La nona porta

Dean Corso è una strana figura di mercante d’arte:tratta generalmente libri,dei quali è sicuramente un esperto. Infatti,all’inizio del film,lo vediamo impegnato in un acquisto di un testo raro,un’edizione pregiata del Don Chisciotte,che acquista ad un prezzo molto basso dagli eredi del proprietario.

Un giorno Dean riceve una telefonata da Boris Balkan,un equivoco quanto potente magnate d’industria,collezionista di libri esoterici e trattanti tutti l’argomento demonologico.

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Johnny Depp è Dean Corso

 Balkan affida a Corso un’indagine:verificare se la sua copia del libro delle Nove porte è stata scritta o no da Aristide Torchia,un dotto esoterista veneziano,bruciato sul rogo assieme ai suoi libri dall’inquisizione.

Le copie attualmente esistenti del libro sono tre,e Corso dovrà andare a trovare gli altri due proprietari per verificarne l’autenticità.

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Lena Olin

Ben presto Corso si rende conto che la sua indagine non è affatto semplice;un suo amico librario,a cui aveva affidato la copia di Balkan viene ucciso e lo stesso Corso correrà più volte il rischio di essere ammazzato.

Aiutato da una strana ragazza,Dean ripercorre la storia del libro delle nove porte,che scoprirà contenere un segreto pericoloso;ognuno dei tre libri contiene tre immagini disegnate da Lucifero in persona.

Dopo aver scoperto che dietro gli omicidi c’è una setta di patetici adoratori del diavolo,Dean arriva all’appuntamento finale con il suo destino,dove farà due sorprendenti scoperte.

Una trasposizione riuscita a metà,quella del libro Il club Dumas,di Arturo Perez Reverte,il film di Polansky è affrettato e poco chiaro,soprattutto nel finale tirato per i capelli.

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Manca completamente l’atmosfera demoniaca del libro,e il Club Dumas che tanta importanza ha nel romanzo viene completamente messo da parte dal regista polacco.

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Emmanuelle Seigner (moglie del regista)

Alla fine quello che si salva è davvero poca cosa;nonostante un buon Johnny Depp e una splendida Lena Olin,il film si smarrisce per strada trasformandosi in un thriller poco avvincente.Ed è un vero peccato,perché l’inizio del film lasciava presagire ben altro svolgimento.

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un film di Roman Polanski. Con Johnny Depp, Lena Olin, Emmanuelle Seigner, Frank Langella, James Russo, Vanessa Paradis. Genere Drammatico, colore 132 minuti. – Produzione Francia, Spagna 1999.

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Johnny Depp: Dean Corso
Emmanuelle Seigner: la ragazza
Lena Olin: Liana Telfer
Frank Langella: Boris Balkan
James Russo: Bernie
Jack Taylor: Victor Fargas
Jose Lopez Rodero: Pablo e Pedro Ceniza
Allen Garfield: Witkin
Barbara Jefford: baronessa Kessler
Willy Holt: Andrew Telfer

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Regia Roman Polanski
Soggetto dal romanzo Il club Dumas
Sceneggiatura John Brownjohn, Roman Polanski, Enrique Urbizu
Produttore Roman Polański
Fotografia Darius Khondji
Montaggio Hervé de Luze
Effetti speciali Gilbert Pieri, Jean-Louis Trinquier
Musiche Wojciech Kilar
Scenografia Dean Tavoularis

 

Doppiatori italiani
Riccardo Rossi: Dean Corso
Micaela Esdra: la ragazza
Pinella Dragani: Liana Telfer
Luciano De Ambrosis: Boris Balkan
Francesco Pannofino: Bernie
Giorgio Lopez: Victor Fargas
Miranda Bonansea: baronessa Kessler

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Il lampo di luce proiettò la sagoma dell’impiccato sulla parete. Penzolava immobile da una lampada al centro del salone e man mano che il fotografo gli si muoveva attorno, facendo scattare l’otturatore, l’ombra provocata dal flash si delineava via via su quadri, vetrine piene di porcellane, scaffali coperti di libri e tende aperte su grandi finestre, dietro le quali cadeva la pioggia.

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Sei un avvoltoio Corso! Un avvoltoio! (Witkin)
Insomma il Diavolo non si fa vivo. (Corso)
Nulla è più affidabile di un uomo la cui lealtà può essere comperata dal denaro. (Balkan)
Il diavolo signora Telfer. Questo libro serve a evocare il diavolo. (Corso) [Parlando del libro: Le nove porte del Regno delle ombre]
Sai che non ti fregherei mai se non per un buon motivo: soldi, donne, affari. (Bernie)
L’uomo che scrisse questo libro, lo fece con l’alleanza del diavolo, e finì sul rogo per questo. (Pedro Ceniza)
Ci sono libri pericolosi, non vanno aperti impunemente. (Fargas)
Sono io, baronessa, il lupo travestito da pecora. (Dean Corso)
Li ho mandati tutti al diavolo. (Baronessa Kessler)
Lei non sa in cosa si sta cacciando signor Corso! Ne esca prima che sia troppo tardi! (Baronessa Kessler)
Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! (Balkan) [Interrompendo una seduta satanica]
L’enigma è finalmente risolto: viaggiare in silenzio per una strada lunga e tortuosa, affrontare le frecce della sfortuna, senza temere né cappio né fiamme, giocare la più grande delle partite e vincere, non astenendosi da alcuna spesa e sfidare le vicissitudini del fato, e ottenere alla fine la chiave che aprirà… la nona porta! (Balkan)
Cancellami dal libro della vita, iscrivimi nel libro nero della morte, ammettimi alla nona porta. E così sia. (Balkan)
Sono invulnerabile, sono invicibile. Posso fluttuare nell’aria, posso camminare nell’acqua. Immergo le mani nelle fiamme, non avverto calore. (Balkan)

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La nona porta romanzo edizione spagnola

 

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La nona porta romanzo edizione italiana

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Calendar girl

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Le dame del Women Institute sono in crisi;hanno bisogno di soldi per finanziare l’ospedale locale,e il tradizionale calendario che il gruppo edita,fatto con immagini campestri e di piante,bucolico e puritano,con le sue misere vendite non potrà di certo coprire le spese necessarie.

Così Chris e Annie,che vivono nel tranquillo e sonnolento Yorkshire,in Inghilterra,amiche da una vita,i ingegnano per trovare una soluzione al loro problema. E l’idea viene a Chris il giorno in cui il marito della sua amica muore di leucemia;perché non realizzare un calendario di nudi? Ma non nudi qualsiasi,nudi artistici,con protagoniste donne assolutamente normali,le casalinghe del sonnacchioso Yorkshire. Le due amiche propongono l’idea alle aderenti del Women Institute,e dopo l’iniziale diffidenza,il progetto parte.

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Viene cooptato un giovane fotografo,che realizza delle splendide copie.Il giorno della pubblicazione,le donne pensano di andare incontro ad un fallimento totale;viceversa,il calendario ha immediatamente un boom di vendite che lo porta ad esaurirsi velocemente.

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La stampa da risalto all’iniziativa e il pacifico villaggio dove abitano le donne viene preso d’assalto da troppe televisive e giornali;il successo le porta addirittura in America,ad Hollywood,dove Chris perde un po’ il senso della realtà,lasciandosi attrarre e sedurre dalle sirene del cinema.Ma un colloquio franco e cordiale con le amiche riporterà tutto al suo posto.

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Tratto da una storia vera,Calendar girl è un film fresco e non volgare,che affronta a cuor leggero diverse tematiche,senza però impelagarsi in disquisizione filosofiche.

Alla fine vien fuori una commedia simpatica e gradevole,che non riesce del tutto solo perché la seconda parte del film,dopo un inizio con i fiocchi,si perde un po’ per strada.

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Nessuna scena di nudo,se non fugace,per un film che si propone solo come divertissement. E che raggiunge pienamente lo scopo,grazie alla bravura delle attrici impegnate,tra le quali spicca una stupenda Helen Mirren.

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Un film di Nigel Cole. Con John Alderton, Annette Crosbie, Linda Bassett, Julie Walters, Helen Mirren, Ciarán Hinds. Genere Commedia, colore 108 minuti. – Produzione Gran Bretagna 2003.

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* Helen Mirren : Chris Harper
* Julie Walters : Annie Clarke
* John Alderton : John Clarke
* Linda Bassett : Cora
* Annette Crosbie : Jessie
* Philip Glenister : Lawrence Sertain
* Ciarán Hinds : Rod Harper

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Regia Nigel Cole
Soggetto Tim Firth e Juliette Towhidi
Sceneggiatura Tim Firth e Juliette Towhidi
Fotografia Ashley Rowe
Montaggio Michael Parker
Musiche Patrick Doyle
Scenografia Martin Childs, Grant Armstrong e Mark Raggett

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Donne in amore

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Inghilterra,1920

Ursula,una donna timida e introversa,conosce l’amore grazie a Rupert,un affascinante direttore didattico,a sua volta sposato con la ricca e nobile Elmione,con la quale però non ha più rapporti:fra i due c’è una irreversibile crisi coniugale.Gudrun sorella di Ursula,dal carattere e dalla personalità molto differente,ha invece un rapporto ambiguo,torbido,con Gerard.

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Glenda Jackson e Oliver Reed

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Tra i due uomini,legati alle due sorelle,nasce l’amicizia,ma ben presto anche qualcosa di probabilmente più profondo.L’omosessualità di Ken Russell esplode in questa ottima riduzione del romanzo di Lawrence,in un film che all’epoca in cui venne presentato suscitò grave scandalo,soprattutto per una scena in cui Oliver Reed e Alan Bates lottano per terra,nudi.

L’atmosfera puritana dell’Inghilterra anni 20 è qui raffigurata con sguardo sarcastico,e il romanzo diventa per Russell l’occasione per scagliarsi proprio contro una società ipocrita e puritana.

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La strana relazione che sembra coinvolgere i due uomini,prima della tragedia finale,mostra la volontà di Russell di scandalizzare,mostrando tutto il torbido di una storia con protagonisti che sembrano i balia degli eventi,incapaci di dominarli.

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un film di Ken Russell. Con Glenda Jackson, Oliver Reed, Jennie Linden, Alan Bates. Genere Drammatico, colore 129 minuti. – Produzione Gran Bretagna 1969. Titolo originale Women in love

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Alan Bates: Rupert Birkin
Oliver Reed: Gerald Crich
Glenda Jackson: Gudrun Brangwen
Jennie Linden: Ursula Brangwen
Eleanor Bron: Hermione Roddice
Alan Webb: Thomas Crich
Vladek Sheybal: Loerke
Catherine Willmer: Mrs. Crich
Sarah Nicholls: Winifred Crich
Sharon Gurney: Laura Crich
Christopher Gable: Tibby Lupton
Michael Gough: Tom Brangwen
Norma Shebbeare: Mrs. Brangwen
Nike Arrighi: Contessa
James Laurenson: Minister
Michael Graham Cox: Palmer
Richard Heffer: Loerke’s Friend
Michael Garratt: Maestro
Leslie Anderson: Barber
Charles Workman: Gittens
Barrie Fletcher: Miner
Brian Osborne: Miner
Christopher Ferguson: Basis Crich
Richard Fitzgerald: Salsie

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Regia Ken Russell
Soggetto D.H. Lawrence
Sceneggiatura Larry Kramer
Produttore Larry Kramer
Fotografia Billy Williams
Montaggio Michael Bradsell
Musiche Georges Delerue
Scenografia Kenneth Jones e Harry Cordwell

Doppiatori italiani

Luigi La Monica: Alan Bates
Sergio Graziani: Oliver Reed
Rita Savagnone: Glenda Jackson
Renata Marini: Jennie Linden
Maria Pia Di Meo: Eleanor Bron
Oreste Lionello: Alan Webb
Bruno Persa: Christopher Gable
Massimo Turci: Michael Gough

Nudisti per caso

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Sophie e Oliver,una coppia parigina,sposata da anni;lui è il primo amore,per lei,ed entrambi,dopo anni di matrimonio,sentono che qualcosa sta cambiando.Ad avvertire la cosa è sopratutto Sophie,che si rende conto che il marito non è più attratto da lei come un tempo.Un giorno i due,leggendo un annuncio,scoprono che è in vendita,su un’isola una piccola villetta,che è il loro sogno nascosto.

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La acquistano ad occhi chiusi,e Sophie,con i suoi due figli,decide di partire prima del marito per prepararla per una vacanza sognata da tanto tempo.

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Ma ben presto Sophie si rende conto che l’affare fatto non è poi così vantaggioso;la villetta è in un’isola abitata esclusivamente da nudisti.Così,imbarazzatissima,si trova a vivere in comunità con i suoi pudori,che ha trasmesso anche ai figli,mentre attorno a lei sono tutti nudi.

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Fa amicizia con una vicina disinibita,e scopre che anche i costumi sessuali degli abitanti dell’isola sono molto liberi;alla fine cederà almeno parzialmente alle abitudini degli altri,indossando un vestito bianco trasparente.

Un film,Nudisti per caso,che avrebbe l’ambizione di essere una commedia sofisticata sui costumi sessuali,sui tabu e che invece finisce per annoiare lo spettatore,trasformato in un involontario voyeur,alle prese con corpi maschili e femminili di ogni taglia e età esposti in un modo che sembrerebbe naturale,ma che alla fine risulta sospetto.

Perchè il film,lungi dall’attirare l’attenzione su un problema peraltro poco sentito,l’esposizione del corpo in una comunità libera praticante il naturismo,sembra strizzare l’occhio al voyeurismo più becero. Anche le situazioni paradossali nel film,con i due bambini che sembrano gli unici a non dare alcun peso alla cosa,mentre la mamma mostra tutti i limiti culturali di una cultura intrisa di tabu,alla fine scadono nella pochade,peraltro poco accattivante.

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Si salva poco,alla fine,di un film pretenzioso come pochi. La morale spicciola,ammanita durante lo scorrere della storia,finisce anche per infastidire.

Una prova da dimenticare,tutto sommato.

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Nudisti per caso

Un film di Franck Landron. Con Barbara Schulz, Alexandre Brasseur, Zoé Landron, Félix Landron, Magali Muxart, Jackie Berroyer. Genere Commedia, colore 92 minuti. – Produzione Francia 2003.

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Barbara Schulz: Sophie
Alexandre Brasseur: Olivier
Magali Muxart: Juliette
Simon Bakhouche: Gilbert
Félix Landron: Nono
Zoé Landron: Laure
Angélique Thomas: Adeline
Philippe Cura: Jacky
Xavier Aubert: Aubry
Jackie Berroyer: Paul
Sonia Vollereaux: Colette
Emmanuelle Bataille: Corinne

Portiere di notte

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Un viaggio oscuro,attraverso il labirinto dei comportamenti umani,attraverso la sindrome di Stoccolma,vera o presunta,che si instaura tra una vittima e il suo carnefice.

Al tempo stesso un viaggio asettico e in bianco e nero,senza morali aggiuntive,senza denuncia,quasi un documentario su una relazione ambigua.Questo potrebbe essere uno dei fulcri del film Portiere di notte,di Liliana Cavani.Potrebbe,non è detto che lo sia.

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In una Vienna livida e cupa arriva Lucia,(Charlotte Rampling),una giovane donna dal passato è tragico;è stata detenuta in un campo di concentramento nazista,e ne è uscita segnata per sempre.

Quando arriva nell’albergo in cui prenderà alloggio,Lucia si trova immediatamente di fronte i fantasmi del suo passato,incarnati da Max,il portiere dell’albergo,l’uomo che l’aveva violentata durante la sua reclusione.

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L’uomo che la aveva utilizzata come strumento di piacere per gli ufficiali del lager,il responsabile dei suoi incubi;ma il rapporto tra i due ha mantenuto un sottile filo perverso,e ben presto nasce tra loro un complesso rapporto sado masochistico,in cui si allacciano mortalmente lussuria,senso di possesso,senso di sottomissione,in un intreccio inestricabile di sensazioni.

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Max,che copre anche con il suo lavoro alcuni dei vecchi gerarchi del campo,lavora per una donna,la Contessa,e gli procura giovani e focosi amanti;i vecchi aguzzini,però,hanno paura che la donna parli,e riveli particolari del loro fosco passato.E il film sfocia,fatalmente,in tragedia.

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Liliana Cavani affrontò con grande intelligenza esenza alcuna paura un tema scottante,assolutamente mal visto da intellettuali e non solo;e lo fece raccontando una storia nera al punto giusto,senza indugiare su sensi di colpa o su condanne etiche.

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Il risultato è un film cupo e drammatico,in cui la confusione di ruoli tra colpevoli e vittime,tra potere e succubi del potere assume confini incerti.

Grande prova d’autore per Bogarde e per la Rampling,due personaggi sinistri e tragici,resi con vigore nelle loro paure,angosce e nelle loro esaltazioni;eros e thanatos inestricabilmente uniti,in un gioco delle parti in cui nessuno ha un ruolo definito.Non ci sono vincenti o eroi,c’è solo l’ineluttabilità del destino.

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Portiere di notte

un film di Liliana Cavani. Con Gabriele Ferzetti, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Isa Miranda, Dirk Bogarde, Nora Ricci, Giuseppe Addobbati, Marino Masé, Piero Mazzinghi, Ugo Cardea, Amedeo Amodio. Genere Drammatico, colore 114 minuti. – Produzione Italia 1974.

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Dirk Bogarde: Maximilian Theo Aldorfer
Charlotte Rampling: Lucia Atherton
Philippe Leroy: Klaus
Gabriele Ferzetti: Hans
Giuseppe Addobbati: Stumm
Isa Miranda: contessa Stein
Nino Bignamini: Adolph
Marino Masè: Atherton
Nora Ricci: la “vicina”

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Regia Liliana Cavani
Soggetto Barbara Alberti, Liliana Cavani,
Amedeo Pagani e Italo Moscati
Sceneggiatura Liliana Cavani
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Daniele Paris
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Piero Tosi

Giuseppe Rinaldi: Dirk Bogarde
Vittoria Febbi: Charlotte Rampling
Pino Locchi: Philippe Leroy
Lydia Simoneschi: Isa Miranda

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La fuga di Logan

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In un futuro lontano,quello che resta dell’umanità vive sotto un’immensa cupola,separata dal mondo e governata da un supe computer,con l’ausilio di sorveglianti.

Le regole all’interno della città prevedono che i giovani,raggiunta l’età di 30 anni,debbano partecipare alla giostra del Carrousel per poter così rinascere.

C’è che invece è convinto che la cosa nasconda una realtà ben più tragica,e cioè che il Carrousel altro non sia che un sistema per il controllo demografico.

Logan 5,con il suo amico Francis 7,appartengono alla categoria dei sorveglianti;la loro vita si svolge in maniera edonistica,tra una festa e una compagna trovata attraverso il circuito,una vera e propria roulette in cui vengono coinvolte le ragazze della città.

La giostra del Carrousel

Un giorno Logan conosce una strana ragazza,Jessica,che sembra avere qualcosa da nascondere sulla sua identità.

Contemporaneamente,Logan viene convocato dal super computer,che gli assegna una missione:fingersi disertore per scovare e neutralizzare i disertori,e in particolare di scoprire la meta finale delle loro diserzioni,un luogo chiamato Santuario.

Così a Logan viene portata sul rosso la pietra della vita,una gemma incastonata nella mano,che lampeggia per ogni abitante che raggiunge i 30 anni di vita,destinandolo al Carrousel;aiutato dalla recalcitrante Jessica,Logan,dopo essere scampato miracolosamente ad un agguato nel centro dell’Eros,fugge dalla città attraverso il sistema di approvvigionamento della stessa.

Qui finisce per imbattersi in uno strano robot,Box,

Il robot Box

creato dai costruttori della città per immaggazinare cibo,e che tenta di surgelarli.

Scampati al pericolo,Logan e Jessica giungono finalmente all’aria aperta,e si incamminano per la loro destinazione. Giungono in una città antica,all’apparenza disabitata,dove incontrano un vecchio. Capiscono così che la vita fuori dalla città è possibile,e che esiste davvero la possibilità di compiere tutto il percorso della vita,dalla nascita all’anizanità. Vengono raggiunti da Francis,che rifiuta di credere anche all’evidenza e che,dopo un breve scontro con Logan,muore.

Jessica e Logan,in compagnia del vecchio,tornano alla città,dove Logan,fatto prigioniero,riesce a resistere alle domande del supercomputer,provocandone l’esplosione.

In un atttimo la cupola della città si dissolve,e mentre in città si scatena il panico,il vecchio,che ha assistito alla scena della distruzione della cupola,osserva con stupore i primi giovani in fuga avvicinarsi a lui stupefatti.

I giovani guardano con immenso stupore quell’uomo così anziano e iniziano a passargli le mani tra i capelli.

La fuga di Logan, tratto da un romanzo di F.W.Nolan è uno dei migliori esempi di film di fantascienza targati anni 70, l’epoca d’oro del genere.

Girato con un’ambientazione fastosa, molto accurata e interpretato da un cast validissimo, il film si segnala per la sua capacità di tenere avvinto lo spettatore con una storia ben congegnata, attraverso una descrizione precisa degli avvenimenti che una volta tanto riescono di facile comprensione.

Gli effetti speciali sono di Abbott, il genio che aveva creato quelli del celebre Il pianeta delle scimmie,un altro classico del cinema di fantascienza.

Un film molto bello, intelligente, che a distanza di oltre 30 anni riesce ancora ad avvincere.

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Un film di Michael Anderson. Con Peter Ustinov, Michael York, Richard Jordan, Farrah Fawcett, Jenny Agutter, Roscoe Lee Browne, Michael Anderson Jr., Gary Morgan, Denny Arnold, Glenn Wilder, Lara Lindsay. Genere Fantascienza, colore 120 minuti. – Produzione USA 1976.

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  Michael York: Logan 5
    Jenny Agutter: Jessica 6
    Richard Jordan: Francis 7
    Roscoe Lee Browne: Box
    Peter Ustinov: L’anziano
    Farrah Fawcett: Holly
    Michael Anderson Jr.: Doc
    Randolph Roberts: Uomo di Sanctuary
Lara Lindsay: Fuggiasca
Gary Morgan: Billy
Michelle Stacy: Mary 2
Laura Hippe: Donna
David Westberg: Guardiano
Camilla Carr: Donna di Sanctuary
Gregg Lewis: Cub

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Regia     Michael Anderson
Soggetto     William F. Nolan e George Clayton Johnson (romanzo)
Sceneggiatura     David Z. Goodman
Produttore     Saul David, Hugh Benson
Musiche     Jerry Goldsmith

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Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

 

In una poco rassicurabile e futuristica società, gli uomini vivono tra grandi agi ma sono condannati alla morte precoce per evitare l’invecchiamento della popolazione. La sinistra premessa dà lo spunto ad un film diventato un cult per molti ma invecchiato piuttosto rapidamente. Molto riuscito dal punto di vista formale e stilistico il film patisce una narrazione dai ritmi lenti e un finale troppo consolatorio.

Fuga da un mondo chiuso dove la felicità comporta la morte a 30 anni. E’ un classico del genere, con una bella storia, ben raccontata, e con una sensibilità visiva molto interessante soprattutto per gli aspetti cromatici. Rischia la retorica patriottica nelle sequenze di Washington tra statue di Lincoln e bandiere americane, riportando l’opera a venature da guerra fredda, ma fortunatamente l’impianto narrativo ha una potenza che riesce a superare indenne la scivolata così come il frettoloso lieto fine. Ustinov simpatico come sempre.

Un vero cult per gli amanti della fantascienza: la sua storia ha dato vita a diverse interpretazioni che hanno composto una miriade di film simili (tra cui anche il più moderno The island). Bellissima la ricostruzione della zone esterne della società (costruite con modellini e fatte sembrare vere con interessanti effetti visivi, per un film del 76), notevoli le scene interne girate al Dallas Market Center in cui scale mobili e vetri contribuivano a rendere l’idea del futuro.

Capolavoro di fantascienza, nonostante sia un film datato e nonostante lo svolgersi lento è ancor oggi un vero e proprio cult; immancabile in una cineteca di livello. Premio Oscar per gli effetti speciali nel 1977. L’anno successivo ispirò una serie televisiva per la CBS.

Grande gioiello della “fanta70”. Visivamente affascinante, con eccelenti scenografie. Capolavoro di Michael Anderson, che oltre alle avanguardistiche (per allora) scenografie, preannunciava, in maniera alquanto profetica, l’avvento di internet (il computer madre, la capsula chat per scegliere i partner). Impressionante poi il “carousel”, gioco infernale in cui i giovani, coperti con una maschera stile Jason e costumi alla All that jazz, vengono librati in aria per essere disintegrati. Per non parlare della sala delle orge in puro kitsh anni 70…

Pellicola fantascientifica di una certa lentezza; più che nella durata effettiva (un paio di ore secche), lo si percepisce durante i dialoghi privi di ritmo e nelle atmosfere futuristiche ovattate. Il sole e l’aria aperta sono un sollievo anche per lo spettatore e qualche idea resta buona (carino il vecchietto con i gatti, anche se, almeno nell’edizione italiana e fatta eccezione per la filastrocca, proprio qui i dialoghi stentano particolarmente); tuttavia troppe situazioni appaiono abbozzate e denunciano poca profondità.

Uno dei migliori film di fantascienza degli anni Settanta, sorretto da una bella storia, un cast di attori di prim’ordine, splendide ambientazioni, bei costumi, effetti speciali efficaci e ottima fotografia. Prodotto figlio del suo tempo, si lascia guardare ed affascina ancora oggi. Memorabile la rappresentazione di una Washington invasa dalla vegetazione. Il romanzo di William F. Nolan da cui è tratto il film è debitore di Asimov di cui riprende alcuni temi presenti in “Paria dei cieli”.

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Ultimo tango a Parigi

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Un destino abbastanza inusuale,quello del film di Bertolucci;osannato,disprezzato,denigrato e applaudito oltre il valore intrinseco del film.

Unica opera nella storia della cinematografia italiana ad essere destinato al rogo,Ultimo tango a Parigi è stato condannato per molti anni a girare solo in versioni domestiche,nel formato 16 millimetri prima e VHS poi,prima della definitiva sentenza che lo ha riabilitato,in quanto forma d’arte.

Una storia tutto sommato abbastanza banale fa da impianto al film.

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Un vedovo,in seguito al suicidio della moglie,vive un’esistenza priva di stimoli e di obiettivi;ma un giorno l’incontro con una rampolla della borghesia parigina Jeanne,gli cambia la vita.

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I due si incontrano in un appartamento vuoto,e iniziano una relazione esclusivamente sessuale,senza conoscere niente l’uno dell’altro,avvicinati solo come forma di comunicazione da una sorta di furore erotico,sublimata dalla famosa scena del burro,nella quale l’uomo obbliga la ragazza ad un degradante rapporto sessuale di sodomia.

Scena che scatenò sia i pruriti della censura sia quella di un pubblico di voyeur,poco affascinata dalle atmosfere decadenti della pellicola.

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Il film prosegue su una china di incomunicabilità:mentre per lui il sesso diviene poco alla volta un’ossessione,per lei,finito l’impatto emotivo e trasgressivo,l’interessa scema.

E quando l’uomo andrà alla ricerca di un rapporto meno effimero,basato anche su altro,la ragazza,che mal sopporta l’intrusione nella vita privata,lo ucciderà.

Memorabile la scena finale,quando alla polizia dirà semplicemente;”lo conoscevo appena”

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Apologo duro e spietato di una società individualista,Ultimo tango è soprattutto una strepitosa prova d’attore.Quella che fornisce Marlon Brando,che tratteggia da par suo la figura dolente,contraddittoria di Paul,il vedovo in profonda crisi esistenziale.

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Enigmatica,fredda,impassibile è invece la figura di Jeanne,interpretata da una splendida Maria Schenider,che non toccherà mai più le vette di recitazione di questo film,schiava di un personaggio che,come raccontò in seguito,non aveva amato affatto.

Viene da chiedersi chi sia stato in effetti il regista del film,visto che Brando suggerì ( o impose),parecchie modifiche della sceneggiatura.

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I dialoghi del film attraggono,disgustano,fanno riflettere e indignano;e non necessariamente in questo ordine.

Paul insulta la donna con parolacce,soprattutto durante i rapporti sessuali;in questo modo sfoga un’ira irrazionale e generalizzata verso le donne,esternando una frustrazione della vita confusa e nichilista.Le sue crisi di pianto,i suoi vaneggiamenti sono,agli inizi,visti quasi con curiosità da Jeanne,che accetta tutto dal suo maturo amante.

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Ma la novità,il senso del proibito,anche il senso di noia verso l’uomo che sta per sposare si frantumano nel momento in cui Paul chiede un rapporto umano,vero.Paul muore ucciso dalla sua amante,in uno scenario tetro e sporco,un simbolo di quello che è stata la storia di sesso con Jeanne.

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Lungi dall’essere l’incontro tra due anime sole,la storia si dipana e arriva alla sua conclusione nel modo peggiore possibile;non c’è comunicazione,tra i due mondi,il sesso è solo una parentesi.

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I due mondi sono destinati a sfiorarsi e a lasciarsi.Non c’è speranza,non c’è futuro.Bertolucci segna una delle tappe fondamentali del cinema italiano;un film esistenzialista,scarno ed essenziale,privo di sorrisi,triste apologo di una società le cui regole sono semplici ed assurde.Si vive nell’indifferenza,si muore in essa e con essa

“Io lo conoscevo appena” è una frase applicabile al matrimonio,alla vita sociale,a tutto,in definitiva.

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Un film di Bernardo Bertolucci. Con Massimo Girotti, Maria Michi, Marlon Brando, Jean-Pierre Léaud, Maria Schneider, Giovanna Galletti, Catherine Allégret, Catherine Sola. Genere Drammatico, colore 132 minuti. – Produzione Italia 1972.

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Ultimo tango a Parigi banner personaggi

Marlon Brando: Paul
Maria Schneider: Jeanne
Jean-Pierre Léaud: Tom
Massimo Girotti: Marcel
Laura Betti: miss Blandish
Giovanna Galletti: prostituta
Maria Michi: madre di Rosa
Catherine Allégret: Catherine
Catherine Breillat: Mouchet
Veronica Lazar: Rosa

Ultimo tango a Parigi banner cast

Regia Bernardo Bertolucci
Soggetto Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura Bernardo Bertolucci
Franco Arcalli
Produttore Alberto Grimaldi
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Arcalli
Roberto Perpignani
Musiche Gato Barbieri
Scenografia Ferdinando Scarfiotti

Giuseppe Rinaldi: Paul
Maria Pia Di Meo: Jeanne
Massimo Turci: Tom

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