Dustin Hoffman

Dustin Hoffman, mancato boss mafioso (Michael Corleone “Il Padrino” 1972), poliziotto scartato (Rick Deckard “Blade Runner” 1982), spogliato dalle vesti del Pinguino (Oswald Cobblepot “Batman – Il ritorno” 1992), bocciato come idraulico (Mario Mario nel “Super Mario Bros.” 1993), dovette accontentarsi della parte di un truffatore italoamericano zoppo (Enrico Rizzo detto Sozzo “Un uomo da marciapiede” 1969), di quella del docente di matematica trasformatosi in vendicatore di soprusi subiti (David Summer “Cane di paglia” 1971), dell’attore disoccupato travestito da attrice di successo (Michael Dorsey / Dorothy Michaels “Tootsie” 1982) e di prestare la sua voce ad un orso Panda minore (Shifu “Kung Fu Panda” 2008, 2011).
Tutto qui? direte. Uhm, forse no. Anzi, decisamente no.
Infatti, il personaggio che andremo a scoprire insieme sembra essere, stando alle informazioni pubblicate sul sito Imdb, uno dei soli quattro attori vincitori di due Oscar per ruoli in pellicole premiate come miglior film (gli atri tre sono: Marlon Brando, Jack Nicholson e Gene Hackman).
Pensare che nel 1974 Hoffman espose un’opinione assai negativa in merito al premio cinematografico più antico e più importante al mondo: “I Premi Oscar sono osceni, sporchi e non migliori rispetto ad un concorso di bellezza”.

Nella serie Tv The Star Wagon

La città in controluce

Ebbene, pare che il mondo cinematografico sorvolò elegantemente sul reale significato di quell’affermazione fatta dall’allora giovanissimo Hoffman e decise, tanto nel 1979 “Kramer contro Kramer”, quanto nel 1988 “L’uomo della pioggia”, di riconoscere e premiare le sue brillanti doti recitative, assegnandogli due statuette luccicanti per due ruoli memorabili nella storia del cinema, dei quali, se non vi dispiace, parlerò più avanti.
Nonostante “la bellezza” fosse un attributo modestamente ristretto nel caso di Hoffman, quest’ultimo divenne uno degli attori più rinomati di Hollywood, comparendo in varie produzioni importanti, sia in pellicole di importante successo commerciale, che in film “scomodi” (“Sesso e potere” 1997) oppure, addirittura, in film che fecero flop al botteghino (“Ishtar” 1987).
Prima di passare in rassegna il percorso di vita privata e pubblica dell’attore, giova evidenziare che Dustin Hoffman, oltre ad essere un attore di cinema di primissimo livello, è pure un bravo regista ed attore di teatro, avendo conquistato sul palcoscenico un buon successo di pubblico e di critica.

Un dollaro per 7 vigliacchi

Il cammino di Dustin Hoffman ebbe inizio negli Stati Uniti, in un torrido giorno di agosto 1937, nella città di Los Angeles, ovvero “The Big Nipple” (“La Grande Mammella”), come fu sopranominata da nientemeno che Bernardo Bertolucci.
Figlio di emigranti ebrei originari dall’Europa Orientale (Romania e Ucraina), Hoffman frequentò il Liceo di Los Angeles e scelse, inizialmente, di proseguire nello studio della medicina. Dopo aver frequentato per breve tempo i corsi presso Santa Monica City College, Hoffman abbandonò l’università e decise di studiare musica presso il Conservatorio di Musica e Arti di Los Angeles e frequentare corsi di recitazione presso la celebre Pasadena Playhouse. Inoltre, Hoffman si esercitò nell’arte della recitazione con maestri del calibro di Lee Strasberg (mentore di Marilyn Monroe), Lonny Chapman e Barney Brown.
In un’intervista rilasciata al quotidiano The New York Times, Dustin Hoffman spiegò, con disarmante sincerità, la sua opzione professionale: “La ragione per cui avevo scelto di diventare un attore fu prettamente di natura sociale: per incontrare ragazze. Non ero atletico, ero un pessimo studente, mi sentivo un buono a nulla. La recitazione mi faceva sentire attraente e, per la prima volta nella mia vita, ero consapevole di ciò che stavo facendo. Mi piaceva! Le ragazze carine arrivarono più tardi. Inizialmente, volevo un approccio con una con due gambe, un sorriso e sguardo tenero.”

Il primo,grande successo:Il laureato

Hoffman si trasferì da Los Angeles a New York per proseguire la sua carriera e diventare un attore di palcoscenico. Nel mentre si presentava ad audizioni per molti ruoli teatrali, Hoffman dovette assumere una serie di lavori umili per potersi mantenere: bidello in una scuola di danza, inserviente in un ospedale psichiatrico, lavapiatti, dattilografo e venditore di giocattoli in un negozio della grande catena di distribuzione Macy’s.
Hoffman fece il suo debutto sul palcoscenico nel 1960 nello spettacolo teatrale Yes Is for a Very Young Man del Sarah Lawrence College. L’anno successivo, segui il debutto teatrale a Broadway in A Cook for Mr. General. Inoltre, nello stesso anno, Hoffman fece il suo esordio televisivo in un episodio di Naked City.
Per i primi due terzi del 1960, Hoffman concentrò la sua attività sul palco, comparendo in un bel numero di produzioni nel Nord-Est. Nel 1964, Hoffman comparve in numerose produzioni teatrali come membro della Compagnia del Teatro di Boston, tra cui Endgame e In The Jungle of Cities. A New York, l’anno successivo, Hoffman ebbe ruoli negli spettacoli Harry e Noon and Night, al rinomato teatro Americano, Place Theatre. Oltre alla recitazione, Hoffman si prestò come assistente per il regista Ulu Grosbard nello spettacolo A View from the Bridge, messo in scena nel 1965, e come regista per due produzioni Broadway, Jimmy Shine nel 1968 e All Over Town nel 1974.

The Tiger Makes Out

E’ cosa nota che Dustin Hoffman, nonostante il successo riscontrato sul palco, fu reso celebre dalle apparizioni sul grande schermo, che lo accolse e, in breve tempo, lo rese una star.
In seguito all’esordio cinematografico con la pellicola The Tiger Makes Out, una commedia del 1967, diretta da Arthur Hiller, incentrata sulla coppia Eli Wallach ed Anne Jackson, Hoffman fu catapultato all’apice della celebrità con la comparsa nel film The Graduate – Il Laureato.
Il rinomato film drammatico del 1967, diretto da Mike Nichols, basato sull’omonimo romanzo di Charles Webb, mise al centro l’esordiente protagonista Dustin Hoffman nel ruolo di Benjamin Braddock, un neolaureato che diverrà il simbolo di una generazione, anticipando con la propria “rivoluzione” gli sviluppi socio-culturali americani e mondiali del 1968. L’abile e raffinata prova recitativa, le superlative prestazioni recitative di Anne Bancroft (Mrs. Robinson), Katharine Ross (Elaine Robinson), Murray Hamilton (Mr. Robinson) ecc., la strepitosa e forse un tantino ruffiana colonna sonora, ed ovviamente, l’ italianissima Alfa Romeo Spider, resero memorabile questa pellicola!
All’attore protagonista la performance valse una nomination agli Academy Awards ed alla pellicola, oltre a numerosi riconoscimenti, un’esaustiva recensione pubblicata dal mio caro amico PaulTemplar!

Al successone del Il Laureato seguirono le apparizioni nei film:

Una celebre sequenza tratta da Il laureato

Madigan’s Millions – Un dollaro per 7 vigliacchi, commedia poliziesca diretta nel 1968 dal regista Giorgio Gentili (accreditato come Dan Ash nella versione italiana), girata a Roma e madrid, racconta la storia di Jason Fister (Dustin Hoffman), un giovane ufficiale del Dipartimento del Tesoro statunitense, apparentemente ingenuo, il quale viene inviato a Roma per recuperare una grossa somma di denaro dovuta al Governo degli USA da Mike Madigan, un mafioso italoamericano da poco deceduto. Arrivato a Roma, Fister comincia ad indagare ma viene ostacolato dalla polizia locale, che non ha alcuna intenzione di aiutarlo e che anzi minaccia di arrestarlo nel caso continuasse l’investigazione. Fister fa, inoltre, la conoscenza della figlia di Madigan, Vicky (Elsa Martinelli), di cui, naturalmente, si innamora.

Sunday Father ,cortometraggio drammatico del 1969, diretto da Paul Leaf, in cui Hoffman si aggiudica la parte di un padre divorziato, anticipando simbolicamente il ruolo di Ted Kramer che, dici anni dopo, diverrà una delle sue migliori interpretazioni, premiata con la statuetta dorata dei Premi Oscar.

Un uomo da marciapiede

Midnight Cowboy – Un Uomo da Marciapiede, film drammatico assai coraggioso del 1969, diretto da John Schlesinger, indissolubilmente legato al tema musicale “Everybody’s Talkin‘” che tutti conosciamo e canticchiamo, vincitore di ben tre Premi Oscar (miglior film, regia e sceneggiatura) vede Dustin Hoffman nella parte di un piccolo truffatore italomaericano zoppo, Enrico Salvatore Rizzo, detto Sozzo, alle prese con la quotidianità spietata dell’ostile ambiente metropolitano newyorkese. Accanto a Hoffman, nel film, compare un eccezionale Jon Voight nel ruolo del cowboy texano, ovvero, aspirante gigolò, Joe Buck.
Ad opinione di chi scrive, la pellicola ha il merito di aver lasciato nell’animo dello spettatore di ogni età il conforto di 113 minuti di amicizia. Assolutamente da vedere!

Johnny and Mary

Piccolo grande uomo

John and Mary, una commedia sentimentale diretta nel 1969 da Peter Yates, costruita sulla giovane coppia Dustin Hoffman (John) e Mia Farrow (Mary), i quali prestano il loro talento ad una disinibita dimostrazione di un rapporto sessuale fine a se stesso.

Little Big Man – Il Piccolo grande uomo (1970) film western / drammatico diretto da Arthur Penn, basato sull’omonimo romanzo di Thomas Berger, pone al centro il tema dei nativi americani. Nella pellicola Hoffman interpreta la parte di Jack Krabb, un bianco cresciuto con i pellerossa, il quale, raggiunta la venerabile età di 121 anni, racconta in prima persona le vicissitudini della convivenza tra nativi americani e coloni. Nella pellicola compare, altresì, una splendida Faye Dunaway nella parte della signora Louise Pendrake.

Who Is Harry Kellerman and Why Is He Saying Those Terrible Things About Me? – Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me? (1971) diretto da Ulu Grosbard, film di cui una volta faticata la scrittura del titolo, mi limito a sconsigliarne la visione.

Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?

Straw Dogs – Cane di paglia (1971), tratto dal romanzo “The Siege of Trencher’s Farm” scritto da Gordon Williams, ambientato e girato in Gran Bretagna da Sam Peckinpah, questo film è decisamente un must per i fans del genere thriller. La pellicola tratta prettamente il tema della violenza, l’emergere brutale del lato bestiale presente in ogni essere umano. Visionando il film, lo spettatore assiste al cambiamento del docile docente di matematica, David Summer (Dustin Hoffman), in un essere aggressivo e veemente.
Al fine di una migliore comprensione della trama, invito i gentili lettori all’approfondimento dell’articolo pubblicato su questo blog dal mio amico Paul.

Cane di paglia

Tra gli anni ‘70 e ’80 Hoffman apparve in diversi film acclamati. Ricevete la terza nomination agli Oscar per la sua interpretazione del comico Lenny Bruce nel film del 1974 Lenny.
In seguito, Hoffman segnò un altro successo con il film del 1976 All the President’s Men – Tutti gli uomini del presidente, diretto da Alan J. Pakula. La pellicola ripercorre le vicende legate allo Scandalo Watergate che portarono alle dimissioni dell’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon. Il film, in cui comparve anche Il Bello di Hollywood, Robert Redford, vinse ben quattro Premi Oscar!

Nel 1979 Hoffman prosegui la escalation professionale con un grosso successo al botteghino nel film diretto da Robert Benton, Kramer contro Kramer. L’attore si aggiudicò la parte di Ted Kramer, un dirigente pubblicitario privo di solidi legami con il suo figlio o con la moglie, interpretata dalla bravissima Meryl Streep. Un bel giorno, la moglie lo abbandona e, in seguito, il personaggio di Hoffman si trova costretto a cresce il figlio tutto da solo. Il ritratto tormentato e sofferto che Hoffman conferì a Ted Kramer, gli valse il Premio Oscar come miglior attore protagonista.
Naturalmente, sul blog troverete una bellissima recensione di questa pellicola multipremiata.

Tutti gli uomini del presidente

Kramer contro Kramer

Durante le riprese di Kramer contro Kramer, il matrimonio di Hoffman stava cadendo a pezzi, cosa che, com’è facile immaginare, influenzò emotivamente la recitazione dell’attore per il ruolo assegnatogli. Hoffman divorziò dalla sua prima moglie Anne Byrne nel 1980, e si sposò nuovamente nel mese di ottobre dello stesso anno. La seconda e tuttora moglie di Hoffman è Lisa Gottsegen, un’avvocatessa, e la bella coppia ha quattro figli: Jacob, Rebecca, Max, e Alexandra. Inoltre, l’attore ha due figli dal primo matrimonio con Anne Byrne: Karina e Jenna.

Dopo il successo ottenuto con Kramer contro Kramer, segui una pausa di tre anni. Quando tornò a recitare, Hoffman assunse un altro ruolo insolito. Nella commedia Tootsie (1982), Hoffman interpretò un attore disoccupato di nome Michael Dorsey. Siccome Dorsey incontra serie difficoltà nel trovare ruoli, egli decide di travestirsi da donna al fine di partecipare ad una audizione per una soap opera. La donna creata da Dorsey, un’attrice di mezza età di nome Dorothy Michaels, ottiene il ruolo nella soap e diventa un’icona. Tuttavia, succede che l’attore, che interpreta la sua parte, si innamora inaspettatamente di una co-protagonista, interpretata dalla splendida Jessica Lange.

Il maratoneta

Tootsie

Mentre le riprese furono assai travagliate, Tootsie divenne popolare sia per l’apprezzamento della critica, che per quello del pubblico. Secondo testimonianze, Hoffman ed il regista Sydney Pollack si scontrarono in più occasioni. Tuttavia, Hoffman fu orgoglioso del prodotto finale, tanto da affezionarsi totalmente al personaggio interpretato: “Mi piaceva davvero. Incominciai a nutrire dei sentimenti per lei, che prima non avevo mai nutrito per un personaggio. Mi rese molto emotivo, molto emotivo. Non ho ancora capito del tutto il perché.”

Sebbene Hoffman avesse alle spalle una solida carriera cinematografica, non dimenticò il suo amore per il palcoscenico. Nel corso del suo percorso professionale, continuò a comparire in spettacoli teatrali. Un ruolo che Hoffman aveva sognato per molti anni fu quello di Willy Loman in Morte di un commesso viaggiatore, che ebbe modo di interpretare nel 1984 a Chicago, a Washington ed a New York, con molti avvisi positivi. La produzione venne, in seguito, registrata per uno speciale televisivo nel 1985. Successivamente, nel 1989, a Londra e New York, Hoffman interpretò Shylock nell’opera teatrale scritta dal Bardo dell’Avon, Il mercante di Venezia.

Morte di un commesso viaggiatore

Occasionalmente, Hoffman raccolse alcuni progetti cinematografici bancarottieri: nel 1987, un ruolo di co-protagonista con Warren Beatty in Ishtar, uno dei peggiori fallimenti del cinema di tutti i tempi! Girato in Marocco e a New York, il film è incentrato sui personaggi interpretati da Hoffman e da Beatty, due cantautori che devono raggiungere il Marocco per ottenere un lavoro. La pellicola raccattò pessime recensioni, oltreché fischi e contestazioni di critica e pubblico cinematografico.

In seguito al flop di Isthar, Hoffman fu perfettamente in grado di riprendersi con il suo successivo ruolo, Raymond Babbitt, un uomo affetto da autismo, nel film diretto abilmente da Barry Levinson, Rain Man – L’uomo della pioggia (1988).

Rain Man – L’uomo della pioggia

Brevemente la trama: Charlie (Tom Cruise), con la morte di suo padre, apprende che l’unico erede del patrimonio familiare è suo fratello maggiore Raymond, un uomo affetto da autismo, di cui ignorava l’esistenza. Sentendosi tradito dal genitore, pesantemente indebitato, decide di sequestrare Raymond dalla clinica psichiatrica in cui è ricoverato, nella speranza di riuscire ad accaparrarsi il patrimonio del defunto padre. Dopo il rapimento, Charlie propone al dottore di riportare Raymond a Wallbrook, ricevendo in cambio la metà del patrimonio. Il medico non accetta e Charlie prosegue nel suo intento di portare il fratello con sé. Durante il viaggio verso Los Angeles, che si protrae per l’aerofobia di cui soffre Raymond, Charlie comincia a conoscere suo fratello, un individuo malato però dotato di un’incredibile memoria e di capacità di calcolo. Giunti a Las Vegas, Charlie ha la brillante idea di farlo giocare al tavolo verde ottenendo molte vincite. Gradualmente, Charlie si affeziona a lui, scoprendo che lo strano personaggio che gli cantava le canzoncine da bambino, che egli chiamava Rain Man e che pensava fosse frutto della sua fantasia, non era altro che suo fratello maggiore, del quale è stato privato per tanti anni. Charlie, pentito, decide di riportare Raymond nella clinica, rinunciando all’eredità paterna e ad un assegno da $ 250.000,00 offertogli, con la promessa di continuare a frequentare Raymond.
A differenza di Ishtar, Rain Man riscontrò tanto il consenso della critica, quanto quello del pubblico, e ripagò Hoffman con un luccicante Academy Award per la sua performance.

Dick Tracy

In seguito, nei primi anni ’90, Hoffman non riscontrò molto successo al botteghino. Mentre i suoi film ebbero diversi gradi di merito, fallirono nel intento di attirare in pubblico. Tra questi lo si ricorda per le pellicole: Family Business – Sono affari di famiglia (1989) e Dick Tracy (1990). Successivamente, Hoffman interpretò il protagonista nel film del 1991 di Billy Bathgate, che fu un enorme fallimento al botteghino. Intanto che Hook, diretto da Steven Spielberg nel 1991, non andò poi così male, un altro film uscito l’anno successivo fece flop completamente. Nella pellicola Hero, Hoffman interpretò il criminale Bernie LaPlanta, il quale salva un certo numero di passeggeri di un aereo in fiamme, rischiando la vita. Ciò nonostante, la pellicola diverrà l’ennesimo fiasco.

A metà degli anni ‘90, Hoffman riprese a comparire in pellicole di successo. Infatti, un ruolo come protagonista le venne assegnato nel film drammatico Outbreak – Virus letale (1995), ove Hoffman interpretata il colonnello Sam Daniels, un medico che aiuta a salvare il mondo da una malattia infettiva.

Poi, Hoffman apparve in film di qualità come American Buffalo (1996), adattamento della commedia di David Mamet, interpretando il ladro Teach, e Sleepers (1996), ove interpreta Danny Snyder, un avvocato alle prese con un problema di droga.

Fuori dal coro

Hoffman tornò in ottima forma nel 1997, quando ricevette recensioni entusiastiche per la satira politica di Barry Levinson, Wag the Dog – Sesso e potere. Nella pellicola l’attore interpreta un viscido produttore di Hollywood che è chiamato a creare un diversivo al fine di distogliere l’attenzione del Paese da uno scandalo sessuale presidenziale.
L’ultimo film di Hoffman con il regista Levinson fu di genere fantascienza: Sphere – Sfera (1998), in cui l’attore compare accanto a Sharon Stone e Samuel L. Jackson, interpretando il ruolo dello psicologo Dott. Norman Goodman.

I ruoli assunti da Hoffman nei primi anni 2000 continuarono ad essere vari ed interessanti. Nel 2002, nella pellicola Moonlight Mile – Voglia di ricominciare, l’attore assunse il ruolo del padre di una figlia adulta che muore, e lui e sua moglie (Susan Sarandon) trovano conforto nel rapporto con il fidanzato della ragazza.

La giuria

L’anno seguente, Hoffman apparve in Runaway Jury – La giuria, un ottimo legal thriller sull’argomento dei processi truccati, tratto dall’omonimo romanzo del celebre scrittore John Grisham, in cui Hoffman interpreta un avvocato di nome Wendall Rohr.

Nel 2004, Hoffman ebbe uno dei ruoli principali in I Heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita, come parte di un duo detective che forma con la moglie, interpretata dall’attrice Lily Tomlin.
Alcuni dei film susseguenti di Hoffman furono considerevoli successi. Infatti, l’attore ebbe ruoli secondari nelle pellicole: Neverland – Un sogno per la vita (2004), Meet the Fockers- Mi presenti i tuoi? (2004), sequel del Ti presento i miei, seguito nel 2010 del Little Fockers – Vi presento i nostri.
Inoltre, nel 2005 Hoffman fornì la voce di Tucker, un pony Shetland, nella commedia animata Racing Stripes – Una zebra alla riscossa.

Profumo:storia di un assassino

Nel 2006, Hoffman interpretò ruoli nelle pellicole Profumo: Storia di un assassino e Vero come la finzione. Successivamente, nel 2007 segui un ruolo da protagonista nel film Mr Magorium e la bottega delle meraviglie.
L’attore torna a prestare la voce ad un personaggio animato, questa volta un orso panda minore, Shifu, Kung Fu Panda (2008).

Il 2008 si rivelò un anno impegnativo per Hoffman, il quale continuò ad apparire accanto ad Emma Thompson nel film Last Chance Harvey – Oggi è già domani, ed a prestare la voce ad un topino nel The Tale of Despereaux – Le avventure del topino Despereaux.
Dopo una breve pausa,Hoffman fece ritorno sul grande schermo nel 2010 con ruoli in La versione di Barney e Little Fockers – il terzo della saga di Ben Stiller. Nel 2011, assunze l’iniziativa di corse dei cavalli in Luck, annullato nel 2012 a causa di timori per la sicurezza degli animali coinvolti. Hoffman presterà nuovamente la voce per Kung Fu Panda 2 e 3 e sarà co-protagonista, accanto a Jon Favreau, Robert Downey Jr. e Scarlett Johansson, nella recente pellicola Chef – La ricetta perfetta.

In un’intervista rilasciata al quotidiano The New Your Times, Dustin Hoffman descrisse con parole semplici il suo cammino: “Dovetti reinventare me stesso ogni giorno. Al liceo non appartenevo ad alcun club, non ero mai stato uno del gruppo e, in un certo senso, ciò mi rimase impresso. Mi sono sempre sentito come il perdente, a partire dall’inizio, dal Il Laureato. Ero convinto che fosse un colpo di fortuna e mi rifiutavo di credere che ero arrivato… .

Alfredo Alfredo

Papillon

American Buffalo

Billy Bathgate

Chef

Confidence

Curb Your Entusiasm (Serie TV)

Eroe per caso

Giovanna d’Arco

Hook capitan Uncino

Le strane coincidenze della vita

Il segreto di Agatha Christie

Ishtar

Last Chance Harvey

La versione di Barney

Lemony Snicket

Lenny

Lucky (Serie TV)

Mad City

Mi presenti i tuoi

Moonlight Mile

Mr Magorium e la bottega delle meraviglie

Neverland

Boychoir

Mr.Cobbler e la bottega magica

Oggi è già domani

Vigilato speciale

Roald Dahl (Serie Tv)

Sesso e potere

Sfera

Sleepers

Sono affari di famiglia

Sorvegliato speciale

The Lost City

Ti presento i nostri

Vero come la finzione

Virus letale

2015 L’ultima leggenda (post-production)
2015 Roald Dahl’s Esio Trot (TV Movie)
2014 The Cobbler
2014 Boychoir
2014 Chef – La ricetta perfetta
2011-2012 Luck (TV Series)
2010 Vi presento i nostri
2010 La versione di Barney
2008 Oggi è già domani
2007 Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie
2006 Vero come la finzione
2006 Profumo – Storia di un assassino
2005 Curb Your Enthusiasm (TV Series)
2005 The Lost City
2004 Mi presenti i tuoi?
2004 I Heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita
2004 Neverland – Un sogno per la vita
2003 La giuria
2003 Confidence – La truffa perfetta
2003 Liberty’s Kids: Est. 1776 (TV Series)
2002 Moonlight Mile – Voglia di ricominciare
1999 Giovanna d’Arco
1998 Sfera
1997 Sesso & potere
1997 Mad City – Assalto alla notizia
1996 Sleepers
1996 American Buffalo
1995 Virus letale
1992 Eroe per caso
1991 A Wish for Wings That Work (TV Short)
1991 Hook – Capitan Uncino
1991 Billy Bathgate – A scuola di gangster
1990 Dick Tracy
1989 Sono affari di famiglia
1988 Rain Man – L’uomo della pioggia
1987 Ishtar
1985 Morte di un commesso viaggiatore (TV Movie)
1982 Tootsie
1979 Kramer contro Kramer
1979 Il segreto di Agatha Christie
1978 Vigilato speciale
1976 Il maratoneta
1976 Tutti gli uomini del presidente
1974 Lenny
1973 Papillon
1972 Alfredo Alfredo
1971 Cane di paglia
1971 Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?
1971 The Point (TV Movie)
1970 Piccolo grande uomo
1969 John e Mary
1969 Un uomo da marciapiede
1969 Sunday Father (Short)
1968 Premiere (TV Series)
1968 Un dollaro per 7 vigliacchi
1967 Il laureato
1967 The Tiger Makes Out
1967 ABC Stage 67 (TV Series)
1966 A Christmas Masque (TV Movie)
1966 The Star Wagon (TV Movie)
1966 The Journey of the Fifth Horse (TV Movie)
1965 The Nurses (TV Series)
1962-1965 La parola alla difesa (TV Series)
1961-1963 La città in controluce (TV Series)

Eli Wallach

Eli Wallach, temibile e simpatica carogna in numerosi western (I magnifici sette; I Quattro dell’Ave Maria), amante di Marilyn Monroe (Gli spostati) e boss mafioso avvelenato da un cannolo siciliano (Il Padrino – terzo capitolo), nel lontano 1966, conquistò un pezzettino del cuore di ogni cinefilo interpretando nel capolavoro di Sergio Leone, Il buono,il brutto,il cattivo, “lo sperone che entrava dalla finestra” , ovvero, Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez.

Nonostante i suoi moltissimi successi al cinema ed i suoi ruoli memorabili, Eli Wallach non fu mai nominato per un Oscar. Nel 2011, però, venne premiato con un Oscar alla carriera. Nel discorso di ringraziamento disse:
Amici, signori e signore, membri dell’Academy: grazie. Lasciate che vi racconti qualcosa di me stesso. Come attore ho interpretato più banditi, ladri, killer, signori della guerra, molestatori e mafiosi di quanti voi ne possiate immaginare. Come civile colleziono orologi antichi, racconto storie infinite di quando ero un medico durante la seconda Guerra Mondiale, guardo ogni singola partita di tennis e vivo per la mia famiglia, per la posta che ricevo ogni giorno, per lavare i piatti e scattare foto di sagome nella corteccia degli alberi. Ho anche un debole per un uomo chiamato Josh Brolin, eccolo lì!
Parlando di posta, a volte ricevo le lettere più strane, che vanno da quella di un signore inglese che mi chiede aiuto per pagare un’operazione a sua madre fino a quella dell’anno scorso in cui il Papa – davvero! – si complimentava per il suo film preferito: “I magnifici sette”. Non riuscivo a capire, io in quel film non facevo altro che uccidere persone. E mi ha anche invitato ad andare a trovarlo la prossima volta che sono a Roma. Non sapevo di avere amici così importanti. Non sapevo neanche che avrei ricevuto un Oscar, per Dio! Parlando di cose più serie, sono profondamente commosso da questo onore. Il vostro riconoscimento del mio lavoro da artista rende chiara una cosa per me: io non recito per vivere, io vivo per recitare.”

Baby Doll La bambola viva

Infatti, più spesso che no, il cinema gli aveva cucito addosso ruoli da “cattivo”, sfidando Wallach ad assumersi personaggi maligni, fuori legge baffuti, rapinatori di treni ecc., ma, anche ad impegnarsi in ruoli brillanti, nei quali l’attore newyorkese risultò particolarmente affabile. Wallach spesso affermò che i suoi ruoli di “cattivo” tendevano ad essere “più complessi” rispetto ad alcuni dei suoi ruoli teatrali.
In realtà io conduco una vita doppia,” disse una volta: “Nel teatro, sono il piccolo uomo, o l’uomo irritato, l’uomo incompreso, mentre nei film vengo sempre promosso come cattivo.
Eli Herschel Wallach nacque a New York il 7 dicembre del 1915, in una famiglia di ebrei emigrati dalla Polonia. Suo padre, Abramo Wallach, possedeva un negozio di dolciumi a Brooklyn.
Da ragazzo, aveva studiato prima al City College di New York e, poi, all’Università del Texas, dove aveva imparato pure a cavalcare – abilità che avrebbe sfruttato, in seguito, nei film western.

Con Clark Gable in Gli spostati

I sette ladri

L’inizio della Seconda Guerra Mondiale costrinse Wallach ad interrompere gli studi per dare il contributo alla patria, lavorando nel corpo medico alle Hawaii, in Marocco e persino in Francia, dopo lo sbarco in Normandia. Congedatosi come Capitano, conseguì la laurea coltivando la passione per il teatro, nata proprio negli anni della guerra, quando assieme a dei commilitoni scrisse un pezzo in cui vestiva i panni di Hitler, dal titolo “Is This The Army?”.
Dopo i primi studi di recitazione alla Neighborhood Playhouse, Wallach si formò all’Actors Studio, seguendo il famoso metodo Stanislavskij, e debuttò a Broadway con “Skydrift” di Harry Kleiner, passando di successo in successo e condividendo le tavole del palcoscenico con attori dello spessore di Charlton Heston.
Nel 1951, vinse un Tony Award per il ruolo di Alvaro Mangiaco in “La rosa tatuata” di Tennessee Williams.
Il debutto nel mondo della celluloide avvenne nel 1956 con un film scandalo (all’epoca) “Baby Doll” di Elias Kazan, con co-protagonisti Carol Baker (Bambola) e Karl Malden (Archie, ovvero, Angelo). Nella pellicola Eli Wallach assume la parte del proprietario di una piantagione di cotone, Silva Vaccaro, che cerca di sedurre una vergine diciottenne. Fortemente voluto da Tennesse Williams che ne curò la sceneggiatura, in ruolo valse a Wallach un BAFTA e la nomination ai Golden Globe.
Per Wallach fu l’inizio scoppiettante di una carriera cinematografica fruttuosa quanto quella teatrale, che lo vide tra i protagonisti di tante pellicole:
I magnifici sette” di John Sturges, del 1960, (The Magnificent Seven) – pellicola da top position del genere western, con protagonisti che sono passati alla storia del cinema come i Sette Samurai del West. Infatti, Sturges mise in scena “la crème de la crème” degli attori del tempo: Yul Brynner, Charles Bronson, Steve McQueen, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn. L’azione si svolge intorno al 1880, in un paese alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Chris Adams (Brynner), un pistolero professionista, viene ingaggiato dal capo del villaggio messicano di Ixcatlan perché ne protegga i contadini dalle scorrerie della banda di Calvera (Eli Wallach).
Calvera: “C’è un proverbio qui da noi: un ladro che ruba a un altro ladro e perdonato per cento anni.

Con E.G.Robinson in I vincitori

Con Kirk Douglas in Jim l’irresistibile detective

Accettato l’incarico, arruola sei compagni per difendere il villaggio. I sette si installano a Ixcatlan e, quando arriva Calvera con i suoi bandidos, lo mettono in fuga. Il villaggio festeggia l’avvenimento, ma ben presto tra i peones si manifesta un sentimento di disagio per la presenza dei pistoleri. Comunque, per liberare definitivamente il villaggio dal pericolo di Calvera, i sette tentano una sortita notturna; ma, nel frattempo, Calvera ed i suoi hanno occupato il villaggio. Al ritorno Calvera li sorprende, li circonda, li disarma e intima loro di ritornare negli States. Sotto scorta li fa accompagnare al confine. A questo punto i sette prendono il compito loro assegnato come una questione d’onore e tornano indietro a difendere il villaggio. Riusciranno nel loro intento, anche se a caro prezzo… .
Memorabile, inoltre, la colonna sonora composta da Elmer Bernstein, nominata al Permio Oscar.

I magnifici sette

Seguono: “Gli spostati” di John Huston del 1961, dove affianca Clark Gable e Marilyn Monroe; “La conquista del West”, di John Ford, del 1962, con Gregory Peck, Henry Fonda e John Wayne; “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” di William Wyler, del 1966, commedia che vede nel cast la splendida Audrey Hepburn; il già citato “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, del 1966, che regala a tutti i protagonisti la fama internazionale; “I quattro dell’Ave Maria” di Giuseppe Colizzi, del 1968, con la coppia Bud Spencer – Terence Hill; “L’oro dei MacKenna”, di J. Lee Thompson, del 1969, ove Wallach lavora, di nuovo, a fianco di Peck; “Un grande amore da 50 dollari”, di Mark Rydell, del 1973; “Sentinel” horror demoniaco del 1977 diretto da Michael Winner, “Il boxeur e la ballerina” commedia di Stanley Donen, del 1978; “Rebus per un assassinio” di William Richert, del 1979; l’avventuroso “Il cacciatore di taglie” di Buzz Kulik, del 1980, dove Wallach condivide il set con l’amico di sempre, Steve McQueen; “Pazza” del 1987, film drammatico di Martin Ritt, che lo vede recitare a fianco di Barbara Streisand e Karl Malden; “Il padrino – Parte III”, del 1990, di Francis Ford Coppola, dove interpreta Don Altobello; ancora del 1990 “Il grande inganno”, diretto e interpretato da Jack Nicholson; “Two Much – Uno di troppo” del 1996, commedia frizzante di Fernando Trueba, con la coppia Banderas – Griffith.

L’uomo della porta accanto

The tiger makes out

Eli Wallach lavorò con alcuni tra i più apprezzati registi di Hollywood, da Francis Ford Coppola a Oliver Stone, e pure con molti stimatissimi registi italiani, da Sergio Corbucci a Duccio Tessari.
Il 1966 fu l’anno che segnò la svolta per l’attore: chiamato da Sergio Leone per affiancare Clint Eastwood e Lee Van Cleef nel terzo capitolo della trilogia del dollaro, “Il buono, il brutto, il cattivo“, Wallach regalò al pubblico un’interpretazione straordinaria di un fuorilegge capace di concedere un sorriso anche alla propria vittima. Memorabile la frase rivolta a Mario Brega, alias caporale Wallace, tirapiedi del “cattivo” Sentenza: “ I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore.”
Bandito simpatico, sfuggirà a cavallo ad ogni conformismo, facendo risuonare nelle orecchie di chi l’ha apprezzato: “Ehi Biondooo … Lo sai di chi sei figlio tu??!!! Sei figlio di una grandissima puttanaaa…!!!!!!
Al fine di una migliore comprensione della trama, invito i gentili lettori all’approfondimento dell’articolo pubblicato sul blog dal mio amico Paul.
Due anni dopo, Giuseppe Colizzi vuole Wallach per “I Quattro dell’Ave Maria“, fra i più celebri western all’italiana, secondo capitolo della trilogia del regista iniziata con “Dio perdona… io no!” e conclusa con “La collina degli stivali“. Cacopoulos (Eli Wallach) è un vecchio bandito che, a causa del tradimento dei suoi compari, sta scontando una lunga pena detentiva. Gli viene fatta una proposta per poter porre termine al suo soggiorno in carcere: deve ritrovare Cat (Terence Hill) e Hutch (Bud Spencer), due rapinatori, e recuperare i soldi che i due malviventi hanno rubato ad una banca… .
Cacopoulos: “Mi raccomando, non dire mai bugie: significherebbe avere paura. Ma neppure la verità devi dire: nel migliore dei casi ti metterebbero in croce com’è già capitato a qualcuno nei secoli andati.”

Eli Wallach è Tuco in Il buono il brutto e il cattivo

Nel 1971 Wallach venne diretto, accanto a Franco Nero, da Duccio Tessari nel “Viva la muerte…tua!“, pellicola che racconta la storia di due banditi evasi, i quali, con la complicità di una giornalista (che li credeva rivoluzionari messicani), riescono a impadronirsi di un tesoro che poi finisce però nelle mani delle truppe regolari. I due si aggregano ai rivoltosi col solo scopo di recuperare il loro tesoro, ma poi prendono coscienza della bontà della causa dei loro compagni e, tornati in possesso dell’oro, lo distribuiscono fra i peones.
In seguito, nel 1973 Maurizio Lucidi lo volette al fianco Ursula Andress e Fabio Testi nel noir “L’ultima chance“, una pellicola che molti fans del genere ricordano come “un cast internazionale per un flop clamoroso“.
Segue, nel 1975, la commedia diretta da Alberto Bevilacqua “Attenti al buffone“, brillantemente recensita sul blog da Mr. Paul.
Brevemente la trama: Marcello (Nino Manfredi) è un uomo semplice, un musicista ed un padre che vive per la sua famiglia. È sposato con Giulia (Mariangela Melato), donna incapace di trarre soddisfazione dalla vita, con la quale ha avuto due figli. Mentre lui è lontano da casa Giulia viene concupita dal rude Cesare (Eli Wallach), detto “il ras”, uomo senza scrupoli ed ex ufficiale fascista. L’uomo, approfittando del perenne stato di irrequietezza della donna, riesce a conquistarla e ad ottenere l’annullamento del precedente matrimonio (per impotenza sessuale). Al suo ritorno a casa Marcello la trova vuota: la moglie lo ha lasciato portandosi i bambini.

Attenti al buffone

Come rubare un milione di dollari e vivere felici

Sempre nel 1975 Wallach si trova accanto a Giuliano Gemma e Tomàs Miliàn nel western parodia di Sergio Corbucci, “Il bianco, il giallo, il nero” . Tre bizzarri personaggi si mettono sulle tracce del cavallino sacro, dono dell’Imperatore giapponese ai suoi sudditi emigrati nel West, ma rubato per ottenere un riscatto. I tre sono: il maldestro samurai Sakura ( Tom°s Miliàn “Il Giallo”, nato dall’unione di un cowboy con una “giapposotta” ovvero giapponese-mignotta), che aveva il compito di prendersi cura dell’animale e quindi lo deve recuperare per recuperare il proprio onore; lo sceriffo Black Jack ( Eli Wallach “Il Nero”), famoso per il suo senso del dovere (dettato anche dal voler stare il meno possibile con la moglie petulante), che deve portare il riscatto ai rapitori; lo svizzero Blanc De Blanc (Giuliano Gemma “Il Bianco”), piccolo delinquente (nato dall’unione di un cowboy con una “svizzerana”, neologismo affine a “giapposotta”…) che vuole impadronirsi dei soldi del riscatto.
Nel 1976 Wallach venne diretto da Paolo Cavara nel atipico giallo “… e tanta paura“, accanto a Corinne Cléry e Michele Placido. La pellicola è ambientata in una Milano torbida, corrotta e morbosa. Ad opinione di chi scrive, c’è poco di giallo e molto di sesso, ma, come si suol dire, de gustibus non est disputandum.

E tanta paura

Gengis Khan

Poi, nel 1978, Bruno Corbucci gli riservò un ruolo nel poliziottesco “Squadra antimafia“, nella parte di don Girolamo Giarra.
La fine del vecchio millennio fece a Wallach un regalo sgradito, un brutto ictus, dal quale si riprese, ma che lo privò della vista all’occhio sinistro. Nonostante ciò, continuò a lavorare trovando nuovi stimoli anche nel cinema indipendente.
Ricordiamo: la divertente commedia di Edward Norton “Tentazioni d’amore” del 2000, con lo stesso Norton e Ben Stiller, dove Wallach dà vita alla figura spassosa di un rabbino; “Mystic River” del 2003, dove viene diretto dal “buono” Clint Eastwood, e condivide la scena con Sean Penn e Tim Robbins; “L’amore non va in vacanza” di Nancy Meyers,commedia dai buoni sentimenti del 2006, dove, a fianco a Kate Winslet, Cameron Diaz, Jack Black e Jude Law, impersona una vecchia gloria di Hollywood, alla quale dona un’umanità ed una profondità veramente considerevoli.
Nel 2010 troviamo Wallach più bravo che mai nel thriller di Roman Polanski “L’uomo nell’ombra”, con Ewan McGregor, e in “Wall Street – Il denaro non dorme mai”, di Oliver Stone, con Michael Douglas e Shia LaBeouf.

Il bianco,il giallo,il nero

Wallach, sin dagli esordi ha portato avanti con successo anche la carriera televisiva, tra le ultime apparizioni ricordiamo serie come “La signora in giallo”, “Law & Order”, dove ha avuto la gioia di condividere il set con la moglie Anne e la figlia Roberta, “ER – Medici in prima linea”.
Nel 2007 ha ottenuto la nomination agli Emmy Awards come Miglior Attore ospite di una serie tv brillante per “Studio 60 on the Sunset Strip”, bissandola per “Nurse Jackie – Terapia d’urto”.
Eli Wallach era sposato dal 1948 con l’attrice Anne Jackson, con la quale ha spesso condiviso il set, e dalla quale ha avuto tre figli, Peter, Roberta e Katherine. Quando le chiesero qual’era il segreto del loro lungo matrimonio, Wallach disse: “Non lo so, non volevo divorziare. La amavo. Litigavamo e discutevamo e tutte ‘ste cose, ma andavamo d’accordo.
L’attore pubblicò “Il buono, il brutto, ed io” – libro in cui espone l’eccezionale storia dei moltissimi anni in cui si è dedicato al suo mestiere. Wallach raccontò divertito come, alla prima lettura, il suo agente gli disse: “Eli, non so come farò per vendere questo libro. Hai avuto un solo matrimonio, né scandali, né droghe.” Sua moglie intervenne: “Digli di inviarci il manoscritto e aggiungeremmo tutto ciò che ti ho fatto passare io durante questi anni!”
Eli Wallach si è spento alla veneranda età di 98 anni, lasciando dietro di sé il mito di un attore capace di attraversare la storia del cinema mimetizzando la formazione teatrale in una sfilza di personaggi che esercitano sullo spettatore di ogni età “il fascino perverso del male”.

“Per gli attori, i film sono un mezzo per un fine.”
“Goditi la vita e fai ciò che vuoi.”
“Il grande segreto della recitazione è ascoltare la gente.”
“La critica ti loda alla stessa maniera di un uomo che vuole impiccarti, dicendoti che hai proprio un bel collo.”

Crimine silenzioso

Abissi

Act one

Amanti primedonne

Articolo 99

Crazy Joe

Due tipi incorreggibili

Funny Money

Giallo a Creta

Ho sposato 40 milioni di donne

How to Save a Marriage and Ruin your Life

Il cacciatore di taglie

Il cervello

Il padrino parte terza

Il papavero è anche un fiore

I quattro dell’Ave Maria

Kings of the Corner

L’oro di Mackenna

L’ultima chance

L’uomo nell’ombra

Mamas boy

Messaggi da forze sconosciute

New York i Love you

Rebus per un’assassinio

Squadra antimafia

Tentazioni d’amore

The Angel Levine

The Sentinel

Two Much

Un grande amore da 50 dollari

Viva la muerte tua

Wall Street il denaro non dorme mai

Studio 60 on the Sunset Strip (Serie TV)

Nurse Jackie terapia d’urto (Serie TV)

2010 Wall Street – Il denaro non dorme mai
2010 L’uomo nell’ombra
2009 Tickling Leo
2009 Nurse Jackie – Terapia d’urto (TV Series)
2008 New York, I Love You
2008 The Toe Tactic
2008 Vote and Die: Liszt for President
2007 Mama’s Boy
2006 L’amore non va in vacanza
2006 Studio 60 on the Sunset Strip (TV Series)
2006 L’imbroglio
2005 Stroker and Hoop (TV Series)
2005 A Taste of Jupiter
2005 Character Studies (TV Series)
2004 King of the Corner
2004 Whoopi (TV Series)
2003/I The Root
2003 Mystic River
2003 E.R. – Medici in prima linea (TV Series)
2003 Veritas: The Quest (TV Series)
2002 Advice and Dissent (Short)
2002 The Education of Max Bickford (TV Series)
1992-2002 American Experience (TV Series documentary)
2002 The Job (TV Series)
2002 Monday Night Mayhem (TV Movie)
2001 100 Centre Street (TV Series)
2000 Tentazioni d’amore
2000 The Bookfair Murders (TV Movie)
1999 L’escluso
1998 Naked City: Justice with a Bullet (TV Movie)
1998 The Devil’s Twilight (Short)
1996 Funny Money – Come fare i soldi senza lavorare
1996 Two much – Uno di troppo
1996 O. Henry’s Christmas (TV Movie)
1994 Miele dolce amore
1993 Vendetta II: The New Mafia (TV Movie)
1993 Tribeca (TV Series)
1992 Nonesense and Lullabyes: Poems (Video)
1992 La notte e la città
1992 Teamster Boss: The Jackie Presser Story (TV Movie)
1992 Law & Order – I due volti della giustizia (TV Series)
1992 Amanti, primedonne
1992 Una sporca eredità (TV Movie)
1992 Articolo 99
1992 Nonesense and Lullabyes: Nursery Rhymes (Video)
1991 Avvocati a Los Angeles (TV Series)
1990 Il padrino – Parte III
1990 Il grande inganno
1990 Vendetta: Secrets of a Mafia Bride (TV Mini-Series)
1989 CBS Schoolbreak Special (TV Series)
1988 Alfred Hitchcock Presents (TV Series)
1988 La signora in giallo (TV Series)
1987 Pazza
1987 Screen Two (TV Series)
1986-1987 Autostop per il cielo (TV Series)
1987 Worlds Beyond (TV Series)
1986 Something in Common (TV Movie)
1986 Due tipi incorreggibili
1986 American Playhouse (TV Series)
1985-1986 L’onore della famiglia (TV Series)
1985 Murder: By Reason of Insanity (TV Movie)
1985 Embassy (TV Movie)
1985 Cristoforo Colombo (TV Mini-Series)
1984 Sam’s Son
1984 Anatomy of an Illness (TV Movie)
1982 La ballata della sedia elettrica (TV Movie)
1982 The Wall (TV Movie)
1981 Diritto d’offesa (TV Movie)
1981 Il brivido dell’imprevisto (TV Series)
1981 The Pride of Jesse Hallam (TV Movie)
1981 La salamandra
1980 Doppia identità (TV Movie)
1980 Il cacciatore di taglie
1979 Guri
1979 Rebus per un assassinio
1979 Bocca da fuoco
1978 The Pirate (TV Movie)
1978 Il boxeur e la ballerina
1978 Squadra antimafia
1978 Girl friends
1978 Messaggi da forze sconosciute
1977 Abissi
1977 Il principio del domino: la vita in gioco
1977 Cattive abitudini
1977 Sentinel
1977 Settima strada (TV Mini-Series)
1976 E tanta paura
1976 20 Shades of Pink (TV Movie)
1975 Attenti al buffone
1975 Il tenente Kojak (TV Series)
1975 Il bianco il giallo il nero
1974 Crazy Joe
1974 I misteri di Orson Welles (TV Series)
1974 Indict and Convict (TV Movie)
1973 Un grande amore da 50 dollari
1973 L’ultima chance
1973 A Cold Night’s Death (TV Movie)
1971 Viva la muerte… tua!
1971 The Typists (TV Movie)
1971 Il romanzo di un ladro di cavalli
1971 Great Performances (TV Series)
1971 Avvocati alla prova del fuoco (TV Series)
1970 L’uomo della porta accanto
1970 The Angel Levine
1970 Le avventure di Gerard
1970 Il falso testimone
1970 The Reason Why (Short)
1969 L’oro di Mackenna
1969 Il cervello
1968 I quattro dell’Ave Maria
1968 Jim l’irresistibile detective
1968 How to Save a Marriage and Ruin Your Life
1967 CBS Playhouse (TV Series)
1967 The Tiger Makes Out
1967 Batman (TV Series)
1966 Il buono, il brutto, il cattivo
1966 Come rubare un milione di dollari e vivere felici
1966 Il papavero è anche un fiore
1965 Gengis Khan il conquistatore
1965 Lord Jim
1964 Ho sposato 40 milioni di donne
1964 Giallo a Creta
1963 Act One
1963 I vincitori
1962 La conquista del West
1962 The Dick Powell Show (TV Series)
1962 Le avventure di un giovane
1960-1962 La città in controluce (TV Series)
1962 Outlaws (TV Series)
1961 Gli spostati
1960 I magnifici sette
1960 The Robert Herridge Theater (TV Series)
1960 I sette ladri
1960 Play of the Week (TV Series)
1960 Goodyear Theatre (TV Series)
1960 Lullaby (TV Movie)
1960 Sunday Showcase (TV Series)
1959 The DuPont Show of the Month (TV Series)
1958-1959 Playhouse 90 (TV Series)
1958 The Gift of the Magi (TV Movie)
1958 Shirley Temple’s Storybook (TV Series)
1958 Westinghouse Desilu Playhouse (TV Series)
1958 Suspicion (TV Series)
1958 Where Is Thy Brother? (TV Movie)
1958 Crimine silenzioso
1958 Climax! (TV Series)
1957 BBC Sunday-Night Theatre (TV Series)
1957 The Seven Lively Arts (TV Series)
1952-1957 Studio One (TV Series)
1957 The Lark (TV Movie)
1956 Baby Doll – La bambola viva
1956 The Kaiser Aluminum Hour (TV Series)
1949-1955 The Philco Television Playhouse (TV Series)
1954 Kraft Television Theatre (TV Series)
1954 Goodyear Television Playhouse (TV Series)
1952 The Web (TV Series)
1952 Danger (TV Series)
1952 Armstrong Circle Theatre (TV Series)
1951 Lights Out (TV Series)

Philippe Noiret

Gentile lettore, prima di scoprire insieme il personaggio che propongo oggi, ritengo doveroso fare una precisazione. A differenza delle precedenti biografie, che mi sono avventurata a scrivere con l’incoraggiamento ed il sostegno del mio caro amico Paul, questa di oggi è la breve storia della lunga carriera di un attore che mi sta particolarmente a cuore, ragion per cui, in questo caso, l’obiettività mi risulta un tantino difficile. Perdona, indi, la mia debolezza quando mi soffermo su alcuni ruoli interpretati, a discapito di altri. Grazie e buona lettura.

Che cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.” (il Perozzi – Amici miei 1975). Una frase che ogni amante del cinema, in particolare, della commedia all’italiana, custodisce affettuosamente nel cuore. Un aforisma che racchiude simbolicamente la definizione della personalità di un uomo che il mondo dello spettacolo, e non solo, ricorda come un monumento del cinema d’autore. Philippe Noiret, attore tra i più importanti e più carismatici della commedia e del cinema francese e internazionale, anticipò la sua carriera con questa battuta intramontabile!

Philippe Noiret in uno dei suoi primi ruoli nel film Clementine Cherie

Gourmet e viveur, sofisticato fumatore di sigari e grande appassionato d’arte, Philippe Noiret ha vinto due volte il premio César come miglior attore, per ruoli che andremo ad approfondire in seguito. Philippe Noiret è nato il 1 ottobre 1930 a Lilla, importante centro culturale della Francia settentrionale, in una famiglia della classe media, di piccoli commercianti. Suo padre era appassionato di letteratura, di autori e di testi di poesia. In seguito, ha trascorso la sua infanzia a Toulouse Midi-Pyrenees, regione a cui rimarrà fermamente attaccato.

Comme un poisson dans l’eau

Ha frequentato i corsi presso la scuola Collège de Juilly di Seine-et-Marne e, poi, presso Lycée Janson de Sailly, nel 16° arrondissement di Parigi, dove era un “somaro perfetto”! Nel 1950, dopo aver fallito per ben tre volte al liceo, ha mollato la scuola, scegliendo di iscriversi ai corsi di teatro del grande Roger Blin, a Parigi, ed al Western Drama Centre, dove ha incontrato Jean-Pierre Darras, comico, attore e regista. Forse sono in pochi a saperlo, ma fu il drammaturgo Henry Montherlant a convincere Noiret a diventare un attore e a dedicare la sua vita alla commedia.
Al Théâtre National Populaire, ove l’attore ha recitato per circa dieci anni alternando la prosa al cabaret, incontrò la dama del suo cuore, l’attrice Monique Chaumette, che sposò nel 1962. La coppia ebbe una figlia, Frédérique, e due nipotini: Deborah e Samuel. Alla domanda“In che cosa hai avuto più successo nella tua vita?” Noiret rispose“Per 43 anni di vita, nel mio matrimonio!
Noiret, esordì sul grande schermo in piccolissimi ruoli a partire dal 1949, comparendo per la prima volta in una pellicola di Jacqueline Audry, Gigi (1949), e da quel momento interpretò circa centoquaranta pellicole, per una carriera lunga più di mezzo secolo. Noto per la sua mimica facciale da uomo pigro e disilluso, che ricorda vagamente il muso di un cane (animale che Noiret amava moltissimo), e caratterizzato da una corporatura ingombrante, l’attore francese fu particolarmente a suo agio nei ruoli di uomo qualunque di mezza età, lontanissimo com’era da ogni idealizzazione da eroe romantico.

Il delitto di Therese Desquiroux

Il delitto non paga

Anche se posteriore a Gigi, il suo film d’esordio è considerato La pointe courte (1956) diretto da Agnès Varda (pellicola che farà di lei la rappresentante femminile per eccellenza della Nouvelle Vague francese) e che è stato girato, nel 1954, nel piccolo paese di Sète, nella zona denominata appunto La Pointe-Courte. Il film è la storia parallela di una coppia in crisi che non sa se lasciarsi e della vita quotidiana della piccola comunità di pescatori che vive sul posto. La regista ha raccontato in più occasioni la nascita e le condizioni di un film “che oggi non sarebbe più possibile girare”, ma che rimane “uno dei più entusiasmanti” della sua carriera.
Questa pellicola segnava, indi, un doppio esordio: dell’attore Noiret e della regista Varda, la quale ricorda con viva emozione il suo protagonista: “Sì, per lui era la prima volta e al suo fianco c’era Silvia Monfort. Sono certa che se glielo avessi proposto dopo, forse, un film come questo non l’avrebbe mai fatto. Ma all’epoca era un attore di teatro che aveva una gran voglia di sperimentare e capire cos’era il cinema. Fu questo suo primo lavoro con me a farlo entrare nell’ambiente, e poi il suo talento ha fatto il resto. (…) Comunque entrambi gli attori sono stati molto generosi e in generale l’entusiasmo di quel primo film è rimasto unico, anche se poi non ebbe tanta fortuna di pubblico.

Con Jean Gabin nel film Intrigo a Parigi

L’armata su sofà

Mort,ou est ta victoire

Com’era Noiret sul set del suo primo film, c’è lo rivela Agnès Varda: “Nervoso e spesso sofferente. Questo perché, come diceva lui, gli impedivo di esprimersi. Ma io volevo proprio questo. Volevo una recitazione immobile nei movimenti e tutta basata sulle espressioni del volto. Mi immaginavo un po’ quegli attori dei film giapponesi che esprimono rabbia o felicità anche solo attraverso un movimento minimo degli occhi.
Trascorsi cinque anni dall’esordio, la figura di Noiret comincia ad apparire con frequenza via via crescente sugli schermi del cinema francese, seppure ancora in ruoli secondari: nel 1960 è lo zio di Zazie in Zazie nel metrò di Louis Malle, nel 1961 recita in Tutto l’oro del mondo di René Clair, nel 1965 è in Parigi brucia? diretto da René Clément, nel 1969 è accanto a Michel Piccoli in Topaz di Alfred Hitchcock.
Per Noiret, la prima pellicola italiana risulta essere Le Massaggiatrici del 1962, per la regia di Lucio Fulci, dove interpretava il segretario del Presidente in un cast che vedeva tra gli altri Ciccio Ingrassia, Franco Franchi e Valeria Fabrizi.

Con Tognazzi e Andrea Ferreol nel controverso La grande abbuffata

La svolta nella carriera dell’attore fu segnata da una pellicola assai controversa: La grande abbuffata (1973), regia di Marco Ferreri, ove Noiret interpreta, in compagnia di Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Ugo Tognazzi, uno dei quattro suicidi “edonisti” del film. Il pilota Marcello, il produttore Michel, lo chef Ugo e il giudice Philippe, uomini di successo votati all’autodistruzione, si ritrovano nella villa fuori città di Philippe con l’intenzione di suicidarsi attraverso un lungo percorso di cibo e sesso. Insieme a loro delle prostitute ingaggiate appositamente e una maestra di scuola elementare locale, che rimarrà con loro sino alla fine. Testimonianze raccontano che Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Philippe Noiret erano molto amici e, nonostante avessero letto la sceneggiatura del film, sul set praticamente non la consultarono più: i tre grandi attori improvvisavano continuamente ed il regista li lasciava liberi di creare. La scena dell’imitazione di Marlon Brando, per esempio fu proposta da Tognazzi, e non era presente nella sceneggiatura. Per una migliore comprensione della trama, consultate la recensione esaustiva pubblicata sul blog dal mio amico Paul.
Ugo (Tognazzi) rivolto a Philippe che assaggia una torta: Com’è?
Philippe (Noiret): È una merda.
Ugo (Tognazzi): Ma come? È un poema!
Philippe (Noiret) seccato: È un poema di merda!

L’orologiaio di Saint-Paul

Nel 1974, Noiret interpreta con successo Michel Descombes, magnifico padre che scopre il figlio assassino, ruolo drammatico offertogli da Bertrand Tavernier in L’orologiaio di Saint-Paul, premiato a Berlino con L’orso d’argento. Brevemente la trama di una pellicola che alla scrivente sta particolarmente a cuore: la sera dell’11 marzo 1973, sono resi noti i risultati delle elezioni politiche indette in quell’anno, che vedono un’inaspettata vittoria della maggioranza uscente di centrodestra. L’orologiaio Michel Descombes vive a Lione nel vecchio quartiere di Saint-Paul. È un artigiano onesto e metodico. La sua vita è scandita da ritmi lenti e regolari: apre il negozio, scambia qualche battuta con i vicini, ripara sveglie e orologi, cena ogni sera della domenica alla trattoria Chauvin, un locale popolare in cui incontra gli amici. Vive da solo con il figlio ventenne Bernard, dopo la separazione e la morte della moglie. Un giorno riceve la visita inaspettata della polizia e una notizia drammatica: Bernard ha ucciso un uomo ed è fuggito con una ragazza. Lo stanno cercando per arrestarlo. Bernard ha ucciso Razon, una guardia giurata, e ne ha poi incendiato l’automobile. L’uomo, prepotente e disonesto, con simpatie di estrema destra, prestava servizio d’ordine in una fabbrica e insidiava le operaie, in modo particolare Liliane, la ragazza di Bernard. Sconvolto, Michel si accorge che sa pochissimo del figlio e si tormenta per non essere stato un padre più attento e presente. Il commissario Guibond, che ha anch’egli problemi personali, tenta di ottenere il suo aiuto per ritrovare i due ragazzi e gli manifesta comprensione umana.

Con Marilu Tolo in Siamo tutti in libertà provvisoria

I due giovani vengono infine arrestati e processati. Bernand si rifiuta d’incontrare suo padre, e quando finalmente si trovano l’uno di fronte a l’altro, gli rivolge appena la parola. Per salvaguardare il suo amor proprio e l’onore della fidanzata, Bernard non si presta ad assecondare la linea difensiva adottata del suo legale, che vorrebbe invocare le circostanze attenuanti dimostrando che si è trattato di un delitto passionale, e preferisce avallare la tesi del delitto politico. Michel comprende le ragioni del figlio e lo appoggia. A questa decisione consegue la pesante condanna a vent’anni di carcere, ma si è ristabilita la fiducia fra padre e figlio.

Con Mastroianni in Non toccare la donna bianca

Noiret riconfermerà le sue capacità interpretative l’anno successivo nel Il giudice e l’assassino, ispirato ad un autentico caso di cronaca criminale e nella pellicola Che la festa cominci, ancora di Tavernier.
Successivamente, per la regia di Ferreri, Noiret comparirà in Non toccare la donna bianca (1974), un western surreale, geniale rivisitazione della battaglia di Little Big Horn ambientata nella Parigi dell’epoca. Il generale Custer, richiamato dal generale Terry, è determinato a sconfiggere l’esercito indiano del capo Toro Seduto. A complicare le cose è l’amore di Custer per una crocerossina francese.
Nel 1975 Philippe Noiret assume un ruolo memorabile, quello del cinico giornalista Perozzi, nella pellicola Amici miei, diretta abilmente dal Maestro Mario Monicelli. Infatti, con il cult Amici miei, emerge tutta la verve comica dell’attore francese.

Amici miei…

e Amici miei Atto secondo

La pellicola racconta la storia di quattro amici di mezza età, insieme sin dall’infanzia, i quali esorcizzano lo spettro della vecchiaia escogitando qualsiasi tipo di scherzo nei confronti di chiunque incroci la loro strada. A loro si unirà anche un primario di chirurgia, il professor Sassaroli (Adolfo Celi). Gli scherzi, le leggendari zingarate e, ovviamente, le storiche supercazzole trovano spazio in una bellissima recensione pubblicata sul blog dal mio amico Paul, alla quale rimando per una migliore comprensione della trama.

Il Perozzi: ”Come chi sono io? Lei ha il tratto ed i modi della persona colta, signora… Si ricorderà sicuramente di Omero e dell’Odissea… Signora, io mi chiamo… Nessuno!”
Il grande Monicelli rammentava di aver avuto con Noiret “rapporti non solo di lavoro: eravamo amici. Ancora mi ricordo quando lo chiami per Amici miei per fargli interpretare un caporedattore della ‘Nazione’, un toscanaccio che lui riuscì a rendere credibile”.
In seguito al successo di Amici miei, film che portò, tra vari riconoscimenti, due premi David di Donadello: alla miglior regia di Monicelli ed al miglior attore protagonista, Ugo Tognazzi, la carriera di Noiret si divise tra Italia e Francia.
Nel 1976 Noiret ha vinto il suo primo César con il ruolo del giustiziere nella pellicola Le vieux fusil (Frau Marlene) a fianco della splendida Romy Schneider.

Le vieux fusil

Speriamo che sia femmina

Durante la seconda guerra mondiale, a Montauban, il chirurgo Dott. Julien Dandieu (Philippe Noiret), convinto pacifista ed umanista, conduce una vita borghese con la moglie e la figlia, nata da una precedente unione. Per tenere al sicuro moglie e figlia, Julien, le manda in un paesino montano dove possiede amici e dove c’è un castello. Durante la pausa domenicale, fa visita alle due, ma viene a sapere che i tedeschi hanno violentato e trucidato entrambe le donne. Da allora ha inizio la sua trasformazione da pacifista ad assassino senza scrupoli, che massacra i tedeschi con efferati inganni. Quando poi tutto finirà, le sue risposte fanno capire che ha agito in uno stato di lucida pazzia vendicativa.
In Italia, nell’arco di tre lustri, Noiret interpreta diversi film d’autore, a partire dal Deserto dei tartari di Valerio Zurlini (1976) per arrivare a Dimenticare Palermo di Francesco Rosi (1990), passando per Il comune senso del pudore (1975) di Alberto Sordi, Tre fratelli di Rosi (1981), Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli (1986), La famiglia di Ettore Scola (1987), Gli occhiali d’oro (1987), diretto da Giuliano Montaldo, e Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1988).

Il deserto dei tartari

-Il deserto dei tartari (1976), tratto dal romanzo omonimo di Dino Buzzati, è la storia del tenente dell’esercito austro-ungarico Drogo, che viene spedito ai confini asiatici dell’Impero per difendere una fortezza nel deserto dall’attacco dei famigerati Tartari. L’unico problema è che nessuno ha mai visto questi fantomatici nemici, mentre il tempo passa nell’attesa di un’offensiva.
-Dimenticare Palermo (1990), Carmine Bonavia (James Belushi), un giovane newyorkese figlio di immigrati italiani, è candidato a sindaco della Grande Mela. Vista l’imminente sconfitta fa una clamorosa (e disperata) proposta: la legalizzazione della droga; sperando così di recuperare terreno su un argomento delicato, ossia i narcotraffici. Sposatosi durante la campagna elettorale, decide di passare la luna di miele con la giovane sposa Carrie, nella città natia dei genitori, Palermo. Alloggiato in un lussuoso hotel Grande Albergo delle Palme visita i più bei monumenti della città, ma ne contempla anche il degrado. E qui la mafia, preoccupata della sua popolarità sempre più crescente a causa della sua proposta che la priverebbe del racket più lucroso, tenta in ogni modo di incastrarlo, prima facendolo adescare da una bella sconosciuta, poi coinvolgendolo nell’omicidio (inscenato ad arte) di un giovane fioraio, con cui Carmine poco tempo prima aveva avuto un alterco. La vicenda rischia di mandare all’aria i progetti elettorali, in quanto egli è accusato di omicidio premeditato… . Un thriller poliziesco che annovera, oltre al protagonista Belushi, un cast strepitoso: Vittorio Gassman, Philippe Noiret e Mimi Rogers.

Il comune senso del pudore

-Il comune senso del pudore (1975), strutturato in quattro episodi, di cui, ad opinione di chi scrive, il migliore è proprio quello che vede come protagonisti Philippe Noiret e Dagmar Lassander. Per l’approfondimento del film, invito alla lettura della simpatica recensione presente su questo blog.
-Tre fratelli (1981), la storia di tre fratelli originari del sud, divisi dalla differente età e da percorsi di vita molto diversi, che si ritrovano dopo molti anni al paese natio in occasione della morte della madre. Ognuno fa i conti con il proprio passato e si confronta / scontra con i fratelli ed il padre, facendo un bilancio della propria vita. Sullo sfondo il malessere della cupa Italia dell’inizio degli anni ‘80, tra lotte operaie contro la restaurazione, disagio sociale e ultimi colpi di coda del terrorismo, che il regista analizza attraverso lo scontro generazionale e familiare.
-Speriamo che sia femmina (1986), film in cui appare chiara la simpatia e la fiducia che il regista, Mario Monicelli, nutre nei confronti delle donne. Infatti, la storia è tutta incentrata sulla contrapposizione tra l’elemento femminile, in maggioranza per le numerose protagoniste, e quello maschile, dove i pochi rappresentanti del sesso forte vengono presentati nel ridicolo. Nella pellicola Noiret interpreta il conte Leonardo.

Nel bellissimo film di Scola La famiglia

-La famiglia (1987), dipinge il ritratto di una famiglia borghese italiana visto dall’interno di un appartamento del rione Prati di Roma, dal 1906 al 1986. Il protagonista Carlo (Vittorio Gassman) è seguito dal suo battesimo fino all’ottantesimo compleanno. Per Philippe Noiret un ruolo secondario, quello di Jean Luc
-Gli occhiali d’oro (1987), diretto da Giuliano Montaldo, tratto dal romanzo di Giorgio Bassani, è la storia del dottor Fadigati (Philippe Noiret), stimato medico che tenta di celare la propria omosessualità agli occhi dei concittadini nella Ferrara fascista. Ma quando si innamora apertamente del giovane Eraldo (Nicola Farron) viene progressivamente emarginato e abbandonato. Oltre all’abile prova attoriale di Noiret, la pellicola è rimasta nel cuore del pubblico per le bellissime musiche. Infatti, nel 1988 Ennio Morricone vinse il David di Donadello per la miglior colonna sonora.

Gli occhiali d’oro

-Nuovo Cinema Paradiso (1988), scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, vinse nel 1990 il Premio Oscar come miglior film stranierò e, in seguito, si aggiudicò tantissimi altri rinomati premi.La trama: Salvatore Di Vita (Jacques Perin), da quando ha lasciato il paesino di cui è originario non vi ha mai più voluto rimettere piede e da trent’anni vive nella capitale, dove nel frattempo è diventato un affermato regista cinematografico. Una sera, al suo rientro a casa, scopre dalla sua compagna la notizia della morte di un certo Alfredo (Philippe Noiret), e per tutta la notte rivive i ricordi della sua infanzia. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in un paesino siciliano, Giancaldo, il cinema è l’unico divertimento. Siamo alla fine degli anni ’40. Totò (Salvatore Cascio), un bambino povero che vive con la sorella e la madre, è in attesa che il padre, che risulta disperso, ritorni dalla guerra. Totò svolge il compito di chierichetto per don Adelfio, parroco del paese e gestore della sala cinematografica “Cinema Paradiso”. Don Adelfio censura tutte le scene di baci all’interno dei film perché le ritiene troppo sconvenienti. Salvatore, affascinato dal cinematografo, tenta invano di assistere di nascosto alle proiezioni private per il prete e di rubare qualche scena tagliata dal proiezionista Alfredo. Quest’ultimo è un uomo analfabeta con cui Totò cerca di stringere amicizia, nonostante l’atteggiamento contrario di sua madre e l’atteggiamento un po’ scontroso di Alfredo. In occasione dell’esame di licenza elementare a cui partecipa anche Alfredo, Totò riesce finalmente a fare un accordo con lui: il bambino darà ad Alfredo i risultati della prova, ma in cambio il proiezionista dovrà insegnare a Totò tutti i trucchi del mestiere.

Nuovo cinema Paradiso

Una sera il pubblico reclama a gran voce il secondo spettacolo e, poiché la sala è stata chiusa, Alfredo e Totò decidono di accontentarli proiettando il film sul muro di una casa della piazza del paese. Una distrazione dell’uomo è la causa di un incendio che si propaga velocemente all’interno della cabina di proiezione. Totò riesce a salvare l’amico, che purtroppo perde la vista. Grazie all’intervento di un paesano diventato milionario, Spaccafico (Enzo Cannavale), la sala cinematografica viene ricostruita e prende il nome di “Nuovo Cinema Paradiso”. Inizia così una nuova epoca per questo cinema al cui interno lavora il bambino, che d’ora in avanti proietterà pellicole non più censurate. Salvatore (Marco Leonardi), diventato adolescente, conosce Elena (Agnese Nano), una studentessa figlia di una ricca famiglia, e se ne innamora, ma i genitori di lei non gradiscono la loro relazione e decidono di trasferirsi. Nel frattempo il ragazzo è chiamato a Roma e perde completamente le tracce di Elena; tornato in Sicilia si rivede con Alfredo che gli consiglia di abbandonare per sempre la sua terra natale. Con quest’ultimo ricordo la mente di Salvatore torna alla realtà: nonostante sia un regista ricco e famoso è deluso della sua vita, e decide di partire per la Sicilia. Così, il funerale di Alfredo diventa l’occasione per confrontarsi con il suo passato e con le persone che avevano popolato la sua infanzia. Anche il Nuovo Cinema Paradiso, oramai è chiuso ed inutilizzato da sei anni, ha perso il suo splendore e Salvatore non può che assistere immobile alla sua demolizione.

Un taxi color malva

Il regista ha anche l’occasione di rivedere Elena (Brigitte Fossey), ma solo per l’ultima volta: lei è ormai sposata con un vecchio compagno di scuola di Totò. Dopo aver scoperto di non essersi incontrati l’ultima volta per una serie di coincidenze (e per l’intervento dello stesso Alfredo), vivono una notte di passione, destinata però a rimanere unica, e Totò non può fare altro che tornare a Roma con una bobina di pellicola che gli ha lasciato in eredità Alfredo: questa è un montaggio dei baci censurati da don Adelfio e la sua proiezione commuove Salvatore che, con quelle immagini di passione ricorda la sua infanzia.
Nel 1991, Philippe Noiret vinse un meritato Premio Bafta come miglior attore protagonista per la sua apparizione nel ruolo di Alfredo: “La vita non è come l’hai vista al cinematografo, la vita è più difficile.
In patria, Noiret continua la collaborazione con: Alain Robbe Grillet in Giochi di Fuoco (1975), Boisset in Un taxi color malva (1977) e Tavernier in Colpo di spugna (1981),

Con Anicée Alvina in Giochi di fuoco

Con Isabelle Huppert in Colpo di spugna

dove l’attore francese fa emergere il suo lato più cupo. Lucien Cordier, pigro e vigliacco capo della polizia in un villaggio coloniale dell’Africa francese, non riesce a mantenere l’ordine tra la popolazione locale e i pochi francesi presenti. Inoltre la moglie lo tradisce e i colleghi non fanno che umiliarlo. Le cose cambiano quando Lucien incontra l’ambigua Anne, la quale sembra tirare fuori il peggio dall’uomo. Faccio notare che tutte queste pellicole sono state oggetto di bellissimi articoli pubblicati su questo blog.
-Il testimone (1978) di Jean-Pierre Mocky, atto d’accusa verso la pena di morte che vede la gara di bravura di Noiret con un grande del cinema italiano come Alberto Sordi. Il pittore italiano Antonio Berti, in trasferta a Reims, è testimone dell’omicidio di Cathy, la ragazza che gli fa da modella, ad opera dell’amico Robert. Mentre il padre della ragazza cerca giustizia, Antonio viene ingiustamente incolpato dell’omicidio e processato.

Con Alberto Sordi nel film Il testimone

-La vita e nient’altro (1989), diretto da Bertrand Tavernier, regalò a Noiret il secondo César della carriera come miglior attore protagonista. Ambientato sulle pianure di Verdun, ancora due anni dopo la fine della prima guerra mondiale, il film racconta come il Maggiore Dellaplane (Philippe Noiret) continua nell’arduo, penosissimo compito affidato all’ufficio da lui diretto: identificare non solo i tanti reduci accolti in ospedali ed edifici di fortuna, ma anche i morti ed i dispersi dell’immane massacro. Un giorno, fra i familiari in gramaglie che arrivano da tutte le parti per riconoscere corpi sfigurati e piccoli oggetti personali, capitano sul luogo due donne. Una è Alice, maestra di un non lontano paese, in cerca del fidanzato François, l’altra Irene, ricca, elegante e altezzosa borghese, la cui famiglia (industriali che la guerra ha arricchito) capeggiata da un senatore, insiste perché sia ritrovato il marito di lei, del quale poter essere fieri davanti al Paese.
In seguito, anche dagli anni Novanta in poi la carriera di Noiret continua a non conoscere sosta, sia in patria che all’estero, sul piccolo e sul grande schermo.

Il postino

Il postino (1994) di Michael Radford, una delle ultime e più apprezzate prove di Noiret, che qui interpreta, a fianco di Massimo Troisi, un Pablo Neruda in esilio nel Sud Italia. Mario, giovane pescatore, accetta l’incarico di postino personale del poeta Pablo Neruda, in esilio nel Sud Italia. Tra il giovane e il poeta nasce una bella amicizia, e Neruda finirà per fare da testimone alle nozze di Mario con la bella Beatrice. Tornato in Cile, il poeta continuerà a pensare al postino.
Pablo Neruda:“Io non so dire quello che hai letto con parole diverse da quelle che ho usato. Quando la spieghi, la poesia diventa banale. Meglio delle spiegazioni, è l’esperienza diretta delle emozioni che può spiegare la poesia ad un animo disposto a comprenderla..
Nel 2002, in occasione del 59° Festival di Venezia, dopo tre anni di assenza dagli schermi del cinema, passati invece sul palcoscenico teatrale, l’attore francese partecipava alla conferenza stampa per la presentazione del film Un Honnête Commerçant (Un onesto trafficante) di Philippe Blasband, selezionato per la settimana della critica. Philippe Noiret spiegava di non essere un attore dai grandi principi, a parte il fatto di leggere il copione e entrare nel personaggio.

Un Honnête Commerçant, il debutto in regia dello sceneggiatore belga Philippe Bladsband è un noir dall’ironia sottile, a tratti cinico su un’indagine della polizia nel traffico di droga.
Philippe Noiret veste i panni di Hubert Verkamen, uomo crudele e sofisticato spacciatore di droga sospettato dalla polizia per un delitto particolarmente efferato, sino a quando si scopre che esiste un altro Hubert Verkamen. Un’inchiesta che si trasforma in un raffinato gioco psicologico in cui la finzione diventa realtà e viceversa.
Sull’aver accettato ruoli in molte opere prime l’attore dichiarava “È una cosa che faccio con piacere. Sapere che ho fatto qualcosa di giusto nella vita mi da una grande soddisfazione e poi i giovani si interessano ancora al mio lavoro”.
Giornalista: ”Un festival internazionale come questo è una vetrina promozionale per moltissimi film che non hanno ancora dei distributori. Gli attori e i registi si trasformano in parte in una sorta di promotori. Lei si sente più artista o uomo d’affari?
Philippe Noiret: “Sicuramente non uomo d’affari, cosa che mia moglie rimpiange moltissimo. Direi però che non sono neppure un artista. Sono piuttosto un artigiano, che si trasforma in una specie di artista grazie all’arte del regista”.

Philippe Noiret si è spento in un freddo giorno di novembre, a Parigi, all’età di 76 anni, dopo una malattia lunga e devastante. Ci sono persone che lo ricordano come l’antagonista di Ugo Tognazzi, “il personaggio bonario, non necessariamente perdente, ma accomodante”, oppure come un attore che “portava nei film un particolare calore, un istrionismo controllato, la marca di una brillante malinconia senza etichette né scene madri”.
All’ora della morte dell’attore, tra i commenti più toccanti quello dello stimatissimo Mario Monicelli: “Era una razza d’attore in via di estinzione, che purtroppo sta scomparendo in tutto il mondo – diceva il regista – di grande qualità, che veniva dalla vecchia scuola e dal teatro. Ed è stato anche un grande amico dell’Italia. In tanti film italiani interpretò i nostri personaggi con grande disinvoltura e verità.

Noiret nel suo ultimo film del 2007, 3 amis

Hanno rubato le chiappe d’Afrodite

Alexandre,un uomo fortunato

Amici miei in campagna

A time for loving

Chouans i rivoluzionari bianchi

Clerambard

Compagni miei Atto primo

Cyrano et D’Artagnan

Destinazione marciapiede

Disavventure di un commissario di polizia

Edy

Evviva la libertà

Fantasme avec chauffeur

Fort Saganne

Il Cavaliere di Lagardere

Il frullo del passero

Il giudice e l’assassino

Il ritorno dei tre moschettieri

Il segreto

Il serpente

Il sosia

Lady L.

La notte dei generali

La portatrice di pane

La tardona

L’attentato

La vita e nient’altro

L’etoile du nord

Le copains

Le grand carnaval

Le pique nique de Lulu Kreutz

Les côtelettes

Le grands ducs

Les palmes de M. Schutz

L’estate impura

L’uomo che venne dal nord

Marianna Ucrìa

Masques

Max & Jeremie devono morire

Niente baci sulla bocca

Ore 20 scandalo in diretta

Père et fils

Portami quello che hai e prenditi quello che vuoi

Qualcosa di biondo

Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa

Qui êtes-vous, Polly Maggoo?

Ricatto di un commissario di polizia ad un giovane…

Ripoux

Ripoux contre Ripoux

Soleil

Sorvegliate il vedovo

Souvenirs souvenirs

Tango

Topaz

Tutto l’oro del mondo

Una donna alla finestra

Un avventuriero a Tahiti

Un nuage entre les dents

Un onesto trafficante

Uranus

Vacanze africane

2007 3 amis
2006 Voie d’eau
2005 Edy
2003 Ripoux 3
2003 Les côtelettes
2003 Père et fils
2002 Un onesto trafficante
2000 Le pique-nique de Lulu Kreutz
1999 Mio figlio ha 70 anni (TV Movie)
1997 Il cavaliere di Lagardère
1997 Soleil
1997 Les palmes de M. Schutz
1997 Marianna Ucrìa
1996 Le veilleur de nuit (TV Movie)
1996 Fantôme avec chauffeur
1996 Les grands ducs
1996 Une trop bruyante solitude
1995 Facciamo paradiso
1995 Les Milles
1995 Le roi de Paris
1994 Il postino
1994 Eloise, la figlia di d’Artagnan
1994 Il sosia – Che fatica essere se stessi
1993 Tango
1992 Max & Jeremie devono morire
1992 Nous deux
1992 Zuppa di pesce
1991 Arsène né terrien (Short) (voice)
1991 Niente baci sulla bocca
1991 La domenica specialmente
1991 Rossini! Rossini!
1990 Uranus
1990 Faux et usage de faux
1990 Dimenticare Palermo
1990 Ripoux contre ripoux
1989 La vita e niente altro
1989 Il ritorno dei tre moschettieri
1988 Nuovo Cinema Paradiso
1988 Il giovane Toscanini
1988 Chouans! I rivoluzionari bianchi
1988 Il frullo del passero
1987 L’estate impura
1987 Gli occhiali d’oro
1987 L’uomo che piantava gli alberi (Short)
1987 Volto segreto
1987 La famiglia
1986 Laughter in the Dark
1986 Compagni miei atto I
1986 ‘Round Midnight – A mezzanotte circa
1986 La femme secrète
1986 Speriamo che sia femmina
1985 Ore 20 scandalo in diretta
1985 L’estate prossima
1984 Qualcosa di biondo (TV Movie)
1984 Il commissadro
1984 Souvenirs souvenirs
1984 Fort Saganne
1983 Le grand carnaval
1983 L’amico di Vincent
1983 Vacanze africane
1982 Amici miei – Atto II°
1982 L’étoile du Nord
1981 Colpo di spugna
1981 Uccidete Birgit Haas
1981 Tre fratelli
1980 Sorvegliate il vedovo
1980 Una settimana di vacanza
1980 Hanno rubato le chiappe di Afrodite
1979 L’allegro marciapiede dei delitti
1979 Due pezzi di pane
1978 La barricade du Point du Jour
1978 Il testimone
1978 Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa
1977 Disavventure di un commissario di polizia
1977 Un taxi color malva
1976 Una donna alla finestra
1976 Il deserto dei tartari
1976 Il comune senso del pudore
1976 Monsieur Albert
1976 Il giudice e l’assassino
1975 Frau Marlene
1975 Amici miei
1975 Que la fête commence…
1975 Giochi di fuoco
1974 Il segreto
1974 Un nuage entre les dents
1974 Cari amici miei…
1974 Non toccare la donna bianca
1974 L’orologiaio di Saint-Paul
1973 Poil de carotte
1973 La grande abbuffata
1973 Il serpente
1972 L’attentato
1972 Amici miei in campagna
1972 A Time for Loving
1972 La mandarina
1972 La tardona
1971 Siamo tutti in libertà provvisoria
1971 Ricatto di un commissario di polizia a un giovane indiziato di reato
1971 L’uomo che venne dal Nord
1970 Portami quello che hai e prenditi quello che vuoi
1969 Topaz
1969 Rapporto a quattro
1969 Assassination Bureau
1969 Clérambard
1968 La meravigliosa amante di Adolphe
1968 Evviva la libertà
1968 Alexandre… un uomo felice
1967 L’une et l’autre
1967 Sette volte donna
1967 La notte dei generali
1966 Qui êtes-vous, Polly Maggoo?
1966 Un avventuriero a Tahiti
1966 Destinazione marciapiede
1966 La fin de la nuit (TV Movie)
Bernard Desqueyroux
1966 L’amante italiana
1966 Anatole (TV Movie)
1966 L’armata sul sofà
1965 Lady L
1965 Les copains
1964 Château en Suède (TV Movie)
1964 Cyrano e d’Artagnan
1964 Clémentine chérie
1964 Versailles (TV Movie)
1964 Il gioco degli innamorati
1964 Intrigo a Parigi
1964 Mort, où est ta victoire?
1963 La portatrice di pane
1963 L’inspecteur Leclerc enquête (TV Series)
1963 Segretissimo spionaggio
1962 Le massaggiatrici
1962 Il delitto di Therese Desqueyroux
1962 Il delitto non paga
1962 Comme un poisson dans l’eau
1962 Le mal court (TV Movie)
1961 Flore et Blancheflore (TV Movie)
1961 Amori celebri
1961 Tutto l’oro del mondo
1961 L’appuntamento
1961 Capitan Fracassa
1960 Cyrano de Bergerac (TV Movie)
1960 Le mogli degli altri
1960 De fil en aiguille (TV Movie)
1960 Zazie nel metrò
1959 Macbeth (TV Movie)
1959 Clarisse Fenigan (TV Movie)
1955 Le réveillon (TV Movie)
1955 La Pointe-Courte
1952 Agence matrimoniale
1951 Olivia
1949 Gigi

Due cuori,una cappella

Aristide Cacciamani (Renato Pozzetto), figlio unico di madre usuraia e padre sconosciuto, è un abile ed apprezzato modificatore di apparecchi meccanici nonché collaudatore del “Self godeur“. Fresco di lutto, si reca spesso al cimitero, nella cappella dove la madre previdente si è fatta tumulare insieme ai gioielli di famiglia e non solo. Infatti, la defunta madre ha portato con sè pure la serenità di Aristide: lo perseguita nel sonno con la raccomandazione di stare lontano dalle donne.
Ciò che Aristide ancora non sa è che sarà proprio il cimitero il luogo ove conoscerà Claudia (Agostina Belli), orfana e solitaria ricamatrice di abiti da sposa.


Aristide, seppur terrorizzato dallo spirito della defunta madre, di fronte alla delicata bellezza di Claudia, se ne innamora e la conquista portandola a fare un romantico pic-nic al cimitero.
I guai seguiranno da lì a poco: dopo essere uscito dal carcere di Marsiglia, il marito di Claudia, Victor (Aldo Maccionne) si trasferisce con prepotenza nella dimora degli innamorati. Per di più, pretende le attenzioni della moglie sotto lo sguardo incredulo di Aristide. Poi, il terribile Victor coinvolge gli innamorati in un’operazione di “kidnapping“, ovvero, sequestro con riscatto di una bambina. Ma Aristide si salva dalle grinfie dell’avida coppia perché, fondamentalmente, lui è un brillante modificatore di oggetti… .


Le gag, i dialoghi, le battute si susseguono inarrestabili. Grazie alla simpatia innata del protagonista, lo spettatore sorride per tutta la durata del film. Compaiono, inoltre, bravi comprimari: Mario Brega, nel ruolo di un macellaio, cliente di Aristide; Massimo Boldi, nei panni di un prete, sempre cliente nella bottega delle modifiche; Ursula Andress, nella parte di se stessa, dà un breve contributo alla scena finale.
Renato Pozzetto adotta come sceneggiatura una commedia degli inganni e la arricchisce di dialoghi surreali, con il contributo di Enzo Jannacci, compagno di cabaret e autore dei programmi televisivi del duo comico “Cochi e Renato“. Il risultato è apprezzabile.
Inoltre, va fatta una menzione particolare per le musiche di Stelvio Cipriani.
Ad opinione di chi scrive, “Due cuori, una cappella” è una delle migliori commedie pozzettiane. Sicuramente da vedere!

Due cuori, una cappella

Un film di Maurizio Lucidi. Con Renato Pozzetto, Leopoldo Trieste, Agostina Belli, Aldo Maccione, Giusi Raspani Dandolo, Ursula Andress, Renato Pinciroli, Mario Brega, Dada Gallotti, Fortunato Arena, Claudio Nicastro, Alvaro Vitali, Massimo Boldi Commedia, durata 105 min. – Italia 1975.

Renato Pozzetto: Aristide Cacciamani
Agostina Belli: Claudia Giliberti
Aldo Maccione: Victor
Giusi Raspani Dandolo: la mamma di Aristide
Gianni Baghino: Tonino
Ursula Andress: sé stessa
Pia Morra: Speranza
Franca Scagnetti: la mamma di Speranza
Leopoldo Trieste: il custode del cimitero
Massimo Boldi: il prete cliente di Aristide
Mario Brega: il macellaio
Alvaro Vitali: il 1° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Fulvio Mingozzi: il 2° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Renato Pinciroli: il prete che confessa la mamma di Aristide
Alessandra Vazzoler: una conoscente di Aristide
Alba Maiolini: una conoscente di Aristide
Dante Cleri: un conoscente di Aristide e guardiano del cimitero
Salvatore Billa: il cameriere della trattoria
Gino Pagnani: Cesare Pancrazi, papà della bimba
Pietro Zardini: il ricettatore
Dada Gallotti: la mamma della bimba
Claudio Nicastro: il barista
Fortunato Arena: il vigile urbano

Regia Maurizio Lucidi
Soggetto Nicola Badalucco
Sceneggiatura Nicola Badalucco
Produttore Piero La Mantia
Casa di produzione Mars Film Produzione
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Renzo Lucidi, Simonetta Vitelli
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Carlo Gentili

… tu basta che me regoli le molle. Ruba un po’ troppo. Poi finisce che i clienti svaghino… . Deve rubare 10 – 15 percento così almeno scarichiamo un po’ di tasse.

– Guardi: sformato di melanzane alla Claudio Baglioni.
– Bè, solo un angolino eh, tanto per gradire. Grazie.
– Lei sa come si prepara?
– No.
– Allora, si prende una porzione di pizza, la si lascia coinvolgere venti giorni a bordo dell’Amerigo Vespucci. Poi, si prende tutto, tutto, anche l’Amerigo Vespucci e si mette un bagno di schiuma tipo Viva la natura. Si lascia riposare per venti giorni poi si serve o bollente o gelato.

– Ch’è successo? Sì è macchiata la camicetta?! Le ho toccato la tetta… ?!
– Eh sì… .

– Ohhh, ti prego… controllati. Ohhh, approfittarsi così di una povera orfana indifesa… .
– Ho preso molto anche dalla mamma.

– Senti un po’, ma dove hai imparato la collaborazione all’amore? La Madonna eh! Sai che sei tremenda?!
– Leggo la Famiglia Cristiana… .

Il volgare è ritornato e si riprende il suo cappuccino! Buonanotte.

Eh la Madonna! Ma io capisco anche la furia della libidine… ma un po’ di ordine, no?!! Non siete nemmeno in casa vostra! Se io trattassi così il mio self godeur, dovrei cambiare tutte le fasce elastiche!

Il kidnapping non è poi un reato grave… . In Italia si dice: rapimento a scopo di estorsione. Ecco perché suona male. In America invece si dice kidnapping. È tutta un’altra cosa. Non vi pare?

Cinema:pensieri,parole e parolacce.Parte seconda

Io sono venuto al mondo quel giorno che tu avevi diciassette anni e mi aspettavi davanti alla fabbrica.

Dal film Romanzo popolare di Mario Monicelli (1974)

Adesso, me spari o non me spari, nun me ne frega più niente, perché già m’hai sparato.

Dal film In nome del Papa Re di Luigi Magni (1977)

In certe situazioni non mi lascio guidare dall’orgoglio. Ho sempre preferito essere felice che superba.

Dal film Jane Eyre di Franco Zeffirelli (1996)

– Ti trovo bene.
– Beh, l’infelicità mi dona.

Dal film I perfetti innamorati di Joe Roth (2001)

Siamo così noiosi quando siamo sobri.

Dal film La chiave di Tinto Brass (1983)

Io sono un poco di buono, oramai l’avrai capito. Vattene finché sei in tempo.

Dal film Anna quel particolare piacere di Giuliano Carnimeo (1973)

La gente ha sempre dei segreti. Si tratta solo di scoprire quali.

Dal film Uomini che odiano le donne di Niels Arden Oplev (2009)

– Sergente, siamo morti!
– Ragazzo, tu sei morto quando lo dico io!

Dal film I 4 dellOca selvaggia di Andrew V. McLaglen (1978)

Salutiamoci qui. Non sopporto quelli che sventolano i fazzoletti. Mi fanno tanto ridere.

Dal film Una sull’altra di Lucio Fulci (1969)

– Ma, scusi ma noi ci conosciamo?
– Lei no, ma io sì. Adelina mi parlava sempre di lei, Paolo.
– È un parente di Crotone?
– Molto di più di un parente. Adelina le voleva molto bene, sa?
– Ma, scusi, scusi ma lei chi è?
– Che importa il nome. Ormai, di fronte alla morte non resta che la comprensione e il perdono. Tutti e due l’abbiamo amata e lei ci ha amato tutti e due; me, più fisicamente, più carnalmente; te, più spiritualmente, Paolo.
– Ma ma cosa sta dicendo? Lei è stato? Adelina è stata?
– Per questo il mio dolore è pari al tuo. Noi siamo fratelli nel dolore, Paolo.
– Ma non è possibile Adelina, Adelina, proprio tu?! Ma dove, quando?!!
– Quando… a me sembra di averla sempre amata.
– È stato quando ho fatto quel corso di elettronica in Germania, vero?!!
– Non si deve mai andare in Germania, Paolo. Ma vieni tra le mie braccia, Paolo. Io ho un unico desiderio: diventare tuo amico. E voglio invecchiare accanto a te nel ricordo della nostra adorata Adelina, sposa e amante impareggiabile!
– Impareggiabile?! Impareggiabile?! Troia! Troia! Puttana!
– Non ti permetto di oltraggiare la mia Adelina!
– Ma cosa dici?!!! Porco maiale!!! Io ti ammazzo!

Dal film Amici miei atto II di Mario Monicelli (1975)

Bisogna conoscerla bene l’Africa per giudicarla.

Dal film Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli (1974)

Tutto in guerra si basa sull’inganno: se il tuo nemico è superiore eludilo, se è irato irritalo,
se è di pari forza lotta, altrimenti sparisci e riconsidera.

Dal film Wall Street di Oliver Stone (1987)

Io ho pianto quando ho visto un uomo senza scarpe ma ho pianto di più quando ho visto un uomo senza pisello.

Dal film Il genio di Stephen Herek (1998)

Devo solo pensare che in fondo tutto quello che mi capita è la mia vita.

Dal film Deserto rosso di Michelangelo Antonioni (1964)

Se scelgo di stare da una parte puoi essere certo che vinceranno gli altri. Comunque ho il futuro assicurato: ci sono ancora un sacco di guerre da perdere.

Dal film Due sporche carogne – Tecnica di una rapina di Jean Herman (1968)

– Ehi avvocato!
– Nicola, cercavo proprio te.
– Vi serve qualche cosa?
– Tre o quattro testimonianze .
– Pronti. Io sono qua per questo.

Dal film Un apprezzato professionista di sicuro avvenire di Giuseppe De Santis (1972)

Quando vai a terra e non sai chi ti ha dato la spinta, prenditela con il primo che capita
ma mai con te stessa.

Dal film La sconosciuta di Giuseppe Tornatore (2006)

È meglio spezzarsi una gamba che il cuore.

dal film Seabiscuit di Gary Ross (2003)

Di questi tempi, un conto è avere un credito, un altro è farselo pagare.

Dal film I quattro dell’Ave Maria di Giuseppe Colizzi (1968)

– Pfff Uh, Shrek, sei stato tu? Amico, dovresti avvertire prima di spararne una, avevo la bocca aperta qui dietro.
– Credimi Ciuchino, se fossi stato io, saresti morto.

Dal film Shrek di Vicky Jenson (2001)

Sean Connery

Sean Connery “Sexiest Man of the Century” (l’uomo più sexy del secolo) secondo la rivista People, decisamente un’ icona intramontabile del cinema mondiale, disse in un’intervista: “Forse non sono un buon attore però sarei decisamente peggiore facendo altro.”
Cacciato da scuola a soli tredici anni, l’attore contraddistinto dal tono profondo della voce e dall’accento scozzese, rifiutò non solo una parte nel film“Il Caso Thoms Crown” (1968), ma anche il ruolo del saggio Gandalf nella trilogia di successo “Il Signore degli Anelli” (2001, 2002, 2003) in quanto, non fu in grado di comprendere le storie narrate e perché non gli andava di spendere 18 mesi della sua vita nel clima della Nuova Zelanda.
Connery nacque sulla costa orientale della Scozia, sulle sette colline di Edimburgo, nel 25 agosto 1930. Si arruolò nella Marina a 16 anni e fu congedato, in seguito, per la sua difficoltà di attenersi alle regole ed agli ordini (ufficialmente, per ulcera).

E come meglio può sfogare la sua rabbia un ragazzo diciottenne cacciato dall’esercito se non con il sollevamento dei pesi, hobby che, in un certo senso gli è servito da trampolino per la carriera.
Infatti, nel 1953 a Connery venne assegnato il terzo posto nella più importante manifestazione internazionale di culturismo, Mr. Universo.
Prima del debutto professionale nel settore della produzione dei musical, Connery si prestò anche come modello per corsi d’arte, camionista, bagnino, giornalista, e peggior cameriere dell’anno in un pub inglese .

La sua prima apparizione sul piccolo schermo risale al 1956, però fu solamente nel 1959 che gli venne assegnato un ruolo in una produzione Disney dal titolo “Darby O’Gill and the Little People“ (Darby O’Gill e il re dei folletti). Questo film, girato nel ranch privato di Walt Disney, non venne distribuito nel circuito cinematografico italiano, forse perché considerato tipicamente irlandese o per la presenza di alcune scene inquietanti non troppo adatte ai minorenni, come l’arrivo del carro della morte.
Tuttavia, la pellicola andò in onda in prima visione tv su Rai Uno, nel 1988.

Il giorno più lungo

Successivamente, dopo vari ruoli di modesta entità, nel 1962 seguì “The Longest Day” (“Il Giorno più lungo”) un film drammatico e documentaristico che narra i preparativi e l’attuazione dello sbarco in Normandia, durante la Seconda Guerra Mondiale. In questo film Connery ebbe l’onore di lavorare con nomi cinematografici che hanno influenzato la storia del grande schermo, tra’i quali: John Wayne, Henry Fonda, Richard Burton, Rod Steiger.
Fu proprio nel 1962 che accade l’inaspettato:gli venne assegnato il ruolo della carismatica spia di Sua Maestà, protagonista del romanzo di Ian Fleming pubblicato nel 1958.
Certo che se si fosse tenuto conto dell’immagine che Fleming attribuì al suo agente, Sean Connery non avrebbe mai ottenuto il ruolo di 007 in “Licenza di uccidere” (Dr. No).
Infatti, la descrizione che Fleming dava al suo personaggio, era quella di un maschio molto più somigliante ai celebri Cary Grant o David Niven.
Connery, un proletario scozzese scaraventato nel mondo dello spettacolo attraverso il bodybuilding, aveva sì il fascino ed i muscoli, ma nei sofisticati anni ‘60 mancava di classe.
Tuttavia, da quel momento, sorprendentemente, Sean Connery divenne il prototipo emblematico del gentleman in smoking!
Indimenticabile lo scambio di battute tra 007 e Sylvia Trench al tavolo del casinò:
“E io ammiro la sua fortuna, Mister…?
Bond, James Bond.”

007 Licenza di uccidere

007 Goldifnger

007 Operazione tuono

007 Una cascata di diamanti

Connery continuò ad interpretare James Bond in capolavori come “Dalla Russia con amore” (1963),“Goldfinger” (1964), “Operazione Tuono” (1965),“Si vive solo due volte” (1967), e decise di lasciarsi alle spalle la personalità 007 dopo aver girato “Una cascata di diamanti” (1971).

Ecco cosa dichiarava Connery in merito al personaggio che fecce la sua fortuna: “Per ora, sono abbastanza contento di ciò che sto facendo. Dopo tutto, posso uccidere qualsiasi figlio di puttana (sun of a bitch) e farla franca, ho i poteri dei più grandi governi della terra dietro di me, mangio e bevo solo il meglio, e, oltretutto, le signore più belle del mondo sono al mio fianco.” Si fermò, si mise a ridere, e chiese: “Che cosa c’è di meglio?” (intervista rilasciata a Pete Hamill del The Saturday Evening Post il 6 giugno 1964 – “Bottled in Bond”).

Marnie

Ai suoi ruoli di spia, Connery intercalò parti importanti nelle seguenti pellicole: “Marnie” un thriller psicologico diretto da Hitchcock (1964); “A Fine Madness” (“Una splendida canaglia”) diretto da Irvin Kershner (1966) e “The Molly Maguires”(“I cospiratori“) diretto da Martin Ritt (1970).
Connery realizzò alcuni dei suoi migliori lavori in collaborazione il regista Sidney Lumet: “The Hill” (“La collina del disonore”) (1965); “The Anderson Tapes” (“Rapina record a New York“) (1972); “The Offence” (“Il reato”) (1973).
Assassinio sull’Orient Express” (“Murder on the Orient Express”), film del 1974 diretto da Sidney Lumet, tratto dall’omonimo romanzo giallo di Agatha Christie, portò l’Oscar ad Ingrid Bergman come miglior attrice non protagonista e vide Connery nei panni del Colonnello Arbuthnot.
“Family Business” (“Sono affari di famiglia”) (1989), in cui Connery interpreta il patriarca orgoglioso di un clan criminale, con Dustin Hoffman e Matthew Broderick. Riassumendo brevemente, questa commedia pone al centro Jessie McMullen, un vecchio ladro orgoglioso del suo passato criminale.
Tra i film degli anni ’80 il pubblico ricorda sicuramente Connery per i ruoli interpretati nelle seguenti pellicole:

Il nome della rosa 

The Name of The Rose” (“Il nome della rosa”) del 1986 diretto da Jean-Jacques Annaud, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco del 1980. L’azione si svolge nel 1327, quando alcuni terribili omicidi sconvolgono un’abbazia benedettina sperduta tra i monti del Nord-Italia. Nel monastero dovrà svolgersi un importante concilio francescano a cui è chiamato a partecipare il dotto frate Guglielmo da Baskerville (Sean Connery).Insieme al giovane novizio Adso da Melk (Christian Slater), si ritrova in un ambiente ostile, un’abbazia piena di libri, di cultura, ma anche segreta e spaventosa, su cui dovrà indagare prima dell’arrivo della Santa Inquisizione.

Gli intoccabili

Bellissimo film che ottenne numerosi riconoscimenti tra cui quattro David di Donatello 1987, tre Nastri d’argento e due prestigiosi BAFTA
The Untouchables” (“Gli intoccabili”) del 1987 diretto da Brian De Palma e scritto da David Mamet.
Il cast annovera Sean Connery nei panni del poliziotto irlandese Jimmy Malone, Kevin Costner nel ruolo dell’agente federale Eliot Ness, Andy Garcia, il giovane poliziotto italo-americano George Stone, e Robert De Niro nel ruolo del boss Al Capone.
La pellicola divenne un grosso successo al botteghino, portando un Premio Oscar ed un Golden Globe a Sean Connery come miglior attore non protagonista ed il BAFTA all’impareggiabile Ennio Morricone per la miglior colonna sonora nel 1988.

Indiana Jones e l’ultima crociata

Indiana Jones e l’ultima crociata” (“Indiana Jones and the Last Crusade”), film di avventura ed azione del 1989 diretto da Steven Spielberg, terzo episodio cinematografico della tetralogia di Indiana Jones, divenuto un successone al botteghino vide Connery nel ruolo di Henry Jones Sr., padre del ormai famoso archeologo Indiana (Harrison Ford).
Il simpaticissimo Prof. Henry Jones: “L’archeologia si dedica alla ricerca dei fatti. Non della verità. Se vi interessa la verità, l’aula di filosofia del professor Tyre è in fondo al corridoio.”

Caccia a ottobre rosso

Nell’anno 1990 Connery si rimarcò nel “The Hunt for Red October” (“Caccia a ottobre rosso”), diretto da John McTiernan, tratto dal romanzo “La grande fuga dell’Ottobre Rosso” di Tom Clancy.
L’azione si svolge nel 1984. Il comandante sovietico Marko Ramius (Sean Connery), chiamato “Vilnius Nastavnic” (“Il maestro di Vilnius”) in riferimento alle sue origini lituane, comanda la nuova arma costruita dall’Unione Sovietica, il sottomarino nucleare della classe Typhoon Ottobre Rosso, dotato di una tecnologia, il caterpillar (propulsione magnetoidrodinamica), che permette all’unità di muoversi silenziosamente; con questo mezzo egli è segretamente in rotta verso le coste statunitensi. Il Governo statunitense pensa che il comandante stia preparando un attacco.
Solo un analista della CIA, Jack Ryan (Alec Baldwin), ritiene che Ramius e il suo equipaggio vogliano in realtà disertare, ma ha poco tempo per dimostrarlo: infatti Mosca, venuta a conoscenza della diserzione del suo comandante, dopo che l’ammiraglio Juri Padorin ha ricevuto una lettera scritta da Ramius in cui questi spiegava le sue intenzioni, ha fatto salpare l’intera flotta del Nord per rintracciare il sottomarino ed affondarlo.
Questa pellicola è un gioiello tra i film del genere spionaggio/thriller/azione.

Highlander-L’ultimo immortale 

Highlander II

1991 “Highlander II – Il ritorno” (“Highlander II – The Quickening”), sequel di “Highlander – L’ultimo immortale” (1986), film di fantascienza diretto da Russell Mulcahy, interpretato da Christopher Lambert, Virginia Madsen e Michael Ironside, vide Connery nel ruolo del vecchio e saggio mentore Ramirez.
Juan Sanchez Villa-Lobos Ramirez: “Perché il sole sorge e tramonta e le stelle sono solo punte di spilli nel manto della notte? Poiché tu sei nato diverso, la gente ti scaccerà e ti temerà, com’è già successo nel tuo villaggio a Loch Finnen.” (“L’ultimo Immortale”). Il mio dialogo preferito:- Ramirez: “Tu hai le maniere di una capra e puzzi come un letamaio! E non hai conoscenza di nessuno dei tuoi poteri! E adesso…fuori!”(lo butta in acqua )Connor MacLeod: “Aiuto non so nuotare!!!”Ramirez: “Non puoi affogare, buffone! Tu sei immortale!

Robin Hood – Principe dei ladri

Nel 1991 Connery interpretò Riccardo I re d’Inghilterra, “il miglior Riccardo Cuor di Leone che il cinema abbia mai avuto” mi permetterei di aggiungere anche il più costoso, nel film “Robin Hood – Principe dei ladri” (“Robin Hood: Prince of Thieves”) diretto da Kevin Reynolds. Il film è valso un ironico premio Razzie Award al peggior attore protagonista a Kevin Costner, mentre Christian Slater ottenne una candidatura come peggior attore non protagonista. Questo ruolo rimase memorabile in quanto Connery ricevete un compenso di 250.000 $ per un’apparizione di appena un minuto (due giorni di lavoro)!!! Nell’occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Edimburgo, Connery disse di aver devoluto la cifra in beneficenza: “Donare è un’attività molto personale, dalla quale non ci si deve aspettare alcuna pubblicità”.

Mato Grosso

Mato Grosso” (“Medicine Man”) è un film del 1992 diretto da John McTiernan. Girato in Messico, in una zona molto simile alla foresta amazzonica, il film si avvale di veri indios come comparse. Il titolo originale “The Medicine Man”, allude al personaggio di Sean Connery, considerato dagli indios della tribù un “taumaturgo”.
Sol levante”(“Rising Sun”) thriller del 1993 diretto da Philip Kaufman, tratto dal romanzo omonimo di Michael Crichton, vide Connery nel ruolo del capitano John Connor, poliziotto esperto nei rapporti con i giapponesi. Questa pellicola fu apprezzata per l’incursione nelle tradizioni, nella mentalità e nelle azioni orientali.
La giusta causa” (“Just Cause”) ottimo thriller del 1995 diretto da Arne Glimcher, ispirato al libro di John Katzenbach. Una bambina viene trovata morta pugnalata nelle Everglades. La responsabilità dell’omicidio ricade su un certo Bobby Earl, un tipo poco raccomandabile e poco piacevole odiato da tutti i concittadini, che perciò viene sbattuto in prigione dopo essere stato picchiato per ore e ore dal detective Brown e Wilcox e a seguito di un ingiusto processo. Paul Armstrong (Sean Connery), un avvocato in pensione, cerca in tutti i modi di salvare dalla sedia elettrica Bobby Earl, credendolo innocente. Armstrong cerca di smontare tutte le tesi sulla colpevolezza di Earl cercando aiuto tra i testimoni, la gente comune e i compagni di cella, e riesce a far cadere le accuse, a salvare Earl dalla sedia, a rimandare il processo e a far uscire di prigione Bobby Earl. Ma nel momento in cui Armstrong e la famiglia decidono di andarsene, Earl prende in ostaggio la moglie e la figlia di Armstrong… .

Alla ricerca dello stregone

Alla ricerca dello stregone “ (“A Good Man in Africa”) è una commedia del 1994, diretta da Bruce Beresford, con Colin Friels e Sean Connery in un ruolo non protagonista (Dr. Alex Murray). Personalmente, non mi è piaciuto.
Nel 1995 Connery interpreta Re Artù nel “Il primo cavaliere “ diretto da Jerry Zucker, film epico di avventura e fantasia che si ispira alle vicende dei Cavalieri della Tavola Rotonda ed ai personaggi di Re Artù, Ginevra e Lancillotto.
The Rock” – un buon film d’azione del 1996 diretto da Michael Bay. Il film riprende come location l’isola prigione di Alcatraz e sfoggia un cast impeccabile Connery – Cage – Harris. Un tantino patriottico, ma come si suol dire de gustibus non est disputandum .

Qualche anno dopo Connery interpreta il ruolo di un abile ladro di opere d’arte che s’innamora di un’agente delle assicurazioni (Catherine Zeta-Jones) nel film diretto da Jon Amiel “Entrapment” (1999). Bellissime le riprese effettuate a Kuala Lumpur, alle Petronas Twin Towers, l’edificio più alto del mondo fino al 2003.
Personalmente, ho apprezzato la sua performance nel “Scoprendo Forrester” (“Finding Forrester”) film drammatico del 2000, diretto da Gus Van Sant. Nella pellicola Connery interpreta William Forrester, scrittore di origine scozzese che salva e viene a sua volta salvato da Jamal Wallace, ragazzo di colore originario dall’ostile Bronx. Una bellissima storia di vita reale e di amicizia.
Forrester: “Lo scopo di una domanda è di ottenere informazioni che interessano a noi, e a nessun altro.”
Forrester: “Ricordati sempre che gli insegnanti amaramente delusi possono essere o molto utili o molto pericolosi.”

Entrapment

Il 2000 fu l’anno in cui Connery venne nominato cavaliere dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra.
Nel 2006, a New York, l’attore annunciò il ritiro a vita privata, e fu, in seguito, premiato dal American Film Institute con il Premio alla Carriera.
Circa il futuro, nel lontano 1964, Connery dichiarava: “Credo che più di ogni cosa, mi piacerebbe essere un vecchio con un buon viso. Come Hitchcock. oppure Picasso. Questi hanno lavorato duramente per tutta la vita, ma non c’è segno di stanchezza sui loro volti. Non hanno mai sprecato una giornata con il tipo di sciocchezze che ingombra le vite.” (intervista rilasciata a Pete Hamill del The Saturday Evening Post il 6 giugno 1964 – “Bottled in Bond”).
Che personaggio!

Whitout The Grail (Tv)

Macbeth (Tv)

Anna Karenina (Tv)

An Age Of Kings (Tv)

Adventure Story (Tv)

Scotland Yard sezione omicidi

La grande porta grigia

La collina del disonore

I piloti dell’inferno

Estasi d’amore

Club di gangster

Shalako

Riflessi in uno specchio scuro

Rapina record a New York

Meteor

L’uomo che volle farsi re

La tenda rossa

La prima grande rapina al treno

La donna di paglia

Il vento e il leone

Il terrore corre sul fiume

Il prossimo uomo

Il bandito dell’Epiro

I cospiratori

Darby Ogill e il re dei folletti

Cuba

Casa Russia

Atmosfera zero

Assassinio sull’Orient Express

Scherzi del cuore

5 giorni un’estate

Mai dire mai

Zardoz

Una splendida canaglia

The rock

The avengers

Sword of the Valiant

Sol Levante

Scoprendo Forrester

Quell’ultimo ponte

Obiettivo mortale

La giusta causa

La leggenda degli uomini straordinari

Il primo cavaliere

Il presidio

2003 La leggenda degli uomini straordinari
2003 Freedom: A History of Us (TV Series documentary)
2000 Scoprendo Forrester
1999 Entrapment
1998 Scherzi del cuore
1998 The Avengers – Agenti speciali
1996 The Rock
1995 Il primo cavaliere
1995 La giusta causa
1994 Alla ricerca dello stregone
1993 Sol levante
1992 Mato Grosso
1991 Robin Hood – Principe dei ladri
1991 Highlander II – Il ritorno
1990 La casa Russia
1990 Caccia a Ottobre Rosso
1989 Sono affari di famiglia
1989 Indiana Jones e l’ultima crociata
1988 Alla scoperta di papà
1988 Il presidio – Scena di un crimine
1987 The Untouchables – Gli intoccabili
1986 Il nome della rosa
1986 Highlander – L’ultimo immortale
1984 Sword of the Valiant: The Legend of Sir Gawain and the Green Knight
1983 Mai dire mai
1982 Cinque giorni una estate
1982 Obiettivo mortale
1981 I banditi del tempo
1981 Atmosfera zero
1979 Cuba
1979 Meteor
1979 1855 – La prima grande rapina al treno
1977 Quell’ultimo ponte
1976 Il prossimo uomo
1976 Robin e Marian
1976 Circasia (Short)
1975 L’uomo che volle farsi re
1975 Il vento e il leone
1975 Ransom, stato di emergenza per un rapimento
1974 Assassinio sull’Orient Express
1974 Zardoz
1973 Riflessi in uno specchio scuro
1971 Agente 007 – Una cascata di diamanti
1971 Rapina record a New York
1970 I cospiratori
1969 La tenda rossa
1969 ITV Saturday Night Theatre (TV Series)
1969 Male of the Species (TV Movie)
1968 Shalako
1967 Agente 007 – Si vive solo due volte
1966 Una splendida canaglia
1966 Un mondo nuovo
1965 Agente 007 – Thunderball: operazione tuono
1965 La collina del disonore
1964 Agente 007 – Missione Goldfinger
1964 Marnie
1964 La donna di paglia
1963 A 007, dalla Russia con amore
1962 Agente 007 – Licenza di uccidere
1962 Il giorno più lungo
1961 Anna Karenina (TV Movie)
1961 A 077, dalla Francia senza amore
1961 Scotland Yard sezioni omicidi
1961 Adventure Story (TV Movie)
1961 Macbeth (TV Movie)
1956-1960 ITV Play of the Week (TV Series)
1960 Without the Grail (TV Movie)
1960 An Age of Kings (TV Series)
1960 Riders to the Sea (TV Short)
1960 BBC Sunday-Night Play (TV Mini-Series)
1959 Il terrore corre sul fiume
1959 Darby O’Gill e il re dei folletti
1959 Disneyland (TV Series)
1958 Armchair Theatre (TV Series)
1958 Women in Love (TV Movie)
1958 Titanic latitudine 41 Nord
1958 Estasi d’amore – Operazione Love
1957 ITV Television Playhouse (TV Series)
1957 La grande porta grigia
1957 Il bandito dell’Epiro
1957 Anna Christie (TV Movie)
1957 I piloti dell’inferno
1957 BBC Sunday-Night Theatre (TV Series)
1957 Blood Money (TV Movie)
1957 Club di gangsters
1957 The Jack Benny Program (TV Series)
1956 Sailor of Fortune (TV Series)
1956 The Condemned (TV Movie)
1956 Dixon of Dock Green (TV Series)
1954 Simon
1954 Le armi del re (uncredited)

Charles Bronson

Charles Bronson. Il suo stato naturale di conversazione è il silenzio.
Lo dipingeva così Roger Joseph Ebert, critico cinematografico del Chicago Sun Times e sceneggiatore statunitense, che vinse, nel 1975, il premio Pulizer per la critica.
Non è stato compito facile scrivere una biografia di Charles Bronson. Se la riservatezza delle stelle del cinema è proverbiale, nel caso di Bronson il riserbo risulta addirittura contrastante con la sua scelta professionale. Infatti, l’attore non rivelava informazioni, non divulgava particolari e non esprimeva teorie o giudizi riferiti ai suoi film. “Sono solo un prodotto come un pezzo di sapone, da vendere nel miglior modo possibile”, diceva.

Parlava veramente poco Charles Bronson:”Perché sono intrattenuto più dai miei pensieri che dai pensieri degli altri. Non mi dispiace rispondere alle domande. Tuttavia, in una conversazione, finisco per diventare solamente un paio di orecchie.
Io non ho amici, e io non voglio nessun amico. I miei figli sono i miei amici.

Charles Buchinsky, nacque nel 1921, il terzo freddo giorno di novembre, nei bacini di Ehrenfeld, Pennsylvania, undicesimo di quindici figli di un minatore di carbone lituano, analfabeta, il quale morì quando Bronson aveva dieci anni.
Prima di diventare star del cinema mondiale, tra il 1939 ed il 1943, Bronson lavorò nelle miniere di carbone e fu arrestato in ben due occasioni; una volta per aggressione ed un’altra per rapina.
Di recente, mi è capitato tra le mani un libro scritto sulle esperienze di vita delle persone che lavoravano nelle miniere di carbone in America, a Harlan County, Kentucky, al centro della regione mineraria dei monti Appalachi. Il libro racconta come I ragazzi che lavoravano nelle miniere coi vecchi minatori venivano chiamati chalkeyes, “occhi di gesso“. Al fine di eludere le leggi sul lavoro infantile, le grosse compagnie dell’industria mineraria facevano entrare i ragazzi nelle miniere e raccomandavano loro di caricare il carbone sul contrassegno del padre, oppure su quello di un minatore più anziano. Così facendo, in caso di incidente o decesso, la compagnia dichiarava che il minore non risultava sul libro paga, esimendosi da qualsiasi responsabilità civile e/o penale. (“America profonda: due secoli raccontati da Harlan County, Kentucky” di Alessandro Portelli)

Nel film Pat and Mike,con Spencer Tracy

Nel film La città spenta

Leggendo, in seguito, l’intervista rilasciata da Bronson nel 1974 al critico Roger Ebert, appresi che l’attore, da giovane, aveva lavorato nelle miniere di carbone. Pensai alle storie di vita dei minatori; pensai alle persone che dovettero farsi forza per scendere, giorno dopo giorno, nelle gallerie oscure, affrontare turni pesanti di dieci o dodici ore, sentire i muscoli dolenti, il bruciore delle cicatrici sulle gambe ed il gonfiore delle ginocchia, il tutto per una paga modesta, al limite della sopravvivenza. Sicuramente, una simile esperienza lavorativa, sopratutto se vissuta in una giovane età, può plasmare per sempre il carattere e la fisionomia di un uomo.

Charles Bronson, indipendentemente dai ruoli rivestiti nella lunga carriera cinematografica, penso abbia conservato l’animo del ragazzo coi occhi di gesso; un animo silenzioso che è stato compreso e potenziato unicamente dal regista romano Sergio Leone, nel “C’era una volta il West”. Se non vi dispiace, però, di questo film e del ruolo di Bronson in esso parlerò più avanti.
Come anticipavo, prima di diventare il star del cinema più popolare del mondo, Bronson assunse lavori umili. Fu impiegato come portalettere, panettiere e, perfino, raccoglitore di cipolle, il tutto dopo aver svolto servizio militare durante la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo la guerra, infatti, Bronson tornò a casa, ma non alle miniere. Prese a raccogliere cipolle nello stato di New York e, poi, ottenne la sua tessera nel sindacato dei panettieri. Lavorava per tutta la notte in una panetteria di Philadelphia e prendeva lezioni d’arte in serata.

La legge del mitra

La vera storia di Lucky Welsh

Decise, in seguito, che “capiva più sul disegno di quanto capisse il maestro stesso.” Mollò il corso d’arte e andò a New York City, con l’idea che avrebbe potuto provare a recitare. “Perché no” si chiese. “Sembrava un modo facile per fare soldi. Un amico mi portò ad una rappresentazione teatrale e pensai che potevo provarci anch’io. Non avevo nulla da perdere. Girovagai per New York facendo qualche comparsa qua e là; non ero davvero sicuro in quel momento se volevo fare l’attore o meno. Non avevo alcun incoraggiamento. Vivevo nella mia mente, generando la mia adrenalina. Nessuno fece caso di me. Recitavo in commedie di cui nemmeno mi ricordo il nome. Nessuno ricorda. Ero in qualcosa di Moliere – io non so nemmeno come si chiamasse.”

Leggendo le dichiarazioni dell’attore stesso, possiamo affermare che Bronson ebbe grossa fortuna! Riuscì ad emergere dal ceto proletario e raggiunse una condizione agiata – si presume fosse l’attore di cinema più pagato dei suoi tempi. Negli anni ’70, in Giappone, un cartellone esibiva il suo nome lungo un grattacielo (chi sa quanto alto?).
La sua escalation cinematografica ebbe inizio nel 1951, con il film “Il comandante Johnny” (“You’re in the Navy Now”), regia di Henry Hathaway. Stando alle affermazioni dell’attore, Bronson ottenne la parte solamente per la sua capacità di ruttare al momento, talento acquisito e coltivato nei tempi di Ehrenfeld.
Sbirciando tra i film degli anni ’50, compaiono i primi personaggi interpretati da Bronson: scaricatore di porto, indiano, spia russa ecc.
Bronson, infatti, fa una delle sue prime apparizioni nel ruolo di un scaricatore di porto nel film “Luci sull’asfalto” (“The Mob”), regia di Robert Parrish. Si tratta di un noir anni ’50 (precisamente, 1951), basato sul romanzo “Waterfront” di Ferguson Findley. Il film ha come protagonista un ottimo Broderick Crawford nel ruolo di uno sbirro che si infiltra nella mafia per contrastare le attività illecite nei cantieri navali.

Quando l’inferno si scatena

La maschera di cera

Seguono i film:
Lui e lei” (“Pat and Mike”), regia George Cukor – simpatica commedia romantica del 1952, incentrata sulla coppia Katharine Hepburn (Pat), nel ruolo di una campionessa di golf, e Spencer Tracy (Mike), in quello dell’allenatore e impresario che mette a dieta Pat al fine di migliorarle le prestazioni sportive. Ovviamente, Pat finisce per innamorarsi di lui. Nella pellicola c’è spazio per qualche breve comparsa di Bronson, accreditato con il cognome Buchinski.
La maschera di cera” (“The House of Wax”), regia di André de Toth – ottimo horror/thriller del 1953, che ricorda indubbiamente il film degli anni ’30, diretto dal regista Michael Curtiz. Film memorabile per l’impeccabile interpretazione di Vincent Price nel ruolo dell’artista / scultore assassino e la silenziosa apparizione di Charles Bronson nel ruolo di Igor.
La città è spenta” (“Crime Wave”), regia di André de Toth – poliziesco inquietante del 1954, che vede come protagonista Sterling Hayden nel ruolo del detective Sims e Charles Bronson, accreditato Buchinsky, nel ruolo di Ben Hastings.
L’ultimo Apache” (“Apache”), regia Robert Aldrich – del 1954, uno dei primi western realizzati da Aldrich, con un vigoroso Burt Landcaster nel ruolo di Massai, luogotenente del capo degli indiani Apache e ultimo guerriero della sua tribù in fuga. In questa pellicola Bronson interpreta un ruolo secondario, la parte di Hodo, comparendo, ancora una volta con il cognome Buchinsky.

Rullo di tamburi” (“Drum Beat”), regia Delmer Daves – western del 1954, che evoca il conflitto occorso tra gli anni 1872 e ’73, nel sud dell’Oregon e nel nord della California tra l’esercito statunitense e la tribù di nativi americani dei Modoc. In questo film Bronson interpreta Kintpuash, ovvero, il capitano Jack. In seguito, nel 1956, Daves avrebbe diretto nuovamente Bronson nel western dal carattere sentimentale “Vento di terre lontane” (“Jubal”).
La tortura della freccia” (“Run of the Arrow”), regia Samuel Fuller – un buon western del 1957, ambientato nel 1865 (fine della Guerra di secessione), che i fans del genere ricordano indubbiamente per la memorabile interpretazione di Rod Steiger nel ruolo del sudista ribelle O’Meara; al giovane Bronson le venne attribuita la parte di Blue Buffalo.

La legge del mitra” (“Machine Gun Kelly”), gangster movie datato 1958 e girato, sorprendentemente, in soli otto giorni; il regista Roger Corman dirige Charles Bronson, Susan Cabot, Morey Amsterdam, Richard Devon in una pellicola basata sulla vita del celebre George R. Kelly (detto Machine Gun), criminale ai tempi del proibizionismo.
Brevemente, la trama: l’azione si svolge negli Stati Uniti, nel periodo successivo al proibizionismo. Machine Gun Kelly sta mettendo in atto, insieme alla sua banda e alla sua donna, Flo (Susan Cabot), una rapina in banca. La rapina, alquanto concitata, causa la perdita di un braccio al suo amico e “collega” Michael Fandango (Morey Amsterdam). I rapporti, all’interno del gruppo, diventano piuttosto tesi. In seguito, Kelly, spinto da Flo, rapisce la figlia di un ricco uomo d’affari per chiedere un riscatto, una decisione che… . Il film è il primo in cui Bronson, allora trentaseienne, interpreta un ruolo da protagonista.

L’ultimo Apache

Charles Bronson in Rullo di tamburi

La vera storia di Lucky Welsh” (“Showdown at Boot Hill”), regia di Gene Fowler Jr. – un western abbastanza debole del 1958, che mette al centro la storia del marshal – ovvero, sceriffo – pistolero Luke Welsh, interpretato da Bronson, il quale dopo aver eliminato un criminale locale, si trova costretto ad affrontare la furia della comunità.
Se posso permettermi un consiglio: da evitare.

Sacro e profano” (“Never so few”), regia di John Sturges – film drammatico e bellico del 1959, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, con protagonisti Frank Sinatra e Gina Lollobrigida, ed una parte secondaria per Bronson, nel ruolo di un certo sergente John Danforth.

Successivamente, nel 1960, il regista Sturges dirige nuovamente Bronson nel film “I magnifici sette” (“The Magnificent Seven”) – pellicola da top position del genere western, con protagonisti che sono passati alla storia del cinema come i Sette Samurai del West.
Proprio così, perché Sturges mette in scena la crème de la crème degli attori del tempo: Yul Brynner, Eli Wallach, Charles Bronson, Steve McQueen, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn. L’azione si svolge intorno al 1880, in un paese alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Chris Adams (Brynner), un pistolero professionista, viene ingaggiato dal capo del villaggio messicano di Ixcatlan perché ne protegga i contadini dalle scorrerie della banda di Calvera (Eli Wallach).
Calvera: “C’è un proverbio qui da noi: un ladro che ruba a un altro ladro e perdonato per cento anni.
Accettato l’incarico, arruola sei compagni per difendere il villaggio. I sette si installano a Ixcatlan e, quando arriva Calvera con i suoi bandidos, lo mettono in fuga. Il villaggio festeggia l’avvenimento, ma ben presto tra i peones si manifesta un sentimento di disagio per la presenza dei pistoleri. Comunque, per liberare definitivamente il villaggio dal pericolo di Calvera, i sette tentano una sortita notturna; ma nel frattempo Calvera e i suoi hanno occupato il villaggio. Ritornati al villaggio Calvera li sorprende, li circonda, li disarma e intima loro di ritornare negli States. Sotto scorta li fa accompagnare al confine. A questo punto i sette prendono il compito loro assegnato come una questione d’onore e tornano indietro a difendere il villaggio. Riusciranno nel loro intento, anche se a caro prezzo… .
Memorabile, inoltre, la colonna sonora composta da Elmer Bernstein, nominata al Premio Oscar.

La tortura della freccia

Sacro e profano

Charles Bonson proseguiva la sua carriera con “Il padrone del mondo” (“Master of the World”) del 1961, diretto da William Witney, una pellicola d’avventura e fantascienza e con “I quattro del Texas” (“4 for Texas”) commedia western diretta da Robert Aldrich, del 1963, in cui compare accanto a Frank Sinatra, Dean Martin, Anita Ekberg e Ursula Andress.

Successivamente, nel 1963, John Sturges assegnava a Bronson il ruolo del tenente Danny Velinski, in uno dei migliori film sulla guerra mai realizzati, basato su una storia vera: “La grande fuga” (“The Great Escape”).
La pellicola tratta la storia della grossa fuga dei prigionieri alleati da un campo di concentramento tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale; a causa del gran numero di tentativi di evasione effettuati dai piloti alleati, il comando tedesco decide di concentrare tutti gli esperti in fughe in un unico campo: “tutte le mele marce in un unico paniere, per poterle controllare meglio”. Tuttavia, l’organizzazione della fuga viene pianificata e realizzata meticolosamente, grazie anche all’individuazione di alcune figure chiave, tra cui uno scassinatore, uno specialista in tunnel (il tenente Velinski), un falsario, un falegname, un sarto; inoltre viene messa in piedi una massiccia rete di collaboratori che predispone documenti, abiti civili, cartine, biglietti ferroviari, razioni di viveri e quanto altro si renda necessario. Purtoppo, durante i festeggiamenti organizzati dai prigionieri americani per ricordare la ricorrenza del Indipendence Day, il tunnel “Tom” viene scoperto dalle guardie dello Stalag. Ciononostante, sono 76 i prigionieri che riescono a uscire dal campo attraverso il tunnel “Harry” prima che le guardie diano l’allarme. Diretti verso diverse destinazioni, i prigionieri in fuga vengono braccati dalla Gestapo, con inseguimenti spesso rocamboleschi e molto spettacolari, accompagnati dall’azzeccata colonna sonora composta da Elmer Bernstein.
Di questo film, tuttavia, non mi è rimasta impressa l’immagine del personaggio interpretato da Bronson, bensì quella del capitano Hilts (Steve McQuenn) in sella alla Triumph TR6 Trophy. Memorabile!

Castelli di sabbia

La battaglia dei giganti

Castelli di sabbia” (“Sandpiper”), regia di Vincente Minnelli – film melodrammatico del 1965, costruito sulla coppia protagonista Liz Taylor e Richard Burton, in cui Bronson interpreta un ruolo secondario, il personaggio Cos Erickson.

La battaglia dei giganti” (“The Battle of Bulge”), diretto da Ken Annakin – film bellico del 1965, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui spiccano le interpretazioni di Henry Fonda nel ruolo del tenente colonnello Kiley e Robert Shaw in quello del fanatico colonnello Hessler; Charles Bronson si aggiudica la parte dell’impavido maggiore Wolenski.

Questa ragazza è di tutti” (“This Property is Condemned”), film melodrammatico diretto nel 1966 da Sydney Pollack. Nella pellicola ispirata da un atto unico di Tennesse Williams, compaiono: l’attore più famoso degli Sati Uniti d’America, Robert Redford, ed il più famoso del mondo, Charles Bronson, accanto alla splendida Natalie Wood, la quale interpreta il difficile ruolo di Alva, disperata sognatrice, dal precario equilibrio psichico, divisa tra una favolosa vita immaginaria ed una degradante quotidianità.
Nonostante le buone prestazioni degli attori e la bella fotografia che caratterizza l’intera pellicola, all’epoca del lancio il film di Pollack non fu apprezzato dal pubblico. Infatti, fu solamente la Wood a ricevere una nomination ai premi Golden Globe.

Quella sporca dozzina” (“The Dirty Dozen”), avvincente film d’azione bellica “condito” con scene comiche, diretto nel 1967, da Robert Aldrich. Il regista mette in scena un ottimo cast tra cui spiccano i nomi di: Lee Marvin, Ernest Borgnine, Robert Ryan, John Cassavetes, Jim Brown,George Kennedy, Trini López, Telly Savalas e Donald Sutherland. Charles Bronson, nuovamente, interpreta un personaggio duro ed imperturbabile di nome Joseph Wladislaw. Brevemente, la trama: alla vigilia dello sbarco in Normandia delle truppe alleate, un gruppo di dodici galeotti viene addestrato dall’esercito statunitense per compiere un’importantissima e difficilissima missione segreta: prendere d’assalto un castello dove si trova il quartier generale tedesco. Se i galeotti riusciranno nella missione, otterranno in cambio la commutazione della pena. La pellicola ebbe gran presa al pubblico e riscosse qualche nomination agli Oscar ed ai premi Golden Globe.

Questa ragazza è di tutti

Il primo importante successo cinematografico europeo per Bronson fu il film “Due sporche carogne – Tecnica di una rapina” (“Adieu l’ami”, “Farewell Friend”), regia di Jean Herman. Un noir del 1968, ambientato a Parigi, indubbiamente memorabile per l’apparizione a torso nudo di Delon e Bronson, nei ruoli di due malviventi che progettano la rapina di una banca e … per poco altro.

Tuttavia, il 1968 fu l’anno di svolta, tanto nella vita privata, quanto in quella professionale dell’attore.
Bronson conobbe Jill Ireland, conobbe l’amore.
Fu sposato tre volte: la prima nel 1949 con Harriet Tendler dalla quale ebbe due figli (Suzanne e Tony) e dalla quale divorziò dopo diciotto anni di matrimonio. Il secondo matrimonio lo unì all’attrice Jill Ireland: i due ebbero una figlia, Zuleika, e adottarono anche un’altra bambina, figlia di un’amica di Jill, Katarina. Bronson si sposò una terza volta nel 1998 con Kim Weeks di quarant’anni più giovane di lui.

È cosa nota che Jill fu la donna della sua vita.
Bronson stette vicino alla moglie nella malattia che durò sei anni e terminò con la morte dell’attrice nel 1990: “Quando ami qualcuno, senti il suo dolore. E ‘ per questo che alcuni mariti hanno le nausee mattutine quando le loro mogli sono in stato di gravidanza. Parlare di questo argomento mi risulta difficile. Non avrei detto a Jill come mi sentivo. Mi sono comportato in maniera opposta ai miei sentimenti. Devo esserle sembrato forte. Non volevo scoraggiarla. Ho tenuto duro, diciamo che mi sono comportato da britannico . Naturalmente, lei aveva capito. La paura ti colpisce. Questo è quello che si sente dapprima. Poi, rabbia e frustrazione. Parte del problema è quanto poco conosciamo circa il tradimento del corpo quando si ribella contro se stesso.(…) Abbiamo scoperto che i specialisti non sanno tanto quanto pensavamo. Quindi, si pensa che forse ci sono altre risposte. Non ci sono, però se credi che qualcosa possa aiutarti, ti aiuterà, ma non curerà. Che uomo sarei stato se non l’avessi aiutata? Sentivo insieme a lei – non il dolore fisico, ovviamente, ma tutta la sua angoscia. Non potevo essere distaccato. Aveva bisogno di qualcuno che capisse cosa stava accadendo nella sua mente. Io c’ero per questo.

Nel ruolo di Armonica in C’era una volta il West

Quanto alla carriera, nel 1968 accade l’incontro destinico tra Bronson ed il regista Sergio Leone.

Nacque così “C’era una volta il West” film del 1968, pilastro della trilogia del tempo (“Giù la testa” 1971 e “C’era una volta in America” 1984) dell’impareggiabile Sergio Leone.
Al fine di una miglior comprensione del ruolo interpretato da Bronson in questa pellicola, vorrei invitare i gentili lettori del sito ad approfondire la trama, leggendo la recensione pubblicata dal mio amico PaulTemplar.
Anticipavo la trilogia del tempo per far notare che, se per Leone questo film segna l’inizio della seconda fase nella carriera, decisamente la segna anche per Bronson.
Infatti, per la prima volta, l’uomo coi occhi di gesso compare in un personaggio muto, introverso, quasi restio al contatto fisico con gli altri personaggi raccontati sulla scena.
Diretti abilmente dal regista romano, gli occhi di gesso assumono una dimensione nuova dell’agire.

Infatti, stando alle dichiarazioni di coloro che lo hanno incontrato personalmente, la presenza di Bronson risultava inquietante. Dicesi che, l’attore sembrava davvero un tipo violento: i suoi occhi di felino vigile e circospetto, gli avambracci muscolosi, il modo in cui camminava… .
Altri attori potevano sembrare violenti nei loro ruoli; Lee Marvin, certamente, e Robert Mitchum e Clint Eastwood. Ma di persona, non incutevano il senso di aggressività che trasmetteva Bronson.
La pellicola rappresenta un’incursione sentimentale e vitale, come poche altre, all’interno dell’ambiente storico end of the Old West, che tramonta con la costruzione della ferrovia.
Bronson, nella parte del pistolero Armonica, abbandonate le vesti del soldato e del malvivente, diventa il prototipo, senz’altro il simbolo, del giustiziere, il quale “quando dovrebbe parlare, suona… quando dovrebbe suonare, parla.”
Una delle mie frasi preferite del personaggio Armonica: “Non gli ho salvato la vita! Non l’ho lasciato uccidere. Non è la stessa cosa.

L’uomo venuto dalla pioggia