ruolo di Susan-Evelyn. Il film, un pasticciaccio terribile, vive solo sulle grazie dell’attrice, generosamente esposte. Nonostante la partecipazione ad Anno uno, di Rossellini, Rita Calderoni torna nell’ombra, e i suoi ultimi lavori, ovvero Vieni,vieni amore mio di Vittorio Caprioli, pellicola incolore in cui lavora al fianco di uno dei tanti divetti dei fotoromanzi, Max Delys, il successivo La sensualità è un attimo di vita, fino a Assassino sul ponte non si segnalano che per pura cronaca.

Rita Calderoni Un attimo di vitaRita Calderoni nel film introvabile Un attimo di vita

L’ultima parte di rilievo la ottiene in Torino capitale del vizio, vero B movie diretto da Vani ( forse soltanto il prestanome del solito Polselli), film sconclusionato e inconsistente. L’ultima apparizione cinematografica, datata 1983, è nel film di Damiani Amori morbosi di una contessina, che si segnala solo per la presenza della futura porno star Marina Hedman (alias Marina Lotar o Marina Frajese)

Da questo momento in poi della Calderoni non si sente più parlare; non partecipa più a nessuna pellicola, non la si vede in nessuna opera televisiva. Ha solo 27 anni, un’età in cui un’attrice giunge alla piena maturazione. Inspiegabili restano i motivi della sua sparizione dalle scene, anche se una sua intervista è comparsa sul numero 11 di Cine 70 e dintorni, rivista cinematografica edita da Coniglio editore. Un’attrice che è emersa solo in B movie, e che con il passare degli anni è diventata un autentico mito per gli amanti dei film trash.

Rita Calderoni La monaca di MonzaLa monaca di Monza

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1969  Un tranquillo posto di campagna
1969  Il commissario Pepe
1969  Oh dolci baci e languide carezze
1970  Un gioco per Evelyn
1971  Questa libertà di avere le ali bagnate
1971  Il vero e il falso
1971  La verità secondo Satana
1972  Riti, magie nere e segrete orge nel ‘300
1972  Quando le donne si chiamavano Madonne (non accreditata)
1972  Delirio caldo
1974  Number one
1974  Nuda per Satana
1974  Anno Uno
1974  Le amanti del mostro
1976  Un attimo di vita
1976  Assassinio sul ponte
1977  Torino centrale del vizio
1977  Amori morbosi di una contessina

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Rita Calderoni Riti, magie nere e segrete orge nel trecento 2Riti, magie nere e segrete orge nel trecento

Rita Calderoni Nude per Satana 3Nuda per Satana

Rita Calderoni Nude per Satana 2Nuda per Satana

Rita Calderoni Riti, magie nere e segrete orge nel trecento 3

 Riti, magie nere e segrete orge nel trecento

Rita Calderoni Torino centrale del vizioTorino centrale del vizio

Rita Calderoni-Un gioco per Evelyn

Un gioco per Evelyn

Rita Calderoni-Questa libertà di avere le ali bagnate

Questa libertà di avere le ali bagnate

Rita Calderoni-Oh dolci baci e languide carezze

Oh dolci baci e languide carezze

Rita Calderoni-Il trafficone

Il trafficone

Rita Calderoni-Il commissario Pepe

Il commissario Pepe

Rita Calderoni-Fate la nanna coscine di pollo

Fate la nanna coscine di pollo

Rita Calderoni-Anno uno

Anno uno

Rita Calderoni-Un tranquillo posto di campagna

Un tranquillo posto di campagna

Rita Calderoni La verità secondo satana 2

Rita Calderoni La verità secondo satana 1

Due fotogrammi da La verità secondo satana

Rita Calderoni D'improvviso al terzo piano

L’introvabile D’improvviso al terzo piano

Dolce pelle di donna

Gradiva

Le guerriere dal seno nudo

La pretora

La pretora locandina

In un minuscolo paesino della provincia veneta il magistrato di ruolo è una donna, la dottoressa Viola Orlando; dura e severa, la donna è però l’amante di un conte, che da un momento all’altro dovrebbe divorziare dalla legittima consorte. La durezza e inflessibilità del magistrato attira però le inimicizie dei potenti del luogo; i suoi principali nemici diventano così due loschi affaristi, Esposito, un ingegnere con molte qualifiche fasulle e Amorini, un altro losco tipaccio che spaccia per opere artistiche quelli che sono filmetti e fotoromanzi porno.

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A cambiare l’ordine delle cose e a fornire una formidabile arma di ricatto ai due, arriva un giorno in paese Rosa, sorella del magistrato, identica a lei in tutto e per tutto, ma soltanto fisicamente. La donna, infatti, è tanto libera e disinibita tanto la sorella è severa e moralmente ineccepibile. I due nemici della pretora colgono la palla al balzo e cercano di screditare il magistrato, facendo girare alla sosia della stessa un filmetto porno, con Rosa protagonista di una versione erotica di Biancaneve.

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L’arma di ricatto si rivela vincente, e la povera Viola viene chiamata a discolparsi dal procuratore della repubblica. Riuscirà a farlo, grazie ad un particolare anatomico, ma alla fine, sdegnata per essere stata messa sotto accusa, e approfittando del sopravvenuto divorzio del suo amante, la donna, dopo aver riportato giustizia e aver riabilitato il proprio nome, rassegna le dimissioni.

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Edwige Fenech (nel ruolo di Rosa), interpreta la versione a luci rosse di Biancaneve

Incursione di Lucio Fulci nel genere commedia sexy, La pretora, diretto dal maestro nel 1976, si distacca da altre pellicole del genere sia per la verve ironica che affiora spesso, sia per la bonaria presa in giro del moralismo e dell’essere bacchettoni, difetto molto radicato, allepoca, nella sonnolenta provincia italiana.

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La Fenech sostiene con garbo il doppio ruolo di Viola e di Rosa, donando ai personaggi un certo spessore narrativo, oltre che prestando il suo magnifico corpo alla telecamera. Un film che andrebbe rivisto alla luce di una stagione, quella della commedia sexy, che partorì diversi buoni film, all’epoca bocciati come commedie scollacciate. Solito giudizio tanciato con le forbici dal solone “critico so tutto”, che riprendo, as usual, dal Morandini, vera e propria Bibbia per coloro che non amano il cinema:

La dottoressa Viola Orlando, pretore in Veneto, ha una sorella gemella birichina. Film anonimo e inconsistente con la Fenech nella parte delle gemelle.

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La pretora, un film di  Lucio Fulci. Con Gianni Agus, Giancarlo Dettori, Edwige Fenech, Oreste Lionello.
Piero Palermini, Michele Malaspina, Pietro Tordi, Galliano Sbarra, Mario Maranzana, Walter Valdi, Luca Sportelli, Raf Luca, Gianni Solaro

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La pretoa banner protagonisti

Edwige Fenech: Viola/Rosa
Giancarlo Dettori: conte Renato Altieri
Gianni Agus: Angelo Scotti
Oreste Lionello: Francesco Lo Presti
Raf Luca: Raffaele Esposito
Mario Maranzana: avvocato Bortolon
Carletto Sposito: procuratore

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Regia Lucio Fulci
Soggetto Franco Marotta, Laura Toscano
Sceneggiatura Franco Marotta, Laura Toscano; coll. dial. Franco Mercuri
Casa di produzione Coralta Cinematografica
Distribuzione (Italia) Dear International
Fotografia Luciano Trasatti
Musiche Nico Fidenco
Scenografia Eugenio Liverani
Costumi Vera Cozzolino

 

Delirio caldo (Delirium)

Una ragazza chiede un passaggio ad un uomo mentre è in un bar; lo segue, e durante il percorso viene aggredita. Riesce a sfuggire ma viene inseguita e uccisa dentro un piccolo corso d’acqua. L’assassino è il dottor Herbert Lyutak, un uomo ossessionato dalla figura femminile, in quanto impotente. Sfoga così le sue perversioni su giovani donne che uccide selvaggiamente.

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Rita Calderoni

La polizia, che è sulle sue tracce, grazie anche al riconoscimento da parte del gestore del bar in cui l’ultima vittima è stata vista in compagnia del dottore, viene però sviata dalle indagini da due nuovi e misteriosi omicidi, quello di una ragazza, casulamente inseguita dal dottore e uccisa in una cabina telefonica e da quello di una giovane e bella assistente di polizia.

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La polizia indaga : le foto delle vittime precedenti

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Rita Calderoni è Marcia, la moglie del dottor Herbert

Poichè il dottore al momento dei due brutali omicidi era sotto interrogatorio, le indagini si focalizzano sul fidanzato della ragazza, un guardiamacchine che era poco lontano dal luogo dell’omicidio. Quest’ultimo decide di smascherare il dottore; penetra in casa sua, trova un coltello insanguinato e sopratutto trova la giovane cameriera di casa Lyutak che sta per morire, asfissiata dalle esalazioni di una bombola di gas.

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L’uomo viene aggredito dal dottore, ma si salva, così come si salva la giovane cameriera, che scappa. La polizia, ormai certa della colpevolezza del dottore, vuole però anche l’altro assassino, così fa credere che il guardiamacchine sia morto. La moglie di Herbert, Marcia, a questo punto confessa al marito la verità: a uccidere le ultime due donne è stata lei, che aveva capito la verità, ovvero che il marito, ossessionato, uccideva come in trance le sue vittime. Herbert vorrebbe autodenunciarsi e denunciare la moglie, ma……

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Strano film davvero, questo di Polselli. Un film visionario, in cui la trama sembra ben leggibile dall’inizio, in cui tutto è scontato, per poi aviarsi verso l’unico finale possibile. Se la tensione latita, si va alla ricerca delle vere motivazioni degli omicidi, ricavandone, di volta in volta, frammenti di verità, fino al finale sicuramente scontato, ma non privo di logica. Film girato nel 1972, a lungo censurato per le scene di sesso, peraltro caste, a parte il solito rapporto saffico,

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Delirio caldo o Delirium, il titolo con cui venne distribuito all’estero è sicuramente un film debole, sopratutto nella recitazione. L’unica a salvarsi è la bella Rita Calderoni, che passerà fulminea attraverso molti B movie, diventando una vera e propria icona di questo genere di cinema. Il resto, francamente, non è memorabile, anche se oggi si assiste ad una certa riabilitazione delle opere del regista.

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Delirio caldo ,aka Delirium, di Renato Polselli, ( Ralph Brown). Con Mickey Hargitay, Rita Calderoni, Tano Cimarosa, Stefano Oppedisano

Giallo, durata 90 min. – Italia 1972.

Mickey Hargitay: Herbert Lyutak
Rita Calderoni: Marzia Lyutak
Raul Lovecchio: ispettore Edwards
Carmen Young: Bonita
Christa Barrymore: Joaquine
Tano Cimarosa: John Lacey
Marcello Bonini Olas: Barista
Katia Cardinali: sig.na Heindrich
William Darni: Willy
Stefania Fassio: prima vittima
Stefano Oppedisano: giornalista
Cristina Perrier

Regia: Renato Polselli
Sceneggiatura: Renato Polselli
Produzione: Renato Polselli
Musiche: Gianfranco Reverberi
Fotografia: Ugo Brunelli
Montaggio: Otello Colangeli
Scenografie: Giuseppe Ranieri

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Delirio caldo foto 1

Chi l’ha vista morire

Una bambina, Nicole, viene uccisa in Svizzera; non assistiamo, materialmente all’omicidio, ma vediamo la sua baby sitter andare alla sua ricerca. La scena cambia e ci troviamo a Venezia; la protagonista questa volta è Roberta, figlia di uno scultore Franco Serpieri e di Elizabeth, che vive in Olanda, lontana dal marito dal quale si è un pò distaccata, tant’è vero che vediamo l’uomo avere un’avventura galante con un’altra donna. Un giorno, mentre la bambina sta giocando con i suoi amici, sparisce misteriosamente, cercata inutilmente dal padre. Verrà ripescata nel Canal Grande il giorno dopo, con il volto riverso nell’acqua.

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Ai funerali della piccola Roberta arriva anche Elizabeth, che cerca di riprendere, in qualche modo, il dialogo interrotto con Franco. Il quale, disperato, decide di svolgere indagini per conto suo. Indagando anche sulla morte di una bambina figlia di un artigiano del vetro, Franco scopre che quest’ultimo è stato aiutato da un filantropo, l’avvocato Bonaiuti.

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Il dolore di Elizabeth, la splendida Anita Strindberg

A poco alla volta Franco si rende conto che un misterioso legame unisce Bonaiuti, Ginevra, una bellissima donna che sembra il trait d’union con l’avvocato, il mercante Serafian, un losco antiquario che è in società con Ginevra. Sarà quest’ultima a dare la svolta alle indagini, morendo in un cinema, uccisa dal misterioso assassino delle bambine, che uccide successivamente anche l’avvocato Bonaiuti. Scampato alla morte, grazie al figlio di Ginevra, Franco arriverà all’agghiacciante verità, dopo che anche Elizabeth ha corso il rischio di essere uccisa.

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Dominique Boschero è Ginevra

Girato in una Venezia crepuscolare, immersa nell’atmosfera tipica autunnale della città lagunare, Chi l’ha vista morire sembra un tributo a A Venezia, un dicembre rosso schocking, di Roeg, anche se le analogie tra i due film si fermano solo alla location e all’atmosfera. Il film in effetti è un robusto thriller, teso, aiutato da una colonna sonora ossessiva, e si avvale di un cast ad alto livello, nel quale figurano Anita Strindberg nel ruolo di Elizabeth, il debole George Lazenby, forse sottotono nel ruolo drammatico di Franco, un Adolfo Celi sibillino e bravissimo in quello dell’antiquario Serafian e la splendida attrice di origini italiane Dominique Boschero, nel ruolo di Ginevra.

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Chiude il cast un giovane Alessandro Haber, che ha un ruolo chiave nel film,quello di  padre James. Un film senza sbavature, diretto nel 1972 dal bravissimo Aldo Lado, maestro nel creare atmosfere d’attesa, giocate sulla recitazione e su dialoghi scarni ed essenziali. Ancora una volta segnalo l’assoluta mancanza di buona fede del Morandini, che bolla il film come scadente: la trama riportata dal critico che scrive per l’editore è sbagliata e lacunosa.

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Viene da chiedersi cosa facesse la sera che proiettavano il film. In ultimo segnalo la presenza di una minidiva, quella Nicoletta Elmi che girerà diversi buoni thriller all’italiana, e che è bravissima nell’interpretare il ruolo di Roberta.

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Chi l’ha vista morire, un film di  Aldo Lado. Con Adolfo Celi, George Lazenby, Anita Strindberg, José Quaglio, Dominique Boschero.Alessandro Haber, Peter Chatel, Piero Vida, Vittorio Fanfoni, Rosemarie Lindt, Nicoletta Elmi
Giallo, durata 90 min. – Italia 1972

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Chi l'ha vista morire banner personaggi

George Lazenby: Franco Serpieri
Anita Strindberg: Elizabeth Serpieri
Adolfo Celi: Serafian
Dominique Boschero: Ginevra Storelli
Peter Chatel: Filippo Venier
Piero Vida: giornalista
José Quaglio: avvocato Nicola Bonaiuti
Alessandro Haber: padre James
Nicoletta Elmi: Roberta Serpieri
Rosemarie Lindt: Gabriella
Giovanni Forti Rosselli: Francesco Storelli, figlio di Ginevra
Sandro Grinfa: commissario De Donato

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Regia Aldo Lado
Sceneggiatura Francesco Barilli, Massimo D’Avak, Aldo Lado, Ruediger von Spiess
Produttore Enzo Doria
Casa di produzione Dieter Geissler Filmproduktion, Doria G. Film, Roas Produzioni
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Angelo Curi
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Gisella Longo, Alessandro Parenzo
Trucco Franco Schioppa

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Chi l'ha vista morire locandina 1

Baba Yaga

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Valentina, una affermata fotografa di moda, mentre sta camminando viene investita da un auto, alla guida della quale c’è una misteriosa donna, Baba Yaga, che la soccorre e la invita a casa sua. Valentina si reca nella casa della donna, una casa vecchia e piena di anticaglie. La misteriosa donna regala alla fotografa una bambola, Annette, che magicamente sembra in grado di prendere vita; la bambola si trasforma in una donna bella e sensuale, subito dopo aver lanciato dei dardi dalla macchina fotografica,con i quali uccide o colpisce gravemente le sue vittime.

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Isabelle De Funes è Valentina

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Ely Galleani è Annette

La bella ex bambola coinvolgerà Valentina in uno strano rapporto sado maso, e sarà il fidanzato di Valentina a salvarla all’ultimo momento, mentre Baba Yaga, che in realtà era una strega, precipiterà in una voragine che si spalancherà sotto di lei, con Annette che si ritrasformerà in bambola frantumandosi in mille pezzi
Mi rendo conto che il riassunto della trama è alquanto confuso, ma francamente è il film stesso ad essere confuso, pasticciato e a tratti delirante.

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Girato da Corrado Farina nel 1973, ispirato alla figura di Valentina, il personaggio creato da Guido Crepax, Baba Yaga non può essere definito nemmeno un’occasione perduta, in quanto, sin dall’inizio, appare di difficile comprensione, sospeso com’è tra magia, thriller e horror. Ma a ben guardare il film, proprio per il tentativo di coniugare i vari generi, legandoli ad un’aura di erotismo, peraltro molto ma molto soft, finisce per diventare una macchia confusa, in cui l’unica cosa che alla fine si riesce a salvare è la recitazione di due delle protagoniste, Carroll Baker nei panni della strega Baba Yaga e di Ely Galleani in quelli della bambola demoniaca.

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Valentina è interpretata da una mediocre attrice, Isabelle De Funes, lontana anni luce dalla figura sexy e inquietante creata da Crepax. Il prodotto finale è un film in cui a salvarsi paradossalmente è solo la fotografia, cupa al punto giusto. Il resto è davvero poca cosa, forse in virtù dei rimaneggiamenti a cui venne sottoposta la pellicola, che infatti uscì in Italia in una versione di meno di novanta minuti.Assolutamente deprecabile, tra l’altro, il tentativo mal riuscito di accostare le tavole del fumetto al film, creando delle zone che mescolano il fantastico del mondo delle nuvole parlanti al reale, che però reale non è. Il tutto diventa un incubo onirico, come del resto testimoniato dal finale, in cui sembra che sia il sogno l’esatta dimensione dell’avventura di Valentina. Insomma, chi volesse vedere questo film lo faccia pure, aspettandosi però di ricavarne la sensazione di una cosa totalmente incompiuta.

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Baba Yaga,un film di Corrado Farina. Con George Eastman, Carroll Baker, Isabelle De Funès, Ely Galleani, Daniela Balzaretti, Lorenzo Piani, Carla Mancini
Fantastico, durata 85 min. – Italia 1973.

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Angela Covello

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Carroll Baker

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Carroll Baker: Baba Yaga
George Eastman: Arno Treves
Isabelle De Funès: Valentina
Ely Galleani: Annette
Franco Battiato (non accreditato)
Michele Mirabella (non accreditato)

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Regia Corrado Farina
Soggetto Guido Crepax
Sceneggiatura Corrado Farina
Fotografia Aiace Parolin
Montaggio Giulio Berruti
Musiche Piero Umiliani
Scenografia Giulia Mafai (assistente: Renato Moretti)
Costumi Giulia Mafai

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Ania Pieroni

Una carriera molto breve, quella di Ania Pieroni, vera e propria meteora del cinema a cavallo fra il 1978 e il 1985; una carriera che sarebbe passata quasi inosservata non fosse stato per la sua partecipazione a Inferno, il primo di Dario Argento dedicato alla trilogia delle Tre madri, in cui è una studentessa che guarda il protagonista con uno sguardo intenso, in cui brillano due occhi verdissimi, incastonati in un volto molto bello.Dieci sono i film globalmente interpretati dalla Pieroni, classe 1957, a partire dalla breve parte ottenuta nel film Così come sei, in cui è Cecilia, giovanissima che ha una relazione con il maturo Mastroianni.

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Ania Pieroni Cosi come sei 1
Due scene tratte dal film Così come sei, di Alberto Lattuada

Il film, diretto da Alberto Lattuada, affrontava un tema scomodo, quello di un presunto incesto, e la fece notare agli addetti ai lavori. C’era capitata per caso, Ania, nel mondo del cinema: studentessa di scienze politiche, avrebbe dovuto fare la carriera diplomatica, secondo i desideri del padre, scegliendo invece la via del cinema per un desiderio di emancipazione, comune ai giovani da sempre.Nel 1979 ottiene un’altra parte in Mani di velluto, film diretto dai re Mida di quel periodo, Castellano e Pipolo, che imposero la moda di Adriano celentano come attore comico. Nel film Ania e Maggie, e lavora accanto a Eleonora Giorgi e Olga Karlatos. L’anno successivo accade qualcosa, nella vita privata di Ania, che la costrinse a stravolgere le priorità della sua vita, condizionandole in maniera definitiva il futuro: una sera, al circolo Turati, conosce il segretario del Partito Socialista italiano Bettino Craxi.

Ania Pieroni Miracoloni
Miracoloni

Ania Pieroni Il conte Tacchia

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Ania Pieroni nel ruolo della contessina snob in Il conte Tacchia

Ecco come racconta l’inconto Ania Petroni a Bruno Vespa, nel suo “L’amore e il potere – Da Rachele a Veronica un secolo di storia italiana”:

«Mi sentivo osservata sfacciatamente giù, dal fondo, la luce era bassa, cantavano. Era lui che mi guardava, lui che con la testa girata completamente verso di me, mi sorrideva, come dire?, a 360 gradi. Lo faceva affinché lo notassi: che bel sorriso fiero, che sguardo affascinante! Mi faceva quasi tenerezza questo suo oscillare in maniera vistosa avanti e indietro con il corpo, per poi appoggiarsi il braccio sulla fronte per guardarmi in estasi, incurante degli altri. Era così buffo! Questa sua insistenza, però, aveva fatto centro. Ma anch’io feci centro dicendo alla mia amica che ero stanca e avrei voluto andar via. Chi era quell’uomo?»
Ania sostiene di non aver riconosciuto immediatamente il segretario del Psi. «Ero ancora una borghesuccia pariolina, non seguivo la politica. Quando mi dissero che era Craxi, non sapevo che fosse il segretario socialista…
»

Ania Pieroni Inferno
Inferno, di Dario Argento

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Ania Pieroni in Tenebre, di Dario Argento

Inizia così una relazione che andrà avanti per anni, e che porterà la Pieroni a fare scelte diverse anche in ambito cinematografico. Nel 1980 ha 23 anni, è bellissima, e entra nel cast del citato Inferno: la sua è una piccola parte, ma resta a lungo nella memoria degli spettatori. Quei due occhi fissi, verdi, quella mano che accarezza un gatto, assolutamente fuori contesto nell’aula universitaria, diverranno un cult. Nel 1981 è nel cast dell’insipido Miracoloni, di Francesco Massari, nel quale è Maddalena.Ben più interessante è il ruolo di Ann, una baby sitter, nel film di Lucio Fulci Quella villa accanto al cimitero; un film in cui Ania è quasi protagonista, e fa una fine terribile, decapitata dal dottor Freudstein, il mostro che si rigenerava mangiando la carne delle sue vittime.

Ania Pieroni Quella villa accanto al cimitero

Nel ruolo di Ann in Quella villa accanto al cimitero

Celebre, in questo film, la scena della testa decapitata di ann, che guarda con occhi sbarrati il piccolo Bob. Nel 1982 torna a lavorare con Argento nel ruolo di Elsa Manni: il film è il debole Tenebre. Nel 1982 lavora in Il conte Tacchia, di Bruno Corbucci, commedia leggera nella quale è la duchessina Elsa, che tenta di sedurre il villano rifatto Conte Tacchia, interpretato da Enrico Montesano. Per due anni non lavora, e torna sul set di Signori e signore, di Pulci, anonima commedia girata al fianco di Massimo Lopez e Maurizio Micheli.Arriva la parte da protagonista in Mai con le donne, di Giovanni Fago: il film non lo vede quasi nessuno, e per la Pieroni, ormai distratta anche da altri eventi, arriva l’ultima apparizione cinematografica, quella della contessina Oniria in Fracchia contro Dracula, in cui è una delle mogli del conte Dracula, che cerca di vampirizzare Paolo Villaggio.

Ania Pieroni Tenebre

Tenebre

Ania Pieroni Fracchia contro Dracula

Il suo ultimo film, Fracchia contro Dracula

Da questo momento la carriera cinematografica di Ania Pieroni cessa di colpo: l’attrice, che non ha mai creduto veramente nel suo lavoro, tornerà agli onori delle cronache per la sua vita privata, e non per motivi artistici. Va detto che Ania fu una delle poche a non rinnegare mai l’amicizia e la relazione con il segretario del Psi, nemmeno dopo la tempesta di tangentopoli, rimanendo sua amica fino alla fine. Oggi Ania Pieroni vive la sua vita privata lontana dai riflettori.

Fracchia contro Dracula (1985)
Mai con le donne (1985)
Signore e signori (1984)
Il Conte Tacchia(1982)
Tenebre (1982)
Quella villa accanto al cimitero (1981)
Miracoloni(1981)
Inferno (1980)
Mani di velluto (1979)
Così come sei (1978)

I giochi proibiti de l’Aretino Pietro

I giochi proibiti dell'Aretino Pietro locandina

Dopo il saccheggio a piene mani del Boccaccio, ecco una versione alternativa delle classiche novelle licenziose trecentesche, prese a pretesto per imbastire un film, I giochi proibiti de l’Aretino Pietro, che, a differenza di molti altri prodotti simili, ha quanto meno il pregio di suscitare qualche risata. L’Aretino, considerato autore licenzioso e fuori dagli schemi, diventa così il nume tutelare di un onesto prodotto, non di certo il peggiore della fortunata serie denominata decamerotici. L’ingrediente principale è, al solito, lo stuolo di belle ragazze impegnato a mostrare centimetri di epidermide, sfruttando una storia imbastita secondo i canoni più classici del filone.

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Orchidea De Santis (sulla destra) è Lisa

Siamo in Umbria, precisamente a Gubbio, dove quattro donne sono state denunciate all’autorità preposta per una serie di violazioni del vincolo coniugale che hanno del beffardo. Angelica, che è una suora affatto contenta del suo stato, ha un amante, Righetto, con il quale si sollazza, per usare un termine boccaccesco, ad ogni occasione utile. Ma un giorno decide di dividere tal fortuna con le consorelle, provocando nel giovane una vera e propria crisi fisica. Violetta, moglie trascurata di un villico e bifolco paesano,si è furbescamente sostituita ad una donna di facili costumi, concedendosi così all’ignaro marito e a tutti i suoi amici, prima di essere scoperta e denunciata dal marito fedifrago.

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In questo fotogramma: Femi Benussi è Violetta

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Poi c’è Lisa, che è una domestica, che si mette d’accordo con l’amante per estorcere, grazie alle sue doti fisiche furbescamente messe in mostra al momento giusto, una somma di denaro, ed infine Bettina, che inganna il proprio marito fingendosi morta. Portata in un monastero, diventa l’amante dei locali frati, restando però incinta. Per cavarsi dai guai, in accordo con i frati gaudenti, cercherà inutilmente di far credere al marito geloso di essere miracolosamente resuscitata.

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Orchidea De Santis e Femi Benussi

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La trama del film è ovviamente un pretesto, anche se comunque qualche risata, quà e là, si riesce anche a rimediarla; il punto di forza resta però la bellezza fisica delle protagoniste, fra le quali spiccano Orchidea De Santis, bellissima come al solito, Femi Benussi, che è doppiata nel film con un curiosissimo accento che sembra romano e che i realtà chissà da dove viene,oltre alla ex star dei fotoromanzi Angela Covello e a Rosita Torosh. Particolarmente simpatico l’episodio con protagonista Femi Benussi, alias Violetta, che beffa il marito concedendosi in una sola volta, allo stesso più volte e a tutti i suoi amici. Il finale, che vede le quattro donne assolte da un giudice che poi saprà approffittare delle grazie delle donne, è ovviamente in linea con il racconto. Il regista, Pietro Regnoli, fa il suo lavoro con una qualche dignità, che mancherà in molti altri prodotti del genere.

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I giochi proibiti de l’Aretino Pietro, di Pietro Regnoli, con Orchidea de Santis, Tony Kendall, Fausto Tommei, Femi Benussi, Pupo De Luca, Tiberio Murgia, Paola Corazzi, Angela Covello, Rosita Torosh, Shirley Corrigan, Luigi Leoni, Franco Agostini, Ben Carra, Livio Galassi.Italia,1973

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Luigi Montini: Salvatore Anselmi (Il miracolo)
Franco Mazzieri: (Il miracolo)
Rose Marie Lindt: Betta (Il miracolo)
Tony Kendall: Bitto Ranieri/Fra’ Luce (Il miracolo – L’imbroglio)
Orchidea De Santis: Lisa Martini (L’imbroglio)
Luigi Crivello: Fra’ Pendolare (Il miracolo)
Angela Covello:
Shirley Corrigan: Eugenia (L’imbroglio)
Femi Benussi: Violetta (4 mogli)

Regia Piero Regnoli
Soggetto Piero Regnoli
Sceneggiatura Piero Regnoli
Casa di produzione PARF
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Adriano Tagliavia
Musiche Nico Fidenco

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