Supervixens


Supervixens locandina

Supervixens è un cartoon, un film violento, è un film sexploitation ma è anche un’esplosione di colori e musica.
Russ Meyer lo gira nel 1975, usando un basso budget ma introducendo una novità assoluta nel film, ben sette donne che aumentano a dismisura il tasso erotico della pellicola sopratutto per la inevitabile scelta del regista di utilizzare donne molto, molto in carne.
Il regista americano, fermo da tre anni dopo l’audace esperimento di Carne cruda, un film fuori dai suoi canoni, costruisce quello che diverrà un autentico cult, apprezzato anche da tantissimi dei suoi denigratori che hanno sempre guardato in modo torvo al suo cinema eccessivo, eroticamente portato all’eccesso e politicamente scorretto.

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Meyer prende qualcosa quà e là, saccheggiando i cartoon (memorabile il finale alla Vil Coyote e la scritta That’s all folks mutuata dai Looney Tunes) con citazioni per il nazismo, come nel caso di Martin Bormann, nome affibbiato al gestore della pompa di benzina o anche per Harry la carogna-Eastwood per i nomi dei due protagonisti, Clint ed Harry.
Un film che sembra un autentico parco dei divertimenti, con situazioni folli e surreali, omicidi e avventure di sesso che confluiscono alla fine in un prodotto comico e grottesco, che è al tempo stesso irriverente e beffardo.
Che il film cerchi ad ogni costo il colpo ad effetto appare chiaro dopo poche scene; sono appena state introdotte le prime due figure, quella del benzinaio Clint e della sua moglie rompiballe Super Angelica che assistiamo al primo colpo di coda. Clint, stanco della moglie litiga furiosamente ma lei per tutta risposta gli distrugge il furgone e lo caccia di casa. Alla stazione di servizio arriva il poliziotto Harry, chiamato da un vicino, che per prima cosa tenta di portarsi a letto Super Angelica.

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Ma l’uomo è palesemente impotente così deve beccarsi gli sfottò della donna; lui, per tutta risposta la getta in una vasca e la uccide a calci.
Ma come in un cartoon ecco che Super Angelica riemerge dalla vasca così Harry per togliersela dai piedi getta nella vasca una radio, facendola morire fulminata.
Inizia così la caccia di Harry a Clint, che si è rifugiato in un bar dove è diventato l’oggetto del desiderio della procace cameriera SuperHaji; respinta la corte della donna, Clint viene anche accusato dell’assassinio della moglie.
La fuga di Clint riprende, con situazioni paradossali ad ogni angolo, fra donne con seni enormi che tentano di sedurlo e mariti gelosi, padri gelosissimi e ladri in agguato.

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Clint viene quindi ferito, derubato e picchiato fino a quando non conosce Supervixen, una ragazza che sembra la reincarnazione della defunta moglie Super Angelica.
Raggiunto da Harry, Clint dovrà difendere la sua nuova vita in un convulso e parossistico finale, durante il quale dapprima Harry tenta di uccidere Supervixen infilandole un candelotto di dinamite fra le gambe e poi tentando di ucciderli assieme legandoli e infilando un candelotto di dinamite nel posteriore di Clint.

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Le cose andranno diversamente…
Preso come un vero e proprio divertissement, Supervixens non tradisce le attese grazie al suo ritmo sfrenato e alla quantità di gag inserite dal regista americano nella sceneggiatura; a fare da contorno le grazie abbondantissime di Uschi Digard (Supersoul, ribattezzata Tetta nella versione tradotta in italiano), di Shari Eubank (Super Angelica e Supervixen) oltre che di Christy Hartburg, Sharon Kelly, Deborah McGuire, Haji.

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Un film scatenato e un po folle, che ottenne un grandissimo successo tanto da incassare ben 16 milioni di dollari a fronte di un investimento di circa 100.000 dollari che divennero 400.000 secondo Meyer solo per impressionare i tanti critici che il regista aveva, e che a dire del regista non amavano le produzioni low budget.
Del resto nel film la scenografia è ridotta all’osso.
A farla da padrone sono i deserti, le stazioni di servizio e gli enormi seni delle protagoniste, come quelli di Shari Eubank che però dopo questo film venne completamente dimenticata dal cinema o come quelli della splendida attrice svedese Uschi Digard che aveva lavorato già con Meyer e che in seguito si specializzò in film pornografici.

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Altra starlette del film è Baby Girl Downes conosciuta come Haji che interpretò quattro film con Meyer lavorando successivamente in una decina di pellicole.
Meyer quindi si diverte e diverte, introducendo elementi surreali presi dai cartoon e lanciando in qualche modo una moda che diverrà operativa almeno un ventennio dopo; suo il merito di aver scelto per il ruolo dell’impotente e sadico Harry l’attore Charles Napier, che lo ripagò con una prestazione superlativa tanto da far dire allo stesso Meyer che “Senza Napier il film non avrebbe mai avuto lo stesso successo, ne sono sicuro, nonostante le grandi tette e le sette ragazze.”

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L’attore, morto a ottobre del 2011, ebbe una carriera tutto sommato lusinghiera, lavorando per qualche anno in Italia (interpretò Camping del terrore di Ruggero Deodato (1986), Alien degli abissi di Antonio Margheriti (1989), Sulle tracce del condor di Sergio Martino (1990) e Obiettivo poliziotto (Cop Target), regia di Umberto Lenzi (1990) grazie anche alla fama ricavata da questo film; aveva lavorato già in passato con Meyer in Cherry, Harry & Raquel film nel quale era comparso completamente nudo.
Supervixens è in definitiva un prodotto erotico ma di classe, permeato da un erotismo solare e ridanciano come del resto lo erano stati in passato altri film del regista americano.

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Supervixens
Un film di Russ Meyer. Con Charles Napier, Shari Eubank, Charles Pitts, Uschi Digard, Haji,Henri Rowlands,Christy Hartburg,Sharon Kelly,Deborah McGuire-Commedia erotica, durata 105 min. – USA 1975

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Supervixens banner personaggi

Shari Eubank: SuperAngelica/SuperVixen
Charles Napier: Harry Sledge
Charles Pitts: Clint Ramsey
Uschi Digard: SuperSoul
Henri Rowlands: Martin Boorman
Christy Hartburg: SuperLorna
Stuart Lancaster: Lute
Sharon Kelly: SuperCherry
Deborah McGuire: SuperEula
Glenn Dixon: Luther
Haji: SuperHaji/Gina
Big Jack Provan: sceriffo
Garth Pillsbury: pescatore
Ann Marie: moglie del pescatore/donna con il bikini rosa
Ron Sheridan: poliziotto
John Lawrence: dottor Scholl
R. Rufus Owens: Rufus
John Furlong: commentatore della CBS
Paul Fox: ladro
John Steen: pilota
Russ Meyer: proprietario del motel
Stan Berkovitz: autista
Richard Brummer: camionista

Supervixens banner cast

Regia Russ Meyer
Soggetto Russ Meyer
Sceneggiatura Russ Meyer
Produttore Russ Meyer, James Ryan
Casa di produzione RM Films International
Fotografia Russ Meyer
Montaggio Russ Meyer
Musiche William Loose, Danny Darst

Shari Eubank è la “tettona” soprannominata Superclito (!), moglie del fessacchiotto Clint (Charles Pitts), marito dall’aspetto di tontolone, ma circondato da donne che le piovono addosso con i loro abbondanti seni. La SuperVixen dal clitoride facile viene presa di “mira” dal poliziotto Harry (Charles Napier), che l’affronterà in un finale cartoonistico, mèmore dei prodotti Loooney Tunes (Silvestro e Willy Coyote su tutti). Incredibile divertissement, girato a mò di metacinema (nel finale Meyers appare dietro le rocce con cinepresa!). Piccante.
Trucissimo poliziotto tenta ripetutamente di accoppiarsi con vicina tettona. Esacerbato dall’insuccesso dovuto a sue disfunzioni, la uccide e scarica la colpa sul di lei marito, che fugge… Delirio di Russ Meyer, fra poppe extralarge, falli (fintissimi) elefantiaci, iper-violenza (la sequenza dell’uccisione della bellona è incredibile) e vari altri eccessi. Cinema in acido, una sorta di quintessenza del drive-in movie, un po’ tirato per le lunghe. Il cattivo è Charles Napier, valoroso caratterista del cinema USA.
Fumettistico, surreale, sessuomane: enchiridio del pensiero e dell’estetica di Meyer, che in un pirotecnico montaggio ripropone i suoi casolari ai margini del deserto ove si scatenano eroine dai seni XXXL per sfidare o sottomettere – al ritmo di musiche diffuse diegeticamente da radio e dischi – uomini tonti, gelosi, folli o impotenti. L’esplosivo gran finale cita sia Motorpsycho! che i cartoni animati di Willy Coyote. Superlativo Napier, in una delle sue interpretazioni più caratterizzanti di poliziotto rude, violento e guerrafondaio; doppio ruolo “super” per la Eubank.
Divertente e “porcello” come molti film di Meyer, può contare anche su un gran ritmo, altra caratteristica tipica dei film del regista. Stile da fumetto ma anche da cartoon (c’è più di qualche reminiscenza di Willy e Beep-beep), ottimi il montaggio e la fotografia (dello stesso Meyer) e poi ci sono tante figliole belle e polpose da stropicciarsi gli occhi. Come sempre anche gli ambienti hanno importanza nei film di Russ. Mandate il cervello in vacanza e godetevelo.
Forse il film che meglio sintetizza il cinema di Russ Meyer: attrici prosperose, volti maschili tipicamente da b-movies (inespressivi ma caratteristici), comicità surreale e fumettistica, scene erotiche comicamente eccessive, trama sconnessa e ripetitiva, regia semplice ed effettistica, montaggio veloce, ambientazioni che più americane non si potrebbe (il lontano ovest rappresentato nella sua essenza), frecciate antimilitariste. Senza dubbio un filmetto, per giunta dalla durata eccessiva, ma viste le premesse sarebbe un peccato perderselo.
Meyer ha ormai scelto di dare un risvolto più frivolo alle sue storie, ma il mestiere è sempre buono. Il film si lascia vedere e certe scene con la Eubank e la Digard sono intriganti. Sempre presente il giusto tasso di follia (si veda la fine di Clito) anche se il finale a mo’ di fumetto mi pare esagerato.
Lo stile di Meyer è ormai entrato di diritto nella storia del cinema e questo film è probabilmente tra i suoi più riusciti. Definirlo un film erotico sarebbe riduttivo. Meyer mette in scena un campionario di follie assortite dal ritmo cartoonesco, dove persino le sequenze sleazy con protagoniste le solite maggiorate non possono esser prese troppo sul serio. Per non parlare delle esplosioni di violenza inaspettate, i dialoghi incredibili (volgarissimi nel doppiaggio italiano), le corse in dune-buggy, le location da Willy il Coyote… Delirante!
Quando vidi questo film per la prima volta in un cinema della provincia savonese (nel 1978), poco conoscevo del porno-soft “comico” (non ricordo proprio se all’epoca avevo già scoperto Flesh Gordon e la serie danese dei “Tegn”). Comunque, mi divertì molto e in seguito cercai di trovare atri Meyer, che però – escludendo l’inedito “Cherry, Harry and Raquel” del 1970 – non mi fecero lo stesso effetto (forse perché non ero più un ragazzino…). Senz’altro un cult-movie della mia adolescenza.
La parola “super” racchiude tutte le componenti di questo sorprendente film erotico. Russ Meyer, dopo il provocante Vixen, eleva al superlativo i temi a lui cari e ci mostra una figura femminile che rappresenta l’apice dell’eccesso. Non solo nelle forme, sempre più super-abbondanti, o nei nomi (SuperAngelica, SuperLorna), ma anche nella bramosia super-vorace. Gli uomini al confronto diventano semplici figurine di contorno. Assicura un ritmo elevatissimo, belle sequenze on the road e momenti di suspence (con un gustoso momento splatter). Cult.
Il più surrealista tra i film di Meyer. Sarà esagerato, ma ci vedo anticipate alcune suggestioni del lynchiano Strade perdute. Un viaggio folle e lisergico in un’America provinciale piena di insidie e popolata di fameliche maggiorate. Sesso fumettistico si mescola a umorismo surreale e brutali esplosioni di violenza in maniera più che mai libera. Per tutti gli amanti delle grandi tette, è una vera festa, potendo contare su un cast tra i più clamorosi mai visti in un film di Russ Meyer. Divertente ma a tratti veramente enigmatico.
Secondo episodio erotico/pop di Russ Meyer, un prodotto frivolo e grottesco, molto meno serio nelle tematiche rispetto a Vixen ma con un abbondante repertorio di seni prosperosi. Le scenette si fanno leggermente un po’ più hot e anche la violenza si ritaglia un posticino nel film. Godibile.

 

2 Risposte

  1. Sono un fan di Russ Meyer, regista scoperto moltissimi anni fa grazie ad una notte “Fuori orario” di Ghezzi e Giusti.

    E’ un regista che non ha avuto imitatori, che ha creato un mondo tutto suo dove ha proiettato le sue fantasie e le ha condivise con gli spettatori. In Italia abbiamo (avuto) il maestro di Venezia, Tinto Brass.

    Il capolavoro insuperato è “Faster pussycat – Kill kill” anima nera di violenza ed erotismo magnetico senza nemmeno una scena di nudo, merito della bravura delle protagoniste. Da vedere e rivedere, secondo me.

    • Aveva ottime doti.Poi,il suo pallino per le donne dalle proporzioni giunoniche lo portò ad inflazionare i film di donne pettorute.Ma le sue pellicole non sono certo schifezze

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