La febbre del sabato sera

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16 dicembre 1977 e 13 marzo 1978.
Due date importanti per la storia del musical e per la storia del costume del nostro paese.
La prima riguarda l’uscita nelle sale americane di Saturday night fever, titolo originale della pellicola diretta da Jonh Badham,la seconda riguarda l’anteprima nazionale italiana dello stesso film con l’italianissimo titolo La febbre del sabato sera,traduzione letterale dell’originale americano.
Perchè citare un film come parte integrante della storia del costume italiano?
Semplicemente perchè il film di Badham entrò dapprima timidamente,poi con forza dirompente nel modo di vivere dei nostri giovani, in un paese scosso ancora dal terrorismo, da quel senso di precarietà che si viveva nel periodo più buio della nostra storia.

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In pochi mesi il film si innestò con la sua musica e con tutto il suo carico di voglia di evasione nel costume di un paese colpito al cuore da terrorismo,inflazione,disoccupazione.
Per molti giovani, che avevano vissuto e stavano ancora vivendo l’incubo degli anni di piombo rappresentò una svolta.
Per alcuni storiografi una deriva, per molti altri un nuovo inizio, che significò l’avvento della stagione del riflusso, che ufficialmente inizierà sul finire dell’anno 1979 e che troverà negli anni 80 la sua consacrazione, con l’abbandono di molte tematiche degli anni settanta a tutto favore del disimpegno e della leggerezza, con il contemporaneo alleggerimento della tensione sociale.
Potrà sembrare un ragionamento molto riduttivo, eppure La febbre del sabato sera ebbe un impatto determinante sulla vita di molti giovani;le discoteche divennero ancor più il punto di aggregazione di tanti giovani,posti dove svagarsi, lasciare da parte i problemi semplicemente ballando sulle note di Stayng alive o Night fever.

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Così,lentamente ma inesorabilmente,una generazione cresciuta all’ombra dell’odio e della violenza si avvia a conoscere la stagione effimera, eppur fondamentale,di quella che venne definita età dell’oro, un periodo lungo quasi un decennio e che ribalterà molte delle cose acquisite nei decenni precedenti, innalzerà a status la voglia di divertirsi,svagarsi,del “tutto e subito”
La febbre del sabato sera è un musical, ma del tutto particolare.
Le tematiche di fondo infatti sono assolutamente pregnanti;si va dal disagio giovanile delle classi meno abbienti americane all’emarginazione di quelle immigrate, nello specifico la numerosa colonia ispanica all’uso di droghe al razzismo.
Su tutto la figura simbolo del film, Toni Manero, un giovane bianco appartenente a quella classe invisibile che corrisponde al nostro proletariato (forse anche sotto proletariato),un giovane estremamente estroverso ma al tempo stesso egoista e superficiale,che fa un lavoro anonimo, un’occupazione temporanea che non lo soddisfa affatto presso un negozio di vernici.
Toni frequenta un gruppo eterogeneo di italo americani, in perenne conflitto con la numerosa colonia ispanico-americana.

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L’unico suo vero divertimento, svago, è il ballo.
Toni frequenta il 2001 Odyssey,una discoteca ai margini dell’opulenta Manhattan,posto nel quale conosce Stephanie Mangano,un’altra italo americana che è più grande di lui ed anche più matura.
I due amano il ballo e ben presto Toni fa coppia con lei, apprezzandone non solo le doti di ballerina ma anche quelle di donna.
Ma Manero non è maturo.
Non è colpa sua, ovviamente.
Il gruppo che frequenta è composto da persone irresponsabili, emarginate,con una carica di violenza latente.
Così Toni, reduce da una vittoria in una gara di ballo assolutamente ingiusta ottenuta ai danni di una coppia portoricana ben più meritevole del premio, finisce per tentare di usare violenza su Stephanie.
Sarà la drammatica morte di Bobby, un amico del gruppo, forse il ragazzo più equilibrato del gruppo, che precipita giù da un ponte a cambiare per sempre la vita di Toni.

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Presa coscienza del suo stato,dei suoi comportamenti sopratutto nei riguardi di Stehanie,Tony si recherà a casa della ragazza alla ricerca di un punto fermo che significhi un nuovo inizio,l’alba di una vita diversa.
La febbre del sabato sera è un bel film, aldilà anche della strepitosa,immortale colonna sonora che fa da sfondo al film stesso;la storia non è affatto banale, le tematiche si mescolano abbastanza armonicamente mentre scorrono le note di brani storici come Stayin’ Alive,How Deep Is Your Love,More Than a Woman,Night Fever,You Should Be Dancing dei Bee Gees,band storica del finire degli anni sessanta oltre a strepitosi single come If I Can’t Have You di Yvonne Ellimann e Disco Inferno dei Trammps.E’ sicuramente inusuale la descrizione di problemi annosi e direi anche endemici della società statunitense come il razzismo e l’emarginazione.
Ma indiscutibilmente sarà la colonna sonora a segnare questo film.
Un ricordo personale.
Quando usci Saturday night fever il nostro paese era avvolto da una cappa di piombo.
E tutti eravamo davvero stanchi di quella lunghissima stagione di attentati, di morti ammazzati, di sangue e di dolore.

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A vent’anni puoi anche avere passione politica ma alla fine quando ti rendi conto che tutto sta finendo in una litania di uccisioni, anche le idee,l’ideologia stessa traballa.
Così capitò a molti di iniziare ad avere una forma di ripudio totale della violenza.
E altrettanto fatalmente questo film si innestò in queste dinamiche, nella voglia di evasione, di normalità che iniziava a dilagare fra i giovani.
Ad ottobre del 1978 frequentavo una discoteca della mia città.
La Saturday night fever a distanza di qualche mese era sempre più la colonna sonora alternativa al rock, ormai quasi morto e sepolto dopo più di un decennio di furore.
La sera del sabato avveniva una specie di rito che in qualche modo assomigliava a quello mostrato da Toni Manero nel film;per tutta la settimana ci si preparava all’evento e quando finalmente arrivavano le 20,30, orario di apertura della discoteca stessa,ci si tuffava in un mondo in cui era bandita la tristezza.
Le energie dei giovani confluivano in balli scatenati sulle note della disco dance, che impazzava allora.
Da Stayng alive a You should be dancing,ci si scatenava sulla pista avvolti da nuvole di ghiaccio secco sotto le luci accecanti dei riflettori;poi arrivavano i lenti come Night fever o la meravigliosa How deep is your love e tanti altri brani che seguirono come Born to be alive,Baby i love you, lenti appassionanti come Quella carezza della sera,Baker street.

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Il mondo stava cambiando e stavano cambiando le mode,le aspirazioni; se gli anni sessanta avevano traghettato il nostro paese da un’epoca ingenua ad una di amara consapevolezza,il finire degli anni settanta traghettò il paese in quella sbornia colossale che furono gli anni ottanta.
Spalle agli anni di piombo, gli italiani si scoprirono cicale.
Ma questa è un’altra storia.
Aldilà del valore assolutamente più che discreto, La febbre del sabato sera ebbe il grande merito di spalancare le porte,almeno nel nostro paese, ad una musica dirompente che rilanciò la disco music come fenomeno di massa.
E consegnò brani immortali alla storia della musica.

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La febbre del sabato sera

Un film di John Badham. Con Barry Miller, John Travolta, Karen Gorney, Joseph Cali, Fran Drescher, Paul Pape, Donna Pescow, Bruce Ornstein, Julie Bovasso, Martin Shakar, Denny Dillon, Sam Coppola, Donna Perscow, Nina Hansen, Lisa Peluso, Bert Michaels Titolo originale Saturday Night Fever. Commedia, durata 119 min. – USA 1977

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La febbre del sabato sera banner protagonisti

John Travolta: Tony Manero
Karen Lynn Gorney: Stephanie Mangano
Barry Miller: Bobby C.
Joseph Cali: Joey
Paul Pape: Double J.
Donna Pescow: Annette
Bruce Ornstein: Gus
Julie Bovasso: Flo Manero, madre di Tony
Martin Shakar: Frank Manero Jr., fratello
Sam Coppola: Dan Fusco
Nina Hansen: nonna
Lisa Peluso: Linda Manero, sorella di Tony
Val Bisoglio: Frank Manero Sr., padre di Tony
Denny Dillon: Doreen
Bert Michaels: Pete
Robert Costanzo: cliente del negozio
Robert Weil: Becker
Shelly Batt: ragazza della discoteca
Fran Drescher: Connie
Donald Gantry: Jay Langhart
Murray Moston: venditore
William Andrews: detective
Ann Travolta: ragazza
Helen Travolta: signora al negozio
Ellen March: commessa del bar
Monti Rock III: DJ
Roy Cheverie: partner spaiato
Adrienne King: ballerina
Alberto Vazquez: membro di una gang portoricana

La febbre del sabato sera banner doppiatori

Flavio Bucci: Tony Manero
Ludovica Modugno: Stephanie Mangano
Claudio Sorrentino: Bobby C.
Laura Gianoli: Annette
Antonio Colonnello: Frank Manero Jr.
Ridoppiaggio (2002)
Claudio Sorrentino: Tony Manero
Alessandra Korompay: Stephanie Mangano
Corrado Conforti: Bobby C.
Luigi Ferraro: Joey
Francesco Pezzulli: Double J.
Francesca Guadagno: Annette
Simone Crisari: Gus
Maria Pia Di Meo: Flo Manero
Christian Iansante: Frank Manero Jr.
Vittorio Amandola: Dan Fusco
Saverio Indrio: Frank Manero Sr., padre di Tony
Stefano Mondini: DJ

La febbre del sabato sera banner cast

Regia John Badham
Sceneggiatura Norman Wexler
Produttore Robert Stigwood
Fotografia Ralf D. Bode
Montaggio David Rawlins
Musiche David Shire
Tema musicale Barry Gibb, Maurice Gibb, Robin Gibb
Scenografia Charles Bailey
Costumi Patrizia von Brandenstein
Trucco Max Henriquez, Joe Tubens

La febbre del sabato sera banner soundtrack

“Stayin’ Alive”, Bee Gees, durata 4’45”
“How Deep Is Your Love”, Bee Gees, 4’05”
“Night Fever”, Bee Gees, 3’33”
“More Than a Woman”, Bee Gees, 3’17”
“If I Can’t Have You”, Yvonne Elliman, 3’00”
“Symphonie No 5″ (originale di Beethoven), Walter Murphy, 3’03”
“More Than a Woman”, Tavares, 3’17”
“Manhattan Skyline”, David Shire, 4’44”
“Calypso Breakdown”, Ralph MacDonald, 7’50” (non inserita nel film)
“Night on Disco Mountain”, David Shire, 5’12”
“Open Sesame”, Kool & the Gang, 4’01”
“Jive Talkin'”, Bee Gees, 3’43” (non inserita nel film)
“You Should Be Dancing”, Bee Gees, 4’14”
“Boogie Shoes”, KC and the Sunshine Band, 2’17”
“Salsation”, David Shire, 3’50”
“K-Jee”, MFSB, 4’13”
“Disco Inferno”, The Trammps, 10’51”

La febbre del sabato sera banner recensioni

L’opinione di Dario dal sito http://www.mymovies.it

Probabilmente il miglior film sulla danza (e non solo) mai fatto in epoca moderna! Travolta è riuscito a creare attorno a sè un’icona con questo ruolo e a ripetere tale grandezza solo col ruolo datogli da Tarantino in “Pulp fiction” . Peccato che il doppiaggio della pellicola sia stato trascurato notevolmente, infatti la si gusta meglio nella sua versione originale. Film inevitabile, un “must” per i cinefili, che seppur poco attratti dalla cultura disco anni ’70 (come me), dovrebbero capire che con questo film si è fatta la storia. Notevole anche il malinteso intrinseco del film, ossia che viene fatto passare per commedia, quando in realtà per gran parte della durata del film si sta davvero male da quanto forte e autentico è il ritratto di questa solitudine metropolitana di Tony Manero, il quale riesce a trovare unico conforto nella danza e nella partner in pista interpretata altrettanto bene da Karen Lynn Gorney, nel ruolo di Stephanie Mangano. Il finale anticlimatico potrà sembrare ridicolo, ma in fondo è necessario. Il sequel “Staying alive” girato da Sylvester Stallone, d’altro canto, ha tentato in modo assolutamente fallimentare di riesumare il successo del primo film.
L’opinione di Panflo dal sito http://www.filmtv.it

Io c’ero quando uscì nel ’77; ero anche padre di due frugolotti di 9 e 10 anni. Li portai a vederlo e si annoiarono a morte ; forse annoiato dalla loro noia mi rimase un ricordo negativo (influenzato sicurament dal rimpianto dei soldi del biglietto) perché se parti a vedere un film con lo spirito negativo non c’è speranza che lo cambi in corso d’opera : perciò mi parve una brutta copia di “American Graffiti” , troppo notturno, con i caratteri troppo marcati, specie la famiglia Manero, le scene di ballo filmate male con predominza di fastidiosi rossi e frequenti effetti “flou” , musica che non diceva gran che (e pensare che i Bee Gees erano tra i miei preferiti dopo Massachusset e, Words ed altri) Come mi sbagliavo !!! Me lo rividi dopo qualche anno ed ebbi modo di ammirare l’abilità del regista nel portare avanti una storia di giovani perdenti (ma in fondo anche gaudenti) e della loro passione per il ballo senza troppo attardarsi su approfondimenti socio-culturali, ma lasciando spazio a godibili scenette , veloci e ben legate da una musica che ormai mi era entrata nel DNA. Le scene di ballo collettivo, ripresa dall’alto in atmosfera quasi da sogno , e i singoli balletti di Travolta ti mettono in movimento tutto il corpo e oggi che l’ho rivisto per l’ennesima volta , pensando a tutti i film de genere successivi, posso affermare che rimane veramente un capostipite insuperato.
L’opinione di Angelheart dal sito http://www.filmscoop.it

Un John Travolta semplicemente fenomenale (in uno dei ruoli top della sua carriera assieme al Jack Kerri di “Blow Out” e all’indimenticabile Vincent Vega di “Pulp Fiction”) è il protagonista di questo film culto anni 70, indubbiamente tra i più importanti e rappresentativi della famosa decade.
Uno spaccato generazionale crudo, sincero e divertente che cattura ben bene il malessere e le frustrazioni che serpeggiavano tra i giovani dell’epoca (nullità di giorno, leoni di notte) tra risse, sesso, droga, turpiloquio (tra i più spinti che il cinema ricordi) e sequenze di ballo assolutamente irresistibili.
Ciliegina sulla torta, una strepitosa colonna sonora disco, indubbiamente azzeccata, dei mitici Beegees (che ha contribuito non poco al successo del film); melodie indimenticabili che si sposano perfettamente con le scene in cui vengono usate e che ne enfatizzano ancor più la carica rendendole semplicemente uniche nel suo genere (come dimenticare i titoli di testa con “Staying Alive”, o le “prove costume” di Tony nella sua stanza con “Saturday Night Fever”, o ancora il famoso ballo in pista di Tony, che sfoggia un repertorio di passi da far paura, sulle note di “You Should be Dancing, Yeah”).
Insomma, a parte qualche dettaglio inutile (tutta la parte col fratello spretato) e qualche leggero momento di stanca nella parte centrale (con la relazione altalenante tra Tony e Stephanie) “La Febbre del Sabato Sera” rimane un affresco anni 70 e fenomeno di costume meritatamente storico (lontano dall’essere una commedia o un musical come molti erroneamente pensa(va)no), ancora oggi sincero e brutale, che senza ombra di dubbio andrebbe visto almeno una volta nella vita; se non altro per capire come mai lo straordinario John Travolta, con questo film, sia riuscito a diventare una superstar modello di vita per gli uomini e ultra sex-symbol per le donne. Veramente… Travolta è un fottùto MITO!!!
In definitiva: grande film, grande grande film… che la cosa piaccia o meno.
Da vedere e rivedere.
Interessante notare come all’epoca i modelli e le influenze sui giovani fossero il Rocky Balboa di Stallone o il Frank Serpico di Pacino, e che le donne sulle quali si sbavava fossero stangone bionde e bellezze naturali come Farrah Fawcett.
Tanto per capire come la situazione oggi sia veramente desolante…

dal sito http://www.davinotti.com:

L’opinione di Markus

Cult movie (consegnato alla storia del cinema) in cui si stende un ritratto di gioventù americana senza ideali ma con una coscienza indotta di fine anni ’70; ma c’è di più: il film di Badham è anche storiografico perché espone con straordinaria fedeltà il fenomeno allora in corso della “disco” attraverso luoghi e brani già di per sè icone. Travolta ha incarnato – forse senza nemmeno saperlo – le fattezze di migliaia di ragazzi in tutto il mondo.

L’opinione di Herrkinski

Ovvero: quello che non ti aspetti. Se infatti il film a prima vista (e da quel che si dice in giro da sempre) parrebbe solo una glorificazione effimera della disco-dance di fine anni ’70, è in realtà uno spaccato di vita dei giovani di periferia della New York del periodo; classi sociali basse, figli di immigrati e minoranze, con potenzialità inespresse e condannati a una vita che non gli appartiene. A tratti duro e per nulla accomodante, con un finale non rassicurante e una certa violenza; bravo Travolta, mai sopra le righe. Da rivalutare.

L’opinione di Harrys

Il film riesce a districarsi abilmente, con uno stile singolare, ma forse inconsapevole, tra toni da commedia giovanilistica spensierata e toni da amara satira sui concetti di immaturità, di standardizzazione, di mancanza di personalità (e quindi di saldi principi) e di prospettive. Se il primo aspetto della pellicola (quello scanzonato) non esalta, il secondo (quello graffiante) colpisce nel segno, ergendosi quasi a monito. Il personaggio di Tony Manero sembra essere stato scritto e pensato appositamente per John Travolta. Grande OST.
Signor Fusco: “Il futuro non si fa fottere, il futuro casomai fotte te! Quello c’è sempre e se non sei preparato, ti fotte!”
Tony: “Per me il futuro è stasera!”

Stephanie: “Io sto crescendo, sto crescendo. Tu non hai neppure idea di quanto sto crescendo!”
Tony: “Mettiti le scarpe basse!”

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Se la devono sempre prendere con qualcuno… il perché non si sa! (Tony Manero)
221 79th Street, Bay Ridge, Brooklyn, New York City, New York, USA
86th Street, Brooklyn, New York City, New York, USA
Bay Ridge, Brooklyn, New York City, New York, USA
Bensonhurst, Brooklyn, New York City, New York, USA
Brooklyn Bridge, New York City, New York, USA
Brooklyn Heights Promenade, Brooklyn Heights, Brooklyn, New York City, New York, USA
John J. Carty Park, Bay Ridge, Brooklyn, New York City, New York, USA
Kelly’s Tavern – 9259 Fourth Avenue, Bay Ridge, Brooklyn, New York City, New York, USA
Lenny’s Pizza – 1969 86th Street, Bensonhurst, Brooklyn, New York City, New York, USA
Manhattan, New York City, New York, USA
Phillips Dance Studio – 1301 W. Seventh Street, Bensonhurst, Brooklyn, New York City, New York, USA
Verrazano-Narrows Bridge, New York City, New York, USA

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