Philippe Noiret

Gentile lettore, prima di scoprire insieme il personaggio che propongo oggi, ritengo doveroso fare una precisazione. A differenza delle precedenti biografie, che mi sono avventurata a scrivere con l’incoraggiamento ed il sostegno del mio caro amico Paul, questa di oggi è la breve storia della lunga carriera di un attore che mi sta particolarmente a cuore, ragion per cui, in questo caso, l’obiettività mi risulta un tantino difficile. Perdona, indi, la mia debolezza quando mi soffermo su alcuni ruoli interpretati, a discapito di altri. Grazie e buona lettura.

Che cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.” (il Perozzi – Amici miei 1975). Una frase che ogni amante del cinema, in particolare, della commedia all’italiana, custodisce affettuosamente nel cuore. Un aforisma che racchiude simbolicamente la definizione della personalità di un uomo che il mondo dello spettacolo, e non solo, ricorda come un monumento del cinema d’autore. Philippe Noiret, attore tra i più importanti e più carismatici della commedia e del cinema francese e internazionale, anticipò la sua carriera con questa battuta intramontabile!

Philippe Noiret in uno dei suoi primi ruoli nel film Clementine Cherie

Gourmet e viveur, sofisticato fumatore di sigari e grande appassionato d’arte, Philippe Noiret ha vinto due volte il premio César come miglior attore, per ruoli che andremo ad approfondire in seguito. Philippe Noiret è nato il 1 ottobre 1930 a Lilla, importante centro culturale della Francia settentrionale, in una famiglia della classe media, di piccoli commercianti. Suo padre era appassionato di letteratura, di autori e di testi di poesia. In seguito, ha trascorso la sua infanzia a Toulouse Midi-Pyrenees, regione a cui rimarrà fermamente attaccato.

Comme un poisson dans l’eau

Ha frequentato i corsi presso la scuola Collège de Juilly di Seine-et-Marne e, poi, presso Lycée Janson de Sailly, nel 16° arrondissement di Parigi, dove era un “somaro perfetto”! Nel 1950, dopo aver fallito per ben tre volte al liceo, ha mollato la scuola, scegliendo di iscriversi ai corsi di teatro del grande Roger Blin, a Parigi, ed al Western Drama Centre, dove ha incontrato Jean-Pierre Darras, comico, attore e regista. Forse sono in pochi a saperlo, ma fu il drammaturgo Henry Montherlant a convincere Noiret a diventare un attore e a dedicare la sua vita alla commedia.
Al Théâtre National Populaire, ove l’attore ha recitato per circa dieci anni alternando la prosa al cabaret, incontrò la dama del suo cuore, l’attrice Monique Chaumette, che sposò nel 1962. La coppia ebbe una figlia, Frédérique, e due nipotini: Deborah e Samuel. Alla domanda“In che cosa hai avuto più successo nella tua vita?” Noiret rispose“Per 43 anni di vita, nel mio matrimonio!
Noiret, esordì sul grande schermo in piccolissimi ruoli a partire dal 1949, comparendo per la prima volta in una pellicola di Jacqueline Audry, Gigi (1949), e da quel momento interpretò circa centoquaranta pellicole, per una carriera lunga più di mezzo secolo. Noto per la sua mimica facciale da uomo pigro e disilluso, che ricorda vagamente il muso di un cane (animale che Noiret amava moltissimo), e caratterizzato da una corporatura ingombrante, l’attore francese fu particolarmente a suo agio nei ruoli di uomo qualunque di mezza età, lontanissimo com’era da ogni idealizzazione da eroe romantico.

Il delitto di Therese Desquiroux

Il delitto non paga

Anche se posteriore a Gigi, il suo film d’esordio è considerato La pointe courte (1956) diretto da Agnès Varda (pellicola che farà di lei la rappresentante femminile per eccellenza della Nouvelle Vague francese) e che è stato girato, nel 1954, nel piccolo paese di Sète, nella zona denominata appunto La Pointe-Courte. Il film è la storia parallela di una coppia in crisi che non sa se lasciarsi e della vita quotidiana della piccola comunità di pescatori che vive sul posto. La regista ha raccontato in più occasioni la nascita e le condizioni di un film “che oggi non sarebbe più possibile girare”, ma che rimane “uno dei più entusiasmanti” della sua carriera.
Questa pellicola segnava, indi, un doppio esordio: dell’attore Noiret e della regista Varda, la quale ricorda con viva emozione il suo protagonista: “Sì, per lui era la prima volta e al suo fianco c’era Silvia Monfort. Sono certa che se glielo avessi proposto dopo, forse, un film come questo non l’avrebbe mai fatto. Ma all’epoca era un attore di teatro che aveva una gran voglia di sperimentare e capire cos’era il cinema. Fu questo suo primo lavoro con me a farlo entrare nell’ambiente, e poi il suo talento ha fatto il resto. (…) Comunque entrambi gli attori sono stati molto generosi e in generale l’entusiasmo di quel primo film è rimasto unico, anche se poi non ebbe tanta fortuna di pubblico.

Con Jean Gabin nel film Intrigo a Parigi

L’armata su sofà

Mort,ou est ta victoire

Com’era Noiret sul set del suo primo film, c’è lo rivela Agnès Varda: “Nervoso e spesso sofferente. Questo perché, come diceva lui, gli impedivo di esprimersi. Ma io volevo proprio questo. Volevo una recitazione immobile nei movimenti e tutta basata sulle espressioni del volto. Mi immaginavo un po’ quegli attori dei film giapponesi che esprimono rabbia o felicità anche solo attraverso un movimento minimo degli occhi.
Trascorsi cinque anni dall’esordio, la figura di Noiret comincia ad apparire con frequenza via via crescente sugli schermi del cinema francese, seppure ancora in ruoli secondari: nel 1960 è lo zio di Zazie in Zazie nel metrò di Louis Malle, nel 1961 recita in Tutto l’oro del mondo di René Clair, nel 1965 è in Parigi brucia? diretto da René Clément, nel 1969 è accanto a Michel Piccoli in Topaz di Alfred Hitchcock.
Per Noiret, la prima pellicola italiana risulta essere Le Massaggiatrici del 1962, per la regia di Lucio Fulci, dove interpretava il segretario del Presidente in un cast che vedeva tra gli altri Ciccio Ingrassia, Franco Franchi e Valeria Fabrizi.

Con Tognazzi e Andrea Ferreol nel controverso La grande abbuffata

La svolta nella carriera dell’attore fu segnata da una pellicola assai controversa: La grande abbuffata (1973), regia di Marco Ferreri, ove Noiret interpreta, in compagnia di Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Ugo Tognazzi, uno dei quattro suicidi “edonisti” del film. Il pilota Marcello, il produttore Michel, lo chef Ugo e il giudice Philippe, uomini di successo votati all’autodistruzione, si ritrovano nella villa fuori città di Philippe con l’intenzione di suicidarsi attraverso un lungo percorso di cibo e sesso. Insieme a loro delle prostitute ingaggiate appositamente e una maestra di scuola elementare locale, che rimarrà con loro sino alla fine. Testimonianze raccontano che Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Philippe Noiret erano molto amici e, nonostante avessero letto la sceneggiatura del film, sul set praticamente non la consultarono più: i tre grandi attori improvvisavano continuamente ed il regista li lasciava liberi di creare. La scena dell’imitazione di Marlon Brando, per esempio fu proposta da Tognazzi, e non era presente nella sceneggiatura. Per una migliore comprensione della trama, consultate la recensione esaustiva pubblicata sul blog dal mio amico Paul.
Ugo (Tognazzi) rivolto a Philippe che assaggia una torta: Com’è?
Philippe (Noiret): È una merda.
Ugo (Tognazzi): Ma come? È un poema!
Philippe (Noiret) seccato: È un poema di merda!

L’orologiaio di Saint-Paul

Nel 1974, Noiret interpreta con successo Michel Descombes, magnifico padre che scopre il figlio assassino, ruolo drammatico offertogli da Bertrand Tavernier in L’orologiaio di Saint-Paul, premiato a Berlino con L’orso d’argento. Brevemente la trama di una pellicola che alla scrivente sta particolarmente a cuore: la sera dell’11 marzo 1973, sono resi noti i risultati delle elezioni politiche indette in quell’anno, che vedono un’inaspettata vittoria della maggioranza uscente di centrodestra. L’orologiaio Michel Descombes vive a Lione nel vecchio quartiere di Saint-Paul. È un artigiano onesto e metodico. La sua vita è scandita da ritmi lenti e regolari: apre il negozio, scambia qualche battuta con i vicini, ripara sveglie e orologi, cena ogni sera della domenica alla trattoria Chauvin, un locale popolare in cui incontra gli amici. Vive da solo con il figlio ventenne Bernard, dopo la separazione e la morte della moglie. Un giorno riceve la visita inaspettata della polizia e una notizia drammatica: Bernard ha ucciso un uomo ed è fuggito con una ragazza. Lo stanno cercando per arrestarlo. Bernard ha ucciso Razon, una guardia giurata, e ne ha poi incendiato l’automobile. L’uomo, prepotente e disonesto, con simpatie di estrema destra, prestava servizio d’ordine in una fabbrica e insidiava le operaie, in modo particolare Liliane, la ragazza di Bernard. Sconvolto, Michel si accorge che sa pochissimo del figlio e si tormenta per non essere stato un padre più attento e presente. Il commissario Guibond, che ha anch’egli problemi personali, tenta di ottenere il suo aiuto per ritrovare i due ragazzi e gli manifesta comprensione umana.

Con Marilu Tolo in Siamo tutti in libertà provvisoria

I due giovani vengono infine arrestati e processati. Bernand si rifiuta d’incontrare suo padre, e quando finalmente si trovano l’uno di fronte a l’altro, gli rivolge appena la parola. Per salvaguardare il suo amor proprio e l’onore della fidanzata, Bernard non si presta ad assecondare la linea difensiva adottata del suo legale, che vorrebbe invocare le circostanze attenuanti dimostrando che si è trattato di un delitto passionale, e preferisce avallare la tesi del delitto politico. Michel comprende le ragioni del figlio e lo appoggia. A questa decisione consegue la pesante condanna a vent’anni di carcere, ma si è ristabilita la fiducia fra padre e figlio.

Con Mastroianni in Non toccare la donna bianca

Noiret riconfermerà le sue capacità interpretative l’anno successivo nel Il giudice e l’assassino, ispirato ad un autentico caso di cronaca criminale e nella pellicola Che la festa cominci, ancora di Tavernier.
Successivamente, per la regia di Ferreri, Noiret comparirà in Non toccare la donna bianca (1974), un western surreale, geniale rivisitazione della battaglia di Little Big Horn ambientata nella Parigi dell’epoca. Il generale Custer, richiamato dal generale Terry, è determinato a sconfiggere l’esercito indiano del capo Toro Seduto. A complicare le cose è l’amore di Custer per una crocerossina francese.
Nel 1975 Philippe Noiret assume un ruolo memorabile, quello del cinico giornalista Perozzi, nella pellicola Amici miei, diretta abilmente dal Maestro Mario Monicelli. Infatti, con il cult Amici miei, emerge tutta la verve comica dell’attore francese.

Amici miei…

e Amici miei Atto secondo

La pellicola racconta la storia di quattro amici di mezza età, insieme sin dall’infanzia, i quali esorcizzano lo spettro della vecchiaia escogitando qualsiasi tipo di scherzo nei confronti di chiunque incroci la loro strada. A loro si unirà anche un primario di chirurgia, il professor Sassaroli (Adolfo Celi). Gli scherzi, le leggendari zingarate e, ovviamente, le storiche supercazzole trovano spazio in una bellissima recensione pubblicata sul blog dal mio amico Paul, alla quale rimando per una migliore comprensione della trama.

Il Perozzi: ”Come chi sono io? Lei ha il tratto ed i modi della persona colta, signora… Si ricorderà sicuramente di Omero e dell’Odissea… Signora, io mi chiamo… Nessuno!”
Il grande Monicelli rammentava di aver avuto con Noiret “rapporti non solo di lavoro: eravamo amici. Ancora mi ricordo quando lo chiami per Amici miei per fargli interpretare un caporedattore della ‘Nazione’, un toscanaccio che lui riuscì a rendere credibile”.
In seguito al successo di Amici miei, film che portò, tra vari riconoscimenti, due premi David di Donadello: alla miglior regia di Monicelli ed al miglior attore protagonista, Ugo Tognazzi, la carriera di Noiret si divise tra Italia e Francia.
Nel 1976 Noiret ha vinto il suo primo César con il ruolo del giustiziere nella pellicola Le vieux fusil (Frau Marlene) a fianco della splendida Romy Schneider.

Le vieux fusil

Speriamo che sia femmina

Durante la seconda guerra mondiale, a Montauban, il chirurgo Dott. Julien Dandieu (Philippe Noiret), convinto pacifista ed umanista, conduce una vita borghese con la moglie e la figlia, nata da una precedente unione. Per tenere al sicuro moglie e figlia, Julien, le manda in un paesino montano dove possiede amici e dove c’è un castello. Durante la pausa domenicale, fa visita alle due, ma viene a sapere che i tedeschi hanno violentato e trucidato entrambe le donne. Da allora ha inizio la sua trasformazione da pacifista ad assassino senza scrupoli, che massacra i tedeschi con efferati inganni. Quando poi tutto finirà, le sue risposte fanno capire che ha agito in uno stato di lucida pazzia vendicativa.
In Italia, nell’arco di tre lustri, Noiret interpreta diversi film d’autore, a partire dal Deserto dei tartari di Valerio Zurlini (1976) per arrivare a Dimenticare Palermo di Francesco Rosi (1990), passando per Il comune senso del pudore (1975) di Alberto Sordi, Tre fratelli di Rosi (1981), Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli (1986), La famiglia di Ettore Scola (1987), Gli occhiali d’oro (1987), diretto da Giuliano Montaldo, e Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1988).

Il deserto dei tartari

-Il deserto dei tartari (1976), tratto dal romanzo omonimo di Dino Buzzati, è la storia del tenente dell’esercito austro-ungarico Drogo, che viene spedito ai confini asiatici dell’Impero per difendere una fortezza nel deserto dall’attacco dei famigerati Tartari. L’unico problema è che nessuno ha mai visto questi fantomatici nemici, mentre il tempo passa nell’attesa di un’offensiva.
-Dimenticare Palermo (1990), Carmine Bonavia (James Belushi), un giovane newyorkese figlio di immigrati italiani, è candidato a sindaco della Grande Mela. Vista l’imminente sconfitta fa una clamorosa (e disperata) proposta: la legalizzazione della droga; sperando così di recuperare terreno su un argomento delicato, ossia i narcotraffici. Sposatosi durante la campagna elettorale, decide di passare la luna di miele con la giovane sposa Carrie, nella città natia dei genitori, Palermo. Alloggiato in un lussuoso hotel Grande Albergo delle Palme visita i più bei monumenti della città, ma ne contempla anche il degrado. E qui la mafia, preoccupata della sua popolarità sempre più crescente a causa della sua proposta che la priverebbe del racket più lucroso, tenta in ogni modo di incastrarlo, prima facendolo adescare da una bella sconosciuta, poi coinvolgendolo nell’omicidio (inscenato ad arte) di un giovane fioraio, con cui Carmine poco tempo prima aveva avuto un alterco. La vicenda rischia di mandare all’aria i progetti elettorali, in quanto egli è accusato di omicidio premeditato… . Un thriller poliziesco che annovera, oltre al protagonista Belushi, un cast strepitoso: Vittorio Gassman, Philippe Noiret e Mimi Rogers.

Il comune senso del pudore

-Il comune senso del pudore (1975), strutturato in quattro episodi, di cui, ad opinione di chi scrive, il migliore è proprio quello che vede come protagonisti Philippe Noiret e Dagmar Lassander. Per l’approfondimento del film, invito alla lettura della simpatica recensione presente su questo blog.
-Tre fratelli (1981), la storia di tre fratelli originari del sud, divisi dalla differente età e da percorsi di vita molto diversi, che si ritrovano dopo molti anni al paese natio in occasione della morte della madre. Ognuno fa i conti con il proprio passato e si confronta / scontra con i fratelli ed il padre, facendo un bilancio della propria vita. Sullo sfondo il malessere della cupa Italia dell’inizio degli anni ‘80, tra lotte operaie contro la restaurazione, disagio sociale e ultimi colpi di coda del terrorismo, che il regista analizza attraverso lo scontro generazionale e familiare.
-Speriamo che sia femmina (1986), film in cui appare chiara la simpatia e la fiducia che il regista, Mario Monicelli, nutre nei confronti delle donne. Infatti, la storia è tutta incentrata sulla contrapposizione tra l’elemento femminile, in maggioranza per le numerose protagoniste, e quello maschile, dove i pochi rappresentanti del sesso forte vengono presentati nel ridicolo. Nella pellicola Noiret interpreta il conte Leonardo.

Nel bellissimo film di Scola La famiglia

-La famiglia (1987), dipinge il ritratto di una famiglia borghese italiana visto dall’interno di un appartamento del rione Prati di Roma, dal 1906 al 1986. Il protagonista Carlo (Vittorio Gassman) è seguito dal suo battesimo fino all’ottantesimo compleanno. Per Philippe Noiret un ruolo secondario, quello di Jean Luc
-Gli occhiali d’oro (1987), diretto da Giuliano Montaldo, tratto dal romanzo di Giorgio Bassani, è la storia del dottor Fadigati (Philippe Noiret), stimato medico che tenta di celare la propria omosessualità agli occhi dei concittadini nella Ferrara fascista. Ma quando si innamora apertamente del giovane Eraldo (Nicola Farron) viene progressivamente emarginato e abbandonato. Oltre all’abile prova attoriale di Noiret, la pellicola è rimasta nel cuore del pubblico per le bellissime musiche. Infatti, nel 1988 Ennio Morricone vinse il David di Donadello per la miglior colonna sonora.

Gli occhiali d’oro

-Nuovo Cinema Paradiso (1988), scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, vinse nel 1990 il Premio Oscar come miglior film stranierò e, in seguito, si aggiudicò tantissimi altri rinomati premi.La trama: Salvatore Di Vita (Jacques Perin), da quando ha lasciato il paesino di cui è originario non vi ha mai più voluto rimettere piede e da trent’anni vive nella capitale, dove nel frattempo è diventato un affermato regista cinematografico. Una sera, al suo rientro a casa, scopre dalla sua compagna la notizia della morte di un certo Alfredo (Philippe Noiret), e per tutta la notte rivive i ricordi della sua infanzia. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in un paesino siciliano, Giancaldo, il cinema è l’unico divertimento. Siamo alla fine degli anni ’40. Totò (Salvatore Cascio), un bambino povero che vive con la sorella e la madre, è in attesa che il padre, che risulta disperso, ritorni dalla guerra. Totò svolge il compito di chierichetto per don Adelfio, parroco del paese e gestore della sala cinematografica “Cinema Paradiso”. Don Adelfio censura tutte le scene di baci all’interno dei film perché le ritiene troppo sconvenienti. Salvatore, affascinato dal cinematografo, tenta invano di assistere di nascosto alle proiezioni private per il prete e di rubare qualche scena tagliata dal proiezionista Alfredo. Quest’ultimo è un uomo analfabeta con cui Totò cerca di stringere amicizia, nonostante l’atteggiamento contrario di sua madre e l’atteggiamento un po’ scontroso di Alfredo. In occasione dell’esame di licenza elementare a cui partecipa anche Alfredo, Totò riesce finalmente a fare un accordo con lui: il bambino darà ad Alfredo i risultati della prova, ma in cambio il proiezionista dovrà insegnare a Totò tutti i trucchi del mestiere.

Nuovo cinema Paradiso

Una sera il pubblico reclama a gran voce il secondo spettacolo e, poiché la sala è stata chiusa, Alfredo e Totò decidono di accontentarli proiettando il film sul muro di una casa della piazza del paese. Una distrazione dell’uomo è la causa di un incendio che si propaga velocemente all’interno della cabina di proiezione. Totò riesce a salvare l’amico, che purtroppo perde la vista. Grazie all’intervento di un paesano diventato milionario, Spaccafico (Enzo Cannavale), la sala cinematografica viene ricostruita e prende il nome di “Nuovo Cinema Paradiso”. Inizia così una nuova epoca per questo cinema al cui interno lavora il bambino, che d’ora in avanti proietterà pellicole non più censurate. Salvatore (Marco Leonardi), diventato adolescente, conosce Elena (Agnese Nano), una studentessa figlia di una ricca famiglia, e se ne innamora, ma i genitori di lei non gradiscono la loro relazione e decidono di trasferirsi. Nel frattempo il ragazzo è chiamato a Roma e perde completamente le tracce di Elena; tornato in Sicilia si rivede con Alfredo che gli consiglia di abbandonare per sempre la sua terra natale. Con quest’ultimo ricordo la mente di Salvatore torna alla realtà: nonostante sia un regista ricco e famoso è deluso della sua vita, e decide di partire per la Sicilia. Così, il funerale di Alfredo diventa l’occasione per confrontarsi con il suo passato e con le persone che avevano popolato la sua infanzia. Anche il Nuovo Cinema Paradiso, oramai è chiuso ed inutilizzato da sei anni, ha perso il suo splendore e Salvatore non può che assistere immobile alla sua demolizione.

Un taxi color malva

Il regista ha anche l’occasione di rivedere Elena (Brigitte Fossey), ma solo per l’ultima volta: lei è ormai sposata con un vecchio compagno di scuola di Totò. Dopo aver scoperto di non essersi incontrati l’ultima volta per una serie di coincidenze (e per l’intervento dello stesso Alfredo), vivono una notte di passione, destinata però a rimanere unica, e Totò non può fare altro che tornare a Roma con una bobina di pellicola che gli ha lasciato in eredità Alfredo: questa è un montaggio dei baci censurati da don Adelfio e la sua proiezione commuove Salvatore che, con quelle immagini di passione ricorda la sua infanzia.
Nel 1991, Philippe Noiret vinse un meritato Premio Bafta come miglior attore protagonista per la sua apparizione nel ruolo di Alfredo: “La vita non è come l’hai vista al cinematografo, la vita è più difficile.
In patria, Noiret continua la collaborazione con: Alain Robbe Grillet in Giochi di Fuoco (1975), Boisset in Un taxi color malva (1977) e Tavernier in Colpo di spugna (1981),

Con Anicée Alvina in Giochi di fuoco

Con Isabelle Huppert in Colpo di spugna

dove l’attore francese fa emergere il suo lato più cupo. Lucien Cordier, pigro e vigliacco capo della polizia in un villaggio coloniale dell’Africa francese, non riesce a mantenere l’ordine tra la popolazione locale e i pochi francesi presenti. Inoltre la moglie lo tradisce e i colleghi non fanno che umiliarlo. Le cose cambiano quando Lucien incontra l’ambigua Anne, la quale sembra tirare fuori il peggio dall’uomo. Faccio notare che tutte queste pellicole sono state oggetto di bellissimi articoli pubblicati su questo blog.
-Il testimone (1978) di Jean-Pierre Mocky, atto d’accusa verso la pena di morte che vede la gara di bravura di Noiret con un grande del cinema italiano come Alberto Sordi. Il pittore italiano Antonio Berti, in trasferta a Reims, è testimone dell’omicidio di Cathy, la ragazza che gli fa da modella, ad opera dell’amico Robert. Mentre il padre della ragazza cerca giustizia, Antonio viene ingiustamente incolpato dell’omicidio e processato.

Con Alberto Sordi nel film Il testimone

-La vita e nient’altro (1989), diretto da Bertrand Tavernier, regalò a Noiret il secondo César della carriera come miglior attore protagonista. Ambientato sulle pianure di Verdun, ancora due anni dopo la fine della prima guerra mondiale, il film racconta come il Maggiore Dellaplane (Philippe Noiret) continua nell’arduo, penosissimo compito affidato all’ufficio da lui diretto: identificare non solo i tanti reduci accolti in ospedali ed edifici di fortuna, ma anche i morti ed i dispersi dell’immane massacro. Un giorno, fra i familiari in gramaglie che arrivano da tutte le parti per riconoscere corpi sfigurati e piccoli oggetti personali, capitano sul luogo due donne. Una è Alice, maestra di un non lontano paese, in cerca del fidanzato François, l’altra Irene, ricca, elegante e altezzosa borghese, la cui famiglia (industriali che la guerra ha arricchito) capeggiata da un senatore, insiste perché sia ritrovato il marito di lei, del quale poter essere fieri davanti al Paese.
In seguito, anche dagli anni Novanta in poi la carriera di Noiret continua a non conoscere sosta, sia in patria che all’estero, sul piccolo e sul grande schermo.

Il postino

Il postino (1994) di Michael Radford, una delle ultime e più apprezzate prove di Noiret, che qui interpreta, a fianco di Massimo Troisi, un Pablo Neruda in esilio nel Sud Italia. Mario, giovane pescatore, accetta l’incarico di postino personale del poeta Pablo Neruda, in esilio nel Sud Italia. Tra il giovane e il poeta nasce una bella amicizia, e Neruda finirà per fare da testimone alle nozze di Mario con la bella Beatrice. Tornato in Cile, il poeta continuerà a pensare al postino.
Pablo Neruda:“Io non so dire quello che hai letto con parole diverse da quelle che ho usato. Quando la spieghi, la poesia diventa banale. Meglio delle spiegazioni, è l’esperienza diretta delle emozioni che può spiegare la poesia ad un animo disposto a comprenderla..
Nel 2002, in occasione del 59° Festival di Venezia, dopo tre anni di assenza dagli schermi del cinema, passati invece sul palcoscenico teatrale, l’attore francese partecipava alla conferenza stampa per la presentazione del film Un Honnête Commerçant (Un onesto trafficante) di Philippe Blasband, selezionato per la settimana della critica. Philippe Noiret spiegava di non essere un attore dai grandi principi, a parte il fatto di leggere il copione e entrare nel personaggio.

Un Honnête Commerçant, il debutto in regia dello sceneggiatore belga Philippe Bladsband è un noir dall’ironia sottile, a tratti cinico su un’indagine della polizia nel traffico di droga.
Philippe Noiret veste i panni di Hubert Verkamen, uomo crudele e sofisticato spacciatore di droga sospettato dalla polizia per un delitto particolarmente efferato, sino a quando si scopre che esiste un altro Hubert Verkamen. Un’inchiesta che si trasforma in un raffinato gioco psicologico in cui la finzione diventa realtà e viceversa.
Sull’aver accettato ruoli in molte opere prime l’attore dichiarava “È una cosa che faccio con piacere. Sapere che ho fatto qualcosa di giusto nella vita mi da una grande soddisfazione e poi i giovani si interessano ancora al mio lavoro”.
Giornalista: ”Un festival internazionale come questo è una vetrina promozionale per moltissimi film che non hanno ancora dei distributori. Gli attori e i registi si trasformano in parte in una sorta di promotori. Lei si sente più artista o uomo d’affari?
Philippe Noiret: “Sicuramente non uomo d’affari, cosa che mia moglie rimpiange moltissimo. Direi però che non sono neppure un artista. Sono piuttosto un artigiano, che si trasforma in una specie di artista grazie all’arte del regista”.

Philippe Noiret si è spento in un freddo giorno di novembre, a Parigi, all’età di 76 anni, dopo una malattia lunga e devastante. Ci sono persone che lo ricordano come l’antagonista di Ugo Tognazzi, “il personaggio bonario, non necessariamente perdente, ma accomodante”, oppure come un attore che “portava nei film un particolare calore, un istrionismo controllato, la marca di una brillante malinconia senza etichette né scene madri”.
All’ora della morte dell’attore, tra i commenti più toccanti quello dello stimatissimo Mario Monicelli: “Era una razza d’attore in via di estinzione, che purtroppo sta scomparendo in tutto il mondo – diceva il regista – di grande qualità, che veniva dalla vecchia scuola e dal teatro. Ed è stato anche un grande amico dell’Italia. In tanti film italiani interpretò i nostri personaggi con grande disinvoltura e verità.

Noiret nel suo ultimo film del 2007, 3 amis

Hanno rubato le chiappe d’Afrodite

Alexandre,un uomo fortunato

Amici miei in campagna

A time for loving

Chouans i rivoluzionari bianchi

Clerambard

Compagni miei Atto primo

Cyrano et D’Artagnan

Destinazione marciapiede

Disavventure di un commissario di polizia

Edy

Evviva la libertà

Fantasme avec chauffeur

Fort Saganne

Il Cavaliere di Lagardere

Il frullo del passero

Il giudice e l’assassino

Il ritorno dei tre moschettieri

Il segreto

Il serpente

Il sosia

Lady L.

La notte dei generali

La portatrice di pane

La tardona

L’attentato

La vita e nient’altro

L’etoile du nord

Le copains

Le grand carnaval

Le pique nique de Lulu Kreutz

Les côtelettes

Le grands ducs

Les palmes de M. Schutz

L’estate impura

L’uomo che venne dal nord

Marianna Ucrìa

Masques

Max & Jeremie devono morire

Niente baci sulla bocca

Ore 20 scandalo in diretta

Père et fils

Portami quello che hai e prenditi quello che vuoi

Qualcosa di biondo

Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa

Qui êtes-vous, Polly Maggoo?

Ricatto di un commissario di polizia ad un giovane…

Ripoux

Ripoux contre Ripoux

Soleil

Sorvegliate il vedovo

Souvenirs souvenirs

Tango

Topaz

Tutto l’oro del mondo

Una donna alla finestra

Un avventuriero a Tahiti

Un nuage entre les dents

Un onesto trafficante

Uranus

Vacanze africane

2007 3 amis
2006 Voie d’eau
2005 Edy
2003 Ripoux 3
2003 Les côtelettes
2003 Père et fils
2002 Un onesto trafficante
2000 Le pique-nique de Lulu Kreutz
1999 Mio figlio ha 70 anni (TV Movie)
1997 Il cavaliere di Lagardère
1997 Soleil
1997 Les palmes de M. Schutz
1997 Marianna Ucrìa
1996 Le veilleur de nuit (TV Movie)
1996 Fantôme avec chauffeur
1996 Les grands ducs
1996 Une trop bruyante solitude
1995 Facciamo paradiso
1995 Les Milles
1995 Le roi de Paris
1994 Il postino
1994 Eloise, la figlia di d’Artagnan
1994 Il sosia – Che fatica essere se stessi
1993 Tango
1992 Max & Jeremie devono morire
1992 Nous deux
1992 Zuppa di pesce
1991 Arsène né terrien (Short) (voice)
1991 Niente baci sulla bocca
1991 La domenica specialmente
1991 Rossini! Rossini!
1990 Uranus
1990 Faux et usage de faux
1990 Dimenticare Palermo
1990 Ripoux contre ripoux
1989 La vita e niente altro
1989 Il ritorno dei tre moschettieri
1988 Nuovo Cinema Paradiso
1988 Il giovane Toscanini
1988 Chouans! I rivoluzionari bianchi
1988 Il frullo del passero
1987 L’estate impura
1987 Gli occhiali d’oro
1987 L’uomo che piantava gli alberi (Short)
1987 Volto segreto
1987 La famiglia
1986 Laughter in the Dark
1986 Compagni miei atto I
1986 ‘Round Midnight – A mezzanotte circa
1986 La femme secrète
1986 Speriamo che sia femmina
1985 Ore 20 scandalo in diretta
1985 L’estate prossima
1984 Qualcosa di biondo (TV Movie)
1984 Il commissadro
1984 Souvenirs souvenirs
1984 Fort Saganne
1983 Le grand carnaval
1983 L’amico di Vincent
1983 Vacanze africane
1982 Amici miei – Atto II°
1982 L’étoile du Nord
1981 Colpo di spugna
1981 Uccidete Birgit Haas
1981 Tre fratelli
1980 Sorvegliate il vedovo
1980 Una settimana di vacanza
1980 Hanno rubato le chiappe di Afrodite
1979 L’allegro marciapiede dei delitti
1979 Due pezzi di pane
1978 La barricade du Point du Jour
1978 Il testimone
1978 Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa
1977 Disavventure di un commissario di polizia
1977 Un taxi color malva
1976 Una donna alla finestra
1976 Il deserto dei tartari
1976 Il comune senso del pudore
1976 Monsieur Albert
1976 Il giudice e l’assassino
1975 Frau Marlene
1975 Amici miei
1975 Que la fête commence…
1975 Giochi di fuoco
1974 Il segreto
1974 Un nuage entre les dents
1974 Cari amici miei…
1974 Non toccare la donna bianca
1974 L’orologiaio di Saint-Paul
1973 Poil de carotte
1973 La grande abbuffata
1973 Il serpente
1972 L’attentato
1972 Amici miei in campagna
1972 A Time for Loving
1972 La mandarina
1972 La tardona
1971 Siamo tutti in libertà provvisoria
1971 Ricatto di un commissario di polizia a un giovane indiziato di reato
1971 L’uomo che venne dal Nord
1970 Portami quello che hai e prenditi quello che vuoi
1969 Topaz
1969 Rapporto a quattro
1969 Assassination Bureau
1969 Clérambard
1968 La meravigliosa amante di Adolphe
1968 Evviva la libertà
1968 Alexandre… un uomo felice
1967 L’une et l’autre
1967 Sette volte donna
1967 La notte dei generali
1966 Qui êtes-vous, Polly Maggoo?
1966 Un avventuriero a Tahiti
1966 Destinazione marciapiede
1966 La fin de la nuit (TV Movie)
Bernard Desqueyroux
1966 L’amante italiana
1966 Anatole (TV Movie)
1966 L’armata sul sofà
1965 Lady L
1965 Les copains
1964 Château en Suède (TV Movie)
1964 Cyrano e d’Artagnan
1964 Clémentine chérie
1964 Versailles (TV Movie)
1964 Il gioco degli innamorati
1964 Intrigo a Parigi
1964 Mort, où est ta victoire?
1963 La portatrice di pane
1963 L’inspecteur Leclerc enquête (TV Series)
1963 Segretissimo spionaggio
1962 Le massaggiatrici
1962 Il delitto di Therese Desqueyroux
1962 Il delitto non paga
1962 Comme un poisson dans l’eau
1962 Le mal court (TV Movie)
1961 Flore et Blancheflore (TV Movie)
1961 Amori celebri
1961 Tutto l’oro del mondo
1961 L’appuntamento
1961 Capitan Fracassa
1960 Cyrano de Bergerac (TV Movie)
1960 Le mogli degli altri
1960 De fil en aiguille (TV Movie)
1960 Zazie nel metrò
1959 Macbeth (TV Movie)
1959 Clarisse Fenigan (TV Movie)
1955 Le réveillon (TV Movie)
1955 La Pointe-Courte
1952 Agence matrimoniale
1951 Olivia
1949 Gigi

Due cuori,una cappella

Aristide Cacciamani (Renato Pozzetto), figlio unico di madre usuraia e padre sconosciuto, è un abile ed apprezzato modificatore di apparecchi meccanici nonché collaudatore del “Self godeur“. Fresco di lutto, si reca spesso al cimitero, nella cappella dove la madre previdente si è fatta tumulare insieme ai gioielli di famiglia e non solo. Infatti, la defunta madre ha portato con sè pure la serenità di Aristide: lo perseguita nel sonno con la raccomandazione di stare lontano dalle donne.
Ciò che Aristide ancora non sa è che sarà proprio il cimitero il luogo ove conoscerà Claudia (Agostina Belli), orfana e solitaria ricamatrice di abiti da sposa.


Aristide, seppur terrorizzato dallo spirito della defunta madre, di fronte alla delicata bellezza di Claudia, se ne innamora e la conquista portandola a fare un romantico pic-nic al cimitero.
I guai seguiranno da lì a poco: dopo essere uscito dal carcere di Marsiglia, il marito di Claudia, Victor (Aldo Maccionne) si trasferisce con prepotenza nella dimora degli innamorati. Per di più, pretende le attenzioni della moglie sotto lo sguardo incredulo di Aristide. Poi, il terribile Victor coinvolge gli innamorati in un’operazione di “kidnapping“, ovvero, sequestro con riscatto di una bambina. Ma Aristide si salva dalle grinfie dell’avida coppia perché, fondamentalmente, lui è un brillante modificatore di oggetti… .


Le gag, i dialoghi, le battute si susseguono inarrestabili. Grazie alla simpatia innata del protagonista, lo spettatore sorride per tutta la durata del film. Compaiono, inoltre, bravi comprimari: Mario Brega, nel ruolo di un macellaio, cliente di Aristide; Massimo Boldi, nei panni di un prete, sempre cliente nella bottega delle modifiche; Ursula Andress, nella parte di se stessa, dà un breve contributo alla scena finale.
Renato Pozzetto adotta come sceneggiatura una commedia degli inganni e la arricchisce di dialoghi surreali, con il contributo di Enzo Jannacci, compagno di cabaret e autore dei programmi televisivi del duo comico “Cochi e Renato“. Il risultato è apprezzabile.
Inoltre, va fatta una menzione particolare per le musiche di Stelvio Cipriani.
Ad opinione di chi scrive, “Due cuori, una cappella” è una delle migliori commedie pozzettiane. Sicuramente da vedere!

Due cuori, una cappella

Un film di Maurizio Lucidi. Con Renato Pozzetto, Leopoldo Trieste, Agostina Belli, Aldo Maccione, Giusi Raspani Dandolo, Ursula Andress, Renato Pinciroli, Mario Brega, Dada Gallotti, Fortunato Arena, Claudio Nicastro, Alvaro Vitali, Massimo Boldi Commedia, durata 105 min. – Italia 1975.

Renato Pozzetto: Aristide Cacciamani
Agostina Belli: Claudia Giliberti
Aldo Maccione: Victor
Giusi Raspani Dandolo: la mamma di Aristide
Gianni Baghino: Tonino
Ursula Andress: sé stessa
Pia Morra: Speranza
Franca Scagnetti: la mamma di Speranza
Leopoldo Trieste: il custode del cimitero
Massimo Boldi: il prete cliente di Aristide
Mario Brega: il macellaio
Alvaro Vitali: il 1° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Fulvio Mingozzi: il 2° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Renato Pinciroli: il prete che confessa la mamma di Aristide
Alessandra Vazzoler: una conoscente di Aristide
Alba Maiolini: una conoscente di Aristide
Dante Cleri: un conoscente di Aristide e guardiano del cimitero
Salvatore Billa: il cameriere della trattoria
Gino Pagnani: Cesare Pancrazi, papà della bimba
Pietro Zardini: il ricettatore
Dada Gallotti: la mamma della bimba
Claudio Nicastro: il barista
Fortunato Arena: il vigile urbano

Regia Maurizio Lucidi
Soggetto Nicola Badalucco
Sceneggiatura Nicola Badalucco
Produttore Piero La Mantia
Casa di produzione Mars Film Produzione
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Renzo Lucidi, Simonetta Vitelli
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Carlo Gentili

… tu basta che me regoli le molle. Ruba un po’ troppo. Poi finisce che i clienti svaghino… . Deve rubare 10 – 15 percento così almeno scarichiamo un po’ di tasse.

– Guardi: sformato di melanzane alla Claudio Baglioni.
– Bè, solo un angolino eh, tanto per gradire. Grazie.
– Lei sa come si prepara?
– No.
– Allora, si prende una porzione di pizza, la si lascia coinvolgere venti giorni a bordo dell’Amerigo Vespucci. Poi, si prende tutto, tutto, anche l’Amerigo Vespucci e si mette un bagno di schiuma tipo Viva la natura. Si lascia riposare per venti giorni poi si serve o bollente o gelato.

– Ch’è successo? Sì è macchiata la camicetta?! Le ho toccato la tetta… ?!
– Eh sì… .

– Ohhh, ti prego… controllati. Ohhh, approfittarsi così di una povera orfana indifesa… .
– Ho preso molto anche dalla mamma.

– Senti un po’, ma dove hai imparato la collaborazione all’amore? La Madonna eh! Sai che sei tremenda?!
– Leggo la Famiglia Cristiana… .

Il volgare è ritornato e si riprende il suo cappuccino! Buonanotte.

Eh la Madonna! Ma io capisco anche la furia della libidine… ma un po’ di ordine, no?!! Non siete nemmeno in casa vostra! Se io trattassi così il mio self godeur, dovrei cambiare tutte le fasce elastiche!

Il kidnapping non è poi un reato grave… . In Italia si dice: rapimento a scopo di estorsione. Ecco perché suona male. In America invece si dice kidnapping. È tutta un’altra cosa. Non vi pare?

Cinema:pensieri,parole e parolacce.Parte seconda

Io sono venuto al mondo quel giorno che tu avevi diciassette anni e mi aspettavi davanti alla fabbrica.

Dal film Romanzo popolare di Mario Monicelli (1974)

Adesso, me spari o non me spari, nun me ne frega più niente, perché già m’hai sparato.

Dal film In nome del Papa Re di Luigi Magni (1977)

In certe situazioni non mi lascio guidare dall’orgoglio. Ho sempre preferito essere felice che superba.

Dal film Jane Eyre di Franco Zeffirelli (1996)

– Ti trovo bene.
– Beh, l’infelicità mi dona.

Dal film I perfetti innamorati di Joe Roth (2001)

Siamo così noiosi quando siamo sobri.

Dal film La chiave di Tinto Brass (1983)

Io sono un poco di buono, oramai l’avrai capito. Vattene finché sei in tempo.

Dal film Anna quel particolare piacere di Giuliano Carnimeo (1973)

La gente ha sempre dei segreti. Si tratta solo di scoprire quali.

Dal film Uomini che odiano le donne di Niels Arden Oplev (2009)

– Sergente, siamo morti!
– Ragazzo, tu sei morto quando lo dico io!

Dal film I 4 dellOca selvaggia di Andrew V. McLaglen (1978)

Salutiamoci qui. Non sopporto quelli che sventolano i fazzoletti. Mi fanno tanto ridere.

Dal film Una sull’altra di Lucio Fulci (1969)

– Ma, scusi ma noi ci conosciamo?
– Lei no, ma io sì. Adelina mi parlava sempre di lei, Paolo.
– È un parente di Crotone?
– Molto di più di un parente. Adelina le voleva molto bene, sa?
– Ma, scusi, scusi ma lei chi è?
– Che importa il nome. Ormai, di fronte alla morte non resta che la comprensione e il perdono. Tutti e due l’abbiamo amata e lei ci ha amato tutti e due; me, più fisicamente, più carnalmente; te, più spiritualmente, Paolo.
– Ma ma cosa sta dicendo? Lei è stato? Adelina è stata?
– Per questo il mio dolore è pari al tuo. Noi siamo fratelli nel dolore, Paolo.
– Ma non è possibile Adelina, Adelina, proprio tu?! Ma dove, quando?!!
– Quando… a me sembra di averla sempre amata.
– È stato quando ho fatto quel corso di elettronica in Germania, vero?!!
– Non si deve mai andare in Germania, Paolo. Ma vieni tra le mie braccia, Paolo. Io ho un unico desiderio: diventare tuo amico. E voglio invecchiare accanto a te nel ricordo della nostra adorata Adelina, sposa e amante impareggiabile!
– Impareggiabile?! Impareggiabile?! Troia! Troia! Puttana!
– Non ti permetto di oltraggiare la mia Adelina!
– Ma cosa dici?!!! Porco maiale!!! Io ti ammazzo!

Dal film Amici miei atto II di Mario Monicelli (1975)

Bisogna conoscerla bene l’Africa per giudicarla.

Dal film Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli (1974)

Tutto in guerra si basa sull’inganno: se il tuo nemico è superiore eludilo, se è irato irritalo,
se è di pari forza lotta, altrimenti sparisci e riconsidera.

Dal film Wall Street di Oliver Stone (1987)

Io ho pianto quando ho visto un uomo senza scarpe ma ho pianto di più quando ho visto un uomo senza pisello.

Dal film Il genio di Stephen Herek (1998)

Devo solo pensare che in fondo tutto quello che mi capita è la mia vita.

Dal film Deserto rosso di Michelangelo Antonioni (1964)

Se scelgo di stare da una parte puoi essere certo che vinceranno gli altri. Comunque ho il futuro assicurato: ci sono ancora un sacco di guerre da perdere.

Dal film Due sporche carogne – Tecnica di una rapina di Jean Herman (1968)

– Ehi avvocato!
– Nicola, cercavo proprio te.
– Vi serve qualche cosa?
– Tre o quattro testimonianze .
– Pronti. Io sono qua per questo.

Dal film Un apprezzato professionista di sicuro avvenire di Giuseppe De Santis (1972)

Quando vai a terra e non sai chi ti ha dato la spinta, prenditela con il primo che capita
ma mai con te stessa.

Dal film La sconosciuta di Giuseppe Tornatore (2006)

È meglio spezzarsi una gamba che il cuore.

dal film Seabiscuit di Gary Ross (2003)

Di questi tempi, un conto è avere un credito, un altro è farselo pagare.

Dal film I quattro dell’Ave Maria di Giuseppe Colizzi (1968)

– Pfff Uh, Shrek, sei stato tu? Amico, dovresti avvertire prima di spararne una, avevo la bocca aperta qui dietro.
– Credimi Ciuchino, se fossi stato io, saresti morto.

Dal film Shrek di Vicky Jenson (2001)

Sean Connery

Sean Connery “Sexiest Man of the Century” (l’uomo più sexy del secolo) secondo la rivista People, decisamente un’ icona intramontabile del cinema mondiale, disse in un’intervista: “Forse non sono un buon attore però sarei decisamente peggiore facendo altro.”
Cacciato da scuola a soli tredici anni, l’attore contraddistinto dal tono profondo della voce e dall’accento scozzese, rifiutò non solo una parte nel film“Il Caso Thoms Crown” (1968), ma anche il ruolo del saggio Gandalf nella trilogia di successo “Il Signore degli Anelli” (2001, 2002, 2003) in quanto, non fu in grado di comprendere le storie narrate e perché non gli andava di spendere 18 mesi della sua vita nel clima della Nuova Zelanda.
Connery nacque sulla costa orientale della Scozia, sulle sette colline di Edimburgo, nel 25 agosto 1930. Si arruolò nella Marina a 16 anni e fu congedato, in seguito, per la sua difficoltà di attenersi alle regole ed agli ordini (ufficialmente, per ulcera).

E come meglio può sfogare la sua rabbia un ragazzo diciottenne cacciato dall’esercito se non con il sollevamento dei pesi, hobby che, in un certo senso gli è servito da trampolino per la carriera.
Infatti, nel 1953 a Connery venne assegnato il terzo posto nella più importante manifestazione internazionale di culturismo, Mr. Universo.
Prima del debutto professionale nel settore della produzione dei musical, Connery si prestò anche come modello per corsi d’arte, camionista, bagnino, giornalista, e peggior cameriere dell’anno in un pub inglese .

La sua prima apparizione sul piccolo schermo risale al 1956, però fu solamente nel 1959 che gli venne assegnato un ruolo in una produzione Disney dal titolo “Darby O’Gill and the Little People“ (Darby O’Gill e il re dei folletti). Questo film, girato nel ranch privato di Walt Disney, non venne distribuito nel circuito cinematografico italiano, forse perché considerato tipicamente irlandese o per la presenza di alcune scene inquietanti non troppo adatte ai minorenni, come l’arrivo del carro della morte.
Tuttavia, la pellicola andò in onda in prima visione tv su Rai Uno, nel 1988.

Il giorno più lungo

Successivamente, dopo vari ruoli di modesta entità, nel 1962 seguì “The Longest Day” (“Il Giorno più lungo”) un film drammatico e documentaristico che narra i preparativi e l’attuazione dello sbarco in Normandia, durante la Seconda Guerra Mondiale. In questo film Connery ebbe l’onore di lavorare con nomi cinematografici che hanno influenzato la storia del grande schermo, tra’i quali: John Wayne, Henry Fonda, Richard Burton, Rod Steiger.
Fu proprio nel 1962 che accade l’inaspettato:gli venne assegnato il ruolo della carismatica spia di Sua Maestà, protagonista del romanzo di Ian Fleming pubblicato nel 1958.
Certo che se si fosse tenuto conto dell’immagine che Fleming attribuì al suo agente, Sean Connery non avrebbe mai ottenuto il ruolo di 007 in “Licenza di uccidere” (Dr. No).
Infatti, la descrizione che Fleming dava al suo personaggio, era quella di un maschio molto più somigliante ai celebri Cary Grant o David Niven.
Connery, un proletario scozzese scaraventato nel mondo dello spettacolo attraverso il bodybuilding, aveva sì il fascino ed i muscoli, ma nei sofisticati anni ‘60 mancava di classe.
Tuttavia, da quel momento, sorprendentemente, Sean Connery divenne il prototipo emblematico del gentleman in smoking!
Indimenticabile lo scambio di battute tra 007 e Sylvia Trench al tavolo del casinò:
“E io ammiro la sua fortuna, Mister…?
Bond, James Bond.”

007 Licenza di uccidere

007 Goldifnger

007 Operazione tuono

007 Una cascata di diamanti

Connery continuò ad interpretare James Bond in capolavori come “Dalla Russia con amore” (1963),“Goldfinger” (1964), “Operazione Tuono” (1965),“Si vive solo due volte” (1967), e decise di lasciarsi alle spalle la personalità 007 dopo aver girato “Una cascata di diamanti” (1971).

Ecco cosa dichiarava Connery in merito al personaggio che fecce la sua fortuna: “Per ora, sono abbastanza contento di ciò che sto facendo. Dopo tutto, posso uccidere qualsiasi figlio di puttana (sun of a bitch) e farla franca, ho i poteri dei più grandi governi della terra dietro di me, mangio e bevo solo il meglio, e, oltretutto, le signore più belle del mondo sono al mio fianco.” Si fermò, si mise a ridere, e chiese: “Che cosa c’è di meglio?” (intervista rilasciata a Pete Hamill del The Saturday Evening Post il 6 giugno 1964 – “Bottled in Bond”).

Marnie

Ai suoi ruoli di spia, Connery intercalò parti importanti nelle seguenti pellicole: “Marnie” un thriller psicologico diretto da Hitchcock (1964); “A Fine Madness” (“Una splendida canaglia”) diretto da Irvin Kershner (1966) e “The Molly Maguires”(“I cospiratori“) diretto da Martin Ritt (1970).
Connery realizzò alcuni dei suoi migliori lavori in collaborazione il regista Sidney Lumet: “The Hill” (“La collina del disonore”) (1965); “The Anderson Tapes” (“Rapina record a New York“) (1972); “The Offence” (“Il reato”) (1973).
Assassinio sull’Orient Express” (“Murder on the Orient Express”), film del 1974 diretto da Sidney Lumet, tratto dall’omonimo romanzo giallo di Agatha Christie, portò l’Oscar ad Ingrid Bergman come miglior attrice non protagonista e vide Connery nei panni del Colonnello Arbuthnot.
“Family Business” (“Sono affari di famiglia”) (1989), in cui Connery interpreta il patriarca orgoglioso di un clan criminale, con Dustin Hoffman e Matthew Broderick. Riassumendo brevemente, questa commedia pone al centro Jessie McMullen, un vecchio ladro orgoglioso del suo passato criminale.
Tra i film degli anni ’80 il pubblico ricorda sicuramente Connery per i ruoli interpretati nelle seguenti pellicole:

Il nome della rosa 

The Name of The Rose” (“Il nome della rosa”) del 1986 diretto da Jean-Jacques Annaud, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco del 1980. L’azione si svolge nel 1327, quando alcuni terribili omicidi sconvolgono un’abbazia benedettina sperduta tra i monti del Nord-Italia. Nel monastero dovrà svolgersi un importante concilio francescano a cui è chiamato a partecipare il dotto frate Guglielmo da Baskerville (Sean Connery).Insieme al giovane novizio Adso da Melk (Christian Slater), si ritrova in un ambiente ostile, un’abbazia piena di libri, di cultura, ma anche segreta e spaventosa, su cui dovrà indagare prima dell’arrivo della Santa Inquisizione.

Gli intoccabili

Bellissimo film che ottenne numerosi riconoscimenti tra cui quattro David di Donatello 1987, tre Nastri d’argento e due prestigiosi BAFTA
The Untouchables” (“Gli intoccabili”) del 1987 diretto da Brian De Palma e scritto da David Mamet.
Il cast annovera Sean Connery nei panni del poliziotto irlandese Jimmy Malone, Kevin Costner nel ruolo dell’agente federale Eliot Ness, Andy Garcia, il giovane poliziotto italo-americano George Stone, e Robert De Niro nel ruolo del boss Al Capone.
La pellicola divenne un grosso successo al botteghino, portando un Premio Oscar ed un Golden Globe a Sean Connery come miglior attore non protagonista ed il BAFTA all’impareggiabile Ennio Morricone per la miglior colonna sonora nel 1988.

Indiana Jones e l’ultima crociata

Indiana Jones e l’ultima crociata” (“Indiana Jones and the Last Crusade”), film di avventura ed azione del 1989 diretto da Steven Spielberg, terzo episodio cinematografico della tetralogia di Indiana Jones, divenuto un successone al botteghino vide Connery nel ruolo di Henry Jones Sr., padre del ormai famoso archeologo Indiana (Harrison Ford).
Il simpaticissimo Prof. Henry Jones: “L’archeologia si dedica alla ricerca dei fatti. Non della verità. Se vi interessa la verità, l’aula di filosofia del professor Tyre è in fondo al corridoio.”

Caccia a ottobre rosso

Nell’anno 1990 Connery si rimarcò nel “The Hunt for Red October” (“Caccia a ottobre rosso”), diretto da John McTiernan, tratto dal romanzo “La grande fuga dell’Ottobre Rosso” di Tom Clancy.
L’azione si svolge nel 1984. Il comandante sovietico Marko Ramius (Sean Connery), chiamato “Vilnius Nastavnic” (“Il maestro di Vilnius”) in riferimento alle sue origini lituane, comanda la nuova arma costruita dall’Unione Sovietica, il sottomarino nucleare della classe Typhoon Ottobre Rosso, dotato di una tecnologia, il caterpillar (propulsione magnetoidrodinamica), che permette all’unità di muoversi silenziosamente; con questo mezzo egli è segretamente in rotta verso le coste statunitensi. Il Governo statunitense pensa che il comandante stia preparando un attacco.
Solo un analista della CIA, Jack Ryan (Alec Baldwin), ritiene che Ramius e il suo equipaggio vogliano in realtà disertare, ma ha poco tempo per dimostrarlo: infatti Mosca, venuta a conoscenza della diserzione del suo comandante, dopo che l’ammiraglio Juri Padorin ha ricevuto una lettera scritta da Ramius in cui questi spiegava le sue intenzioni, ha fatto salpare l’intera flotta del Nord per rintracciare il sottomarino ed affondarlo.
Questa pellicola è un gioiello tra i film del genere spionaggio/thriller/azione.

Highlander-L’ultimo immortale 

Highlander II

1991 “Highlander II – Il ritorno” (“Highlander II – The Quickening”), sequel di “Highlander – L’ultimo immortale” (1986), film di fantascienza diretto da Russell Mulcahy, interpretato da Christopher Lambert, Virginia Madsen e Michael Ironside, vide Connery nel ruolo del vecchio e saggio mentore Ramirez.
Juan Sanchez Villa-Lobos Ramirez: “Perché il sole sorge e tramonta e le stelle sono solo punte di spilli nel manto della notte? Poiché tu sei nato diverso, la gente ti scaccerà e ti temerà, com’è già successo nel tuo villaggio a Loch Finnen.” (“L’ultimo Immortale”). Il mio dialogo preferito:- Ramirez: “Tu hai le maniere di una capra e puzzi come un letamaio! E non hai conoscenza di nessuno dei tuoi poteri! E adesso…fuori!”(lo butta in acqua )Connor MacLeod: “Aiuto non so nuotare!!!”Ramirez: “Non puoi affogare, buffone! Tu sei immortale!

Robin Hood – Principe dei ladri

Nel 1991 Connery interpretò Riccardo I re d’Inghilterra, “il miglior Riccardo Cuor di Leone che il cinema abbia mai avuto” mi permetterei di aggiungere anche il più costoso, nel film “Robin Hood – Principe dei ladri” (“Robin Hood: Prince of Thieves”) diretto da Kevin Reynolds. Il film è valso un ironico premio Razzie Award al peggior attore protagonista a Kevin Costner, mentre Christian Slater ottenne una candidatura come peggior attore non protagonista. Questo ruolo rimase memorabile in quanto Connery ricevete un compenso di 250.000 $ per un’apparizione di appena un minuto (due giorni di lavoro)!!! Nell’occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Edimburgo, Connery disse di aver devoluto la cifra in beneficenza: “Donare è un’attività molto personale, dalla quale non ci si deve aspettare alcuna pubblicità”.

Mato Grosso

Mato Grosso” (“Medicine Man”) è un film del 1992 diretto da John McTiernan. Girato in Messico, in una zona molto simile alla foresta amazzonica, il film si avvale di veri indios come comparse. Il titolo originale “The Medicine Man”, allude al personaggio di Sean Connery, considerato dagli indios della tribù un “taumaturgo”.
Sol levante”(“Rising Sun”) thriller del 1993 diretto da Philip Kaufman, tratto dal romanzo omonimo di Michael Crichton, vide Connery nel ruolo del capitano John Connor, poliziotto esperto nei rapporti con i giapponesi. Questa pellicola fu apprezzata per l’incursione nelle tradizioni, nella mentalità e nelle azioni orientali.
La giusta causa” (“Just Cause”) ottimo thriller del 1995 diretto da Arne Glimcher, ispirato al libro di John Katzenbach. Una bambina viene trovata morta pugnalata nelle Everglades. La responsabilità dell’omicidio ricade su un certo Bobby Earl, un tipo poco raccomandabile e poco piacevole odiato da tutti i concittadini, che perciò viene sbattuto in prigione dopo essere stato picchiato per ore e ore dal detective Brown e Wilcox e a seguito di un ingiusto processo. Paul Armstrong (Sean Connery), un avvocato in pensione, cerca in tutti i modi di salvare dalla sedia elettrica Bobby Earl, credendolo innocente. Armstrong cerca di smontare tutte le tesi sulla colpevolezza di Earl cercando aiuto tra i testimoni, la gente comune e i compagni di cella, e riesce a far cadere le accuse, a salvare Earl dalla sedia, a rimandare il processo e a far uscire di prigione Bobby Earl. Ma nel momento in cui Armstrong e la famiglia decidono di andarsene, Earl prende in ostaggio la moglie e la figlia di Armstrong… .

Alla ricerca dello stregone

Alla ricerca dello stregone “ (“A Good Man in Africa”) è una commedia del 1994, diretta da Bruce Beresford, con Colin Friels e Sean Connery in un ruolo non protagonista (Dr. Alex Murray). Personalmente, non mi è piaciuto.
Nel 1995 Connery interpreta Re Artù nel “Il primo cavaliere “ diretto da Jerry Zucker, film epico di avventura e fantasia che si ispira alle vicende dei Cavalieri della Tavola Rotonda ed ai personaggi di Re Artù, Ginevra e Lancillotto.
The Rock” – un buon film d’azione del 1996 diretto da Michael Bay. Il film riprende come location l’isola prigione di Alcatraz e sfoggia un cast impeccabile Connery – Cage – Harris. Un tantino patriottico, ma come si suol dire de gustibus non est disputandum .

Qualche anno dopo Connery interpreta il ruolo di un abile ladro di opere d’arte che s’innamora di un’agente delle assicurazioni (Catherine Zeta-Jones) nel film diretto da Jon Amiel “Entrapment” (1999). Bellissime le riprese effettuate a Kuala Lumpur, alle Petronas Twin Towers, l’edificio più alto del mondo fino al 2003.
Personalmente, ho apprezzato la sua performance nel “Scoprendo Forrester” (“Finding Forrester”) film drammatico del 2000, diretto da Gus Van Sant. Nella pellicola Connery interpreta William Forrester, scrittore di origine scozzese che salva e viene a sua volta salvato da Jamal Wallace, ragazzo di colore originario dall’ostile Bronx. Una bellissima storia di vita reale e di amicizia.
Forrester: “Lo scopo di una domanda è di ottenere informazioni che interessano a noi, e a nessun altro.”
Forrester: “Ricordati sempre che gli insegnanti amaramente delusi possono essere o molto utili o molto pericolosi.”

Entrapment

Il 2000 fu l’anno in cui Connery venne nominato cavaliere dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra.
Nel 2006, a New York, l’attore annunciò il ritiro a vita privata, e fu, in seguito, premiato dal American Film Institute con il Premio alla Carriera.
Circa il futuro, nel lontano 1964, Connery dichiarava: “Credo che più di ogni cosa, mi piacerebbe essere un vecchio con un buon viso. Come Hitchcock. oppure Picasso. Questi hanno lavorato duramente per tutta la vita, ma non c’è segno di stanchezza sui loro volti. Non hanno mai sprecato una giornata con il tipo di sciocchezze che ingombra le vite.” (intervista rilasciata a Pete Hamill del The Saturday Evening Post il 6 giugno 1964 – “Bottled in Bond”).
Che personaggio!

Whitout The Grail (Tv)

Macbeth (Tv)

Anna Karenina (Tv)

An Age Of Kings (Tv)

Adventure Story (Tv)

Scotland Yard sezione omicidi

La grande porta grigia

La collina del disonore

I piloti dell’inferno

Estasi d’amore

Club di gangster

Shalako

Riflessi in uno specchio scuro

Rapina record a New York

Meteor

L’uomo che volle farsi re

La tenda rossa

La prima grande rapina al treno

La donna di paglia

Il vento e il leone

Il terrore corre sul fiume

Il prossimo uomo

Il bandito dell’Epiro

I cospiratori

Darby Ogill e il re dei folletti

Cuba

Casa Russia

Atmosfera zero

Assassinio sull’Orient Express

Scherzi del cuore

5 giorni un’estate

Mai dire mai

Zardoz

Una splendida canaglia

The rock

The avengers

Sword of the Valiant

Sol Levante

Scoprendo Forrester

Quell’ultimo ponte

Obiettivo mortale

La giusta causa

La leggenda degli uomini straordinari

Il primo cavaliere

Il presidio

2003 La leggenda degli uomini straordinari
2003 Freedom: A History of Us (TV Series documentary)
2000 Scoprendo Forrester
1999 Entrapment
1998 Scherzi del cuore
1998 The Avengers – Agenti speciali
1996 The Rock
1995 Il primo cavaliere
1995 La giusta causa
1994 Alla ricerca dello stregone
1993 Sol levante
1992 Mato Grosso
1991 Robin Hood – Principe dei ladri
1991 Highlander II – Il ritorno
1990 La casa Russia
1990 Caccia a Ottobre Rosso
1989 Sono affari di famiglia
1989 Indiana Jones e l’ultima crociata
1988 Alla scoperta di papà
1988 Il presidio – Scena di un crimine
1987 The Untouchables – Gli intoccabili
1986 Il nome della rosa
1986 Highlander – L’ultimo immortale
1984 Sword of the Valiant: The Legend of Sir Gawain and the Green Knight
1983 Mai dire mai
1982 Cinque giorni una estate
1982 Obiettivo mortale
1981 I banditi del tempo
1981 Atmosfera zero
1979 Cuba
1979 Meteor
1979 1855 – La prima grande rapina al treno
1977 Quell’ultimo ponte
1976 Il prossimo uomo
1976 Robin e Marian
1976 Circasia (Short)
1975 L’uomo che volle farsi re
1975 Il vento e il leone
1975 Ransom, stato di emergenza per un rapimento
1974 Assassinio sull’Orient Express
1974 Zardoz
1973 Riflessi in uno specchio scuro
1971 Agente 007 – Una cascata di diamanti
1971 Rapina record a New York
1970 I cospiratori
1969 La tenda rossa
1969 ITV Saturday Night Theatre (TV Series)
1969 Male of the Species (TV Movie)
1968 Shalako
1967 Agente 007 – Si vive solo due volte
1966 Una splendida canaglia
1966 Un mondo nuovo
1965 Agente 007 – Thunderball: operazione tuono
1965 La collina del disonore
1964 Agente 007 – Missione Goldfinger
1964 Marnie
1964 La donna di paglia
1963 A 007, dalla Russia con amore
1962 Agente 007 – Licenza di uccidere
1962 Il giorno più lungo
1961 Anna Karenina (TV Movie)
1961 A 077, dalla Francia senza amore
1961 Scotland Yard sezioni omicidi
1961 Adventure Story (TV Movie)
1961 Macbeth (TV Movie)
1956-1960 ITV Play of the Week (TV Series)
1960 Without the Grail (TV Movie)
1960 An Age of Kings (TV Series)
1960 Riders to the Sea (TV Short)
1960 BBC Sunday-Night Play (TV Mini-Series)
1959 Il terrore corre sul fiume
1959 Darby O’Gill e il re dei folletti
1959 Disneyland (TV Series)
1958 Armchair Theatre (TV Series)
1958 Women in Love (TV Movie)
1958 Titanic latitudine 41 Nord
1958 Estasi d’amore – Operazione Love
1957 ITV Television Playhouse (TV Series)
1957 La grande porta grigia
1957 Il bandito dell’Epiro
1957 Anna Christie (TV Movie)
1957 I piloti dell’inferno
1957 BBC Sunday-Night Theatre (TV Series)
1957 Blood Money (TV Movie)
1957 Club di gangsters
1957 The Jack Benny Program (TV Series)
1956 Sailor of Fortune (TV Series)
1956 The Condemned (TV Movie)
1956 Dixon of Dock Green (TV Series)
1954 Simon
1954 Le armi del re (uncredited)

Charles Bronson

Charles Bronson. Il suo stato naturale di conversazione è il silenzio.
Lo dipingeva così Roger Joseph Ebert, critico cinematografico del Chicago Sun Times e sceneggiatore statunitense, che vinse, nel 1975, il premio Pulizer per la critica.
Non è stato compito facile scrivere una biografia di Charles Bronson. Se la riservatezza delle stelle del cinema è proverbiale, nel caso di Bronson il riserbo risulta addirittura contrastante con la sua scelta professionale. Infatti, l’attore non rivelava informazioni, non divulgava particolari e non esprimeva teorie o giudizi riferiti ai suoi film. “Sono solo un prodotto come un pezzo di sapone, da vendere nel miglior modo possibile”, diceva.

Parlava veramente poco Charles Bronson:”Perché sono intrattenuto più dai miei pensieri che dai pensieri degli altri. Non mi dispiace rispondere alle domande. Tuttavia, in una conversazione, finisco per diventare solamente un paio di orecchie.
Io non ho amici, e io non voglio nessun amico. I miei figli sono i miei amici.

Charles Buchinsky, nacque nel 1921, il terzo freddo giorno di novembre, nei bacini di Ehrenfeld, Pennsylvania, undicesimo di quindici figli di un minatore di carbone lituano, analfabeta, il quale morì quando Bronson aveva dieci anni.
Prima di diventare star del cinema mondiale, tra il 1939 ed il 1943, Bronson lavorò nelle miniere di carbone e fu arrestato in ben due occasioni; una volta per aggressione ed un’altra per rapina.
Di recente, mi è capitato tra le mani un libro scritto sulle esperienze di vita delle persone che lavoravano nelle miniere di carbone in America, a Harlan County, Kentucky, al centro della regione mineraria dei monti Appalachi. Il libro racconta come I ragazzi che lavoravano nelle miniere coi vecchi minatori venivano chiamati chalkeyes, “occhi di gesso“. Al fine di eludere le leggi sul lavoro infantile, le grosse compagnie dell’industria mineraria facevano entrare i ragazzi nelle miniere e raccomandavano loro di caricare il carbone sul contrassegno del padre, oppure su quello di un minatore più anziano. Così facendo, in caso di incidente o decesso, la compagnia dichiarava che il minore non risultava sul libro paga, esimendosi da qualsiasi responsabilità civile e/o penale. (“America profonda: due secoli raccontati da Harlan County, Kentucky” di Alessandro Portelli)

Nel film Pat and Mike,con Spencer Tracy

Nel film La città spenta

Leggendo, in seguito, l’intervista rilasciata da Bronson nel 1974 al critico Roger Ebert, appresi che l’attore, da giovane, aveva lavorato nelle miniere di carbone. Pensai alle storie di vita dei minatori; pensai alle persone che dovettero farsi forza per scendere, giorno dopo giorno, nelle gallerie oscure, affrontare turni pesanti di dieci o dodici ore, sentire i muscoli dolenti, il bruciore delle cicatrici sulle gambe ed il gonfiore delle ginocchia, il tutto per una paga modesta, al limite della sopravvivenza. Sicuramente, una simile esperienza lavorativa, sopratutto se vissuta in una giovane età, può plasmare per sempre il carattere e la fisionomia di un uomo.

Charles Bronson, indipendentemente dai ruoli rivestiti nella lunga carriera cinematografica, penso abbia conservato l’animo del ragazzo coi occhi di gesso; un animo silenzioso che è stato compreso e potenziato unicamente dal regista romano Sergio Leone, nel “C’era una volta il West”. Se non vi dispiace, però, di questo film e del ruolo di Bronson in esso parlerò più avanti.
Come anticipavo, prima di diventare il star del cinema più popolare del mondo, Bronson assunse lavori umili. Fu impiegato come portalettere, panettiere e, perfino, raccoglitore di cipolle, il tutto dopo aver svolto servizio militare durante la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo la guerra, infatti, Bronson tornò a casa, ma non alle miniere. Prese a raccogliere cipolle nello stato di New York e, poi, ottenne la sua tessera nel sindacato dei panettieri. Lavorava per tutta la notte in una panetteria di Philadelphia e prendeva lezioni d’arte in serata.

La legge del mitra

La vera storia di Lucky Welsh

Decise, in seguito, che “capiva più sul disegno di quanto capisse il maestro stesso.” Mollò il corso d’arte e andò a New York City, con l’idea che avrebbe potuto provare a recitare. “Perché no” si chiese. “Sembrava un modo facile per fare soldi. Un amico mi portò ad una rappresentazione teatrale e pensai che potevo provarci anch’io. Non avevo nulla da perdere. Girovagai per New York facendo qualche comparsa qua e là; non ero davvero sicuro in quel momento se volevo fare l’attore o meno. Non avevo alcun incoraggiamento. Vivevo nella mia mente, generando la mia adrenalina. Nessuno fece caso di me. Recitavo in commedie di cui nemmeno mi ricordo il nome. Nessuno ricorda. Ero in qualcosa di Moliere – io non so nemmeno come si chiamasse.”

Leggendo le dichiarazioni dell’attore stesso, possiamo affermare che Bronson ebbe grossa fortuna! Riuscì ad emergere dal ceto proletario e raggiunse una condizione agiata – si presume fosse l’attore di cinema più pagato dei suoi tempi. Negli anni ’70, in Giappone, un cartellone esibiva il suo nome lungo un grattacielo (chi sa quanto alto?).
La sua escalation cinematografica ebbe inizio nel 1951, con il film “Il comandante Johnny” (“You’re in the Navy Now”), regia di Henry Hathaway. Stando alle affermazioni dell’attore, Bronson ottenne la parte solamente per la sua capacità di ruttare al momento, talento acquisito e coltivato nei tempi di Ehrenfeld.
Sbirciando tra i film degli anni ’50, compaiono i primi personaggi interpretati da Bronson: scaricatore di porto, indiano, spia russa ecc.
Bronson, infatti, fa una delle sue prime apparizioni nel ruolo di un scaricatore di porto nel film “Luci sull’asfalto” (“The Mob”), regia di Robert Parrish. Si tratta di un noir anni ’50 (precisamente, 1951), basato sul romanzo “Waterfront” di Ferguson Findley. Il film ha come protagonista un ottimo Broderick Crawford nel ruolo di uno sbirro che si infiltra nella mafia per contrastare le attività illecite nei cantieri navali.

Quando l’inferno si scatena

La maschera di cera

Seguono i film:
Lui e lei” (“Pat and Mike”), regia George Cukor – simpatica commedia romantica del 1952, incentrata sulla coppia Katharine Hepburn (Pat), nel ruolo di una campionessa di golf, e Spencer Tracy (Mike), in quello dell’allenatore e impresario che mette a dieta Pat al fine di migliorarle le prestazioni sportive. Ovviamente, Pat finisce per innamorarsi di lui. Nella pellicola c’è spazio per qualche breve comparsa di Bronson, accreditato con il cognome Buchinski.
La maschera di cera” (“The House of Wax”), regia di André de Toth – ottimo horror/thriller del 1953, che ricorda indubbiamente il film degli anni ’30, diretto dal regista Michael Curtiz. Film memorabile per l’impeccabile interpretazione di Vincent Price nel ruolo dell’artista / scultore assassino e la silenziosa apparizione di Charles Bronson nel ruolo di Igor.
La città è spenta” (“Crime Wave”), regia di André de Toth – poliziesco inquietante del 1954, che vede come protagonista Sterling Hayden nel ruolo del detective Sims e Charles Bronson, accreditato Buchinsky, nel ruolo di Ben Hastings.
L’ultimo Apache” (“Apache”), regia Robert Aldrich – del 1954, uno dei primi western realizzati da Aldrich, con un vigoroso Burt Landcaster nel ruolo di Massai, luogotenente del capo degli indiani Apache e ultimo guerriero della sua tribù in fuga. In questa pellicola Bronson interpreta un ruolo secondario, la parte di Hodo, comparendo, ancora una volta con il cognome Buchinsky.

Rullo di tamburi” (“Drum Beat”), regia Delmer Daves – western del 1954, che evoca il conflitto occorso tra gli anni 1872 e ’73, nel sud dell’Oregon e nel nord della California tra l’esercito statunitense e la tribù di nativi americani dei Modoc. In questo film Bronson interpreta Kintpuash, ovvero, il capitano Jack. In seguito, nel 1956, Daves avrebbe diretto nuovamente Bronson nel western dal carattere sentimentale “Vento di terre lontane” (“Jubal”).
La tortura della freccia” (“Run of the Arrow”), regia Samuel Fuller – un buon western del 1957, ambientato nel 1865 (fine della Guerra di secessione), che i fans del genere ricordano indubbiamente per la memorabile interpretazione di Rod Steiger nel ruolo del sudista ribelle O’Meara; al giovane Bronson le venne attribuita la parte di Blue Buffalo.

La legge del mitra” (“Machine Gun Kelly”), gangster movie datato 1958 e girato, sorprendentemente, in soli otto giorni; il regista Roger Corman dirige Charles Bronson, Susan Cabot, Morey Amsterdam, Richard Devon in una pellicola basata sulla vita del celebre George R. Kelly (detto Machine Gun), criminale ai tempi del proibizionismo.
Brevemente, la trama: l’azione si svolge negli Stati Uniti, nel periodo successivo al proibizionismo. Machine Gun Kelly sta mettendo in atto, insieme alla sua banda e alla sua donna, Flo (Susan Cabot), una rapina in banca. La rapina, alquanto concitata, causa la perdita di un braccio al suo amico e “collega” Michael Fandango (Morey Amsterdam). I rapporti, all’interno del gruppo, diventano piuttosto tesi. In seguito, Kelly, spinto da Flo, rapisce la figlia di un ricco uomo d’affari per chiedere un riscatto, una decisione che… . Il film è il primo in cui Bronson, allora trentaseienne, interpreta un ruolo da protagonista.

L’ultimo Apache

Charles Bronson in Rullo di tamburi

La vera storia di Lucky Welsh” (“Showdown at Boot Hill”), regia di Gene Fowler Jr. – un western abbastanza debole del 1958, che mette al centro la storia del marshal – ovvero, sceriffo – pistolero Luke Welsh, interpretato da Bronson, il quale dopo aver eliminato un criminale locale, si trova costretto ad affrontare la furia della comunità.
Se posso permettermi un consiglio: da evitare.

Sacro e profano” (“Never so few”), regia di John Sturges – film drammatico e bellico del 1959, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, con protagonisti Frank Sinatra e Gina Lollobrigida, ed una parte secondaria per Bronson, nel ruolo di un certo sergente John Danforth.

Successivamente, nel 1960, il regista Sturges dirige nuovamente Bronson nel film “I magnifici sette” (“The Magnificent Seven”) – pellicola da top position del genere western, con protagonisti che sono passati alla storia del cinema come i Sette Samurai del West.
Proprio così, perché Sturges mette in scena la crème de la crème degli attori del tempo: Yul Brynner, Eli Wallach, Charles Bronson, Steve McQueen, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn. L’azione si svolge intorno al 1880, in un paese alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Chris Adams (Brynner), un pistolero professionista, viene ingaggiato dal capo del villaggio messicano di Ixcatlan perché ne protegga i contadini dalle scorrerie della banda di Calvera (Eli Wallach).
Calvera: “C’è un proverbio qui da noi: un ladro che ruba a un altro ladro e perdonato per cento anni.
Accettato l’incarico, arruola sei compagni per difendere il villaggio. I sette si installano a Ixcatlan e, quando arriva Calvera con i suoi bandidos, lo mettono in fuga. Il villaggio festeggia l’avvenimento, ma ben presto tra i peones si manifesta un sentimento di disagio per la presenza dei pistoleri. Comunque, per liberare definitivamente il villaggio dal pericolo di Calvera, i sette tentano una sortita notturna; ma nel frattempo Calvera e i suoi hanno occupato il villaggio. Ritornati al villaggio Calvera li sorprende, li circonda, li disarma e intima loro di ritornare negli States. Sotto scorta li fa accompagnare al confine. A questo punto i sette prendono il compito loro assegnato come una questione d’onore e tornano indietro a difendere il villaggio. Riusciranno nel loro intento, anche se a caro prezzo… .
Memorabile, inoltre, la colonna sonora composta da Elmer Bernstein, nominata al Premio Oscar.

La tortura della freccia

Sacro e profano

Charles Bonson proseguiva la sua carriera con “Il padrone del mondo” (“Master of the World”) del 1961, diretto da William Witney, una pellicola d’avventura e fantascienza e con “I quattro del Texas” (“4 for Texas”) commedia western diretta da Robert Aldrich, del 1963, in cui compare accanto a Frank Sinatra, Dean Martin, Anita Ekberg e Ursula Andress.

Successivamente, nel 1963, John Sturges assegnava a Bronson il ruolo del tenente Danny Velinski, in uno dei migliori film sulla guerra mai realizzati, basato su una storia vera: “La grande fuga” (“The Great Escape”).
La pellicola tratta la storia della grossa fuga dei prigionieri alleati da un campo di concentramento tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale; a causa del gran numero di tentativi di evasione effettuati dai piloti alleati, il comando tedesco decide di concentrare tutti gli esperti in fughe in un unico campo: “tutte le mele marce in un unico paniere, per poterle controllare meglio”. Tuttavia, l’organizzazione della fuga viene pianificata e realizzata meticolosamente, grazie anche all’individuazione di alcune figure chiave, tra cui uno scassinatore, uno specialista in tunnel (il tenente Velinski), un falsario, un falegname, un sarto; inoltre viene messa in piedi una massiccia rete di collaboratori che predispone documenti, abiti civili, cartine, biglietti ferroviari, razioni di viveri e quanto altro si renda necessario. Purtoppo, durante i festeggiamenti organizzati dai prigionieri americani per ricordare la ricorrenza del Indipendence Day, il tunnel “Tom” viene scoperto dalle guardie dello Stalag. Ciononostante, sono 76 i prigionieri che riescono a uscire dal campo attraverso il tunnel “Harry” prima che le guardie diano l’allarme. Diretti verso diverse destinazioni, i prigionieri in fuga vengono braccati dalla Gestapo, con inseguimenti spesso rocamboleschi e molto spettacolari, accompagnati dall’azzeccata colonna sonora composta da Elmer Bernstein.
Di questo film, tuttavia, non mi è rimasta impressa l’immagine del personaggio interpretato da Bronson, bensì quella del capitano Hilts (Steve McQuenn) in sella alla Triumph TR6 Trophy. Memorabile!

Castelli di sabbia

La battaglia dei giganti

Castelli di sabbia” (“Sandpiper”), regia di Vincente Minnelli – film melodrammatico del 1965, costruito sulla coppia protagonista Liz Taylor e Richard Burton, in cui Bronson interpreta un ruolo secondario, il personaggio Cos Erickson.

La battaglia dei giganti” (“The Battle of Bulge”), diretto da Ken Annakin – film bellico del 1965, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui spiccano le interpretazioni di Henry Fonda nel ruolo del tenente colonnello Kiley e Robert Shaw in quello del fanatico colonnello Hessler; Charles Bronson si aggiudica la parte dell’impavido maggiore Wolenski.

Questa ragazza è di tutti” (“This Property is Condemned”), film melodrammatico diretto nel 1966 da Sydney Pollack. Nella pellicola ispirata da un atto unico di Tennesse Williams, compaiono: l’attore più famoso degli Sati Uniti d’America, Robert Redford, ed il più famoso del mondo, Charles Bronson, accanto alla splendida Natalie Wood, la quale interpreta il difficile ruolo di Alva, disperata sognatrice, dal precario equilibrio psichico, divisa tra una favolosa vita immaginaria ed una degradante quotidianità.
Nonostante le buone prestazioni degli attori e la bella fotografia che caratterizza l’intera pellicola, all’epoca del lancio il film di Pollack non fu apprezzato dal pubblico. Infatti, fu solamente la Wood a ricevere una nomination ai premi Golden Globe.

Quella sporca dozzina” (“The Dirty Dozen”), avvincente film d’azione bellica “condito” con scene comiche, diretto nel 1967, da Robert Aldrich. Il regista mette in scena un ottimo cast tra cui spiccano i nomi di: Lee Marvin, Ernest Borgnine, Robert Ryan, John Cassavetes, Jim Brown,George Kennedy, Trini López, Telly Savalas e Donald Sutherland. Charles Bronson, nuovamente, interpreta un personaggio duro ed imperturbabile di nome Joseph Wladislaw. Brevemente, la trama: alla vigilia dello sbarco in Normandia delle truppe alleate, un gruppo di dodici galeotti viene addestrato dall’esercito statunitense per compiere un’importantissima e difficilissima missione segreta: prendere d’assalto un castello dove si trova il quartier generale tedesco. Se i galeotti riusciranno nella missione, otterranno in cambio la commutazione della pena. La pellicola ebbe gran presa al pubblico e riscosse qualche nomination agli Oscar ed ai premi Golden Globe.

Questa ragazza è di tutti

Il primo importante successo cinematografico europeo per Bronson fu il film “Due sporche carogne – Tecnica di una rapina” (“Adieu l’ami”, “Farewell Friend”), regia di Jean Herman. Un noir del 1968, ambientato a Parigi, indubbiamente memorabile per l’apparizione a torso nudo di Delon e Bronson, nei ruoli di due malviventi che progettano la rapina di una banca e … per poco altro.

Tuttavia, il 1968 fu l’anno di svolta, tanto nella vita privata, quanto in quella professionale dell’attore.
Bronson conobbe Jill Ireland, conobbe l’amore.
Fu sposato tre volte: la prima nel 1949 con Harriet Tendler dalla quale ebbe due figli (Suzanne e Tony) e dalla quale divorziò dopo diciotto anni di matrimonio. Il secondo matrimonio lo unì all’attrice Jill Ireland: i due ebbero una figlia, Zuleika, e adottarono anche un’altra bambina, figlia di un’amica di Jill, Katarina. Bronson si sposò una terza volta nel 1998 con Kim Weeks di quarant’anni più giovane di lui.

È cosa nota che Jill fu la donna della sua vita.
Bronson stette vicino alla moglie nella malattia che durò sei anni e terminò con la morte dell’attrice nel 1990: “Quando ami qualcuno, senti il suo dolore. E ‘ per questo che alcuni mariti hanno le nausee mattutine quando le loro mogli sono in stato di gravidanza. Parlare di questo argomento mi risulta difficile. Non avrei detto a Jill come mi sentivo. Mi sono comportato in maniera opposta ai miei sentimenti. Devo esserle sembrato forte. Non volevo scoraggiarla. Ho tenuto duro, diciamo che mi sono comportato da britannico . Naturalmente, lei aveva capito. La paura ti colpisce. Questo è quello che si sente dapprima. Poi, rabbia e frustrazione. Parte del problema è quanto poco conosciamo circa il tradimento del corpo quando si ribella contro se stesso.(…) Abbiamo scoperto che i specialisti non sanno tanto quanto pensavamo. Quindi, si pensa che forse ci sono altre risposte. Non ci sono, però se credi che qualcosa possa aiutarti, ti aiuterà, ma non curerà. Che uomo sarei stato se non l’avessi aiutata? Sentivo insieme a lei – non il dolore fisico, ovviamente, ma tutta la sua angoscia. Non potevo essere distaccato. Aveva bisogno di qualcuno che capisse cosa stava accadendo nella sua mente. Io c’ero per questo.

Nel ruolo di Armonica in C’era una volta il West

Quanto alla carriera, nel 1968 accade l’incontro destinico tra Bronson ed il regista Sergio Leone.

Nacque così “C’era una volta il West” film del 1968, pilastro della trilogia del tempo (“Giù la testa” 1971 e “C’era una volta in America” 1984) dell’impareggiabile Sergio Leone.
Al fine di una miglior comprensione del ruolo interpretato da Bronson in questa pellicola, vorrei invitare i gentili lettori del sito ad approfondire la trama, leggendo la recensione pubblicata dal mio amico PaulTemplar.
Anticipavo la trilogia del tempo per far notare che, se per Leone questo film segna l’inizio della seconda fase nella carriera, decisamente la segna anche per Bronson.
Infatti, per la prima volta, l’uomo coi occhi di gesso compare in un personaggio muto, introverso, quasi restio al contatto fisico con gli altri personaggi raccontati sulla scena.
Diretti abilmente dal regista romano, gli occhi di gesso assumono una dimensione nuova dell’agire.

Infatti, stando alle dichiarazioni di coloro che lo hanno incontrato personalmente, la presenza di Bronson risultava inquietante. Dicesi che, l’attore sembrava davvero un tipo violento: i suoi occhi di felino vigile e circospetto, gli avambracci muscolosi, il modo in cui camminava… .
Altri attori potevano sembrare violenti nei loro ruoli; Lee Marvin, certamente, e Robert Mitchum e Clint Eastwood. Ma di persona, non incutevano il senso di aggressività che trasmetteva Bronson.
La pellicola rappresenta un’incursione sentimentale e vitale, come poche altre, all’interno dell’ambiente storico end of the Old West, che tramonta con la costruzione della ferrovia.
Bronson, nella parte del pistolero Armonica, abbandonate le vesti del soldato e del malvivente, diventa il prototipo, senz’altro il simbolo, del giustiziere, il quale “quando dovrebbe parlare, suona… quando dovrebbe suonare, parla.”
Una delle mie frasi preferite del personaggio Armonica: “Non gli ho salvato la vita! Non l’ho lasciato uccidere. Non è la stessa cosa.

L’uomo venuto dalla pioggia

I magnifici 7

Questo film corona l’ambizione di Sergio Leone di dirigere sia Henry Fonda, attore assai costoso per le tasche italiane sino a quel momento, che Charles Bronson “faccia di granito”, il quale rifiutò la proposta di Leone di assumere il ruolo “dell’uomo senza nome” nella “trilogia del dollaro”.
Quanto a Claudia Cardinale, ovvero Jill McBain, le è stata ascritta un’ottima performance nella parte della rosa dell’West.
In seguito, la carriera di Bronson proseguiva con:
L’uomo venuto dalla pioggia” (“Le passager de la pluie”), regia di René Clément – buon thriller del 1969, ricco di colpi di scena, centrato sulla coppia Charles Bronson – Marlène Jobert. Sicuramente da vedere.

Al soldo di tutte le bandiere” (“You can’t Win ‘Em All”), regia Peter Collinson – film di avventura e guerra del 1970, ambientato in Turchia, ove nel 1922 un avventuriero statunitense, Adam Dyer (Tony Curtis), dopo un breve soggiorno nel luogo, decide di mettersi in società con una banda di contrabbandieri, guidati da un certo Josh Corey (Charles Bronson). Ben presto i due diventeranno amici, ma la guerra civile si farà sempre più dura, e il gruppo dovrà scegliere se vendere armi e, quindi, se schierarsi dalla parte del sultano o da quella dei rivoluzionari… .

Chato

Città violenta” diretto da Sergio Sollima, è un noir del 1970 in cui Bronson interpreta un killer dall’aspetto e carattere glaciale, di nome Jeff Heston, il quale finisce nella trappola tesa dalla malavita organizzata. Due scene memorabili: l’inseguimento in auto ed il silenzio nell’ascensore. Oltre a Bronson, nel cast: Jill Ireland, Telly Savalas ed Umberto Orsini. Una menzione particolare per la colonna sonora composta da Ennio Morricone, ripresa in “Milano odia, la polizia non può sparare” del 1974.

L’uomo dalle due ombre” (“De la part des copains”), film d’azione del 1970, diretto da Terrence Young, regista dei primi tre film 007: “Dr. No”, “Dalla Russia con amore” e “Thunderball”. Accanto a Bronson, nel film compaiono Liv Ullmann e James Mason.
Joe Valachi… I segreti di Cosa Nostra” (“The Valachi Papers”), film drammatico, un’incursione nel mondo dei gangster, del 1972 diretto da Terence Young. I protagonisti sono: Charles Bronson, Lino Ventura, Jill Ireland e Walter Chiari. La pellicola è basata sul libro biografico “The Valachi Papers” (“La mela marcia”) di Peter Maas, celebre giornalista che ha scritto la biografia dell’agente di polizia Frank Serpico (da cui è tratto l’altrettanto celebre film di Sidney Lumet “Serpico”, con Al Pacino).
Tra gli anni 1972 e 1973 Michael Winner diresse Bronson in ben tre pellicole: “Chato” (“Chato’s Land”), “Professione assassino” (The Mechanic)

Al soldo di tutte le bandiere (nella foto,accanto a Tony Curtis)

Città violenta

e “L’assassino di pietra” (“The Stone Killer”).
Successivamente, nel 1974, Winner riprende, a modi suoi, il personaggio creato da Sergio Leone nel 1968 e lo plasma secondo le esigenze dei tempi, e, ovviamente, del botteghino, creando la figura del giustiziere moderno in un film che passera alla storia come un cult ed un must per tutti i cinefili: “Il giustiziere della notte” (“Death Wish”). Il film, girato a New York alla fine di un gelido febbraio, ebbe, addirittura, quattro sequel: 1981, 1985, 1987 e 1994 (non tutte girate da Winner).
La pellicola racconta circa un architetto di mezza età di New York che respinge la violenza, fino a quando succede che la sua figlia viene violentata e la moglie uccisa. Poi, l’architetto diventa uno strumento di vendetta. Percorre le strade impestate di criminalità in veste di bersaglio facile e, quando i malviventi lo attaccano, li uccide. Ai gentili lettori suggerisco di consultare la recensione presente su questo blog, ben scritta e corredata di ottime fotografie.
Nei film d’azione come quelli di Winner, Bronson diceva che non c’era molto tempo per la recitazione. “Dovevo fornire una presenza. Non ci sono mai scene abbastanza lunghe dedicate al dialogo per poter approfondire il personaggio.
Le sue affermazioni potrebbero suonare come mancanza di modestia. Tuttavia, non lo sono. Bronson descriveva con semplicità i suoi ruoli. Considerava se stesso un professionista che poteva svolgere il compito senza investire “un sacco di ego in esso”. Era parte del suo orgoglio di mestiere.
Per Charles Bronson il lavoro era importante non perché produceva grandi film, ma perché gli permetteva di fornire una vita straordinariamente confortevole alla famiglia.

Circa il rapporto lavorativo con il regista Winner, Bronson dichiarava: “Winner è un uomo intelligente, e mi piace. Ma non abbiamo mai discusso la filosofia di un film.”

Testimonianze raccontano che una notte, a New York, la compagnia “Death Wish” si riunì per girare una scena all’esterno di un negozio di alimentari, in alto a Broadway. Bronson disse che, dal momento che era lì comunque, avrebbe fatto un po’ di shopping. Aprì una scatola di biscotti. Un vecchio, un personaggio newyorkese un tantino pazzo, stava rimproverando una scatola di Hershey perché non riusciva ad aprirla. Bronson la aprì per lui. L’uomo a malapena si accorse della sua presenza. Intanto, Michael Winner beveva il caffè dall’altra parte della strada, parlando di Bronson: “Ha una grande forza sullo schermo, anche quando è fermo o in un ruolo completamente passivo, c’è una profondità, un mistero – c’è sempre la sensazione che qualcosa accadrà”.
Nel 1977 Bronson partecipa come protagonista accanto a Lee Remick al fim di genere spionaggio “Telefon”, diretto da Ron Siegel. La pellicola è tratta da un romanzo del 1975 di Walter Wager che abborda ampiamente il tema delle tecniche di lavaggio del cervello.

L’uomo dalle due ombre

Joe Valachi,i segreti di Cosa nostra

Tra le pellicole degli anni ’80, oltre alle sequel del giustiziere, il pubblico ricorda Bronson per le apparizioni nei film:

Caccia selvaggia” (“Death Hunt”), del 1980 diretto da Peter Hunt. Bronson e Marvin tornano qui insieme quindici anni dopo “Quella sporca dozzina”. Andrew Stevens, Carl Weathers e Angie Dickinson sono i co-protagonisti di questa storia vera di un fuggitivo chiamato il Cacciatore Pazzo e di un feroce assassino che scioccò il Canada. Brevemente, la trama: il 31 dicembre 1931 il cacciatore solitario Albert Johnson (Bronson) uccide un uomo per legittima difesa nella sua remota capanna sui monti nello Yukon. Alcuni giorni dopo, il duro poliziotto Edgar Millen raduna con riluttanza un gruppo di uomini armati per arrestare Johnson per omicidio. Nel brutale assedio alla capanna, Johnson ucciderà altri quattro uomini prima di fuggire sulle montagne innevate. Poiché l’episodio è sotto gli occhi di tutta la nazione, Millen veniva forzato ad inseguire Johnson a piedi, in slitta e con un aereo, in un disperato tallonamento che avrebbe portato i due uomini dall’orlo della sopravvivenza ed a quello della vendetta. Bellissimi i paesaggi naturali canadesi in cui si svolge l’azione.
Dieci minuti a mezzanotte” (“10 to Midnight”), è il quarto film diretto da J. Lee Thompson con Bronson come protagonista; un film poliziesco che mescola elementi thriller ed elementi di film slasher (termine derivante dal verbo “to slash” che in lingua inglese significa ferire profondamente con un’arma da taglio). La pellicola è ispirata al massacro di otto allieve infermiere del South Chicago Community Hospital avvenuto il 14 luglio 1966, ad opera del feroce killer Richard Speck. Bronson interpreta con successo il ruolo del poliziotto/giustiziere Leo Kessler, giustiziere appunto perché disposto a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di inchiodare l’assassino.

Caccia selvaggia

10 minuti a mezzanotte

Soggetti proibiti” (“Kinjite: Forbidden Subject”), del 1989 diretto da J. Lee Thompson. È un film d’azione/thriller con Charles Bronson, Juan Fernández e Perry Lopez. È stato il nono e ultimo film che Thompson e Bronson hanno fatto insieme (oltre ad essere l’ultimo film della carriera di Thompson. La parola giapponese Kinjite significa “proibito”.
Nel 1991 venne girato “Lupo solitario” (“The Indian Runner”) diretto da Sean Penn, al suo debutto nella regia. Il film è caratterizzato dal fatto che la trama è completamente ispirata da una sola canzone di Bruce Springsteen, Highway Patrolman, dell’album Nebraska del 1982. I personaggi, le ambientazioni e lo stile narrativo sono una trasposizione fedele della canzone, di cui il film diventa omaggio ed estensione.
Pur avendo ingaggiato attori di prim’ordine e utilizzando una sceneggiatura particolare, la pellicola per gli argomenti trattati è stata distribuita prevalentemente nel circuito dei film indipendenti e non è mai divenuta un successo commerciale su larga scala. Infatti, la pellicola utilizza scene di forte impatto, ineccepibili come lavoro regisorale, ma che possono turbare ed irritare lo spettatore (nudi maschili ed un parto ripreso dettagliatamente).
Il film è costruito sul rapporto ed il conflitto tra due fratelli, Joe (David Morse) e Frank Roberts (Viggo Mortesen). Joe è lo sceriffo di una piccola cittadina agricola del Nebraska, Plattsmouth, Frank è un soldato dell’esercito degli Stati Uniti. Lo sceriffo Joe Roberts conduce una vita tranquilla ed è sposato con Maria, una giovane donna messicana per la quale ha dovuto affrontare e combattere conto pregiudizi razzisti del padre. L’anziano signor Roberts è Charles Bronson.
La vita dei due fratelli separati è scossa dalla morte del padre: Frank incontra il fratello dopo essere tornato dalla guerra in Vietnam. È diventato un uomo scontroso e cupo, incapace di starsene fuori dai guai. Joe, paziente ed amorevole nei confronti del fratello ritrovato, cerca di ricostruire una vita per lui e per suo fratello, ricordando la loro infanzia trascorsa insieme. Frank ha una relazione con una ragazza del posto, Dorothy (Patricia Arquette), che darà alla luce suo figlio, dandogli una parvenza di speranza e apparente felicità nella nuova comunità in cui vive. L’indole e la solitudine di Frank Roberts prendono il soppravvento: uccide Caesar, il gestore dell’unico bar del paese. Il fratello sceriffo è quindi messo in conflitto tra l’amore che prova verso il fratello e la sua integrità di poliziotto: lo insegue fino al confine e decide di accostare lasciando il fratello libero di scappare. Il film si chiude con una citazione di Tagore: “Ogni nuovo bambino che nasce porta il messaggio che Dio non è ancora scoraggiato dall’uomo”.

Lupo solitario

Charle Bronson concluse la sua carriera con apparizioni in film diretti per il piccolo schermo: “Sospetti in famiglia” (“Family of cops”) (1995), “Sospetti in famiglia 2” (1997),“Sospetti in famiglia 3” (1999), interpretando l’ispettore Paul Flein.

Si spense in un giorno di sabato di fine estate nell’ospedale Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles. Aveva 81 anni e lasciò il ricordo di una vita privata intensa ma riservatissima, ed una pubblica dal sapore particolare: “Quando ero un ragazzino,” diceva, “disegnavo sempre. Disegnavo su carta da macelleria oppure su sacchetti della spesa. A scuola mi toccò disegnare con sapone sulle finestre. Tacchini per la Festa di Ringraziamento, cose del genere. Disegnavo qualsiasi cosa, in una linea continua, senza sollevare la matita dal foglio. Ho esibito le mie opere a Beverly Hills e andarono vendute in due settimane – non fu perché il mio nome era Charles Bronson; ho firmato Buchinsky.”

I cannoni di San Sebastian

Viva,viva Villa

A muso duro

Assassination

Assedio di fuoco

Caboblanco

Il giustiziere della notte

Il giustiziere della notte 2

Il giustiziere della notte 3

Il giustiziere della notte 4

Il giustiziere della notte 5

L’eroe della strada

Professione giustiziere

Pugno proibito

Qualcuno dietro la porta

Sole rosso

Telefon

Tiro incrociato

Twinky

Valdez il mezzosangue

 L’uomo del confine

La legge di Murphy

Il segno della giustizia

Twilight zone

The travels of Jamie

Rawhide

Hennessey

Empire

Breach of faith a family…

Bonanza

1998 Sospetti in famiglia 3 (TV Movie)
1997 Sospetti in famiglia 2 (TV Movie)
1995 Sospetti in famiglia (TV Movie)
1994 Il giustiziere della notte 5
1993 Di padre in figlia (TV Movie)
1993 La nave fantasma (TV Movie)
1991 Yes Virginia, There Is a Santa Claus (TV Movie)
1991 Lupo solitario
1989 Soggetti proibiti
1988 Il segno della giustizia
1987 Il giustiziere della notte 4
1987 Assassination
1986 L’esecuzione… una storia vera (TV Movie)
1986 La legge di Murphy
1985 Il giustiziere della notte 3
1984 Professione giustiziere
1983 10 minuti a mezzanotte
1982 Il giustiziere della notte 2
1981 Caccia selvaggia
1980 L’uomo del confine
1980 Cabo Blanco
1979 Tiro incrociato
1977 Telefon
1977 Sfida a White Buffalo
1976 I leoni della guerra (TV Movie)
1976 Da mezzogiorno alle tre
1976 Candidato all’obitorio
1975 Io non credo a nessuno
1975 L’eroe della strada
1975 10 secondi per fuggire
1974 Il giustiziere della notte
1974 A muso duro
1973 Valdez, il mezzosangue
1973 L’assassino di pietra
1972 Professione assassino
1972 Chato
1972 Joe Valachi – I segreti di Cosa Nostra
1971 Sole rosso
1971 Qualcuno dietro la porta
1970 L’uomo dalle due ombre
1970 Città violenta
1970 Al soldo di tutte le bandiere
1970 L’uomo venuto dalla pioggia
1970 Twinky
1968 C’era una volta il West
1968 Due sporche carogne – Tecnica per una rapina
1968 Viva! Viva Villa!
1968 I cannoni di San Sebastian
1967 Dundee and the Culhane (TV Series)
1965-1967 Il virginiano (TV Series)
1967 Quella sporca dozzina
1967 Il fuggiasco (TV Series)
1966 Questa ragazza è di tutti
1966 F.B.I. (TV Series)
1966 La leggenda di Jesse James (TV Series)
1965 La battaglia dei giganti
1965 Gli uomini della prateria (TV Series)
1965 La grande vallata (TV Series)
1965 Vacation Playhouse (TV Series)
1965 Castelli di sabbia
1965 Combat! (TV Series)
1965 Il californiano
1964 Bonanza (TV Series)
1963-1964 The Travels of Jaimie McPheeters (TV Series)
1963 I 4 del Texas
1962-1963 Empire (TV Series)
1963 Dottor Kildare (TV Series)
1963 La grande fuga
1957-1963 Have Gun – Will Travel (TV Series)
1962 Pugno proibito
1962 Gli intoccabili (TV Series)
1956-1962 Alfred Hitchcock presenta (TV Series)
1961 Adventures in Paradise (TV Series)
1961 Il leggendario X 15
1961 The New Breed (TV Series)
1961 Lotta senza quartiere (TV Series)
1961 I trecento di Fort Canby
1961 Ai confini della realtà (TV Series)
1961 Il padrone del mondo
1960-1961 Hennesey (TV Series)
1960-1961 Laramie (TV Series)
1961 Letter to Loretta (TV Series)
1961 One Step Beyond (TV Series)
1955-1961 General Electric Theater (TV Series)
1960 Riverboat (TV Series)
1960 The Aquanauts (TV Series)
1960 I magnifici sette
1958-1960 Playhouse 90 (TV Series)
1958-1960 Man with a Camera (TV Series)
1960 The Islanders (TV Series)
1959 Sacro e profano
1959 Yancy Derringer (TV Series)
1959 U.S. Marshal (TV Series)
1956-1958 Gunsmoke (TV Series)
1958 Quando l’inferno si scatena
1958 Tales of Wells Fargo (TV Series)
1958 The Walter Winchell File (TV Series)
1958 Solo contro i gangsters
1958 Sugarfoot (TV Series)
1958 La legge del mitra
1958 La vera storia di Lucky Welsh
1958 The Court of Last Resort (TV Series)
1957 Studio One (TV Series)
1957 Suspicion (TV Series)
1957 Colt .45 (TV Series)
1957 Richard Diamond, Private Detective (TV Series)
1957 La tortura della freccia
1957 Those Whiting Girls (TV Series)
1957 Hey, Jeannie! (TV Series)
1957 The Millionaire (TV Series)
1957 The O. Henry Playhouse (TV Series)
1957 The Sheriff of Cochise (TV Series)
1957 Studio 57 (TV Series)
1956 Wire Service (TV Series)
1956 Telephone Time (TV Series)
1956 Warner Brothers Presents (TV Series)
1956 Vento di terre lontane
1954-1956 Medic (TV Series)
1955-1956 Crusader (TV Series)
1956 Have Camera Will Travel (TV Movie)
1955 Ombre gialle
1955 Cavalcade of America (TV Series)
1955 Luke and the Tenderfoot (TV Series)
1955 The Pepsi-Cola Playhouse (TV Series)
1954-1955 Treasury Men in Action (TV Series)
1955 Stage 7 (TV Series)
1955 Public Defender (TV Series)
1955 Un pugno di criminali
1955 The Man Behind the Badge (TV Series)
1955 Lux Video Theatre (TV Series)
1954 Vera Cruz
1954 Rullo di tamburi
1954 L’ultimo Apache
1954 L’assedio di fuoco
1954 Tennessee Champ
1954 Waterfront (TV Series)
1953 Pioggia
1953 La città spenta
1953 Four Star Playhouse (TV Series)
1953 Schlitz Playhouse of Stars (TV Series)
1953 La maschera di cera
1953 Chevron Theatre (TV Series)
1952-1953 The Doctor (TV Series)
1953 Il pagliaccio
1952 Polizia militare
1952 The Roy Rogers Show (TV Series)
1952 Immersione rapida
1952 The Red Skelton Show (TV Series)
1952 Biff Baker, U.S.A. (TV Series)
1952 Paradiso notturno
1952 Uragano su Yalù
1952 Corriere diplomatico
1952 Lui e lei
1952 Vivere insieme
1952 I miei sei forzati
1952 Duello nella foresta
1951 Luci sull’asfalto
1951 Omertà
1951 Il comandante Johnny
1949 Fireside Theatre (TV Series)

Romolo Valli

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Il desiderio di conoscere ed approfondire il percorso professionale di Romolo Valli ha condotto le mie ricerche verso l’ambiente del teatro italiano del secondo dopoguerra. Stranamente, fino a questo scritto, ho sempre associato la Seconda Guerra Mondiale al dramma delle persone, alle perdite umane, tralasciando in qualche modo l’effetto sconvolgente della guerra sull’economia o sulle arti. Tuttavia, il tempo trascorso a leggere e guardare il teatro è divenuto, in seguito, un paziente maestro che mi ha trasmesso la conoscenza dei sensibili criteri che distinguono le opere del benessere dagli scritti della sofferenza o del rinnovamento. La storia del teatro nel nostro secolo presenta grandi mutamenti, che prospettano a loro volta grandi alternative. Il primo mutamento riguarda il contesto sociale. Il secondo riguarda il ruolo rispettivo dei diversi artefici dello spettacolo. In Italia, nel dopoguerra, vengono alla luce i drammi più noti di Eduardo De Filippo. Il suo stile è sobrio e l’uso del dialetto ha funzione realistica e caratterizzante. Vanno menzionate, poi, le esperienze teatrali ironico-satiriche di Brancati e Flaiano. Per ultimo, ma non come importanza, va ricordato Luchino Visconti, il quale predilige l’opera lirica con rappresentazioni di Verdi e di Bellini.
Viste le premesse, ci vorrebbe ben più di un articolo biografico per raccontare la formazione e la professione di uno degli animatori più importanti del teatro italiano del dopoguerra. Con questo scritto, tuttavia, mi sono proposta di ripercorrere la carriera cinematografica di attore e doppiatore del compianto artista emiliano. Ciò non di meno, nel caso di Romolo Valli, mi è apparso impossibile disgiungere il volto teatrale raffinato da quello cinematografico, sicuramente più icastico. Infatti, Romolo Valli è uno dei pilastri fra i caratteristi del cinema italiano, un attore che ha prestato il suo talento a tanti film di successo nei quali, pur non essendo il protagonista, è stato un valoroso comprimario, “un interprete disponibile fino all’inverosimile, completamente alla mercé del regista”.

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Romolo Valli in Boccaccio 70

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L’ultimo film interpretato, Chiaro di donna con Romy Schneider e Yves Montand

Nato nel 1925, a Reggio Emilia, Romolo Valli rivela sin da giovane una spiccata propensione per il mondo dello spettacolo, in particolare, per il teatro. Infatti, l’attore emiliano consegue una formazione teatrale perfetta affrontando i grandi testi di Luigi Pirandello. Lungo il percorso professionale, Romolo Valli “non tradì mai la sua cultura né il culto della parola, che in teatro è la prima componente dell’azione scenica, lo strumento insostituibile della ragione e del sentimento”. Nel 1949, dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita più per amor paterno e meno per amor proprio, Romolo Valli entra a far parte della Compagnia teatrale “Il Carrozzone” di Fantasio Piccoli; nel 1952 lavora al Piccolo Teatro di Milano mentre, nel 1954, fonda insieme a Giorgio De Lullo, Annamaria Guarnieri, Elsa Albani e Rossella Falk la “Compagnia dei Giovani”, un gruppo teatrale responsabile di circa quaranta allestimenti fino al 1972, che rivoluziona la scena teatrale italiana del dopoguerra.
L’esordio al cinema avviene nel 1959, con il personaggio Egidio Marsi Laurenzi, nel film Policarpo ufficiale di scrittura diretto da Mario Soldati. Per uno strano caso della vita, la pellicola che segna il debutto di Romolo Valli è, al contempo, l’ultimo film diretto dal regista torinese. Policarpo è in qualche modo legato al film Le miserie del signor Travet, che Mario Soldati descriveva come “… una farsa, un film comico, leggero ma anche amaro con la bella fotografia di Giuseppe Rotunno e la musica meravigliosa di Nino Rota. Policarpo è una farsa sul mondo degli impiegati d’ufficio: l’invenzione della macchina da scrivere innesca la lotta tra l’uomo e macchina. Vi appaiono anche storie di mazzette, corruzione. Renato Rascel e Romolo Valli vi recitano con grande bravura. Pur con i suoi limiti, credo che Policarpo sia un film perfetto.

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Sul set di Novecento con il regista, Bernardo Bertolucci

Sempre nel nel 1959 Romolo Valli viene diretto da Enzo Provenzale nel film drammatico Vento del Sud e da Mario Monicelli nel film tragicomico La grande guerra. Quest’ultima opera racconta la violenza e l’assurdità della Prima Guerra Mondiale vista attraverso gli occhi dei soldati impegnati nelle trincee. Valli assume la parte del tenente Gallina, superiore che ha tra i vari compiti quello di leggere le lettere ai soldati analfabeti. E’ commovente la scena in cui il tenente Gallina legge al soldato Giacomazzi (Luigi Fainelli) la lettera che la fidanzata aveva spedito sul fronte di guerra. La missiva contiene una pessima notizia: la ragazza annuncia il fidanzamento con un uomo più ricco e più anziano. Per risparmiare un grosso dispiacere a Giacomazzi, approfittando dell’analfabetismo del giovane, il tenente legge la missiva modificandone il contenuto.
Dal 1959, Romolo Valli viene scritturato con regolarità dai più importanti registi del cinema italiano. L’anno successivo l’attore lavora con Martin Ritt nel film Jovanka e le altre, con Daniele D’Anza nel film I piaceri di sabato notte, con Valerio Zurlini nel film La ragazza con la valigia, e con Gianni Puccini nella pellicola Il carro armato dell’8 settembre.
Nel 1961 la carriera cinematografica di Valli prosegue con l’opera di Mauro Bolognini, La viaccia, in cui l’attore interpreta la parte di Dante, accanto a Claudia Cardinale e Jean Paul Belmondo.
Sempre nel 1961 Valli è un partigiano nel film Un giorno da leoni, di Nanni Loy. L’opera racconta un avvenimento realmente accaduto nel 1943: la distruzione del ponte Sette luci sulla linea ferroviaria Roma Formia. Danilo (Nino Castelnuovo), studente universitario, evita l’arruolamento mentre il suo amico Michele (Leopoldo Trieste), un giovane e pavido ragioniere, già su un treno diretto a Nord assieme ad altri impiegati del suo ministero, fugge e riesce a tornare a Roma, dove ha lasciato la fidanzata Ida.

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Un giorno da leoni

Tuttavia, vinto dalla paura, si unisce a Danilo per cercare di superare la linea Gustav. Per caso conoscono Gino (Tomas Milian), che si aggrega ai due amici quando il treno della ferrovia Roma Fiuggi Alatri viene fermato dai tedeschi. I tre si rifugiano in una cantina, adibita a “covo” da un gruppo di ex-soldati, comandati da Orlando (Renato Salvatori). I militari vengono poi raggiunti dal partigiano Edoardo (Romolo Valli), che dà loro il compito di far saltare un ponte utilizzato dalle truppe tedesche per ricevere rifornimenti. Una volta procurato l’esplosivo necessario al sabotaggio, alla notizia della cattura di Edoardo da parte dei tedeschi, il gruppo si disperde. Danilo, Michele e Gino tornano a Roma, dove vengono a conoscenza della morte di Edoardo, il quale aveva affidato ai compagni il compimento del sabotaggio. Profondamente maturati, i tre giovani decidono di portare a termine la missione: faranno saltare in aria il ponte.

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Nel film Che? di Polanskj

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Er più storia d’amore e di coltello (sullo sfondo Adriano Celentano)

Uno dei registi a cui Valli lega maggiormente il suo nome è Luchino Visconti, con il quale gira un episodio del film Boccaccio 70 e altre tre opere: Il Gattopardo, Morte a Venezia e Gruppo di famiglia in un interno.
Nel 1962 esce nelle sale italiane un film strutturato in quattro episodi, ispirato alle novelle scritte da Giovanni Boccaccio. Il terzo episodio, intitolato Il lavoro è diretto, appunto, da Luchino Visconti. Valli interpreta l’avvocato Zacchi, accanto a Romy Scheider la quale è Pupe, moglie del conte Ottavio (Tomas Milian), losco individuo coinvolto in affari di sfruttamento della prostituzione.
Anche Federico Fellini che aveva diretto il secondo episodio, Le tentazioni del dottor Antonio, inizialmente, aveva pensato di affidare la parte del dott. Mazzuolo a Romolo Valli.

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Due interpretazioni magistrali: in Giù la testa del grande Leone…

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e nel bellissimo Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica

Sempre nel 1962 Valli compare nella commedia sentimentale Peccati d’estate diretta da Giorgio Bianchi, nella commedia Il giorno più corto diretta da Sergio Corbucci e nel film drammatico Una storia milanese diretto da Eriprando Visconti, grazie al quale si aggiudica il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista.
Nel 1963 Luchino Visconti lo chiama per dirigerlo nel kolossal Il Gattopardo, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La pellicola riscuote un grande successo di critica e di pubblico, oltre a numerosi riconoscimenti. Romolo Valli è Padre Pirrone, confidente e confessore del Principe Salina (Burt Lancaster) e guida spirituale dell’intera famiglia principesca siciliana. Indimenticabile, fra tante, la scena in cui il religioso rimprovera il principe Salina per i tradimenti extraconiugali, con l’espressione a metà tra biasimevole e pietoso nel momento in cui Don Fabrizio gli confessa che, nonostante i sette figli avuti dalla moglie, quest’ultima non gli aveva mai concesso di vederle l’ombelico. Ed ancora, nella stessa scena, Padre Pirrone cerca di convincere il principe di acconsentire al matrimonio fra Tancredi (Alain Delon) e Concetta (Lucilla Morlacchi), ma Don Fabrizio conosce le ambizioni ed il cuore del nipote il quale non ha occhi che per Angelica Sedara (Claudia Cardinale). Nonostante le poche scene in cui compare, grazie alla sua ricca espressività ed alla rigorosa costruzione del personaggio, Romolo Valli offre una bella prova attoriale accanto al protagonista, Burt Lancaster.

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Il gattopardo di Visconti

La carriera di Romolo Valli prosegue con le comparse in due commedie: I fuorilegge del matrimonio di Valentino Orsini e Confetti al pepe di Jacques Baratier. Seguono, nel 1964, i ruoli nei film La vendetta della signora di Bernhard Wicki e La costanza della ragione di Pasquale Festa Campanile.
Nel 1965 esce nelle sale una commedia a tre episodi, I complessi, di cui l’episodio più conosciuto è Guglielmo il dentone, diretto da Luigi Filippo D’Amico, in cui Alberto Sordi interpreta un giovane e brillante giornalista dalla dentatura prominente che aspira a diventare presentatore del Telegiornale Rai. In questo episodio, a Romolo Valli viene assegnata la parte del padre Baldini.
Sempre nel 1965, Alberto Latuada lo sceglie per la parte di messer Nicia nel film La mandragola, tratto dall’omonima commedia di Machiavelli.

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La mandragola di Alberto Latuada

Brevemente la trama: nel corso di un lungo soggiorno a Parigi, il giovane Callimaco (Philippe Leroy) viene a sapere della bellezza di Lucrezia (Rosanna Schiaffino), sposata da quattro anni con il ricco ma sciocco notaio Nicia Calfucci (Romolo Valli). Rientrato a Firenze, Callimaco s’innamora di Lucrezia e tenta di sedurla senza successo. Ad aiutarlo nell’impresa, oltre al servo Siro (Armando Bandini), è il parassita Ligurio (Jean Claude Brialy), che ha una grossa influenza su Nicia. Ligurio consiglia Callimaco di fingersi dottore e di convincere il notaio a far bere alla moglie un infuso di mandragola in grado di curare la sua presunta sterilità. Questa “terapia”, però, ha una controindicazione: il primo rapporto sessuale con la donna sarà letale in quanto l’amante morirà a causa del veleno. Per rimediare al problema e al fine di salvaguardare l’onore di Nicia, si dovrà far incontrare Lucrezia con il primo “garzonaccio” di strada, che subirà l’effetto del veleno mortale. Persuaso, Nicia deve convincere Lucrezia, restia ad acconsentire. Interverranno, quindi, la madre Sostrata (Nilla Pizzi) ed il frate Timoteo (Totò) i quali, facendo leva sulla devozione cristiana di Lucrezia, la convincono alla “cura”. La stessa notte Callimaco, travestito da mendicante, viene portato dall’ignaro Nicia tra le braccia della moglie. Lucrezia, però, non si accontenta del fugace incontro e, colta da pia devozione, desidera proseguire nella relazione amorosa.

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Nel film I complessi

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Il carro armato dell’8 settembre

Nel 1967 Romolo Valli viene diretto accanto a Catherine Spaak, Hywel Bennett, Vittorio Caprioli, Pina Cei, nel film Il marito è mio e l’ammazzo quando mi pare di Pasquale Festa Campanile.
Seguono, poi, le comparse nei film: Non stuzzicate la zanzara (1967) di Lina Wertmuller; La scogliera dei desideri (1968) di Joseph Losey, nel quale Valli interpreta il dottor Luilo accanto a Elizabeth Taylor e Richard Burton; Scacco alla regina (1969) di Pasquale Festa Campanile, nel ruolo di Enrico Waldman, accanto a Rosanna Schiaffino e Haydée Politoff.
Nel 1970, Vittorio De Sica lo chiama per interpretare il padre di Giorgio (Lino Capolicchio), un ebreo borghese che assiste all’innamoramento velato del figlio per Micol (Dominique Sanda), una giovane ebrea di condizione sociale più elevata. Nel finale, il padre di Giorgio viene deportato assieme alla famiglia in un campo di concentramento. Lo stesso truce destino sarà condiviso da Micol e dall’abbietta famiglia Finzi Contini. Grazie alla fine ed istintiva sensibilità interpretativa, Romolo Valli offre una prova attoriale memorabile nel film Il giardino dei Finzi Contini, che sarà premiata con un Nastro d’Argento al miglior attore non protagonista.
Nel 1971, Romolo Valli torna a lavorare con Luchino Visconti per il film Morte a Venezia, ove interpreta il direttore dell’hotel nel quale soggiorna il musicista Gustav von Ascenbach (Dirk Bogarde) che si innamora di un efebico giovane polacco, Tadzio (Bjorn Andrésen). Nonostante la piccola parte, la classe recitativa di Romolo Valli traspare ugualmente, in particolare, nelle scene in cui il personaggio è impegnato in discorsi volti a negare l’epidemia di colera che sta invadendo la città.

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La bella biografia di Maria Laura LoiaconoL’attore che parla

L’ultima interpretazione con Visconti è in Gruppo di famiglia in un interno (1974). Ancora una volta accanto a Burt Lancaster, Romolo Valli interpreta in una breve sequenza l’avvocato Michelli.
Successivamente, Romolo Valli lavorerà con: Sergio Leone nel film Giù la testa (1971), nel ruolo del dott. Villega; con Sergio Corbucci nella commedia Er più: storia d’amore e di coltello (1971), nella parte del maresciallo; con Jean Louis Bertucelli nel film Paulina 1880 (1972), nel ruolo di Farinata; con Roman Polanski nella commedia grottesca Che? (1972), nel ruolo di Giovanni; con Giuseppe Rosati nel film Il testimone deve tacere (1974), nel ruolo del ministro; con Franco Rosati nella commedia Nipoti miei diletti (1974), nella parte di Trèves; con Bernardo Bertolucci in Novecento (1976), nel ruolo di Giovanni.

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Con Donald Sutherland in Novecento

Nel 1977 Romolo Valli veste i panni del Dott. Spazioni, accanto ad Alberto Sordi nel film di Mario Monicelli, Un borghese piccolo piccolo. Il Dott. Spazioni è il capoufficio di Sordi il quale, alla richiesta di aiutarlo a sistemare il figlio con un impiego per il Ministero, lo invita ad iscriversi presso la Massoneria. La bravura di Valli sarà premiata nuovamente con un Nastro d’Argento al migliore attore non protagonista. Complessivamente, il film si aggiudica tre David di Donatello e quattro premi Nastro d’Argento.

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Romolo Valli con Dirk Bogarde in Morte a Venezia di Luchino Visconti

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Con Sordi e Gassman in La grande guerra

La fine degli anni ’70 vede Valli impegnato nel film di Sydney Pollack, Un attimo, una vita (1977), nel ruolo dello zio Luigi; nel Holocaust 2000 (1977) di Alberto De Martino, nel ruolo di Monsignor Charrier; nel film Chiaro di donna (1979) di Costa Gavras, nella parte di Galba.
Grazie alla dizione rigorosa, Romolo Valli ha spesso prestato la sua voce al cinema come doppiatore. Uno degli esempi più memorabili di questa attività è la voce del narratore nella versione italiana di Barry Lyndon di Stanley Kubrick. Vi sono, inoltre, i doppiaggi di Anthony Franciosa in Senilità, Anthony Sharp in Arancia meccanica, Alain Cuny in La dolce vita, Lou Gilbert in Giulietta degli spiriti e la voce narrante in E venne un uomo.
Negli ultimi anni ’70 Romolo Valli è stato Direttore stabile del Teatro Eliseo di Roma e Direttore artistico del Festival dei Due Mondi di Spoleto. La notte del 1 febbraio 1980, a soli 54 anni, è rimasto vittima di un fatale incidente stradale sulla via Appia Antica, a Roma. Da allora il Teatro Municipale della sua città natale porta il suo nome. La sua morte ha segnato l’uscita di scena di un instancabile protagonista della vita culturale italiana: “Di lui, in genere, nell’ambiente del teatro, non vedo e non sento recepito l’ esempio. Forse è un sintomo di quanto Romolo fosse irripetibile per doti e intuizioni. La sua capacità più moderna e provocatoria consisteva nel porre limiti a se stesso, nel coltivare cioè doti di manager, di intellettuale e di splendido attore, senza però ammantarsi o vantarsi anche di capacità di regista, di poeta, di scenografo, di traduttore.” (Giuseppe Patroni Griffi).

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In Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti

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Irriconoscibile con Jane Fonda in Barbarella

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Holocaust 2000 

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Il testimone deve tacere

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Con Claudia Cardinale in La ragazza con la valigia

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La vendetta della signora

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La viaccia

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Policarpo ufficiale di scrittura

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Con Rossanna Schiaffino in Scacco alla regina

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Un attimo una vita

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Un borghese piccolo piccolo

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1980 Chiaro di donna
1977 Holocaust 2000
1977 L’avvocato del diavolo
1977 Un attimo una vita
1977 Un borghese piccolo piccolo
1976 Novecento
1974 Nipoti miei diletti
1974 Gruppo di famiglia in un interno
1974 Il testimone deve tacere
1974 Così è (se vi pare) (Film TV )
1972 Che?
1972 Paulina 1880
1971 Giù la testa
1971 Er più: storia d’amore e di coltello
1971 Morte a Venezia
1970 Il giardino dei Finzi Contini
1970 L’amica delle mogli (Film TV )
1969 Scacco alla regina
1968 Barbarella
1968 La scogliera dei desideri
1967 La fiera delle vanità (Serie TV)
1967 Non stuzzicate la zanzara
1966 Il marito è mio e l’ammazzo quando mi pare
1965 La mandragola
1965 I complessi
1965 Il successo (Film TV )
1965 Sei personaggi in cerca d’autore (Film TV )
1964 La costanza della ragione (uncredited)
1964 La vendetta della signora
1963 I fuorilegge del matrimonio
1963 Confetti al pepe
1963 Il gattopardo
1963 Il giorno più corto
1962 Una storia milanese
1962 Peccati d’estate
1962 Boccaccio ’70
1961 Le donne di buon umore (TV Movie)
1961 Un giorno da leoni
1961 La viaccia
1961 La ragazza con la valigia
1960 Il carro armato dell’8 settembre
1960 I piaceri del sabato notte
1960 Jovanka e le altre
1959 La grande guerra
1959 Policarpo ‘ufficiale di scrittura’
1954 Il piacere dell’onestà (Film TV )

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Così è se vi pare

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Enrico IV

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Il mercante di Venezia

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Il piacere dell’onestà

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Il valzer dei cani

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La fiaccola sotto il mogio

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L’amica delle mogli

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Sei personaggi in cerca d’autore

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Spettri

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Pubblicità del Martini,con Marina Malfatti

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Nello sceneggiato tv La fiera delle vanità

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La presentazione dello sceneggiato Tv dedicato a Ligabue

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Un mese in campagna

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La compagnia dei giovani

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Nel camerino del Teatro Ariosto

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In radio,nel programma Gran Verietà

Cinema: pensieri, parole e parolacce – parte prima

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Raccontami una storia.
Allegra o mesta?
Allegra più che puoi.
C’era una volta un cimitero… .

Dal film La viaccia di Mauro Bolognini (1961)

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Mi sembrava di avere le idee così chiare. Volevo fare un film onesto, senza bugie di nessun genere.
Mi pareva d’avere qualcosa di così semplice da dire, un film che potesse essere utile un po’ a tutti,
che aiutasse a seppellire per sempre tutto quello che di morto ci portiamo dentro.
E invece io sono il primo a non avere il coraggio di seppellire proprio niente.
Adesso ho la testa piena di confusione, questa torre tra i piedi… chissà perché le cose sono andate così.
A che punto avrò sbagliato strada? Non ho veramente niente da dire, ma lo voglio dire lo stesso.

Dal film 8 1/2 di Federico Fellini (1963)

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Mi sono presa la varicella… . È la prima volta che mia sorella mi dà qualcosa.

Dal film Il tempo delle mele di Claude Pinoteau (1980)

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Siete turisti? Cosa venite a fare qui? Non c’è niente da vedere, è tutto uno schifo… Non visitate l’Italia!
Statevene a casa vostra, che è meglio.

Dal film Una vita difficile di Dino Risi (1961)

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Sì, mi dimetto: sono stanco di continuare a fare un lavoro che non serve a nessuno.
C’è il benessere sì o no?! E allora voglio essere beneficato anch’io.
Uno non può restare tutta la vita a fare l’intellettuale con le pezze al culo quando
c’è gente che guadagna i miliardi.

Dal film Il padre di famiglia di Nanni Loy (1967)

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Mi avete fatto venire i capelli bianchi, che già erano bianchi!

Dal film Uomini si nasce, poliziotti di muore di Ruggero Deodato (1976)

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Non è mia abitudine sparare a chi è disarmato. Ma le abitudini sono fatte per essere cambiate.

Dal film L’immortale di Richard Berry (2010)

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Dunque, ragazzi, abbiamo tre motori fuori combattimento e abbiamo nella pancia più buchi di uno scolabrodo.
La radio è partita, perdiamo carburante, e se scendiamo un altro po’ ci vogliono gli sci invece delle ali.
Però un vantaggio ce l’abbiamo sui russi: a quest’altezza ci possono arpionare, magari, ma sullo schermo del radar
sicuramente non ci trovano!

Dal film Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Stanley Kubrick (1964)

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Tutto ha un prezzo, anche la follia.

Dal film Le foto proibite di una signora per bene di Luciano Ercoli (1970)

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Anche contro la nostra volontà dobbiamo continuare a vivere. La vita continua e dobbiamo purtroppo seguirla.

Dal film Europa’ 51 di Roberto Rossellini (1952)

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Il mio secondo marito diceva che l’unica moneta è il dollaro, al massimo la sterlina.
Ora, in nome del cielo, che cos’è una dracma?

Dal film Assassinio sull’Orient Express di Sidney Lumet (1974)

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Quando un uomo è tanto cretino da mettersi a mezzo con una donna, quella non avrà mai nessuna considerazione per lui.

Dal film I compari di Robert Altman (1971)

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L’amore prima della tempesta non è una scelta, è una legge!

Dal film Mon Roi – Il mio re di Maiwenn Le Besco (2015)

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– Che ora è?
– La più bella della mia vita!

Dal film La coda dello scorpione di Sergio Martino (1971)

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Se io non so cambiare quando le circostanze lo impongono come posso chiedere agli altri di cambiare?

Dal film Invictus – L’invincibile di Clint Eastwood (2009)

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Un bel culo non ti segue per tutta la vita. Dopo i trenta è meglio che la butti sull’intelligenza, se ce l’hai.

Dal film BeCool di F. Gary Gray (2005)

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– E allora sappi papà, che se non interverrai tu ucciderai il padre di tuo nipote.
 – Ti prego Maria Sole… .
– Sì papà, nel mio ventre c’è il frutto del nostro amore, sì sono incinta di Nico.
– Ti sei dimenticata che un anno fa eri incinta di Sylvester Stallone?

Dal film Squadra antimafia di Bruno Corbucci (1978)

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A modo suo era un grand’uomo… . Ma che importa quello che si dice di un morto?

Dal film L’infernale Quinlan di Orson Welles (1958)

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Se dovessi creare io un nuovo mondo non perderei tempo con i fiori e le farfalle. Io comincerei con il laser,
il primo giorno alle 8.00!

Dal film I banditi del tempo di Terry Gilliam (1981)

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Ultima lezione ragazzo: quando un uomo comincia a uccidere, non può più smettere.

Dal film I giorni dell’ira di Tonino Valerii (1967)

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