Maccheroni

Scorrendo la lista dei film diretti da Ettore Scola, mi sono imbattuta in questo titolo che, a prima lettura, credevo fosse una pellicola a tema culinario, pensata e realizzata intorno alla tavola. Giacché sfuggo ai programmi televisivi che promuovono con insistenza talenti e anti talenti, poeti e macellai, amici e nemici della “tecia“, mi sarebbe dispiaciuto trascorrere la serata visionando un film a tema gastronomico. Quindi, al fine di evitare una delusione, ho effettuato una veloce ricerca per consultare qualche parere in rete. Premetto che non è mia abitudine condizionare la curiosità all’opinione altrui. Ciò non di meno, le informazioni in merito ai protagonisti e ai comprimari, alla colonna sonora o ai riconoscimenti ottenuti, possono rafforzare il mio interesse per la visione di un film. Ho scoperto, quindi, che se avessi optato per “Maccheroni” avrei dilettato i miei sensi con le presenze di Jack Lemmon, Marcello Mastroianni e Daria Nicolodi, e con le musiche del maestro Trovajoli, premesse che mi hanno invogliato ad assaporare la pellicola.
Anche se ad opinione di alcuni critici e recensori, “Maccheroni” non è “tra i memorabili di Ettore Scola“, farò del mio meglio per evidenziare quello che “Maccheroni” è o potrebbe essere nel caso uno scegliesse di visionarlo. Quanto alle valutazioni negative, preferisco lasciarle lievitare nell’immaginario sconfinato dei critici Saccharomyces Cerevisiae.

Siamo a Napoli, città in cui De Sica girò “Matrimonio all’italiana” (1964), Dino Risi collocò “Operazione San Gennaro” (1966) , Pasolini ambientò “Il Decameron” (1971) e Lenzi dirisse “Napoli violenta” (1976).
Ed è qui, a Napoli, che Scola fa arrivare Mr. Robert Traven (Jack Lemmon), manager di successo dell’industria aeronautica americana nonché veterano della Seconda Guerra Mondiale. Mr. Traven appare sin da subito stanco e svogliato dalle riunioni di lavoro, disinteressato all’ambiente che lo circonda, restio al contatto con il mondo napoletano. In preda a uno stato d’animo triste, sofferente per il mal di testa che lo tormenta, Mr. Traven si rifugia nell’alcool, rinchiudendosi in un’anonima stanza dell’Excelsior. Capita, però, che alla sua porta bussi con insistenza Antonio Jasiello (Marcello Mastroianni) il quale avendo assistito a una intervista televisiva del manager, è venuto a sapere della sua presenza in città. Antonio sventola con nostalgia una fotografia che ritrae il giovanissimo Mr. Traven, d’ora innanzi Bob, abbracciato a Maria Jasiello, sorella minore di Antonio, nel cortile della Chiesa di Santa Chiara, a Napoli, al termine della guerra. Antonio, entusiasta di ritrovare l’amico americano, si lascia andare a manifestazioni d’affetto che non trovano riscontro nel comportamento di Bob. Infatti, in preda alla rabbia, Bob reagisce malamente perfino alla scola (cura per il mal di testa) applicata da Antonio, scacciandolo con parole brusche.

Ma, come spesso accade, il bene passato vince il male presente e Bob parte alla ricerca di Antonio con l’intenzione di restituirgli la fotografia e di porgergli le scuse per l’accaduto. Scopre, quindi, che Antonio è sposato con Carmelina (Isa Danieli) e che lavora come impiegato presso l’archivio storico del Banco di Napoli. Bob lo rintraccia e, da quell’istante, i due ritrovano la cordialità e la complicità dei tempi della giovinezza. Sembra quasi che l’intera città gioisce assieme a loro: dalla portinaia ai vicini di casa, ai parenti e agli amici di Antonio, tutti si rallegrano a vista di Bob. Come si verrà a scoprire in seguito, la calorosa accoglienza è dovuta alla costante corrispondenza che Bob avrebbe intrattenuto con Maria (Giovanna Sanfilippo). In verità, Antonio, in quarantanni, aveva scritto numerose lettere alla sorella, apponendo però la firma di Bob e facendole credere che l’americano girava il mondo come giornalista alle prese con missioni estreme in paesi lontani.

Gli incontri si susseguono inarrestabili: dapprima, il nipote di Maria, il “monaciello” energico sconvolge l’animo stanco di Bob; poi, i familiari di Maria, dal marito, ai figli e ai nipoti, tutti gli manifestano affetto e ammirazione. Infine, il figlio di Antonio, Giulio (Bruno Esposito), giovanissimo “figlio d’arte“, convince Bob a esibirsi al pianoforte.
Bob si lascia guidare da Antonio alla scoperta dei luoghi di una volta, in una Napoli ottimista, vestita per le tradizionali festività natalizie. I due percorrono la Galleria Umberto I con la sua scalinata imponente e condividono i deliziosi babà tridimensionali. Passeggiano, poi, sul lungomare di via Caracciolo illuminato dalla tenue luce dicembrina.

Bob è assorto dalla bontà e dalla genuinità dei sentimenti di Antonio. Dichiara che potrebbe trasformarsi in uno di quei reporter coraggiosi descritti nelle sue missive. Vorrebbe salvare la dott.ssa Di Falco (Daria Nicolodi) dalle grinfie dell’amante “feriale“. Vorrebbe contribuire alle finanze del teatro popolare per il quale Antonio lavora come sceneggiatore. Nel finale, Bob diventa l’eroe di Antonio salvando in extremis l’incolumità del figlio Giulio, coinvolto negli affari loschi della malavita napoletana.
In preda alla stanchezza, fortemente scosso dagli avvenimenti, Antonio trova la sua fine sulla spiaggia, accanto all’amico Bob.
A casa Jasiello la famiglia si è riunita per il pranzo funebre. Vengono serviti maccheroni col ragù per tutti i parenti, per Bob e perfino per il defunto Antonio Jasiello, disteso sul letto addobbato, con il filo di una campanella deposto tra le mani nell’eventualità di una miracolosa resurrezione, pensiero non del tutto infondato, visto che Antonio raccontava di essere risorto ben due volte in passato.
Napoli stessa spera nel compimento del miracolo, mentre la telecamera si sposta lentamente all’esterno sopra i terrazzi affacciati sul Cavone e sul golfo di Napoli animato dal suono di una campanella. Forse il prodigio è avvenuto veramente: Antonio Jasiello è risorto a Natale?!

Non c’è chi non possa intuire che “Maccheroni” sia stato girato con l’intenzione di conquistare anche il pubblico oltreoceano. Tuttavia, la pellicola non ebbe grossi riconoscimenti né in Italia né in America. Forse il titolo “Un americano a Napoli” avrebbe suscitato maggior interesse nello spettatore statunitense. Gli americani, paradossalmente, apprezzeranno il successivo “La Famiglia“, film che racconta una storia italiana al cento per cento.

Maccheroni” è un omaggio all’amicizia, un inno alla speranza, un incoraggiamento alla vita sopra e oltre la morte. Bellissimo il pensiero di Scola verso il collega Monicelli: il film che passa in tv a casa Jasiello è “La grande guerra“, più precisamente, la scena che rappresenta l’atto di coraggio dei soldati che improvvisamente diventano salvatori della patria. Scarpelli, Maccari e Scola ci insegnano che c’è sempre qualcuno o qualcosa valevole di salvezza.
Impeccabili le prove dei protagonisti, ottime le prestazioni dei comprimari, commoventi le musiche di Trovajoli. Una menzione particolare va fatta alla costumista, Nanà Cecchi, per l’eleganza informale, rilassata, dei completi da uomo e, sopratutto, per l’abbinamento delle cravatte Marinella.

Maccheroni

Un film di Ettore Scola. Con Jack Lemmon, Marcello Mastroianni, Daria Nicolodi, Marta Bifano, Franco Angrisano, Isa Danieli, Marc Berman, Giovanni Mauriello, Ernesto Mahieux, Orsetta Gregoretti, Jean-François Perrier, Maria Luisa Santella, Clotilde De Spirito, Patrizia Sacchi, Bruno Esposito, Giovanna Sanfilippo, Fabio Tenore, Aldo De Martino, Vincenza Gioioso, Alfredo Mingione, Daniela Novak, Umberto Principe, Giovanni Riccardi, Corrado Taranto, Carlotta Ercolino Commedia, durata 107 min. – Italia 1985.

Jack Lemmon: Robert Traven
Marcello Mastroianni: Antonio Jasiello
Daria Nicolodi: Laura Di Falco
Isa Danieli: Carmelina Jasiello
Maria Luisa Santella: portiera
Patrizia Sacchi: Virginia
Bruno Esposito: Giulio Jasiello
Orsetta Gregoretti: giovane attrice nel teatro
Marc Berman: 1° produttore discografico francese
Jean-François Perrier: 2° produttore discografico francese
Giovanna Sanfilippo: Maria
Fabio Tenore: Pasqualino
Marta Bifano: Luisella
Aldo De Martino: Cottone (manager del teatro)
Clotilde De Spirito: la donna del cattivo nella commedia teatrale
Carlotta Ercolino: giornalista TV
Vincenza Gioioso: Donna Amalia
Ernesto Mahieux: giovane attore nel teatro
Giovanni Mauriello: Severino
Alfredo Mingione: manager Aeritalia
Daniela Novak: Daniela Cecere, la fidanzata di Giulio
Umberto Principe: Michele Vitale
Giovanni Riccardi: Eugenio
Corrado Taranto: Alberto
Franco Angrisano: Palla di riso, strozzino

Regia Ettore Scola
Soggetto Ruggero Maccari, Furio Scarpelli, Ettore Scola
Sceneggiatura Ruggero Maccari, Furio Scarpelli, Ettore Scola
Produttore Franco Committeri, Aurelio De Laurentiis, Luigi De Laurentiis
Casa di produzione Filmauro
Fotografia Claudio Ragona
Montaggio Carla Simoncelli
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Nanà Cecchi
Trucco Francesco Freda

“- Io non ricordo granché del periodo di guerra, per fortuna. E ho una pessima memoria anche per fatti più recenti. Comunque, mi dica in che cosa posso aiutarla, insomma, in che cosa posso esserle utile?
– Utile?
– Sì, sì, utile. Ha capito benissimo. Ci sarà bene una ragione se è venuto qui. Se mi dice che accidenti vuole, eh?! Cristo, io sto cercando di capire che cosa diavolo posso fare per lei, ha capito?!
– Lei non può fare niente per me. Forse può fare qualche cosa per se stesso.
– Sarebbe a dire?
– Sospettare sempre che gli altri siano mossi da uno scopo o da un interesse, invece che da un sentimento, è un brutto segno. È segno di aridità.”

“Cara Maria, volevo finalmente fare un salto a Napoli per riabbracciarti ma debbo invece precipitarmi in Amazzonia, al seguito di una spedizione umanitaria che recherà soccorso ad una tribù in estinzione. In quelle plaghe tutto è immobile tranne le sabbie che, notoriamente, ingogliano un bisonte in pochi secondi.”

“- Un uomo non vale per quello che è ma per quello che potrebbe essere.
– Bella frase, schiaffala in una tua commedia.
– Già fatto.”

“Mamma dice che la vita è una cosa che ti devi guadagnare, meritare. È così che si sconfigge la morte. Questo è il concetto. Perché la morte in se stessa, Robe’, non esiste. Cancella forse quello che un uomo ha fatto in vita? No. Annulla i suoi meriti, la memoria? No. E allora, morte, ma chi sei, ma chi ti conosce?! Cosa conti? Tu non conti niente. Tu vorresti essere importante, presa in considerazione come la vita, eh? Ma la vita dura una vita, cara mia, invece tu, morte, tu duri solo un momento, l’istante in cui ti presenti. Insomma, bisogna essere seri, alla morte non si deve dare spago.”

“Ah, com’è bello perdere tempo!”

“Ho comprato una dozzina di cartoline per spedirle agli amici ma non mi viene in mente nessuno. Me le porto in America e le spedisco tutte a te… .”

E non poteva chiederli a me [i soldi]?
Eh, io gliel’ho pure suggerito. “Mai, mai!” mi ria gridato. E io gli ho detto: “Ma allora l’amicizia a che serve?”. E lui mi ha risposto: “A non rompere i coglioni agli amici”

Cinema:pensieri,parole e parolacce-Parte 04

Voglio scoprire perché io so quello che è giusto e continuo a fare tutto il male.
Voglio scoprire cos’è la felicità e che cosa valga invece la sofferenza.
E voglio scoprire perché gli uomini vanno in guerra e che cosa provano davvero in fondo
al cuore quando essi pregano Dio. E voglio scoprire cosa uomini e donne sentano
quando dicono di amare e quanti peccati facciamo e quanta gente inganniamo
e perché tutto finisce nella morte.

Dal film Guerra e Pace di King Vidor (1955)

Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli gli ho rotto la mano:
mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l’ho fatta.

Dal film Prendi i soldi e scappa di Woody Allen (1969)

Il servo che non si ribella è peggio del padrone che lo comanda.

Dal film In nome del popolo sovrano di Luigi Magni (1990)

– Cosa altro vuole dire?
– Voglio dire… vaffanculo.

Dal film La polizia chiede aiuto di Massimo Dallamano (1974)

Cura le tue abitudini e curerai il tuo carattere.
Cura il tuo carattere e curerai il tuo destino.

Dal film The Iron Lady di Phyllida Lloyd (2011)

I giornalisti… ah! Un branco di analfabeti con la forfora sul collo e le pezze al sedere,
che spiano dai buchi delle serrature e svegliano la gente nel cuore della notte per
domandargli se hanno visto passare un bruto in mutande,
che rubano alle vecchie madri le fotografie delle figlie violentate in Oak Park e tutto perché?
Perché un milione di commesse e di mogli di camionisti ci piangono sopra.
E poi… il giorno dopo la prima pagina serve per incartare un chilo di trippa.

Dal film Prima pagina di Billy Wilder (1974)

Bevete più latte, il latte fa bene, il latte conviene… a tutte le età!

Dal film Boccaccio ’70 di Federico Fellini, Mario Monicelli, Luchino Visconti, Vittorio De Sica (1962)

Se mi tocchi ancora, io prima ti ammazzo, poi ti denuncio!

Dal film Le foto proibite di una signora per bene di Luciano Ercoli (1970)

– Parlami delle banche australiane.
– Sono ricche, mature e succulente.
– Le banche o le donne?
– Oltre alle banche, anche le donne… .

Dal film Butch Cassidy di George Roy Hill (1969)

Ogni specie uccide altre specie. Gli uomini invece le uccidono tutte allegramente.

Dal film Natural Born Killers di Oliver Stone (1994)

– Sai dove andremo in viaggio di nozze?
– No.
– Al Polo Nord. E sai perché?
– Perché?
– Perché lì la notte dura sei mesi.

Dal film Le sei mogli di Barbablù di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)

Hai mai fatto caso che una scelta da niente può cambiarci la vita?
Si dice che la madre di Hitler volesse ma cambiò idea all’ultimo minuto.
Ti rendi conto?

Dal film Mystic River di Clint Eastwood (2003)

Vedo che stupisce, ma io fui allevato da cinque nurse di cinque lingue diverse.
Cinque puttane scatenate che mi hanno iniziato all’erotismo satanico.

Dal film I nuovi mostri di Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola (1977)

Un bacio è un’indagine al piano superiore per sentire se il piano inferiore è disponibile.

Dal film Il lenzuolo viola di Nicholas Roeg (1980) 

Ogni rapporto tra uomo e donna, anche se armonioso, ha in sé il seme della farsa o
della tragedia.

Dal film Luna di fiele di Roman Polanski (1992)

– Non abuserà di me?
– Sì, abuserò grandemente di lei, sarà la mia gran abusata!

Dal film 40 gradi all’ombra del lenzuolo di Sergio Martino (1976)

– Sembra la pistola di una donna… .
– Conosce bene le armi, mister Bond?
– No, conosco un po’ le donne.

Dal film Agente 007 Thunderball di Terence Young (1965)

Come si fa a decidere di smettere di amare una persona?
Io non ce l’ho un carattere così forte… .
Io non sono uno di quelli che per smettere di fumare un giorno buttano
via il pacchetto e non fumano più.
Una volta ci ho provato però, poi, di notte sono andato a riprendere il pacchetto
nel sacchetto della spazzatura.

Dal film Manuale d’amore 2 di Giovanni Veronesi (2007)

Scacciato dalla mente, dici? Tu sei in ogni mio pensiero.
Sei parte della mia esistenza, sei parte di me.
Te l’ho detto, sei ovunque io guardi; in ogni riga che abbia mai letto
dalla prima volta in cui venni qui.
Tu sei nel fiume, sei nelle vele delle navi, sei nel mare, nelle nuvole,
nelle pietre di Londra. Fino alle ultime ore della mia vita,
tu rimarrai in me. Parte di quel poco che c’è di buono e parte del male.
Anche se io ti associerò sempre al bene!

Dal film Grandi Speranze  di Mike Newell (2012)

Le stelle cambiano il loro corso, l’universo può bruciare, il mondo andare a picco,
ma Paperino esisterà sempre.

Dal film Breve incontro di David Lean (1945)

Cinema:pensieri,parole e parolacce-Parte 03

 

“I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza.”

Dal film Chinatown di Roman Polanski (1974)

“Io vendevo fiori, non il mio corpo. Ora che avete fatto di me una lady, non sono adatta a vender altro.”

Dal film My Fair Lady di George Cukor (1964)

“Se non sopporto la verità, non valgo un bel niente.”

Dal film Piccole donne di George Cukor (1933)

“Ti ho amato tutta la vita, anche prima di conoscerti… .
All’epoca tu non c’eri ancora, c’era solo una promessa di te…
ma tu, oggi, hai mantenuto quella promessa. Come puoi pensare di avermi perso?!”

Dal film Il socio di Sydney Pollack (1993)

“Non illudiamoci che la memoria sia fatta di vaghe ombre: è fatta di occhi, che ti guardano dritto in faccia.
E di dita, che ti accusano.”

Dal film Il portiere di notte di Liliana Cavani (1974)

 

A tutto si rimedia, meno che alla morte.”

Dal film Ladri di biciclette di Vittorio De Sica (1948)

“Quando credi di aver finito, il ballo inizia senza musica e tu devi decidere se ballare o fischiare!”

Dal film U.S. Marshals di Stuart Baird (1998)

“- Quanto guadagna un sottocuoco?
– Meno di un cuoco.”

Dal fim Amici miei – Atto II di Mario Monicelli (1982)

“I negri dovrebbero avere una sedia elettrica per loro.
I bianchi non dovrebbero sedersi sulla sedia elettrica dei negri.”

Dal film Il miglio verde di Frank Darabont (1999)

“Fumo da quando avevo cinque anni. Mamma insisteva tanto… .”

Dal film La famiglia Addams di Barry Sonnenfeld (1991)

“Il fattore più importante in un attacco è la sorpresa.”

Dal film La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock (1954)

“Si dice che al mondo ci sia tanta religione per far sì che gli uomini si odino, ma non abbastanza
perché gli uomini si amino.”

Dal film Angel Heart di Alan Parker (1987)

“- È sempre mejo ‘n amico morto che ‘n nemico vivo! Chi siete?
– Semo l’anima de li mortacci tua!-
– E allora passate!”

Dal film La Grande Guerra di Mario Monicelli (1959)

“Io sono un uomo politico; e questo vuol dire bugiardo e truffatore, e quando mi chino a baciare
i bambini rubo loro le caramelle. Ma vuol dire anche che mi lascio tutte le porte aperte… .”

Dal film Caccia a Ottobre Rosso di John McTiernan (1990)

“Purtroppo avevi ragione tu, averlo nel culo fa male… .”

Dal film Giù la testa di Sergio Leone (1971)

“Un sotto ufficiale non deve bere, se dovesse bere non deve ubriacarsi, se dovesse ubriacarsi
non deve barcollare, se dovesse barcollare non deve cadere, se dovesse cadere deve cadere in
modo di coprirsi i gradi, così chi passerà crederà che si tratti di un’ufficiale.”

Dal film Men of Honor di George Tillman jr.(2000)

“Io credo che l’amore non si possa comprare che con l’amore. E colui che ha una buona moglie,
ha il cielo nel suo sombrero.”

Dal film Viva Zapata di Elia Kazan (1952)

“Meglio un cieco che piscia dalla finestra che il burlone che gli fa credere che sia un cesso.”

dal film Colpo di spugna di Bertrand Tavernier (1981)

“- Sei così bella che amarti è una sofferenza.
– Ieri dicevi che era una gioia.
– Una gioia e una sofferenza.”

Dal film La mia droga si chiama Julie di Francois Truffaut (1969)

“Ti bastan poche briciole
Lo stretto indispensabile
E i tuoi malanni puoi dimenticar
In fondo basta il minimo
Sapessi quanto è facile
Trovar quel po’ che occorre per campar!”

Dal film Il libro della giungla di Wolfgang Reitherman (1967)

 

Dustin Hoffman

Dustin Hoffman, mancato boss mafioso (Michael Corleone “Il Padrino” 1972), poliziotto scartato (Rick Deckard “Blade Runner” 1982), spogliato dalle vesti del Pinguino (Oswald Cobblepot “Batman – Il ritorno” 1992), bocciato come idraulico (Mario Mario nel “Super Mario Bros.” 1993), dovette accontentarsi della parte di un truffatore italoamericano zoppo (Enrico Rizzo detto Sozzo “Un uomo da marciapiede” 1969), di quella del docente di matematica trasformatosi in vendicatore di soprusi subiti (David Summer “Cane di paglia” 1971), dell’attore disoccupato travestito da attrice di successo (Michael Dorsey / Dorothy Michaels “Tootsie” 1982) e di prestare la sua voce ad un orso Panda minore (Shifu “Kung Fu Panda” 2008, 2011).
Tutto qui? direte. Uhm, forse no. Anzi, decisamente no.
Infatti, il personaggio che andremo a scoprire insieme sembra essere, stando alle informazioni pubblicate sul sito Imdb, uno dei soli quattro attori vincitori di due Oscar per ruoli in pellicole premiate come miglior film (gli atri tre sono: Marlon Brando, Jack Nicholson e Gene Hackman).
Pensare che nel 1974 Hoffman espose un’opinione assai negativa in merito al premio cinematografico più antico e più importante al mondo: “I Premi Oscar sono osceni, sporchi e non migliori rispetto ad un concorso di bellezza”.

Nella serie Tv The Star Wagon

La città in controluce

Ebbene, pare che il mondo cinematografico sorvolò elegantemente sul reale significato di quell’affermazione fatta dall’allora giovanissimo Hoffman e decise, tanto nel 1979 “Kramer contro Kramer”, quanto nel 1988 “L’uomo della pioggia”, di riconoscere e premiare le sue brillanti doti recitative, assegnandogli due statuette luccicanti per due ruoli memorabili nella storia del cinema, dei quali, se non vi dispiace, parlerò più avanti.
Nonostante “la bellezza” fosse un attributo modestamente ristretto nel caso di Hoffman, quest’ultimo divenne uno degli attori più rinomati di Hollywood, comparendo in varie produzioni importanti, sia in pellicole di importante successo commerciale, che in film “scomodi” (“Sesso e potere” 1997) oppure, addirittura, in film che fecero flop al botteghino (“Ishtar” 1987).
Prima di passare in rassegna il percorso di vita privata e pubblica dell’attore, giova evidenziare che Dustin Hoffman, oltre ad essere un attore di cinema di primissimo livello, è pure un bravo regista ed attore di teatro, avendo conquistato sul palcoscenico un buon successo di pubblico e di critica.

Un dollaro per 7 vigliacchi

Il cammino di Dustin Hoffman ebbe inizio negli Stati Uniti, in un torrido giorno di agosto 1937, nella città di Los Angeles, ovvero “The Big Nipple” (“La Grande Mammella”), come fu sopranominata da nientemeno che Bernardo Bertolucci.
Figlio di emigranti ebrei originari dall’Europa Orientale (Romania e Ucraina), Hoffman frequentò il Liceo di Los Angeles e scelse, inizialmente, di proseguire nello studio della medicina. Dopo aver frequentato per breve tempo i corsi presso Santa Monica City College, Hoffman abbandonò l’università e decise di studiare musica presso il Conservatorio di Musica e Arti di Los Angeles e frequentare corsi di recitazione presso la celebre Pasadena Playhouse. Inoltre, Hoffman si esercitò nell’arte della recitazione con maestri del calibro di Lee Strasberg (mentore di Marilyn Monroe), Lonny Chapman e Barney Brown.
In un’intervista rilasciata al quotidiano The New York Times, Dustin Hoffman spiegò, con disarmante sincerità, la sua opzione professionale: “La ragione per cui avevo scelto di diventare un attore fu prettamente di natura sociale: per incontrare ragazze. Non ero atletico, ero un pessimo studente, mi sentivo un buono a nulla. La recitazione mi faceva sentire attraente e, per la prima volta nella mia vita, ero consapevole di ciò che stavo facendo. Mi piaceva! Le ragazze carine arrivarono più tardi. Inizialmente, volevo un approccio con una con due gambe, un sorriso e sguardo tenero.”

Il primo,grande successo:Il laureato

Hoffman si trasferì da Los Angeles a New York per proseguire la sua carriera e diventare un attore di palcoscenico. Nel mentre si presentava ad audizioni per molti ruoli teatrali, Hoffman dovette assumere una serie di lavori umili per potersi mantenere: bidello in una scuola di danza, inserviente in un ospedale psichiatrico, lavapiatti, dattilografo e venditore di giocattoli in un negozio della grande catena di distribuzione Macy’s.
Hoffman fece il suo debutto sul palcoscenico nel 1960 nello spettacolo teatrale Yes Is for a Very Young Man del Sarah Lawrence College. L’anno successivo, segui il debutto teatrale a Broadway in A Cook for Mr. General. Inoltre, nello stesso anno, Hoffman fece il suo esordio televisivo in un episodio di Naked City.
Per i primi due terzi del 1960, Hoffman concentrò la sua attività sul palco, comparendo in un bel numero di produzioni nel Nord-Est. Nel 1964, Hoffman comparve in numerose produzioni teatrali come membro della Compagnia del Teatro di Boston, tra cui Endgame e In The Jungle of Cities. A New York, l’anno successivo, Hoffman ebbe ruoli negli spettacoli Harry e Noon and Night, al rinomato teatro Americano, Place Theatre. Oltre alla recitazione, Hoffman si prestò come assistente per il regista Ulu Grosbard nello spettacolo A View from the Bridge, messo in scena nel 1965, e come regista per due produzioni Broadway, Jimmy Shine nel 1968 e All Over Town nel 1974.

The Tiger Makes Out

E’ cosa nota che Dustin Hoffman, nonostante il successo riscontrato sul palco, fu reso celebre dalle apparizioni sul grande schermo, che lo accolse e, in breve tempo, lo rese una star.
In seguito all’esordio cinematografico con la pellicola The Tiger Makes Out, una commedia del 1967, diretta da Arthur Hiller, incentrata sulla coppia Eli Wallach ed Anne Jackson, Hoffman fu catapultato all’apice della celebrità con la comparsa nel film The Graduate – Il Laureato.
Il rinomato film drammatico del 1967, diretto da Mike Nichols, basato sull’omonimo romanzo di Charles Webb, mise al centro l’esordiente protagonista Dustin Hoffman nel ruolo di Benjamin Braddock, un neolaureato che diverrà il simbolo di una generazione, anticipando con la propria “rivoluzione” gli sviluppi socio-culturali americani e mondiali del 1968. L’abile e raffinata prova recitativa, le superlative prestazioni recitative di Anne Bancroft (Mrs. Robinson), Katharine Ross (Elaine Robinson), Murray Hamilton (Mr. Robinson) ecc., la strepitosa e forse un tantino ruffiana colonna sonora, ed ovviamente, l’ italianissima Alfa Romeo Spider, resero memorabile questa pellicola!
All’attore protagonista la performance valse una nomination agli Academy Awards ed alla pellicola, oltre a numerosi riconoscimenti, un’esaustiva recensione pubblicata dal mio caro amico PaulTemplar!

Al successone del Il Laureato seguirono le apparizioni nei film:

Una celebre sequenza tratta da Il laureato

Madigan’s Millions – Un dollaro per 7 vigliacchi, commedia poliziesca diretta nel 1968 dal regista Giorgio Gentili (accreditato come Dan Ash nella versione italiana), girata a Roma e madrid, racconta la storia di Jason Fister (Dustin Hoffman), un giovane ufficiale del Dipartimento del Tesoro statunitense, apparentemente ingenuo, il quale viene inviato a Roma per recuperare una grossa somma di denaro dovuta al Governo degli USA da Mike Madigan, un mafioso italoamericano da poco deceduto. Arrivato a Roma, Fister comincia ad indagare ma viene ostacolato dalla polizia locale, che non ha alcuna intenzione di aiutarlo e che anzi minaccia di arrestarlo nel caso continuasse l’investigazione. Fister fa, inoltre, la conoscenza della figlia di Madigan, Vicky (Elsa Martinelli), di cui, naturalmente, si innamora.

Sunday Father ,cortometraggio drammatico del 1969, diretto da Paul Leaf, in cui Hoffman si aggiudica la parte di un padre divorziato, anticipando simbolicamente il ruolo di Ted Kramer che, dici anni dopo, diverrà una delle sue migliori interpretazioni, premiata con la statuetta dorata dei Premi Oscar.

Un uomo da marciapiede

Midnight Cowboy – Un Uomo da Marciapiede, film drammatico assai coraggioso del 1969, diretto da John Schlesinger, indissolubilmente legato al tema musicale “Everybody’s Talkin‘” che tutti conosciamo e canticchiamo, vincitore di ben tre Premi Oscar (miglior film, regia e sceneggiatura) vede Dustin Hoffman nella parte di un piccolo truffatore italomaericano zoppo, Enrico Salvatore Rizzo, detto Sozzo, alle prese con la quotidianità spietata dell’ostile ambiente metropolitano newyorkese. Accanto a Hoffman, nel film, compare un eccezionale Jon Voight nel ruolo del cowboy texano, ovvero, aspirante gigolò, Joe Buck.
Ad opinione di chi scrive, la pellicola ha il merito di aver lasciato nell’animo dello spettatore di ogni età il conforto di 113 minuti di amicizia. Assolutamente da vedere!

Johnny and Mary

Piccolo grande uomo

John and Mary, una commedia sentimentale diretta nel 1969 da Peter Yates, costruita sulla giovane coppia Dustin Hoffman (John) e Mia Farrow (Mary), i quali prestano il loro talento ad una disinibita dimostrazione di un rapporto sessuale fine a se stesso.

Little Big Man – Il Piccolo grande uomo (1970) film western / drammatico diretto da Arthur Penn, basato sull’omonimo romanzo di Thomas Berger, pone al centro il tema dei nativi americani. Nella pellicola Hoffman interpreta la parte di Jack Krabb, un bianco cresciuto con i pellerossa, il quale, raggiunta la venerabile età di 121 anni, racconta in prima persona le vicissitudini della convivenza tra nativi americani e coloni. Nella pellicola compare, altresì, una splendida Faye Dunaway nella parte della signora Louise Pendrake.

Who Is Harry Kellerman and Why Is He Saying Those Terrible Things About Me? – Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me? (1971) diretto da Ulu Grosbard, film di cui una volta faticata la scrittura del titolo, mi limito a sconsigliarne la visione.

Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?

Straw Dogs – Cane di paglia (1971), tratto dal romanzo “The Siege of Trencher’s Farm” scritto da Gordon Williams, ambientato e girato in Gran Bretagna da Sam Peckinpah, questo film è decisamente un must per i fans del genere thriller. La pellicola tratta prettamente il tema della violenza, l’emergere brutale del lato bestiale presente in ogni essere umano. Visionando il film, lo spettatore assiste al cambiamento del docile docente di matematica, David Summer (Dustin Hoffman), in un essere aggressivo e veemente.
Al fine di una migliore comprensione della trama, invito i gentili lettori all’approfondimento dell’articolo pubblicato su questo blog dal mio amico Paul.

Cane di paglia

Tra gli anni ‘70 e ’80 Hoffman apparve in diversi film acclamati. Ricevete la terza nomination agli Oscar per la sua interpretazione del comico Lenny Bruce nel film del 1974 Lenny.
In seguito, Hoffman segnò un altro successo con il film del 1976 All the President’s Men – Tutti gli uomini del presidente, diretto da Alan J. Pakula. La pellicola ripercorre le vicende legate allo Scandalo Watergate che portarono alle dimissioni dell’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon. Il film, in cui comparve anche Il Bello di Hollywood, Robert Redford, vinse ben quattro Premi Oscar!

Nel 1979 Hoffman prosegui la escalation professionale con un grosso successo al botteghino nel film diretto da Robert Benton, Kramer contro Kramer. L’attore si aggiudicò la parte di Ted Kramer, un dirigente pubblicitario privo di solidi legami con il suo figlio o con la moglie, interpretata dalla bravissima Meryl Streep. Un bel giorno, la moglie lo abbandona e, in seguito, il personaggio di Hoffman si trova costretto a cresce il figlio tutto da solo. Il ritratto tormentato e sofferto che Hoffman conferì a Ted Kramer, gli valse il Premio Oscar come miglior attore protagonista.
Naturalmente, sul blog troverete una bellissima recensione di questa pellicola multipremiata.

Tutti gli uomini del presidente

Kramer contro Kramer

Durante le riprese di Kramer contro Kramer, il matrimonio di Hoffman stava cadendo a pezzi, cosa che, com’è facile immaginare, influenzò emotivamente la recitazione dell’attore per il ruolo assegnatogli. Hoffman divorziò dalla sua prima moglie Anne Byrne nel 1980, e si sposò nuovamente nel mese di ottobre dello stesso anno. La seconda e tuttora moglie di Hoffman è Lisa Gottsegen, un’avvocatessa, e la bella coppia ha quattro figli: Jacob, Rebecca, Max, e Alexandra. Inoltre, l’attore ha due figli dal primo matrimonio con Anne Byrne: Karina e Jenna.

Dopo il successo ottenuto con Kramer contro Kramer, segui una pausa di tre anni. Quando tornò a recitare, Hoffman assunse un altro ruolo insolito. Nella commedia Tootsie (1982), Hoffman interpretò un attore disoccupato di nome Michael Dorsey. Siccome Dorsey incontra serie difficoltà nel trovare ruoli, egli decide di travestirsi da donna al fine di partecipare ad una audizione per una soap opera. La donna creata da Dorsey, un’attrice di mezza età di nome Dorothy Michaels, ottiene il ruolo nella soap e diventa un’icona. Tuttavia, succede che l’attore, che interpreta la sua parte, si innamora inaspettatamente di una co-protagonista, interpretata dalla splendida Jessica Lange.

Il maratoneta

Tootsie

Mentre le riprese furono assai travagliate, Tootsie divenne popolare sia per l’apprezzamento della critica, che per quello del pubblico. Secondo testimonianze, Hoffman ed il regista Sydney Pollack si scontrarono in più occasioni. Tuttavia, Hoffman fu orgoglioso del prodotto finale, tanto da affezionarsi totalmente al personaggio interpretato: “Mi piaceva davvero. Incominciai a nutrire dei sentimenti per lei, che prima non avevo mai nutrito per un personaggio. Mi rese molto emotivo, molto emotivo. Non ho ancora capito del tutto il perché.”

Sebbene Hoffman avesse alle spalle una solida carriera cinematografica, non dimenticò il suo amore per il palcoscenico. Nel corso del suo percorso professionale, continuò a comparire in spettacoli teatrali. Un ruolo che Hoffman aveva sognato per molti anni fu quello di Willy Loman in Morte di un commesso viaggiatore, che ebbe modo di interpretare nel 1984 a Chicago, a Washington ed a New York, con molti avvisi positivi. La produzione venne, in seguito, registrata per uno speciale televisivo nel 1985. Successivamente, nel 1989, a Londra e New York, Hoffman interpretò Shylock nell’opera teatrale scritta dal Bardo dell’Avon, Il mercante di Venezia.

Morte di un commesso viaggiatore

Occasionalmente, Hoffman raccolse alcuni progetti cinematografici bancarottieri: nel 1987, un ruolo di co-protagonista con Warren Beatty in Ishtar, uno dei peggiori fallimenti del cinema di tutti i tempi! Girato in Marocco e a New York, il film è incentrato sui personaggi interpretati da Hoffman e da Beatty, due cantautori che devono raggiungere il Marocco per ottenere un lavoro. La pellicola raccattò pessime recensioni, oltreché fischi e contestazioni di critica e pubblico cinematografico.

In seguito al flop di Isthar, Hoffman fu perfettamente in grado di riprendersi con il suo successivo ruolo, Raymond Babbitt, un uomo affetto da autismo, nel film diretto abilmente da Barry Levinson, Rain Man – L’uomo della pioggia (1988).

Rain Man – L’uomo della pioggia

Brevemente la trama: Charlie (Tom Cruise), con la morte di suo padre, apprende che l’unico erede del patrimonio familiare è suo fratello maggiore Raymond, un uomo affetto da autismo, di cui ignorava l’esistenza. Sentendosi tradito dal genitore, pesantemente indebitato, decide di sequestrare Raymond dalla clinica psichiatrica in cui è ricoverato, nella speranza di riuscire ad accaparrarsi il patrimonio del defunto padre. Dopo il rapimento, Charlie propone al dottore di riportare Raymond a Wallbrook, ricevendo in cambio la metà del patrimonio. Il medico non accetta e Charlie prosegue nel suo intento di portare il fratello con sé. Durante il viaggio verso Los Angeles, che si protrae per l’aerofobia di cui soffre Raymond, Charlie comincia a conoscere suo fratello, un individuo malato però dotato di un’incredibile memoria e di capacità di calcolo. Giunti a Las Vegas, Charlie ha la brillante idea di farlo giocare al tavolo verde ottenendo molte vincite. Gradualmente, Charlie si affeziona a lui, scoprendo che lo strano personaggio che gli cantava le canzoncine da bambino, che egli chiamava Rain Man e che pensava fosse frutto della sua fantasia, non era altro che suo fratello maggiore, del quale è stato privato per tanti anni. Charlie, pentito, decide di riportare Raymond nella clinica, rinunciando all’eredità paterna e ad un assegno da $ 250.000,00 offertogli, con la promessa di continuare a frequentare Raymond.
A differenza di Ishtar, Rain Man riscontrò tanto il consenso della critica, quanto quello del pubblico, e ripagò Hoffman con un luccicante Academy Award per la sua performance.

Dick Tracy

In seguito, nei primi anni ’90, Hoffman non riscontrò molto successo al botteghino. Mentre i suoi film ebbero diversi gradi di merito, fallirono nel intento di attirare in pubblico. Tra questi lo si ricorda per le pellicole: Family Business – Sono affari di famiglia (1989) e Dick Tracy (1990). Successivamente, Hoffman interpretò il protagonista nel film del 1991 di Billy Bathgate, che fu un enorme fallimento al botteghino. Intanto che Hook, diretto da Steven Spielberg nel 1991, non andò poi così male, un altro film uscito l’anno successivo fece flop completamente. Nella pellicola Hero, Hoffman interpretò il criminale Bernie LaPlanta, il quale salva un certo numero di passeggeri di un aereo in fiamme, rischiando la vita. Ciò nonostante, la pellicola diverrà l’ennesimo fiasco.

A metà degli anni ‘90, Hoffman riprese a comparire in pellicole di successo. Infatti, un ruolo come protagonista le venne assegnato nel film drammatico Outbreak – Virus letale (1995), ove Hoffman interpretata il colonnello Sam Daniels, un medico che aiuta a salvare il mondo da una malattia infettiva.

Poi, Hoffman apparve in film di qualità come American Buffalo (1996), adattamento della commedia di David Mamet, interpretando il ladro Teach, e Sleepers (1996), ove interpreta Danny Snyder, un avvocato alle prese con un problema di droga.

Fuori dal coro

Hoffman tornò in ottima forma nel 1997, quando ricevette recensioni entusiastiche per la satira politica di Barry Levinson, Wag the Dog – Sesso e potere. Nella pellicola l’attore interpreta un viscido produttore di Hollywood che è chiamato a creare un diversivo al fine di distogliere l’attenzione del Paese da uno scandalo sessuale presidenziale.
L’ultimo film di Hoffman con il regista Levinson fu di genere fantascienza: Sphere – Sfera (1998), in cui l’attore compare accanto a Sharon Stone e Samuel L. Jackson, interpretando il ruolo dello psicologo Dott. Norman Goodman.

I ruoli assunti da Hoffman nei primi anni 2000 continuarono ad essere vari ed interessanti. Nel 2002, nella pellicola Moonlight Mile – Voglia di ricominciare, l’attore assunse il ruolo del padre di una figlia adulta che muore, e lui e sua moglie (Susan Sarandon) trovano conforto nel rapporto con il fidanzato della ragazza.

La giuria

L’anno seguente, Hoffman apparve in Runaway Jury – La giuria, un ottimo legal thriller sull’argomento dei processi truccati, tratto dall’omonimo romanzo del celebre scrittore John Grisham, in cui Hoffman interpreta un avvocato di nome Wendall Rohr.

Nel 2004, Hoffman ebbe uno dei ruoli principali in I Heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita, come parte di un duo detective che forma con la moglie, interpretata dall’attrice Lily Tomlin.
Alcuni dei film susseguenti di Hoffman furono considerevoli successi. Infatti, l’attore ebbe ruoli secondari nelle pellicole: Neverland – Un sogno per la vita (2004), Meet the Fockers- Mi presenti i tuoi? (2004), sequel del Ti presento i miei, seguito nel 2010 del Little Fockers – Vi presento i nostri.
Inoltre, nel 2005 Hoffman fornì la voce di Tucker, un pony Shetland, nella commedia animata Racing Stripes – Una zebra alla riscossa.

Profumo:storia di un assassino

Nel 2006, Hoffman interpretò ruoli nelle pellicole Profumo: Storia di un assassino e Vero come la finzione. Successivamente, nel 2007 segui un ruolo da protagonista nel film Mr Magorium e la bottega delle meraviglie.
L’attore torna a prestare la voce ad un personaggio animato, questa volta un orso panda minore, Shifu, Kung Fu Panda (2008).

Il 2008 si rivelò un anno impegnativo per Hoffman, il quale continuò ad apparire accanto ad Emma Thompson nel film Last Chance Harvey – Oggi è già domani, ed a prestare la voce ad un topino nel The Tale of Despereaux – Le avventure del topino Despereaux.
Dopo una breve pausa,Hoffman fece ritorno sul grande schermo nel 2010 con ruoli in La versione di Barney e Little Fockers – il terzo della saga di Ben Stiller. Nel 2011, assunze l’iniziativa di corse dei cavalli in Luck, annullato nel 2012 a causa di timori per la sicurezza degli animali coinvolti. Hoffman presterà nuovamente la voce per Kung Fu Panda 2 e 3 e sarà co-protagonista, accanto a Jon Favreau, Robert Downey Jr. e Scarlett Johansson, nella recente pellicola Chef – La ricetta perfetta.

In un’intervista rilasciata al quotidiano The New Your Times, Dustin Hoffman descrisse con parole semplici il suo cammino: “Dovetti reinventare me stesso ogni giorno. Al liceo non appartenevo ad alcun club, non ero mai stato uno del gruppo e, in un certo senso, ciò mi rimase impresso. Mi sono sempre sentito come il perdente, a partire dall’inizio, dal Il Laureato. Ero convinto che fosse un colpo di fortuna e mi rifiutavo di credere che ero arrivato… .

Alfredo Alfredo

Papillon

American Buffalo

Billy Bathgate

Chef

Confidence

Curb Your Entusiasm (Serie TV)

Eroe per caso

Giovanna d’Arco

Hook capitan Uncino

Le strane coincidenze della vita

Il segreto di Agatha Christie

Ishtar

Last Chance Harvey

La versione di Barney

Lemony Snicket

Lenny

Lucky (Serie TV)

Mad City

Mi presenti i tuoi

Moonlight Mile

Mr Magorium e la bottega delle meraviglie

Neverland

Boychoir

Mr.Cobbler e la bottega magica

Oggi è già domani

Vigilato speciale

Roald Dahl (Serie Tv)

Sesso e potere

Sfera

Sleepers

Sono affari di famiglia

Sorvegliato speciale

The Lost City

Ti presento i nostri

Vero come la finzione

Virus letale

2015 L’ultima leggenda (post-production)
2015 Roald Dahl’s Esio Trot (TV Movie)
2014 The Cobbler
2014 Boychoir
2014 Chef – La ricetta perfetta
2011-2012 Luck (TV Series)
2010 Vi presento i nostri
2010 La versione di Barney
2008 Oggi è già domani
2007 Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie
2006 Vero come la finzione
2006 Profumo – Storia di un assassino
2005 Curb Your Enthusiasm (TV Series)
2005 The Lost City
2004 Mi presenti i tuoi?
2004 I Heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita
2004 Neverland – Un sogno per la vita
2003 La giuria
2003 Confidence – La truffa perfetta
2003 Liberty’s Kids: Est. 1776 (TV Series)
2002 Moonlight Mile – Voglia di ricominciare
1999 Giovanna d’Arco
1998 Sfera
1997 Sesso & potere
1997 Mad City – Assalto alla notizia
1996 Sleepers
1996 American Buffalo
1995 Virus letale
1992 Eroe per caso
1991 A Wish for Wings That Work (TV Short)
1991 Hook – Capitan Uncino
1991 Billy Bathgate – A scuola di gangster
1990 Dick Tracy
1989 Sono affari di famiglia
1988 Rain Man – L’uomo della pioggia
1987 Ishtar
1985 Morte di un commesso viaggiatore (TV Movie)
1982 Tootsie
1979 Kramer contro Kramer
1979 Il segreto di Agatha Christie
1978 Vigilato speciale
1976 Il maratoneta
1976 Tutti gli uomini del presidente
1974 Lenny
1973 Papillon
1972 Alfredo Alfredo
1971 Cane di paglia
1971 Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?
1971 The Point (TV Movie)
1970 Piccolo grande uomo
1969 John e Mary
1969 Un uomo da marciapiede
1969 Sunday Father (Short)
1968 Premiere (TV Series)
1968 Un dollaro per 7 vigliacchi
1967 Il laureato
1967 The Tiger Makes Out
1967 ABC Stage 67 (TV Series)
1966 A Christmas Masque (TV Movie)
1966 The Star Wagon (TV Movie)
1966 The Journey of the Fifth Horse (TV Movie)
1965 The Nurses (TV Series)
1962-1965 La parola alla difesa (TV Series)
1961-1963 La città in controluce (TV Series)

Eli Wallach

Eli Wallach, temibile e simpatica carogna in numerosi western (I magnifici sette; I Quattro dell’Ave Maria), amante di Marilyn Monroe (Gli spostati) e boss mafioso avvelenato da un cannolo siciliano (Il Padrino – terzo capitolo), nel lontano 1966, conquistò un pezzettino del cuore di ogni cinefilo interpretando nel capolavoro di Sergio Leone, Il buono,il brutto,il cattivo, “lo sperone che entrava dalla finestra” , ovvero, Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez.

Nonostante i suoi moltissimi successi al cinema ed i suoi ruoli memorabili, Eli Wallach non fu mai nominato per un Oscar. Nel 2011, però, venne premiato con un Oscar alla carriera. Nel discorso di ringraziamento disse:
Amici, signori e signore, membri dell’Academy: grazie. Lasciate che vi racconti qualcosa di me stesso. Come attore ho interpretato più banditi, ladri, killer, signori della guerra, molestatori e mafiosi di quanti voi ne possiate immaginare. Come civile colleziono orologi antichi, racconto storie infinite di quando ero un medico durante la seconda Guerra Mondiale, guardo ogni singola partita di tennis e vivo per la mia famiglia, per la posta che ricevo ogni giorno, per lavare i piatti e scattare foto di sagome nella corteccia degli alberi. Ho anche un debole per un uomo chiamato Josh Brolin, eccolo lì!
Parlando di posta, a volte ricevo le lettere più strane, che vanno da quella di un signore inglese che mi chiede aiuto per pagare un’operazione a sua madre fino a quella dell’anno scorso in cui il Papa – davvero! – si complimentava per il suo film preferito: “I magnifici sette”. Non riuscivo a capire, io in quel film non facevo altro che uccidere persone. E mi ha anche invitato ad andare a trovarlo la prossima volta che sono a Roma. Non sapevo di avere amici così importanti. Non sapevo neanche che avrei ricevuto un Oscar, per Dio! Parlando di cose più serie, sono profondamente commosso da questo onore. Il vostro riconoscimento del mio lavoro da artista rende chiara una cosa per me: io non recito per vivere, io vivo per recitare.”

Baby Doll La bambola viva

Infatti, più spesso che no, il cinema gli aveva cucito addosso ruoli da “cattivo”, sfidando Wallach ad assumersi personaggi maligni, fuori legge baffuti, rapinatori di treni ecc., ma, anche ad impegnarsi in ruoli brillanti, nei quali l’attore newyorkese risultò particolarmente affabile. Wallach spesso affermò che i suoi ruoli di “cattivo” tendevano ad essere “più complessi” rispetto ad alcuni dei suoi ruoli teatrali.
In realtà io conduco una vita doppia,” disse una volta: “Nel teatro, sono il piccolo uomo, o l’uomo irritato, l’uomo incompreso, mentre nei film vengo sempre promosso come cattivo.
Eli Herschel Wallach nacque a New York il 7 dicembre del 1915, in una famiglia di ebrei emigrati dalla Polonia. Suo padre, Abramo Wallach, possedeva un negozio di dolciumi a Brooklyn.
Da ragazzo, aveva studiato prima al City College di New York e, poi, all’Università del Texas, dove aveva imparato pure a cavalcare – abilità che avrebbe sfruttato, in seguito, nei film western.

Con Clark Gable in Gli spostati

I sette ladri

L’inizio della Seconda Guerra Mondiale costrinse Wallach ad interrompere gli studi per dare il contributo alla patria, lavorando nel corpo medico alle Hawaii, in Marocco e persino in Francia, dopo lo sbarco in Normandia. Congedatosi come Capitano, conseguì la laurea coltivando la passione per il teatro, nata proprio negli anni della guerra, quando assieme a dei commilitoni scrisse un pezzo in cui vestiva i panni di Hitler, dal titolo “Is This The Army?”.
Dopo i primi studi di recitazione alla Neighborhood Playhouse, Wallach si formò all’Actors Studio, seguendo il famoso metodo Stanislavskij, e debuttò a Broadway con “Skydrift” di Harry Kleiner, passando di successo in successo e condividendo le tavole del palcoscenico con attori dello spessore di Charlton Heston.
Nel 1951, vinse un Tony Award per il ruolo di Alvaro Mangiaco in “La rosa tatuata” di Tennessee Williams.
Il debutto nel mondo della celluloide avvenne nel 1956 con un film scandalo (all’epoca) “Baby Doll” di Elias Kazan, con co-protagonisti Carol Baker (Bambola) e Karl Malden (Archie, ovvero, Angelo). Nella pellicola Eli Wallach assume la parte del proprietario di una piantagione di cotone, Silva Vaccaro, che cerca di sedurre una vergine diciottenne. Fortemente voluto da Tennesse Williams che ne curò la sceneggiatura, in ruolo valse a Wallach un BAFTA e la nomination ai Golden Globe.
Per Wallach fu l’inizio scoppiettante di una carriera cinematografica fruttuosa quanto quella teatrale, che lo vide tra i protagonisti di tante pellicole:
I magnifici sette” di John Sturges, del 1960, (The Magnificent Seven) – pellicola da top position del genere western, con protagonisti che sono passati alla storia del cinema come i Sette Samurai del West. Infatti, Sturges mise in scena “la crème de la crème” degli attori del tempo: Yul Brynner, Charles Bronson, Steve McQueen, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn. L’azione si svolge intorno al 1880, in un paese alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Chris Adams (Brynner), un pistolero professionista, viene ingaggiato dal capo del villaggio messicano di Ixcatlan perché ne protegga i contadini dalle scorrerie della banda di Calvera (Eli Wallach).
Calvera: “C’è un proverbio qui da noi: un ladro che ruba a un altro ladro e perdonato per cento anni.

Con E.G.Robinson in I vincitori

Con Kirk Douglas in Jim l’irresistibile detective

Accettato l’incarico, arruola sei compagni per difendere il villaggio. I sette si installano a Ixcatlan e, quando arriva Calvera con i suoi bandidos, lo mettono in fuga. Il villaggio festeggia l’avvenimento, ma ben presto tra i peones si manifesta un sentimento di disagio per la presenza dei pistoleri. Comunque, per liberare definitivamente il villaggio dal pericolo di Calvera, i sette tentano una sortita notturna; ma, nel frattempo, Calvera ed i suoi hanno occupato il villaggio. Al ritorno Calvera li sorprende, li circonda, li disarma e intima loro di ritornare negli States. Sotto scorta li fa accompagnare al confine. A questo punto i sette prendono il compito loro assegnato come una questione d’onore e tornano indietro a difendere il villaggio. Riusciranno nel loro intento, anche se a caro prezzo… .
Memorabile, inoltre, la colonna sonora composta da Elmer Bernstein, nominata al Permio Oscar.

I magnifici sette

Seguono: “Gli spostati” di John Huston del 1961, dove affianca Clark Gable e Marilyn Monroe; “La conquista del West”, di John Ford, del 1962, con Gregory Peck, Henry Fonda e John Wayne; “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” di William Wyler, del 1966, commedia che vede nel cast la splendida Audrey Hepburn; il già citato “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, del 1966, che regala a tutti i protagonisti la fama internazionale; “I quattro dell’Ave Maria” di Giuseppe Colizzi, del 1968, con la coppia Bud Spencer – Terence Hill; “L’oro dei MacKenna”, di J. Lee Thompson, del 1969, ove Wallach lavora, di nuovo, a fianco di Peck; “Un grande amore da 50 dollari”, di Mark Rydell, del 1973; “Sentinel” horror demoniaco del 1977 diretto da Michael Winner, “Il boxeur e la ballerina” commedia di Stanley Donen, del 1978; “Rebus per un assassinio” di William Richert, del 1979; l’avventuroso “Il cacciatore di taglie” di Buzz Kulik, del 1980, dove Wallach condivide il set con l’amico di sempre, Steve McQueen; “Pazza” del 1987, film drammatico di Martin Ritt, che lo vede recitare a fianco di Barbara Streisand e Karl Malden; “Il padrino – Parte III”, del 1990, di Francis Ford Coppola, dove interpreta Don Altobello; ancora del 1990 “Il grande inganno”, diretto e interpretato da Jack Nicholson; “Two Much – Uno di troppo” del 1996, commedia frizzante di Fernando Trueba, con la coppia Banderas – Griffith.

L’uomo della porta accanto

The tiger makes out

Eli Wallach lavorò con alcuni tra i più apprezzati registi di Hollywood, da Francis Ford Coppola a Oliver Stone, e pure con molti stimatissimi registi italiani, da Sergio Corbucci a Duccio Tessari.
Il 1966 fu l’anno che segnò la svolta per l’attore: chiamato da Sergio Leone per affiancare Clint Eastwood e Lee Van Cleef nel terzo capitolo della trilogia del dollaro, “Il buono, il brutto, il cattivo“, Wallach regalò al pubblico un’interpretazione straordinaria di un fuorilegge capace di concedere un sorriso anche alla propria vittima. Memorabile la frase rivolta a Mario Brega, alias caporale Wallace, tirapiedi del “cattivo” Sentenza: “ I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore.”
Bandito simpatico, sfuggirà a cavallo ad ogni conformismo, facendo risuonare nelle orecchie di chi l’ha apprezzato: “Ehi Biondooo … Lo sai di chi sei figlio tu??!!! Sei figlio di una grandissima puttanaaa…!!!!!!
Al fine di una migliore comprensione della trama, invito i gentili lettori all’approfondimento dell’articolo pubblicato sul blog dal mio amico Paul.
Due anni dopo, Giuseppe Colizzi vuole Wallach per “I Quattro dell’Ave Maria“, fra i più celebri western all’italiana, secondo capitolo della trilogia del regista iniziata con “Dio perdona… io no!” e conclusa con “La collina degli stivali“. Cacopoulos (Eli Wallach) è un vecchio bandito che, a causa del tradimento dei suoi compari, sta scontando una lunga pena detentiva. Gli viene fatta una proposta per poter porre termine al suo soggiorno in carcere: deve ritrovare Cat (Terence Hill) e Hutch (Bud Spencer), due rapinatori, e recuperare i soldi che i due malviventi hanno rubato ad una banca… .
Cacopoulos: “Mi raccomando, non dire mai bugie: significherebbe avere paura. Ma neppure la verità devi dire: nel migliore dei casi ti metterebbero in croce com’è già capitato a qualcuno nei secoli andati.”

Eli Wallach è Tuco in Il buono il brutto e il cattivo

Nel 1971 Wallach venne diretto, accanto a Franco Nero, da Duccio Tessari nel “Viva la muerte…tua!“, pellicola che racconta la storia di due banditi evasi, i quali, con la complicità di una giornalista (che li credeva rivoluzionari messicani), riescono a impadronirsi di un tesoro che poi finisce però nelle mani delle truppe regolari. I due si aggregano ai rivoltosi col solo scopo di recuperare il loro tesoro, ma poi prendono coscienza della bontà della causa dei loro compagni e, tornati in possesso dell’oro, lo distribuiscono fra i peones.
In seguito, nel 1973 Maurizio Lucidi lo volette al fianco Ursula Andress e Fabio Testi nel noir “L’ultima chance“, una pellicola che molti fans del genere ricordano come “un cast internazionale per un flop clamoroso“.
Segue, nel 1975, la commedia diretta da Alberto Bevilacqua “Attenti al buffone“, brillantemente recensita sul blog da Mr. Paul.
Brevemente la trama: Marcello (Nino Manfredi) è un uomo semplice, un musicista ed un padre che vive per la sua famiglia. È sposato con Giulia (Mariangela Melato), donna incapace di trarre soddisfazione dalla vita, con la quale ha avuto due figli. Mentre lui è lontano da casa Giulia viene concupita dal rude Cesare (Eli Wallach), detto “il ras”, uomo senza scrupoli ed ex ufficiale fascista. L’uomo, approfittando del perenne stato di irrequietezza della donna, riesce a conquistarla e ad ottenere l’annullamento del precedente matrimonio (per impotenza sessuale). Al suo ritorno a casa Marcello la trova vuota: la moglie lo ha lasciato portandosi i bambini.

Attenti al buffone

Come rubare un milione di dollari e vivere felici

Sempre nel 1975 Wallach si trova accanto a Giuliano Gemma e Tomàs Miliàn nel western parodia di Sergio Corbucci, “Il bianco, il giallo, il nero” . Tre bizzarri personaggi si mettono sulle tracce del cavallino sacro, dono dell’Imperatore giapponese ai suoi sudditi emigrati nel West, ma rubato per ottenere un riscatto. I tre sono: il maldestro samurai Sakura ( Tom°s Miliàn “Il Giallo”, nato dall’unione di un cowboy con una “giapposotta” ovvero giapponese-mignotta), che aveva il compito di prendersi cura dell’animale e quindi lo deve recuperare per recuperare il proprio onore; lo sceriffo Black Jack ( Eli Wallach “Il Nero”), famoso per il suo senso del dovere (dettato anche dal voler stare il meno possibile con la moglie petulante), che deve portare il riscatto ai rapitori; lo svizzero Blanc De Blanc (Giuliano Gemma “Il Bianco”), piccolo delinquente (nato dall’unione di un cowboy con una “svizzerana”, neologismo affine a “giapposotta”…) che vuole impadronirsi dei soldi del riscatto.
Nel 1976 Wallach venne diretto da Paolo Cavara nel atipico giallo “… e tanta paura“, accanto a Corinne Cléry e Michele Placido. La pellicola è ambientata in una Milano torbida, corrotta e morbosa. Ad opinione di chi scrive, c’è poco di giallo e molto di sesso, ma, come si suol dire, de gustibus non est disputandum.

E tanta paura

Gengis Khan

Poi, nel 1978, Bruno Corbucci gli riservò un ruolo nel poliziottesco “Squadra antimafia“, nella parte di don Girolamo Giarra.
La fine del vecchio millennio fece a Wallach un regalo sgradito, un brutto ictus, dal quale si riprese, ma che lo privò della vista all’occhio sinistro. Nonostante ciò, continuò a lavorare trovando nuovi stimoli anche nel cinema indipendente.
Ricordiamo: la divertente commedia di Edward Norton “Tentazioni d’amore” del 2000, con lo stesso Norton e Ben Stiller, dove Wallach dà vita alla figura spassosa di un rabbino; “Mystic River” del 2003, dove viene diretto dal “buono” Clint Eastwood, e condivide la scena con Sean Penn e Tim Robbins; “L’amore non va in vacanza” di Nancy Meyers,commedia dai buoni sentimenti del 2006, dove, a fianco a Kate Winslet, Cameron Diaz, Jack Black e Jude Law, impersona una vecchia gloria di Hollywood, alla quale dona un’umanità ed una profondità veramente considerevoli.
Nel 2010 troviamo Wallach più bravo che mai nel thriller di Roman Polanski “L’uomo nell’ombra”, con Ewan McGregor, e in “Wall Street – Il denaro non dorme mai”, di Oliver Stone, con Michael Douglas e Shia LaBeouf.

Il bianco,il giallo,il nero

Wallach, sin dagli esordi ha portato avanti con successo anche la carriera televisiva, tra le ultime apparizioni ricordiamo serie come “La signora in giallo”, “Law & Order”, dove ha avuto la gioia di condividere il set con la moglie Anne e la figlia Roberta, “ER – Medici in prima linea”.
Nel 2007 ha ottenuto la nomination agli Emmy Awards come Miglior Attore ospite di una serie tv brillante per “Studio 60 on the Sunset Strip”, bissandola per “Nurse Jackie – Terapia d’urto”.
Eli Wallach era sposato dal 1948 con l’attrice Anne Jackson, con la quale ha spesso condiviso il set, e dalla quale ha avuto tre figli, Peter, Roberta e Katherine. Quando le chiesero qual’era il segreto del loro lungo matrimonio, Wallach disse: “Non lo so, non volevo divorziare. La amavo. Litigavamo e discutevamo e tutte ‘ste cose, ma andavamo d’accordo.
L’attore pubblicò “Il buono, il brutto, ed io” – libro in cui espone l’eccezionale storia dei moltissimi anni in cui si è dedicato al suo mestiere. Wallach raccontò divertito come, alla prima lettura, il suo agente gli disse: “Eli, non so come farò per vendere questo libro. Hai avuto un solo matrimonio, né scandali, né droghe.” Sua moglie intervenne: “Digli di inviarci il manoscritto e aggiungeremmo tutto ciò che ti ho fatto passare io durante questi anni!”
Eli Wallach si è spento alla veneranda età di 98 anni, lasciando dietro di sé il mito di un attore capace di attraversare la storia del cinema mimetizzando la formazione teatrale in una sfilza di personaggi che esercitano sullo spettatore di ogni età “il fascino perverso del male”.

“Per gli attori, i film sono un mezzo per un fine.”
“Goditi la vita e fai ciò che vuoi.”
“Il grande segreto della recitazione è ascoltare la gente.”
“La critica ti loda alla stessa maniera di un uomo che vuole impiccarti, dicendoti che hai proprio un bel collo.”

Crimine silenzioso

Abissi

Act one

Amanti primedonne

Articolo 99

Crazy Joe

Due tipi incorreggibili

Funny Money

Giallo a Creta

Ho sposato 40 milioni di donne

How to Save a Marriage and Ruin your Life

Il cacciatore di taglie

Il cervello

Il padrino parte terza

Il papavero è anche un fiore

I quattro dell’Ave Maria

Kings of the Corner

L’oro di Mackenna

L’ultima chance

L’uomo nell’ombra

Mamas boy

Messaggi da forze sconosciute

New York i Love you

Rebus per un’assassinio

Squadra antimafia

Tentazioni d’amore

The Angel Levine

The Sentinel

Two Much

Un grande amore da 50 dollari

Viva la muerte tua

Wall Street il denaro non dorme mai

Studio 60 on the Sunset Strip (Serie TV)

Nurse Jackie terapia d’urto (Serie TV)

2010 Wall Street – Il denaro non dorme mai
2010 L’uomo nell’ombra
2009 Tickling Leo
2009 Nurse Jackie – Terapia d’urto (TV Series)
2008 New York, I Love You
2008 The Toe Tactic
2008 Vote and Die: Liszt for President
2007 Mama’s Boy
2006 L’amore non va in vacanza
2006 Studio 60 on the Sunset Strip (TV Series)
2006 L’imbroglio
2005 Stroker and Hoop (TV Series)
2005 A Taste of Jupiter
2005 Character Studies (TV Series)
2004 King of the Corner
2004 Whoopi (TV Series)
2003/I The Root
2003 Mystic River
2003 E.R. – Medici in prima linea (TV Series)
2003 Veritas: The Quest (TV Series)
2002 Advice and Dissent (Short)
2002 The Education of Max Bickford (TV Series)
1992-2002 American Experience (TV Series documentary)
2002 The Job (TV Series)
2002 Monday Night Mayhem (TV Movie)
2001 100 Centre Street (TV Series)
2000 Tentazioni d’amore
2000 The Bookfair Murders (TV Movie)
1999 L’escluso
1998 Naked City: Justice with a Bullet (TV Movie)
1998 The Devil’s Twilight (Short)
1996 Funny Money – Come fare i soldi senza lavorare
1996 Two much – Uno di troppo
1996 O. Henry’s Christmas (TV Movie)
1994 Miele dolce amore
1993 Vendetta II: The New Mafia (TV Movie)
1993 Tribeca (TV Series)
1992 Nonesense and Lullabyes: Poems (Video)
1992 La notte e la città
1992 Teamster Boss: The Jackie Presser Story (TV Movie)
1992 Law & Order – I due volti della giustizia (TV Series)
1992 Amanti, primedonne
1992 Una sporca eredità (TV Movie)
1992 Articolo 99
1992 Nonesense and Lullabyes: Nursery Rhymes (Video)
1991 Avvocati a Los Angeles (TV Series)
1990 Il padrino – Parte III
1990 Il grande inganno
1990 Vendetta: Secrets of a Mafia Bride (TV Mini-Series)
1989 CBS Schoolbreak Special (TV Series)
1988 Alfred Hitchcock Presents (TV Series)
1988 La signora in giallo (TV Series)
1987 Pazza
1987 Screen Two (TV Series)
1986-1987 Autostop per il cielo (TV Series)
1987 Worlds Beyond (TV Series)
1986 Something in Common (TV Movie)
1986 Due tipi incorreggibili
1986 American Playhouse (TV Series)
1985-1986 L’onore della famiglia (TV Series)
1985 Murder: By Reason of Insanity (TV Movie)
1985 Embassy (TV Movie)
1985 Cristoforo Colombo (TV Mini-Series)
1984 Sam’s Son
1984 Anatomy of an Illness (TV Movie)
1982 La ballata della sedia elettrica (TV Movie)
1982 The Wall (TV Movie)
1981 Diritto d’offesa (TV Movie)
1981 Il brivido dell’imprevisto (TV Series)
1981 The Pride of Jesse Hallam (TV Movie)
1981 La salamandra
1980 Doppia identità (TV Movie)
1980 Il cacciatore di taglie
1979 Guri
1979 Rebus per un assassinio
1979 Bocca da fuoco
1978 The Pirate (TV Movie)
1978 Il boxeur e la ballerina
1978 Squadra antimafia
1978 Girl friends
1978 Messaggi da forze sconosciute
1977 Abissi
1977 Il principio del domino: la vita in gioco
1977 Cattive abitudini
1977 Sentinel
1977 Settima strada (TV Mini-Series)
1976 E tanta paura
1976 20 Shades of Pink (TV Movie)
1975 Attenti al buffone
1975 Il tenente Kojak (TV Series)
1975 Il bianco il giallo il nero
1974 Crazy Joe
1974 I misteri di Orson Welles (TV Series)
1974 Indict and Convict (TV Movie)
1973 Un grande amore da 50 dollari
1973 L’ultima chance
1973 A Cold Night’s Death (TV Movie)
1971 Viva la muerte… tua!
1971 The Typists (TV Movie)
1971 Il romanzo di un ladro di cavalli
1971 Great Performances (TV Series)
1971 Avvocati alla prova del fuoco (TV Series)
1970 L’uomo della porta accanto
1970 The Angel Levine
1970 Le avventure di Gerard
1970 Il falso testimone
1970 The Reason Why (Short)
1969 L’oro di Mackenna
1969 Il cervello
1968 I quattro dell’Ave Maria
1968 Jim l’irresistibile detective
1968 How to Save a Marriage and Ruin Your Life
1967 CBS Playhouse (TV Series)
1967 The Tiger Makes Out
1967 Batman (TV Series)
1966 Il buono, il brutto, il cattivo
1966 Come rubare un milione di dollari e vivere felici
1966 Il papavero è anche un fiore
1965 Gengis Khan il conquistatore
1965 Lord Jim
1964 Ho sposato 40 milioni di donne
1964 Giallo a Creta
1963 Act One
1963 I vincitori
1962 La conquista del West
1962 The Dick Powell Show (TV Series)
1962 Le avventure di un giovane
1960-1962 La città in controluce (TV Series)
1962 Outlaws (TV Series)
1961 Gli spostati
1960 I magnifici sette
1960 The Robert Herridge Theater (TV Series)
1960 I sette ladri
1960 Play of the Week (TV Series)
1960 Goodyear Theatre (TV Series)
1960 Lullaby (TV Movie)
1960 Sunday Showcase (TV Series)
1959 The DuPont Show of the Month (TV Series)
1958-1959 Playhouse 90 (TV Series)
1958 The Gift of the Magi (TV Movie)
1958 Shirley Temple’s Storybook (TV Series)
1958 Westinghouse Desilu Playhouse (TV Series)
1958 Suspicion (TV Series)
1958 Where Is Thy Brother? (TV Movie)
1958 Crimine silenzioso
1958 Climax! (TV Series)
1957 BBC Sunday-Night Theatre (TV Series)
1957 The Seven Lively Arts (TV Series)
1952-1957 Studio One (TV Series)
1957 The Lark (TV Movie)
1956 Baby Doll – La bambola viva
1956 The Kaiser Aluminum Hour (TV Series)
1949-1955 The Philco Television Playhouse (TV Series)
1954 Kraft Television Theatre (TV Series)
1954 Goodyear Television Playhouse (TV Series)
1952 The Web (TV Series)
1952 Danger (TV Series)
1952 Armstrong Circle Theatre (TV Series)
1951 Lights Out (TV Series)

Philippe Noiret

Gentile lettore, prima di scoprire insieme il personaggio che propongo oggi, ritengo doveroso fare una precisazione. A differenza delle precedenti biografie, che mi sono avventurata a scrivere con l’incoraggiamento ed il sostegno del mio caro amico Paul, questa di oggi è la breve storia della lunga carriera di un attore che mi sta particolarmente a cuore, ragion per cui, in questo caso, l’obiettività mi risulta un tantino difficile. Perdona, indi, la mia debolezza quando mi soffermo su alcuni ruoli interpretati, a discapito di altri. Grazie e buona lettura.

Che cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.” (il Perozzi – Amici miei 1975). Una frase che ogni amante del cinema, in particolare, della commedia all’italiana, custodisce affettuosamente nel cuore. Un aforisma che racchiude simbolicamente la definizione della personalità di un uomo che il mondo dello spettacolo, e non solo, ricorda come un monumento del cinema d’autore. Philippe Noiret, attore tra i più importanti e più carismatici della commedia e del cinema francese e internazionale, anticipò la sua carriera con questa battuta intramontabile!

Philippe Noiret in uno dei suoi primi ruoli nel film Clementine Cherie

Gourmet e viveur, sofisticato fumatore di sigari e grande appassionato d’arte, Philippe Noiret ha vinto due volte il premio César come miglior attore, per ruoli che andremo ad approfondire in seguito. Philippe Noiret è nato il 1 ottobre 1930 a Lilla, importante centro culturale della Francia settentrionale, in una famiglia della classe media, di piccoli commercianti. Suo padre era appassionato di letteratura, di autori e di testi di poesia. In seguito, ha trascorso la sua infanzia a Toulouse Midi-Pyrenees, regione a cui rimarrà fermamente attaccato.

Comme un poisson dans l’eau

Ha frequentato i corsi presso la scuola Collège de Juilly di Seine-et-Marne e, poi, presso Lycée Janson de Sailly, nel 16° arrondissement di Parigi, dove era un “somaro perfetto”! Nel 1950, dopo aver fallito per ben tre volte al liceo, ha mollato la scuola, scegliendo di iscriversi ai corsi di teatro del grande Roger Blin, a Parigi, ed al Western Drama Centre, dove ha incontrato Jean-Pierre Darras, comico, attore e regista. Forse sono in pochi a saperlo, ma fu il drammaturgo Henry Montherlant a convincere Noiret a diventare un attore e a dedicare la sua vita alla commedia.
Al Théâtre National Populaire, ove l’attore ha recitato per circa dieci anni alternando la prosa al cabaret, incontrò la dama del suo cuore, l’attrice Monique Chaumette, che sposò nel 1962. La coppia ebbe una figlia, Frédérique, e due nipotini: Deborah e Samuel. Alla domanda“In che cosa hai avuto più successo nella tua vita?” Noiret rispose“Per 43 anni di vita, nel mio matrimonio!
Noiret, esordì sul grande schermo in piccolissimi ruoli a partire dal 1949, comparendo per la prima volta in una pellicola di Jacqueline Audry, Gigi (1949), e da quel momento interpretò circa centoquaranta pellicole, per una carriera lunga più di mezzo secolo. Noto per la sua mimica facciale da uomo pigro e disilluso, che ricorda vagamente il muso di un cane (animale che Noiret amava moltissimo), e caratterizzato da una corporatura ingombrante, l’attore francese fu particolarmente a suo agio nei ruoli di uomo qualunque di mezza età, lontanissimo com’era da ogni idealizzazione da eroe romantico.

Il delitto di Therese Desquiroux

Il delitto non paga

Anche se posteriore a Gigi, il suo film d’esordio è considerato La pointe courte (1956) diretto da Agnès Varda (pellicola che farà di lei la rappresentante femminile per eccellenza della Nouvelle Vague francese) e che è stato girato, nel 1954, nel piccolo paese di Sète, nella zona denominata appunto La Pointe-Courte. Il film è la storia parallela di una coppia in crisi che non sa se lasciarsi e della vita quotidiana della piccola comunità di pescatori che vive sul posto. La regista ha raccontato in più occasioni la nascita e le condizioni di un film “che oggi non sarebbe più possibile girare”, ma che rimane “uno dei più entusiasmanti” della sua carriera.
Questa pellicola segnava, indi, un doppio esordio: dell’attore Noiret e della regista Varda, la quale ricorda con viva emozione il suo protagonista: “Sì, per lui era la prima volta e al suo fianco c’era Silvia Monfort. Sono certa che se glielo avessi proposto dopo, forse, un film come questo non l’avrebbe mai fatto. Ma all’epoca era un attore di teatro che aveva una gran voglia di sperimentare e capire cos’era il cinema. Fu questo suo primo lavoro con me a farlo entrare nell’ambiente, e poi il suo talento ha fatto il resto. (…) Comunque entrambi gli attori sono stati molto generosi e in generale l’entusiasmo di quel primo film è rimasto unico, anche se poi non ebbe tanta fortuna di pubblico.

Con Jean Gabin nel film Intrigo a Parigi

L’armata su sofà

Mort,ou est ta victoire

Com’era Noiret sul set del suo primo film, c’è lo rivela Agnès Varda: “Nervoso e spesso sofferente. Questo perché, come diceva lui, gli impedivo di esprimersi. Ma io volevo proprio questo. Volevo una recitazione immobile nei movimenti e tutta basata sulle espressioni del volto. Mi immaginavo un po’ quegli attori dei film giapponesi che esprimono rabbia o felicità anche solo attraverso un movimento minimo degli occhi.
Trascorsi cinque anni dall’esordio, la figura di Noiret comincia ad apparire con frequenza via via crescente sugli schermi del cinema francese, seppure ancora in ruoli secondari: nel 1960 è lo zio di Zazie in Zazie nel metrò di Louis Malle, nel 1961 recita in Tutto l’oro del mondo di René Clair, nel 1965 è in Parigi brucia? diretto da René Clément, nel 1969 è accanto a Michel Piccoli in Topaz di Alfred Hitchcock.
Per Noiret, la prima pellicola italiana risulta essere Le Massaggiatrici del 1962, per la regia di Lucio Fulci, dove interpretava il segretario del Presidente in un cast che vedeva tra gli altri Ciccio Ingrassia, Franco Franchi e Valeria Fabrizi.

Con Tognazzi e Andrea Ferreol nel controverso La grande abbuffata

La svolta nella carriera dell’attore fu segnata da una pellicola assai controversa: La grande abbuffata (1973), regia di Marco Ferreri, ove Noiret interpreta, in compagnia di Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Ugo Tognazzi, uno dei quattro suicidi “edonisti” del film. Il pilota Marcello, il produttore Michel, lo chef Ugo e il giudice Philippe, uomini di successo votati all’autodistruzione, si ritrovano nella villa fuori città di Philippe con l’intenzione di suicidarsi attraverso un lungo percorso di cibo e sesso. Insieme a loro delle prostitute ingaggiate appositamente e una maestra di scuola elementare locale, che rimarrà con loro sino alla fine. Testimonianze raccontano che Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Philippe Noiret erano molto amici e, nonostante avessero letto la sceneggiatura del film, sul set praticamente non la consultarono più: i tre grandi attori improvvisavano continuamente ed il regista li lasciava liberi di creare. La scena dell’imitazione di Marlon Brando, per esempio fu proposta da Tognazzi, e non era presente nella sceneggiatura. Per una migliore comprensione della trama, consultate la recensione esaustiva pubblicata sul blog dal mio amico Paul.
Ugo (Tognazzi) rivolto a Philippe che assaggia una torta: Com’è?
Philippe (Noiret): È una merda.
Ugo (Tognazzi): Ma come? È un poema!
Philippe (Noiret) seccato: È un poema di merda!

L’orologiaio di Saint-Paul

Nel 1974, Noiret interpreta con successo Michel Descombes, magnifico padre che scopre il figlio assassino, ruolo drammatico offertogli da Bertrand Tavernier in L’orologiaio di Saint-Paul, premiato a Berlino con L’orso d’argento. Brevemente la trama di una pellicola che alla scrivente sta particolarmente a cuore: la sera dell’11 marzo 1973, sono resi noti i risultati delle elezioni politiche indette in quell’anno, che vedono un’inaspettata vittoria della maggioranza uscente di centrodestra. L’orologiaio Michel Descombes vive a Lione nel vecchio quartiere di Saint-Paul. È un artigiano onesto e metodico. La sua vita è scandita da ritmi lenti e regolari: apre il negozio, scambia qualche battuta con i vicini, ripara sveglie e orologi, cena ogni sera della domenica alla trattoria Chauvin, un locale popolare in cui incontra gli amici. Vive da solo con il figlio ventenne Bernard, dopo la separazione e la morte della moglie. Un giorno riceve la visita inaspettata della polizia e una notizia drammatica: Bernard ha ucciso un uomo ed è fuggito con una ragazza. Lo stanno cercando per arrestarlo. Bernard ha ucciso Razon, una guardia giurata, e ne ha poi incendiato l’automobile. L’uomo, prepotente e disonesto, con simpatie di estrema destra, prestava servizio d’ordine in una fabbrica e insidiava le operaie, in modo particolare Liliane, la ragazza di Bernard. Sconvolto, Michel si accorge che sa pochissimo del figlio e si tormenta per non essere stato un padre più attento e presente. Il commissario Guibond, che ha anch’egli problemi personali, tenta di ottenere il suo aiuto per ritrovare i due ragazzi e gli manifesta comprensione umana.

Con Marilu Tolo in Siamo tutti in libertà provvisoria

I due giovani vengono infine arrestati e processati. Bernand si rifiuta d’incontrare suo padre, e quando finalmente si trovano l’uno di fronte a l’altro, gli rivolge appena la parola. Per salvaguardare il suo amor proprio e l’onore della fidanzata, Bernard non si presta ad assecondare la linea difensiva adottata del suo legale, che vorrebbe invocare le circostanze attenuanti dimostrando che si è trattato di un delitto passionale, e preferisce avallare la tesi del delitto politico. Michel comprende le ragioni del figlio e lo appoggia. A questa decisione consegue la pesante condanna a vent’anni di carcere, ma si è ristabilita la fiducia fra padre e figlio.

Con Mastroianni in Non toccare la donna bianca

Noiret riconfermerà le sue capacità interpretative l’anno successivo nel Il giudice e l’assassino, ispirato ad un autentico caso di cronaca criminale e nella pellicola Che la festa cominci, ancora di Tavernier.
Successivamente, per la regia di Ferreri, Noiret comparirà in Non toccare la donna bianca (1974), un western surreale, geniale rivisitazione della battaglia di Little Big Horn ambientata nella Parigi dell’epoca. Il generale Custer, richiamato dal generale Terry, è determinato a sconfiggere l’esercito indiano del capo Toro Seduto. A complicare le cose è l’amore di Custer per una crocerossina francese.
Nel 1975 Philippe Noiret assume un ruolo memorabile, quello del cinico giornalista Perozzi, nella pellicola Amici miei, diretta abilmente dal Maestro Mario Monicelli. Infatti, con il cult Amici miei, emerge tutta la verve comica dell’attore francese.

Amici miei…

e Amici miei Atto secondo

La pellicola racconta la storia di quattro amici di mezza età, insieme sin dall’infanzia, i quali esorcizzano lo spettro della vecchiaia escogitando qualsiasi tipo di scherzo nei confronti di chiunque incroci la loro strada. A loro si unirà anche un primario di chirurgia, il professor Sassaroli (Adolfo Celi). Gli scherzi, le leggendari zingarate e, ovviamente, le storiche supercazzole trovano spazio in una bellissima recensione pubblicata sul blog dal mio amico Paul, alla quale rimando per una migliore comprensione della trama.

Il Perozzi: ”Come chi sono io? Lei ha il tratto ed i modi della persona colta, signora… Si ricorderà sicuramente di Omero e dell’Odissea… Signora, io mi chiamo… Nessuno!”
Il grande Monicelli rammentava di aver avuto con Noiret “rapporti non solo di lavoro: eravamo amici. Ancora mi ricordo quando lo chiami per Amici miei per fargli interpretare un caporedattore della ‘Nazione’, un toscanaccio che lui riuscì a rendere credibile”.
In seguito al successo di Amici miei, film che portò, tra vari riconoscimenti, due premi David di Donadello: alla miglior regia di Monicelli ed al miglior attore protagonista, Ugo Tognazzi, la carriera di Noiret si divise tra Italia e Francia.
Nel 1976 Noiret ha vinto il suo primo César con il ruolo del giustiziere nella pellicola Le vieux fusil (Frau Marlene) a fianco della splendida Romy Schneider.

Le vieux fusil

Speriamo che sia femmina

Durante la seconda guerra mondiale, a Montauban, il chirurgo Dott. Julien Dandieu (Philippe Noiret), convinto pacifista ed umanista, conduce una vita borghese con la moglie e la figlia, nata da una precedente unione. Per tenere al sicuro moglie e figlia, Julien, le manda in un paesino montano dove possiede amici e dove c’è un castello. Durante la pausa domenicale, fa visita alle due, ma viene a sapere che i tedeschi hanno violentato e trucidato entrambe le donne. Da allora ha inizio la sua trasformazione da pacifista ad assassino senza scrupoli, che massacra i tedeschi con efferati inganni. Quando poi tutto finirà, le sue risposte fanno capire che ha agito in uno stato di lucida pazzia vendicativa.
In Italia, nell’arco di tre lustri, Noiret interpreta diversi film d’autore, a partire dal Deserto dei tartari di Valerio Zurlini (1976) per arrivare a Dimenticare Palermo di Francesco Rosi (1990), passando per Il comune senso del pudore (1975) di Alberto Sordi, Tre fratelli di Rosi (1981), Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli (1986), La famiglia di Ettore Scola (1987), Gli occhiali d’oro (1987), diretto da Giuliano Montaldo, e Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1988).

Il deserto dei tartari

-Il deserto dei tartari (1976), tratto dal romanzo omonimo di Dino Buzzati, è la storia del tenente dell’esercito austro-ungarico Drogo, che viene spedito ai confini asiatici dell’Impero per difendere una fortezza nel deserto dall’attacco dei famigerati Tartari. L’unico problema è che nessuno ha mai visto questi fantomatici nemici, mentre il tempo passa nell’attesa di un’offensiva.
-Dimenticare Palermo (1990), Carmine Bonavia (James Belushi), un giovane newyorkese figlio di immigrati italiani, è candidato a sindaco della Grande Mela. Vista l’imminente sconfitta fa una clamorosa (e disperata) proposta: la legalizzazione della droga; sperando così di recuperare terreno su un argomento delicato, ossia i narcotraffici. Sposatosi durante la campagna elettorale, decide di passare la luna di miele con la giovane sposa Carrie, nella città natia dei genitori, Palermo. Alloggiato in un lussuoso hotel Grande Albergo delle Palme visita i più bei monumenti della città, ma ne contempla anche il degrado. E qui la mafia, preoccupata della sua popolarità sempre più crescente a causa della sua proposta che la priverebbe del racket più lucroso, tenta in ogni modo di incastrarlo, prima facendolo adescare da una bella sconosciuta, poi coinvolgendolo nell’omicidio (inscenato ad arte) di un giovane fioraio, con cui Carmine poco tempo prima aveva avuto un alterco. La vicenda rischia di mandare all’aria i progetti elettorali, in quanto egli è accusato di omicidio premeditato… . Un thriller poliziesco che annovera, oltre al protagonista Belushi, un cast strepitoso: Vittorio Gassman, Philippe Noiret e Mimi Rogers.

Il comune senso del pudore

-Il comune senso del pudore (1975), strutturato in quattro episodi, di cui, ad opinione di chi scrive, il migliore è proprio quello che vede come protagonisti Philippe Noiret e Dagmar Lassander. Per l’approfondimento del film, invito alla lettura della simpatica recensione presente su questo blog.
-Tre fratelli (1981), la storia di tre fratelli originari del sud, divisi dalla differente età e da percorsi di vita molto diversi, che si ritrovano dopo molti anni al paese natio in occasione della morte della madre. Ognuno fa i conti con il proprio passato e si confronta / scontra con i fratelli ed il padre, facendo un bilancio della propria vita. Sullo sfondo il malessere della cupa Italia dell’inizio degli anni ‘80, tra lotte operaie contro la restaurazione, disagio sociale e ultimi colpi di coda del terrorismo, che il regista analizza attraverso lo scontro generazionale e familiare.
-Speriamo che sia femmina (1986), film in cui appare chiara la simpatia e la fiducia che il regista, Mario Monicelli, nutre nei confronti delle donne. Infatti, la storia è tutta incentrata sulla contrapposizione tra l’elemento femminile, in maggioranza per le numerose protagoniste, e quello maschile, dove i pochi rappresentanti del sesso forte vengono presentati nel ridicolo. Nella pellicola Noiret interpreta il conte Leonardo.

Nel bellissimo film di Scola La famiglia

-La famiglia (1987), dipinge il ritratto di una famiglia borghese italiana visto dall’interno di un appartamento del rione Prati di Roma, dal 1906 al 1986. Il protagonista Carlo (Vittorio Gassman) è seguito dal suo battesimo fino all’ottantesimo compleanno. Per Philippe Noiret un ruolo secondario, quello di Jean Luc
-Gli occhiali d’oro (1987), diretto da Giuliano Montaldo, tratto dal romanzo di Giorgio Bassani, è la storia del dottor Fadigati (Philippe Noiret), stimato medico che tenta di celare la propria omosessualità agli occhi dei concittadini nella Ferrara fascista. Ma quando si innamora apertamente del giovane Eraldo (Nicola Farron) viene progressivamente emarginato e abbandonato. Oltre all’abile prova attoriale di Noiret, la pellicola è rimasta nel cuore del pubblico per le bellissime musiche. Infatti, nel 1988 Ennio Morricone vinse il David di Donadello per la miglior colonna sonora.

Gli occhiali d’oro

-Nuovo Cinema Paradiso (1988), scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, vinse nel 1990 il Premio Oscar come miglior film stranierò e, in seguito, si aggiudicò tantissimi altri rinomati premi.La trama: Salvatore Di Vita (Jacques Perin), da quando ha lasciato il paesino di cui è originario non vi ha mai più voluto rimettere piede e da trent’anni vive nella capitale, dove nel frattempo è diventato un affermato regista cinematografico. Una sera, al suo rientro a casa, scopre dalla sua compagna la notizia della morte di un certo Alfredo (Philippe Noiret), e per tutta la notte rivive i ricordi della sua infanzia. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in un paesino siciliano, Giancaldo, il cinema è l’unico divertimento. Siamo alla fine degli anni ’40. Totò (Salvatore Cascio), un bambino povero che vive con la sorella e la madre, è in attesa che il padre, che risulta disperso, ritorni dalla guerra. Totò svolge il compito di chierichetto per don Adelfio, parroco del paese e gestore della sala cinematografica “Cinema Paradiso”. Don Adelfio censura tutte le scene di baci all’interno dei film perché le ritiene troppo sconvenienti. Salvatore, affascinato dal cinematografo, tenta invano di assistere di nascosto alle proiezioni private per il prete e di rubare qualche scena tagliata dal proiezionista Alfredo. Quest’ultimo è un uomo analfabeta con cui Totò cerca di stringere amicizia, nonostante l’atteggiamento contrario di sua madre e l’atteggiamento un po’ scontroso di Alfredo. In occasione dell’esame di licenza elementare a cui partecipa anche Alfredo, Totò riesce finalmente a fare un accordo con lui: il bambino darà ad Alfredo i risultati della prova, ma in cambio il proiezionista dovrà insegnare a Totò tutti i trucchi del mestiere.

Nuovo cinema Paradiso

Una sera il pubblico reclama a gran voce il secondo spettacolo e, poiché la sala è stata chiusa, Alfredo e Totò decidono di accontentarli proiettando il film sul muro di una casa della piazza del paese. Una distrazione dell’uomo è la causa di un incendio che si propaga velocemente all’interno della cabina di proiezione. Totò riesce a salvare l’amico, che purtroppo perde la vista. Grazie all’intervento di un paesano diventato milionario, Spaccafico (Enzo Cannavale), la sala cinematografica viene ricostruita e prende il nome di “Nuovo Cinema Paradiso”. Inizia così una nuova epoca per questo cinema al cui interno lavora il bambino, che d’ora in avanti proietterà pellicole non più censurate. Salvatore (Marco Leonardi), diventato adolescente, conosce Elena (Agnese Nano), una studentessa figlia di una ricca famiglia, e se ne innamora, ma i genitori di lei non gradiscono la loro relazione e decidono di trasferirsi. Nel frattempo il ragazzo è chiamato a Roma e perde completamente le tracce di Elena; tornato in Sicilia si rivede con Alfredo che gli consiglia di abbandonare per sempre la sua terra natale. Con quest’ultimo ricordo la mente di Salvatore torna alla realtà: nonostante sia un regista ricco e famoso è deluso della sua vita, e decide di partire per la Sicilia. Così, il funerale di Alfredo diventa l’occasione per confrontarsi con il suo passato e con le persone che avevano popolato la sua infanzia. Anche il Nuovo Cinema Paradiso, oramai è chiuso ed inutilizzato da sei anni, ha perso il suo splendore e Salvatore non può che assistere immobile alla sua demolizione.

Un taxi color malva

Il regista ha anche l’occasione di rivedere Elena (Brigitte Fossey), ma solo per l’ultima volta: lei è ormai sposata con un vecchio compagno di scuola di Totò. Dopo aver scoperto di non essersi incontrati l’ultima volta per una serie di coincidenze (e per l’intervento dello stesso Alfredo), vivono una notte di passione, destinata però a rimanere unica, e Totò non può fare altro che tornare a Roma con una bobina di pellicola che gli ha lasciato in eredità Alfredo: questa è un montaggio dei baci censurati da don Adelfio e la sua proiezione commuove Salvatore che, con quelle immagini di passione ricorda la sua infanzia.
Nel 1991, Philippe Noiret vinse un meritato Premio Bafta come miglior attore protagonista per la sua apparizione nel ruolo di Alfredo: “La vita non è come l’hai vista al cinematografo, la vita è più difficile.
In patria, Noiret continua la collaborazione con: Alain Robbe Grillet in Giochi di Fuoco (1975), Boisset in Un taxi color malva (1977) e Tavernier in Colpo di spugna (1981),

Con Anicée Alvina in Giochi di fuoco

Con Isabelle Huppert in Colpo di spugna

dove l’attore francese fa emergere il suo lato più cupo. Lucien Cordier, pigro e vigliacco capo della polizia in un villaggio coloniale dell’Africa francese, non riesce a mantenere l’ordine tra la popolazione locale e i pochi francesi presenti. Inoltre la moglie lo tradisce e i colleghi non fanno che umiliarlo. Le cose cambiano quando Lucien incontra l’ambigua Anne, la quale sembra tirare fuori il peggio dall’uomo. Faccio notare che tutte queste pellicole sono state oggetto di bellissimi articoli pubblicati su questo blog.
-Il testimone (1978) di Jean-Pierre Mocky, atto d’accusa verso la pena di morte che vede la gara di bravura di Noiret con un grande del cinema italiano come Alberto Sordi. Il pittore italiano Antonio Berti, in trasferta a Reims, è testimone dell’omicidio di Cathy, la ragazza che gli fa da modella, ad opera dell’amico Robert. Mentre il padre della ragazza cerca giustizia, Antonio viene ingiustamente incolpato dell’omicidio e processato.

Con Alberto Sordi nel film Il testimone

-La vita e nient’altro (1989), diretto da Bertrand Tavernier, regalò a Noiret il secondo César della carriera come miglior attore protagonista. Ambientato sulle pianure di Verdun, ancora due anni dopo la fine della prima guerra mondiale, il film racconta come il Maggiore Dellaplane (Philippe Noiret) continua nell’arduo, penosissimo compito affidato all’ufficio da lui diretto: identificare non solo i tanti reduci accolti in ospedali ed edifici di fortuna, ma anche i morti ed i dispersi dell’immane massacro. Un giorno, fra i familiari in gramaglie che arrivano da tutte le parti per riconoscere corpi sfigurati e piccoli oggetti personali, capitano sul luogo due donne. Una è Alice, maestra di un non lontano paese, in cerca del fidanzato François, l’altra Irene, ricca, elegante e altezzosa borghese, la cui famiglia (industriali che la guerra ha arricchito) capeggiata da un senatore, insiste perché sia ritrovato il marito di lei, del quale poter essere fieri davanti al Paese.
In seguito, anche dagli anni Novanta in poi la carriera di Noiret continua a non conoscere sosta, sia in patria che all’estero, sul piccolo e sul grande schermo.

Il postino

Il postino (1994) di Michael Radford, una delle ultime e più apprezzate prove di Noiret, che qui interpreta, a fianco di Massimo Troisi, un Pablo Neruda in esilio nel Sud Italia. Mario, giovane pescatore, accetta l’incarico di postino personale del poeta Pablo Neruda, in esilio nel Sud Italia. Tra il giovane e il poeta nasce una bella amicizia, e Neruda finirà per fare da testimone alle nozze di Mario con la bella Beatrice. Tornato in Cile, il poeta continuerà a pensare al postino.
Pablo Neruda:“Io non so dire quello che hai letto con parole diverse da quelle che ho usato. Quando la spieghi, la poesia diventa banale. Meglio delle spiegazioni, è l’esperienza diretta delle emozioni che può spiegare la poesia ad un animo disposto a comprenderla..
Nel 2002, in occasione del 59° Festival di Venezia, dopo tre anni di assenza dagli schermi del cinema, passati invece sul palcoscenico teatrale, l’attore francese partecipava alla conferenza stampa per la presentazione del film Un Honnête Commerçant (Un onesto trafficante) di Philippe Blasband, selezionato per la settimana della critica. Philippe Noiret spiegava di non essere un attore dai grandi principi, a parte il fatto di leggere il copione e entrare nel personaggio.

Un Honnête Commerçant, il debutto in regia dello sceneggiatore belga Philippe Bladsband è un noir dall’ironia sottile, a tratti cinico su un’indagine della polizia nel traffico di droga.
Philippe Noiret veste i panni di Hubert Verkamen, uomo crudele e sofisticato spacciatore di droga sospettato dalla polizia per un delitto particolarmente efferato, sino a quando si scopre che esiste un altro Hubert Verkamen. Un’inchiesta che si trasforma in un raffinato gioco psicologico in cui la finzione diventa realtà e viceversa.
Sull’aver accettato ruoli in molte opere prime l’attore dichiarava “È una cosa che faccio con piacere. Sapere che ho fatto qualcosa di giusto nella vita mi da una grande soddisfazione e poi i giovani si interessano ancora al mio lavoro”.
Giornalista: ”Un festival internazionale come questo è una vetrina promozionale per moltissimi film che non hanno ancora dei distributori. Gli attori e i registi si trasformano in parte in una sorta di promotori. Lei si sente più artista o uomo d’affari?
Philippe Noiret: “Sicuramente non uomo d’affari, cosa che mia moglie rimpiange moltissimo. Direi però che non sono neppure un artista. Sono piuttosto un artigiano, che si trasforma in una specie di artista grazie all’arte del regista”.

Philippe Noiret si è spento in un freddo giorno di novembre, a Parigi, all’età di 76 anni, dopo una malattia lunga e devastante. Ci sono persone che lo ricordano come l’antagonista di Ugo Tognazzi, “il personaggio bonario, non necessariamente perdente, ma accomodante”, oppure come un attore che “portava nei film un particolare calore, un istrionismo controllato, la marca di una brillante malinconia senza etichette né scene madri”.
All’ora della morte dell’attore, tra i commenti più toccanti quello dello stimatissimo Mario Monicelli: “Era una razza d’attore in via di estinzione, che purtroppo sta scomparendo in tutto il mondo – diceva il regista – di grande qualità, che veniva dalla vecchia scuola e dal teatro. Ed è stato anche un grande amico dell’Italia. In tanti film italiani interpretò i nostri personaggi con grande disinvoltura e verità.

Noiret nel suo ultimo film del 2007, 3 amis

Hanno rubato le chiappe d’Afrodite

Alexandre,un uomo fortunato

Amici miei in campagna

A time for loving

Chouans i rivoluzionari bianchi

Clerambard

Compagni miei Atto primo

Cyrano et D’Artagnan

Destinazione marciapiede

Disavventure di un commissario di polizia

Edy

Evviva la libertà

Fantasme avec chauffeur

Fort Saganne

Il Cavaliere di Lagardere

Il frullo del passero

Il giudice e l’assassino

Il ritorno dei tre moschettieri

Il segreto

Il serpente

Il sosia

Lady L.

La notte dei generali

La portatrice di pane

La tardona

L’attentato

La vita e nient’altro

L’etoile du nord

Le copains

Le grand carnaval

Le pique nique de Lulu Kreutz

Les côtelettes

Le grands ducs

Les palmes de M. Schutz

L’estate impura

L’uomo che venne dal nord

Marianna Ucrìa

Masques

Max & Jeremie devono morire

Niente baci sulla bocca

Ore 20 scandalo in diretta

Père et fils

Portami quello che hai e prenditi quello che vuoi

Qualcosa di biondo

Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa

Qui êtes-vous, Polly Maggoo?

Ricatto di un commissario di polizia ad un giovane…

Ripoux

Ripoux contre Ripoux

Soleil

Sorvegliate il vedovo

Souvenirs souvenirs

Tango

Topaz

Tutto l’oro del mondo

Una donna alla finestra

Un avventuriero a Tahiti

Un nuage entre les dents

Un onesto trafficante

Uranus

Vacanze africane

2007 3 amis
2006 Voie d’eau
2005 Edy
2003 Ripoux 3
2003 Les côtelettes
2003 Père et fils
2002 Un onesto trafficante
2000 Le pique-nique de Lulu Kreutz
1999 Mio figlio ha 70 anni (TV Movie)
1997 Il cavaliere di Lagardère
1997 Soleil
1997 Les palmes de M. Schutz
1997 Marianna Ucrìa
1996 Le veilleur de nuit (TV Movie)
1996 Fantôme avec chauffeur
1996 Les grands ducs
1996 Une trop bruyante solitude
1995 Facciamo paradiso
1995 Les Milles
1995 Le roi de Paris
1994 Il postino
1994 Eloise, la figlia di d’Artagnan
1994 Il sosia – Che fatica essere se stessi
1993 Tango
1992 Max & Jeremie devono morire
1992 Nous deux
1992 Zuppa di pesce
1991 Arsène né terrien (Short) (voice)
1991 Niente baci sulla bocca
1991 La domenica specialmente
1991 Rossini! Rossini!
1990 Uranus
1990 Faux et usage de faux
1990 Dimenticare Palermo
1990 Ripoux contre ripoux
1989 La vita e niente altro
1989 Il ritorno dei tre moschettieri
1988 Nuovo Cinema Paradiso
1988 Il giovane Toscanini
1988 Chouans! I rivoluzionari bianchi
1988 Il frullo del passero
1987 L’estate impura
1987 Gli occhiali d’oro
1987 L’uomo che piantava gli alberi (Short)
1987 Volto segreto
1987 La famiglia
1986 Laughter in the Dark
1986 Compagni miei atto I
1986 ‘Round Midnight – A mezzanotte circa
1986 La femme secrète
1986 Speriamo che sia femmina
1985 Ore 20 scandalo in diretta
1985 L’estate prossima
1984 Qualcosa di biondo (TV Movie)
1984 Il commissadro
1984 Souvenirs souvenirs
1984 Fort Saganne
1983 Le grand carnaval
1983 L’amico di Vincent
1983 Vacanze africane
1982 Amici miei – Atto II°
1982 L’étoile du Nord
1981 Colpo di spugna
1981 Uccidete Birgit Haas
1981 Tre fratelli
1980 Sorvegliate il vedovo
1980 Una settimana di vacanza
1980 Hanno rubato le chiappe di Afrodite
1979 L’allegro marciapiede dei delitti
1979 Due pezzi di pane
1978 La barricade du Point du Jour
1978 Il testimone
1978 Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa
1977 Disavventure di un commissario di polizia
1977 Un taxi color malva
1976 Una donna alla finestra
1976 Il deserto dei tartari
1976 Il comune senso del pudore
1976 Monsieur Albert
1976 Il giudice e l’assassino
1975 Frau Marlene
1975 Amici miei
1975 Que la fête commence…
1975 Giochi di fuoco
1974 Il segreto
1974 Un nuage entre les dents
1974 Cari amici miei…
1974 Non toccare la donna bianca
1974 L’orologiaio di Saint-Paul
1973 Poil de carotte
1973 La grande abbuffata
1973 Il serpente
1972 L’attentato
1972 Amici miei in campagna
1972 A Time for Loving
1972 La mandarina
1972 La tardona
1971 Siamo tutti in libertà provvisoria
1971 Ricatto di un commissario di polizia a un giovane indiziato di reato
1971 L’uomo che venne dal Nord
1970 Portami quello che hai e prenditi quello che vuoi
1969 Topaz
1969 Rapporto a quattro
1969 Assassination Bureau
1969 Clérambard
1968 La meravigliosa amante di Adolphe
1968 Evviva la libertà
1968 Alexandre… un uomo felice
1967 L’une et l’autre
1967 Sette volte donna
1967 La notte dei generali
1966 Qui êtes-vous, Polly Maggoo?
1966 Un avventuriero a Tahiti
1966 Destinazione marciapiede
1966 La fin de la nuit (TV Movie)
Bernard Desqueyroux
1966 L’amante italiana
1966 Anatole (TV Movie)
1966 L’armata sul sofà
1965 Lady L
1965 Les copains
1964 Château en Suède (TV Movie)
1964 Cyrano e d’Artagnan
1964 Clémentine chérie
1964 Versailles (TV Movie)
1964 Il gioco degli innamorati
1964 Intrigo a Parigi
1964 Mort, où est ta victoire?
1963 La portatrice di pane
1963 L’inspecteur Leclerc enquête (TV Series)
1963 Segretissimo spionaggio
1962 Le massaggiatrici
1962 Il delitto di Therese Desqueyroux
1962 Il delitto non paga
1962 Comme un poisson dans l’eau
1962 Le mal court (TV Movie)
1961 Flore et Blancheflore (TV Movie)
1961 Amori celebri
1961 Tutto l’oro del mondo
1961 L’appuntamento
1961 Capitan Fracassa
1960 Cyrano de Bergerac (TV Movie)
1960 Le mogli degli altri
1960 De fil en aiguille (TV Movie)
1960 Zazie nel metrò
1959 Macbeth (TV Movie)
1959 Clarisse Fenigan (TV Movie)
1955 Le réveillon (TV Movie)
1955 La Pointe-Courte
1952 Agence matrimoniale
1951 Olivia
1949 Gigi

Due cuori,una cappella

Aristide Cacciamani (Renato Pozzetto), figlio unico di madre usuraia e padre sconosciuto, è un abile ed apprezzato modificatore di apparecchi meccanici nonché collaudatore del “Self godeur“. Fresco di lutto, si reca spesso al cimitero, nella cappella dove la madre previdente si è fatta tumulare insieme ai gioielli di famiglia e non solo. Infatti, la defunta madre ha portato con sè pure la serenità di Aristide: lo perseguita nel sonno con la raccomandazione di stare lontano dalle donne.
Ciò che Aristide ancora non sa è che sarà proprio il cimitero il luogo ove conoscerà Claudia (Agostina Belli), orfana e solitaria ricamatrice di abiti da sposa.


Aristide, seppur terrorizzato dallo spirito della defunta madre, di fronte alla delicata bellezza di Claudia, se ne innamora e la conquista portandola a fare un romantico pic-nic al cimitero.
I guai seguiranno da lì a poco: dopo essere uscito dal carcere di Marsiglia, il marito di Claudia, Victor (Aldo Maccionne) si trasferisce con prepotenza nella dimora degli innamorati. Per di più, pretende le attenzioni della moglie sotto lo sguardo incredulo di Aristide. Poi, il terribile Victor coinvolge gli innamorati in un’operazione di “kidnapping“, ovvero, sequestro con riscatto di una bambina. Ma Aristide si salva dalle grinfie dell’avida coppia perché, fondamentalmente, lui è un brillante modificatore di oggetti… .


Le gag, i dialoghi, le battute si susseguono inarrestabili. Grazie alla simpatia innata del protagonista, lo spettatore sorride per tutta la durata del film. Compaiono, inoltre, bravi comprimari: Mario Brega, nel ruolo di un macellaio, cliente di Aristide; Massimo Boldi, nei panni di un prete, sempre cliente nella bottega delle modifiche; Ursula Andress, nella parte di se stessa, dà un breve contributo alla scena finale.
Renato Pozzetto adotta come sceneggiatura una commedia degli inganni e la arricchisce di dialoghi surreali, con il contributo di Enzo Jannacci, compagno di cabaret e autore dei programmi televisivi del duo comico “Cochi e Renato“. Il risultato è apprezzabile.
Inoltre, va fatta una menzione particolare per le musiche di Stelvio Cipriani.
Ad opinione di chi scrive, “Due cuori, una cappella” è una delle migliori commedie pozzettiane. Sicuramente da vedere!

Due cuori, una cappella

Un film di Maurizio Lucidi. Con Renato Pozzetto, Leopoldo Trieste, Agostina Belli, Aldo Maccione, Giusi Raspani Dandolo, Ursula Andress, Renato Pinciroli, Mario Brega, Dada Gallotti, Fortunato Arena, Claudio Nicastro, Alvaro Vitali, Massimo Boldi Commedia, durata 105 min. – Italia 1975.

Renato Pozzetto: Aristide Cacciamani
Agostina Belli: Claudia Giliberti
Aldo Maccione: Victor
Giusi Raspani Dandolo: la mamma di Aristide
Gianni Baghino: Tonino
Ursula Andress: sé stessa
Pia Morra: Speranza
Franca Scagnetti: la mamma di Speranza
Leopoldo Trieste: il custode del cimitero
Massimo Boldi: il prete cliente di Aristide
Mario Brega: il macellaio
Alvaro Vitali: il 1° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Fulvio Mingozzi: il 2° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Renato Pinciroli: il prete che confessa la mamma di Aristide
Alessandra Vazzoler: una conoscente di Aristide
Alba Maiolini: una conoscente di Aristide
Dante Cleri: un conoscente di Aristide e guardiano del cimitero
Salvatore Billa: il cameriere della trattoria
Gino Pagnani: Cesare Pancrazi, papà della bimba
Pietro Zardini: il ricettatore
Dada Gallotti: la mamma della bimba
Claudio Nicastro: il barista
Fortunato Arena: il vigile urbano

Regia Maurizio Lucidi
Soggetto Nicola Badalucco
Sceneggiatura Nicola Badalucco
Produttore Piero La Mantia
Casa di produzione Mars Film Produzione
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Renzo Lucidi, Simonetta Vitelli
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Carlo Gentili

… tu basta che me regoli le molle. Ruba un po’ troppo. Poi finisce che i clienti svaghino… . Deve rubare 10 – 15 percento così almeno scarichiamo un po’ di tasse.

– Guardi: sformato di melanzane alla Claudio Baglioni.
– Bè, solo un angolino eh, tanto per gradire. Grazie.
– Lei sa come si prepara?
– No.
– Allora, si prende una porzione di pizza, la si lascia coinvolgere venti giorni a bordo dell’Amerigo Vespucci. Poi, si prende tutto, tutto, anche l’Amerigo Vespucci e si mette un bagno di schiuma tipo Viva la natura. Si lascia riposare per venti giorni poi si serve o bollente o gelato.

– Ch’è successo? Sì è macchiata la camicetta?! Le ho toccato la tetta… ?!
– Eh sì… .

– Ohhh, ti prego… controllati. Ohhh, approfittarsi così di una povera orfana indifesa… .
– Ho preso molto anche dalla mamma.

– Senti un po’, ma dove hai imparato la collaborazione all’amore? La Madonna eh! Sai che sei tremenda?!
– Leggo la Famiglia Cristiana… .

Il volgare è ritornato e si riprende il suo cappuccino! Buonanotte.

Eh la Madonna! Ma io capisco anche la furia della libidine… ma un po’ di ordine, no?!! Non siete nemmeno in casa vostra! Se io trattassi così il mio self godeur, dovrei cambiare tutte le fasce elastiche!

Il kidnapping non è poi un reato grave… . In Italia si dice: rapimento a scopo di estorsione. Ecco perché suona male. In America invece si dice kidnapping. È tutta un’altra cosa. Non vi pare?