Cinema:pensieri,parole e parolacce-Parte venticinquesima

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Ringrazio ancora una volta shewolf per aver redatto questa venticinquesima edizione di Cinema:pensieri,parole e parolacce ovvero la rubrica più amata e seguita di Filmscoop.Da segnalare in particolare due film poco conosciuti:L’amore ha due facce di Barbara Streisand e La fuga di Delmer Daves,che mostrano ancora una volta l’ampia scelta operata da shewolf che scandaglia tutti i periodi storici e cerca frasi importanti anche in film quasi invisibili.Come faccio ormai sempre,ho scelto la sintetica citazione dal bellissimo film di Besson Nikita,che recita testualmente:Un sorriso è una carezza a fior di pelle… tenerezza… è quasi uno stato d’animo.

1 The prestige foto

Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata “La Promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario:
un mazzo di carte, un uccellino, o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare se sia davvero reale,
sia inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamato “La Svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario
e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire.
Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati.
Per questo ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo ‘Il Prestigio”.

Dal film The Prestige di Christopher Nolan (2006)

2 Nikita foto

Un sorriso è una carezza a fior di pelle… tenerezza… è quasi uno stato d’animo.

Dal film Nikita di Luc Besson (1990)

3 L'amore non va in vacanza foto

Sono innamorato di te. Perdona la brutale dichiarazione, ma… per quanto problematica questa storia possa essere, mi sono innamorato… di te.
E non provo questo perché stai per partire, né perché mi piace sentirmi così! Anzi, in realtà non mi piace o non mi piaceva prima che tu parlassi.
Non so capire la logica di questa cosa, io so solo… che ti amo. È incredibile quante volte lo sto dicendo.

Dal film L’amore non va in vacanza di Nancy Meyers (2006)

4 Nell'anno del Signore foto

L’unica è volesse bene. L’ideale sarebbe pure de volesse bene in due ma, siccome questo nun ze po’ pretende’,
accontentamose: uno vo’ bene e l’artro fa compagnia.

Dal film Nell’anno del Signore di Luigi Magni (1969)

5 Colazione da Tiffany foto

Non accetto da bere dai gentiluomini che mi disapprovano… e specialmente da quelli che sono mantenuti da altre gentildonne.

Dal film Colazione da Tiffany di Blake Edwards (1961)

6 Culo e camicia foto

Come troverò il coraggio di dirlo a lui? Fosse almeno accaduto con un altro.
Ma è accaduto con un’altra. Non è solo un tradimento personale.
E’ un tradimento sindacale.
Qualche grammo in più lì, qualche grammo in meno la. Ma come è possibile che la diversa dislocazione di pochi etti di ciccia o….di muscolo
facciano una differenza così grande?

Dal film Culo e camicia di Pasquale Festa Campanile (1981)

7 L'amore ha due facce foto

Allora, questo è il quadretto del matrimonio di mia sorella: lei è lì che si ubriaca e si pente di essersi sposata, per la terza volta, badate bene.
Mia madre è talmente gelosa che le escono i serpenti dalla testa e io penso: è una scena perfetta!
Abbiamo tre archetipi femminili insieme: la puttana divina… chiedo scusa… Medusa e poi io. Chi sono io?

Dal film L’amore ha due facce di Barbara Streisand (1996)

8 Pazzi a Beverly Hills foto

Non potrei mai essere una donna, starei tutto il giorno a toccarmi le tette.

Dal film Pazzi a Beverly Hills di Mick Jackson (1991)

9 20.000 leghe sotto i mari foto

– Mister Land, lei mi ha salvato la vita. Perché?
– Me lo chiedo anch’io. Be’, c’è una sola cosa da fare quando si è commesso uno sbaglio così grosso.
– Cosa?
– Ubriacarsi.

Dal film 20.000 leghe sotto i mari di Richard Fleischer (1954)

10 Chi l'ha vista morire foto

Se non sapete giocare a ping-pong non occupatevi di politica!

Dal film Chi l’ha vista morire? di Aldo Lado (1972)

11 La soldatessa alla visita militare foto

– Quattromani Alvaro!
– Presente!
– Masturbatore incallito e recidivo.
– Modestamente.
– Sorpreso a masturbarsi mentre era di guardia all’Altare della patria.
– Quattro ore in piedi, senza fare niente, mi venne di mettere la mano nella tasca… .
– Silenzio! Pervertito! Pippaiuolo! Si faceva il coso davanti al milite ignoto.

Dal film La soldatessa alla visita militare di Nando Cicero (1977)

12 La fuga di Delmer Daves foto

– Non vorrei dimostrarmi un pauroso.
– Siamo tutti paurosi, il coraggio è una cosa inesistente.
C’è solo la paura: paura di farsi male, paura di morire.
Perciò gli esseri umani vivono a lungo.

Dal film La fuga di Delmer Daves (1947)

13 Il belpaese foto

– Eh-eh…..di la verità…non avevi il coraggio di dirmelo, ma tu mi ami, vero?
– Ma non dire cazzate!
– Ehhh ma allora perché lo hai fatto?
– Perché è il mio periodo fecondo e voglio avere un figlio. Servirà a realizzarmi.
– Ma perché proprio con me?
– Per pigrizia e non mi andava di cercarmi qualcun altro.
… Ma allora mi hai trattato come un uomo oggetto!!!!

Dal film Il… Belpaese di Luciano Salce (1977)

14 La migliore offerta foto

Vivere con una donna è come partecipare ad un’asta.
Non sai mai se la tua è l’offerta migliore.

Dal film La migliore offerta di Giuseppe Tornatore (2013)

15 Il colpo della metropolitana (Un ostaggio al minuto) foto

– Se te lo dico non ci credi.
– Lo sai che credo a tutto.
– Hanno assaltato un treno della metropolitana.
– Non ci credo.

Dal film Il colpo della metropolitana (Un ostaggio al minuto) di Joseph Sargent (1974)

16 Incensurato, provata disonestà, carriera assicurata, cercasi foto

– Senti, questo qua che cerco io non deve avere precedenti penali.
– Ehhh, la fedina sporca si può sempre pulire… .
– Ma che deve essere schedato per forza?! Non può essere un cittadino onesto?
– Non ci sono cittadini onesti. Guarda che i cittadini si dividono in tre categorie:
colpevoli veri e propri, colpevoli potenziali e colpevoli intoccabili.

Dal film Incensurato, provata disonestà, carriera assicurata, cercasi di Marcello Baldi (1972)

17 Analisi di un delitto foto

Nella spietata logica della società, i più forti inevitabilmente calpestano i più deboli.
Ma, di tanto in tanto, si apre uno spiraglio alla giustizia.
Non aspettiamoci niente di più.

Dal film Analisi di un delitto di Rowdy Herrington (1999)

18 Che fine ha fatto Baby Jane foto

La ricchezza non fa la felicità. Figuriamoci la miseria.

Dal film Che fine ha fatto Baby Jane di Robert Aldrich (1962)

19 Roma a mano Armata foto

So’ miracolato io: hai presente quella santa Chiara là, che sputava le margherite
perché era protetta da Dio? Ma io che so’ protetto da Satana cago il piombo!

Dal film Roma a mano Armata di Umberto Lenzi (1976)

20 Taxi Driver foto

In ogni strada di questo paese c’è “un nessuno” che sogna di diventare “qualcuno”.
È un uomo dimenticato e solitario che deve disperatamente provare di essere vivo.

Dal film Taxi Driver di Martin Scorsese (1976)

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1 The prestige locandina

2 Nikita locandina

3 L'amore non va in vacanza locandina

4 Nell'anno del Signore locandina

5 Colazione da Tiffany locandina

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7 L'amore ha due facce locandina

8 Pazzi a Beverly Hills locandina

9 20.000 leghe sotto i mari locandina

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15 Il colpo della metropolitana (Un ostaggio al minuto) locandina

16 Incensurato, provata disonestà, carriera assicurata, cercasi locandina

17 Analisi di un delitto locandina

18 Che fine ha fatto Baby Jane locandina

19 Roma a mano Armata locandina

20 Taxi Driver locandina

Oltre il giardino

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Trentasei anni dopo,Oltre il giardino di Hal Ashby mantiene ancora intatto il suo fascino,la sua poesia,la sua critica corrosiva
multi direzionale,rivolta contro la società del benessere divisa in classi,contro l’eterno dualismo tra l’avere e l’essere e infine contro
la società mediatica che costruisce fenomeni dal nulla,senza il minimo rispetto per il loro reale background o il loro reale ruolo nella società.
Un film quasi perfetto,straordinario,anche se girato con ritmi lentissimi,quasi un’opera ipnotica e potentemente visiva,un quadro impressionista e al tempo stesso realista che un immaginario pittore ha dipinto fondendo stili quasi inconciliabili fra loro.
Il primo tema,la divisione tra classi sociali,è quello a cui forse tiene di più Ashby,regista fine e intelligente,attento a problematiche sociali spesso dimenticate se non osteggiate dalla potente lobby cinematografica americana,più attenta a proporre temi leggeri e dai facili introiti che prodotti complessi, in grado di abbracciare tematiche profonde.
Ashby,dopo aver affrontato lo scottante tema del rientro dei reduci dal Vietnam,con il pluri premiato Tornando a casa,sterza violentemente e mette in scena una storia che ha del surreale nel suo svolgimento,con un personaggio che assomiglia al Candido di Voltaire almeno come ingenuità e che appare un agnello in mezzo ai lupi destinato al sacrificio.

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Ma questa volta il regista di Ogden sceglie un profilo basso;niente sciabola,ma fioretto.
Troppa la carne al fuoco per usare un linguaggio incendiario o per scatenare una guerra santa cinematografica.
E allora via al sarcasmo,quello nobile e all’ironia pungente.
Chance il giardiniere (Chance the gardener nell’originale americano) è un uomo qualsiasi,senza storia e senza futuro.
Ashby,che utilizza come struttura del film il romanzo Presenze dello scrittore polacco Jerzy Kosinski,manda il suo agnello in un mondo
che Chance non conosce,un universo assolutamente alieno per un uomo che ha vissuto tutta la sua vita nell’ovattato rifugio di una anonima casa di Washington.
L’unico suo legame con il mondo reale è la tv,che Chance ha seguito per tutta la vita affascinato,che però non gli ha mai mostrato la vita reale ma un suo simulacro,edulcorato dalla violenza e dalla competitività,dai tanti falsi miti della società del progresso,dai totem che essa ha costruito e che impone,spietatamente,ai componenti stessi della società.
Un mostro multi teste,un’idra che omologa,digerisce tutto e che distrugge senza pietà coloro che osano uscire dagli schemi.
Chance ha la fortuna di non essere inglobato nello schema stesso.
Lui è un ingenuo,è analfabeta,ignora tutto.
E’ come un Robinson Crusoe assolutamente ignorante sbalzato non su un’isola solitaria,ma tra una comunità che non ha bisogno di lui,che distrugge anzi coloro che non hanno le capacità di adattamento alla società stessa.
Ma per una legge del contrappasso assolutamente casuale Chance finisce per diventare un personaggio pubblico,che dispensa la sua filosofia da giardiniere a piene mani a gente che le scambia per massime profonde.

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Grazie alla tv e grazie a massime come ” Fintanto che le radici non sono recise, va tutto bene, e andrà tutto bene, nel giardino” o “In un giardino c’è una stagione per la crescita. Prima vengono la primavera e l’estate, e poi abbiamo l’autunno e l’inverno. Ma poi ritorna la primavera e l’estate.“,prese dall’osservazione giornaliera del piccolo universo in cui è vissuto tutta la vita,Chance diventa un personaggio popolarissimo.
Parla come mangia,Chance.
E la gente lo adora da subito,perchè in fondo dice cose semplici e sembra racchiudere nelle sue massime tutta la filosofia della vita.
E’ il potere della tv,che crea all’improvviso un personaggio,senza indagare su chi o cosa sia in realtà.
Così Chance finisce per diventare un politico , sembra l’unico a mostrare ottimismo con le sue parabole sulla natura.
Perchè da alla gente qualcosa che la gente vuole;non l’astruso,incomprensibile o ipocrita linguaggio dei politici ma quello
preso dalla natura.
Ora chi non ha visto il film non si aspetti assolutamente discorsi complicati o figurativamente complessi.
Tutt’altro.
Il film è girato come una commedia leggera,garbata.
Come Chance,in fin dei conti.
L’uomo che percorre in lungo e in largo un mondo esterno che non capisce e che in fondo non vuol capire.
A qualsiasi domanda lui risponde inevitabilmente con frasi che riconducono al mondo semplice in cui ha vissuto.
La natura è stata madre,per lui;da giardiniere ha imparato ad osservare l’alternanza delle stagioni e a capire quando piantare e
quando potare.

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E simbiotico con la natura,Chance.
E di tutto il resto si disinteressa.
Se guarda la tv è perchè nella sua mente candida e semplice tutto quello che vede sfugge alla sua logica elementare.
E alla fine,in una straordinaria sequenza che appartiene al grande cinema come un quadro di Leonardo alla grande pittura,
Chance passeggia sulle acque del laghetto del parco,straordinario,lirico simbolismo della sua leggerezza e della sua intima
appartenenza ad un mondo che il resto dell’umanità ha disimparato ad amare.

Straordinario.
Ecco l’aggettivo più qualificante per un film che è profondissimo anche se mimetizzato da una veste ingannevole;
è lo spettatore che deve districarsi attraverso le immagini,attraverso la lentezza delle scene,dei dialoghi.
Come un improvvisato turista che di fronte ad un quadro cerchi dapprima qualcosa di oggettivamente visivo immediatamente e poi,
attratto inesorabilmente dalla bellezza del quadro stesso vada a scavare alla ricerca dell’essenza più intima del dipinto stesso.
Grandissimo,eccelso Peter Sellers,qui alla sua ultima apparizione cinematografica.
La sua faccia esprime un candore,una semplicità,uno stupore che nessuno in passato aveva mostrato con tanta padronanza e capacità.
Una performance da grandissimo del cinema.
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E Oltre il giardino è una delle opere che ti fa amare il cinema.
Una trasposizione da romanzo che eguaglia,anzi supera l’opera stessa da cui è tratta.
Romanzo che consiglio comunque vivamente di leggere e che nella prefazione e presentazione del volume da indicazioni importanti per la lettura dello stesso:
Chance, venuto al mondo per caso e orfano dalla nascita, vive un’esistenza modesta e appartata curando il giardino di un anziano signore che lo ha accolto in casa.
Il suo unico contatto con l’esterno è rappresentato dalla TV, che guarda senza sosta, imitando passivamente ciò che vede sullo schermo.
Costretto ad abbandonare la casa dopo la morte del vecchio, Chance conosce il magnate Benjamin Rand, direttore di un istituto finanziario collegato al governo.
L’ingenuità di Chance, che sa esprimersi soltanto con immagini tratte dal giardinaggio, viene scambiata per saggezza filosofica; e quando il presidente degli Stati Uniti cita il suo nome pubblicamente,
Chance acquista un’improvvisa notorietà: ricercato dalla stampa come commentatore politico, da semplice giardiniere assurge al ruolo di guru della nazione...”
Grande Ashby,grande Sellers.Da ascoltare la bellissima colonna sonora a cui partecipa Eumir Deodato.Da vedere,assolutamente.

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Oltre il giardino

Un film di Hal Ashby. Con Shirley MacLaine, Melvyn Douglas, Peter Sellers, Jack Warden, John Harkins, Richard Basehart, Ruth Attaway, James Noble, Elya Baskin, Richard Dysart, Sandy Ward, Than Wyenn, Katherine De Hetre, Ned Wilson, Richard McKenzie, Gwen Humble, Arthur Rosenberg, Fredric Lehne, Jerome Hellman, Alice Mirson, Richard Seff, Arthur Grundy, Villa Mae P. Barkley, Nell P. Leaman, Henry B. Dawkins, William Larsen, Fran Brill, Mitch Kreindel, Laurie Jefferson, Paul Marin, Dana Hansen, Janet Meshad, Hanna Hertelendy, Melendy Britt, Sam Weisman, Allen Williams Titolo originale Being There. Commedia, durata 130 min. – USA 1979

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Oltre il giardino banner protagonisti

Peter Sellers: Chance Giardiniere
Shirley MacLaine: Eve Rand
Melvyn Douglas: Benjamin Rand
Jack Warden: il Presidente
Richard Dysart: Dr. Robert Allenby
Fran Brill: Sally Hayes
Richard Basehart: Vladimir Skrapinov

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Giuseppe Rinaldi: Chance Giardiniere
Maria Pia Di Meo: Eve Rand
Carlo Alighiero: Benjamin Rand
Antonio Guidi: il Presidente
Luciano De Ambrosis: Dr. Robert Allenby

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Regia Hal Ashby
Soggetto Jerzy Kosinski (romanzo Presenze)
Sceneggiatura Jerzy Kosinski
Fotografia Caleb Deschanel
Montaggio Don Zimmerman
Musiche Johnny Mandel, Buffy Sainte-Marie, Eumir Deodato
Serena Verdirosi: Sally Hayes

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L’opinione di Peppe Comune dal sito http://www.filmtv.it

(…) Ma l’inconsapevole gentilezza d’animo di Change “Giardiniere” è incorruttibile, ed è incorruttibile proprio perchè inconsapevole,
è nata oltre il giardino e segue ancora la sua primordiale armonia con le cose della natura. E’ l’ingenuità rivoluzionaria di un uomo che con la sua “apparente”
ottusità ha smascherato la desolante insensatezza di tanta farsa al potere. A lui si può opporre solo la triste abitudine di congetturare attorno a
un passato che non esiste il fantomatico profilo di un nuovo, illustre, fenomeno mediatico.
Cose di questo mondo per un uomo che non è mai appartenuto a questo mondo, un uomo che si scopre capace di poter fare tutto con la sola forza della sua verginità di spirito,
anche di camminare sull’acqua. Un immenso Peter Sellers per un grande film.

L’opinione di Galaverna dal sito http://www.filmtv.it

Un autentico spasso questo giardiniere finto tonto che di diritto è entrato nella storia del cinema, grazie anche ad un’ottima interpretazione di Peter Sellers
anche in una parte dalla mimica ridotta ai minimi termini. Alcune parti sono esilaranti (tra tutte metterei la scena dell’incontro con il Presidente)
ma del film emerge soprattutto una feroce critica alla creduloneria di massa, accentuata dalla dipendenza da Nostra Signora TV che nel protagonista ha praticamente fatto da mamma in un’esistenza
priva di ogni altro stimolo. Tutto ruota intorno a massime di carattere botanico di una semplicità disarmante, eppure nessuno riesce a cogliere la vera natura del personaggio che così diventa un vero
e proprio fenomeno mediatico con tutte le conseguenze del caso. Film tutto da gustare come una bevanda fresca in una sera d’estate.
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Ottimo film, di ineguagliabile finezza (quasi europea, oserei dire), che regala, nella sua ferocissima satira, momenti di umorismo indimenticabile e di gran classe.
Si pensi al Presidente degli Stati Uniti che ascolta le “scoperte” fatte sul misterioso Giardiniere o al maggiordomo che in ascensore ride PRIMA che Peter Sellers
apra bocca o all’incontro con l’ambasciatore sovietico eccetera eccetera eccetera… Assolutamente imperdibile.
Galbo

Film poco americano nel senso classico del termine, Oltre il giardino parte da una raffinatissima opera letteraria (“Presenze” di Kosinski) adattata al meglio per il cinema dallo stesso autore che ne rispetta
lo spirito originario e ne fa una amara parabola delle scalate al potere e una raffinata satira della politica americana (tanto attuale adesso all’epoca dell’impero Bush).
Il giardiniere analfabeta che diventa fonte di ispirazione per un ancora più idiota presidente americano è il risultato di una geniale interpretazione del grande Peter Sellers.

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Le altre

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Nell’Italia puritana e bigotta degli anni sessanta,ancora lontana dalla rivoluzione culturale dei decenni successivi,uno dei temi più spinosi e meno dibattuti era quello dell’omosessualità o del lesbismo.
Nonostante il movimento del 68 che in qualche modo aveva portato una ventata di rinnovamento,l’Italia viveva una situazione confusa,contraddittoria in materia di diritti legati alla sessualità.
Nel 1968 era ancora esistente il delitto d’onore,così come il reato di adulterio;diritti civili come l’aborto o il divorzio erano ancora chimere e in questo quadro desolante l’omosessualità era vissuta segretamente,quasi fosse una colpa grave.
Era considerata una malattia oltre che una devianza,di conseguenza un tema assolutamente scomodo,del quale non parlare.
Nel 1969 il regista iraniano Alessandro Fallay,sotto lo pseudonimo di Renzo Maietto,adottato per aggirare il divieto esistente verso i registi stranieri di accedere a contributi economici per film italiani dirige il film Le altre,una pellicola a suo modo coraggiosa che parla non solo di lesbismo,ma anche di procreazione di coppie omosessuali e di convivenza tra coppie dello stesso sesso.

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Maietto dirige la sua prima e unica opera in modo forse confuso,ma coraggioso e anticonformista.
Il tema scomodissimo del lesbismo viene affrontato in modo dispersivo,senza la necessaria profondità,dovuta anche alla necessità di aggirare le forbici della censura; ma il film ha comunque il grande merito di lanciare un sasso nella palude stagnante del conformismo del pensiero comune,il merito in definitiva di parlarne.
La trama in sintesi:
Alessandra e Flavia sono legate da tempo da un legame lesbico,che però vivono serenamente,senza complessi di colpa.
Ma la relazione sembra essere arrivata ad un punto morto e come una qualsiasi coppia etero hanno bisogno sia di trovare nuovi stimoli,sia di cementare il loro affetto con quello che è il simbolo del famiglia tradizionale,un figlio.
Non potendo accedere all’adozione e non volendo affidarsi alle prime sperimentali tecniche di fecondazione in provetta,decidono di comune accordo di procreare in modo naturale.
Dopo alcune infelici esperienze,trovano finalmente il donatore.
Ma un’intervista porterà il caso davanti all’opinione pubblica con conseguenze disastrose,mentre la nascita della bimba ha mutato gli equilibri di coppia…

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Un film coraggioso,indubbiamente,ma anche terribilmente confuso.
Ad una prima parte in cui assistiamo a dialoghi disarmanti nella loro semplicità si sostituisce una seconda parte caratterizzata dal tono documentaristico del film,che smette di analizzare le difficoltà della coppia per concentrarsi sul clamore mediatico che suscita la relazione “proibita”
Ma il film ha il merito,per una volta,di affrontare il lesbismo come una relazione di coppia e non come una devianza sessuale;le due protagoniste sono donne della porta accanto, la location è una città e non la solita  esotica che invoglia alla trasgressione di un momento.
La relazione tra Alessandra e Flavia in fondo non è diversa da una etero;hanno gli stessi problemi,sono alle prese con dinamiche di coppia perfettamente uguali a quelle di una coppia tradizionale.
Noia e gelosia,abitudine affliggono anche loro.
E un bambino che nasce altera gli equilibri come avviene in tutte le famiglie.
Film a fasi alterne quindi,con cose buone e meno buone,ma diretto in fondo con buona e onesta mano da Maietto,che quanto meno non indulge nelle inquadrature morbose.

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Certo,i tempi non permettevano esposizioni smodate di nudi femminili;ma una volta tanto è una fortuna,perchè Maietto si concentra sulla storia ed evita la prurigine che potrebbe scaturire dalla morbosità della storia.
Brave le due protagoniste,la italianissima e biondissima Erna Schurer e la deliziosa Monica Strebel;una coppia affiata che da un tocco di sano realismo alla storia raccontata.
Decisamente su un piano diverso il cast maschile,fatto di volti quasi sconosciuti e a tratti imbarazzante nella recitazione.
Un’opera quasi sperimentale,quindi,che però ha grandi meriti,con lo sdoganamento a cui accennavo agli inizi del tema scomodo del lesbismo.
Da segnalare le invasive musiche,peraltro brutte e fuori contesto,quasi barocche e a tratti davvero fastidiose per un film
datato ma dall’indubbio fascino,rimasto sepolto per mezzo secolo e oggi finalmente disponibile in digitale.

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di Alessandro Fallay (come Renzo Maietto),con Erna Schurer,Monica Strebel,Gabriella D’Olive,Max Dorian
Commedia durata 90 minuti,Italia 1969

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Erna Schürer: Alessandra
Monica Strebel: Flavia
Gabriella D’Olive: Elvira
Max Dorian: collega di Alessandra
Raul Lovecchio: Carlo
Giuliano Esperanti: Giornalista

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Regia Alessandro Fallay
Soggetto Alessandro Fallay, Giulio Berruti
Sceneggiatura Alessandro Fallay, Giulio Berruti
Produttore Carlo Maietto, Renzo Maietto, Leonardo Bonomi
Casa di produzione Unifilm S.r.l.
Fotografia Giuseppe Pinori
Montaggio Paolo Lucignani
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Mimmo Scavia
Costumi Mimmo Scavia

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Homesick

Pubblicità, giornalismo rapace e slogan pro-natalisti del cattolicesimo più retrivo sono colpiti per mezzo di un discorso in straordinario anticipo sui tempi
– la famiglia gay – ma esposto male a causa di una diegesi piatta, lunghi incisi di patetico realismo (anzi, di semi-documentarismo) sulla vita di coppia e musiche invasive e poco appropriate.
Tra gli “stalloni” rifiutati dalle conviventi more uxorio Schurer-Strebel si fa avanti il Giuliano Disperati di Hanno cambiato faccia, mentre un giovane e non accreditato
Flavio Bucci appare a sorpresa nel ruolo del fotografo.
Mco

Opera misteriosa e sepolta, che fece scalpore per la tematica affrontata (siamo nel 1969!) e sulla cui direzione è sempre regnato il caos.
Pare assodata la teoria che vuole Renzo Maietto come regista ma su Fallay vi è discordanza, per alcuni (la Schurer) essendo anch’egli vero direttore della pellicola. In sè il film non offre grandi spunti,
se si eccettua la presenza delle bellissime interpreti, ma l’alone oscuro della sua (quasi) invisibilità lo rendono comunque guardabile.
Fauno

Lento ed estetico come molti film di quegli anni. Tema imperniato su due lesbiche che vogliono ampliare la famiglia e ricercano il fecondatore idoneo, finendo per trovare quello più reazionario.
Toccante veder confermata l’aggressione a capofitto della pubblicità anche e soprattutto su queste persone così stravaganti e particolari, onde concretizzare ad ogni costo un pingue profitto monetario.
In due parole: se si ama la Schurer basta guardare le immagini, se si vuole estrapolar qualcosa di culturale è un po’ più complicato.

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Come imparai ad amare le donne

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Commedia vagamente satirica,in bilico tra la sophisticated comedy di stampo più americano che british e la commedia all’italiana,Come imparai ad amare le donne e un film diretto da Luciano Salce nel 1967,ad un anno esatto dal buon successo di critica ottenuto con El Greco;è il periodo più fertile del bravo regista e attore laziale,equamente diviso tra le sue due grandi passioni cinematografiche,l’impegno come attore protagonista e la regia.
Un lavoro discreto,senza grandi acuti ma diretto con mano agile da Salce,generalmente incline nei lavori successivi ad affondare il coltello
nelle parti deboli,nel ventre molle del costume e del sociale italiano,con lavori di buon fattura come Il belpaese e il celebratissimo Fantozzi.
In questo caso la satira c’è ma resta tra le righe.
L’intento di raccontare la storia di uno svagato quanto ingenuo giovanotto che scopre l’universo femminile e l’amore,finendo poi per esserne inglobato dalla rete di seduzione tessuta ai suoi danni.
Salce dicevo utilizza bene un cast sontuoso sopratutto al femminile,con presenza di rilevante spicco come Michèle Mercier,Elsa Martinelli,
Anita Ekberg,Nadja Tiller,una acerbissima Romina Power,Orchidea de Santis e Sandra Milo mentre il cast al maschile,in secondo piano
o comunque mimetizzato per far risaltare le vere protagoniste della storia include Robert Hoffmann,Gianrico Tedeschi,Vittorio Caprioli e
Carlo Croccolo.

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Il film scivola via abbastanza agilmente,grazie anche alla formula delle micro storie legate da un solo filo conduttore,la formazione sessual sentimentale del protagonista della storia che,concupito dalle donne,finirà per cadere nella rete della più astuta di essa.
Finale amaro ma non più di tanto,per la naturale antipatia che sembra circondare Roberto Monti,il giovane protagonista.
Di famiglia prestigiosa,reduce da un’esperienza in college nel quale però è stato ammesso solo perchè figlio del fondatore,il giovane trova come primo lavoro grazie alla sua passione per i motori un lavoro come meccanico.
Passato da li a fare il venditore di auto,Roberto finisce per imbarcarsi,con tutta la sua ingenuità (che man mano andrà scomparendo) in una serie
di avventure galanti,le più importanti delle quali con la bella Laura e la ancor più bella Olga,due donne in affari che dirigono rispettivamente un prestigiosa casa di mode e una importante fabbrica di elicotteri.
Ma è Irene la prima a far palpitare il cuore di Roberto;bella e acerba,Irene decide di intrappolare il giovane in una rete fatta di seduzione e attrazione.
Sarà grazie a sua zia Olga che la ragazza in qualche modo riuscirà nel suo intento…
Una vera divagazione sentimental/ironica questa di Luciano Salce.

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Un film in cui la storia leggera e senza grosse ambizioni prende il sopravvento sulla volontà di colpire la classe medio-lta che è la vera protagonista del film;Salce non affonda mai, quasi avesse l’intento dichiarato di mantenersi sui binari stretti dell’ortodossia cinematografica.
Il lavoro alla fine non delude,ma sicuramente tradisce un po lo spirito guascone e corrosivo del Salce successivo,quello che in modo aggressivo
stigmatizzerà i difetti italici nel citato Fantozzi,opera della piena maturità che consegnerà a noi un regista dalle grandi capacità satiriche,che non sfuggiranno ai più attenti spettatori in lavori che non riscuoteranno grosso successo,come il graffiante Colpo di stato.
Come imparai ad amare le donne è un lavoro ben congegnato,senza dubbio;elegante formalmente e mai da sbadiglio.
Nel gineceo artistico,da segnalare l’ex Angelica Michele Mercier,alla ricerca di un’identità di difficile realizzazione,una brava Sandra Milo,una bellissima Orchidea De Santis e Romina Power,davvero poco espressiva ma dal sicuro fascino estetico.Parti minori per Mariangela Giordano e Mita Medici.Bene il cast maschile.
Belle le location per un film molto trascurato dalle tv e di difficile reperibilità.

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Come imparai ad amare le donne

Un film di Luciano Salce. Con Anita Ekberg, Zarah Leander, Robert Hoffman, Sandra Milo,Nadia Tiller, Michèlle Mercier, Elsa Martinelli, Romina Power,Gianrico Tedeschi, Carlo Croccolo, Mariangela Giordano, Vittorio Caprioli, Gigi Ballista, Mita Medici Commedia, durata 110 min. – Italia 1967

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Come imparai ad amare le donne banner protagonisti

Michèle Mercier: Franziska
Nadja Tiller: Baroness Laura
Elsa Martinelli: Rallye driver
Anita Ekberg: Margaret Joyce
Zarah Leander: Olga
Romina Power: Irene
Robert Hoffmann: Robert
Orchidea De Santis: Agnes
Sonja Romanoff: Monika
Erica Schramm: Betty
Gigi Ballista: Sir Archibald
Heinz Erhardt: Schluessel
Chantal Cachin: Wilma
Gianrico Tedeschi: Direttore

Come imparai ad amare le donne banner cast

Regia Luciano Salce
Sceneggiatura Franco Castellano, Willibald Eser, Giuseppe Moccia
Produttore Enrico Chroscicki, Marcello Papaleo, Dieter Pauker, Alfonso Sansone
Casa di produzione Sancro Film
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Ennio Morricone
Costumi Luca Sabatelli

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L’opinione di Wangyu dal sito http://www.filmtv.it

Mediocre commedia sexy anni 60, di positivo qualche bellezza sensuale, bene la allora quindicenne Romina Power.

Il Gobbo

La carriera di un libertino al tempo del Piper. Salce indovina ambientazione, dècor, cast (pauroso quello femminile che va dalla Milo ancora appetitosa a Mita Medici) e tono. Ottimo fino al segmento con Anitona, poi s’ingolfa un po’ (troppo lungo l’episodio con la Mercier che si auto-parodizza).
Elegante e frivolo, molto swingin’ sixties, quindi per noi di culto.
Homesick

Suddivisa in tanti piccoli episodi tra loro legati dalla presenza costante dell’ingenuo Hoffmann e dalla solita ninfetta Power, un’innocua commedia diretta con mano leggera da Salce.
Tra le affascinanti donne che svezzano il protagonista si distinguono la disponibile servetta De Santis, l’esagitata pilota Martinelli e l’eccentrica diva Ekberg,
che si concede un velato nudo subacqueo; tra i pochi uomini, si ricorda un severo Tedeschi, che spara sentenze latine a raffica. Banalissimo il finale.
Deepred89

Un Salce decisamente minore, non disprezzabile a livello visivo (siamo dalle parti del pop sessantiano) e tecnicamente ben realizzato, ma dalla trama fiacca e ripetitiva  (anche se si notano analogie con L’uomo che amava le donne) e con un protagonista che non incide. Gineceo ricco, variegato e piuttosto spogliato (quel che concedeva il 1966, anno dei primi seni scoperti sugli schermi nostrani). Alla lunga noiosetto, ma l’occhio è appagato.
Dusso

Una durata più breve avrebbe giovato (105 min), per una trama come questa. Hoffmann se la cava mentre il cast femminile è notevolissimo: la Power sedicenne è un’accattivante lolita come in altri suoi film dell’epoca.
Siamo nel 1966 e Salce prova ad osare il massimo consentito con l’erotismo. Oggi può risultare un po’ noiosetto… il film scorre senza sussulti.
Motorship

Un discreto film di Salce che racconta la vita di un avventuriero ai tempi della Roma anni 60. Il film paga lo scotto di alcuni punti morti (ergo noiosi) a causa di una durata troppo lunga per un film prettamente “easy”.
Ma Salce è regista di ottimo spessore per cui il film resta comunque guardabile. Non male Hoffmann, mentre il cast femminile è quanto di meglio si potesse avere in un film (la Medici, la De Santis, la Mercier, la Ekberg,
una giovane Romina Power, tanto per citarne qualcuna). Notevoli scenografie e musiche. Non male.

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Cinema:pensieri,parole e parolacce-Parte ventiquattresima

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Dopo la pausa vacanze,torna la rubrica più seguita di Filmscoop curata da shewolf,arricchita da citazioni da Opera omnia,tanto belle e famose sono le frasi che la lupa ha tratto dagli stessi.La selezione include alcuni capolavori assoluti del cinema, Il grande sonno,come Gandhi o il Macbeth di Polanski.In ogni appuntamento con questa rubrica,scelgo la frase che più trovo importante,in questo caso è tratta da Gandhi,opera stupenda diretta da Richard Attenborough sulla vita del profeta della non violenza,il Mahatma Gandhi, interpretato da Ben Kingsley.Dice testualmente:”Quando dispero, io ricordo che nel corso di tutta la storia la via dell’amore e della verità ha sempre vinto. Ci sono stati tiranni, macellai, e per un po’ possono sembrare invincibili; ma la conclusione è che cadono sempre. Riflettici: sempre.” Una frase che vale milioni di detti trasmessi nei secoli,ma dalla dubbia efficacia.O almeno non come quelle pronunciate da un uomo che appartiene di diritto all’umanità vera,quella che lotta,soffre e vive.Non vegeta.Grazie come sempre a shewolf per il suo straordinario lavoro.

1 Storie di ordinaria follia foto

Stile. Lo stile è una risposta a tutto. È un modo nuovo di affrontare la noia e le cose pericolose.
Fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile.
Fare una cosa pericolosa con stile è quella che io chiamo arte. Non molti hanno stile. Non molti possono mantenere uno stile.
Ho visto cani che hanno più stile degli uomini, anche se non molti cani hanno stile. I gatti ne hanno in abbondanza.
Quando Hemingway si spiaccicò il cervello con una cannonata, quello è stile. Certi tipi ti insegnano lo stile.
Giovanna d’Arco aveva stile. Giovanni Battista, Gesù, Socrate, Cesare, Garcia Lorca; in prigione ho incontrato uomini con stile.
Ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori di prigione. Lo stile è una differenza, una maniera di fare, un modo di essere fatti.
Sei aironi che stanno immobili in uno specchio d’acqua, oppure tu, che esci nuda dalla vasca da bagno senza vedermi.

Dal film Storie di ordinaria follia di Marco Ferreri (1981)

2 La rabbia giovane foto

Se potessi cantare una canzone su come mi sento ora… diventerebbe famosa… .

Dal film La rabbia giovane di Terrence Malick (1973)

3 I sette fratelli Cervi foto

– Io penso che ci vorrebbero dei secoli, per convincere tutti a portare i manifestini. Gli italiani dormono, sono diciotto anni che dormono!
– Lo so lo so Aldo, hai ragione, ma cosa possiamo fare noi, come facciamo a parlare a milioni e milioni di italiani?

Dal film I sette fratelli Cervi di Gianni Puccini (1968)

4 Vogliamo i colonnelli foto

Ordine, obbedienza, disciplina!
Basta con l’anti-storica uguaglianza.
Ma che vuol dire?! Ma perché un ingegnere deve essere uguale a un muratore…
Madonna di un Dio?!! Soltanto i coglioni sono uguali l’uno all’altro!

Dal film Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli (1973)

5 Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer foto

– Cosa deve avere una birra per essere venduta?
– Ah, e che ne so. Una buona marca e la sete del bevitore.
– Noooo. Deve essere abbracciata da una donna nuda.
Barattolo, bottiglia, boccale, tutto qui: tra le tette.
– Ma io vendo appartamenti!

Dal film Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? di Giuliano Carmineo (1972)

6 La casa stregata foto

Calma, calma, c’è una sorpresa. Mi sembrate un po’ mosci. Facciamo un gioco: allora, tutte le puttane da una parte e i froci dall’altra.
– Ma io non sono mica frocio!
– No, il gioco delle bugie lo facciamo dopo! Allora, io conto fino a trenta,
e nel frattempo voi vi scambiate le mutande… .

Dal film La casa stregata di Bruno Corbucci (1982)

7 Fiore di cactus foto

– Io ti amo! Mia moglie praticamente non l’ho mai conosciuta.
– E i bambini? Sono arrivati per raccomandata?
– Beh, in principio lo facevo per educazione.

Dal film Fiore di cactus di Gene Saks (1969)

8 Il vizio di famiglia foto

– Giacomo, per favore, metti ad asciugare le mutandine… .
– Fatto bene a levarsele! Tiene un caldo ‘sta roba qui! Hehehe… .
-Oh Santa Margherita ligure! Selvaggia aggressione senza ferite gravi fa un anno e sei mesi:
nove mesi per tetta vale la pena! Io mi butto, eh…! Mi buttooo… !
Oh Dio! Oh Dio! Oh Dio, la testa! Non m’ha detto che era bassa! Aiuto, soccorso! Aiuto!
– Pronto soccorso!
– Ooohhh… .
– Giacomo, tu non sei un pederasta?!
– Sono un pederasta lesbico, una nuova categoria.

Dal film Il vizio di famiglia di Mariano Laurenti (1975)

9 Fantozzi foto

Alle tre del pomeriggio Filini cominciò a sentire le sirene come Ulisse. Fantozzi, invece, si mantenne fedele al suo stile:
allucinazioni a sfondo mistico.

Dal film Fantozzi di Luciano Salce (1975)

10 Operazione sottoveste foto

Quando una ragazza ha meno di 21 anni è protetta dalla legge, quando ha superato i 65 è protetta dalla natura.
A qualsiasi età intermedia, è caccia libera.

Dal film Operazione sottoveste di Blake Edwards (1959)

11 La tigre e la neve foto

Voglio fare con te ciò che fa la primavera coi ciliegi.

Dal film La tigre e la neve di Roberto Benigni (2005)

12 Gli uomini preferiscono le bionde foto

– Posso baciarle la mano?
– Io dico sempre che il baciamano è una cosa distinta,
ma che i diademi di brillanti sono eterni.

Dal film Gli uomini preferiscono le bionde di Howard Hawks (1953)

13 Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo foto

– Un tempo il mondo era un posto più grande.
– Il mondo è sempre uguale…è il resto che è più piccolo…!

Dal film Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo di Gore Verbinski (2007)

14 Gandhi foto

Quando dispero, io ricordo che nel corso di tutta la storia la via dell’amore e della verità
ha sempre vinto. Ci sono stati tiranni, macellai, e per un po’ possono sembrare invincibili;
ma la conclusione è che cadono sempre.
Riflettici: sempre.

Dal film Gandhi di Richard Attenborough (1982)

15 Macbeth foto

Io oso tutto ciò che può essere adatto ad un uomo; chi osa di più, non è un uomo.

Dal film Macbeth di Roman Polanski (1971)

16 I quattrocento colpi foto

– I tuoi genitori dicono che tu menti sempre.
– Beh, mento… Mento ogni tanto, si… spesso. Se dicevo la verità non mi credevano!

Dal film I quattrocento colpi di François Truffaut (1959)

17 La casa Russia foto

Ogni giorno bisogna avere il coraggio di pensare da eroi per riuscire poi a comportarsi
da galantuomini appena appena passabili.

Dal film La casa Russia di Fred Schepisi (1990)

18 Il grande sonno foto

– I suoi modi non mi piacciono.
– I suoi non mi entusiasmano, ed è lei che ha voluto vedermi.
Non m’importa se i miei modi non le piacciono.
In confidenza, non piacciono neanche a me: ci piango su spesso,
specialmente durante le lunghe sere d’inverno.

Dal film Il grande sonno di Howard Hawks (1946)

19 Zardoz foto

 

Colui che combatte a lungo contro i draghi, diviene un drago egli stesso.

Dal film Zardoz di John Boorman (1973)

20 La tigre e il dragone foto

Quand’ero bambino passavo notti intere a guardare le stelle.
Ne vedevo cadere tante, pensavo che doveva esserci una gran luce,
laggiù dove atterravano tutte. Volevo trovarle, raccoglierle, tenerle tutte per me.
Da allora vivo qui, nel Xin Jiang, cavalco nel deserto e cerco le stelle.
I sogni che si fanno da bambini ci seguono sempre.

Dal film La tigre e il dragone di Ang Lee (2000)

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1 Storie di ordinaria follia locndina

2 La rabbia giovane locandina

3 I sette fratelli Cervi locandina

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5 Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer fotocandina

6 La casa stregata locandina

7 Fiore di cactus locandin

8 Il vizio di famiglia locandina

9 Fantozzi locandina

10 Operazione sottoveste locandina

11 La tigre e la neve locandina

12 Gli uomini preferiscono le bionde locandina

13 Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo locandina

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17 La casa Russia locandina

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Bello come un arcangelo

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Un Buzzanca straripante interpreta come al solito un personaggio molto dotato sessualmente a caccia di facili prede
in una commedia (commediaccia?) diretta da Alfredo Giannetti nel 1974,reduce dal grandissimo successo ottenuto qualche anno prima
con lo sceneggiato tv La famiglia Benvenuti.
Siamo nel solito ambito della commedia a metà strada tra il sexy e il farsesco,con qualche ambizione di commedia brillante che naufraga
miseramente su una sceneggiatura rozza e insulsa,sacrificata sull’altare dello sfruttamento del personaggio Buzzanca,topos del meridionale
allupato e sempre alla ricerca della conquista facile.
In questo film è Tano,un rappresentante spiantato che prende una sbandata per la bella adolescente Mariangela,figlia di Antonio Floris,avvocato
di fresca vedovanza afflitto da un rapporto quantomeno complesso con la vecchia mamma invadente e impicciona.
Proprio l’avvocato invita Tano,che vuol stare vicino quanto più possibile alla preda bramata,a restare in casa sua nel tentativo maldestro di
portare alla tomba l’anziana madre ed ereditarne le sostanze.

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Ma nella casa,oltre alla bella Mariangela,ci sono due donne dai robusti appetiti sessuali,ovvero la governante di casa Immacolata e Sisina,procace
cameriera.
Il “povero” Tano è così costretto a dividersi tra le tre donne mentre dall’altro lato è costretto a studiare sempre nuovi mezzi per liberare il suo anfitrione Antonio dalla madre.
Tutti i sistemi studiati falliscono miseramente ma quando sembra che la vecchia donna debba scampare impunemente ai tentativi di omicidio della sgangherata coppia,ecco che il caso libera i due da ogni problema.
Reduce da uno dei convegni amorosi notturni,Tano,completamente nudo,compare all’improvviso davanti alla vecchia che scambiandolo per
l’arcangelo Gabriele viene colta da un infarto.
Lungi dall’essere liberato dalla tanto agognata morte della madre l’avvocato Antonio esce di senno,finendo così in un manicomio.
Tano sembrerebbe avere finalmente via libera con Mariangela,ma scopre con amarezza di essere stato gabbato dalla furba ragazzotta che
ha invece una relazione con un militare.

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Deluso,Tano abbandona la casa dell’avvocato ma viene raggiunto da Immacolata,con la quale si avvia verso il suo incerto futuro.
Stereotipi a go go per un film superficiale e privo del benchè minimo spunto degno di rilievo;una sequela di gag stanche per l’ennesima trasposizione di una storia con tanto di clichè del meridionale focoso,del papà geloso della figlia,degli immancabili pettegolezzi da bar e via discorrendo.
Occasione persa?
No perchè è scritto sin dalla sceneggiatura l’esito del film.
A salvare tutto ci sono per fortuna gli attori impegnati in ruoli anche abbastanza deprimenti;svetta la bravissima Borboni nei panni della madre dell’avvocato che alla fine è stroncata da un infarto in seguito alla visione di Buzzanca nudo,un Orazio Orlando molto bravo nel ruolo del nevrastenico avvocato e infine da glorificare i seni della Carnacina e della Blanc,ovviamente mostrati con qualche riserva.
Rimasto in un cassetto il film è oggi disponibile in digitale e su Youtube in una buona versione all’indirizzo:https://www.youtube.com/watch?v=uBpl8-HULVk

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Bello come un arcangelo

Un film di Alfredo Giannetti. Con Stella Carnacina, Orazio Orlando, Paola Borboni, Lando Buzzanca, Erika Blanc, Willy Colombini,
Ernesto Colli, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Livio Barbo, Sergio Fiorentini Commedia, durata 95 min. – Italia 1974.

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Bello come un arcangelo banner protagonisti

Lando Buzzanca: Tano Avallone
Orazio Orlando: avv. Antonio Fortis Pantaleo
Stella Carnacina: Mariangela
Erika Blanc: Immacolata
Paola Borboni: donna Mercedes
Clarisse Monaco: Sisina
Sergio Fiorentini: don Ferdinando
Ernesto Colli: sacrestano
Bruno Vilar: pazzo alla processione
Livio Barbo: fidanzato di Mariangela
Franca Scagnetti: suora del collegio

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Regia Alfredo Giannetti
Soggetto Alfredo Giannetti
Sceneggiatura Alfredo Giannetti
Produttore Angelo Jacono
Distribuzione (Italia) Pac
Fotografia Enrico Menczer, Luciano Cavalieri
Montaggio Renato Cinquini
Musiche Renato Serio
Tema musicale Le canzoni Canzuncella cafona e La vita che d’è sono cantate da Lando Buzzanca
Scenografia Emilio Baldelli
Costumi Maria Baronj
Trucco Gianfranco Mecacci

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

L’ennesimo lavoruccio scritto addosso a Lando Buzzanca, che in quegli anni spopolava con il personaggio del meridionale superdotato e ultravirile, capace di infinite conquiste in campo femminile e di prestazioni largamente oltre la soglia dell’incredibile.
Qui il suo personaggio si destreggia fra tre donne senza quasi battere ciglio, nel segno della solita farsuccia dai mezzi modesti e dalle idee ben inferiori; tutta roba vecchia e sorpassata già all’epoca, sulla falsariga di sciocchi e maschilisti stereotipi popolari.
D’altronde questo voleva il pubblico dei tempi e viene da chiedersi se sia poi tanto peggio dei futuri cinepanettoni. Buzzanca leader incontrastato della situazione, con al fianco due-tre nomi discreti (Paola Borboni, ahilei, invero meritevole di molto meglio; Erika Blanc e il caratterista Orazio Orlando)
e un contorno di volti (e cosce) anonimi. Non male le debitamente grottesche musiche di Renato Serio; alla fotografia c’è niente meno che Erico Menczer, in quegli anni in caduta libera come il cinema nostrano.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B.Legnani

Uno dei Buzzanca peggiori: superdotato il personaggio principale (lo si capiva pure dai flani dell’epoca, assai poco eleganti), ipodotato il film, che arranca spaventosamente. La cosa migliore è il volto di Stella Carnacina (toracicamente non vistosa), figlia del figlio del noto gastronomo Luigi Carnacina.

Homesick

Commediaccia triviale e vuota, suscita un’indignazione ancor più grande in quanto diretta da Alfredo Giannetti, soggettista e sceneggiatore il cui curriculum può vantare titoli come Il ferroviere e Divorzio all’italiana. Dilagano luoghi comuni societari e linguistici dell’Italia del Sud, con un Lando Buzzanca nel suo ennesimo ruolo di maschio italico superdotato, e il pessimo gusto che sprigiona il personaggio della povera Paola Borboni.

Enricottta

Film molto scadente ma non esente da alcuni momenti riusciti. Il solito Buzzanca non può fare altro che adeguarsi al nulla del resto del cast. Come tante, troppe commediacce dell’epoca. Il cast è alquanto male assortito: si ricordano un bella Stella Carnacina e Orazio Orlando, sempre stralunato.

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Andavamo al cinema-Parte decima

Decima puntata del viaggio nel passato attraverso splendide e datate immagini delle sale cinematografiche italiane dalla loro costruzione ad oggi.L’invito ai lettori è quello di segnalare la presenza di errori e di permetterci di identificare i cinema senza una denominazione.

Cine Teatro Alcione Genova

Cine Teatro Alcione,Genova

Cine Teatro Ermenegildo Francesconi Cordignano (Tv)

Cine Teatro Ermenegildo Francesconi,Cordignano (Treviso)

Cine Teatro Impero Milano

Cine Teatro Impero,Milano

Cine teatro Impero Montevarchi

Cine Teatro Impero,Montevarchi (Arezzo)

Cine Teatro Moderno Torre Annunziata

Cine Teatro Moderno,Torre Annunziata (Napoli)

Cine Teatro Monterosa Torino

Cine Teatro Giardino Monterosa,Torino

Cine Teatro Pace Milano

Cine Teatro Pace,Milano

Cine Teatro Silvano Catanzaro

Cine Teatro Silvano,Catanzaro

Cine Teatro Splendor Ferrara

Cine Teatro Splendor,Ferrara

Cinema Adriatico Vieste

Cinema Adriatico,Vieste,(Foggia)

Cinema Apollo Roma

Cinema Apollo,Roma

Cinema Arena esperia Catania

Cinema Arena Esperia,Catania

Cinema Arena Genova Pegli

Cinema Arena Genova Pegli

Cinema Arena Marina Milano Marittima

Cinema Arena Marittima,Milano Marittima (Ravenna)

Cinema Argo Milano

Cinema Argo,Milano

Cinema Ariston Roma

Cinema Ariston,Roma

Cinema Ariston Torino

Cinema Ariston,Torino

Cinema Ariston Treviglio

Cinema Ariston,Treviglio

Cinema Astra Budrio

Cinema Ariston,Budrio (Bologna)

Cinema Astra Ferrara

Cinema Astra,Ferrara

Cinema Astra Gubbio

Cinema Astra,Gubbio

Cinema Aurora Langhirano

Cinema Aurora,Langhirano (Parma)

Cinema Balilla Ascoli

Cinema Balilla,Ascoli

Cinema Biondo Palermo

Cinema Biondo,Palermo

Sala Cine Teatro Grandi Bondeno

Sala Cine Teatro Grandi,Bondeno (Ferrara)
Sala Cine Teatro Imperiale Montecelio (Roma)
Sala Cine Teatro Imperiale Montecelio Roma
Sala Cine Teatro Impero Montevarchi
Sala Cine Teatro Impero,Montevarchi (Arezzo)
Sala Cine Teatro Modena Trento
Sala Cine Teatro Modena,Trento
Sala Cine Teatro Odeon Canicatti
Sala Cine Teatro Odeon,Canicatti
Sala Cine Teatro Savoia Messina
Sala Cine Teatro Savoia,Messina

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