Salvare la faccia


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L’amore è un sentimento complesso, ricco di sfaccettature. Può essere illustrato attraverso un amplesso amoroso, o meglio, attraverso timidi dettagli di un atto di passione. La cinepresa inquadra la carezza di una mano elegante, i capelli sciolti di una giovane donna, il lieve respiro di una ragazza innamorata sulla pelle dell’uomo che l’abbraccia… . Allo spettatore verrebbe voglia di sorridere, verrebbe voglia di immergersi in quell’attimo sognato, nel bene che trasmette alla mente e, sopratutto, all’anima. Tuttavia, qualcosa lo frena. Un suono, una musica fastidiosa, inadatta all’intimità ed in netto contrasto con essa. “Love your neighbour as yourself” recita il ritornello e, lentamente, quasi senza accorgersi, allontana lo spettatore dal sogno, lo accompagna verso la realtà, verso il mondo dei fasulli equilibri, ove, pare che non ci sia spazio per l’amore e per la tenerezza.
La giovane donna è Licia Brignoli (Adrienne La Russa), figlia dell’imprenditore Marco Brignoli (Rossano Brazzi), industriale di Prato, assiduamente impegnato nell’accrescimento del patrimonio familiare. Infatti, con l’inaugurazione della nuova fabbrica, Brignoli non solo solidifica la propria posizione sociale ma agevola la carriera politica dell’Onorevole amico, candidato al Governo. Tanta fatica spesa, quindi, tanti sacrifici per accumulare denaro e potere vanno salvaguardati “ad ogni costo”.

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Licia è la figlia minore di Brignoli la quale, all’età di diciott’anni, sorride e canta al suo primo amore, Mario (Nino Castelnuovo). A causa della giovane età e, probabilmente, del benessere in cui è cresciuta, Licia è estranea alla perfidia umana, è una “credente”. La sua visione del mondo è fiabesca: Cenerentola e l’amore che la unirà al Principe Azzurro, ovvero, il bene che prevale sul male. Mario, al contrario, dimostra di perpetrare una filosofia di vita all’estremo opposto: tutto è in vendita, anche Cenerentola. Quando Licia viene fotografata tra le sue braccia, per commissione dello stesso Mario, quest’ultimo la svende per venti milioni di vecchie lire. A tanto ammonta la somma che lo stimato Brignoli è disposto a sborsare pur di evitare uno scandalo con conseguenze economiche rovinose. Non solo. Alla pari dell’amante, anche il padre è disposto a svendere gli affetti. Con il consenso della figlia maggiore, Giovanna (Paola Pitagora), e del genero, Francesco (Alberto de Mendoza), Brignoli rinchiude la figlia in un istituto di salute mentale. La famiglia di Licia, con l’appoggio del “sempre disinteressato” clero, decide di costruire una commovente storia: solo una ragazza affetta da malattia mentale avrebbe potuto commettere l’imprudenza di concedersi ad un proletario, in una casa di appuntamenti. Quindi, la famiglia Brignoli, tragicamente colpita dalla disgrazia, susciterà nell’opinione pubblica un sentimento di commozione e solidarietà. Nessuno oserebbe puntare il dito contro una creatura ammalata e, tanto meno, contro una famiglia che la accudisce amorevolmente, nel migliore dei modi, quasi fosse una “cornice di chiesa”.
Tradita negli affetti, svenduta nell’amore, privata dalla libertà, Licia subisce l’impeto del padre. Si sottopone alla terapia psicofarmacologica e al severo regime di reclusione. Uscirà dal manicomio viva, forse diversa, ma viva.

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Alla conclusione del ricovero, Licia torna in famiglia, apparentemente contenta di riabbracciare le persone che la circondano: papà Brignoli, Giovanna e Francesco. Tuttavia, lo spettatore attento comprende sin da subito che la condotta di Licia, seppur mascherata da gesti affettuosi, è caratterizzata da azioni malefiche. Sarà che Licia è impazzita? Sarà che ha imparato una lezione da venti milioni di lire?
Dapprima, Licia seduce il cognato, Francesco, punendo in questo modo la sorella Giovanna. Licia condanna la promiscuità tra i pensieri e le azioni di Giovanna la quale, pur consapevole di essersi sposata per convenienza, tollera le azioni scorrette del padre e del marito. L’attenzione di Licia si rivolge, poi, al pavido Mario. Il lupo perde il pelo ma non le abitudini: Mario si dimostra entusiasta all’idea di ricattare il padre di Licia e acconsente ad un’improbabile proposta di matrimonio della ragazza.
Nemmeno il clero sfugge all’ira di Licia: durante una proiezione privata, ove viene presentato il pellegrinaggio a Lourdes organizzato per le maestranze della fabbrica, “un’esperienza davvero indimenticabile!”, Licia scambia il nastro del percorso religioso con un nastro che ritrae lo stimatissimo Brignoli e l’amante Laura (Idelma Carlo) avvinghiati in atteggiamenti licenziosi.
Lentamente, la famiglia Brignoli s’incammina verso l’orlo del precipizio. Giovanna, stanca e arresa, muore suicida. Francesco, privato dal sogno di ereditare il patrimonio Brignoli, si allontana dalla famiglia. Mario, intrappolato nel proprio arrivismo, morirà per mano dell’ignaro papà Brignoli.
I sopravvissuti sono increduli, spossati, si interrogano confusi sulle ragioni dei propri fallimenti.

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Forse, per alcuni di loro trattasi di rovina. L’unico che dovrebbe sentirsi realizzato è proprio papà Brignoli. In fondo, la piccola Licia è stata plasmata secondo l’immagine dell’ignobile padre. L’educazione ha reso. Nel finale, Licia e papà Brignoli, isolati nel lusso opulente della villa familiare, si fanno compagnia a tavola. La stessa cinepresa che all’inizio inquadrava interessata i dettagli di un tenero atto d’amore, ora, arretra lentamente, quasi volesse prendere le distanze dalle rimanenze delle esistenze rovinate. Nessuno si è salvato. Si salva chi si allontana.
Salvare la faccia uscì nelle sale italiane il 2 febbraio 1969 e, due anni dopo, negli Stati Uniti con il titolo “Psychout for Murder”. Gli intenditori dicono che la pellicola destinata alle sale oltre oceano si è salvata dalle sforbiciate, pertanto, presenta una storia omogenea ed intrisa di scene più spinte.
Rossano Brazzi si firma Edward Ross e dirige con buoni risultati un film cattivo e/o sulla cattiveria.
Infatti, grazie al soggetto del fratello Oscar, il regista bolognese mette in scena una convincente storia malata. Il film denuncia l’ipocrisia, la labilità dei buoni sentimenti e la slealtà familiare che si estende alla società ed alle istituzioni. Infatti, come accade nei film di Salvatore Samperi, la famiglia, pilastro della società, crolla su se stessa a causa dell’ipocrisia e della corruzione.
Ma il film non si limita ad essere un’opera contestataria. La pellicola mescola il dramma al giallo, anche se con risultati a volte banali, riscontrabili nelle scene che vedono Licia impegnata ad escogitare e mettere in atto trappole letali.

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Il cast è di ottimo livello. La bellissima Adrienne La Russa si cala abilmente nei panni di Licia, tanto dolce e altrettanto torbida da rendere credibile il tormentato personaggio. Adrienne la Russa brillerà nuovamente lo stesso anno nell’ottimo film di Lucio Fulci, “Beatrice Cenci”.
Altrettanto bella e brava è Paola Piagora la quale, a differenza della protagonista, sprigiona una sensualità più matura e rende, quindi, credibile la comparsa della sorella maggiore, Giovanna.
Bene anche il cast maschile. Forse a De Mendoza avrebbero potuto risparmiare la scena giocherellona in piscina, ove lo stesso appare a disaggio. Rossano Brazzi che dirige se stesso, risulta convincente nella parte dell’industriale che tenta di salvare una faccia che, in fondo, non ha.
Ottima sceneggiatura da parte di Biagio Proietti, coautore del film “Black Cat” di Lucio Fulci; azzeccate le musiche psichedeliche composte da Benedetto Ghiglia; splendida la fotografia curata da Luciano Trasatti (bravissimo anche nel film “Miseria e nobiltà”).
Salvare la faccia è un film da scoprire o riscoprire; probabilmente più apprezzabile oggi che all’epoca in cui fu realizzato, dato che il cinema italiano degli anni ’60 e ’70 abbondava di pellicole di denuncia sociale, caratteristica, oggi, dimenticata.
Il film è disponibile su Youtube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=OmjuURiqf60 in una versione molto buona.

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Salvare la faccia
Un film di Edward Ross. Con Rossano Brazzi, Nino Castelnuovo, Paola Pitagora, Adrienne La Russa,Alberto De Mendoza,
Nerio Bernardi, Valentino Macchi, Renzo Petretto Drammatico, durata 92 min. – Italia 1969

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salvare-la-faccia-banner-protagonisti

Rossano Brazzi: Marco Brignoli
Nino Castelnuovo: Mario
Paola Pitagora: Giovanna Brignoli
Adrienne La Russa: Licia Brignoli
Alberto de Mendoza: Francesco
Nerio Bernardi: cameriere

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Regia Rossano Brazzi
Soggetto Oscar Brazzi
Sceneggiatura Biagio Proietti, Diana Crispo
Produttore Oscar Brazzi
Casa di produzione Chiara Film, Banco Film, Glori Art
Fotografia Luciano Trasatti
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Benedetto Ghiglia
Scenografia Giovanni Fratalocchi

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– Mi sento come Cenerentola che incontra il suo Principe Azzurro.
– Il Principe Azzurro era ricco, io non lo sono… ancora.
– I soldi non m’interessano. Per me tu conti molto di più. Io ti amo.

– La ricchezza, il potere, vanno salvaguardati ad ogni costo!
– Se devo essere costretta a pagarli ad un prezzo tanto alto, io non so proprio che cosa farmene!

Non sei cambiato per niente Mario, non trovi mai la strada di casa. Sono due ore che ti sto aspettando… . Ciao. Non dici niente? Non sono un fantasma, sono proprio io. Da quei posti si esce vivi, tesoro. Forse diversi… ma vivi.

– L’Onorevole verrà alla inaugurazione del Circolo ricreativo.
– Ah, lo credo bene, l’idea del Circolo è stata sua.
– Ha invitato molti cinegiornali. Si raccomanda, in particolare, che ci sia molta gente e … .
– E che tutti si dimostrino entusiasti della sua visita.
– Ha bisogno di pubblicità in questo momento. L’idea di poter entrare nel Governo lo fa letteralmente impazzire!
– Io impazzirò se penso ai milioni spesi per la piscina!
– Sono soldi spesi bene… .
– Già.
– L’Onorevole è un investimento molto sicuro.
– Inviti tutti quelli che hanno chiesto di essere assunti.
– E’ un po’ vecchio come trucco. L’abbiamo già utilizzato per l’inaugurazione della mensa e, poi, del campo di calcio e, soprattutto, per i comizi dell’Onorevole durante le elezioni e, quindi … .
– Sì, lo so, qualcuno non verrà più. Ma, ci sono i nuovi immigrati meridionali. Quelli verranno.

– La nostra famiglia rinnova la sua linfa con sangue nuovo e di prima qualità: prima un playboy, adesso un ricattatore. Va bene, facciamo progressi.
– Giovanna, certe cose non le dovresti dire.
– Certo, papà, hai ragione. Ma, per non dirle, non avrei dovuto fare tante altre cose. Non avrei dovuto vivere qui, né fare questa vita che non significa niente. Ma, soprattutto, non dovrei avere un padre come te! E’ tutto così stupido. A che gioco stai giocando?! Ma non ti rendi conto che stai cercando di distruggere della gente che è già morta?! Sono tutti morti, Licia. Solo che non lo sanno… . Va via Licia, non stare qua, vattene! Noi non possiamo darti niente, perché non abbiamo niente. Abbiamo soltanto la faccia da salvare e non vale molto neppure quella.

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