Il cinema e i fumetti

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Un connubio non certo memorabile quello tra il fumetto e il cinema italiano.
Pochi film tratti dalle nuvole parlanti o almeno riconducibili al mondo dei fumetti,poco più di una decina;
un discorso ben diverso dal cinema americano che ha saccheggiato in lungo e in largo il mondo delle strip,sopratutto i super eroi della Marvel o comunque il vasto ed eterogeneo mondo dei fumetti portandoli,spesso con  successo,sul grande schermo.
Da Superman a Batman,dall’Uomo mascherato a Spiderman passando per Devil,Thor,Hulk Iron man e via dicendo,il cinema americano,che ha sempre potuto disporre di grandi capitali,ha sempre avuto buon gioco nelle trasposizioni cinematografiche dei fumetti.
In Italia il discorso è sempre stato ben diverso.
Negli anni sessanta, grazie al successo strepitoso di vendite dei fumetti noir come Diabolik,Kriminal e Satanik,si è tentato di riproporre sul
grande schermo le avventure dei personaggi citati,con risultati modestissimi se non pessimi.
Paradossalmente,l’unico film di una certa levatura e che supera largamente la sufficienza è Dellamorte Dellamore,il film di Michele Soavi
uscito nelle sale nel 1994 e ispirato all’investigatore dell’incuboDylan Dog,il personaggio dei fumetti creato da Tiziano Sclavi nel 1986
per la Sergio Bonelli Editore,la casa di distribuzione di fumetti più longeva e sopratutto quella di gran lunga più prolifica e di successo,con all’attivo la creazione di figure mitiche del fumetto stesso, da Tex Willer a Zagor,da Martin Mystere ai tanto compianti Comandante Mark,Akim e Piccolo Ranger.
Lasciando per il momento da parte Tex Willer,nato nel 1948 e che avrà una brutta e assolutamente da dimenticare edizione cinematografica
di cui parlerò più in avanti,parliamo del primo grande successo del mondo dei fumetti,nello specifico quello bollato come Fumetto per adulti
e vietato ai minori nei primi anni dei sessanta,ovvero Diabolik, l’antieroe in calzamaglia nera caratterizzato almeno agli inizi della sua carriera da
una carica di ferocia che andrà mitigandosi con il passare del tempo

Diabolik locandina

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John Philip Law e Marisa Mell in Diabolik

E’ il 1962 quando le sorelle Angela e Giuliana Giussani fondano la casa editrice Astorina,che distribuisce il primo numero di un fumetto destinato a fare storia e sopratutto scuola;nasce Diabolik e il primo numero porta l’eloquente titolo di Il re del terrore.
Un criminale astuto e inafferrabile,che veste una lunga calzamaglia nera che gli copre gran parte degli occhi,che utilizza per i suoi travestimenti
delle maschere di una speciale sostanza conosciuta solo da lui che gli permettono di assumere quasiasi identità voglia.
C’è una donna al suo fianco,sin dal terzo numero,una lady,nientemeno:Lady Eva Kant,bella e intelligente,un completamento in tutti i sensi del re del terrore al quale si oppone,quasi sempre inutilmente l’Ispettore Ginko.
Nel 1967 Mario Bava,uno dei migliori registi italiani del genere horror e sci.fi con pochi soldi e molte idee decide di portare sugli schermi la figura di Diabolik;
il film non riscuote il successo atteso nonostante Bava utilizzi quanto di più avveniristico fosse a disposizione del cinema in quegli anni.
Sembra di assistere alla visualizzazione in movimento di un quadro di Andy Warhol guardando il film di Bava;un film in anticipo sui tempi che però ha una storia un po confusa e sopratutto è interpretato da un attore poco espressivo e legnoso,John Philipp Law.

Kriminal locandina 2

Kriminal 1

Kriminal 2

John Saxon e Helga Linè in Kriminal

Nei panni di Eva troviamo una bella e seducente Marisa Mell,che però non riesce in alcun modo a trasferire sullo schermo il carisma,il magnetismo della fedele compagna di Diabolik.
Così il film vive di episodi e a nulla valgono i virtuosismi di Bava;sola perla la sequenza finale,con Diabolik investito in pieno da una colata di oro fuso.
Un bel cast,che include Michel Piccoli nei panni di Ginko,Renzo Palmer,Adolfo Celi e Claudio Gora per un film francamente deludente.
L’uscita di Diabolik nelle edicole e il suo contemporaneo,grande successo stimolano altri editori alla creazione di anti eroi alternativi o complementari al Re del terrore;
nel 1964,due anni dopo Diabolik arriva nelle edicole Kriminal,frutto della collaborazione di due grandi del fumetto italiano Max Bunker (Luciano Secchi autore dei testi) e Magnus (Roberto raviola,autore dei disegni)
Kriminal si ispira molto a Diabolik,pur essendo anche differente sia come psicologia sia come realismo delle storie.
Anthony Logan,il nome e il volto dell’uomo che agisce vestendo una calzamaglia con disegnato su un lugubre scheletro,ha un passato che emerge
nelle sue avventure;spesso i suoi colpi falliscono,non è implacabile come Diabolik,è in un certo senso più umano.
Ha una moglie Lola Hudson,ha avuto un figlio.
Per oltre 400 numeri il fumetto Kriminal è una valida alternativa al Re del terrore;sarà nel 1974,quando il mondo dei fumetti entrerà in una pesante crisi,che cesseranno le pubblicazioni di Kriminal.

Il marchio di kriminal locandina

Il marchio di kriminal 1

Helga Linè in Il marchio di Kriminal

Nel 1966 Umberto Lenzi riduce per lo schermo il fumetto,riprendendone anche nel titolo il marchio creato da Magnus & Bunker:nasce Kriminal,un film di buona fattura dal punto di vista registico ma abbastanza debole nello svolgimento e nella sceneggiatura.
Nel film Kriminal sta per essere giustiziato,ma nel frattempo ignoti ladri hanno rubato il tesoro della Regina.L’ispettore Milton,suo acerrimo nemico,lo fa liberare con la speranza di rintracciare i misteriosi ladri.Naturalmente Kriminal sfugge ai tutori della legge e si imbarca in avventure mozzafiato.
A interpretare le gesta di Kriminal viene chiamato Glenn Saxson mentre la parte femminile di Inge è affidata alla splendida Helga Linè.
Film poco più che mediocre,non ebbe quasi nessun successo presso il pubblico.
Curiosamente,due anni dopo,nel 1968 Fernando Cerchio propone una nuova avventura dell’anti eroe in calzamaglia;esce sugli schermi Il marchio di Kriminal,con lo stesso cast del film di Lenzi.
Nel film,Kriminal si impadronisce di due tele d’autore ma alla fine del film, nel tentativo di sfuggire al suo mortale nemico Milton,finisce con l’auto in un burrone.
Mediocre come film,nessun successo di pubblico.

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Gaia Germani in Mister X

Sempre nel 1964 la premiata ditta Magnus & Bunker propone un altro noir,venato di soprannaturale e sopratutto basato non più su un anti eroe,ma su una anti eroina;nasce Satanik,al secolo Marny Bannister una dottoressa che,afflitta da un volto non solo brutto ma anche deturpato da un’orribiLe voglia riesce grazie ad una pozione a diventare una splendida donna che seduce infallibilmente gli uomini che posano
gli occhi su di lei.
La pozione non è permanente e con il passare del tempo Satanik dovrà ricorrere alla magia (e ad un rubino) per evitare di tornare nei panni e nel volto e il corpo di Marny.
La violenza inusitata iniziale delle gesta di Satanik verrà mitigata con il passare del tempo;da eroina del male alla fine si trasformerà in una specie di paladina della giustizia.Come per Kriminal,il fumetto a lei dedicato cesserà le pubblicazioni nel 1974.
Nel 1968 Pietro Vivarelli riduce per lo schermo le avventure di Satanik;il film ha il titolo del fumetto e a interpretare la rossa Satanik è chiamata l’attrice Magda Konopka.

Satanik locandina

Satanik 2

Magda Konopka in Satanik

Che è bella ma non ha fascino nè sopratutto ha aderenza con il personaggio del fumetto,nemmeno a livello fisico.
Il film è brutto e noioso,eppure otterrà un qualche successo nonostante una trama assolutamente banale e la citata interpretazione della Konopka assolutamente evanescente.
Nel film assistiamo alla metamorfosi di Marny Bannister che grazie alla famosa pozione si trasforma in una donna stupenda;il film prosegue mostrando i tentativi di Satanik di stabilizzare la pozione e si concluderà,come nel caso di Kriminal,con la sua morte in un incidente d’auto.
Il film di Vivarelli è probabilmente il più brutto dedicato agli eroi del fumetto;sopratutto quello con la sceneggiatura più dozzinale.
Un altro fumetto nato nel 1964 e che ebbe una versione cinematografica è Mister X;ladro innafferabile,quasi gentiluomo,sfugge alla polizia in modi spesso rocamboleschi.A differenza dei citati Diabolik e Kriminal quando può aiuta i più deboli,ed è quindi lontano dalla maschera dell’anti eroe che caratterizzava i suoi predecessori.
Nel 1967 Vivarelli,prima di dirigere Satanik,porta sullo schermo una riduzione delle avventure del ladro gentiluomo;i protagonisti sono Gaia Germani e Norman Clark e il film che passerà quasi inosservato in Italia otterrà viceversa un buon successo in Spagna.

Tex e il signore degli abissi 1

Giuliano Gemma in Tex e il signore degli abissi

Isabella,duchessa dei diavoli è il primo fumetto di stampo erotico a essere portato sullo schermo nel 1969;uscito nelle edicole nel 1966,sarà stampato fino al 1976,quando cesserà le pubblicazioni come molti altri fumetti dello stesso genere,Messalina,Varta,Zora,Jolanda ecc.
Isabella è stato il primo e più importante fumetti erotici;caratterizzato da storie avventurose,con scene di nudo ed erotiche,spesso a stampo sadico,ebbe un discreto successo tra il pubblico adulto.La protagonista,Isabella De Frissac,vive le sue avventure nella Francia di Luigi XIII e tra i personaggi di fantasia che popolano il suo fumetto è facile riconoscere personaggi storici realmente esistiti come il Cardinale Richelieu,Maria De Medici ecc.
Un personaggio di riferimento cinematografico di Isabella è sicuramente Angelica,Marchesa degli Angeli,figura quasi leggendaria del cinema di avventura degli anni sessanta.
Il film,che riprende il nome del fumetto,è diretto da Bruno Corbucci nel 1969 ed è caratterizzato da una trama che ricorda molto da vicino quella del fumetto e sopratutto presenta molte situazioni di nudo femminile che,nonostante la ferrea censura
dell’epoca,vennero lasciate nel film cosa che sicuramente contribuì al buon successo del film presso il pubblico.

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Due fotogrammi tratti da Isabella duchessa dei diavoli 

Merito anche della bellezza della giovane protagonista Brigitte Skay,che si era messa in mostra nel film di Bava Reazione a catena.
Nel film Isabella è l’unica superstite della nobile famiglia dei De Frissac,sterminata dal perfido barone Von Nutter;cresciuta tra gli zingari,appena divenuta adulta Isabella apprende la verità sulle sue origini e decide di vendicarsi del barone.
Alla fine riuscirà a sfigurarlo ma verrà catturata.Liberata,continuerà la sua mortale lotta contro il crudele Barone.
Probabilmente a livello qualitativo si tratta della miglior riduzione fino ad allora delle avventure di un personaggio dei fumetti.
In tutto il decennio settanta non venne girato nemmeno un film con protagonisti gli eroi del fumetto;occorre attendere il 1985 per vedere sul grande schermo uno dei beniamini del mondo delle nuvole parlanti.
Si tratta di Tex,il leggendario ranger creato da Bonelli e Galeppini divenuto capo dei Navajo con il nome nativo di Aquila della notte.
Le gesta di Tex sono proposte da Duccio Tessari che sceglie un episodio particolare tra tutti quelli della serie Tex gigante,Tex e il signore dell’abisso,divenuto nel film degli abissi.
Il film è brutto,noioso e sopratutto male interpretato da un Giuliano Gemma assolutamente fuori parte.
Del film non si salva nulla, nemmeno la sceneggiatura che vede il leggendario Aquila della notte combattere con uno stregone che ha fornito a degli indiani un’arma letale,alcune pietre di origine vulcanica,ricavate dal fondo di un vulcano e capaci di mummificare chiunque venga colpito da una freccia recante sulla punta una delle pietre verdi.
Curiosamente il film ebbe una buona valutazione critica mentre fu proprio il pubblico a bocciare sonoramente il film.
Nel 1965 Guido Crepax pubblica sulle pagine di Linus una serie di strisce con protagonista Valentina,una fotografa che vive in una dimensione a metà strada tra il reale e l’onirico,con incursioni nel mondo della psicanalisi,che soffre di problemi reali come l’anoressia e che invecchia come accade nella vita reale.

Baba Yaga locandina

Baba Yaga 1

Baba Yaga 3

Baba Yaga

Nel 1973 Corrado Farina gira Baba Yaga,film chiaramente ispirato alle strisce di Crepax;la protagonista del film è Valentina,fotografa che una sera rientrando da una mostra viene investita dalla strega Baba Yaga,che la invita a casa sua per mostrarle la sua collezione di gioielli.Qui la strega le regala una bambola che prende vita trasformandosi in una donna crudele.
Seguono eventi magici e misteriosi fino al The end che libera Valentina dall’incantesimo e piccolo colpo di scena finale.
Baba Yaga,penalizzato dalla produzione che apportò tagli consistenti al girato risulta praticamente incomprensibile come film,a tratti è francamente irritante ed è stato disconosciuto dallo stesso regista.
Nel film compaiono Carroll Baker e Ely Galleani,la nipote di Luis De Funes,Isabelle,che per fortuna ebbe breve vita cinematografica e George Eastman.
Francesco Dellamorte,amico dell’investigatore dell’incubo Dylan Dog è il protagonista nel 1994 del film di Soavi Dellamorte Dellamore;l’attore Rupert Everett che interpreta il film ha una somiglianza fisica impressionante con la figura dell’investigatore creato da Sclavi e nel film vive una storia che ricorda molto da vicino l’ambientazione e le vicende di Dylan Dog.
E’ probabilmente il film più aderente allo spirito di un fumetto che sia stato girato,con un’ambientazione a metà strada tra l’horror e il soprannaturale davvero ben curata e realistica.

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Rupert Everett e Anna Falchi in Dellamorte Dellamore

Ci sono state altre incursioni nel mondo del fumetto.

Alcune chiaramente parodistiche come nel film Thrilling,che prende in giro nell’episodio Sadik diretto da Gian Luigi Polidoro proprio l’anti eroe in calzamaglia che funziona come una tuta impenetrabile ai proiettili.
Nel film un ingegnere interpretato da Walter Chiari,si traveste da Sadik spinto da sua moglie,appassionata divoratrice di fumetti con protagonista Sadik e alla fine la accoltella.
Parodistica,satirica è anche la serie di strip Sturmtruppen,creata da Bonvi,nelle quali la seconda guerra mondiale è vista dalla parte dei tedeschi,precisamente dalla parte dei soldati che appaiono vittime sia delle varie situazioni belliche sia dei loro superiori,inetti o semplicemente crudeli,impegnati a dare ordini spesso paradossali subiti dalle truppe come una calamità o comunque semplicemente attuati
perchè ad un soldato è chiesta solo l’obbedienza.

Due i film dedicati alle strisce di Bonvi:
Sturmtruppen,uscito nel 1976 e diretto da Salvatore Samperi con la partecipazione di Renato Pozzetto,Cochi Ponzoni,Teo Teocoli,Lino Toffolo,Massimo Boldi e Corinne Clery
Sturmtruppen 2 Tutti al fronte,uscito nel 1982 e diretto ancora da Samperi con buona parte del cast precedente (ma senza Pozzetto) e con l’aggiunta di Bombolo,Franco Oppini,Enzo Cannavale e altri.
Entrambi i film vanno menzionati solo per la cronaca,essendo poco più che un’assieme di gag surreali senza alcun criterio di denuncia e privi di quell’arguzia e di quella satira che erano stati caratteristica pregnante delle strisce di Bonvi.

A ben guardare quindi si può concludere che il mondo del fumetto è rimasto davvero un genere di nicchia per il cinema.
Poche riduzioni,nessuna memorabile.
Viceversa la tv in qualche modo è riuscita a renderne testimonianza più vivace e appassionante grazie anche alla soluzione di utilizzare spesso il cartone animato come soluzione visiva.
Da Nick Carter a Martin Mystere,molti fumetti sono passati in tv grazie anche a contenitori come il celebre e indimenticato Supergulp fumetti in tv.
Protagonisti storici del mondo delle nuvole parlanti come Alan Ford e il gruppo TNT,Asterix,Corto Maltese ebbero nuova vita e nuova linfa,diffondendo tra il pubblico la cultura del fumetto stesso.
E pensare che di soggetti per creare opere di un certo valore c’erano,eccome;si pensi a noir del tipo Demoniak o Spettrus,a personaggi come Gesebel o Dennis Cobb,ai citati Comandante Mark o a Zagor.
Il cinema turco ha invece utilizzato buona parte degli eroi dei fumetti,con esiti però poco felici,tanto da non aver avuto una distribuzione nel nostro paese.

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Diabolik 2

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Due fotogrammi da Diabolik di Mario Bava

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Kriminal di Umberto Lenzi

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Due fotogrammi da Il marchio di Kriminal

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Due fotogrammi da Mister X

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Due fotogrammi da Satanik di Pietro Vivarelli

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Due fotogrammi da Tex e il signore degli abissi

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Isabella duchessa dei diavoli

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Isabelle De Funes in Baba Yaga

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Dellamorte Dellamore

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Diabolik fumetto

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Mister X fumetto

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Tex e il signore degli abissi fumetto

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Isabella duchessa dei diavoli fumetto

Baba Yaga fumetto 2

Baba Yaga fumetto

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Dellamore dellamorte locandina fumetto 1

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Mister X locandina

Tex e il signore degli abissi

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Isabella duchessa dei diavoli locandina

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I film collettivi

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Per film collettivo si intende un prodotto diretto da due o più registi,con una trama che,nella quasi totalità dei casi funziona solo da collante
lasciando quindi al regista dell’episodio del film massima libertà d’azione e espressione.
Generalmente questo particolare genere di film è stato prodotto per riunire registi di fama attorno ad un progetto comune,con esiti però quasi sempre insoddisfacenti come del resto dimostra lo scarso successo ottenuto,sia a livello di pubblico che di critica dai film stessi.
Il primo caso di film collettivo che la storia del cinema ricordi risale al 1932 e si tratta del film Se avessi un milione,diretto da ben sette registi,ovvero Ernst Lubitsch, Norman Taurog, Stephen Roberts, Norman Z. McLeod, James Cruze, William A. Seiter, H. Bruce Humberstone e Lothar Mendes.
Il film uscì nelle sale ben 20 anni dopo,nel 1952 e fra gli attori presenti nel film figura Charles Laughton.
In pieno periodo bellico dagli Usa arriva Per sempre e un giorno ancora;siamo nel 1943 e i registi del film sono Edmund Goulding, Cedric Hardwicke, Frank Lloyd, Victor Saville, Robert Stevenson, Herbert Wilcox e Renè Clair,mentre tra gli attori curiosamente figura ancora Charles Laughton oltre a ray Milland e il grande Buster Keaton.

Se avessiun milione foto

Se avessi un milione, primo esempio di film collettivo

Venendo a periodi recenti,uno dei più importanti film collettivi risale al 1961 e coinvolge ben 11 registi.
Si tratta di Le italiane e l’amore,episodi che raccontano casi veri tratti dalle lettere ai giornali che Gabriella Parca,giornalista e scrittrice raccolse in un libro di buon successo,Le italiane si confessano.
I registi del film a episodi sono:Gian Vittorio Baldi, Marco Ferreri, Giulio Macchi, Francesco Maselli, Lorenza Mazzetti, Gianfranco Mingozzi, Carlo Musso, Piero Nelli, Giulio Questi, Nelo Risi, Florestano Vancini e tra gli attori presenti nel film ci sono alcuni interpreti di buona fama sopratutto negli anni settanta fra i quali Ida Galli (Evelyn Stewart),Andrea Giordana,Rosalba Neri,Graziella Galvani.
Nel 1962 escono ben tre film collettivi;si tratta di L’amore difficile,diretto da Alberto Bonucci, Sergio Sollima, Nino Manfredi e Luciano Lucignani,basato su storie di scrittori italiani con tema la fedeltà e il tradimento.
Molti nomi noti fra i protagonisti,fra i quali lo stesso Manfredi,che dirige un episodio del film,Enrico Maria Salerno,Vittorio Gassman,Catherine Spaak e Gastone Moschin.
Il secondo film dell’anno è Boccaccio 70,forse uno dei più importanti film collettivi,sia per i nomi dei registi coinvolti,tutti grandissimi ovvero Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mario Monicelli e Luchino Visconti sia per gli attori protagonisti,fra i quali vanno citati Peppino De Filippo e Anita Ekberg,Romy Schneider e Romolo Valli,Sofia Loren e Thomas Milian.

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Anita Ekberg in Boccaccio 70

Boccaccio 70

Romy Schneider in Boccaccio 70

Ancora una volta il tema di fondo è il sesso,con particolare riferimento a Boccaccio.Tra i quattro il più famoso è l’episodio con protagonista la Loren,una giostraia che gestisce un tiro a segno e che decide di mettere in palio se stessa come premio.Vincerà un sacrestano che reclamerà il suo premio.
Terzo film del 1962 è La conquista del West,grande successo di pubblico e di critica,diretto da John Ford, Henry Hathaway, George Marshall e Richard Thorpe, film in 5 episodi che ricostruisce la grande epopea del west e interpretato da grandissimi del cinema come Henry Fonda,Gregory Peck,John Wayne,James Stewart,Eli Wallach e tra le attrici Carroll Baker e Debbie Reynolds.
Nel 1963 escono I cuori infranti diretto da Vittorio Caprioli e Gianni Puccini e I misteri di Roma,sceneggiato da Zavattini con ben 17 registi che si alternano alla macchina da presa.
Molto importante,nel 1963, il film collettivo Ro.Go.Pa.G,che riprende nel titolo i nomi dei quattro grandi registi del film stesso,Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti con la presenza,nel cast,di Orson Welles.
L’asse portante del film è l’uomo,visto nelle sue paure e nelle angosce,nei condizionamenti e sul difficile,quasi impossibile equilibrio dei suoi dilemmi esistenziali.

Controsesso (1964)

Ugo Tognazzi in Controsesso

Nell’episodio diretto da Godard è proprio l’angoscia quotidiana ad avere la meglio,in un mondo in cui i sopravvissuti ad un disastro atomico non riescono più ad esplicitare le angosce stesse.
E’ l’episodio più importante,in cui il profeta della Nouvelle vague utilizza un linguaggio metacinematografico per esprimere il deserto dei sentimenti,in una visione apocalittica sia del presente che del futuro.
Alta infedeltà,targato 1964 e diretto da Franco Rossi (“Scandaloso”), Elio Petri (“Peccato nel pomeriggio”), Luciano Salce (“La Sospirosa”), Mario Monicelli (“Gente moderna”) racconta ancora una volta storie di amori e tradimenti.Si va dal marito geloso che finirà nelle mire dell’amante della moglie alla donna che per tradire il marito casca proprio nelle mani del coniuge,passando per una moglie gelosissima che alla fine tradisce il marito con il miglior amico di lui all’uomo che,persa una grossa somma al gioco,è costretto a cedere la moglie per una notte.
Manfredi e Tognazzi,Bernard Blier e Charles Aznavour tra gli attori,Monica Vitti,Michele Mercier e Claire Bloom tra le attrici.
Ancora sesso e trasgressione alla base di Controsesso,film collettivo del 1964 diretto da Franco Rossi, Marco Ferreri e Renato Castellani.
Film grottesco in puro stile commedia all’italiana in cui una coppia prova involontariamente la cocaina,un professore inventa un gabinetto portatile per sorvegliare le proprie alunne e infine l’impossibile attrazione di un musicista per una donna che nonostante tutti i tentativi resterà una preda solo platonica.
Ancora una volta i protagonisti sono Manfredi e Tognazzi,mentre tra gli sceneggiatori figurano Zavattini e Tonino Guerra.
Sempre del 1964 è La mia signora,film che vede protagonista Alberto Sordi impegnato nei cinque episodi del film diretti da Tinto Brass, Mauro Bolognini e Luigi Comencini;ancora un film grottesco e sarcastico,con l’episodio diretto da Brass a svettare su tutti.
La protagonista è una donna (Silvana Mangano) che adora gli uccelli e li vizia a tal punto da ingelosire il marito il quale uccide poco alla volta tutti i pennuti.

Dove vai in vacanza 1

Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli in Dove vai in vacanza?

Dove vai in vacanza 2

Paolo Villaggio e Annamaria Rizzoli in Dove vai in vacanza?

Alla fine stanco di sopprimere gli incolpevoli volatili,spara alla moglie eliminando così il problema alla radice.
Sempre l’amore,sempre il sesso e ancora una volta il tradimento è l’asse sul quale viene costruito uno dei film collettivi più famosi degli anni sessanta,Le bambole,diretto da Dino Risi, Luigi Comencini, Franco Rossi e Mauro Bolognini e interpretato,tra gli altri,
da Nino Manfredi,vero protagonista di molti di questi film,Gina Lollobrigida,Monica Vitti,Elke Sommer,Maurizio Arena e Jean Sorel.
Le storie sono quelle di una coppia che mentre sta per fare l’amore viene interrotta da una telefonata fiume della mamma di lei;il coniuge,esasperato,si reca da una vicina e la seduce;quella di una donna disinibita ma poco propensa a perdere la sua libertà che cerca
un amante italiano per avere un figlio e che alla fine si innamora del suo autista e finisce per diventare la classica madre e moglie proletaria,quella di una donna sposata ad un uomo rozzo che tenta inutilmente di uccidere e al quale,alla fine,dovrà abituarsi e infine
la boccaccesca storia del nipote di un alto prelato che suo malgrado dovrà cedere alla corte di un’assillante (ma anche seducente) donna che si è incapricciata di lui.
Le più belle truffe del mondo esce nel 1964;si tratta di cinque episodi diretti dai registi Claude Chabrol, Jean-Luc Godard, Ugo Gregoretti, Hiromichi Horikawa e Roman Polanski;storie di truffe,come recita il titolo,dalla vendita della Tour Eiffel (che ricorda la vendita della Fontana di Trevi
da parte di Totò) alla donna che seduce un suo spasimante e lo fa morire allo scopo di rubargli una preziosa dentiera di platino.
Tra gli intepreti Catherine Deneuve e la nostra Gabriella Giorgelli.
Un cast eccellente è protagonista di I complessi,film collettivo del 1965 diretto da Luigi Filippo D’Amico, Dino Risi e Franco Rossi.
Celebre l’episodio Il dentone,diretto da D’Amico,nel quale Alberto Sordi interpreta un tipo ostinato che nonostante una dentatura poco estetica riuscirà a diventare speaker della Tv e alla fine ad avere un appuntamento con le mitiche gemelle Kessler.

Le bambole (1964)

Gina Lollobrigida in Le bambole

Le coppie

Monica Vitti in Le coppie

Ancora del 1965 è I tre volti,regia di Michelangelo Antonioni, Mauro Bolognini, Franco Indovina,film debole e costruito tutto sul lancio della principessa triste,l’ex moglie dello Scià di Persia Soraya,che cercava un debutto cinematografico e una nuova vita.
Stesso anno per Ieri,domani e dopododomani,film collettivo diretto da Eduardo De Filippo, Marco Ferreri e Luciano Salce e per Thrilling,regia di Carlo Lizzani, Ettore Scola e Gian Luigi Polidoro con il solito Manfredi e Alberto Sordi.
Bisogna attendere il 1966 per trovare un film collettivo che coniuga qualità e critica,pubblico e botteghino;si tratta del film diretto da 4 grandi registi del cinema italiano,intitolato Le fate e dedicato a quattro donne che danno il nome agli episodi.
I registi sono Luciano Salce (“Fata Sabina”), Mario Monicelli (“Fata Armenia”), Mauro Bolognini (“Fata Elena”) e Antonio Pietrangeli (“Fata Marta”) e tra gli attori c’è un po il gotha del cinema italiano,Enrico Maria Salerno, Claudia Cardinale, Monica Vitti, Alberto Sordi
oltre alle star internazionali Jean Sorel,Raquel Welch,e Capucine.
Curiose le vicende di questo film con la censura in Spagna,dove venne vietato inspiegabilmente ai minori di diciotto anni mentre in Italia circolò senza alcuna limitazione.
Claude Autant-Lara, Mauro Bolognini, Philippe de Broca, Jean-Luc Godard, Franco Indovina e Michael Pfleghar sono i registi del film collettivo L’amore attraverso i secoli,fiacco e scontato film sulla storia della prostituzione,che va ricordato più che altro per l’episodio
di Godard,innovativo e sperimentale che però venne tagliato talmente tanto da risultare quasi inguardabile.Molto ben assortito il cast femminile che include Jeanne Moreau e Michele Mercier,Elsa Martinelli e Raquel Welch oltre ad una giovane ( e nudissima) Marilu Tolo.
Nel 1968 troviamo finalmente un’opera affascinante,Tre passi nel delirio,liberamente tratto da Federico Fellini, Louis Malle e Roger Vadim,registi del film da racconti di Edgar Allan Poe.

Le fate (1966)

Monica Vitti in Le fate

Le streghe (1967)

Totò e Silvana Mangano in Le streghe

Molto ben fatto l’episodio diretto da Malle con protagonisti Delon e la Bardot:il tema è quello del doppio,quasi uno scontro tra Jeckyll e Hyde,rappresentato da un ufficiale austriaco che affronterà la parte migliore di se stesso in duello.
Ancora 68 e film collettivo dell’anno con ben 6 registi dietro la macchina da presa;si tratta di Capriccio all’italiana,diretto da Franco Rossi,Steno, Mauro Bolognini, Mario Monicelli, Pino Zac, Pier Paolo Pasolini
Per una volta non c’è un filo conduttore,il cast è di ottimo livello e spazia da Totò a Silvana Mangano,Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Walter Chiari.
Sicuramente il più affascinante degli episodi è quello diretto da Pasolini,con protagonisti Toto e il duo Franchi Ingrassia,che reinterpretano l’Otello di Shakespeare vestiti da marionette e mentre lo fanno si chiedono il perchè stiano facendo le cose che fanno.Un episodio affascinante che da solo tiene a galla un film debole.
Una rilettura critica dei Vangeli è alla base di Amore e rabbia,diretto nel 1969,in piena epoca di contestazione dai registi Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Jean-Luc Godard e Carlo Lizzani;ancora una volta è di Pasolini l’episodio più lirico.
Il fiore di carta mostra un giovane candido che gira per Roma con un fiore di carta in mano,mentre sullo schermo si alternano immagini drammatiche degli episodi cruciali del novecento.
Riccetto,il protagonista,non ascolta la voce di Dio che gli parla e armato della sua ingenuità continua a scorrazzare per Roma,senza voler guardare la realtà delle cose.Finirà ammazzato.
Molto carino e sicuramente apprezzato dal pubblico è Le coppie,film collettivo del 1970 diretto da Mario Monicelli, Alberto Sordi e Vittorio De Sica e interpretato dallo stesso Sordi,dalla Vitti e dal cantautore enzo Jannacci.
Celebre l’episodio La camera,in cui una coppia di gente umile si ritrova in Costa Smeralda sballottata da un albergo all’altro e rifiutata da tutti per il loro basso rango.

Quelle strane occasioni (1976)

Quelle strane occasioni

Per la coppia sarà un’occasione per vedere da vicino le perversioni e la depravazione morale della classe ricca,per loro dopo una rissa scatenata dall’uomo ci sarà una notte nelle prigioni,accanto a sua moglie,a testimoniare come sia impossibile per un poveraccio convivere con la realtà della vita degli abbienti.
Ci vorranno ben sei anni prima che un produttore decida di investire denaro in un film collettivo;la grande crisi che ormai inizia a mordere i botteghini e erode milioni di spettatori porta Renato Jaboni a produrre Basta che non si sappia in giro,diretto da Luigi Comencini, Nanni Loy e Luigi Magni.
Tre grandi nomi e uno stuolo di ottimi attori come Manfredi,la Vitti,Dorelli,Banfi non sortiscono gli effetti sperati.
I tre episodi non sono particolarmente attraenti,forse il più godibile gioca sull’equivoco in cui incorre un uomo che chiede una squillo e scambia una timida e impacciata ragazza che deve risquotere le rate di un’enciclopedia per la donna di facili costumi che attendeva.
Nel 1976 ci si mettono in 11 per girare Signori e signore buonanotte,scoordinato e paradossale attacco al potere della tv e dei media in generale,diretto da Agenore Incrocci, Leo Benvenuti, Luigi Comencini, Piero De Bernardi, Nanni Loy, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Mario Monicelli, Ugo Pirro, Furio Scarpelli e Ettore Scola e interpretato da un cast stellare che include Mastroianni,Tognazzi,Manfredi e Gassman,Paolo Villaggio e Adolfo Celi,Senta Berger e Andrea Ferreol.
Da segnalare l’episodio La bomba, in cui si immagina una stazione di polizia allertata da una bomba che si rivelerà essere una beffa;le autorità,pur di non ammettere la brutta figura faranno esplodere una vera bomba che devasterà la stazione uccidendo molti autori dell’attentato.
Dopo il 1976 i film collettivi perdono del tutto il loro fascino e gli stessi produttori sono restii a finanziarne di nuovi;tuttavia nello stesso anno Luigi Comencini, Nanni Loy e Luigi Magni dirigono Quelle strane occasioni,film a metà strada tra la commedia all’italiana e la commedia sexy
caratterizzato dalla presenza di grandi attori come Alberto Sordi e Nino Manfredi,Stefania Sandrelli e Paolo Villaggio oltre a Olga Karlatos.
Nel primo episodio un italiano in Olanda finisce per diventare l’attrazione di un live show porno e verrà sostituito dalla moglie il giorno in cui non sarà più in grado di reggere il ritmo,nel terzo un eminente prelato resta chiuso alla vigilia di ferragosto con una prosperosa ragazza e ne approfitterà biecamente,salvo poi trattarla con freddezza quando verranno liberati.

Signore e signori, buonanotte (1976)

Signori e signore buonanotte

Tre passi nel delirioTre passi nel delirio

Nanni Loy rifiutò di firmare il proprio episodio,ritenendolo troppo sexy.
Nel 1977 esce I nuovi mostri,diretto da Ettore Scola, Mario Monicelli e Dino Risi,con quest’ultimo regista che torna,dopo il 1962 e I mostri, a cimentarsi con personaggi e maschere grottesche.
E’ l’italiano medio a finire sotto il mirino;debolezze,difetti,tic e ansie,vizi e virtù (poche) vengono messi alla berlina attraverso le grandi interpretazioni di attori cult del nostro cinema,come Gassman,Tognazzi e Sordi e la partecipazione di Ornella Muti.
1978,è l’anno di Dove vai in vacanza? diretto da Mauro Bolognini, Luciano Salce e Alberto Sordi.
Tre episodi con protagonisti Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli,Paolo Villaggio e Alberto Sordi,un buon successo al botteghino che però in realtà sarà l’ultimo film collettivo a rastrellare denaro al botteghino.
Ci vorranno due anni prima di assistere alla produzione di I seduttori della domenica,film collettivo in cui si assiste ad un assemblaggio internazionale di registi;l’unico italiano presente è Dino Risi,al suo fianco Bryan Forbes (non accreditato), Edouard Molinaro e Gene Wilder.Anche il cast è molto eterogeneo e include il nostro Tognazzi e Sylva Koscina,Roger Moore e Lino Ventura,Catherine Spaak e Rosanna Podestà.Equivoci e piccole avventure per quattro episodi deboli e poco interessanti.

Tre notti d'amore (1964)

Catherine Spaak in Tre notti d’amore

I seduttori della domenica 2

Sylva Koscina in I seduttori della domenica

Di fatto si conclude qui la lunga stagione dei film collettivi,almeno per quanto riguarda il cinema italiano;da oltralpe arriveranno altri titoli che però non porteranno nulla di significativo alla storia del cinema.
Forse il più importante,per i nomi coinvolti nell’operazione è New York Stories (1989) diretto da Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Woody Allen con il nostro Giannini nel cast.
Guardando la produzione,effettivamente nemmeno tanto vasta allestita in quasi 80 anni di cinema,si nota come tra i titoli prodotti ben pochi siano degni di una menzione.
Il cinema ha dei tempi e richiede l’elaborazione di un soggetto nel modo più ampio possibile;il film collettivo invece diventa poco più che uno sketch e salvo rarissimi episodi non ha lasciato nulla di memorabile.

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Basta che non si sappia in giro (1976)

Nino Manfredi in Basta che non si sappia in giro

Capriccio all'italiana (1968)

Walter Chiari e Ira Furstemberg in Capriccio all’italiana

DeGenerazione (1994)

Asia Argento in Degenerazione

Eros

Eros film collettivo del 2004

I nostri mariti (1966)

Ugo Tognazzi in I nostri mariti

L'amore in città

L’amore in città

Le coppie (1970)

Alberto Sordi e la De Lorenzo in Le coppie

Le italiane e l'amore

Le italiane e l’amore

Thrilling (1965)

Thrilling

StimulantiaStimulantia

Rogopag

Rogopag

Oggi, domani e dopodomani (1965)

Oggi domani e dopodomani

I seduttori della domenica 1

I seduttori della domenica

L'idea fissa

L’idea fissa

New York Stories (1989)

New York stories

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01 Alberto Sordi I complessi

Il celebre “dentone” interpretato da  Alberto Sordi nel film I complessi

01 Marcello Mastroianni

Marcello Mastroianni in Signori e signore buonanotte

01 Michele Mercier Alta infedeltà

Michele Mercier in Alta infedeltà

01 Ornella Muti

Ornella Muti in I nuovi mostri

01 Rosanna Schiaffino in Rogopag

Rosanna Schiaffino in Ro.Go.Pa.G

01 Silvana Mangano Le streghe

Silvana Mangano in Le streghe

01 Sofia Loren Boccaccio 70

Sofia Loren in Boccaccio 70

01 Toto Capriccio all'italiana

Totò in Capriccio all’italiana

01 Ugo Tognazzi Controsesso

Ugo Tognazzi in Controsesso

01 Virna Lisi in Le bambole

Virna Lisi in Le bambole

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Se avessiun milione locandina

Tre passi nel delirio locandina

Tre notti d'amore locandina

Signore e signori, buonanotte locandina

Rogopag locandina

Quelle strane occasioni (1976) locandina

Oggi, domani e dopodomani locandina

New York Stories locandina

Le streghe (1967) locandina

Le italiane e l'amore locandina

Le fate (1966) locandina

Le coppie (1970) locandina

Le bambole locandina

L'amore in città locandina

L'amore difficile locandina

L'amore attraverso i secoli locandina

La mia signora locandina

La conquista del west locandina

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I nostri mariti (1966) locandina

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Basta che non si sappia in giro (1976) locandina

 

 

Parenti serpenti

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Dalle mie parti,nella mia terra,c’è un’espressione che si perde nella notte dei tempi ed è citata dagli anziani quasi fosse un dogma
intangibile,una verità di vita assoluta e incontestabile.Dice letteralmente,tradotta dal dialetto:
“Un padre campa cento figli,cento figli non campano un padre”
E’ un detto che ha sicuramente varianti in ogni regione italiana,in ogni provincia perchè esprime una maniera di sentire universale,
cinica e cattiva,ma anche oggettivamente e obiettivamente difficile da smentire.
Parenti serpenti di Mario Monicelli ha molti punti di contatto con questa frase,anche se il film abbraccia altre tematiche molto complesse,
tuttavia essa può essere presa come paradigma e base di partenza per la storia che il film racconta,quella di una famiglia all’apparenza come tante altre,borghese e tradizionale,alle prese con il rito delle feste natalizie in casa,quando ci si riunisce per celebrare un rito religioso (oggi a dire il vero molto più pagano) con la famiglia,probabilmente l’unica occasione per riunire attorno ad un tavolo persone divise dal quotidiano della vita.
Parenti serpenti,oggettivamente un titolo forte.
Un titolo che esplicita tutto quello che verrà raccontato nel film,una visione grottesca e cinica della famiglie e degli affetti,che mette in discussione il cardine fondamentale della società,dell’individuo,l’essere cioè parte di un assieme che regola sentimenti e sangue,relazioni e affetti e che pure
alla fine del film sembrano non avere più alcuna importanza davanti agli egoismi personali,alle proprie necessità che di fatto appaiono superiori a qualsiasi altra cosa.

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Siamo nel 1992,poco prima del tornado tangentopoli ma non ancora abbastanza lontani dagli anni dell’Eldorado,da quella sbornia collettiva che sono stati gli anni ottanta,quando tutto appariva possibile e quando ci si era illusi che la Milano da bere,gli Yuppies,i soldi e le vacanze,gli abiti,tutta la civiltà dell’apparire contasse ben più della civiltà dell’essere.
Il periodo in cui tutti sapevano come si stava procedendo su quella china pericolosa senza però avere il coraggio di fare il fatidico passo indietro,perchè in fondo era bello poter ambire a tutto,sentirsi finalmente liberi di sognare anche il superfluo,quasi che il superfluo stesso fosse una condizione fondamentale del nostro essere.
Monicelli indaga sul cardine di quella società,la famiglia.
Una famiglia che ormai è entrata in crisi anche a causa di quell’agiatezza diffusa,che ha portato l’egoismo personale a dimenticare le origini di ciascuno di noi.
L’individuo,che è nato nella famiglia e in essa è cresciuto,aiutato e guidato per mano dalle sue due travi portanti,il padre e la madre,dimentica completamente e rinnega i suoi cardini;l’affermazione individuale vale più dei sentimenti,l’egoismo diventa il dio assoluto che regola le vite,una divinità crudele che non ammette il sentimentalismo,la riconoscenza.
Homo homini lupus,l’uomo è un lupo per l’uomo.
Il detto di Plauto,che sottolinea la malvagità e la malizia degli uomini può essere citato come emblema assoluto della nuova società.
E Monicelli fa sua la citazione latina attraverso un ritratto al vetriolo,corrosivo e grottesco,di quel cardine della socialità che è la famiglia.
Lo fa quasi in maniera subdola;se non ci fosse il titolo del film a mettere in guardia lo spettatore su quello a cui sta per assistere l’inizio del film sembrerebbe quasi idilliaco.

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Una famiglia in auto,la neve candida che scende copiosa,un paesaggio quasi montanaro e la voce di un bambino a fare da Virgilio allo spettatore.
La trama in breve:
a casa di Saverio e Trieste,due anziani coniugi,convergono per le feste natalizie Lina e suo marito Michele con il figlio Mauro,Milena e Filippo,coppia senza figli,Alessandro con sua moglie Gina e la figlia Monica e infine il quarto figlio della coppia,il single Alfredo.
Trieste è una donna contenta,felice come una chioccia che ha accanto a se i suoi figli;Saverio invece sembra preda di un’iniziale demenza senile,che
lo spinge a comportamenti bizzarri.
Tutto sembra scorrere con allegria e spirito natalizio,ma le cose cambiano molto in fretta nel momento in cui una riconoscente e felice Trieste
comunica alla famiglia riunita la decisione di trasferirsi in casa di uno dei figli.
La notizia è accolta con gelo dai figli.
Tutti sembrano decisi a delegare ad Alfredo quella che ritengono una brutta gatta da pelare,ma in realtà Alfredo non ha alcuna intenzione di prendersi carico dei suoi genitori;comunica così agli sbalorditi familiari di essere omosessuale e di condividere la propria casa con una guardia giurata.
A questo punto antiche ruggini,gelosie e altro esplodono tra i vari fratelli e sorelle;si scopre per esempio che Gina ha una relazione con Michele,l’atmosfera delle feste e del Natale sembra ormai completamente dissolta.
Ma una notizia arrivata dalla tv sembra riunire tutti attorno ad un obiettivo comune:una coppia di anziani è morta per una stufa difettosa.
C’è quindi un modo per non prendersi carico dei due incolpevoli anziani e contemporaneamente eliminare alla radice il problema…
Cattivo,beffardo,grottesco,se vogliamo crudele.
Parenti serpenti esaspera un problema reale,lo porta ad una condizione limite.
Certamente condivisa da una minoranza,per fortuna.Eppure terribilmente reale e possibile.
In una società senza più orientamento morale,smarrito,perso dietro gli egoismi personali,può accadere anche quello che Monicelli,con il suo gusto per la provocazione evoca ad arte.

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E allora ecco che i parenti si trasformano in serpenti.
Molti commenti in rete su questo film ritengono lo stesso estremo o esagerato.
Nella realtà delle cose Monicelli non fa altro che amplificare un problema portandolo al punto di rottura,lo stesso che in pratica
segna il finale cinico e crudele del film stesso.
Provocazione o no che sia,il film coglie nel segno e consegna al pubblico molti temi su cui discutere.
Bene tutto il cast,attori non di primissimo piano ma assolutamente adatti ai ruoli interpretati,da Paolo Panelli a Cinzia Leoni alla bravissima
e compianta Monica scattini.
Le location sono ambientate in Abruzzo,nella zona di Sulmona;bella la fotografia ed emozionante l’Adeste fideles che i fedeli cantano la vigilia di Natale.
Un film bello e crudele,con un fascino davvero particolare.
La pellicola è presente su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=CpR2ZgE2NWc

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Parenti serpenti

Un film di Mario Monicelli. Con Paolo Panelli, Alessandro Haber, Marina Confalone, Pia Velsi, Monica Scattini, Eugenio Masciari,
Tommaso Bianco, Cinzia Leone, Renato Cecchetto, Riccardo Scontrini, Eleonora Alberti Commedia, durata 95 min. – Italia 1992.

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Parenti serpenti banner protagonisti

Marina Confalone: Lina
Alessandro Haber: Alfredo
Tommaso Bianco: Michele
Cinzia Leone: Gina
Eugenio Masciari: Alessandro
Monica Scattini: Milena
Paolo Panelli: nonno Saverio
Pia Velsi: nonna Trieste
Renato Cecchetto: Filippo
Eleonora Alberti: Monica
Riccardo Scontrini: Mauro
Elisabetta Centore: Cesira
Alfredo Cohen: La fendessa
Roberto Corbiletto: il sacerdote
Carlo Picone: se stesso
Ramona Badescu: una commensale al veglione
Francesco Anniballi: un operaio stradale

Parenti serpenti banner cast

Regia Mario Monicelli
Soggetto Carmine Amoroso (storia originale)
Sceneggiatura Carmine Amoroso con la partecipazione di Suso Cecchi d’Amico, Piero De Bernardi, Mario Monicelli
Produttore Giovanni Di Clemente
Casa di produzione Clemi Cinematografica
Art director Franco Velchi
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Ruggero Mastroianni
Effetti speciali Paolo Ricci
Musiche Adelio Cogliati
Tema musicale Rudy De Cesaris
Costumi Lina Nerli Taviani

Parenti serpenti banner citazioni

“Proprio per questo, me l’avete sempre messo nel didiettro, con rispetto parlando…”
“Ma cosa lascio stare se poi mi viene su con un c**o che fa provincia!”

Parenti serpenti banner recensioni
L’opinione di Tafo dal sito http://www.filmtv.it

Il familismo amorale che diventa criminale. Quando il rito parentale per eccellenza diventa cronaca nera resta poco da festeggiare. Non c’è bisogno di essere cattivi per pensare alla famiglia come il luogo degli obblighi verso individui
che non abbiamo scelto ma che dobbiamo in qualche modo sopportare almeno finche regge il velo di ipocrisia di tali rapporti. La famiglia di Monicelli è fatta di cose non dette, covate, tenute segrete all’interno è all’esterno delle mura domestiche affinché
ci si possa rivedere per il natale successivo. Dopo le festività tutti tornano a casa propria con i propri problemi quotidiani senza volersi preoccupare di quelli altrui. La famiglia di Monicelli non è luogo di malinconia e minimalismi, i vecchi sono rimbambiti e i bambini innocenti,
restano gli unici veramente contenti di fare le solite cose in quei soliti giorni. Gli adulti sono contenti finche non devono fare i conti con le responsabilità verso gli anziani genitori, desiderosi di passare gli ultimi anni di vita con la famiglia di uno dei figli. La bomba esplode è ognuno cerca di scansarne i pezzi,
non si parla male solo degli assenti e il rancore è libero di trasformare gli ultimi giorni dell’anno nella resa dei conti tra fratelli sorelle e acquisiti, tra omosessualità scoperte e maternità mancate c’è pure un tradimento incrociato a dimostrare come tutto accada in famiglia ma nulla deve trapelare.
La famiglia di Monicelli è un ritratto feroce grottesco e nero di un istituzione che si può allargare solo per brevi periodi, dove si finge felicità e ognuno ha qualcosa da lamentare, un dramma piccolo piccolo non manca a nessuno, e la malinconia dell’infanzia
è una abitudine per ripulirci dal passato che non evita di farci ridiventare brutti e cattivi.

L’opinione di Gianni Arshavin dal sito http://www.filmscoop.it

Altro grande lavoro di Mario Monicelli che, malgrado con questo “Parenti serpenti” non riesca a raggiungere altri suoi capolavori precedenti, riesce ancora una volta a graffiare e a dire la sua sulla realtà medio-borghese italiana fatta di cinismo e ipocrisia.
Il forte realismo di questa vicenda e l’ironia nera tipica del regista toscano rendono questo film imperdibile per chi ama la comicità drammatica pregna di contenuti. A questo giro forse abbiamo meno risate esplosive rispetto ad altri titolo di quel periodo ma il forte cinismo presente renderà ogni risata amara e difficile da dimenticare.
La situazione proposta sullo schermo riflette perfettamente tante vicende reali e davvero accadute , ed impossibile non riconoscere i propri parenti o alcuni di loro nel vasto nugolo di personaggi viscidi ed egoisti presenti in questa storia.
Nonostante un ritmo forse troppo cadenzato nella fase iniziale e un pochino troppo accelerato in quella conclusiva , il film si lascia vedere in modo godibile e piacevole , fra tante sequenze esilaranti ed altre dure e bastarde come non mai.
Il cast di caratteristi scelto dal cineasta italiano è perfetto nell’impersonare i vari personaggi di questa famiglia abruzzese, divertenti e riconoscibili senza mai però apparire sopra le righe o eccessivamente caricaturali.
Il finale poi è un bel colpo basso , estremo ed esagerato ma allo stesso tempo credibile e veritiero.
Per il compianto Monicelli quindi un’altra opera da ricordare , forse una delle sue ultime di altissimo profilo.

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Sapiente commedia nera di Monicelli, che prima ci colloca in un clima familiare (un po’ lo è per davvero, un po’ lo è per salvifica esteriorità), fatto anche di banalità (le discussioni politiche superficiali, la sensualità della Bertè…), e poi piazza la bomba che fa scatenare pure il ricatto, fino all’amarissimo finale. Un bel film.
Galbo

Film ingiustamente poco valutato dalla critica e dal pubblico, si inserisce bene nella filmografia del grande Monicelli; nessuno meglio di lui avrebbe potuto raccontare così bene la perfidia e le bassezze di questo gruppo familiare, ben collocato in una caratteristica cittadina provinciale, con vizi e virtù riconoscibili da tutti. Ottimo il cast con il grande Panelli, Haber e la Confalone su tutti; memorabile il finale.
Il Gobbo

Forte. Monicelli al vetriolo, con un copione degno dei bei vecchi tempi e assecondato perfettamente da un cast di seconde linee in formissima (eccezionali le donne, specie la Confalone, e Haber nel suo solito ruolo). Il maggior merito sta nel far risultare la terribile svolta finale del tutto conseguente e plausibile. Commovente Panelli, l’anziana moglie è ora la petulante suora degli spot con Alex Del Piero e la Chiabotto. Da vedere (il film, non gli spot)
Pigro

Quando i parenti si riuniscono per Natale… Deliziosa commedia che fa del cinismo la sua chiave di volta. Beffardo, cattivo e traditore, il bellissimo film entra ben presto nel succo della questione mettendo a nudo le ipocrisie tra i fratelli proprio nel giorno più ‘santo’. Eccellenti tutti gli attori (anche Haber, in genere troppo esagerato), così come impeccabili sono sceneggiatura e regia, senza dimenticare la bella ambientazione di Sulmona. Da vedere per scoprire come la classica commedia all’italiana abbia ancora molto da dire.
Puppigallo

Si sorride amaro in questa commedia, in cui i due poveri vecchietti tentano di allettare i vari parenti, mettendo a disposizione casa e pensione, pur di farsi in qualche modo adottare, perché sempre meno in grado di badare a loro stessi (soprattutto il nonno, partito anche un po’ con la brocca). Non tutti i colpi vanno a segno e ogni tanto si
eccede in acidità, finendo per buttarla sulla rissa verbale e sulla facile battuta, sfruttando i numerosi difetti di questo colorito gruppo. Un po’ stiracchiato, ma con il pregio di scorrere fino all’epilogo. Non male.

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Monica Scattini

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Gli Oscar del 1980

Oscar 1980 0

14 aprile 1980, Los Angeles, Dorothy Chandler Pavilion
Johnny Carson,comico e conduttore popolarissimo conduce l’attesissima serata per la consegna degli Academy Awards,gli Oscar cinematografici
relativi a film della stagione 1979.
Sono tre i film attesi per i premi più importanti;Kramer contro Kramer (Kramer vs. Kramer), regia di Robert Benton con 9 nomination,
All That Jazz – Lo spettacolo continua (All That Jazz), regia di Bob Fosse anch’esso con 9 nomination e Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola
con 8.
Un lotto di film importanti,ma i pronostici della vigilia vedono favoriti Apocalypse now e All that jazz come migliori film e F.F.Coppola e Bob Fosse come migliori registi.
Tra gli attori la lotta è apertissima:star del calibro di Dustin Hoffman,Jack Lemmon,Al Pacino e Peter Sellers si contendono la statuetta mentre Rosy Scheider nonostantela grande prova in All that jazz è considerato poco più di un outsider.
Tra le attrici nessuno osa pronosticare la vincitrice:Sally Field,Jill Clayburgh,Jane Fonda,Bette Midler sono considerate tutte all’altezza del massimo premio mentre Marsha Mason è l’outsider.
Con grande sorpresa di tutti a vincere l’Oscar come miglior film è Kramer contro Kramer,che batte uno dei capolavori della storia del cinema,quell’Apocalypse now che però tocca un nervo scoperto,la guerra del Vietnam.
La storia del divorzio traumatico e dell’affidamento del piccolo Kramer la spunta quindi sullo splendido film di Coppola e sul bellissimo musical di Fosse.
Non è uno scandalo,vista la buona qualità del film di Benton,ma sicuramente è una decisione molto discutibile,alla luce anche della vittoria dello stesso Benton della statuetta come miglior regista.
Miglior attore è Dustin Hoffman che,con la vittoria di Meryl Streep come miglior attrice non protagonista completano il trionfo di un film
Kramer contro Kramer,che ha tutte le caratteristiche del film sottilmente ruffiano,costruito a tavolino per la massa degli spettatori.
Alla fine All That Jazz porta a casa 4 statuette su 9 e di peggio fa Apocalypse now con due su otto mentre il film di Benton si aggiudica 5 statuette.
Bocciature sonore per Sindrome cinese e The rose che su 4 nomination ciascuno non portano a casa nulla.
Meritato l’Oscar come miglior attrice a Sally Field per Norma Rae mentre miglior attore non protagonista è Melvyn Douglas per il bellissimo Oltre il giardino di Hal Hashby.
Tra i film stranieri vince Il tamburo di latta,splendido film di Volker Schlöndorff,forse l’unico,vero premio attribuito con merito;tra i cinque del lotto che si contendono l’Oscar c’è il bel Dimenticare Venezia di Brusati.

Miglior film

1 Kramer contro Kramer

Kramer contro Kramer (Kramer vs. Kramer), regia di Robert Benton

1 All that jazz
All That Jazz – Lo spettacolo continua (All That Jazz), regia di Bob Fosse

1 Apocalyps now
Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola

1 All american boys
All American Boys (Breaking Away), regia di Peter Yates

1 Norma Rae
Norma Rae, regia di Martin Ritt

Miglior regia

1-0 Kramer contro Kramer

Robert Benton – Kramer contro Kramer

1-1 All that Jazz
Bob Fosse – All That Jazz – Lo spettacolo continua

1-2 Apocalypse now
Francis Ford Coppola – Apocalypse Now

1-3 All american boys
Peter Yates – All American Boys

1-4 Il vizietto
Édouard Molinaro – Il vizietto (La Cage aux Folles)

Miglior attore protagonista

2 Dustin Hoffman - Kramer contro Kramer

Dustin Hoffman – Kramer contro Kramer

2 Jack Lemmon - Sindrome cinese
Jack Lemmon – Sindrome cinese (The China Syndrome)

2 Al Pacino - ...e giustizia per tutti
Al Pacino – …e giustizia per tutti (…And Justice for All)


Roy Scheider – All That Jazz – Lo spettacolo continua

2 Peter Sellers - Oltre il giardino
Peter Sellers – Oltre il giardino (Being There)

Migliore attrice protagonista

3 Sally Field - Norma Rae

Sally Field – Norma Rae

3 Jill Clayburgh - E ora punto e a capo
Jill Clayburgh – E ora: punto e a capo (Starting Over)

3 Jane Fonda - Sindrome cinese
Jane Fonda – Sindrome cinese

3 Bette Midler The rose
Bette Midler – The Rose

3 Marsha Mason - Capitolo secondo (Chapter Two)
Marsha Mason – Capitolo secondo (Chapter Two)

Miglior attore non protagonista

4 Melvyn Douglas - Oltre il giardino (Being There)

Melvyn Douglas – Oltre il giardino

4 Robert Duvall - Apocalypse Now
Robert Duvall – Apocalypse Now

4 Frederic Forrest - The rose
Frederic Forrest – The Rose

4 Justin Henry - Kramer contro Kramer
Justin Henry – Kramer contro Kramer

4 Mickey Rooney - Black stallion
Mickey Rooney – Black stallion (The Black Stallion)

Migliore attrice non protagonista

5 Meryl Streep - Kramer contro Kramer

Meryl Streep – Kramer contro Kramer

5 Jane Alexander Kramer contro Kramer
Jane Alexander – Kramer contro Kramer

5 Mariel Hemingway - Manhattan
Mariel Hemingway – Manhattan

5 Candice Bergen - E ora punto e a capo
Candice Bergen – E ora: punto e a capo

5 Barbara Barrie - All American Boys
Barbara Barrie – All American Boys

Miglior sceneggiatura originale

Steve Tesich – All American Boys
Valerie Curtin e Barry Levinson – …e giustizia per tutti
Mike Gray, T.S. Cook e James Bridges – Sindrome cinese
Robert Alan Aurthur e Bob Fosse – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Woody Allen e Marshall Brickman – Manhattan

Miglior sceneggiatura non originale

10 Robert Benton

Robert Benton – Kramer contro Kramer
Francis Veber, Edouard Molinaro, Marcello Danon e Jean Poiret – Il vizietto
Allan Burns – Una piccola storia d’amore (A Little Romance)
Irving Ravetch e Harriet Frank Jr. – Norma Rae
John Milius e Francis Ford Coppola – Apocalypse Now

Miglior film straniero

6 Il tamburo di latta

Il tamburo di latta (Die Blechtrommel), regia di Volker Schlöndorff
Mamà compie 100 anni (Mamá cumple cien años), regia di Carlos Saura (Spagna)
Le signorine di Wilko (Panny z Wilka), regia di Andrzej Wajda (Polonia)
Una donna semplice (Une histoire simple), regia di Claude Sautet (Francia)
Dimenticare Venezia, regia di Franco Brusati (Italia)

Miglior fotografia

Vittorio Storaro – Apocalypse Now
Giuseppe Rotunno – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Frank Phillips – The Black Hole – Il buco nero (The Black Hole)
Néstor Almendros – Kramer contro Kramer
William A. Fraker – 1941 – Allarme a Hollywood (1941)

Miglior montaggio

Alan Heim – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Richard Marks, Walter Murch, Gerald B. Greenberg e Lisa Fruchtman – Apocalypse Now
Robert Dalva – Black stallion
Jerry Greenberg – Kramer contro Kramer
Robert L. Wolfe e C. Timothy O’Meara – The Rose

Miglior scenografia

Philip Rosenberg, Tony Walton, Gary Brink e Edward Stewart – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Michael Seymour, Les Dilley, Roger Christian e Ian Whittaker – Alien
Harold Michelson, Joe Jennings, Leon Harris, John Vallone e Linda DeScenna – Star Trek: Il film
Dean Tavoularis, Angelo Graham e George R. Nelson – Apocalypse Now
George Jenkins e Arthur Jeph Parker – La sindrome cinese

Migliori costumi

Albert Wolsky – All That Jazz – Lo spettacolo continua
William Ware Theiss – Il ritorno di Butch Cassidy & Kid
Shirley Russell – Il segreto di Agatha Christie (Agatha)
Judy Moorcroft – Gli europei (The Europeans)
Piero Tosi e Ambra Danon – Il vizietto

Migliori effetti speciali

H.R. Giger, Carlo Rambaldi, Brian Johnson, Nick Allder e Denys Ayling – Alien
Peter Ellenshaw, Art Cruickshank, Eustace Lycett, Danny Lee, Harrison Ellenshaw e Joe Hale – The Black Hole – Il buco nero
Derek Meddings, Paul Wilson e John Evans – Moonraker operazione spazio
William A. Fraker, A. D. Flowers e Gregory Jein – 1941 – Allarme a Hollywood
Douglas Trumbull, John Dykstra, Richard Yuricich, Robert Swarthe, David K. Stewarte Grant McCune – Star Trek: Il film

Oscar 1980 2

Migliore colonna sonora

Originale

Georges Delerue – Una piccola storia d’amore (A Little Romance)
Lalo Schifrin – Amityville Horror (The Amityville Horror)
Dave Grusin – Il campione (The Champ)
Jerry Goldsmith – Star Trek: Il film
Henry Mancini – 10

Adattamento con canzoni originali

Ralph Burns – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Patrick Williams – All American Boys
Paul Williams e Kenny Ascher – Ecco il film dei Muppet (The Muppet Movie)

Miglior canzone

It Goes Like It Goes, musica di David Shire, testo di Norman Gimbel – Norma Rae
I’ll Never Say Goodbye, musica di David Shire, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – The Promise
It’s Easy to Say, musica di Henry Mancini, testo di Robert Wells – 10
Through the Eyes of Love, musica di Marvin Hamlisch, testo di Carole Bayer Sager – Castelli di ghiaccio
The Rainbow Connection, musica e testo di Paul Williams e Kenny Ascher – Ecco il film dei Muppet

Miglior sonoro

Walter Murch, Mark Berger, Richard Beggs e Nat Boxer – Apocalypse Now
Arthur Piantadosi, Les Fresholtz, Michael Minkler e Al Overton – Il cavaliere elettrico (The Electric Horseman)
William McCaughey, Aaron Rochin, Michael J. Kohut e Jack Solomon – Meteor
Robert Knudson, Robert J. Glass, Don MacDougall e Gene S. Cantamessa – 1941 – Allarme a Hollywood
Theodore Soderberg, Douglas Williams, Paul Wells e Jim Webb – The Rose

Miglior documentario

Best Boy, regia di Ira Wohl
Generation on the Wind, regia di David A. Vassar
Going the Distance, regia di Paul Cowan
The Killing Ground, regia di Steve Singer e Tom Priestley
The War at Home, regia di Glenn Silber e Barry Alexander Brown

Miglior cortometraggio

Board and Care, regia di Ron Ellis
Bravery in the Field, regia di Giles Walker
Oh Brother, My Brother, regia di Carol Lowell
The Solar Film, regia di Elaine Bass e Saul Bass
Solly’s Diner, regia di Larry Hankin

Miglior cortometraggio documentario

Paul Robeson: Tribute to an Artist, regia di Saul J. Turell
Dae, regia di Risto Teofilovski
Koryo Celadon, regia di Donald A. Connolly
Nails, regia di Phillip Borsos
Remember Me, regia di Dick Young

Miglior cortometraggio d’animazione

Every Child, regia di Eugene Fedorenko
Dream Doll, regia di Bob Godfrey
It’s So Nice to Have a Wolf Around the House, regia di Paul Fierlinger

Premio Special Achievement

Alan Splet – Black stallion (The Black Stallion) – montaggio sonoro

Premio alla carriera

10 Alec Guinness
Ad Alec Guinness
Ad Hal Elias’

Premio umanitario Jean Hersholt
A Robert Benjamin

Premio alla memoria Irving G. Thalberg
A Ray Stark

Oscar 1980 1

 

 

10 Dustin Hoffman

Dustin Hoffman,miglior attore protagonista per Kramer contro Kramer

10 Hoffman e Streep 2

10 Hoffman e Streep 3

10 Hoffman e Streep

Dustin Hoffman e Meryl Streep

10 Kramer contro Kramer Oscar

10 Meryl Streep oscar

Meryl Streep miglior attrice non protagonista

10 Sally Field Oscar 1

10 Sally Field Oscar 2

Sally Field miglior attrice protagonista

10 Nomination miglior attrice non protagonista

10 Nomination miglior film

1978,un anno di cinema

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“Gianna Gianna Gianna sosteneva, tesi e illusioni
Gianna Gianna Gianna prometteva, pareti e fiumi
Gianna Gianna aveva un coccodrillo, ed un dottore
Gianna non perdeva neanche un minuto, per fare l’amore”

E’ il marzo del 1978 e si canta Gianna di Rino Gaetano.
Le note scanzonate di Gaetano stridono però con l’atmosfera che si respira nel paese,stretto ancora come una tenaglia tra
una crisi economica drammatica e l’incubo giornaliero del terrorismo.
Il 16 marzo la storia del nostro paese cambia all’improvviso;un commando delle Brigate Rosse rapisce in via Fani a Roma l’onorevole Aldo Moro e stermina la sua scorta.
Quell’aura già poco romantica che avvolgeva il terrorismo scompare e si dissolve;ora lo scontro tra lo stato e i terroristi si fa durissimo
e il paese,per 55 lunghissimi giorni,vivrà un incubo che vedrà la sua drammatica conclusione il 9 maggio,quando il corpo dell’onorevole Moro verrà ritrovato in una Renault 4 in via Caetani, a metà strada esatta fra la sede della Dc e quella del PCI.
E’ un anno straordinario in tutti i sensi,il 1978.
Un anno di svolta,con la morte di ben due papi e l’elezione al soglio di Pietro del primo papa dopo secoli di uno straniero,proveniente dal blocco comunista,dalla Polonia per la precisione.
Il 6 agosto muore papa Paolo VI dopo 15 anni di pontificato.
Probabilmente la morte del suo amico Moro e la lunga vicenda della sua prigionia hanno minato il suo fisico già logoro.
Dopo 20 giorni viene eletto papa il Cardinale Albino Luciani,che resterà sul trono di Pietro per soli 33 giorni;il 28 settembre improvvisamente Giovanni Paolo I muore,lasciando nuovamente vacante il trono pontificio.
Sarà Karol Wojtyla,primate di Polonia a diventare papa con il nome di Giovanni Paolo II.
E’ anche l’anno della democrazia in Spagna,dell’abbattimento del DC 9 dell’Alitalia sui cieli di Ustica,due giorni prima di Natale,del varo della legge sull’aborto e delle dimissioni del presidente Leone in seguito allo scandalo Lockeed e infine l’anno dell’elezione di Sandro Pertini alla Presidenza della repubblica.
Il cinema vive un momento di grande crisi.
Si continua a produrre e girare film,ma l’età dell’oro è ormai tramontata da tempo.

1 Grease

Grease

2 Il cacciatoreIl cacciatore

Le tv private e la crisi tengono lontani dai cinema gli spettatori e dal punto di vista qualitativo non va meglio;il film più visto in Italia è
ancora una volta una produzione americana,Grease di Randall Kleiser,con John Travolta e Olivia Newton John.
E’ passato poco tempo dalla tempesta Saturday night fever-La febbre del sabato sera e nelle classifiche discografiche sono ancora presenti i brani della colonna sonora del film ed ecco che impazza Brillantina (traduzione letterale di Grease).
C’è voglia di divertimento,quasi ad esorcizzare la lunghissima Notte della repubblica,quegli anni di piombo che assieme alla crisi petrolifera ed economica hanno stremato,logorato il paese.
Il film è un successo internazionale,la storia delle vicende amorose di Danny e Sally con le brillanti musiche del film incanta e affascina.
E’ l’anno di un capolavoro ispirato alla sporca guerra,quella del Vietnam;si tratta di Il cacciatore di Michael Cimino con Christopher Walken, John Savage, Robert De Niro, Meryl Streep, John Cazale storia drammatica di tre amici che passano improvvisamente all’età adulta partendo per il Vietnam.Uno di loro morirà,gli altri due torneranno ma con profonde ferite nel corpo e nell’animo.Un film bellissimo,un vero inno antimilitarista,in cui la follia della sporca guerra è vista in tutta la sua drammatica illogicità.
Si ride e molto con un altro successo d’oltre oceano,Animal house di John Landis con John Belushi, Tim Matheson, John Vernon, Verna Bloom, Tom Hulce,scatenata parodia oltre i limiti del demenziale della vita dei college americani,infarcita di sarcasmo e ironia sulle vicende di un gruppo di studenti più propensi al divertimento che agli studi,con un finale pirotecnico,memorabile.

3 Animal House

Animal house

4 Un mercoledi da leoni

Un mercoledi da leoni

5 Halloween

Halloween la notte delle streghe

Sempre dagli Usa arriva Un mercoledi da leoni,struggente film diretto da John Milius con Gary Busey, William Katt, Patti D’Arbanville, Jean-Michael Vincent, Stacy Keach Sr.tre storie di amici che alternano delusioni sentimentali e vicende di vita differenti prima di essere chiamati per la guerra in Vietnam.Sono cosi costretti a dire addio al surf e alla libertà e quando torneranno dal Vietnam la vita non sarà più la stessa.
Un gran bel film, così come molto bello e’ Halloween: la notte delle streghe,primo film di John Carpenter con Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, Nancy Stephens, Charles Cyphers, Kyle Richards,un incubo horror che vede protagonista uno psicopatico assassino.
Gran successo di pubblico e stranamente anche di critica,generalmente poco incline al genere horror;ancora Usa ed ecco Superman, film tratto dalle omonime avventure del personaggio dei fumetti.
La storia del super eroe di Krypton è la prima di una saga,nei panni di Superman c’è il povero Christopher Reeves.Il film si ricorda anche per l’esorbitante cachet preteso da Marlon Brando per una partecipazione che è poco più di un cameo.Diretto da Richard Donner il film ha tra i protagonisti Gene Hackman, Ned Beatty, Glenn Ford, Marlon Brando.
A leggere i primi titoli di questi film usciti nelle sale nel 1978 sembrerebbe che il cinema italiano sia rimasto alla finestra;se vogliamo è così,visto che l’unica vera opera di assoluto rilievo resta L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi,un film che rievoca la fine dell’ottocento attraverso le storie di alcune famiglie di contadini viste nel loro quotidiano fatto di lotta alla povertà e alla fame con lo sfondo delle lotte sociali che avvennero in quel periodo nel nostro paese.Grande successo di critica e buon riscontro al box office per un film parlato praticamente in bergamasco e quindi
fatto tutto per immagini.
Il resto delle produzioni di casa nostra sono quasi tutte commedie appartenenti al logoro filone della commedia sexy con qualche dovuta eccezione,come il film di Fernando Di Leo Avere vent’anni,una storia violenta che descrive la vita anticonformista di due ragazze che dopo una serie di esperienze anche degradanti faranno una brutta fine;protagoniste del film sono due icone sexy del cinema anni 70,Gloria Guida e Lilli Carati.
Werner Herzog propone la sua versione di un film con protagonista Nosferatu,vampiro originariamente creato da Murnau e le cui vicende vedono protagonista un memorabile Klaus Kinskj nella parte del vampiro al fianco di una seducente Isabelle Adjani.

6 Superman

Superman

7 L'albero degli zoccoli

L’albero degli zoccoli

8 Avere vent'anni

Avere vent’anni

Esce sugli schermi una deliziosa commedia,Il paradiso può attendere,diretto a quattro mani da Warren Beatty e Buck Henry con Julie Christie, James Mason, Dyan Cannon, Jack Warden e interpretata dallo stesso Beatty.
Un calciatore americano muore improvvisamente per un errore di un angelo e quindi verrà riportato in vita senza però condividere i ricordi della sua vita precedente.Di qua una serie di avventure con il tradizionale  happy end ma una volta tanto in tema con la storia e non forzato.
Esce nelle sale Ecce bombo,di Nanni Moretti,film che coniuga l’impegno sociale del regista con l’amara consapevolezza che tutto ciò che il 68 ha portato di nuovo nella vita sociale è ormai alle spalle e ha lasciato spazio solo ad un vuoto che i protagonisti del film non sapranno come riempire,proprio mentre sta per iniziare la grande stagione del riflusso.
Arriva sugli schermi Terrore dallo spazio profondo film di Philip Kaufman con Donald Sutherland, Brooke Adams, Leonard Nimoy, Veronica Cartwright, Jeff Goldblum remake dello splendido film di Don Siegel L’invasone degli ultracorpi;la storia degli alieni che si impadroniscono della terra con degli strani baccelli nei quali vengono incubati replicanti degli abitanti di una cittadina è identica all’originale ma l’ambientazione questa volta è una metropoli,San Francisco.Sparisce quindi l’atmosfera di Siegel,sospesa tra guerra fredda e paura del diverso,dell’icognito ma il film ha una sua tensione e un finale senza speranza.
Esce Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman con Liv Ullmann, Ingrid Bergman;il film è bello e triste,una storia di mancato dialogo tra madre e figlia e sull’impossibilità tra le due di superare le divisioni che le hanno allontanate in passato.Accolto con qualche freddezza dalla critica non otterrà neanche un grande riscontro di pubblico.
Come dicevo prima a parte qualche eccezione il cinema italiano presenta commedie sexy o residui della grande stagione della commedia all’italiana.

10 Il paradiso può attendere

Il paradiso può attendere

9 Nosferatu

Nosferatu

11 Ecce bombo

Ecce bombo

12 Sinfonia d'autunno

Sinfonia d’autunno

Tra i titoli dell’anno troviamo:
Dove vai in vacanza? Regia di Mauro Bolognini, Luciano Salce, Alberto Sordi. Con Paolo Villaggio, Alberto Sordi, Stefania Sandrelli, Anna Maria Rizzoli, Gigi Reder,tre storie abbastanza prevedibili caratterizzate però dalla
presenza di un cast di grande livello;
L’insegnante va in collegio,Regia di Mariano Laurenti con Lino Banfi, Edwige Fenech, Renzo Montagnani, Gianfranco D’Angelo,commedia sexy con protagonista la coppia Fenech-Banfi tutta giocata sulla paura di un industrialotto (il solito bravissimo Renzo Montagnani) di subire un sequestro e le sue trame per scansarlo e che invece alla fine verrà sequestrato realmente;
L’insegnante viene a casa,regia di Michele Massimo Tarantini con Gisella Sofio, Lino Banfi, Edwige Fenech, Renzo Montagnani ennesima variante del filone “studentesco/sexy”,ancora una volta con protagonisti la Fenech e Banfi, ancora una volta amanti divisi dal matrimonio di lui,un politico che per evitare uno scandalo porta a casa la sua amante con il risutato che la donna finirà per innamorarsi di un giovane;
La liceale nella classe dei ripetenti,regia di Mariano Laurenti con Gloria Guida, Lino Banfi, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali ennesima variante della serie studentesca protagonista Gloria Guida divisa tra due amori,uno fisico e l’altro più sentimentale di due ragazzi e che vedrà l’happy end dopo le solite scollacciate gag tipiche dei film di questo genere;
La soldatessa alle grandi manovre,regia di Nando Cicero con Edwige Fenech, Renzo Montagnani, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali,variante questa volta di un altro sotto genere,quello dei film ambientati nelle caserme.Storiaccia infarcita di volgarità
piegato all’avvenenza della Fenech e delle sue tradizionali docce.
Dalla Francia arriva un grandissimo successo firmato Molinaro,Il vizietto,storia divertente,spassosa di un francese e un italiano (Michel Serrault e Ugo Tognazzi)che vivono come una coppia gestendo un locale di travestiti alle prese con il problema di dover accogliere in casa la fidanzata del figlio avuto dall’italiano senza mostrare la natura vera del loro rapporto.Equivoci,gag a volontà e sopratutto due grandi interpretazioni di Tognazzi e Serrault alla base del successo di un film divenuto un cult.

13 Dove vai in vacanza

Dove vai in vacanza?

14 Cosi come sei

Cosi come sei

Ancora una trasposizione di un romanzo di Agatha Christie in Assassinio sul Nilo,regia di John Guillermin con un grandissimo cast che include Peter Ustinov, Bette Davis, George Kennedy, Jane Birkin, Mia Farrow, Jon Finch, Angela Lansbury, Lois Chiles,Olivia Hussey, Simon MacCorkindale, David Niven, Maggie Smith.Poirot,il celebre investigatore dalla testa d’uovo, tanto detestato dalla Christie questa volta si aggira tra le bellezze dell’antico Egitto per risolvere il giallo di un’americana assassinata dal solito insospettabile.
Un giallo ambientato come buona parte dei suoi romanzi in ambito medico porta Michael Crichton dietro la macchina da presa per la riduzione di un suo romanzo,Coma profondo, con Rip Torn, Richard Widmark, Michael Douglas, Geneviève Bujold;una dottoressa smaschera una complessa organizzazione che dietro l’apparente efficacia nasconde un turpe traffico di organi umani.
Ritornando al cinema italiano segnalo alcuni film “minori” come Enigma rosso,un film di Alberto Negrin con Fabio Testi, Ivan Desny, Jack Taylor, Christine Kaufmann,thriller di discreta fattura con protagonista un commissario che indagando sulla morte di una ragazza scoprirà un’incredibile verità arrivando miracolosamente vivo alla conclusione e scoprendo il colpevole,insospettabile;Così come sei,regia di Alberto Lattuada con Francisco Rabal, Nastassja Kinski, Marcello Mastroianni, Giuliana Calandra storia di una relazione tra un uomo maturo e una giovane,che l’uomo scoprirà poter essere sua figlia;
La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia diretto da Lina Wertmüller con Giancarlo Giannini e Candice Bergen,storia di una coppia insolita che dopo una decina d’anni si ritrova in crisi e si rinfaccia spietatamente fallimenti e delusioni,prima di un finale aperto;
Nero veneziano, di Ugo Liberatore con Renato Cestié,Olga Karlatos, Rena Niehaus, Yorgo Voyagis,thriller horror di stampo demoniaco ambientato nella magica Venezia;
Piedone l’africano,di Steno,con Bud Spencer,Enzo Cannavale e Dagmar Lassander,prima avventura del commissario Rizzo,burbero e manesco che a modo suo combatte il crimine senza violenza e con robuste dosi di sganassoni.

15 Terrore dallo spazio profondo

Terrore dallo spazio profondo

16 Fury

Fury

Esce Fuga di mezzanotte,di film di Alan Parker con John Hurt, il compianto Brad Davis, Randy Quaid, Bo Hopkins, Irene Miracle drammatica storia di un giovane che ingenuamente tenta di contrabbandare della droga dalla Turchia.Scoperto,viene arrestato e condannato prima a 4 anni di galera e poi a trenta in seguito all’intervento del governo americano.Sarà grazie alla fuga che il giovane eviterà una terribile fine nelle carceri turche.
Un film,naturalmente americano,ha un buon successo anche da noi;Capricorn One di Peter Hyams con Brenda Vaccaro, James Brolin, Sam Waterston, Elliott Gould, Telly Savalas racconta di un falso viaggio su Marte organizzato dalla Nasa e simulato per motivi politici.
Ancora una commedia italiana di buon successo:Io tigro, tu tigri, egli tigra di Giorgio Capitani e Renato Pozzetto con Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio, Cochi Ponzoni farsa/commedia in tre episodi che strappano qualche risata.
Tre episodi costituiscono anche l’ossatura di Voglia di donna,di Franco Bottari con Gianni Cavina, Luciano Salce, Rena Niehaus, Laura Gemser, Carlo Giuffrè scollacciata comedia sexy che coinvolge attori di buona fama in storielle a sfondo erotico.
Di ben altro livello è Tornando a casa di Hal Ashby con Jane Fonda, Jon Voight, Bruce Dern,storia di un triangolo tra un ufficiale,sua moglie che è infermiera e un reduce tornato dal Vietnam paralizzato.La storia drammatica dell’evoluzione delle loro vite è seguita da Ashby con malinconia
grazie anche alla splendida performance di jane Fonda che l’anno successivo vincerà l’Oscar per la sua interpretazione.
Storia ai confini del fantascientifico con venature thriller è quella raccontata da Franklin J. Schaffner in I ragazzi venuti dal Brasile,con Gregory Peck, Richard Harris, James Mason, Denholm Elliott, Laurence Olivier.Un gruppo di medici capitanati da un fanatico riesce a clonare Hitler
e affida a famiglie in tutto il mondo il frutto della loro follia.
Altri film dell’anno sono:La maledizione di Damien di Don Taylor,seconda parte del trittico demoniaco che aveva avuto il suo prologo in Omen-Il presagio,Verso il sud,western diretto e interpretato da Jack Nicholson,Pari e dispari di Corbucci con la collaudata coppia Terence Hill e Bud Spencer,il debole Fury di Brian De Palma,Il matrimonio di Maria Braun,bellissimo film di Fassbinder,Interiors di Woody Allen.
Un’annata di transizione,in definitiva.
A parte pochissimi titoli,manca il grande film,quello della vita.
Siamo sul finire degli anni settanta e la grande crisi del cinema è ormai avviata ed è irreversibile;lo dimostreranno gli anni successivi.

17 Verso il sud

Verso il Sud

Capricorn One

Capricorn One

Il 3 aprile 1978 a Los Angeles, al Dorothy Chandler Pavilion vengono consegnati gli Oscar del cinema;trionfa come miglior film Io e Annie di Woody Allen che fa il bis anche come regista.Il trionfo del film è completato dall’Oscar come miglior attrice a Diane Keaton mentre la statuetta per il miglior attore va a Richard Dreyfuss interprete di Goodbye amore mio.Il miglior film straniero è La vita davanti a sé (La vie devant soi), regia di Moshé Mizrahi (Francia)
A Cannes la Palma d’oro va a L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi,con Ferreri che vince il Gran prix speciale grazie a Ciao maschio ex aequo con lo straordinario L’australiano (The Shout), regia di Jerzy Skolimowski (Gran Bretagna) John Voight è il miglior attore per Tornando a casa mentre Jill Clayburgh per Una donna tutta sola è la miglior attrice.
La mostra di Venezia non fu organizzata e vi furono solo due retrospettive nell’ambito della Biennale di Venezia.
Ai David di Donatello primo premio ex aequo per Il prefetto di ferro, regia di Pasquale Squitieri e In nome del Papa Re, regia di Luigi Magni mentre il miglior regista è Ettore Scola per Una giornata particolare;migliori attrici protagoniste sono ex aequo Mariangela Melato per Il gatto
e Sophia Loren per Una giornata particolare,miglior attore è Nino Manfredi per In nome del Papa Re

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Candido erotico

Candido erotico

Convoy

Convoy trincea d’assalto

Fuga di mezzanotte

Fuga di mezzanotte

I ragazzi venuti dal Brasile

I ragazzi venuti dal Brasile

Il matrimonio di Maria Braun

Il matrimonio di Maria Braun

Il testimone

Il testimone

Il vizietto

Il vizietto

Interiors

Interiors

Interno di un convento

Interno di un convento

Io tigro tu tigri egli tigra

Io tigro tu tigri egli tigra

La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia

La fine del mondo nel nostro letto

La liceale nella classe dei ripetenti

La liceale nella classe dei ripetenti

La maledizione di Damien

La maledizione di Damien

La soldatessa alle grandi manovre

La soldatessa alle grandi manovre

L'insegnante viene a casa

L’insegnante viene a casa

Lo chiamavano Bulldozer

Lo chiamavano Bulldozer

Nero veneziano

Nero veneziano

Piedone l'africano

Piedone l’africano

Ritratto di borghesia in nero

Ritratto di borghesia in nero

Saxophone

Saxophone

Tornando a casa

Tornando a casa

Un matrimonio

Un matrimonio

Voglia di donna

Voglia di donna

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Miglior film Io e Annie di Woody Allen

Miglior regista Woody Allen per Io e Annie

Miglior attrice Diane Keaton per Io e Annie

Miglior attore Richard Dreyfuss per Goodbye amore mio

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Grand prix a L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi

Ciao Maschio di Marco Ferreri

banner David

Miglior film Il prefetto di ferro, regia di Pasquale Squitieri e In nome del Papa Re, regia di Luigi Magni

Accadde nel 1978

Accadde 1978-Via Fani

Agguato in via Fani:un commando delle Brigate rosse uccide i 5 uomini di scorta dell’onorevole Aldo Moro e lo rapisce

Accadde 1978-Moro

Aldo Moro prigioniero delle Br

Accadde 1978-Dimissioni Leone

Le dimissioni di Giovanni Leone

Accadde 1978-Pertini presidente

L’elezione di Sandro Pertini

Accadde 1978-Paolo VI

Muore Paolo VI

Accadde 1978-papa Luciani

Dopo 33 giorni di pontificato muore Albino Luciani,papa Giovanni Paolo I

Accadde 1978-Karol Wojtyla

Viene eletto papa Karol Wojtyla

Pretty woman

Pretty woman locandina

Una delle capacità del cinema americano è quella di creare a tavolino dei blockbuster studiando nei minimi dettagli tutte le componenti dei film;
senza badare alla credibilità della sceneggiatura,i produttori contano su alcuni fattori determinanti svolgendo spesso vere e proprie indagini di mercato.
Si assoldano così attori belli e seducenti,si sceglie una colonna sonora adeguata,una storia possibilmente nazional popolare e rivolta alla più grande fascia di mercato possibile,un regista specialista in storie per bocche buone e il gioco è fatto.
Pretty woman,diretto da Garry Marshall è il prototipo del blockbuster con gli ingredienti citati ed è anche uno dei film più amati dal pubblico.
Il che è un mistero fino ad un certo punto,anche alla luce di una delle storie cinematografiche più banali e ruffiane dell’intera cinematografia di tutti i tempi.
Non è un mistero perchè la storia di Cenerentola è un po quella che più è amata dalla stragrande maggioranza del pubblico femminile.
Quale donna non sogna infatti il principe azzurro che la sollevi dalla quotidianità fatta spesso da una vita monotona e senza sussulti,piatta e priva di emozioni?

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Se poi il principe azzurro ha le fattezze di Richard Gere,uno degli attori più sexy di Hollywood,se il personaggio del film è ricco,affascinante e di successo allora il gioco è fatto.
Poco importa poi che la storia sia poco più che un pretesto per contrabbandare sogni impossibili e situazioni assolutamente improbabili ad un pubblico anestetizzato dal sentimentalismo,francamente rivoltante,di cui è infarcito il film stesso.
Non amo questo genere di film, i miei pazienti e fedeli lettori lo sanno.
Questo poi è il film che più detesto in assoluto e non solo per le ragioni su esposte.
La storia è banalissima,la sceneggiatura come già detto ruffiana ma il fondo lo si tocca con la presenza di Julia Roberts,ragazza (all’epoca) acqua e sapone e assolutamente inadatta  al ruolo di squillo da marciapiede o,come ha detto con arguzia una mia cara amica,una che pratica fellatio a 30 dollari.
Detto questo,a farmi rabbia ( e vi garantisco che sono in buona compagnia come leggerete nelle critiche di altri recensori) è vedere un film di bassissima lega scalare le vette degli incassi senza alcun merito,se non quello di essere stato assemblato come un’arma da combattimento,un carro armato che travolge i botteghini e rastrella dollari.
Il successo di Pretty woman è stato planetario,per cui alla fine hanno avuto ragione i produttori e su questo non ci piove,
Ma questo film sta al cinema come una mela sta ad una torta di mele

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Veniamo alla trama:
un giovane,ricco,affascinante uomo d’affari di nome Edward Lewis compra e rivende compagnie sull’orlo del fallimento o comunque in grosse difficoltà economiche.
Una sera aggancia una giovane prostituta,Vivian e le propone di restare con lui una settimana per una grossa cifra oltre alla fornitura di vestiti e accessori.
La ragazza accetta e da quel momento la sua vita cambia.
Non completamente però.
Le sue origini,il suo lavoro la condizionano pesantemente;veste come una prostituta di basso costo,è sguaiata,è appariscente in poche parole.
Il tentativo di fare shopping si trasforma in una pesante umiliazione,perchè le commesse dei negozi ove si reca la prendono in giro,intuendo le sue origini popolane.
Sarà Barney,il direttore dell’hotel in cui alloggia Edward a trasformare il brutto anatroccolo in un cigno.
E della cosa si accorgerà anche Edward.
Da li inizerà una serie di traversie che porteranno i due a dividersi,nonostante Vivian ormai si sia innamorata del suo affascinante principe.
Ma il terribile e prevedibile happy end è in agguato…

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Pretty woman non è un brutto film;è peggio.
E’ un film dozzinale come pochi,mascherato da commedia ma che alla fine mostra tutti i suoi difetti dietro una montagna di belletto.
A nulla vale la strepitosa colonna sonora;da Roy Orbison che riprone la sua Pretty woman agli Hot Chili Peppers di Show Me Your Soul ai Roxette della bellissima It Must Have Been Love per finire a fame 90 di David Bowie e Wild Women Do di Natalie Cole.
Il film resta desolatamente un tentativo di attirare spettatori al botteghino e visti i risultati con quasi mezzo miliardo di dollari incassati
la ragione e i quattrini vanno ai produttori del film.
Garry Marshall,che aveva esordito nel 1982 con L’ospedale più pazzo del mondo dopo lo strepitoso successo del film si dedicherà con profitto al cinema di stampo sentimentale,non discostandosi più da quella che era ormai una miniera d’oroper lui; basti pensare che i titoli che dirigerà saranno Un amore speciale (The Other Sister) (1999),Se scappi, ti sposo (Runaway Bride) (1999) nuovamente
con la coppia Roberts-Gere,Pretty Princess (The Princess Diaries) (2001),Principe azzurro cercasi (The Princess Diaries 2: Royal Engagement) (2004)
Bene o male il film si regge tutto sul sex appeal dei due protagonisti che in fondo fanno appieno il loro dovere;Gere è affascinante,leggermente carogna ma si riscatta con la mielosa parte finale del film mentre Cenerentola Roberts,che si era fatta notare in Mystic pizza da quel momento diverrà una vera e propria icona.

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La ragazza acqua e sapone,prototipo del sogno dell’americana media,spopolerà con una serie infinita di film e con un Oscar nel 2001 conquistato con il film Erin Brockovich – Forte come la verità (Erin Brockovich) di Steven Soderbergh.
Una coppia quindi ben affiatata nel film;per il resto un desolante,terribile nulla.
Ma,al solito de gustibus.
Il film è trasmesso praticamente ogni anno in prima serata ed è uno dei più amati per cui è difficile che i cultori del genere l’abbiano perso.
Su You tube è presente una versione qualitativamente scadente all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=AjAB2YgBwNo

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Pretty Woman

Un film di Garry Marshall. Con Julia Roberts, Richard Gere, Ralph Bellamy, Laura San Giacomo, Jason Alexander, Hector Elizondo, Stacy Keach Sr., Alex Hyde-White, Michael Bates, Larry Miller, Dey Young, John David Carson, Amy Yasbeck, Hank Azaria, Kathleen Marshall, Abdul Salaam El Razzac, Tom Nolan, Lloyd Nelson, Frank Campanella, Judith Baldwin, Lucinda Crosby, Nancy Locke, Larry Hankin, Patrick Richwood, Jeff Michalski, Elinor Donahue, Daniel Bardol, James Patrick Stuart, Lynda Goodfriend, Robyn Peterson, Bill Applebaum, Rodney Kageyama, Harvey Keenan, Julie Paris, Steve Restivo, Carol Williard, Allan Kent, Michael French, Karin Calabro, Jason Randal, Tracy Bjork, Gary Greene, William Gallo, Rhonda Hansome, Marty Nadler, Reed Anthony, Jacqueline Woolsey, Cheri Caspari, Scott A. Marshall, Laurelle Brooks, Don Feldstein, Marvin Braverman, Alex Statler, Lloyd T. Williams, R. Darrell Hunter, James Patrick Dunne, Valerie Armstrong, Douglas Stitzel, Shane Ross, Minda Burr, Marian Aalda, R.C. Everbeck, Calvin Remsberg, Norman Large, Tracy Keiner, Bruce Eckstut, Amzie Strickland Commedia, durata 117 min. – USA 1990

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Pretty woman banner protagonisti

Richard Gere: Edward Lewis
Julia Roberts: Vivian Ward
Ralph Bellamy: James Morse
Jason Alexander: Philip Stuckey
Laura San Giacomo: Kit De Luca
Alex Hyde-White: David Morse
Amy Yasbeck: Elizabeth Stuckey
Elinor Donahue: Bridget
Héctor Elizondo: Barney Thompson, dir. Hotel
Judith Baldwin: Susan
John David Carson: Mark Roth
Larry Miller: Mister Hollister

Pretty woman banner doppiatori

Michele Gammino: Edward Lewis
Cristina Boraschi: Vivian Ward
Renato Mori: James Morse
Claudio Fattoretto: Philip Stuckey
Ida Sansone: Kit De Luca
Roberto Chevalier: David Morse
Sandro Sardone: Barney Thompson, dir. Hotel

Pretty woman banner cast

Regia Garry Marshall
Soggetto J.F. Lawton
Sceneggiatura J.F. Lawton
Produttore Arnon Milchan, Steven Reuther, Gary W. Goldstein
Casa di produzione Silver Screen Partners, Touchstone Pictures
Distribuzione (Italia) Buena Vista Pictures
Fotografia Charles Minsky
Montaggio Raja Gosnell
Effetti speciali Paul J. Lombardi
Musiche James Newton Howard
Scenografia Albert Brenner
Costumi Marilyn Vance
Trucco Bob Mills

Pretty woman soundtrack

Wild Women Do – Natalie Cole
Fame ’90 – David Bowie
King Of Wishful Thinking – Go West
Tangled – Jane Wiedlin
It Must Have Been Love – Roxette
Life In Detail – Robert Palmer
No Explanation – Peter Cetera
Real Wild Child (Wild One) – Christopher Otcasek
Fallen – Lauren Wood
Show Me Your Soul – Red Hot Chili Peppers

Pretty woman banner citazioni

“Come va?
Bene.
E come stai?
Bene.
È da quando siano partiti che mi dici solo bene. Non potresti cambiare parola?.
str***o.
Andava meglio “bene”.”

“Tu fammi un solo esempio di una che conosciamo alla quale è andata bene.
-Vuoi un esempio? Vuoi che ti faccia un nome? Vuoi che ti dica un nome insomma, uno qualunque.
Sì, uno. Me ne basta uno.
-Dio, che ossessione sono i nomi… quel gran c**o di Cenerentola!”

“È molto più facile credere alle cattiverie, ci hai mai fatto caso ?”

“Lui: e dopo che lui l’ha salvata, che succede?!”
Lei: che lei salva lui!”

“Odio puntualizzare l’ ovvio, ma tu sei una prostituta Vivian….”

“Sei in ritardo.
Sei bellissima.
Non sei in ritardo.”

“Mi scusi signore, esattamente per sfacciata somma di denaro, che intendeva .. disinvolta o diciamo spudorata ? Spudorata diciamo !”

“Sono una puttana, ma non bacio sulle labbra.
-Ho un sacco di soldi.
Smack.”

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani
Quasi micidiale. Storia falsa e vecchia come il mondo, ma riesce, nel Ventesimo Secolo, ad appassionare miriadi di spettatori: incredibile, come la vicenda che vede un cattivone diventare buono (cosa inverosimile) perché trova una troietta bonissima e buonissima (forse ancora più inverosimile…). Ma se pensavate che si era già colmata la misura dell’inverosomiglianza, il terrificante finale riuscirà a sorprendervi, dopo aver subìto la serata all’opera ove, ma guarda che caso, danno “La Traviata”. Solo per anime candide, il cui unico desiderio è quello di avere sempre “panem et circenses”.
Galbo

Non siamo certamente dalle parti del capolavoro: trattasi della solita favoletta dall’andamento e dal finale scontato, condita da facile morale e buoni sentimenti. Tuttavia il film si lascia guardare piacevolmente, grazie all’alta professionalità con la quale è stato realizzato. La sceneggiatura (con tutti i suoi limiti) è ben scritta, le regia asseconda doverosamente la trama e gli attori, sia i principali sia i caratteristi (si pensi ad Helizondo), sono bravi e simpatici.
Undying

Mieloso composto di buoni ingredienti e retorici risvolti, a cominciare dall’impossibilità di un amore che si vuole naturale, ma ch’é – invece – puramente utopico. Lui è un benestante, lei una (peri)patetica: la nuova love story, scavalcando temi consolidati in stile “Giulietta e Romeo”, si ammanta di banalità assortite al limite del ridicolo. Che poi molti maschietti cascarono dalle nuvole, di fronte ai risibili stivaloni neri avvinghiati alle gambe d’una filiforme Julia Roberts tutto, fuorché sensuale e graziosa fanciulla. Boh…

Homesick

Una storia datatissima, che vanta nella fiaba di Cenerentola e in My fair lady i suoi più esimi progenitori. Il film è stato un gran successo nei primi anni Novanta più che altro per aver lanciato le doti recitative e l’avvenenza della spigliatissima Roberts e rilanciato il flaccido Gere, dall’81 stretto nelle maglie di Zack Mayo. Scontato e artificioso, con quell’happy ending agognato da ogni pubblico di poche pretese. Brano trainante della colonna sonora è la vecchia “Pretty Woman” di Roy Orbison.

Cotola

Favoletta moderna in celluloide costruita su misura a tavolino per avere un successo che è poi puntualmente arrivato e che, forse, è stato anche superiore alle attese e alle previsioni. Classico film in cui è tutto scontato dall’inizio alla fine. Non pessimo ma in ogni caso abbastanza deprimente. Ha consacrato al successo Julia Roberts.

L’opinione di Lina dal sito http://www.filmtv.it

Sottospecie di versione moderna e squallida della fiaba di Cenerentola, che in questo caso non conquista il suo principe azzurro perchè è una ragazza molto povera, ma candida ed innocente, ma perchè è una donna procace che fa la battona invece di trovarsi un lavoro onesto come tante altre. Eppure la trama vuole che questa battona che si chiama Vivien, sia comunque integerrima da altri punti di vista: non si droga, infatti non spenderebbe mai i soldi che si supersuda andando a letto con chiunque le capiti davanti per acquistare stupefacenti, no, perchè lei vende il proprio corpo solo per pagare l’affitto di un appartamento e per comprarsi il filo interdentale.
E’ fondamentale per lei infatti cercare di prevenire quanto più possibile delle infezioni orali dato il mestiere che fa. Inoltre è una prostituta tutta d’un pezzo, perchè non bacia mai sulle labbra i suoi clienti, eh no, sarebbe un contatto troppo intimo (quasi come se un rapporto sessuale completo lo fosse molto meno), e quindi poverina, sembra quasi che sia costretta a prostituirsi pur di sopravvivere perchè pur avendo un cervello funzionante, due gambe, due braccia e due occhi come tutti per poter lavorare, forse si sente troppo sexy per sprecarsi a fare per esempio la cameriera. Eh già, meglio crescersi le unghie per poterle usare in pratiche sessuali ed adescatrici che spezzarsele lavando piatti o servendo ai tavoli. Non avendo poi un protettore che la plagi e costringa a stare sulla strada, Vivien non ha nemmeno una scusa per giustificare il motivo per il quale persegua la via più facile, eppure non è affatto un’anima perduta.
E’ solo un’anima con un gran c**o perchè alla fine conquista addirittura l’amore di un uomo d’affari ricchissimo e belloccio che cambierà la sua vita per sempre. Sì, perchè Vivien comprende che può puntare molto più in alto della strada, decide infatti di richiedere a gran voce di essere salvata come la principessa di una favola rinchiusa ingiustamente in una torre. Solo che lei non è nè la principessa sul pisello, nè Rapunzel, è sempre un’abbattona che appena fiutato l’odore dei soldi e della fragilità interiore di un solitario ed insicuro miliardario, ha la presunzione di credere che pure lui necessiti di essere salvato proprio e solo da lei naturalmente(!!!), cosicchè possano essere e sentirsi alla pari. Però poi ve lo immaginate cos’avrebbero raccontato un domani ai loro figli di fronte alla tipica domanda: “come vi siete conosciuti?” ….Niente, sai tua madre stava battendo sul marciapiede come al solito, ed io come al solito ero solo ed annoiato e allora…
No, questo flm anche se riesce nel suo intento di intrattenere e di incuriosire senza annoiare, finisce col suscitare antipatia perchè illustra con eccessiva furbizia, frivolezza e stucchevolezza la figura della meretrice quasi come se volesse mitizzarla servendosi dell’ausilio di un’interprete che ispirò simpatia a molta gente a quei tempi. Però più che ad una valida storia d’amore, secondo me si assiste ad una boiata mirata, ruffiana, pretenziosa, ipocrita e stra-colma di spunti amorali e di stereotipi riprodotti in maniera veramente insopportabile.

L’opinione di Arpia dal sito http://www.filmscoop.it

Il cast è bravissimo e non si può dire nulla ad attori e attrici chiamati semplicemente ad interpretare la storia. E’ la storia in sè che non meritava neppure una amplificazione cinematografica con il classico effetto espansivo di sè. Sinceramente non vi è nulla di più diseducativo di una visione della donna necessariamente ******* chiamata ad evolversi per compiacere un imbecille di uomo il quale, analizzato e vivisezionato per idee, gusti, propensioni, visioni delle cose non meriterebbe neppure di vivere. Un danno per le giovani menti perchè una storia funzionale al perpetuarsi di certa considerazione della donna necessariamente bisognosa del proprio riscatto e miseramente destinata alla subalternità rispetto al maschile. Da vietare ai minori di 35 anni.

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Il Dottor Zivago

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Nel 1965,dopo aver raccolto ben 14 Oscar con due film,Il ponte sul fiume Kway e Lawrence D’Arabia il regista inglese Daid Lean
accetta l’offerta del produttore Carlo Ponti di ridurre per lo schermo il romanzo di Boris Pasternak Il dottor Zivago,unica opera
letteraria in forma di romanzo dello scrittore russo che nel 1958 aveva vinto il premio Nobel per la letteratura.
E’ un’operazione ambiziosa e complessa quella di condensare in 200 minuti di pellicola una vera e propria epopea descritta con
tono vivace ed armonico dallo scrittore russo,che all’uscita del libro aveva incontrato la netta opposizione,l’ostracismo da parte della nomenklatura russa.
Era stato l’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli a permettere al pubblico italiano di conoscere l’opera di Pasternak,con la pubblicazione
nel 1957 della prima edizione del romanzo.
Che aveva riscosso un immediato successo,in un periodo storico dominato dagli sguardi in cagnesco,dall’aperta ostilità che regnava tra i due blocchi
contrapposti dell’Occidente e quello comunista.
Successo che Pasternak aveva vissuto con sentimenti contrapposti;da un lato la gratificazione morale ed economica derivata dal successo,
dall’altro la certezza che il regime non avrebbe certamente guardato con simpatia a quello che a prima vista sembrava un attacco
alla struttura stessa dell’ortodossia comunista,una storia che ripercorreva i primi anni della rivoluzione d’ottobre mostrandone contraddizioni e crudeltà in pari dosi.

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In realtà Pasternak,come più volte disse nel corso della vita,non aveva certo mirato a destabilizzare le cose;la sua era stata un’attenta riflessione sull’evoluzione della società russa e in qualche modo anche sulla lingua russa.In pratica,lo scrittore moscovita si ritrovò tra le mani una bomba che nelle intenzioni non doveva essere tale.
Fu l’occidente ad attribuire al romanzo una forza dirompente che in effetti non aveva;e furono i servizi segreti statunitensi
a giocare un ruolo decisivo nell’attribuzione del Nobel a Pasternak attraverso una complessa storia piena di intrighi che potrete leggere con una veloce ricerca in rete.
Lean era uno specialista in grandi resoconti storici visivi;lo aveva già dimostrato con l’antimilitarista Il ponte su fiume Kway e con l’affascinante epopea di Lawrence d’Arabia ed era anche abituato a dirigere stuoli d’attori per le scene di massa.
Si ritrova quindi a metter mano ad un film in cui conta sicuramente un’accurata ricostruzione storica ma che ha al centro la figura di un uomo che crede nel suo lavoro (Yuri Zivago è un medico)che osserva i cambiamenti prodotti nella società russa dalla rivoluzione,che spazza via secoli di sfruttamento e oppressione per sostituire il tutto con un regime che per certi versi sarà ancor più oppressivo del precedente.
Zivago vivrà in pratica due vite,una tradizionale con famiglia e figli e una “nuova”,come la Russia nella quale vive accanto alla giovane infermiera Lara mentre attorno a lui tutto cambia apparentemente alla velocità della luce.
Apparentemente,appunto.
Senza addentrarmi in un discorso storico politico improponibile riassumo per sommi capi la trama del film.

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Yuri Zivago è un brillante medico appena laureato che,dopo la morte della madre,ha potuto studiare a Mosca grazie alla protezione del ricco Gromeko,che alla morte dei suoi genitori lo ha accolto in casa.
Mosca è in subbuglio;manifestazioni e scontri sono all’ordine del giono e la polizia zarista reprime ciecamente e brutalmente tutti i tentativi
da parte del popolo di richiedere migliori condizioni di vita.
Il giovane dottore conosce Lara,una bella ragazza che è la mantenuta di Komarovski,uno spietato uomo d’affari che non esita a stuprarla.La donna tenta di ucciderlo riuscendo solo a ferirlo.
Siamo alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale;Yuri Zivago ha sposato la figlia di Gromeko,è innamorato della moglie e in qualche modo felice.
Ma la fronte incontra Lara,che nel frattempo si è sposata.Suo marito è al fronte e la donna vive quindi separata dal consorte;sullo sfondo c’è una Russia sempre più divisa ed affamata,coinvolta in una guerra che non solo non ha prodotto risultati positivi,ma che si sta rivelando solo un massacro spaventoso.
Per Yuri la guerra termina temporaneamente e può ritornare a casa,dove lo aspettano la moglie e il figlio ma anche una brutta sorpresa;la rivoluzione sta spazzando via l’antica casta al potere e a suo suocero è stata espropriata la grande casa in cui vivevano,con il risultato che Gromeko,sua moglie e suo figlio vivono in due stanze esposti al gelo dell’inverno russo.
Evgraf,fratellastro di Yuri e ufficiale di polizia lo avvisa che la sua opera di poeta,passione che Yuri ha sin da ragazzo,è malvista dalle autorità che ora hanno il controllo della Russia.
Lo convince quindi a stabilirsi negli Urali,in un posto più tranquillo e meno esposto ai controlli della polizia;il viaggio verso gli Urali diventa l’occasione per Zivago di aprire gli occhi definitivamente sulla drammatica situazione del suo paese.
Massacri di ogni genere,violenze e sopraffazione sembrano aver preso il posto dell’antico ordine costituito.

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Uno dei principali responsabili delle violenze è il comandante Strel’nikov,sotto le cui vesti si nasconde Pasa,marito di Lara;arrivati negli Urali,Zivago e la sua famiglia scoprono che anche la tenuta è stata sequestrata dai rivoluzionari e finiscono così in una fattoria.
Qui Yuri incontra Lara e tra i due divampa la passione.
Nella Russia la rivoluzione è al culmine così come la relazione tra Zivago e Lara;la moglie di lui attende un figlio e Zivago decide di interrompere la relazione con Lara.
Zivago viene catturato dai partigiani comunisti e arruolato come medico con la forza;sarà solo dopo due anni che riuscirà a liberarsi,scoprendo
che sua moglie si è rifugiata a Parigi proprio con Lara.
Qui di due amanti si ritrovano e…
Il dottor Zivago è uno dei rarissimi casi in cui un film è superiore al romanzo da cui è tratto; mentre il romanzo di Pasternak ha molti momenti di pausa,con lunghi e francamente monotoni monologhi,il film ha un taglio decisamente più spigliato e veloce.
Mentre Pasternak insegue nel romanzo i suoi obiettivi,raccontando i mali della rivoluzione,esaltando la poesia e la lingua russa,Lean va dritto al sodo creando un kolossal in cui è molto più importante la storia d’amore fra Yuri e Lara e lo sfondo della guerra civile.
Passioni forti e pregnanti sullo sfondo della rivoluzione russa,il nuovo che avanza e che per certi versi farà rimpiangere il vecchio e una storia d’amore bella e triste allo stesso tempo.
La ricostruzione ambientale è praticamente perfetta;indimenticabile la maschera di ghiaccio di Zivago così come splendida e immortale è la colonna sonora del film,
quel Tema di Lara di Maurice Jarre che spopolerà alla notte degli Oscar del 1966 al Santa Monica Civic Auditorium.

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Il film di Lean,nella stessa serata,si aggiudicherà cinque Oscar,quelli per la Migliore sceneggiatura non originale a Robert Bolt,per la Migliore fotografia a Freddie Young, per la Migliore scenografia a John Box, Terence Marsh e Dario Simoni,per i Migliori costumi a Phyllis Dalton.
A Lean sfugge sia l’Oscar per la miglior regia sia per il miglior film pur avendo avuto due nomination,così come nonostante la splendida interpretazione nè Julie Christie nè Omar Sharif,i due grandi protagonisti del film non otterranno nemmeno le nomination.
Cosa poco importante,perchè Il Dottor Zivago ebbe accoglienze trionfali da parte del pubblico e decisamente buone da parte della critica.
Merito dei due citati protagonisti,di una colonna sonora indimenticabile e di una regia praticamente perfetta.Da elogiare tutto quanto il cast,assolutamente inappuntabile.
Per quanto non fosse facile Lean ricostruisce in modo preciso l’atmosfera del romanzo con un film che diventerà con il tempo un grande classico,tanto da essere considerato uno dei film storici più belli di sempre.
Un film da vedere e da rivedere,con il piacere delle cose belle…

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Il dottor Zivago

Un film di David Lean. Con Omar Sharif, Julie Christie, Geraldine Chaplin, Rod Steiger, Alec Guinness, Tom Courtenay, Siobhan McKenna, Ralph Richardson, Rita Tushingham, Jeffrey Rockland, Klaus Kinski, Tarek Sharif, Bernard Kay,
Gérard Tichy, Noël Willman, Roger Maxwell, Mark Eden Titolo originale Doctor Zhivago. Drammatico, durata 190 min. – USA, Italia 1965.

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Il dottor Zivago Banner protagonisti

Omar Sharif: dott. Jurij Zivago
Julie Christie: Larisa ‘Lara’ Antipova
Geraldine Chaplin: Tonja Gromeko
Rod Steiger: Viktor Komarovskij
Rita Tushingham: la ragazza
Alec Guinness: generale Evgraf Zivago
Ralph Richardson: Aleksandr Gromeko
Klaus Kinski: Kostoed Amurskij
Tom Courtenay: Paša Antipov / Strel’nikov
Adrienne Corri: madre di Lara
Jack MacGowran: Petja
Lili Murati: donna che sale sul treno in corsa

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Giuseppe Rinaldi: dott. Jurij Zivago
Maria Pia Di Meo: Lara Antipova
Fiorella Betti: Tonja Gromeko
Bruno Persa: Viktor Komarovskij
Manlio Busoni: generale Evgraf Zivago
Nino Pavese: Aleksandr Gromeko
Sergio Tedesco: Pasa Antipov
Gino Baghetti: Petja
Mario Mastria: tenente, passeggero sul treno
Rosetta Calavetta: madre di Lara
Giovanna Scotto: Anna
Nino Marchetti: cameriere
Dina Perbellini: signora alla festa
Gualtiero De Angelis: soldato nel vagone
Liliana Sorrentino: Katja

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Regia David Lean
Soggetto Boris Leonidovic Pasternak (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Robert Bolt
Produttore Carlo Ponti
Fotografia Freddie Young
Montaggio Norman Savage
Musiche Maurice Jarre
Scenografia Terence Marsh, Gil Parrondo, Dario Simoni
Costumi Phyllis Dalton

Il dottor Zivago Banner citazioni dal film

“Aniuska, smettila: i buoni matrimoni li fa Dio, non li facciamo noi.”
“Ci sono due tipi di donne, ed è chiaro che tu non sei del tipo più puro: tu, mia cara, sei da letto.”
“Pavel Pavlovic, la mia impressione è che, non vi offendete, siate molto giovane.
Monsieur Komaronskij, ora non vi offendete voi: la gente migliora con l’età?”
“Sarebbe stato bello incontrarci prima…Anche di un giorno, sì.”
“Ma se il popolo ama la poesia, ama i poeti… e nessuno ama la poesia più di un russo…”
“Ci sono due tipi di uomini, solo due. Quel giovane è del tipo raro. Egli è nobile, ed è puro:
è il tipo d’uomo che il mondo finge di ammirare ma che in realtà disprezza; è il tipo d’uomo che genera sgomento e infelicità, specialmente nelle donne. Capisci? […] E c’è l’altro tipo: non è idealista, non è puro; ma è vivo.
“Tonya, sai suonara la balalaika?
Se la sa suonare? È un’artista!
E chi glielo ha insegnato?
Nessuno!
Allora è un dono, un dono di natura”

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Andavano e sempre camminando cantavano eterna memoria, e a ogni pausa era come se lo scalpiccio, i cavalli, le folate di vento seguitassero quel canto.
I passanti facevano largo al corteo, contavano le corone, si segnavano. I curiosi, mescolandosi alla fila, chiedevano: “Chi è il morto?” La risposta era: “Zivago.
” “Ah! allora si capisce.” “Ma non lui. La moglie.” “È lo stesso. Dio l’abbia in gloria. Gran bel funerale.”

DAL ROMANZO

Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore.
A loro non si è svelata la bellezza della vita.

Sognò […] Da un capo all’altro dell’appartamento, tutta indaffarata, si muoveva rapida e silenziosa Lara, con addosso la vestaglia da mattina infilata in fretta,
e lui la seguiva alle calcagna, importuno, cercando con insistenza di mettere in chiaro qualcosa in modo insulso e a sproposito, mentre lei non aveva nemmeno un minuto da dedicargli,
e alle sue spiegazioni rispondeva continuando a muoversi e limitandosi a volgere il capo dalla sua parte, con silenziosi sguardi perplessi e scoppi innocenti della sua incantevole risata argentina,
unici tratti di intimità ancora rimasti tra loro. E così lontana, fredda e attraente era colei alla quale egli aveva dato tutto, colei che aveva preferito a tutto e a confronto con la quale tutto era
inferiore e privo di valore!

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L’opinione di Gcarlo dal sito http://www.mymovies.it

Ho rivisto questo film dopo 30 anni e lo trovo ancora perfetto. Scenografie, ambientazione, personaggi tutto è ancora vivo e palpitante. A distanza di tempo devo rivalutare la figura di Rod Steiger
che di primo acchito tende ad essere offuscata da quella Omar Sharif L’idealista. Tra tutti gli uomini che hanno cooperato alla rovina esistenziale di Lara, si è dimostrato alla fine l’unico in grado di offrirle delle risposte concrete al di là
degli idealismi distruttivi (comunismo e amore) degli altri due uomini della sua vita. Lara è sempre convincente, splendida figura di donna degna di figurare tra i grandi personaggi femminili della letturatura mondiale. E’la vera vittima della vicenda,schicciata dall’egoismo degli uomini
che ha amato:il gaudente, il politico folle, il poeta che non riesce a darle una stabilità relazionale.E’indicibile il carico di sofferenza che
questa donna deve sopportare e c’è sempre un sorriso sulle sue labbra. Lara resterai sempre nel nostro cuore!
L’opinione di Curiosone49 dal sito http://www.filmtv.it

Film-romanzo storico per eccellenza, narra di un medico che passa dall’agiata vita di professionista nella Russia zarista, alle umiliazioni riservate dai bolscevichi alla classe cui appartiene, attraverso gli avvenimenti drammatici della Rivoluzione di Ottobre…. La figura centrale è quella di Yuri Zhivago,
(un bellissimo, quanto amimico Omar Sharif ) che, pur attraversando il disfacimento di uno Paese – la Russia zarista – e di un intero mondo che aveva conosciuto, tenta comunque, per sopravvivere, di adeguarsi al’immagine dell’uomo “nuovo” che la Rivoluzione intende plasmare, riuscendo peraltro ad essere fedele solo a se stesso, al proprio “mestiere”
– sia qui detto con rispetto – di medico…Zhivago infatti non riesce – né lo ha mai voluto – essere l’uomo “nuovo”, ma nemmeno riesce ad essere un fedele marito, né – purtroppo per lui – un assiduo compagno della pur amatissima amante Lara …La passione per Lara lo allontana dalla moglie, costringendolo a sempre più frequenti visite all’amante, finchè,
presa la decisione di non più frequentarla, nel breve percorso tra la casa dell’amante e la propria, verrà ingoiato per ben due anni dalla Rivoluzione…E’ una storia di passioni e di abbandoni, di ricordi struggenti di momenti felici, già vissuti nella banalità del quotidiano, ma poi rivissuti con struggente nostalgia… C’è un’amarezza di fondo che permea il fluire della narrazione,
come di una felicità che si potrebbe raggiungere ma che ci sfugge per un attimo…Zhivago è con Lara, infermiera al fronte…c’è la guerra…ma solo al momento del commiato (il ritorno a casa), ripercorrendo le stanze vuote della villa trasformata in ospedale da campo, si rende conto di quanto fosse importante Lara…

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Benché la grandiosità sconfini nella lentezza, e benché oggi il film appaia abbastanza lontano dai gusti contemporanei, resta un bel kolossal, ottimamente diretto ed ottimamente interpretato, pure dotato di panorami splendidi. Il tema musicale è passato alla storia. Il finale, riproposto in Palombella rossa, è quasi sadico verso lo spettatore. Da vedere, ma solo se armati di saggia pazienza.
Galbo

Da uno dei capolavori letterari del Novecento, il grande regista inglese David Lean sforna un film epico, nella migliore tradizione hollywodiana. Benché sia certamente un ottimo film, Zivago non riesce a raggiungere il livello dei due grandi capolavori del regista (Lawrence d’Arabia e Il ponte sul fiume Kwai), a causa di una certa lentezza del racconto e dello stile che ne fa un film che ha risentito non positivamente del trascorrere del tempo.
Caesars

Grande affresco della Russia in piena rivoluzione bolscevica, è un ottimo esempio di come si possa realizzare un polpettone romantico (oltre tre ore) ottenendo buoni risultati e non cadendo mai nello stucchevole. David Lean era sicuramente un buon regista (suoi anche gli strapremiati Ponte sul fiume Kway e Lawrence d’Arabia) ed è assecondato alla perfezione da ottimi attori e da una storia molto ben strutturata. Da vedere.
Ciavazzaro
Ottimo, rientra negli annali. Sottolineato dalle ottime musiche del compianto Maurice Jarre e sorretto da un imponente cast (Sharif, la Chaplin, Kinski). Sceneggiatura solida, con finale crudele, si fa vedere piacevolmente nonostante la durata. Da citare il finale.
Gugly

Film romantico per eccellenza che tralascia le riflessioni del romanzo per concentrarsi sulla dolorosa storia d’amore tra Juri e Lara, opportunamente corredati di tema che rimanda alla taiga, alla neve ed al Palazzo d’Inverno. Certamente datato, ma ogni volta sprigiona un fascino a cui è difficile resistere, merito non solo dei protagonisti ma anche dei comprimari, sui quali svettano la dolce Geraldine Chaplin e il burbero Alec Guinness.
Saintgifts

Che molte donne, vicine ai cinquanta, si chiamino Lara, la dice lunga sul successo che il film in questione ha avuto in Italia e non solo. Per non parlare poi del tema musicale, fischiettato a ogni angolo di strada (quando ancora si fischiettava). Un kolossal di tutto rispetto, tratto da un romanzo di tutto rispetto. Lean è riuscito a tradurlo in immagini convenientemente, servendosi di una splendida fotografia e di attori molto in parte che hanno saputo esprimere i caratteri dei personaggi. Il finale lo giudico la ciliegina sulla torta.

Boris pasternak

Lo scrittore del romanzo,Boris Pasternak

David Lean

Il regista del film,David Lean

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