I Wip,women in prison (donne in prigione)


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L’acronimo WIP, Women in prison o donne in prigione, si diffonde verso la fine degli anni sessanta ed indica uno specifico genere cinematografico di nicchia dedicato alle condizioni di vita di donne condannate a varie pene nelle prigioni dei più svariati paesi.
Il WIP non era precisamente una novità, visto che nel passato il cinema hollywoodiano aveva spesso dedicato pellicole a sventurate protagoniste di casi di nera, di omicidi e altri reati o più semplicemente a donne vittime di errori giudiziari o di oscure macchinazioni.
Ovviamente, il WIP che andrà diffondendosi nella seconda metà degli anni sessanta sarà molto differente da quello degli esordi, caratterizzandosi principalmente per due caratteristiche peculiari, ovvero la presenza di scene di violenza e per la massiccia presenza di scene di nudo e atti sessuali.

Women in cage

Women in cage

Violenza in un carcere femminile

Violenza in un carcere femminile

Alla luce di questo appare chiaro come anche questo genere vada annoverato come contenitore di B movie, cioè di film in cui spesso la trama viene in secondo ordine rispetto alla necessità della produzione del film di far leva sugli aspetti più pruriginosi delle storie, che andranno trasformandosi nel corso degli anni successivi in film ormai softcore o hardcore veri e propri.
Tuttavia anche in un genere così particolare si possono scovare dei film dignitosi, prodotti in cui c’è una trama più o meno solida di partenza e in cui quanto meno vengono rispettati i canoni che fanno di  n prodotto di serie z un film guardabile.
Ci sono dei film che riescono a trasformarsi in prodotti di denuncia, pur utilizzando spesso gli elementi tipici del sexpoitation; è il caso di uno dei primi prodotti del genere, diretto dal regista spagnolo Jess Franco.

Vendetta (Angels Behind Bars)

Vendetta (Angel behind bars)

Under lock and key

Under lock and key

Si tratta di 99 women o 99 donne, uscito nel 1968 e che ebbe problemi notevoli con la censura e sopratutto una distribuzione cervellotica, con il titolo originale cambiato più volte e distribuito infine in alcuni paesi con inserti hardcore assolutamente gratuiti e di qualità scadentissima.
Il film di Franco si segnala per la sceneggiatura di ottima fattura, per la presenza di un cast di rilievo che include attrici come Mercedes McCambridge (vincitrice dell’Oscar per Johnny guitar),Rosalba Neri, Maria Rohm, Maria Schell e Luciana Paluzzi oltre alla presenza di Herbert Lom nel ruolo del governatore della prigione.
Il film narra le vicissitudini di un gruppo di prigioniere in un carcere diretto da un brutale governatore e delle indagini svolte da un’ispettrice governativa che scopre come le guardie carcerarie siano tutte lesbiche e sadiche mentre il governatore è un pazzo altrettanto sadico.

The hot box

The hot box

The big bird page

The big bird cage

Lo straordinario successo internazionale del film fece lievitare le azioni del genere WIP, che ben presto contò una robusta serie di cloni.
Un altro film di buon livello è Sesso in gabbia (The Big Doll House) di Jack Hill uscito nelle sale nel 1971; il regista di Oxard, che l’anno precedente aveva diretto l’ottimo Sesso a domicilio.Ich eine groupie, dirigerà in seguito un altro WIP, The Big Bird Cage anche questo prodotto di buona fattura.
Sesso in gabbia è ambientato nel pacifico, su un’isola dove sono recluse un centinaio di detenute quasi tutte drogate o dedite ad amori saffici; l’unica eccezione è rappresentata da una reclusa politica che darà il via ad una sommossa che spazzerà via la sadica direttrice del penitenziario.
Nel film compare Pam Grier, una beniamina di Hill che la chiamerà per lavori successivi come Foxy brown e Coffy.
Tra i film da segnalare c’è Femmine in gabbia di Jonathan Demme, opera d’esordio del regista di Il silenzio degli innocenti e di Philadelfia; il film non si discosta molto come trama da quella classica di altri prodotti del genere Wip, visto che ritroviamo il solito gruppo di prigioniere con debolezze sessuali stroncate però da una direttrice con metodi nazisti. Tutto finirà con l’immancabile fuga e con l’ecatombe di rito.

Storia segreta di un lager femminile

Storia segreta di un lager femminile

Sesso in gabbia

Sesso in gabbia

Il film di Demme si segnala però per una sobrietà che mancherà ad altri film del genere e per la presenza nel cast della veterana Barbara Steele.

Sempre nel 1971 esce un altro discreto prodotto, anche questo interpretato da Pam Grier: si tratta di Rivelazioni di un’evasa da un carcere femminile (Women in Cages) diretto da Gerardo de Leon che narra le vicende di una pellerossa americana (Jeff, interpretata da Jennifer Gan) che capeggerà una rivolta che porterà alla liberazione di un gruppo di detenute di un carcere.
Ancora una volta la trama sembra in copia carbone con altri prodotti, tuttavia il film di De Leon ha dalla sua un ritmo serrato e un’ambientazione accattivante.

Penitenziario per reati sessuali

Penitenziario per reati sessuali

Prima accennavo a The Big Bird Cage, la grande gabbia degli uccelli di Hill; in questo film ritroviamo ancora una volta Pam Grier nei panni di Blossom, una rivoluzionaria che si fa arrestare per favorire una fuga di massa da una prigione filippina.In questo film si mescolano con abilità tutti gli elementi tipici del sexploitation uniti ad una inusitata violenza.
Accanto ai WIP a inizio degli anni settanta si sviluppa un genere parallelo, quello del nazispoitation che in pratica varia solamente in alcuni dettagli, come la presenza tra i carcerieri di sadici medici nazisti e di altrettanto sadiche kapò. La teoria di violenze è esponenzialmente superiore, perchè il genere nazisploitation in più ha tutta una serie di varianti di natura pseudo medica e i guardiani, inclusi direttori e medici in genere sono dei folli all’ennesima potenza.
In Italia il buon successo del genere riscosso nel resto del mondo convinse i produttori a puntare sul WIP; ad attrarre era principalmente la possibilità di girare film a basso costo, con location ristrette e la possibilità di ingaggiare cast a basso costo.

La ragazza del riformatorio

La ragazza del riformatorio

Io monaca per tre carogne e sette peccatrici

Io monaca per tre carogne e sette peccatrici

Uno dei prodotti più famosi è Violenza in un carcere femminile, appartenente anche al filone Emanuelle.
La parte principale infatti è affidata a Laura Gemser che rivestiva i panni (succinti) della celebre reporter di colore; nel film Emanuelle si finge spacciatrice per documentare le condizioni di vita di un carcere femminile finendo per sperimentare sulla propria pelle la violenza delle aguzzine e sfuggendo alla morte per un puro caso.
Violenza in un carcere femminile, diretto da Bruno Mattei nel 1982, rappresenta uno degli ultimi fuochi del WIP, messo ormai i disparte anche per la concomitante crisi del cinema.
Lo stesso Mattei proverà l’anno successivo a bissare il discreto successo ottenuto dirigendo Blade Violent – I violenti, che è anche l’ultimo film con protagonista la reporter Emanuelle.
Anche qui la Gemser si ritrova a sperimentare le violenze del carcere; il film è ancora più violento del precedente, ma non riscuote lo stesso successo.

Fuga dal carcere femminile

 

Fuga dal carcere femminile

Femmine infernali

 

Femmine infernali

Il miglior prodotto italiano del WIP è probabilmente Diario segreto da un carcere femminile, diretto da Rino De Silvestro nel 1973.
Si tratta di un woman in prison abbastanza anomalo; in primis perchè ha una trama nemmeno tanto mal orchestrata, poi per l’assenza delle solite scene saffiche qui veramente limitate al massimo, nonostante la presenza di un cast femminile in cui le bellezze non mancano di certo, a cominciare da Jenny Tamburi, la sfortunata Daniela, proseguendo poi con Anita Strindberg, che interpreta Lilly, con Eva Czemerys che interpreta Mammasantissima, Valeria Fabrizi, nel ruolo della ninfomane, Olga Bisera in quello della sorvegliante, Gabriella Giorgelli in quello dell’usuraia e infine Bedy Moratti in quello della piromane. L’unico ruolo maschile di rilievo lo interpreta Massimo Serato, il direttore del carcere colluso con i mafiosi. Un film che spazia in qualche modo oltre i rigidi confini che diverranno l’ambito del genere donne in prigione, rivelandosi alla fine abbastanza gradevole, con una trama credibile e buone interpretazioni, oltre al belvedere offerto dai corpi delle attrici impegnate nelle immancabili docce. Tutto molto castigato per altro, senza le solite morbosità tipiche di tanti altri epigoni del genere.

Femmine in gabbia

 

Femmine in gabbia

Discreto è anche Prigione di donne di Brunello Rondi; si distingue dagli altri numerosi cloni per una certa sobrietà sia nello stile del racconto sia per la quasi totale assenza di una delle componenti che caratterizzarono molti film del filone, ovvero le immancabili sequenze saffiche tra detenute.
La componente erotica è limitata ad un paio di scene peraltro molto caste, come la sfida lanciata da Susanna che inscena una finta masturbazione a tutto vantaggio di una guardia di custodia e a qualche immancabile scena di docce comuni.Il film ha anche l’ambizione di denunciare il trattamento subito dalle detenute nelle carceri, e quà fallisce un pò l’obiettivo per eccesso di zelo.
Brunello Rondi, regista molto controverso, autore di film smaccatamente erotici come I prosseneti e Velluto nero, ma anche di film di discreta fattura come Ingrid sulla strada, è troppo smanioso di conferire alla sua pellicola una patente di credibilità e mette troppa carne al fuoco.

Femmine in fuga

 

Femmine in fuga

In qualche modo appartiene al genere WIP Le Evase – storia di sesso e violenza, diretto da Brusadori nel 1978; qui non siamo più tra le anguste mura di un carcere ma in una villa, dove si compirà il destino di un gruppo di evase, tra le quali l’immancabile pazza, la solita lesbica e una pasionaria dagli ideali rivoluzionari.
In pratica, per quanto riguarda il WIP made in Italy potremmo fermarci qua, perchè gli altri prodotti sono caratterizzati da trame inconsistenti o peggio realizzate in copia carbone e con attricette di infimo livello.
Citando ancora qua e là qualche prodotto degno di menzione, mi soffermerei su Storia segreta di un lager femminile di Kuei Chih Hung, un WIP che potrebbe rientrare anche nel genere nazisploitation, non fosse che il film è ambientato sul finire della seconda guerra mondiale in Cina, dove i cattivoni questa volta sono giapponesi.

Eccesso di difesa

 

Eccesso di difesa

Diario segreto da un carcere femminile

 

Diario segreto di un carcere femminile

La trama è arricchita dalla caccia all’oro del comandante del campo e della sua fida e sadica compagna, con l’immancabile fuga finale e castigo dei colpevoli.
Un film che non manca di qualche ricercatezza estetica e che ha dalla sua anche una ferocia inusitata.
Ancora, segnalerei i discreti Chained Heat di Paul Nicholas del 1983, con protagoniste le bellssime Linda Blair, Sybil Danning e Stella Stevens, L’Isola Dei Dannati (Terminal Island) di Stephanie Rothmann con Barbara Leigh, Phyllis Davis, Tom Selleck e infine Sotto massima sicurezza di Henri Charr.
A guardare bene i titoli del WIP non sono poi tantissimi rispetto ad altri generi specifici come il Nunsploitation, il Mondo movie, il Decamerotico o il Nazisploitation.

Detenute violenteDetenute violente

Probabilmente le scarse possibilità narrative che il genere offriva tenne lontano i serial writer che infestarono il cinema degli anni sessanta e settanta e che inondarono di robaccia le sale cinematografiche.
Il wip andò pian piano scemando come interesse già sul finire degli anni settanta; in Italia nel 1983 uscì Detenute violente di Gianni Siragusa e nel 1990 Le calde prede di Leandro Lucchetti, mentre in America il WIP continua ad essere un genere di nicchia riservato quasi solo ed esclusivamente alla visione casalinga o sfociante nell’hardcore più estremo.

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Condannata all'infernoCondannata all’inferno

Chained heat 2Chained heat 2

Chained heat

Chained heat

Cellblock Sisters

Cellblock sisters

Caged Heat II Stripped of Freedom

Caged heat street of fighter

Caged hearts

Caged hearts

Caged fury 1989

Caged fury

Black mama white mama

Black mama white mama

99 donne

99 women

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Women in prison Wip foto 2

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2 Risposte

  1. Sicuramente il genere poteva essere sfruttato meglio in buona parte dei casi, ma si é sempre preferito puntare sul lato “erotico” del genere o “sadico”, anziché sviluppare delle buone trame, anche se gli esempi citati da te sono molto validi

    • Si, infatti l’appunto da fare è l’aver privilegiato l’aspetto pruriginoso delle storie a scapito della trama. Ma era un genere di nicchia e quindi l’aver avuto almeno una mezza dozzina di film decenti è già grasso che cola. 🙂

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