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La camera azzurra

Julien ha tutto per essere felice.
Una brava moglie, Delphine, una bella bimba, un lavoro da concessionario di mezzi agricoli che va benissimo e in ultimo una bella casa.
E ha anche da poco un’amante, Ester, moglie del farmacista della cittadina, che incontra in un alberghetto e sempre nella stessa camera tappezzata d’azzurro.
Il suo rapporto con Ester sembrerebbe improntato solo all’appagamento sessuale, ma in realtà la donna, che lo frequentava quando era ancora giovane, mira a qualcos’altro.
La morte del marito di lei, apparentemente per malattia, da il via ad un cambiamento profondo nella relazione.Fino al momento in cui Delphine viene ritrovata morta, assassinata per mezzo di una confettura di prugne…
Tratto dal romanzo La camera azzurra (La chambre bleue) di Georges Simenon, il film, uscito nel 2014 viene trasposto sullo schermo dall’attore Mathieu Amalric che nel film stesso riveste il ruolo del protagonista.


Un film descrittivo, d’ambientazione, caratterizzato da un uso quasi ossessivo del flashback, che interrompe la narrazione dell’accaduto peraltro recente del protagonista, della sua amante e marginalmente della famiglia di Julien con il presente, fatto di lunghi interrogatori
da parte del giudice istruttore che lo interroga dopo che l’uomo è stato arrestato con Ester (ma questo lo apprenderemo alla fine) accusato con la donna non solo dell’omicidio della moglie ma anche di quello del marito di Delphine.
Il film è scandito dall’interrogatorio dell’inquirente, che costringe Julien a ripercorrere il suo recente passato, a fare mente locale sull’accaduto, dal momento in cui ha incontrato nuovamente Delphine fino agli appuntamenti clandestini con la stessa, dei quali forse la moglie è al corrente.
Ma tutto è lasciato in sospeso, nel film.
Anche l’eventuale partecipazione di Julien alla preparazione dei due omicidi è dubbia; il tutto nonostante l’uomo cerchi disperatamente di ricostruire gli avvenimenti.Che però non possono fugare i dubbi, anche per l’ambiguità di fondo che caratterizza il suo personaggio.
Che rapporto ha, effettivamente con la sua amante? Si tratta di sesso o c’è qualcosa di più profondo? Il suo legame con la moglie è davvero solido o risente dell’abitudine e della noia? Tutto resta ambiguo, perchè lo stesso Julien lo è. Quando muore il marito dell’amante le resta lontano per due mesi, quasi per  allontanare eventuali sospetti sulla morte naturale del farmacista.


Un gioco di specchi, che si tramuta in un film in cui contano gli sguardi, le frasi a metà, le cose non dette; che rendono il film
un puzzle psicologico, in cui è lasciato allo spettatore il compito di giudicare in base a quanto detto.
Per contraltare ci sono il ritmo incalzante delle domande della polizia e il meticoloso, quasi ossessivo lavoro di ricerca dell’accaduto, che si tramuta in una raccolta impressionante di dati sui minimi movimenti della coppia, i più apparentemente insignificanti.
Il film si muove per tutta la sua durata su questo binario, mostrando i momenti di intimità della coppia di amanti e il personale di Julien, il suo rapporto con la moglie, apparentemente tenero ma in realtà abbastanza distaccato, da marito che trova noioso il menage familiare.
C’è molta della atmosfera dei romanzi di Simenon, nel film.


L’abilità dello scrittore nel descrivere minuziosamente i luoghi e i personaggi viene ricreata da Amalric con sufficiente padronanza; le parole dell’incipit del libro (che troverete in fondo alla recensione) sono riportate quasi integralmente dal regista.
Che è autore anche di una buona prestazione attoriale, tesa a portare sullo schermo il personaggio di Julien in tutte le sue contraddizioni.
Che sono numerose.
Brave anche Lea Drucker (Delphine) e Stephanie Cleau (Ester), di contorno gli altri protagonisti del film, dignitosi.
Astenersi se si amano i gialli movimentati o esaustivi nel finale;siamo lontanissimi dai canovacci tipici del genere.

La camera azzurra
Regia di Mathieu Amalric, con Mathieu Amalric, Léa Drucker, Stéphanie Cléau, Mona Jaffart, Laurent Poitrenaux. Titolo originale: La Chambre Bleue. Genere Drammatico, – Francia, 2014, durata 75 minuti. distribuito da Movies Inspired.

Mathieu Amalric … Julien Gahyde
Léa Drucker … Delphine Gahyde
Stéphanie Cléau … Esther Despierre
Laurent Poitrenaux … Il giudice istruttore
Serge Bozon … Un poliziotto
Blutch Blutch … Lo psicologo
Mona Jaffart … Suzanne Gahyde
Véronique Alain … La madre di Nicolas
Paul Kramer … L’avvocato di Julien
Alain Fraitag … L’avvocato di Ester

Regia: Mathieu Amalric
Sceneggiatura: Stéphanie Cléau e Mathieu Amalric
Romanzo: George Simenon
Produttore: Paulo Branco
Musiche: Grégoire Hetzel
Fotografia: Christophe Beaucarne
Montaggio: François Gédigier

“Ti ho fatto male?”.
” No “.
“Ce l’hai con me?”.
” No “.
Era vero. In quel momento tutto era vero, perché viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire. E non solo tutto era vero, ma era anche reale: lui, la camera, Andrée ancora distesa sul letto sfatto, nuda, con le gambe divaricate e la macchia scura del sesso da cui colava un filo di sperma.
Era felice? Se glielo avessero chiesto, avrebbe risposto di sì senza esitare. Non gli passava neanche per la testa di avercela con Andrée perché gli aveva morso il labbro. Faceva parte dell’insieme, come tutto il resto. In piedi, anche lui nudo, davanti allo specchio sul lavandino, si tamponava la bocca con un asciugamano imbevuto d’acqua fredda.
“Tua moglie ti chiederà spiegazioni? “.
“Non credo “.
“Ma a volte qualche domanda te la fa, no? “.
Le parole contavano poco. Parlavano così, per il puro piacere di parlare, come succede dopo l’amore, quando il corpo è ancora eccitato e la testa un po’ vuota.
“Hai una bella schiena”.
L’asciugamano era punteggiato di macchie rossastre. In strada un camion vuoto sobbalzava sul selciato. Dai tavolini del bar dell’albergo giungeva un vocio confuso, a tratti si riuscivano a distinguere alcune parole, ma slegate l’una dall’altra, cosicché il senso della frase risultava incomprensibile.
“Mi ami, Tony?”.
“Penso di si… “.

maggio 6, 2020 Posted by | Giallo | , , , | Lascia un commento

Omicidio per vocazione

Il ricco casellante Oscar muore inspiegabilmente vicino al suo casello travolto da un treno.
A contendersi la sua eredità sono i figli Jeannot (adottivo) e Leon,Simone e Colette (naturali); un giorno sui binari viene ritrovato un corpo
che indossa i vestiti di Jeannot,che quindi viene dato per deceduto.E’ l’inizio di una serie di tragici omicidi: una dopo l’altra vengono uccise
Rosalie e Colette. Tocca infine all’amante di Simone,mentre la polizia,deputata alle indagini,non cava un ragno da buco.Ma il motivo di questa inefficienza diverrà ben presto chiaro.L’ultima sopravvissuta,Simone,scappa dal posto mortale e va in città dove però l’attende una sgradevole sorpresa: Jeannot è vivo e ha organizzato tutto per intascare l’eredità paterna,con la complicità dell’ispettore di polizia incaricato delle indagini. Anche Simone farebbe una brutta fine se…


Omicidio per vocazione,in origine L’assassino ha le mani pulite (titolo cambiato per il fallimento della casa produttrice) è un discreto giallo di ambientazione francese ma girato in Lazio,diretto da un giovane Vittorio Sindoni al suo esordio dietro la macchina da presa,primo film di una onorevole carriera che avrebbe portato il regista siciliano ad una quarantina di regie di film e sceneggiati tv,film in particolare fra i quali spiccano
La signora è stata violentata,Tanto va la gatta al lardo… e la sua opera migliore,Perdutamente tuo… mi firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe.
Un giallo questo di buon livello,costruito attorno ad una trama discreta e con un paio di colpi di scena finale che lo rendono prodotto guardabile,in virtù anche di un’assoluta pulizia di immagini nelle quali mancano i consueti nudi e le scene erotiche tipiche
di un’infinità di pellicole del periodo.


Per quanto riguarda il cast da segnalare la presenza di Femi Benussi, bella e conturbante e una volta tanto castissima,visto che l’unica scena audace è la tradizionale doccia ripresa però di spalle e con tanto di asciugamano.
Il film è passato più volte in tv negli scorsi anni per chi volesse vederne una copia discreta i link sono https://www.dailymotion.com/video/x6as59z per la prima parte e https://www.dailymotion.com/video/x6auaxj per la seconda in una qualità discreta.

Omicidio per vocazione

Un film di Vittorio Sindoni. Con Femi Benussi, Ivo Garrani, Virgilio Gazzolo, Tom Drake, Isarco Ravaioli, Andrea Fantasia, Valeria Ciangottini, Ernesto Colli, Virginio Gazzolo Giallo, durata 92 min. – Italia 1968

Tom Drake: Ispettore Greville
Femi Benussi: Simone
Virgilio Gazzolo: Etienne
Ernesto Colli: Janot
Isarco Ravaioli: Jules
Andrea Fantasia: Notaio
Ivo Garrani: Leon
Valeria Ciangottini: Colette
Jeanette Len: Rosalie
Silvano Spadaccino: Il Camionista
Aurelio Marconi: Usuraio
Nicola Solari: Becchino
Aldo Bruno: Andrè
Alessandra Moravia: Natalie
Sergio Baldacchino: Job
Arnaldo De Angelis: Oscar
Giacomo Ricci: Agente

Regia Vittorio Sindoni
Sceneggiatura Aldo Bruno, Romano Migliorini, Vittorio Sindoni
Casa di produzione Semafilm
Fotografia Ascenzio Rossi
Montaggio Maria Schettino
Musiche Stefano Torossi
Trucco Angelo Roncaioli

luglio 16, 2019 Posted by | Giallo | , | 2 commenti