Infanzia vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano

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Venezia, prima metà del 1700.
Il piccolo Giacomo Casanova, nato dalla relazione tra due attori, rimane privo del padre.
Sua madre, che non ha la vocazione ne la voglia di crescere un figlio, lo affida ad un nobile che tratta il piccolo Giacomo nel peggiore dei modi.
L’uomo, arrogante e avaro come pochi, vessa Giacomo che così finisce per diventare il pupillo di Don Gozzi. Giacomo prende la strada per Padova dove viene ospitato dal prelato.
Il sacerdote si rende conto immediatamente delle brillanti capacità del bimbo; decide così di farlo studiare.
Poichè nel settecento l’unico modo per diventare qualcuno (sopratutto per un bambino di umili origini come Giacomo) è vestire un abito talare, Giacomo viene avviato alla carriera ecclesiastica.

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Anni dopo Casanova ritorna a Venezia, dove stringe amicizia con un nobile.
Grazie a lui, Giacomo può tenere la sua prima predica in chiesa, nel suo fiammante abito da prete.
Alla fine della messa, Giacomo trova, mescolati ai soldi tradizionalmente versati nella questua, molti bigliettini amorosi scritti dalle ragazze presenti in chiesa.
E’ un bell’uomo Giacomo, affascinante e colto.

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Tina Aumont e Silvia Dionisio

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Così ben presto si ritrova ad essere conteso tra diverse damigelle; lui, confuso, ha il suo primo rapporto sessuale con una prostituta, scoprendo così i piaceri dell’amore.
Sempre più vacillante nella vocazione, Casanova si lega ad una giovane contessa, destinata dalla famiglia al convento.
Dopo aver promesso improvvidamente di scappare con lei, Giacomo si rende conto che la ragazza vuole sposarlo.
Aiutato da due compiacenti amiche della ragazza, Casanova si libera di lei, del suo abito talare e inizia la sua carriera di amatore…

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Senta Berger

Infanzia vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano è probabilmente il miglior film dedicato al grande amatore libertino che tanti cuori trafisse nel corso della sua vita.
Diretto da Luigi Comencini nel 1969, il film è un sontuoso ed elegante affresco sia sulla vita di Casanova sia su un’epoca storica affascinante, anche per la splendida cornice di contorno. Una Venezia pigra, lussuriosa ed elegantissima si staglia sullo sfondo di una vicenda storica ben ricostruita, con poco spazio a voli pindarici di fantasia e con molta aderenza alla vera vita dell’avventuriero veneziano.
C’è un’aria di decadenza, nella Venezia in cui si svolge la vicenda umana di Casanova, che avvolge e affascina; i piccoli vizi, le mollezze della vita dei ricchi e dei nobili in netto contrasto con le condizioni miserevoli in cui vivevano i meno fortunati sono splendidamente illustrate da un Comencini attentissimo ai dettagli.

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Maria Grazia Buccella

Il grande regista di Salò è bravissimo a mostrare l’evoluzione di un personaggio controverso, passato alla storia per le sue doti di grande amatore, in maniera abbastanza discutibile e riduttiva.
Casanova era un letterato, intelligente e affascinante e nella sua vita passò indifferentemente dalla carriera ecclesiastica (la prima tentata e rapidamente abbandonata) a quella di diplomatico e in seguito di agente segreto. Filosofo e poeta, Casanova è stato anche un ottimo scrittore, come del resto testimoniato dal suo Histoire de ma vie (Storia della mia vita), il libro scritto in francese per motivi puramente tecnici (il francese era la lingua più diffusa in Europa).
E Comencini fa di tutto per mostrare l’evoluzione del ragazzino spaesato e condannato dai suoi natali plebei ad una vita anonima a quella del giovane che, consapevole del suo fascino e della sua intelligenza, saprà prendersi con forza una rivincita sulla vita oltre che vivere una vita stessa a gran velocità e ricca di soddisfazioni.

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Sontuoso il cast utilizzato dal regista lombardo: si passa dal bravo Leonard Whiting (Casanova adulto) ad un irresistibile Raoul Grassilli (Don Gozzi).
Ma non solo, ovviamente: ci sono le splendide Senta Berger,Maria Grazia Buccella, Silvia Dionisio e Tina Aumont, un parterre di bellezze davvero notevolissimo.
Da segnalare ovviamente Mario Scaccia, Lionel Stander,Rmberto Raho e Gigi Reder, oltre alla sorellina di Silvia,Sofia e a Clara Colosimo.
Un cast in linea con la raffinatezza del film quindi, impreziosito anche dalla splendida fotografia di Aiace Parolin e costruito su una sceneggiatura di prim’ordine opera di Susi Cecchi d’Amico che collaborò con Comencini stesso.
Per quanto riguarda la reperibilità del film, ebbene la pellicola di Comencini non è affatto facile da trovare, così come è una chimera aspettare un passaggio televisivo della stessa.
Il che ovviamente è un peccato gravissimo, vista la qualità e il valore del film.

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Un film di Luigi Comencini. Con Maria Grazia Buccella, Tina Aumont, Senta Berger,Silvia Dionisio, Raoul Grassilli, Leonard Whiting, Nino Vingelli, Evi Maltagliati, Linda Sini, Gigi Reder, Umberto Raho, Mario Scaccia, Ennio Balbo, Lionel Stander, Sandro Dori, Jacques Herlin, Ida Meda, Isabella Savona, Clara Colosimo, Gino Santercole, Sofia Dionisio, Wilfrid Brambell, Sara Franchetti, Elisabetta Fanti, Loredana Martinez Commedia, durata 104′ min. – Italia 1969.

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Leonard Whiting: Giacomo Casanova
Maria Grazia Buccella: Zanetta
Lionel Stander: Don Tosello
Raoul Grassilli: Don Gozzi
Wilfrid Brambell: Malipiero
Tina Aumont: Marcella
Mario Scaccia: Dottor Zambelli
Claudio De Kunert: Giacomo Casanova da bambino
Silvia Dionisio: Mariolina
Sara Franchetti: Suor Lucia
Isabella Savona: Teresa
Cristina Comencini: Angela Rosalba Mocenigo
Clara Colosimo: Nonna di Giacomo Casanova
Ennio Balbo: Mocenigo
Evi Maltagliati: Contessa Serpieri
Gino Segurini: Don Mancia
Elisabetta Fanti: Principessa Contarini
Jacques Herlin: Monsieur Alexandre
Sofia Dionisio: Bettina Gozzi
Umberto Raho: Il vescovo
Linda Sini: Mother Teresa
Gino Santercole: Baffo
Senta Berger: Giulietta Cavamacchia
Patrizia De Clara: Signora Mida
Loredana Martínez: Margherita
Ida Meda: Servetta della signora Mida
Giacomina Palma: La strega
Gigi Reder: Salvatore, servo di Mocenigo
Mario Beron: padre di Casanova
Liana Del Balzo: Nobile alla seconda predica (non accreditata)

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Regia Luigi Comencini
Soggetto Giacomo Casanova
Sceneggiatura Suso Cecchi d’Amico e Luigi Comencini
Fotografia Aiace Parolin
Montaggio Nino Baragli
Musiche Fiorenzo Carpi
Scenografia Piero Gherardi
Costumi Maria Baronj

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Margaret Lee

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La generazione degli over 50 ricorda tra le altre cose un epoca in cui la Tv italiana era in bianco e nero e trasmetteva su un solo canale.
Era l’epoca delle serate davanti alla tv, dei sabato sera in attesa del varietà che accompagnava immancabilmente gli italiani e che portava in casa canzoni, balletti e sketch destinati ad essere ricordati per lungo tempo.
Nel 1966 arriva in Tv un varietà condotto da Johnny Dorelli,Johnny sera; accanto a lui compare un co-conduttrice bellissima e affascinante.
Si tratta di Margaret Gwendolyn Box, conosciuta come Margaret Lee.
E’ inglese, è nata a Wolverhampton il 4 agosto 1943 e parla un italiano perfetto, reso irresistibile da una pronuncia morbida e affascinante.
La Lee era già conosciuta al grande pubblico, essendo già comparsa in decine di produzioni cinematografiche.
Aveva esordito nel 1961, a 18 anni nel film di Amendola Totò di notte n. 1, al fianco di Totò e Macario; da quel momento la bionda attrice inglese aveva lavorato in molte produzioni cinematografiche, costituite principalmente da b movie dei generi più svariati.

Margaret Lee-The numbers game

The numbers game

Margaret Lee-Sesso e volentieri

Sesso e volentieri

A scorrere l’elenco si incontrano titoli peplum come Maciste contro i mostri (1962) e Sansone contro i pirati (1963) oltre ad una partecipazione molto piccola nel Cleopatra(1963) di Mankievitz accanto alla Taylor e a Burton, a film a basso costo come I tre nemici (1962), La ballata dei mariti (1963),Vino whisky e acqua salata (1963).
Per Margaret sarà importantissimo l’incontro cinematografico con i due beniamini del pubblico cinematografico degli anni 60, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Sarà accanto a loro che la sua naturale simpatia (unita alla grande bellezza) risalterà ancor più donandole fama e popolarità; accanto al duo Margaret interpreta una serie di film: il primo è di Simonelli, Due samurai per cento geishe (1962),seguono poi Vino whisky e acqua salata (1963) di Amendola,

Margaret Lee-Questo pazzo pazzo mondo della canzone

Questo pazzo,pazzo mondo della canzone

Gli imbroglioni di Lucio Fulci, Due mattacchioni al Moulin Rouge (1964) diretto da Carlo Infascelli, I maniaci (1964) sempre diretto da Fulci, I marziani hanno 12 mani (1964) di Castellano e Moccia, Un mostro e mezzo (1964) di Steno, I due pericoli pubblici (1964) sempre per la regia di Fulci, Io uccido, tu uccidi (1965) di Puccini, I due sergenti del generale Custer (1965) di Simonelli, Franco, Ciccio e le vedove allegre (1968)di Girolami.
Quando Margaret arriva in tv, ha alle spalle ben 35 film interpretati in soli 4 anni; una mole impressionante di film girati, come racconterà lei, principalmente per soldi:
I soldi mi fanno molto comodo. Se mi offrono una parte a una buona cifra, non vedo perché dovrei rifiutare. Sono un’attrice. Il mio mestiere è quello di fare film finché me li offrono, finché la gente mi vuole. Quindi accetto ciò che mi propongono. Certo, ho interpretato molti, tanti brutti film: ma sono serviti a portarmi dove mi trovo adesso, sono serviti a darmi la sicurezza economica.”

Margaret Lee-La sensualità è un attimo di vita

La sensualità è un attimo di vita

Ha solo 24 anni, nel 1967, ma è una donna con i piedi ben piantati per terra: è bella ed affascinante e in tv conquista immediatamente tutti.
Subito dopo il citato Johnny sera interpreta il ruolo di Baby Eva in Arrriva Dorellik (1967) di Steno; il film è una versione farsesca del Diabolik dei fumetti.
La storia del criminale che incombe sulla Costa Azzurra con la sua orrida risata è un successo e la popolarità di Margaret sale ancora.
Nel 1968 è ancora al fianco di Dorelli in Galà per Johnny Dorelli e l’anno successivo nello storico La domenica è un’altra cosa (1969–1970) che per due anni terrà compagnia agli italiani il sabato sera.
Lei sarà la soubrette della trasmissione alternandosi alle colleghe Carmen Villani, Gloria Paul mentre la trasmissione vedeva un cast di grande livello nel quale comparivano Raffaele Pisu, Ric e Gian, Antonella Steni, Elio Pandolfi, Lara Saint Paul.

Margaret Lee-La bestia uccide a sangue freddo

La bestia uccide a sangue freddo

Margaret Lee-La tigre profumata alla dinamite

La tigre profumata alla dinamite

Lavora a ciclo continuo, senza soste.
Come dirà in un’intervista:

Diciamo che sono molto ambiziosa. Sì, non c’è niente di male ad ammetterlo, secondo me non si tratta di un difetto, ma di una giusta carica che deve esistere in ciascuno di noi. Altrimenti a che cosa serve lavorare, se non si ha una prospettiva di avanzamento, di miglioramento?
Come del resto ammesso da lei stessa, molti dei film che interpreta sono davvero film poco interessanti; tuttavia non mancano film di pregio recitati sotto la direzione di grandi registi o accanto a grandissimi dello schermo. E’ il caso di Il più grande colpo del secolo (1967) che Margaret gira accanto al grande Gabin, oppure Casanova 70 del grande Monicelli, nel quale Margaret è accanto a Marcello Mastroianni,Virna Lisi,Michèle Mercier,Marisa Mell,Enrico Maria Salerno e il regista Marco Ferreri oppure di Banditi a Milano di Lizzani, accanto a Volontè.

Margaret Lee-Instant success

Donne sopra,femmine sotto (The rogue)

Forse è proprio sul finire degli anni 60 e gli inizi degli anni settanta che la Lee interpreta i film migliori, anche se nella sua filmografia mancherà il film fiore all’occhiello, quello per cui sei ricordata per sempre.
Come ammetterà lei stessa, “Ho detto prima che tanti non me li ricordo neppure. Sono settanta, ottanta… o forse addirittura cento. I più cari, comunque, per me sono Il più grande colpo del secolo, nel quale recitavo con Jean Gabin; Banditi a Milano, di Lizzani; Questa volta parliamo di uomini con Nino Manfredi; I bastardi di Tessari e Il dio chiamato Dorian con Helmut Berger, che abbiamo girato a Londra. Poi ci sono gli ultimi, quelli che ho più vividi in mente: ma presto mi sa che li dimenticherò quasi tutti ”
Un’ammissione importante.
L’attrice lavora tantissimo ma a tutto scapito della qualità.

Margaret Lee-Siamo tutti pomicioni

Siamo tutti pomicioni

Sul finire degli anni sessanta cambia anche la sua immagine cinematografica; la ragazza solare e simpatica si trasforma anche in una vamp e mostra il suo splendido corpo in alcuni film.
E’ il caso del nudo scabroso in La bestia uccide a sangue freddo di Fernando Di Leo, in cui interpreta il ruolo di Cheryl Hume,un thriller di discreto livello in cui divide la scena con un’altra bellissima dello schermo, Rosalba Neri.Le due attrici dividono anche due celebri sequenze di nudo in cui i loro corpi conturbanti appaiono in tutto il loro splendore.

Margaret Lee-Sansone contro i pirati

Sansone contro i pirati

Recitare nuda non la imbarazza più di tanto, ha un corpo magnifico e lo sa.Eppoi il cinema sta cambiando…
Le prime volte è stato duro. Vede, non tanto per le migliaia e migliaia di persone che vedranno il film, quanto per la gente che ci sta intorno sul set. Ti devi mettere nuda in mezzo ai tecnici, agli operatori, tutta gente che intanto si industria a sistemare la scena e ti guarda con ironica sufficienza mentre tu sei lì, nuda, che aspetti. Però, con la abitudine si acquista anche la naturalezza. Insomma, ti fai l’abito mentale ed elimini il problema. Io credo di essere diventata ormai assolutamente spontanea sullo schermo, sia quando mi spoglio che quando giro vestita“, racconta non senza un pizzico di malizia.
Tra i film da segnalare di questo periodo ci sono A doppia faccia (1969) di Riccardo Freda, un thriller discontinuo in cui lavora accanto a Klaus Kinski, Paroxismus (Venus in furs) conosciuto anche come Può una morta rivivere per amore? (1969) di Jesus Franco, un thriller giallo in cui è accanto a due bellezze come Maria Rohm e Barbara McNair,nel quale appare nuda di schiena.
Uno dei suoi film più famosi è Il trionfo della casta Susanna (1969),arrivato da noi nel 1970, nel quale interpreta maliziosamente Paolina Bonaparte;in questo film è accanto alla splendida Edwige Fenech e rivaleggia in bellezza con l’attrice di Bona.
Un altro film di buon livello è quello di Liverani Sai cosa faceva Stalin alle donne?,girato accanto a Helmut Berger e Silvia Monti,così come un altro buon film è Il dio chiamato Dorian,ancora accanto a Berger per la regia di Massimo Dallamano.

Margaret Lee-Questi fantasmi

Questi fantasmi

La bella attrice inglese rallenta notevolmente la sua attività, diventando più selettiva e meno frenetica nel lavoro.
Gira The rogue, uscito in Italia con il titolo di Donne sopra, femmine sotto per la regia del duo Boro Draskovic, Gregory Simpson, una produzione internazionale nel quale ha un ruolo molto scabroso.
Subito dopo aver girato Le belve per la regia di Grimaldi si dedica alla produzione, ma resterà un caso isolato.
Ho fondato La Roberto Film, dal nome di mio figlio. L’ho fondata insieme a Gino Malerba, il mio ex marito, con il quale sono rimasta in buoni rapporti, visto che è ancora il mio agente. Abbiamo prodotto anche un film, Appuntamento col disonore, del quale sono protagonista. Ma non posso dire di cercare un avvenire da industriale del cinema… è stato un esperimento, un tentativo per investire dei capitali.”

Margaret Lee-Paroxismus

Può una morta rivivere per amore?

Margaret Lee-Os 117

Niente rose per OSS 117

Abbandona il cinema per un pò, anche se non completamente e va in Inghilterra per lavorare in tv.
Nel 1974 torna sugli schermi girando il thriller Gli assassini sono nostri ospiti; ha 31 anni ed è nel pieno della maturità artistica.
Eppure, come accaduto a tantissime altre attrici, inizia un lento ma progressivo abbandono dello schermo.
Nel 1975 gira l’anonimo Scusi eminenza posso sposarmi? e l’enigmatico La sensualità è un attimo di vita (Un attimo di vita) di Dante Marraccini; è un film difficilissimo e verboso, nel quale la Lee compare nuda per l’ultima volta nella sua carriera.
Dopo una lunghissima pausa, torna sullo schermo con Sesso e volentieri di Dino Risi, nel 1982, nel quale ritrova l’antico amico Johnny Dorelli.
Nel 1983 troviamo il suo penultimo lavoro,Stangata napoletana diretto dall’attore Vittorio Caprioli e nel 1985 eccola alla sua ultima apparizione, il film per la Tv diretto da Nocita Giorno dopo giorno.

Margaret Lee-Letti sbagliati

Letti sbagliati

E’ l’ultimo atto di una carriera cinematografica senz’altro lusinghiera e redditizia, nella quale è mancato l’acuto ma che le ha dato ricchezza e fama.
Dal giorno del suo ritiro dal set, di Margaret Lee non si è avuta più alcuna notizia; oggi sembra viva in California, lontana però dalle luci della ribalta.
Di lei c’è un’unica foto recente, che l’attrice ha inviato ad un suo ammiratore; il resoconto dell’avventurosa ricerca di Margaret Lee è disponibile a questo indirizzo http://sermonsrefuter.blogspot.it/2012/07/margaret-lee_04.html.

Dalla foto la Lee appare ancora come una donna affascinante, con quell’antico sorriso che fece innamorare il pubblico italiano e milioni di fans nel mondo.

Margaret Lee foto oggi

L’ultima foto pubblica di Margaret Lee

 

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Margaret Lee-Un mostro e mezzo

Un mostro e mezzo

Margaret Lee-TV Margaretlik

Margaret nella parodia televisiva Margaretlik

Margaret Lee-Racconti a due piazze

Racconti a due piazze

Margaret Lee-maciste contro i mostri

Maciste contro i mostri

Margaret Lee-Le belve

Le belve

Margaret Lee-La vedovella

La vedovella

Margaret Lee-Il più grande colpo del secolo

Il più grande colpo del secolo

Margaret Lee-Il lungo coltello di Londra

Il lungo coltello di Londra

Margaret Lee-Il ladro della Gioconda

Il ladro della Gioconda

Margaret Lee-Il dio chiamato Dorian

Il dio chiamato Dorian

Margaret Lee-I quattro tassisti

I quattro tassisti

Margaret Lee-I marziani hanno 12 mani

I marziani hanno 12 mani

Margaret Lee-I due nemici pubblici

I due nemici pubblici

Margaret Lee-I cinque draghi d'oro

I cinque draghi d’oro

Margaret Lee-Hollenjagd

Hollenjagd

Margaret Lee-Franco Ciccio e le vedove allegre

Franco, Ciccio e le vedove allegre

Margaret Lee-Due mattacchioni al Moulin Rouge

Due mattacchioni al Moulin Rouge

Margaret Lee-Colpo Maestro al Servizio di Sua Maestà Britannica

Colpo maestro al servizio di sua maestà britannica

Margaret Lee-Circus of fear

Circus of fear

Margaret Lee-Cinque per l'inferno

Cinque per l’inverno

Margaret Lee-Casanova 70

Casanova 70

Margaret Lee-Venus in furs

Paroxismus

Margaret Lee

Il trono di fuoco

Margaret Lee- I due sergenti del generale Custer

I due sergenti del generale Custer

Margaret Lee-A candidate for a killing

Candidato per un assassinio

Margaret Lee-A doppia faccia

A doppia faccia

Margaret Lee-Agente 077 dall'Oriente con Furore

Agente 077 dall’oriente con furore

Margaret Lee-Arriva Dorellik

Arrriva Dorellik

Margaret Lee-Arriva la bomba

Arriva la bomba

Margaret Lee-Banditi a Milano

Banditi a Milano

Margaret Lee Sai cosa faceva Stalin alle donne 2

Margaret Lee Sai cosa faceva Stalin alle donne

Due fotogrammi da Sai cosa faceva Stalin alle donne

Margaret Lee La vera storia di Frank Mannata

La vera storia di Frank Mannata

Margaret Lee La vedovella

La vedovella

Margaret Lee Il trionfo della casta Susanna

Il trionfo della casta Susanna

Margaret Lee Horror,l'assassino ha le ore contate

L’assassino ha le ore contate

Margaret Lee Gli imbroglioni

Gli imbroglioni

Margaret Lee Gli assassini sono nostri ospiti

Gli assassini sono nostri ospiti

Margaret Lee Banditi a Milano

Banditi a Milano

Margaret Lee Se tutte le donne del mondo

Se tutte le donne del mondo

Margaret Lee Dick Smart 2007

Dick Smart 2007

Margaret Lee Djurado

Djurado

Margaret Lee I maniaci

I maniaci

Margaret Lee Il nostro uomo a Marrakesc

Il nostro uomo a Marrakesch

Margaret Lee Io uccido tu uccidi

Io uccido tu uccidi

Margaret Lee New York chiama superdrago

New York chiama Superdrago

Margaret Lee Questa Volta Parliamo di Uomini

Questa volta parliamo di uomini

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Tre notti violente

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I bastardi

Margaret Lee-Banner filmografia

1985 Giorno dopo giorno (TV serie)
1983 Stangata napoletana
1982 Sesso e volentieri
1975 La sensualità è un attimo di vita
1975 Scusi eminenza… posso sposarmi?
1974 Gli assassini sono nostri ospiti
1972 Gli invincibili (TV serie)
1972 The Numbers Game
1971 La bestia uccide a sangue freddo
1971 Le belve
1971 Donne sopra, femmine sotto
1970 Appuntamento col disonore
1970 Il dio chiamato Dorian
1970 Colpo rovente
1970 Il trono di fuoco
1969 Candidato per un assassinio
1969 La vera storia di Frank Mannata
1969 Sai cosa faceva Stalin alle donne?
1969 Può una morta rivivere per amore?
1969 A doppia faccia
1969 Il trionfo della casta Susanna
1969 5 per l’inferno
1968 I bastardi
1968 Niente rose per OSS 117
1968 Horror: l’assassino ha le ore contate
1968 Franco, Ciccio e le vedove allegre
1968 Banditi a Milano
1968 Il cenerentolo (TV movie)
1967 Questi fantasmi
1967 Arrriva Dorellik
1967 I 5 draghi d’oro
1967 Il più grande colpo del secolo
1967 Da Berlino l’apocalisse
1967 Dick Smart 2007
1967 Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica
1966 Se tutte le donne del mondo
1966 Djurado
1966 Tre notti violente
1966 Spie contro il mondo
1966 Il ladro della Gioconda
1966 Il nostro uomo a Marrakesh
1966 Il lungo coltello di Londra
1966 New York chiama Superdrago
1965 La tigre profumata alla dinamite
1965 Il morbidone
1965 Agente 077 dall’oriente con furore
1965 I due sergenti del generale Custer
1965 Racconti a due piazze
1965 Casanova ’70
1965 Letti sbagliati
1965 Io uccido, tu uccidi
1965 Questa volta parliamo di uomini
1965 Questo pazzo, pazzo mondo della canzone
1965 Lo scippo
1965 La ragazzola
1964 I due pericoli pubblici
1964 In ginocchio da te
1964 Un mostro e mezzo
1964 I marziani hanno 12 mani
1964 Via Veneto
1964 Adolescenti al sole
1964 I maniaci
1964 La vedovella
1964 Due mattacchioni al Moulin Rouge
1963 I quattro tassisti
1963 Gli imbroglioni
1963 Sansone contro i pirati
1963 Cleopatra
1963 Avventura al motel
1963 Siamo tutti pomicioni
1963 Vino whisky e acqua salata
1963 La ballata dei mariti
1962 Due samurai per cento geishe
1962 I tre nemici
1962 Maciste contro i mostri
1962 Totò di notte n. 1

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Perdutamente tuo… mi firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe

Perdutamente vostro mi firmo Macaluso Carmelo locandina 1

 

Carmelo Macaluso ha trentacinque anni, quindici dei quali passati in Germania.
E’ un ex emigrante, figlio di un mezzadro siciliano che si suicidò per aver contratto un debito con l’affittuario delle terre su cui lavorava, debito non più restituito.
Dopo tanti anni è arrivata l’ora della rivincita, per Carmelo.
Ha lavorato duramente, ma ha risparmiato cento milioni e ora viaggia in Mercedes e al rientro nel paesino da quale è emigrato anni addietro ha la soddisfazione di vedere gli sguardi di invidia dei compaesani.
Il primo gesto plateale è l’apertura di un libretto di risparmio, contenente i cento milioni faticosamente guadagnati, seguito dalla restituzione del mezzo milione del debito contratto da suo padre, che il siciliano, sprezzante, raddoppia.

Perdutamente vostro mi firmo Macaluso Carmelo 7

 

Stefano Satta Flores

Perdutamente vostro mi firmo Macaluso Carmelo 1

Macha Meril

Sempre inseguendo il sogno di una rivincita, Carmelo accetta la corte interessata della baronessa Lamia, moglie del barone proprietario delle terre su cui lavorava suo padre.
La donna è anche disposta ad un matrimonio di interesse, ma per sua fortuna Carmelo è avvisato delle vere intenzioni della baronessa da Don Calogero, che a sua volta vuol far sposare il giovane con la figlia.
Carmelo inizia a capire che la realtà del suo paese non è quella che aveva lasciato tanti anni prima, che l’avidità, la grettezza e l’interesse sono molle potentissime, che fanno del suo denaro non certo un mezzo di rivalsa, ma un concreto rischio di essere avvicinato solo per motivi di interesse.

Perdutamente vostro mi firmo Macaluso Carmelo 10

 

Perdutamente vostro mi firmo Macaluso Carmelo 11
Finirà in malo modo,con Carmelo che, dopo varie peripezie, perderà tutti i soldi.
In un drammatico e amaro dialogo impossibile con suo padre morto, Carmelo racconterà il modo in cui ha guadagnato i suoi soldi e riprenderà il treno verso la Germania, povero in canna come era partito.
Commedia amara e con una garbata vena di satira sociale, Perdutamente Tuo,mi Firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe è un film piacevole ed interessante che narra una storia di emigrazione molto simile a quella narrata in Pane e cioccolata di Brusati, in cui però la storia è capovolta.
Carmelo ha fatto soldi con il duro lavoro.
Ha lavorato in una birreria, per poi prendere servizio in un garage e in ultimo ha affittato dieci materassi a compatrioti che come lui hanno cercato fortuna in una terra indifferente e se vogliamo ostile.

Perdutamente vostro mi firmo Macaluso Carmelo 9
Il suo sogno di una rivincita sulla vita ma sopratutto sul paese e sul barone che ha costretto suo padre al suicidio si infrange malinconicamente davanti ad una serie di situazioni che Carmelo non è pronto ad affrontare.
Il paese che ha lasciato lo respinge, per invidia sopratutto ma anche perchè la mentalità meschina dei suoi abitanti è impossibile da scardinare.
Lo scopriamo attraverso i vari volti che si susseguono nel racconto, pieno di personaggi avidi, gretti; per Carmelo, più simile ad un agnello che al lupo calato per mostrare la sua forza a chi lo aveva costretto all’emigrazione, non c’è scampo.
Il finale amarissimo vede il siciliano dividere lo scompartimento di seconda classe con tre emigranti in Germania, ai quali racconta la storia di un emigrante partito tanti anni prima e tornato ricco “con cento milioni e una Mercedes 220 diesel che ha perso tutto per colpa di una ragazza minorenne“.

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E’ l’ultima umiliazione, perchè i tre scoppiano a ridere di fronte a tanta ingenuità: “cento milioni per una fimmina?” sarà il loro commento beffardo e spietato.
Vittorio Sindoni, regista del film, realizza un ritratto grottesco e amaro della Sicilia della provincia, in cui con toni garbati e mai sopra le righe racconta una storia di un perdente diventato vincente che vuole stravincere e finisce viceversa per ritornare perdente.
Il regista siciliano, diventato in seguito fertile regista di fiction televisive utilizza al meglio l’ottimo cast di cui dispone, piegandolo al servizio di una commedia di costume che ha come difetto qualche pausa e qualche sbavatura ma anche al suo attivo una storia crudele quanto basta interpretrata magnificamente dal compianto Stefano Satta Flores, uno che con i perdenti aveva grande dimestichezza (come dimenticare lo splendido ritratto di Nicola Palumbo in C’eravamo tanto amati).
L’attore napoletano, prematuramente scomparso nel 1985 a soli 48 anni è interprete di classe: lo dimostra giganteggiando in un film che sembra essere al suo servizio, in cui l’identificazione con il personaggio triste e sconfitto di Carmelo è quasi assoluta.

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Cinzia Monreale

Attorno a lui si muovono gli altri attori ingaggiati per il cast, nel quale ognuno fa la sua parte con diligenza:molto brava (ed affascinante) Macha Meril nel ruolo della baronessa Lamia, bravo anche Umberto Orsini in quello dell’avvocato amante della baronessa.
Bella e brava Cinzia Monreale, un’attrice che avrebbe meritato ben altro spazio nelle produzioni a cui ha partecipato, mentre ci sono camei preziosi per Luciano Salce e Marisa Laurito.
Perdutamente Tuo,mi Firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe è un film rimasto per tantissimi anni in un angolo, prima di essere riproposto dai canali Mediaset; oggi ci sono in rete copie di buon livello del film, che può anche essere visionato su You tube in versione completa.

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Un film di Vittorio Sindoni. Con Leopoldo Trieste, Macha Méril, Stefano Satta Flores, Cinzia Monreale,Pino Ferrara, Luciano Salce, Giuliano Persico, Umberto Orsini, Renato Pinciroli, Vito Cipolla, Marisa Laurito, Deddi Savagnone Commedia, durata 100′ min. – Italia 1976.

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Stefano Satta Flores: Carmelo Macaluso
Leopoldo Trieste: don Calogero Liotti
Macha Méril: Baronessa Valeria Lamia
Cinzia Monreale: Jessica
Umberto Orsini: avvocato Vito Orsini
Luciano Salce: Barone Alfonso Lamia
Marisa Laurito: Tindara Liotti
Roberto Della Casa: Impiegato di banca
Pino Ferrara: L’avvocato difensore
Renato Pinciroli: don Saverio
Deddi Savagnone: La moglie di don Calogero

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Regia Vittorio Sindoni
Soggetto Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Sceneggiatura Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Produttore Luciano Giotti
Fotografia Safai Teherani
Montaggio Mariano Faggiani
Musiche Enrico Simonetti
Scenografia Vittorio Sindoni

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Villa Caristo a Stignano

La liceale seduce i professori

La liceale seduce i professori locandina

Il Prof. Pasquale La Recchiuta è preside di un liceo nella cittadina di Trani.
Vive con suo nipote Arturo, ha una relazione con la bella Fedora e ha la passione per gli strumenti musicali.
A casa sua arriva all’improvviso la nipote Angela, spedita lontano da casa per permetterle di studiare con più profitto.
Ma nella classe del liceo dove la ragazza finisce non tira aria adatta agli studiosi; i ragazzi della classe passano il loro tempo organizzando scherzi e facendo di tutto per non studiare.
Angela si adegua al clima, e individuato nel professore di storia l’unica arma per evitare i fastidiosi studi, riesce a sedurlo; nel finale i ragazzi della classe affronteranno gli esami di maturità con esiti catastrofici e la stessa Angela non sfuggirebbe all’identica sorte se  …

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Lino Banfi e Donatella Damiani

La liceale seduce i professori è l’ennesimo capitolo che il regista Mariano Laurenti dedica al sotto filone studentesco, appartenente al filone della commedia sexy e segue altre opere di identica ispirazione, come Classe mista (1975),La compagna di banco (1977),L’insegnante va in collegio (1978) e La liceale nella classe dei ripetenti (1978), tutti film di discreto successo al botteghino e caratterizzati da una trama esilissima e giocati sull’esposizione di scherzi da caserma, linguaggio scurrile e qualche nudità della protagonista di turno sparsa qua e là.
Anche questo film non sfugge quindi ai paletti fissati per costruire film di facile presa, prodotti a basso costo e destinati ad un pubblico eterogeneo alla ricerca di qualche risata facile in un clima di totale disimpegno mentale.

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Laurenti gira il film nella cittadina pugliese di Trani e questo è un merito;una location di sicuro fascino che ha il pregio di mostrare le bellezze artistiche di una località all’epoca poco conosciuta ma ricchissima di storia e di bellezze architettoniche.
I meriti si fermano qua, perchè il film è un prodotto mediocre, in cui si ride poco e quel poco è suscitato più che altro dalle performance del solito Lino Banfi, autentico mattatore del film coadiuvato da un cast di caratteristi ormai collaudato.
Si va dalla bella Gloria Guida, ancora una volta nei panni di una liceale con poca voglia di studiare attratta più che altro dal fascino maschile ad Alvaro Vitali,per l’ennesima volta bidello con il pallino della musica.

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Le altre due protagoniste femminili sono la procace Donatella Damiani e Lorraine De Selle; poichè a loro non è richiesta alcuna dote di recitazione, assolvono il loro compito con sufficienza, dovendosi limitare a poche scene in cui mostrano con generosità epidermide,seni e glutei.
Siamo nel 1979, in piena crisi cinematografica e le produzioni ormai risentono della mancanza di idee e sopratutto della mancanza di soldi; anche questo prodotto è ruvido e grossolano, privo di una trama che vada oltre gli stereotipi del genere e sopratutto fine a se stesso.

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Ninetto Davoli, Lino Banfi e Gloria Guida

Eppure Laurenti continuerà a girare imperterrito film macchiettistici, insistendo su un genere (la commedia sexy) ormai agonizzante e privo di validità artistiche.
Ne sono la prova i successivi prodotti,L’infermiera nella corsia dei militari (1979),La ripetente fa l’occhietto al preside (1980),La settimana bianca (1980),La settimana al mare (1980),L’onorevole con l’amante sotto il letto (1981) in cui le trame sembrano malinconicamente ricalcate in copia carbone.
Questo film è passato diverse volte in Tv per cui è facile trovare delle copie ben digitalizzate; esiste anche in formato dvd ed è facilmente reperibile in rete.

La liceale seduce i professori

Un film di Mariano Laurenti. Con Gloria Guida, Lino Banfi, Ninetto Davoli, Fabrizio Moroni, Alvaro Vitali, Carletto Sposito, Dario Silvagni, Donatella Damiani Erotico, durata 102′ min. – Italia 1979.

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Lino Banfi: Prof. Pasquale La Recchiuta
Gloria Guida: Angela, nipote di Pasquale
Alvaro Vitali: Salvatore
Donatella Damiani: Irma, compagna di banco di Angela
Ninetto Davoli: Arturo
Fabrizio Moroni: Prof. Carlo Casalotti
Carletto Sposito: Prof. Caccioppo sordo
Lorraine De Selle: Fedora
Jimmy il Fenomeno: Postino/Suonatore Banda
Fernando Paone (Nando Paone):
Paola Pieracci: Proprietaria di casa
Germana Dominici: Professoressa
Gianluca Manunza: Figlio professoressa
Ermelinda De Felice: Baby sitter del figlio prof.ssa

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Regia Mariano Laurenti
Soggetto Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Sceneggiatura Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Casa di produzione Dania
Fotografia Federico Zanni
Montaggio Alberto Moriani
Musiche Gianni Ferrio
Scenografia Elio Micheli

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Peccati in famiglia

Peccati in famiglia locandina

Il ricco e gaudente ingegner Carlo, in compagnia di sua moglie Piera e di sua figlia Francesca decide di prendersi un periodo di ferie, stressato dall’impegno di dover gestire le sue fabbriche e torna così nella sua residenza estiva nel piacentino.Ad attenderlo c’è una sorpresa: c’è una cuoca, una giovane vedova di nome Doris che ha sostituito la vecchia balia di Carlo.
A qualche giorno dall’inizio delle vacanze, ecco che arriva a casa di Carlo il giovane Milo, figlio di suo fratello, morto senza un centesimo.
Il giovane è uno studente all’apparenza timido, ma in realtà e’ mosso da un’ambizione senza limiti e da un arrivismo altrettanto forte.

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Simonetta Stefanelli e Renzo Montagnani

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Mentre Carlo inizia un’opera di seduzione serrata nei confronti di Doris, Milo tesse una trama sottile  che si dimostrerà vincente.
Dapprima seduce la bella Francesca, che per lui abbandona la relazione torbida con Fedora, poi passa a sedurre anche Doris, nel segreto intento di poter meglio controllare lo zio.
L’unico ostacolo alle ambizioni del giovane è rappresentato dalla furba Piera, che ha intuito qualcosa e che ora vorrebbe mandarlo via.
Ma Milo seduce anche lei e da quel momento è padrone del campo.

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Michele Placido e Simonetta Stefanelli

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Con l’aiuto di Doris che sottopone Carlo ad un tour de force erotico, Milo procura allo zio un infarto e da quel momento si assicura definitivamente sia le grazie del gineceo famigliare sia il controllo dell’azienda del defunto Carlo.
Peccati in famiglia, diretto da Bruno Gaburro nel 1975 è una delle tradizionali commedie sexy degli anni settanta, poco attente ad una sceneggiatura accettabile e intente invece a mostrare le attrici di turno in abiti succinti.
Cosa che accade immancabilmente anche in questa commedia, che non si eleva come qualità dalla maggioranza dei film del filone, nonostante la presenza nel cast di alcuni validi attori.

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Jenny Tamburi

Gaburro, regista di B movie (sue saranno le regie degli erotici Malombra,Maladonna e Penombra) non tenta nemmeno di dare qualsiasi giustificazione sociologica o di indagine al suo film, puntando tutto decisamente su una storia pruriginosa quanto basta per tener desta l’attenzione dello spettatore.
Vien fuori così un film totalmente piatto, a mala pena retto dalla verve del solito Renzo Montagnani, un professionista esemplare in qualsiasi situazione.
La storia è vista e rivista per cui nessun elemento di novità; questa volta però il furbetto di turno riesce a diventare il padrone e una volta tanto il film finisce in maniera anticonvenzionale.

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Juliette Mayniel

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Per quanto riguarda il cast, davvero sprecato, discrete le tre maggiori protagoniste, ovvero le sensuali Simonetta Stefanelli e Jenny Tamburi oltre che la solita sicurezza rappresentata da Juliette Mayniel mentre appena appena sufficiente un Michele Placido in evidente imbarazzo nei panni del seduttore bello e dannato.
Questo film non è facilmente rintracciabile, quelle che circolano sono generalmente copie ricavate o da vecchie VHS oppure registrate qualche anno addietro dai rari passaggi televisivi.
Peccati in famiglia
Un film di Bruno Gaburro. Con Michele Placido, Simonetta Stefanelli, Renzo Montagnani, Jenny Tamburi, Dino Curcio, Corrado Olmi, Gastone Pescucci, Juliette Mayniel, Lorenzo Piani, Rosita Torosh, Edy Williams Commedia, durata 97′ min. – Italia 1975.

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Michele Placido: Milo
Simonetta Stefanelli: Doris
Jenny Tamburi: Francesca
Juliette Mayniel: Piera – moglie di Carlo
Gastone Pescucci: Armando – il dottore
Laura De Marchi: Vincenza – moglie di Armando
Corrado Olmi: don Erminio
Edy Williams: Zaira
Renzo Montagnani: Carlo
Rossella Pescatore: Fedora – figlia di Armando
Dino Curcio: Nando – amministratore della terra

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Regia Bruno Gaburro
Soggetto Bruno Gaburro
Sceneggiatura Lianella Carell, Carlo Romano
Produttore Edmondo Amati
Casa di produzione Flaminia Produzioni Cinematografiche
Fotografia Joe D’Amato
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Guido De Angelis, Maurizio De Angelis
Scenografia Ennio Michettoni
Costumi Antonio Randaccio

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La controfigura

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Una Citroen con a bordo Giovanni, architetto fallito, attraversa la città e si dirige verso un garage sotterraneo.
Qui, seminascosto nell’oscurità, c’è un uomo visibilmente nervoso, che all’arrivo dell’auto estrae da una borsa una pistola automatica e inizia a sparare addosso a Giovanni. Il primo colpo infrange il parabrezza ma il secondo colpisce in pieno l’architetto che stramazza al suolo.
Si dice che in punto di morte si riveda ad altissima velocità tutta la vita e a Giovanni capita invece di rivedere gli avvenimenti, le facce e le persone che ha frequentato negli ultimi tempi, in un mix che si accavalla senza sosta.

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E’ l’inizio di La controfigura, film del 1971 diretto da Romolo Guerrieri, che capovolge le regole del thriller mettendo in scena l’atto finale della storia, per poi riprendere attraverso l’alternarsi del flashback la vita di Giovanni.
Un architetto di bassa tacca, che vivacchia con i soldi che gli passa il padre; ha sposato la bellissima quanto superficiale Lucia e nutre anche sentimenti equivoci per la altrettanto affascinante suocera Nora.
E’ questa bruciante passione che porta Giovanni a equivocare sulla simpatia che Nora gli porta;l’uomo, durante un viaggio in Africa la prende con la forza.

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Nello stesso viaggio sia la moglie che la suocera conoscono un giovane e affascinante hippy, Eddie, verso il quale le due donne mostrano apertamente simpatia.
A quel punto Giovanni costringe sua moglie a tornare a Roma, ma quando apprende che sua suocera ha fatto anch’essa ritorno con Eddie, decide di andarla a trovare.
Al rifiuto netto della donna, Giovanni decide di penetrare nell’appartamento di Nora dove fa un’inaspettata scoperta, quella del cadavere di Eddie.
Convinto che ad uccidere l’hippy sia stata sua suocera, Giovanni fa scomparire il cadavere del giovane, ignorando che l’assassino è un maniaco….

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Pesante il debito o se preferite il tributo ai film lenziani; analogo tributo o se vogliamo ispirazione per il film di Lado La corta notte delle bambole di vetro, che sostanzialmente ripercorre in flashback la vita di Gregory Moore,il giornalista americano in stato catalettico che rivede in flashback le sue vicissitudini.
Ma La controfigura presenta comunque diversi elementi a suo favore, a cominciare da una trama abbastanza lineare e ben svolta fino alla fine così come ben giocata è la carta dei continui flashback che ci illustrano la vita di Giovanni, il vero protagonista della storia.
Elegante confezione quindi, per un film molto più vicino ad un noir che ad un thriller.

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Mancano infatti del tutto l’elemento slasher e quello strettamente ad alta tensione tipico dei film strettamente appartenenti al genere thriller, a tutto vantaggio di una storia che sembra privilegiare le gesta in primis di Giovanni e in secondo luogo di quelle di sua moglie Lucia, frivola e viziata e della sua affascinante madre.
Il film di Guerrieri è tratto, o forse sarebbe meglio dire ispirato all’ omonimo romanzo di Libero Bigiaretti; da quello che ho letto nelle varie recensione, pare che il romanzo abbia un andamento molto più introspettivo e psicologico, ma la cosa ha un’importanza relativa.
Girolami consegna al pubblico un film molto ben confezionato che ha qualche punto debole nei dialoghi, valga per tutti nel flashback iniziale la solita domanda del padre di Lucia a Giovanni, quella ormai di prammatica negli anni settanta: “Ma lei è comunista?”.

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Ma questo è voler davvero trovare il pelo nell’uovo.
Il film ha momenti felici e un cast di buon livello, con la splendida Bosè su tutti.
L’attrice italiana ha fascino da vendere e surclassa la pur bella e a tratti nuda Eva Aulin.
Discreta la prestazione dell’immancabile Jean Sorel,autentica presenza fissa di numerosi film a metà strada tra il thriller, il giallo e il noir; presenze assolutamente di contorno quelle di Marilu Tolo, scarificatissima nel ruolo di un’amica di Giovanni non tanto segretamente attratta da lui e di Silvano Tranquilli, qui nel ruolo di Roger, marito di Nora e padre di Lucia.
Quasi invisibile Giacomo Rossi-Stuart, mentre il ruolo del commissario è affidato a Pupo De Luca, un altro grande caratterista del cinema anni settanta.
La controfigura è un film che passa raramente in tv, ed è quindi difficilmente rintracciabile in rete. A tutti consiglio la versione ricavata dalla proiezione televisiva che ne ha fatto Rete 4, che è di gran lunga la migliore oggi esistente.

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La controfigura
Un film di Romolo Guerrieri. Con Silvano Tranquilli, Lucia Bosè, Jean Sorel, Antonio Pierfederici, Ewa Aulin, Marilù Tolo, Bruno Boschetti, Pupo De Luca Drammatico, durata 90 min. – Italia 1971.

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Jean Sorel … Giovanni
Lucia Bosé … Nora Tosatti – Madre di Lucia
Ewa Aulin … Lucia
Silvano Tranquilli … Roger
Sergio Doria … Eddie Kennan
Antonio Pierfederici … Professor Bergamo
Bruno Boschetti … Il poliziotto Balestra
Giacomo Rossi-Stuart …Fratello di Giovanni
Pupo De Luca … Commissario
Marilù Tolo … Marie, amica di Roger

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Regia Romolo Guerrieri
Soggetto Valentino Bompiani
Sceneggiatura Sandro Continenza, Sauro Scavolini
Produttore Gino Mordini
Fotografia Carlo Carlini
Musiche Armando Trovajoli

Il rubacuori

Il rubacuori locandina 2

Vittorio Garibaldi è un figlio di emigrati che vive in Francia. Sogna di diventare una stella dello spettacolo, ma nel frattempo vivacchia interpretando personaggi storici come Hitler, De Gaulle e Churchill. Sogna di rilasciare interviste, in cui dichiara che il suo successo è frutto di “un pò di talento,di tanto duro lavoro, un sacco di fortuna e, soprattutto,il fisico adeguato.”

La grande occasione arriva con uno show televisivo, “Il re del cinema”, che lancia nuovi talenti.
Da quel momento iniziano per lui una serie di avventure grottesche che lo porteranno a contatto con persone e posti disparati, prima dell’immancabile finale in rosa.

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Il rubacuori (Le bourreau des coeurs), datato 1983 è un film del regista francese Christian Gion, in Italia praticamente un illustre sconosciuto. E tale è rimasto anche dopo questa pellicola, che ha avuto una distribuzione e una visibilità limitatissima, e che da noi ha avuto un minimo di fama solo perchè rappresenta l’ultima apparizione cinematografica dell’attrice Anna Maria Rizzoli.
Un film che vorrebbe essere comico, vista la presenza di un attore di discreto talento come Aldo Maccione e sopratutto per il gran numero di sketch presenti, girati quasi come in un film muto, ma che alla fine si rivela solo di grana grossissima e anche abbastanza volgare.

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L’inesistenza di una trama credibile penalizza il tutto, in modo tale che il film resta appeso penosamente alla verve di Maccione, che fa del suo meglio, ma che non può cavare sangue da una rapa.
Una delle tante scene, ovvero il risveglio di Vittorio dal sogno in cui si vede attore famoso che rilascia interviste, prevede per esempio una caduta dello stesso perchè involontariamente infila un piede su un pattino, con conseguente rumorosa caduta, un’altra lo vede vestito da Hitler, con i soliti baffetti di prammatica, salutare suo padre, eroe della resistenza, con il saluto nazista con logiche conseguenze.

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Il livello delle gag è questo.
Se agli inizi degli anni 80 il cinema italiano era in profonda crisi per i noti motivi, quello francese se la passava allo stesso modo.
La riprova l’abbiamo con questo film, che a fine anno era tra i primi venti tra gli incassi stagionali, segno inequivocabile di un trait d’union con il cinema italiano, che vivacchiava su commedie becere e volgari come i film del pestilenziale Pierino.

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Assolutamente incommentabile il resto, l’unica nota di merito del film consiste nell’aver mostrato Tetiaroa, l’isola privata del celebre Marlon Brando, che mostrò il solito acume rifiutando di comparire nel film.
Il rubacuori (Le Bourreau des cœurs)

un film di Christian Gion, con Aldo Maccione,Annamaria Rizzoli,Jean Parédès,André Nader,Jole Silvani Commedia, Francia 1983

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Aldo Maccione : Vittorio Garibaldi
Annamaria Rizzoli : Ginette
Jean Parédès : Max
André Nader : Pedro
Nico il Grande : Jésus
Jole Silvani : La madre
Max Desrau : Il padre
Hubert Lassiat : il nonno
Gillian Gill : La sorella
Jean David Junior : Bébert
Diego Ferrari : Jeannot
Claudio Viscomi : Vittorio bambino

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Regia : Christian Gion
Sceneggiatura : Christian Gion
Romanzo Claudine Zidi
Musiche : Éric Demarsan
Fotografia : Lionel Legros
Montaggio : Nicole Saunier

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