Dimmi che fai tutto per me

Gotta Get Rich Quick”, “devi diventare ricco in fretta” canta Lally Stott e viene subito voglia di cantare con lui.
Quanti di noi non l’hanno già fatto questo pensiero almeno una volta?! Certo che sentirlo cantato, quindi, espresso ad alta voce, porta forse un po’ di redenzione sia per le anime che si sono arricchite a discapito di tutto e di tutti sia per quelle che pur avendo ambito al benessere economico non hanno dato sfogo all’istinto predatorio.
Nella storia che si dipana sullo schermo la ricchezza arriva dagli Stati Uniti d’America, con quel parente benestante di cui molti aspetterebbero volentieri l’arrivo anche in una giornata torrida, afosa, nel clima estivo caratteristico della Laguna veneziana.
Atterra, infatti, a Venezia, l’aereo che ricongiunge ai suoi cari Dodo Spinacroce (Jacques Dufilho), d’ora innanzi “il nonno”. Con lui, in una bara, giunge anche la salma della defunta madre il cui ultimo desiderio, a detta del nonno, è stato quello di essere sepolta all’interno della casa ove da giovane aveva svolto servizio.


Ad attenderli sono: la figlia, Miriam (Andréa Ferréol), il genero, dottor Francesco Salmarani (Johnny Dorelli) e il nipote, Mimo (Stefano Amato). Ma i sentimenti che animano l’attesa e il ricongiungimento familiare non sono tra quelli più nobili. Infatti, Francesco Salmarani esprime vive preoccupazioni circa il ritorno del suocero e l’investimento di tutti i risparmi per l’anticipo versato per la “Villa degli oleandri”, luogo destinato alla cerimonia funebre.
A differenza di Francesco, Mimo, ragazzo sensibile e ingenuo, è sinceramente contento di fare la conoscenza del nonno. Anche Miriam, nonostante il lutto, è lieta di accogliere il padre nella città ove tutti conoscono e rispettano la famiglia Salmarani: Treviso.
Infatti, Miriam riferisce al nonno che Francesco è uno tra i più stimati medici del paese veneto.
Dall’aeroporto, si dirigono tutti in macchina seguendo il carro funebre sul Terraglio. Raggiungono, quindi, un’imponente villa palladiana a Piazzola sul Brenta.
Il nonno pare soddisfatto della sistemazione funebre. E chi non lo sarebbe?! Il luogo destinato all’eterno riposo per la defunta rimpatriata è la Villa Contarini.


Molti sono i conoscenti della famiglia che si sono premurati a porgere le condoglianze agli addolorati. Tra questi anche l’amante di Francesco, Paola Signorini (Maria Grazia Spina).
Ma è proprio il funerale l’occasione che getta le prime ombre sulla persona del nonno. Francesco viene a scoprire che il patrimonio dell’anziano sarebbe proveniente da attività di stampo mafioso poste in essere nel paese oltre oceano, patrimonio che, inoltre, sarebbe stato bruciato in un incidente. Lo stimato professionista vede nella sciagura la sua morte economica.
Pur avendo il beneficio di un cospicuo introito garantito dalla professione medica, il pagamento effettuato per la villa rappresenta una spesa insostenibile.
In questo scenario confuso fa la sua comparsa un angelo della salvezza: Mary (Pamela Villoresi), giovane giunta dall’America come governante e amante del nonno. Con la sua freschezza e spontaneità la ragazza conquista l’animo di Francesco il quale si dichiara disposto perfino a una rapina pur di reperire il denaro che gli permetterebbe di condurre una nuova esistenza, lontano dall’accomodante realtà trevigiana.


I piani, però, si complicano poiché i milioni del nonno fanno gola a tutti.
Conviene arrestare qui il racconto della trama per dare la possibilità a chi avrà la curiosità della visione di scoprire da sé il giallo in questa storia.
Infatti, il film, pur sviluppandosi come una commedia dell’azione e della parola, sorprende lo spettatore con una misurata dose di poliziesco. In seguito, ci sarà spazio per la figura del commissario di polizia, interpretato con abilità e simpatia da Pino Caruso.
La vicenda portata sullo schermo da Pasquale Festa Campanile non è tra le più originali ma la sceneggiatura (Castellano e Pipolo) è veramente ben congegnata. Sorprendentemente, la pellicola mantiene un ritmo di buon livello dalle prime alle ultime battute. A questa qualità aggiunta contribuisce indubbiamente la bravura degli attori: l’irresistibile Johnny Dorelli è quasi sempre in scena; l’intrigante Pamela Villoresi
stuzzica i sensi di tutti e l’affascinante Maria Grazia Spina pone equilibrio anche alle situazioni surreali.
La trama trova origine nel racconto di Piero Chiara, “Parlami d’amore Mariú”.


Pasquale Festa Campanile si iscrive nella lunga lista dei registi italiani che hanno portato sullo schermo racconti o romanzi di Chiara: nel 1970, Alberto Lattuada ha diretto “Venga a prendere il caffè da noi” tratto da “La spartizione”; nel 1971, Marco Vicario si è occupato di “Homo Eroticus”; nel 1974, Paolo Nuzzi ha diretto “Il piatto piange”; Francesco Massaro si è ispirato a all’omonimo racconto per “La banca di Monate”(1976); nel 1977, Dino Risi ha diretto “La stanza del vescovo”, e molti altri ancora fino al contemporaneo “Il pretore”(2014) tratto dal romanzo “Il pretore di Cuvio”, diretto da Giulio Base.
Dimmi che fai tutto per me” è un film in cui va apprezzata la suggestiva ambientazione veneta, con la splendida villa palladiana all’interno della quale si sviluppa buona parte della vicenda.
Meno apprezzabile risulta il vocabolario dialettale sfoggiato dagli attori che, in più di un’occasione, sarà percepito come una forzatura.

Dimmi che fai tutto per me
Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Johnny Dorelli, Andréa Ferréol, Jacques Dufilho, Pamela Villoresi, Enzo Robutti, Pino Caruso, Nanni Svampa, Stefano Amato Commedia, durata 100 min. – Italia 1976

Johnny Dorelli: Francesco Salmarani
Pamela Villoresi: Mary Mancini
Andréa Ferréol: Miriam Salmarani
Pino Caruso: il commissario
Jacques Dufilho: Spinacroce
Grazia Maria Spina: Paola
Nanni Svampa: il “biondino”
Ferdinando Murolo: Roberto Mancuso detto Robbie
Stefano Amato: Mino
Enzo Robutti: Felegatti

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Piero Chiara (racconto), Suso Cecchi d’Amico
Sceneggiatura Castellano e Pipolo
Produttore Leonardo Pescarolo
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Antonio Siciliano
Effetti speciali Marcello Fuga / Riccardo Vernier
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Guido Josia

 

– Papà, tu lo conosci il nonno?

– No, non l’ho mai visto.

– Ma la mamma lo conosce il nonno?

– Mino, non dire stupidaggini, vuoi che non conosca il suo padre?!

– Beh, domandavo… .

 

– Nonno, tua mamma com’è morta?

– Ah, un colpo… .

– Eh, naturale, alla sua età.

– Ma no! Un colpo de rivoltella.

 

– Cinque milioni di dollari aveva e si sono bruciati tutti nel fiume col motoscafo dell’irlandese, quello delle bombe! E io dovrei stare calmo, con i gangsters che vanno e vengono scassinando le bare?! Ma chi è tuo padre?! Un boss, Al Capone, Dillinger?!

– Adesso basta, Francesco, tu hai visto troppi film gialli, spegni la luce,vieni a dormire.

 

– Ma sai che sei la cosa più bella che mi sia capitata nella vita?! Sarebbe proprio fantastico fuggire insieme. Pensa poter dire a tutti arrivederci e grazie. No, anzi, niente arrivederci e niente grazie. Ma chi devo ringraziare?! Ma che vita è stata la mia? Una continua faticata. Ho faticato a prendere la laurea, ho faticato per crearmi una clientela e ho faticato ancor di più per far capire alla gente che non avevo sposato mia moglie per i soldi. Intanto il tempo è passato, ho visto il mondo e non ho fatto pazzie. Adesso il momento è arrivato, Mary. La facciamo una pazzia insieme? Fuggiamo. Partiamo subito.

– Se è per questo, stiamo già partendo.

– Porco Giuda… .

 

 

Festival di Cannes 1967

Quella del 1967 è l’edizione numero venti del Festival di Cannes,l’ultima prima della rivoluzione dell’anno successivo.Dal 27 aprile al 12 maggio
la “capitale” della costa Azzurra accoglie attori e attrici,registi e gente che ruota attorno al cinema per visionare le pellicole selezionate per l’anno in corso.
La giuria ha,tra i suo componenti,due italiani; sono il regista Alessandro Blasetti,presidente della stessa e il critico cinematografico Gian Luigi Rondi,oltre al regista sovietico Bondarchuck,a Miklos Jancso,Vincente Minnelli e Claude Lelouch,che però si auto escluderà dalla stessa in quanto proprietario del film Ho incontrato anche zingari felici di Aleksandar Petrovic.
Tre i film italiani presenti in concorso:Blow-Up, regia di Michelangelo Antonioni,Incompreso, regia di Luigi Comencini,A ciascuno il suo, regia di Elio Petri.
La Palma d’oro viene assegnata proprio al film di Antonioni,Blow-Up,che conferma nella città francese le trionfali accoglienze della critica e in parte del pubblico.
Il premio speciale viene assegnato in ex aequo a L’incidente (Accident), regia di Joseph Losey e a Ho incontrato anche zingari felici per la regia dello jugoslavo Aleksandar Petrovic (Jugoslavia).
Un altro prestigioso premio viene assegnato ad un italiano;Elio Petri trionfa nella sezione miglior sceneggiatura (Prix du scenario) con A ciascuno il suo.
Anche in questo caso c’è un ex aequo con il film Gioco di massacro del francese Alain Jessua.
Miglior attrice è Pia Degermark per Elvira Madigan, regia dello svedese Bo Widerberg,miglior attore è Oded Kotler interprete di Shlosha Yamim Veyeled,per la regia dell’sraeliano Uri Zohar.

 

Blow-Up, regia di Michelangelo Antonioni (Gran Bretagna/Italia)

Den røde kappe, regia di Gabriel Axel (Danimarca/Islanda/Svezia)

Mouchette – Tutta la vita in una notte (Mouchette), regia di Robert Bresson (Francia)

Incompreso, regia di Luigi Comencini (Italia/Francia)

Buttati Bernardo! (You’re a Big Boy Now), regia di Francis Ford Coppola (USA)

L’immorale regia di Pietro Germi


L’immorale, regia di Pietro Germi (Francia/Italia)

Gioco di massacro (Jeu de massacre), regia di Alain Jessua (Francia)

Diecimila giorni (Tízezer nap), regia di Ferenc Kósa (Ungheria)
Rih al awras, regia di Mohammed Lakhdar-Hamina (Algeria)


L’incidente (Accident), regia di Joseph Losey (Gran Bretagna)

Hotel per stranieri (Hotel pro cizince), regia di Antonín Mása (Cecoslovacchia)

A ciascuno il suo, regia di Elio Petri (Italia)

Ho incontrato anche zingari felici (Skupljaci perja), regia di Aleksandar Petrovic (Jugoslavia)

Terra in trance (Terra em Transe), regia di Glauber Rocha (Brasile)

La vergine di Shandigor (L’inconnu de Shandigor), regia di Jean-Louis Roy (Svizzera)

Vivi ma non uccidere (Mord und Totschlag), regia di Volker Schlöndorff (Germania)
Katerina Izmajlova, regia di Michail Šapiro (Unione Sovietica)


Ulysses, regia di Joseph Strick (Gran Bretagna/USA)

La chica del lunes, regia di Leopoldo Torre Nilsson (Argentina)


Mon amour, mon amour, regia di Nadine Trintignant (Francia)

Pedro Páramo, regia di Carlos Velo (Messico)

Elvira Madigan, regia di Bo Widerberg (Svezia)

Shlosha Yamim Veyeled, regia di Uri Zohar (Israele)

Giuria

Alessandro Blasetti, regista (Italia) – presidente
Sergei Bondarchuk, regista (Unione Sovietica)
René Bonnell, produttore (Francia)
Jean-Louis Bory, critico (Francia)
Miklós Jancsó, regista (Ungheria)
Claude Lelouch, regista (Francia) – auto-squalificato
Shirley MacLaine, attrice (USA)
Vincente Minnelli, regista (USA)
Georges Neveux, scrittore (Francia)
Gian Luigi Rondi, giornalista (Italia)
Ousmane Sembène, regista (Senegal)

Fuori concorso

Natascia – L’incendio di Mosca (Voyna i mir), regia di Sergei Bondarchuk (Unione Sovietica)
Addio Lara (J’ai tué Raspoutine), regia di Robert Hossein (Italia/Francia)
Le conquérant de l’inutile, regia di Marcel Ichac (Francia)
Batouk – Africa che muore (Batouk), regia di Jean Jacques Manigot (Francia)
Treni strettamente sorvegliati (Ostre sledované vlaky), regia di Jirí Menzel (Cecoslovacchia)
Privilege, regia di Peter Watkins (Gran Bretagna)
Restauration du Grand Trianon, regia di Pierre Zimmer (Francia)

Settimana della critica

Kane, regia di Yukio Aoshima (Giappone)
Rondo, regia di Zvonimir Berkovic (Jugoslavia)
Warrendale, regia di Alan King (Canada)
Un affare di cuore (Ljubavni slucaj ili tragedija sluzbenice P.T.T.), regia di Dusan Makavejev (Jugoslavia)
Trio, regia di Gianfranco Mingozzi (Italia)
Le règne du jour, regia di Pierre Perrault (Canada)
Orizzonte rosso (L’horizon), regia di Jacques Rouffio (Francia)
Ukamau, regia di Jorge Sanjinés (Bolivia)
De minder gelukkige terugkeer van Joszef Katus naar het land van Rembrandt, regia di Wim Verstappen (Paesi Bassi)

Premi

Grand Prix: Blow-Up, regia di Michelangelo Antonioni (Gran Bretagna/Italia)
Grand Prix Speciale della Giuria: L’incidente (Accident), regia di Joseph Losey (Gran Bretagna) ex aequo Ho incontrato anche zingari felici (Skupljaci perja), regia di Aleksandar Petrovic (Jugoslavia)
Prix d’interprétation féminine: Pia Degermark – Elvira Madigan, regia di Bo Widerberg (Svezia)
Prix d’interprétation masculine: Oded Kotler – Shlosha Yamim Veyeled, regia di Uri Zohar (Israele)
Prix de la mise en scène: Ferenc Kósa – Diecimila giorni (Tízezer nap) (Ungheria)
Prix du scénario: Elio Petri, Ugo Pirro – A ciascuno il suo, regia di Elio Petri (Italia) ex aequo Alain Jessua – Gioco di massacro (Jeu de massacre), regia di Alain Jessua (Francia)
Premio per la migliore opera prima: Rih al awras, regia di Mohammed Lakhdar-Hamina (Algeria)
Premio FIPRESCI: Ho incontrato anche zingari felici (Skupljaci perja), regia di Aleksandar Petrovic (Jugoslavia) ex aequo Terra in trance (Terra em Transe), regia di Glauber Rocha (Brasile)
Premio OCIC: Mouchette – Tutta la vita in una notte (Mouchette), regia di Robert Bresson (Francia)

Antonioni,Vanessa Redgrave,Carlo Ponti,Monica Vitti

Pia Degemarck e Michel Simon

Anita Pallenberg e Keith Richards

Anita Pallenberg

Michael York e Jaqueline Sassard

Robert Bresson e Francois Truffaut

Pablo Picasso

Gina Lollobrigida

Vitti e Mastroianni

Claudia Cardinale e Elizabeth Taylor

Claude Lelouch e Yves Montand

 

Cinema: pensieri, parole e parolacce – Parte sesta

“- Dì un po’, da quanto tempo è che non fai l’amore con una che ti piace?
– Non ho mai avuto il tempo di scegliere… ad ogni modo, è un bel po’.”

dal film La Califfa di Alberto Bevilacqua (1970)

” La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose… e le cose buone non muoiono mai.”

dal film Le ali della libertà di Frank Darabont (1994)

“Tanto il bello quanto il brutto sono risultato di un eguale sforzo e sono qualità raggiunte.”

dal film Venga a prendere il caffè da noi di Alberto Lattuada (1970)

“I tradimenti di guerra sono bambinate a confronto dei nostri tradimenti in tempo di pace… .”

dal film Il paziente inglese di Anthony Minghella (1996)

“Qua sta Michele… qua sta Michele che vi porta il vostro conforto… café, café lungo, latte e cappuccino…
approfittate… non vi private delle piccole gioie della vita, oggi stiamo su questa terra e domani non ci state più… .”

dal film Café Express di Nanni Loy (1980)

“È davvero incredibile come possono diventare estranei due che si sono amati.”

dal film Una sull’altra di Lucio Fulci (1969)

“Perché non fate riposare quel vostro cervello da poliziotto? Il vostro cervello lavora sempre su preconcetti: un delinquente è sempre tale, chi è compromesso non può cambiare. Avanti, prendetemi la mano. Non vi farò nessun ricatto per questo.”

dal film Notorious – L’amante perduta di Alfred Hitchcock (1946)

“Ed io, essendo povero, ho solo i miei sogni, e i miei sogni ho steso ai tuoi piedi. Cammina leggera perché stai camminando sui miei sogni.”

dal film Equilibrium di Kurt Wimmer (2002)

“Un bel giorno senza dire niente a nessuno me ne andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana… . Feci due volte il giro del mondo e non riuscii mai a capire che cazzo trasportasse quella nave… ma forse un giorno lo capii: droga!”

dal film Borotalco di Carlo Verdone (1982)

“All’inizio dormiva nella mia bara, affondando le sue piccole dita fra i miei capelli, finché un giorno volle una bara tutta per sé.”

dal film Intervista col vampiro di Neil Jordan (1994)

“Tu credi ancora che gli uomini ci amino come li amiamo noi? Gli uomini, vedi, godono della felicità che ricevono. Mentre noi possiamo solo godere della felicità che diamo. Loro non riescono assolutamente a dedicarsi esclusivamente, anima e corpo, a una sola donna.”

dal film Le relazioni pericolose di Stephen Freras (1988)

“La verità è che i panni sporchi non li laviamo affatto e diventano più sozzi!”

dal film Serpico di Sidney Lumet (1973)

“Da bambino chiesi al mio parroco: come si fa ad andare in paradiso e al tempo stesso a proteggersi da tutto il male che c’è nel mondo? Mi rispose con le parole che Dio disse ai suoi figli: eravate pecore tra i lupi. Siate prudenti come serpenti ma puri come colombe.”

dal film Gone Baby Gone di Ben Affleck (2007)

“Ammetto di aver visto giorni migliori, ma sono ancora lontana dal cedere per un cocktail!”

dal film Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz (1950)

“- Compare Rusante, siete dentro?
– Sì, compare Menego, son dentro.
– Posso venir dentro anca’ mi?
– A dir la verità, dove son mi c’è posto per uno solo.”

dal film Fiorina la vacca di Vittorio De Sisti (1972)

“È una verità universalmente accettata che quando una parte della tua vita comincia ad andare bene, quell’altra diventa un completo disastro.”

dal film Il diario di Bridget Jones di Sharon Maguire (2001)

“- Figlio di puttana!
– Ah, ah, lassa perde pora mamma.”

dal film Febbre da cavallo di Steno (1976)

“Ehi, non denigrare la masturbazione. È sesso con qualcuno che amo.”

dal film Io e Annie di Woody Allen (1977)

“Mi pisciano in testa e mi dicono che è pioggia!”

dal film Il diavolo in blu di Carl Franklin (1995)

“Dal passato puoi scappare… oppure imparare qualcosa.”

dal film Il re leone di Roger Allers e Rob Minkoff (1994)

Andavamo al cinema-Parte 33

Da molti anni cerco immagini di cinema della mia città,Bari.Nonostante lunghe e meticolose ricerche,ho potuto colmare solo in parte la mia collezione di immagini di questi cinema.Cerco,quindi,foto dei seguenti cinema di Bari:Marilon,Orfeo,Adriatico,Jolly,Armenise,King,Arena giardino via Ravanas,Arena Moderno via Napoli,San Nicola (città vecchia),Ariston ( o Santelia),Manzoni,Savoia,Redentore (esterno),Impero (Bari città).Chiunque possegga o sia in grado di dirmi dove reperire le immagini dei cinema indicati avrà la mia imperitura gratitudine 🙂 Con questo numero sono oltre mille le immagini proposte,un archivio che spero continui ad interessarvi.La mia mail: paolobari@email.it

Arena all’aperto in Campo San Polo a Venezia

Atrio del cinema Alhambra,Firenze

Atrio del cinema Lepore,Lucera (Foggia)

Cine Teatro delle Terme,Abano Terme (Padova)

Cine Teatro Garibaldi,Padova

Cine Teatro Margherita,Bari

Cine Teatro Margherita,Napoli

Cine Teatro Orfeo,Bondeno (Ferrara)

Cinema Ariston,Firenze

Cinema Colò,Viareggio

Cinema De Caro,Forenza (Potenza)

Cinema Dolomiti,Tione di Trento

Cinema Excelsior,Firenze (1960)

Cinema Galleria,Roma

Cinema Giardino Primavera,Firenze

Cinema Imperiale,Viserba (Rimini)

Cinema Impero,Eboli

Cinema Impero,Marsala

Cinema Impero,Montagnana (Verona)

Cinema Impero,Roma

Cinema Italia,Eboli

Cinema Littorio,Carate Brianza

Cinema Massimo,Trieste

Cinema Metro Goldwin Mayer,Padova

Cinema Moderno e Modernetta,Roma

Sala Cinema Paris,Roma

Sala Cine Teatro Petruzzelli Bari

Sala Cine Teatro Sociale,Portogruaro

Sala Cinema Controluce,Sarzana (La Spezia)

Sala Cinema Italia,Cesena

Andavamo al cinema-Parte 32

Da molti anni cerco immagini di cinema della mia città,Bari.Nonostante lunghe e meticolose ricerche,ho potuto colmare solo in parte la mia collezione di immagini di questi cinema.Cerco,quindi,foto dei seguenti cinema di Bari:Marilon,Orfeo,Adriatico,Jolly,Armenise,King,Arena giardino via Ravanas,Arena Moderno via Napoli,San Nicola (città vecchia),Ariston ( o Santelia),Manzoni,Savoia,Redentore (esterno),Impero (Bari città).Chiunque possegga o sia in grado di dirmi dove reperire le immagini dei cinema indicati avrà la mia imperitura gratitudine 🙂 Con questo numero sono esattamente mille le immagini proposte,un archivio che spero continui ad interessarvi.

Cinema Casa del soldato,Bari

Cinema Excelsior,Mestre (Venezia)

Cinema Ideal,Giulianova Marche

Cinema Imperia,Bologna

Cinema Impero,Palese (Bari)

Cinema Italia,Vicenza

Cinema Littorio Vicenza (grazie alla Fondazione Vajenti)

Cinema Lux,Messina

Cinema Marco Polo,Favaro Veneto (Venezia)

Cinema Moderno,Brescia

Cinema Moderno,Ravenna

Cinema Monviso,Cuneo

Cinema Nazionale Quarrata,Pistoia

Cinema Odeon,Mercato Saraceno (Forli)

Cinema Odeon Parma

Cinema Olimpia,Venezia

Cinema Oriente,Bari (dettaglio)

Cinema Oriente,Bari (sulla sinistra,il Politeama Petruzzelli)

Cinema Oscar,Busto Arsizio (Milano)

Cinema Palestrina,Roma

Cinema Parco delle rose,Grado

Cinema Primiero,Trento

Cinema Teatro Principe,Roma

Sala Cinema Apollo Bologna

Sala Cine Don Bosco,La Spezia

Sala Cinema Astor,Torino (da notare il tetto apribile)

Sala Cinema Aurora,Trieste

Sala cinema Modernissimo,Bologna

Sala Supercinema,Canicattì

 

Van Gogh

Auverse sur Oise,Parigi,1890.

A fine primavera Vincent Van Gogh si trasferisce da Saint Remy nel piccolo centro a meno di 30 km da Parigi.
Vive in un’umile locanda,curato dal dottor Gachet e diventa amico di sua figlia Marguerite;sono gli ultimi settanta giorni della vita
del grande pittore olandese,quelli che lo separano dalla sera del 27 luglio 1890 e dal mortale colpo di rivoltella che si sparò al petto e che due giorni
dopo,il 29 luglio,lo strappò alla vita a soli 37 anni.
Il film analizza proprio questi ultimi giorni,passati in compagnia o del dottor Gachet,che tra l’altro era un collezionista di opere d’arte impressioniste o di suo fratello Theo,la persona sicuramente più importante della vita di Vincent.
Sono giorni inaspettatamente sereni,che non lasciano presagire il gesto del pittore,visto mentre allaccia relazioni amichevoli con la citata Marguerite,diciottenne oppure di Cathy,giovane prostituta di Parigi.


E nel mezzo,l’immancabile pittura di Vincent,ormai in procinto di diventare punto di riferimento imprenscindibile della pittura
dell’ottocento,un’arte alla quale Van Gogh arrivò tardi,attorno ai 28 anni,ma che nel decennio sucessivo lo portò a dipingere
oltre 900 tele e mille disegni,un patrimonio che segnerà profondamente la cultura pittorica.
Van Gogh,diretto da Maurice Pialat nel 1991 in realtà non può essere definita una biopic a tutto campo,proprio perchè non racconta gli esordi della carriera del pittore,quanto piuttosto un racconto della parte più drammatica della sua vita,vista attraverso le relazioni con i personaggi citati (fondamentale quello con Theo e sua moglie Johanna) e con la sua instancabile tendenza a raccogliere su tela le emozioni che suscitavano in lui gli iris e i girasoli,le chiese e i contadini,la vita nei campi e la natura,che dipinse innumerevoli volte in quello stile
particolarissimo che lo renderà il pittore più importante dell’800,uno dei più straordinari innovatori dell’arte pittorica.

Film di discreto impatto visivo,grazie anche alle splendide riprese della campagna parigina,resta opera abbastanza anomala tra quelle dedicate al pittore olandese;più che la pittura,il suo rapporto con essa per Pialat conta il rapporto tra Vincent e la gente che lo circonda,l’incomprensione di chi non seppe capire la grandezza della sua arte.
Jacques Dutronc,l’attore che interpreta (splendidamente) Vincent,è attento a dare una dimensione meno “pazzoide” dello stesso.Non c’è spazio per l’autolesionista taglio dell’orecchio o per i presunti disturbi mentali di Van Gogh quanto piuttosto l’incapacità di rapportarsi con i critici del suo lavoro,che spesso arrivarono a disprezzare la sua pittura,come Henry de Groux che criticò velenosamente “quello schifo dei girasoli di un certo signor Vincent
Un atteggiamento miope condiviso da molti,anche se va detto che Vincent ebbe numerosi estimatori,fra i quali Toulouse-Lautrec e sopratutto Henk Bremmer,il critico d’arte che per primo capì l’immenso valore della produzione di Vincent e lo lanciò facendolo diventare
l’artista più importante del XX secolo.


Dicevo che non è un’opera paragonabile a quelle che hanno preceduto quella di Pialat;nel 1948 usci Van Gogh di Alain Resnais,opera abbastanza convenzionale,nel 1956 Brama di vivere, di Vincente Minnelli con Kirk Douglas nel ruolo di van Gogh e Anthony Quinn in quello di Paul Gauguin,
film nel quale proprio Douglas diede una versione molto convincente della figura del pittore.Nel 1990 usci Vincent & Theo di Robert Altman,che analizza principalmente il rapporto tra Vincent e suo fratello.
Van Gogh è un bel film,ben recitato,ben diretto;un’opera decisamente anticonvenzionale che purtroppo non ha avuto una gran diffusione.
Praticamente invisibile in tv,non ha alcuna versione doppiata in italiano in rete.

Van Gogh
Un film di Maurice Pialat. Con Jacques Dutronc, Alexandra London, Bernard Le Coq, Elsa Zylberstein, Leslie Azzoulai, Jacques Vidal, Gérard Séty Titolo originale . Biografico, durata 159 min.

Jacques Dutronc: Vincent van Gogh
Alexandra London: Marguerite Gachet
Bernard Le Coq: Theo van Gogh
Gérard Séty: Gachet
Corinne Bourdon: Jo
Elsa Zylberstein: Cathy
Leslie Azzoulai: Adeline
Jacques Vidal: Ravoux
Chantal Barbarit: Mme. Chevalier

Regia Maurice Pialat
Soggetto Maurice Pialat
Produttore Patrick Lancelot
Casa di produzione Canal+, Centre National de la Cinématographie, Club des Investissments, Cofimage 2, Erato Films, Films A2, Investimage 2, Investimage 3, Les Films du Livradois, Sofiarp
Fotografia Gilles Henry, Emmanuel Machuel
Montaggio Yann Dedet, Nathalie Hubert, Hélène Viard
Musiche André Bernot, J. M. Bourget, Jacques Dutronc, P. Revedy
Scenografia Philippe Pallut, Katia Wyszkop
Costumi Edith Vesperini

Vincent Van Gogh

Autoritratto 1888

Il seminatore

Iris

Notte stellata sul Rodano

Vento

Renoir

Costa Azzurra,1915
Uno dei padri dell’impressionismo,Auguste Renoir,vive in ritiro gli anni della sua vecchiaia.Ha 74 anni,soffre di artrite reumatoide,malattia che lo
ha aggredito a 60 anni ed ha perso da pochissimo l’amata moglie Aline.
Ormai dipinge con estrema lentezza,la malattia lo tormenta e sembra anche aver perso l’ispirazione quando un giorno nella sua splendida casa nella quale si è ritirato arriva Andrée Madeleine Heuchling,quindicenne bella e affascinante per posare come modella.
Ad affliggere ulteriormente la fragile condizione psicologica del pittore,arriva la notizia che suo figlio Jean è rimasto gravemente ferito al fronte.
Tuttavia Andrée riesce a tirar fuori dal guscio il maturo pittore;sempre sensibile alla bellezza femminile,Renoir sembra improvvisamente rinvigorito
dalla presenza della ragazza.Nel frattempo arriva dal fronte Jean,suo figlio.


Tra i due c’è da subito tensione;entrambi amano la bellezza,vogliono possederla (Jean diverrà un grandissimo regista cinematografico).
In più c’è una tensione latente per molte cose non dette;Jean rimprovera a suo padre gli innumerevoli tradimenti fatti ai danni della defunta moglie,con modelle, cameriere,con qualsiasi donna che posasse per Auguste…
Tra Jean e Andrée nasce un’attrazione molto forte e i due diventano amanti.
Auguste assiste,ormai impotente,alla nascita dell’amore tra i due giovani,mentre continua,nonostante la malattia,a dipingere istancabilmente.
Morirà 4 anni dopo mentre Andrée,assunto il nome d’arte di Catherine Hessling,diverrà attrice ed esordirà nel 1924 nel primo dei capolavori di Jean Renoir,che diverrà uno dei più importanti registi della storia cinematografica francese.
La Fille de l’eau è il primo dei film di Catherine Hessling,che chiuderà appena 10 anni dopo la sua carriera cinematografica;morirà nel 1979,subito dopo la scomparsa di Jean avvenuta nello stesso anno.


Diretto da Gilles Bourdos,Renoir,uscito nelle sale nel 2012,è un film patinato e lussuoso,ben diretto e sopratutto scorrevole,caratterizzato da una fotografia “en plein air” che esalta ancor più la pittura di Renoir,ricreata per l’occasione sullo schermo da un suo celebre falsario,Guy Ribes,che nel corso della sua “carriera” ha falsificato Chagall , Picasso , Dalí , Léger , Bonnard , Modigliani , Renoir , , Braque , Vlaminck e Matisse.
Proprio la presenza di Ribes,che copia alla perfezione Renoir rende ancor più credibile la storia raccontata,che nella realtà andò esattamente come illustrata nel film.
Largo spazio alla storia d’amore tra Jean e Andrée,incoraggiata in qualche modo dal grande Auguste oltre alla descrizione meticolosa del conflittuale rapporto tra i due grandi artisti, ognuno dei quali ha segnato profondamente le due arti nelle quali si sono distinti,la pittura e la cinematografia.
Davvero un’opera pregevole,con buone recitazioni di Michel Bouquet nelle vesti di Auguste Renoir,di Christa Theret in quelli di Andrée Heuschling e Vincent Rottiers che interpreta Jean Renoir.
Tra le biopic dedicate ai grandi maestri della pittura,una delle più interessanti e ben dirette.

Renoir
Un film di Gilles Bourdos. Con Michel Bouquet, Vincent Rottiers, Christa Theret, Thomas Doret, Romane Bohringer, Michel Gleizer Titolo originale Renoir. Drammatico, durata 111 min. – Francia 2012.

Michel Bouquet : Auguste Renoir
Christa Theret : Andrée Heuschling
Vincent Rottiers : Jean Renoir
Thomas Doret : Coco, figlio cadetto diA uguste
Laurent Poitrenaux : Pierre Renoir
Romane Bohringer : Gabrielle Renard
Michèle Gleizer : Madame Renoir
Carlo Brandt : Il Dottor Pratt
Hélène Babu : Odette
Marion Lécrivain : Véra Sergine
Hervé Briaux : Ambroise Vollard

Regia Gilles Bourdos
Soggetto Jacques Renoir
Sceneggiatura Gilles Bourdos, Jérôme Tonnerre e Michel Spinosa
Fotografia Ping Bin Lee
Montaggio Yannick Kergoat
Musiche Alexandre Desplat
Scenografia Benoît Barouh

Bal au moulin de la Galette

Le bagnanti

La bagnante

La colazione dei cannottieri

La Grenouillere

Donna d’Algeri

Pier Auguste Renoir

Jean Renoir

Catherine Hessling