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La casa del peccato mortale

Padre Xavier Meldrum è un sacerdote ormai avanti negli anni,che vive in un sobborgo di Londra,in una casa tetra in compagnia dell’ormai morente madre e di una governante, segretamente innamorata di lui.
Padre Meldrum è immerso in una follia allucinata,originata anche dalla mancata vocazione;è stata sua madre infatti a costringerlo a diventare
un sacerdote,nella paura che su figlio la lasciasse.
Un giorno ascoltando la confessione di una giovane,Jenny Welch,che racconta di essere stata sedotta da un uomo;Meldrum sviluppa verso la giovane un’allucinata attrazione e da quel momento inizia a uccidere,in serie,tutti coloro che hanno un qualche legame con lei.
Dapprima sopprime un ragazzo che ritiene,ingiustamente,il seduttore di Jenny,poi il suo vero seduttore;in un crescendo diabolico,ammazza la madre di una ragazzina che per sfuggire alle sue mire si è suicidata e infine anche la sorella di Jenny,Vanessa.


Che era legata a padre Duggan,un sacerdote in crisi vocazionale che aveva deciso di abbandonare l’abito talare per amore di Vanessa Welch.
La follia di Padre Meldrum raggiunge il culmine;subito dopo la morte dell’inseparabile governante,che si uccide disperata,Meldrum sopprime anche sua madre,che ormai sa di convivere con un mostro.Il diabolico sacerdote convince Padre Duggan a ritornare sui suoi passi,a restare nella chiesa e subito dopo…
Un buon prodotto,anzi,decisamente più che buono questo La casa del peccato mortale (House of mortal sin),diretto da Peter Walker nel 1976;
un film immerso in un’atmosfera malata,tetra e allucinata,resa con grande maestria dal regista inglese Peter Walker,uno specialista del genere horror,
autore di pellicole come Marianna, fuga dalla morte ,E sul corpo tracce di violenza e Nero criminale.
Tra sacrileghe esposizioni di ostie,profanazioni dei riti cattolici,il personaggio principale,l’allucinato Padre Meldrum si inoltra sempre più nella follia che ormai lo attanaglia, in un crescendo di assassini brutali che Walker,con acume,sottolinea utilizzando un pizzico di Grand Guignol,un pizzico di sesso e tanta,tanta tensione.


Ad esaltare ancor più l’atmosfera malata del film c’è una fotografia livida,quasi spettrale che mescolata all’aria plumbea della casa in cui si svolgono gli avvenimenti crea la giusta miscela per un film sicuramente ad effetto.
Anthony Sharp è Xavier Meldrum,il folle assassino che disonora la sua tonaca con un comportamento diabolico;una recitazione asciutta,tesa,che trasferisce sullo schermo le contraddizioni del personaggio interpretato,al quale non è estraneo un anticlericalismo di fondo di Walker,del resto visibile in altre sue regie;bene Susan Penhaligon e Stephanie Beacham,rispettivamente nei ruoli di Jenny e Vanessa Welch,mentre
per quanto riguarda le scene cult del film,una su tutte è l’omicidio di Vanessa colpita con un rosario.


Per quanto riguarda la reperibilità,segnalo la versione sufficiente su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=nZMvixxudYQ
mentre i streaming vi consiglio il link https://openload.co/f/7wMgZQRqnWY/La.Casa.Del.Peccato.Mortale.1975.ITA.M_L.mp4

La casa del peccato mortale

Un film di Peter Walker. Con Anthony Sharp, Susan Penhaligon, Stephanie Beacham, Norman Eshley,Sheila Keith.Titolo originale House of Mortal Sin. Giallo, durata 104 min.1975 – Gran Bretagna

Anthony Sharp … Padre Xavier Meldrum
Susan Penhaligon … Jenny Welch
Stephanie Beacham … Vanessa Welch
Norman Eshley … Padre Bernard Cutler
Sheila Keith … Signora Brabazon
Hilda Barry … La madre di Padre Meldrum
Stewart Bevan … Terry Wyatt
Julia McCarthy … La signora Davey
John Yule John Yule … Robert
Bill Kerr Bill Kerr … Davey
Victor Winding … Dottor Gaudio

Regia Peter Walker
Soggetto David McGillivray e Peter Walker
Muscihe Stanley Myers
Montaggio John Black
Fotografia Peter Jessop
Direzione artistica Chris Burke

maggio 10, 2018 Posted by | Horror | , , , | Lascia un commento

Lo strangolatore di Vienna

Vienna,1930
Otto Lehman,di professione macellaio,viene dimesso dal manicomio in cui era rinchiuso “per aver colpito con una coscia di vitello” una sua cliente.
A casa lo attende la sua bottega,che nel frattempo è stata mandata avanti da suo cognato Brunner e sua moglie Hanna;Otto,pur di non dover
nuovamente condividere il letto con la insopportabile donna,attrezza una camera sulla bottega nella quale va a vivere.
Una sera,mentre guarda distrattamente fuori dalla finestra,scopre la dirimpettaia Berta mentre si spoglia.
La sera dopo lo spettacolo si ripete,ma mentre è intento a spiare,Otto viene sorpreso dalla bisbetica moglie,che lo minaccia di rimandarlo in manicomio e lo insulta chiamandolo mostro.
Otto perde il lume della ragione e strangola la moglie.


Resosi conto troppo tardi del suo gesto,Otto decide di far sparire il cadavere di Hanna facendolo a pezzi e usandolo per fabbricare salsicce.
Che incontrano il gusto della gente,che affolla la sua bottega per accaparrarsi la prelibata carne.
Una sera il macellaio scopre suo cognato Brunner con una prostituta e la uccide;anche la donna finisce nel tritacarne dell’ormai fuori controllo Otto,che uccide anche suo cognato.
Sarà Berta a smascherare il macellaio,grazie anche alla fortuita scoperta di un anello in un pezzo di carne da parte di un inconsapevole cliente…
Lo strangolatore di Vienna è un film diretto dal regista aretino Guido Zurli,che in questo caso si firma John Zurli;con un budget risicato all’osso,Zurli,onesto artigiano autore di una dozzina di pellicole di vario genere fra il 1963 e il 1980,riesce a fare con i fichi secchi un banchetto quanto meno decoroso.
Il film infatti ha dei buoni spunti,muovendosi con buona lena tra i binari del giallo e quelli dell’horror,aiutato principalmente da una sottile vena di humour nero che è sicuramente un valore aggiunto per la pellicola.


Prendendo spunto dalla storia di un efferato serial killer di inizi del secolo,Fritz Haarmann detto il mostro di Hannover che dal 1919 al 1924 commise almeno 25 omicidi di adolescenti,alcuni dei quali finirono per diventare pasto per inconsapevoli clienti,Zurli imbastisce una storia senza grosse pecche che si trasforma in immagini visive equilibrate.
Utilizzando delle marcette allegre,che rendono surreali anche le sequenze degli strangolamenti,Zurli conferisce un’aura particolare al film che così esce dal classico binario dell’horror per trasformarsi in una commedia nera sicuramente godibile.
Merito anche del corpulento Victor Buono,che interpreta perfettamente il personaggio del folle Lehman,faccia quasi simpatica che maschera una mente squilibrata,che esplode nella follia in seguito all’ennesima angheria della moglie.
Il volto pacioccone di Buono,quello laido di Brunner,la bella Franca Polesello e Karin Field sono l’ossatura di un film sicuramente ben diretto e con una trama originale;girato quasi tutto in studio (Vienna appare o in cartolina o in sequenze senza attori,quindi con materiale di repertorio),Lo strangolatore di Vienna rende il massimo con il minimo investimento.


Scomparso completamente dai circuiti cinematografici e televisivi,da qualche anno è stato editato in digitale,operazione che ha reso bene i vividi colori usati dal regista nelle riprese ed è oggi disponibile in una versione molto buona disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=k93wawWeFUk&t=621s

Lo strangolatore di Vienna
Un film di Guido Zurli. Con Franca Polesello, Brad Harris, Victor Buono, Dario Michaelis, Luca Sportelli, Karin Field Horror, durata 92 min. – Italia, Germania 1971

 

Victor Buono …Otto Lehman
Franca Polesello …Berta Hensel
Brad Harris …Mike Lawrence
Dario Michaelis …Ispettore Klaus
Karin Field …Hanna Lehman
Luca Sportelli …Karl Brunner
Hansi Linder …Frieda Ulm

Regia … Guido Zurli
Sceneggiatura … Dag Molin,Dick Randall,Karl Ross
Musiche …Alessandro Alessandroni
Fotografia … Augusto Tiezzi
Montaggio … Enzo Alabiso,Graham Lee Mahin

agosto 28, 2017 Posted by | Horror, Thriller | , , , | Lascia un commento

Tre gocce di sangue per una rosa

I francesi non hanno mai avuto dimestichezza con gli horror,salvo qualche eccezione.
E anche questo scadente Tre gocce di sangue per una rosa del 1972 non si salva dal grigiore generale della massa di produzioni horror d’oltralpe.
Regista del film è Claude Mulot,scomparso a soli 44 anni e autore di una ventina di produzioni per la massima parte non editate in italiano.
Con un occhio alla fotografia e alle intelaiature di Jesus Franco e più di uno alle atmosfere di Jean Rollin,Mulot scrive e dirige un horror
convenzionale,in cui sembra di assistere ad un assemblaggio di vari film,con personaggi presi di petto come il mad doctor,la donna sfigurata per gelosia e le immancabili nudità sparse casualmente nel film senza una vera logica.
Quello che vien fuori è una pellicola debole e poco interessante,fragile non solo nella narrazione ma anche in quelli che sono i topos del cinema di genere; manca persino l’atmosfera e il film naviga in maniera sonnacchiosa tra gli immancabili fenomeni atmosferici (tuoni e fulmini) ma con un pathos uguale a zero.


La trama:
Frederic di Lansac,barone,è un appassionato di botanica;ha una splendida serra e grazie all’aiuto del dottor Rohmer crea anche nuove specie vegetali.
Il dottor Rohmer è un professionista cacciato in malo modo dall’ordine medico per aver eseguito un disastroso intervento di chirurgia facciale.
Frederic vive con il dottore e con una donna,Moira,innamorata di lui: la quale, un giorno, ha la sventura di far conoscere al barone la bella Anna,della quale Frederic si innamora.
Gelosa di Anna,Moira,proprio durante il banchetto nuziale sfigura la sventurata donna con il fuoco.
A tentar di porre riparo alle ustioni di Anna c’è Rohmer,ma le cose si complicano;finale apocalittico e assolutamente insulso.
Letteralmente scomparso dopo pochi giorni di programmazione dalle sale e lungamente ignorato anche dalle tv,Tre gocce di sangue per una rosa (La rose ecorchee ovvero la rosa rosea nella versione originale del titolo) è ricomparso qualche anno addietro nel quadro della rivisitazione che il cinema bis ha avuto in seguito all’aumento esponenziale degli amanti del cinema horror.


Che però,nel caso specifico,hanno ben poco da star allegri.
Il cast fa quello che può (poco) ed essendo composto da comprimari finisce per naufragare nella pochezza della pellicola,che rimane opera rarissima da reperire.
In rete c’è una versione pessima in lingua a questo indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=_XXOt8cFtDo&t=1681s in discreta qualità.

Tre gocce di sangue per una rosa

Un film di Claude Mulot. Con Philippe Lemaire, Annie Duferey, Elisabeth Teissier, Anny Duperey Titolo originale La rose écorchée. Horror, durata 91 min. – Francia 1972

Philippe Lemaire …Il Barone Frédéric
Anny Duperey … Anne
Elizabeth Teissier … Moira
Olivia Robin … Barbara
Michèle Perello … Agnès (as Michelle Perello)
Valérie Boisgel … Catherine
Jean-Pierre Honoré … Paul Bertin
Gérard-Antoine Huar …Wilfried
Jacques Seiler … Il poliziotto
Michel Charrel … L’uomo ombroso
Johnny Cacao … Olaf
Howard Vernon …Professor Rhömer

Regia: Claude Mulot
Sceneggiatura: Claude Mulot,Jean Larriaga,Edgar Oppenheimer
Produzione: Edgar Oppenheimer
Musiche: Jean-Pierre Dorsay
Fotografia: Roger Fellous
Montaggio: Monique Kirsanoff

agosto 21, 2017 Posted by | Horror | , , , | Lascia un commento

L’ossessa

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La bella Daniela è una giovane che frequenta l’Accademia di belle arti;durante una ricognizione in una vecchia chiesa con alcuni restauratori,viene incaricata di rimettere a nuovo una delle due statue lignee custodite nella chiesa stessa.
La sera del trasporto del crocefisso nel suo laboratorio,la ragazza scopre con sgomento che sua madre ha un amante e che ama in particolare i giochi sadomaso.
Sconvolta,si rifugia in laboratorio dove si dedica al restauro di un dipinto.
Mentre è assorta in questa occupazione,la statua crocefissa subisce una trasformazione,si anima e assume sembianze umane.
E’ il diavolo che ha scelto questo mezzo decisamente inconsueto per manifestarsi alla donna.
Così incarnato,l’entità diabolica possiede carnalmente la ragazza e subito dopo,mentre la ragazza non si è ancora riavuta dallo choc,torna ad essere una statua.
Quando Daniela si riprende crede di aver sognato;ma la notte inizia a manifestare sintomi di ninfomania estrema.

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Tanto che i suoi genitori decidono di chiamare uno psichiatra che però non riesce a guarirla;dopo un orribile incubo durante il quale
Daniela sogna di partecipare ad un sabba sacrilego nel quale viene nuovamente posseduta dal diavolo.
Il risveglio della ragazza è traumatico;il corpo porta i segni della crocefissione che ha sognato.
A questo punto Mario e Luisa,genitori di Daniela,decidono misure drastiche;chiamano frate Antonio al capezzale di Daniela.
Il prete capisce immediatamente che la ragazza è vittima di una possessione demoniaca e consiglia loro di farla esorcizzare
da padre Xeno.
Così la ragazza viene trasportata in un convento,dove però la situazione precipita.
Preda di una crisi,sfascia la cella in cui è ricoverata e fugge in paese…
Servirà l’intervento di padre Xeno a guarire la ragazza?
Finale ovviamente tragico con tanto di premuta di piselli,un classico.
L’ossessa è un film del 1974,diretto da Mario Gariazzo.
Uno stravagante clone dell’Esorcista di Friedkin capostipite del filone demoniaco uscito nel 1973.
Il successo del film di Friedkin portò alcuni registi italiani a rifare pedissequamente film ispirati al personaggio di Regan,senza però
riuscire a ricreare la cupa,sinistra atmosfera del film americano.

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Tra essi possiamo citare L’anticristo di Alberto De Martino,Chi sei? di Ovidio G. Assonitis e proprio l’Ossessa,il più debole dei tre.
Il film parte bene,con la scoperta dei due crocefissi e la descrizione della festa a cui partecipa Daniela.
Ma ben presto tutto svanisce,a partire dalla sequenza in cui l’amante di Luisa,madre di Daniela,frusta la donna stessa con un mazzo di rose
sul letto della donna,nudo ma con tanto di scarpe ai piedi.
Da li in poi il film scivola e poi rotola verso il banale,in una fiera del kitsch che non risparmia più nulla.
Un vero peccato non tanto perchè il film potesse dire nulla di originale,quanto per il buon cast reclutato per lo stesso.
Luigi Pistilli,Gabriele Tinti,Lucretia Love,Cris Avram,Ivan Rassimov e Umberto Raho,oltre alla protagonista Stella Carnacina meritavano
ben altro trattamento.
Manca tensione nel film e le scene di possessione si limitano ad alcune espressioni terrorizzate della Carnacina,in palese imbarazzo e a qualche
trucco di make up davvero sconfortanti.

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Non è certo uno z movie, ma un film anonimo e francamente bolso.
Mario Gariazzo farà di molto peggio 4 anni dopo,girando l’allucinante Incontri molto… ravvicinati del quarto tipo;in quanto a L’ossessa vanno
segnalati solo i nudi di Lucretia Love,come al solito molto generosa nell’esposizione del suo corpo e qualche nudità di Stella Carnacina.
Davvero poco per salvare un film da dimenticare

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L’ossessa

Un film di Mario Gariazzo. Con Luigi Pistilli, Gabriele Tinti, Stella Carnacina, Lucretia Love, Ivan Rassimov,
Chris Avram, Umberto Raho, Giuseppe Addobbati, Edoardo Toniolo, Andrea Scotti, Piero Gerlini,
Valentino Macchi, Bruna Beani Horror, durata 92 min. – Italia 1974.

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Stella Carnacina… Daniela
Chris Avram … Mario
Lucretia Love … Luisa
Ivan Rassimov … Il diavolo
Gabriele Tinti … L’amante di Luisa
Luigi Pistilli … Padre Xeno,l’esorcista
Gianrico Tondinelli … Carlo
Umberto Raho … Lo psichiatra
Piero Gerlini … Padre Antonio

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Regia: Mario Gariazzo
Sceneggiatura: Mario Gariazzo,Ambrogio Molteni,Ted Rusoff
Produzione: Paolo Azzoni,Riccardo Romano
Musiche: Marcello Giombini
Fotografia: Carlo Carlini
Montaggio: Roberto Colangeli

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Recensioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Homesick

Esponente del filone esorcistico italiano, in cui il Maligno agisce tipicamente attraverso l’arte (un Crocifisso ligneo da restaurare).
Predomina tuttavia l’aspetto erotico: dalla fresca bellezza della Carnacina – motore dell’azione e della possessione demoniaca – agli incontri sadomaso della coppia adulterina Tinti-Love, con lei che si fa frustare con un mazzo di rose. Il Bene è incarnato dall’eremita Pistilli, il Male da un Rassimov più luciferino che mai e dalla sua sacerdotessa Beani. Molto scarsa la confezione; buone le musiche di Giombini.
Cotola

Pessimo clone italiano de L’esorcista, si perde, dopo un inizio per nulla malvagio, in scene a dir poco ridicole che riciclano goffamente quelle della pellicola di Friedklin.
La regia e la sceneggiatura che sono sotto il livello di guardia. Poco altro da dire se non che sarebbe molto meglio evitarlo.

Undying

Uno dei primi film italiani nati sulla scia dell’Esorcista. L’inizio non è nemmeno malvagio, soprattutto grazie alla bizzarra idea di partenza e al dinamico montaggio, ma ciò che viene dopo non è altro che una fiacca copia del film di Friedkin con un po’ di sesso e di sangue in più e soprattutto con noia e trash ad alti livelli.
Mediocre la protagonista Stella Carnacina, ridicolo Ivan Rassimov nei panni del Diavolo, mentre il povero Luigi Pistilli fa quel che può. Musiche orecchiabili.
C’è di peggio, ma il film è comuque evitabilissimo.
L’opinione di The gaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Una bella ciofeca, copia e incolla dell’Esorcista con una Stella Carnacina che più che un’ossessa è costretta a recitare una ninfomane all’ultimo stadio, visti i numerosi pruriti sessuali.
Bassisimo budget e si vede fin troppo bene. Divertenti e briose le scene dell’esorcismo, peccato che avrebbero dovuto far spaventare. Da recuperare forse per gli amanti del trash, materia in abbondanza che caratterizza questa, diciamo, pellicola penosa.

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aprile 26, 2016 Posted by | Horror | , , | 4 commenti

Le notti del terrore

Le notti del terrore locandina

Il professor Ayres,archeologo e scienziato si aggira nella vasta proprietà del conte George;armato di piccone entra in una grotta e inizia a scavare.Lo sventurato e incauto scienziato non sa che sta profanando un luogo sacro agli etruschi.Poco dopo infatti è assalito da un’orrida creatura,simile ad uno zombie che lo uccide a morsi.
Brusco cambio di scena.
Il conte George ha invitato nella sua villa un gruppo di amici che a bordo di tre auto sbarcano nel maniero; l’atmosfera lieta che si stabilisce tra il gruppo dura poco perchè un’orda di zombie si scaglia su di loro che vengono a poco a poco uccisi e divorati senza pietà.Nono stante tutti i tentativi non riusciranno ad avere la meglio sui furbi zombie che sono guidati proprio da Ayres e che alla fine riusciranno ad avere la meglio.
In estrema sintesi questa è la trama di Le notti del terrore conosciuto anche come Burial ground,o anche come Zombi horror o ancora con la traduzione letterale del titolo ovvero The nights of terror.
Diretto da Andrea Bianchi ne 1981,che in alcune versioni si firma come Andrew White,Le notti del terrore dovrebbe essere una delle tante pellicole che si ispirano al film di Romero La notte dei morti viventi,vero apri pista e padre dei film con zombi.
Film che è un vero e proprio compendio di tutto quello che un regista non dovrebbe fare nel dirigere una pellicola e al tempo stesso una delle cose più raccapriccianti in cui mi sia mai imbattuto.

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E non certo perchè il film sia particolarmente spaventoso per situazioni o immagini.
Derivato da una sceneggiatura rabberciata alla meglio e spesso contraddittoria o fumosa,girato in stretta economia in una villa o al massimo nel suo parco,con attori da recita scolastica e con effetti speciali al limite (abbondantemente superato più volte) del grottesco,Le notti del terrore può ambire senza problemi alla top ten dei film più trash della storia del cinema,alla stessa stregua di pellicole come La bestia in calore o Incontri molto ravvicinati del quarto tipo.
Che ci sia qualcosa di strambo nel film lo si capisce quando troviamo degli etruschi in Inghilterra,si presume che la location sia quella
visto che le tre auto marciano a sinistra.
Il tempo di vedere gli ospiti sistemarsi nella villa ed ecco il Conte a letto con Evelyn,una delle ospiti sorpresi mentre si danno da fare
dal figlio di quest’ultima,Michael,che dovrebbe essere un ragazzino ritardato o poco più.

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L’espressione di sorpresa dei tre è così innaturale da smuovere il sorriso;è il momento esatto in cui ci si rende conto che siamo di fronte ad una pellicola di serie z.
Da questo momento è tutto un susseguirsi di situazioni grottesche e assurde;gli zombie appaiono come esseri primordiali negli istinti
ma dotati di una certa intelligenza,di sicuro più acuta dei viventi che si cacciano in situazioni folli.
Bassa macelleria con scene che dovrebbero essere rivoltanti,zombie che strappano carne e la divorano,con la sequenza madre riservata al finale
delirante;l’incestuoso Michael,trasformato in zombi strappa un pezzo di seno a sua madre che lo ha avvicinato al suo petto nudo!
In mezzo sorrisi per l’improvvisazione che regna sul set e incredulità per quanto si vede sullo schermo.
Andrea Bianchi,a sei anni da Nude per l’assassino che era stato un buon successo e un buon film,tira fuori dal cilindro un film che in maniera
sospetta sembra creato apposta per far sganasciare dalle risate lo spettatore.
Funziona tutto al contrario,come già detto,e sembrerebbe un film diretto da un cine amatore.
Probabilmente, finiti gli anni d’oro del cinema anni 70 Bianchi non ha finanziamenti decenti e così ripiega su un filmaccio rabberciato sotto tutti
i punti di vista.
Sul cast stendiamo un velo pietosissimo;a parte Mariangela Giordano,gli altri commettono errori da principante,come guardare in camera ecc.
Le espressioni di terrore poi sembrano più dovute a problemi intestinali che a tentativi credibili di interpretazione.
In definitiva,uno dei prodotti peggiori in cui mi sia capitato di imbattermi,sconsigliato sotto tutti i punti di vista almeno come horror.
Ma qualche sana risata la strappa.

Le notti del terrore

di Andrea Bianchi (Andrew White).Con Mariangela Giordano,Karin Well,Gianluigi Chirizzi,Simone Mattioli,Peter Bark,Anna Valente.Horror,Italia 1981
Durata 85 minuti

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Mariangela Giordano: Evelyn
Karin Well: Janet
Gianluigi Chirizzi: Mark
Simone Mattioli: James
Antonietta Antinori: Leslie
Roberto Caporali: George
Peter Bark: Michael
Claudio Zucchet: Nicholas
Anna Valente: Kathryn
Renato Barbieri: professor Ayres
Mariangela Giordano: Evelyn

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Regia Andrea Bianchi
Sceneggiatura Piero Regnoli
Produttore Gabriele Crisanti
Casa di produzione Esteban Cinematografica
Fotografia Gianfranco Maioletti
Effetti speciali Gino De Rossi
Musiche Elsio Mancuso, Burt Rexon
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Trucco Mauro Gavazzi, Rosario Prestopino

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Renato

Film horror che assomiglia più ad una commedia demenziale, anche se non credo che la cosa fosse intenzionale…
Decine di zombi in impermeabile e maschera coi vermi assaltano una villa (ovviamente stra-isolata e senza telefono)
decimando i presenti per la nostra soddisfazione. Dialoghi risibili, regìa poverissima e musiche fastidiose… e ciononostante
il film si fa guardare fino alla fine, sempre nell’ormai celeberrima logica del brutto che affascina. Una visione, non di più.
Cotola

Perla imperdibile del trash italiano che vanta numerosissimi estimatori. Il film, infatti, pur essendo davvero brutto, diverte non poco
chi si imbatterà in esso: i dialoghi ridicoli, gli attori impresentabili, l’inverosimiglianza di alcune situazioni
(frutto di una sceneggiatura pessima e grossolana) contribuiscono a renderlo indimenticabile. Se siete in cerca di crasse risate questo è il film che fa per voi.
Ciavazzaro

Un trash che però non riesce a non piacere. Il cast è composto in gran parte da attori cani tolta la bellissima Mariangela Giordano e il bravo Caporali
(che rivedremo qualche anno dopo ne Le Nuove Comiche), ma l’ambientazione nella villa funziona e il sangue scorre copioso. Alcuni trucchi fanno pena, ma mediamente ci si diverte.
Non così orrendo come si può credere a prima vista. Da vedere.
Deepred89

Uno dei capisaldi dell’horror-trash nostrano. Attori cani (ad esser buoni), effetti splatter abbondanti ma rozzissimi, dialoghi esilaranti (molti sono ormai passati alla storia),
regia approssimativa, montaggio pieno di errori (alcuni degni di un dilettante), musiche allucinanti (con effetti in stile fantascienza di serie Zz). Comunque il ritmo è alto e non ci si annoia mai.
E poi c’è Peter Bark, il quale rende il film qualcosa di sublime. Orribile ma imperdibile.
Undying

Il fascino di pellicole come questa sta tutto nell’approssimazione: da quella data dagli interpreti a quella generata da un soggetto fatto con dialoghi allucinati e poco curati.
Andrea Bianchi è stato regista di decine di pellicole (di vario genere) fatte con questo tenore e viene – non a caso – rammentato solo in occasione di questo Zombi Horror (nobilitato dagli effetti speciali del grande Giannetto De Rossi) e del consimile (giallo) Nude per l’assassino… Un film non per nuove generazioni…
Il Gobbo

Notevolissimo. Trionfo di coratella e fegatini, affare della vita per le macellerie fornitrici, e materia di effettacci alla vaccinara davvero squisiti. Uno spettatore superficiale sarebbe incline a pensare che la tecnica sia la stessa del porno: tasto forward e via a cercare le scene clou. Grave errore, perchè il gore è la giusta punizione che la robusta etica del regista commina agli incredibili personaggi.
Ai posteri l’allattamento un po’ esagerato e gli zombi deossoriani con saio, ma non male anche lo scienziato (?) dell’inizio. Mistico.
Puppigallo

Se volete farvi quattro risate, vedendo un gruppo di pseudoidioti, tra i quali, una madre con un figlio che fa più impressione degli zombi, degli zombi etruschi fatti di pongo e cartongesso e un saggio di recitazione da teatrino dei burattini (occhio a ciò che dicono e, soprattutto, a James e alle sue espressioni), ve lo consiglio. Devono però piacervi anche le viscere esposte e i vermi, altrimenti astenersi.
Ah, dovrebbe essere un horror. Ma quando vedi certe scene (i grugni stessi degli zombi; La tagliola da lividi; I frati con sorpresa; Gli zombi organizzati), non puoi che ridere.
Homesick

Dopo gli esempi di Romero, Fulci e Girolami, anche Andrea Bianchi si dedica agli zombi, esseri in putrefazione – qui piuttosto astuti e vigorosi – risorti dall’Aldilà e famelici di carne umana. Squallidissimo, accatastato
su una sceneggiatura (di Piero Regnoli) pressoché inesistente, dialoghi pietosi, trucchi da carro di Carnevale e un cast di impresentabili che comprende, tra gli altri, le divette del soft-core dei poveri Karin Well
e Antonella Antinori e il freak Peter Bark. Roba da chiodi.
L’opinione del sito http://www.filmperpochi.it

Altro film italiano di zombie, questa volta tra più brutti che mi sia capitato di vedere! Conosciuto anche come Zombie Horror annoia dai primi minuti e continua ad annoiare fino alla fine, fatta eccezione per qualche risata che inevitabilmente
le scene assurdo/trash provocano!
Del regista Andrea Bianchi non so praticamente nulla, se non quello che è scritto su wikipedia, quindi non posso nemmeno dilungarmi in un nostalgico racconto sul passato del cinema nostrano, quindi passo direttamente all’analisi del film…
La particolarità del film è che qui gli zombie di questo film sono capaci di utilizzare oggetti o semplici armi, come asce e accette. Questa particolarità però porta solo a scene scontate, alcune delle quali stupidissime, come la morte della
povera cameriera che viene prima inchiodata alla finestra da uno zombie che scaglia il chiodo con una precisione millimetrica, e poi decapitata con una falce! Altra scena memorabile è quella della prima aggressione degli zombie, dove una ragazza
rimane intrappolata in una tagliola che non si sa perchè il conte sistema nel giardino di casa sua… Neanche il make-up degli zombie è convincente.

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marzo 19, 2016 Posted by | Horror | , , | 3 commenti

Il castello dalle porte di fuoco

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Tardo gotico uscito nelle sale nel 1971,Il castello dalle porte di fuoco è una produzione low budget diretta da Josè Luis Merino,onesto artigiano del B movie autore,prima di questa pellicola,di una serie di film appartenenti a svariati generi,dall’euro spy al western all’horror.
Molto conosciuto in Italia tra gli amanti del cinema di serie B per Zorro la maschera della vendetta e per Zorro il cavaliere della vendetta,Merino tira giù una pellicola senza grossi sussulti,con pochissimi soldi ma con qualche buona idea.
L’ambientazione è quella tipica del gotico venato di horror,un castello,un misteroso assassino dalle sembianze mostruose
con l’aggiunta di un pizzico (davvero tale)di castigato erotismo.
Tanto da far credere che se girato tra il 67 e il 69 i risultati sarebbero stati più accettabili;negli anni settanta il gotico era ormai tramontato come genere e l’interesse per questo particolare tipo di film era ormai scemato.
Il castello dalle porte di fuoco si apre con la protagonista Ivana Rakowski (l’italianissima Erna Schurer) che viene assunta da un’agenzia per lavorare presso il barone Janos Dalmar,un uomo sul quale corrono strane voci,tutte allarmanti.

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Ivana le apprende immediatamente;si mormora che le donne che hanno avuto a che fare con il barone in passato abbiano tutte
fatto una brutta fine.
Nonostante gli avvertimenti ricevuti,la donna si reca lo stesso presso il castello di Dalmar,che a sorpresa si rivela essere uomo raffinato e a suo modo affascinante.
Ben presto le preoccupazioni di Ivana svaniscono,cosa favorita dall’affiatamento raggiunto con il Barone.
Ma a turbare tutto ecco arrivare la misteriosa morte di Olga,governante del castello,seguita subito dopo dall’altrettanto inquietante morte di Cristiana,una domestica.
Per Ivana è l’inizio di un incubo.
Convinta che dietro la morte delle due donne ci sia Janos,che agirebbe in preda a furiosi attacchi di licantropia,
Ivana decide di trovare una cura per guarirlo.
La notevole attrazione che esiste tra i due porta Janos a chiederle di sposarlo,cosa che Ivana,ormai innamorata di lui accetta di buon grado di fare.
Ma la prima notte di nozze ecco che le morti misteriose delle due donne trovano una spiegazione; mentre Janos è impegnato fuori dal castello,attratto dall’improvviso abbaiare dei cani,Ivana viene assalita da un uomo orribilmente sfigurato…

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Una sceneggiatura abbastanza scontata nel suo svolgimento fa da cornice ad un film che però non delude nonostante la pochezza di mezzi a
disposizione di Merino.
Certo,siamo di fronte ad un puzzle che compone diverse sceneggiature,con il classico laboratorio del dottore che per una volta non è il tradizionale “mad doctor”;c’è il classico “mostro” che uccide per motivi banali,la bellona che si innamora del sospetto e anche l’happy end.
Ma alla fine il risultato non è dei più malvagi.
Pochi colpi di scena,poca suspence ma un andamento lento che per fortuna non annoia.
Curiosa la decisione di affidare il ruolo della dottoressa in chimica alla bellona nostrana Erna Schurer,francamente poco credibile
in tale ruolo in loco della ben più espressiva Agostina Belli,relegata nel ruolo di vittima sacrificale del mostro.
In realtà la Belli aveva alle spalle solo 5 pellicole e in queste non era stata tra le protagoniste,mentre la Schurer,al secolo Emma Costantino era già una piccola star del B movie,con alle spalle film come Le salamandre e sopratutto La bambola di Satana.

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Ma in fondo sono dettagli.
Dscreta la prestazione di Charles Quinney nel ruolo del Barone.
Film completamente dimenticato che è estremamente raro da trovare.
Esistono in rete alcune versione più o meno tagliate,ma tutte in inglese e senza sottotitoli.

Il castello dalle porte di fuoco
Un film di José Luis Merino. Con Agostina Belli, Erna Schurer, Charles Quiney, Christin Galloni, Giancarlo Fantini,
Ezio Sancrotti, Enzo Fisichella Horror, durata 96 min. – Italia 1971.

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Il castello dalle porte di fuoco banner protagonisti

Erna Schurer: Ivanna Rakowsky
Charles Quinney: Janos Dalmar
Agostina Belli: Cristiana
Cristiana Galloni: Olga
Mariano Vidal Molina: Ispettore

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Regia José Luis Merino
Soggetto Enrico Colombo, María del Carmen Martínez Román e José Luis Merino
Sceneggiatura Enrico Colombo, María del Carmen Martínez Román e José Luis Merino
Produttore Roger Corman
Casa di produzione Prodimex Film e Órbita Films
Fotografia Emanuele Di Cola
Montaggio Sandro Lena

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Opinione tratta dal sito http://www.filmhorror.com

(…) Ecco uno dei tanti film finito (ingiustamente) nello spietato tritacarne della critica più negativa. Negli anni, IL CASTELLO DALLE PORTE DI FUOCO è stato spesso e volentieri bistrattato decisamente più del dovuto.
Intendiamoci, di esaltante o di geniale non c’è davvero nulla, ma la sceneggiatura è solida, Merino è bravo a girare e l’ambientazione gotica funziona. Erna Schurer ha una bella parte e il livello medio di recitazione va ben oltre la sufficienza.
Sarebbe superfluo stare a specificare che non si toccano le vette del cinema di Mario Bava, anche perché tutto scorre in maniera molto semplice e lo stile del regista spagnolo è piuttosto elementare, va però riconosciuto a Merino il merito di
saper creare un certo interesse nello spettatore che, trovandosi a dover fare i conti con un ritmo non certo scoppiettante, può comunque trovare nel film diversi elementi interessanti.(…)

L’opinione di Wang yu dal sito http://www.filmtv.it

Lento come una lumaca,non fa paura,non inorridisce.

L’opinione di Undijng dal sito http://www.davinotti.com

Horror italo-spagnolo che guarda al gotico di casa nostra anche se poi si sviluppa -grazie ad una sceneggiatura quantomeno originale- quasi come un giallo. Lontano da spettri e magioni infestate, Josè Luis Merino punta l’obiettivo sulla misteriosa
figura di un eccentrico Duca e sugli studi (da questi avanzati) centrati sulla ricerca di un elisir di lunga vita. Peccato che il budget (curato da Corman) imponga, prevalentemente, una messa in scena davvero povera, aggravata dalla totale assenza
di trucchi e effetti speciali. Partecipazione italiana per attori (Agostina Belli) e musica (Malatesta).

L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com

Il vecchio Merino prende il cast dei suoi Zorro e lo ricicla in un gotico ravvivato da qualche tetta e compilato avendo davanti l’abbecedario del genere. I cui adepti (quorum ego) tutto sommato possono apprezzare, o quantomeno non annoiarsi troppo.
La Schurer chimica è pressappoco sullo stesso piano di Mario Tessuto fisico nucleare.

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marzo 14, 2016 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento

I satanici riti di Dracula

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Il Professor Van Helsing, studioso addentro alle cose misteriose e ai segreti dell’esoterismo viene contattato da un reparto speciale di Scotland Yard per svolgere una delicata indagine.Si tratta infatti di investigare su una cerchia di uomini potenti della città che frequentano una villa in cui si sospetta accadano strani avvenimenti.
Prima di recarsi nella villa, Van Helsing contatta un suo vecchio amico d’università che risulta essere presente nella lista dei notabili:si tratta del professor Julian Chili,premio Nobel che sta facendo studi su un bacillo in grado di provocare un’epidemia di peste.
La Psychical Examination and Research Group,l’organizzazione a cui fa capo Dracula, il misterioso uomo che guida le fila della stessa in realtà si pone come obiettivo la distruzione dell’umanità;Van Helsing, arrivato nella villa si ritrova a doversi battere contro il vampiro, che dimora nella villa .

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Van Helsing,che è accompagnato da sua nipote Jessica viene sconfitto ma qualcosa cambia improvvisamente le sorti del conflitto…
I satanici riti di Dracula è una produzione Hammer del 1973, l’ottava dedicata al celebre personaggio creato da Bram Stoker.
Ormai prigionieri dell’ambientazione gotico/horrorifica di derivazione transilvanica, i dirigenti della Hammer tentano un’improbabile dimensione post moderna, contaminando l’atmosfera tipica dei film vampireschi con una storia elaborata di congiure scientifiche per annientare l’umanità grazie a un mortale bacillo.
La Hammer affida al regista canadese Alan Gibson il compito di dirigere The Satanic Rites of Dracula tradotto poi letteralmente in Italia come I satanici riti di Dracula e contemporaneamente scrittura Christopher Lee per vestire i panni di Dracula e Peter Cushing quelli del suo celebre nemico,Van Helsing.
Non è un caso,ovviamente,visto che Gibson aveva già diretto il precedente film Hammer dedicato al re dei vampiri, quel 1972: Dracula colpisce ancora! che comunque non si era rivelato un grosso successo al box office.

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E anche questo film alla fine non si rivelò una mossa vincente:nonostante la presenza del duo Lee-Cushing i risultati al box office furono deludenti.
E non certo per colpa del cast ma per una sceneggiatura molto lacunosa e sopratutto lontana dalle atmosfere tipiche dei film con protagonisti i vampiri.
In pratica la miscela vampiri/sangue/sesso, sostituita dal “terrorismo” batteriologico non funzionò e il pubblico in pratica abbandonò il genere, cosa che fece anche Christopher Lee che,fiutato il cambio di gusto del pubblico, non accettò più ruoli del genere mentre Cushing entrò nel cast di La leggenda dei 7 vampiri d’oro, ultimo film vampiresco della Hammer.

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Tornando al film, di vampiresco non rimane quasi più nulla;Gibson sembra più interessato a mostrare un Dracula fiancheggiatore di poteri forti, quasi un epigono di un dittatore pronto a conquistare il mondo non più con i canini ma con un ben più pericoloso e devastante virus che è in grado di eliminare l’umanità.
Per dare un segno di contiguità con il suo precedente 1972: Dracula Colpisce Ancora! il regista riprende alcuni personaggi già presenti nel citato film come l’ispettore Murray e la nipote del professor Lorrimer Van Helsing Jessica.
Dracula non ha più canini e mantello ma veste come un uomo d’affari,i suoi mezzi di conquista sono cambiati;il protagonista è il doppio petto,come in Hanno cambiato faccia di Corrado Farina, splendido apologo del vampirismo del potere che conquista grazie alle armi del consumismo e del lavoro, della pubblicità e della religione.

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Il risultato finale è un film non riuscito ma con un suo fascino; la contaminazione fra l’horror tradizionale Hammer e il poliziesco/thiller/fantapolitico ha molte pecche ma è comunque ben diretto e ben recitato.
Bene comunque il cast,impeccabile e bene anche sia la fotografia di Brian Probyn che l’ambientazione;un vero peccato che questo film sia in pratica il canto del cigno della Hammer giunto in un periodo in cui ormai l’horror vampiristico era tramontato come genere.La gloriosa casa britannica,che tanto aveva dato alla cinematografia di genere era ormai giunta al capolinea.

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I satanici riti di Dracula
Un film di Alan Gibson. Con Christopher Lee, Peter Cushing, William Franklin, Michael Coles, William Franklyn,Freddie Jones, Joanna Lumley, Richard Vernon, Barbara Yu Ling, Patrick Barr, Richard Mathews, Lockwood West, Valerie Van Ost, Maurice O’Connell, Peter Adair, Maggie Fitzgerald, Pauline Peart, Fionnula O’Shannon, Mia Martin Titolo originale The Satanic Rites of Dracula. Horror, durata 88′ min. – Gran Bretagna 1973

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Christopher Lee: Conte Dracula
Peter Cushing: Prof. Lorrimer Van Helsing
Michael Coles: Ispettore Murray
William Franklyn: Torrence
Freddie Jones: Prof. Julian Keeley
Joanna Lumley: Jessica Van Helsing
Richard Vernon: Colonnello Mathews
Barbara Yu Ling: Chin Yang
Patrick Barr: Lord Carradine
Richard Mathews: John Porter
Lockwood West: General Sir Arthur Freeborne
Valerie Van Ost: Jane
Maurice O’Connell: Hanson

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Regia Alan Gibson
Soggetto Don Houghton
Sceneggiatura Don Houghton
Casa di produzione Hammer Film Productions
Fotografia Brian Probyn
Montaggio Chris Barnes
Musiche John Cacavas

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L’opinione del sito http://www.splattercontainer.com

(…) I Satanici riti di Dracula è la copia quasi perfetta delle tematiche di Hanno cambiato Faccia, il capolavoro di Farina del 1971, un film pregno di importanti messaggi politici. Già da questa sua palese derivazione si comprende come le idee dello script affidate al regista Gibson fossero poche e confuse. Il risultato finale, a discapito di queste premesse, però non è pessimo. Il regista ha sfruttato in maniera ottimale la classica coppia Lee/Cushing con quest’ultimo a reggere quasi da solo tutto il film per colpa di un Lee a tratti leggermente logorato dal suo ruolo. Il mix tra spionaggio e fanta horror tiene sempre alta l’attenzione dello spettatore che è comunque costretto ad affrontare una storia decisamente scontata. Un pizzico di novità ce la fornisce il modo in cui alla fine il bene trionfa sul male; dopo una serie di paletti conficcati tra le tette delle fidanzate di Dracula e una pallottola d’argento che manca il bersaglio non ci si aspetta un’arma così strana come quella usata da Van Helsing per sconfiggere il vampiro. Vi ho rovinato il finale? Dai, non mi dite che non sapevate che alla fine Van Helsing avrebbe vinto?! Siamo salvi.(…)
L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Poco soddisfacente questo Dracula adattato ad un contesto più moderno. La trama ha indubbiamente elementi horror, ma l’ossatura principale ricorda più il genere spionistico e fantapolitico. Un mix poco riuscito dove la figura di Dracula perde carisma malgrado Lee e perdipiù penalizzata da una presenza limitata che lo penalizza.

L’opinione di zederfilm dal sito http://www.filmtv.it

Ultimo episodio della saga di casa Hammer sulla figura del Conte Dracula, questo film è considerato dai più un fiasco, principalmente per il fatto di aver portato l’azione ai nostri giorni (così come il precedente 1972 Dracula Colpisce Ancora ): invece il film non è assolutamente male, anzi, è interpretato da un cast di attori eccezionali e bravissimi, ha un inizio sfolgorante quasi da film d’azione e le ambientazioni (anche se non siamo più in Transilvania o nella Londra vittoriana ) sono sinistre e cupe, il che non fa rimpiangere le locations gotiche dei film precedenti. Eccezionali Christopher Lee e Peter Cushing come sempre nei rispettivi ruoli di Dracula e di Van Helsing. Finale memorabile (anche se improbabile). Consigliato ai cultori del genere e agli appassionati di vampiri.

L’opinione di horrormovie.it

Questa volta Dracula si mette a capo di un gruppo di…speculatori edilizi! Il suo vero scopo è quello di riuscire a diffondere sulla terra un morbo letale simile alla peste. Ma, anche stavolta, a rovinare i piani del Principe delle Tenebre ci penserà il suo nemico giurato Van Helsing… Christopher Lee e Peter Cushing si prestano, per l’ennesima volta, ad interpretare i due antagonisti per eccellenza del genere horror Dracula e Van Helsing per questo che è senza dubbio uno dei peggiori e meno riusciti film della Hammer sul mitico Conte. Assolutamente evitabile!

L’opinione di trivex dal sito http://www.davinotti.com

Sorpresa positiva questa produzione Hammer anni 70, in cui vengono sapientemente ed efficacemente coniugati gli “antichi” canoni vampireschi (leggende, croci, pallottole d’argento, etc..) con i “valori” preponderanti del mondo moderno (potere e ricchezza). Il tradizionale vampiro è l’elemento d’unione, poiché viene dal passato per distruggere il futuro (la “morte nera”) per una furibonda “sete” di vendetta. Un po’ splatter, una donna nuda da sacrificare, le donne vampiro incatenate e assetate di sangue… sì, gli anni 70 si fanno proprio vedere!

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dicembre 6, 2014 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento

Il potere di Satana

Il potere di Satana locandina 4

La giovane Lori,sposata con Frank,viene dimessa da un’ospedale;vi è stata ricoverata per qualche tempo in seguito al profondo trauma subito per aver dato alla luce un bambino morto.
In accordo con Frank,Lori decide di allontanarsi dalla città per riprendere le forze e assieme si recano nel villaggio di Lilith.
Su Lilith aleggia una sinistra leggenda, che racconta di una strega che appare casualmente minacciando i bambini,una strega che ha il nome dato al villaggio.
E’ proprio durante il viaggio che Frank e Lori si trovano ad essere testimoni della tragica morte di una ragazza, inseguita dalla strega Lilith e subito dopo ad un rito arcano presieduto da un uomo di grossa mole, un rito nel quale è evocato il principe delle tenebre ed altri demoni.

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Lilith appare come un villaggio pervaso da un’atmosfera ambigua e sinistra;Frank conosce il suo nuovo datore di lavoro,Cato e Lori, che lo conosce subito dopo, inizia a guardare con diffidenza l’uomo.
La donna infatti è certa che il misterioso individuo che stava officiando il rito satanico altro non sia che Cato.
Oltretutto la donna percepisce nettamente l’atmosfera insana che aleggia sul villaggio,diffida della strana gente che lo abita e poco dopo il suo arrivo scopre anche che Cato ha perso un figlio e che il rito che l’uomo stava compiendo ad altro non serviva che a riportarlo in vita.
Cato ha bisogno di Lori perchè la donna, sin dalla nascita, possiede arcani e misteriosi poteri soprannaturali e conta sul suo aiuto per riportare in vita il figlio; ma ecco che Lori….
Il potere di Satana,produzione americana del 1972 diretto dal regista Bert Gordon, distribuito con vari titoli oltre all’originale The Witching o anche Necromancy o Le streghe della luna nera o ancora Magia nera è un horror sciapo e abbastanza monotono che propone per l’ennesima volta la trama trita del villaggio che nasconde il tradizionale segreto mescolato all’espediente delle messe nere celebrate dallo stregone demoniaco.

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Lo stregone, il grande Orson Welles e la brava Pamela Franklin che interpreta Lori sono in realtà l’unica nota positiva del film, che scorre senza grossi sussulti verso l’unico colpo di scena, peraltro più volte utilizzato, del finale che lascia aperta ogni possibilità.
Finale che non solo non riscatta un film debole e soporifero, ma che confonde ancor più le acque dimostrando una volta in più che non basta la presenza di un grandissimo del cinema come Welles a riscattare o quantomeno rendere interessante una pellicola.
L’attore americano infatti appare per pochi minuti e comunque probabilmente solo per ragioni alimentari, ovvero per l’assegno staccato dal produttore per assicurarsi la sua presenza, vista l’irrilevanza del soggetto e della sceneggiatura del film.

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Poco altro da salvare, forse le musiche incalzanti; ma la recitazione del cast è ai livelli minimi, mentre la Franklin per l meno fa il suo dovere.
Film tranquillamente trascurabile, anche perchè di difficilissima reperibilità nella versione italiana.

Il potere di Satana
di Bert I. Gordon, con Orson Welles,Pamela Franklin,Lee Purcell,Michael Ontkean,Harvey Jason,Lisa James,Sue Bernard.Horror,Usa 1972 Titolo originale The Witching

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Orson Welles: Mr. Cato
Pamela Franklin: Lorie Brandon
Lee Purcell: Priscilla
Michael Ontkean: Frank Brandon
Harvey Jason: Dr. Jay
Lisa James: Georgette
Sue Bernard: Nancy

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Regia: Bert I. Gordon
Sceneggiatura Bert I. Gordon, Gail March
Produttore Sidney L. Caplan, Jeffrey M. Sneller, Bert I. Gordon, Gail March, Robert J. Stone
Fotografia Winton C. Hoch
Montaggio John B. Woelz
Musiche Fred Karger, Robert J. Walsh
Scenografia Frank Paul Sylos

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L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Intruglio occultistico che emana l’aria malsana del villaggio immobile e omertoso, raggrumandosi in videoclips di orge e messe nere e improvvisi lampi di visionarietà al suono delle musiche elettroniche di Rob Walsh. Dai tempi di Suspense Pamela Franklin è cresciuta parecchio ma continua a vedere fantasmi, mentre l’illustre richiamo di Orson Welles si riduce a qualche fugace apparizione e alla sua imponente voce che risuona durante il prologo, purché visto in lingua originale.

L’opinione di Olotiv dal sito http://www.davinotti.com

Un insipido polpettone che si colloca nel filone dell’horror satanico. L’inizio lascerebbe ben sperare, ma la storia – una coppia di giovani sposi, lei possiede poteri speciali, si trasferisce nel villaggio di Lilith, dove il dottor Cato è un personaggio molto influente dedito alla stregoneria – prosegue senza troppi sussulti, colpa anche di una recitazione poco convinta. Si salvano le musiche. Che c’azzecca Orson Welles? Visto in una versione (tagliata?) di 76 minuti.

L’opinione di paulesway dal sito http://www.filmtv.it

Horror satanico con poche novità malgrado una discreta atmosfera: la trama è confusa, la tensione latita assai e gli interpreti raramente sono stati così sprecati, difficile trovare una sola sequenza apprezzabile.

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giugno 11, 2014 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento

Gli occhi azzurri della bambola rotta

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Un ex detenuto sta facendo autostop per recarsi in un piccolo paese di montagna in Francia.
E’ Gilles,che ha deciso di rifarsi una vita e ricominciare da zero la sua esistenza.
Il villaggio in cui approda Gilles è, come tutti i piccoli centri, arroccato dietro la difesa dei piccoli privilegi personali e nessuno sembra essere disposto ad offrire un’opportunità all’uomo,sopratutto alla luce del suo burrascoso passato.
Tutti tranne Claude.
La donna, invalida ad una mano, decide di assumerlo come uomo tuttofare ed impiegarlo nella sua villa dove vive con le sue due sorelle;Nicole, la prima, è una donna con problemi legati ad una ninfomania irrefrenabile mentre la seconda, Yvette, vive su una carrozzella assistita dal medico condotto del paese e da una infermiera.
L’arrivo di Gilles è accolto di cattiva grazia da Renè, l’uomo che precedentemente si occupava della villa, mentre in paese accade qualcosa di grave.
I cadaveri di tre donne vengono recuperati, tutti con lo stesso tratto identificativo, ovvero la mancanza degli occhi; le tre donne avevano in comune il fatto di essere bionde e di avere gli occhi azzurri.

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I sospetti ovviamente convergono su Gilles,l’ultimo arrivato e con la fedina penale sporca,il quale ha avuto problemi con Renè al punto di aver tentato di ucciderlo.
L’ispettore Pierre è convinto che il misterioso assassino altri non sia che Gilles,il quale dal canto suo ha allacciato una relazione con Claude, seguita con attenzione da Nicole, che dal’alto della sua malattia vorrebbe aggiungere Gilles alla sua vasta collezione di amanti.
Tra Claude e Nicole nasce così una rivalità accesa, troncata dall’improvvisa morte di Nicole, che viene rinvenuta cadavere;sembrerebbe un altro assassinio imputabile al misterioso killer, ma in questo caso alla donna non sono stati tolti gli occhi.
Gilles, braccato dalla polizia, completamente innocente dei delitti che gli vengono imputati viene ucciso a colpi di pistola,proprio sotto gli occhi di Claude, la sua amante.
Ma nel frattempo accade qualcosa che dimostrerà l’innocenza di Gilles.

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La giovane Caroline, l’infermiera addetta alle cure di Yvette, al terza sorella, viene aggredita dal misterioso assassino e riesce a rifugiarsi, benchè ferita, nell’ambulatorio del dottor Philippe.
Il misterioso killer rivela così la sua identità:si tratta proprio di Yvette, che in realtà non è affatto affetta da paralisi;al culmine di una lotta senza tregua, Yvette uccide Caroline, prima di soccombere ad un colpo letale di coltello inferto da un’altra figura misteriosa….
Ovviamente non vado oltre nell’analisi della trama per non rivelare quello che sarà l’ultimo colpo di scena di Gli occhi azzurri della bambola rotta,film oscillante tra il thriller e l’horror diretto nel 1973 da Carlos Aured,che porta sullo schermo una sceneggiatura di Paul Naschy, uno degli interpreti del film.
Un giallo o thriller o horror che dir si voglia povero allo stesso tempo di idee e di qualità registiche, visto l’andamento ondivago della trama, lacunosa in molti punti e che ha l’unico merito di rendere così molto difficile la comprensione dell’identità del killer.
I colpi di scena finali arrivano a conclusione di un film che fino a quel momento si è distinto principalmente per la grossolanità degli effetti usati, oltre che per una certa sciatteria generale dovuta alla mancanza probabilmente di soldi per costruire un impianto più solido e meno artefatto.
Lo stile di Aured mostra evidenti tributi al giallo di casa nostra, con la differenza non da poco di ricalcare le trame argentiane tanto in voga nel nostro paese con scarsa mano e ancor più scarsa abilità.
Il film è rozzo, va a scatti, mostra più di un tributo a Gatti rossi in un labirinto di vetro, sopratutto nell’idea di rendere protagonisti del film dei cadaveri privi di occhi, estirpati al solito da un pazzo assassino.
A ben vedere gli assassini sono due e questo dovrebbe creare suspence ma in realtà, alla luce del finale assolutamente incoerente e mal girato si può parlare di classica ciliegina sulla torta che rovina però una torta dal retrogusto amaro.

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Los ojos azules de la muñeca rota, tradotto letteralmente dai nostri distributori in Gli occhi azzurri della bambola rotta non ha alcun pregio e una volta tanto vede anche un buon attore come Paul Naschy, che interpreta Gilles barcollare per tutto il film in una interpretazione assolutamente incolore.
Molto meglio Dyana Loris, Eva Leon e Ines Morales, le interpreti femminili del film mentre un punto a favore è la location montanara del film; brutte le musiche per un film decisamente in tono minore e tranquillamente evitabile.
Non ho trovato traccia in rete di una versione italiana del film, per cui per vederlo occorrerà una ricerca sui p2p.

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Gli occhi azzurri della bambola rotta
regia di Carlos Aured, con Paul Naschy, Dyana Loris, Eva Leon, Antonio Pica, Ines Morales, Pilar Bardem, Thriller/Horror Spagna 1973

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Paul Naschy: Gilles
Diana Lorys: Claude
Maria Perschy: Yvette
Antonio Pica: ispettore Pierre
Eduardo Calvo: dottor Philippe
Eva Leon: Nicole
Pilar Bardem: Caroline
Luis Ciges: Renè
Ines Morales: Michelle
Sandra Mozarowsky: turista

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Regia Carlos Aured
Soggetto Paul Naschy, Carlos Aured
Sceneggiatura Francisco Sànchez
Produttore esecutivo Josè Antonio Pérez Giner
Montaggio Francisco Sànchez
Effetti speciali Manuel Gòmez
Musiche Juan Carlos Calderòn
Scenografia Andrés Gumersindo
Costumi Humberto Cornejo
Trucco Miguel Sesé

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Giallone-thrillerone iberico con titolaccio pazzesco che promette benissimo. Ma non mantiene. Sotto l’egida del killer di nero guantato, che è di argentiana memoria, Carlos Aured prova a dire la sua a riguardo e, ad essere clementi (cosa facile per un appassionato del genere) in parte ci riesce, tranne che per un macroscopico difetto: una colonna sonora così scarsa da demoralizzare anche un audioleso. Vengono utilizzate sostanzialmente due brani musicali: uno e un motivetto tipicamente settanta per nulla sinistro che viene insensatamente sovrapposto alle scene più tese, tagliando le gambe all’effetto delle scene stesse. L’altro pezzo musicale è un arrangiamento di “Fra Martino” che viene utilizzato per dare una misura della degenerazione mentale del killer (Argento docet). Un pezzo musicale peggio dell’altro. Aured comunque s’impegna per cercare di replicare la lezione italiana, fra traumi psicologici, sessualità maniaca, spiegone finale e un’atmosfera quasi accettabile, resa però indigesta da scivoloni in melò. Il film, tra l’altro, non permette di scoprire chi sia il vero colpevole perché omette dei particolari necessari a intuirne l’identità, semplicemente crea una serie di false piste, compreso ovviamente il protagonista Gilles con il suo passato burrascoso. E qui si apre il capitolo Paul Naschy, al secolo Jacinto Molina, la vera mente pensante dietro Gli Azzurri Occhi della Bambola Rotta. Naschy non solo scrive la sceneggiatura (insieme al regista) ma si ritagli anche il ruolo principale del macho circondato da donne, in realtà un tarchiato latin lover dall’interpretazione discretamente abborracciata. Lui però si sente bello e le donne sotto contratto devono stare al gioco. Non manca un po’ di splatter (globi oculari per coerenza col titolo), così come di fatto l’inutilmente crudele ripresa della macellazione di un maiale. Rocambolesco finalone multiplo la cui soluzione rammenta il classico Occhi senza Volto (1960). Film per appassionati del genere, o per chi voglia farsi qualche risata, perché Gli Occhi Azzurri della Bambola Rotta di materiale che mette allegria ne ha.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Rustica imitazione spagnola dei thriller italiani coevi, erra catatonica fra donne menomate e ambigue, assassinii trash con fiotti di sangue e pupille enucleate dalle orbite, flashbacks amatoriali e un po’ di sesso, per ridestarsi tardivamente in un finale tributario di Occhi senza volto. Buchi di sceneggiatura, attori scarsi (pessimo Naschy) e musiche insulse, dall’allegro Leitmotiv al metallico “Fra Martino” che scatena la follia omicida. Deprecabile e del tutto fuori luogo lo sventramento del maiale.

L’opinione di Deepred89 dal sito http://www.davinotti.com

Mediocre gialletto spagnolo. La regia e la fotografia non sono nemmeno cattivissime ma la storia è lentissima ed accumula vari finali uno meno convincente dell’altro. Il protagonista Paul Naschy poi è imbronciatissimo e il resto del cast, pur non essendo completamente indegno, non fa nulla per farsi ricordare. Inoltre l’erotismo latita (nessuna scena di nudo) e anche il sangue è piuttosto limitato. Tremenda colonna sonora, con musichette in stile Gameboy e un delirante remix di “Fra Martino” (!) durante gli omicidi. Solo per appassionati.

L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com

Il difetto è proprio la confezione, veramente sciatta e opaca, perché la storia non sarebbe male, e un certo indizio subliminale sull’identità dell’assassino è suggerito con una certa grazia. Inoltre il potenziale morboso-orrorifico delle tre sorelle (la monca, la paralitica e la ninfomane) c’è, purtroppo la sceneggiatura non valorizza i personaggi. Banalissime le sequenze degli omicidi. Gli interpreti? Beh, Naschy aveva già dato pessima prova di sé ne Il mostro dell’obitorio:qui, nel ruolo del maschio concupito, fa peggio. Povero ma brutto!

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maggio 23, 2014 Posted by | Horror, Thriller | , , | Lascia un commento

Il sesso della strega

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Agghiacciante.
Non illudetevi, è un aggettivo che non serve a qualificare questo film come un film dell’orrore o come un thriller di caratura che tiene avvinti alla poltrona.
Siamo di fronte infatti ad uno dei film più scombinati, peggio realizzati e mal interpretati della storia del cinema italiano, un prodotto all’altezza di z movie ormai diventati leggenda come Incontri molto ravvicinati del quarto tipo,La bestia in calore o Un lupo mannaro contro la camorra, girato in tempi relativamente più recenti.
Il sesso della strega, distribuito all’estero con il titolo Sex of the witch, girato nel 1973 è opera dell’ineffabile Angelo Pannacciò, responsabile tra l’altro di aver diretto altre due brutture indescrivibili come Un urlo dalle tenebre (del quale ho già parlato) e Holocaust parte seconda: i ricordi, i deliri, la vendetta, altra bruttura inenarrabile.
Scoordinato,con una sceneggiatura scritta in pochi minuti e raffazzonata come poche, mal recitato e penalizzato ulteriormente da evidentissimi limiti di budget Il sesso della strega è la quintessenza di tutto quello che andrebbe evitato quando si dirige un film.

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La storia è di una banalità imbarazzante e inizia attorno al capezzale di Sir Hilton, che sentendosi in prossimità della morte ha radunato i suoi discendenti, che in un lungo e tediosissimo monologo racconta spezzoni della sua vita e in ultimo confida di voler portare nella tomba il terribile segreto di famiglia.
L’uomo finalmente muore, con gran sollievo degli spettatori e subito dopo viene letto il testamento.
Tutti i beni di Hilton dovranno essere divisi tra i legittimi eredi fatta salva la parte destinata alla sorella Evelyn, che è la pecora nera della famiglia, in quanto odiava tutta la discendenza di Hilton.
Gli eredi credono di aver ereditato una fortuna ma in realtà hanno anche ereditato una vendetta;una mano misteriosa infatti semina la morte tra di loro.
Pannacciò, amante del gotico e delle storie a sfondo “magico” torna a rielaborare una sceneggiatura sullo stile del peraltro pessimo Un urlo dalle tenebre;lo fa nel modo peggiore, dimostrando che i maestri a cui si ispira, da Bava a Freda, non solo non gli hanno insegnato niente ma hanno avuto su di lui un influsso nefasto.
Non si contano infatti gli errori elementari nelle inquadrature, nella direzione del cast già di per se di un livello molto basso e sopratutto la mancanza assoluta della capacità di creare il colpo ad effetto, quel quid che innalzi almeno a tratti il livello del film.

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Per di più, Pannacciò abbonda con l’erotismo, creando un effetto domino che trascina ancor più verso il basso il tutto; non avendo il senso della misura,il regista inserisce scene di nudo o di erotismo nei momenti topici della pellicola, con conseguenze a tratti anche esilaranti.
Basti vedere una delle sequenze iniziali, quella in cui il maggiordomo e una servetta si dedicano ad un amplesso nella cappella della villa, con primo piano del maggiordomo a cui la servetta pratica (evidentemente) una fellatio e in cui lo stesso sembra più in preda a spasmi intestinali che al piacere provocato dall’atto.
E si potrebbe proseguire a lungo con l’elenco delle nefandezze proposte:si guardi l’entrata in scena surreale dell’ispettore, una sorta di tenente Colombo con tanto di impeccabile impermeabile e sorriso idiota stampato sul volto, roba da far invidia a Jeff Blinn in Giallo a Venezia.

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Insomma, per farla breve,un campionario difficilmente ripetibile di bestialità e orrori cinematografici.
Il cast è quanto di peggio si possa assemblare e include il solito Gianni Dei,dall’espressione ancor più sperduta del solito,Jessica Dublin ormai over 50 e Camille Keaton, nipotina del grande Buster in un piccolo ruolo che fortunatamente le impedisce di partecipare allo scempio.
Se qualcuno dovesse butrire dei dubbi su quanto esposto su, consiglio la visione del film all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=2JJGKL1fkLY La versione è decisamente bruttina ma è quanto di meglio circoli in rete.
Il sesso della strega
Un film di Elio Pannacciò. Con Susanna Levi, Assunta Liemezza, Jessica Dullin, Sergio Ferrero, Ferruccio Viotti, Gianni Dei, Jessica Dublin, Lorenza Guerrieri, Marzia Damon, Camille Keaton Thriller/Horror, durata 91 min. – Italia 1973.

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Il sesso della strega banner protagonisti

Susanna Levi … Susan
Jessica Dublin … Evelyn Hilton
Sergio Ferrero … L’uomo di Ingrid
Camille Keaton … Ann
Franco Garofalo … Tony
Donald O’Brien …L’ispettore
Gianni Dei … Simon Boskin
Augusto Nobile … Edward
Maurizio Tanfani … Nath
Marzia Damon … Gloria
Irio Fantini … Assistent Inspettore
Ferruccio Viotti … Notaio
Giovanni Petrucci Johnny
Annamaria Tornello … Ingrid

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Regia:Angelo Pannacciò
Sceneggiatura:Angelo Pannacciò
Musiche:Daniele Patucchi
Fotografia:Maurizio Centini,Girolamo La Rosa
Montaggio:Marcello Malvestito
Art Direction:Egidio Spugnini
Costume Design :Osanna Guardini

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L’incipit l’ho trovato interessante: questo moribondo circondato dai parenti e ripreso con un grandangolo che deforma l’immagine e la sua voce che pontifica sulla vita, la morte e i “morti-viventi”, con le parole scritte dallo sceneggiatore Franco Brocani (quello di Necropolis, 1970, e si capiscono tante cose…). Anche il tema musicale di Patucchi non mi è parso malaccio. Quindi, sempre nel bel mezzo di quel diluvio di parole, una bara, e due che scopano vicino ad essa. Niente male. Poi il film inizia davvero e sono guai. Il Sesso della Strega è un film di Pannacciò (è non ci si può sbagliare perché ce lo stampa a tutto schermo in titoli da fumetto), lo stesso dietro ad ineffabili lavori quali Porno erotico western (1979) e Un urlo nelle tenebre (1975). L’idea sarebbe quella di mescolare giallo ad horror soprannaturale e spolverare tutto con diverse scene di sesso che non guastano mai, ma il risultato ottenuto da Pannacciò è sotto il livello della decenza soprattutto per la noia abissale che sprigiona da questo whodunnit pecoreccio con grandi primi piani sugli occhi abborracciati dei protagonisti. E’ la noia che proprio non si può perdonare perché con brutture, sciatterie e illogicità ci si potrebbe anche divertire ma con la noia no. Gianni Dei, al secolo Gianni Carpanelli, nei panni del segretario amante del defunto non ci fa una bella figura (non che altrove…) e così il Donald O’Brien nei panni di un ispettore decisamente incompetente. Curiosa la partecipazione di Camille Keaton che cinque anni dopo diventerà famosa (più o meno) come protagonista dello shock exploitation Non Violentate Jennifer. Il finale del film proprone una soluzione dell’enigma quantomeno assurda però si sà, il paranormale… Invece riguardo il sesso così così, anche perché Pannacciò non è un maestro dell’eros, ma non escludo che possano esserci stati dei tagli. In più, grande delusione perché sul dizionario di Giusti si dice: “L’ultima scena del film si chiude sul sesso della strega esibito in primo piano, ben divaricato”. Giusti sì che è un maestro dell’eros perché solo a leggere mi ero galvanizzato e invece salta fuori che si tratta di una con delle orribili mutande blu. Vatti a fidare. Sconsigliato. Fidatevi.
L’opinione del sito http://www.horrormovie.it

(…) Per la serie “al brutto non c’è mai limite” eccoci di fronte a “Il sesso della strega”, titolo ad effetto per uno dei più scombinati e brutti thriller a tinte paranormali che la cinematografia italiana abbia prodotto negli anni ’70.
Il nostro cinema di genere tra gli anni ’60 e ’70 ha raggiunto vette altissime aggiungendo ottimi film su ottimi film. Registi del calibro di Mario Bava, Dario Argento, Lucio Fulci, Riccardo Freda e Antonio Margheriti, solo per fare i nomi dei più celebri, hanno donato all’immaginario collettivo cinematografico veri gioielli mai più eguagliati dalle produzioni nostrane. Ma c’era anche un sottobosco di registi che si barcamenavano tra l’horror, l’erotico e chissà cos’altro che rappresentavano il lato oscuro di questa armoniosa combriccola di “Grandi nomi”, artigiani con non troppo talento che coglievano al balzo il filone in voga del momento e davano vita a discutibili Il Sesso della Stregalungometraggi che oggi vengono venerati come autentici “scult”. Tra i tanti sicuramente Angelo (in arte Elo) Pannacciò è uno dei più rappresentativi, soprattutto per questo “Il sesso della strega”, un thriller di rara bruttezza che fonde insieme il gotico italiano, il giallo-thriller (in quel periodo al suo massimo grado di diffusione) e l’erotico.
Pannacciò, autore anche della sceneggiatura insieme a Franco Brocani, aveva uno spunto interessante e soprattutto originale su cui lavorare: la magia (mista alla scienza) utilizzata per il cambiamento di sesso di un individuo. Purtroppo questo spunto non viene affatto approfondito e l’intera sceneggiatura appare troppo sconclusionata, composta da pochi eventi che si inseriscono nella narrazione spesso senza un vero nesso logico. Inoltre lo stesso autore non sembra avere le idee troppo chiare su quale genere ripiegare, se sul thriller-horror o sull’erotico. Se infatti la struttura è quella tipica del thriller, con tanto di omicidi all’arma bianca e killer misterioso da smascherare, non viene mai enfatizzata la suspense e gli stessi omicidi sono coreografati in modo Il Sesso della Stregagoffo e sicuramente poco “spaventoso”. Invece il film abbonda di scene erotiche, focosi amplessi e frequenti nudi, spesso inseriti in modo molto gratuito, solo che, ahinoi, anche in questo caso Pannacciò fallisce e le sue scene non riescono a infondere un reale erotismo, dal momento che anche in questo caso abbiamo scenette impacciate, mal girate e spesso ridicole (praticamente ogni volta che entra in scena il maggiordomo erotomane).(…)
L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Viene la tentazione, davanti a film indescrivibili come questo, di fare la lista delle cose involontariamente esilaranti. Mi limito all’ispettore, che indossa l’impermeabile “da ispettore” anche al momento della prima colazione, e all’ambulanza che, arrivando a sirene spiegate, viene a lungo impallata da un muretto. Il resto è in linea, compreso il pazzesco finale. Nomi britannici, ma targhe automobilistiche italianissime e ambientazione nell’Appennino Laziale. Il c.s.c. Irio Fantini ha vari primi piani: un po’ poco per salvare il film..

L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com

Scompiscevole guazzabuglio di Pannacciò con vago plot occultistico sulla scia di chissà quali turpitudini di famiglia nobile, mentre per lo più nipoti lubrichi si limitano a trombare tutti con tutti (nè è da meno la servitù, dove spicca un grande Franco Garofalo in versione Igor de’ noantri), su musiche da porno-soft di Patucchi. O’Brien, che al confronto nei western pare Henry Fonda, contende al Jeff Blynn di Giallo a Venezia la palma di poliziotto più ciula, spaventosissime le mises di Gianni Dei. Irredimibile

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Sul lato tecnico non c’è nulla da fare, viste la regia esangue e la totale incuria di ritmo, montaggio, continuità e locations spudoratamente nostrane spacciate per anglosassoni. Il film di Pannacciò si guadagna la fama di cult per un soggetto all’insegna di un cinema bizzarro oggi estinto: una classica trama giallo-gotica a sfondo ereditario che si contamina con l’occultismo e la fantascienza delle mutazioni genetiche, nonché con frequenti intermezzi sexploitation e musiche stranianti. Argentiano l’omicidio con la mazza. Gli attori? «Fantasmi grigi e smunti, persone di oggi e senza spessore».

L’opinione di Max92 dal sito http://www.davinotti.com

Chi si inerpica nella visione di questa pellicola da Olimpo del trash non nutre grandi aspettative. Ma Pannacciò è riuscito a superare se stesso, sciorinando allo spettatore un film di una bruttezza inusitata. Riprese amatoriali, interpreti allo sbaraglio più completo (Buster Keaton si starà rivoltando nella tomba nel vedere dove si era infognata la nipotina Camille) e scene di sesso di uno squallore indicibile (vedere la sfatta Dublin nuda, che comunque rimane recitativamente la migliore, è un’esperienza che lascia il segno). Titolo finissimo.

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maggio 20, 2014 Posted by | Horror, Thriller | , , , | Lascia un commento