Il vestito (The dress)


Il vestito locandina 4

Se dovessi attribuire un ipotetico premio al film più bizzarro, enigmatico e surreale che abbia visto nella mia vita, Il vestito, opera del 1996 del regista olandese Alex van Warmerdam si disputerebbe sicuramente la volata finale.
De Jurk,titolo originale della pellicola, tradotta fedelmente in inglese come The dress e altrettanto fedelmente nella versione italiana in Il vestito è una di quelle opere che non solo sconcerta, ma ti porta a fare elucubrazioni più o meno serie sul senso di quello che si è visto; e quello che capita nel film ha allo stesso tempo fascino e mistero, che permeano la pellicola intrisa di uno humor nerissimo e spesso intraducibile con la parola.
Un humor che ha del fantastico e al tempo stesso dello estraneante, una visione che solo il termine surreale può rendere appieno.

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Guardare Il vestito significa immergersi in un mondo spiazzante, quasi fiabesco eppure a tratti terribilmente reale, come una favola dall’andamento macabro che finisce lasciando irrisolti tutti i temi di partenza, ammesso poi che un tema vero esista e non sia semplicemente un pretesto per una visione quasi in slide di una serie di immagini caotiche, unite però da un disegno che nel corso della pellicola appare quasi chiaro.
Quasi.
Perchè il sospetto, dopo la visione del film, è che tutto sia più un gioco che un discorso logico o meno sulla casualità delle cose; il che comunque è del tutto riduttivo, alla fine, perchè il film sembra sfuggire a qualsiasi analisi logica, tendendo conto sopratutto del suo andamento schizofrenico.

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Come si evince dal titolo, il protagonista è un vestito; un capo d’abbigliamento brutto e kitsch, se vogliamo con quella sua colorazione assurda, con quelle foglie stampate casualmente su tutta la sua lunghezza, un abito che insomma una donna italiana non metterebbe mai addosso nemmeno in casa e nemmeno in caso d’emergenza.
Viceversa nel film l’orribile vestito sembra dotato quasi di una sua volontà o quantomeno sembra scatenare, in chiunque ne abbia contatto, una qualche forma di follia.

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L’inizio del film ci mostra l’origine del vestito stesso; Cremer, disegnatore per un produttore di tessuti, ritenuto dal suo direttore troppo avveniristico nelle sue opere, crea una fantasia particolare, ovvero un tessuto stampato in un orribile color azzurro con delle foglie marroni disegnate alla rinfusa.
Sembrerebbe una provocazione ed invece ecco quello che non ti aspetti.
Al direttore la fantasia piace e se ne decide l’utilizzo in larga scala.
Fin qua sembra tutto regolare ma ecco iniziare le stranezze; il designer dell’azienda caccia di casa la compagna che lo ha sorpreso con una gigantesca scrofa in casa e deve allontanarsi nuda dalla casa stessa mentre è insultata dall’uomo sotto lo sguardo di un terrorizzato postino che assiste di nascosto alla scena.
Intanto il vestito viene consegnato alle varie boutique e su una di queste, che espone il vestito in vetrina,capita lo sguardo di una casalinga che lo compra e lo porta a casa.Il tempo di indossarlo ed ecco che dei rapinatori entrano in casa della donna.

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Inizia così una sequenza folle di avvenimenti, perchè il vestito, steso dal marito della casalinga ad asciugare, finisce per volare via ed atterrare vicino al capanno di un giardiniere, che lo porta dalla domestica della casa in cui lavora.
La domestica lo indossa e poichè il suo compagno è un’artista, ecco che viene immortalata in un quadro dallo stesso;da qui in poi la storia diventa frenetica, mostrando i passaggi del vestito e le vicissitudini, tutte negative, che vivranno le persone che entreranno in contatto con l’abito.
In una sarabanda di situazioni paradossali, vedremo la compagna dell’artista trovarsi un uomo nel letto, che la convincerà ad avere una relazione con lui; dalla donna, che subirà in seguito attenzioni non desiderate da parte del conducente di un autobus finirà, dopo essere passato per una lavanderia addosso ad una ragazza e poi…
Dotato quasi di una volontà propria, il malefico capo d’abbigliamento sconvolgerà le vite di coloro che lo indossano, segnandone in qualche modo la vita almeno nel momento del contatto.

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Come dicevo all’inizio, è pressochè impossibile ( ed anche inutile) cercare di capire le vere motivazioni che spingono Alex van Warmerdam a mettere in piedi un film in cui anche i dialoghi appaiono slegati dalle situazioni; il paradosso, l’estremo sono sempre dietro l’angolo e il vestito, che sembra influenzare così negativamente le vite di coloro che ne subiscono l’influsso nefasto finisce per assomigliare ad un destino implacabile che decide di attraversare le vite dei protagonisti.
Il simbolo diventa quindi intelleggibile,di impossibile decifrazione anche se non privo di un lugubre fascino.
Il punto di collegamento è semplicemente la sequela di sventure che colpisce chiunque indossi o semplicemente brami l’orrido capo.

Il vestito 4
Ironia e tenerezza, sarcasmo e malinconia, il regista olandese non fa mancare nulla, anche se alla fine il quadro d’assieme appare un po incoerente e spezzettato.Tuttavia la pellicola ha un fascino sottile, ed il vero peccato è che non esista in rete una sua versione in italiano.
E’ possibile invece visionare la pellicola in lingua originale e con sottotitoli in inglese; può valerne la pena a patto di seguire i dialoghi e le scene come tanti quadri d’assieme a tratti incoerenti, sicuramente spesso incomprensibili ma dal fascino davvero sottile.
http://viooz.co/movies/21214-the-dress-de-jurk-1996.html

Il vestito

Un film di Alex Van Warmerdam. Con Henri Garcin, Khaldoun Elmecky, Frans Vorstman, Ingeborg Elzevier, Margo Dames,Peter Blok, Jacob Derwig, Rudolf Lucieer, Maike Meijer Titolo originale De Jurk. Commedia, durata 98′ min. – Paesi Bassi 1996.

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Henri Garcin: Van Tilt
Ariane Schluter: Johanna
Alex van Warmerdam: De Smet
Ricky Koole: Chantalle

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Regia Alex van Warmerdam
Sceneggiatura Alex van Warmerdam
Fotografia Marc Felperlaan
Montaggio René Wiegmans
Musiche Vincent van Warmerdam
Scenografia Jorrit Korstenhof

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L’opinione di viagem dal sito http://www.filmscoop.it

Non un film, un gioco!
Una sceneggiatura assurda e una comicità perversa tra abusi, coincidenze e sfortune. Esemplare la scena dell’enorme scrofa che esce dalla casa per un tentativo andato a male di “sesso alternativo”. Raccapricciante la colonna sonora: i tocchi di contrabbasso segnalano l’arrivo di un’imminente violenza o abuso.
In tutto questo un vestito che non finisce di portar rogna a chi ne viene in contatto, non da ultimo a chi lo ritrae, passando di mano in mano in un’amena cittadina di provincia olandese.
Memorabile!

L’opinione di supadany dal sito http://www.filmtv.it

Un film completamente rimosso (non mi capita quasi mai di non trovare nemmeno un opinione per un film di circa quindici anni fa, soprattutto se di origine “festivaliera”) che, con un fare prevalentemente scanzonato (almeno inizialmente), fotografa un mondo senza apparenti speranze.
L’oggetto del contendere è un colorato vestito (peraltro tutt’altro che bello da vedere), complicato fin dalla sua gestazione, scaturita da una semplice copia e da successivi litigi vari tra l’”ideatore” e l’impresario che lo deve produrre.
Va da sé che porterà rogne senza fine per tutti i suoi sfortunati possessori.
Le caratteristiche più interessanti del film sono il tono sarcastico, che il regista adopera per raccontare questa storia di (macabra) fantasia (o semplicemente triste realtà?), e gli incroci che i vari passaggi di proprietà causeranno.
Infatti tutte le persone che ne entreranno in possesso saranno destinate ad incontrare i medesimi personaggi sul loro tragitto e a dover affrontare guai di diversa natura.
Storia anomala (anche poco omogenea che vira in corso d’opera), una scheggia impazzita, il vestito non manca mai, ma poi i veri protagonisti sono altri.
Personaggi alla deriva esistenziale, senza un reale sbocco alla loro esistenza.
Se vi capita (non saprei come, l’ho rivisto in un vhs da far incrociare gli occhi, non esiste in dvd, ed in tv non so se sia mai passato e tanto meno se passerà, ma un modo prima o poi capita, se non è già capitato), guardatelo e fate i vostri conti.
Per me è talmente coraggioso e visionario nella sua essenza, da farsi perdonare più di un passaggio farraginoso.

L’opinione di Daniela dal sito http://www.davinotti.com

Il disegno di un tessuto per abiti (foglie su fondo blu), usato per fabbricare un vestito estivo, ha uno strano potere: affascina gli uomini e li spinge a possedere le donne che indossano di volta in volta l’abito, riadattato in varie foggie, che si tratti delle mogli o di perfette sconosciute, indipendentemente all’età e dall’avvenenza di ciascuna. Un carosello di personaggi ora caustico ora lieve, attraversato da un vento di follia, per un film olandese bizzarro, difficilmente catalogabile, interessante anche se non del tutto riuscito.

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