Philadelphia


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Los Angeles,21 marzo 1994.
Presso il Dorothy Chandler Pavilion si tiene la 66a edizione degli Academy Awards,gli Oscar del cinema.
Una emozionata Emma Thompson annuncia le nomination per gli Oscar al Miglior attore protagonista;è annunciata una lotta a due,quella tra Liam Neeson per l’interpretazione di Oskar Schindler nel film Schindler List di S.Spielberg e quella di Tom Hanks per quella di Andrew “Andy” Beckett nel film Philadelphia di Jonathan Demme.
Un’autentica ovazione accoglie la vittoria di Hanks;un risarcimento,in qualche modo,attribuito ad un grande attore e ad un film,Philadelphia,che si è dovuto inchinare solo uno dei capolavori del cinema,Schindler list.
Ma c’è anche un’altra prestigiosa statuetta a premiare il film;la miglior canzone,Oscar 1994 è Streets of Philadelphia di Bruce Springsteen,una delle cose più belle degli ultimi trent’anni in campo musicale.
A ben vedere,aldilà dell’improponibile confronto tra i due film protagonisti della serata degli Oscar,Philadelphia avrebbe meritato
comunque il massimo premio.

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Per essere un film sulla discriminazione,contro l’odio omofobico,sull’intolleranza,sula paura di quella che veniva definita la peste del ventesimo secolo.
E per la regia asciutta,senza tentennamenti,vigorosa di Jonathan Demme,capace di evitare il facile “dolore” di una storia a suo modo scomoda,
dai temi complessi e che affronta in modo sobrio una malattia terribile e la sua inevitabile conclusione.
Tanti temi,quindi.
Un film che sfida i pregiudizi o che almeno prova ad usare un’ottica differente da quella della ghettizzazione dei “finocchi“,come li chiama l’altro protagonista del film Joseph “Joe” Miller,l’avvocato che difenderà Andy (un grande Denzell Washington) che da subito non nasconde la sua posizione sui gay:
Voglio dirti una cosa, Andrew. Quando ti educano come hanno educato me e la maggior parte della gente in questo paese ti assicuro che nessuno ti viene a parlare di omosessualità oppure come dite voi stile di vita alternativo. Da bambino ti insegnano che i finocchi sono strani, i finocchi sono buffi, i finocchi si vestono come la madre, che hanno paura di battersi, che sono… sono un pericolo per i bambini, e che vogliono solamente entrarti nei pantaloni. Questo riassume più o meno il pensiero generale, se vuoi proprio sapere la verità.

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Il problema dell’omosessualità può sembrare oggi un affare superato;in realtà nel 1993,epoca in cui fu girato il film,l’essere gay o lesbica era una discriminante formidabile anche alla luce delle malattie trasmissibili che poteva comportare.
Il problema principale restava comunque la morale pubblica essenzialmente puritana;nella patria della democrazia essere gay significava non poter entrare nell’esercito,essere discriminato sul posto di lavoro o comunque nella vita sociale.
A tal pro si pensi anche alla difficoltà di portare sullo schermo storie che riguardassero l’omosessualità;fino a due decenni prima il famigerato Codice Hays impediva di fatto sceneggiature cinematografiche che affrontassero il tema.
Questo il quadro,quindi.
Philadelphia racconta la storia di due personaggi quasi antitetici.
Andrew Beckett,Andy,è un brillante avvocato,fiore all’occhiello del suo studio il Wyant & Wheeler mentre Joseph Miller,Joe è un avvocato di basso livello,che vivacchia con cause di poco conto.
Mentre Andy è omosessuale e vive la sua natura sessuale con qualche senso di colpa e nascondendo il suo orientamento sessuale,Joe ha una moglie e una figlia piccola.
Bianco il primo,di colore il secondo.

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Quasi un paradigma della divisione sociale americana.
Ma sarà Andy a dover affrontare i problemi più gravi,il giorno in cui un collega nota una lesione sul volto del giovane avvocato,divulgando così la notizia che Andy ha l’Aids.
Per Andy è l’inizio del calvario;viene licenziato dallo studio e si trova a dover affrontare i sintomi devastanti della malattia.
Ma non si arrende e grazie all’aiuto di Joe,intenta causa allo studio per discriminazione.
Joe,dapprima titubante,si getta a capo fitto nella difesa di Andy,col quale finirà per stabilire un profondo legame di amicizia.
Grazie alla sua famiglia,che non gli volta le spalle,Andy arriva fino in fondo nella sua causa contro lo studio.
Non vivrà abbastanza per vedere riconosciute le sue ragioni e l’indennizzo milionario a cui sarà condannato lo studio,ma morirà
serenamente circondato dai suoi parenti,dai suoi amici.

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Philadelphia ha grandi meriti,difetti trascurabili e sopratutto è un formidabile atto d’accusa contro l’intolleranza e la discriminazione.
Un film con attori bravissimi,come il citato Hanks e Washington,che avrebbe meritato l’Oscar anche lui,oltre a Banderas (bravo) e ad un eccezionale Jason Robards.
Poi,la colonna sonora,che oltre alla citata Streets of Philadelphia (della quale ripropongo la sintesi di shewolf ripresa da Note di cinema)vede la presenza dello splendido Philadelphia di Neil Young,di Ibo Lele dei REM e Have You Ever Seen the Rain? in una inusuale versione dei Spin Doctors,quasi a livello della celebrata versione originale dei Creedence Clearwater Revival.
Su Demme davvero poco da aggiungere a quanto di buono decantato dalla critica;dopo Il silenzio degli innocenti sfiora il bis nella notte degli Oscar,anche se il suo film non entra nella cinquina dei finalisti.Ma,si sa,Hollywood raramente premia il coraggio.
Uno dei film più belli degli anni 90…

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Philadelphia

Un film di Jonathan Demme. Con Tom Hanks, Denzel Washington, Jason Robards, Antonio Banderas, Joanne Woodward, Mary Steenburgen, Roberta Maxwell, Buzz Kilman, Charles Napier, Karen Finley, Daniel Chapman, Mark Sorensen Jr, Jeffrey Williamson, Charles Glenn, Ron Vawter, Anna Deavere Smith, Stephanie Roth Haberle, Lisa Talerico, Robert Ridgely, Chandra Wilson, Ford Wheeler, David Drake,
Peter Jacobs, Paul Lazar, Bradley Whitford, Lisa Summerour, Warren Miller, Lauren Roselli, Jane Moore, Joey Perillo, Bill Rowe, Dennis Radesky, Ann Dowd, Katie Lintner, Peg French, Ann Howard, Meghan Tepas, John Bedford Lloyd, Robert Castle, Molly Hickok, Dan Olmstead, Elizabeth Roby, Adam LeFevre, Gary Goetzman, Daniel Von Bargen Drammatico,  durata 120 min. – USA 1993.

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Philadelphia banner protagonisti

Tom Hanks: Andrew “Andy” Beckett
Denzel Washington: Joseph “Joe” Miller
Antonio Banderas: Miguel Alvarez
Jason Robards: Charles Wheeler
Lisa Summerour: Lisa Miller
Robert Ridgely: Walter Kenton
Anna Deavere Smith: Anthea Burton
Mary Steenburgen: Belinda Conine
Charles Napier: Giudice Garnett
Ron Vawter: Bob Seidman
Joanne Woodward: Sarah Beckett
Bradley Whitford: Jamey Collins
Lisa Talerico: Shelby
Bill Rowe: dottor Ambruster
Obba Babatundé: avvocato Jerome Green
Roberta Maxwell: Giudice Tate
Buzz Kilman: Crutches
Karen Finley: Dr. Gillman
Charles Glenn: Kenneth Killcoyne
Stephanie Roth Haberle: Rachel Smilow
Julius Erving: sé stesso
Roger Corman: Mr. Laird
Paul Lazar: dottor Klenstein
Tracey Walter: Bibliotecario
Ann Dowd: Jill Beckett
Kathryn Witt: Melissa Benedict
Peter Jacobs: Peter / Monnalisa
Robert W. Castle: Budd Beckett
Daniel von Bargen: capo della giuria
Andre B. Blake: ragazzo in farmacia

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Roberto Chevalier: Andrew “Andy” Beckett
Francesco Pannofino: Joseph “Joe” Miller
Massimo De Ambrosis: Miguel Alvarez
Renato Mori: Charles Wheeler
Cristina Boraschi: Lisa Miller
Alessandro Rossi: Walter Kenton
Serena Verdirosi: Anthea Burton
Maria Pia Di Meo: Belinda Conine
Michele Gammino: Giudice Garnett
Sandro Iovino: Bob Seidman
Miranda Bonansea: Sarah Beckett
Antonio Sanna: Jamey Collins
Anna Rita Pasanisi: Shelby
Paolo Lombardi: dottor Ambruster
Nino Prester: avvocato Jerome Green
Saverio Indrio: Kenneth Killcoyne
Vittorio De Angelis: dottor Klenstein
Dario Penne: Peter / Monnalisa
Mario Milita: Budd Beckett
Claudio Fattoretto: capo della giuria
Simone Mori: ragazzo in farmacia

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Regia Jonathan Demme
Soggetto Ron Nyswaner
Sceneggiatura Ron Nyswaner
Produttore Jonathan Demme, Edward Saxon
Fotografia Tak Fujimoto
Montaggio Craig McKay
Musiche Howard Shore
Scenografia Kristi Zea
Costumi Colleen Atwood

Streets of Philadelphia visto da shewolf

Nel 1994 Bruce Springsteen era pericolosamente vicino ad apparire come un “relitto” degli anni Ottanta. Born in the USA, brano che lo aveva reso celebre, era ormai parte del passato e le sue vendite record erano diminuite in modo esponenziale da allora. Inoltre, nel 1992, furono in pochi ad apprezzare i suoi album Human Touch e Lucky Town. Dopo aver preso una pausa per leccarsi le ferite, Springsteen si recò in studio con i membri della banda del suo tour per incidere una canzone per il film di Jonathan Demme, Philadelphia. Nacque, così, Streets Of Philadelphia. L’opera di Demme rappresentava il primo film di Hollywood sulla crisi dell’AIDS.
È cosa nota, poi, che la pellicola fu un grande successo di critica e di pubblico. La canzone divenne anche un tormentone radiofonico, guadagnando a Springsteen quella svolta tanto necessaria per proseguire la carriera ed un meritatissimo Academy Award.
Una particolarità del video girato è rappresentata dal fatto che la traccia vocale è stata ri-registrata dal vivo durante le riprese, utilizzando un microfono nascosto, su una traccia strumentale preregistrata.
Questa tecnica è stata scelta per rendere più intensa la carica emotiva del brano. Streets Of Philadelphia segnò il primo passo nella sua lenta rimonta, anche se ci sarebbero voluti altri otto anni prima che Springsteen registrasse un album commerciale importante.

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Streets of Philadelphia – 3:56 – Bruce Springsteen
Lovetown – 5:29 – Peter Gabriel
It’s in Your Eyes – 3:46 – Pauletta Washington
Ibo Lele (Dreams Come True) – 4:15 – RAM
Please Send Me Someone to Love – 3:44 – Sade
Have You Ever Seen the Rain? – 2:41 – Spin Doctors
I Don’t Wanna Talk About It – 3:41 – Indigo Girls
La mamma morta (From the Opera Andrea Chénier) – 4:53 – Maria Callas
Philadelphia – 4:06 – Neil Young
Precedent – 4:03 – Howard Shore

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“Aver fede significa credere in qualcosa che non siamo in grado di provare.”

“Spiegamelo come se avessi soltanto quattro anni.”

“Cosa sono mille avvocati incatenati al fondo dell’oceano? Un buon inizio…”

“Cos’è che le piace di più del diritto?
-Il fatto che una volta ogni tanto, non sempre, ma a volte, diventi parte della giustizia. La giustizia applicata alla vita.

“Lei è omosessuale?
-Come, scusi?
Lei è omosessuale? Su, avanti, risponda alla domanda… Lei è una checca? Lei è un finocchio, un pederasta, un invertito, un piglia-in-culo? Lei è un apri-chiappe, un ossobuco? Avanti, risponda alla domanda… Lei è o non è un gay?!?”

“Tengo a precisare che in questa corte non conta assolutamente né il colore della pelle, né il credo politico o religioso, né tanto le tendenze sessuali delle persone, conta solo la legge.
-Sì vostro onore, ma questa aula non è il paese.”

“Dimenticate quello che avete visto in televisione e al cinema: non ci sarà nessun testimone a sorpresa, nessuno crollerà qui sul banco con una pietosa confessione. Vi verrà presentato un semplice fatto. Andrew Beckett fu licenziato. Il comportamento dei superiori di Andrew Beckett può sembrarvi comprensibile, ma non importa come giudicherete Charles Willer e i suoi soci dal punto di vista etico, morale ed umano; l’unico fatto che conta è che quando licenziarono Andrew Beckett perché aveva l’AIDS, essi infransero la legge.”

“Questa è l’essenza della discriminazione: il formulare opinioni sugli altri non basate sui loro meriti individuali, quanto alla loro appartenenza ad un gruppo con presunte caratteristiche.”

“L’AIDS è considerato un handicap ai sensi di legge non solo per le limitazioni fisiche che impone, ma anche perché il pregiudizio che circonda l’AIDS esige la morte sociale che precede… che precede… e a volte accelera, la morte fisica.
-Questa è l’essenza della discriminazione: il formulare opinioni sugli altri non basate sui loro meriti individuali, ma piuttosto sulla loro appartenenza ad un gruppo con presunte caratteristiche.”

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Philadelphia banner recensioni
L’opinione di The gaunt dal sito http://www.filmscoop.it

L’Aids come morte sociale prima ancora di quella fisica. Colpisce tutti senza nessuna eccezione, da chi ha contratto la malattia senza apparente colpa ma meritevole di un’ipocrita pietà, fino a chi l’ha contratta da comportamenti sessuali “discutibili” secondo un bigotto modo di vedere le cose e quindi da ghettizzare. Philadelphia è anche il percorso formativo di un uomo, che può essere il classico uomo comune, di fronte ad una tematica così forte e delicata, di provare empatia e cambiare atteggiamento di fronte ad una discriminazione così profonda. Toccante e ottimo Demme nell’attenzione a non cadere facile preda della retorica. E di trappole questo film ne presentava tante.

L’opinione di Projectpat dal sito http://www.filmscoop.it

Un tema dalle perenni gravita e attualità, un manipolo d’attoroni, un regista che sappia il fatto suo ed il film è fatto.
Con ciò non voglio sminuire l’opera di Demme, sto semplicemente dicendo che “Philadelphia” è una di quelle pellicole appartenenti alla schiera delle vincitrici facili, un po’ come lo era in tutto e per tutto pure “Dead Man Walking” di Tim Robbins, tanto per fare un esempio.
Dal momento che questa è la mia opinione, il mio otto è unicamente per Tom Hanks, per me questo film rimane circoscritto alla sua formidabile interpretazione.
Ah, quasi dimenticavo: chi vergognosamente si fosse perso il tema principale, “Streets of Philadelphia” di Springsteen, corra subito a sentirselo.

L’opinione di Cesare Antonio Borgia dal sito http://www.mymovies.it

Un uomo,omosessuale,colpito dall’AIDS.Un grande avvocato,licenziato perchè malato e omosessuale.Tutto concentrato nella prova superlativa di Tom Hanks che lascia senza fiato.Il suo,quello del personaggio che magistralmente interpreta (Andrew Beckett),è un grido d’aiuto tanto vero e importante da rendere coloro che guardano il fim protagonisti o meglio testimoni di una vicenda terribile,quella di un uomo pian piano ammazzato,consumato dalla malattia e che fino all’ultimo combatte in un’aula di tribunale e soffre sperando nella vittoria della verità.La giustizia che trionfa poco prima della morte del protagonista.Un televisore infine e sulle note della splendida e malinconica “Philadelphia” di Neil Young un vecchio filmino che ritrae Andrew da piccolo.
Tom Hanks è straordinario.Soffre per tutta la durata del processo e commuove quando,interrogato dal suo avvocato,spiega che il diritto conta solo se utilizzato per la vittoria della giustizia.Si batte contro nemici falsi e calcolatori e infine vince la causa ma perde la battaglia più grande,morendo sotto gli occhi dei più cari dopo il saluto finale in ospedale.
Un film che invita a riflettere,da far vedere nelle scuole.Un capolavoro

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Una Risposta

  1. Film splendido, con uno dei pezzi più belli scritti da Springsteen per una colonna sonora

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