Schulmädchen Report, il sesso tra le studentesse tedesche

Nel 1970 esce in Germania un libro destinato ad avere un grande successo popolare; a scriverlo è Günther Hunold, un sessuologo autore di molti libri aventi come argomento principale la sferra della sessualità.
Schulmädchen-Report o anche Schoolgirl report o Rapporto sulle studentesse è il titolo di questo libro, un vero e proprio rapporto stilato in base ad alcune interviste che Hunold svolse nell’ambito scolastico o universitario.
Attraverso una serie di domande basate su argomenti decisamente scottanti inerenti la sessualità, come il sesso adolescenziale e i rapporti sessuali protetti e no, le deviazioni sessuali come l’incesto ecc. oppure temi scabrosi come lo stupro, Hunold, ispirandosi a opere precedenti molto famose come il rapporto Kinsey o il famosissimo rapporto Masters/Johnson, raccolse un’ampia documentazione proprio sulle abitudini sessuali delle tedesche.

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Schulmädchen-Report: Was Eltern nicht für möglich halten

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Der neue Schulmädchen-Report. 2. Teil: Was Eltern den Schlaf raubt

Controllo delle nascite e contraccezione, masturbazione e altro finiscono quindi per diventare il cuore del rapporto, che parte con principi abbastanza nobili, quindi di divulgazione dei desideri e delle paure delle adolescenti o delle ragazze tedesche finendo però per diventare, almeno non nelle intenzioni dello scrittore tedesco, la cassa di amplificazione di quello che diverrà un fenomeno di costume prima ancora di un fenomeno cinematografico, ovvero quello dei film Schulmädchen.
Dei film all’apparenza in puro stile inchiesta, che in realtà punteranno e vireranno verso l’aspetto più lubrico e voyeuristico attraverso una documentazione visiva che privilegeranno l’aspetto scabroso delle vicende che i film della serie andranno a sviluppare.

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Schulmädchen-Report. 3. Teil: Was Eltern nicht mal ahnen

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Schulmädchen-Report. 4. Teil: Was Eltern oft verzweifeln läßt

Nello stesso 1970 il produttore cinematografico Lupo C. Hartwig si assicura per soli 20000 marchi (circa 20.000 euro) i diritti cinematografici del libro e affida al regista Ernst Hofbauer la direzione del film Schulmädchen-Report:Eltern nicht für möglich halten, che in Italia viene distribuito con il titolo ammiccante di Rapporto sul comportamento sessuale delle studentesse.
E’ il capostipite della serie Schulmädchen-Report, che conterà 13 film ufficiali più una serie di film ad essi ispirati, serie iniziata con il titolo citato uscito nel 1970 e terminata nel 1980 con il film Schulmädchen-Report. 13. Teil: Vergiß beim Sex die Liebe nicht, film non distribuito in Italia.

Schulmädchen-Report. 5. Teil: Was Eltern wirklich wissen sollten

Rapporto sul comportamento sessuale delle studentesse ha una trama essenziale, che parte da un fatto di cronaca realmente avvenuto; una studentessa viene sorpresa mentre fa l’amore con l’autista dello scuola bus dell’istituto in cui studia la ragazza.
La direzione scolastica, scandalizzata, decide di convocare uno psicologo che davanti ai docenti dimostra come questi episodi non siano da vedersi in un’ottica puritana, ma come semplici espressioni di una normale sessualità dei giovani, ormai ben lontani dai comportamenti timorati dei loro genitori.

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Schulmädchen-Report. 6. Teil: Was Eltern gern vertuschen möchten

Attraverso una serie di interviste lo psicologo dimostra come questi episodi siano da considerarsi condivisi da larga parte dei giovani e siano ormai l’espressione di una società più moderna e meno moralista.
Il film in Germania riscuote un successo enorme, arrivando a fine anno ad essere la sesta pellicola più vista in tutta la stagione.
In Italia il film non riscuote lo stesso successo, complice anche la pesante censura che si abbatteva su tutti i prodotti a sfondo prevalemente sessuale; inoltre il genere documentario era poco amato dal pubblico italiano con la conseguenza che l’intero genere non venne particolarmente apprezzato da noi.

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Schulmädchen-Report. 7. Teil: Doch das Herz muß dabei sein

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Schulmädchen-Report. 8. Teil: Was Eltern nie erfahren dürfen

Nel 1971 esce il secondo capitolo della serie, chiamato Der neue Schulmädchen-Report. 2. Teil: Was Eltern den Schlaf raubt; a dirigerlo è nuovamente Ernst Hofbauer che in pratica riprende sia le tematiche che la struttura del film precedente; sette episodi che indagano sul comportamento sessuale delle studentesse tedesche. Questo film non venne distribuito in Italia, ma qualche anno dopo usci in Vhs nella versione inglese, Schoolgirl report 2.
Visto il buon successo di questo secondo episodio, ne viene girato un terzo, ancora affidato a Hofbauer questa volta aiutato da Walter Boos intitolato Schulmädchen-Report. 3. Teil: Was Eltern nicht mal ahnen.
Ancora una volta, film con struttura a episodi nei quali vengono raccontate le storie di una Lolita che seduce il padre di un compagno di scuola e quella di un dottore accusato di stupro,con Hofbauer che sostiene la tesi che in Germania una larga parte di coloro che vengono condannati per questo reato sono in realtà innocenti.

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Schulmädchen-Report. 9. Teil: Reifeprüfung vor dem Abitur

Questi tre capitoli della serie raggiungono ben presto i dieci milioni di spettatori, una cifra enorme per un cinema che da noi è etichettato come B movie; ma il lusinghiero successo tedesco non è considerato in Italia degno di attenzione con il risultato che anche questo film non viene distribuito nel nostro paese.
Arriviamo così al 1972, quando ancora una volta viene affidata a Hofbauer la direzione del quarto capitolo della serie, che in Germania prenderà il titolo di Schulmädchen-Report. 4. Teil: Was Eltern oft verzweifeln läßt ;inutile dire che ancora una volta siamo di fronte a storie che parlano di sessualità fra le studentesse, che mostrano tanta voglia di spogliarsi e di manifestare le loro disinibizioni.
Visto che il genere tira ancora, nel 1973 si arriva al quinto capitolo della serie,Schulmädchen-Report. 5. Teil: Was Eltern wirklich wissen sollten che in Italia venne distribuito con il titolo Il comportamento sessuale delle studentesse.La regia del film è nuovamente del duo Walter Boos e Ernst Hofbauer e questa volta si parla di ragazze che nonostante la loro età hanno esperienze più avanzate della loro età stessa.
L’unica novità è rappresentata dalla storia d’amore e sesso tra una studentessa e un ragazzo destinato a diventare prete.
In Italia il film passa praticamente inosservato.

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Schulmädchen-Report. 10. Teil: Irgendwann fängt jede an

Di gran carriera, nel 1973, arriva sugli schermi Schulmädchen-Report. 6. Teil: Was Eltern gern vertuschen möchten, titolo ammiccante ed esplicito; ancora una volta la regia è di Ernst Hofbauer mentre nel 1974 arrivano sugli schermi Schulmädchen-Report. 7. Teil: Doch das Herz muß dabei sein e Schulmädchen-Report. 8. Teil: Was Eltern nie erfahren dürfen entrambi diretti per l’ennesima volta da Hofbauer; in questo film l’unico elemento di novità è l’ambientazione, un autobus nel quale gli studenti si confidano tra loro le proprie abitudini sessuali.
In quest’anno il fenomeno della serie mostra ormai la corda; se i primi episodi avevano suscitato clamore e curiosità, la ripetitività delle storie unita all’evoluzione dei costumi sessuali in un paese come la Germania sempre pronto ad andare al passo con i tempi segna la fine del fenomeno Schulmädchen. Verranno girati altri 5 sequel, che però non avranno praticamente visibilità.
E’ Walter Boos a girare il nono episodio, Schulmädchen-Report 9: Reifeprüfung vor dem Abitur ,nel quale la variante è rappresentata da un gruppo di studenti che viene trattenuto in una stazione di polizia con conseguenti racconti piccanti fra di loro, in puro stile decamerotico.

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Schulmädchen-Report. 11. Teil: Probieren geht über Studieren

Sempre Boos dirige il decimo episodio,Schulmädchen-Report. 10. Teil: Irgendwann fängt jede an, in cui l’immancabile professore fa l’immancabile pistolotto su morale e diritto e naturalmente su temi a sfondo sessuale.In Italia il film esce con un titolo sfacciatamente allusivo, Le svedesi lo vogliono così; è chiaramente un tentativo di strizzare l’occhio al nascente e in seguito floridissimo cinema a luci rosse.
Nel 1977 nel tentativo di ridare fiato alla serie, che ormai langue sempre più penosamente viene richiamato dietro la macchina da presa Hofbauer, che gira Schulmädchen-Report. 11. Teil: Probieren geht über Studieren.
Sette episodi a sfondo sessuale nascosti as usual dalla veste inchiesta; questa volta l’azione si svolge in uno studio radiofonico, nel quale sono convocati uno psicologo, una casalinga, un giovane e il preside di un istituto che dibattono apertamente su temi sessuali.
Il dodicesimo e penultimo episodio viene girato nel 1978, con la regia di Boos.
Schulmädchen-Report. 12. Teil: Junge Mädchen brauchen Liebe (distribuito anche con il titolo Schulmädchen-Report. 12. Teil: Wenn das die Mammi wüßte) narra stancamente cinque storie, fra le quali quella di un amore incestuoso e quella di una tossicodipendente.

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L’ultimo episodio, il tredicesimo è diretto ancora una volta da Boos: Schulmädchen-Report. 13. Teil: Vergiß beim Sex die Liebe nicht conclude la serie delle inchieste sul sesso tra gli studenti.
Siamo nel 1980 e questo tipo di pellicole ormai non interessa più lo spettatore medio, tant’è che meno di un milione di tedeschi accorre nelle sale per vederlo, una bella differenza dai sei milioni del primo episodio.
Per quanto riguarda gli attori e le attrici presenti negli episodi, uno dei più noti è Friedrich von Thun, che molti ricorderanno anche in Schindler list.
L’attore austriaco gira le prime tre serie degli Schulmädchen-Report, mentre un altro attore più o meno noto che partecipa alle serie è Rinaldo Talamonti.Tra le donne le uniche ad avere avuto una certa notorietà sono Ingrid Steeger (presente nell’ottimo Sesso a domicilio, in Il gorilla di Soho e in Morte sul Tamigi) e Christina Lindbergh.
E’ meglio non avventurarsi oltre i tredici titoli della serie ufficiale, perchè signfica infilarsi in un guazzabuglio di titoli clone o di pellicole girate in pochi giorni con l’unco scopo di racimolare due lire mostrando chilometri di epidermide a buon mercato.
Se la serie Schulmädchen-Report ebbe quindi un buon successo in Germania, rimase un fenomeno molto circoscritto; nel nostro paese arrivarono solo le pellicole citate che ebbero una visibilità davvero limitata.

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Per quanto mi risulta di questi film non si registrano passaggi televisivi, per cui chiunque volesse documentarsi sulla cosa dovrà necessariamente visionare riversaggi da VHS o divx provenienti dal doppiaggio inglese.
Trattandosi di film davvero noiosi sconsiglio i lettori del blog dal farlo se non nell’ottica di conoscenza della stagione effimera dei rapporti segreti sulle studentesse tedesche; molto, ma molto meglio gli epigoni italiani della commedia sexy dell’ambito liceale/studentesco, capaci quanto meno di smuovere quattro risate.

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1970 Schulmädchen-Report: Was Eltern nicht für möglich halten
1971 Der neue Schulmädchen-Report. 2. Teil: Was Eltern den Schlaf raubt
1971 Schulmädchen-Report. 3. Teil: Was Eltern nicht mal ahnen
1972 Schulmädchen-Report. 4. Teil: Was Eltern oft verzweifeln läßt
1973 Schulmädchen-Report. 5. Teil: Was Eltern wirklich wissen sollten
1973 Schulmädchen-Report. 6. Teil: Was Eltern gern vertuschen möchten
1974 Schulmädchen-Report. 7. Teil: Doch das Herz muß dabei sein
1974 Schulmädchen-Report. 8. Teil: Was Eltern nie erfahren dürfen
1975 Schulmädchen-Report. 9. Teil: Reifeprüfung vor dem Abitur
1976 Schulmädchen-Report. 10. Teil: Irgendwann fängt jede an
1977 Schulmädchen-Report. 11. Teil: Probieren geht über Studieren
1978 Schulmädchen-Report. 12. Teil: Junge Mädchen brauchen Liebe (altro titolo): Schulmädchen-Report. 12. Teil: Wenn das die Mammi wüßte)
1980 Schulmädchen-Report. 13. Teil: Vergiß beim Sex die Liebe nicht

Schulmädchen-Report banner film italiani
Rapporto sul comportamento sessuale delle studentesse (1970)
Il comportamento sessuale delle studentesse (1973)
Lolite supersexy (1973)
Super sexy show (1974)
Le svedesi lo vogliono così (1977)

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Trio infernale

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Marsiglia (Francia),1939

L’avvocato George Sarret, molto conosciuto, stimato e rispettato è stato insignito di riconoscimenti per il ruolo prestato nella grande guerra appena conclusa.
L’uomo si trova un’amante; è la giovane Philomena Schmidt, che è stata appena licenziata e ha anche perso la casa.
Per consentirle di restare in Francia, George architetta un piano: trova un marito alla ragazza, che dopo appena un mese muore.

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L’avvocato naturalmente non è estraneo alla cosa e visto l’esito positivo della vicenda, decide di replicare l’azione coinvolgendo Catherine Schmidt, sorella di Philomena in una ben organizzata truffa.
Fa sposare la ragazza ad un anziano signore, non prima di aver stipulato una conveniente assicurazione sulla vita dell’uomo.
Naturalmente anche costui muore; i tre quindi prendono a convivere dissipando il ricavato dei loro omicidi fino a quando qualcosa non interviene a cambiare i destini dei tre…

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Trio infernale, traduzione letterale del titolo francese Le trio infernale, è un noir macabro e a tratti raccapricciante diretto dal regista francese Francis Girod nel 1974, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa.
Un film davvero particolare, intriso di un macabro senso dello humour ma sopratutto pervaso da un’atmosfera malata e perversa che si respira per tutta la durata della pellicola, peraltro raffinata e diretta con grande maestria.
Alcune parti sono davvero da cinema del Grand Guignol, come la sequenza in cui il diabolico trio si sbarazza del complice Marcel Chambon e della sua amante Noemi; particolarmente efferato l’omicidio di quest’ultima che viene fatta a pezzi nella vasca da bagno e sciolta con l’acido solforico da un George Sarret luciferino.

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Molto curata l’ambientazione, con una fotografia luminosissima che contrasta splendidamente con la storia truce a cui assistiamo.
Gran merito della riuscita del film va attibuita alla performance del cast; davvero gigantesco Michel Piccoli, un Satana in carne ed ossa nei panni del bieco e cinico avvocato George, benissimo le due protagoniste femminili del film, Romy Schneider e Mascha Gonska.
L’ex principessa Sissi, alla ricerca di un personaggio estremo che la spogli finalmente dallo scomodo ricordo della virginea imperatrice d’Austria che ormai le si era impresso addosso impedendole di mostrare il suo talento al di fuori dello stesso personaggio che le aveva dato fama e celebrità, sceglie un personaggio da girone infernale dantesco.
Priva di ogni morale o scrupolo, Philomena è l’immagine capovolta della Sissi inappuntabile che la Schneider aveva interpretato fino a 18 anni prima.

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L’attrice non ha più i sedici anni del periodo in cui interpretava lo scomodo ruolo dell’imperatrice austriaca; è una donna matura che da alcuni anni ha pressochè ripudiato quel personaggio, interpretando ruoli scomodi ma decisamente più impegnativi come quelli della Marina di Il cadavere dagli artigli d’acciaio, quello bellissimo di Irene Corsini detta ‘La Califfa’ nell’omonimo film di Alberto Bevilacqua o ancora quello di Marianne nell’ambiguo La piscina di Jaques Deray.
Il film scorre via con naturalezza, mentre sullo schermo scorrono immagini a tratti anche comiche, una comicità però nerissima incupita proprio dalle efferatezze commesse dal diabolico trio.

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C’è anche da dire che Girod in pratica non si inventa quasi nulla, visto che non fa altro che raccontare in versione cinematografica le drammatiche gesta di Georges-Alexandre Sarrejani (nel film George Sarret), personaggio realmente esistito e famoso avvocato di Marsiglia, che ideò una incredibile serie di truffe legate ad assicurazioni sulla vita di persone che poi morivano in maniera sospetta.
Aiutato dalle sorelle Catherine e Philomena Schmidt, Georges-Alexandre Sarrejani con l’aiuto dello spretato Chambon-Duverger e della sua amante Noémie Ballandraux si arricchì smodatamente ma venne tradito proprio dalla sua avidità e dall’uccisione della coppia di complici che aveva tentato di ricattarlo.
L’uomo venne arrestato con le sue due complici, che se la cavarono con 10 anni di galera a testa mentre Sarrejani venne condannato a morte.

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Romy Schneider

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Mascha Gonska

Salì sulla ghigliottina nel 1934 e fu l’ultimo ad essere giustiziato nella città, Aix en Provence.
Tornando al film, credo di potervelo consigliare ad occhi chiusi; i francesi sono maestri da sempre nel genere noir e questo film si fa apprezzare per il contorno nerissimo in cui si muove, tra personaggi da incubo eppure allo stesso tempo quasi patetici nella loro avidità.
Segnalo anche la presenza nel film di Andrea Ferreol, reduce dallo straordinario successo ottenuto l’anno precedente con La grande abbuffata di Ferreri; nel film è Noemi, l’amante del complice di Sarret, Chambon, personaggio destinato ad una tragica fine e ad un ancor più tragico destino.Post mortem verrà smembrata e sciolta nell’acido dal diabolico Sarret.
Un film difficile da trovare, anche se in rete esistono alcune versioni digitali; pressochè impossibile invece una visione televisiva, visto che il film non risulta esser mai passato in video.

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Andrea Ferreol

Il trio infernale
Un film di Francis Girod. Con Michel Piccoli, Andréa Ferréol, Mascha Gomska, Monica Fiorentini,Romy Schneider, Renata Zamengo Titolo originale Le trio infernal. Noir, durata 106′ min. – Francia 1974.

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Michel Piccoli … Georges Sarret
Romy Schneider … Philomena Schmidt
Mascha Gonska … Catherine Schmidt
Philippe Brizard … Chambon
Jean Rigaux … Villette
Monica Fiorentini … Magali
Hubert Deschamps … Detreuil
Monique Tarbès … Assistente
Andréa Ferréol … Noemi
Francis Claude … Dottore
Pierre Dac …Dottore assicurazioni

 

Regia: Francis Girod
Sceneggiatura: Francis Girod, Solange Fasquelle
Produzione: Raymond Danon,Jacques Dorfmann,Wolfdieter von Stein .
Musiche: Ennio Morricone
Fotografia: Andréas Winding
Montaggio: Claude Barrois

Top sensation

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Uno yacht solca le acque calme in un punto geografico imprecisato ; a bordo del natante c’è la ricca vedova Mudy, suo figlio Tony, una coppia formata da Aldo e Paula, una bellissima giovane di nome Ulla .
Aldo è anche il capitano dello yacht.
Mudy è una donna ambigua e viziosa, amante di giochi erotici sadomaso e tendenzialmente lesbica.

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Maud Belleroche

Ha con se suo figlio Tony, timido e affetto da qualche turba psichica oltre che da una patologica timidezza verso l’altro sesso, mentre il resto dell’equipaggio è decisamente eterogeneo e mosso da motivazioni personali diverse.
C’è la coppia Aldo e Paula, sessualmente aperta e disponibile a giochi erotici da scambisti,con Tony che funge da capitano dello yacht e che spera di ricevere da Mudy stessa una concessione petrolifera con la bella Ulla che è stata assoldata da Mudy con lo specifico scopo di svezzare sessualmente Tony .

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Il gruppo ruota attorno alla perversa Mudy, che non si fa scrupolo di sedurre Paula che ovviamente ricambia senza problemi le avance della matura vedova, mentre suo marito si intrattiene piacevolmente sia con Ulla sia con quest’ultima e la moglie contemporaneamente.
Durante il viaggio lo yacht incrocia un’isola, sulla quale vivono unicamente il pastore Andro e sua moglie Beba.
Paula e Ulla, in un perverso gioco di seduzione, accortesi che l’uomo le spia da un cespuglio sull’isola improvvisano un ardito gioco lesbo; subito dopo scendono a terra con Mudy e Aldo e invitano la timida e ingenua coppia sullo yacht.
Qui i due verranno fatti ubriacare dal quartetto senza scrupoli mentre Beba viene spinta da sua madre tra le braccia di Tony.

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Che non ha tutte le rotelle a posto e difatti strangola la donna durante un rapporto sessuale appena accennato.
A questo punto il resto dell’equipaggio decide di far sparire anche lo sventurato Andro che viene assassinato e messo in una barca accanto al corpo esanime di sua moglie; la barca viene fatta esplodere con la dinamite e lo yacht si allontana dal luogo del delitto.
Ma Tony ormai è fuori controllo, strangola sua madre e ….
Top sensation, secondo e ultimo film diretto da Ottavio Alessi esce nelle sale italiane nel 1969, preceduto da un battage pubblicitario che lo descrive come un film ad alto contenuto erotico; il che è vero solo in parte perchè lo spettatore italiano assisterà alla proiezione di un film ampiamente mutilato dalla censura.

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Spariscono dal film stesso le scene lesbo tra Ulla e Paula, quelle tra Mudy e Ulla e infine quella principale tra le perverse Ulla e Paula e la ingenua Beba, oltre alla sequenza in cui una capretta slinguazza Ulla probabilmente nelle parti intime.
Dico probabilmente perchè come la stragrande maggioranza degli spettatori ho visionato la versione purgata del film, che è stato distribuito solo all’estero in versione integrale.
Il film è lento, noiosissimo e senza suspence, caratterizzato come dicevo in origine dalla presenza delle due bellissime protagoniste del film, la statuaria ed acerba Edwige Fenech e la conturbante Rosalba Neri che nelle intenzioni di Alessi dovevano creare il clima torbido e morboso che è poi la base su cui si fonda il film. In aggiunta c’è, anche se solo accennato e per giunta svolto malissimo, un accostamento tra i due mondi antitetici rappresentati dai due gruppi di protagonisti, ovvero il gruppo dello yacht e i due ingenui isolani.

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Rosalba Neri

Tanto appaiono corrotti e depravati i primi tanto sono all’opposto i secondi; i due mondi contrapposti finiscono per scontrarsi con  Beba e Andro che soccombono ovviamente nell’impari lotta.
Un mondo borghese afflitto da tutti i vizi contrapposto ad un mondo candido e ingenuo, in definitiva, nel quale il secondo non può che essere divorato dal primo.
Questa la tesi di fondo di Top sensation, esplicitata però attraverso un andamento filmico di una noia assoluta; manca ritmo e vivacità nella pellicola, i personaggi sembrano agire in base ad istinti primordiali che però non trovano riscontro poi nelle azioni che vediamo.
Colpa della censura, certo, ma anche colpa di un’ambientazione “nautica” che generalmente non riesce mai a creare quell’atmosfera claustrofobica che inchiodi lo spettatore alla poltrona.

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Lo dimostrano film come Interrabang di Giuliano Biagetti che perlomeno ha una trama e uno svolgimento da thriller canonico e sopratutto il bruttissimo Il sesso degli angeli di Ugo Liberatore, uscito nel 1968 e caratterizzato da una trama pretenziosa e noiosisima; a questi due classici film di fine anni sessanta che hanno in comune con Top sensation l’ambientazione “nautica”, ovvero tutta girata su uno yacht potremmo aggiungere il più recente Ore 10: Calma piatta (Dead calm), con protagonisti Nicole Kidman e Sam Neill ostaggi di uno psicopatico proprio sul loro yacht.
Top sensation è quindi un film decisamente brutto, aldilà poi del discorso sulle scene tagliate; la mancanza di dialoghi frizzanti, di un pathos che tenga sveglio lo spettatore, quantomeno di qualche scena splatter o comunque di scene d’azione penalizzano in partenza un prodotto scialbo e senza nerbo.
Il cast fa il minimo indispensabile; appena passabili la Fenech e la Neri, decisamente inguardabile Maud de Belleroche, prestata al cinema dalla letteratura erotica e che non lavorerà più come attrice, dura e legnosa e assolutamente inespressiva così come Eva Thulin, anch’essa autentica meteora del cinema che l’anno successivo finirà nel cast del film di Franciosa La stagione dei sensi.

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Un tantino meglio i due protagonisti maschili, Salvatore Puntillo,Ruggero Miti e Maurizio Bonuglia ma siamo davvero al minimo sindacale.
Questo film è stato trasmesso recentemente da Iris; poichè Mediaset detiene i suoi diritti, è assolutamente improbabile che ne venga trasmessa un’edizione meno sforbiciata di quella recentemente approdata in tv.
Nella versione televisiva mancano le sequenze indicate all’inizio e manca qualsiasi accenno ai nudi delle protagoniste; nella sequenza sullo yacht in cui la Fenech e la Neri si spogliano per eccitare il povero Andro le due attrici appaiono coperte da un bikini, mentre come potrete vedere dalla gallery in origine erano completamente nude anche se riprese di spalle.

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Ovviamente neanche a parlarne di sequenze osè come quelle saffiche su descritte, alla versione televisiva mancano probabilmente sei o sette minuti di sequenze che se non avrebbero aggiunto nulla all’economia avrebbero almeno solleticato gli istinti più bassi di noi spettatori.
In ultimo, lasciate perdere le versioni che circolano in rete del film; a parte che sono censurate anch’esse, risultano rippate da vecchie VHS e sono talmente brutte da togliere ogni residua voglia di visionare la pellicola. Nel marzo 2013 verrà venduto un doppio dvd del film al prezzo (assolutamente fuori mercato) di 27,90 euro.

Top Sensation
Un film di Ottavio Alessi. Con Rosalba Neri, Edwige Fenech, Eva Thulin, Maurizio Bonuglia, Ruggero Miti, Salvatore Puntillo Erotico, durata 90 min. – Italia 1969.

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Rosalba Neri … Paola
Edwige Fenech … Ulla
Eva Thulin … Beba
Maud Belleroche …Mudy
Maurizio Bonuglia … Aldo
Ruggero Miti … Tony
Salvatore Puntillo … Andro

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Regia: Ottavio Alessi
Sceneggiatura: Ottavio Alessi,Nelda Minucci
Produzione: Franco Cancellieri .
Musiche :Sante Maria Romitelli
Fotografia:Alessandro D’Eva
Montaggio:Luciano Anconetani

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La famosa sequenza della “capretta”, protagonista la Fenech ,censurata

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Sequenze tratta da un cineromanzo

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Lobby card del film

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Morte sul Tamigi

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Danny Fergusson, una bella ragazza australiana, decide di andare a Londra per trovare sua sorella Mirna che da tempo vive nella capitale londinese. Una terribile notizia la attende: sua sorella è stata assassinata.
Ma Danny ben presto si rende conto che sua sorella non è morta ma è scomparsa per qualche oscuro motivo.
Decide quindi di ritrovare sua sorella e si stabilisce nella capitale inglese, in un albergo gestito da Gordon Stont.
La scelta non è delle migliori, perchè l’uomo è in combutta con Tony Whyman ( un antiquario) e con William Baxer (un industriale) nella gestione di un traffico internazionale di droga.

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I tre conoscevano Mirna, che aveva lavorato con loro prima di tradirli, così si mettono alle calcagna di Danny sperando che in qualche modo la scomparsa si faccia viva con sua sorella.
Intanto però un misterioso killer elimina uno dopo l’altro sia Stont che Whyman, oltre che un tipo che era implicato nel finto assassinio di Mirna.
Danny  riesce a trovare appoggio nell’ispettore di Scotland Yard Craig, che riuscirà a liberarla quando la ragazza viene rapita da Baxter, sempre più convinto che la scomparsa Mirna sia responsabile oltre che del tradimento anche della morte dei suoi complici.

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Dopo la liberazione, Danny riceve la tanto sospirata telefonata da sua sorella, mentre nel frattempo anche Baxter finisce assassinato.
Chi è il misterioso assassino che ha eliminato tutte le persone implicate nel traffico di droga? perchè Mirna è scomparsa e ora riappare repentinamente?
Morte sul Tamigi è un modesto thriller di produzione tedesca tratto dal romanzo The Angel of Terror del fertilissimo Edgar Wallace, autore di gialli saccheggiato sopratutto tra gli anni 40 e gli inizi degli anni 70.
Il romanziere inglese, morto agli inizi degli anni 30, era famoso per la sua capacità di imbastire trame gialle abbastanza intricate e questo film, basato proprio su una delle sue tantissime opere mostra una trama intricata con il classico colpo di scena finale.

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Purtroppo questa riduzione cinematografica, operata da Harald Philipp, risulta piatta e con poco mordente.
Il regista inglese, poco conosciuto da noi, dirige il film con quel poco che la produzione gli mette tra le mani, discorso che riguarda non solo le location e tutto l’armamentario classico dei film ma anche e sopratutto il cast.
Nel quale figurano attori e attrici con passati da comprimari, fatta eccezione per Uschi Glas (che interpreta Danny) e una giovane Ingrid Steeger oltre a Brigitte Skay.
Pressochè scomparso da anni da tutti i passaggi televisivi, è uno dei film più difficili da recuperare in visione domestica.

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Morte sul Tamigi
Un film di Harald Philipp. Con Brigitte Skay,Günther Stoll, Uschi Glas, Werner Peters Titolo originale Die Tote aus der Themse. Poliziesco durata 91 min. – Germania 1971.

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Uschi Glas … Danny Fergusson
Hansjörg Felmy … Ispettore Craig
Werner Peters … William Baxter
Harry Riebauer … Milton S. Farnborough
Vadim Glowna … David Armstrong
Siegfried Schürenberg … Sir John
Günther Stoll … Dottor Ellis
Petra Schürmann … Susan
Friedrich Schoenfelder … Anthony Wyman
Lyvia Bauer … Myrna Fergusson
Peter Neusser … Sergente Simpson
Ingrid Steeger … Kitty
Brigitte Skay … Maggy McConnor

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Regia di Harald Philipp
Scritto da Horst Wendlandt & Harald Philipp
Dal romanzo The Angel of Terror di E.Wallace
Prodotto da Preben Philipsen e Horst Wendlandt
Musiche originali di Peter Thomas
Fotografia di Karl Löb
Montaggio di Alfred Srp
Scenografie di Johannes Ott

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I Wip,women in prison (donne in prigione)

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L’acronimo WIP, Women in prison o donne in prigione, si diffonde verso la fine degli anni sessanta ed indica uno specifico genere cinematografico di nicchia dedicato alle condizioni di vita di donne condannate a varie pene nelle prigioni dei più svariati paesi.
Il WIP non era precisamente una novità, visto che nel passato il cinema hollywoodiano aveva spesso dedicato pellicole a sventurate protagoniste di casi di nera, di omicidi e altri reati o più semplicemente a donne vittime di errori giudiziari o di oscure macchinazioni.
Ovviamente, il WIP che andrà diffondendosi nella seconda metà degli anni sessanta sarà molto differente da quello degli esordi, caratterizzandosi principalmente per due caratteristiche peculiari, ovvero la presenza di scene di violenza e per la massiccia presenza di scene di nudo e atti sessuali.

Women in cage

Women in cage

Violenza in un carcere femminile

Violenza in un carcere femminile

Alla luce di questo appare chiaro come anche questo genere vada annoverato come contenitore di B movie, cioè di film in cui spesso la trama viene in secondo ordine rispetto alla necessità della produzione del film di far leva sugli aspetti più pruriginosi delle storie, che andranno trasformandosi nel corso degli anni successivi in film ormai softcore o hardcore veri e propri.
Tuttavia anche in un genere così particolare si possono scovare dei film dignitosi, prodotti in cui c’è una trama più o meno solida di partenza e in cui quanto meno vengono rispettati i canoni che fanno di  n prodotto di serie z un film guardabile.
Ci sono dei film che riescono a trasformarsi in prodotti di denuncia, pur utilizzando spesso gli elementi tipici del sexpoitation; è il caso di uno dei primi prodotti del genere, diretto dal regista spagnolo Jess Franco.

Vendetta (Angels Behind Bars)

Vendetta (Angel behind bars)

Under lock and key

Under lock and key

Si tratta di 99 women o 99 donne, uscito nel 1968 e che ebbe problemi notevoli con la censura e sopratutto una distribuzione cervellotica, con il titolo originale cambiato più volte e distribuito infine in alcuni paesi con inserti hardcore assolutamente gratuiti e di qualità scadentissima.
Il film di Franco si segnala per la sceneggiatura di ottima fattura, per la presenza di un cast di rilievo che include attrici come Mercedes McCambridge (vincitrice dell’Oscar per Johnny guitar),Rosalba Neri, Maria Rohm, Maria Schell e Luciana Paluzzi oltre alla presenza di Herbert Lom nel ruolo del governatore della prigione.
Il film narra le vicissitudini di un gruppo di prigioniere in un carcere diretto da un brutale governatore e delle indagini svolte da un’ispettrice governativa che scopre come le guardie carcerarie siano tutte lesbiche e sadiche mentre il governatore è un pazzo altrettanto sadico.

The hot box

The hot box

The big bird page

The big bird cage

Lo straordinario successo internazionale del film fece lievitare le azioni del genere WIP, che ben presto contò una robusta serie di cloni.
Un altro film di buon livello è Sesso in gabbia (The Big Doll House) di Jack Hill uscito nelle sale nel 1971; il regista di Oxard, che l’anno precedente aveva diretto l’ottimo Sesso a domicilio.Ich eine groupie, dirigerà in seguito un altro WIP, The Big Bird Cage anche questo prodotto di buona fattura.
Sesso in gabbia è ambientato nel pacifico, su un’isola dove sono recluse un centinaio di detenute quasi tutte drogate o dedite ad amori saffici; l’unica eccezione è rappresentata da una reclusa politica che darà il via ad una sommossa che spazzerà via la sadica direttrice del penitenziario.
Nel film compare Pam Grier, una beniamina di Hill che la chiamerà per lavori successivi come Foxy brown e Coffy.
Tra i film da segnalare c’è Femmine in gabbia di Jonathan Demme, opera d’esordio del regista di Il silenzio degli innocenti e di Philadelfia; il film non si discosta molto come trama da quella classica di altri prodotti del genere Wip, visto che ritroviamo il solito gruppo di prigioniere con debolezze sessuali stroncate però da una direttrice con metodi nazisti. Tutto finirà con l’immancabile fuga e con l’ecatombe di rito.

Storia segreta di un lager femminile

Storia segreta di un lager femminile

Sesso in gabbia

Sesso in gabbia

Il film di Demme si segnala però per una sobrietà che mancherà ad altri film del genere e per la presenza nel cast della veterana Barbara Steele.

Sempre nel 1971 esce un altro discreto prodotto, anche questo interpretato da Pam Grier: si tratta di Rivelazioni di un’evasa da un carcere femminile (Women in Cages) diretto da Gerardo de Leon che narra le vicende di una pellerossa americana (Jeff, interpretata da Jennifer Gan) che capeggerà una rivolta che porterà alla liberazione di un gruppo di detenute di un carcere.
Ancora una volta la trama sembra in copia carbone con altri prodotti, tuttavia il film di De Leon ha dalla sua un ritmo serrato e un’ambientazione accattivante.

Penitenziario per reati sessuali

Penitenziario per reati sessuali

Prima accennavo a The Big Bird Cage, la grande gabbia degli uccelli di Hill; in questo film ritroviamo ancora una volta Pam Grier nei panni di Blossom, una rivoluzionaria che si fa arrestare per favorire una fuga di massa da una prigione filippina.In questo film si mescolano con abilità tutti gli elementi tipici del sexploitation uniti ad una inusitata violenza.
Accanto ai WIP a inizio degli anni settanta si sviluppa un genere parallelo, quello del nazispoitation che in pratica varia solamente in alcuni dettagli, come la presenza tra i carcerieri di sadici medici nazisti e di altrettanto sadiche kapò. La teoria di violenze è esponenzialmente superiore, perchè il genere nazisploitation in più ha tutta una serie di varianti di natura pseudo medica e i guardiani, inclusi direttori e medici in genere sono dei folli all’ennesima potenza.
In Italia il buon successo del genere riscosso nel resto del mondo convinse i produttori a puntare sul WIP; ad attrarre era principalmente la possibilità di girare film a basso costo, con location ristrette e la possibilità di ingaggiare cast a basso costo.

La ragazza del riformatorio

La ragazza del riformatorio

Io monaca per tre carogne e sette peccatrici

Io monaca per tre carogne e sette peccatrici

Uno dei prodotti più famosi è Violenza in un carcere femminile, appartenente anche al filone Emanuelle.
La parte principale infatti è affidata a Laura Gemser che rivestiva i panni (succinti) della celebre reporter di colore; nel film Emanuelle si finge spacciatrice per documentare le condizioni di vita di un carcere femminile finendo per sperimentare sulla propria pelle la violenza delle aguzzine e sfuggendo alla morte per un puro caso.
Violenza in un carcere femminile, diretto da Bruno Mattei nel 1982, rappresenta uno degli ultimi fuochi del WIP, messo ormai i disparte anche per la concomitante crisi del cinema.
Lo stesso Mattei proverà l’anno successivo a bissare il discreto successo ottenuto dirigendo Blade Violent – I violenti, che è anche l’ultimo film con protagonista la reporter Emanuelle.
Anche qui la Gemser si ritrova a sperimentare le violenze del carcere; il film è ancora più violento del precedente, ma non riscuote lo stesso successo.

Fuga dal carcere femminile

 

Fuga dal carcere femminile

Femmine infernali

 

Femmine infernali

Il miglior prodotto italiano del WIP è probabilmente Diario segreto da un carcere femminile, diretto da Rino De Silvestro nel 1973.
Si tratta di un woman in prison abbastanza anomalo; in primis perchè ha una trama nemmeno tanto mal orchestrata, poi per l’assenza delle solite scene saffiche qui veramente limitate al massimo, nonostante la presenza di un cast femminile in cui le bellezze non mancano di certo, a cominciare da Jenny Tamburi, la sfortunata Daniela, proseguendo poi con Anita Strindberg, che interpreta Lilly, con Eva Czemerys che interpreta Mammasantissima, Valeria Fabrizi, nel ruolo della ninfomane, Olga Bisera in quello della sorvegliante, Gabriella Giorgelli in quello dell’usuraia e infine Bedy Moratti in quello della piromane. L’unico ruolo maschile di rilievo lo interpreta Massimo Serato, il direttore del carcere colluso con i mafiosi. Un film che spazia in qualche modo oltre i rigidi confini che diverranno l’ambito del genere donne in prigione, rivelandosi alla fine abbastanza gradevole, con una trama credibile e buone interpretazioni, oltre al belvedere offerto dai corpi delle attrici impegnate nelle immancabili docce. Tutto molto castigato per altro, senza le solite morbosità tipiche di tanti altri epigoni del genere.

Femmine in gabbia

 

Femmine in gabbia

Discreto è anche Prigione di donne di Brunello Rondi; si distingue dagli altri numerosi cloni per una certa sobrietà sia nello stile del racconto sia per la quasi totale assenza di una delle componenti che caratterizzarono molti film del filone, ovvero le immancabili sequenze saffiche tra detenute.
La componente erotica è limitata ad un paio di scene peraltro molto caste, come la sfida lanciata da Susanna che inscena una finta masturbazione a tutto vantaggio di una guardia di custodia e a qualche immancabile scena di docce comuni.Il film ha anche l’ambizione di denunciare il trattamento subito dalle detenute nelle carceri, e quà fallisce un pò l’obiettivo per eccesso di zelo.
Brunello Rondi, regista molto controverso, autore di film smaccatamente erotici come I prosseneti e Velluto nero, ma anche di film di discreta fattura come Ingrid sulla strada, è troppo smanioso di conferire alla sua pellicola una patente di credibilità e mette troppa carne al fuoco.

Femmine in fuga

 

Femmine in fuga

In qualche modo appartiene al genere WIP Le Evase – storia di sesso e violenza, diretto da Brusadori nel 1978; qui non siamo più tra le anguste mura di un carcere ma in una villa, dove si compirà il destino di un gruppo di evase, tra le quali l’immancabile pazza, la solita lesbica e una pasionaria dagli ideali rivoluzionari.
In pratica, per quanto riguarda il WIP made in Italy potremmo fermarci qua, perchè gli altri prodotti sono caratterizzati da trame inconsistenti o peggio realizzate in copia carbone e con attricette di infimo livello.
Citando ancora qua e là qualche prodotto degno di menzione, mi soffermerei su Storia segreta di un lager femminile di Kuei Chih Hung, un WIP che potrebbe rientrare anche nel genere nazisploitation, non fosse che il film è ambientato sul finire della seconda guerra mondiale in Cina, dove i cattivoni questa volta sono giapponesi.

Eccesso di difesa

 

Eccesso di difesa

Diario segreto da un carcere femminile

 

Diario segreto di un carcere femminile

La trama è arricchita dalla caccia all’oro del comandante del campo e della sua fida e sadica compagna, con l’immancabile fuga finale e castigo dei colpevoli.
Un film che non manca di qualche ricercatezza estetica e che ha dalla sua anche una ferocia inusitata.
Ancora, segnalerei i discreti Chained Heat di Paul Nicholas del 1983, con protagoniste le bellssime Linda Blair, Sybil Danning e Stella Stevens, L’Isola Dei Dannati (Terminal Island) di Stephanie Rothmann con Barbara Leigh, Phyllis Davis, Tom Selleck e infine Sotto massima sicurezza di Henri Charr.
A guardare bene i titoli del WIP non sono poi tantissimi rispetto ad altri generi specifici come il Nunsploitation, il Mondo movie, il Decamerotico o il Nazisploitation.

Detenute violenteDetenute violente

Probabilmente le scarse possibilità narrative che il genere offriva tenne lontano i serial writer che infestarono il cinema degli anni sessanta e settanta e che inondarono di robaccia le sale cinematografiche.
Il wip andò pian piano scemando come interesse già sul finire degli anni settanta; in Italia nel 1983 uscì Detenute violente di Gianni Siragusa e nel 1990 Le calde prede di Leandro Lucchetti, mentre in America il WIP continua ad essere un genere di nicchia riservato quasi solo ed esclusivamente alla visione casalinga o sfociante nell’hardcore più estremo.

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Condannata all'infernoCondannata all’inferno

Chained heat 2Chained heat 2

Chained heat

Chained heat

Cellblock Sisters

Cellblock sisters

Caged Heat II Stripped of Freedom

Caged heat street of fighter

Caged hearts

Caged hearts

Caged fury 1989

Caged fury

Black mama white mama

Black mama white mama

99 donne

99 women

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Caramelle da uno sconosciuto

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Un misterioso maniaco/ killer, armato di rasoio, uccide spietatamente alcune prostitute della città.
Le quali, per difendersi, dapprima pensano all’utilizzo di spray urticanti poi, non cavando un ragno dal buco, chiedono al mondo dei guardoni di vigilare su di loro.
Ma il killer continua a seminare la morte, così Lena, Angela, Stella, Jolanda, Monica e la Romana, guidate dalla più anziana di loro, Nadine, tentano disperatamente di proteggersi l’un l’altra.

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Riusciranno a scoprire finalmente il misterioso killer con l’aiuto del solito poliziotto in gamba.
Bruttissimo e barboso in maniera patologica, rovinato ancor più da un finale malsano e ridicolo.
Questa la sintesi di Caramelle da uno sconosciuto, diretto da Franco Ferrini nel 1987.
L’ex assistente di Dario Argento, molto più valido come sceneggiatore (basti pensare alla co-sceneggiatura del capolavoro di Sergio Leone C’era una volta in America) realizza una pellicola caratterizzata principalmente da un cast mal assortito di attrici ai primi passi o famose (Barbara De Rossi) che si distinguerà, nella pellicola, per il bassissimo livello interpretativo aggiunto come valore al film.

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Marina Suma

Se la trama poteva lasciare qualche spazio di interesse, ben presto si deve far i conti con un film che nel tentativo maldestro di muoversi tra il thriller e l’indagine psicologica finisce per non essere nessuna delle due cose.
I vari ritratti delle prostitute sono appena abbozzati e l’uso dei primi piani mette impietosamente in mostra il livello estremamente dilettantistico della recitazione: si passa da una Mara Venier assolutamente inguardabile ad una Sabrina Ferilli acerba come un limone verde, passando per una Athina Cenci che si rende protagonista anche dello scempio del motivetto banale che percorre la pellicola, oltre che dello scempio del personaggio affidatole.

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In tanto squallore si salva la professionalità di Barbara De Rossi e quella di Laura Betti, mentre sufficiente è Marina Suma.
L’analisi delle varie sequenze che si succedono sullo schermo non può non partire dalla constatazione che alle volte sembra di assistere alla fiera dell’ovvio; si parte dai soliti clienti viziosi, fra i quali c’è il sadico/masochista ma anche il solito ammalato di solitudine che chiede solo di parlare e si becca invece una dose di spray urticante sul volto, dal cliente che pretende di essere baciato e che si ritrova colpito a sangue da una scarpa con tacco 11 rifilatagli sulla testa dalla Ferilli, che poi fugge e impugna un fischietto chiamando a raccolta le colleghe…
Dialoghi a tratti irritanti, qualche nudo nemmeno troppo appariscente e poco altro.

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Caramelle da uno sconosciuto è tutto quà, un filmetto di metà anni ottanta, quelli del gran vuoto del cinema italiano e sopratutto quelli del post mortem di un genere, il thriller, che aveva ormai espresso tutto il meglio. Come epitaffio citerei il giudizio sintetico espresso da RobertoEscobar all’epoca dell’uscita del film : “Per quali motivi si dovrebbe vedere Caramelle da uno sconosciuto? Forse per le belle donne che ci recitano, da Marina Suma ad Annie Papa, da Mara Venier a Barbara De Rossi. O forse anche perché Franco Ferrini è un esordiente alla regia, e noi continuiamo caparbiamente a sperare che, prima o poi, in Italia qualcuno torni a far cinema davvero, come ci sembra di ricordare avvenisse secoli fa. Anche la storia di Caramelle da uno sconosciuto, in fondo, sembra di qualche interesse. Un mostro uccide le prostitute a rasoiate e la polizia non riesce a venire a capo di nulla. »

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Sabrina Ferilli

Ah, dimenticavo: per colmo di sventura la colonna sonora è firmata da Umberto Smaila: i guai davvero non finiscono mai.
Caramelle da uno sconosciuto,un film di Franco Ferrini. Con Athina Cenci, Barbara De Rossi, Marina Suma, Laura Betti,Mara Venier, Gerardo Amato, Annie Papa, Maurizio Donadoni, Antonella Ponziani, Sabrina Ferilli, Anna Galiena, Lidia Broccolino Drammatico, durata 94 min. – Italia 1987.

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Caramelle da uno sconosciuto 14Athina Cenci

Caramelle da uno sconosciuto 13Barbara De Rossi

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Barbara De Rossi … Lena
Marina Suma … Angela
Athina Cenci … Nadine
Mara Venier … Stella
Laura Betti … Jolanda
Anny Papa … Monica
Sabrina Ferilli … La romana

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Regia Franco Ferrini
Sceneggiatura Franco Ferrini, Andrea Giuseppini
Produttore Claudio Bonivento
Casa di produzione Numero Uno Cinematografica S.r.l., Reteitalia
Fotografia Giuseppe Bernardini
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Umberto Smaila
Costumi Enrica Biscossi

Al tropico del Cancro

Al tropico del cancro locandina

Port au Prince,Haiti.
Il medico inglese dottor Williams nel corso di alcune ricerche di laboratorio crea un allucinogeno molto potente che ha tra i suoi effetti anche quello di generare un forte appetito erotico.
La composizione chimica del farmaco è così tenuta rigorosamente segreta da Wlliams, che deve ben presto districarsi anche tra le numerose offerte provenienti da case farmaceutiche volte ad avere in esclusiva la formula del prodotto.
Uno dietro l’altro ecco comparire vari personaggi che ruoteranno attorno a Wlliams: c’è l’industriale Peacock affiancato dal socio Garner, l’affarista Prater col suo braccio destro Murdock e ancora Fred Wright,amico di Williams che è ad Haiti in compagnia di sua moglie Grace.

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Anita Strindberg

La storia si tinge di giallo quando misteriosamente scompaiono in rapida successione due assistenti di Williams,Klotz e Douglas; ad aggiungere mistero alla storia contribuiscono i misteriosi omicidi di Prater e Murdock e la scomparsa in agguati mortali di Peacock e Garner.
Nel frattempo Williams allaccia una relazione con Grace e viene scoperto proprio dall’amico Fred.
Il quale riesce ad impadronirsi di un quaderno di appunti di Williams, credendolo contenente la famosa formula del farmaco.

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Ma il misterioso assassino è in agguato: spacciandosi per Klotz, attira Fred in una trappola ma sarà proprio il killer a cadere in un’imboscata che ne rivelerà l’identità…
Ambientazione caraibica ed esotica per questo giallo/thriller diretto nel 1972 dalla coppia Gian Paolo Lomi- Edoardo Mulargia con netta predominanza di quest’ultimo che in pratica girò quasi tutto il film.
Un film, va detto subito, con una sceneggiatura non esemplare se non lacunosa, caratterizzato da un ritmo altalenante con frequenti cadute dello stesso.

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Ma anche capace di creare un certo fascino grazie proprio all’ambientazione esotica, con qualche ripresa di Haiti e del suo folklore accompagnata da riti voodoo che pare fossero autentiche.
Un film che si avvale di un buon cast di caratteristi, allestito dal regista di Sardinia qui alla sua prima e unica esperienza con il genere thriller.
Tra essi troviamo Gabriele Tinti e Anthony Steffen, l’immancabile Umberto Raho e la bellissima Anita Strindberg; tutti sufficientemente espressivi, in un film che però, visto i fondamentali, avrebbe potuto dare di più.

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Se la storia ha qualche lacuna, viene mascherata dall’intelligente opera di Mulargia che predilige l’ambientazione locale, dando finalmente risalto alla splendida cornice dell’isola caraibica e alla sua popolazione.
Al tropico del cancro ( titolo anche di un’opera di Henry Miller) ha essenzialmente questo merito, ovvero quello di fare da apripista al genere esotico/paesaggistico; qualche scena di nudo molto casto della Strindberg e una colonna sonora appropriata di Umiliani fanno da corollario ad un film che è stato ingiustamente massacrato dalla critica.
Ad una visione odierna infatti si ristabilisce un’equità che all’epoca mancava: il film ha una bella fotografia, una affascinante location ed è ben interpretato, il che vale una menzione per un prodotto che non va mescolato con i B movie.

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Al tropico del cancro è disponibile in digitale ed è di facile reperibilità in rete, mentre molto più difficile è assistere ad una sua proiezione in ambito televisivo.
Al tropico del cancro
Un film di Edoardo Mulargia, Gian Paolo Lomi. Con Gabriele Tinti, Anthony Steffen, Anita Strindberg, Stelio Candelli, Umberto Raho Thriller/Giallo, durata 95 min. – Italia 1972.

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Anthony Steffen: Dottor Williams
Anita Strindberg: Grace Wright
Gabriele Tinti: Fred Wright
Umberto Raho: Philip
Stelio Candelli: Garner
Kathryn Witt: Robin
Alfio Nicolosi: Peacock

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Regia Giampaolo Lomi, Edoardo Mulargia
Casa di produzione 14 Luglio Cinematografica, Plata Cinematografica
Fotografia Marcello Masciocchi
Montaggio Cesare Bianchini
Musiche Piero Umiliani

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