Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino

Mentre un predicatore tuona contro le vanità del mondo,additando le donne come esempio in negativo,incapaci di fare il loro dovere di madri e casalinghe, la cortigiana Longobarda lo incrocia mentre sta per recarsi nella campane ciociare per prelevare sua figlia,affidata a contadini amici
per portarla a Roma e avviarla alla professione che peraltro pratica con successo.
Sarà l’occasione,per madre e figlia,di incontrare personaggi strambi e surreali,mentre Longobarda istruisce sua figlia sulle arti della seduzione,raccontandole novelle e passando attraverso incontri con un frate che finirà sul rogo solo per aver predicato costumi più morigerati,la truffa di un asino capace di defecare oro,un matrimonio tra due villici costretti a fare il loro “dovere” coniugale in campagna sotto gli occhi dei campagnoli mentre l’immancabile peste minaccia i borghi.


Durante il viaggio la giovane Prudenza confessa alla madre di aver già conosciuto i piaceri della carne e Longobarda,preso atto della cosa,la erudisce comunque su come sfruttare le indubbie doti che la ragazza possiede.
Cosa centri il povero Pietro l’Aretino in questo ignobile filmaccio ancora una volta ispirato al Decameron pasoliniano non è affatto chiaro ma tant’è…
Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino diretto da Manlio Scarpelli,alla sua seconda esperienza cinematografica come regista seguita al buon esordio con Siamo tutti in libertà provvisoria;datato 1972, è un film di una pochezza imbarazzante,nobilitato solo dalla presenza di Adriana Asti che spicca in un cast raccogliticcio come una rosa in una discarica.
Un film bruttissimo,stigmatizzato senza pietà anche da Segnalazioni cinematografiche con un lapidario commento:”Con il duplice filo conduttore del viaggio delle due protagoniste e di un matrimonio tra campagnoli cui assistono, il film lega alcuni raccontini boccacceschi che in comune hanno solamente la volgarità e la procacità più sfacciate. Costumi e ambienti medievali, reperiti fra l’altro con faciloneria, non bastano a conferire eleganza a questo basso prodotto di consumo.”

Comicità zero,maschere grottesche che sono l’unico punto in comune con il Decameron,novelle sboccate e senza alcun valore sono l’impianto del film,che non strappa nemmeno sorrisi,trasformandosi ben presto
in un insignificante ensemble di scenette scadenti,con qualche nudo messo qua e la per giustificare un’operazione commerciale davvero di bassa lega.
Il decamerotico tocca ancora una volta il fondo e questo film segna uno dei punti più bassi della pur scadente produzione del genere.
Oltre alla Asti sono presenti Salvatore Baccaro e Luciana Turina,quasi a rimarcare il tono volutamente grottesco dei personaggi,brutti sporchi e anche cattivi.


Non esiste una versione digitale del film,l’unica disponibile è quella davvero mediocre che circola in rete;a questo indirizzo è disponibile
una copia quasi inguardabile ricavata da una vhs https://oload.download/f/WKy3fVslqQo/Le.Notti.Peccaminose.di.Pietro.L.Aretino.Manlio.Scarpelli.-.Joe.D.Amato.mp4
La fotografia è curata da Aristide Massacesi.

Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino
Un film di Manlio Scarpelli. Con Adriana Asti, Luciana Turina, Giuseppe Alotta, Franco Ferrini, Ignazio Leone. Erotico, durata 91 min. – Italia 1972.

Adriana Asti: Longobarda
Franco Fragalà: Giannetto
Elena Veronese: Prudenza
Melù Valente: Angelica
Piero Vida: Cuor Contento
Luciana Turina: fattucchiera
Giacomo Rizzo: Polonio
Renato Pinciroli: l’invocatore di Satanasso
Lucia Modugno: Margherita
Gianni Musy: pittore
Belinda Bron: Giulia
Giuseppe Alotta: un frate
Salvatore Baccaro: Satanasso
Carla Mancini: una suora
Pasquale Fasciano: boia
Ignazio Leone: un cieco

Regia Manlio Scarpelli
Soggetto Manlio Scarpelli, Marcello Coscia
Sceneggiatura Manlio Scarpelli, Marcello Coscia
Casa di produzione Cineproduzione PEG
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Mauro Bonanni
Musiche Gianfranco Plenizio

 

Canterbury proibito

Un gruppo di pellegrini è diretto a Canterbury e durante il viaggio,per allontanare la noia,ecco che vengono raccontate sette storie
piccanti.
Una storia d’amore – La bella Bianca è oggetto di attenzione da parte di due giovani;ma lei,indecisa,finisce per accettare la corte ( e il resto)
da un terzo pretendente che così fa becchi i due amici;
Santa del Grande – Due vagabondi incontrano santa,una ragazza svampita;approfittando della sua ingenuità ne godranno le grazie;
Viola – In questa novella sono ben tre gli uomini che ambiscono alle grazie di Viola, moglie del noto ser Brunetto;dei tre solo il più scaltro
riuscirà a conquistare la donna;
Due suore – Suor Chiara e Suor Agnese,due religiose poco propense alle virtù e inclini a i piaceri della carne seducono due frati.Il vescovo e la badessa
del convento scoprono la cosa ,ma verranno comunque beffati dalle scaltre ragazze;


Le brache di San Grifone – Fratello Antonio,beccato in adulterio plateale con la bella moglie di un villico riesce a scansare la punizione usando uno stratagemma e convincendo gli ingenui popolani che le sue mutande sono una reliquia sacra;
Il gallo cantachiaro – dalla viva voce degli animali,furbizie e stupidaggini sugli esseri umani;
Antona e Giustina – Due donne,Antona e Giustina,sposate a due fratelli (infelicemente) si trovano un amante in comune.Ma i loro robusti appetiti sessuali alla fine alla meglio del poveraccio,che dopo tre giorni è ridotto una larva.

Dopo Boccaccio,Pietro Aretino e Masuccio Salernitano anche Geoffrey Chaucer vede le sue novelle piccanti saccheggiate e portate sul piccolo schermo in un film, Canterbury proibito dal valore presso che uguale a zero. A salvare il film dal naufragio più totale c’è un volenteroso cast fatto di belle attrici e di tanti comprimari che pur costretti a recitare in storielle di bassa lega si guadagnano il salario con la loro professionalità.
Italo Alfaro,regista del film,scomparso ad appena 50 anni,più famoso presso il grande pubblico per la serie tv I ragazzi di padre Tobia,sceglie la sua Toscana (precisamente Cortona) per assemblare sette storielle (storiacce?) che hanno poco o nulla di divertente.


Paola Corazzi e Femi Benussi,Patrizia Viotti e Imelda Marani,Magda Konopka e Rosemarie Lindt sono le belle discinte,un vero piacere per gli occhi mentre Nerina Montagnani e Memè Perlini, Franco Garofalo e altri comprimari tengono alto almeno il livello qualitativo della recitazione.
Qualche scorcio della Toscana e poco altro da segnalare,per un film completamente scomparso anche dai circuiti televisivi,
tanto da essere in pratica un film “invisibile”

Canterbury proibito
Un film di Italo Alfaro. Con Femi Benussi, Magda Konopka, Fausto Tommei, Rosemarie Lindt, Rosita Torosh, Patrizia Viotti, Paola Corazzi, Enza Sbordone, Emilio Bonucci Erotico, durata 90 min. – Italia 1972.

Rosita Torosh Badessa in viaggio per Canterbury
Franco Garofalo Pellegrino
Francesco D’Adda Pellegrino
Paola Corazzi Bianca
Carla Mancini Cameriera di Bianca
Guerrino Crivello Un vagabondo
Franco Alpestre Un altro vagabondo
Edda Soligo La madre di bianca
Femi Benussi Viola
Gino Pagnani Ser Brunetto
Luigi Montini Taddeo
Patrizia Viotti Suor Chiara
Imelda Marani Suor Agnese
Magda Konopka Antona
Rosemarie Lindt Giustina

Regia: Italo Alfaro
Sceneggiatura: Italo Alfaro,Enzo Boetani
Produzione: Enzo Boetani,Giuseppe Collura
Musiche: Gianni Meccia,Bruno Zambrini
Fotografia: Giuseppe Pinori
Montaggio: Adriano Tagliavia
Costumi: Giorgio Desideri

Ann and Eve

E’ una strana amicizia quella tra Ann e Eve;Ann ha ormai quasi quarantenne,Eve è molto giovane.
Mentre Ann è una giornalista affermata e rispettata,Eve nonostante la giovane età ha scelto di sposarsi con Francesco.
Durante una vacanza sulle coste dell’Istria,stranamente Ann inizia a tenere un comportamento molto disponibile verso gli uomini,incitando nel contempo la giovane amica a fare lo stesso;in questo modo Ann intende dimostrare ad Eve che la fedeltà e la castità sono semplicemente dei tabù senza valore.
In realtà Ann ha una brutta storia alle spalle;era innamorata di suo marito Amos,ma lo aveva distrutto solo per fare carriera,pubblicando tutta una teoria di articoli che avevano in pratica distrutto la carriera dell’uomo,un regista cinematografico.


Nel frattempo Eve allaccia una torbida relazione sessuale con la cantante di un night club e attraverso altre avventure scopre la propria vera natura,quella cioè di donna dai vizi nascosti dietro l’apparente virtuosità.Ad Ann arriva la notizia della morte di Amos,che non ha retto allo scandalo e si è ucciso.
La donna a questo punto decide di aiutare un giovane regista,che sta lavorando ad un soggetto cinematografico che era stato seguito dal marito mentre Eve ipocritamente sposa il suo Francesco.
Lavoro minimalista del regista svedese Arne Mattsson,praticamente sconosciuto da noi che firma nel 1970 questo Ann and Eve,indefinibile lavoro di qualche successo legato più che altro al tema scabroso trattato nel film,la libertà sessuale,l’ipocrisia di chi si finge casta e nasconde invece la propria natura viziosa e via dicendo.
Non bisogna farsi ingannare;dietro una ruvida e grossolana pretestuosità intellettuale,che vorrebbe fustigare questa bassa morale,si nasconde nulla più che un film teso a solleticare l’inguine dello spettatore.


Un lavoro ampiamente ipocrita,che in Italia ebbe un certo successo anche perchè certe tematiche erano affrontate solo cinematograficamente e se esistevano non erano certo in cima ai pensieri  del cittadino medio.Siamo lontani dai vizi nascosti della provincia cosi come siamo lontani dal cinema italiano,decisamente meno pretenzioso e più ridanciano.
Se vogliamo,molto meno ipocrita;i registi nostrani creavano a bella posta pellicole pruriginose,le adornavano di bei titoli e di attricette pronte a mettere in mostra le loro doti.
Un film anche abbastanza noioso,in puro stile scandinavo,condito da dialoghi barbosi e teso a mostrare l’assunto di partenza del regista.
Che alla fine ottiene quanto si era prefisso,ovvero far parlare del suo film;lo spettatore invece deve accontentarsi delle grazie delle due attrici,la sempre bella Marie Liljedahl (ventenne all’epoca del film) e di Gio Petré.


Il film uscì in Italia nel 1972,due anni dopo l’uscita nelle sale europee,per motivi legati al visto della censura;nel 1970 le maglie dei censori erano ancora molto strette.
Praticamente impossibile trovare una versione decente del film così come difficilissimo trovare una versione in italiano.
Poco male…

Ann and Eve
Un film di Arne Mattsson. Con Francisco Rabal, Julian Mateos, Gio Petré, Marie Liljedahl Drammatico, durata 87 min. – Svezia 1972

Gio Petré … Ann
Francisco Rabal … Francesco
Marie Liljedahl … Eve
Julián Mateos … Portiere dell’Hotel
Olivera Katarina … Cantante nightclub
Heinz Hopf … Walter
Nevenka Filipovic … Moglie di Walter
Erik Hell Erik Hell …Col. Braun

Regia Arne Mattsson
Sceneggiatura Ernest Hotch
Musiche Bengt-Arne Wallin
Fotografia Max Wilén
Montaggio Wic Kjellin

La nottata

Milano.
La giovane Susy esce di casa,inseguita dalle urla della madre,che le rimprovera di essere una vagabonda.
Contemporaneamente,in un altro punto della città,Angela saluta un suo occasionale amante;le due giovani finiscono per incontrasi nelle toilette
di un locale dove una signora di mezza età,dopo essersi truccata,dimentica un anello su un lavabo.
Susy lo prende e le due escono,recandosi in un cinema dove subiscono le avance prima di uno spettatore,al quale rifilano un colpo sui genitali
per poi sbeffeggiare un esibizionista che compare loro nudo per le scale della galleria del cinema stesso.
E’ l’inizio di una nottata (quella del titolo) in cui le due ragazze passeranno,come in un road movie,attraverso varie avventure;conosciuto un tassista
gli mostrano l’anello e lui propone loro di venderlo ad un suo conoscente.


Lo strano terzetto finisce in una balera,dove incontrano il losco e trucido ricettatore,di qui finiscono in casa di un morto,ancora in casa di un travestito e ancora in giro, attraverso una Milano piena di svaghi trasgressivi,in anticipo sulla città da bere degli anni ottanta.
Venderanno l’anello,ma per un prezzo irrisorio,poi in casa di una donna equivoca…alla fine,dopo una nottata che sembra valere una vita,le due ragazze scopriranno che quello che resta loro di tutte le avventure bruciate in poche ore è solo quella che sembra essere l’inizio di una bella amicizia.
Film girato in economia e anche in fretta, a giudicare dalla scarsa cura delle sequenze,La nottata esce nelle sale nel 1975 per la regia di Tonino Cervi.
Il figlio del grande Gino,produttore di film di successo come Boccaccio 70 e Deserto rosso è qui alle prese con la terza delle sue undici regie cinematografiche,che segue il buon esito di Le regine-Il delitto del diavolo,un interessante horror del 1970.
La nottata è un film pieno di difetti e con pochi acuti;il suo voler essere quasi un documentario,nello stile tipico dei road movie alla fine è più un handicap che un valore aggiunto.


Nonostante il buon ritmo,del resto agevolato dal voler mostrare in poco tempo uno spaccato della Milano notturna di metà degli anni settanta,il film risente di una sceneggiatura vaga e sopratutto troppo incline a mostrare il lato “proibito” della Milano stessa per non apparire un’operazione smaccatamente tesa a rastrellare soldi al botteghino.
Ipotesi avvalorata dalla gran quantità di nudi esposti nel film,di situazioni pruriginose,in definitiva dalla monotematica del sesso come filo d’Arianna.
Forse Cervi intendeva puntare il dito sui vizi privati della Milano nascosta; ma lo fa con un linguaggio greve (anche nel senso del parlato),con situazioni ben oltre il kitsch (la balera con tanto di Casadei che canta Simpatia) e ciliegina sulla torta,i dipinti di Mao di Wahrol e i Fontana sulle pareti di in un cesso di lusso.
Film ampiamente artefatto,poco credibile,scoordinato.
Attori a corrente alternata;un Giorgio Albertazzi travestito (sicuramente una parte accettata per divertimento),una Martine Brochard versione “porcona”,Claudio Cassinelli e Giuliana Calandra presenti in camei presumibilmente “alimentari”


Susanna Javicoli e Sara Sperati,le due protagoniste,fanno quello che possono;in realtà poco,ma espongono generosamente i loro corpi e con ogni probabilità era quello che da loro si voleva.
Film smaccatamente erotico,quindi,mascherato malamente da film/indagine.
Cervi si farà valere più come sceneggiatore;come regista,almeno in questo film lascia molto a desiderare.

Il film è presente in una ottima versione all’indirizzo https://1fichier.com/?fvdhbbqq17 ;per poter scaricare il link (verificato) è necessario inserire la password SMz

La nottata

Un film di Tonino Cervi. Con Giancarlo Prete, Giorgio Albertazzi, Martine Brochard, Giuliana Calandra, Sara Sperati, Max Delys, Susanna Javicoli,
Elisa Mainardi, Aldo Bonamano, Claudio Cassinelli, Angelo Pellegrino Commedia, durata 95 min. – Italia 1974.

Sara Sperati: Susy
Susanna Javicoli: Angela
Giancarlo Prete: taxista Vito
Max Christian Delys: Piero
Giuliana Calandra: proprietaria dell’anello
Angelo Pellegrino: ricettatore
Benedetto Simonelli:
Giorgio Albertazzi: “Destino”
Martine Brochard: Marta
Claudio Cassinelli: Davide
Raoul Casadei: se stesso

Regia Tonino Cervi
Soggetto Tonino Cervi
Sceneggiatura Umberto Simonetta,
Cesare Frugoni,
Tonino Cervi
Casa di produzione P.A.C. Produzioni Atlas Cinematografica
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Nino Baragli
Musiche Vince Tempera
Scenografia Pietro Filippone
Costumi Maria Cristina Lorenzi
Trucco Dante Trani

Le deportate della sezione speciale SS

Nazisploitation diretto da Rino Di Silvestro nel 1976,Le deportate della sezione speciale SS si distingue dalla massa
delle produzioni del filone,che ebbe breve ed effimera gloria tra il 1974 e il 1978,per la sua carica di violenza e per il finale apocalittico
che condivide con altri film del genere ma con in più una carica di ferocia e di violenza a tratti disturbante.
Rino Di Silvestro,al suo quarto film degli 8 totali che girerà,chiudendo la sua carriera con il pessimo Sogni erotici di Cleopatra dirige con
mano sbrigativa un film caratterizzato dai topos tipici del genere nazisploitation (o nazi porno),ovvero sesso estremo,violenza a tutto spiano,
caratterizzazione brutale dei nazisti,dipinti come demoni assoluti,il che non è affatto lontano dalla realtà.


La trama in breve:
Tania Wolburg,giovane ebrea,viene trasportata con alcune sventurate compagne di prigionia,in un castello,dove verranno selezionate per finire
in qualche bordello per truppe tedesche.
La sua bellezza attrae le turpi voglie del comandante Hassen,che cerca in ogni modo di far sua la donna.
Che però gli resiste,anche perchè innamorata di un altro uomo.
Quando scoprirà che le sue amiche hanno trovato il modo di fuggire,fingerà di concedersi ad Hassen;prima di farsi possedere,Tania inserisce nelle parti intime una lametta da barba,che evirerà il comandante.
Le prigioniere riescono a fuggire,ma Tania verrà uccisa.

Visto uno,visti tutti.
Le pellicole appartenenti a questo speciale genere,letteralmente di nicchia,essendo tutti film girati in fotocopia,non visibili ai minori e sopratutto
spesso disturbanti e poco accattivanti come trama e caratterizzati spesso da recitazioni approssimative ebbero uno scarso seguito,ad eccezione di Ilsa la belva delle SS, vero e proprio capostipite del genere.


Le deportate della sezione speciale SS ha quanto meno una regia attenta,anche se incline all’effettaccio splatter e al nudo più spinto;discreto anche il cast che arruola John Steiner nei panni del sadico comandante Hassen,Lina Polito e Erna Schurer.
Ma non si va oltre questo.

Le deportate della sezione speciale SS
Un film di Rino Di Silvestro. Con John Steiner, Rick Battaglia, Erna Schurer, Guido Leontini, Lina Polito, Sara Sperati Guerra, durata 95 min. – Italia 1976

John Steiner: Herr Erner
Lina Polito: Tania Nobel
Stefania D’Amario: Angela Modena
Erna Schürer: Kapo Helga
Sara Sperati: Monique DuPré
Solvi Stubing: Fräulein Greta
Guido Leontini: Dobermann
Paola D’Egidio: Kapo Trudy
Rik Battaglia: Soldier Fredrick
Ofelia Meyer: Kapo Inga
Felicita Fanny: Karol
Renata Franco: Milena
Giorgio Cerioni: Doctor Schübert

Regia Rino Di Silvestro
Soggetto Rino Di Silvestro
Sceneggiatura Rino Di Silvestro
Produttore Giuseppe Zaccariello
Casa di produzione Nucleo Internazionale Produzioni Cinematografiche
Fotografia Sergio D’Offizi
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Nello Giorgetti
Costumi Ruggero Vitrani
Trucco Dante Trani

Buona parte di Paolina

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Maria Paola Buonaparte,conosciuta come Paolina,sorella minore di Napoleone Bonaparte dalla quale era divisa da 8 anni di età,
è stata storicamente una donna irrequieta,bellissima,anticonformista.
Andata sposa a 17 anni al generale Victor Emanuel Leclerc,rimase vedova a 22 anni e sposò in seconde nozze il principe Camillo Borghese
su espressa richiesta del più famoso fratello,intenzionato ad imparentarsi con la nobiltà romana.
Una donna inquieta,come dicevo;dette scandalo nei salotti romani con il suo comportamento assolutamente fuori dalle regole,che culminò nella
raffigurazione marmorea che ne fece Antonio Canova,che la ritrasse nuda nel celebre Venere vincitrice.
La sua figura,sicuramente affascinante,è stata calunniata per molto tempo;descritta come una dissoluta ninfomane,in realtà era semplicemente una donna innamorata della vita.E alla luce della sua breve esistenza,terminata nel 1825 a soli 45 anni,ne aveva tutte le ragioni.
Nel 1973 il regista Nello Rossati fece uscire sugli schermi una pellicola a lei dedicata,piuttosto irriguardosa della realtà storica e con personaggi
caricaturati in eccesso.

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A metà strada tra il decamerotico e il film storico,Buona parte di Paolina è un prodotto debole e artificiosamente costruito,con più di un occhio
alla parte più pruriginosa della vita della nobildonna e sicuramente meno a quello che avvenne nella realtà.
Il film soffre di un’eccessiva “popolarizzazione” del linguaggio,tanto da sfociare spesso nel pecoreccio e nel triviale.
Stornelli volgari e raffigurazioni caricaturali (Canova è un degenerato,il principe Borghese un imbelle) completano l’opera,rendendo il film un ensemble di scenette in perenne bilico tra l’erotico e il farsesco più bieco.
A tal pro valga la recensione fatta da Segnalazioni cinematografiche,che parla di “”Un film in cui la storia di Paolina Borghese non serve che di pretesto per sciorinare una colluvie di sudicerie. Rigurgitante di sconcezze nelle immagini e nei dialoghi, cui va aggiunto un ritratto calunnioso e irriverente del papa, questo prodotto si rivela di una desolante mediocrità.”
Un vero peccato,per un film che poteva avere una sua valenza positiva,sopratutto per la presenza di grandi nomi del nostro teatro,come Elio Pandolfi e Fiorenzo Fiorentini oppure ottimi comprimari come Claudio Gora, Ettore Manni, Fiorenzo Fiorentini, Umberto Raho;viceversa,tutto sfocia nella commedia farsesca più triviale,finendo per diventare un prodotto di scarsissimo valore.

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La trama succinta:
la bellissima sorella di Napoleone sposa contro voglia il Principe Borghese,che pur avendo pochi anni più di lei è affetto da impotenza.
La ruspante neo principessa allora concede i suoi favori un pò a tutti,con grave scandalo della nobiltà romana.Non contenta,prende a correre nuda per Villa Borghese,tolta al popolo romano e diventata una sua esclusiva proprietà e alla fine
posa nuda per il celebre scultore Canova.
La contemporanea partenza da Roma del Papa e della sua corte toglie alla scatenata principessa tutti gli uomini disponibili,con conseguenze nefaste.
Il ritorno del Papa e della sua corte riporterà tutto allo status quo e Paolina potrà tornare a Parigi,con buona pace di tutti.
Il livello dei dialoghi è abbastanza scadente;valga per tutti il più famoso contenuto nel film “Come lo chiamerebbe, una moglie romana, il marito che se ne va lontano e la lascia sempre sola?” “Con una moglie così se pò chiamà solo cojone!”.
Paolina Bonaparte è interpretata da Antonia Santilli,qui in uno dei pochissimi ruoli da protagonista;bella,sicuramente,in possesso delle doti necessarie ad un’attrice,è costretta a non lesinare le sue grazie.

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Il che è un bel vedere,ma un film non può reggere solo su nudi e battute e volgari.
In quanto a Nello Rossati,il film segna una battuta d’arresto per un regista che precedentemente si era fatto notare con due discreti prodotti,Bella di giorno moglie di notte e La gatta in calore.La sua è una regia incolore, priva di guizzi.
Film letteralmente scomparso dai circuiti cinematografici,resta ancor oggi molto raro.A parte la presenza degli attori segnalati,dignitosa la prova di Antonia Santilli spesso e volentieri in abiti meno che succinti.Troppo poco per avventurarsi nella visione di un film inutile.
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Un film di Nello Rossati. Con Checco Durante, Rossana Di Lorenzo, Marina Berti, Antonia Santilli, Claudio Gora, Ettore Manni, Fiorenzo Fiorentini, Umberto Raho, Elio Pandolfi, Renato Pinciroli, Enzo Liberti, Piero Vida, Ernesto Colli, Diego Ghiglia, Carlo Giordana, Anthony Fontane Erotico, durata 89 min. – Italia 1973

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Antonia Santilli: Paolina Bonaparte
Ettore Manni:Il brigante
Fiorenzo Fiorentini:Il giardiniere letterato
Elio Pandolfi:Antonio Canova

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Regia: Nello Rossati
Soggetto: Nello Rossati, Luigi Russo
Sceneggiatura: Nello Rossati, Luigi Russo
Fotografia: Alfio Contini
Musica: Gianfranco Plenizio
Costum: Liliana Galli
Scene: Jo Chevalier
Montaggio: Mario Gargiuolo
Suono: Roberto Alberghini
Produzione: Cineproduzioni Peg
Distribuzione: Indipendenti Regionali

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L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti

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Tra il 1971 e il 1974 sugli schermi approdarono un’infinità di film “decamerotici“, sotto genere della commedia sexy originati dal successo del Decameron di Pasolini, che dette il via ad una pletora di prodotti di scadente qualità.
Pellicole realizzate alla buona, spesso con attori e attrici alle prime armi e con set ricavati da produzioni precedenti.
Probabilmente il loro numero si aggira attorno alle 60 unità, anche se ad oggi manca un elenco ragionato del genere.
Molti prodotti del filone con il passare degli anni sono stati rivalutati,ragion per cui oggi si assiste ad una ripresa in grande stile delle programmazioni tv con titoli ripresi proprio da questo particolare genere cinematografico.
L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti di Enrico Bomba esce nel 1972,nel pieno della produzione dei film dedicati al Boccaccio,a Caucher e all’Aretino, che in questo film a dire il vero c’entra di straforo.
Film di scarso o nullo valore,va detto subito.

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Come sostiene il Centro cattolico nelle sue “Segnalazioni cinematografiche“,il film è uno “Squallido esempio della inettitudine professionale di chi lo ha ideato, diretto e interpretato, il film offende, ancor prima che il sentimento morale dello spettatore, la sua intelligenza. Costruito su una parvenza d’intreccio, privo di un minimo di comicità o umorismo, afflitto da recitazione goffa e impacciata e dalla insulsaggine dei dialoghi, esso si limita a snocciolare le solite situazioni triviali proprie del genere boccaccesco e a fornire agli interpreti i più insulsi pretesti per esibirsi al naturale.
Giudizio netto che però sento di poter sottoscrivere.
Pietro Bomba,regista laziale puro sangue essendo nato ad Amatrice,non ha lasciato segno nel cinema italiano se non per 6 regie fatte tra il 1952 e il 1973,due delle quali riguardano proprio il genere decamerotico,il film in oggetto e la sua ultima direzione cinematografica,Le mille e una notte… e un’altra ancora! del 1973.
Film di scarsissismo o nullo valore,quindi,questo L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane,caratterizzato da una regia scialba e amatoriale e da una storia praticamente inesistente,da un cast attoriale assolutamente sotto il limite della decenza.
Qualche nudo,risate zero e una storia inesistente;questo il succo di una pellicola ricomparsa casualmente proprio in virtù della strana rivalutazione del filone decamerotico,che davvero non ha lasciato che uno striminzito lotto di pellicole decenti,non più di sei o sette in globale.

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La trama:
Madonna Violante,una donna avanti negli anni decide di andare a trovare le sue quattro figlie,tra le quali una,Florinda,è una ragazza di colore concepita durante un assalto ad una nave capitanata da un pirata di colore.
Durante il viaggio la donna decide di fermarsi da un’amica,che però le da brutte notizie sulle sue figlie;Vanna,la prima,ha osato sedurre un pio eremita e per questo è stata costretta a rifugiarsi in un convento e fingersi posseduta dal demonio per evitare la legittima furia degli abitanti del luogo che venerano l’eremita come un sant’uomo.
La seconda figlia,Lorenza,sposata ad un commerciante lo ha tradito con un maestro ed è riuscita a ottenere il perdono del marito solo toccandolo nell’unica cosa che interessa l’uomo,le venali ricchezze materiali.
La terza,Armida ha fatto di peggio,tradendo spudoratamente il marito con un mucchio di uomini e per un pelo non ha ammazzato il marito stesso facendogli rompere una gamba pur di congiungersi con i suoi amanti.
L’ultima,Florinda,ha dovuto subire le attenzioni non richieste di un vecchio e abietto prelato ed è quindi scappata dal convento grazie all’aiuto dell’Aretino,a cui alla fine ha concesso il proprio corpo.
I due,assieme,raggiungeranno le tre sorelle e la madre di Florinda.

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Brutto in maniera inguardabile,L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti mantiene poco e realizza ancora meno.
Forse,con un cast adeguato,qualcosa la si poteva tirare fuori ma in questa pellicola è come cavare un ragno dal buco.
Tutti sotto lo standard della decenza,fatta eccezione per Marisa Traversi (che molti ricorderanno nel ruolo di Bruna l’amante del Perozzi in Amici miei) mentre la peggiore in assoluto è Joyce Geraldine Stewart,qui nella seconda e ultima recitazione in carriera.
Il che è una fortuna,alla luce dell’assoluta incapacità attoriale mostrata.
Per gli amanti del genere il film è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=T4DI1ZQOnWo&t=9s in una versione
decisamente buona.
L’Aretino nei suoi ragionamenti… sulle cortigiane, le maritate… e i cornuti contenti

Un film di Enrico Bomba. Con Marisa Traversi, Luciano De Ambrosis, Geraldine Stewart, Fiorella Masselli, Wilma Truccolo, Giancarlo Badessi, Franca Gonella Commedia, durata 80 min. – Italia 1972

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Luciano De Ambrosis: Pietro Aretino
Geraldine Stewart: suor Florinda, quarta figlia segreta di Violante
Fiorella Masselli: Violante
Marisa Traversi: Antonia
Wilma Truccolo (Karin Well): Lorenza
Silvio Spaccesi: Cecco, marito di Lorenza
Giancarlo Badessi: pedagogo
Franca Gonella: Vanna
Piero Maria Rossi: eremita
Giuliana Giuliani: Armida
Rossano Campitelli: Giambattista, marito di Armida
Vinicio Sofia: brigante grasso
Sergio Parlato: brigante smilzo
Antonio Vicalvi: brigante nano Adone
Diego Della Valle: Guidotto, servo di Antonia
Claudia Magli: ostessa Carola
Giorgio Favretto: Galdino, amico di Pietro Aretino
Enrico Miotti: oste
Nino Scardina (non accreditato): amico di Cecco

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Regia Enrico Bomba
Soggetto Odoardo Fiory,
Enrico Bomba
Sceneggiatura Odoardo Fiory,
Enrico Bomba
Casa di produzione Cinematografica Vascello
Fotografia Franco Delli Colli
Montaggio Cesare Bianchini
Musiche Marcello De Martino
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Trucco Marcello Di Paolo

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La location principale:il castello di Rota di Tolfa (Rm)