Filmscoop

Tutto il mio cinema

Il sesso del diavolo-Trittico

In una splendida villa di Istanbul,direttamente affacciata sul Bosforo,arrivano Andrea,un chirurgo,la di lui moglie Barbara e l’assistente personale dell’uomo,Silvia.
Nella villa vive Fatma,una donna turca che assisteva la proprietaria della casa,Claudine,morta suicida;una strana atmosfera accoglie i tre,tra accadimenti che sembrano di origine paranormale e le attenzioni che Fatma riserva a Barbara e Silvia.
Attenzioni che sfociano in approccio sentimental/sessuale,mentre nel frattempo Andrea,che è in rapporti problematici con sua moglie,cerca
di far luce su quello che accade nella villa.
Un misterioso attentatore cerca più volte di uccidere il chirurgo,che alla fine,grazie a Silvia,riuscirà a salvarsi la vita e scoprire quello che è realmente accaduto nella casa.


Il sesso del diavolo,distribuito anche come Trittico o con tutti e due i titoli assieme,diretto da Oscar Brazzi è un’amalgama di più generi cinematografici che spaziano dal thriller al paranormale per sfociare alla fine in un mistery,senza però appartenere ne come situazioni ne come soluzione finale a nessuno di essi.
Un film confuso,con pochissima tensione,girato in modo spartano da Brazzi che si ripropone in coppia con Rossano,suo fratello,in una pellicola
in cui mancano le suggestioni che avrebbero potuto dare ben altro impulso ad un film che invece scivola molto lentamente,facendosi apprezzare
più per la splendida location che per doti narrative quasi assenti.
La trama è incerta,alcuni personaggi aggiungono ancor più confusione (la bimba che si introduce nella villa) e la parte paranormale del film,che sarebbe dovuto essere l’asse portante della pellicola finisce per essere svilita e lasciata in disparte,quasi fosse un orpello necessario ad una non meglio identificata svolta psicologica del film.
Che è infarcito di dialoghi esistenziali,interrogativi, e tanto,troppo fumo.


Oscar Brazzi,regista di film dai titoli eloquenti come Il diario segreto di una minorenne (è nata una donna),Vita segreta di una diciottenne,Intimità proibita di una giovane sposa questa volta non spinge l’acceleratore sul pruriginoso,preferendo dare spazio ad una atmosfera rarefatta e esoterica che però,a conti fatti,delude clamorosamente per l’incapacità da parte del regista di ricreare i topos e le situazioni tipiche dei film con ambientazioni paranormali.
Rossano Brazzi si aggira nel film con un’aria torva ma monocorde,la Koscina è sensuale e brava come sempre ma palesemente spiazzata mentre Maitena Galli,qui al suo esordio cinematografico,appare acerba e poco espressiva.
Da segnalare le musiche di Stelvio Cipriani,che riprende In-a-Gadda-Da-Vida degli iron Butterfly e poi prosegue allegramente riproponendo lo stessa tema modificato ad ogni occasione che si presenta.
Film,in definitiva,molto noioso e di scarso appeal,che era letteralmente sparito e che è ricomparso grazie alla CSC che ha recuperato la pellicola e l’ha restaurata in una discreta versione che potrete visionare
all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=715JiS2mcbM

Il sesso del diavolo – Trittico
Un film di Oscar Brazzi. Con Rossano Brazzi, Sylva Koscina, Maltena Galli, Fikret Hakan Drammatico, durata 92 min. – Italia 1971

 

Rossano Brazzi …Andrea
Sylva Koscina …Sylvia
Maitena Galli …Barbara
Fikret Hakan …Omar
Güzin Özipek …Fatma
Aydin Tezel …Leonid Oblomov

Regia: Oscar Brazzi
Soggetto: Sergio Civinini, Paolo Giordano
Sceneggiatura: Sergio Civinini, Paolo Giordano
Fotografia: Luciano Trasatti
Musica: Stelvio Cipriani
Montaggio: Attilio Vincioni
Produzione: Chiara Films Internazionali

novembre 25, 2017 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

L’assoluto naturale

lassoluto-naturale-locandina-1

Un aggettivo qualificante per indicare L’assoluto naturale:estenuante.
Un film ridotto da una piece teatrale di Goffredo Parise e diretto da Mauro Bolognini che non sembra affatto opera del regista di Pistoia,ma non solo.
Un film che arriva prima di tre grandi successi popolari del decennio settanta,Metello,Bubu e Imputazione di omicidio per uno studente e che rappresenta un’opera presso che unica nella produzione del Maestro toscano.
Opera controversa,che cerca di parlare d’amore stravolgendo i ruoli tipici del rapporto amoroso e che si trasforma nel corso dello svolgimento del film
in un irrisolto confronto a due,verboso e a tratti noiosissimo dialogo tra due posizioni inconciliabili.
Che sono quelle tra Peter,studioso inglese in vacanza in Italia e Elle,bella,ricca e viziatissima signora delle borghesia medio/alta.
I due si incontrano,si amano (o meglio si accoppiano per usare un’espressione cara alla donna) ma alla fine si lasciano incapaci di mediare le mille sfumature del sentimento più complesso,irriducibili nelle loro posizioni.
Peter ha una concezione dell’amore romantica,poetica;parte dal presupposto che amare sia la cosa più importante,considera proprio l’amore la sublimazione del proprio essere,dei propri sentimenti.

lassoluto-naturale-4

lassoluto-naturale-6
Ella è molto più pragmatica,quasi gelida nelle sue convinzioni;l’amore non esiste,è fatto solo da attrazione fisica,è solo soddisfazione del proprio istinto,è un “accoppiamento“,quindi è appagamento dei sensi e non prevede altri coinvolgimenti se non quello del corpo.
Le due posizioni sono inconciliabili e difatti ben presto le differenze tra i due esplodono in una serie di tentativi,da parte della donna di mostrare al romantico inglese l’altra faccia dell’amore.
Ella si concede a due uomini sotto gli occhi di lui,ferendolo dolorosamente,ne distrugge un opera scritta di stampo prettamente romantico,a simboleggiare l’inutile attaccamento di lui ad un sentimento inesistente e infine gli fa conoscere la sua famiglia,amorale e depravata.
A questo punto finalmente Peter apre gli occhi e decide di troncare il suo inutile rapporto con la donna,dalla quale non può ricavare altro che momenti di appagamento fisico senza nessun futuro.
Finirà in tragedia…
Nel romanzo Parise fa dire ad Ella “Questo è il senso. Me l’hai anche dimostrato e del resto te l’ho dimostrato io stessa, con la mia lunga, struggente confessione anatomica. E tu con le tue metafore. Dicendo che ami i miei capelli perché metaforici mi hai tradito. E io per amore, per vero amore e oscuramento di tutto, della realtà, ho creduto…ho creduto…ma perché? Perché?…
Posso io vivere, amare, fondere il mio corpo con il tuo in mezzo a una selva di metafore? Posso io dividere il mio amore per te con mille e mille immagini che affollano il mio letto, la mia mente e soprattutto la tua mente da cui escono come nugoli di nere farfalle: presenze ideali, poetiche, come tu le chiami, che io non so vedere, toccare, cacciare, ma devo solo subire?”
Una posizione netta e inequivocabile quella di Ella che si scontra frontalmente con la filosofia morbida e sentimentale dell’uomo e che produce,nel corso del film,un’estenuante corsa a dialoghi spesso pretenziosi tra i due,spesso fini a se stessi e che mettono a dura prova la pazienza dello spettatore.

lassoluto-naturale-1

lassoluto-naturale-2

L’amore,considerato probabilmente l’unico sentimento umano fuori da qualsiasi contestazione finisce qui per diventare materia di scontro tra due visioni antitetiche con un cambio di ruoli decisamente netto;non è la donna ad essere sentimentale
e traboccante amore,bensì l’uomo;la donna rivendica un suo ruolo ben preciso,rivendica il diritto ad avere l’appagamento dei propri sensi e del proprio corpo mentre l’uomo rivendica il diritto ai sentimenti.
Un ribaltamento di posizioni che nel film si traduce in un linguaggio espressivo a tratti insopportabile nella sua pretenziosità.
L’assoluto naturale è uno di quei film pesantemente datati figli “naturali” di un’epoca storica ricca di contraddizioni,dibattiti su tutto e tutti,un’epoca nella quale si tentava di rimettere in discussione ruoli e punti fermi.
Solo che in questo caso il ribaltamento dei ruoli ha risultati quasi comici,mentre la storia stessa alla fine sfianca e rimane sostanzialmente irrisolta.
Come aveva avvertito Parise,”“L’assoluto naturale” è consigliabile a tutti coloro che hanno avuto modo di discutere con qualcuno, e soprattutto con sé stessi, sul tema “che cos’è l’amore?”, ma in particolare a chi quasi gode nel cavillare su tale questione insolubile. Scritto in forma dialogica, con evidente possibilità di trasposizione teatrale, il testo è un’ironica indagine svolta da un uomo e una donna,
i quali dichiarano di amarsi ma lo fanno partendo da presupposti opposti. Ciascun lettore potrà riconoscersi maggiormente nelle tesi dell’uno o dell’altro, o ancora in un miscuglio delle diverse opinioni, com’è più logico che sia. La scelta di assegnare all’uomo e alla donna determinati ruoli, non è, almeno a mio avviso, così decisiva, nel senso che potrebbero benissimo recitare le stesse battute a parti invertite  (questo perché ritengo la divisione in generi alquanto banalizzante, soprattutto quando si afferma che “tutti gli uomini sono…” o “tutte le donne sono…”).

lassoluto-naturale-5

lassoluto-naturale-3
L’ironia agognata da Parise resta meramente sulla carta:nel film è completamente assente,metabolizzata da dialoghi a tratti surreali.
La Koscina,interprete del ruolo di Ella,si concede qualche nudo assolutamente in anticipo sui tempi sfidando la censura;per il resto si limita a sfoggiare dei brutti occhialoni in stile fanali molto in voga in quel periodo e gli arredamenti risentono di un periodo di profonda trasformazione del design.
Per il resto ben poco da segnalare se non la discreta colonna sonora firmata da Ennio Morricone.
Oggi un’opera del genere non avrebbe nessun finanziatore e meno che mai spettatori.
E’ passata,irrimediabilmente,l’epoca delle disquisizioni filosofiche sul sesso degli angeli.
Dopo quasi cinquant’anni di assoluto oblio,il film è stato recuperato dal Centro sperimentale di cinematografia ed è oggi presente in rete,su You tube,in una versione accettabile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=EQy7VkqT70w

lassoluto-naturale-0

L’assoluto naturale

Un film di Mauro Bolognini. Con Laurence Harvey, Sylva Koscina, Isa Miranda, Guido Mannari, Felicity Mason Drammatico, durata 90 min. – Italia 1969.

lassoluto-naturale-banner-gallery

lassoluto-naturale-14

lassoluto-naturale-15

lassoluto-naturale-13

lassoluto-naturale-12

lassoluto-naturale-11

lassoluto-naturale-10

lassoluto-naturale-9

lassoluto-naturale-8

lassoluto-naturale-7

lassoluto-naturale-banner-protagonisti

Laurence Harvey: Lui
Sylva Koscina: Lei
Isa Miranda: Madre
Felicity Mason: Zia
Isabella Cini: Nonna
Nella Tessieri-Frediani: Bisnonna
Amalia Carrara: Bis-bisnonna
Franca Sciutto: Ragazza nell’incidente
Guido Mannari: primo meccanico
Giorgio Tavaroli: secondo meccanico
Vanni Castellani: veterinario

lassoluto-naturale-banner-cast

Regia Mauro Bolognini
Soggetto Goffredo Parise
Sceneggiatura Mauro Bolognini, Ottavio Jemma, Vittorio Schiraldi
Produttore Laurence Harvey
Casa di produzione Cinecenta, Tirenia
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Giovanni Baragli
Costumi Vanni Castellani

lassoluto-naturale-banner-foto

lassoluto-naturale-flano

lassoluto-naturale-flano-2

lassoluto-naturale-foto-1

lassoluto-naturale-foto-2

lassoluto-naturale-foto-3

lassoluto-naturale-foto-4

lassoluto-naturale-foto-5

lassoluto-naturale-locandina-3

lassoluto-naturale-libro

lassoluto-naturale-locandina-2

lassoluto-naturale-locandina-4

lassoluto-naturale-locandina-sound-1

lassoluto-naturale-locandina-sound-2

lassoluto-naturale-locandina-sound-3

 

gennaio 15, 2017 Posted by | Drammatico | , , | Lascia un commento

Il tuo piacere è il mio

Il tuo piacere è il mio locandina

Unico lungometraggio del regista Claudio Racca,più conosciuto come direttore della fotografia (suoi lavori come Valeria dentro e fuori,
Un fiocco nero per Deborah,Commissariato di notturna tra le produzioni),Il tuo piacere è il mio è un decamerotico caratterizzato dal cast di prim’ordine utilizzato e dall’assoluta mancanza di riscontro ai botteghini,dove si rivelò un flop clamoroso,tanto da rendere il film un invisibile,
ruolo che ha ricoperto a tutt’oggi.
Ad onta dei soldi spesi per ingaggiare un cast che non ha uguali nel campo dei decamerotici e che comprende artisti del calibro di Carlo Giuffrè e Eva Aulin,Silvia Koscina e Barbara Bouchet,Femi Benussi e Erna Schurer,Lionel Stander e Leopoldo Trieste per non parlare di ottimi comprimari come
Umberto Raho,Pupo De Luca,Marisa Solinas il film fu un fiasco clamoroso.
E i motivi sono da ricercare nei dialoghi francamente beceri e volgari e nella struttura del film,che dai decamerotici riprende la classica ripartizione in novelle che questa volta si rifanno ad un’opera di Honorè De Balzac (secondo almeno quanto citato nei credit) ovvero Le sollazzevoli istorie edito nel 1837.

Il tuo piacere è il mio 1

Il tuo piacere è il mio 2

Il tuo piacere è il mio 4

Lionel Stander e Eva Aulin

Il quale sicuramente si sarà rivoltato nella tomba nel vedere la sua opera ridotta al rango di sgangherata barzelletta da taverna.
De Balzac aveva creato un’opera in cui la beffa,l’intrallazzo amoroso,l’adulterio erano qualcosa che si ispirava alla migliore tradizione comico/satirica francese,con riferimenti a Rabelais o all’Heptaméron della Regina di Navarra.
Qui siamo in campo cinematografico e come già accaduto per messer Boccaccio,per Caucher,per l’Aretino o Masuccio Salernitano tutto si riduce
a comica di infimo ordine e banale scusa per l’esposizione di terga e seni delle belle attrici del cast,forse l’unica cosa di rilievo del film assieme ai costumi utilizzati.
Ben poca cosa,purtroppo.
Il film si apre con due ragazze nude che giocano nel cortile di un castello (fra di esse Erna Schurer);è l’introduzione a sei novelle raccontate durante un convivio (praticamente l’espediente più usato nei decamerotici,ripreso dal Decamerone di Boccaccio) in cui un nobile fiorentino invita i suoi ospiti a raccontare storie licenziose.
La prima vede una giovane marchesa tentare di seguire i consigli del suo confessore che la sprona ad essere all’altezza di alcune sante dai costumi molto liberi.
L’ingenua (ingenua?) marchesa,interpretata dalla bella Eva Aulin scoprirà quanto è piacevole essere accarezzata da un giovane…
La seconda novella,raccontata a tavola da un Cardinale,è un ensemble di storielle sconce mentre la terza racconta le vicende di una tintora che dopo essersi trastullata con un frate vedrà come frutto della relazione la nascita di un figlio.

Il tuo piacere è il mio 5

Erna Schurer

Il tuo piacere è il mio 6

Sylvia Koscina

La quarta ha come protagonista il re francese Francesco I che è stato fatto prigioniero dall’imperatore Carlo V d’Asburgo e che ne approfitta per divertirsi con due belle spagnole ospiti dell’imperatore.Una delle due donne con molta furbizia riesce ad ottenere l’assoluzione sia dal papa che da un cardinale.
La quinta novella si svolge temporalmente durante il concilio di Costanza,durante il quale una prostituta mette tutto a soqquadro con la sua bellezza scatenando la bramosia di buona parte dei convocati,fra i quali sacerdoti,alti prelati e persino cardinali.
L’ultima novella,che chiude il film vede protagonista un Marchese che,per consolarsi dei rifiuti continui della sua bella sposa a concedersi carnalmente (la donna è in realtà l’amante del re) finisce per andare con una prostituta che gli trasmette una malattia venerea.
Come si evince dalla trama,siamo di fronte a novelle sboccate e prive di gusto,ben lontane dallo spirito quasi goliardico di Balzac.
Il cast utilizzato è quindi sprecato in malo modo;i decamerotici in fondo erano i film più facili da girare in quanto non richiedevano particolari attenzioni.

Il tuo piacere è il mio 9

Femi Benussi

Racca riesce quindi a sprecare il budget ricavandone un film di bassa lega,che non riesce a strappare un sorriso in nessun modo.
A completare la performance ecco una sgangherata colonna sonora,degna più di un film della serie interminabili di Pierino che di un film con qualche velleità.
Scomparso del tutto dai circuiti televisivi o dell’home video,il film esiste oggi solo in una versione inguardabile ricavata da una videocassetta.
Il tuo piacere è il mio

Un film di Claudio Racca. Con Femi Benussi, Anna Maestri, Aldo Giuffré, Barbara Bouchet, Sylva Koscina, Erna Schurer, Ewa Aulin,
Attilio Dottesio, Giacomo Furia, Umberto Raho, Lionel Stander, Lorenzo Piani,
Marisa Solinas, Giuseppe Alotta, Duilio Cruciani Commedia erotica, durata 93 min. – Italia 1972

Il tuo piacere è il mio banner gallery

Il tuo piacere è il mio 7

Il tuo piacere è il mio 8

Il tuo piacere è il mio 10

Il tuo piacere è il mio 11

Il tuo piacere è il mio 12

Il tuo piacere è il mio 13

Il tuo piacere è il mio 14

Il tuo piacere è il mio 15

Il tuo piacere è il mio 16

Il tuo piacere è il mio banner protagonisti

Ewa Aulin: marchesa Cavalcanti
Femi Benussi: contessa Joselita Esteban De Fierro / Rosalia
Barbara Bouchet: prostituta
Aldo Giuffré: granduca
Sylva Koscina: moglie del tintore
Erna Schurer: granduchessa
Lionel Stander: marchese Cavalcanti / cardinale di Ragusa
Leopoldo Trieste: tintore
Marisa Solinas: damigella della granduchessa

Il tuo piacere è il mio banner cast

Regia Claudio Racca
Soggetto Claudio Racca
Sceneggiatura Claudio Racca
Produttore Anselmo Parrinello, Paolo Prestano
Casa di produzione Naxos Film
Distribuzione (Italia) Panta distribuzione
Fotografia Claudio Racca
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Franco Bixio
Scenografia Luciano Vincenti
Costumi Luciano Vincenti

Il tuo piacere è il mio banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Verginelle vogliose, preti satiri, mariti cornuti, burle a scopo sessuale: siamo in pieno decamerotico, anche se Claudio Racca non si rivolge direttamente alle fonti primarie che hanno alimentato il genere (la letteratura ‘licenziosa’ del Boccaccio e dell’Aretino), bensì a Honorè De Balzac, con tanto di didascalia finale che dovrebbe in qualche modo nobilitare il film spiegando – con la penna dello scrittore francese – come l’uomo storicamente sia sempre lo stesso, ieri come oggi come domani, impegnato a riempirsi la pancia e a sfogare i suoi più bassi istinti. Nulla di sorprendente: ci provavano tutti.
Tutti i registi di simili prodottini a costo infimo ed esteticamente tirati via cercavano di darsi un tono con la citazione di qualche nome culturalmente altisonante; Racca peraltro qui esordisce dietro la macchina da presa, dopo un decennio di carriera come direttore della fotografia, e firma anche la sceneggiatura. L’unico ‘effetto speciale’ che ha a disposizione è rappresentato dal cast decisamente onorevole, soprattutto per una pellicola di tale risibile stampo: gli interpreti principali sono Lionel Stander, Sylva Koscina, Aldo Giuffrè, Barbara Bouchet, Leopoldo Trieste, Femi Benussi, Umberto Raho, Ewa Aulin, Giacomo Furia, Marisa Solinas e Pupo De Luca. Una parola va spesa per quest’ultimo: attore di secondo piano ma non disprezzabile, utilizzato sempre per parti minori, detiene probabilmente il record di presenze nel genere decamerotico, avendone collezionate all’incirca una decina in un filone a tutti gli effetti non molto ampio.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Decamerotico di qualche pretesa (ci sono Giuffré, la Koscina, Stander, Leopoldo Trieste e molti altri), ricavato stavolta da “Les Contes drolatique” (=I racconti giocosi) di Balzac (almeno così si legge). Sullo schermo siamo alla tavola del Re, ma in realtà siamo nella mediocrità più vieta. Arriva solo qualche striminzita risatina.
L’Ubalda vince 3 a 0, e senza fatica.
Undying

Decamerotico di certo stile visivo (cifrare il cast femminile) che pecca di mancato approfondimento comico. Firmato da un regista che girerà poca altra roba, tra cui un documentario a sfondo “erotico” (Love Duro e Violento, 1985) vanta la pretesa discendenza dalle novelle francesi di Honoré de Balzac.
Forse questo è uno dei motivi che lo distanzia dalla volgare e scollacciata comicità nostrana, rendendolo meno interessante di altri titoli appartenenti al genere.
Gradevole per la variegata quantità di attrici, sulle quali predomina la bellissima Eufemia.

Homesick

Insolita cornice aristocratica e medesimi attori impiegati in ruoli diversi per episodi di genere decamerotico flosci e monchi che vantano derivazione
da “Le sollazzevoli historie” di Honoré de Balzac. La ragion d’essere proviene dal ricco cast femminile – notevoli la Schurer e la Solinas tutte ignude
al lavacro e la Aulin con gambe e piedi in bella mostra – e dall’inedita presenza del doppiatore Sergio Graziani nelle nobili vesti di Francesco I di Francia.
Demenziale la canzone sui titoli di testa.

marzo 15, 2016 Posted by | Erotico | , , , , , , | 2 commenti

Mazzabubù… Quante corna stanno quaggiù?

Mazzabubu locandina 2

Allo stadio un uomo inveisce contro l’arbitro dandogli del cornuto;al suo fianco un uomo vestito di nero,che scopriremo essere una specie di presentatore di una serie di sketch che trattano il tema dell’adulterio,qui frettolosamente chiamato con il gergo popolare corna.gli chiede se la donna accanto a lui sia sua moglie,facendogli notare che lo sta tradendo sotto i suoi occhi.
Che ci devo fare?Se la lascio a casa me li porta nel letto...” è la risposta dell’uomo.
Cambio di scena.
Chi voleva ammazzare quello li?“chiede il presentatore.
-“A mojie.E chi sennò?Ha saputo de esser cornuto,ja menato e mo finisce pure a bottega (in carcere ndr.)“-
A rispondere è”Gigetto”,un passante che si diverte all’idea che il suo conoscente abbia pestato la moglie fedifraga.
In realtà il cornuto è lui…
Partono così una serie di scenette più o meno divertenti basate sul tradimento presunto,vero o inesistente.
Il primo episodio rilevante come lunghezza vede protagonisti Ciccio e Franco,due amici con un matrimonio in crisi ma fermi oppositori della legge sul divorzio;li vediamo partecipare ad un convegno (poco frequentato) sul tema della fedeltà coniugale,durante il quale Ciccio sogna donne nude che corrono in un bosco e Franco esporre un cartello “e le catene migliori le trovate da Ciccio e Franco-Tazze,lavandini e bidet
Ai due viene proposto,per salvare il matrimonio,lo scambio delle coppie.

Mazzabubu 1

Mazzabubu 2

Mazzabubu 3
Ma le due mogli non si dimostreranno affatto comprensive e i due finiranno sui giornali additati al ludibrio pubblico come “Due turpi individui”
Corna,corna,corna.
Il tema è sempre lo stesso,anche nello sketch successivo,nel quale un uomo di una certa età scopre la moglie a letto con un altro;è un suo caro amico e amaramente gli fa notare che si fidava di lui e che lo trattava come un fratello.Indifferenti,i due amanti continuano nella loro opera e al marito cornuto non resta altro da fare che osservare in silenzio la scena.
Un critico d’arte (Luciano Salce) nello studio di un pittore si ostina a vedere la bellissima moglie ritratta in una tela del pittore stesso;nonostante quest’ultimo insista nel dire che la donna non ha posato per lui,il critico obbliga dapprima la moglie a spogliarsi e infine la spinge tra le braccia dell’incredulo pittore.
Breve lo sketch successivo,nel quale un uomo (Pippo Franco),nell’igloo di una esquimese,viene sedotto a viva forza da una bella moglie esquimese;al rientro il marito della donna litiga con la stessa perchè a suo modo di vedere non ha saputo intrattenere sessualmente l’ospite.
Incursioni nella storia antica;Minosse scopre l’infedeltà di sua moglie non appena nasce il Minotauro,chiaro segno dei costumi leggeri della stessa,i soldati del re Menelao,convinti che le mogli in loro assenza ne approfittino per tradirli rifiutano di partire per la guerra con Troia mentre un crociato affida ad un amico la chiave della cintura di castità della moglie;appena partito viene raggiunto dall’amico che lo informa di aver sbagliato chiave.
Questi più altri tre brevi sketch costituiscono l’ossatura di Mazzabubu quante corna stanno quaggiù,antenato dei film ad episodi che a partire dalla metà degli anni settanta avranno alterne fortune nelle sale cinematografiche.

Mazzabubu 4

Mazzabubu 5
A dirigerlo è Mariano Laurenti,pioniere della commedia sexy che negli anni successivi girerà commedie dai titoli divenuti famosi come Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda o La bella Antonia, prima monica e poi dimonia,L’insegnante va in collegio e La liceale nella classe dei ripetenti.
Qualche buona intuizione,poca volgarità,qualche fugace nudità delle belle attrici protagoniste del film e uno stuolo di attori davvero notevole per una pellicola gradevole che gioca con l’eterno tabù italico dell’infedeltà coniugale.Situazioni surreali e boccacesche si susseguono con ritmo discreto;il divertimento forse non è sempre garantito ma quanto meno siamo lontani dalle becere risate che negli anni successivi circonderanno il tema delle corna,uno di quelli più sfruttati nelle commedie sexy.
Carlo Giufrè e l’inossidabile duo Franchi-Ingrassia,Maurizio Arena e Luciano Salce,Pippo Franco e Lino Banfi,Renzo Montagnani e Giancarlo Giannini sono alcuni dei grandi nomi utilizzati nel film assieme alle bellissime Sylvia Koscina,Nadia Cassini (insolitamente con il sedere coperto),Maria Pia Conte,Rosemarie Dexter con cameo di Silvana Pampanini.

Mazzabubu 6
Un cast di grande spessore impegnato in una commedia senza grosse pretese,che ironizza sulla paura delle corna e sui costumi sessuali degli italiani.
Non c’è ovviamente alcuna intenzione di scavare e analizzare l’argomento,ma di coglierne solo l’aspetto grottesco,utilizzando il tema in chiave ironica e dissacratrice.
Il risultato è un film innocuo,che ha qualche felice momento ma che vivacchia fino al termine fidando più sulla bravura del cast che sui contenuti.
Tra gli episodi,poco incisivo quello con Franchi e Ingrassia (abbastanza inutile la presenza della Cannuli,nota presentatrice televisiva dell’epoca),mentre divertente quello con Salce.
Film pesantemente datato,ebbe tuttavia buoni risultati al box office.
Il film è disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=P9HGeD8QmpI in una discreta qualità digitale.

Mazzabubu 8

Mazzabubù… Quante corna stanno quaggiù?

Un film di Mariano Laurenti. Con Isabella Biagini, Mariolina Cannuli, Nadia Cassini, Carlo Giuffrè, Silvana Pampanini, Oreste Lionello, Enzo Turco, Michele Malaspina, Alfredo Rizzo, Riccardo Garrone, Ettore Manni, Giancarlo Giannini, Paolo Villaggio, Franco Giacobini, Daniele Vargas, Umberto D’Orsi, Luciano Salce, Lino Banfi, Sylva Koscina, Fausto Tozzi, Claudie Lange, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Renzo Montagnani, Pippo Franco, Maurizio Bonuglia, Gianna Serra, Guido Mannari, Sergio Leonardi, Rosemarie Dexter, Ugo Adinolfi Commedia, durata 91 min. – Italia 1971

Mazzabubu banner gallery

Mazzabubu 9

Mazzabubu 10

Mazzabubu 11

Mazzabubu 12

Mazzabubu 13

Mazzabubu 14

Mazzabubu 15

Mazzabubu 16

Mazzabubu 17

Mazzabubu 18

Mazzabubu 19

Mazzabubu 20

Mazzabubu banner protagoniisti

Nadia Cassini: La moglie del tifoso
Carlo Giuffrè: Il presentatore
Guido Mannari: Il baciatore allo stadio
Sylva Koscina: La moglie del presentatore
Maurizio Arena: Maurizio
Franco Franchi: Franco Bello
Ciccio Ingrassia: Ciccio Merendino
Isabella Biagini: La moglie di Franco
Mariolina Cannuli: La moglie di Ciccio
Alfredo Rizzo: Il politico antidivorzista
Enrico Marciani: Ildirettore dell’hotel
Enzo Turco: L’amico di Gennarino
Luciano Salce: Il critico d’arte
Marilù Branco: Carla, moglie del critico d’arte
Lars Bloch: Il pittore
Claudie Lange: La moglie del commendator Bordiga
Umberto D’Orsi: Il commendator Bordiga
Pippo Franco: L’ospite eschimese
Gianna Serra: La moglie eschimese
Fausto Tozzi: Il marito eschimese
Riccardo Garrone: Agilulfo
Rosita Toros: La moglie di Agilulfo
Franco Giacobini: Boemondo
Ugo Adinolfi: Ugo
Lino Banfi: Il pizzicagnolo
Renzo Montagnani: Bepi, il contadino
Ettore Manni: Il medico fecondatore
Maria Pia Conte: La moglie del pizzicagnolo
Sergio Leonardi: Il venditore di enciclopedie
Giancarlo Giannini: Lucio
Rosemarie Dexter: Emma, moglie di Lucio
Silvana Pampanini: La “marchettara”
Maurizio Bonuglia: L’albergatore consolatore di Emma

Mazzabubu banner cast

Regia Mariano Laurenti
Soggetto Sandro Continenza
Sceneggiatura Sandro Continenza e Amedeo Sollazzo
Produttore Gino Mordini per Claudi Cinematografica
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Tino Santoni
Montaggio Giuliano Attenni
Musiche Roberto Pregadio
Scenografia Antonio Visone

Mazzabubu banner recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Mostra gli anni. Franco e Ciccio al loro peggio, certo non aiutati dalla Biagini e dalla Cannuli. Le cose migliori: una Koscina fantastica, Giuffrè composto, una Pampanini che fa la mignotta
con un’eleganza che le giovani del cast se la sognano, e tre grandi: Riccardo Garrone (sua moglie è la Torosh, splendida c.s.c.), Luciano Salce e Umberto d’Orsi. Nadia Cassini, forse per l’unica volta, non mostra il popò.
Ultima cosa: Sessomatto di Risi ha preso almeno un paio di idee dal film di Laurenti…
Undying 2

Sorta di proto-esemplare della commedia sexy all’italiana, che esploderà verso la metà degli anni ’70, siglata però da un nome che sarebbe diventato garanzia del genere: Mariano Laurenti.
Pur essendo poco incisivo per via di nudità appena esposte (siamo nel 1971) e per una comicità a volte blanda, rappresenta a suo modo un “unicum” per via di un cast di certo interesse
(e fors’anche preveggente: c’è pure Banfi) e per il motivo musicale (composto da Pregadio, quello della Corrida) che dà l’avvio alla serie di semplici, ma divertenti, episodi.
Il Gobbo

Collezione di sketch sul tema dell’adulterio, esile filo conduttore per un risultato diseguale. Fiato corto per lo più, ma ci sono gli acuti: in primis il grandioso Salce critico d’arte concettoso e vaniloquente,
poi Montagnani e D’Orsi alle prese con la fecondazione artificiale. Incomprensibile il doppiaggio di Tozzi nel più brutto degli episodi, con imitazione di Amedeo Nazzari. Da segnalare la canzoncina di Pregadio.
Homesick

Lo schema sarà adottato da innumerevoli commedie sexy degli anni a venire, ma le storielle su corna e cornuti qui presentate hanno la consistenza di barzellette da osteria, in taluni casi
(l’ospite esquimese, il guerriero crociato) assimilabili al decamerotico. Nella passerella dell’affollatissimo cast lasciano il segno il compìto presentatore Giuffrè, il critico d’arte Salce e il villico Montagnani
– gli unici a strappare qualche sorriso -, la marchettara Pampanini e l’appetitosa sposina Dexter.
Ciavazzaro

Non proprio indimenticabile pellicola, con perlomeno un cast interessante. Molto bravo Giuffrè nel ruolo del professore con la Koscina moglie che si rivelerà infedele (quasi una punizione divina: chi di corna ferisce…),
abbastanza scontato quello con Franchi e Ingrassia, bravissima la Pampanini. Gli episodi brevi invece sono molto scialbi (tra i protagonisti anche Pippo Franco). Nota d’onore per la c.s.c. Rosita Torosh.

Lovejoy

Mediocre progenitore della commedia sexy all’italiana, allora vietato ai minori. Rivisto oggi è decisamente superato. Composto da episodi (tutti peraltro dimenticabili) e diretto svogliatamente da un Laurenti che ha dato e
darà il meglio di sè in altre occasioni. Grande spreco di attori. Da Franchi e Ingrassia, chiaramente a disagio nei rispettivi personaggi, a Giuffrè, Salce e gli immancabili Montagnani, D’Orsi e Banfi. In definitiva, si può evitare tranquillamente.
Rambo90

Tipica commediaccia scollacciata anni ’70, composta da episodi messi insieme dal motivo comune delle corna. L’episodio migliore è quello con Franco e Ciccio, un po’ stupido ma ravvivato dalla bravura della coppia; seguono Giannini che parla un insolito dialetto bolognese
e un Montagnani in gran forma ma penalizzato dalla storia. Per il resto sono tutti mini sketch con vari assi della comicità, stupido ma godibile.
Stefania

Il cornuto inconsapevole, il cornuto contento, il cornuto per scelta, il cornuto per vocazione, il cornuto per destino genetico, persino il cornuto per errore…informatico: nessuna tipologia sfugge all’impeto classificatorio di Giuffrè,
nostro Virgilio in questo girone non proprio infernale, anzi spesso paradisiaco, di consorti adultere. L’umorismo non è mai sottile, talvolta è barzellettiero, ma dimostra una certa arguzia, soprattutto nel mettere alla berlina certe “pose” fintamente disinibite del maschio italiota. Elementare ma esemplare.
Panza

Ibrido malriuscito della futura (siamo nel 1971) commedia erotica all’italiana: in cabina di regia troviamo infatti Mariano Laurenti. Partecipano (quasi come star del film) Franchi e Ingrassia come protagonisti di una datatissimo episodio sullo “scambio” delle mogli (*).
C’è anche Salce nei panni di un critico che verra tradito in modo veramente surreale (*!). Insieme a questi troviamo episodi brevi che ben poco dicono (*). Bella la sigla. Media: *

 

 

gennaio 12, 2016 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Beati i ricchi

Beati i ricchi locandina

Un contrabbandiere di sigarette e suo cognato vigile urbano; due personaggi del popolo, che sognano qualche lira in più e poco altro.
Geremia, il contrabbandiere, accetta più per fare un piacere ad Augusto, suo cognato, di far passare il confine italo svizzero ad un tipo misterioso che per tale “favore” sborsa un milione di lire.
Ma il tipo incappa in una squadra di finanzieri e si lascia prendere dal panico, sparando addosso ai militari; nel conflitto a fuoco che ne segue l’uomo resta ucciso.

Beati i ricchi 4

Beati i ricchi 3
I due cognati scoprono così che l’uomo portava con se delle borse cariche di denaro, oltre due miliardi di lire.
Ovviamente decidono di tenerselo, senza sapere che i soldi appartengono ad un gruppo di notabili, fra i quali un industriale, un banchiere e il sindaco di un paese che avevano deciso di contrabbandare in una banca svizzera il frutto di attività illecite o poco pulite.
Quasi certi che gli autori della sparizione del denaro siano proprio Geremia e Augusto, gli uomini tentano in tutti i modi di riprendersi il malloppo, ma alla fine di alterne vicende, sarà Geremia a beffare tutti…
Beati i ricchi è un film del 1972, diretto da Salvatore Samperi che passa direttamente dal cinema dell’impegno con il quale aveva esordito con pellicole come Grazie zia, Cuore di mamma e Uccidete il vitello grasso e arrostitelo alla commedia all’italiana, dopo la discreta prova fornita con la commedia leggera Un’anguilla da trecento milioni.

Beati i ricchi 1

Beati i ricchi 2
Per farlo sceglie una storia abbastanza lineare, sfruttando una sceneggiatura alla quale mette mano anche Aldo Lado; il risultato finale è una commedia garbata, dal ritmo discreto che riesce a strappare qualche risata anche se il tema dei vizietti del mondo borghese, dei suoi affari sporchi e di certi traffici illeciti del mondo industriale e politico potevano sicuramente essere stigmatizzati con più nerbo ed efficacia.
Samperi invece sceglie la strada più semplice, lasciando sullo sfondo la denuncia a favore della commedia, con esiti tutto sommato nemmeno disprezzabili, alla luce delle future regie del cineasta veneto, che l’anno successivo avrebbe diretto il cult Malizia.
Il film gioca le sue carte oltre che sulla storiella del malloppo del quale vengono in possesso i due cognati, sul contrasto fra le loro figure e marginalmente sullo sfondo dei tentativi dei tre notabili di recuperare il denaro perso inopinatamente.
geremia e Augusto appaiono sideralmente differenti come personalità;il primo è fondamentalmente onesto ma anche furbo, il secondo è vanaglorioso, pavido e al tempo stesso avido.

Beati i ricchi 5

Beati i ricchi 7
Sarà davvero un miracolo quello che compirà Geremia, nonostante i tentativi dei tre di rientrare in possesso del denaro e la stupidità di suo cognato.
Quest’ultimo, infatti, si lascerà condizionare dai tre furfanti e tenterà di beffare Geremia che a sua volta, da uomo furbo e scaltro, dopo aver messo alla prova sia Augusto sia la ragazza che ama, scoprirà che è meglio non fidarsi di nessuno e ritornerà in Svizzera con il denaro che ha saggiamente nascosto non prima di un piccolo colpo di scena finale.
Una commedia leggera, senza grosse pretese, ma alla fine gustosa; grazie anche all’ottimo cast che Samperi allestisce per il film e grazie anche alla presenza di Lino Toffolo che riesce a rendere il personaggio dello scaltro Geremia al meglio delle sue capacità.

Beati i ricchi 9

Beati i ricchi 10
Sempre a suo agio quando deve interpretare popolani e personaggi umili, Toffolo conquista lo spettatore con la sua enorme carica di simpatia.
Viceversa l’altro protagonista, Paolo Villaggio,non ancora diventato Fantozzi, personaggio con cui alla fine diverrà si famoso ma anche simbiotico al punto tale da essere indistinguibile dalla creatura di Salce, è decisamente su uno standard qualitativo meno apprezzabile, in virtù probabilmente dell’estrema antipatia che il personaggio di Augusto suscita.
Bene anche le tre belle protagoniste femminili del film, a cominciare da Sylvia Koscina (la moglie dell’industriale), di Olga Bisera (quella del sindaco) e di Neda Arneric, la bella Lucia amata da Geremia.
Film, in definitiva, non disprezzabile per passare un paio d’ore in totale disimpegno.
E’ possibile visionare il film, in una versione completa e molto buona qualitativamente, all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=EhCNP-I0E_E

Beati i ricchi
Un film di Salvatore Samperi. Con Paolo Villaggio, Sylva Koscina, Lino Toffolo, Enzo Robutti, Piero Vida, Eugene Walter, Gigi Ballista, Olga Bisera, Neda Arneric, Enrica Bonaccorti Commedia, durata 98′ min. – Italia 1972.

Beati i ricchi banner gallery

 

Beati i ricchi 12

 

Beati i ricchi 13

 

Beati i ricchi 14

 

Beati i ricchi 15

 

Beati i ricchi 6

 

Beati i ricchi 8

 

Beati i ricchi 11

 

Beati i ricchi banner protagonisti

Paolo Villaggio: Augusto
Sylva Koscina: La contessa
Lino Toffolo: Geremia
Piero Vida: Il prete
Eugene Walter: Il sindaco
Enzo Robutti: Direttore di banca
Gigi Ballista: Il commendatore
Neda Arneric: La signorina Barti
Enrica Bonaccorti: Adele

Beati i ricchi banner cast

Regia Salvatore Samperi
Soggetto Aldo Lado
Salvatore Samperi
Sceneggiatura Alessandro Continenza
Aldo Lado
Salvatore Samperi
Produttore Silvio Clementelli
Fotografia Claudio Cirillo
Angelo Samperi
Montaggio Franco Arcalli
Olga Pedrini
Musiche Luis Bacalov
Scenografia Luciano Spadoni
Costumi Mariolina Bono

Beati i ricchi banner recensioni

L’opinione di Mark 70 dal sito http://www.davinotti.com
Mentre tante boiate ricevono lo status di film di culto dispiace che opere ben più godibili vengano completamente dimenticate: questo è un film che andrebbe riscoperto. Per carità, non c’è da gridare al capolavoro, ma si tratta di un film divertente, con un Villaggio che fa le prove per Fantozzi (nel film il suo personaggio effettivamente è una “merdaccia”) e un Toffolo che regge bene il suo ruolo di protagonista. La parte debole è la satira sociale, con troppi stereotipie luoghi comuni (grottesca la festa con i cattivi in camicia nera).

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Commediola senza grandi idee, basata su una storiella semplice e su personaggi abbastanza trasparenti, forti soltanto delle rispettive interpretazioni. E’ un’opera leggera e nel complesso piuttosto scontata, con qualche accenno di volgarità lieve lieve, tutte caratteristiche che aiutano a capire il momento che sta vivendo i cinema (popolare) italiano; la polemica sociale, sottilissima, sfiora appena il concetto di classe per farne più burletta che riflessione. Villaggio qui è quasi agli esordi nel cinema, ma presto il sodalizio con Salce lo porterà ai fantozziani trionfi; il ruolo principale è però quello di Toffolo, non un cattivo attore, ma sempre un po’ limitato. C’è pure una giovane Enrica Bonaccorti, provocante camerierina sexy (!). Ivano Fossati canta la canzone-tema del film.

L’opinione del sito http://www.filmxtutti.org
Due miliardi di lire in contanti finiscono nelle mani di un contrabbandiere di sigarette _ scarpe grosse e cervello fino _ e di suo cognato, vigile urbano ignobile e leccone. Il primo va in Svizzera col malloppo. Scritto con A. Lade e S. Continenza, montato da F. Arcalli. Buffonesca satira dell’avida e ipocrita borghesia di provincia contrapposta alla sana furbizia degli umili. Samperi e C. lavorano d’accetta, mescolando l’aggressività sessantottina col qualunquismo e un acre anticlericalismo di taglio veneto, esterni in Valgrande

Beati i ricchi banner foto

 

Beati i ricchi foto 10

 

Beati i ricchi foto 9

 

Beati i ricchi foto 8

 

Beati i ricchi foto 7

 

Beati i ricchi foto 6

 

Beati i ricchi foto 5

 

Beati i ricchi foto 4

 

Beati i ricchi foto 3

 

Beati i ricchi foto 2

 

Beati i ricchi foto 1

 

Beati i ricchi locandina 2

 

Filmscoop è su Facebook:per richiedere l’amicizia:

https://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

Vi ricordo di votare per il sondaggio sulle novità da introdurre nel sito!

dicembre 28, 2013 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento

Boccaccio

Boccaccio locandina 2

Beffe e storie tratte liberamente dal Decameron di Giovanni Boccaccio.
Buffalmacco e Bruno degli Olivieri, due giovani fiorentini scaltri,ordiscono una beffa nei confronti dell’ingenuo Calandrino, allo scopo di estorcergli del denaro;gli vendono una pietra che, a loro dire, ha il potere miracoloso di renderlo invisibile.
Alla bella Monna Lisa fra Ignazio fa credere di essere l’incarnazione in vesti umane del beato Marcuccio;in questo modo potrà godersene le gioie,mentre è intento in un convegno carnale con la donna, Buffalmacco spia i due e quando fra Ignazio ha finito il suo piacevole compito, approfitta anch’esso delle grazie della giovane sposa, mentre Calandrino, credendo di essere invisibile fa lo stesso ma verrà bastonato dal marito della donna.
Altre beffe sono in arrivo per i cittadini, come quella in cui Buffalmacco riesce finalmente a sedurre Fiammetta,la donna della quale si è invaghito; scoperto dopo aver consumato un rapporto con la donna,il giovane viene costretto da Pietro da Vinciolo,marito della donna, a dividere il talamo coniugale,la dove a Buffalmacco verrà riservata una brutta sorpresa.

Boccaccio 1

Enrico Montesano e Silvia Koscina

Boccaccio 2

Bernard Blier e Maria Baxa

A Firenze arriva la peste e i due amici Buffalmacco e Bruno degli Olivieri fuggono dalla città incontrando per strada la Principessa di Chivignì e la sua serva;incontrano anche Lambertuccio da Cecina un capitano di ventura sfuggito dalla città dopo aver tentato di sedurre la bella Ambrogia ed essere stato costretto a sposare la racchia figlia del marito della donna.
Lambertuccio è in compagnia di un uomo, al quale un appestato toglie involontariamente il mantello;in realtà sotto le spoglie del compagno di Lambertuccio c’è la bellissima Belcolore, completamente nuda.Ed è con lei che il capitano di ventura va via.
Antesignano di tutti i decamerotici, Boccaccio, diretto nel 1972 da Bruno Corbucci che scrive anche la sceneggiatura del film con Mario Amendola, si distingue completamente dalla massa quasi informe dei film del genere decamerotico sia per l’eleganza con cui vengono curate le varie componenti del film, ovvero scenografie, costumi e fotografia sia per i dialoghi, meno volgari degli epigoni e sopratutto per la mancanza delle solite scosciate che furono il marchio di fabbrica del florido filone.

Boccaccio 7

Antonia Santilli

Boccaccio 4

Pia Giancaro

Boccaccio 3

Paola Tedesco e Pippo Franco

Le novelle tratte dal Decameron sono raccontate visivamente da Corbucci con brio ed eleganza; si ride finalmente senza la solita grana grossa e senza battute triviali, si assiste alle performance di un gruppo nutrito di attori e di splendide protagoniste che non ebbe in seguito rivali.
Enrico Montesano e Pippo Franco interpretano Buffalmacco e Bruno, i due protagonisti principali attorno ai quali si muovono tutti gli altri, ovvero Fra Ignazio, interpretato da Lino Banfi, Alighiero Noschese che è Lambertuccio da Cecina (Banfi e Noschese, con Montesano saranno protagonisti anche del simpaticissimo Il prode Anselmo),Mario Carotenuto che è il giudice Nicola, il grande Bernard Blier che interpreta il dottor Mazzeo fino ad Andrea Fabbricatore, campione del Rischiatutto televisivo a cui va il ruolo dell’ingenuo Calandrino.
Di primissimo ordine anche il parterre femminile, che include attrici bellissime e di sicuro valore recitativo come Sylvia Koscina (Fiammetta),Isabella Biagini che è Ambruogia, e ancora Maria Baxa,Pia Giancaro,Helene Chanel, Antonia Santilli,Paola tedesco,Pascal Petit.
Un cast prestigioso quindi per un film a tratti molto divertente, una delle cose migliori di quell’anno, eppure penalizzato in seguito dalla mancanza di una distribuzione su supporti digitali.

Boccaccio 5

Boccaccio 6
Infatti il film è rimasto per 40 anni praticamente invisibile, fino all’anno scorso momento in cui è stata realizzata un’edizione digitale del film.
Tuttavia la pellicola non è di facile reperibilità.
Se qualcuno vuole visionarla può scaricare il seguente link: http://wipfiles.net/628rm3dr1bjj.html che contiene una splendida versione del film, ricordando ovviamente che i file sono protetti da diritto d’autore e che devonoe ssere cancellati dopo 48 ore.
Tornando al film, siamo di fronte ad una commedia simpatica e gradevole, che merita sicuramente una visione.

Boccaccio

Un film di Bruno Corbucci. Con Enrico Montesano, Lino Banfi, Sylva Koscina, Alighiero Noschese, Pippo Franco, Andrea Fabbricatore, Guido Celano, Bernard Blier, Franca Dominici, Rosita Pisano, Mario Carotenuto, Andrea Aureli, Giacomo Furia, Mimmo Poli, Nello Pazzafini, Ignazio Leone, Toni Ucci, Isabella Biagini, Hélène Chanel, Gastone Pescucci, Sandro Dori, Pascale Petit, Luca Sportelli, Maria Baxa,Raymond Bussières Commedia, durata 92′ min. – Italia 1972.

Boccaccio locandina gallery

Boccaccio 8

Boccaccio 9

Boccaccio 12

Boccaccio 13

Boccaccio 14

Boccaccio 15

Boccaccio 16

Boccaccio locandina protagonisti

Alighiero Noschese: Lambertuccio da Cecina
Enrico Montesano: Buffalmacco
Pippo Franco: Bruno degli Olivieri
Sylva Koscina: Fiammetta
Isabella Biagini: Ambruogia
Raymond Bussières: Cagastraccio
Mario Carotenuto: Giudice Nicola
Bernard Blier: dottor Mazzeo
Pia Giancaro: Monna Lisa
Paola Tedesco : Lidia
Lino Banfi: Padre Ignazio
Andrea Fabbricatore: Calandrino
Pascale Petit: Giletta
Rosita Pisano: Mannocchia, serva di Mazzeo
Sandro Dori: Nicostrato
Maria Baxa: Tebalda
Toni Ucci: Pietro da Vinciolo
Franca Dominici: Perdicca
Luisa Dominici: Belcolore
Guido Celano: messer Anselmo
Andrea Aureli: Maso
Hélène Chanel: Perincipessa di Civignì
Ignazio Leone: il Bargello
Antonia Santilli: donna nella tinozza
Nello Pazzafini: Marito della donna nella tinozza
Gastone Pescucci: Giovanni Cioppolo
Mimmo Poli: Spettatore grasso
Luca Sportelli: Loderinghi
Antonella Santi: donna piccione

Boccaccio locandina cast

Regia Bruno Corbucci
Soggetto Mario Amendola
Bruno Corbucci
Sceneggiatura Mario Amendola
Bruno Corbucci
Produttore Dino De Laurentiis
Distribuzione (Italia) Columbia

boccaccio

Boccaccio locandina recensioni

L’opinione del Morandini
6 sketch cavati dal Decamerone che hanno per protagonisti Buffalmacco (E. Montesano) e Bruno degli Olivieri (P. Franco), burlatori di Calandrino (A. Fabbricatore) e di altri gonzi. Nel filone dei “decameronidi” uno dei meno trucidi.

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Assieme a Fiorina la vacca uno dei migliori esemplari del filone decamerotico, coniato dal successo pasoliniano (Il Decameron). La valida regia di Corbucci, esperto di commedia all’italiana, è sorretta pienamente dal buon cast, che contempla un convincente (e simpatico) Montesano nel ruolo di Buffalmacco. A margine si fanno notare anche Pippo Franco, Noschese, Lino Banfi ed il celebre vincitore nel Rischiatutto (d’epoca): Andrea Fabbricatore, nei panni di Calandrino, ch’è poi il “legame” di continuità delle varie storie sparpagliate con azzeccato senso del ritmo e dell’ironia. Significativo.

L’opinione di Rfe dal sito http://www.davinotti.com
Uno dei decamerotici migliori, meno rozzi e meno volgari. Un gruppo d’attori mai più visto in un boccaccesco: Pippo Franco, Enrico Montesano, Alighiero Noschese o Lino Banfi sono ben affiatati e divertono. Degne di attenzione soprattutto le belle attrici coinvolte (per fortuna Corbucci si rifiuta intelligentemente di accodarsi al criterio anti-estetico seguito da Pasolini nella Trilogia della vita): Koscina, Biagini, Petit. C’è anche Pia Giancaro, prima di diventare Principessa Ruspoli.

L’opinione di Ronax dal sito http://www.davinotti.com
Decamerotico di classe, girato con buon mestiere da Corbucci che aveva a disposizione mezzi (i soldi di De Laurentiis) nettamente superiori alla media. Partito quasi come un musical, procede con ritmo indiavolato e una notevole cura dal punto di vista scenografico. Montesano fa la parte del leone, ben coaudiuvato da Pippo Franco e da altri valorosi caratteristi, mentre Noschese, insuperabile come imitatore, si conferma un attore piuttosto opaco. Superbo il ricco comparto femminile, cioè la sostanziale ragion d’essere di un film come questo.

L’opinione di motorship dal sito http://www.davinotti.com
Bel decamerotico per nulla volgare e con nudi non esagerati. Inoltre è un film molto divertente, spassoso e diretto davvero molto bene da Corbucci. Incredibile il cast, sia quello femminile (Koscina, Biagini, Petit) che quello maschile, con la coppia Montesano-Noschese (con il primo che domina praticamente la scena) in testa, anche se Pippo Franco e Lino Banfi non sono da meno. Esilarante il finale e simpatiche le canzoncine a mo’ di musical. Da vedere.

L’opinione di tomasmilia dal sito http://www.davinotti.com
Uno dei più fortunati epigoni del Decameron pasoliniano. Grande cast (forse il più ricco per un decamerotico, più comico che erotico) sebbene la trama consista in una decina di novelle (dis) unite tra loro. Pippo Franco e Montesano (istrionico, si esalta tra balli, canti e “parlate”, il gagà) si muovono come Encolpio e Ascilto nel Satyricon petroniano con lo spirito boccaccesco. Sono loro che danno avvio agli scherzi a danno del povero Calandrino (il campione di Rischiatutto, Fabbricatore). Divertenti gli stornelli.

Boccaccio locandina foto

Boccaccio foto 10

Boccaccio foto 9

Boccaccio foto 8

Boccaccio foto 7

Boccaccio foto 6

Boccaccio foto 5

Boccaccio foto 4

Boccaccio foto 3

Boccaccio foto 2

Boccaccio foto 1

Boccaccio locandina 3

Boccaccio locandina 1

Boccaccio lobby card 3

Boccaccio lobby card 2

Boccaccio lobby card 1

Vi ricordo di votare per il sondaggio sulle novità da introdurre nel sito!

Filmscoop è su Facebook:per richiedere l’amicizia:

https://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

dicembre 11, 2013 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | Lascia un commento

Nel buio del terrore-Diabolicamente sole con il delitto

Nel buio del terrore, o anche Diabolicamente sole con il delitto; forse l’unica cosa intrigante sono i due titoli.
Il primo perchè allude ad un film che però non è quello che ci si appresta a vedere, visto che di buio e di terrore non c’è ombra o parvenza mentre più azzeccato è il secondo, ossia Diabolicamente sole con il delitto che calza a pennello ma che anche in questo caso allude a qualcosa che nel film è talmente intricato da risultare incoerente.
Già, perchè quel diabolicamente in realtà si riferisce ad una complicità tra le due protagoniste del film, che si concretizzerà in maniera contorta verso il finale del film che è forse la parte meno noiosa della pellicola stessa.
Pensare che le premesse per un film d’atmosfera e intrigante c’erano tutte; due attrici bellissime e sexy come Marisa Mell e Sylvia Koscina e un attore ormai quasi da leggenda come Fernando Rey.

Marisa Mell

Sylva Koscina

Ma le cose belle del film si fermano qui; anzi, potremmo aggiungere la location (una splendida villa a picco sul mare) e una fotografia molto curata il che però non evita anche errori incredibili, come la scena in cui la Mell e la Koscina fanno il bagno in una vasca e la Koscina appare con tanto di mutandine color carne!
Il resto purtroppo è noia sconfinata nonostante i colpi di scena che José Antonio Nieves Conde (che dirigerà la Mell nello stesso anno in …dopo di che, uccide il maschio e lo divora ) cerca di mettere su per ravvivare un film catatonico, imbastito sul solito canovaccio lui-lei-l’altra.
Lui è Luis Montalban, maturo ed affascinante industriale ovviamente ricco, lei è Carla bella e seducente squillo d’alto bordo, l’altra è Lola, cameriera di belle forme e volto incantevole povera in canna.
Cosa succede quindi al ricco Luis?


Succede di passare da una relazione con la esperta squillo ad una con la procace cameriera che nel frattempo ha allacciato anche una relazione saffica con Carla.
Il triangolo quindi si chiude perfettamente.
Ma Luis pensa a scompaginare le cose prendendo una sbandata per Lola e chiedendola in moglie; e allora cosa fa una cameriera bella e affascinante ma povera in canna?
Ovviamente sposa il maturo spasimante e si sistema per la vita.
Alla povera squillo non resta che leccarsi le ferite, consolata dal bel Alfred che è un artista di scarse fortune.
Dapprima Carla rifiuta l’uomo, poi poco alla volta conquistata dalla dolcezza e dalle premure del pittore, cede.
Qui cominciano i guai per Carla, perchè un giorno durante una passeggiata i due vengono apostrofati volgarmente da due tipacci; Alfred aggredisce i due uomini e ne accoltella uno uccidendolo.


Chissà perchè lo spettatore immagina la mossa successiva.
Accade infatti che il teppista superstite si metta a ricattare Alfred e la povera Carla, per aiutare il suo uomo, vende quello che ha e mette a tacere il ricattatore.
Intanto la sua rivale in amore Lola è rimasta vedova e ricca, perchè Luis è provvidenzialmente incappato in un incidente e ci ha lasciato le penne.
Carla nel frattempo ha scoperto casualmente che tutto l’accaduto, ovvero l’agguato dei due teppisti e la morte di uno di essi in realtà è stata solo una simulazione orchestrata dal suo bel Alfred.
E allora decide di vendicarsi utilizzando la vecchia amante Lola; fa in modo che Alfred agganci la donna e la invita sulla sua villa al mare.


Qui ci sarà la resa dei conti che però andrà in modo imprevisto.
Una sceneggiatura improbabile, una storia che non ha alcuna sorpresa perchè lo spettatore amante dei thriller riesce sistematicamente a prevenire le situazioni successive e tensione che è praticamente uguale a zero.
Non fosse per la Mell e la Koscina che regalano qualche brivido con le loro saffiche carezze, la narcosi sarebbe inesorabile.
Un pastrocchio confuso e soporifero al quale va riconosciuta solo una certa eleganza a livello formale; tuttta apparenza e nessuna sostanza in pratica.
Il povero Rey sembra in gita premio, mentre le due ottime attrici, la seducente Mell e la intrigante Koscina sono un gran bel vedere.
Sopratutto la seconda che mostra le sue grazie, mentre la Mell rimane abbottonata come una monaca ma è autrice di un sensualissimo strip verso la parte finale del film, strip che le permette di far agganciare al suo amante la ex rivale in amore.
Quindi, in definitiva, il film ha solo un motivo per essere visto, ovvero la presenza di due bellissime star che ci hanno purtroppo lasciate da tempo.

Nel buio del terrore (aka Diabolicamente sole con il delitto), Un film di José Antonio Nieves Conde. Con Sylva Koscina, Stephen Boyd, Fernando Rey, Marisa Mell Titolo originale Historia de una traición. Giallo, durata 98′ min. – Spagna, Italia 1971.

 

Marisa Mell … Carla
Sylva Koscina … Lola
Stephen Boyd … Artur
Fernando Rey … Luis Montalban
Massimo Serato … Hugo
Simón Andreu … Il pilota
María Martín … Regina

 
Regia: José Antonio Nieves Conde
Sceneggiatura: Juan José Alonso Millán,Juan Miguel Lamet
Produzione: Edmondo Amati
Musiche: Carlo Savina
Fotografia: Antonio L. Ballesteros
Editing: Pablo González del Amo

aprile 13, 2012 Posted by | Drammatico | , , | 2 commenti

Sylva Koscina

Sylva Koscina foto

Per molti anni Sylva Koscina è stata il prototipo della diva americana, quella che nel nostro paese aveva fama di essere bellissima e inavvicinabile, sofisticata e allo stesso tempo viziata e altezzosa.
Pregi e difetti che in realtà la Koscina possedeva in egual misura, che la distinsero sempre e comunque nel panorama cinematografico italiano.
Attrice che doveva proprio all’Italia le sue fortune e che restò legata per sempre al nostro paese, lei che era nata in quella che oggi è la repubblica Croata e che all’epoca della sua nascita in Zagabria, avvenuta il 22 agosto del 1933 era parte integrante del regno Jugoslavo, non ancora divenuto una repubblica socialista.
Una donna capricciosa, ma anche un’artista estremamente versatile in grado di ricoprire ruoli drammatici e comici, capace di svariare nei vari generi cinematografici con disinvoltura.

Sylva Koscina Toto a Parigi
Una giovanissima Sylva in Totò a Parigi

Una delle poche attrici a potersi vantare di aver lavorato con attori come Kirk Douglas, Orson Welles e Paul Newman e con i nostri Alberto Sordi, Nino Manfredi e Ugo Tognazzi, con registi come Federico Fellini, Pietro Germi,Alberto Lattuada, Dino Risi, con Robert Siodmak e Abel Gance….
Un curriculum impressionante il suo, composto da 120 interpretazioni in film e sceneggiati televisivi, distribuiti nell’arco di una carriera trentennale conclusasi nel 1994, quando scomparve prematuramente all’età di 61 in quella Roma che era diventata la sua città adottiva.
Una diva, quindi. Che sapeva coltivare questo aspetto esteriore senza malizia, quasi con candore.
Simpatica ai più, ma anche detestata.
Cosa che accade alle persone con forte personalità.

Sylva Koscina Nini Tirabuscio
Il celebre topless di Nini Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

Lei la personalità l’ aveva da vendere e lo dimostrò sempre nel corso della sua vita vivendo di luce piena, partecipando ad avvenimenti mondani e vivendo in un lusso quasi eccessivo e che fu la causa del suo dissesto finanziario che divenne drammatico proprio nella parte finale della sua vita.
Il suo vero nome era Sylva Koskinon, suo padre era greco mentre sua madre polacca.
Un vero miscuglio geografico, che culminò con il suo arrivo in Italia.
Attraverso gli spostamenti da Bergamo a Brescia, da Ancona a Napoli, la giovane Sylva ebbe modo di imparare la lingua italiana, che parlava molto bene e con un inconfondibile e vezzoso accento.

Sylva Koscina Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù
Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù?

Bella, fisicamente splendida anche se non con il classico fisico da maggiorata, la Koscina aveva fascino da vendere; possedeva ottime doti recitative e lo dimostrò immediatamente fin dall’esordio nel film di Camillo Mastrocinque Totò, siamo uomini o caporali?, del 1955.

Sylva Koscina-Rivelazioni di un maniaco
Rivelazioni di un maniaco sessuale…

La ragazza ventiduenne era anche sveglia e intelligente; lavorare accanto al principe della risata si rivelò assolutamente fondamentale per imparare i tempi scenici e per dosare quella sua irruenza prima maniera che la portava a voler strafare.
Ebbe anche immediatamente il colpo di fortuna di poter lavorare in quello che sarebbe diventato in seguito un film culto della commedia all’italiana, Il ferroviere, diretto sempre nel 1955 da Pietro Germi.
Nella pellicola in cui ricopre il ruolo di Giulia, figlia di un ferroviere costretta a sposare un uomo che non ama, la Koscina mette in motta tutto il suo talento drammatico.
Così, con soli due film all’attivo, l’attrice impone immediatamente la legge del più forte; è bella, ha un’aria quasi aristocratica ed è davvero brava.

Sylva Koscina La calata dei barbari
La calata dei barbari (Kamp umf rom)

Così Carmine Gallone la chiama per la riduzione cinematografica del colosso Michele Strogoff, riduzione del celebre romanzo di Verne in cui il celebre personaggio è interpretato da Curd Jürgens.
Siamo nel 1956, un momento di grande fertilità del cinema italiano; le sale cinematografiche, assieme ai bar e alle piazze erano l’unico divertimento della gente comune, che finiva per identificarsi e sognare gli attori e le attrici, protagoniste di una vita da invidiare fatta di lusso e cene, di occasioni mondane.
Arrivano così in rapida successione i ruoli di Lucia in La nonna Sabella, di Dino Risi altro grande successo degli anni 50, girato accanto ad un altro attore famosissimo in quei tempi, Peppino De Filippo così come arrivano film di buon successo come I fidanzati della morte di Romolo Marcellini, La nipote Sabella e altri film girati a uso e consumo del grande pubblico.
Spesso si tratta di fumettoni, di film girati a tempo di record; difatti tra il 1956 e il 1959 Sylva entra in ben 24 produzioni, tra le quali spicca il primo peplum da lei interpretato, quel Le fatiche di Ercole che diverrà il padre di tutti i peplum.
Un film di buona caratura, che lei gira accanto alla star del genere Steve Reeves e in cui interpreta Iole, moglie del mitico eroe greco; nel film  ci sono attori come Gabriele Antonini, Mimmo Palmara,  Ivo Garrani destinati a lusinghiere carriere cinematografiche e altre bellezze dello schermo come Gianna Maria Canale (Antea, la regina delle amazzoni) Lidia Alfonsi e la futura star Luciana Paluzzi.
Un successo, che sarà bissato da Ercole e la regina di Lidia in cui in gran parte troveremo lo stesso cast del film precedente.
Agli inizi degli anni sessanta quindi Sylva Koscina è un’attrice famosa; è la partner ideale di Totò, con il quale lavora nei film La cambiale e Totò a Parigi, ed è sopratutto un’attrice richiestissima.
Nel solo 1960 è sul set di ben 10 film, un record.
La sua fama si estende e si consolida, anche perchè Sylva mostra un talento a tutto campo.
Dai peplum ai cappa e spada, dai film storici a quelli classici della neonata commedia all’italiana, i lavori si susseguono ad un ritmo vertiginoso.

Sylva Koscina Vedo nudo
La Koscina in Vedo nudo

Alla fine del decennio, infatti, arriverà ad aver interpretato quasi 90 film, che l’hanno resa famosissima e ammirata.
Una delle prove della sua enorme popolarità è data dal film Il vigile, del 1960 diretto da Luigi Zampa.
Nel film è chiamata ad interpretare se stessa, la famosa attrice Sylva Koscina che il vigile Alberto Sordi aiuta e soccorre mentre è in panne con l’auto e alla quale, imprudentemente non chiede i documenti perchè “lei è la signora Koscina”.
Un altro fiore all’occhiello è sicuramente il film di Fellini Giulietta degli spiriti, del 1965; vi interpreta Sylva, sorella di Giulietta interpretata da una grandissima Giulietta Masina.
L’inizio del decennio settanta è da considerare come il preludio ad una fase nuova della sua carriera; alcuni biografi ed alcuni critici la considerano come una fase calante, ma in realtà si tratta di scelte obbligate anche dall’età stessa dell’attrice oltre che da motivi strettamente congiunturali.

Sylva Koscina Justine
Justine

Sylva Koscina Il cavalier Costante Nicosia
Il famosissimo morso di Buzzanca in Il cavalier Costante Nicosia

Nel 1970 l’attrice ha 37 anni; è un’età di piena maturità artistica ma contemporaneamente è anche un’età in cui è obbligatorio selezionare i ruoli; anche se fisicamente Sylva è uno splendore, è tuttavia inadatta per le pellicole che stanno imperversando sugli schermi.
Molti film richiedono per esempio scene di nudo; lei è tutt’altro che una puritana, ma ha anche il patrimonio di una fama da non disperdere banalmente. L’esordio nel decennio 70 avviene con il thriller Vertigine per un assassino di Jean-Pierre Desagnat a cui seguono due film senza importanza prima di Ninì Tirabusciò: la donna che inventò la mossa , diretto da Marcello Fondato e interpretato accanto a Monica Vitti. Celebre nel film il suo topless che la mostra in smagliante forma fisica. Nel 1971 si segnalano due pellicole appartenenti in parte al filone della commedia sexy: si tratta di Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù? di Mariano Laurenti,

Sylva Koscina La casa dell'esorcismo
L’incompreso La casa dell’esorcismo di Mario Bava

strano film camuffato da pseudo documentario caratterizzato da un cast ricchissimo, comprendente Maurizio Arena, Lino Banfi, Isabella Biagini,Maria Pia Conte, Rosemary Dexter, Franco Franchi, Pippo Franco,Giancarlo Giannini, Carlo Giuffrè, Luciano Salce, Renzo Montagnani.
L’altra pellicola è Homo Eroticus di Marco Vicario, gustosa pochade sui vizi della provincia, in cui ancora una volta la Koscina esibisce il suo proverbiale seno.
Sono pellicole a sfondo comico, in cui la Koscina sembra essere a perfetto agio, memore delle esperienze degli esordi quando lavorava con Totò.

Sylva Koscina Gli amanti della domenica
I seduttori della domenica

Ma il genere che va per la maggiore è il thriller nostrano, nato sulle orme dei maestri Fulci e Bava e sancito dall’incredibile successo di L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento.
Ed ecco la Koscina comparire in alcune buone produzioni, come Nel buio del terrore (1971) di José Antonio Nieves Conde accanto a Marisa Mell e Fernando Rey, in Week end proibito di una famiglia quasi per bene (1971) di Jean Dewever. Seguono il drammatico Uccidere in silenzio di  Giuseppe Rolando nel 1972, Sette scialli di seta gialla di Pastore sempre nel 1972 e Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile di Roberto Bianchi Montero.

Sylva Koscina Uccidere in silenzio
Uccidere in silenzio

Per quanto lavori di meno, la sua fama è ben solida e si garantisce le partecipazioni a diversi produzioni.
Nel 1972, infatti, Mike Bongiorno la chiama accanto a se per presentare la consueta edizione del Festival di Sanremo, accanto ad un comico in ascesa, Paolo Villaggio.
Il suo charme e il suo fascino colpiscono ancora, ma al cinema, dopo aver interpretato Boccaccio di Bruno Corbucci al fianco di un giovanissimo Enrico Montesano, il pessimo La strana legge del dott. Menga di Fernando Merino e Beati i ricchi, una gradevole commediola di Samperi,vede ridursi le parti importanti .

Sylva Koscina I sette falsari
I sette falsari

Forse il migliore dei film dei due anni successivi ai quali lavora può essere riconosciuto in La mala ordina, diventato nel corso degli anni successivi un vero e proprio cult.
La regia asciutta di Fernando Di Leo riesce ad esaltare il suo ruolo, quello della moglie di Luca Canali, uno straordinario Mario Adorf.
Lei, la bella moglie Lucia uccisa con la figlia, si produce in una parte breve, ma intensa.
Poco significativi i lavori successivi, come La colomba non deve volare oppure Il tuo piacere è il mio; dobbiamo arrivare al 1975 per trovare un film di discreta caratura.
Si tratta di Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza , di Lucio Fulci, nel quale interpreta la moglie dell’industrialotto vampirizzato Buzzanca.

Sylva Koscina Homo eroticus
Due famosi topless di Sylva Koscina: quello esibito in Homo eroticus

Sylva Koscina Casanova
… e quello di Casanova e Co

Memorabile il suo nudo mentre attende il morso del marito.
Il giro di boa fatidico arriva nel 1976.
L’ormai famigerata crisi del cinema inizia a mordere ferocemente, e Sylva, che ha investito larga parte dei suoi guadagni in una lussuosa villa a Marino nei pressi di Roma, arredata con dipinti del seicento e costosissimi mobili, si ritrova all’improvviso in gravi ristrettezze economiche.
Per fatalità, proprio nel 1976 non arriva nessuna chiamata e l’attrice, subita un’inchiesta per evasione fiscale, è costretta a privarsi della cosa a cui teneva di più, la sua amata villa.
Eppure ciò non sembra smontarla, anzi.
Continua come se nulla fosse, dividendosi tra le poche chiamate cinematografiche e la sua nuova passione, la tv.
I film post 1976 non sono di certo memorabili.

Sylva Koscina Boccaccio
Con Enrico Montesano in Boccaccio

Sylva Koscina Beati i ricchi
Con Lino Toffolo in Beati i ricchi

Si va dal clamoroso fiasco del Casanova e C. di Franz Antel, un film che mandò quasi in rovina la casa cinematografica che lo produsse che dovette pagare attori del calibro di Tony Curtis, Marisa Mell, Marisa Berenson, Andréa Ferréol, Britt Ekland all’opera successiva, I seduttori della domenica, anche questo caratterizzato dalla presenza di un cast all star che comprendeva tra l’altro Roger Moore, Lino Ventura, Ugo Tognazzi, Gene Wilder e altri attori di buona fama.
Una produzione che non riscosse il successo sperato; eppure la commedia anni 80, erede della gloriosa commedia all’italiana defunta con il film di Monicelli Amici miei parte II la vede protagonista di alcuni film di successo, anche se non di certo memorabili.
Si va da Asso di Franco Castellano è Giuseppe Moccia, film costruito attorno all’improvvisa fama di Adriano Celentano alla commedia Mani di fata di Steno, accanto a Renato Pozzetto e a Eleonora Giorgi, per finire con Questo e quello di Corbucci, nel quale recita nuovamente accanto a Pozzetto e a Nino Manfredi.

Sylva Koscina Afrikan story
Afrikan story

Qualche lavoro per la tv (…e la vita continua, Una grande storia d’amore, L’Odissea di G.Recchia) e qualche film davvero da dimenticare, come Cenerentola ’80 e Ricky e Barabba sono la dimostrazione che l’attrice, ormai 55 enne, nonostante il talento viva di rendita sulla sua vita passata.
Nel 1993 le viene diagnosticato un cancro al seno; è l’ultima battaglia da affrontare per lei, colpita proprio in quello che era il suo vanto “il seno più duro del marmo di Carrara

Sylva Koscina cinerevue

E’ la battaglia che la vedrà purtroppo soccombere, nonostante una malattia affrontata con forza, con il sorriso sulle labbra.
Nel 1994, a soli 61 anni, Sylva Koscina muore il giorno di Santo Stefano.

Sylva Koscina Rimini Rimini
Gli ultimi film interpretati dalla Koscina: Rimini Rimini

Sylva Koscina Ricky e Barabba
… e Ricky e Barabba

Con lei si spegne, all’improvviso, il sogno di tante ragazze anni 50, quelle che ammiravano la sua bravura e la sua bellezza, quel suo essere diva ma allo stesso tempo simpatica.
Una donna sofisticata, amante del bello, che proprio per questa sua passione andò incontro a problemi economici molto seri, ma che seppe sedurre, con i suoi occhi e quel suo volto da tigre Belmondo e Newman, Alberto Sordi e il feroce maresciallo Tito, che per lei aveva sempre parole dolci.
Un’attrice capace e dall’ingegno multiforme, versatile e affascinante.

Sylva Koscina gallery

Sylva Koscina Jim, irresistibile detective
Con Kirk Douglas in Jim, irresistibile detective

Sylva Koscina Cyrano e D’Artagnan
Cyrano e D’Artagnan

Sylva Koscina Ercole e la regina di Lidia
Con Steve Reeves in Ercole e la regina di Lidia

Sylva Koscina Deadlier than male
Deadlier than male

Sylva Koscina 7 scialli di seta gialla
7 scialli di seta gialla

Sylva Koscina-Psicanalista per signora

Psicanalista per signora 

Sylva Koscina-Nel buio del terrore

Nel buio del terrore

Sylva Koscina-L'assoluto naturale

L’assoluto naturale

Sylva Koscina-L'appartamento delle ragazze

L’appartamento delle ragazze

Sylva Koscina-Il sesso del diavolo

Il sesso del diavolo

Sylva Koscina Troppo caldo per giugno

Troppo caldo per giugno

Sylva Koscina La battaglia della Neretva

La battaglia della Neretva

Sylva Koscina Judex

Judex

Sylva Koscina I protagonisti

I protagonisti

Sylva Koscina Giulietta degli spiriti

Giulietta degli spiriti

Sylvia Koscina Se permettete parliamo di donne

Se permettete parliamo di donne

Sylva Koscina Asso

Asso

Sylva Koscina Il fornaretto di venezia

Il fornaretto di Venezia

Sylva Koscina Il vigile

Il vigile

Sylva Koscina Io io io e gli altri

Io io io e gli altri

Sylva Koscina L’uomo dalla maschera di ferro

L’uomo dalla maschera di ferro

Sylva Koscina La cambiale

La cambiale

Sylva Koscina La strana legge del dottor Menga

La strana legge del dottor Menga

Sylva Koscina Ladro lui ladra lei

Ladro lui ladra lei

Sylva Koscina Le 4 verità

Le 4 verità

Sylva Koscina Le massaggiatrici

Le massaggiatrici

Sylva Koscina Le naïf aux 4O enfants

Le naïf aux 40 enfants

Sylva Koscina Les distraction

Les distraction

Sylva Koscina Mani di fata

Mani di fata

Sylva Koscina Mogli pericolose

Mogli pericolose

Sylva Koscina The little nuns

The little nuns

Sylva Koscina Troppo caldo a giugno

Troppo caldo a giugno

Sylva Koscina The Secret War of Harry Frigg

The secret war of Harry Frigg

Sylva Koscina The modification

The modification

Sylva Koscina Le monachine

Le monachine

Sylva Koscina Cadavere per signora

Cadavere per signora

Sylva Koscina A Lovely Way to Die

A lovely way to die

Sylva Koscina Unser Mann in Istanbul

Unser mann in Istanbul

silvia-koscina-il-triangolo-circolare

Il triangolo circolare

silvia-koscina-la-congiura-dei-dieci

La congiura dei dieci

silvia-koscina-colpo-grosso-a-galata-bridge

Colpo grosso a Calatabridge

silvia-koscina-la-gerusalemme-liberata

La Gerusalemme liberata

silvia-koscina-lassedio-di-siracusa

L’assedio di Siracusa

Sylva Koscina filmografia

1994 C’è Kim Novak al telefono
1992 Ricky e Barabba
1991 L’odissea (TV )
1987 Rimini Rimini
1987 Una grande storia d’amore (TV )
1984 …e la vita continua (TV )
1984 Die Nacht der vier Monde
1984 Cenerentola ’80
1983 Questo e quello
1983 Mani di fata
1981 Asso
1980 I seduttori della domenica
1977 Casanova & Company
1975 Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza
1974 Las correrías del Vizconde Arnau
1974 Qualcuno l’ha vista uccidere
1974 Delitto d’autore
1974 Il diavolo e i morti
1973 Il tuo piacere è il mio
1972 La colomba non deve volare
1972 La mala ordina
1972 Beati i ricchi
1972 Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile
1972 Boccaccio
1972 Sette scialli di seta gialla
1972 Uccidere in silenzio
1971 La strana legge del Dr. Menga
1971 African Story
1971 Week end proibito di una famiglia quasi per bene
1971 Nel buio del terrore
1971 Trittico
1971 Homo Eroticus
1971 Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?
1971 Perché non ci lasciate in pace?
1970 Ninì Tirabusciò: la donna che inventò la mossa
1970 I lupi attaccano in branco
1970 La moglie nuova
1970 Vertigine per un assassino
1969 La battaglia della Neretva
1969 Justine ovvero le disavventure della virtù
1969 La guerra per Roma – Seconda parte
1969 L’assoluto naturale
1968 La calata dei barbari
1968 Jim l’irresistibile detective
1968 Guerra amore e fuga
1968 I protagonisti
1967 Johnny Banco
1967 Tre morsi nella mela
1967 Più micidiale del maschio
1966 Layton… bambole e karatè
1966 I sette falsari
1966 Io, io, io… e gli altri
1966 Agente X-77 – ordine di uccidere
1965 Made in Italy
1965 I soldi
1965 Le monachine
1965 Giulietta degli spiriti
1965 Il morbidone
1965 Colpo grosso a Galata Bridge
1965 Racconti a due piazze
1965 Corpo a corpo
1965 Thrilling
1964 Il triangolo circolare
1964 L’idea fissa
1964 Se permettete parliamo di donne
1964 Cyrano e d’Artagnan
1964 Cadavere per signora
1964 L’appartemento delle ragazze
1964 Amore in quattro dimensioni
1964 Troppo caldo per giugno
1964 Una storia di notte
1963 L’uomo in nero
1963 Il fornaretto di Venezia
1963 Il giorno più corto
1962 Il paladino della corte di Francia
1962 Le quattro verità
1962 La congiura dei dieci
1962 Copacabana Palace
1962 L’uomo dalla maschera di ferro
1962 Le massaggiatrici
1962 Jessica
1962 Le pillole di Ercole
1962 I giacobini (TV)
1961 Mani in alto
1961 Crimen
1960 Femmine di lusso
1960 Le mogli degli altri
1960 Mariti in pericolo
1960 Le distrazioni
1960 Ladro lui, ladra lei
1960 L’assedio di Siracusa
1960 I genitori in Blue-Jeans
1960 Totò a Parigi
1960 Il sicario
1960 I piaceri dello scapolo
1959 Le sorprese dell’amore
1959 Tempi duri per i vampiri
1959 Psicanalista per signora
1959 La cambiale
1959 Ercole e la regina di Lidia
1959 Erode il grande
1959 Poveri milionari
1958 Totò nella luna
1958 Mogli pericolose
1958 La Gerusalemme liberata
1958 Giovani mariti
1958 Le fatiche di Ercole
1958 La nipote Sabella
1958 Non sono più Guaglione
1958 Quando gli angeli piangono
1958 Racconti d’estate
1957 Le naïf aux 40 enfants
1957 Femmine tre volte
1957 Guendalina
1957 I fidanzati della morte
1957 La nonna Sabella
1956 Michele Strogoff
1956 Il ferroviere
1956 Siamo uomini o caporali

Sylva Koscina foto

Sylva Koscina-Foto 6

Sylva Koscina-Foto 5

Sylva Koscina-Foto 4

Sylva Koscina-Foto 3

Sylva Koscina-Foto 2

Sylva Koscina-Foto 1

febbraio 3, 2011 Posted by | Biografie | | Lascia un commento

7 scialli di seta gialla

Sette scialli di seta gialla locandina 1

Un pianista cieco, il professor Peter Oliver, un ispettore di polizia, Iansen e una serie di oscuri omicidi che hanno per teatro il laboratorio sartoriale e di mode di Françoise Ballais.
Questi gli ingredienti di questo giallo, che vede l’ispettore Iansen alle prese con un assassino insospettabile e inafferrabile.
Quando nell’atelier di Francoise muore la bella indossatrice Paula, l’ispettore incaricato delle indagini dirige i suoi sospetti sul pianista cieco, Peter, che aveva una relazione con la modella.

Sette scialli di seta gialla 8
Sylva Koscina

Ma i suoi sospetti si incentrano anche sul marito di Francoise,Victor Morgan, che aveva una relazione con la donna e che veniva ricattato da un uomo che aveva scattato delle foto compromettenti della loro relazione.
Un nuovo omicidio scombussola tutto; a morire è il misterioso ricattatore, e subito dopo toccherà ad altre persone cadere vittime della follia omicida della misteriosa mano.
Sarà proprio Peter a indirizzare Iansen sulla pista giusta…

Sette scialli di seta gialla 2

Sette scialli di seta gialla 1
La sequenza dell’omicidio sotto la doccia

Diretto da Sergio Pastore nel 1972, Sette scialli di seta gialla si inserisce nel florido filone delle pellicole cloni del grande successo di Argento L’uccello dalle piume di cristallo; tuttavia il maggior tributo il film lo paga al film del 1971 di Argento Il gatto a nove code, dal quale riprende il personaggio del cieco investigatore.
Non è certo l’unico elemento di somiglianza con i film di Argento; a ben guardare Pastore saccheggia tutto ciò che può dalla cinematografia del brivido.
C’è la scena dell’omicidio sotto la doccia, ripresa da Psycho, c’è l’ambientazione alla Bava di Sei donne per l’assassino…. c’è solo da divertirsi a cercare le similitudini che sono tante e anche abbastanza chiare.
Il film in se non è nemmeno malvagio, anche se alcuni colpi di teatro sono davvero tirati per i capelli; tuttavia la trama ha una sua ragione d’essere e si mostra abbastanza intricata.

Sette scialli di seta gialla 3

Sergio Pastore, regista di opere abbastanza anonime come Crisantemi per un branco di carogne ,Il diario proibito di Fanny, girati sul finire degli anni sessanta, ha qui la grande occasione, grazie sopratutto al buon cast assemblato per questo film. Dirige con mano scaltra ma è evidente che si tratta di un onesto artigiano e nulla più; eppure gli strumenti c’erano, a cominciare dal parterre degli attori, che include Anthony Steffen, che interpreta con sufficiente bravura il ruolo del pianista cieco, proseguendo poi con Sylva Koscina, nel ruolo di Francoise, con Annabella Incontrera, sempre algia e bellissima, con Giacomo Rossi-Stuart, che interpreta Victor ovvero il marito di Francoise…
Il film va contestualizzato anche nel periodo storico; siamo agli inizi degli anni settanta, il cinema tira come una locomotiva lanciata a folle corsa e si moltiplicano le produzioni di ogni genere.
Il thriller è uno dei generi più saccheggiati, e alla luce di questo si può capire come le produzioni offrissero regie anche ad onesti mestieranti come Pastore.
C’è qualche spruzzatina di eros, qualche delitto efferato, insomma ci sono tutti gli ingredienti del genere, mentre va segnalata la scena dell’omicidio sotto la doccia, una delle più efferate viste nei film italiani, con tanto di rasoio che taglia nella carne attorno ai seni e al corpo nudo della vittima.

Sette scialli di seta gialla 4
Anthony Steffen

Leggendo quà e là in rete le recensioni al film, mi è capitato di trovare giudizi durissimi e sprezzanti su questo prodotto: critiche troppo severe, perchè come già detto pur non essendo un prodotto riuscito, Sette scialli di seta gialla può essere visto senza gridare allo scandalo.
A patto di sorvolare su alcune incongruenze, su qualche pecca recitativa e su una regia abbastanza piatta.

Sette scialli di seta gialla 5

Sette scialli di seta gialla, un film di Sergio Pastore. Con Annabella Incontrera, Sylva Koscina, Anthony Steffen, Renato De Carmine,Giacomo Rossi Stuart, Umberto Raho, Lorenzo Piani, Shirley Corrigan
Thriller/Giallo, durata 108 min. – Italia 1972.

Sette scialli di seta gialla banner gallery

Sette scialli di seta gialla 6

Sette scialli di seta gialla 7

 

Sette scialli di seta gialla 9

 

Sette scialli di seta gialla 10

Sette scialli di seta gialla 11

Sette scialli di seta gialla 12

Sette scialli di seta gialla 13

Sette scialli di seta gialla 14

Sette scialli di seta gialla banner protagonisti

Anthony Steffen – Peter Oliver
Sylva Koscina – Françoise Ballais
Giovanna Lenzi – Susan Leclerc
Renato De Carmine – Ispettore Jansen
Giacomo Rossi-Stuart – Victor Morgan
Umberto Raho – Burton
Annabella Incontrera – Helga Schurn
Romano Malaspina – Harry
Isabelle Marchall – Paola Whitney
Imelde Marani – La ragazza di Harry
Liliana Pavlo – Wendy Marshall
Shirley Corrigan – Margot Thornhill

Sette scialli di seta gialla banner cast

Regia: Sergio Pastore
Sceneggiatura: Sandro Continenza, Sergio Pastore e Giovanni Simonelli
Prodotto da Edmondo Amati, Maurizio Amati
Musiche::Manuel De Sica
Costumi:Vincenzo Tomassi

Doppiatori:

Sergio Graziani: Anthony Steffen
Rita Savagnone: Sylva Koscina
Sergio Tedesco: Umberto Raho
Pino Colizzi: Giacomo Rossi Stuart
Maria Pia Di Meo: Shirley Corrigan
Flaminia Jandolo: Annabella Incontrera
Vittoria Febbi: Lilliana Pavlo

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Sette scialli di seta gialla banner recensioni

Accettabile giallo con pesanti richiami argentiani. La storia non fila via logica (perché scappare dall’ospedale? perché lasciare l’indirizzo della vetreria?) ed ha uno spieghino finale oscuro, oltre ad infrangere una regola del giallo. Il film però si lascia guardare, con molto debito verso i bei colori e gli interni fotografati da Mancori, talora con effetti optical e quadri di Mondrian. La Incontrera, volto lungo, altero, incavato, è perfetta icona lesbica. C’è Imelde Marani che puttaneggia.

Premesso che resta – tutt’oggi – da chiarire se Pastore ha diretto o meno questo contorto (e poco efficace) giallo, quello che più rimane impresso è un finale al cardiopalma, che nasce come emulativo di Psycho (delitto nel bagno), ma è di una ferocia (considerato il periodo) davvero estrema. Per il resto crolla l’impianto narrativo per l’insolito (ed impossibile) modus operandi del killer, che si avvale di scialli avvelenati e gatti! Il Sette del titolo va in coda alla “miniserie” di gialli con titolo numerico stile Sette Cadaveri per Scotland Yard (che sono poi 9!)

La caccia alla smagliatura nel copione dei thriller all’italiana (ma non solo, anche celebrati pseudo-campioncini alla Seven non sono da meno) è uno sport in fin dei conti un po’ sterile: il giallo tricolore è questione di look, e da questo punto di vista il film di Pastore tutto sommato tiene botta, specie nella parte finale, dal rendez-vous nel cantiere in avanti. Certo non tutto fila liscio. Bravo Steffen (ma molto merito va a Sergio Graziani che lo doppia), improponibile la pettinatura di Rossi Stuart. Non male, dopotutto.

Remake non dichiarato di 23 passi dal delitto, con l’aggiunta di contrafforti argentiani (il meccanismo de L’uccello dalle piume di cristallo) e baviani (l’ambientazione nel corrotto mondo della moda di Sei donne per l’assassino). La sceneggiatura, grossolana e con non poche incongruenze, vanta qualche sequenza thrilling ben riuscita (la vetreria, la doccia di Psyco, il cieco Steffen braccato in casa sua dall’assassino) e la trovata degli scialli è originale benché improbabile. Gradevoli musiche di De Sica.

Una delle perle del trash all’italiana (soprattutto per la parte finale), che proprio per questo ha uno stuolo di fan “urlanti”, che lo considerano un film di culto. In realtà non si capisce il perché, visto che come giallo è davvero mediocre. La regia, infatti, è a dir poco claudicante (ma anche a questo proposito c’è chi pensa che Pastore sia un vero regista e per giunta bravo!) e sulla sceneggiatura meglio tacere. Un po’ meglio la situazione sul versante attori e colonna sonora, ma non basta.

Thrillerone bigio e monotono, la cui inesorabile seriosità spinge a rivalutare il brio di cose che ci parvero di insuperabile bruttezza. Pastore cita a spromba tutto ma non produce un’idea buona e originale che sia una: l’atelier è baviano, il canto dell’uccello argentiano, la cecità anche, l’unico guizzo di truculenza splatter è hitchcockiano (però che fegato!), il gatto ha una coda e tanto basta. Il movente dell’assassino è più imperscrutabile di quello di Pastore. Atmos-fear ce n’è pochina. Soporifero.

Ennesimo giallo che si rifà, in modo più che abbondante, alla celebre trilogia degli animali di Dario Argento. Il film non riesce ad emergere dalla massa di prodotti analoghi del periodo e risulta potabile solo per gli ultra-appassionati del genere. Particolarmente fantasioso, e per questo anche molto improbabile, il modus operandi dell’assassino. Come spesso in pellicole di questo tipo la logica è molto traballante.

Buon appartenente al giallo argentiano, con un ottimo cast su cui spiccano decisamente Anthony Steffen nel ruolo del pianista cieco che indaga e la bella Sylva Koscina superba, ma le bellezze femminili (Annabella Incontrera, Shirley Corrigan) non mancano così come i bravi attori (Rossi Stuart). Il tema musicale di Manuel De Sica è accattivante, l’omicidio finale della Corrigan è davvero inusuale per l’epoca. Non un capolavoro (con spiegone finale molto tirato per i capelli) ma piace.

Giallo italiano piuttosto mediocre. Il ritmo è lento, gli attori poco memorabili e le musiche non troppo entusiasmanti. Si salvano solo la buona fotografia e un omicidio (alla Psycho) piuttosto violento. Per il resto un film decisamente evitabile, solo per appassionati.

Onesto giallo italico di ambientazione nordeuropea. I richiami ad altri film ed in special modo ai primi gialli di Argento sono evidenti, tuttavia Pastore riesce a confezionare un prodotto decoroso e a mio avviso avvincente. La vicenda è concettualmente inverosimile, ma scandita da un’ottima ritmica degli eventi e da un’interpretazione degli attori più che dignitosa. Prodotto destinato a “cinemini” di periferia; ecco un buon motivo per amarlo!

Tra la miriade di imitazioni argentiane degli Anni Settanta, si inserisce questo film di Pastore. A parte l’accumulo di citazioni da altre pellicole del genere (a partire dal protagonista cieco e curiosone, preso di peso da Il gatto di Argento), il film scade spesso nella noia e non è riscattato neanche dalla violenza, visto il basso tasso di splatter. Si salva giusto l’omicidio sotto la doccia (unica scena veramente truce) e qualche buon momento di tensione negli ultimi venti minuti. Interpreti accettabili, sceneggiatura claudicante. Improbabile.

Personaggi bidimensionali come quelli dei fumetti cui parrebbe tratto, che fingono di suonare il piano e cenano all’Hilton, posseggono case con splendidi armamentari vintage e frequentano lisergici atelier. Ecco un motivo valido per guardare questo film: farsi un’idea dell’immaginario lounge-chic che impazzava nelle fantasie italiche, fra sigarette accese in ogni dove e pruriginosi scandali sessuali. La storia è striminzita (il mantello? il gatto?), ma il film ha una sua soporifera fragranza che sa d’innocenza e di cinema con le sedie in legno.

Bistrattato da molti e esaltato da altri. Si tratta di un giallo comunque guardabile, interpretato bene da un gradevole cast. A parte il ridicolo finale (che in parte ricorda quello di Sotto il vestito niente) il film si lascia guardare. Un po’ improbabile la storia del gatto, ma tant’è. Ottime le musiche. Diverse scopiazzature dai film di Argento. Quasi tre pallini.

Film noioso, che si perde più volte nel tentativo di richiamare classici argentiani, facendolo in maniera sconclusionata e poco efficace. La trama è artificiosa e priva di tensione, i delitti (a parte un po’ di gore finale) sono piatti ed architettati in maniera poco credibile. Tra i thriller dell’epoca certamente uno dei più scadenti, rischiarato da una scena finale da deja-vu, ma efficace.

Pastore si butta sul giallo argentiano, con tutti i crismi del genere, attingendo non poco dal Maestro stesso, così come da altri (il film nel film è “Una lucertola dalla pelle di donna” di zio Lucio). Ma, a parte un po’ di confusione nell’esposizione, va detto che non confeziona un affatto un brutto film. Certo, nulla di trascendentale, ma l’omicidio cruento nella parte finale, con accanimento sul corpo indifeso della vittima alza la media… Rossi Stuart meglio di un monoespressivo Steffen. Molti i nudi. VM 14

Discreto thriller dalle incontrovertibili derivazioni, ma onestamente palesate, senza dissimulazioni di sorta. Quello che personalmente ho trovato fuori luogo, è la modalità principale con la quale vengono uccise le malcapitate: troppo improbabile. La storia è carina, con lo svolgimento regolare frutto di una tecnica sobria, senza troppe pretese (saggia decisione evitare di strafare). Particolare la location in Copenaghen, ma forse Milano o Roma avrebbero caricato meglio la natura di genere. Attori bellissimi e musiche adeguate, con un finalone inaspettato.

Thrillerino che si basa su presupposti abbastanza improbabili e attinge senza ritegno dai successi argentiani del periodo (L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code…). Violenza e tensione latitano. Film non proprio noioso ma che ristagna nella mediocrità fino all’intenso, violento (finalmente) finale. Non brutto, ma decisamente evitabile.

Tra i vari gialli, giallacci e giallini Anni Settanta, mi sembra il peggiore che ho visto. A parte l’affastellamento, senza nessuna ironia, di citazioni da altri film del periodo, a parte il movente dei delitti, che proprio non sta né in cielo né in terra… ma è proprio noioso, non c’è un momento di vera tensione. E poi, ci vuole coraggio per trattare così l’unico personaggio al quale ci eravamo veramente affezionati. E ci vuole coraggio per far spogliare la Koscina per farle mostrare un lato B da massaia sedentaria…

Veramente inguardabile. Nonostante sia un patito dei gialli italiani Anni Settanta, questo è proprio brutto. Copia e incolla spunti e trama da destra e da sinistra, non intriga, non scorre, con attori incapaci e personaggi senza alcun interesse. Un disastro. Starsene alla larga!

Culto a causa di diversi record: il maggior numero di citazioni da altri gialli, la “scena della doccia” più gore, il modus operandi più contorto e improbabile, il fermo-immagine finale più ridicolo (eppure…). Però oltre questo è anche un giallo onestissimo, che non si limita a seminare false piste per confondere lo spettatore ma gli offre anche la possibilità di indovinare il colpevole con un particolare rivelatore (occhio all’automobile). Regìa assai meno sciatta di quanto sembri, buona prova anche per Steffen (altrove spesso cane).

Sembra davvero un fumettone per via di costumi, design, tecnica di omicidio indiretta e solo in apparenza avveniristica, per il fatto che un’attrice la faccian tanto bella per accopparla in seguito così crudelmente… per il bianco e nero della doccia che qui centuplica la suggestione, stessi due colori che contraddistinguono i mantelli. Davvero un caso? Interessante, ma non grintoso al punto da far decollare l’entusiasmo di chi lo vede.

Inutile far notare quanto l’influenza del Darione nazionale contamini ogni passaggio di questo ennesimo titolo “numerologico”. Un buon giallo comunque, in cui spadroneggiano primi piani fuorvianti e disonesti zoom sugli sguardi torvi e sospettosi di alcuni degli interpreti. Differentemente dal solito, Anthony Steffen mostra davvero un raro stato di grazia con la sua perfetta immedesimazione nei panni del compositore cieco. A tratti allucinato, il film di Pastore presenta inoltre la sequenza forse più splatter mai vista sino ad allora su schermo.

Una volta fatta l’abitudine “visiva” ai fantastici abiti e pettinature dell’epoca, di questo film resta ben poco di godibile. La trama è abbastanza piatta e banale e il cosiddetto colpo di scena finale sembra creato più per dare la colpa al personaggio meno sospettabile di tutti che per seguire un vero filo logico. Imbarazzanti e rigidi i due protagonisti maschili.

Derivativo, eccessivamente derivativo questo giallo a tinte forti dove non si sa dove finisca la citazione e inizi la scopiazzatura spudorata. Inizialmente sembra partire bene, con un misterioso metodo di uccisione, ma quando inizia a delinearsi il quadro si scade nell’assurdo e nel ridicolo. Menzione speciale all’omicidio nella doccia preso da Psyco ma più sanguinoso (in bene) e alla pietosa sequenza finale assieme a quella dell’attentato nella fabbrica (in male).

Giallo che più derivativo non potrebbe essere: in effetti se ci mettiamo ad elencare i riferimenti ad altre pellicole rischiamo di non finirla più. Ttuttavia Pastore propone anche un paio di idee originali: l’ambientazione danese e il complesso modus operandi dell’assassino, che qui si serve, appunto, degli scialli del titolo intrisi di una sostanza che attira e scatena un gatto dagli artigli avvelenati. Buon ritmo, qualche momento di tensione e un omicidio sotto la doccia di inaudita violenza, ma la soluzione convince poco. Non male il cast.

Prende da Argento, da Bava, da 23 passi da un delitto e finisce con una splendida uccisione sotto la doccia degna di Psyco. Siamo nel ’72, siamo nel bel mezzo del giallo all’italiana e del successo di Darione; Pastore si permette di emulare e rubare senza vergogna. E tutto sommato gli si perdona tutto. Il giallo non è poi pessimo, soffre delle classiche ingenuità e carenze sia di budget sia di sceneggiature. Offre la solita fotografia di quegli anni e costumi e scenografie disgustosamente pacchiane. Steffen è una garanzia, il Fonda italiano

Sette scialli di seta gialla banner foto

Sette scialli di seta gialla wallpaper 2

Sette scialli di seta gialla wallpaper

Sette scialli di seta gialla locandina sound

Sette scialli di seta gialla locandina 1

Sette scialli di seta gialla foto 1

 

gennaio 6, 2011 Posted by | Thriller | , , , , , , | 2 commenti

La casa dell’esorcismo

La casa dell'esorcismo locandina

Toledo, Spagna.
Un gruppo di turisti è in visita alla locale Cattedrale.
Tra di loro c’è la giovane turista americana Lisa, che all’improvviso viene colta da malore.
Trasportata in un ospedale, grazie alla premura di Padre Michael, Lisa viene a trovarsi in uno stato alterato della psiche.
Padre Micahel rispedisce la giovane amica di Lisa, Kathy a casa sua, e si occupa personalmente di Lisa.
Ben presto a Padre Michael appare chiaro che quello di Lisa è un caso assolutamente a se stante; la giovane donna, che i medici non riescono a curare, sembra essere posseduta da un’entità malvagia.

La casa dell'esorcismo 1
Elke Sommer, Lisa

Padre Michael scopre così che è il diavolo l’autentico manipolatore della ragazza, apprendendo così quello che è accaduto nel recente passato della donna.
Una notte Lisa si è trovata a soggiornare presso la villa di una nobile e di suo figlio; qui ha assistito ad orrendi delitti rituali commessi dalla donna e dai suoi parenti, consistenti in messe nere, rapporti incestuosi ecc.
Per padre Michael ha inizio così una dura lotta contro il demonio, che per sconfiggere il prete non esita a ricorrere a tutti i mezzi, compresa l’evocazione di un antico amore del prelato.
Padre Michael, per sconfiggere il maligno, dovrà andare a scovarlo dalla sua residenza, stabilita nella villa maledetta della vecchia contessa.

La casa dell'esorcismo 2

La casa dell'esorcismo 3

La casa dell’esorcismo è un film a cui ha partecipato solo parzialmente Mario Bava, che vide trasformare dal produttore Leoni il suo film di qualche anno prima Lisa e il diavolo in un’opera profondamente diversa dall’originale.
Le cause della celta di produrre un film utilizzando l’impianto narrativo di Lisa e il diavolo oltre all’utilizzo di molta parte del film precedente, aggiungendo la lunga sequenza all’interno dell’ospedale e la conclusione nella villa maledetta sono da ricercare nel successo che stava avendo, a livello mondiale, il film di Friedkin L’esorcista.

La casa dell'esorcismo 10
Sylva Koscina è Sophia, presente nel primo film ed evocata da Lisa nei suoi ricordi

Il filone demoniaco sembrava attirare masse di spettatori, e il produttore Leoni, che aveva finanziato Lisa e il diavolo, decise di recuperare parte dei soldi spesi proprio per Lisa e il diavolo producendo un film che si riferisse esplicitamente al filone demoniaco.
Il film originale di Bava, pur essendo opera affascinante creata con l’ausilio anche di un cast di notevole valore, non aveva avuto un grande successo, rimanendo confinata nel limbo; nonostante la bravura di Bava, l’utilizzo classico dei colori accesi, l’atmosfera degna di Lovercraft e una trama di sicuro interesse non erano bastati ad assicurare il successo della pellicola.

La casa dell'esorcismo 8

Se in Lisa e il diavolo il percorso organico della giovane turista che si imbatte nel diavolo sotto mentite spoglie di un maggiordomo che traffica in manichini era sembrato lineare, in La casa dell’esorcismo, pur essendoci uno sforzo notevole per assemblare una storia credibile, costruita attorno al trauma vissuto da Lisa nel film precedente, non funziona del tutto.

La casa dell'esorcismo 5

Sono evidenti le due mani distinte nelle regie, e Micky Lion (pseudonimo del produttore Leoni) non ha di certo il senso del ritmo e le capacità di Bava.
Pur avvalendosi delle prestazioni di Lamberto, figlio del grande maestro, Lion costruisce un film che sembra spaccato in due: da una parte il ceppo principale costruito da Bava, dall’altro la parte aggiunta, in cui predomina l’aspetto demoniaco con piccole varianti sexy, rappresentate dall’immagine della vecchia fiamma di Padre Michael che appare nuda al sacerdote per diminuirne le capacità esorcistiche.

La casa dell'esorcismo 6

Tuttavia il film ha un suo fascino, proprio grazie all’impianto principale; la parte che rievoca gli avvenimenti nella villa della vecchia contessa è solida, e da sola basta a reggere il film, che in fondo ha in aggiunta solo una parte relativa al ricovero e il finale ambientato nella villa, con lo scontro tra il maligno e Padre Michael.
Manca ovviamente tutta l’introduzione di Lisa e il diavolo, con quel piccolo gioiellino che consisteva nell’incontro tra il diavolo, impersonato da un perfetto Telly Savalas e Lisa- Elke Sommer, che ovviamente anche in questo film ha la parte principale.

La casa dell'esorcismo 9

La casa dell'esorcismo 15

La scelta della bella attrice non fu di certo casuale; Elke aveva fatto parte del cast del precedente Gli orrori del castello di Norimberga, opera affascinante del maestro.
Molti critici cinematografici storcono la bocca di fronte a questa operazione, definendola totalmente commerciale; in realtà La casa dell’esorcismo, anche per chi non ha avuto la ventura di vedere Lisa e il diavolo, appare opera dignitosa, pur nei limiti descritti.
La parte girata da Bava ha un fascino sottile, e da sola vale la visione del film.
Difficile definire in qualche modo l’aspetto recitativo, senza fare riferimento proprio a Lisa e il diavolo; il cast è bene assortito, e include l’ottima Alida Valli (la contessa), Alessio Orano, Telly Savalas, Sylva Koscina, autrice di una parte estremamente audace con gabriele Tinti che venne tagliata in fase di montaggio e con non compare in molte edizioni sia cinematografiche che destinate all’home video.
L’unica giudicabile appieno è proprio Elke Sommer, e va detto che la bella attrice è efficace e espressiva; è anche bella, il che non guasta mai.

La casa dell'esorcismo 11

La casa dell'esorcismo 12

Discreto Robert Alda, che si aggiunse proprio in questo secondo episodio (sempre a volerlo classificare così) e decisamente affascinante la giovane Carmen Silva, che compare in poche sequenze del film stesso in costume adamitico.
I paralleli con L’esorcista appaiono legittimi ed evidenti; le differenze sostanziali sono solo nelle varie storie che hanno dietro la Regan dell’Esorcista e la Lisa di questo film; il linguaggio usato dal demonio è molto simile, così come le manifestazioni esteriori della presenza del diavolo stesso, che si manifesta con il classico vomito verde.

La novità è rappresentata dal tentativo del maligno di sedurre fisicamente il sacerdote, attraverso l’apparizione di Carmen Silva, che a ben vedere potrebbe dannare anche un santo.
Un film che si può vedere, lontano dalle stroncature di alcuni critici poco avvezzi a certo tipo di operazioni.

La casa dell’esorcismo, un film di Mario Bava. Con Elke Sommer, Sylva Koscina, Telly Savalas, Alessio Orano, Alida Valli, Gabriele Tinti, Robert Alda, Eduardo Fajardo, Spartaco Santoni, Carmen Silva
Horror, durata 92 min. – Italia 1975.

La casa dell'esorcismo banner gallery

La casa dell'esorcismo 4

La casa dell'esorcismo 7

La casa dell'esorcismo 13

La casa dell'esorcismo 14

La casa dell'esorcismo 16

La casa dell'esorcismo banner personaggi

Telly Savalas     …     Leandro
Elke Sommer    …     Lisa Reiner
Sylva Koscina    …     Sophia Lehar
Alessio Orano    …     Max
Gabriele Tinti    …     George, l’autista
Kathy Leone    …     Kathy amica di Lisa
Eduardo Fajardo    …     Francis Lehar
Franz von Treuberg    …     Shopkeeper
Espartaco Santoni    …     Carlo
Alida Valli    …     Contessa
Robert Alda    …     Padre Michael
Carmen Silva    …     Anna

La casa dell'esorcismo banner cast

Regia: Mario Bava (solo Lisa e il diavolo) e Micky Lion
Prodotto da José Gutiérrez Maesso e Alfredo Leone
Musiche : Carlo Savina

Le scene tagliate da Mario Bava in Lisa e il diavolo; solo la prima scena è presente anche in La casa dell’esorcismo

La casa dell'esorcismo sc1

La casa dell'esorcismo sc2

La casa dell'esorcismo filmscoop

“Lisa e il Diavolo  nella sua versione rinnegata da Bava perché rimaneggiata dal produttore (Leone) che optò per l’inserimento di scene ispirate dal recente clamore suscitato da L’Esorcista  (1973). Ad Elke Sommer spetta la parte della posseduta e su di lei vengono girate sequenze che appaiono -alla luce odierna ancor di più- evidentemente forzate, con inevitabili conseguenze sullo sviluppo narrativo, deviato da immagini shockanti (e ben fatte) ma inutili…

Triste operazione di riassemblaggio, che diventa godibile (poco) solo con spiritaccio goliardico per sghignazzare sul contrasto fra le sequenze aggiunte (girate probabilmente da Lamberto) e quelle originali di papà Mario. Abbastanza terribile, si salva tutto sommato il finale apocalittico (cioè, insomma…)

Ecco come rovinare un ottimo film. L’unica cosa positiva è che il maestro Bava si sia rifiutato di girare questa porcheria, diretta dal produttore Leone in mancanza di meglio. Si danno più risalto alle musiche inquietanti di Carlo Savina, aumenta il sesso e qualche effetto di sangue, ma il livello si abbassa di almeno dieci punti. La trama diventa sconclusionata e contraddittoria. Orrendo.

Curiosa operazione commerciale dai risultati mediocri. Le scene di esorcismo non sono neanche male (notevole la quantità di parolacce, che supera nettamente L’esorcista) però con il film di Bava non c’entrano nulla. Quindi la trama diventa decisamente incomprensbile e così ci si stanca subito.

Decisamente un film brutto, slegato e sconclusionato. La presenza di Bava si legge solo sui titoli, della sua mano resta infatti davvero poco o nulla. L’ntreccio assume spesso connotati buffi se non ridicoli e il tutto scade presto nella noia totale. Sprecato, per l’occasione, Telly Savalas.

Cercare di rendere commerciale Lisa e il diavolo  con inserti horror espliciti, ricchi di sesso e oscenità verbali varie, poteva risultare anche vantaggioso per il botteghino, vista l’epoca. Compare una versione strong del precedente film, piuttosto confusa e pasticciata, anche se le scene dell’esorcismo sono abbastanza minacciose e cruente. L’arte del maestro sparisce per far posto all’impatto delle immagini, ma la paura purtroppo è in affanno. Affermare l’errore è giusto, ma nei panni di chi deve far conto del borsellino, si va verso altre affermazioni.

Malsano tentativo di rendere attraente per il pubblico Lisa e il Diavolo, aggiornandolo alla moda dell’Esorcista  e inserendo quindi scene nuove con un prete e l’indemoniata. Più o meno come fare sfregi ad un bel quadro sino ad ottenerne brandelli privi di ogni valore e significato. Male, molto male Mickey Lion (certamente molto più Leone che Bava).

Troppo facile riusare le scene del film di Bava  per prendersi dei meriti, condendole con soporifere scene d’esorcismo (tanto volgari e blasfeme quanto compiaciute e trash – vedete sotto la “Frase memorabile” per delucidazioni). L’idea non era neanche così tremendamente malvagia, ma il risultato è assolutamente deludente: tanto il sesso facile e trash, zero la tensione, trama quasi inesistente, sangue minimo. E poi non ci capirete nulla se non avete visto Lisa e il diavolo. Ma è davvero così indispensabile completare tale mini-saga?”

La casa dell'esorcismo locandina 2

agosto 4, 2010 Posted by | Horror | , , , , , , | 3 commenti