I film della Hammer production-Parte seconda

1-1 Distruggete Frankenstein

Distruggete Frankenstein

1-2 Frankenstein e il mostro dell'inferno

Frankenstein e il mostro dell’inferno

1-3 1972 Dracula colpisce ancora

1972 Dracula colpisce ancora

1-4 I satanici riti di Dracula

I satanici riti di Dracula

1-5 La leggenda dei 7 vampiri d'oro

La leggenda dei 7 vampiri d’oro

1-6 La morte arriva strisciando

La morte arriva strisciando

1-7 Gli artigli dello squartatore

Gli artigli dello squartatore

1-8 Lo sguardo che uccide

Lo sguardo che uccide

1-9 L'uomo che ingannò la morte

L’uomo che inganno’ la morte

1-10 La nebbia degli orrori

La nebbia degli orrori

1-11 Rasputin il monaco folle

Rasputin il monaco folle

1-12 Una figlia per il diavolo

Una figlia per il diavolo

2-1 Distruggete Frankenstein ita

2-2 Frankenstein e il mostro dell'inferno ita

2-3 1972 Dracula colpisce ancora ita

2-4 I satanici riti di Dracula ita

2-5 La leggenda dei 7 vampiri d'oro ita

2-6 La morte arriva strisciando ita

2-7 Lo sguardo che uccide ita

2-8 Gli artigli dello squartatore ita

2-9 L'uomo che ingannò la morte ita

2-10 La nebbia degli orrori ita

2-11 Rasputin il monaco folle

2-12 Paura nella notte ita

2-13 Una figlia per il diavolo ita

3-1 Distruggete Frankenstein inizio

Distruggete Frankenstein

3-2 Frankenstein e il mostro dell'inferno inizio

Frankenstein e il mostro dell’inferno

3-3 1972 Dracula colpisce ancora inizio

1972 Dracula colpisce ancora

3-4 I satanici riti di Dracula inizio

I satanici riti di Dracula

3-5 La leggenda dei 7 vampiri d'oro inizio

La leggenda dei sette vampiri d’oro

3-6 La morte arriva strisciando inizio

La morte arriva strisciando

3-7 Lo sguardo che uccide inizio

Lo sguardo che uccide

3-8 Gli artigli dello squartatore inizio

Gli artigli dello squartatore

3-9 L'uomo che ingannò la morte inizio

L’uomo che ingannò la morte

3-10 La nebbia degli orrori ita

La nebbia degli orrori

3-11 Rasputin il monaco folle ita

Rasputin il monaco folle

3-12 Una figlia per il diavolo ita

Una figlia per il diavolo

3-13 Paura nella notte ita

Paura nella notte

5-1 Distruggete Frankenstein int.

5-2 Frankenstein e il mostro dell'inferno int.

5-3 1972 Dracula colpisce ancora int.

5-4 I satanici riti di Dracula int.

5-5 La leggenda dei 7 vampiri d'oro int

5-6 La morte arriva strisciando int

5-7 Lo sguardo che uccide int

5-8 Gli artigli dello squartatore int

5-9 L'uomo che ingannò la morte int

5-10 La nebbia degli orrori int

5-11 Rasputin il monaco folle int

5-12 Una figlia per il diavolo int

5-13 Paura nella notte int

4-1 Distruggete Frankenstein lc

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4-3 1972 Dracula colpisce ancora lc

4-4 I satanici riti di Dracula lc

4-5 La leggenda dei 7 vampiri d'oro lc

4-6 La morte arriva strisciando lc

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4-9 L'uomo che ingannò la morte lc

4-10 La nebbia degli orrori  lc

4-11 Rasputin il monaco folle lc

4-13 Paura nella notte lc

6-2 Madeline Smith

Madeline Smith

6-3 Stephanie Beacham

Stephanie Beacham

6-6 Jennifer Daniels

Jennifer Daniels

6-7 Barbara Shelley

Barbara Shelley

6-8 Angharad Rees

Angharad Rees

6-9 Hazel Court

Hazel Court

6-10 Dana Gillespie

Dana Gillespie

6-11 Barbara Selley

Barbara Selley

6-12 Nastassja Kinskj

Nastassja Kinskj

6-13 Joan Collins

Joan Collins

Andavamo al cinema-Parte terza

Largo alle immagini in questa terza parte della serie di articoli dedicata alle nostre sale cinematografiche riprese in varie epoche della storia italiana.Tutte immagini in un rigoroso bianco e nero,che da un aspetto quasi ieratico alle stesse.Da nord a sud,i cinema di un’Italia completamente diversa.Ingenua,provinciale,fiduciosa.

Cinema Alcyone Roma ingresso

L’ingresso del cinema Alcyone di Roma

Cinema Alpi Torino ingresso

L’ingresso del cinema Alpi di Torino

Cinema Littorio Aprilia

Il cinema Littorio di Aprilia (Latina)

Cinema Littorio Rovigo

Il cinema Littorio di Rovigo

Cinema Luce Torino

Il cinema Luce di Torino

Cinema Mazari Brindisi

Il cinema Mazari di Brindisi

Cinema moderno Teramo

Il cinema Moderno di Taranto

Cinema Odeon Milano interno

L’interno del cinema Odeon di Milano

Sala Cinema Supercinema Roma

La sala di proiezione del Supercinema di Roma

Cinema Odeon Piombino

Il cinema Odeon di Piombino

Cinema Pesante Manfredonia

Il cinema Pesante di Manfredonia (Foggia)

Cinema Rex Taranto

Il cinema Rex di Taranto

Cinema Ristori Ferrara

Il cinema Ristori di Ferrara

Cinema Sociale Carpaneto

Il cinema Sociale di Carpaneto (Piacenza)

Cinema Sociale Favaro Veneto

Cinema Sociale di Favaro Veneto (Venezia)

Cinema Splendor Pescia

Il cinema Splendor di Pescia (Pistoia)

Sala Cine Vittoria Alessandria

Sala interna del cinema Vittoria di Alessandria

Sala Cine Teatro Trieste

Sala di proiezione del Cine Teatro di Trieste

Cinema Teatro delle Terme Abano

Cinema Teatro delle Terme di Abano Terme  (Padova) 

Cinema teatro Impero Brindisi

Cine Teatro Impero di Brindisi

Cinema Teatro Maugeri Acireale

Cine Teatro Maugeri,Acireale

Sala Cine Teatro Traiano Civitavecchia

Sala di proiezione del Cine Teatro Traiano di Civitavecchia

Cinema Teatro Politeama Alessandrino Alessandria

Il cinema Teatro Politeama Alessandrino di Alessandria

Cinema Teatro Sociale Omegna

Cine Teatro Sociale di Omegna (Verbano Cusio Ossola)

Cinema Trinacria Messina

Il cinema Trinacria di Messina

Cinema Umberto Avellino

Cinema Umberto,Avellino

Sala Cine Teatro Solvay Rosignano

Sala di proiezione del Cine Teatro Solvay di Rosignano (Alessandria)

Cinema Vernazza Genova

Cinema Vernazza,Genova

Cinema Vittoria Alessandria

Cinema Vittoria,Alessandria

Sala Cine Pio X Trento

La sala di proiezione del cinema Pio X di Trento

Un uomo,una donna

Un uomo,una donna locandina b

E’ stata la richiesta dell’amica Luciana,nel topic Link di Filmscoop a riportarmi alla mente questo film di Lelouch,targato 1966.
Un film bello e poetico,del quale parlo ben volentieri e che sopratutto dedico alla nostra amica,sempre gentile ed educata nei suoi commenti sul nostro sito.A lei quindi un grazie e un affettuoso saluto.

Una versione televisiva e pubblicitaria del melodramma classico,la cui storia zuccherosa e finta è un concentrato di tutti i luoghi comuni possibili sull’amore e la solitudine“.
Sono le parole utilizzate dal Dizionario Mereghetti (Edizione 2008) per stroncare Un uomo,una donna,pellicola diretta da Claude Lelouch nel 1966.
Non voglio essere da meno del celebre dizionario e mi affido alle parole del grande Guccio che,nella sua L’avvelenata,ebbe a dire a proposito di un suo critico:
tanto ci sarà sempre,lo sapete,un Bertoncelli un prete a sparare cazzate…
Una citazione forte,ma d’altro canto quando si pontifica come il Mereghetti su un film,senza comprenderne l’intima essenza,ci si può andar giù duro.
Prima di parlarvi del film,ricordo qualche recensione del Mereghetti di film considerati capolavori,alla stregua della famigerata Corazzata Potiemkin di Einsenstein,che Fantozzi apostrofa come “cagata pazzesca

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Alcuni critici hanno sempre avuto la puzza sotto il naso quando hanno dovuto recensire film d’amore o comunque a sfondo sentimentale;le storie di sentimenti generalmente sono viste come fumo negli occhi,quasi che il parlare dell’intimo sia cosa sconveniente o degna al massimo di fare da spunto a feuilleton o romanzi d’appendice.
Così eccoli esaltare film armeni e coreani,tailandesi e mongoli,capaci di ridurre le parti intime degli spettatori in entità microscopiche.
Vizio del tutto italico,questo.
La nostra esterofilia ha avuto sempre qualcosa di patologico;in questo caso all’opposto si arriva allo sciovinismo più bieco nei confronti di una pellicola come Un uomo,una donna,rea agli occhi dei pennivendoli di aver avuto un successo straordinario,di aver in qualche modo commosso o divertito le platee di tutto il mondo.
L’assioma è sempre lo stesso:se il film ha troppo successo non può essere un bel film.
Per essere un capolavoro deve piacere ai critici,alla loro cerchia o al massimo a pochi eletti.
E allora via nell’osannare oscuri film dell’Europa dell’est o della Lapponia.
Purtroppo per loro,è il grande pubblico a pagare il biglietto e questo alla fine è quello che conta.
Dopo questa filippica,d’obbligo dopo aver letto in rete bestialità firmate da grandi critici e cose bellissime scritte invece dal pubblico,parliamo un po dell’oggetto del contendere.
Lelouch,con scarsi finanziamenti ma tante idee che frullano in testa,scrive nel 1966 il soggetto di Un uomo,una donna con Pierre Uytterhoeven senza prendersi nemmeno la briga di accreditarsi come sceneggiatore.
Lo gira in poco più di tre settimane,quasi di getto.
Il che porterebbe a credere che il prodotto finale sia poco curato.
Incredibilmente non è così.

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Perchè la pellicola,aldilà dello straordinario successo avuto,può tranquillamente essere usato come compendio di un nuovo modo di fare cinema;l’uso della handy cam,la camera a mano,del flashback,del colore sapientemente mescolato al bianco e nero sfumato o al viraggio seppia trova nella pellicola il massimo della esaltazione e dell’abilità d’impiego.
Al punto che molti futuri cortometraggi presero esempio dalla lezione di Lelouch,che diventò un maestro per coloro che da quel momento in poi
misero mano a short pubblicitari o a corti d’autore.
Un film in cui proprio la trama è la parte meno essenziale mentre è l’immagine la vera protagonista,resa potentemente viva grazie ad un uso magistrale dell’effetto morbido della fotografia stessa.
Ad aggiungere fascino al film,una colonna sonora ormai celebre,quella composta da Francis Lai,destinata a diventare in seguito un classico con in aggiunta le note di Samba Saravah,la bellissima canzone di Baden Powell de Aquino e Vinícius de Moraes,cantata da Pierre Barouh.
*Faire une samba sans tristesse c’est aimer une femme qui ne serait que belle.”,dice Barouh.
Ma la tristezza in questo caso,in questo film,se c’è è solo nelle vite dei protagonisti antecedenti al loro incontro.
Perchè dopo essersi casualmente conosciuti,tutto cambierà,anche quel passato pesante che si portano dietro,come una seconda pelle e con la quale dovranno convivere,ma senza più la paura e il senso di impotenza che caratterizza la loro vita fino al momento fatale.

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In breve la trama:
Anne Gauthier è una giovane vedova;suo marito,uno stuntman,è morto da poco in un tragico incidente.
Vive nel ricordo del suo amore scomparso del quale l’unica cosa rimasta,di reale,è sua figlia.
Sarà proprio per merito involontario di sua figlia che farà la conoscenza di Jean-Louis Duroc,un pilota di auto da corsa,
anch’egli rimasto vedovo dopo il suicidio di sua moglie,che aveva fatto il gesto estremo di uccidersi il giorno in cui Jean Louis aveva avuto un incidente
nel quale lei temeva fosse morto.
Anche lui ha un filo fisico che lo lega alla moglie;un figlio che frequenta una scuola nella quale studia anche la figlia di Anne.
Come dicevo,i due figli diventano involontari artefici del loro destino;frequentano la stessa scuola,così il giorno che Anne ha problemi a tornare a casa,lui si offre di accompagnarla.
E’ l’inizio di una tenera amicizia che sfocia ben presto in amore.
Ma il coinvolgimento di entrambi avviene in maniera dissimile.
Per Jean Louis è più facile immergersi nella love story;con la tipica superficialità maschile da per scontato il coinvolgimento della donna,anche a livello fisico.
Nella realtà le cose non stanno affatto così.
Pur amandolo,Anne ha ancora un legame simbiotico con il marito e non è pronta del tutto ad affrontare una nuova storia d’amore.
Cosa succederà ai due novelli amanti?
Tralascio il finale,anche se a mio giudizio è la parte più bella e coinvolgente della pellicola.

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Lelouch ha il grande merito di non affrontare la storia con cipiglio drammatico,anzi.
La leggerezza diventa sovrana,anche se non siamo certo di fronte ad un’opera superficiale.
A differenza di altre storie d’amore portate sullo schermo come Fantasma d’amore,Love story,Come eravamo,lo stesso Giulietta e Romeo di Zeffirelli fino al recente Titanic, manca il finale triste,angosciante.
Lelouch opta per un finale aperto,lasciando allo spettatore il compito di intuire quale sarà il futuro dei due amanti.
E lo fa a ragion veduta,perchè Un uomo,una donna è un film che affonda le radici nel passato della coppia,si nutre del presente e tralascia del tutto il futuro.
A cosa serve parlare di futuro se l’attimo da cogliere è nel presente che i due vivono?
Carpe diem.
Vivi la storia,l’amore,senza pensare a domani.
Messaggio chiaro,inequivocabile.
E poichè i sentimenti in fondo sono la molla che governa la parte più importante della vita,ecco che il film
assume una valenza doppia,raccontando con delicatezza quella che è una storia qualsiasi,quasi un’assieme di quadri o di bellissime fotografie
fatte per rappresentarne l’evoluzione,senza scomodare Freud o inventarsi futuri ombrosi e incerti.
Un uomo una donna è quindi un film delicato,come un intarsio o un origami.
In equilibrio tra passato e presente,con un flashback mai invadente ma al contrario vera innovazione del film,ci trasporta in uno scenario quasi sognante,fra il rimpianto per la vita precedente e l’affetto che i protagonisti hanno per i loro sfortunati partner e il bisogno di dover fare di necessità virtù.
La vita va avanti,il dolore non muore mai.

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Però si può almeno fingere di dimenticarlo e ricostruire le basi per un presente difficile,si,ma da affrontare sempre e comunque con coraggio e volontà.
A voler citare la frase più famosa della storia del cinema,ci andrebbe bene un “Dopotutto domani è un altro giorno
Ed è quello che i protagonisti faranno,scegliendo di vivere il proprio essere arrendendosi ai sentimenti.
Di sicuro un’altra componente importante del film è la straordinaria bravura di Anouk Aimee e di Jean Louis Trintignant.
Sfuggente,ieratica,quasi enigmatica lei,ironico ma anche dolce e premuroso lui.
Ma anche tanto altro ancora.
Due attori in stato di grazia,un regista innovativo e delicato,una colonna sonora spettacolosa.
Cosa chiedere di più ad un film?
Un uomo e una donna ebbe un successo straordinario,suggellato dal “triplete” Oscar,Palma d’oro e Golden Globe,
al quale va aggiunto anche il BAFTA per la Aimee.
Un film senza tempo e senza confini.

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Un uomo, una donna

Un film di Claude Lelouch. Con Jean-Louis Trintignant, Anouk Aimée, Pierre Barouh, Valérie Lagrange, Antoine Sire, Souad Amidou, Henri Chemin, Yane Barry, Paul Le Person, Simone Paris, Gérard Sire Titolo originale Un homme et une femme. Drammatico, durata 102 min. – Francia 1966.

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Anouk Aimée: Anne Gauthier
Jean-Louis Trintignant: Jean-Louis Duroc
Pierre Barouh: Pierre Gauthier
Valérie Lagrange: Valerie Duroc
Antoine Sire: Antoine Duroc
Souad Amidou: Françoise Gauthier

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Regia Claude Lelouch
Sceneggiatura Claude Lelouch (non accreditato), Pierre Uytterhoeven (collaborazione ai dialoghi)
Produttore Claude Lelouch (non accreditato)
Casa di produzione Les Films 13
Fotografia Claude Lelouch
Montaggio Claude Barrois, Claude Lelouch (non accreditato)
Musiche Francis Lai
Tema musicale Un homme et une femme, musica di Francis Lai e testi di Pierre Barouh, cantata da Nicole Croisille e Pierre Barouh
Scenografia Robert Luchaire
Costumi Richard Marvil

Un uomo,una donna premi vinti

Premio Oscar 1967 come Miglior film straniero (Francia) e come Migliore sceneggiatura originale a Claude Lelouch e Pierre Uytterhoeven
Palma d’oro 1966 a Claude Lelouch al festival di Cannes
Golden Globe 1967 come Miglior film straniero (Francia)e come Miglior attrice in un film drammatico a Anouk Aimée
Premio BAFTA 1968 come Migliore attrice straniera a Anouk Aimée
Nastro d’argento 1967 come Regista del miglior film straniero a Claude Lelouch

Un uomo,una donna Claude Lelouch

Claude Lelouch

Un uomo,una donna banner recensioni

L’opinione di Dalton dal sito http://www.filmtv.it

Una gradevole telenovela dall’originale piglio regist(r)ico. Ottenne un inaspettato successo internazionale anche grazie all’intramontabile colonna sonora di Francis Lai, poi autore delle musiche di LOVE STORY. Montaggio dinamico (piuttosto anomalo per un’opera europea) ed una coppia di attori, Trintignant/Aimée, in stato di grazia. Frase chiave: “Non posso rovinarmi la vita per una persona che si impossibilita di sentirsi felice”

L’opinione di fidelio78 dal sito http://www.filmscoop.it

Splendido film di Lelouch che ha il sapore e il ritmo della vita. E’ il classico film francese in cui però i personaggi sono così ben delineati e descritti che riescono ad incantare, anche quando la storia forse arranca. Questo tipo di cinema spesso annoia perchè non tutti sono capaci di raccontare una storia con tale garbo. E’ un film intimo su un rapporto, un film minimalista che riesce a rapire completamente.
Bellissimo

L’opinione di atticus dal sito http://www.filmscoop.it
Quintessenza del minimalismo romantico francese degli anni ’60.
Lelouch dirige il suo film più celebre e fortunato, forte di un bella tessitura psicologica sui personaggi (due facce di una stessa solitudine) e di un affascinante struttura a flashback. Una fotografia straordinaria e l’immortale tema musicale di Francis Lai fanno il resto. Magari potrà lasciare un senso di vaga inconsistenza, ma è un film così raffinato e chic! Protagonisti sublimi, fermo immagine finale che è un vero colpo di genio. Da rivedere.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Il Gobbo

Due vedovi ancora giovani si incontrano al collegio dei figli. Inizia il più fortunato, immarcescibile, patinato tira e molla amoroso della storia del cinema, un apocalittico successo di pubblico sulle note celeberrime di Francis Lai. Oggi si fa fatica a comprendere il perché di tanta fortuna, ma non si può negare l’abilità diabolica di Lelouch, l’esattezza matematica della costruzione, e – per chi apprezza – l’essenzialità come documento d’epoca. Un film che resiste a ogni parodia. “Sciabadabadà, sciabadabadà”…
Homesick

Una storia risaputa di amour fou e di solitudine, resa tuttavia più che affascinante dallo stile registico di Lelouch, che ai dialoghi preferisce la potenza evocativa delle immagini e dei silenzi, dei primi piani e dei gesti, nonché dei numerosissimi flashback. Professionali e misurate le interpretazioni di Trintignant e della Aimèe, ai quali fa eco la celeberrima colonna sonora di Francis Lai.

Deepred89

Discreto film. Leggero, affascinante ma anche parecchio lento. Comunque la regia è di buon livello e i due protagonisti sono azzeccati. Buona la fotografia che alterna colore e bianco e nero. Ottima (e famosissima) la colonna sonora.

Lucius

A mio parere la colonna sonora (tranne il main theme che tanto successo ha avuto a livello internazionale) è troppo francese e a tratti poco indicata. Per il resto siamo al cospetto di una pellicola con immagini potenti, in grado di emozionare lo spettatore come poche altre. La regia, attenta, consta di movimenti di macchina da scuola del cinema e la fotografia risulta incredibilmente suggestiva. Con tale peculiarità il film non può che considerarsi riuscito. Il risultato finale sarebbe stato amplificato meglio da un autore come Thomas Dolby.

Giacomovie

Bel film per il quale conta principalmente l’atmosfera piuttosto che la densità della storia. In un clima di sofisticata delicatezza Lelouch fa lievitare lentamente la dimensione romantica, la lascia sospesa e la contorna di un erotismo implicito. Ma il fluire distensivo, quasi tranquillante, degli eventi, il soave accompagnamento della colonna sonora e il riuscito cocktail tra colore e bianco/nero lasciano alla fine del film un senso di soddisfazione per l’avvenuta visione. Anouk Aimee è bravissima ed incantevole.

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Due maschi per Alexa

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Alexa ha sposato Roland,un uomo dai modi signorili e sopratutto ricchissimo;ma anche troppo più anziano di lei.
Stanca del menage familiare,ha cosi trovato consolazione tra le braccia dell’aitante Pietro,tradendo il marito senza alcuna esitazione e senza alcuno scrupolo.
Roland scopre la relazione tra i due amanti,li spia e li segue e capisce che non può competere con il fascino della giovinezza del suo rivale.
Decide quindi di mettere in pratica un piano diabolico;scoperti a letto i due amanti,si uccide in loro presenza.
Dopo lo sgomento iniziale,Alexa e Pietro decidono di chiamare la polizia ma scoprono che Roland ha in pratica blindato la casa,impedendo loro qualsiasi contatto con l’esterno.
Pesanti grate d’acciaio chiudono ermeticamente la casa,che è diventata una prigione mortale per i due amanti,tagiati fuori anche da qualsiasi contatto telefonico con l’esterno.
Tu sei qui,con me,in questo sepolcro che ho costruito per noi tre“dice la voce registrata senza emozioni di Roland.
L’atmosfera di passione svanisce ben presto.
La paura serpeggia tra gli amanti,che ricordano in flashback quelli che sono stati i ricordi del loro incontro
mentre la voce fredda di Roland,registrata su un magnetofono li segue implacabile,rivelando in anticipo i loro movimenti,le loro parole e i loro pensieri.

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Poco alla volta quella che sembrava una passione irrefrenabile,un amore potente viene a galla sotto una luce diversa:Alexa e Pietro
sono soltanto due persone legate l’una all’altra dagli istinti primordiali,non da affetto vero.
Con il tempo che scorre inesorabilmente la vendetta di Roland si compie e quando Alexa si rende conto di essere allo stremo delle
forze…
Dramma quasi sheakespiriano questo Due maschi per Alexa,diretto dal regista spagnolo Juan Logar nel 1971,una delle sette opere da lui dirette,
fra le quali l’altra più conosciuta è Crystalbrain, l’uomo dal cervello di cristallo.
Film dall’andamento lento caratterizzato dall’uso del flashback,che mostra la vita passata dei due amanti in netto contrasto con il presente.
Alle immagini ormai sbiadite della passione e delle ore passate felicemente in spiaggia o nelle altre occasioni dei loro incontri
si sovrappone per la legge del contrappasso un presente claustrofobico,con i due amanti rinchiusi sotto lo stesso tetto
con il terzo incomodo,quel Roland che con spietata lucidità ha ordito la trappola della quale sono prigionieri.
Una trappola che rivela come i due,in fondo,altro non siano che persone meschine,arriviste,legate l’un l’altra solo dai sensi.
Non c’è amore e non c’è nessun sentimento forte tra loro.

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E questo li porterà alla distruzione finale,che arriva quasi come una condanna annunciata dalla voce lugubre di Roland,conoscitore
dell’animo umano che in fondo aveva previsto i loro comportamenti e che anticipa il finale con le sue parole monotone scandite dal registratore.
La punizione per la bella Alexa è la tragica conseguenza della sua avidità,di quell’arrivismo che l’ha portata a sposare Roland non certo per affetto
ma per sete di denaro.
Analoga punizione per l’avido Pietro,che perirà proprio per mano della sua amante.
Film di pregevole fattura,nel quale i personaggi di contorno (la figlia del precedente matrimonio di Roland,l’avvocato ecc) scompaiono
per lasciare posto ai veri protagonisti della tragedia,i due amanti.
Logar segue con buon uso della tensione le fasi drammatiche,in crescendo,della prigionia forzata di Alexa e Pietro.
C’è una discreta tensione nel film,che si segue con piacere.
Molto bella e sensuale la sfinge italiana,Rosalba Neri,dignitoso e tragico Curd Jurgens,il marito tradito autore della spietata vendetta mentre
decisamente opaco è Juan Luis Galiardo,decisamente l’anello debole del film.
Un thriller di pregevole fattura,quindi,finalmente disponibile in una versione accettabile su youtube
all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=GnVnq_RscC0

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Due maschi per Alexa

Un film di Juan Logar. Con Curd Jürgens, Rosalba Neri, Juan Luis Gallardo,Emma Cohen,Manolo Otero Drammatico, durata 95 min. – Italia 1972

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Juan Luis Galiardo…Pietro
Curd Jürgens …Ronald Marvelling
Rosalba Neri …Alexa
Emma Cohen …Catherine
Manolo Otero …Phillipe
Eduardo Calvo …Max
Mario Della Vigna …Marcel

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Regia: Juan Logar
Sceneggiatura:Francesco Campitelli,Jesús L. Folgar,Juan Logar
Musiche:Piero Piccioni
Fotografia:Igino Florentini
Montaggio:Antonio Ramírez de Loaysa
Costumi:Giorgio Marzelli

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L’opinione di wangyu dal sito http://www.filmtv.it

La storia è interessante perchè c’è un diabolico piano di vendetta e incuriosisce vedere se i due immorali riusiranno a uscirne integri ,
purtroppo mentre da una parte c’è una fantasia stuzzicante sembra che il regista non voglia mai affondare i colpi e giri le scene
in maniera frettolosa e sciatta,specialmente alla fine.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Ciavazzaro

Ottimo thriller molto originale, ben recitato. Dall’eccellente Curd Jurgens alla sensuale Rosalba Neri, c’è pure il grande caratterista spagnolo Eduardo Calvo. La pellicola risulta molto originale, conta su un buon tema musicale. Da citare la stanza-bara nella quale si svolge la maggior parte del film e gli incubi della Neri. Consigliato.

Deepred89

Due persone (amanti in questo caso) segregate in uno spazio chiuso con un cadavere in mezzo, mentre una voce registrata illustra loro la macchinazione. Impossibile non pensare ad un noto thriller americano recente, nonostante i temi affrontati (e il modo in cui vengono affrontati) siano del tutto differenti. Al di là di tali curiose analogie, questo thrillerino non è che sia un granchè. Ben recitato e confezionato dignitosamente, ma purtroppo incapace di coinvolgere e troppo esile nella sceneggiatura. Sufficienza risicatissima.
Daidae

Bel thriller atipico e particolare.: un uomo tradito organizzerà una particolare vendetta… Bellissima Rosalba Neri, un po’ scarso Galiardo, ma va bene lo stesso. Ottime musiche del maestro Piccioni; un bel film che raggiunge l’apice quando si vede il protagonista dapprima fiducioso arrendersi all’evidenza della trappola ordita.
Lucius

Chi come me ama i film Anni Settanta troverà estremamente piacevole questo thriller girato quasi (o interamente?) a Parigi. Il soggetto della sceneggiatura, ancora attuale al giorno d’oggi, è ben interpretato da un cast variegato. L’appartamente “sigillato” mi ha ricordato quello di Scissors; anche se il finale forse è un po’ frettoloso il film resta comunque interessante perché credibile.
Fauno

La vanità ne esce veramente a pezzi e altrettanto i protagonisti del film. Crudele, inesorabile e angosciante da dare più suspense di molti thriller. I flashback espongono divinamente il lento procedere dell’annunciata catastrofe. Fantastico Jurgens, brava come sempre la Neri. Un’altra chicca di film!

B. Legnani

Insolito giallo, i cui meriti stanno essenzialmente nella sua originalità e nell’azzeccata cadenza dei vari flashback. Funziona Jürgens e funziona Rosalba Neri, pure brava. Restano però inopinatamente aperte alcune piste (ma la figlia dell’anziano e l’avvocato perché spariscono dalla trama?) ed il finale lascia un po’ delusi, pur se giunge inaspettato. Così così.
Undying

Un ricco ed anziano vedovo di nome Roland (Curd Jürgens) entra nelle mire della giovane Alexa (Rosalba Neri) che decide di sposarlo per l’agiatezza economica, ma allo stesso tempo opta per farsi, come amante, il più giovane ed avvenente Pierre (Juan Luis Galiardo). Quando il marito, afflitto dal tradimento, si toglie la vita, un nastro spiega cosa attende i due amanti, mentre un meccanismo blocca le uscite della casa/ritrovo. Interessante noir, tragicamente lucido, ben scritto e doppiato (anche da Amendola). Impostato su temi esistenziali.

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L’erotomane

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Una carriera in crescita come manager senza scrupoli di un’azienda petrolifera,una splendida moglie e un’altrettanto splendida
amante.
Ma il cavalier Persichetti,a questi successi deve sommare un grosso problema personale.
Negli ultimi mesi,quasi come paradossale nemesi personale,più ha avuto successo negli affari più ha avvertito problemi di impotenza che sfociano in frustrazione nel non poter più consumare rapporti con le donne della sua vita.
Così decide di affidarsi alle cure di uno stravagante psicologo/sessuologo che tenta di analizzare il problema e rimuoverlo,
convinto che si tratti di un trauma infantile.
Ma nonostante lo psicologo le provi tutte,Persichetti resta refrattario ad ogni cura e alla fine dovrà arrendersi…
Succinta descrizione della trama di L’erotomane,film di Marco Vicario del 1974 che segue la più che buona prova fornita
con la sua direzione precedente,quel Paolo il caldo ricavato da un romanzo di Brancati che aveva rinsaldato la buona fama
del regista,autore tra l’altro del più grande successo al botteghino del 1971,Homo eroticus.

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Gastone Moschin e Milena Vukotic

Questa volta però Vicario sbraca abbastanza visibilmente,con una commedia erotica ricca di seni e glutei e priva di ogni divertimento,
a meno che non si consideri tale l’assistere a scenette ripetute all’infinito,battute stanche e sogni onirici del protagonista,
un cavalier Persichetti affarista e speculatore,che paga il successo nel lavoro con la perdita della virilità.
A parte la trama inconsistente e pecoreccia,Vicario sbaglia quasi tutto quello che può sbagliare.
A partire dalla scelta del protagonista,affidata ad un Gastone Moschin semplicemente imbarazzante;la logica avrebbe voluto che si ricomponesse
la coppia tra Vicario e Buzzanca,vero stereotipo del maschio all’italiana,che aveva portato al successo quell’Homo eroticus
di ben altro livello rispetto ai modestissimi risultati raggiunti con questa pellicola.
Moschin,grande interprete leggero,appare spaesato in un ruolo principale che non sente e che evidentemente non ama.
A nulla vale il cast affiancatogli,che presenta nomi di un certo spessore del cinema settantiano italiano.

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Nei due fotogrammi:Janet Agren

Mi riferisco alle bellissime Janet Agren,Silvia Dionisio e Paola Senatore,Isabella Biagini e Nada Arneric; non meno valido dal punto di vista rappresentativo il cast maschile,con la presenza dell’onnipresente Caprioli (viscido e corrotto politico) e di Jacques Dufilho,lo strambo e stravagante psicanalista,reduce dai successi del suo personaggio più famoso,il colonnello Buttiglione.
Nel 1974 la commedia sexy o erotica mostrava la corda,anche se era comunque molto seguita.
Ma l’uscita di tanti prodotti praticamente fatti in copia carbone spesso allontanava il grande pubblico e a quanto pare anche i critici,
che spesso recensivano questi prodotti senza nemmeno vederli.
Come acutamente fa notare Gordiano Lupi,basta leggere cosa scrive ad esempio il Mereghetti sbagliando completamente il sunto della trama:
“Un cinico avvocato sfoga la sua impotenza sessuale diventando uno spregiudicato affarista, mentre tutte le cure per recuperare la virilità sono vane.
Solo lo shock di sapersi cornuto lo sblocca e lo trasforma in un forzato del sesso a tutti i costi. Classica commediola, neanche troppo originale,
che scivola verso il genere pecoreccio

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Silvia Dionisio

O anche Farinotti,generalmente abbastanza affidabile,che fa lo stesso errore:“In seguito ad uno choc infantile, il cavalier Persichetti è diventato impotente. Per guarire le tenta tutte, ma soltanto nel vedere la moglie a letto con un altro riesce a “sbloccare” il vecchio trauma.
Da quel momento in poi diventerà un maniaco sessuale
A parte le generose forme delle protagoniste,c’è ben poco da guardare nel film;particolarmente noiose sono le sequenze in cui
Moschin racconta come intende approfittare della crisi petrolifera per speculare,o i vari siparietti immaginari in cui fantastica sulla segretaria dello psicanalista (ovviamente sognata completamente nuda)
Non manca il solito,pecoreccio amplesso tentato sul terrazzo con le immancabili studentesse ( e monache) che osservano
un po vogliose un po imbarazzate i goffi tentativi di Moschin/Persichetti di sedurre la bella cameriera.
Brutto film,decisamente.
Rimasto per quasi 40 anni in un cassetto e magicamente riapparso poco tempo fa e oggi disponibile in una versione mediocre su
you tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=98-Q52fcBHo
Da segnalare soltanto dal punto di vista visivo il bel campionario vintage che riguarda oggetti,vestiario e auto.

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Maria Antonietta Beluzzi

L’erotomane

Un film di Marco Vicario. Con Janet Agren, Milena Vukotic, Vittorio Caprioli, Gastone Moschin, Isabella Biagini, Silvia Dionisio, Mario Colli, Andrea Scotti, Ugo Fangareggi, Jacques Herlin, Eugene Walter, Gaetano Scala, Neda Arneric, Jacques Dufilho, Paola Senatore, Livio Galassi, Carla Brait, Mauro Vestri, Giacomo Rizzo, Loredana Martinez, Rosita Torosh, Paolo Paoloni Commedia, durata 100 min. – Italia 1974

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Gastone Moschin: Rodolfo Persichetti
Isabella Biagini: Dott.sa Bonetti
Janet Agren: Ciccia, la moglie
Neda Arneric: Marietta
Jacques Herlin: Chirurgo
Vittorio Caprioli: Il ministro
Jacques Dufilho: Prof. Pazzoni
Maria Antonietta Belluzzi: Gertrude
Silvia Dionisio: Claretta

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Regia Marco Vicario
Soggetto Marco Vicario
Sceneggiatura Marco Vicario
Produttore Alfredo Melidoni
Casa di produzione Atlantica Produzioni Cinematografiche
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Nino Baragli
Musiche Riz Ortolani

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L'erotomane Marco Vicario

Marco Vicario,il regista

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Flano del film

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Janet Agren

The Eichmann show

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SS-Obersturmbannführer Otto Adolf Eichmann,numero di tessera del partito Nazional socialista 889.895
Un uomo che dal 1945 è in cima alla lista dei criminali nazisti più ricercati da Israele,con Mengele e Bormann;è ritenuto di essere responsabile della deportazione e della morte di oltre 6 milioni di ebrei,inclusi un milione e mezzo di bambini.
L’uomo che aveva pronunciato le terribili,disumane parole ritrovate tra i suoi scritti:« All’occorrenza salterò nella fossa ridendo perché la consapevolezza di avere cinque milioni di ebrei sulla coscienza mi dà un senso di grande soddisfazione.
Mi dà molta soddisfazione e molto piacere »
Sopratutto,l’uomo che grazie all’aiuto del vicario di Bressanone, Alois Pompanin riuscì,per merito della famigerata “via dei topi“,com’era chiamata
la rotta che portò numerosi esponenti nazisti in sudamerica,a rimanere uccello di bosco fino al 1960 in Argentina,prima di essere identificato e rapito
da agenti del Mossad,che lo portarono a Gerusalemme,dove venne sottoposto nel 1961 ad un processo che fece epoca.
Ed è proprio sul processo al burocrate della morte che è imperniato The Eichmann show-Il processo del secolo,film diretto da Paul Andrew Williams nel 2015 e che ricostruisce le fasi immediatamente precedenti al processo e la storia del processo stesso,ripreso dalla tv e trasmesso in tutto il mondo.

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Per la prima volta infatti in tutti gli angoli del globo l’umanità ebbe la possibilità di ascoltare e vedere quasi in tempo reale i volti dei sopravvissuti
alla Shoah e sopratutto di guardare in faccia uno dei demoni scesi sulla terra per sterminare inermi,donne,bambini,anziani ebrei,zingari o semplicemente dissidenti politici.
Un film di stampo quasi teatrale,con tempi adeguati alla narrazione di questo genere,che fa interagire attori con la realtà storica,
rappresentata dai filmati orginali,assolutamente perfetti,del processo al criminale di guerra Eichmann.
La narrazione inizia proprio con il reclutamento da parte del produttore televisivo Milton Fruchtman che ingaggia il regista di documentari Leo Hurwitz, temporaneamente in disgrazia per essere stato inserito nella famigerata lista nera del senatore Mac Carthy,che includeva molti nomi noti dello spettacolo accusati di simpatie comuniste.
Israele aveva deciso di rendere pubblico il processo,per mostrare al mondo le nefandezze del nazismo,sopratutto a coloro che continuavano ad avere dubbi sulla reale esistenza della “soluzione finale del problema ebraico“,di cui Eichmann fu il principale artefice.
Così nonostante l’opposizione dei giudici,che avrebbero voluto evitare il processo pubblico sopratutto per l’invadenza delle telecamere,
è proprio Leo Hurwitz a studiare un sistema per rendere praticamente invisibili le stesse,utilizzando tutti i trucchi più moderni per evitare che nella stanza del processo qualcuno potesse vedere le telecamere stesse.

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I testimoni al processo (immagini registrate del processo)

Il via al processo mostra da subito il volto che Eichmann ha astutamente deciso di esibire,quello di un uomo anonimo,un semplice esecutore di ordini,quasi un piccolo,microscopico ingranaggio preda di un meccanismo troppo grande per lui.
L’uomo Eichmann è in effetti di un grigiore assoluto.
Una calvizie incipente su un volto che mostra ben più dei 55 anni che ha all’inizio del processo.
Spessi occhiali,una smorfia perennemente stampata sul volto.
E’ questo quindi l’uomo che ha mandato a morire e incenerito 6 milioni di esseri umani.
La banalità del male,come ebbe a dire Hannah Arendt nel suo celebre “Eichmann in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil”,
Eichmann a Gerusalemme: resoconto sulla banalità del male.
Tra Milton Fruchtman e Leo Hurwitz ci sono anche duri contrasti;il regista continua a non accettare l’idea che Eichmann,nel corso del processo,non mostri il benchè minimo segno di umanità,cosa che a Fruchtman interessa poco.
Lui intende mostrare la realtà delle cose,documentare il processo e lasciarlo come testimonianza della barbarie nazista,un documento visibile nel corso dei secoli a venire.
Processo che inizia ad entrare nel vivo dopo la contestazione dei 15 capi d’accusa ad Eichmann e la successiva dichiarazione di non colpevolezza da parte dell’imputato per ognuno dei capi d’accusa.
Ma l’arrivo dei primi testimoni scardina immediatamente la granitica impassibilità del criminale;sfilano i testimoni dell’orrore,i loro racconti sono da pelle d’oca.

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Eichmann assiste alla proiezione dei documentari degli alleati

Uno di essi,che ha perso la moglie e due figli che ha visto cadaveri davanti a se,per l’emozione ha un collasso;la tensione è altissima.
Hurwitz,che vive in un albergo gestito da una scampata all’olocausto,la signora Landau,ha con lei un illuminante confronto.
La donna gli racconta come prima del processo la sua gente,i suoi amici, credessero che la Shoah fosse un’invenzione o comunque un’esagerazione.
E che invece il racconto dei testi ha inorridito le persone.
Al pubblico e ad Eichmann sono mostrati i filmati dell’orrore;la lunga teoria di persone ridotte a scheletri,morte vicino ai reticolati percorsi dalla corrente elettrica verso i quali si lanciavano,per porre fine alle proprie sofferenze,i mucchi disordinati di cadaveri gettati alla rinfusa o sepolti con i bulldozer vengono mostrati in tutto il mondo.
La televisione si rivela uno strumento formidabile di conoscenza di divulgazione della realtà storica.
Ed Eichmann assiste imperturbabile,quasi assente.
Il suo volto da freddo burocrate non mostra mai emozione,mai pietà o coinvolgimento.
Qualche crepa compare solo quando il Procuratore Generale Gideon Hausner gli contesta contraddizioni e lo accusa,senza mezze misure,di non essere
solo un esecutore di ordine,ma il vero responsabile della deportazione degli ebrei.

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L’orrore mostrato in aula

Il processo prosegue e termina con il verdetto atteso:condanna a morte per impiccagione.
Che,come recitano le didascalie finali,avviene il 31 maggio 1962 a Ramla capoluogo del Distretto Centrale dello Stato di Israele.
Ancora le didascalie raccontano come il corpo esanime di Eichmann venne cremato,il forno venne distrutto e le sue ceneri,
trasportate fuori dalle acque territoriali israeliane in un secchio,vennero gettate in mare e il secchio stesso lavato per non riportare a terra
nemmeno il minimo frammento di Eichmann.
The Eichmann show è un film ben diretto e ben recitato,un asciutto documento storico che,dopo essere stato trasmesso in tv in occasione
della Giornata della memoria 2016 è tornato nei cinema.
Un film da vedere ed apprezzare,che mostra sia l’importanza della tv nella divulgazione anche di documenti storici che il volto segreto
dell’oscuro burocrate della morte,la banalità del male.

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The Eichmann Show

Un film di Paul Andrew Williams. Con Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman,Nicholas Woodeson, Ben Lloyd-Hughes, Ben Addis, Dylan Edwards, Caroline Bartleet, Ed Birch, Nathaniel Gleed, Vaidotas Martinaitis, Nell Mooney,
Solomon Mousley, Anna-Louise Plowman Titolo originale The Eichmann Show. Drammatico durata 90 min. – USA 2015.

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Martin Freeman: Milton Fruchtman
Anthony LaPaglia: Leo Hurwitz
Rebecca Front: Mrs. Landau
Andy Nyman: David Landor
Nicholas Woodeson: Yaakov Jonilowicz

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Regia Paul Andrew Williams
Soggetto Simon Block
Sceneggiatura Simon Block
Fotografia Carlos Catalan
Montaggio James Taylor
Musiche Laura Rossi
Scenografia Asta Urbonaite
Costumi Daiva Petrulyte
Produttore Laurence Bowen, Gina Marsh, Ken Marshall, Sheetal Vinod Talwar, Gary Tuck
Produttore esecutivo Philip Clarke, Martin Davidson, Jamie Carmichael, Greg Phillips
Casa di produzione BBC

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Il falso documento con cui Eichmann espatriò

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Il passaporto argentino con la data di nascita alterata

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Il criminale in divisa da SS

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Plagio

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In una Bologna agitata dalla contestazione del 68,Angela e Massimo che partecipano ad una manifestazione soccorrono Guido,aggredito da tre giovani estremisti.
E’ l’inizio di una bella amicizia tra i ragazzi,divisi praticamente da tutto;mentre Angela e Massimo infatti appartengono a famiglie del popolo,Guido è figlio di una famiglia ricca e in vista.
A dividerli c’è anche il profondo rapporto esistenze tra Angela e Massimo,che ben presto Guido scopre di invidiare.
Ma la cosa non sembra turbare,almeno all’inizio,il rapporto tra i tre.
Solo che Guido,abituato ad ambienti completamente diversi dal loro,sembra non conoscere l’affetto e l’amore per una donna.
E così ben presto scopre di essere attirato da Angela.
Turbata dal giovane, alla fine Angela,nonostante l’amore che prova per Massimo,cede a Guido.
Il quale,correttamente,informa della cosa Massimo.

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Il giovane reagisce scappando e ritornando nella sua Rimini,ma ben presto l’affetto che si era stabilito tra i tre prevale e il gruppo si ricompone.
Nasce così un improbabile e insostenibile menage a trois che vedrà anche l’evolversi di un rapporto gay tra i due ragazzi.
I tre si lasciano andare ad un rapporto sessuale che però sconvolge Guido,che il giorno dopo si allontana.
Per motivi sconosciuti (disgrazia?suicidio?) la sua auto finisce fuori strada e il giovane muore.
Ai funerali di Guido partecipano solo i due ragazzi.
Angela con un fascio di fiori si allontana da Massimo,quasi a voler simboleggiare la fine del rapporto con lui…
Plagio è uno dei quattro film diretti da Sergio Capogna.
Siamo nel 1969 e la tematica del triangolo consapevole è di sicuro scottante e moralmente condannata.
Ragion per cui il regista romano è costretto ad andarci con i piedi di piombo per evitare di incappare nella censura e motivo anche
di una linea non precisa del film.

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Che parte con uno sfondo politico (il 68,il movimento e gli scontri di piazza) e si conclude malinconicamente con il tema sentimentale
scandito durante la narrazione dall’uso del flash back in bianco e nero o color seppia,quasi a voler rimarcare il tono
dolente del film.
Che in realtà assomiglia più ad una tragedia,visto che le vite dei tre protagonisti saranno definitivamente cambiate dagli avvenimenti.
La storia d’amore impossibile nasce e si sviluppa con sensi di colpa da parte dei tre giovani,incapaci di vivere appieno i sentimenti che li sconvolgono,
in una società apertamente oscurantista in materia di sesso.
Sarà il più debole dei tre,apparentemente,ovvero Guido a pagarne il prezzo più alto,morendo in un incidente la cui dinamica resta volutamente
oscura:si suicida perchè sa che non c’è futuro per la loro storia oppure finisce fuori strada casualmente?
La storia non lo chiarisce,resta solo il finale,molto amaro, a dire che i tre hanno vissuto qualcosa di unico ma anche di irripetibile.
Pacato,descrittivo e affascinante sopratutto per la confezione estetica,Plagio è opera di buon livello a cui nuoce però l’acerba interpretazione dei tre attori principali,molto impacciati e poco comunicativi.
Mita Medici è bella ma algida e fredda,Ray Lovelock imbarazzato e Alain Noury acerbo e inespressivo.
Così la parte del leone la fa la bella e brava Cosetta Greco,l’operaia saggia e disponibile che ha una storia con Guido.
In quanto a Capogna mostra buona mano e padronanza del mezzo tecnico,alla luce anche del fatto che in pratica la storia è figlia sua in tutti i sensi,
visto che cura la regia,la sceneggiatura e alla fine anche il montaggio.

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Con buona tecnica e con buone capacità dicevo.
Inspiegabilmente passerà diverso tempo prima che il regista metta mano ad un altro film,quel Diario di un italiano che nel 1973 sarà l’ultima sua opera.
Quattro anni dopo infatti il regista scomparirà a soli 50 anni per una brutta malattia.
Un vero peccato,alla luce della sua capacità analitica e dal tono malinconica di eviscerare le figure protagoniste dei suoi film.
Che in questo Plagio appaiono silenziose e quasi presaghe di un futuro negato.
Sicuramente un’opera datata,vista l’evoluzione dei costumi e della morale,ma che va inquadrata in un’epoca in cui parlare di sentimenti e di sesso
a tre era veramente un azzardo.
Nella pellicola c’è qualche fugace scena di nudo di Mita Medici,probabilmente sostituita da una controfigura,scene giustificate e comunque decisamente pudiche mentre l’accenno alla relazione omosessuale tra i due protagonisti maschi è appena abbozzata.
Belle le location.
Si va da una Bologna romantica e sognante in cui gli scontri di piazza sono solo in sottofondo ad una fugace sortita per Padova,poi attraverso una Rimini quasi felliniana e infine alla splendida,palladiana villa Cordellina Lombardi in Via Giacomo Matteotti a Montecchio Maggiore (VI)
storica residenza affrescata tra l’altro da Giambattista Tiepolo.
Plagio è rimasto a lungo un film sepolto;riemerso poco tempo fa,è oggi disponibile in una splendida versione digitale che restituisce il fascino di un’opera che ebbe molto successo sopratutto all’estero e che racconta con pudore e senso della misura una storia d’amore sullo sfondo del finire degli anni sessanta,l’ultima epoca ingenua di un’Italia che di li a poco avrebbe conosciuto il triste periodo degli anni di piombo.
Bella la colonna sonora,con brani rock e classici,bella la fotografia.
Da vedere

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Plagio
Un film di Sergio Capogna. Con Ray Lovelock, Mita Medici, Alain Noury, Cosetta Greco,Dino Mele, Giuliano Disperati Drammatico, durata 85 min. – Italia 1969

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Ray Lovelock: Guido
Alain Noury: Massimo
Mita Medici: Angela
Dino Mele: Roberto
Cosetta Greco: Edera
Libero Grandi: professore universitario
Giuliano Esperanti: poliziotto
Raffi: sorella di Guido

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Regia Sergio Capogna
Soggetto Sergio Capogna
Sceneggiatura Sergio Capogna
Produttore Giuliana Scappino
Casa di produzione Faser Film (Roma); Prodimex (Paris)
Distribuzione (Italia) Regionale
Fotografia Antonio Piazza
Montaggio Sergio Capogna
Musiche Gustav Mahler, Dirtan Michailev
Scenografia Franco Bottari
Costumi Franco Bottari

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L’opinione di Franred dal sito http://www.mymovies.it

Di Plagio mi ha colpito la profonda sensibilità con cui Capogna ha raccontato i delicati sentimenti di Guido,Angela e Massimo.La rivoluzionaria regia con scene a colori e virate,lo stile sicuro,raffinato,inusuale,al di fuori di ogni schema.Un film coraggioso e sincero da vedere o rivedere con ottimi attori e una splendida fotografia e musica(l’Adagietto di Mahler due anni prima che Visconti lo scegliesse per Morte a Venezia e brani rock).

Dal sito http://www.cinematografo.it

(…) ci pare di intravvedere in questo malinconico e triste film di Capogna le linne di una sostanza intima, una poesia delle cose, e riesca a comunicarci emozioni che oltrepassano il frasario chiuso della materia narrativa (…). Comunque il suo è un film piuttosto ingenuo, ma non banale.” (G. Turoni, ‘Bianco e Nero’, 9/10 ottobre 1969)

Da Segnalazioni cinematografiche vol. 67, 1969

“E’ un film incentrato sulla figura di un giovane desideroso di entrare in una comunità di affetti, vista come integrazione della propria personalità. La storia appare nel complesso artificiosa: il legame con la contestazione studentesca, che gli fa da sfondo, incoerente; mentre gli stessi personaggi sono psicologicamente approssimativi. Bella la fotografia e l’ambientazione.”

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Homesick

Ménage à trois consensuale delimita la carenza di affetti comunicata dalla voce flebile e sommessa di Lovelock e dalle sue crisi emotive. Pregevole la fotografia d’atmosfera – l’uggioso interludio riminese anticipa Zurlini – e uso sapiente della colonna sonora in cui si alternano indomito rock e malinconiche sinfonie classiche. I tre giovani attori se la cavano, ma si avverte il loro divario con la veterana Cosetta Greco, prostituta-operaia bella, saggia e rassicurante che appaga i sensi (a questi provvede anche la Medici) e l’animo. Solo sullo sfondo le contestazioni studentesche del ‘68.

Deepred89

Ménage à trois alla bolognese (ma con qualche trasferta) con tocchi decadenti, un film piccolo piccolo che sta in piedi grazie all’elegante confezione. Brava la Medici, così così Noury, Lovelock davvero mediocre (come lui stesso ammetterà), intreccio banale ma nemmeno malvagio, anche se la conclusione non soddisfa. Curiosi gli accenni gay, anche se timidi quanto tutti il resto. Non imprescindibile, ma interessante per il suo mostrare un sessantotto vissuto nelle retrovie.
Lucius

Grande successo internazionale per questa pellicola basata su una storia vera. Avrei invertito i ruoli ai due attori per una propensione maggiore verso i rispettivi personaggi ma, detto questo, trattasi di una bella perla del cinema italiano. Il triangolo no, non lo avevo considerato, in un’ambientazione sessantottina, tra movimenti studenteschi e sentimenti difficili da gestire. Qualche remora sul finale, ma realistico al cento per cento. Ottima anche la scelta delle location.
Fauno

Un bellissimo film e per nulla melodrammatico, che descrive ed esprime in maniera intatta e integra molte delle sensazioni presenti nei giovani, senza vergogna di scandagliare nel loro animo più recondito. Attori abbelliti e scenari selezionati con criterio, il film non ha pecche, non sfocia mai nel patetico e non cala. Dovendomi però trovare davanti alla biforcazione finale, umanamente son più dalla parte di Noury che da quella della Medici.

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Il regista Sergio Capogna

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Location 1 Villa Cordellina Lombardi nel film

Villa Cordellina Lombardi in Via Giacomo Matteotti a Montecchio Maggiore (VI)

Location 1 Villa Cordellina Lombardi, Montecchio Maggiore (VI

Vista frontale,oggi

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Sullo sfondo,il Grand Hotel di Rimini

Location 2 Grand Hotel Rimini

Il Grand Hotel di Rimini oggi

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Prato della Valle,Padova, nel film

Location 3 Prato della valle oggi

Prato della Valle oggi

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Il cinema Odeon di Bologna nel film

Location 4 Cinema odeon Bologna oggi

Il cinema Odeon di Bologna oggi

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