Gli Oscar del 1988

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La sera del 11 aprile 1988 a Los Angeles presso lo Shrine Civic Auditorium si tiene l’annuale cerimonia per la consegna
degli Academy Awards,gli Oscar cinematografici relativi a film proiettati nell’anno precedente.
E’ una serata in qualche modo storica per il cinema italiano;a stravincere è L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci,che si aggiudica
con un en plein memorabile tutte le 9 statuette per le quali concorreva.
E’ anche la serata della candidatura di La famiglia, regia di Ettore Scola,che partecipa come miglior film straniero e che dovrà arrendersi ad
un film davvero bellissimo,Il pranzo di Babette del danese Gabriel Axel,della vittoria di un altro italiano illustre in campo cinematografico,
Vittorio Storaro per la miglior fotografia di L’ultimo imperatore,per Gabriella Cristiani autrice del miglior montaggio di L’ultimo imperatore,
per Ferdinando Scarfiotti, Bruno Cesari e Osvaldo Desideri migliori scenografi ancora una vola per il film di Bertolucci,
e con la candidatura del Maestro Ennio Morricone autore della colonna sonora del film Gli intoccabili,battuto soltanto da
Ryuichi Sakamoto, David Byrne e Cong Su,musicisti dell’Ultimo imperatore ed infine il nostro Marcello Mastroianni in lizza come miglior attore per il film Oci ciornie.

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Los Angeles , lo Shrine Civic Auditorium

Il film di Bertolucci straccia tutti;ma va anche detto che Hollywood quest’anno presenta un lotto di concorrenti di livello medio,mancando per esempio dalla cinquina di finalisti registi del calibro di Stanley Kubrick,ancora una volta penalizzato da giurie miopi autore dello splendido e durissimo Full Metal Jacket.
Il miglior attore è Michael Douglas per Wall Street mentre la miglior attrice è scandalosamente Cher per Stregata dalla luna,che batte le ben più meritevoli Glenn Close,Meryl Streep e Holly Hunter.
C’è spazio per un Oscar al grande Sean Connery,come miglior attore non protagonista per Gli intoccabili,film anch’esso non presente,incredibilmente,nella cinquina dei migliori film.
Grandi sconfitti sono Dentro la notizia,di James L. Brooks e L’impero del sole di Spielberg,che nonostante 7 candidature il primo e 6 il secondo restano a bocca asciutta.
E’ un’edizione,la 60a,che lascia basiti per le scelte dei giurati,pronti a premiare prodotti meramente commerciali a scapito di prodotti di qualità.
La serata è presentata dal comico Chevy Chase,da segnalare il Premio alla memoria Irving G. Thalberg per il grande Billy Wilder.

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Miglior film

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L’ultimo imperatore (The Last Emperor), regia di Bernardo Bertolucci

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Dentro la notizia (Broadcast News), regia di James L. Brooks

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Attrazione fatale (Fatal Attraction), regia di Adrian Lyne

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Anni ’40 (Hope and Glory), regia di John Boorman

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Stregata dalla luna (Moonstruck), regia di Norman Jewison

Miglior regia

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Bernardo Bertolucci – L’ultimo imperatore (The Last Emperor)

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Adrian Lyne – Attrazione fatale (Fatal Attraction)

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John Boorman – Anni ’40 (Hope and Glory)

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Norman Jewison – Stregata dalla luna (Moonstruck)

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Lasse Hallström – La mia vita a quattro zampe (My Life as a Dog)

 

Miglior attore protagonista

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Michael Douglas – Wall Street

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William Hurt – Dentro la notizia

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Marcello Mastroianni – Oci ciornie

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Jack Nicholson – Ironweed

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Robin Williams – Good Morning, Vietnam

Migliore attrice protagonista

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Cher – Stregata dalla luna

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Glenn Close – Attrazione fatale

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Holly Hunter – Dentro la notizia

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Sally Kirkland – Anna

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Meryl Streep – Ironweed

Miglior attore non protagonista

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Sean Connery – Gli intoccabili (The Untouchables)

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Morgan Freeman – Street Smart – Per le strade di New York (Street Smart)

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Albert Brooks – Dentro la notizia (Broadcast News)

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Vincent Gardenia – Stregata dalla luna (Moonstruck)

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Denzel Washington – Grido di libertà (Cry Freedom)

Migliore attrice non protagonista

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Olympia Dukakis – Stregata dalla luna

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Norma Aleandro – Gaby – Una storia vera

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Anne Archer – Attrazione fatale

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Anne Ramsey – Getta la mamma dal treno

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Ann Sothern – Le balene d’agosto

Miglior sceneggiatura originale

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John Patrick Shanley – Stregata dalla luna

Louis Malle – Arrivederci ragazzi
James L. Brooks – Dentro la notizia
John Boorman – Anni ’40
Woody Allen – Radio Days

Miglior sceneggiatura non originale

Mark Peploe e Bernardo Bertolucci – L’ultimo imperatore
Tony Houston – The Dead – Gente di Dublino
James Dearden – Attrazione fatale
Stanley Kubrick, Michael Herr e Gustav Hasford – Full Metal Jacket
Lasse Hallström, Reidar Jönsson, Brässe Brannström e Per Berglund – La mia vita a quattro zampe

Miglior film straniero

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Il pranzo di Babette regia di Gabriel Axel (Danimarca)

Arrivederci ragazzi regia di Louis Malle (Francia)
Esame superato regia di José Luis Garci (Spagna)
La famiglia regia di Ettore Scola (Italia)
L’arciere di ghiaccio regia di Nils Guap (Norvegia)

Miglior fotografia

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Vittorio Storaro – L’ultimo imperatore

Michael Ballhaus – Dentro la notizia
Allen Daviau – L’impero del sole
Philippe Rousselot – Anni ’40
Haskell Wexler – Matewan

Miglior montaggio

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Gabriella Cristiani – L’ultimo imperatore

Richard Marks – Dentro la notizia
Michael Kahn – L’impero del sole
Michael Kahn, e Peter E. Berger – Attrazione fatale
Frank J. Urioste – RoboCop

Miglior scenografia

Ferdinando Scarfiotti, Bruno Cesari e Osvaldo Desideri – L’ultimo imperatore
Anthony Pratt e Joan Wollard – Anni ’40
Norman Reynolds e Harry Cordwell – L’impero del sole
Santo Loquasto, Carol Joffe, Les Bloom e George DeTitta jr. – Radio Days
Patrizia von Brandenstein, William A. Elliott e Hal Gausman – Gli intoccabili

Migliori costumi

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James Acheson – L’ultimo imperatore

Dorothy Jeakins – The Dead – Gente di Dublino
Bob Ringwood – L’impero del sole
Jenny Beavan e John Bright – Maurice
Marilyn Vance Straker – Gli intoccabili

Miglior trucco

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Rick Baker – Bigfoot e i suoi amici

Bob Laden – Un’idea geniale

Migliori effetti speciali

Dennis Muren, William George, Harley Jessup e Kenneth Smith – Salto nel buio

Joel Haynek, Robert M. Greenberg, Stan Winston e Richard Greenberg – Predator

Migliore colonna sonora

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Ryuichi Sakamoto, David Byrne e Cong Su – L’ultimo imperatore

George Fenton e Jonas Gwangwa – Grido di libertà
John Williams – L’impero del sole
Ennio Morricone – Gli intoccabili
John Williams – Le streghe di Eastwick

Miglior canzone

(I’ve Had) The Time of My Life, musica di Franke Previte, John De Nicola e Donald Markowitz, testo di Franke

Previte – Dirty Dancing – Balli proibiti (Dirty Dancing)
Cry Freedom, musica e testo di George Fenton e Jonas Gwangwa – Grido di libertà (Cry Freedom)
Nothing’s Gonna Stop Us Now, musica e testo di Albert Hammond e Diane Warren – Mannequin
Shakedown, musica di Harold Faltermeyer e Keith Forsey, testo di Keith Forsey, Harold Faltermeyer e Bob Seger – Beverly Hills Cop II
Storybook Love, musica e testo di Willy DeVille – La storia fantastica (The Princess Bride)

Miglior sonoro

Bill Rowe e Ivan Sharrock – L’ultimo imperatore

Robert Knudson, Don Digirolamo, Tony Dawe e John Boyd – L’impero del sole
Les Fresholtz, Dick Alexander, Vern Poore e Bill Nelson – Arma letale (Letal Weapon)
Michael J. Kohut, Carlos De Larios, Aaron Rochin e Robert Wald – RoboCop
Wayne Artman, Tom Beckert, Tom Dahl e Art Rochester – Le streghe di Eastwick

Miglior documentario

The Ten-Year Lunch: The Wit and Legend of the Algonquin Round Table, regia di Aviva Slesin

A Stitch for Time, regia di Barbara Herbich e Cyril Christo
Radio Bikini, regia di Robert Stone
Hellfire: A Journey from Hiroshima, regia di Michael Camerini e John Junkerman
Eyes on the Prize: America’s Civil Rights Years/Bridge to Freedom 1965, regia di Harry Hampton

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Bernardo Bertolucci

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Michael Douglas e Cher

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Cher

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Olimpia Dukakis

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I presentatori:

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Un povero ricco

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Eugenio Ronconi è un ingegnere ricco ma anche malvisto; ha ormai sviluppato un’autentica fobia per la povertà.
Teme infatti di dover perdere tutte le sue ricchezze, inclusa villa con maggiordomo e moglie viziatissima. Questa paura gli condiziona pesantemente la vita.
Il suo psicologo gli consiglia di provare a vivere da povero,in modo tale da essere eventualmente preparato all’evenienza.
Così Eugenio, dopo essersi rasato e reso irriconoscibile, si fa assumere nell’azienda che dirige, cambiando anche il cognome.
Sperimenta così tutti i disagi della povertà, inclusi i maltrattamenti dei suoi nuovi “superiori.
Incontra casualmente Marta, sua vicina di casa, una ragazza che per vivere è costretta a fare salti mortali, e alla fine se ne innamora.
Ma adesso ha il problema di dichiarare la sua reale identità alla donna mentre è costretto a dover sopravvivere nella giungla cittadina dove,
in qualche modo si adatta, grazie ai consigli del re dei barboni Stanislao.
Vedendo la situazione disperata della sua amata, Eugenio decide di riprendersi in mano la vita e con un improvviso blitz si libera di
tutti gli approfittatori che gli ronzavano intorno, inclusa la moglie infedele e il maggiordomo avido e traditore.
Regolati tutti i conti,con Marta si reca dal suo “amico” Stanislao e… .

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Un povero ricco è una commedia leggera diretta da Pasquale Festa Campanile su un soggetto dello specialista Ottavio Jemma,
dal quale aveva attinto a piene mani per i precedenti La matriarca, Dove vai tutta nuda?, Con quale amore, con quanto amore ecc. .
Sullo sfondo della Milano da bere del 1983, il regista lucano costruisce una commedia che ha il suo punto di forza nell’innata simpatia che Renato Pozzetto ispira con tutti i suoi personaggi.
La trama è esilissima eppure in qualche modo godibile, grazie anche alla presenza di Carlo Mazzarella che con la sua caratteristica voce rauca e il
milanesissimo accento è un simpaticissimo e furfante Stanislao,furbo barbone dalle mille astuzie.
Milano, con i suoi navigli e la sua vita frenetica sono solamente marginali alla storia; non c’è in Festa Campanile la consueta graffiante ironia,che resta molto defilata a tutto vantaggio della commediola che scorre sullo schermo.
La pellicola presenta alti e bassi, soprattutto quando si percepisce nettamente il tentativo del regista di portare la storia verso un lieto fine che chiude il film in puro stile favoletta: un elicottero che sparge banconote a pioggia sulla chiatta comandata da Stanislao.
Un vero peccato, perchè fino a quel punto qualche felice battuta (la forchettata di Stanislao, la moglie che si pesa le tette ecc.) avevano sicuramente strappato più di un sorriso.

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Un povero ricco è il terzultimo film della lusinghiera carriera di Festa Campanile,che nello stesso anno dirige Il petomane con Ugo Tognazzi prima di chiudere la sua esperienza
cinematografica con l’incerto Uno scandalo perbene del 1984, due anni prima che scompaia improvvisamente, a soli 59 anni.
Un film dicevo costruito su Pozzetto ma anche su una affascinante Ornella Muti,la donna di cui si infatua il protagonista.
Anche la Muti è in un periodo d’oro,come del resto Pozzetto, che però stride in maniera fortissima con la conclamata crisi del cinema italiano; infatti, da lì a due anni, avrebbe toccato il fondo con meno di 90 film prodotti nel nostro paese.
La Muti è bella ma palesemente in imbarazzo,mentre Pozzetto è la solita garanzia, grazie al consueto ruolo brillante che gli viene cucito addosso.
Completano il cast Ugo Gregoretti,regista, attore e giornalista di valore qui nel ruolo dello psicologo e un bravissimo Mazzarella.
Buone le musiche di Stelvio Cipriani mentre di sicuro effetto è la location milanese degli anni d’oro del craxismo.
Film totalmente disimpegnato per una serata rilassante.

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Un povero ricco

Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Ornella Muti, Piero Mazzarella, Corrado Olmi, Ugo Gregoretti, Antonio Marsina, Nanni Svampa, Gabriele Tozzi Commedia, durata 92 min. – Italia 1983

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Renato Pozzetto: Eugenio Ronconi/Eugenio Ragona
Ornella Muti: Marta
Piero Mazzarella: Stanislao, detto Fosforo
Patrizia Fontana: Romina
Nanni Svampa: maggiordomo
Corrado Olmi: Neroni, capo del personale
Antonio Marsina: avvocato Marini
Dino Cassio: barista
Ugo Gregoretti: psicologo
Giulio Massimini: commissario
Bruno Rosa: direttore del supermercato
Massimo Buscemi: l’uomo che riceve i fiori
Massimo Mirani: venditore abiti usati

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Ottavio Jemma
Francesco Venturoli
Sceneggiatura Renato Pozzetto
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Stelvio Cipriani e Monica Castello
Scenografia Ezio Altieri
Costumi Rosanna Andreoni

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“Ma perchè abbiamo dei cani così stronzi? Licenzialo!”
“Gli stronzi sono conseguenza del cibo ma non mangiano!”

Curiosità sul film tratte dal sito http://www.cinepanettoni.it

Piero Mazzarella, Stanislao, è stato uno dei più grandi attori teatrali della scena Milanese, nonchè pioniere della rete tv Canale 5 nei primi anni 80, all’interno della quale venivano trasmessi i suoi spettacoli teatrali.

. il barista che caccia Pozzetto dal bar dopo che lui ruba un bicchiere di latte è Dino Cassio, uno dei caratteristi più presenti nei film cult a cavallo tra gli anni 70 e 80, nonchè membro dei Brutos e indimenticato prete nella famosissima scena degli schiaffi di “Vieni avanti cretino”.

. La storica scena della forchetta data da un operaio a Pozzetto, è stata girata alla Darsena di Milano, che in quel periodo era veramente un cantiere in quanto stava per essere realizzata la fermata della metropolitana “Porta Genova”.

. il regista Pasquale Festa Campanile, entusiasta della riuscita del film e del sodalizio lavorativo con Pozzetto, deciderà proprio dopo “Un povero ricco” di girare l’immenso cult “Il ragazzo di campagna”.

. La scena finale della casa galleggiante è girata a Gaggiano, pressochè nello stesso punto in cui nel film “Asso” Adriano Celentano viene ucciso dal sicario.

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L’opinione del sito http://www.mymovies.it

Eugenio, ricco industriale, ha l’ossessione del fallimento e della conseguente povertà. Decide quindi, su consiglio dello psicanalista, di provare a vivere la sua ossessione nella realtà. Si trasforma quindi in povero e si fa assumere in una delle sue aziende in cui viene trattato non proprio con i guanti… Avrà anche il modo di affezionarsi a una vicina di casa, Marta, che non ha una vita facile.
Renato Pozzetto in questo film è ancora perfettamente abile nel giostrare i propri personaggi facendoli passare dal surreale al pragmatico non dimenticando di evidenziare una morale, magari un po’ didascalica, ma esposta sempre con il sorriso sulle labbra. Accanto a lui un’Ornella Muti in uno dei ruoli da commedia meglio riusciti. Da non perdere il cameo di Piero Mazzarella nei panni del clochard (barbone per i milanesi).

L’opinione di Lina dal sito http://www.filmtv.it

Commedia poco originale che non è di certo una delle migliori di Pozzetto e che ricorda molto vagamente la ben più brillante commedia di Mel Brooks, “Vita da cani” in cui un ricco signore sperimenta quanto sia dura la vita di uno straccione.
La trama è scorrevole, ha diversi momenti simpatici e godibili e riesce a divertire quanto basta nel mostrare come un ricco difficilmente riesca ad adattarsi a “fare” il povero, però questa volta la verve comica di Pozzetto appare un po’ fiacca e sottotono e le ragioni che spingono il suo personaggio a sperimentare la miseria appaiono bizzarre, nonsense ed esagerate, poichè lo fanno apparire come un paranoico preda di una strana psicosi fobica (quella di poter diventare povero da un giorno all’altro se gli accadesse di perdere ad esempio il lavoro – come se alla fine non potesse cercarsene un altro in un’epoca in cui il lavoro ancora c’era!). Nel film di Brooks perlomeno invece si dava un senso alla volontà del protagonista ricco di vivere da povero per qualche tempo, ma le pellicole finiscono comunque entrambe con l’aggrapparsi ad una parentesi romantica per donare un po’ di reale consistenza alla storia anche se questa volta Pozzetto e la Muti, non fanno “scintille” sul set come nel caso di “Nessuno è perfetto”.

L’opinione di Renato dal sito http://www.davinotti.com

Altro ottimo titolo pozzettiano dei bei tempi. Non è certo il suo film migliore, a dirla tutta, ma così averne. L’inizio è un po’ loffio se vogliamo, e Pozzetto come ricco industriale carognone non può certo funzionare; ma non appena diventa povero (anche se per scelta) il film prende subito quota per poi decollare definitivamente con l’ingresso in scena del grandissimo Piero Mazzarella. Tutte le sue scene sono memorabili, ed accompagnano la pellicola all’ovvio finale. Per me, è ormai un classico nel vero senso della parola.

Brivido nella notte

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Dave Garland è uno scapolo impenitente e affascinante, che lavora come Disc jockey per una radio indipendente; è legato ad una donna,Tobie, che ama. Tuttavia, Dave non esita a tradire la compagna con Evelyn, sua ascoltatrice assidua, con la quale si illude di avere un rapporto sessuale fine a se stesso.
Infatti, l’uomo si accorgerà di essere precipitato in un incubo nel momento in cui la psicotica Evelyn mostrerà di non voler essere considerata un’avventura.
La donna inizia, quindi, a perseguitare il Dj, arrivando a distruggergli l’appartamento.
Con l’arresto di Evelyn, sembra che la quotidianità di Dave sia tornata alla normalità. Ma ciò che appare un principio di respiro, si dimostrerà, in seguito, l’inizio di un’agonia.
Prima regia cinematografica per Clint Eastwood, che nel 1971 vive un periodo davvero fortunato per la sua carriera: è, infatti, il protagonista di La notte brava del soldato Jonathan del suo amico regista Don Siegel. Non pago delle interpretazioni sullo schermo, Eastwood passa dall’altro lato della macchina da presa con questa prima opera: Brivido nella notte,

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antesignano di un film di grande successo degli anni ottanta, Attrazione fatale di Adrian Lyne, del quale anticipa la tematica dello stalking portato alle estreme conseguenze.
Qui la storia è quella di un uomo un po’ superficiale, distratto dal suo rapporto con la fedele compagna che, in verità, ama profondamente. Il protagonista è, infatti, invogliato dal desiderio di trasgredire e, probabilmente, è stimolato dall’istinto primordiale del predatore, “piaga” dell’universo maschile.
Mal gliene incoglie, perché quella che doveva essere la scopata usa e getta si trasforma in un incubo: il “predatore” si ritroverà a fare i conti con la evidente pazzia della “preda”, una donna profondamente turbata, la quale non solo metterà in crisi il rapporto di Dave con la sua compagna, ma gli minaccierà perfino l’incolumità fisica.
Eastwood dimostra di aver imparato molto sulle tecniche di ripresa e soprattutto sui tempi cinematografici; le lezioni dei suoi maestri Leone e Siegel, che lo avevano diretto in film come
Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e La notte brava del soldato Jonathan.

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Questo Brivido nella notte è, infatti, un thriller di buona fattura, abbastanza teso e scorrevole, decisamente interessante anche come trama.
La persecuzione di cui è fatto oggetto Dave è mostrata con un crescendo di tensione ben calibrata, che dimostra le ottime attitudini, la predisposizione quasi naturale alla direzione di Eastwood, il quale attraverso la sua prestazione smentisce le parole del mentore, Sergio Leone, in merito alle sue capacità interpretative. Difatti, Eastwood non è l’attore con due espressioni “una col cappello e una senza”, ma un interprete capace e volitivo.
Il film, come dicevo, è ben congegnato e scorre tranquillamente.
Eastwood, che nel futuro dirigerà ben 37 pellicole, tutte di ottima fattura, consacrate anche da due Oscar, inizia qui una carriera da regista lusinghiera e importante.
Da Assassinio sull’Eiger a I ponti di Madison County, da Mystic River a Gran Torino, l’attore regista di San Francisco mostrerà doti di padronanza del mezzo tecnico.
Bene anche la sua recitazione nel film, assecondata da quella di un’ottima Jessica Walter, che interpreta la stalker di Dave.
Cameo per l’amico regista Don Siegel in un film in definitiva da vedere e gustare.
Buona la fotografia.
Potete scaricare il film (seguendo il tutorial su questo sito) all’indirizzo https://openload.co/f/AOdcDOYKZcE/Brivido_nella_notte_1971_-_Sat_rip.avi.mp4

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Brivido nella notte

Un film di Clint Eastwood. Con John Larch, Clint Eastwood, Jessica Walter, Donna Mills, Don Siegel Titolo originale Play Misty for Me. Giallo, durata 102 min. – USA 1971.

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Clint Eastwood: Dave Garner
Jessica Walter: Evelyn
Donna Mills: Tobie
John Larch: Sgt. McCallum
Jack Ging: Frank
Irene Hervey: Madge
James McEachin: Al Monte
Clarice Taylor: Birdie
Donald Siegel: Murphy
Duke Everts: Jay Jay

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Pino Colizzi: Dave Garner
Rita Savagnone: Evelyn
Vittoria Febbi: Tobie
Nando Gazzolo: Sgt. McCallum
Ferruccio Amendola: Al Monte
Flaminia Jandolo: Birdie
Carlo Romano: Murphy

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Regia Clint Eastwood
Soggetto Jo Heims
Sceneggiatura Dean Riesner, Jo Heims
Produttore Robert Daley
Fotografia Bruce Surtees
Montaggio Carl Pingitore
Musiche Dee Barton (musiche originali)
Scenografia Alexander Golitzen
Costumi Helen Colvig, Brad Whitney

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L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it

Sull’onda dei personali successi raccolti tra Italia e USA,Clint Eastwood passò anche dall’altra parte della macchina da presa nel 1971,con un thriller che venne rievocato dalla stampa quasi vent’anni dopo dopo il grande risultato di “Attrazione fatale”.Perchè anche in questa pellicola una donna che ha avuto un “one night stand”,più elegante certo di “una botta e via” con un uomo,non accetta di essere stata considerata solo l’avventura di una nottata,e si vendica fino alla psicopatia,mettendo in pericolo la vita dell’amante e di chi gli è vicino. Certo,riguardandolo oggi,soprattutto dopo le opere che l’antico portatore della pistola di Callaghan in alcuni momenti questo esordio ha delle piccole ingenuità,qualche tempo non gestito propriamente in modo perfetto,ma che attenzione alla descrizione delle personalità,ed interessante l’ambientazione quasi del tutto in notturna, che aggiunge pathos al racconto,e l’attenzione all’escalation da nevrotica a folle omicida della coprotagonista Jessica Walters,un ritratto psicologico raffinato e assolutamente non dozzinale,come invece in molti thriller dell’epoca poteva esser riscontrato. Eastwood, che ha cominciato da qui a costruire una carriera registica intensa e in crescendo,sceglie una via non semplice,giocando se stesso come interprete di un personaggio non libero da ambiguità,e che nel finale ha la meglio sulla scheggia impazzita che vuole uccidere lui e l’amata,in un confronto con risoluzione brusca e ruvida.Al tempo dell’uscita,un quasi sorpreso Kezich ne parlò bene,e dire che non amava particolarmente Clint come star del botteghino e beniamino delle platee….

L’opinione di generation Lost dal sito http://www.filmscoop.it

Il primo lungometraggio che vede Clint Eastwood dietro la macchina da presa racconta quello che al giorno d’oggi i media chiamerebbero un caso di stalking. Siamo nel 1971, il femminismo è oramai qualcosa più che un semplice grido dalla folla, e un regista sensibile come lui avverte la cosa, proponendoci un ribaltamento di ruoli: la donna da preda diventa predatrice, non più soggiogata dalla forza maschile, ma soprattutto anch’essa potente eroticamente, senza paura di usare il sesso e il ricatto come arma.La pellicola procede per tutta la sua durata sul sottile filo che separa la passione dall’ossessione, viste come due facce della stessa medaglia. Il bene è da una parte rappresentato da Tobie, fidanzata di Dave – ritratta sempre in scene diurne, tra il verde e la purezza della natura – mentre Evelyn, il lato malato dell’amore, si situa quasi esclusivamente in ambientazioni notturne o chiuse, quasi claustrofobiche.Dal punto di vista formale il film non presenta alcuna nota degna di citazione: Eastwood è un novizio ed è evidente come l’uso della macchina da presa sia ancora piuttosto rozzo ed elementare. Anche il montaggio è eccepibile, soprattutto nelle scene di lotta che presentano movimenti fin troppo agitati. Le scelte musicali, al contrario, sono solo l’aperitivo di quella che sarà una carriera costellata da grandi momenti melodici applicati al cinema.Brivido nella notte scorre abbastanza linearmente nella sua interezza, mantenendo sempre un costante livello di suspense. Non convince però del tutto la figura di Evelyn, il cui disagio psicologico è analizzato in maniera piuttosto approssimativa, lasciando più spazio alle azioni criminose che ai momenti di intimità e malattia.Ottime invece le sequenze riguardanti il festival jazz di Monterrey ma sopratutto le riprese aeree di Camden che risentono molto dello stile di Siegel (vedasi dirty harry)

Dal sito http://www.storiadei film.it

Imperfetto ma suggestivo.

Spenta la luce e isolata acusticamente la stanza sarà facile provare quel brivido nella notte con cui si è discutibilmente tradotto Play Misty For Me. Non è detto che a suggestionare sia la convincente follia di Jessica Walter, tanto riuscita da spingere chiunque a desiderare la sua morte, potrebbe anche essere la colonna sonora, eccessivamente risaltata ma con una scelta azzeccata dei titoli. Atmosfere giuste e buone scelte di regia compensano la mancanza di originalità della trama e alcuni passaggi degni di pennichella (come la lunga sequenza d’amore tra piante e cascate). È un film d’esordio alla regia e si nota. Se non fosse per il nome dietro la macchina da presa sarebbe un titolo del passato di cui difficilmente si parlerebbe. Il punto è che la non originalissima sceneggiatura di Jo Heims venne acquistata dalla Universal, su consiglio di Eastwood, a condizione che fosse Clint stesso a girare la pellicola. Così ci ritroviamo con il duro e puro uomo senza nome in balia a due donne che giocano con i suoi sentimenti e la sua vita, incastrandolo nella penisola californiana di Carmel-Monterey (la stessa dove Clint ricoprirà la carica di sindaco).

Un film semplice, che rallenta eccessivamente in alcuni passaggi ma dimostra passione verso il cinema e la musica, elementi che verranno riproposti in modo più maturo e riuscito.(…)

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Andavamo al cinema-Parte dodicesima

Continua il viaggio attraverso il belpaese alla ricerca delle sale cinematografiche che hanno segnato indelebilmente la storia del cinema in Italia,sin dai suoi albori.Alcune di queste immagini sono davvero rarissime e sembrano sospese nel tempo.Un tempo ormai sepolto ma vividamente scolpito nella memoria di quanti,in questi cinema,hanno passato ore di svago e divertimento o semplicemente sognando con i protagonisti degli schermi.

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Cinema Teatro Toniolo,Mestre (Venezia)

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Cine Arena Paradiso,Guidonia Montecelio (Roma)

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Cine Teatro Aurora,Petilia (Roma)

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Cine Teatro Il Vicoletto,Cagliari

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Sala proiezione Cine Teatro Imperiale,Guidonia Montecelio (Roma)

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Cine Teatro Iris,San Sepolcro (Arezzo)

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Cinema Ambra, Torino

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Sala di proiezione del cinema della caserma Carlo Pisacane,Livorno

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Cinema Apollo,Ferrara

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Cinema Arcadia,Milano

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Cinema Argentina,Milano

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Cinema Arlecchino,Somma Vesuviana (Napoli)

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Cinema Aurora,Modica (Ragusa)

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Cinema Aurora,Riesi  (Caltanisetta)

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Cinema Belvedere,Frigento (Avellino)

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Sala cine Casa della gioventù,Roma

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Cinema Biri,Padova

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Cinema Calandra,Cetraro (Cosenza)

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Cinema Capitol,Milano

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Cinema Capranichetta,Roma

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Cinema Cavour,Bari

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Sala proiezione cinema Aurora,Legnano (Milano)

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Sala proiezione cinema Astor,Torino

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Cinema Cavour,Modena

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Cinema Centrale,Monza

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Cinema Centrale,Randazzo (Catania)

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Cinema Centrale,Rho (Milano)

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Cinema Comunale,Crespino (Rovigo)

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Cinema Concordia,Mestre (Venezia)

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Sala ingresso cinema Ideal,Atripalda (Avellino)

1980, un anno di cinema

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E’finito il decennio settanta.
Senza grandi rimpianti,se vogliamo; le aspettative di fine anni sessanta,l’impegno,le lotte hanno lasciato il posto alla disillusione.
Ora c’è voglia soltanto di lasciarsi alle spalle la triste stagione degli anni di piombo,della crisi economica e energetica,dell’inflazione a doppia cifra.
Che qualcosa stesse cambiando era apparso chiaro già dal 1978,anno cruciale e fra i più importanti dello scorso secolo.
C’è ora voglia di leggerezza,per scacciare i dieci anni d’incubo che il paese ha vissuto.
Ed effettivamente le aspettative di tutti saranno premiate,anche se non dall’oggi al domani.
Il 1980 infatti è un anno per certi versi drammatico,che sembra avvinghiare il paese all’àncora del decennio precedente;
il terrorismo morde selvaggiamente,il 1980 sembra la triste prosecuzione dell’anno appena passato.
Tre fatti luttuosi e gravissimi sconvolgono l’anno,gettando una luce sinistra sulle aspettative per un decennio meno inquieto,
meno angoscioso del 1979.

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Shining di Kubrick

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Sophie Marceau in Il tempo delle mele

Il 27 giugno un aereo di linea della Itavia,un DC9 in viaggio verso Palermo scompare dai radar.
Accade mentre il velivolo sorvola Ustica,con i suoi 81 passeggeri.
Alla fine si scopre che l’aereo è esploso in volo,ma coperture e depistaggi impediranno di far luce sulla vera natura
dell’incidente.Dopo oltre 35 anni la verità è emersa,nonostante tutto,anche se ancora non chiara;il DC9 venne abbattuto per errore
durante una battaglia aerea sui cieli di Ustica,ma ancora oggi è una verità contestata proprio da parte di coloro che avrebbero dovuto
far luce sulla vicenda,ovvero gli alti gradi dell’aeronautica militare.
Il 2 agosto,alle 10 e 25,in una calda giornata d’estate la stazione di Bologna è piena di turisti in transito per le mete di vacanza.
Un potentissimo ordigno,piazzato nella sala d’attesa,esplode causando la morte di 85 persone ed oltre 200 feriti.Siamo al culmine della strategia della tensione, anche in questo caso depistaggi dei servizi segreti impediranno di conoscere appieno i responsabili della strage,ancora oggi non del tutto individuati.
Infine il 23 novembre,una tranquilla domenica,poco dopo le 19,30 una devastante scossa di terremoto del decimo grado della scala Mercalli rade al suolo interi paesi dell’Irpinia,causando la morte di 3000 persone oltre al ferimento di migliaia di cittadini e danni incalcolabili.
Questo lo scenario di un anno davvero drammatico,che cinematograficamente parlando sarà uno dei più bui della storia .
La crisi del cinema è ormai conclamata,con la perdita di milioni di spettatori e le produzioni ne risentono pesantemente.

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The blues brothers

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Bianco rosso e Verdone

Non è tanto una questione di numeri,perchè siamo comunque attorno alle 140 produzioni quindi in crescita rispetto al 1979,quanto piuttosto di qualità.
Davvero si fatica a trovare,ovviamente per quanto riguarda le produzioni di casa nostra,pellicole degne di segnalazioni.
Così i prodotti migliori,al solito,arrivano dall’estero.
Come lo splendido film di Kubrick Shining,uno dei capolavori del maestro,tratto da un romanzo di Stephen King,un horror metafisico interpretato da uno straordinario Jack Nicholson.
John Landis dirige uno dei cult degli anni 80,The blues brothers,con la straordinaria coppia Dan Aykroyd e John Belushi;storia di due fratelli che vogliono impedire la chiusura della loro scuola e che organizzano un concerto per scongiurare l’evento.Una spettacolare colonna sonora e il ritmo ossessivo delle gag unito ad una direzione fatta con mano ferma portano il film al successo mondiale.
Martin Scorsese presenta uno dei suoi capolavori,Toro scatenato,protagonista Robert De Niro nei panni di Jake La Motta,pugile italo americano campione dei pesi medi.
Il film è girato in un vivido bianco e nero,Robert De Niro,quasi irriconoscibile per il peso preso per esigenze artistiche si produce in una performance che gli varrà,nel 1981,l’Oscar come miglior attore protagonista.

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Il piccolo Lord

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Toro scatenato

Sempre da oltre oceano arriva un grandissimo successo,Star Wars – Episodio V – L’impero colpisce ancora,seconda parte della saga di Guerre stellari.
Il fascino di Han Solo e Luke Skywalker è intatto,il film è molto ben fatto,il successo assicurato.
Dopo il grandissimo successo di Il cacciatore,torna Michael Cimino con un bellissimo film che parla di immigrazione e intolleranza,I cancelli del cielo.
L’opera è un capolavoro,ma non viene capita e si tramuta in un fiasco ai botteghini con perdite colossali pari a circa 40 milioni di dollari e che costò quasi il fallimento per la gloriosa United Artist.Ci vorranno anni per rivalutare il film,uno dei capolavori del cinema americano moderno.
Il 14 aprile,presso il Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles,tradizionale passerella per l’assegnazione dei premi Oscar relativi ai film del 1979;vince Kramer contro Kramer,di Robert Benton che si impone con molta infamia su un capolavoro come Apocalypse now.
Ma gli americani non amano scavare nel loro poco inglorioso passato e il film di Coppola,penalizzato dalla giuria,si impone nelle sale prendendosi la legittima rivincita.
Dustin Hoffman è il miglior attore mentre Sally Field è la migliore attrice.
A concorrere per l’Italia c’è soltanto Dimenticare Venezia;ma la pur bella pellicola di Brusati nulla può contro lo splendido Il tamburo di latta di Volker Schlöndorff.

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Cannibal holocaust

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La città delle donne

A Cannes la Palma d’oro è attribuita ex aequo a due grandi film,All that jazz di Bob Fosse e Kagemusha l’ombra del guerriero di Akira Kurosawa.
Siamo alla celebrazione vera del cinema d’autore.
Intanto nelle sale spopola,sopratutto fra gli adolescenti il film che lancia Sophie Marceau,Il tempo delle mele,commedia sulle inquietudini e i sogni di una ragazzina,film arricchito da una colonna sonora intrigante mentre dagli Usa arriva un altro film di successo sicuramente meno interessante e più commerciale,Laguna blu di Randal Kleiser,storiella che narra le vicende di due ragazzini che dopo un naufragio sbarcano su un’isola e che vivranno avventure e che alla fine si innamoreranno.
Il cinema italiano,in fortissima crisi economica e di identità propone poche cose degne di rilievo,come il folgorante esordio di Carlo Verdone con Un sacco bello e l’ancor più fortunato Bianco rosso e Verdone,due pellicole che segnano l’inizio di una lusinghiera carriera cinematografica per l’attore regista romano.
Dario Argento propone la seconda parte della sua trilogia delle “tre madri”,quell’Inferno che è opera di indubbio spessore ma che è anche vista con diffidenza dai critici;splendida la traccia audio Mater tenebrarum del compianto  Keith Emerson.Davvero bello è La terrazza di Ettore Scola,lucido affresco su un gruppo di intellettuali occupati a parlare di tutto e che un anno dopo l’incontro si rivedono,con posizioni molto diverse;un cast d’eccezione,che comprende Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni,Stefano Satta Flores, Carla Gravina, Serge Reggiani, Stefania Sandrelli.

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Gente comune

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Stati di allucinazione

Per Fellini è l’ora di parlare di rapporti fra uomo e donna in La città delle donne,caleidoscopica galleria di immagini con protagonista un bravissimo Mastroianni;a fasi alterne è invece Il papocchio,un film quasi non sense diretto da Renzo Arbore che per l’occasione prende in giro benevolmente la chiesa riproponendo alcuni dei suoi compagni di scorrerie televisive come Roberto Benigni, Andy Luotto, Mario Marenco, Luciano De Crescenzo e con camei di Martin Scorsese,Mariangela Melato, Isabella Rossellini.
Per la ormai moribonda commedia sexy vengono proiettati film come La dottoressa ci sta col colonnello,sguaiata commediaccia con Banfi e la Cassini,L’insegnante al mare con tutta la classe di Michele Massimo Tarantini,il pessimo Fantozzi contro tutti di Parenti,il discreto Qua la mano di Pasquale Festa Campanile.
Ma ci rifacciamo il palato con il cinema d’oltralpe,segnalando uno dei capolavori di Akira Kurosawa,Kagemusha l’ombra del guerriero,epico affresco ambientato nel Giappone feudale,con Gente comune di Robert Redford che l’anno successivo vincerà l’Oscar,coinvolgente storia di un ragazzo di sedici anni che tenta di suicidarsi dopo la morte del fratello maggiore e che troverà nuovi scopi per vivere grazie a suo padre e ad un sensibile dottore.
Brian De Palma presenta Vestito per uccidere,un film in bilico tra il thriller e l’horror con un bravissimo Michael Caine,mentre dalla Francia arriva uno splendido film di Truffaut,L’ultimo metrò,una storia drammatica con sullo sfondo l’occupazione nazista di Parigi.
Grande successo per il musical Saranno famosi,diretto da Alan Parker,che affronta con delicatezza e passione la storia di un gruppo di aspiranti ballerini e cantanti,ognuno alle prese con la difficile realtà della vita nello spietato mondo dello spettacolo ma anche nella giungla cittadina e dei rapporti umani.

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I cancelli del cielo

Riprendendo il discorso sul cinema italiano,il film più visto della stagione è Il bisbetico domato,diretto da Castellano e Pipolo,con protagonista la coppia Celentano-Ornella Muti in una commedia gradevole che vede una ragazza snob riuscire a piegare la volontà di un benestante contadino dal carattere chiuso e introverso,misogino fino al momento in cui compare nella sua vita il ciclone Muti.
Tra i titoli della commedia italiana vanno citati il simpatico Fico d’India di Steno,con uno straripante Pozzetto,Zucchero miele e peperoncino di Sergio Martino,film in tre episodi con un cast di comprimari molto validi che vanno dal solito Lino Banfi a Dagmar Lassander e all’immancabile Edwige Fenech,alle ultime fasi di una carriera senza acuti spesa tutta nel florido filone sexy.
Ancora,tra i film italiani si possono citare Io e Caterina di Alberto Sordi,mediocre commedia imbastita sul rapporto tra un ricco industriale e un robot donna che si rivelerà essere più temibile di una donna in carne ed ossa,film leggermente misogino e discutibile anche nelle tematiche,Delitto a Porta Romana di Bruno Corbucci con l’inossidabile coppia Milian-Bombolo,Non ti conosco più amore di Sergio Corbucci con Monica Vitti,Johnny Dorelli,Luigi Proietti,Franca Valeri,il brillante esordio di Maurizio Nichetti con Ho fatto splash!
I David di Donatello vanno a Gillo Pontecorvo come miglior regia per il film Ogro ex aequo con Marco Bellocchio per Salto nel vuoto mentre per il cinema straniero a vincere è Losey con il suo Don Giovanni,mentre il miglior regista straniero è Coppola per Apocalypse now.Viene premiata Virna Lisi come miglior attrice per La cicala e Celentano come miglior attore per Mani di velluto.

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L’infermiera nella corsia dei militari

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La dottoressa ci sta col colonnello

Riscuotono buoni successi di critica e pubblico Il piccolo Lord di Jack Gold con Rick Schroder e Alec Guinness,riedizione del classico per la letteratura per ragazzi che narra le vicende di un bambino nipote di un ricchissimo Lord che riuscirà a far breccia nel suo cuore inaridito con tutta la carica della sua ingenuità e candore,il commovente The elephant man di David Lynch con tre bravissimi attori come Anne Bancroft, John Hurt, Anthony Hopkins,ripreso dalla storia vera di un povero essere deforme mostrato al pubblico come eccentrico errore della natura,liberato dalla sua schiavitù da un medico,rapito e poi liberato,che si spegnerà con dolcezza dopo una vita travagliata,American gigolò di Paul Schrader,che lancia il talento e il fascino di Richard Gere,prostituto d’alto bordo coinvolto in una torbida storia a sfondo thriller.
Ancora,tornando in Italia,buon successo (non certamente di critica) per il cannibal movie di Ruggero Deodato Cannibal Holocaust,un film per chi ha lo stomaco forte mentre Sergio Martino con La moglie in vacanza… l’amante in città propone la coppia di sex symbol Barbara Bouchet e Edwige Fenech,Nanni Loy dirige un grande Nino Manfredi in Cafè express,storia amara di un finto invalido che vive sui treni vendendo caffè ai passeggeri e Mariano Laurenti una delle ultime commedie sexy,La ripetente fa l’occhietto al preside.

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Kagemusha l’ombra del guerriero

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L’insegnante al mare con tutta la classe

Altri successi della stagione:
Brubaker di Stuart Rosenberg,storia di un direttore di carcere che invano cerca di fermare la dilagante corruzione dei secondini e la prepotenza di alcuni carcerati;
Antropophagus di Joe D’Amato,cannibal movie con tanto di caccia ad un mostro cannibale feroce e implacabile;
Fog di John Carpenter,film davvero ben fatto in stile horror,con una nebbia assassina che porta sei reincarnati a seminare il terrore in una pacifica città della California;
Superman II di Richard Lester,il ritorno del supereroe che vorrebbe sposarsi ma è costretto a mettere la tuta per difendere nuovamente la terra;
Stardust memories di Woody Allen,con il regista che rifà il verso a Fellini raccontando i suoi rapporti tormentati con le donne;
Mangiati vivi di Umberto Lenzi,ancora un cannibal movie imbastito sul racconto di una ragazza che vuole liberare sua sorella prigioniera di un folle santone nella giungla;
Flash Gordon di Mike Hodges,mega produzione che racconta le avventure del personaggio creato da Alex Raymond con un cast stellare che va da Max Von Sidow alla nostra Ornella Muti.

Da quanto si è letto,non è stata affatto una grande annata almeno per il cinema italiano.
Il declino inarrestabile,che culminerà nel 1985 con meno di 90 pellicole prodotte è ormai conclamato.
Altri premi importanti dell’anno ovvero l’Orso d’oro del Festival internazionale del cinema di Berlino va ex aequo ai film Heartland di Richard Pearce e Palermo o Wolfsburg di Werner Schroeter mentre il prestigioso BAFTA attribuito dalla
British Academy Film Awards relativa a film del 1979 premia Woody Allen e il suo splendido Manhattan.

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The elephant man

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American gigolò

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Un sacco bello

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Inferno

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Star wars V L’impero colpisce ancora

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Vestito per uccidere

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Il bisbetico domato

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La moglie in vacanza,l’amante in città

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Cafè express

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Brubaker

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L’ultimo metrò

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Saranno famosi

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La ripetente fa l’occhietto al preside

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Fog

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Mia moglie è una strega

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Zucchero miele e peperoncino

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Mangiati vivi

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Mon oncle d’amerique

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Flash Gordon

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La terrazza

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Io e Caterina

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Kramer contro Kramer

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All that jazz di Bob Fosse e Kagemusha l’ombra del guerriero di Akira Kurosawa

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Ogro di Gillo Pontecorvo ex aequo con Salto nel vuoto di Marco Bellocchio

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Heartland di Richard Pearce e Palermo o Wolfsburg di Werner Schroeter

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Una drammatica foto della sciagura al largo di Ustica

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Devastazione nella stazione di Bologna dopo l’attentato

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Il terremoto in Irpinia

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L’assassinio di Bachelet da parte delle Brigate rosse

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Scompare nel 1980 il Maresciallo Tito

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Si svolgono le Olimpiadi di Mosca

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Ronald Reagan è il nuovo presidente degli Usa

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Tributo commosso a John Lennon

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I flani del 1969-Prima parte

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Ecco una selezione di alcuni flani di film dell’ultimo anno del decennio sessanta,il 1969,denso di capolavori ed anno cruciale per la cinematografia mondiale.Alcuni film non sono famosissimi,ma i loro flani meritano sicuramente di essere ricordati.Una cosa;il materiale pubblicato non ha copyright ed è frutto di un paziente lavoro di ricerca.I colleghi che prendono le immagini dal mio sito sono liberissimi di farlo,tuttavia cortesia vorrebbe che citassero almeno la fonte da cui hanno prelevato il materiale.Buona lettura

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Il flano dell’ottimo film di Fulci Una sull’altra

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Gran bel film,programmato in Italia con il titolo Le cerbiatte

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Un film girato con due lire ma che incassò tantissimo

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Serafino,uno dei film più visti della stagione

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Uno dei massimi capolavori della cinematografia di tutti i tempi

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Sicuramente non il più bello,come pomposamente recitato,ma di sicuro di buon livello

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Uno degli ultimi film di John Wayne

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Il personaggio creato da Jean Bruce in un film di buon livello

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Un erotico soft super censurato

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Flop clamoroso per questo film di Masumura nonostante il titolo ammiccante

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Protagonista una splendida Femi Benussi

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Musicarello ripreso dal titolo della canzone vincitrice di Sanremo

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B movie bellico in stretta economia

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Di enorme c’è solo la pubblicità;fiasco in tutti i sensi

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Un bellissimo cast per un adventure movie affascinante

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Ancora un flop per Masumura

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Davvero un bel film questo Plagio

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Indiana Jones e l’ultima crociata

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Una fedora,una frusta ed un revolver.
Ma, soprattutto, un’aria scanzonata e al tempo stesso da impunito.
Questo è Indiana Jones o, meglio, Henry Jones Junior, come specificherà suo padre, il Professor Henry Jones
che, in questa terza parte delle avventure del professore e archeologo Indiana Jones, ci rivelerà che Indiana era il nome del cane di Henry Junior.

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Steven Spielberg torna, quindi, ad occuparsi delle avventure di Indiana nel 1989, esattamente cinque anni dopo Indiana Jones e il tempio maledetto
e otto dopo il travolgente successo di I predatori dell’arca perduta.
Indiana Jones e l’ultima crociata converge sullo schermo una coppia di re Mida del cinema, composta dallo stesso Spielberg e da
George Lucas, produttore celebrato (nonché proficuo) della saga di Guerre stellari, Brivido caldo e di molti altri film.

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Un connubio che funziona grazie anche al carisma,al magnetismo, di Harrison Ford il quale, questa volta,dopo il ritrovamento dell’Arca dell’Alleanza e delle pietre magiche, deve mettersi sulle tracce del Santo Graal, la coppa nella quale Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Gesù morente.
La novità è rappresentata dalla presenza di Henry Jones, professore e storico, chiaramente mentore ed ispiratore del figlio.
La scelta di Spielberg-Lucas di far interpretare a Sean Connery la parte del professore si rivela vincente; il volto di Connery,quasi sempre solcato
da un sorriso a metà strada tra l’ironico e il sarcastico permette di creare un’alchimia unica tra i due protagonisti.
Sia Ford che Connery evitano di pestarsi i piedi o di rubarsi la scena;quando i due sono insieme il divertimento è assicurato: come nella splendida
sequenza dell’aereo abbattuto da uno stormo di gabbiani, opera del professor Jones che con un ombrello si sbarazza di un mortale nemico.

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Come in I predatori dell’Arca perduta Indiana Jones si ritrova a fare i conti con i nazisti; questa volta arriverà addirittura a incontrare Hitler in persona in una sequenza memorabile e ben congegnata che vede il Fuhrer autografare il diario di Indiana.
Ma andiamo con ordine.
Il giovane Indiana Jones, agli inizi del secolo scorso, è riuscito a sottrarre la croce di Coronado ai banditi che l’avevano rubata.
Nonostante una fuga piena di peripezie, appena giunto a casa deve riconsegnarla nelle mani dello sceriffo,senza ricevere alcun aiuto da suo padre,
troppo indaffarato nei suoi studi per ascoltare il figlio.La croce però finisce nuovamente nelle mani dei banditi,essendo lo sceriffo in combutta con loro.
Ritroviamo Indiana Jones 25 anni dopo a bordo di una nave,ancora alla ricerca della Croce,che finalmente torna nelle sue mani.

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Tornato a casa,Jones mostra la favolosa Croce di Coronado all’amico Marcus Brody;ma una telefonata giunta da Walter Donovan,un miliardario con il pallino dell’archeologia lo trascina in una nuova avventura.
L’uomo infatti è sulle tracce del Santo Graal,ed è in contatto con il Professor Henry Jones,che lavora alle ricerche e che è improvvisamente e misteriosamente scomparso.
Da quel momento Indiana dovrà attraversare mezzo mondo per ritrovare suo padre,decifrando contemporaneamente il libro di appunti del Professor Jones, con le preziose annotazioni dello stesso sul Graal.
Da Venezia a Berlino,fra continui colpi di scena e avventure mozzafiato,Jones figlio e padre,finalmente ricongiunti,arriveranno fino all’antichissima
Petra,dove la caccia si concluderà… .
Indiana Jones e l’ultima crociata è un adventure movie davvero emozionante e ricco di colpi di scena,nel puro stile delle avventure dell’archeologo con la frusta; effetti speciali,un cast di attori molto bravi,ritmo e avventura allo stato puro sono le caratteristiche peculiari del film,che non ha nulla da invidiare  al capostipite della tetralogia,I predatori dell’arca perduta.

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127 minuti di divertimento in cui la noia è bandita.
Bravissimi,nemmeno a dirlo,Harrison Ford e Sean Connery.
Da segnalare la buona interpretazione di River Phoenix che interpreta Indiana Jones da ragazzo e l’ormai familiare figura del placido e sornione
Denholm Elliott nei panni del Professor Marcus Brody.
Ottima anche Alison Doody nelle vesti della Dottoressa Elsa Schneider,la fanatica nazista che tradirà Indiana Jones.
Bella come al solito la marcetta di John Williams,tema sonoro di un film che si vede e rivede,instancabilmente, a tutte le età.

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Indiana Jones e l’ultima crociata

Un film di Steven Spielberg. Con Harrison Ford, Sean Connery, Denholm Elliott, Alison Doody, Michael Byrne, John Rhys-Davies,Julian Glover, River Phoenix, Kevork Malikyan, Robert Eddison, Richard Young, Alexei Sayle, Alex Hyde-White, Paul Maxwell, Isla Blair,Vernon Dobtcheff Titolo originale Indiana Jones and the Last Crusade. Avventura, durata 127 min. – USA 1989.

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Harrison Ford: Indiana Jones
Sean Connery: Prof. Henry Jones
Alison Doody: Dott.ssa Elsa Schneider
Julian Glover: Walter Donovan
John Rhys-Davies: Sallah
Denholm Elliott: Prof. Marcus Brody
Michael Byrne: Col. Vogel
Kevork Malikyan: Kazim
River Phoenix: Indiana Jones da ragazzo
Robert Eddison: Cavaliere del Graal
Richard Young: Garth (Fedora)
Paul Maxwell: Panama
J.J. Hardy: Herman
Bradley Gregg: Roscoe
Marc Miles: Lo Sceriffo
Alexei Sayle: Sultano
Luke Hanson: Ufficiale SS al castello
Julie Eccles: Irene

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Michele Gammino: Indiana Jones
Pino Locchi: Prof. Henry Jones
Isabella Pasanisi: Dott.ssa Elsa Schneider
Cesare Barbetti: Walter Donovan
Renato Mori: Sallah
Sergio Tedesco: Prof. Marcus Brody
Francesco Vairano: Col. Vogel
Nino Prester: Kazim
Fabio Boccanera: Indiana Jones da ragazzo
Giorgio Piazza: Cavaliere del Graal
Marco Mete: Garth (Fedora)
Sandro Sardone: Panama
Marco Guadagno: Herman
Vittorio Stagni: Roscoe
Manlio De Angelis: Lo Sceriffo
Franco Chillemi: Sultano
Max Turilli: Ufficiale SS al castello
Cristina Boraschi: Irene

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Regia Steven Spielberg
Soggetto George Lucas e Menno Meyjes
Sceneggiatura Jeffrey Boam
Produttore Robert Watts
Produttore esecutivo George Lucas e Frank Marshall
Fotografia Douglas Slocombe
Montaggio Michael Kahn e George Lucas (non accreditato)
Musiche John Williams
Scenografia Elliot Scott

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“L’archeologia si dedica alla ricerca dei fatti. Non della verità. Se vi interessa la verità, l’aula di filosofia del professor Tyre è in fondo al corridoio.”

“Colui che beve l’acqua che io gli darò, dice il Signore, avrà dentro di sé una sorgente inesauribile dalla quale sgorgherà la vita eterna. Lasciate che mi conducano alla tua montagna sacra nel luogo dove dimori, attraverso il deserto e oltre la montagna, nella gola della luna crescente, al Tempio dove la coppa che contiene il sangue di Gesù Cristo risiede per sempre”.

“Mi ero sbagliato a giudicarti, Walter. Sapevo che avresti venduto anche tua madre per un’anfora etrusca, ma non sapevo che avresti venduto il tuo paese e la tua anima alla feccia del genere umano.”

“Marcus? Vuoi scherzare? Lo conosci Marcus! Una volta si è perso addirittura nel suo museo!”

“Per colui che è malvagio, la coppa della vita non è che fonte di eterna dannazione. “

“Ma il Graal non dovrà mai oltrepassare il grande sigillo… Codesto il limite, e il prezzo, dell’immortalità.”

“Sallah: Scusate ma cos’è questo “Junior” con cui vi chiamate?
Henry Jones: È il suo nome! Henry Jones “Junior”!
Indiana Jones: Io sono Indiana!
Henry Jones: Si chiamava il tuo cane “Indiana”…
Sallah: Un cane? Tu porti il nome di un cane?
Indiana Jones: Ho un sacco di bellissimi ricordi di quel cane!”

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L’opinione di Kondor 17 dal sito http://www.mymovies.it

Ho rivisto ieri sera per l’ennesima volta questo grande film di Spielberg e ogni volta mi diverto di più.
La presenza di Sean Connery, in un personaggio indimenticabile, conferisce al film e a Indy quel tocco di humour e di storia familiare che ai precedenti mancava. Indiana diventa umano, figlio, non solo il solitario blade runner o cacciatore instancabile di tombe e reperti. E questo conferisce alla storia quell’empatia che agli altri forse mancava.
Lo script è praticamente perfetto, come la musica, il ritmo e il montaggio. Se Spielberg è considerato uno dei migliori registi di sempre è anche grazie ad uno staff ai massimi livelli. Inutile indicare le scene da hall of fame, sono veramente troppe. Quella dell’incontro con Hitler, l’inseguimento in moto, il bigliettaio in mongolfiera…
Un film fantastico che non mi stanco mai di guardare

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Cotola

Terzo capitolo della serie dedicata al famoso archeologo, è inferiore al primo ma sicuramente meglio del secondo. Divertente, gustoso e gradevole è perfetto per intrattenersi nonostante spesso la logica e la “storia” se ne vadano completamente a spasso e ci siano anche alcune esagerazioni atte a rendere il film più spettacolare. La presenza di Connery è un valore aggiunto che non sempre è facile trovare in film del genere.

Tarabas

Indiana Jones ancora una volta contro i nazisti, alla ricerca di suo padre, scomparso da anni mentre cercava nientemeno che il Santo Graal. Terzo e, per me, migliore capitolo della saga, che sfrutta appieno il ritrovato appeal delle storie sul Graal e sui Templari, pieno di trovate spettacolari e con un’aggiunta strepitosa, Sean Connery, che porta la sua classe e ironia nel mezzo dell’atmosfera da superblockbuster che ovviamente domina. Divertenti le spiegazioni di alcune delle “manie” di Indy, spiegate dal papà.

Caesars

Dopo la flessione del secondo episodio, Spielberg gira un capitolo della saga di Indiana Jones che sicuramente può competere con I predatori dell’arca perduta in quanto spettacolo e divertimento. Merito dell’impresa va dato sicuramente all’idea di affiancare al protagonista l’ottimo Sean Connery nella parte del padre. I duetti comici tra i due sono la cosa migliore del film, che comunque vanta un buon ritmo che non annoia mai. Pellicole di questo tipo ogni tanto ci vogliono.

Ciavazzaro

Forse il miglior capitolo della saga, anche per la presenza di Sean Connery nel ruolo del padre dell’archeologo. L’azione è ben curata e i duetti tra i due protagonisti sono molto godibili. Ci sono pure i nazisti! Diverte. Sarebbe stata una bella conclusione, per la serie.

Herrkinski

Pur non raggiungendo i risultati eccellenti dei primi due episodi, questo terzo capitolo si attesta comunque su livelli più che buoni, grazie soprattutto alla presenza vincente del simpatico Sean Connery e alle scene d’azione, sempre spettacolari ed affascinanti (da antologia tutta la parte finale). Notevoli gli effetti e convincente tutto il cast; un po’ raffazzonata la sceneggiatura, ma il film scorre comunque bene e presenta tutti gli elementi migliori della saga, con sprazzi d’umorismo gradevoli e mai esagerati. Nel genere, è sempre al top.

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Il Santo Graal

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Il taccuino del professor Jones

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Il balzo della fede

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La mappa

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Petra

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La lastra tombale

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La croce di Coronado

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Il revolver di Indiana Jones

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