Il poliziotto è marcio


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Conclusa la trilogia del “milieu” nel 1973 con Il boss, che aveva preceduto La mala ordina e Milano calibro 9,
Fernando Di Leo gira nel 1974 Il poliziotto è marcio.
Anche questa volta lo stampo è nettamente più noir che poliziesco,con un titolo che anticipa un altro anti eroe,
il commissario Domenico Malacarne, il quale già nel cognome indica un personaggio agli antipodi del poliziotto senza macchia e
senza paura che generalmente era il protagonista della infinita serie dei poliziotteschi, genere cinematografico
di stampo tutto italiano nato all’ombra dei grandi polizieschi americani.
Malacarne è un corrotto, un poliziotto che intasca tangenti facendo finta di non vedere il traffico di caffè o di sigarette
che avviene praticamente sotto i suoi occhi.
Non accetta la droga, le armi, ma resta un personaggio negativo,diametralmente opposto alla figura nobile di suo padre, un maresciallo adamantino, onesto, vero contraltare alla morale abietta di suo figlio.

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Di Leo rovescia in qualche modo lo stereotipo del poliziotto buono e bravo,spesso vittima del suo dovere o osteggiato dai superiori,colpito negli affetti dalla malavita. Malacarne non è un eroe. Anzi, è un esponente della legge che intasca pure 50 milioni all’anno per non fare il suo dovere.
Il poliziotto è marcio è un’opera ancora più cinica e nera di quelle che il regista pugliese ci ha abituato a vedere.
Certo non la sua opera migliore,ma un altro tassello in una cinematografia da primo della classe che include non solo la trilogia del milieu,ma opere di ottima fattura come I ragazzi del massacro,La seduzione,I padroni della città o Avere vent’anni.
Pellicola cinica e lucida,dicevo.
Un inizio teso,secco.
In un capannone alcune persone parlano di un traffico di sigarette di contrabbando;gli uomini di Pascal,boss dei traffici illeciti,irrompono e massacrano di botte i rivali,sparando alla fine nelle gambe dei malcapitati.
Entra in scena il commissario Malacarne che sventa una rapina,nella quale resta ucciso un orefice e che dopo un inseguimento mozzafiato riesce ad arrestare il bandito fuggiasco.

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Sono passati poco più di 15 minuti,il film sembra lanciato verso un’escalation di violenza senza precedenti;in realtà Di leo da quel momento punta direttamente su Malacarne,mostrandolo alle prese con la sua equivoca doppia vita di poliziotto marcio.
In un sussulto di dignità,Malacarne rifiuta ancora una volta di chiudere gli occhi su un traffico di armi ed è l’inizio della sua fine;
il primo degli innocenti a pagare è l’anziano Serafino,testimone inconsapevole delle attività losche della banda,seguito poi
dall’integerrimo padre del commissario e infine dalla sventurata Sandra,la donna di Malacarne.
Domenico scatena una guerra senza quartiere contro la banda e giunge ad uccidere Pascal,il capo prima di cadere a sua volta
sotto i colpi dei superstiti,guidati dal suo ex amico e collega Pietro Garrito…
Finale drammatico,come del resto tutto il film,sceneggiato da Sergio Donati che in precedenza aveva lavorato a film del calibro di C’era una volta il West e Giù la testa.
Di Leo tratteggia un film tutto teso ad un nero assoluto;non ci sono personaggi positivi,fatta eccezione per il papà di Domenico e di Sandra,la sua donna, mentre i cattivi lo sono in modo assoluto.
Spietati,cinici e ovviamente assassini.
Uno alla volta i buoni periscono.

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Moriranno anche i “cattivi”,in un olocausto finale dal quale però esce vittorioso un altro corrotto,che sarà evidentemente
un trait d’union con Malacarne.
Pietro Garritto,poliziotto colluso come Domenico con la malavita,sarà il vero vincitore,perchè si libererà da un pericoloso rivale e al tempo stesso potrà così continuare i suoi loschi traffici.
Prodotto di ottimo livello,come del resto la quasi totale produzione di Di Leo;che utilizza anche un cast di assoluto valore,fra i quali spiccano nomi come quello di Salvo Randone,che nobilita in modo impareggiabile una figura dolente e dignitosa come quella dell’onesto maresciallo alle soglie della pensione che adora e stima il proprio figlio, il quale in realtà è un’anima dannata.
Ancora,ottima la Boccardo,deliziosa e candida nella parte di Sandra,dell’appena sufficiente Luc Merenda,del solito Vittorio Caprioli,un’autentica sicurezza,di Raymond Pellegrin e di Richard Conte.

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Le musiche sono di Luis Enriquez Bacalov che arrangerà molti lavori di Di Leo fino a Vacanze per un massacro.
Un film di sicuro effetto,godibile per tutta la sua durata,disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=3jgXhZWtnvY

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Il poliziotto è marcio

Un film di Fernando Di Leo. Con Luc Merenda, Vittorio Caprioli, Richard Conte, Raymond Pellegrin, Delia Boccardo, Gianni Santuccio, Salvo Randone, Loris Bazzocchi, Rosario Borelli, Marisa Traversi, Salvatore Billa, Massimo Sarchielli, Elio Zamuto, Mario Garriba, Gino Milli, Monica Monet, Sergio Ammirata
Drammatico, durata 91 min. – Italia 1974

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Luc Merenda: commissario Domenico Malacarne
Richard Conte: dott. Mazzarri
Delia Boccardo: gallerista Sandra
Raymond Pellegrin: Pascal
Gianni Santuccio: questore
Vittorio Caprioli: cav. Serafino Esposito
Salvo Randone: maresciallo Malacarne
Rosario Borelli: agente Pietro Garrito
Monica Monet: cronista Barbara
Elio Zamuto: Rio il Portoghese
Italo Milli: sgherro di Pascal
Sergio Ammirata: vice commissario Mario Corcetti
Loris Bazoki (Loris Bazzocchi): travestito Gianmaria
Marcello Di Falco: sgherro di Pascal
Luigi Antonio Guerra:
Marisa Traversi: contessa Nevio

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Sergio Graziani: commissario Domenico Malacarne
Pino Locchi: Pascal
Giorgio Piazza: Mazzanti
Arturo Dominici: maresciallo Malacarne
Vittoria Febbi: cronista Barbara
Luciano De Ambrosis: Garrito

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Regia Fernando Di Leo
Soggetto Sergio Donati
Sceneggiatura Fernando Di Leo
Produttore Galliano Juso,
Ettore Rosboch
Casa di produzione Cinemaster,
Mount Street Films S.r.l. (Roma),
Mara Film (Parigi)
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Franco Villa
Montaggio Amedeo Giovini
Musiche Luis Enriquez Bacalov
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Giorgio Gamma
Trucco Antonio Mura

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“Sissignore, sono corrotto! Sono un infame, un traditore! Ho 60 milioni da parte, un amante di lusso e quando alzo la voce tutti si schiaffano sull’attenti!”

“Quanti soprusi hai compiuto per un panettone a natale? Anche la tua è corruzione, ma da fessi!”.

“Uhè pirla… ma dove casso vai!”

“Io facevo i miei film,si facevano i poliziotteschi all’italiana e due tre grossi registi,non voglio fare i nomi,si facevano l’aureola con Sciascia.
Pero’,chi ha avuto i picciotti sotto casa,i film sequestrati e le querele dei ministri, sono stato io,non quelli che si facevano l’aureola con Sciascia.-genio al quale mi prostro.Quando io faccio il “Poliziotto è marcio”,non faccio “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.
Che puo’ essere un film migliore del mio,non dico di no,ma li abbiamo a che fare con un nevrotico,chiaro?mentre nel mio film abbiamo a che fare con un poliziotto che si fotteva i soldi: ed è questo che è rivoluzionario,non quello” da un’intervista di Fernando Di Leo

il-poliziotto-e-marcio-banner-recensioni

L’opinione di Francesco dal sito http://www.mymovies.com

Film con un intreccio molto particolare e originale, fa immergere lo spettatore in una dimensione nichilista, violenta, cruda, anche se spezzata da episodi e personaggi comici-macchiettistici.
Molto forte il confronto tra padre (Randone) maresciallo dei carabinieri integro e sottomesso ai superiori, e figlio (Merenda) commissario corrotto e insofferente all’autorità. Grandissimo Vittorio Caprioli nel ruolo di Esposito.
Le interpretazioni e la regia sono ad alti livelli, ne risulta un film originale, ben costruito e dalla notevole forza espressiva. Purtroppo questo, come altri film noir e polizieschi (come poi western, ecc.) è stato ingiustamente sottovalutato dalla critica italiana,
spesso e volentieri piena di pregiudizi e omologata, pronta a svalutare le opere italiane, salvo poi inneggiare a registi come Quentin Tarantino, che da tali opere italiane trae ispirazione e modelli.

L’opinione di Gimon 82 dal sito http://www.filmtv.it

(…) Ma il marciume è ovunque e ci viene sbattuto in faccia,crudelmente e senza accenni retorici.La societa’ narrata dal Di Leo si nutre di romanzi noir,di cui l’autore del film era avido lettore.Letteratura anni 50 dell’autore William P McGivern di citta’
sporche e pruriginose di sangue e malavita.Di Leo accoglie scampoli di lettura compiaciuta,la forma a suo modo,nell'”artigianalita’” del suo cinema.Organizza cosi’ un film serrato,su sfondi sociali negativi.Critica apertamente l’organo di potere, facendolo ad alta voce,
portando con se ampie materie riflessive.Il “Poliziotto è marcio” si veste come anatema politico,travestito da noir e action movie.Di Leo offre una superba opera,nuda e dura,senza sconti,si basa su grandi prove attoriali.Luc Merenda come Malacarne jr è ottimo,fascinoso e ridondante
d’insensibile cinismo.Ma è Salvo Randone a fare la differenza,superlativo nel dar voce ad un maresciallo dei carabinieri,incorrotto e deluso da un figlio “malacarne”.Da menzionare l’ottimo spunto caratterista di Vittorio Caprioli nei panni d’un pittoresco emigrante napoletano.
E infine Milano,ancora una volta lei,la citta’ lombarda come teatro di malavita e sbirri sottobraccio.La meneghina citta’ è sporca e tetra come in un fumetto criminale,un ritratto “settantiano” visto innumerevoli volte,che a distanza di quarant’anni è immortale nelle pellicole “bis”,
dure,sporche e cattive ma irrimediabilmente dal fascino sinistro e marcio,molto marcio………

L’opinione del sito http://www.caniarrabbiati.it

(…) Un film crudo, fatto di personaggi spietati e squallidi stemperato a tratti dal personaggio del cavaliere Esposito interpretato dal sempre simpatico Vittorio Caprioli (il nazariota di Avere ventanni). Per il resto solo splendide facce noir con Luc Merenda nei panni del commissario, Gianni Santuccio nei panni del questore come in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, un superlativo Salvo Randone nel ruolo del padre del commissario e facce da delinquenti come quelle di Richard Conte e Raymond Pellegrin. Classica regia di alto livello di Fernando Di Leo che ci delizia in un paio di inseguimenti fra i migliori in assoluto del panorama poliziesco italiano.
Per il tema trattato il film ebbe molti problemi. Lo stesso regista ha dichiarato in un’intervista che i poliziotti strappavano i manifesti del suo film e di aver ricevuto anche una telefonata in cui lo invitavano a smettere di fare certi film. Probabilmente la sua odierna irreperibilità è dovuta allo stesso motivo.
Le musiche sono ancora di Luis Bacalov e primeggiano due brani, uno funkeggiante e l’altro per orchestra d’archi e sintetizzatore. Ma c’è anche una curiosità: viene qui usato il brano There will be time scritto per gli Osanna per l album di Milano Calibro 9 che non fu incluso nel precedente.
Comparsata abituale di Fernando Di Leo qui come cassiere in un bar.

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3 Risposte

  1. Storia interessante, film godibile

  2. Meraviglioso!! Per me viene subito dopo “Il boss” che ritengo il capolavoro di Di Leo.

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