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Tutto il mio cinema

I flani del 1978-Parte 1

 

novembre 7, 2019 Posted by | Flani | | Lascia un commento

Andavamo al cinema-Parte 55

Chiunque voglia contribuire alla diffusione di immagini di vecchi cinema può contattarmi tramite i commenti o tramite l’indirizzo email: paolobari@email.it

Sala Cinema Vittoria,San Michele Salentino (Lecce)

Cinema Fiamma,Portici (Napoli)

Atrio Cinema Principe,Modena

Cine Teatro Maffei,Rovereto (Trento)

Cine Teatro Nuovo Sacher,Roma

Cinema Apollo,Messina

Cinema Ariston,Forlì

Cinema Capranichetta,Roma

Cinema Diana,Napoli

Cinema Diana,Torino

Sala Cinema Modernissimo,Palermo

Cinema Eden,Bolzano

Cinema Eliseo,Avellino

Sala Cinema Littorio,Trento

Cinema Giardino Primavera,Firenze

Cinema Imperiale,Lanciano

Cinema Jolly,Capurso (Bari)

Sala Cinema Belvedere,Vercelli

Cinema Plaza,Piacenza

Cinema Olimpia,Messina

Cinema Odeon,Udine

Cinema Niccolini,Firenze

Cinema Moderno,Rieti

Cinema Minerva,Torino

Cinema Mazzarri,Brindisi

Cinema Massimo,Roma

Cinema Marconi,Vigonovo (Venezia)

Cinema Littorio,Latina

Cinema Jolly,Roma

Cinema Jolly,Ravenna

novembre 6, 2019 Posted by | Vecchie sale cinematografiche italiane | | Lascia un commento

Le lobby card del 1974-Parte 1

novembre 4, 2019 Posted by | Locandine e lobby card | | Lascia un commento

Addio mia regina

 

Versailles,14 luglio 1789

Sono gli ultimi mesi di vita dell’Ancient Regime e contemporaneamente di molti nobili che vivono nella fastosa reggia voluta dal Re sole,Luigi XIV.
Il mondo aldilà dei cancelli della reggia sta per cambiare,ma per gli abitanti del posto,nobili e lacchè,servitori e principalmente per la regina Maria Antonietta tutto sembra fermo al giorno prima. E a quello precedente e a migliaia di giorni prima ancora.
La vita di corte ruota attorno al Re Luigi XVI e alla sua corte, a sua moglie, la volubile Maria Antonietta d’Austria; che passa i giorni annoiata,presa da frivolezze come abiti e gioielli,dall’attrazione che prova per madame de Polignac,una parvenue che ha saputo sfruttare la benevolenza dell’Austriaca, come la corte e il popolo chiama spregiativamente la regina.
Tra i servitori c’è Sidonie Laborde,una ragazza di umili origini che ama la regina e che le fa da lettrice e che deve districarsi fra pettegolezzi e invidie,tra meschinerie e pochezze che popolano un mondo in disfacimento,incapace di comprendere la reale portata degli avvenimenti che stanno travolgendo la vicina Parigi, culla del movimento rivoluzionario che di li a poco avrebbe spazzato via la nobiltà e un mondo incancrenito.


E’ proprio Sidonie una delle prime ad apprendere la notizia della presa della Bastiglia,notizia che la allarma,quasi un presagio di ciò che accadrà.
A poco a poco anche la corte apprende la notizia e allora si assiste al classico abbandono della nave che affonda; nobili furbi che hanno capito che l’aria sta cambiando,servitori stanchi di anni di soprusi,valletti e scudieri fuggono da quella che vedono ormai come una trappola mortale.
Anche Maria Antonietta inizia a comprendere il pericolo e si preoccupa di si salvare la vita a madame de Polignac,a cui molti popolani hanno giurato di fare la pelle.E per fare questo escogita un piano che coinvolge proprio Sidonie…
Dal romanzo Addio mia regina di Chantal Thomas il regista parigino Benoît Jacquot trae un film descrittivo,totalmente al femminile,nel quale proprio le figure maschili sono lasciate in secondo piano.
Così gli avvenimenti che coinvolgono Parigi e i suoi protagonisti,dal comandante della Bastiglia Delaunay al sindaco di Parigi Bailly al ministro delle finanze Necker sono appena nominati; lo stesso Luigi XVI appare per pochi minuti nel film,solo per parlare con sua moglie e del peso
della corona che non aveva mai amato e che aveva accettato solo perchè faceva parte della sua educazione e del suo destino.


Il film si dipana attraverso le vicende personali di Sidonie,dolce e contemporaneamente abbastanza smaliziata da capire che a corte è bene non fidarsi di nessuno e quelle di Maria Antonietta,la regina odiata dai francesi e vista con il più classico degli stereotipi storici, quello che vuole ancora oggi
la regina come creatura frivola e viziata, egoista e sessualmente ambigua.Tutti clichè che la storia ha rettificato almeno in parte,cercando di guardare oltre la letteratura tipica dell’epoca che la dipinse come un essere spregevole,senza cuore e dedita solo a gozzoviglie e baccanali.
Jacquot non si distacca molto da questa visione discutibile, non aggiungendo quindi assolutamente nulla alla verità storica; il suo sguardo vaga per la corte,con dialoghi a tratti abbastanza noiosi tra i vari servitori (per la massima parte donne).Sorte migliore tocca a Sidonie,che se vogliamo è la vera protagonista del film, una ragazza con i piedi piantati per terra e che nutre ammirazione e sentimenti positivi per la sovrana. Per Sidonie la corte,il re e la regina sono l’ordine costituito,che esiste da sempre e che quindi va servito nel migliore dei modi.Ma è anche l’unica a nutrire questi sentimenti,in mezzo a gente che ha fatto dell’opportunismo una ragione di vita. Il parassitismo tipico della nobiltà appare in tutto il suo squallore proprio quando si diffonde la notizia dell’inizio della rivoluzione;saranno in molti a fuggire,mostrando come fosse solo l’interesse a tenere unito il baraccone che ruotava attorno alla monarchia.


Ed è questo il tema principale del film,assieme alla descrizione ambientale e di frammenti di vita di alcuni dei personaggi che vivevano a corte.
Magnifici costumi e la bellezza della reggia salvano il film dall’appiattimento, dovuto ad una superficialità che percorre tutta la pellicola. La spietata,cruda descrizione di film come La favorita o la Duchessa è ben lungi dall’essere raggiunta e la pellicola giunge alla fine senza suscitare particolari emozioni.
Per fortuna attrici molto brave come Léa Seydoux ( Sidonie Laborde) che ammireremo in Vita di Adele,di Diane Kruger (Maria Antonietta),la Elena di Troy e Virginie Ledoyen (Madame de Polignac) recitano all’altezza; le musiche sono decisamente ridondanti e poco adatte,bella la fotografia.
Un film con pochi lati positivi e con tante ombre,che pure ha ottenuto molte critiche benevole.

Addio mia regina

Regia di Benoît Jacquot. Un film con Léa Seydoux, Diane Kruger, Virginie Ledoyen, Xavier Beauvois, Vladimir Consigny. Titolo originale: Les adieux à la reine. Genere Drammatico – Francia, Spagna, 2012

Diane Kruger: Maria Antonietta
Léa Seydoux: Sidonie Laborde
Virginie Ledoyen: madame de Polignac
Xavier Beauvois: Luigi XVI
Noémie Lvovsky: madame Campan
Grégory Gadebois: Conte di Provenza
Francis Leplay: Conte d’Artois

Regia Benoît Jacquot
Soggetto Addio mia regina di Chantal Thomas
Sceneggiatura Benoît Jacquot
Gilles Taurand
Chantal Thomas
Produttore Jean-Pierre Guérin
Kristina Larsen
Thomas Saignes
Pedro Uriol
Fotografia Romain Winding
Montaggio Luc Barnier
Musiche Bruno Coulais
Scenografia Katia Wyszkop

novembre 2, 2019 Posted by | Storico | , , , | Lascia un commento

Steno

Letto a tre piazze

Psycosissimo

Il trapianto

Cose di cosa nostra

Il vichingo venuto dal Sud

La polizia ringrazia

L’uccello migratore

Anastasia mio fratello

Piedone lo sbirro

La poliziotta

Totò,Eva e il pennello proibito

Il padrone e l’operaio

Dottor Jekyll e gentile signora

Doppio delitto

Il terrore con gli occhi storti

Piedone d’Egitto

Piedone a Hong Kong

Piedone l’africano

Quando la coppia scoppia

Dio li fa e poi li accoppia

ottobre 31, 2019 Posted by | I registi | | Lascia un commento

Gli Argonauti

Nella Tessaglia,una regione della Grecia, Pelia sale sul trono uccidendo il legittimo re Aristo e assassinando le sue figlie; a scampare all’eccidio è l’erede al trono, il figlio maschio Giasone.
Egli è destinato a salire sul trono e compiere così la profezia di un indovino; vent’anni dopo Giasone, diventato nel frattempo un giovane coraggioso, audace ha la possibilità di uccidere Pelia ma non lo fa,salvandogli al contrario la vita.
Costui,per togliersi dai piedi il giovane e impedire il compimento della profezia lo spedisce in capo al mondo alla ricerca del vello d’oro, una pelliccia di montone capace di fare prodigi, custodita però dalla micidiale Idra, una serpe gigantesca con sette teste.
Giasone accetta e costituisce un equipaggio fatto da coraggiosi, che recluta in tutta la Tessaglia e si appresta a partire per quella che sembra un’impresa impossibile.


Ma è grazie agli dei che riceve preziosi aiuti: il giorno che precede la partenza viene convocato da Giunone che gli promette tre aiuti per superare le insidie che lo aspettano.
Tra gli eroi che compongono l’equipaggio, gli Argonauti, c’è anche Ercole, il mitico semidio dalla forza sovrumana.
Il primo aiuto che Giasone riceve da Giunone è l’indicazione del posto dove cercare il vello d’oro,ovvero nella Colchide.ma prima di arrivarci gli Argonauti sono costretti ad affrontare nemici all’apparenza invincibili, come la gigantesca statua di bronzo Talo.
In questa avventura c’è la prima defezione importante, quella di Ercole,che rinuncia a proseguire per andare alla ricerca di un suo amico disperso durante lo scontro con Talo.


Il viaggio continua, affrontando nemici sempre più temibili come le Arpie, tre donne uccello dall’aspetto orrido e dagli artigli letali, poi lo stretto che si richiude quando le navi tentano di attraversarlo, aiutati in questo dal dio Nettuno che sorge dal mare per tenere distanti le rocce e infine
l’Idra, che Giasone uccide dopo un epico combattimento. Ma non è finita,perchè Eeta,il re della Colchide per vendicarsi del furto del vello fa sorgere dai denti dell’Idra un gruppo di scheletri che uccidono i compagni di Giasone, che all’ultimo momento riesce ad allontanarsi sulla nave Argo.
Qui si ricongiunge ai superstiti della spedizione e alla sacerdotessa Medea, che ha salvato da un naufragio durante il passaggio dallo stretto che si richiude su se stesso.


Con la donna (innamorata di lui,ricambiata) e i suoi amici torna a casa,benedetto dagli dei che hanno ammirato il suo coraggio.
Kolossal mitologico diretto da Don Chaffey nel 1962, Gli Argonauti è uno dei film più belli in assoluto nel campo delle pellicole mitologiche; avventure a getto continuo, bellissimi e sorprendenti effetti speciali fanno di questo film un’opera godibile che scorre con agilità verso la fine che lascia sicuramente appagato lo spettatore.
Da Ercole a Talo,dalle Arpie all’Idra agli Dei, tutte le componenti di parte della florida mitologia greca non sono certo risparmiate anche come effetti visivi, curati da Ray Harryhausen,un autentico mago che grazie alla tecnica dello slow motion crea la famosa sequenza finale del combattimento con gli scheletri, che tanto lasciò ammirati gli spettatori dei primi anni sessanta,effetti speciali ancor oggi sorprendenti.


100 minuti di divertimento in cui la noia è bandita;un film ancor oggi sorprendentemente avvincente e divenuto un classico nel campo dei film storico/mitologici.
Bravi tutti gli attori,in particolare Todd Armstrong (Giasone), Nancy Kovack (Medea) e Honor Blackman (Giunone); su Youtube c’è una discreta versione del film all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=xau_Mc6WfsE

Gli argonauti
Un film di Don Chaffey. Con Honor Blackman, Nigel Green, Todd Armstrong, Nancy Kovack, Gary Raymond. Titolo originale Jason and the Argonauts. Avventura, durata 104 min. – Gran Bretagna 1963

Todd Armstrong: Giasone
Nancy Kovack: Medea
Gary Raymond: Acasto
Laurence Naismith: Argo
Niall MacGinnis: Zeus
Honor Blackman: Era
Michael Gwynn: Ermes
John Cairney: Ila
Nigel Green: Ercole
Douglas Wilmer: Pelia
Jack Gwillim: re Eeta
Patrick Troughton: Fineo
Andrew Faulds: Faleo

Pino Locchi: Giasone
Fiorella Betti: Medea
Cesare Barbetti: Acasto
Gualtiero De Angelis: Argo
Giorgio Capecchi: Zeus
Rosetta Calavetta: Era
Gianfranco Bellini: Ermes
Massimo Turci: Ila
Arturo Dominici: Ercole
Emilio Cigoli: Pelia
Renato Turi: re Eeta
Bruno Persa: Fineo
Manlio Busoni: Faleo
Lauro Gazzolo: Oracolo

Regia Don Chaffey
Soggetto Beverley Cross dalle Argonautiche di Apollonio Rodio
Produttore Charles H. Schneer
Fotografia Wilkie Cooper
Effetti speciali Ray Harryhausen
Musiche Bernard Herrmann

ottobre 28, 2019 Posted by | Storico | , , , , | 2 commenti

I flani del 1966-Parte 2

ottobre 26, 2019 Posted by | Flani | | Lascia un commento

Andavamo al cinema-Parte 54

In questa edizione,la 54 di Andavamo al cinema ci sono alcune sale delle quali non ho il nome o l’ubicazione; se qualcuno le identifica gentilmente posti il nome nei commenti.Vi ricordo che per inviare foto l’indirizzo Mail è: paolobari@email.it

Cinema Garibaldi,Rubiera (Reggio Emilia) (un grazie a Sara)

Cinema Mannelli,Campiglia Marittima (Livorno) Grazie a Gaspare

Cinema Sangallo località non identificata

Atrio cinema Ariel,Milano

Atrio cinema Odeon,Molfetta (Bari)

Cinema Capitol,Monza

Cinema Corso,Brescia

Cinema Eliseo,Bologna

Cinema Hesperia,Treviso

Cinema Iris, Benevento (un grazie a Dana)

Cinema Lanteri,Pisa

Cinema Lux, Torino (Grazie a Giampaolo)

Cinema Marraccini,Grosseto

Cinema Modernissimo,Bologna

Cinema non identificato,Pistoia

Cinema Eden e Piccolo Eden,Milano

Sala cinema Redentore,Bari

Cinema Regina,Genova

Cinema Regina,Milano

Cinema Rex,Ancona

Cinema San Pietro,Milano

Cinema Scala,Vado di Monzugno (Bologna)

Cinema Verdi,Lizzano (Taranto)

Politeama Ruzzi,Vasto

Sala Cine Teatro Gianduia,Torino

Sala Cinema 2000,Curno (Bergamo)

Sala Cinema Italia,Cesena

Arena Lucciola,Ladispoli (un grazie a Gaspare)

Cinema Impero,Trani

 

ottobre 22, 2019 Posted by | Vecchie sale cinematografiche italiane | | 8 commenti

Le chat, l’implacabile uomo di Saint-Germain

Parigi,sobborgo di Courbevoie,nelle Banlieu.
In una palazzina che sembra resistere come un fantasma urbano alla modernizzazione del quartiere,dove ruspe e operai lavorano
incessantemente alla demolizione di case fatiscenti, vivono i coniugi Julien e Clemence Boulin.
Sono anziani, sposati da più di venticinque anni.
Ma il loro non è il tradizionale matrimonio tra anziani che dividono con amore gli scampoli della vita dopo aver diviso il quotidiano con affetto, anzi.
Lui, un ex tipografo e lei, ex trapezista rimasta zoppa dopo una caduta sembrano separati da un astio che giorno dopo giorno mina un rapporto ormai logoro.
Attraverso flashback, apprendiamo frammenti della loro vita, con il mutare dell’affetto trasformatosi in indifferenza prima, in mal sopportazione poi.
Non hanno figli e quindi è venuto anche a mancare uno dei fondamentali della vita di coppia; certo, le coppie sterili riescono a costruire alternative ma nel caso dei Boulin con lo scorrere degli anni si è creata una cortina fumogena spessa, soffocante, nella quale le due vite sembrano essersi scisse a tal punto da diventare incompatibili.


In realtà non sarebbe così, basterebbe parlare, discutere.
Ma per Julien e Clemence è davvero troppo tardi.
C’è una tensione inespressa tra loro che sembra sempre in procinto di esplodere; alla fine il punto di rottura viene raggiunto e l’elemento scatenante è Joseph.
Non un essere umano ma un banale gatto, che Julien porta a casa e che con il passare dei giorni si trasforma in un oggetto di adorazione per Julien, che dimentica del tutto la moglie.
Che non ha praticamente più nulla a cui attaccarsi, nemmeno ai residui di quell’affetto che, segretamente e senza confessarlo al marito nutre ancora per lui.
La gelosia finisce per avere la meglio e Clemence uccide il gatto.


E lui va via di casa, rifugiandosi dalla proprietaria di un albergo che in passato frequentava accompagnandosi sporadicamente con prostitute.
Tracce dell’antico affetto, il sapere che sua moglie sta male lo riportano a casa. Ma adesso il baratro scavato tra loro è un abisso: “Sono tornato, Clemence. Ma non ti parlerò mai più. Mai,mi senti !?
Il dialogo delle piccole cose quotidiane è scomparso, sostituito da pezzettini di carta con i quali Julien comunica con sua moglie.
Che una sera li legge,quasi fossero l’unico modo per riempire il vuoto totale della sua esistenza,che si spegne di colpo; Clemence,colpita da un infarto si accascia sul pavimento.
Ora Julien è solo, neanche più l’ombra della moglie accoglie il suo muoversi smarrito…
Da un romanzo nero e pessimista di George Simenon, Le chat, Pierre Granier-Deferre trae il film omonimo, Le chat,malamente riportato in italiano con l’assurdo titolo L’implacabile uomo di Saint Germain.
Un film gelido,come il romanzo.


Un’analisi spietata di un matrimonio, che, sinistramente, sembra simboleggiare altri matrimoni (o forse tutti?).
L’amore, la complicità, l’affetto possono (o devono necessariamente?) svanire, lasciando all’interno dl matrimonio solo macerie.
Quelle stesse che circondano la casa dei protagonisti della storia, ombre di un passato che non ha avuto neanche felicità come base e che ha finito per diventare una prigione, nella quale Julien e Clemence si muovono smarriti. Ma mentre Julien riesce a trovare in un semplice gatto un interesse, un affetto, Clemence vaga preda di una delusione e di un’abitudine che hanno scavato,in lei, un baratro che non c’è modo di superare o colmare, neanche parzialmente.
I due protagonisti finiscono per assurgere ad emblemi di matrimoni trappola, in cui esistenze si spengono lentamente per poi estinguersi.
Una fine con orrore? Un orrore senza fine?


Non ha importanza. Le esistenze arrivano al limite della vita consumandosi lentamente e la morte sembra essere davvero una liberazione.
E la scena finale,con l’infermiera che sbaglia anche il cognome di Julien la dice lunga sul pessimismo cosmico del film.
Che non è cattivo, ma analitico e senza speranze.
Un film da non vedere in momenti di tristezza, perchè aggiunge dolore a disagio.
Due grandi attori sublimano i due personaggi sconfitti del film: Jean Gabin e Simone Signoret, ormai capaci di interpretazioni eccezionali dall’alto di carriere in cui hanno fatto sfoggio di abilità nel tratteggiare psicologie anche complesse
rendono se possibile ancor più tetra e disperata l’atmosfera del film. I due attori ottennero due meritati Orsi d’argento al festival di Berlino per le loro interpretazioni.
Un film che si dipana freddamente, senza speranza, senza illusioni.
Davvero bravo il regista Pierre Granier-Deferre,che modificando a tratti il romanzo di Simenon riesce a non snaturarlo aggiungendo una sua visione, evidentemente nichilista al romanzo stesso.
Purtroppo L’implacabile uomo di saint Germain è un film raramente trasmesso in tv: tuttavia su You tube è comparsa una discreta versione all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=kEEe_3v_G8U

Le chat, l’implacabile uomo di Saint-Germain

Un film di Pierre Granier-Deferre. Con Jean Gabin, Simone Signoret, Jacques Rispal, Harry Max, André Rouyer, Yves Barsacq, Isabel Del Rio Titolo originale Le chat. Drammatico, durata 86 min. – Francia 1972

Jean Gabin … Julien Bouin
Simone Signoret … Clémence Bouin
Annie Cordy … Nelly
Jacques Rispal … Il dottore
Nicole Desailly … L’infermiera
Harry-Max … Il pensionato
André Rouyer … Il delegato
Carlo Nell Carlo Nell … L’agente immobiliare
Yves Barsacq … L’architetto
Florence Haguenauer…Germaine
Ermanno Casanova … Il padrone del bar
Georges Mansart … Il giovane in moto
Isabel del Río … La ragazza in moto

Regia Pierre Granier-Deferre
Soggetto Georges Simenon
Sceneggiatura Pierre Granier-Deferre, Pascal Jardin
Fotografia Walter Wottitz
Montaggio Nino Baragli, Jean Ravel
Musiche Philippe Sarde
Scenografia Jacques Saulnier

ottobre 17, 2019 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Yesterday

Il mondo sarebbe un posto peggiore senza i Beatles
La frase pronunciata da una delle uniche tre persone al mondo a ricordarsi dei Fab Four (e vedremo perchè) sintetizza il film,una gradevolissima e surreale commedia diretta nel 2019 da Danny Boyle,autore che molti stimano e conoscono per film come Transpotting,The beach,The millionaire.

Jack Malik vive in una cittadina del Suffolk,con la non tanto segreta ambizione di diventare un cantante.
Ma nella vita quotidiana deve scontrarsi con il totale disinteresse della gente verso le sue canzoni,l’unico supporto entusiastico viene dall’insegnante di matematica Ellie che continua a supportarlo e spronarlo.Ma Jack è sul punto di rinunciare al sogno della sua vita quando accade qualcosa di incredibile; una sera,mentre torna a casa in bici,un black out coinvolge l’intero pianeta e in particolare lui,investito da un autobus che in piena oscurità lo travolge.


Dopo la degenza in ospedale e l’inevitabile affettuosa assistenza di Ellie (innamorata di lui),il gruppetto di amici di Jack regala al giovane una nuova chitarra.
Lui intona Yesterday,scoprendo che gli amici non l’hanno mai ascoltata.Convinto che sia uno scherzo degli amici,cerca in Internet i Beatles scoprendo che non sono mai esistiti; per incanto non c’è traccia del quartetto di Liverpool,come del resto della Coca Cola,di Harry Potter e degli Oasis…
Un produttore di musica del Suffolk permette di registrare alcune delle canzoni che Jack inizia a cantare e le mette in rete; è addirittura Ed Sheeran ad ascoltarle e a permettergli di aprire il suo concerto,dove Jack utilizza le canzoni storiche che i Betales cantarono davanti alla folla impazzita di Mosca,ottenendo lo stesso successo.
Arriva anche una convocazione dalla più grande industria discografica americana (la stessa di Sheeran) che vuole diffondere le sue canzoni in America,e Jack accetta,perdendo però l’amore di Ellie. Seguiranno altre gustose avventure prima dell’happy end.


Yesterday è una commediola,ma girata con grande garbo; una favola che parte da una premessa fantascientifica e che sviluppa una storia con personaggi simpatici,senza utilizzare mai una sola parola fuori posto o le immancabili scene di nudo.
Un mondo senza Beatles,qualcosa di impensabile alla luce dell’importanza capitale della loro musica nell’evoluzione della cultura ma non solo;anche il costume e la morale sono state profondamente influenzate dalle canzoni dei Beatles,conosciute in ogni angolo della terra.
John Lennon,scandalizzando il pensiero corrente,disse “Siamo più popolari di Gesù Cristo“.
In realtà non era stato un paradosso assoluto,visto che la fama,la musica dei Beatles era sparsa nei posti più sperduti del pianeta.
Boyle utilizza un linguaggio semplice e diretto per mostrare come la buona musica non ha tempo ne confini; un assioma che se vogliamo può essere assunto anche come un teorema dimostrabile.


Molte delle canzoni dei Fab Four,dalla meravigliosa Yestreday a The long and winding road passando per Love me do fino a Hey Jude (…è bellissima ma secondo me suona meglio Hey Dude,Jude sa di antico,dice la produttrice americana),molte canzoni dicevo
scorrono come colonna sonora,riportandoci ad un passato se vogliamo glorioso.
Per quanto riguarda il cast,davvero bravi e simpatici i protagonisti,dall’inglese Himesh Patel ( Jack Malik) al suo primo ruolo da protagonista a Lily James (Ellie) che abbiamo visto nei recentissimi L’ora più buia e Mamma mia ci risiamo fino a Ed Sheeran che interpreta se stesso;un cast tutto giovane ma non poteva essere altrimenti.
Segnalo un’altro espediente, la presenza di un redivivo John Lennon; non è morto ucciso da un folle,anzi ha vissuto una vita lunga e felice.
Sicuramente non un film da gridare la miracolo, ma in tempi di dura carestia un panino alla mortadella assume il sapore di un lauto cenone di Capodanno.

Yesterday
Regia di Danny Boyle. Un film con Himesh Patel, Lily James, Ed Sheeran, Kate McKinnon, Joel Fry, James Corden. Titolo originale: Yesterday. Genere Commedia, Fantasy – Gran Bretagna, Russia, Cina, 2019, durata 116 minuti.

Himesh Patel: Jack Malik
Lily James: Ellie Appleton
Joel Fry: Rocky
Kate McKinnon: Debra Hammer
Ed Sheeran: se stesso
Sophia Di Martino: Carol
Ellise Chappell: Lucy
Harry Michell: Nick
Vincent Franklin: Brian
Camille Chen: Wendy
Alexander Arnold: Gavin
James Corden: se stesso
Sanjeev Bhaskar: Jed Malik
Meera Syal: Sheila Malik
Karma Sood: Jack Malik bambino
Lamorne Morris: capo del marketing
Sarah Lancashire: Liz
Michael Kiwanuka: se stesso
Robert Carlyle: John Lennon
Ana de Armas: Roxanne

Marco Giansante: Jack Malik
Benedetta Degli Innocenti: Ellie Appleton
Jacopo Venturiero: Rocky
Domitilla D’Amico: Debra Hammer
Manuel Meli: Ed Sheeran
Sophia De Pietro: Carol
Mattea Serpelloni: Lucy
Gianfranco Miranda: Nick
Massimo Lopez: Brian
Franco Mannella: Jed Malik
Franca D’Amato: Sheila Malik

Regia Danny Boyle
Soggetto storia di Jack Barth
Sceneggiatura Richard Curtis
Produttore Bernard Bellew, Tim Bevan, Danny Boyle, Richard Curtis, Eric Fellner, Matthew James Wilkinson
Produttore esecutivo Nick Angel, Lee Brazier
Casa di produzione Decibel Films, Etalon Film, Perfect World Pictures, Working Title Films
Distribuzione in italiano Universal Pictures
Fotografia Christopher Ross
Montaggio Jon Harris
Effetti speciali Adam Gascoyne
Scenografia Patrick Rolfe
Trucco Suzanne Jansen, Ivana Primorac

ottobre 15, 2019 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento