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Un amico straordinario

A Paul 
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Fred Rogers (Tom Hanks), conduttore di una popolare trasmissione televisiva americana, davanti alla telecamera assume la parte del miglior vicino di casa. Entra cantando sul set. Poi, si toglie la giacca, indossa un cardigan e si cambia le scarpe. I modi cordiali, la spontaneità dei gesti, la cadenza lenta dei discorsi, fanno capire sin da subito che Mr. Rogers è un’icona di gentilezza. Infatti, si rivolge ai telespettatori dal suo salotto raccontando storie di empatia e presentando i suoi migliori amici: le marionette. Fred Rogers è una figura molto amata da grandi e piccoli.
Ma il protagonista di questa storia è Lloyd Vogel (Matthew Rhys), giornalista della rivista statunitense “Esquire”. Il suo personaggio è inspirato a Tom Junod, autore dell’articolo “Can You Say … Hero?” che riporta un’intervista a Mr. Rogers. Lloyd Vogel è un uomo ferito dal passato. La fonte principale della sua sofferenza è suo padre, Jerry (Chris Cooper), un donnaiolo con gravi problemi di alcolismo. Lloyd ha una brava moglie, Andrea (Susan Kelechi Watson) e un figlio neonato. Di recente, è stato premiato con il National Magazine Award. Tuttavia, vive perennemente afflitto da dolore e disgusto.

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Per la maggior parte dell’età adulta, Lloyd ha vissuto lontano dal padre. A un matrimonio di famiglia, i due litigano malamente e Lloyd respinge i successivi tentativi di riconciliazione di Jerry.
L’incarico di intervistare Mr. Rogers, ricevuto dal suo editore, Ellen (Christine Lahti), si rivela una sorta di miracolo, un intervento divino. Lloyd, che sopravvive sopprimendo le sue emozioni, un po’ alla volta, tornerà a vivere. Lentamente, sullo schermo si dipana la storia di un’amicizia che aiuta Lloyd a diventare un figlio clemente, un marito e un padre più partecipe.
In principio, il cinico giornalista cerca di scoprire il lato oscuro di Mr. Rogers. È convinto che l’immagine popolare del conduttore sia frutto di un inganno. Poi, quando Lloyd parla con Joanne Rogers (Maryann Plunkett) e lo paragona a “un santo”, lei lo corregge dicendo che suo marito, pur essendo un uomo religioso, è un peccatore come chiunque altro. La sua autorità morale nasce dall’empatia piuttosto che dalla superiorità. I telespettatori hanno fiducia in lui perché i suoi discorsi sono ricchi di comprensione ma privi di moralismo.

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Un amico straordinario celebra virtù come l’ascolto paziente, la gentilezza e l’espressione dei sentimenti. In buona sostanza, si tratta di una sceneggiatura semplice, lineare, incentrata sull’amicizia: un uomo che ha condotto la sua vita privata e professionale all’insegna della gentilezza, aiuta un altro, che ha vissuto e lavorato nello scetticismo, a diventare più gentile. Mr. Rogers insegna a Lloyd che i ricordi dell’infanzia non vanno archiviati; i giocattoli preferiti come anche i sentimenti feriti fanno parte delle fondazioni del sé maturo. Essi sono un promemoria della vulnerabilità e della sincerità.
In tempi in cui l’assenza e la scortesia dominano i rapporti interumani, il fascino di un film di questo genere è piuttosto ovvio. Questa pellicola tranquilla, priva di grosse pretese, avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un film moralista. Ma la storia costruita con dignità ed intelligenza emotiva si rivela avvincente. 

Il cast sfoggia attori pluripremiati che contribuiscono senza ombra di dubbio al successo del biopic. Ottime le interpretazioni di Tom Hanks e Matthew Rhys. Purtroppo, la colonna sonora non risulta essere all’altezza del prodotto finale. Apprezzabile la regia di Marielle Heller. Da vedere.

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regia di Marielle Heller, con Matthew Rhys, Tom Hanks, Chris Cooper, Susan Kelechi Watson, Maryann Plunkett. Titolo originale: A Beautiful Day in the Neighborhood. Genere Biografico/Drammatico – USA, 2019, durata 1h 49min.

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“Tu lo sai cosa significa perdonare? E’ quando prendiamo la decisione di liberare una persona dai sentimenti di rabbia che abbiamo contro di lei. E’ strano, qualche volta, è più difficile perdonare qualcuno a cui vogliamo bene.”

“Nel nostro programma, cerco di guardare attraverso la telecamera negli occhi di ogni bambino e parlare con lui o con lei cercando di essere del tutto presente per i suoi sentimenti e i suoi bisogni.”  

“- Non esiste una vita normale che sia priva di sofferenza.
– Come l’affronta?
– Beh, ci sono molti modi per affrontare i propri sentimenti senza ferire se stessi oppure qualcun altro.
– Sì? Tipo? Tipo cosa?
– Può martellare un blocco di argilla oppure nuotare martellando velocemente i piedi, oppure martellare i tasti bassi del piano, tutti nello stesso momento: bam ba ba bam.”

“Sapete, la morte è una cosa di cui molti di noi trovano assai sgradevole parlare. Ma morire è un fatto umano e tutto quello che è umano è nominabile. Tutto ciò che è nominabile si può gestire.” 

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Matthew Rhys: Lloyd Vogel
Tom Hanks: Fred Rogers
Susan Kelechi Watson: Andrea Vogel
Chris Cooper: Jerry Vogel
Enrico Colantoni: Bill Isler
Maryann Plunkett: Joanne Rogers
Tammy Blanchard: Lorraine
Wendy Makkena: Dorothy
Sakina Jaffrey: Ellen
Carmen Cusack: Margy
Noah Harpster: Todd
Maddie Corman: Betty Aberlin

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Oreste Baldini: Lloyd Vogel
Angelo Maggi: Fred Rogers
Alessia Amendola: Andrea Vogel
Gianni Giuliano: Jerry Vogel
Saverio Indrio: Bill Isler

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Regia: Marielle Heller
Sceneggiatura: Micah Fitzerman-Blue, Noah Harpster (Soggetto “Can You Say… Hero?“, Tom Junod)
Fotografia: Jody Lee Lipes
Montaggio: Anne McCabe
Musiche: Nate Heller

febbraio 7, 2021 Posted by | Drammatico | , , , | 3 commenti

Philadelphia

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Los Angeles,21 marzo 1994.
Presso il Dorothy Chandler Pavilion si tiene la 66a edizione degli Academy Awards,gli Oscar del cinema.
Una emozionata Emma Thompson annuncia le nomination per gli Oscar al Miglior attore protagonista;è annunciata una lotta a due,quella tra Liam Neeson per l’interpretazione di Oskar Schindler nel film Schindler List di S.Spielberg e quella di Tom Hanks per quella di Andrew “Andy” Beckett nel film Philadelphia di Jonathan Demme.
Un’autentica ovazione accoglie la vittoria di Hanks;un risarcimento,in qualche modo,attribuito ad un grande attore e ad un film,Philadelphia,che si è dovuto inchinare solo uno dei capolavori del cinema,Schindler list.
Ma c’è anche un’altra prestigiosa statuetta a premiare il film;la miglior canzone,Oscar 1994 è Streets of Philadelphia di Bruce Springsteen,una delle cose più belle degli ultimi trent’anni in campo musicale.
A ben vedere,aldilà dell’improponibile confronto tra i due film protagonisti della serata degli Oscar,Philadelphia avrebbe meritato
comunque il massimo premio.

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Per essere un film sulla discriminazione,contro l’odio omofobico,sull’intolleranza,sula paura di quella che veniva definita la peste del ventesimo secolo.
E per la regia asciutta,senza tentennamenti,vigorosa di Jonathan Demme,capace di evitare il facile “dolore” di una storia a suo modo scomoda,
dai temi complessi e che affronta in modo sobrio una malattia terribile e la sua inevitabile conclusione.
Tanti temi,quindi.
Un film che sfida i pregiudizi o che almeno prova ad usare un’ottica differente da quella della ghettizzazione dei “finocchi“,come li chiama l’altro protagonista del film Joseph “Joe” Miller,l’avvocato che difenderà Andy (un grande Denzell Washington) che da subito non nasconde la sua posizione sui gay:
Voglio dirti una cosa, Andrew. Quando ti educano come hanno educato me e la maggior parte della gente in questo paese ti assicuro che nessuno ti viene a parlare di omosessualità oppure come dite voi stile di vita alternativo. Da bambino ti insegnano che i finocchi sono strani, i finocchi sono buffi, i finocchi si vestono come la madre, che hanno paura di battersi, che sono… sono un pericolo per i bambini, e che vogliono solamente entrarti nei pantaloni. Questo riassume più o meno il pensiero generale, se vuoi proprio sapere la verità.

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Il problema dell’omosessualità può sembrare oggi un affare superato;in realtà nel 1993,epoca in cui fu girato il film,l’essere gay o lesbica era una discriminante formidabile anche alla luce delle malattie trasmissibili che poteva comportare.
Il problema principale restava comunque la morale pubblica essenzialmente puritana;nella patria della democrazia essere gay significava non poter entrare nell’esercito,essere discriminato sul posto di lavoro o comunque nella vita sociale.
A tal pro si pensi anche alla difficoltà di portare sullo schermo storie che riguardassero l’omosessualità;fino a due decenni prima il famigerato Codice Hays impediva di fatto sceneggiature cinematografiche che affrontassero il tema.
Questo il quadro,quindi.
Philadelphia racconta la storia di due personaggi quasi antitetici.
Andrew Beckett,Andy,è un brillante avvocato,fiore all’occhiello del suo studio il Wyant & Wheeler mentre Joseph Miller,Joe è un avvocato di basso livello,che vivacchia con cause di poco conto.
Mentre Andy è omosessuale e vive la sua natura sessuale con qualche senso di colpa e nascondendo il suo orientamento sessuale,Joe ha una moglie e una figlia piccola.
Bianco il primo,di colore il secondo.

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Quasi un paradigma della divisione sociale americana.
Ma sarà Andy a dover affrontare i problemi più gravi,il giorno in cui un collega nota una lesione sul volto del giovane avvocato,divulgando così la notizia che Andy ha l’Aids.
Per Andy è l’inizio del calvario;viene licenziato dallo studio e si trova a dover affrontare i sintomi devastanti della malattia.
Ma non si arrende e grazie all’aiuto di Joe,intenta causa allo studio per discriminazione.
Joe,dapprima titubante,si getta a capo fitto nella difesa di Andy,col quale finirà per stabilire un profondo legame di amicizia.
Grazie alla sua famiglia,che non gli volta le spalle,Andy arriva fino in fondo nella sua causa contro lo studio.
Non vivrà abbastanza per vedere riconosciute le sue ragioni e l’indennizzo milionario a cui sarà condannato lo studio,ma morirà
serenamente circondato dai suoi parenti,dai suoi amici.

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Philadelphia ha grandi meriti,difetti trascurabili e sopratutto è un formidabile atto d’accusa contro l’intolleranza e la discriminazione.
Un film con attori bravissimi,come il citato Hanks e Washington,che avrebbe meritato l’Oscar anche lui,oltre a Banderas (bravo) e ad un eccezionale Jason Robards.
Poi,la colonna sonora,che oltre alla citata Streets of Philadelphia (della quale ripropongo la sintesi di shewolf ripresa da Note di cinema)vede la presenza dello splendido Philadelphia di Neil Young,di Ibo Lele dei REM e Have You Ever Seen the Rain? in una inusuale versione dei Spin Doctors,quasi a livello della celebrata versione originale dei Creedence Clearwater Revival.
Su Demme davvero poco da aggiungere a quanto di buono decantato dalla critica;dopo Il silenzio degli innocenti sfiora il bis nella notte degli Oscar,anche se il suo film non entra nella cinquina dei finalisti.Ma,si sa,Hollywood raramente premia il coraggio.
Uno dei film più belli degli anni 90…

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Philadelphia

Un film di Jonathan Demme. Con Tom Hanks, Denzel Washington, Jason Robards, Antonio Banderas, Joanne Woodward, Mary Steenburgen, Roberta Maxwell, Buzz Kilman, Charles Napier, Karen Finley, Daniel Chapman, Mark Sorensen Jr, Jeffrey Williamson, Charles Glenn, Ron Vawter, Anna Deavere Smith, Stephanie Roth Haberle, Lisa Talerico, Robert Ridgely, Chandra Wilson, Ford Wheeler, David Drake,
Peter Jacobs, Paul Lazar, Bradley Whitford, Lisa Summerour, Warren Miller, Lauren Roselli, Jane Moore, Joey Perillo, Bill Rowe, Dennis Radesky, Ann Dowd, Katie Lintner, Peg French, Ann Howard, Meghan Tepas, John Bedford Lloyd, Robert Castle, Molly Hickok, Dan Olmstead, Elizabeth Roby, Adam LeFevre, Gary Goetzman, Daniel Von Bargen Drammatico,  durata 120 min. – USA 1993.

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Tom Hanks: Andrew “Andy” Beckett
Denzel Washington: Joseph “Joe” Miller
Antonio Banderas: Miguel Alvarez
Jason Robards: Charles Wheeler
Lisa Summerour: Lisa Miller
Robert Ridgely: Walter Kenton
Anna Deavere Smith: Anthea Burton
Mary Steenburgen: Belinda Conine
Charles Napier: Giudice Garnett
Ron Vawter: Bob Seidman
Joanne Woodward: Sarah Beckett
Bradley Whitford: Jamey Collins
Lisa Talerico: Shelby
Bill Rowe: dottor Ambruster
Obba Babatundé: avvocato Jerome Green
Roberta Maxwell: Giudice Tate
Buzz Kilman: Crutches
Karen Finley: Dr. Gillman
Charles Glenn: Kenneth Killcoyne
Stephanie Roth Haberle: Rachel Smilow
Julius Erving: sé stesso
Roger Corman: Mr. Laird
Paul Lazar: dottor Klenstein
Tracey Walter: Bibliotecario
Ann Dowd: Jill Beckett
Kathryn Witt: Melissa Benedict
Peter Jacobs: Peter / Monnalisa
Robert W. Castle: Budd Beckett
Daniel von Bargen: capo della giuria
Andre B. Blake: ragazzo in farmacia

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Roberto Chevalier: Andrew “Andy” Beckett
Francesco Pannofino: Joseph “Joe” Miller
Massimo De Ambrosis: Miguel Alvarez
Renato Mori: Charles Wheeler
Cristina Boraschi: Lisa Miller
Alessandro Rossi: Walter Kenton
Serena Verdirosi: Anthea Burton
Maria Pia Di Meo: Belinda Conine
Michele Gammino: Giudice Garnett
Sandro Iovino: Bob Seidman
Miranda Bonansea: Sarah Beckett
Antonio Sanna: Jamey Collins
Anna Rita Pasanisi: Shelby
Paolo Lombardi: dottor Ambruster
Nino Prester: avvocato Jerome Green
Saverio Indrio: Kenneth Killcoyne
Vittorio De Angelis: dottor Klenstein
Dario Penne: Peter / Monnalisa
Mario Milita: Budd Beckett
Claudio Fattoretto: capo della giuria
Simone Mori: ragazzo in farmacia

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Regia Jonathan Demme
Soggetto Ron Nyswaner
Sceneggiatura Ron Nyswaner
Produttore Jonathan Demme, Edward Saxon
Fotografia Tak Fujimoto
Montaggio Craig McKay
Musiche Howard Shore
Scenografia Kristi Zea
Costumi Colleen Atwood

Streets of Philadelphia visto da shewolf

Nel 1994 Bruce Springsteen era pericolosamente vicino ad apparire come un “relitto” degli anni Ottanta. Born in the USA, brano che lo aveva reso celebre, era ormai parte del passato e le sue vendite record erano diminuite in modo esponenziale da allora. Inoltre, nel 1992, furono in pochi ad apprezzare i suoi album Human Touch e Lucky Town. Dopo aver preso una pausa per leccarsi le ferite, Springsteen si recò in studio con i membri della banda del suo tour per incidere una canzone per il film di Jonathan Demme, Philadelphia. Nacque, così, Streets Of Philadelphia. L’opera di Demme rappresentava il primo film di Hollywood sulla crisi dell’AIDS.
È cosa nota, poi, che la pellicola fu un grande successo di critica e di pubblico. La canzone divenne anche un tormentone radiofonico, guadagnando a Springsteen quella svolta tanto necessaria per proseguire la carriera ed un meritatissimo Academy Award.
Una particolarità del video girato è rappresentata dal fatto che la traccia vocale è stata ri-registrata dal vivo durante le riprese, utilizzando un microfono nascosto, su una traccia strumentale preregistrata.
Questa tecnica è stata scelta per rendere più intensa la carica emotiva del brano. Streets Of Philadelphia segnò il primo passo nella sua lenta rimonta, anche se ci sarebbero voluti altri otto anni prima che Springsteen registrasse un album commerciale importante.

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Streets of Philadelphia – 3:56 – Bruce Springsteen
Lovetown – 5:29 – Peter Gabriel
It’s in Your Eyes – 3:46 – Pauletta Washington
Ibo Lele (Dreams Come True) – 4:15 – RAM
Please Send Me Someone to Love – 3:44 – Sade
Have You Ever Seen the Rain? – 2:41 – Spin Doctors
I Don’t Wanna Talk About It – 3:41 – Indigo Girls
La mamma morta (From the Opera Andrea Chénier) – 4:53 – Maria Callas
Philadelphia – 4:06 – Neil Young
Precedent – 4:03 – Howard Shore

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“Aver fede significa credere in qualcosa che non siamo in grado di provare.”

“Spiegamelo come se avessi soltanto quattro anni.”

“Cosa sono mille avvocati incatenati al fondo dell’oceano? Un buon inizio…”

“Cos’è che le piace di più del diritto?
-Il fatto che una volta ogni tanto, non sempre, ma a volte, diventi parte della giustizia. La giustizia applicata alla vita.

“Lei è omosessuale?
-Come, scusi?
Lei è omosessuale? Su, avanti, risponda alla domanda… Lei è una checca? Lei è un finocchio, un pederasta, un invertito, un piglia-in-culo? Lei è un apri-chiappe, un ossobuco? Avanti, risponda alla domanda… Lei è o non è un gay?!?”

“Tengo a precisare che in questa corte non conta assolutamente né il colore della pelle, né il credo politico o religioso, né tanto le tendenze sessuali delle persone, conta solo la legge.
-Sì vostro onore, ma questa aula non è il paese.”

“Dimenticate quello che avete visto in televisione e al cinema: non ci sarà nessun testimone a sorpresa, nessuno crollerà qui sul banco con una pietosa confessione. Vi verrà presentato un semplice fatto. Andrew Beckett fu licenziato. Il comportamento dei superiori di Andrew Beckett può sembrarvi comprensibile, ma non importa come giudicherete Charles Willer e i suoi soci dal punto di vista etico, morale ed umano; l’unico fatto che conta è che quando licenziarono Andrew Beckett perché aveva l’AIDS, essi infransero la legge.”

“Questa è l’essenza della discriminazione: il formulare opinioni sugli altri non basate sui loro meriti individuali, quanto alla loro appartenenza ad un gruppo con presunte caratteristiche.”

“L’AIDS è considerato un handicap ai sensi di legge non solo per le limitazioni fisiche che impone, ma anche perché il pregiudizio che circonda l’AIDS esige la morte sociale che precede… che precede… e a volte accelera, la morte fisica.
-Questa è l’essenza della discriminazione: il formulare opinioni sugli altri non basate sui loro meriti individuali, ma piuttosto sulla loro appartenenza ad un gruppo con presunte caratteristiche.”

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L’opinione di The gaunt dal sito http://www.filmscoop.it

L’Aids come morte sociale prima ancora di quella fisica. Colpisce tutti senza nessuna eccezione, da chi ha contratto la malattia senza apparente colpa ma meritevole di un’ipocrita pietà, fino a chi l’ha contratta da comportamenti sessuali “discutibili” secondo un bigotto modo di vedere le cose e quindi da ghettizzare. Philadelphia è anche il percorso formativo di un uomo, che può essere il classico uomo comune, di fronte ad una tematica così forte e delicata, di provare empatia e cambiare atteggiamento di fronte ad una discriminazione così profonda. Toccante e ottimo Demme nell’attenzione a non cadere facile preda della retorica. E di trappole questo film ne presentava tante.

L’opinione di Projectpat dal sito http://www.filmscoop.it

Un tema dalle perenni gravita e attualità, un manipolo d’attoroni, un regista che sappia il fatto suo ed il film è fatto.
Con ciò non voglio sminuire l’opera di Demme, sto semplicemente dicendo che “Philadelphia” è una di quelle pellicole appartenenti alla schiera delle vincitrici facili, un po’ come lo era in tutto e per tutto pure “Dead Man Walking” di Tim Robbins, tanto per fare un esempio.
Dal momento che questa è la mia opinione, il mio otto è unicamente per Tom Hanks, per me questo film rimane circoscritto alla sua formidabile interpretazione.
Ah, quasi dimenticavo: chi vergognosamente si fosse perso il tema principale, “Streets of Philadelphia” di Springsteen, corra subito a sentirselo.

L’opinione di Cesare Antonio Borgia dal sito http://www.mymovies.it

Un uomo,omosessuale,colpito dall’AIDS.Un grande avvocato,licenziato perchè malato e omosessuale.Tutto concentrato nella prova superlativa di Tom Hanks che lascia senza fiato.Il suo,quello del personaggio che magistralmente interpreta (Andrew Beckett),è un grido d’aiuto tanto vero e importante da rendere coloro che guardano il fim protagonisti o meglio testimoni di una vicenda terribile,quella di un uomo pian piano ammazzato,consumato dalla malattia e che fino all’ultimo combatte in un’aula di tribunale e soffre sperando nella vittoria della verità.La giustizia che trionfa poco prima della morte del protagonista.Un televisore infine e sulle note della splendida e malinconica “Philadelphia” di Neil Young un vecchio filmino che ritrae Andrew da piccolo.
Tom Hanks è straordinario.Soffre per tutta la durata del processo e commuove quando,interrogato dal suo avvocato,spiega che il diritto conta solo se utilizzato per la vittoria della giustizia.Si batte contro nemici falsi e calcolatori e infine vince la causa ma perde la battaglia più grande,morendo sotto gli occhi dei più cari dopo il saluto finale in ospedale.
Un film che invita a riflettere,da far vedere nelle scuole.Un capolavoro

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settembre 5, 2016 Posted by | Capolavori | , , , , , | 1 commento

Forrest Gump

Un giovane seduto su una panchina di un parco; tra le mani ha una scatola di cioccolatini e inizia un soliloquio con una occasionale passante. Si chiama Forrest Gump, è un giovane quasi normale. Quel quasi è importante infatti il giovane ha un QI (quoziente intellettivo) appena sotto la soglia della normalità. E’ importante anche perchè la cosa lo ha condizionato per tutta la vita, fin da quando era un ragazzino con l’apparecchio ortopedico alle gambe, preso in giro da tutti tranne che da Jenny, che vuol bene a quello strambo ragazzo dolce e strano  e che sarà per tutta la vita l’unico vero amore di Forrest.

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Così, seduto sulla panchina come un personaggio in attesa di Godot, Forrest racconta a coloro che si siedono affianco a lui, la storia di una vita incredibilmente varia, piena di incontri strabilianti; a cominciare da quando, casualmente, riesce a diventare l’eroe della sua scuola durante una partita di football, proseguendo poi con l’arruolamento nell’esercito cosa che lo porterà in Vietnam. Sarà qui che la vita di Forrest prenderà una direzione fatalmente diversa; conoscerà un giovane , Bubba, che gli trasmetterà la passione per i gamberi, conoscerà il capitano Dan, che lui salverà dalla morte a rischio della propria vita. Un Dan senza gambe, che all’inizio odierà quel giovane strano, per poi, nel corso degli anni,tornare a vivere, trovando un nuovo scopo per sorridere ancora. E Forrest, come un viaggiatore del tempo, riesce a essere determinante in ogni cosa che farà;

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conoscerà Kennedy e Johnson,Lennon,Presley e Nixon,quest’ultimo quando verrà mandato in Cina come rappresentante della squadra americana di tennis tavolo. Mentre Forrest racconta la sua incredibile vita,e mentre attorno a lui cambia anche l’ascoltatore di turno,scorrono gli anni sessanta e la protesta anti guerra nel Vietnam,scorre il periodo degli Hippy e la diplomazia del ping pong;l’America cambia e si evolve,muta pelle,mentre lui resta sempre il candido giovane che era.

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E influenza le vite di coloro che gli sono affianco,come quella di Dan, che ha ritrovato o come quella di Jenny,che finalmente avrà con lui una parvenza di storia d’amore.

Forrest è l’anima buona dell’America e in fondo assomiglia a quello strano popolo,quell’americano standard che vuol portare la pace nel mondo e libera l’Europa dalla follia nazista,ma in seguito va in Vietnam e uccide oltre un milione di civili in una sporca guerra senza alcun risultato tangibile.

In Forrest Gump c’è l’America del rock and roll e l’America dei primi movimenti dei figli dei fiori;c’è un’America un tantino provinciale e c’è l’America imperialista di Nixon, c’è un’America dai paesaggi meravigliosi,visti e raccontati visivamente nella lunga corsa di Forrest da un capo all’altro del paese.

C’è l’America che sogna e che soffre, che si indigna e che diventa il riferimento del mondo a livello economico e sociale; c’è l’America delle mille contraddizioni, il grande paese dove tutto è possibile, anche che una persona apparentemente sotto il livello normale di intelligenza riesca a fare carriera in modo strabiliante.

Ecco Forrest Gump è anche questo; un racconto commosso di un paese che cambia e muta pelle, offrendo a tutti la straordinaria opportunità di diventare qualcuno.

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Il finale del film,con Forrest che piange, per la prima volta davanti alla tomba della sua adorata Jenny e le racconta di come sia orgoglioso di quel figlio normale, lui che sa, che sente di non essere uguale agli altri è una delle cose più belle della storia del cinema.

Forrest Gump è un film straordinario, lirico e commovente; Tom Hanks interpreta alla perfezione il personaggio del giovane strano,dandogli una patente di lirismo incredibile.

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Una recitazione sofferta e a tratti da attore grandissimo.Bene anche la straordinaria Robin Wright Penn nel ruolo di Jenny, la musa di Forrest.

In ultimo un accenno alla colonna sonora; mentre il film scorre raccontando uno spaccato dell’America, ascoltiamo canzoni storiche,di quelle che hanno segnato la storia della musica. E’ una cosa da fare, ascoltare la colonna sonora; si fa un viaggio a ritroso,con la memoria,ad un epoca irripetibile, segnata dai Doors e dai CCR, da Simon e Garfunkel e dagli Alabama.

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Un film di Robert Zemeckis. Con Sally Field, Tom Hanks, Gary Sinise, Robin Wright Penn, Mykelti Williamson.
Genere Commedia, colore 142 minuti. – Produzione USA 1994.

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Tom Hanks     …     Forrest Gump

Robin Wright Penn    Jenny Curran
Gary Sinise    …     Lt. Dan Taylor
Mykelti Williamson    Benjamin Buford ‘Bubba’ Blue
Sally Field    …     Signora Gump
Rebecca Williams    Nurse al Park Bench
Michael Conner Humphreys    …     Giovane Forrest Gump
Harold G. Herthum    Dottore
George Kelly    …     Barber
Bob Penny    …     Crony
John Randall    …     Crony
Sam Anderson    …     Principal
Margo Moorer    …     Louise, Mrs. Gump’s Housekeeper
Ione M. Telech    …     Elderly Woman
Christine Seabrook    Elderly Woman’s Daughter

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“Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni!”

“Non lo so… se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento.”

“Mi chiamo Forrest, Forrest Gump, vuole un cioccolatino ? Potrei mangiarne una tonnellata di questi qui, mamma diceva sempre, la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.”

“Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te prima di andare avanti.”

“Ha gambe robuste il mio ragazzo, robuste come quelle dei bambini forti, ma la sua schiena è più contorta di un politico.”

“Il gambero è un frutto del mare, te lo puoi fare sia arrosto, bollito, grigliato, al forno, saltato, c’è lo spiedino di gamberi, gamberi con cipolle, zuppa di gamberi, gamberi fritti in padella, con la pastella, a bagnomaria, gamberi con le patate, gamberi al limone, gamberi strapazzati, gamberi al pepe, minestra di gamberi, stufato di gamberi, gamberi all’insalata, gamberi e patatine, polpette di gamberi, tramezzini coi gamberi… e questo è tutto mi pare.”

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’ Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutta l’Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all’oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare… insomma, la facevo!”

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Hound Dog – Elvis Presley
Lovesick Blues – Hank Williams
Sloop John B – Beach Boys
All Along The Watchtower – Jimi Hendrix
Hey Joe – Jimi Hendrix
Soul Kitchen – The Doors
California Dreamin’ – Mamas and Papas
People Are Strange – The Doors
Fortunate Son – Creedence Clearwater Revival
Break On Through (To The Other Side) – The Doors
Mrs. Robinson – Simon & Garfunkel
Volunteers – Jefferson Airplane
Where Have All The Flowers Gone – Pete Seeger
Let’s Get Together – The Youngbloods
San Francisco (Be Sure To Wear Some Flowers In Your Hair) – Scott McKenzie
Aquarius – The Fifth Dimension
Everybody’s Talkin’ – Harry Nilsson
Sweet Home Alabama – Lynyrd Skynyrd
Running On Empty – Jackson Browne
Against The Wind – Bob Seger
Blowin’ in the Wind – Bob Dylan
Free Bird – Lynyrd Skynyrd
For what it’s worth – Buffalo Springfield

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Maggio 10, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , | 1 commento