Cannibal holocaust


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Questo film di Ruggero Deodato, targato 1979 come produzione, uscito nelle sale cinematografiche nel 1980 detiene diversi primati: è il film più violento che si sia visto sullo schermo,e parlo naturalmente di un prodotto autoctono, una produzione italiana; è il film più tagliato in assoluto, che non appartenga naturalmente al genere erotico;

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è il film più bandito dagli schermi all’estero, con 50 paesi che ne hanno vietato la proiezione, e tra essi c’è anche l’Inghilterra. Una serie di record impressionanti, dovuti essenzialmente alle scene di crudeltà sugli animali, che Deodato volle inserire per dare un ulteriore senso di drammaticità allo stesso, e che nulla aggiungono a quanto si visualizza sullo schermo, e sopratutto alla brutalità delle scene di violenza, talmente realistiche da rasentare lo snuff movie, che portarono il regista in tribunale, e che contribuirono in maniera determinante al successo della pellicola.

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Cannibal holocaust è un film estremo, per certi versi anticipatore di molte tematiche, come il raffronto tra la selvaggia civiltà dei popoli cosiddetti primitivi e quella del mondo occidentale. Una delle tante problematiche lanciate dal film, ma non solo; è evidente in Deodato, una furia iconoclasta che si riversa anche sul mondo della tv, e che anticipa l’epoca odierna dei reality show, della  tv verità, che poi altro non è che un sistema sensazionalistico per ricavare audience. Un film con forse troppa carne al fuoco, ma durissimo e diretto, un atto di accusa feroce verso l’ipocrisia del mondo occidentale,

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messo in contrapposizione con la dura legge della giungla, con le sue regole difficili da accettare per noi civilizzati, ma che in realtà altro non sono che il prodotto estremo della capacità dell’uomo di vivere in simbiosi con la natura, accettandone e anzi dividendone le leggi per la sopravvivenza.

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Ma Cannibal holocaust ha anche altri motivi, per essere guardato con occhi particolarmente attenti: il regista, abilmente, ha saputo coniugare la storia tradizionale, girata quindi in maniera classica, canonica, con inquadrature da fermo, con l’innovazione della handy cam, che all’epoca consisteva soltanto in una camera portata a spalla, per dare l’effetto movimento della seconda parte del film, quella francamente più disturbante, la più cruda e feroce della storia del cinema italiano.

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Tocco geniale, i graffi sulla pellicola, che anticipano di vent’anni The blair witch project, o ancora tutti i film come Rec, Cloverfield, che utilizzano in pratica la stessa tecnica di ripresa. Per quanto riguarda la trama, il film non presenta particolari intoppi narrativi, privilegiando ovviamente la fase descrittiva, mostrando il contrasto volutamente esagerato tra la natura incontaminata, le popolazioni indigene e i cosiddetti civilizzati, che alla fine del film appariranno molto meno credibili delle popolazioni autoctone.

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Tutto inizia con il professor Harold Monroe che si mette alla ricerca di una squadra televisiva, tre uomini e una donna, inviati da una emittente tv in Amazzonia per girare un documentario sulle tribù cannibali, e da quel momento misteriosamente scomparsa. Il professore, accompagnato da una guida, da un indio e da uno schiavo, ha modo di imbattersi in una realtà completamente diversa da quella in cui vive quotidianamente;

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nel corso della ricerca, si imbatte in riti tribali come l’uccisione di un’adultera da parte del marito, un indigeno che uccide la consorte dopo averla violata con un fallo di pietra, prima di giungere in un villaggio dove gli abitanti, a gesta, prima gli mostrano alcune capanne carbonizzate, e poi i macabri resti dei quattro reporter, unitamente al materiale girato dagli stessi.Ritornato nella grande mela, dove ha sede il network televisivo, il professor Monroe visiona i filmati girati dai quattro reporter; in uno di essi, quello introduttivo, si vedono i giovani scherzare in albergo.

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Ai filmati si alternano stacchi in tempo reale, con interviste del professore ad amici e conoscenti dei reporter, che in qualche modo sembrano preannunciare  comportamenti futuri dei giovani derivati anche dalla loro stupidità. E infatti i filmati mostrano, ben presto, le atrocità di cui si erano resi protagonisti i quattro:lo sterminio di un gruppo di indios, raggruppati in una capanna e arsi vivi, la violenza cieca e brutale su una ragazza, violentata e poi impalata selvaggiamente, e lasciata esposta in modo atroce, con i quattro intenti a riprenderli con le telecamere.

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L’ultimo filmato mostra la vendetta degli indigeni, che ad uno ad uno uccidono i componenti della troupe, evirandone uno e facendolo poi a pezzi, violentando e decapitando la ragazza, e infine squartando gli ultimi due. Il film termina con la decisione dei responsabili del network di non mostrare i filmati, con il professor Monroe che disgustato per il loro comportamento va via scuotendo la testa.

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Come già detto all’inizio, il film non è esente da pecche, ma è un eccellente atto di accusa ante litteram dello strapotere delle televisioni e della cultura occidentale. Il tutto portato all’esasperazione attraverso un linguaggio visivo in cui non viene risparmiato nulla. l’uccisione (reale) di un topo muschiato, una tartaruga gigante fatta a pezzi, scene di fucilazioni prese da immagini di repertorio ecc. Il tutto sottolineato dalla splendida colonna sonora di Riz Ortolani. Un film che mantiene intatta la sua carica trasgressiva, forse il miglior lavoro del controverso Deodato.

Cannibal holocaust,un film di Ruggero Deodato. Con Luca Barbareschi, Francesca Ciardi, Robert Kermann, Salvatore Basile.Paolo Paoloni
Drammatico, durata 95 min. – Italia 1980.

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Regia Ruggero Deodato
Sceneggiatura Gianfranco Clerici
Produttore Franco Palaggi
Casa di produzione F.D. Cinematografica
Distribuzione (Italia) United Artists Europa
Fotografia Sergio D’Offizi
Montaggio Vincenzo Tomassi
Effetti speciali Aldo Gasparri
Musiche Riz Ortolani
Tema musicale Cannibal Holocaust (Titoli di testa)
Scenografia Massimo Antonello Geleng
Costumi Lucia Costantini

Cannibal holocaust banner personaggi

Robert Kerman: professor Harold Monroe
Francesca Ciardi: Shanda Tomaso
Perry Pirkanen: Jack Anders
Luca Barbareschi: Mark Williams
Gabriel Yorke: Alan Yates
Salvatore Basile: Chaco Losojos
Ricardo Fuentes: Felipe Ocaña
Lucia Costantini: adultera
Enrico Papa: giornalista televisivo
Ruggero Deodato: uomo al parco
Paolo Paoloni: dirigente televisivo
Lionello Pio di Savoia: dirigente televisivo

Doppiatori italiani

Luciano De Ambrosis: professor Harold Monroe
Emanuela Rossi: Shanda Tomaso
Angelo Nicotra: Jack Anders
Piero Tiberi: Mark Williams
Massimo Giuliani: Alan Yates
Sergio Fiorentini: Chaco Losojos

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