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Ti odio,ti lascio,ti …

Bastano solo due anni di convivenza per logorare il rapporto tra Gary, guida in un bus turistico e Brooke, una assistente di una galleria d’arte.
I continui bisticci, con Gary che rimprovera a Brooke di essere assillante e di non lasciargli spazi e con la donna che lamenta il fatto di dover gestire da sola le faccende della casa che hanno comprato assieme, portano la coppia alla rottura.
Così i due si lasciano, ma di comune accordo scelgono comunque di vivere sotto lo stesso tetto anche perchè Gary e Brooke non vogliono cedere l’appartamento all’altro.
Inizia così una fase di difficilissima convivenza,nel corso della quale ognuno dei due cerca di provocare la lite con l’altro. Fino a quando,impossibilitati ad andare oltre, decidono di vendere la casa che avevano acquistato in comune.
Nonostante i tentativi di lei di recuperare il rapporto, successivamente quelli di lui, il baratro che si è scavato fra di loro diventa incolmabile. Ma c’è spazio almeno per una separazione da buoni amici.


Ti odio,ti lascio ti… è un film commedia a metà strada esatta tra il genere drammatico e quello sentimentale, diretta da Peyton Reed nel 2006.
Una storia semplice, che gioca tutte le sue carte su situazioni paradossali che vengono a crearsi tra una coppia come tante, partita con molte ambizioni ma senza le basi vere necessarie ad un’unione duratura.
Difatti l’unione naufragherà per l’assoluta incapacità dei due di adeguarsi al carattere e alle esigenze dell’altro, un topos classicissimo di tantissime coppie, infervorate da uno degli aspetti dell’amore, la fisicità e forse da qualche altro aspetto collaterale.
Ma l’amore richiede un assieme di componenti che devono amalgamarsi in qualche modo,  aspetti che vanno dallo spirito di adattamento caratteriale alla capacità di comprensione; nel caso dei due protagonisti l’aver sottovalutato i fondamentali dell’unione porta ad un
rapido deterioramento dei rapporti.


Le ripicche, le meschine vendette, porteranno i due ad una sorta di “guerra dei Roses” che però non avrà un finale così drammatico, anzi.
La parte più apprezzabile della pellicola, che mantiene una certa amarezza di fondo, è proprio quella che porta al finale, una separazione amichevole che riporta i due ad una situazione pre unione.
Con i due individui liberi di riprendere il controllo della propria vita, alla ricerca di un futuro diverso ma che non li vedrà come due nemici.
Commedia indistinguibile da decine di altre,Ti odio ti lascio ti… si segnala principalmente per la presenza della brava e simpatica Jennifer Aniston, sempre a suo agio nelle commedie brillanti o leggere e per quella di Vince Vaughn, anche lui bravo nel tratteggiare la figura di un personaggio, Gary,un po troppo simile allo stereotipo del maschio indolente, adagiato in pigiama e pantofole e incapace di capire le necessità della compagna.
Il film va avanti con qualche buona battuta e qualche situazione divertente, mantenendo la sufficienza fino alla fine.
Film gradevole, che può valere una visione disimpegnata.

Ti odio,ti lascio,ti…
regia di Peyton Reed, con Vince Vaughn, Jennifer Aniston, Joey Lauren Adams, Jason Bateman, Jon Favreau. Titolo originale: The Break Up. Genere Commedia/Sentimentale – USA, 2006, durata 105 minuti.

Vince Vaughn: Gary Grobowski
Jennifer Aniston: Brooke Meyers
Joey Lauren Adams: Addie
Cole Hauser: Lupus Grobowski
Jon Favreau: Johnny Ostrofski
Jason Bateman: Riggleman
Judy Davis: Marilyn Dean
Justin Long: Christopher
Ivan Sergei: Carson Wigham
John Michael Higgins: Richard Meyers
Ann-Margret: Wendy Meyers
Vernon Vaughn: Howard Meyers
Vincent D’Onofrio: Dennis Grobowski
Elaine Robinson: Carol Grobowski
Jane Alderman: signora Grobowski
Peter Billingsley: Andrew
Jane Hu: Diane
Rebecca Spence: Jen
Keir O’Donnell: Paul
Geoff Stults: Mike

Francesco Prando: Gary Grobowski
Eleonora De Angelis: Brooke Meyers
Chiara Colizzi: Addie
Giorgio Borghetti: Lupus Grobowski
Antonio Palumbo: Johnny Ostrofski
Roberto Certomà: Riggleman
Ludovica Modugno: Marilyn Dean
Nanni Baldini: Christopher
Francesco Pezzulli: Carson Wigham
Carlo Cosolo: Richard Meyers
Melina Martello: Wendy Meyers
Oreste Rizzini: Howard Meyers
Massimo Corvo: Dennis Grobowski
Irene Di Valmo: Carol Grobowski
Graziella Polesinanti: signora Grobowski
Luigi Scribani: Andrew
Valeria Vidali: Diane
Claudia Catani: Jen
Davide Lepore: Paul
Luigi Morville: Mike

Regia Peyton Reed
Sceneggiatura Vince Vaughn, Jeremy Garelick, Jay Lavender
Fotografia Eric Alan Edwards
Montaggio Dan Lebental, David Rosenbloom
Musiche Jon Brion

maggio 19, 2020 Posted by | Commedia | , , | Lascia un commento

Gloria Bell

Gloria Bell ha ormai superato da un po i cinquant’anni.
Ha alle spalle un divorzio non traumatico, due figli ormai adulti, uno dei quali sposato e ha un lavoro.
In pratica è una donna indipendente, che vive quella fase di vita in cui, libera da obblighi,può permettersi di dedicarsi a quello che più le piace.
Si concede qualche amante ma la sua vera passione è la musica e il ballo; ama talmente tanto la musica da cantare a squarciagola quando è in auto, ama il ballo tanto da tuffarsi in sfrenate serate sopratutto a base di musica revival, quella in voga tra il finire degli anni settanta e la prima metà degli ottanta, quando quindi era ancora una ragazzina.
Ed è ad una di queste serate che conosce Arnold, che è separato dalla moglie.


Tra i due nasce una improvvisa attrazione e Gloria ci si tuffa con entusiasmo, tanto da arrivare a presentarlo al suo ex marito e ai figli.
Arnold sembra l’uomo giusto con cui ricominciare, è dolce e premuroso ma è anche succube delle figlie, sempre pronto ad accorrere ad ogni minima loro richiesta.
Agli inizi Gloria sopporta, ma poi…
Sebastian Lelio gira Gloria Bell, il remake personale del film Gloria del 2013, del quale ho già parlato qui https://filmscoop.org/2019/12/29/gloria/ nel 2018 ,riprendendo quasi completamente la trama
della prima versione ma con due sostanziali differenze.
La prima è l’ambientazione americana, la seconda è la scelta di due ottimi attori come Julianne Moore e John Turturro in luogo di Paulina García e Sergio Hernández; sono passati solo 5 anni da quel Gloria
che Lelio aveva presentato ottenendo un lusinghiero successo di critica e di pubblico e ciò lo porta a farne una versione più adatta al pubblico americano, con attori autoctoni e una location adatta allo stesso pubblico.


Il personaggio di Gloria Bell acquisisce uno spessore più sbarazzino con una sceneggiatura più agile e più costruita addosso alla Moore,attrice di razza e abituata a ruoli brillanti tipici delle comedy.
Gloria Bell è una ottimista, ha tante fragilità ma è al tempo stesso una donna consapevole dei propri mezzi; avrà una sola debolezza,legata al bisogno istintivo d’affetto che le costerà un’altra delusione, dopo quella legata la suo matrimonio.
Ma ne verrà fuori, più forte,con il carattere intatto; scena clou è quella in cui impugna l’arma da soft air e bersaglia l’ormai ex amante con pallottole di vernice colorata.
Nel film c’è una colonna sonora da urlo, che include la celebre Gloria di Umberto Tozzi in versione cantata dalla Branigan, Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler,Alone Again di Gilbert O’Sullivan,Love’s in the Air di J.P.Young e tante altre, che hanno per il film
la valenza di un viaggio sul filo dei ricordi.
In quanto a Julianne Moore c’è la conferma del suo grande talento,così come apprezzabile e la prova di Turturro; film di buona caratura,che merita di sicuro una visione.

Gloria Bell
Un film di Sebastián Lelio,con Julianne Moore, John Turturro, Caren Pistorius, Michael Cera, Brad Garrett, Holland Taylor, Jeanne Tripplehorn, Rita Wilson, Sean Astin, Alanna Ubach, Cassi Thomson, Jordan Garcia, Kevin Hager Titolo originale Gloria. Commedia, durata 102 min. – USA 2018.

Julianne Moore: Gloria
John Turturro: Arnold
Michael Cera: Peter
Caren Pistorius: Anne
Brad Garrett: Dustin Mason
Holland Taylor: Hillary
Jeanne Tripplehorn: Fiona
Rita Wilson: Vicky
Barbara Sukowa: Melinda
Alanna Ubach: Veronica
Sean Astin: Jeremy
Cassi Thomson: Virginia

Roberta Pellini: Gloria
Pasquale Anselmo: Arnold
Davide Perino: Peter
Eva Padoan: Anne
Stefano De Sando: Dustin Mason
Ludovica Modugno: Hillary
Alessandra Korompay: Fiona
Emanuela Rossi: Vicky
Marina Tagliaferri: Melinda
Irene Di Valmo: Veronica

Regia Sebastián Lelio
Soggetto storia di Sebastián Lelio e Gonzalo Maza
adattamento di Sebastián Lelio e Alice Johnson Boher
Sceneggiatura Sebastián Lelio
Produttore Juan de Dios Larraín, Pablo Larraín, Sebastián Lelio
Produttore esecutivo Julianne Moore, Shea Kammer, Rocío Jadue, Ben Browning, Glen Basner, Milan Popelka, Alison Cohen
Casa di produzione Fabula
Distribuzione in italiano CINEMA
Fotografia Natasha Braier
Montaggio Soledad Salfate
Effetti speciali Tomas Roca
Musiche Matthew Herbert
Scenografia Dan Bishop
Costumi Stacey Battat

maggio 15, 2020 Posted by | Commedia | , , | 2 commenti

Il fascino indiscreto dell’amore

Amelie è nata in Giappone, che ha lasciato all’età di 5 anni per ritornare in Belgio, patria dei suoi genitori. Ma ha conservato un ricordo struggente della terra natia così a 20 anni ci ritorna, decisa a conoscerlo meglio. Per mantenersi e studiare meglio il giapponese decide di dare lezioni di francese e grazie ad un annuncio conosce Rinri, un giovane che diventa suo allievo e al quale da del lei. stupendo per il suo formalismo lo stesso giovane. Grazie a Rinri, Amelie inizia a conoscere meglio usi e costumi del Giappone e ben presto tra i due giovani nasce un affetto profondo.
Ma Rinri, profondamente innamorato, chiede ad Amelie di sposarlo, mettendo in crisi la ragazza, che pur ricambiando l’affetto, sembra più affascinata dall’atmosfera che la circonda che vogliosa di andare oltre l’amore senza complicazioni future.
Trasforma Rinri nel suo fidanzato, rinviando in tal modo la data delle nozze. Ma arriva la catastrofe di Fukushima a modificare completamente il futuro dei due giovani…


Tratto dal romanzo autobiografico “Né di Eva né di Adamo” della scrittrice belga Amélie Nothomb e diretto dal regista belga Stefan Liberski, Il fascino indiscreto dell’amore è una gradevole pellicola che indaga con delicatezza sul complesso tema dei sentimenti
che nascono tra due persone di cultura e estrazione lontanissime.
Amelie è fondamentalmente una ragazza europea per educazione, nonostante sia nata in Giappone; ma l’ha lasciato da piccola, quando ancora il suo carattere non era ancora formato. Oggi è una ragazza forte e volitiva, indipendente, alla ricerca di se stessa ma anche curiosa, affascinata
da un paese che sente vicino, che la intriga per la profonda differenza di stile di vita, con la sua natura lussureggiante e le usanze spesso incomprensibili.
Rinri invece è affascinato dalla Francia, dalla sua lingua, dallo stile di vita dei francesi tanto da aver creato con degli amici una società segreta che si chiama amici della Francia.


Si innamora di Amelie ma al tempo stesso non ne comprende appieno il desiderio di libertà, non può distinguere tra amore e fascino per quello che in lui è rappresentato dal fascino dell'”esotico”.
La ragazza però, grazie a Rinri, impara ad apprezzare la cortese discrezione nipponica, fatta di atteggiamenti che agli occhi di un europeo appaiono come inutili formalismi ma che in realtà è uno stile di vita acquisito per secoli da una cultura profondamente diversa nei fondamenti.
Il viaggio, molto pericoloso, che Amelie farà in solitaria sul monte Fiji la porterà a vedere in modo diverso il suo rapporto con il giovane nipponico;un affetto stabile tra due giovani fondamentalmente inesperti delle cose della vita, tanto diversi nei gusti, è cosa non di poco conto.
L’amore, istintivo e famelico tipico della gioventù non può obbligatoriamente superare tutto. Troppe differenze tra i due e fondamentalmente non ancora pronti ad un affetto stabile che possa superare tutti gli ostacoli.


Gli sforzi di Amelie, che segue Rinri non solo alla scoperta degli angoli più segreti ed affascinanti del Giappone ma anche in cose banali come vedere uno dei ripetitivi film sulla Yakuza che Rinri adora, non bastano a colmare quello che è, in pratica, un innamoramento più coacervo di attrazione per la bellezza di una terra sconosciuta e di usi e costumi misteriosi uniti ad attrazione fisica e affetto che sentimento completo. O forse lo è davvero amore. Ma richiederebbe tempo, capacità di comprensione e di adattamento. Invece arriva il terremoto con la catastrofe nucleare a cambiare tutto. E quando Rinri e i genitori di lei, per il suo bene, quasi la obbligano ad andare via i nodi irrisolti arrivano al pettine.
Il film si dilunga più sugli aspetti sconosciuti del Giappone che sulla psicologia di Amelie e Rinri; o meglio, di Amelie impariamo a capire alcuni lati del suo carattere, ma del giovane nipponico apprendiamo poco.
Resta un enigma, cosi come enigmatici diventano i comportamenti sociali dei giapponesi stessi.


Il Giappone viceversa, pur restando misterioso, è un paese meraviglioso; dalle vette bianche del monte Fuji ai ciliegi in fiore, alle distese fiorite agli affascinanti borghi in legno costruiti con abitazioni meravigliose è tutto un proliferare di immagini degne di un depliant turistico. Manca però la visione di quelli che sono gli aspetti negativi del Giappone, come le condizioni di vita di tanti impiegati costretti a
passare le loro notti in microscopiche nicchie, manca la visione di Tokyo vista nella disumanità della megalopoli.
Un film piacevole, una storia d’amore agro dolce il cui unico neo è un finale brusco e poco articolato.
Davvero bravissima Pauline Etienne, enigmatico quanto basta Taichi Inoue per una pellicola che ha molte frecce al suo arco e che vale sicuramente una visione.

Il fascino indiscreto dell’amore
Regia di Stefan Liberski,con Pauline Etienne, Taichi Inoue, Julie LeBreton, Alice de Lencquesaing, Akimi Ota. Titolo originale: Tokyo Fiancée. Genere Sentimentale, – Belgio, Francia, Canada, 2014, durata 100 minuti.

Pauline Étienne: Amélie
Taichi Inoue: Rinri
Julie Le Breton: Christine
Alice de Lencquesaing: Yasmine
Akemi Ōta: Hara
Hiroki Kageyama: Hiroki
Tokio Yokoi: padre di Rinri
Hiromi Asai: madre di Rinri
Shinnosuke Kasahara: Yoshi
Masaki Watanabe: Masa

Valentina Favazza: Amélie
Flavio Aquilone: Rinri
Raffaella Castelli: Christine
Germana Longo: Yasmine
Simone Veltroni: Hara
Ugo De Cesare: Hiroki
Stefano Mondini: Padre di Rinri

Regia Stefan Liberski
Soggetto Amélie Nothomb
Sceneggiatura Stefan Liberski
Produttore Jacques-Henri Bronckart, Olivier Bronckart, Richard Lalonde, Sylvie Pialat
Casa di produzione Versus Production
Fotografia Hichame Alaouie
Montaggio Frédérique Broos
Musiche Casimir Liberski
Scenografia Laurie Colson
Costumi Claire Dubien

maggio 4, 2020 Posted by | Commedia, Sentimentale | , , | Lascia un commento

La moglie vergine

La bella e sensuale Valentina è sposata con Giovannino, che ha da tempo visto sfiorire la sua virilità; paradossalmente la moglie quindi pur essendo sposata è ancora vergine.
Il che crea problemi non solo alla coppia, ma anche al vulcanico zio di Giovannino, Federico e alla madre della ragazza, Lucia. Il rapporto di coppia va così intristendosi, mentre Federico non perde occasione per correre dietro a tutte le gonne che riesce ad agganciare e
Lucia tenta invano di consolare la sposina. La situazione si aggrava quando arrivano la vulcanica coppia formata da Gianfranco e Brigitte, amici degli sposi.
I due, estremamente disinibiti, sono degli autentici amanti del sesso e non perdono occasione per farlo vedere. La situazione tra i coniugi raggiunge il punto di rottura e una sera, mentre sta per scatenarsi un temporale Valentina fugge riparando presso un campo di giovani hippy dove Valentina finalmente si concede ad un giovane conosciuto da poco.


Giovannino corso a trovare la moglie con sua suocera,si trova costretto a riparare in un rifugio con sua suocera, che lo guarirà dal complesso di Edipo che è alla base della sua temporanea impotenza.Difatti tornato a casa e riconciliatosi con sua moglie finirà per ritrovare la perduta virilità.
Da quel momento i due sposi andranno a vivere a casa di Lucia…
Film appartenente al florido filone della commedia sexy, La moglie vergine, diretto da Franco Martinelli, padre di Enzo Castellari , è il tipico prodotto dell’epoca, imbastito su una storia tutto sommato abbastanza scontata tranne che per il finale e sul robusto cast di caratteristi.
Martinelli, che l’anno precedente aveva diretto Grazie nonna, richiama la Fenech, che in quel periodo girava anche 6 film in un anno, ingaggia Renzo Montagnani, attore malleabile e in grado di adattarsi a qualsiasi storia, Carroll Baker, ormai presenza costante nel cinema italiano e sopratutto chiama tre bellezze molto diverse tra loro per i ruoli di contorno, ovvero Gabriella Giorgelli, Florence Barnes e la giovane Maria Rosaria Riuzzi, creando un cast che almeno esteticamente ha un suo valore.


Se il film non si discosta molto da tanti, troppi prodotti del periodo, si gusta quanto meno qualche felice battuta, affidata sopratutto al solito Montagnani, chiamato a dare pepe alla vicenda; il buon Renzo come al solito caratterizza il personaggio di Federico con la solita verve di sensualità, espressa ancora una volta con una forsennata corsa dietro tutte le gonne che incontra. La Fenech si spoglia come suo solito, mentre la Baker, costretta ormai a ruoli da donna matura, se la cava dignitosamente. L’attrice americana, ormai 45 enne, si mostra parzialmente nuda solo in penombra per comprensibili motivi. Alla Barnes è affidato il ruolo di Brigitte,
la vulcanica amica di famiglia mentre la Riuzzi è Camilla, una delle conquiste del satiro Montagnani; un cast caratterizzato dunque principalmente dalla presenza di attrici sexy e disponibili sopratutto a mostrarsi come mamma le ha fatte.
Il ruolo di Giovannino è affidato ad un imbarazzato Lovelock, sicuramente più adatto a parti da duro che a quelle della commedia.
Film tutto sommato senza infamia e senza lode, girato quasi per intero in una villa di via Casale Lumbroso a Roma, una delle location più utilizzate dal cinema settanta e sull’incantevole lago di Iseo.

Una discreta versione del film è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Fo6u2aMSN5A&t=1472s

 

La moglie vergine

un film di Franco Martinelli, con Carroll Baker, Florence Barnes, Edwige Fenech, Gabriella Giorgelli, Ray Lovelock, Renzo Montagnani,Michele Gammino,Antonio Guidi, Commedia,  durata 91 min. – Italia  1976.

Edwige Fenech     …     Valentina
Carroll Baker    …     Lucia
Renzo Montagnani    …     Federico
Ray Lovelock    …     Giovannino Arrighini
Michele Gammino    …     Gianfranco
Florence Barnes    …     Brigitte
Gabriella Giorgelli    …     Matilde
Gianfranco De Angelis    …     Maurice
Antonio Guidi    …     Avvocato Caldura
Rosaura Marchi    …     Gabriella
Dino Mattielli    …     Ufficiale  carabinieri
Gastone Pescucci    Dottore
Maria Rosaria Riuzzi    …     Camilla

Regia Franco Martinelli
Soggetto Carlo Veo, Marino Girolami
Sceneggiatura Carlo Veo, Marino Girolami
Casa di produzione Flaminia
Distribuzione in italiano Fida
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Armando Trovajoli

aprile 5, 2020 Posted by | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

Tulipani-Amore,onore e una bicicletta

Anne, sul letto di morte di sua madre Chiara,è costretta a promettere alla stessa di portare dopo il trapasso le sue ceneri nella natia Puglia.
Qualche tempo dopo ritroviamo la ragazza su una moto con side car, con il sedere per aria ustionato ,accompagnata in ospedale da
Immacolata e Vito.
Qui però vengono raggiunti da un funzionario di polizia, che accusa la ragazza di omicidio; per evitare l’arresto della ragazza Immacolata e Vito
raccontano quello che è accaduto negli ultimi giorni rievocando la storia dei genitori di Anna.
Che non è figlia di Chiara,come ha sempre creduto,ma di una coppia olandese, Gauke e Ria, una ragazza che suo padre ha conosciuto durante un viaggio e della quale si è innamorato, unione dalla quale è nata Anna. Gauke, arrivato in Italia dalla lontana Olanda in bicicletta, era stato accolto amichevolmente dalla gente di un paesino pugliese e sopratutto da Piero e sua moglie Chiara.


Da Piero acquista un casolare, diventando amico dello stesso e aiutandolo quando al giovane viene chiesto il pizzo per tenere aperta la sua attività.
Gauke aveva rimesso su il trullo e coltivato il terreno, creando magicamente dal nulla una coltivazione di tulipani, che avevano riscosso una grande successo.
La felicità di Gauke raggiunge la completezza il giorno in cui arriva in paese Ria con la piccola Anna; da quel momento però hanno inizio una serie di vicissitudini legate
proprio alla presenza di un losco individuo e della sua banda di estorsori, che avrà un epilogo drammatico…
Ovviamente ometto buona parte della trama per non rovinare l’effetto sorpresa di Tulipani,amore onore e bicicletta,deliziosa opera del 2017 firmata dal regista olandese Mike Van Diem,autore di una regia
autorevole e precisa per una pellicola che fa della semplicità un’arma formidabile.
Una trama semplice, senza orpelli inutili viene messa al servizio di un racconto che esalta sia la proverbiale accoglienza della gente del sud sia la vita semplice delle campagne della Puglia, in una vicenda senza tempo
che ha i contorni della favola.


Una favola che però tale non è,vista la presenza di una banda di malfattori che taglieggiando la popolazione locale vive una situazione parassitaria alla quale la gente del luogo non può o semplicemente non vuole opporsi.
E’ proprio Gauke,l’uomo venuto dal nord Europa a insegnare alla gente del paese che la dignità e la libertà sono elementi fondamentali,che opporsi si può e si deve.
Per questo dovrà pagare un alto prezzo ma la lezione che lascerà sia agli abitanti del paese, sia a sua figlia sarà di fondamentale importanza per la crescita di tutte le componenti in gioco.
A raccontare la storia della famiglia di Anna sono due protagonisti che hanno vissuto in prima persona le vicende raccontate; abbellite, un pochino esagerate nella forma, diventate quasi leggenda ma che insegneranno a Anna prima, all’ispettore poi,
a rispettare e sopratutto ricordare un uomo con la u maiuscola, quel Gauke che, sorretto da valori umani e morali assoluti, sarà un esempio da ricordare per la gente del luogo.


Che difatti all’arrivo di Anna, accolta da Immacolata con un affetto enorme, reagisce come se tornasse all’ovile un figlio lontano da troppo tempo, un figlio amato e che rappresenta per la comunità un esempio di continuità con il passato.
E la stessa Anna rimarrà stregata dal posto, dalla sua vita semplice,fatta di cose veramente importanti, lontana anni luce dal gelo e dalla pioggia del Canada, dalla sua vita opaca.
In più imparerà a conoscere finalmente quei genitori che troppo presto ha dovuto abbandonare.
Un film senza fronzoli, raccontato con una semplicità disarmante, un’arma che tanti registi dovrebbero scoprire,copiare.
E’ nella semplicità che alle volte ci si deve rifugiare se davvero si vuol dare messaggi degni di essere ricordati.
Mike Van Diem descrive una storia semplice con un’ironia bonaria, che alle volte muove il sorriso proprio per il suo disarmante candore, quello che nasce dal racconto di un uomo visto come un super eroe dalla gente del luogo.
Che in realtà è solo un uomo proveniente da un mondo diverso.


Con mano felice il regista assembla un cast di attori di eccellente livello, pronti a mettersi al servizio di una storia che aveva comunque delle insidie; l’agro dolce è sapientemente dosato e gli attori e le attrici vi si adeguano ottimamente.
Brava per esempio Ksenia Solo nella parte di Anna, volto acqua e sapone che ben si integra con la semplicità delle vicende raccontate e del paesino assolato che è il fulcro del racconto; molto bene anche Giorgio Pasotti (Piero),Donatella Finocchiaro (Chiara giovane),
Anneke Sluiters (Ria) e sopratutto una validissima Linda Vitale (Immacolata). Menzione d’onore per Giancarlo Giannini, guest star del film alle prese con il ruolo del bonario, bonario ispettore di polizia, chiamato a indagare su una morte che di certo non ha rattristato nessuno.
Molto belle le location con segnalazione del palazzo della Regione Puglia a Bari, sul Lungomare Nazario Sauro, utilizzato come banca nella sequenza nella quale Gauke va a ritirare il denaro ricavato dalla vendita dei suoi terreni in Olanda, sommersi da una disastrosa alluvione
a metà degli anni 50. Vorrei anche aggiungere una menzione d’onore per Gijs Naber (Gauke), espressivo e coinvolgente nella sua interpretazione e per il regista stesso, capace di raccontare una Puglia degli anni 70 le cui condizioni di vita erano davvero come mostrate nel film.
Non il solito luogo comune sul sud Italia,ma la dimostrazione che documentarsi serve sempre; la Puglia era davvero ospitale, sopratutto nell’entroterra, dove ancora vigevano valori pregnanti,come la solidarietà, l’accoglienza e l’amicizia.
Un film da vedere,assolutamente

Amore, Onore e una Bicicletta

Un film di Mike Van Diem. Con Ksenia Solo, Giancarlo Giannini, Gijs Naber, Donatella Finocchiaro, Lidia Vitale,Giorgio Pasotti, Peter Schindelhauer, Michele Venitucci, Anneke Sluiters, Elena Cantarone
Titolo originale Tulipani: Love, Honour and a Bicycle. Commedia, durata 100 min. – Paesi Bassi, Italia, Canada 2017

Ksenia Solo … Anna
Giancarlo Giannini … Catarella
Gijs Naber … Gauke
Donatella Finocchiaro … Chiara
Lidia Vitale … Immacolata
Giorgio Pasotti … Piero
Michele Venitucci … Vito
Totò Onnis … Lo Bianco
Anneke Sluiters … Ria

Regia Mike van Diem
Sceneggiatura Peter van Wijk e Mike van Diem
Musiche Jim McGrath e Ari Posner
Montaggio Jessica de Koning
Fotografia Luc Brefeld e Lennert Hillege
Production Design Harry Ammerlaan

aprile 1, 2020 Posted by | Commedia, Drammatico | , , , , , , , , | Lascia un commento

Across the Universe

Il sogno di Jude, un operaio dei cantieri navali di Liverpool è quello di andare negli Usa per conoscere quel padre che non ha mai visto e del quale
conosce solo il poco che gli ha raccontato sua madre, ovvero che è un professore universitario a Princeton.
Jude parte, lasciando anche la fidanzata ma il primo impatto con suo padre non sarà dei migliori. L’uomo infatti non è affatto un professore universitario ma un semplice custode, sposato e con due figli.
Jude però proprio nell’Unversità,dove si è accampato nei sotterranei, finisce per conoscere Max,un ragazzo ricco e ribelle e sopratutto la bella sorella di costui ,Lucy. Quando Max,in rotta con la famiglia sceglie di andare a New York, Jude lo segue e insieme vanno a vivere in casa di Sadie, una cantante. A loro si uniscono JoJo, un chitarrista e Prudence e in seguito anche Lucy, che abbandona Princeton dopo la morte del fidanzato avvenuta in Vietnam.


Lucy e Jude si innamorano, ma ben presto iniziano i problemi; la ragazza sposa sempre più la causa pacifista mentre Jude mantiene un atteggiamento più distaccato.
Per il gruppo di amici sta per iniziare un radicale cambiamento di vita: mentre Max è costretto suo malgrado a partire per il Vietnam, Lucy lascia Jude dopo un litigio.
Jude viene espulso dagli Usa dopo una rissa con Paco, il leader del gruppo pacifista a cui aderisce Lucy; ritornato in Inghilterra, riprende il suo antico lavoro mentre Lucy scopre che Paco e il gruppo sono passati all’azione violenta, costruendo bombe una delle quali esplode demolendo l’edificio nel quale il gruppo si riuniva. Lucy si salva solo perchè dopo aver scoperto la vera natura del gruppo si è allontanata, delusa.
La notizia arriva a Jude, che la legge sui giornali,così si imbarca nuovamente,destinazione New York…


Diretto da Julie Taymor nel 2007 Across the Universe è un film davvero particolare, un musical con sfumature romantiche tutto percorso dalle immortali canzoni dei Beatles,l’unico vero leit motiv del film,costruito attorno ad una trama davvero semplice ma abbellito, arricchito da canzoni stupende come Something, With a Little Help from My Friends,Dear Prudence,Come Together ,Let it be,All You Need Is Love.
Sono ben 32 le canzoni dei Faoulous Four che fanno da colonna sonora al film,arricchito da quadri psichedelici o da balletti incisivi, con interpretazioni davvero pregevoli dei brani fra le quali spiccano Come Together, eseguita da Joe Cocker, di I Am the Walrus cantata da Bono & Secret Machines, autentiche Guest Star del film.
I quadri dei quali parlavo intervallano il film,con stacchi netti non solo nel racconto, ma con immagini saturate di colore della guerra nel Vietnam,delle rivolte pacifiste anti partecipazione americana alla “sporca guerra”,come i giovani pacifisti definivano
un’avventura militare che costò la vita a 50.000 giovani oltre ad una cifra spaventosa di vietnamiti, mai quantificata ma che probabilmente superò il milione e mezzo di vittime.


A fare da collante quindi l’immortale musica dei Beatles con Jim Sturgess grande protagonista: l’attore e cantante londinese interpreta ben 10 brani, fra i quali I’ve Just Seen a Face e Strawberry Fields Forever con grande bravura
e contemporaneamente interpreta Jude, il vero protagonista della pellicola.
Un film che mescola con abilità l’amarcord di una stagione travagliata della storia statunitense alla musica dei Beatles, quella rivoluzionaria che traghettò la stessa nell’epoca moderna.
La pellicola non è certo facile: per quanto costruita su una sceneggiatura semplicissima ha molti elementi di novità a livello visivo,che vanno da momenti visionari come l’arruolamento di Max al sangue che cola dalle fragole nel quadro creato da Jude, un evidente omaggio
allo splendido Fragole e sangue (The Strawberry Statement) film del 1970 di Stuart Hagmann. Diversi riferimenti nel film a figure ormai mitologiche del passato come Jimi Hendrix che si ritrova nel personaggio di JoJo oppure Janis Joplin abbastanza riconoscibile in quello di Sadie.
I continui cambi di ritmo, i balletti, le canzoni dei Beatles, le proteste riescono a bilanciarsi con i momenti sentimentale fra i due protagonisti; impresa non facile per un film assolutamente particolare, anticonformista.
Molto bene gli attori, il già citato Jim Sturgess (Jude Feeny) e una bella e ispirata Evan Rachel Wood (Lucy Carrigan), bene tutti gli altri, per un film decisamente da vedere.

Across the Universe
un film di Julie Taymor,con Jim Sturgess, Evan Rachel Wood, Joe Anderson, Dana Fuchs, Martin Luther, Salma Hayek. Genere Musicale – USA, 2007, durata 131 minuti, distribuito da Sony Pictures Italia

Evan Rachel Wood: Lucy Carrigan
Jim Sturgess: Jude Feeny
Joe Anderson: Maxwell Carrigan
Dana Fuchs: Sadie
Martin Luther McCoy: Jojo
T.V. Carpio: Prudence
Logan Marshall-Green: Paco
Amanda Cole: Emily
Spencer Liff: Daniel
Angela Mounsey: Martha
Bono: Dott. Robert
Linda Emond: madre di Lucy
Salma Hayek: Bang Bang Shoot Shoot nurses
Chris McGarry: sergente sul tetto
Joe Cocker: barbone in metropolitana

Valentina Mari: Lucy Carrigan
Stefano Crescentini: Jude Feeny
Andrea Mete: Maxwell Carrigan
Alessandra Cassioli: Sadie
Pino Insegno: Jojo
Ilaria Latini: Prudence
Gianfranco Miranda: Paco
Elena Perino: Emily
Alessandra Grado: Martha
Massimo Rossi: Dr. Robert
Antonella Giannini: madre di Lucy

Regia Julie Taymor
Soggetto Julie Taymor, Dick Clement, Ian La Frenais
Sceneggiatura Dick Clement, Ian La Frenais
Produttore Richard Baratta, David Brown, Derek Dauchy, Matthew Gross, Ben Haber, Geoffrey Hansen, Charles Newirth, Rudd Simmons, Jennifer Todd, Suzanne Todd
Distribuzione in italiano Sony Pictures
Fotografia Bruno Delbonnel
Montaggio Françoise Bonnot
Musiche Elliot Goldenthal
Scenografia Mark Friedberg

marzo 14, 2020 Posted by | Commedia | , , , | 2 commenti

Il fidanzato di mia sorella

Per una beffa del destino Richard Haig insegna poesia romantica a Cambridge, sulla scia degli insegnamenti di suo padre che a sua volta
era stato insegnante della stessa materia. Dal padre però Richard ha anche ereditato la passione per le donne che lo porta però ad una relazione con
Kate, studentessa americana di 25 anni. Qualche sera prima della partenza della ragazza per gli Usa ad una cena Richard conosce Olivia,una affascinante donna e come suo solito tenta di lanciarsi in un’altra avventura. Ma con grande sorpresa scopre che Olivia è la sorella di Kate,che contemporaneamente gli annuncia di essere incinta.
Dopo un’accesa discussione con suo padre, Richard prende una decisione improvvisa: decide di sposare Kate e di seguirla negli Usa.
L’unione, coronata dalla nascita di un bimbo, sembra andare avanti tranquillamente. Ma un giorno Richard scopre che Kate ha una relazione con un suo coetaneo,Brian e le cose prendono una via completamente differente.
L’uomo viene relegato in una depandance dell’elegante villa dei genitori di Kate e per Richard c’è anche il problema di convincere l’ufficio emigrazione a dargli il visto per la residenza.


A complicare le cose ci si mette anche un arresto della polizia quando viene sorpreso alla guida in stato di ebrezza.
Inoltre tra lui e Olivia, l’affascinante sorella di Kate le cose evolvono verso il sentimentale; tra le due sorelle c’è un forte legame, reso ancor più solido dall’abitudine di raccontarsi tutto sulla propria vita privata. Olivia evita di parlare con sua sorella della sua situazione sentimentale, con esiti catastrofici.
A complicare le cose ci si mettono l’arrivo del padre, piantato dalla ennesima moglie, il licenziamento dalla scuola dove insegna e altre catastrofi…
Commedia allegra e leggera Il fidanzato di mia sorella,film diretto con mano felice da Tom Vaughan nel 2014 concentra con abilità gag simpatiche con una sceneggiatura scorrevole e divertente.
Il personaggio del playboy che si redime da un passato di donnaiolo impenitente sia per amore del figlio, che rischia di perdere per sempre una volta espulso dagli Usa,sia dalla consapevolezza di avere finalmente incontrato Olivia, la donna giusta per lui, è seguito da Vaughan attraverso il passaggio di maturazione con un racconto lineare che privilegia l’aspetto leggero delle situazioni in cui di volta in volta il poco serioso professore si trova impelagato,a partire dalla professione per la quale ha seguito gli insegnamenti di un padre anticonformista, atteggiamento poi mutuato sia sulla cattedra che nella vita privata.


Diversi i momenti spassosi del film,come l’inizio della relazione con Olivia interrotto bruscamente dall’improvviso rientro a casa di Kate,le sedute di rieducazione di Richard al corso per alcolisti,la presenza stessa del padre dell’uomo, decisamente un personaggio sulle righe rimasto fedele al clichè di uomo dedito ad un interesse quasi maniacale per le donne.Ovviamente
il merito della riuscita del film va diviso equamente tra gli attori del film,tutti bravi e alle prese con personaggi affetti da umane debolezze ma anche non privi di sentimenti veri e una sceneggiatura,che pur
con qualche forzatura e qualche trovata surreale mantiene una sua spumeggiante coerenza.
Molto bravo Pierce Brosnan, interprete dello scanzonato professore universitario,che dovrebbe avere un comportamento austero degno del suo ruolo istituzionale e che invece trasporta anche nell’insegnamento


la carica trasgressiva ereditata dal padre. Benissimo anche le due interpreti femminili, Jessica Alba e Salma Hayek,decisamente improbabili almeno fisicamente e caratterialmente come sorelle.
Ma la leggerezza della commedia consente anche qualche incongruenza; del resto lo spettatore è decisamente abbagliato dalla bellezza delle due attrici che si tramuta anche in una simpatia a piede spinto, aiutata dalle caratteristiche dei loro personaggi. Diversi dialoghi frizzanti,alcune scene deliziose e inoltre la presenza di un eccellente Malcolm McDowell nei panni di Gordon, il padre di Richard, completano il quadro.
Se si vuol passare 100 minuti distensivi, allegri, senza particolari impegni, Il fidanzato di mia sorella è il film ideale.
Decisamente consigliato.

Il fidanzato di mia sorella
un film di Tom Vaughan. Con Pierce Brosnan, Salma Hayek, Jessica Alba, Malcolm McDowell, Duncan Joiner. Titolo originale How to Make Love Like an Englishman.
Commedia sentimentale, durata 102 min. – USA 2014. – Adler Entertainment

Pierce Brosnan: Richard Haig
Jessica Alba: Kate
Salma Hayek: Olivia
Malcolm McDowell: Gordon
Ben McKenzie: Brian
Merrin Dungey: Angela
Marlee Matlin: Cindy
Ivan Sergei: Tim
Lombardo Boyar: Ernesto
Fred Melamed: Victor Piggott

Luca Ward: Richard Haig
Federica De Bortoli: Kate
Cristina Boraschi: Olivia
Carlo Valli: Gordon
Andrea Mete: Brian
Alessandra Cassioli: Angela
Sabine Cerullo: Cindy
Francesco Bulckaen: Tim
Nanni Baldini: Ernesto
Ambrogio Colombo: Victor Piggott

Regia Tom Vaughan
Sceneggiatura Matthew Newman
Produttore Grant Cramer, Kevin Scott Frakes, Richard Barton Lewis, Raj Brinder Singh, Beau St. Clair
Distribuzione in italiano Adler Entertainment
Fotografia David Tattersall
Montaggio Matt Friedman
Musiche Stephen Endelman, David Newman
Costumi Lizzy Gardiner

marzo 11, 2020 Posted by | Commedia | , , , , | Lascia un commento

Il gioco delle coppie

Alain, editore letterario di successo è a un bivio della sua carriera.
L’editoria digitale sta facendo passi da gigante e lui si trova di fronte al dilemma se accettare la sfida e lanciarsi nel complesso mondo
del digitale o proseguire con la tradizione, con i libri in formato cartaceo e quindi ignorare le sfide che gli ebook comportano.
Nel frattempo è anche alle prese con l’ultimo romanzo del suo amico Leonard, scrittore anticonformista del quale ha già pubblicato
altre opere.
Ma questa, a suo giudizio, mostra una pericolosa fase di involuzione e quindi rifiuta di pubblicarla.
Nonostante il parere contrario di sua moglie Selena, una stellina delle serie Tv, che invece giudica il libro il migliore della carriera di Leonard; ma il parere della donna è anche condizionato dalla relazione che la donna ha, da anni,con lo scrittore che a sua volte convive con Valerie, segretaria di un importante uomo politico.


A complicare la decisione finale di Alain si mette anche la relazione che l’uomo ha con Laure, un’esperta di marketing digitale, giovane e ambiziosa, sessualmente bisessuale e che spinge l’editore verso la nuova frontiera dell’informatica.
In questo valzer di amore e tradimenti si innestano le vicende personali dei protagonisti, divisi fra la vita pubblica, gli interessi e la vita privata.
Il gioco delle coppie, bruttissimo titolo italiano per l’originale Doubles vies, che sembra suggerire tutt’altra pellicola rispetto a quella che è in realtà
è un film diretto nel 2018 dal regista francese Olivier Assayas, tutto giocato su interminabili e francamente a tratti fastidiose divagazioni dei protagonisti sugli aspetti che comporta la nuova era del digitale.
Un film che non si schioda mai dalle schermaglie fra i protagonisti, borghesissimi rappresentanti della società francese, lontani dai problemi concreti
del quotidiano e quindi alle prese con problematiche che nel film sembrano pretestuose,quando non a tratti irritanti.
Il gioco delle coppie è l’esempio lampante della disparità di giudizio fra critica e pubblica,che raramente come in questo caso appare distante.
Lo spettatore qualunque si ritrova alle prese con un film confezionato con stile, ma verboso all’eccesso nel quale si innestano le pene amorose (sic.) dei protagonisti, legati da relazioni sesso/sentimentali e impegnati a disquisire, in interminabili cene, di libri e pettegolezzi, di politica e fatterelli, che alla lunga finiscono non solo per stancare ma anche per irritare lo spettatore.

Su tutto veleggia lo spettro del futuro digitale, visto da Alain come una sfida dai contorni incerti, da Selena come un’innovazione inutile e pericolosa e da Valerie come l’unica vera via del romanzo e del saggio.
Un po troppo poco per appassionare il pubblico, sconcertato da una serie infinita di dialoghi che avvengono davanti ad un bicchiere di vino e ad un antipasto; dialoghi per altro poco interessanti, che cercano di mescolare le idee dei protagonisti conciliandoli anche con il privato, che finisce per condizionare pesantemente le idee degli stessi.
Perchè se Selena sembra difendere a spada tratta il romanzo dell’amante e il giudizio appare inficiato proprio dalla relazione sentimentale, così come le decisioni di Alain appaiono prese in modo epidermico, vista la sua contemporanea relazione con Valerie, che a sua volta ne ha una contemporaneamente con una ragazza. Un micro cosmo che fa discorsi impegnati e che vive in maniera frivola il proprio privato,
quasi uno scollamento fra essere e apparire. E quando Alain decide di pubblicare il romanzo di Leonard su pressione e suggerimento di Selena non fa altro che confermare come le decisioni  prese siano più frutto della superficialità che del raziocinio.
Potrei citare il titolo di un film italiano per sintesi del film: Sotto il vestito niente.


Dietro la cortina fumogena alzata da Olivier Assayas, tutta dialoghi forbiti e citazioni, fra le quali la ormai tradizionale “Bisogna che tutto cambi perchè nulla cambi” di Tomasi di Lampedusa,dietro tutto dicevo c’è la pochezza del film.
Che si tramuta in un logorroico,torrenziale diluvio di parole che scivolano senza lasciare nulla, o meglio, lasciando solo un fastidioso senso di vuoto e francamente un po di invidia verso chi nella vita non ha da affrontare i veri problemi del quotidiano.
Il cast in qualche modo fa la sua parte, e ci mancherebbe, viste le qualità di Juliette Binoche (Selena) e di Guillaume Canet (Alain);
bene anche Vincent Macaigne (Leonard), alle prese con un personaggio scomodo, lo scrittore intellettualoide che disprezza la società salvo poi nutrirsi dei miti di essa,che tradisce la sua compagna salvo poi stancarsene, che frequenta Alain salvo poi tradirne la fiducia per anni diventando l’amante della moglie.
Personaggi umanamente squallidi e diciamocela tutta, anche intellettualmente.
Un film del quale sconsiglio la visione a meno che non si sia attratti da pistolotti sul sesso degli angeli.

Il gioco delle coppie

Regia di Olivier Assayas, con Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Christa Théret. Titolo originale: Doubles vies. Titolo internazionale: Non fiction. Genere Commedia, – Francia, 2018, durata 100 minuti

Guillaume Canet: Alain
Juliette Binoche: Selena
Vincent Macaigne: Léonard
Christa Théret: Laure
Nora Hamzawi: Valérie
Pascal Greggory: Marc-Antoine

Regia Olivier Assayas
Sceneggiatura Olivier Assayas
Produttore Charles Gillibert
Produttore esecutivo Sylvie Barthet
Casa di produzione CG Cinéma
Distribuzione in italiano I Wonder Pictures
Fotografia Yorick Le Saux
Montaggio Simon Jacquet
Scenografia François-Renaud Labarthe

febbraio 27, 2020 Posted by | Commedia | , , , , , | 2 commenti

La vita segreta della signora Lee

Per Pippa Lee è il momento di un cambio di vita radicale.
In seguito ad un infarto subito da Herb,suo marito,molto più grande di lei, ha deciso di seguirlo in quella che l’uomo chiama la residenza della pensione dopo una vita passata nell’editoria.
E’ anche il momento di guardare al passato con occhi nuovi, rivedere quello che è accaduto e sopratutto capire il perchè sia diventata per tutti una specie di enigma vivente.
Perchè Pippa sembra avere per tutti parole di comprensione, essere conscia del suo ruolo di moglie e madre di due figli ormai adulti,un figlio che è ormai prossimo a diventare avvocato e una figlia fotografa e reporter di zone di guerra,che però ha con lei un rapporto conflittuale.
Attraverso l’uso del flash back conosciamo così particolari sulla vita di Pippa, sulla sua famiglia nativa,con una madre dall’umore incostante che avendo 5 figli e un marito pastore protestante tirava avanti assumendo sempre più anfetamine e che la plasmava secondo i desideri del momento,come una bambola o come una vamp per esempio, condizionandole l’infanzia.


Fino al giorno in cui aveva deciso di trovare una strada nuova, allontanandosi da casa accolta da sua zia, che intratteneva una relazione saffica con una scrittrice/fotografa.
Poi la fuga anche dal nuovo rifugio, scoperta da sua zia mentre posava per delle foto erotiche scattate da Kat, la sua compagna e l’inizio di una fase turbolenta, con l’assunzione di stupefacenti fino al momento di svolta,l’incontro con Herb, editore con 30 anni più di lei, il matrimonio e la nascita di figli.
Così la vita di Pippa aveva preso una strada sicura tranquilla e borghese, fino al presente, in cui la donna è diventata per amici e vicini un punto di riferimento, un porto sicuro e una confidente alla quale ricorrere nei casi di problemi quotidiani.
Che ovviamente non mancano,come in tutte le esistenze.
Pippa però è rimasta troppo nell’ombra, sacrificando se stessa alla famiglia e al marito, un uomo terrorizzato dall’età che avanza e dalla morte al punto che allaccerà una relazione extraconiugale con l’amica di sua moglie, Sandra,una donna fragile ed emotiva sposata ma in crisi con suo marito.
La scoperta inaspettata porterà Pippa ad analizzare in modo diverso tutto ciò che la circonda e a prendere coscienza di se stessa; si è annullata, è stata una moglie fedele ma ora è il momento di cambiare.
Ed è esattamente quello che la donna farà…


Un film che si muove tra flash back e presente analizzando il comportamento di una donna che realizza,nel momento in cui tutto sembra scorre come un placido fiume, una nuova possibilità di vita dopo essere stata nell’ombra,tranquilla custode
e moglie affettuosa relegata in un ruolo marginale, quasi un soprammobile bello ma di pura decorazione per un marito fondamentalmente egoista e per degli amici e conoscenti abituati a vederla troppo in ruoli subalterni.
E’ la sintesi di La vita segreta di Pippa Lee, film diretto da Rebecca Miller (figlia del grande commediografo Arthur) nel 2009; una storia raccontata come una biopic nella quale si assiste all’evoluzione di una donna che finalmente prende coscienza di se stessa
dopo un’infanzia condizionata fortemente da una madre instabile e un’adolescenza turbolenta, segnata dalla ribellione e dagli eccessi,fatta di occasionali amanti e di droghe fino all’episodio che la spingerà ancora una volta a mettere in discussione tutto, alla ricerca
del suo vero ruolo umano e sociale.
Non più moglie fedele e madre, donna comprensiva con tutti e confidente,ma persona capace di scegliere e di decidere, di riannodare i fili dell’esistenza con la consapevolezza che ci sono nuove sfide,nuove occasioni.


Con un uso non ossessivo del flashback la Miller mostra così quella che è stata la vita di Pippa Lee almeno fino all’incontro con suo marito,che la donna sposerà quasi avesse una missione,prendersi cura di un uomo tanto più anziano di lei.
Herb, suo marito, si trasformerà in un padre pigmalione, un doppio ruolo che però finirà fatalmente per stringere Pippa in un recinto.
Dal quale la donna avrà la forza di uscire,complice anche un avvenimento che porterà le cose in una direzione imprevista.
La vita segreta di Pippa Miller è anche un film blandamente satirico sul vuoto pneumatico che sembra avvolgere le esistenze borghesi, prive di problemi concreti e quindi soffocate dalla noia generata dall’agiatezza; il barbecue,le cene, il pettegolezzo,amori clandestini,ovvero
l’armamentario con cui si combatte un quotidiano fondamentalmente votato alla noia.
Per contrappasso la ribellione e la presa di coscienza di una donna,Pippa, che finalmente realizza come oltre i simboli citati ci sia una via differente ;la vita non termina certo con un tradimento,anzi,può ricevere nuova linfa e spingere a decisioni impreviste.


Film gradevole, caratterizzato dalla presenza di un cast di sicuro valore: da Robin Wright Penn (Pippa Lee) a Keanu Reeves ( Chris) da Julianne Moore (Kat) a Alan Arkin (Herb) e Winona Ryder (Sandra), da Maria Bello (Suky) Monica Bellucci (la prima moglie di Herb) ogni componente
del cast fa la sua parte con professionalità facendo acquisire valore ulteriore al film.
Che resta una commedia leggera con momenti drammatici tenuti volutamente con bassi profili; perchè lo scopo della MIller è quello di raccontare un’evoluzione,quella di Pippa,che avviene per gradi.
Dall’iniziale senso di colpa agli accadimenti di varia natura che condizioneranno la vita di Pippa, tutto è mostrato con abilità dalla Miller e il risultato finale è un film di buon livello che si gusta senza particolari momenti di noia.
Consigliato.

La vita segreta della signora Lee

Un film di Rebecca Miller. Con Winona Ryder, Robin Wright, Julianne Moore, Keanu Reeves, Monica Bellucci, Blake Lively, Maria Bello, Alan Arkin, Zoe Kazan, Robin Weigert, Tim Guinee, Mike Binder, Madeline McNulty, Ryan McDonald, Drew Beasley, Christin Sawyer Davis, Beckett Melville, Adam Shonkwiler, Cornel West, Audrey Lynn Weston, Teresa Yenque Titolo originale: The Private Lives of Pippa Lee.Drammatico, durata 100 min. – USA 2009.

 

Robin Wright Penn: Pippa Lee
Keanu Reeves: Chris
Monica Bellucci: Gigi
Winona Ryder: Sandra
Alan Arkin: Herb Lee
Maria Bello: Suky Sarkissian
Julianne Moore: Kat
Blake Lively: Pippa Lee adolescente
Robin Weigert: Trish
Zoe Kazan: Grace Lee
Mike Binder: Sam Shapiro

Regia Rebecca Miller
Soggetto Rebecca Miller
Sceneggiatura Rebecca Miller
Produttore Brad Pitt, Lemore Syvan
Casa di produzione IM Global
Fotografia Declan Quinn
Montaggio Sabine Hoffmann
Scenografia Michael Shaw

febbraio 9, 2020 Posted by | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Secretary

Lee è una giovane ricoverata in un ospedale psichiatrico in quanto autolesionista.
Molto fragile emotivamente, quando non è in grado di gestire le cose o quando si ritiene inadeguata si infligge delle ferite; viene dimessa il giorno del matrimonio di sua sorella e da quel momento la mamma vigila in modo quasi ossessivo sulla donna,per impedirle di ricadere nel suo antico problema.
Che invece Lee non può dimenticare, visto che la sua è un’autentica difesa dai problemi e dal mondo.
Tuttavia con bravura riesce a ottenere un diploma di dattilografa e subito dopo a ottenere un impiego presso l’avvocato Edward Grey; Lee non è certo una bellezza, è timida, veste in modo antiquato tuttavia Grey sembra colpito dalla donna.
Ma Lee sul lavoro ha un comportamento altalenante; spesso fa errori di battitura e ben presto Edward,che di certo è un tipo chiuso,anche timido come confessa,inizia a punirla.
Con gran soddisfazione di Lee che in effetti altro non cerca.


Così tra i due si stabilisce un rapporto ai limiti del masochismo, con lui che di fatto diventa il padrone e lei la sottomessa; si arriva ad una esasperazione del rapporto lavorativo che culmina con uno sculacciamento di Lee, che non solo
non protesta ma anzi sembra ricavarne piacere.
Contemporaneamente allaccia una relazione stravagante con un giovane imbranato in modo patologico,Peter.
Ma il rapporto tra Edward e Lee evolve e l’avvocato, conscio dell’attrazione fatale che Lee ha nei suoi confronti,che la stessa ragazza ormai cerca i più svariati motivi per essere punita, Edward dicevo decide di licenziarla.
Lee, che nel frattempo si è trasformata poco alla volta in una ragazza attraente, decide di sposare Peter,salvo rinsavire all’ultimo momento, visto che non ama affatto il giovane e che i rapporti con lui, sopratutto intimi, non hanno alcun interesse per lei.
Così ecco che Lee mette in atto una strategia ben precisa per costringere Edward a riassumerla,anche con un’ambizione segreta…
Secretary,pellicola diretta da Steven Shainberg nel 2002 è una inusuale storia con un andamento assolutamente particolare; vira di volta in volta dalla commedia romantica alla storia che sembrerebbe voler analizzare i rapporti sado maso.


Lo fa con situazioni al limite dell’humour nero, con situazioni ed immagini davvero sorprendenti; nel film l’unica ad avere una spiegazione nel suo comportamento da sottomessa passiva è proprio Lee,che alle spalle
ha una dolorosa storia di autolesionismo. Raccontata però con un personalissimo sarcasmo da Shainberg,che non mette certo alla berlina la protagonista ma nemmeno arriva a compatirla. La mostra per quello che è, una crisalide che proprio grazie
al rapporto con Edward si trasforma in una leggiadra farfalla. E che riuscirà a tirar fuori dal bozzolo,visto che siamo in metafora,l’altra crisalide.
Quel Edward, bravo professionista che però ha un carattere tutto particolare.
Ma mentre nel caso di Lee il regista ci fa vedere cosa è accaduto nella sua vita tipo il rapporto complesso con il padre,che ama svisceratamente e per il quale soffre a causa dell’inclinazione dell’uomo all’alcolismo,nel caso di Edward non solo
non sappiamo quasi nulla del suo passato (sapremo che ha divorziato,ma non certo il perchè) ma anche il perchè del comportamento che l’uomo tiene, apparentemente schizoide.


Ed è questa una delle cose che si apprezzano di più nel film: i personaggi agiscono in un certo modo e Shainberg non esprime alcun giudizio morale su di loro. Racconta i fatti che accadono con aria sorniona,a tratti divertita. C’è un rapporto sado maso fra loro? Bene, saranno anche fatti loro,
a chi importa la sfera sessuale e privata di due adulti? In quella che si trasformerà in una strana storia d’amore quello che conta è il risultato, non certo i mezzi impiegati o il background che sta dietro le due vite dei protagonisti.
Badando bene a non esprimere giudizi, mostra un aspetto della sfera sessuale, senza peraltro ricorrere a scene di sesso se non a qualche nudo della splendida Maggie Gyllenhaal  davvero privo di erotismo proprio per l’atmosfera quasi divertita nella quale il regista immerge la storia.
Così anche la scena della sculacciata,molto realistica,non ha nulla di erotico,anzi: si trasforma in un gioco,quello tra due adulti che evidentemente hanno una sessualità non assimilabile a quella della maggioranza delle persone.

Che comunque nella vita privata scelgono comportamenti sessuali tra i più disparati ma che visto che si parla proprio dell’intimo e del privato non vanno certo condannati o denigrati: quando non si lede la libertà degli altri tutto è legittimo.
Questa è una delle tesi di Secretary,un film ben fatto,con momenti volutamente paradossali ma gustoso, godibile.
Con due bravi e capaci attori, Maggie Gyllenhaal (Lee) e James Spader (Edward) impegnati nel dare corposa gioiosità a due personaggi certamente non conformi alla massa.
Un film intelligente, che si guarda con piacere nonostante qualche forzatura di troppo e una trama volutamente omertosa, che ha però un finale sconcertante in perfetta linea con la storia narrata.
Tanto da riportare il tutto nell’ambito della rasserenante commedia sentimentale.
Applausi per un film da vedere assolutamente.

Secretary

un film di Steven Shainberg, con Jeremy Davies, Maggie Gyllenhaal, James Spader, Ezra Buzzington. Genere Commedia – USA, 2002, durata 104 minuti.

Maggie Gyllenhaal: Lee Holloway
James Spader: E. Edward Grey
Jeremy Davies: Peter
Lesley Ann Warren: Joan Holloway
Stephen McHattie: Burt Holloway
Patrick Bauchau: Dr. Twardon
Jessica Tuck: Tricia O’Connor
Oz Perkins: Jonathan
Amy Locane: Lees Schwester

Regia Steven Shainberg
Soggetto Mary Gaitskill (racconto)
Steven Shainberg, Erin Cressida Wilson (storia)
Sceneggiatura Erin Cressida Wilson
Distribuzione in italiano Eagle Pictures
Fotografia Steven Fierberg
Montaggio Pam Wise
Musiche Angelo Badalamenti
Scenografia Michael Baker, Michael Murray

febbraio 4, 2020 Posted by | Commedia | , , | 2 commenti