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Le sorelle

Le sorelle locandina 2

Diana lavora come traduttrice;ma il lavoro la stressa, così pianta tutto, sale su un treno e si avvia a incontrare sua sorella Martha che non vede da due anni.
L’incontro con Martha è affettuoso e tenero; la donna sembra felice, vive in una grande casa circondata dalle cose che desidera di più ed è sposata con Alex, che è l’uomo che ogni donna sogna. Pieno di attenzioni, delicato e innamorato di sua moglie, Alex è un coltivatore di fiori rari ed esotici.
Da subito però si capisce che tra Diana e Martha c’è qualcosa di inespresso, di sospeso nel passato: attraverso alcuni flashback intuiamo qualcosa di morboso, di ossessivo che Diana provava per sua sorella.
La sera, un altro indizio mostra che probabilmente la vita di Martha non è così felice come appare: durante un rapporto con Alex, la donna sembra quasi triste e inappagata, mentre l’uomo la guarda tristemente.
Ancora un flashback ci riporta al passato, ad una sera di pioggia in cui Martha, spaventata, si è rifugiata nel letto di Diana, che l’ha abbracciata e poco dopo baciata con sospetta passione.

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L’indomani Alex, Diana e Martha vanno sulla spiaggia, lungo le rive della quale Martha scatta alcune foto; in una di esse però Diana sotto gli occhi della sorella bacia appassionatamente Alex, mettendo i coniugi in palese imbarazzo.
Nel frattempo Diana conosce Dario, il giovane cugino di Alex, che sembra molto colpito dalla donna, che invece non sembra affatto interessata alla corte che timidamente e in seguito apertamente, Dario le fa.
Martha intanto conferma che il quadretto idilliaco mostrato alla sorella ha almeno una profonda incrinatura;la donna infatti ha una relazione sessuale con il giardiniere della tenuta in cui vive, cosa della quale probabilmente Alex è a conoscenza.
Diana si sente sempre più attratta da sua sorella, forse agganciata a quel passato dal quale Martha è invece fuggita.
Alex inizia a sospettare che Diana non sia venuta solo per affetto verso sua sorella ed esterna la cosa a Dario, invitandolo a lasciare con lui le due donne da sole, in modo da permettere loro di chiarirsi.
Durante un drammatico colloquio, Martha rimprovera a sua sorella di averla cambiata in modo irreversibile e le confessa di esser scappata da lei per paura di ciò che si era creato fra di loro.
Finale intenso e drammatico.

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Film cupo, caratterizzato da scarni dialoghi e lunghe inquadrature in cui a parlare sono i volti dei protagonisti, Le sorelle è un film di ottima fattura, ben recitato e sopratutto splendidamente fotografato.
Un film lento e introspettivo, senza accelerazioni, che trae la sua forza proprio dalla capacità delle due attrici protagoniste, le sorelle del titolo, che si guardano, cercano nei volti sentimenti e cose non dette, espressioni di stati d’animo che la mente alle volte non riesce a controllare.
Le sorelle, di Roberto Malenotti, può essere distinto in due parti ben precise; la prima, che dura per quasi tre quarti di film, che ci mostra attraverso un uso sapiente e non invasivo del flashback il morboso rapporto che Diana ha creato e Martha subito nel passato.
Un passato che le due donne si ritrovano ad affrontare e che Diana capisce essere diventato imbarazzante ed ingombrante nel presente di Martha, che scopriamo avere un rapporto profondo eppure non totale con Alex, uomo buono e gentile che probabilmente sa della relazione della moglie con il giardiniere e che pure tollera per amore.
Relazione che Martha ha probabilmente allacciato solo per trovare quel piacere sessuale che evidentemente non riesce a trovare completamente in e con Alex e che ha le sue radici nel rapporto proibito vissuto nel passato con Diana.

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Che viceversa non solo non ha legami,ma che ha conservato in se il ricordo della passione proibita per Martha e dalla quale non può e non vuole scappare.
Il finale, drammatico e assolutamente coerente con quanto narrato porta a galla una verità che peserà fino all’ultima inquadratura del film.
Che ha un suo fascino, nonostante la lentezza e i dialoghi lasciati spesso interrotti, a tutto vantaggio delle espressioni, delle cose che si vorrebbero dire e delle cose non dette.
Le sorelle è il primo dei due lungometraggi diretti da Roberto Malenotti, che in seguito, a distanza di ben 15 anni dirigerà Cenerentola 80, un riadattamento dignitoso in chiave moderna della celebre favola dei fratelli Grimm.
In questo film Malenotti mostra buona mano e indubbia capacità di direzione degli attori, che del resto sono ottimi professionisti, a cominciare dalla fascinosa e enigmatica Nathalie Delon, che interpreta Diana per passare a Susan strasberg, bella e intensa protagonista nel ruolo di Martha.
Molto bene i due “maschietti” del cast, il rodato Massimo Girotti che è la consueta garanzia di recitazione sobria e inappuntabile e un giovane Giancarlo Giannini alle prese con il personaggio di Dario l’unico forse a non essere abbastanza approfondito.
Il film non delude;appaiono davvero ingenerose le critiche che molti hanno rivolto a questo film, che invece mostra molto garbo nel trattare un argomento scabroso come l’incesto suggerito tra le due sorelle senza usare minimamente il morboso, ne nelle scene ne con nudi che sarebbero apparsi una concessione ai guardoni delle’poca,
Ad avercene di film trattati con tale delicatezza, oggi.
Per quanto riguarda la reperibilità, purtroppo non o trovato versioni in italiano sulla rete, ma sul mulo è disponibile una splendida versione in divx con dei colori praticamente perfetti e un audio unico, una delle cose migliori nelle quali sono incappato ultimamente.

Le sorelle

Un film di Roberto Malenotti. Con Giancarlo Giannini, Massimo Girotti, Nathalie Delon, Susan Strasberg,Lars Block, Attilio Dottesio Drammatico, durata 91 min. – Italia 1969

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Susan Strasberg: Marta
Nathalie Delon: Diana
Massimo Girotti: Alex
Giancarlo Giannini: Dario

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Regia:Roberto Malenotti
Soggetto Renzo Maietto Alex Fallay
Distribuzione:Euro International Film
Sceneggiatura Brunello Rondi Roberto Malenotti
Fotografia Giulio Albonico Sebastiano Celeste (operatore)
Musiche Giorgio Gaslini
Montaggio Antonietta Zita
Scenografia Luciana Marinucci
Arredamento Giorgio Bertolini
Costumi Luciana Marinucci

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L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com

Spalleggiato da Rondi, Malenotti vorrebbe antonioneggiare, se non addirittura bergmaneggiare. Ma non è roba per lui e rimane in superficie. Una superficie pregevole, però, di ottima resa figurativa e con discrete atmosfere, sebbene di quando in quando rovinate da sciocchezzuole (tipo il rasoio elettrico col filo più lungo della storia del cinema). Molto bella la Delon. Passabile.

L’opinione di Il koreano dal sito http://www.davinotti.com

Se i primi dieci minuti possono definirsi la materializzazione di un colpo di genio, non altrettanto si può dire dei rimanenti novantanove: un fotoromanzo dai colori intensi, in cui la psicologia dei quattro personaggi protagonisti va a farsi benedire per lasciar spazio ad una scadente morbosità da libro erotico. Un punto di partenza per il giovane Giannini e un punto d’interruzione per Malenotti, che rimarrà inattivo per circa quindici anni. Notevole, a tratti, il commento musicale di Gaslini.

L’opinione del sito http://www.imilleocchi.com

Azzardiamo un’attribuzione a Brunello Rondi, per una proiezione che vuole inserirsi nella riscoperta a tappe del regista, anche in occasione dell’uscita di un volume cui abbiamo collaborato. Questo film con la splendida accoppiata di Susan Strasberg e Nathalie Delon è tutto fuorché quel banale pre-soft che a molti apparve. La musica di Giorgio Gaslini ben lo lega alla coeva regia Le tue mani sul mio corpo e indica che Rondi era anche qui più che solo sceneggiatore. Viatico alle successive tappe di una serie “erotica”, esige che l’opera dell’autore si sottragga agli equivoci (compreso quello dei recuperi trash).

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Brogliaccio d’amore

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Un momento che sembra all’improvviso spazzare via certezze e punti fermi, una vita tranquilla e probabilmente monotona, senza acuti.
E’ quello che sta vivendo l’ingegner Giacomo, un maturo uomo senza legami, abituato alla routine di una vita da scapolo in cui si muovono delle figure senza però incidere nel presente.
Stanco di tutto questo, Giacomo decide di dare un taglio netto al passato recidendo i legami con il quotidiano fatto di lavoro, amici e di donne; una roulotte, una penna e un diario è in effetti quello che gli serve e caricata un po di roba ecco che inizia l’avventura di Giacomo.
Ha deciso di scrivere, di raccontare se stesso e la sua vita e per farlo si stacca da tutto e si dirige verso il sud.
Ma ha anche bisogno di capirsi e per farlo ha bisogno di qualcuno che lo stia a sentire, che possa in qualche modo essere uno specchio vivente che ascolti e possibilmente non giudichi.

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Questo specchio si incarna in Roberta, una donna con un passato da prostituta e ora diventata una escort al servizio di uomini maturi in crisi di identità come Giacomo.
Il viaggio verso sud diventa rivelatore e si mostra sotto una luce diversa da quanto preventivato dall’uomo;Roberta è una donna complessa, intelligente e sensibile e ben presto è l’amore a far capolino.
Lui si innamora di lei, lei si innamora di lui.
Nel frattempo il suo diario cresce in dimensioni e un giorno Giacomo decide di leggere a Roberta quello che ha scritto; con la sensibilità di un elefante Giacomo ha però espresso giudizi sprezzanti sulla donna e Roberta, ferita da tanto egoismo e supponenza lo lascia a meditare sui suoi errori.
Brogliaccio d’amore è un film del 1976 ormai completamente dimenticato e non senza ragione; ampolloso, verboso e caratterizzato principalmente da un andamento lento come una lumaca, il film diretto da Decio Silla che trasporta sullo schermo una sceneggiatura in cui lo stesso Silla ha messo mani con l’aiuto di altri quattro collaboratori (Gilberto Squizzato, Luisa Montagnana, Tullio Nemi Cheli) è un prodotto ben recitato ma nulla più.
La storia trita del maturo borghese in crisi è uno degli espedienti più usati del cinema anni 70 e questo film nulla aggiunge ai tanti ritratti di uomini al bivio che sono stati disegnati in quel periodo.

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Come generalmente avviene in prodotti dalle tematiche simili, Silla cerca di intellettualizzare la storia, finendo per rendere il film pesante e indigesto, mitigato da un finale amaro che quanto meno ci risparmia il lieto fine.
Il regista di Tortona, qui alla sua prima e ultima opera cinematografica non lascia alcun segno, nonostante abbia avuto per le mani, in quest’opera, due attori bravissimi e espressivi come Enrico Maria Salerno e Senta Berger.
Che nonostante la fragilità del soggetto ce la mettono tutta, ammortizzando l’effetto noia che deriva dalla verbosità eccessiva dei dialoghi, dalla mancanza di movimento di cui il film soffre e dalla prevedibilità di quanto scorre sullo schermo.
La coppia Salerno-Berger funziona, indubbiamente, quello che non funziona è l’atmosfera da road movie autobiografico che non solo non ha fascino, ma che diventa con il passare dei minuti una palude di noia e di già visto, il tutto condito da musiche assolutamente inadeguate e da conversazioni che stimolano (più che un eventuale dialogo post film) una bella dormita sul divano, rimpiangendo il tempo passato a guardare un’opera francamente barbosa oltre il limite consentito.

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Motivo per il quale il film non ebbe nessun successo e sparì letteralmente dallo schermo per essere riesumato raramente da qualche tv in cerca di tappi per riempire la programmazione notturna.
Film da dimenticare, quindi, a meno che non si voglia assistere ad una prova maiuscola di recitazione, fornita da due grandi interpreti come Enrico Maria salerno e Senta Berger.
Troppo poco però per valere una visione.
Film praticamente introvabile in rete; esiste però una versione decente sul mulo, con una buona qualità audio video.
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Un film di Decio Silla. Con Enrico Maria Salerno, Senta Berger, Paolo Carlini, Marisa Valenti, Lorenzo Fineschi Drammatico, durata 94 min. – Italia 1976.

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Enrico Maria Salerno … Giacomo
Senta Berger … Roberta
Paolo Carlini … Pierino
Marisa Valenti … Patrizia

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Regia: Decio Silla
Sceneggiatura:Gilberto Squizzato, Luisa Montagnana, Tullio Nemi Cheli, Decio Silla
Musiche:Giuseppe Cremante
Fotografia:Lamberto Caimi
Montaggio:Enzo Monachesi
Art Direction : Mimmo Scavia
Costume Design :Lia Francesca Morandini

 

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L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com

Esiziale quanto misconosciuto detrito del filone sentimental-borghese, con dialoghi di inenarrabile ampollosità recitati (non senza convinzione, va ammesso) da un Salerno sdrucito in cerca di sè stesso (il guaio è che si trova) e una Senta Berger (laudata semper) improbabilissima ex-mignotta, fra musiche terrificanti (che vanno da “Marina” a una pantomima di “Europa”) e preoccupantissime mises del buon Enrico Maria. Fantastica, fra le varie amenità, la scena coi tossici moribondi raccattati sul ciglio della strada.

L’opinione di Markus dal sito http://www.davinotti.com

Il film è palloso e non ha ritmo (cosa più grave), con la presenza di ottimi attori che risollevano la pellicola. Il film si fa fatica a seguire, sostanzialmente perché è un guazzabuglio di conversazioni lunghe ed estenuanti, che oserei definire “parapsicologiche” nel senso barboso del termine. Ottima la musica di Giovanni Cremante, in cui spicca il pezzo funky che accompagna la Berger nella scena del mercato. Una pellicola rara.
L’opinione del sito http://www.gentedirispetto.com

Ho visto questo film di genere sentimentale-psicologico.
A mio avviso, il film resta in piedi grazie alla bravura del grande Salerno e alla bellezza della Berger.
La storia risulta piuttosto ingarbugliata e difficilmente credibile ed un po’ di ritmo in piu’, non avrebbe guastato: infatti nell’insieme risulta piuttosto noioso, forse per questo, al cinema nel 1976, passò quasi inosservato.

 

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Dedicato al mare Egeo

Dedicato al mar Egeo locandina Masuo Ikeda era uno scrittore, illustratore,ceramista, scultore e incisore giapponese prestato al cinema in due occasioni; nella prima di queste scrisse e diresse Dedicato al mare Egeo, tratto da una sua storia dal titolo omonimo che ebbe un qualche successo in Giappone, vincendo il prestigioso Premio Akutagawa. Tante attività svolte brillantemente, alle quali però non può di certo essere aggiunta, almeno al livello di abilità conseguita, quella di regista di valore. Il film in questione, Dedicato al mare Egeo, uscito nelle sale senza alcuna visibilità nel 1979, è infatti una pellicola noiosa in maniera esemplare, una summa di quello che bisogna evitare allo spettatore che incautamente incespica in una pellicola come questa caratterizzata da una piattezza di narrazione elevata al sublime. La trama, ridotta all’osso ( e del resto c’è ben poco da raccontare) ci porta sulle orme di Nikos, giovane pittore di origine greca che frequenta una scuola d’arte e che vive temporaneamente presso Elda, una bella donna divorziata e con una figlia con seri problemi. Dedicato al mar Egeo 1

Come ovviamente prevedibile, tra i due nasce la passione e Nikos diventa l’amante della donna, stringendo contemporaneamente un bel legame con la figlia della donna, Lisa. La quale però sviluppa ben presto un’attrazione morbosa per Nikos. Il giovane, per guadagnare due soldi, accetta di diventare modello per la fotografa Gloria, che ha già una modella che presta saltuariamente il suo corpo per delle foto scattate dalla stessa Gloria. Anita, la modella, è una donna disinibita e ben presto seduce Nikos; il marito di Elda informa l’ex moglie della cosa, e naturalmente la reazione della donna è delle peggiori. Durante un viaggio in Grecia accade però qualcosa di tragico… Sospendo qua la narrazione della trama e non certo perché il finale riservi chissà quale sorpresa:anzi, se c’è una cosa che getta a mare quel pochissimo di buono che si era visto fino a questo momento è proprio la fine ridicola e francamente illogica della pellicola stessa. Spacciato come un film erotico, Dedicato al mar Egeo

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in realtà non a quasi nulla di erotico, così come il titolo è assolutamente fuorviante su una presunta location greca; le uniche scene blandamente erotiche sono girate praticamente al buio mentre abbondano i nudi di Ilona Staller, una delle protagoniste del film. Poiché del film non “dovrebbe” esistere una versione digitale, chiunque abbia visto le rare riduzioni da VHS avrà notato che la riduzione stessa presenta la censura operata dal mercato giapponese, che prevede per le inquadrature delle parti intime una pecetta bianca. Così chi vede la pellicola finisce per perdere forse l’unica attrattiva del film, ovvero le nudità generosamente esposte di Ilona Staller. Che, come attrice, ha tante pecche come il protagonista maschile del film, l’attore di fotoromanzi Claudio Aliotti, qui in una delle sue nove apparizioni cinematografiche; di ben altro calibro ovviamente la presenza di Olga Karlatos, una delle attrici peggio utilizzate dal cinema negli anni settanta e che è l’unica ad avere doti recitative a sufficienza.

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Di scarso peso la presenza di Stefania Casini, mentre il decantato mar Egeo compare in pratica sul finale del film e fa da sfondo alla quasi folle sequenza finale, che purtroppo, come già detto, chiude in maniera pessima un film di per se deludentissimo. Brutto film, quindi, insipido e senza alcun interesse, con l’unico pregio di una gradevole colonna sonora firmata dal grande Ennio Morricone Nel web è presente l’unica versione ad oggi conosciuta della pellicola, ricavata da una VHS destinata al mercato giapponese, di scarsissima qualità, con sottotitoli in giapponese e censurata in alcune parti.Il link per vedere il film è il seguente: http://my.mail.ru/video/mail/vm_gluschenko/104076/104090.html#video=/mail/vm_gluschenko/104076/104090

Dedicato al mare Egeo di Masuo Ikeda, con Claudio Aliotti,Stefania Casini,Sandra Dobrigna,Olga Karlatos,Ilona Staller Drammatico, Italia 1979

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Claudio Aliotti … Nikos Stefania Casini … Gloria Sandra Dobrigna …Lisa Olga Karlatos … Elda Ilona Staller … Anita

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Regia: Masuo Ikeda Soggetto: Masuo Ikeda Musiche:Ennio Morricone Fotografia:Mario Vulpiani Montaggio:Mario Morra

 Dedicato al mar Egeo banner recensioni L’opinione di Ronax dal sito http://www.davinotti.com Tanto per cominciare il titolo c’entra poco o nulla, visto che il Mar Egeo entra in scena solo nel finale e ha unicamente il ruolo di rassegnato spettatore dell’epilogo di questo grottesco melodrammone erotico girato dal giapponese Masuo Ikeda in vacanza fra Roma e la Grecia. Forse mai distribuito in Italia e oggi disponibile solo su un supporto nipponico con ridicole pecette censorie sul pube della Staller, il film è una somma di situazioni insensate e dialoghi insopportabili resi ancora più atroci da una recitazione canina. Evitabilissimo. L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com Tarda produzione anni Settanta, eredita umori samperiani e punta tutto sulla carta della bellezza: la bellezza del corpo femminile (prima i nudi “accademici”, poi quelli della Karlatos, della Staller e della Casini), del paesaggio naturale (l’incontaminato Mar Egeo) e delle musiche (Morricone con apporti vocali della Dell’Orso). Questo consente di prevenire i possibili agguati della noia provocata da una sceneggiatura poco brillante – financo con maldestri risvolti onirici – e un finale tanto prevedibile quanto improbabile. L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com Nikos, squattrinato e svogliato studente d’arte a Roma, se la fa con la padrona di casa, che vive con una strana bambina. Ma un incontro casuale… Erotico con pretese artistiche del giapponese Ikeda, costellato di inquadrature pretenziose e dialoghi terrificanti, musicati da Morricone con tanti sospirini e sospironi di Edda Dell’Orso: praticamente un trionfo del kitsch, specie nell’ultima parte che si svolge in Grecia. Le bellone del film si danno tutte un gran daffare, inutile dire che è Cicciolina a regalare i numeri migliori. Dedicato al mar Egeo banner foto   Dedicato al mar Egeo locandina 5   Dedicato al mar Egeo locandina 4   Dedicato al mar Egeo locandina 3 Dedicato al mar Egeo locandina sound 2

 Track list della colonna sonora

01 – Dedicato al Mare Egeo 02 – Un Grido 03 – Lisa E Nikos 04 – Cavallina A Cavallo 05 – E Fuggi Via 06 – Un Songno Al Sole 07 – Lisa Del Mare Egeo 08 – Vedere E Non Sapere 09 – Tre Per Tre 10 – La Donna Della Finestra Difronte 11 – Dedicato Al Mare Egeo 12 – Cavallina A Cavallo 13 – Dedicato Al Mare Egeo (Masuo Ikeda) 14 – Lida Del Mare Egeo (Masuo Ikeda) 15 – Dedicato Al Mare Egeo (Masuo Ikeda, Ruggero Gatti)

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Il vestito (The dress)

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Se dovessi attribuire un ipotetico premio al film più bizzarro, enigmatico e surreale che abbia visto nella mia vita, Il vestito, opera del 1996 del regista olandese Alex van Warmerdam si disputerebbe sicuramente la volata finale.
De Jurk,titolo originale della pellicola, tradotta fedelmente in inglese come The dress e altrettanto fedelmente nella versione italiana in Il vestito è una di quelle opere che non solo sconcerta, ma ti porta a fare elucubrazioni più o meno serie sul senso di quello che si è visto; e quello che capita nel film ha allo stesso tempo fascino e mistero, che permeano la pellicola intrisa di uno humor nerissimo e spesso intraducibile con la parola.
Un humor che ha del fantastico e al tempo stesso dello estraneante, una visione che solo il termine surreale può rendere appieno.

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Guardare Il vestito significa immergersi in un mondo spiazzante, quasi fiabesco eppure a tratti terribilmente reale, come una favola dall’andamento macabro che finisce lasciando irrisolti tutti i temi di partenza, ammesso poi che un tema vero esista e non sia semplicemente un pretesto per una visione quasi in slide di una serie di immagini caotiche, unite però da un disegno che nel corso della pellicola appare quasi chiaro.
Quasi.
Perchè il sospetto, dopo la visione del film, è che tutto sia più un gioco che un discorso logico o meno sulla casualità delle cose; il che comunque è del tutto riduttivo, alla fine, perchè il film sembra sfuggire a qualsiasi analisi logica, tendendo conto sopratutto del suo andamento schizofrenico.

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Come si evince dal titolo, il protagonista è un vestito; un capo d’abbigliamento brutto e kitsch, se vogliamo con quella sua colorazione assurda, con quelle foglie stampate casualmente su tutta la sua lunghezza, un abito che insomma una donna italiana non metterebbe mai addosso nemmeno in casa e nemmeno in caso d’emergenza.
Viceversa nel film l’orribile vestito sembra dotato quasi di una sua volontà o quantomeno sembra scatenare, in chiunque ne abbia contatto, una qualche forma di follia.

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L’inizio del film ci mostra l’origine del vestito stesso; Cremer, disegnatore per un produttore di tessuti, ritenuto dal suo direttore troppo avveniristico nelle sue opere, crea una fantasia particolare, ovvero un tessuto stampato in un orribile color azzurro con delle foglie marroni disegnate alla rinfusa.
Sembrerebbe una provocazione ed invece ecco quello che non ti aspetti.
Al direttore la fantasia piace e se ne decide l’utilizzo in larga scala.
Fin qua sembra tutto regolare ma ecco iniziare le stranezze; il designer dell’azienda caccia di casa la compagna che lo ha sorpreso con una gigantesca scrofa in casa e deve allontanarsi nuda dalla casa stessa mentre è insultata dall’uomo sotto lo sguardo di un terrorizzato postino che assiste di nascosto alla scena.
Intanto il vestito viene consegnato alle varie boutique e su una di queste, che espone il vestito in vetrina,capita lo sguardo di una casalinga che lo compra e lo porta a casa.Il tempo di indossarlo ed ecco che dei rapinatori entrano in casa della donna.

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Inizia così una sequenza folle di avvenimenti, perchè il vestito, steso dal marito della casalinga ad asciugare, finisce per volare via ed atterrare vicino al capanno di un giardiniere, che lo porta dalla domestica della casa in cui lavora.
La domestica lo indossa e poichè il suo compagno è un’artista, ecco che viene immortalata in un quadro dallo stesso;da qui in poi la storia diventa frenetica, mostrando i passaggi del vestito e le vicissitudini, tutte negative, che vivranno le persone che entreranno in contatto con l’abito.
In una sarabanda di situazioni paradossali, vedremo la compagna dell’artista trovarsi un uomo nel letto, che la convincerà ad avere una relazione con lui; dalla donna, che subirà in seguito attenzioni non desiderate da parte del conducente di un autobus finirà, dopo essere passato per una lavanderia addosso ad una ragazza e poi…
Dotato quasi di una volontà propria, il malefico capo d’abbigliamento sconvolgerà le vite di coloro che lo indossano, segnandone in qualche modo la vita almeno nel momento del contatto.

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Come dicevo all’inizio, è pressochè impossibile ( ed anche inutile) cercare di capire le vere motivazioni che spingono Alex van Warmerdam a mettere in piedi un film in cui anche i dialoghi appaiono slegati dalle situazioni; il paradosso, l’estremo sono sempre dietro l’angolo e il vestito, che sembra influenzare così negativamente le vite di coloro che ne subiscono l’influsso nefasto finisce per assomigliare ad un destino implacabile che decide di attraversare le vite dei protagonisti.
Il simbolo diventa quindi intelleggibile,di impossibile decifrazione anche se non privo di un lugubre fascino.
Il punto di collegamento è semplicemente la sequela di sventure che colpisce chiunque indossi o semplicemente brami l’orrido capo.

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Ironia e tenerezza, sarcasmo e malinconia, il regista olandese non fa mancare nulla, anche se alla fine il quadro d’assieme appare un po incoerente e spezzettato.Tuttavia la pellicola ha un fascino sottile, ed il vero peccato è che non esista in rete una sua versione in italiano.
E’ possibile invece visionare la pellicola in lingua originale e con sottotitoli in inglese; può valerne la pena a patto di seguire i dialoghi e le scene come tanti quadri d’assieme a tratti incoerenti, sicuramente spesso incomprensibili ma dal fascino davvero sottile.
http://viooz.co/movies/21214-the-dress-de-jurk-1996.html

Il vestito

Un film di Alex Van Warmerdam. Con Henri Garcin, Khaldoun Elmecky, Frans Vorstman, Ingeborg Elzevier, Margo Dames,Peter Blok, Jacob Derwig, Rudolf Lucieer, Maike Meijer Titolo originale De Jurk. Commedia, durata 98′ min. – Paesi Bassi 1996.

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Henri Garcin: Van Tilt
Ariane Schluter: Johanna
Alex van Warmerdam: De Smet
Ricky Koole: Chantalle

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Regia Alex van Warmerdam
Sceneggiatura Alex van Warmerdam
Fotografia Marc Felperlaan
Montaggio René Wiegmans
Musiche Vincent van Warmerdam
Scenografia Jorrit Korstenhof

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L’opinione di viagem dal sito http://www.filmscoop.it

Non un film, un gioco!
Una sceneggiatura assurda e una comicità perversa tra abusi, coincidenze e sfortune. Esemplare la scena dell’enorme scrofa che esce dalla casa per un tentativo andato a male di “sesso alternativo”. Raccapricciante la colonna sonora: i tocchi di contrabbasso segnalano l’arrivo di un’imminente violenza o abuso.
In tutto questo un vestito che non finisce di portar rogna a chi ne viene in contatto, non da ultimo a chi lo ritrae, passando di mano in mano in un’amena cittadina di provincia olandese.
Memorabile!

L’opinione di supadany dal sito http://www.filmtv.it

Un film completamente rimosso (non mi capita quasi mai di non trovare nemmeno un opinione per un film di circa quindici anni fa, soprattutto se di origine “festivaliera”) che, con un fare prevalentemente scanzonato (almeno inizialmente), fotografa un mondo senza apparenti speranze.
L’oggetto del contendere è un colorato vestito (peraltro tutt’altro che bello da vedere), complicato fin dalla sua gestazione, scaturita da una semplice copia e da successivi litigi vari tra l’”ideatore” e l’impresario che lo deve produrre.
Va da sé che porterà rogne senza fine per tutti i suoi sfortunati possessori.
Le caratteristiche più interessanti del film sono il tono sarcastico, che il regista adopera per raccontare questa storia di (macabra) fantasia (o semplicemente triste realtà?), e gli incroci che i vari passaggi di proprietà causeranno.
Infatti tutte le persone che ne entreranno in possesso saranno destinate ad incontrare i medesimi personaggi sul loro tragitto e a dover affrontare guai di diversa natura.
Storia anomala (anche poco omogenea che vira in corso d’opera), una scheggia impazzita, il vestito non manca mai, ma poi i veri protagonisti sono altri.
Personaggi alla deriva esistenziale, senza un reale sbocco alla loro esistenza.
Se vi capita (non saprei come, l’ho rivisto in un vhs da far incrociare gli occhi, non esiste in dvd, ed in tv non so se sia mai passato e tanto meno se passerà, ma un modo prima o poi capita, se non è già capitato), guardatelo e fate i vostri conti.
Per me è talmente coraggioso e visionario nella sua essenza, da farsi perdonare più di un passaggio farraginoso.

L’opinione di Daniela dal sito http://www.davinotti.com

Il disegno di un tessuto per abiti (foglie su fondo blu), usato per fabbricare un vestito estivo, ha uno strano potere: affascina gli uomini e li spinge a possedere le donne che indossano di volta in volta l’abito, riadattato in varie foggie, che si tratti delle mogli o di perfette sconosciute, indipendentemente all’età e dall’avvenenza di ciascuna. Un carosello di personaggi ora caustico ora lieve, attraversato da un vento di follia, per un film olandese bizzarro, difficilmente catalogabile, interessante anche se non del tutto riuscito.

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The witch who come from the sea

The witch who came from the sea locandina 2

The witch who come from the sea è un film praticamente sconosciuto in Italia, non avendo mai avuto una distribuzione regolare e sopratutto non essendo stato mai doppiato nella nostra lingua.
Il che è un vero peccato, trattandosi di una pellicola originale e dalle tematiche interessanti, oltre ad essere un film ben girato e ottimamente recitato.
Diretto dal regista Matt Cimber, questo film ha avuto una vita cinematografica travagliata sopratutto in Europa, finendo per essere inserito in Inghilterra dall’United Kingdom Department of Public Prosecutions nella lista dei suoi 74 video nasties, cosa che per anni ha limitato la visibilità alla sola proiezione domestica.
The witch who come from the sea è indiscutibilmente un film forte, ma non di certo in modo tale da finire all’indice;probabilmente a influire sulla decisione dell’organo deputato al controllo della morale in Inghilterra fu più la tematica dell’incesto legata a qualche scena splatter che la sua violenza conclamata e che in realtà appare davvero blanda.
Una storia complessa legata principalmente alla figura di una donna, Molly, che nel corso del film impariamo a conoscere come persona fortemente, emotivamente disturbata, da qualcosa che diverrà chiaro solo alla luce degli episodi di violenza che ne caratterizzeranno le azioni.
Il film si apre con una donna, Molly, che passeggia sua una spiaggia con i suoi due nipotini Tripoli e Todd;seduta sulla riva, la donna ammira due vigorosi uomini intenti a svolgere attività ginniche ma all’improvviso l’idilliaco quadretto è sconvolto da due apparizioni violente, quella del ginnasta bianco morto e appeso alle parallele alle quali l’uomo si sta esercitando e quella dell’uomo di colore al quale esce del sangue dagli occhi.

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Sono frammenti di una visione, due morti che troveranno compimento nella realtà poco più avanti.
Tornata a casa Molly racconta ai due ragazzini la storia di suo padre, un capitano disperso in mare; questo provoca la reazione di sua sorella che smentisce la visione idilliaca di Molly, secondo la quale il padre era un uomo coraggioso e gentile.A suo vedere e secondo la realtà il padre era un uomo violento e alcolizzato.
E’ il secondo segnale diretto che arriva su Molly; le visioni della donna sulla spiaggia, il quadretto romantico costruito attorno alla figura di suo padre sembrano essere una proiezione di una personalità dissociata, avulsa dalla realtà, quella insomma di una donna che si è rifugiata in un mondo immaginario per sfuggire ad una squallida realtà.
Il giorno dopo Molly porta i due sportivi in una camera d’albergo, mostrando disponibilità ad un rapporto a tre; i due uomini, convinti di partecipare ad un gioco erotico si lasciano legare al letto.
La scena muta radicalmente e ritroviamo Molly a letto con il suo datore di lavoro, Long John, proprietario del bar in cui la donna lavora.

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I telegiornale informa della morte violenta dei due atleti che abbiamo visto prima sulla spiaggia e poi nella camera d’albergo, in compagnia della donna; i corpi dei due sono stati rinvenuti privi dei genitali.
In un alternarsi di flashback che sembrano frutto della fantasia ma che in realtà altro non sono che proiezioni reali della distorta mente di Molly vediamo la donna uccidere con un pezzo di vetro Billy Batt ,una star del cinema durante una festa che l’uomo ha dato a casa sua.
Ancora una volta Molly si risveglia nel letto di Long John; la donna è coperta di sangue, ma non ricorda nulla di quanto accaduto.
Cosa provoca nella donna questo discostamento dalla realtà? Perchè Molly rifiuta la realtà e si rifugia in un mondo dorato dal quale però è implacabilmente strappata per essere riportata alla vita reale, nella quale è indubbiamente un’assassina?

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Scopriamo così che tutto è nascosto nel passato terribile di Molly; da ragazzina aveva rapporti sessuali con suo padre e durante uno di questi l’uomo era rimasto folgorato da un infarto.
La mente di Molly aveva rimosso coscientemente tutto, ma nei meandri della mente qualcosa riportava sistematicamente a galla quei ricordi rimossi, portandola contemporaneamente a “vedere” le punizioni che implacabilmente impartiva ai suoi occasionali amanti.
L’ultimo flashback ci mostra i sogni della ragazza, che naviga con una zattera in un mare tranquillo verso una libertà che purtroppo esiste solo in una parte della sua mente.
The witch who come from the sea è decisamente un bel film, anche se necessita di una certa dose di pazienza per seguire le evoluzioni della mente dissociata di Molly, che trasporta lo spettatore qua e la fra la realtà e la fantasia, attraverso continui flashback che distorcono la realtà stessa, perfino colori e suoni, quasi siano proiezioni ideali ma al tempo stesso da incubo di quello che si agita nella sua mente.

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Momenti topici e rivelatori del film si susseguono a momenti in cui il presente della donna sembra quasi indicare come Molly possa essere una donna qualsiasi, con relazioni pubbliche forse un po scandalose comunque nei limiti di una presunta normalità.
I flashback però ci trasportano all’interno di quella che è una realtà all’apparenza confusa, ma che assume un carattere chiaro e definito nel momento in cui si apprende cosa nasconda realmente il passato di Molly.
Curiosa è la scena in cui Molly decide di farsi tatuare da un suo vicino, un tipo dalla faccia patibolare che le inciderà sul corpo una sirena enorme, che parte dai seni per arrivare al pube, un chiaro simbolo di seduzione.
L’attrattiva principale del film è proprio questa, quell’andirivieni continuo fra realtà e fantasia che sembrano diventare inestricabili, interrotto solo da qualche frammento in cui Molly rivede se stessa ragazzina e che sono rivelatori del suo terribile passato.
Il titolo del film è spiegato in un fase del film, quella in cui Billy Batt, incuriosito da Molly ha un dialogo con lei:
“”Chi è lei?”chiede Billy
“Sono una strega che è venuta dal mare.” risponde Molly
“Lei non è una strega, lei è bellissima.” ribatte Billy
“Sono Venere “Venus”.
«Perché è venuta fuori dal mare ?” chiede sorpreso Billy”
“Venere nacque nel mare.” ribatte Polly
“Perché?”
“Suo padre era un dio, gli hanno tagliato le palle, il suo sperma è caduto in mare e Venere era li’ “

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Gran merito della riuscita e della credibilità del personaggio di Molly va attribuita alla performance di Millie Perkins, l’attrice che interpreta la protagonista del film; con una recitazione nervosa, quasi paranoica, la Perkins crea le premesse di un personaggio indecifrabile, che porta lo spettatore a interrogarsi di continuo sul suo stato di salute mentale.
Un film come dicevo agli inizi assolutamente unico, che purtroppo non ha nessuna traduzione in italiano; chiunque abbia dimestichezza con la lingua inglese può cimentarsi nella visione dello stesso al link http://3film.net/6619-the-witch-who-came-from-the-sea.html dove c’è una versione decorosa dello stesso, avvisando i lettori che purtroppo il sito ha al suo interno delle immagini porno, ma che il film non ha per fortuna alcun inserto extra che lo renda indegno di essere guardato.

The witch who came from the sea
di Matt Cimber, con Millie Perkins,Lonny Chapman,Vanessa Brown,Peggy Feury,Jean Pierre Camps,Mark Livingston,Rick Jason Drammatico Usa 1976 durata 83 minuti

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The witch who came from the sea banner protagonisti

 

Millie Perkins: Molly
Lonny Chapman: Long John
Vanessa Brown: Cathy
Peggy Feury: Dora
Jean Pierre Camps: Todd
Mark Livingston: Tripoli
Rick Jason: Billy
Stafford Morgan: Alexander McPeak
Richard Kennedy: Homicide detective
George ‘Buck’ Flower: Detective Stone
Roberta Collins: Clarissa
Stan Ross: Jack Dracula
Lynne Guthrie: Carol
Barry Cooper: Newcomer
Gene Rutherford: Sam ‘The Electric Man’ Waters
Jim Sims: Austin Slade
Sam Chu Lin: Lettore notiziario
Anita Franklin: TV Commercial Girl
John Goff: Padre di Molly
Verkina: Molly giovane

The witch who came from the sea banner cast

Regia Matt Cimber
Sceneggiatura Robert Thom
Produttore Jefferson Richard
Fotografia Dean Cundey
Musiche Herschel Burke Gilbert

 

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