Filmscoop

Tutto il mio cinema

Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino

Mentre un predicatore tuona contro le vanità del mondo,additando le donne come esempio in negativo,incapaci di fare il loro dovere di madri e casalinghe, la cortigiana Longobarda lo incrocia mentre sta per recarsi nella campane ciociare per prelevare sua figlia,affidata a contadini amici
per portarla a Roma e avviarla alla professione che peraltro pratica con successo.
Sarà l’occasione,per madre e figlia,di incontrare personaggi strambi e surreali,mentre Longobarda istruisce sua figlia sulle arti della seduzione,raccontandole novelle e passando attraverso incontri con un frate che finirà sul rogo solo per aver predicato costumi più morigerati,la truffa di un asino capace di defecare oro,un matrimonio tra due villici costretti a fare il loro “dovere” coniugale in campagna sotto gli occhi dei campagnoli mentre l’immancabile peste minaccia i borghi.


Durante il viaggio la giovane Prudenza confessa alla madre di aver già conosciuto i piaceri della carne e Longobarda,preso atto della cosa,la erudisce comunque su come sfruttare le indubbie doti che la ragazza possiede.
Cosa centri il povero Pietro l’Aretino in questo ignobile filmaccio ancora una volta ispirato al Decameron pasoliniano non è affatto chiaro ma tant’è…
Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino diretto da Manlio Scarpelli,alla sua seconda esperienza cinematografica come regista seguita al buon esordio con Siamo tutti in libertà provvisoria;datato 1972, è un film di una pochezza imbarazzante,nobilitato solo dalla presenza di Adriana Asti che spicca in un cast raccogliticcio come una rosa in una discarica.
Un film bruttissimo,stigmatizzato senza pietà anche da Segnalazioni cinematografiche con un lapidario commento:”Con il duplice filo conduttore del viaggio delle due protagoniste e di un matrimonio tra campagnoli cui assistono, il film lega alcuni raccontini boccacceschi che in comune hanno solamente la volgarità e la procacità più sfacciate. Costumi e ambienti medievali, reperiti fra l’altro con faciloneria, non bastano a conferire eleganza a questo basso prodotto di consumo.”

Comicità zero,maschere grottesche che sono l’unico punto in comune con il Decameron,novelle sboccate e senza alcun valore sono l’impianto del film,che non strappa nemmeno sorrisi,trasformandosi ben presto
in un insignificante ensemble di scenette scadenti,con qualche nudo messo qua e la per giustificare un’operazione commerciale davvero di bassa lega.
Il decamerotico tocca ancora una volta il fondo e questo film segna uno dei punti più bassi della pur scadente produzione del genere.
Oltre alla Asti sono presenti Salvatore Baccaro e Luciana Turina,quasi a rimarcare il tono volutamente grottesco dei personaggi,brutti sporchi e anche cattivi.


Non esiste una versione digitale del film,l’unica disponibile è quella davvero mediocre che circola in rete;a questo indirizzo è disponibile
una copia quasi inguardabile ricavata da una vhs https://oload.download/f/WKy3fVslqQo/Le.Notti.Peccaminose.di.Pietro.L.Aretino.Manlio.Scarpelli.-.Joe.D.Amato.mp4
La fotografia è curata da Aristide Massacesi.

Le notti peccaminose di Pietro l’Aretino
Un film di Manlio Scarpelli. Con Adriana Asti, Luciana Turina, Giuseppe Alotta, Franco Ferrini, Ignazio Leone. Erotico, durata 91 min. – Italia 1972.

Adriana Asti: Longobarda
Franco Fragalà: Giannetto
Elena Veronese: Prudenza
Melù Valente: Angelica
Piero Vida: Cuor Contento
Luciana Turina: fattucchiera
Giacomo Rizzo: Polonio
Renato Pinciroli: l’invocatore di Satanasso
Lucia Modugno: Margherita
Gianni Musy: pittore
Belinda Bron: Giulia
Giuseppe Alotta: un frate
Salvatore Baccaro: Satanasso
Carla Mancini: una suora
Pasquale Fasciano: boia
Ignazio Leone: un cieco

Regia Manlio Scarpelli
Soggetto Manlio Scarpelli, Marcello Coscia
Sceneggiatura Manlio Scarpelli, Marcello Coscia
Casa di produzione Cineproduzione PEG
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Mauro Bonanni
Musiche Gianfranco Plenizio

 

giugno 24, 2018 Posted by | Erotico | , | Lascia un commento

Canterbury proibito

Un gruppo di pellegrini è diretto a Canterbury e durante il viaggio,per allontanare la noia,ecco che vengono raccontate sette storie
piccanti.
Una storia d’amore – La bella Bianca è oggetto di attenzione da parte di due giovani;ma lei,indecisa,finisce per accettare la corte ( e il resto)
da un terzo pretendente che così fa becchi i due amici;
Santa del Grande – Due vagabondi incontrano santa,una ragazza svampita;approfittando della sua ingenuità ne godranno le grazie;
Viola – In questa novella sono ben tre gli uomini che ambiscono alle grazie di Viola, moglie del noto ser Brunetto;dei tre solo il più scaltro
riuscirà a conquistare la donna;
Due suore – Suor Chiara e Suor Agnese,due religiose poco propense alle virtù e inclini a i piaceri della carne seducono due frati.Il vescovo e la badessa
del convento scoprono la cosa ,ma verranno comunque beffati dalle scaltre ragazze;


Le brache di San Grifone – Fratello Antonio,beccato in adulterio plateale con la bella moglie di un villico riesce a scansare la punizione usando uno stratagemma e convincendo gli ingenui popolani che le sue mutande sono una reliquia sacra;
Il gallo cantachiaro – dalla viva voce degli animali,furbizie e stupidaggini sugli esseri umani;
Antona e Giustina – Due donne,Antona e Giustina,sposate a due fratelli (infelicemente) si trovano un amante in comune.Ma i loro robusti appetiti sessuali alla fine alla meglio del poveraccio,che dopo tre giorni è ridotto una larva.

Dopo Boccaccio,Pietro Aretino e Masuccio Salernitano anche Geoffrey Chaucer vede le sue novelle piccanti saccheggiate e portate sul piccolo schermo in un film, Canterbury proibito dal valore presso che uguale a zero. A salvare il film dal naufragio più totale c’è un volenteroso cast fatto di belle attrici e di tanti comprimari che pur costretti a recitare in storielle di bassa lega si guadagnano il salario con la loro professionalità.
Italo Alfaro,regista del film,scomparso ad appena 50 anni,più famoso presso il grande pubblico per la serie tv I ragazzi di padre Tobia,sceglie la sua Toscana (precisamente Cortona) per assemblare sette storielle (storiacce?) che hanno poco o nulla di divertente.


Paola Corazzi e Femi Benussi,Patrizia Viotti e Imelda Marani,Magda Konopka e Rosemarie Lindt sono le belle discinte,un vero piacere per gli occhi mentre Nerina Montagnani e Memè Perlini, Franco Garofalo e altri comprimari tengono alto almeno il livello qualitativo della recitazione.
Qualche scorcio della Toscana e poco altro da segnalare,per un film completamente scomparso anche dai circuiti televisivi,
tanto da essere in pratica un film “invisibile”

Canterbury proibito
Un film di Italo Alfaro. Con Femi Benussi, Magda Konopka, Fausto Tommei, Rosemarie Lindt, Rosita Torosh, Patrizia Viotti, Paola Corazzi, Enza Sbordone, Emilio Bonucci Erotico, durata 90 min. – Italia 1972.

Rosita Torosh Badessa in viaggio per Canterbury
Franco Garofalo Pellegrino
Francesco D’Adda Pellegrino
Paola Corazzi Bianca
Carla Mancini Cameriera di Bianca
Guerrino Crivello Un vagabondo
Franco Alpestre Un altro vagabondo
Edda Soligo La madre di bianca
Femi Benussi Viola
Gino Pagnani Ser Brunetto
Luigi Montini Taddeo
Patrizia Viotti Suor Chiara
Imelda Marani Suor Agnese
Magda Konopka Antona
Rosemarie Lindt Giustina

Regia: Italo Alfaro
Sceneggiatura: Italo Alfaro,Enzo Boetani
Produzione: Enzo Boetani,Giuseppe Collura
Musiche: Gianni Meccia,Bruno Zambrini
Fotografia: Giuseppe Pinori
Montaggio: Adriano Tagliavia
Costumi: Giorgio Desideri

giugno 8, 2018 Posted by | Erotico | , , , , , , , , | 2 commenti

Ann and Eve

E’ una strana amicizia quella tra Ann e Eve;Ann ha ormai quasi quarantenne,Eve è molto giovane.
Mentre Ann è una giornalista affermata e rispettata,Eve nonostante la giovane età ha scelto di sposarsi con Francesco.
Durante una vacanza sulle coste dell’Istria,stranamente Ann inizia a tenere un comportamento molto disponibile verso gli uomini,incitando nel contempo la giovane amica a fare lo stesso;in questo modo Ann intende dimostrare ad Eve che la fedeltà e la castità sono semplicemente dei tabù senza valore.
In realtà Ann ha una brutta storia alle spalle;era innamorata di suo marito Amos,ma lo aveva distrutto solo per fare carriera,pubblicando tutta una teoria di articoli che avevano in pratica distrutto la carriera dell’uomo,un regista cinematografico.


Nel frattempo Eve allaccia una torbida relazione sessuale con la cantante di un night club e attraverso altre avventure scopre la propria vera natura,quella cioè di donna dai vizi nascosti dietro l’apparente virtuosità.Ad Ann arriva la notizia della morte di Amos,che non ha retto allo scandalo e si è ucciso.
La donna a questo punto decide di aiutare un giovane regista,che sta lavorando ad un soggetto cinematografico che era stato seguito dal marito mentre Eve ipocritamente sposa il suo Francesco.
Lavoro minimalista del regista svedese Arne Mattsson,praticamente sconosciuto da noi che firma nel 1970 questo Ann and Eve,indefinibile lavoro di qualche successo legato più che altro al tema scabroso trattato nel film,la libertà sessuale,l’ipocrisia di chi si finge casta e nasconde invece la propria natura viziosa e via dicendo.
Non bisogna farsi ingannare;dietro una ruvida e grossolana pretestuosità intellettuale,che vorrebbe fustigare questa bassa morale,si nasconde nulla più che un film teso a solleticare l’inguine dello spettatore.


Un lavoro ampiamente ipocrita,che in Italia ebbe un certo successo anche perchè certe tematiche erano affrontate solo cinematograficamente e se esistevano non erano certo in cima ai pensieri  del cittadino medio.Siamo lontani dai vizi nascosti della provincia cosi come siamo lontani dal cinema italiano,decisamente meno pretenzioso e più ridanciano.
Se vogliamo,molto meno ipocrita;i registi nostrani creavano a bella posta pellicole pruriginose,le adornavano di bei titoli e di attricette pronte a mettere in mostra le loro doti.
Un film anche abbastanza noioso,in puro stile scandinavo,condito da dialoghi barbosi e teso a mostrare l’assunto di partenza del regista.
Che alla fine ottiene quanto si era prefisso,ovvero far parlare del suo film;lo spettatore invece deve accontentarsi delle grazie delle due attrici,la sempre bella Marie Liljedahl (ventenne all’epoca del film) e di Gio Petré.


Il film uscì in Italia nel 1972,due anni dopo l’uscita nelle sale europee,per motivi legati al visto della censura;nel 1970 le maglie dei censori erano ancora molto strette.
Praticamente impossibile trovare una versione decente del film così come difficilissimo trovare una versione in italiano.
Poco male…

Ann and Eve
Un film di Arne Mattsson. Con Francisco Rabal, Julian Mateos, Gio Petré, Marie Liljedahl Drammatico, durata 87 min. – Svezia 1972

Gio Petré … Ann
Francisco Rabal … Francesco
Marie Liljedahl … Eve
Julián Mateos … Portiere dell’Hotel
Olivera Katarina … Cantante nightclub
Heinz Hopf … Walter
Nevenka Filipovic … Moglie di Walter
Erik Hell Erik Hell …Col. Braun

Regia Arne Mattsson
Sceneggiatura Ernest Hotch
Musiche Bengt-Arne Wallin
Fotografia Max Wilén
Montaggio Wic Kjellin

Mag 24, 2018 Posted by | Erotico | , | Lascia un commento

La nottata

Milano.
La giovane Susy esce di casa,inseguita dalle urla della madre,che le rimprovera di essere una vagabonda.
Contemporaneamente,in un altro punto della città,Angela saluta un suo occasionale amante;le due giovani finiscono per incontrasi nelle toilette
di un locale dove una signora di mezza età,dopo essersi truccata,dimentica un anello su un lavabo.
Susy lo prende e le due escono,recandosi in un cinema dove subiscono le avance prima di uno spettatore,al quale rifilano un colpo sui genitali
per poi sbeffeggiare un esibizionista che compare loro nudo per le scale della galleria del cinema stesso.
E’ l’inizio di una nottata (quella del titolo) in cui le due ragazze passeranno,come in un road movie,attraverso varie avventure;conosciuto un tassista
gli mostrano l’anello e lui propone loro di venderlo ad un suo conoscente.


Lo strano terzetto finisce in una balera,dove incontrano il losco e trucido ricettatore,di qui finiscono in casa di un morto,ancora in casa di un travestito e ancora in giro, attraverso una Milano piena di svaghi trasgressivi,in anticipo sulla città da bere degli anni ottanta.
Venderanno l’anello,ma per un prezzo irrisorio,poi in casa di una donna equivoca…alla fine,dopo una nottata che sembra valere una vita,le due ragazze scopriranno che quello che resta loro di tutte le avventure bruciate in poche ore è solo quella che sembra essere l’inizio di una bella amicizia.
Film girato in economia e anche in fretta, a giudicare dalla scarsa cura delle sequenze,La nottata esce nelle sale nel 1975 per la regia di Tonino Cervi.
Il figlio del grande Gino,produttore di film di successo come Boccaccio 70 e Deserto rosso è qui alle prese con la terza delle sue undici regie cinematografiche,che segue il buon esito di Le regine-Il delitto del diavolo,un interessante horror del 1970.
La nottata è un film pieno di difetti e con pochi acuti;il suo voler essere quasi un documentario,nello stile tipico dei road movie alla fine è più un handicap che un valore aggiunto.


Nonostante il buon ritmo,del resto agevolato dal voler mostrare in poco tempo uno spaccato della Milano notturna di metà degli anni settanta,il film risente di una sceneggiatura vaga e sopratutto troppo incline a mostrare il lato “proibito” della Milano stessa per non apparire un’operazione smaccatamente tesa a rastrellare soldi al botteghino.
Ipotesi avvalorata dalla gran quantità di nudi esposti nel film,di situazioni pruriginose,in definitiva dalla monotematica del sesso come filo d’Arianna.
Forse Cervi intendeva puntare il dito sui vizi privati della Milano nascosta; ma lo fa con un linguaggio greve (anche nel senso del parlato),con situazioni ben oltre il kitsch (la balera con tanto di Casadei che canta Simpatia) e ciliegina sulla torta,i dipinti di Mao di Wahrol e i Fontana sulle pareti di in un cesso di lusso.
Film ampiamente artefatto,poco credibile,scoordinato.
Attori a corrente alternata;un Giorgio Albertazzi travestito (sicuramente una parte accettata per divertimento),una Martine Brochard versione “porcona”,Claudio Cassinelli e Giuliana Calandra presenti in camei presumibilmente “alimentari”


Susanna Javicoli e Sara Sperati,le due protagoniste,fanno quello che possono;in realtà poco,ma espongono generosamente i loro corpi e con ogni probabilità era quello che da loro si voleva.
Film smaccatamente erotico,quindi,mascherato malamente da film/indagine.
Cervi si farà valere più come sceneggiatore;come regista,almeno in questo film lascia molto a desiderare.

Il film è presente in una ottima versione all’indirizzo https://1fichier.com/?fvdhbbqq17 ;per poter scaricare il link (verificato) è necessario inserire la password SMz

La nottata

Un film di Tonino Cervi. Con Giancarlo Prete, Giorgio Albertazzi, Martine Brochard, Giuliana Calandra, Sara Sperati, Max Delys, Susanna Javicoli,
Elisa Mainardi, Aldo Bonamano, Claudio Cassinelli, Angelo Pellegrino Commedia, durata 95 min. – Italia 1974.

Sara Sperati: Susy
Susanna Javicoli: Angela
Giancarlo Prete: taxista Vito
Max Christian Delys: Piero
Giuliana Calandra: proprietaria dell’anello
Angelo Pellegrino: ricettatore
Benedetto Simonelli:
Giorgio Albertazzi: “Destino”
Martine Brochard: Marta
Claudio Cassinelli: Davide
Raoul Casadei: se stesso

Regia Tonino Cervi
Soggetto Tonino Cervi
Sceneggiatura Umberto Simonetta,
Cesare Frugoni,
Tonino Cervi
Casa di produzione P.A.C. Produzioni Atlas Cinematografica
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Nino Baragli
Musiche Vince Tempera
Scenografia Pietro Filippone
Costumi Maria Cristina Lorenzi
Trucco Dante Trani

Mag 22, 2018 Posted by | Erotico | , , , , | Lascia un commento

Le deportate della sezione speciale SS

Nazisploitation diretto da Rino Di Silvestro nel 1976,Le deportate della sezione speciale SS si distingue dalla massa
delle produzioni del filone,che ebbe breve ed effimera gloria tra il 1974 e il 1978,per la sua carica di violenza e per il finale apocalittico
che condivide con altri film del genere ma con in più una carica di ferocia e di violenza a tratti disturbante.
Rino Di Silvestro,al suo quarto film degli 8 totali che girerà,chiudendo la sua carriera con il pessimo Sogni erotici di Cleopatra dirige con
mano sbrigativa un film caratterizzato dai topos tipici del genere nazisploitation (o nazi porno),ovvero sesso estremo,violenza a tutto spiano,
caratterizzazione brutale dei nazisti,dipinti come demoni assoluti,il che non è affatto lontano dalla realtà.


La trama in breve:
Tania Wolburg,giovane ebrea,viene trasportata con alcune sventurate compagne di prigionia,in un castello,dove verranno selezionate per finire
in qualche bordello per truppe tedesche.
La sua bellezza attrae le turpi voglie del comandante Hassen,che cerca in ogni modo di far sua la donna.
Che però gli resiste,anche perchè innamorata di un altro uomo.
Quando scoprirà che le sue amiche hanno trovato il modo di fuggire,fingerà di concedersi ad Hassen;prima di farsi possedere,Tania inserisce nelle parti intime una lametta da barba,che evirerà il comandante.
Le prigioniere riescono a fuggire,ma Tania verrà uccisa.

Visto uno,visti tutti.
Le pellicole appartenenti a questo speciale genere,letteralmente di nicchia,essendo tutti film girati in fotocopia,non visibili ai minori e sopratutto
spesso disturbanti e poco accattivanti come trama e caratterizzati spesso da recitazioni approssimative ebbero uno scarso seguito,ad eccezione di Ilsa la belva delle SS, vero e proprio capostipite del genere.


Le deportate della sezione speciale SS ha quanto meno una regia attenta,anche se incline all’effettaccio splatter e al nudo più spinto;discreto anche il cast che arruola John Steiner nei panni del sadico comandante Hassen,Lina Polito e Erna Schurer.
Ma non si va oltre questo.

Le deportate della sezione speciale SS
Un film di Rino Di Silvestro. Con John Steiner, Rick Battaglia, Erna Schurer, Guido Leontini, Lina Polito, Sara Sperati Guerra, durata 95 min. – Italia 1976

John Steiner: Herr Erner
Lina Polito: Tania Nobel
Stefania D’Amario: Angela Modena
Erna Schürer: Kapo Helga
Sara Sperati: Monique DuPré
Solvi Stubing: Fräulein Greta
Guido Leontini: Dobermann
Paola D’Egidio: Kapo Trudy
Rik Battaglia: Soldier Fredrick
Ofelia Meyer: Kapo Inga
Felicita Fanny: Karol
Renata Franco: Milena
Giorgio Cerioni: Doctor Schübert

Regia Rino Di Silvestro
Soggetto Rino Di Silvestro
Sceneggiatura Rino Di Silvestro
Produttore Giuseppe Zaccariello
Casa di produzione Nucleo Internazionale Produzioni Cinematografiche
Fotografia Sergio D’Offizi
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Nello Giorgetti
Costumi Ruggero Vitrani
Trucco Dante Trani

luglio 19, 2017 Posted by | Erotico | , | Lascia un commento

Buona parte di Paolina

buona-parte-di-paolina-locandina

Maria Paola Buonaparte,conosciuta come Paolina,sorella minore di Napoleone Bonaparte dalla quale era divisa da 8 anni di età,
è stata storicamente una donna irrequieta,bellissima,anticonformista.
Andata sposa a 17 anni al generale Victor Emanuel Leclerc,rimase vedova a 22 anni e sposò in seconde nozze il principe Camillo Borghese
su espressa richiesta del più famoso fratello,intenzionato ad imparentarsi con la nobiltà romana.
Una donna inquieta,come dicevo;dette scandalo nei salotti romani con il suo comportamento assolutamente fuori dalle regole,che culminò nella
raffigurazione marmorea che ne fece Antonio Canova,che la ritrasse nuda nel celebre Venere vincitrice.
La sua figura,sicuramente affascinante,è stata calunniata per molto tempo;descritta come una dissoluta ninfomane,in realtà era semplicemente una donna innamorata della vita.E alla luce della sua breve esistenza,terminata nel 1825 a soli 45 anni,ne aveva tutte le ragioni.
Nel 1973 il regista Nello Rossati fece uscire sugli schermi una pellicola a lei dedicata,piuttosto irriguardosa della realtà storica e con personaggi
caricaturati in eccesso.

buona-parte-di-paolina-1

buona-parte-di-paolina-2
A metà strada tra il decamerotico e il film storico,Buona parte di Paolina è un prodotto debole e artificiosamente costruito,con più di un occhio
alla parte più pruriginosa della vita della nobildonna e sicuramente meno a quello che avvenne nella realtà.
Il film soffre di un’eccessiva “popolarizzazione” del linguaggio,tanto da sfociare spesso nel pecoreccio e nel triviale.
Stornelli volgari e raffigurazioni caricaturali (Canova è un degenerato,il principe Borghese un imbelle) completano l’opera,rendendo il film un ensemble di scenette in perenne bilico tra l’erotico e il farsesco più bieco.
A tal pro valga la recensione fatta da Segnalazioni cinematografiche,che parla di “”Un film in cui la storia di Paolina Borghese non serve che di pretesto per sciorinare una colluvie di sudicerie. Rigurgitante di sconcezze nelle immagini e nei dialoghi, cui va aggiunto un ritratto calunnioso e irriverente del papa, questo prodotto si rivela di una desolante mediocrità.”
Un vero peccato,per un film che poteva avere una sua valenza positiva,sopratutto per la presenza di grandi nomi del nostro teatro,come Elio Pandolfi e Fiorenzo Fiorentini oppure ottimi comprimari come Claudio Gora, Ettore Manni, Fiorenzo Fiorentini, Umberto Raho;viceversa,tutto sfocia nella commedia farsesca più triviale,finendo per diventare un prodotto di scarsissimo valore.

buona-parte-di-paolina-6
La trama succinta:
la bellissima sorella di Napoleone sposa contro voglia il Principe Borghese,che pur avendo pochi anni più di lei è affetto da impotenza.
La ruspante neo principessa allora concede i suoi favori un pò a tutti,con grave scandalo della nobiltà romana.Non contenta,prende a correre nuda per Villa Borghese,tolta al popolo romano e diventata una sua esclusiva proprietà e alla fine
posa nuda per il celebre scultore Canova.
La contemporanea partenza da Roma del Papa e della sua corte toglie alla scatenata principessa tutti gli uomini disponibili,con conseguenze nefaste.
Il ritorno del Papa e della sua corte riporterà tutto allo status quo e Paolina potrà tornare a Parigi,con buona pace di tutti.
Il livello dei dialoghi è abbastanza scadente;valga per tutti il più famoso contenuto nel film “Come lo chiamerebbe, una moglie romana, il marito che se ne va lontano e la lascia sempre sola?” “Con una moglie così se pò chiamà solo cojone!”.
Paolina Bonaparte è interpretata da Antonia Santilli,qui in uno dei pochissimi ruoli da protagonista;bella,sicuramente,in possesso delle doti necessarie ad un’attrice,è costretta a non lesinare le sue grazie.

buona-parte-di-paolina-14

buona-parte-di-paolina-11
Il che è un bel vedere,ma un film non può reggere solo su nudi e battute e volgari.
In quanto a Nello Rossati,il film segna una battuta d’arresto per un regista che precedentemente si era fatto notare con due discreti prodotti,Bella di giorno moglie di notte e La gatta in calore.La sua è una regia incolore, priva di guizzi.
Film letteralmente scomparso dai circuiti cinematografici,resta ancor oggi molto raro.A parte la presenza degli attori segnalati,dignitosa la prova di Antonia Santilli spesso e volentieri in abiti meno che succinti.Troppo poco per avventurarsi nella visione di un film inutile.
Buona parte di Paolina
Un film di Nello Rossati. Con Checco Durante, Rossana Di Lorenzo, Marina Berti, Antonia Santilli, Claudio Gora, Ettore Manni, Fiorenzo Fiorentini, Umberto Raho, Elio Pandolfi, Renato Pinciroli, Enzo Liberti, Piero Vida, Ernesto Colli, Diego Ghiglia, Carlo Giordana, Anthony Fontane Erotico, durata 89 min. – Italia 1973

buona-parte-di-paolina-banner-gallery

buona-parte-di-paolina-3

buona-parte-di-paolina-4

buona-parte-di-paolina-5

buona-parte-di-paolina-7

buona-parte-di-paolina-8

buona-parte-di-paolina-9

buona-parte-di-paolina-10

buona-parte-di-paolina-12

buona-parte-di-paolina-13

buona-parte-di-paolina-15

buona-parte-di-paolina-16

buona-parte-di-paolina-banner-protagonisti

Antonia Santilli: Paolina Bonaparte
Ettore Manni:Il brigante
Fiorenzo Fiorentini:Il giardiniere letterato
Elio Pandolfi:Antonio Canova

buona-parte-di-paolina-banner-cast

Regia: Nello Rossati
Soggetto: Nello Rossati, Luigi Russo
Sceneggiatura: Nello Rossati, Luigi Russo
Fotografia: Alfio Contini
Musica: Gianfranco Plenizio
Costum: Liliana Galli
Scene: Jo Chevalier
Montaggio: Mario Gargiuolo
Suono: Roberto Alberghini
Produzione: Cineproduzioni Peg
Distribuzione: Indipendenti Regionali

buona-parte-di-paolina-banner-foto

buona-parte-di-paolina-flano

buona-parte-di-paolina-foto-1

buona-parte-di-paolina-foto-2

buona-parte-di-paolina-foto-3

buona-parte-di-paolina-foto-4

buona-parte-di-paolina-locandina-2

buona-parte-di-paolina-locandina-3

buona-parte-di-paolina-0

gennaio 10, 2017 Posted by | Erotico | , , | 3 commenti

L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti

laretino-nei-suoi-ragionamenti-loc-1

Tra il 1971 e il 1974 sugli schermi approdarono un’infinità di film “decamerotici“, sotto genere della commedia sexy originati dal successo del Decameron di Pasolini, che dette il via ad una pletora di prodotti di scadente qualità.
Pellicole realizzate alla buona, spesso con attori e attrici alle prime armi e con set ricavati da produzioni precedenti.
Probabilmente il loro numero si aggira attorno alle 60 unità, anche se ad oggi manca un elenco ragionato del genere.
Molti prodotti del filone con il passare degli anni sono stati rivalutati,ragion per cui oggi si assiste ad una ripresa in grande stile delle programmazioni tv con titoli ripresi proprio da questo particolare genere cinematografico.
L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti di Enrico Bomba esce nel 1972,nel pieno della produzione dei film dedicati al Boccaccio,a Caucher e all’Aretino, che in questo film a dire il vero c’entra di straforo.
Film di scarso o nullo valore,va detto subito.

laretino-nei-suoi-ragionamenti-3

laretino-nei-suoi-ragionamenti-4
Come sostiene il Centro cattolico nelle sue “Segnalazioni cinematografiche“,il film è uno “Squallido esempio della inettitudine professionale di chi lo ha ideato, diretto e interpretato, il film offende, ancor prima che il sentimento morale dello spettatore, la sua intelligenza. Costruito su una parvenza d’intreccio, privo di un minimo di comicità o umorismo, afflitto da recitazione goffa e impacciata e dalla insulsaggine dei dialoghi, esso si limita a snocciolare le solite situazioni triviali proprie del genere boccaccesco e a fornire agli interpreti i più insulsi pretesti per esibirsi al naturale.
Giudizio netto che però sento di poter sottoscrivere.
Pietro Bomba,regista laziale puro sangue essendo nato ad Amatrice,non ha lasciato segno nel cinema italiano se non per 6 regie fatte tra il 1952 e il 1973,due delle quali riguardano proprio il genere decamerotico,il film in oggetto e la sua ultima direzione cinematografica,Le mille e una notte… e un’altra ancora! del 1973.
Film di scarsissismo o nullo valore,quindi,questo L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane,caratterizzato da una regia scialba e amatoriale e da una storia praticamente inesistente,da un cast attoriale assolutamente sotto il limite della decenza.
Qualche nudo,risate zero e una storia inesistente;questo il succo di una pellicola ricomparsa casualmente proprio in virtù della strana rivalutazione del filone decamerotico,che davvero non ha lasciato che uno striminzito lotto di pellicole decenti,non più di sei o sette in globale.

laretino-nei-suoi-ragionamenti-6

laretino-nei-suoi-ragionamenti-7

laretino-nei-suoi-ragionamenti-8
La trama:
Madonna Violante,una donna avanti negli anni decide di andare a trovare le sue quattro figlie,tra le quali una,Florinda,è una ragazza di colore concepita durante un assalto ad una nave capitanata da un pirata di colore.
Durante il viaggio la donna decide di fermarsi da un’amica,che però le da brutte notizie sulle sue figlie;Vanna,la prima,ha osato sedurre un pio eremita e per questo è stata costretta a rifugiarsi in un convento e fingersi posseduta dal demonio per evitare la legittima furia degli abitanti del luogo che venerano l’eremita come un sant’uomo.
La seconda figlia,Lorenza,sposata ad un commerciante lo ha tradito con un maestro ed è riuscita a ottenere il perdono del marito solo toccandolo nell’unica cosa che interessa l’uomo,le venali ricchezze materiali.
La terza,Armida ha fatto di peggio,tradendo spudoratamente il marito con un mucchio di uomini e per un pelo non ha ammazzato il marito stesso facendogli rompere una gamba pur di congiungersi con i suoi amanti.
L’ultima,Florinda,ha dovuto subire le attenzioni non richieste di un vecchio e abietto prelato ed è quindi scappata dal convento grazie all’aiuto dell’Aretino,a cui alla fine ha concesso il proprio corpo.
I due,assieme,raggiungeranno le tre sorelle e la madre di Florinda.

laretino-nei-suoi-ragionamenti-13

laretino-nei-suoi-ragionamenti-14
Brutto in maniera inguardabile,L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti mantiene poco e realizza ancora meno.
Forse,con un cast adeguato,qualcosa la si poteva tirare fuori ma in questa pellicola è come cavare un ragno dal buco.
Tutti sotto lo standard della decenza,fatta eccezione per Marisa Traversi (che molti ricorderanno nel ruolo di Bruna l’amante del Perozzi in Amici miei) mentre la peggiore in assoluto è Joyce Geraldine Stewart,qui nella seconda e ultima recitazione in carriera.
Il che è una fortuna,alla luce dell’assoluta incapacità attoriale mostrata.
Per gli amanti del genere il film è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=T4DI1ZQOnWo&t=9s in una versione
decisamente buona.
L’Aretino nei suoi ragionamenti… sulle cortigiane, le maritate… e i cornuti contenti

Un film di Enrico Bomba. Con Marisa Traversi, Luciano De Ambrosis, Geraldine Stewart, Fiorella Masselli, Wilma Truccolo, Giancarlo Badessi, Franca Gonella Commedia, durata 80 min. – Italia 1972

laretino-nei-suoi-ragionamenti-banner-gallery

laretino-nei-suoi-ragionamenti-1

laretino-nei-suoi-ragionamenti-2

laretino-nei-suoi-ragionamenti-5

laretino-nei-suoi-ragionamenti-9

laretino-nei-suoi-ragionamenti-10

laretino-nei-suoi-ragionamenti-11

laretino-nei-suoi-ragionamenti-12

laretino-nei-suoi-ragionamenti-15

laretino-nei-suoi-ragionamenti-banner-protagonisti

Luciano De Ambrosis: Pietro Aretino
Geraldine Stewart: suor Florinda, quarta figlia segreta di Violante
Fiorella Masselli: Violante
Marisa Traversi: Antonia
Wilma Truccolo (Karin Well): Lorenza
Silvio Spaccesi: Cecco, marito di Lorenza
Giancarlo Badessi: pedagogo
Franca Gonella: Vanna
Piero Maria Rossi: eremita
Giuliana Giuliani: Armida
Rossano Campitelli: Giambattista, marito di Armida
Vinicio Sofia: brigante grasso
Sergio Parlato: brigante smilzo
Antonio Vicalvi: brigante nano Adone
Diego Della Valle: Guidotto, servo di Antonia
Claudia Magli: ostessa Carola
Giorgio Favretto: Galdino, amico di Pietro Aretino
Enrico Miotti: oste
Nino Scardina (non accreditato): amico di Cecco

laretino-nei-suoi-ragionamenti-banner-cast

Regia Enrico Bomba
Soggetto Odoardo Fiory,
Enrico Bomba
Sceneggiatura Odoardo Fiory,
Enrico Bomba
Casa di produzione Cinematografica Vascello
Fotografia Franco Delli Colli
Montaggio Cesare Bianchini
Musiche Marcello De Martino
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Trucco Marcello Di Paolo

laretino-nei-suoi-ragionamenti-lc1

laretino-nei-suoi-ragionamenti-location-castello-di-rota-tolfa-rm

La location principale:il castello di Rota di Tolfa (Rm)

gennaio 6, 2017 Posted by | Erotico | , , | Lascia un commento

Guardami nuda

guardami-nuda-locandina-0

Una coppia in crisi,quella di Meg e Carlo.
Lo si intuisce nei primi 5 minuti del film,quando vediamo i due nella loro auto,percorrere in un silenzio pesantissimo
la strada.
In effetti tra di loro c’è un problema di natura sessuale;da tempo c’è un muro che si è alzato,non c’è più intimità,desiderio.
Questa assenza di passione ha minato alle basi il matrimonio.
Ad una stazione di servizio però incontrano una giovane autostoppista che cambierà in maniera profonda il loro rapporto;
la ragazza,vulcanica e sessualmente disinibita,avrà un rapporto sessuale prima con Meg e poi con Carlo,al quale dirà
che la moglie lo ama profondamente.
Questo incontro,più quello con una coppia di viziosi, riporterà i due a ritrovare l’intimità perduta e a rinnovarsi nel loro legame.
Guardami nuda è una pellicola non inquadrabile in nessun genere;non è una commedia nè un thriller o un giallo.

guardami-nuda-5

guardami-nuda-8
E’ un film che analizza,in maniera forse un po’ superficiale,un rapporto di coppia deteriorato, seguendolo nella sua evoluzione,
nelle trappole in cui si imbatte, sino al finale, rassicurante e tutto sommato in linea con le attese.
Italo Alfaro lo dirige nel 1972, ed è la sua prima esperienza cinematografica, dopo alcuni lavori per la tv; fra questi una menzione
speciale merita I ragazzi di Padre Tobia,che nel 1968 teneva inchiodati i ragazzini davanti allo schermo,grazie a storie di amicizia,lealtà e coraggio
consolidate nei giovani protagonisti da padre Tobia (un bravissimo Silvano Tranquilli).
Una prima esperienza abbastanza positiva,a guardare bene.
Anche se la storia in fondo è nota, è diretta con buona mano e senza cadute di stile;nonostante i nudi e qualche sequenza erotica,
il film mantiene una dignità che molti prodotti simili non ebbero.Quindi, appare decisamente troppo duro il giudizio di Segnalazioni cinematografiche che recita ;“Imperniato su personaggi scarsamente verosimili ai quali né le volute esasperanti lentezze narrative, né i dialoghi pretenziosamente “filosofici” riescono a dare vera consistenza psicologica, il film affida i suoi richiami spettacolari soprattutto alla licenziosità delle situazioni
e all’esibizione delle qualità anatomiche delle interpreti.

guardami-nuda-13

guardami-nuda-10

guardami-nuda-9
Alfaro,il regista del film, passò subito dopo questa esperienza al genere decamerotico;a lui si devono uno tra i migliori prodotti del filone Decameron n° 3 – Le più belle donne del Boccaccio
oltre al meno riuscito Canterbury proibito prima di chiudere la sua carriera con Sentivano uno strano, eccitante, pericoloso puzzo di dollari.
Il cast scritturato dal regista toscano include Ugo Pagliai e Dagmar Lassander; la bella cecoslovacca non delude le attese, anzi, offre una prova convincente. Lo stesso non si può dire
di Ugo Pagliai, il quale è in difficoltà soprattutto nelle scene d’amore.
Dopo l’enorme successo riscosso in tv con lo sceneggiato più famoso degli anni ‘70,Il segno del comando,l’attore toscano gira un film
decisamente lontano dai suoi personaggi televisivi e forse questo influisce nella valutazione finale.Brava invece Pier Paola Bucchi,la giovane autostoppista.
Rimasto praticamente in cantina per oltre 40 anni,alla fine Guardami nuda è riemerso alla luce ed è oggi disponibile in digitale.
Per coloro che volessero vederlo è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=3wNwuYTjphY&t=3625s
in una versione decisamente buona.
In ultimo,va citata la buona fotografia di Fausto Zuccoli.
Da vedere

guardami-nuda-0

Guardami nuda
Un film di Italo Alfaro. Con Dagmar Lassander, Ugo Pagliai, Yves Beneyton, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Franco Angrisano, Serena Bennato Erotico, durata 91 min. – Italia 1972.

il-seme-delluomo-banner-gallery

guardami-nuda-1

guardami-nuda-2

guardami-nuda-3

guardami-nuda-6

guardami-nuda-7

guardami-nuda-11

guardami-nuda-12

guardami-nuda-15

guardami-nuda-16

guardami-nuda-14

il-seme-delluomo-banner-protagonisti

Ugo Pagliai … Carlo
Dagmar Lassander … Meg
Pier Paola Bucchi… L’autostoppista
Yves Beneyton … Il giovane artista

il-seme-delluomo-banner-cast

Regia Italo Alfaro
Sceneggiatura Italo Alfaro
Casa di produzione PARF Cinematografica
Distribuzione (Italia) Universal Video (UV)
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Adriano Tagliavia
Musiche Bruno Zambrini
Scenografia Elio Micheli

guardami-nuda-locandina-1

guardami-nuda-locandina-sound

gennaio 4, 2017 Posted by | Erotico | , , | Lascia un commento

Quando i califfi avevano le corna

quando-i-califfi-avevano-le-corna-locandina-2

Di ritorno da una battuta di caccia,il Califfo di Baghdad scopre che sua moglie sta partecipando ad un’orgia con schiave e schiavi.
Offeso a morte nella sua virilità,il Califfo sta per ucciderla,ma la donna si suicida davanti a lui con un pugnale.
Da quel momento il Califfo si trasforma in uno spietato assassino;non pago di trascorrere le notti con donne vergini,alla fine
di ogni rapporto uccide la sventurata e occasionale compagna.
Il suo comportamento suscita indignazione e orrore nel popolo,mentre lo stesso Califfo scopre di essere diventato impotente.
La giovane e bella Sherazade,figlia del gran Vizir decide di tentare un’opera disperata e pericolosa:offrirsi al Califfo e tentare di
sopravvivere alla sua furia.

quando-i-califfi-avevano-le-corna-1

quando-i-califfi-avevano-le-corna-2
Così Sherazade dapprima lo cura sessualmente guarendolo dall’impotenza,poi,conquistandolo con le sue novelle,una per ogni notte
ne conquista il cuore…
Quando i califfi avevano le corna di Amasi Damiani è coevo del fortunato Il fiore delle Mille e una notte di Pier Paolo Pasolini,
che così ancora una volta come era capitato con Il Decameron e I racconti di Canterbury si ritrova a fare da involontario padre di un nuovo
filone di commedie scollacciate e sexy.
Ma i tempi sono ormai mutati,la sovraesposizione di pellicole boccaccesche ha finito per saturare il mercato con conseguente fine dei lauti guadagni al botteghino con il minimo investimento.
Questo film,girato in economia e con una povertà di idee desolante esce nel 1973 e ben presto sparisce dagli schermi senza lasciare traccia;un film che parte anche bene,con un piglio drammatico che però si dissolve d’incanto quando giunge in scena la bella Sherazade con le sue novelle becere e volgari.
Il film così si trasforma nel solito coacervo di luoghi comuni,parolacce ecc.

quando-i-califfi-avevano-le-corna-4

quando-i-califfi-avevano-le-corna-5
A peggiorare le cose,un cast a dir poco penoso;unica attrice con un minimo di background scenico è Pia Giancaro,,quanto meno bella da vedere.
Il resto è di una pochezza sconcertante.
Qualche nudo,parolacce,qualche ardita scena sadica e null’altro,in un vuoto di sceneggiatura mortificante.
Amasi Damiani,che avrebbe poi diretto il buon Contronatura,si conferma regista artigianale senza molte ambizioni;la povertà di mezzi a disposizione certo non aiuta il regista livornese a cavare il tradizionale ragno dal buco.
Filmetto senza qualità,Quando i califfi avevano le corna è letteralmente scomparso fino a pochissimo tempo fa quando qualcuno ha riversato in rete
una edizione discreta tratta probabilmente da un Dvd pubblicato in sordina dalla rivista Nocturno per la collana cine Kult.
Ora è disponibile in discreta qualità all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=G3-0WfGfPVs

quando-i-califfi-avevano-le-corna-6

quando-i-califfi-avevano-le-corna-8

Quando i califfi avevano le corna

Un film di Amasi Damiani. Con Maria Pia Giancaro, Aldo Bufi Landi, Gordon Mitchell, Giorgia Tani, Margaret Rose Keil, Fedele Gentile, Andrea Aureli, Rosemarie Lindt, Empedocle Buzzanca, Piero Mazzinghi, Laila Shed, Angela Bo, Spartaco Conversi Erotico, durata 92 min. – Italia 1973.

quando-i-califfi-avevano-le-corna-banner-gallery

quando-i-califfi-avevano-le-corna-3

quando-i-califfi-avevano-le-corna-7

quando-i-califfi-avevano-le-corna-9

quando-i-califfi-avevano-le-corna-10

quando-i-califfi-avevano-le-corna-11

quando-i-califfi-avevano-le-corna-12

quando-i-califfi-avevano-le-corna-13

quando-i-califfi-avevano-le-corna-14

quando-i-califfi-avevano-le-corna-15

quando-i-califfi-avevano-le-corna-banner-cast

Regia:Amasi Damiani
Musiche: Elvio Monti,Franco Zauli
Produzione: Elettra film

quando-i-califfi-avevano-le-corna-banner-recensioni

quando-i-califfi-avevano-le-corna-0

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Nata sull’onda del chiaccherato (ed imminente) film pasoliniano, questa pellicola è realizzata sul filo della novellistica orientale de “Le Mille e una notte”, anche se il titolo declama una non reale affinità elettiva a Quando le donne avevano la coda. Purtroppo l’insieme è caratterizzato da attori poco in parte e da location inadeguate; e pure Damiani, a differenza di qualche pellicola indovinata, non è regista particolarmente stimolato e stimolante.
Il Gobbo

Titolo da fatwa per questo mille e una nottico al cacciucco, col solito sultano crudele gabbato dalla solita Sheherazade che raccontandogli delle storie evita di essere frustata e sgozzata.
Dopo un promettente inizio il film svacca appena partono le storielle, desolanti (locations palesemente toscane, tripudio di napoletano, “un par di ciufoli” e “me’ cojoni”); non aiutano le troppe vecchie facce da spaghetti western (Bufi Landi, Conversi, Mitchell). Chissà cosa ricorda del film la principessa Ruspoli née Gianporcaro.

quando-i-califfi-avevano-le-corna-locandina-1

quando-i-califfi-avevano-le-corna-locandina-3

settembre 10, 2016 Posted by | Erotico | , , | 2 commenti

Quant’è bella la Bernarda,tutta nuda e tutta calda

Quanto è bella la bernarda locandina 1

Due villici si recano dall’esorcista Magus per chiedergli di intervenire con le sue potenti arti magiche per far si che una ragazza della quale si sono invaghiti soggiaccia ai loro desideri.
Magus estorce loro dieci soldi in cambio di un filtro magico,poi approfittando della dabbenaggine dei due,versa un altro filtro nei loro bicchieri e per distoglierli racconta loro delle storie.
La prima (Le nozze di Gerundio e Parolina) riguarda un villico che sposa una ragazza,non avendo la minima cognizione su cosa fare con una donna la
prima notte di nozze.Nonostante i consigli del padre,il giovane,totalmente inesperto,non riuscirà a consumare il rapporto
finendo per coprirsi di ridicolo.
La seconda (intitolata Eleonora e Sigismondo) narra le vicende di una moglie fedele,insidiata da un giovane.
Quest’ultimo,per godersi la bella Eleonora,organizza una trappola ma resta beffato;il marito della donna,
con la sua complicità,si sostituisce ad essa e si fa trovare a letto al posto suo.

Quanto è bella la bernarda 1

Quanto è bella la bernarda 2
La terza (Frate Fontanarosa) racconta la beffa di frate Fontanarosa ordita ai danni del proprio superiore;facendo credere di voler
convertire le prostitute di un bordello si fa sorprendere mentre rimprovera una di esse,salvo poi congiungersi
con lei quando il superiore va via.
La quarta novella (Il bell’Arturo) parla di un nobiluomo assolutamente privo di grazia che invece,al contrario,si crede bello ed affascinante.
Sfidato dal suo servitore,che gli vanta le doti fisiche del proprio fratello,il nobile colpito nell’orgoglio
lo invita a portarlo nella sua villa.
Il servitore fa conoscere suo fratello al nobile e i due alla fine diventano amici;il nobile scopre di essere fatto becco da un
rude pecoraio e così,in compagnia del suo nuovo amico,decide di sedurre la moglie di un locandiere.
I due verranno beffati entrambi proprio dallo scaltro uomo…
Mentre narra queste novelle,lo scaltro Magus si gode le grazie della ragazza concupita dai due villici,aiutandosi con robuste
dosi di zabaione.
Nella successiva (Messer Giannetto) si narra la beffa organizzata da un furbissimo giovane ai danni di messer Giannetto,che ha scoperto di essere
diventato all’improvviso impotente.
Il giovane,facendo bere un intruglio a Giannetto,ne gode la di lui moglie facendogli credere di aver ritrovato la virilità.

Quanto è bella la bernarda 3

Quanto è bella la bernarda 4
Nell’ultimo episodio(Il Cavalier Mirafiore),sono narrate le vicende del cavaliere Mirafiore molto dotato sessualmente,che  fa strage di donne della corte del re,inclusa la regina;riuscirà a cavarsela dimostrando di essere irresistibilmente attratto dall’odore dell’aglio che funziona da afrodisiaco non prima di aver soddisfatto l’orrenda moglie del Re con tanto di collana d’aglio intrecciata al collo.

Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda è un decamerotico del 1973,uscito nelle sale soltanto nel 1975,quindi fuori tempo
massimo e ben lontano dal periodo di massimo fulgore del genere.
Diretto da Lucio Dandolo, autore di I racconti di Canterbury N. 2,ebbe grossi problemi con la censura,sia per il titolo (in origine Bernarda
era scritto con la b minuscola,chiara allusione alla parte intima femminile) sia per alcune scene di sesso considerate troppo osè.
Fu proprio la censura a tagliare quasi mezz’ora di pellicola,costringendo il regista a inserire l’anello conduttore del mago che turlupina
i due sciocchi villici e ripristinando quindi una versione di metraggio adatto alla distribuzione cinematografica.
Motivo per il quale il film uscì nel 1975,passando praticamente inosservato.Il momento di gloria dei decamerotici,ammesso che di esso si possa parlare, era tramontato da tempo.

Quanto è bella la bernarda 5

Quanto è bella la bernarda 6
Il film in se non è nulla di particolare,tuttavia non è di certo il peggiore della nutrita schiera dei decamerotici.
Pur con la consueta trivialità,presenta quanto meno qualche novella in cui una risata scappa anche grazie ad un cast di comprimari di buon livello,
fra i quali si segnalano Mario Brega,Mariangela Giordano,Dada Gallotti,Salvatore Baccaro,Renzo Rinaldi.
La regia è artigianale,ma non per questo disprezzabile,mentre i dialoghi sono parecchio sconci,caratteristica peculiare del genere a cui appartiene il film.
Che ha avuto una versione in dvd,recentissima;in rete circola però una pessima versione ricavata da una vecchia VHS che è possibile vedere in streaming ( con relativo download) all’indirizzo https://openload.co/f/Xg-lZV2Gwn4/quant.e.bella.la.bernarda.tutta.nera.e.tutta.calda.mp4

Quanto è bella la bernarda 7

Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda
Un film di Lucio Dandolo. Con Mario Brega, Mariangela Giordano, Fortunato Cecilia, Dada Gallotti, Fabio Garriba,
Enzo Pulcrano, Claudia Bianchi, Barbara Marzano Erotico, durata 92 min. – Italia 1975.

Quanto è bella la bernarda banner gallery

quante-bella-la-bernarda-tutta-nuda-e-tutta-calda

Quanto è bella la bernarda 8

Quanto è bella la bernarda 9

Quanto è bella la bernarda 10

Quanto è bella la bernarda 11

Quanto è bella la bernarda 12

Quanto è bella la bernarda 13

Quanto è bella la bernarda 14

Quanto è bella la bernarda banner protagonisti

Mariangela Giordano …Eleonora
Rossano Campitelli …Sigismondo
Fortunato Cecilia …Bramante
Marcello Di Falco …Arturo
Marcello Monti …Romino
Salvatore Giocondo …Aglio
Barbara Marzano …Annibalda
Claudio Di Meo …Gerundio
Mirella Rossi …Parolina
Pasquale Basile …Palestro
Mario Brega …Mirafiore
Dada Gallotti …Regina
Gino Maga …Il Re
Renzo Rinaldi …Giannetto
Marie Odile Riki …Moglie di Giannetto
Enzo Pulcrano …Padre Fontanarosa

Quanto è bella la bernarda banner cast

Claudia Bianchi …Una prostituta
Luigi Antonio Guerra …Un giovane prete
Fabio Garriba …Priore
Regia Lucio Dandolo
Casa di produzione CG Italia
Fotografia Remo Grisanti
Montaggio Otello Colangeli
Musiche Vasili Kojucharov
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Costumi Giovanni Fratalocchi

Quanto è bella la bernarda banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it


C’è qualcosa da aggiungere al titolo? Pare di no. Leggendario, senz’altro, ma d’altronde perfettamente aderente ai contenuti dell’opera:

sciatti, squallidi e imbastiti alla meglio, miseramente, fra volgarità gratuite e situazioni becere a profusione. E nudi femminili, naturalmente,
tanti nudi femminili dappertutto, disseminati senza cautela alcuna lungo l’ora e mezza di durata della pellicola. Per chi credeva che il decamerotico,
degenerazione del Decameron pasoliniano (1971), fosse un sottogenere del cinema erotico nostrano fiorito e scomparso nell’arco di un paio di anni,
ecco un reperto come questo Quant’è bella la Bernarda, tutta nera tutta calda, che approda sui grandi schermi – presumibilmente su molto pochi – addirittura nel 1975,quando il filone era ormai uno sbiadito ricordo. Ma in realtà è soltanto colpa della censura se il film esce in ritardo di circa due anni rispetto alla sua realizzazione,va annotato. Lavoro poverissimo, mal confezionato, volgare a oltranza e che esce fuori tempo massimo: che altro chiedere, per un vero amante del trash e dello scult?
Sconsigliatissimo, manco a dirlo, per chiunque altro. Mario Brega e Salvatore Baccaro (in un cameo o poco più) sono gli unici due nomi degni di nota nel cast,che comprende anche terze/quarte linee del calibro di Mariangela Giordano, Luigi Guerra, Dada Gallotti o Fortunato Cecilia, nonchè l’habituèe dei decamerotici Claudia Bianchi,meteora di quel periodo di superlavoro per il cinema di genere. Medesimo discorso potrebbe farsi per il regista Lucio Dandolo, che girò 3 pellicole fra il 1971 e il 1975,scomparendo quindi nel nulla; da segnalare però che il suo esordio del 1971 fu con lo spaghetti western Il suo nome era Pot, in co-regia con il ‘Maestro’ del trash Demofilo Fidani.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Tardissimo decamerotico, non inseribile fra i migliori del genere, ma che colpisce per la cospicua differenza di livello tra un episodio e l’altro. Pessima, per esempio, la cornice
(verosimilmente aggiunta a posteriori, dopo la doppia bocciatura in censura), ma tutt’altro che male il segmento con Pulcrano, Guerra e la Bianchi. Molto è difforme sia per ambientazioni,
sia per narrazione, sia per recitazione, sia (ovvio) per regìa. Per il resto le solite cose: episodi sciocchini o non sciocchini ma tirati troppo per le lunghe (come quello con Mirella Rossi,
in un ruolo di candida verginella).
Undying

Insieme di episodi, al solito ispirati (molto alla larga) dai racconti boccacceschi. In questo caso il trait d’union è dato da un mago/esorcista che racconta a due ospiti i soliti intrecci di (svampiti)
mariti becchi e (belle) mogli assatanate. Decamerotico che giunge sul tramonto del genere, ormai fuori tempo massimo (la fase creativa, apice dell’intero filone, è collocabile nel bienno 1972-1973).
Eppure il titolo volgare ed ammiccante, espresso a mo’ di ottonario, decreta una certa notorietà al film.

Homesick

I tentativi di uscire dalle angustie di un genere ormai alla frutta si fermano all’incipit “satanico”; infatti già dal primo episodio si rientra subito nell’ambito del decamerotico più ordinario e abusato,
assistendo a situazioni stantie faticosamente tirate avanti da caratteristi per lo più spenti e mediocri. Gli irriducibili estimatori di questo filone discendente dai nobili padri letterari Boccaccio e Chaucer
potranno trovare un contentino nella bellezza di habituées come Barbara Marzano e Claudia Bianchi.

Cotola

Tardo decamerotico di non infima fattura e dai risultati tutto sommato (quasi) accettabili. Al contrario di quanto accade di solito, qui la qualità degli episodi è abbastanza omogenea pur se tendente verso il basso.
Qualche ideuzza non manca, le storie a tratti riescono anche a divertire. Nulla di che, ovviamente, ma non è certo inguardabile, specie se amate il filone. Nonostante il titolo molto esplicito, trattasi di pellicola molto castigata.

Markus

Il titolo è di quelli epocali, eppure fu l’ultimo dei decameroni. Il meccanismo delle divertite novelle piccanti è qui ribadito, ma non si va mai oltre al mediocre (il lato pruriginoso, poi, è ridotto al nulla per via dei tagli in censura).
L’eccessivo uso di interni poco luminosi (praticamente gran parte del film) certamente non aiuta la fruizione di una pellicola già di per sé non memorabile nel ritmo e nei contenuti.

Quanto è bella la bernarda locandina 2

luglio 13, 2016 Posted by | Erotico | , , , , | 4 commenti