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Love is all you need

Ida è una parrucchiera,reduce da un intervento di quadrantectomia al seno in seguito ad un cancro; ha appena terminato la chemioterapia e ovviamente vive in un limbo, sospeso tra speranza e paura. A distrarla c’è il matrimonio della figlia con Patrick, conosciuto tre mesi prima; i due hanno deciso di sposarsi in Italia, a Positano, luogo molto caro a Philip,il padre di lui, che ha vissuto con la moglie in una bella casa sulla costiera amalfitana prima che la stessa morisse tragicamente in un incidente stradale.
Ma per Ida arriva un altro brutto colpo, proprio mentre sta cercando di uscire faticosamente dalla malattia.
Al rientro a casa,trova il marito impegnato sessualmente con la giovanissima segretaria dell’uomo,Thilde.
Così Ida è costretta a partire sola per l’Italia, non prima di aver conosciuto il suo futuro consuocero proprio all’aeroporto,in modo tragi comico; la donna infatti tampona la lussuosa auto di Philip, che reagisce a suo modo,irato.
Philip infatti dalla morte della moglie, inconsolabile, vive una vita dedita solo al lavoro, senza alcuno spazio per i contatti umani.
I due si trovano così a viaggiare assieme,due persone dai caratteri opposti: tanto è solare e fiduciosa Ida,nonostante la malattia e la scoperta del tradimento del marito,tanto è burbero e scostante Philip.


Ma,gioco forza i due devono viaggiare assieme.
Intanto Astrid e Patrick, i due futuri sposi,preparano la grande casa in cui si dovrebbe celebrare il matrimonio fra i giovani.
Alla spicciolata arrivano gli invitati: dapprima Ida e Philip, poi la cognata di quest’ultimo,la terribile Benedikte,che mira scopertamente ad impalmare il ricco cognato,poi ecco la sorpresa, l’arrivo di Leif,marito di Ida con la segretaria amante,una ragazza sciocca e svampita.
Nonostante questo nuovo affronto, Ida non perde la  calma e si dedica ai preparativi per le nozze,risolvendo anche problemi banali come quello causato da un’ennesima disavventura,lo smarrimento della valigia con tutte le sue cose
avvenuto in aeroporto.


E l’inizio di una serie di situazioni agro dolci,che culminano con l’annullamento del matrimonio tra i due giovani,causato principalmente dalla confusione di Patrick,che in realtà stava per sposarsi solo per compiacere il padre,nonostante evidenti inclinazioni omosessuali.
Malinconicamente la compagnia degli invitati si scioglie,ma nell’aria c’è qualcosa di nuovo; Philip ha imparato ad amare Ida, per quella sua dolcezza capace di farle superare tutte le traversie che la donna incontra per strada, un autentico percorso ad ostacoli.
Philip andrà a trovarla nel laboratorio da parrucchiera nel quale Ida lavora e la invita ad andarlo a trovare in Italia,nella casa di Sorrento dove a deciso di tornare a vivere ;Ida intanto è tornata con il marito,che dopo la sbandata si è reso conto di amare ancora la moglie.
Cosa farà la donna ora?


Love is all you need di Susanne Bier, cinquantaduenne regista e sceneggiatrice danese, uscito nelle sale nel 2012 è una commedia agro dolce a sfondo sentimentale nella quale i due protagonisti dovevano essere i ragazzi in procinto di sposarsi e invece, con un brusco dietro front, si assiste
all’assurgere al ruolo principale dei due genitori degli sposi stessi, la dolce e anche un po sfortunata Ida e il burbero e arcigno Philip; un capovolgimento di trama che giova alla pellicola, lasciando sullo sfondo i due ragazzi sposi mancati,ma che hanno la vita davanti per trovare la vera strada e l’anima gemella
e viceversa due persone ormai in un’età nella quale sono più i ricordi che le speranze.
Philip è ormai disilluso,vive nel ricordo della moglie e l’unico legame vivente che conserva con la defunta è rappresentato dalla pestifera e invadente cognata Benidikta; dalla morte della moglie non ha più messo piede a Sorrento,dove possiede una casa con una vista bellissima,con giardini stracolmi di arance e di limoni. Il ricordo doloroso di lei lo ha tenuto lontano,ma con le nozze del figlio deve riaffrontare il passato e la seduzione del luogo incantato finisce per avere il sopravvento. Ida è solare tanto è scorbutico Philip e come sempre accade gli estremi alla fine si toccano e si fondono; l’uomo si innamorerà di quella donna capace di superare le avversità senza abbattersi, del suo carattere dolce (anche se un po troppo remissivo, inizialmente, con il marito).


Una commedia sentimentale, quindi, lineare e ben diretta con qualche sprazzo felice, fra i quali l’incantevole location scelta,la costiera amalfitana con una delle sue gemme,Positano e qualche caduta,come il mancato approfondimento delle motivazioni che spingono Patrick a lasciare,sull’altare creato nella villa,la dolce Astrid.
Un neo non da poco,visto che i perchè vengono appena abbozzati. Ma come ho detto i veri protagonisti finiscono per essere gli “adulti”, incluso l’incredibile marito di Ida che perde la testa per la segretaria carina si ,ma oca all’ennesima potenza.
Univo, vero grande limite è la visione stereotipata dell’Italia e in particolare del meridione: solita canzone That’s amore, mandolini e pizza, un ormai trito corollario di molti, troppi film di produzione internazionale che ha per protagonista l’italico stivale.
Ma tant’è…


Decisamente in tono minore Pierce Brosnan,un po legnoso nei panni di Philip mentre decisamente bravissima,bella e dolce l’ormai assoluta certezza rappresentata dalla talentuosa Trine Dyrholm,una delle attrici che è entrata nei cast di diversi film di ottimo livello come
Daisy Diamond,Festen o La comune.Discreta la prova del resto del cast.
Un film in definitiva passabile,senza grosse ambizioni e che si fa seguire, a patto di prenderlo come un passatempo di un’ora e mezza senza alcun bisogno di lambiccarsi il cervello.

Love is all you need

di Susanne Bier, con Pierce Brosnan, Trine Dyrholm, Molly Blixt Egelind, Sebastian Jessen, Paprika Steen. Genere Commedia – Danimarca, Svezia, Italia, Francia, Germania, 2012, durata 110 minut, distribuito da Teodora Film.

Pierce Brosnan: Philip
Trine Dyrholm: Ida
Kim Bodnia: Leif
Paprika Steen: Benedikte
Sebastian Jessen: Patrick
Marco D’Amore: Marco
Ciro Petrone: Alessandro
Christiane Schaumburg-Müller: Thilde
Molly Blixt Egelind: Astrid
Micky Skeel Hansen: Kenneth
Frederikke Thomassen: Alexandra
Bodil Jørgensen: Vibe

Luca Ward: Philip
Francesca Fiorentini: Ida
Antonio Palumbo: Leif
Alessandra Korompay: Benedikte
Emiliano Coltorti: Patrick
Valentina Mari: Thilde
Emanuela Damasio: Astrid
Marco Vivio: Kenneth
Joy Saltarelli: Alexandra
Paola Giannetti: Vibe

Regia Susanne Bier
Soggetto Susanne Bier, Anders Thomas Jensen
Sceneggiatura Anders Thomas Jensen
Produttore Sisse Graum Jørgensen, Vibeke Windeløv
Produttore esecutivo Peter Garde, Peter Aalbæk Jensen
Casa di produzione Film i Väst, Network Movie Film-und Fernsehproduktion, Zentropa Productions, Lumière & Company, Teodora Film, Liberator Productions, Slot Machine, ARTE, ZDF, Zentropa International Köln, Zentropa International Sweden
Distribuzione in italiano Teodora Film
Fotografia Morten Søborg
Montaggio Pernille Bech Christensen, Morten Egholm
Musiche Johan Söderqvist
Scenografia Peter Grant
Costumi Signe Sejlund

gennaio 19, 2020 Posted by | Commedia | , , | Lascia un commento

Il segreto

Marie è su un guado.
Per quanto soddisfatta del suo lavoro di venditrice porta a porta di enciclopedie,di suo marito Francois e di suo figlio di due anni,è in un periodo delicato nella vita di chiunque.Ha tra i 35 e 40 anni,età in cui si vorrebbe avere altro in aggiunta ad una vita modesta,ai pranzi e alle cene da cucinare,al bagnetto al figlio,la partita settimanale a tennis con il marito.Vorrebbe anche più rapporti sessuali con il marito,che da parte sua gradirebbe un altro figlio.
A cambiare radicalmente la routine quotidiana arriva l’incontro con un cinquantenne afro americano,nel pieno delle forze,un tipo abbastanza particolare che di professione fa il ballerino.


Una persona vitale,Bill,che dopo un’iniziale diffidenza di Marie,la incuriosisce e la conquista con la sua sfrenata sensualità-
Per Marie inizia un periodo appagante sul piano fisico che però la porta a trascurare sia il figlio che il marito,che ben presto scopre la tresca tra Marie e Bill;l’uomo lascia la moglie,che a sua volta
vede esaurirsi anche la frenesia sessuale che provava per Bill. Francois e Marie si rivedono tempo dopo ad una festa e…
Il segreto è un film del 2000 diretto da Virginie Wagon,costruito su una storia all’apparenza vista e rivista ma che è affrontata con garbo e acume,anche se spinta forse un po troppo sulle scene di nudo.
Del resto occorreva raccontare la vita sostanzialmente monotona di Marie pre adulterio e quella dopo,usando un netto stacco tra l’abitudine del matrimonio e l’eccitazione costituita dalla novità introdotta dall’aitante Bill,quasi un’immagine opposta della donna.
Marie è tranquilla,silenziosa tanto è loquace,quasi logorroico Bill; poichè gli estremi hanno la tendenza a toccarsi,la donna prova dapprima repulsione,poi una inaspettata eccitazione per Bill,che si tramuta in una appagante relazione sessuale.


Ma il sesso,da solo,non può bastare a riempire un probabile vuoto dovuto a diversi fattori concomitanti,come l’abitudine,il ripetersi di gesti,azioni sempre uguali.
Così quando Francois lascia Marie la vita di quest’ultima entra davvero in crisi.
In fondo il matrimonio aveva la tranquillità di un porto sicuro,riparato dalla tempesta che Bill porta prepotentemente nella vita della donna.
Su questi contrasti vive il film,affrontando la vita di una donna simile a milioni di quelle di altre;attese e delusioni,speranze e abitudine,tutto viene mescolato con sapienza dalla Wagon che alla fine riesce,grazie ad un finale aperto,a non banalizzare
una storia che poteva franare narrativamente in un qualsiasi momento.
Bene i tre attori principali,Anne Coesens (Marie),che regge con disinvoltura anche le diverse scene di nudo a cui,per esigenza di copione,partecipa.Bene anche Michel Bompoil (François) e Tony Todd (Bill) per un film di buona qualità
che regge fino alla fine.

Il segreto

un film di Virginie Wagon. Con Anne Coesens, Michel Bompoil, Tony Todd, Quentin Rossi Titolo originale Le Secret. Drammatico, durata 107 min. – Francia 2000. – Bim Distribuzione

Anne Coesens … Marie
Michel Bompoil … François
Tony Todd … Bill
Quentin Rossi … Paul
Jacqueline Jehanneuf … La madre di Marie
Aladin Reibel … Rémy
Valérie Vogt … Séverine
Frédéric Sauzay … Luc
Natalya Ermilova … Ana
Charlotte Pradon … Mélanie

Regia Virginie Wagon
Sceneggiatura Virginie Wagon, Eik Zonca
Fotografia Jean-Marc Fabre
Montaggio Yannick Kergoat
Costumi Brigitte Slama

gennaio 7, 2020 Posted by | Commedia | , | Lascia un commento

Sex Tape Finiti in rete

Annie e Jay sono una giovane coppia,sposata con 2 figli.
Innamoratissimi e perennemente alle prese con una serie di problemi,come il lavoro,i figli e con il loro passatempo preferito,fare sesso momentaneamente accantonato.Decisi a riprendere le abitudini giovanili,di quando erano innamorati e sempre pronti a fare l’amore i due si trovano improvvisamente alle prese con i problemi di disfunzione erettile di Jay.
Annie non si perde d’animo e per ravvivare il menage sessuale propone al marito di girare un film porno,dopo aver letto Le gioie del sesso,un vecchio manuale sulla vita sessuale di coppia.
Cosa che i due fanno con sollecitudine,ma ad Annie la cosa alla fine non va giù e chiede al marito di cancellare il filmino.
Involontariamente Jay invia con lo smartphone il filmino incriminato ad amici e conoscenti a cui avevano regalato con il passare del tempo tablet e telefoni.


Disperatamente Jay e Annie cercano di eliminare dai cloud tracce del film ma vanno incontro ad una serie di peripezie tragicomiche; ma alla fine riescono a recuperare gli strumenti dimenticando però il figlio di un loro amico che fiuta la possibilità di guadagnare denaro ricattandoli.
Inizia una nuova corsa disperata per cercare di eliminare il video da Youporn, un sito di filmati porno amatoriali. Penetrati dove c’è il server che custodisce in memoria tutti i video i due si accingono a distruggere il server stesso ma vengono scoperti.Nuovo ricatto,questa volta da parte del gruppo che gestisce il server,i guai per la coppia sembrano non finire mai ma…
Sex Tape Finiti in rete è una commedia del 2014 diretta dal regista americano Jake Kasdan figlio del grande Lawrence;un film che prende benevolmente in giro la moda diffusasi negli ultimi anni del sesso amatoriale ripreso con mezzi più o meno professionali e poi caricati in rete da coppie in cerca di emozioni nuove,da ex vendicativi,da tutto quel sottobosco che ha fatto della tecnologia un nuovo gurù capace di ravvivare il tran tran sessuale quotidiano divenuto evidentemente monotono.


Lo fa con garbo e ironia,con una commedia che ha momenti esilaranti e che si avvale sopratutto di un’interprete davvero brava come Cameron Diaz,che alla bella età di 42 anni si mostra nuda più volte nel film,cosa che non aveva fatto
in tutta la sua produzione cinematografica completa. Aldilà della bellezza e della splendida forma fisica,davvero invidiabile,la Diaz conferma tutta la sua simpatia,esaltata anche dalla valida spalla costituita da Jason Segel che nel film è suo marito,imbambolato
al punto giusto,quasi succube di una moglie vivace e sessualmente iperattiva.
Una commedia fondamentalmente simpatica,con qualche momento felice,che non ha alcuna pretesa se non quella di fornire un momento di relax,cosa che si può dire ampiamente riuscita.

Sex Tape,finiti in rete
di di Jake Kasdan, con Cameron Diaz, Jason Segel, Rob Corddry, Ellie Kemper, Rob Lowe , Jolene Blalock. Titolo originale: Sex Tape. Genere Commedia – USA, 2014, durata 90 minuti.

Cameron Diaz: Annie Hargrove
Jason Segel: Jay Hargrove
Rob Corddry: Robbie
Ellie Kemper: Tess
Rob Lowe: Hank Rosenbaum
Nat Faxon: Max
Nancy Lenehan: Linda
Randall Park: Edward
Harrison Holzer: Howard
Jack Black: proprietario di YouPorn
Jolene Blalock: Catalina
Dave Allen: uomo delle mail
Kumail Nanjiani: Punit
Artemis Pebdani: Kia

Regia Jake Kasdan
Soggetto Kate Angelo
Sceneggiatura Kate Angelo, Nicholas Stoller, Jason Segel
Produttore Todd Black, Jason Blumenthal, Steve Tisch
Produttore esecutivo David J. Bloomfield
Casa di produzione Sony Pictures Entertainment, Escape Artists
Distribuzione in italiano Sony
Fotografia Tim Suhrstedt
Montaggio Tara Timpone
Effetti speciali Paul Jaasko, Scott Petrino
Musiche Michael Andrews
Scenografia Jefferson Sage

gennaio 4, 2020 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento

Yesterday

Il mondo sarebbe un posto peggiore senza i Beatles
La frase pronunciata da una delle uniche tre persone al mondo a ricordarsi dei Fab Four (e vedremo perchè) sintetizza il film,una gradevolissima e surreale commedia diretta nel 2019 da Danny Boyle,autore che molti stimano e conoscono per film come Transpotting,The beach,The millionaire.

Jack Malik vive in una cittadina del Suffolk,con la non tanto segreta ambizione di diventare un cantante.
Ma nella vita quotidiana deve scontrarsi con il totale disinteresse della gente verso le sue canzoni,l’unico supporto entusiastico viene dall’insegnante di matematica Ellie che continua a supportarlo e spronarlo.Ma Jack è sul punto di rinunciare al sogno della sua vita quando accade qualcosa di incredibile; una sera,mentre torna a casa in bici,un black out coinvolge l’intero pianeta e in particolare lui,investito da un autobus che in piena oscurità lo travolge.


Dopo la degenza in ospedale e l’inevitabile affettuosa assistenza di Ellie (innamorata di lui),il gruppetto di amici di Jack regala al giovane una nuova chitarra.
Lui intona Yesterday,scoprendo che gli amici non l’hanno mai ascoltata.Convinto che sia uno scherzo degli amici,cerca in Internet i Beatles scoprendo che non sono mai esistiti; per incanto non c’è traccia del quartetto di Liverpool,come del resto della Coca Cola,di Harry Potter e degli Oasis…
Un produttore di musica del Suffolk permette di registrare alcune delle canzoni che Jack inizia a cantare e le mette in rete; è addirittura Ed Sheeran ad ascoltarle e a permettergli di aprire il suo concerto,dove Jack utilizza le canzoni storiche che i Betales cantarono davanti alla folla impazzita di Mosca,ottenendo lo stesso successo.
Arriva anche una convocazione dalla più grande industria discografica americana (la stessa di Sheeran) che vuole diffondere le sue canzoni in America,e Jack accetta,perdendo però l’amore di Ellie. Seguiranno altre gustose avventure prima dell’happy end.


Yesterday è una commediola,ma girata con grande garbo; una favola che parte da una premessa fantascientifica e che sviluppa una storia con personaggi simpatici,senza utilizzare mai una sola parola fuori posto o le immancabili scene di nudo.
Un mondo senza Beatles,qualcosa di impensabile alla luce dell’importanza capitale della loro musica nell’evoluzione della cultura ma non solo;anche il costume e la morale sono state profondamente influenzate dalle canzoni dei Beatles,conosciute in ogni angolo della terra.
John Lennon,scandalizzando il pensiero corrente,disse “Siamo più popolari di Gesù Cristo“.
In realtà non era stato un paradosso assoluto,visto che la fama,la musica dei Beatles era sparsa nei posti più sperduti del pianeta.
Boyle utilizza un linguaggio semplice e diretto per mostrare come la buona musica non ha tempo ne confini; un assioma che se vogliamo può essere assunto anche come un teorema dimostrabile.


Molte delle canzoni dei Fab Four,dalla meravigliosa Yestreday a The long and winding road passando per Love me do fino a Hey Jude (…è bellissima ma secondo me suona meglio Hey Dude,Jude sa di antico,dice la produttrice americana),molte canzoni dicevo
scorrono come colonna sonora,riportandoci ad un passato se vogliamo glorioso.
Per quanto riguarda il cast,davvero bravi e simpatici i protagonisti,dall’inglese Himesh Patel ( Jack Malik) al suo primo ruolo da protagonista a Lily James (Ellie) che abbiamo visto nei recentissimi L’ora più buia e Mamma mia ci risiamo fino a Ed Sheeran che interpreta se stesso;un cast tutto giovane ma non poteva essere altrimenti.
Segnalo un’altro espediente, la presenza di un redivivo John Lennon; non è morto ucciso da un folle,anzi ha vissuto una vita lunga e felice.
Sicuramente non un film da gridare la miracolo, ma in tempi di dura carestia un panino alla mortadella assume il sapore di un lauto cenone di Capodanno.

Yesterday
Regia di Danny Boyle. Un film con Himesh Patel, Lily James, Ed Sheeran, Kate McKinnon, Joel Fry, James Corden. Titolo originale: Yesterday. Genere Commedia, Fantasy – Gran Bretagna, Russia, Cina, 2019, durata 116 minuti.

Himesh Patel: Jack Malik
Lily James: Ellie Appleton
Joel Fry: Rocky
Kate McKinnon: Debra Hammer
Ed Sheeran: se stesso
Sophia Di Martino: Carol
Ellise Chappell: Lucy
Harry Michell: Nick
Vincent Franklin: Brian
Camille Chen: Wendy
Alexander Arnold: Gavin
James Corden: se stesso
Sanjeev Bhaskar: Jed Malik
Meera Syal: Sheila Malik
Karma Sood: Jack Malik bambino
Lamorne Morris: capo del marketing
Sarah Lancashire: Liz
Michael Kiwanuka: se stesso
Robert Carlyle: John Lennon
Ana de Armas: Roxanne

Marco Giansante: Jack Malik
Benedetta Degli Innocenti: Ellie Appleton
Jacopo Venturiero: Rocky
Domitilla D’Amico: Debra Hammer
Manuel Meli: Ed Sheeran
Sophia De Pietro: Carol
Mattea Serpelloni: Lucy
Gianfranco Miranda: Nick
Massimo Lopez: Brian
Franco Mannella: Jed Malik
Franca D’Amato: Sheila Malik

Regia Danny Boyle
Soggetto storia di Jack Barth
Sceneggiatura Richard Curtis
Produttore Bernard Bellew, Tim Bevan, Danny Boyle, Richard Curtis, Eric Fellner, Matthew James Wilkinson
Produttore esecutivo Nick Angel, Lee Brazier
Casa di produzione Decibel Films, Etalon Film, Perfect World Pictures, Working Title Films
Distribuzione in italiano Universal Pictures
Fotografia Christopher Ross
Montaggio Jon Harris
Effetti speciali Adam Gascoyne
Scenografia Patrick Rolfe
Trucco Suzanne Jansen, Ivana Primorac

ottobre 15, 2019 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento

Gli ordini sono ordini

Giorgia e Andrea sono una coppia anonima,come tante altre.
Lei è una casalinga inquieta e insoddisfatta, lui un grigio funzionario di banca, troppo preoccupato dalla carriera per prestare attenzione
alla moglie,che considera ormai un bene acquisito.
Un giorno,dopo aver partecipato ad un convegno femminista,Giorgia inizia a prendere consapevolezza della propria condizione
e contemporaneamente sente nella sua mente una voce che le consiglia di trasgredire, di concedersi delle libertà.
Dapprima intimorita, Giorgia finisce per seguire i consigli della voce; dopo aver rigato l’auto del marito, si concede un’avventura con un giovane bagnino.
La donna tenta addirittura di annegare il marito, che, dopo la confessione di lei del tradimento, la manda via di casa.


Giorgia cerca inutilmente conforto dalla madre prima e in un’amica poi; la prima le consiglia di tornare a casa, la seconda spregiudicatamente la invita a seguire la voce che a suo dire proviene dal subcosciente.
Le cose sembrano sbloccarsi quando conosce un artista anticonformista e ribelle, Mario, che però dopo una breve convivenza finisce per comportarsi
alla stessa stregua del marito.
Subito dopo un’altra trasgressione con un vecchio amico, Rodolfo, che inevitabilmente le lascia l’amaro in bocca Giorgia fugge anche da casa di quest’ultimo per finire su una strada che fiancheggia la laguna senza benzina.
Chiesto aiuto ad un automobilista, la donna si rende conto di essere finita in compagnia di un malvivente;inseguiti dalla polizia i due finiscono fuoristrada.


All’uscita dall’ospedale Giorgia trova Andrea che le chiede di tornare a casa,ma la donna,ormai consapevole dei propri mezzi,declina l’invito decisa a proseguire da sola il proprio cammino.
Su un romanzetto esile di Alberto Moravia,che collabora alla sceneggiatura con l’aiuto di Maccari e Tonino Guerra,Gli ordini sono ordini è diretto da Franco Giraldi nel 1972.
Un film debole,anche piuttosto piatto e noioso costruito su una storia di scarso interesse e con un andamento a metà strada tra la commedia e il tentativo di filosofeggiare sulla condizione della donna.
Ma Giraldi,indeciso sulla strada precisa da prendere,mantiene il film sui binari della pochade; che avrebbe avuto qualche chance di riuscita se almeno l’ironia e il sarcasmo avessero preso il sopravvento.


Invece tutto si trasforma nel banale susseguirsi di scene che seguono le disavventure quotidiane di Giorgia alle prese non tanto con una presa di coscienza della propria esistenza grigia quanto in alcune esperienze paradossali che alla fine non porteranno nulla alla protagonista. E allo spettatore, che assiste ad un film privo di verve e di nerbo.
A nulla serve la presenza di Monica Vitti, una grande attrice che nulla può alle prese con un ruolo senza spessore e con una storia sfilacciata; si limita ad assolvere il compitino,così come il resto del cast composto fra l’altro da Orazio Orlando nel ruolo di Andrea e di Gigi Proietti in quello dello scultore ribelle e di Claudine Auger in quello dell’amica indipendente. Breve comparsata di Corrado Pani nei panni del rapinatore che finirà per suggellare le disavventure di Giorgia con un incidente che porterà la donna a fare una scelta finale difficile,simboleggiata da lei che lascia il marito da solo e si avvia,ingessata verso un incerto futuro con parole che suonano beffarde (e fuori luogo), “d’ora in poi camminerò con le mie gambe“!


Scarso successo di pubblico (ancor meno di pubblico) per Gli ordini sono ordini,che aveva diretto la Vitti l’anno prima nel più riuscito La supertestimone.
Inspiegabilmente vietato ai minori,visto che il film è castissimo,Gli ordini sono ordini non è passato nemmeno con frequenza in tv;è tuttavia possibile vedere in streaming
la pellicola sul sito Raiplay all’indirizzo https://www.raiplay.it/video/2018/11/Gli-ordini-sono-ordini-51606c0f-6b92-48e8-aab5-9e0a6187750b.html previa registrazione gratuita sul sito.
La versione è discreta,anche se i colori sono molto spenti.
Segnalo in ultimo la location padovana,con frequenti riprese di Prato della Valle a cui vanno aggiunte brevi puntate in una Venezia irriconoscibile,presa da lontano,Vicenza e Jesolo.

Gli ordini sono ordini

Un film di Franco Giraldi. Con Monica Vitti, Claudine Auger, Gigi Proietti,Orazio Orlando, Luigi Diberti, Corrado Pani, Elsa Vazzoler, Carlo Bagno, Carla Mancini Commedia, durata 100 min. – Italia 1972.

Monica Vitti: Giorgia
Gigi Proietti: Mario Pasini
Orazio Orlando: Amedeo
Claudine Auger: Nancy
Elsa Vazzoler: la madre di Giorgia
Luigi Diberti: il dottor Rodolfo Baroni
Umberto Di Grazia
Carlo Bagno: il prete
Carla Mancini: Isotta
Corrado Pani: il malvivente

Regia Franco Giraldi
Soggetto Tonino Guerra, Ruggero Maccari, Alberto Moravia
Sceneggiatura Tonino Guerra, Ruggero Maccari
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Distribuzione in italiano Titanus, Avo Films
Fotografia Carlo Di Palma
Montaggio Raimondo Crociani, Lidia Pascolini
Musiche Gianfranco Plenizio, Fred Bongusto, Franco Califano
Scenografia Luciano Ricceri, Emanuele Taglietti
Costumi Silvano Malta, Antonio Randaccio

luglio 24, 2019 Posted by | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Nel giorno del Signore

Il sommo pittore urbinate Raffaello Sanzio è stato chiamato dal Papa Leone X a Roma per dei lavori in Vaticano.Raffaello,donnaiolo impenitente conosce contemporaneamente Margherita (qui Bragone ma nella realtà Luti),una bella fornaia detta la Fornarina e la nobildonna Beatrice del Giovenale.
Raffaello si incapriccia della Fornarina,che prende a ritrarre ma nello stesso tempo ha una fugace relazione con Beatrice,la quale,scoperta l’amorosa tresca,decide di liberarsi della rivale.
Lo fa uccidendo un laido mercante ebreo e lasciando ricadere la colpa sulla innocente Margherita.
La donna viene condannata a morte ma Raffaello…

Lando Buzzanca e Igli Villani

Fred Robsham

Nel giorno del Signore esce nel 1971 sotto la direzione di Bruno Corbucci, a due anni di distanza dal ben più fortunato (e di ben altro spessore) Nell’anno del Signore di Luigi Magni,del quale riprende il titolo trasformando il grande,amaro affresco storico di Magni in una versione farsesca,ambientata ben 4 secoli prima della storia ambientata nella Roma papalina del potere temporale ormai agli sgoccioli di Magni.
Ovviamente l’intenzione di Corbucci è solo quella di divertire laddove Nell’anno del Signore ha ben altre ambizioni;basta semplicemente accostare i due cast per capire che siamo su due universi assolutamente sideralmente distanti.
Da Nino Manfredi e Ugo Tognazzi,Alberto Sordi e Claudia Cardinale,Enrico Maria Salerno e Robert Hossein presenti nel film di Magni si passa a Macario e Franco Franchi,Ciccio Ingrassia e Gino Bramieri,Mari Carotenuto e Ira Furstenberg ecc.

Erminio Macario

Lino Banfi e Gianfranco D’Angelo

Caratteristi bravi,certo,ma adatti alla farsa,non  ad un discorso storico ambizioso e di denuncia.
Nel giorno del Signore ha una trama esile e si basa in pratica su veri e propri sketch affidati allo stuolo di attori arruolati,ma zoppica proprio negli interpreti principali ovvero un Fred Robsham francamente poco espressivo nella parte di Raffaello,di
Igli Villani ancor meno convincente in quella della Fornarina e di Ira Furstenberg nel ruolo della immaginaria e storicamente inesistente Beatrice.
Film che qualche sorriso lo strappa anche,ma che in pratica non riscosse il grande successo atteso dal regista e dalla produzione alla luce del gran cast assemblato.

Bravi anche Caprioli e Dapporto e gli altri comprimari,come Mulè (il Papa) e Checco Durante,Franca Valeri,Lino Banfi e Lando Buzzanca.
Ma il film non esce mai da un’aurea mediocrità,pur riconoscendo allo stesso quanto meno una pulizia di linguaggio e un’assenza dei tradizionali nudi che sono un valore della pellicola.
Da segnalare la location di Villa Parisi a Frascati,più volte sfruttata nel corso dei decenni per tanti film.
Scomparsa anche dal piccolo schermo esiste oggi in edizione digitale facilmente rintracciabile in rete nei siti di streaming.

Nel giorno del Signore

Un film di Bruno Corbucci. Con Sidney Chaplin, Ira Fürstenberg, Fred Robsham, Igli Villani, Erminio Macario, Enrico Luzi, Checco Durante, Carlo Dapporto, Rosita Pisano, Mario Carotenuto, Andrea Aureli, Mimmo Poli, Pino Ferrara, Gino Bramieri, Francesco Mulè, Paolo Panelli, Franca Valeri, Vittorio Caprioli, Franco Franchi, Umberto D’Orsi, Lino Banfi, Ciccio Ingrassia, Vasco Santoni, Gianfranco D’Angelo, Otello Belardi Commedia, durata 92 min. – Italia 1971

Carlo Dapporto

Francesco Mulè

Ira Furstenberg

Vittorio Caprioli

Franchi & Ingrassia

Franca Valeri

Mario Carotenuto

I protagonisti

Gino Bramieri: frate confessore
Fred Robsahm: Raffaello
Igli Villani: Margherita, detta La Fornarina
Sydney Earle Chaplin: cugino di Beatrice
Ira von Fürstenberg: Beatrice
Vittorio Caprioli: messer Sergio Anticoli
Lando Buzzanca: Pietro
Erminio Macario: don Giacinto
Mario Carotenuto: il bargello
Gianfranco D’Angelo: pittore nella bottega di Raffaello
Lino Banfi: pittore nella bottega di Raffaello
Carlo Dapporto: Gualtiero Lama de’ Farinata
Umberto D’Orsi: cardinale Ruffo
Franco Franchi: un carceriere
Ciccio Ingrassia: un carceriere
Checco Durante: padre di Margherita
Pino Ferrara: “Chirichetto”
Enrico Luzi: pittore nella bottega di Raffaello
Francesco Mulè: papa Leone X

Cast tecnico

Regia Bruno Corbucci
Soggetto Mario Amendola, Bruno Corbucci
Sceneggiatura Mario Amendola, Bruno Corbucci
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Luciano Anconetani
Musiche Bruno Canfora

aprile 22, 2019 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Ragionier Arturo De Fanti bancario precario

A 5 anni esatti dall’uscita di Fantozzi e a 4 da quella di Il secondo tragico Fantozzi Luciano Salce chiama ancora a se Paolo Villaggio per girare Ragionier Arturo De Fanti bancario precario, puntando anche su parte della allegra banda che aveva caratterizzato i due film dedicati al travet imbranato Ugo Fantozzi.
Ma la magia è presso che svanita,Salce non ha più la verve che lo aveva caratterizzato con opere Basta guardarla o L’anatra all’arancia,senza andare troppo a ritroso nel tempo e citare La voglia matta ecc.
Un film con tante ombre e poche luci, non tanto per la regia,in fondo attenta quanto per l’incapacità di portare il protagonista Villaggio fuori dal clichè fantozziano,che inutilmente l’attore genovese cerca di reprimere;ad una prima
parte tutto sommato godibile,ecco che Fantozzi sbuca fuori all’improvviso,rovinando quel poco di buono,quelle poche gag autenticamente divertenti che dovevano essere l’ossatura del film.


A guardarlo oggi,Ragionier De Fanti lascia più rimpianti per la scomparsa di molti validi comprimari del cinema italiano che per la sostanza della pellicola;sono scomparsi Vincenzo Crocitti e Gigi Reder,lo stesso Villaggio oltre a Salce,Ugo Bologna,Carlo Giuffrè e quest’anno anche Paolo Paoloni…

Il film è del 1980,anno che in teoria dovrebbe appartenere al decennio ottanta,ma che in pratica vive cinematograficamente degli ultimi fasti del decennio precedente,ormai consegnato alla storia con la sua aurea produzione,forse la più cospicua eredità cinematografica con quella del primo dopo guerra e del decennio sessanta.
E’ l’epoca del carovita,degli affitti impossibili,di una società che vuole sbarazzarsi degli anni di piombo ma ne ha ancora la pesante eredità e che si affaccia ancora timidamente al periodo della Milano da bere.
La storia raccontata ha uno schema semplicissimo:

i coniugi Arturo e Elena De Fanti,alle prese con la crisi economica,vivacchiano in attesa di un futuro migliore,assistiti dalla domestica Esmeralda che non lascia la casa un pò perchè avanza molte mensilità arretrate,molto perchè in fondo è affezionata
alla coppia,svolgendo un ruolo da chioccia assolutamente fondamentale.
I due coniugi hanno rispettivamente due amanti; lui ha una relazione con la bella Vanna,lei con il gestore di una palestra,Willy.
La soluzione che i due escogitano per risolvere parte delle grane economiche è geniale (forse):portare a casa i due e dividere spese di affitto e vitto.La soluzione si rivelerà fonte di una serie di equivoci e complicazioni,resa impossibile da gestire con l’arrivo dei rispettivi coniugi degli amanti.Alla fine tutto si sistemerà,con tanto di happy end riservato alla cameriera Esmeralda che,incinta,troverà due “nonni” disposti a tenerla con loro adottando anche il nascituro.

Trama labile e inconsistente quindi,giocata sulle gag e sugli equivoci.Che funzionano per metà film,il tempo esatto di capire l’andazzo e sopratutto per iniziare a provare un sottile malessere per un film senza un vero capo e con una coda da pochade di secondo ordine.
Non fosse per la presenza dei citati comprimari,ai quali vanno aggiunti la solita Mazzamauro (una volta tanto lontana dalla signorina Silvani),una statuaria,bella e altrettanto inespressiva Annamaria Rizzoli e una bellissima Catherine Spaak,forse la più brava di tutti che si produce in un nudo
all’epoca molto apprezzato,tenuto conto dei 35 anni che l’attrice aveva allora.Citazione anche per una bravissima Enrica Bonaccorti.
Il resto è davvero poca cosa;si sorride a tratti è vero,ma il film non lascia alcuna traccia.
Il film è disponibile su Dailymotion agli indirizzi https://www.dailymotion.com/video/x5el2xg e https://www.dailymotion.com/video/x5elwu3 in una versione però poco più che mediocre.

Rag. Arturo De Fanti, bancario precario

Un film di Luciano Salce. Con Paolo Villaggio, Catherine Spaak, Anna Maria Rizzoli, Anna Mazzamauro,Carlo Giuffrè, Enrica Bonaccorti, Gigi Reder, Ugo Bologna,Vincenzo Crocitti, Paolo Paoloni, Angelo Pellegrino Commedia, durata 92 min. – Italia 1980.

Paolo Villaggio: Rag. Arturo De Fanti
Catherine Spaak: Elena
Annamaria Rizzoli: Vanna
Enrica Bonaccorti: Smeralda
Gigi Reder: Willy
Anna Mazzamauro: Selvaggia
Carlo Giuffré: Libero Catena
Ugo Bologna: Morpurgo, il direttore di banca
Vincenzo Crocitti: Ciuffini, collega di Arturo
Paolo Paoloni: il contino, amante di Selvaggia
Angelo Pellegrino: un prete

Regia Luciano Salce
Soggetto Luciano Salce
Sceneggiatura Luciano Salce, Augusto Caminito, Ottavio Alessi
Casa di produzione Produzioni Atlas Consorziate
Distribuzione (Italia) P.A.C. Dif – Lineafilm
Fotografia Sergio Rubini
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Piero Piccioni

febbraio 6, 2019 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , | 2 commenti

Le calde notti di Don Giovanni

Il problema di Don Giovanni Tenorio è uno;lui ama le donne,tutte,che siano sposate oppure no.
E naturalmente le donne lo ricambiano.Emulo del veneziano Giacomo Casanova,si infila in tutti i letti,tentando di sedurre
anche una monaca,suor Maddalena.
Questa sua debolezza è tutt’altro che accettata dalla nobiltà castigliana,che alla fine riesce a farlo mandare a combinare guai in Africa.
Difatti dopo poco eccolo alle prese con il tentativo di conquistare la bellissima Aisha,figlia di Omar,uno dei capi berberi più influenti.
Dopo vari tentativi,il seduttore ottiene quanto voluto ma questa volta è capitato nelle mani sbagliate.Costretto da Omar a sposare la bella Aisha Don Giovanni rifiuta e viene condannato alla castrazione.
Alla quale sfugge miracolosamente grazie all’intervento della regina di Cipro,che si innamora di lui e dalla quale fugge quando scopre che anche lei lo vuole in esclusiva.


Con l’aiuto dell’inseparabile servo,Don Giovanni si getta in mare e stremato arriva su quella che sembra un’isola deserta.
Ma quando tutto sembra perduto ecco apparire una bellissima ragazza…
Proto decamerotico in anticipo sui tempi,un po cappa e spada anzi chiappa,vista la generosa esposizione di nudi femminili,Le calde notti di Don Giovanni è un film diretto nel 1971 da Alfonso Brescia,che qui si firma Al Bradley.
Brescia chiama nel cast oltre al belloccio Robert Hoffmann un parterre femminile di tutto rispetto,che include una nudissima Barbara Bouchet,una meno nuda anzi direi castissima Edwige Fenech,acerbamente inespressiva come non mai,Ira Furstemberg,una splendida Annabella Incontrera e Lucretia Love,che sta in scena molto poco ma quanto meno vestita.


Film senza sussulti,che però almeno è girato dignitosamente,con bei costumi,belle location e una buona fotografia.
Nulla di che,ma non ci si annoia.
Per gli amanti dello streaming,il film è disponibile ai link https://www.dailymotion.com/video/x5ufj3t (primo tempo) e
https://www.dailymotion.com/video/x6jnawu (secondo tempo) in una buona riduzione da tv

Le calde notti di Don Giovanni
Un film di Alfonso Brescia. Con Annabella Incontrera, Ira Fürstenberg, Robert Hoffmann, Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Emma Baron, Adriano Micantoni, Maria Montez, José Calvo, Cris Huerta, Lucretia Love, Pat Nigro Commedia, durata 93 min. – Italia 1971

Robert Hoffmann: Don Giovanni Tenorio
Barbara Bouchet: Esmeralda Vargas
Edwige Fenech: Aisha
Ira Fürstenberg: Isabella Gonzales
Annabella Incontrera: Suor Maddalena
Lucrezia Love: Regina di Cipro
José Calvo: Sultano Selim
Adriano Micantoni: Emiro Omar
Emma Baron: Madre Superiora
Lucretia Love: La regina di Cipro

Regia Alfonso Brescia
Soggetto Miguel Oliveros Tova, Arturo Marcos
Sceneggiatura Arpad DeRiso, Aldo Crudo
Casa di produzione Luis Film (Roma) – Fenix Films (Madrid)
Distribuzione (Italia) Florida Cinematografica
Fotografia Godofredo Pacheco, Julio Ortas Plaza
Montaggio Rolando Salvatori
Musiche Carlo Savina
Scenografia José Luis Galicia
Costumi Maria Luisa Panaro

giugno 15, 2018 Posted by | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

Mi faccio la barca

E’ tempo di vacanze per il dottor Piero Sabelli,dentista,che vive separato dalla moglie Roberta;poichè ha in custodia i due figli Claudio e Fiorella ha
comprato una barca,la Biba (diminutivo del nome della moglie) e dopo aver salutato anche l’amante Alessia va a Civitavecchia per ritirare la barca.
E’ l’inizio delle peripezie del dottore.
La Biba,che gli era stata magnificata come una ottima imbarcazione,in realtà è poco più di una carretta del mare;nel frattempo Roberta si appresta a salire a bordo del lussuoso Kabir,un panfilo di proprietà del ricchissimo spasimante della donna,Attilio.
La prima disavventura Piero la passa appena fuori dal porto,dove trancia la rete di alcuni pescatori e viene quindi fermato dalla guardia costiera;pagata la salata multa,l’uomo è costretto a prendere a bordo Roberta,che ovviamente è preoccupata per i suoi figli.
Il viaggio diventa un’odissea nel momento in cui rimessosi in mare l’equipaggio finisce in acque riservate alla marina e fatto oggetto di un cannoneggiamento da parte della marina militare per poi finire nel bel mezzo di una tempesta.


Infine Piero,Roberta e i figli diventano ostaggio di una coppia di evasi e dopo alcune comiche vicende finiranno per uscire dalla vacanza riappacificati e innamorati…
Simpatica commedia questa Mi faccio la barca,datata 1980,diretta da Sergio Corbucci che adatta una sceneggiatura di suo fratello Bruno e di Mario Amendola,con la collaborazione di Ernesto Gastaldi.
Una commedia balneare,che inaugura la leggerezza tipica del decennio ottanta e che si inserisce in quello che sarà uno dei leit motif degli anni a venire,fatti di un cinema italiano quasi tutto virato verso la leggerezza,alla ricerca di un pubblico che lasciati alle spalle i problemi del decennio precedente ora sogna solo tranquillità e relax.
Corbucci quindi da la stura ad una serie di commedie leggere,che invaderanno gli schermi ; in Mi faccio la barca usa una trama semplice per costruire una storia leggerissima,usando come protagonisti due beniamini del cinema leggero italiano come Johnny Dorelli e Laura Antonelli.


L’attore milanese passa disinvoltamente da Il cappotto di Astrakan (tratto da un romanzo di Chiara) alla commedia leggerissima,scelta che confermerà con film che si intitolano Bollenti spiriti,Sesso e volentieri, Dio li fa poi li accoppia,Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio confermandosi uno degli attori preferiti dal grande pubblico,che ne ammira la simpatia innata e la capacità di trasportare sullo schermo personaggi a metà strada tra l’imbranato e l’ingenuo.
La controparte femminile è affidata a Laura Antonelli,che è in quegli anni uno dei sexy simbol del grande schermo;nel film di Corbucci fa la sua parte con garbo,confermandosi attrice capace e dalle innate doti che contemplano sex appeal e istintiva simpatia.
Nel cast c’è anche una seducente Daniela Poggi (Alessia,l’amante di Piero) e Christian De Sica,alle prese con uno dei tanti personaggi snob e antipatici che interpreterà per buona parte degli anni a seguire.
Corbucci non va tanto per il sottile;la dove la trama,per forza di cose rischia di arenarsi per la mancanza di idee,sceglie ambientazioni marine e affida qualche frizzante dialogo a Dorelli e ai due giovanissimi attori che interpretano i figli,ovvero Cariddi Nardulli (Fiorella) e Itaco Nardulli (Claudio),che sono simpatici e per una volta non sono costretti a interpretare i soliti figli saccenti e impiccioni.


Un film quindi davvero in stile vacanziero,leggero e impalpabile,che fa trascorrere il tempo speso in sala senza alcun pensiero e a tratti anche divertendo.
La pellicola di Corbucci è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=wRuGkeS5dwM&t=3067s in una qualità più che sufficiente.

Mi faccio la barca

Un film di Sergio Corbucci. Con Johnny Dorelli, Laura Antonelli,Christian De Sica, Franco Giacobini, Mimmo Poli, Salvatore Borghese, West Buchanan, Daniele Formica, Daniela Poggi, Itaco Nardulli, Cariddi Nardulli, Helen Stirling, Franco Giabocini, Vittorio Musy Glori Commedia, durata 120 min. – Italia 1980

 

Johnny Dorelli: Piero Savelli
Laura Antonelli: Roberta
Cariddi Nardulli: Fiorella Savelli
Itaco Nardulli: Claudio Savelli
Sal Borgese: evaso straniero
West Buchanam: navigatore solitario
Christian De Sica: Attilio
Daniele Formica: ingegnere
Franco Giacobini: evaso italiano
Vittorio Musy Glori: Casorati
Mimmo Poli: parcheggiatore
Daniela Poggi: Alessia, infermiera
Helen Sterling: Lady Hamilton

Regia Sergio Corbucci
Soggetto Ernesto Gastaldi
Sceneggiatura Mario Amendola, Ernesto Gastaldi, Bruno Corbucci
Produttore Mario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori
Casa di produzione Capital Film
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Gianni Ferrio

giugno 3, 2018 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento

Lei non beve,lei non fuma ma…

Dopo una vita passata come prostituta,Germaine decide di cambiare vita e trova lavoro come domestica presso una famiglia facoltosa di Montecarlo.
All’inizio fila tutto liscio,ma ben presto Germaine si rende conto che dietro un’apparente patina di rispettabilità,la famiglia stessa nasconde vizi e depravazioni;Liethard,il capo famiglia,ha diverse perversioni sessuali e per mantenere una tresca che ha con una giovane amante non esita a derubare la banca per la quale lavora.
Francine,la moglie,è una presentatrice televisiva con un passato anch’essa di prostituzione e infine Phalempin,che abita con la coppia,di giorno è un irreprensibile educatore in un orfanotrofio e la sera si traveste da donna e si esibisce preso un locale notturno come
drag queen.


Germaine è però una lingua lunga e inizia a pettegolare sulla doppia vita dei suoi datori di lavoro con il risultato che ben presto
ognuno dei componenti della famiglia apprende i particolari della vita scabrosa dell’altro,il che origina una serie di ricatti e in ultimo anche due omicidi.
Accade infatti che Liethard elimina Phalempin e a sua volta viene ucciso da Francine.
Ne approfitta Germaine,che in segreto ha manipolato tutti e al corrente dell’omicidio (oltre che della vecchia vita) di Francine la ricatta,assicurandosi
così un futuro economicamente tranquillo…
Lei non beve,lei non fuma ma… titolo italiano dell’originale francese Elle boit pas, elle fume pas, elle drague pas, mais… elle cause ! è una commedia in bilico tra un taglio comico con intenti moralistici e un giallo sui generis,dove però le morti sono funzionali alle intenzioni del regista,quelle cioè di smascherare vecchie abitudini della borghesia francese pronta a nascondere dietro la rispettabilità
abitudini innominabili.

Il film esce nelle sale nel 1970 e,limitatamente al territorio francese,ottiene un lusinghiero successo di pubblico e accoglienze discrete anche dalla critica.
In Italia,invece,il film viene ben presto dimenticato e i motivi sono abbastanza semplici da elencare.Lo humour francese non ha mai veramente sfondato in Italia,sopratutto per la presenza,nel nostro cinema,di diversi filoni della commedia all’italiana,ben più caustica e divertente di quella francese,almeno per il palato del nostro pubblico.
Del resto la regia di Michel Audiard,prolifico scrittore e sceneggiatore ma regista col contagocce,non da il tocco in più di cui la pellicola avrebbe avuto bisogno,nonostante il buon cast impegato,che include la bravissima Annie Girardot,Bernard Blier e Mireille Darc.


Sono proprio i tre attori protagonisti a rapresentare la parte migliore del film,con una recitazione brillante e senza sbavature.
Il film invece naviga in acque piatte,senza picchi e senza scossoni,salvata solo dall’istionismo di Blier e dalla simpatia straripante della Girardot,che interpreta la furbissima ex prostituta che approfitta delle debolezze (principalmente sessuali) della famiglia presso la quale lavora per costruirsi un futuro tranquillo.
Un film di fattura sufficiente,ma anche poco coinvolgente,sopratutto nella fase critica sulla borghesia,svolto come un compitino di scuola media,al quale alla fine si assegna una sufficienza stiracchiata.

Lei non beve, lei non fuma ma…
Un film di Michel Audiard. Con Sheila Sim, Mireille Darc, Bernard Blier, Annie Girardot, Micheline Luccioni, Jean Le Poulain Titolo originale Elle boit pas, elle fume pas, elle drague pas, mais… elle cause.
Commedia, durata 80 min. – Francia 1969

Annie Girardot … Germaine
Bernard Blier … Alexandre Liéthard
Mireille Darc … Francine Marquette
Sheila Sim … Phalempin
Catherine Samie … Jannou Mareuil
Jean-Pierre Darras … Georges de La Motte Brébière
Jean Le Poulain … Monsieur Gruson
Jean Carmet … Marcel, il barman
Micheline Luccioni … Lucette, detta “Lulu”, amica di Francine
Jean-Marie Rivière … Fernand
Anicée Alvina … Monique
Monique Morisi … Juliette
Daniel Lecourtois … Monsieur Brimeux
Robert Dalban … Delpuech

Regia: Michel Audiard
Sceneggiatura:Michel Audiard,Michel Lebrun,Jean-Marie PoiréFred Kassak
Produzione: Alain Poiré
Fotografia: Pierre Petit
Montaggio: Monique Isnardon,Robert Isnardon
Music by Georges Van Parys

maggio 12, 2018 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento